TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE TORNA ALL'INDICE TEMATICO

IL SALE - N.° 93


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 9  –  numero 93  Giugno 2009

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

2

 

 

 

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

                                      presentato da Moreno De Sanctis

 

                                      di Lucio Garofalo

 

                                                       presentato da Lia Didero

 

                                               di Antonio Mucci

                       

                                                        di Luciano Martocchia

 

                                                        di Carmelo R. Viola

 

                                                        di Diderot

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
 

 

 

3

A proposito della tragedia dell’Abruzzo

Il terremoto del capitalismo

                                                                                              

                Ho scritto che “il capitalismo cade a pezzi”. La metafora non era tanto lontano dalla realtà fisica, se pensiamo ai pezzi di scarso cemento e di debole ferro rivestiti di malta caduti sulla testa di decine e decine d’innocenti, colti nel sonno, destinati ad una morte tremenda magari sotto il peso di blocchi e detriti, morte che con molta probabilità non sarebbe avvenuta se le recenti costruzioni fossero state realizzate secondo gli ultimi ritrovati della scienza antisismica. Penso soprattutto alla “Casa dello Studente”, che ha seppellito giovanissimi virgulti, pieni di vita e di propositi, mentre avrebbe dovuto seppellire gli eventuali antropozoi criminali, responsabili della dis-costruzione.

                Il fatto si è che il capitalismo non può rinunciare alla logica, unica, costante ed universale della sua ragion d’essere, che è la produzione di profitti parassitari, non importa come, non importa su chi. Quest’attività, ovviamente amorale nel senso di criminale, è la trasposizione burocratico-tecnologica della primitiva predazione, attorno a cui s’impernia quello che si suole chiamare – senza tapparsi il naso – capitalismo ed oggi, con senso peggiorativo all’assoluto, liberismo.

                Da sempre gli appalti sono – e non potrebbero non essere stati – vere e proprie corsa alla preda, che ogni concorrente conquista come può, se possibile con laute tangenti quando non anche con minacce e ricatti. E una volta conquistata la preda, il predatore se l’è consumata sempre a modo suo, nel caso specifico lucrando sulla pelle di esseri umani. La logica dice che uno Stato dovrebbe potere disporre di proprie organizzazioni edili esattamente come dispone di forze di autodifesa: nel qual caso, gli appalti, inutili sul piano pratico, amorali sul piano giuridico e corruttrici sul piano realizzativo, non avrebbero ragion d’essere. Lo Stato costruisce senza lucro e per il migliore risultato possibile e nell’interesse unico del Paese.

                Con i terremoti crolla la maschera del capitalismo e dei suoi complici nell’assenza evidente di un vero e proprio collaudo di agibilità e di sicurezza antisismica. Ancora non abbiamo sentito di arresti: ma quanti dovrebbero finire all’ergastolo per omicidio plurimo colposo aggravato dalla consapevolezza di tale possibile evenienza? Quanti miliardi di risarcimento avrebbero diritto di chiedere a chi di competenza i soli genitori o familiari degli studenti seppelliti dal nuovo e specifico edificio che avrebbe dovuto proteggerli?

                Ma nessuna pena, pur meritata, servirebbe a risolvere il problema di base, che è quello di liberarci una buona volta di una pratica predazionista spacciata per economia, confusa fra le cento operazioni di usura, di borsa e di azioni parassitarie perpetrate dalle botteghe della rete bancaria oggi mondiale. Piuttosto, ci si affretta a censurare, come si è fatto con il Santoro di Anno Zero, coloro, che, in ossequio all’art. 21 della Costituzione, compiono il diritto-dovere di esprimere dubbi o certezze, su ciò che riguarda la collettività, la vita sociale e ciascuno di noi, come cittadini “sovrani”, protagonisti e possibili vittime, dubbi o certezze relative ad attività, come l’edilizia, soprattutto pubblica, in cui è possibile “rubare” sotto gli occhi di chi non comprende ma anche sotto gli occhi di chi sa e tace, eludendo gli ultimi dettati della scienza.

                E’ sempre più evidente, che il capitalismo non è – non può essere - impegno a risolvere alcunché di sociale secondo il livello della civiltà tecnologica ed etica, ma è e rimane impresa affaristica, naturalmente amorale, nelle mani di chicchessia  spesso di veri e propri tardi antropozoi – talora credenti per convenienza di facciata – ma adoratori del solo dio mammona, dell’interesse, insomma, ottenuto non importa a quale prezzo. Non che l’essere credente sia una garanzia ma l’essere un falso credente è il nonplusultra dell’amoralità.

                Quali verità verrebbero fuori se si scoperchiassero tutte le pendole dell’industria farmaceutica e si andasse a verificare quanti farmaci in commercio, magari superpubblicizzati,  siano inutili o addirittura nocivi? La gente, distratta da “socio-ottundori” come il tifo sportivo, il consumismo, il preda-ludismo ed altre diavolerie del sistema, ha forse dimenticato le vicende legate alle Tina Anselmi e ai De Lorenzo.

                Allora diciamo che i morti dell’Abruzzo sono stati ammazzati non solo dalla natura – madre e matrigna, come diceva Leopardi – ma anche dall’uomo – homo homini lupus, come amava ripetere il famista Gino Raya, mio amico – ma più precisamente dal capitalismo e da coloro che lo sostengono e, a dispetto di tutti gli “infantiformi” Tremonti, resta un affarismo amorale, spesso occulto, che di economico ha solo il nome per far contenti gli economisti che, altrimenti, non saprebbero come fare il loro mestiere.

                Così stando le cose, io solidarizzo con Santoro, anche se questi, per eccesso di prudenza, non osa mettere la questione in questi termini ma si limita a parlare  - e ben a ragione – di “dolo edilizio”. Io invece sostengo che è sempre più il caso di parlare, senza tema di smentita,  di “terremoto del capitalismo”, il quale, crollando, non lascia solo ruderi e detriti, e non solo morti ammazzati, ma gente che non sa come sbarcare il lunario dove c’è chi guazza nel superfluo, gente che non può formarsi una “famiglia” perché non ha un avvenire o che non ha mai potuto formarsela perché non ha mai avuto un avvenire avendo raggiunta la vecchiaia vivendo di tribolazioni, di mezzucci e, perché no, di elemosina, gente che talora trova una soluzione al proprio disagio civile nella follia e nel suicidio.

                La crisi in atto è solo un momento di maggiore virulenza di una crisi che è il capitalismo stesso: costruire edifici con materiale scadente ha lo stesso valore (im)morale del concedere mutui subprime perché nell’uno e nell’altro caso c’è la premessa di un crimine. Nel primo caso c’è la possibile morte tragica d’innocenti per cedimento dell’impianto; nel secondo caso, c’è la possibile “morte economica” dei mutuatari al primo cedimento della solvenza alla crescenti richieste della bottega dell’usura.  Diciamo allora che quello dell’Abruzzo è anche un terremoto dell’inqualificabile mostro del capitalismo.

 

                                                                       Carmelo R. Viola

 

4

 

Gli occupanti dell'otto marzo. (quartiere della Magliana, Roma)

 

L'occupazione 8 marzo nasce due anni fa, da una parte c'è l'esigenza di restituire al quartiere un posto abbandonato da oltre vent'anni, levarlo dal degrado e farne uno spazio dignitoso, vivibile, un luogo di socialità aperto a tutti, unico punto verde di Magliana.

D'altra parte c'è l'esigenza e la necessità di chi non riesce a stare al passo con il mercato degli affitti o meglio con la truffa degli affitti, famiglie sfrattate, precari, studenti, senza casa, questi sono gli occupanti dell' 8 Marzo.

Magliana è un quartiere che negli anni '70, grazie all'autorganizzazione della gente, ha combattuto e contrastato queste politiche succhia-reddito verso i ceti più bassi. Quasi ogni giorno i comiatati popolari di questo quartiere impedirono, attraverso la pratica dei picchetti anti-sfratto, che intere famiglie venissero buttate in mezzo ad una strada.

Questa è una storia che non vogliamo dimenticare affinché la resistenza e la lotta della gente della Magliana, la resistenza e la lotta di chi non ha ceduto all'esproprio della propria casa, non cadano nel dimenticatoio, o peggio ancora additate come pratiche ormai superate, perché i tempi sono cambiati.

I tempi in realtà non sono cambiati per niente, perché ancora oggi migliaia di famiglie in tutta Roma rischiano di finire per strada o dentro qualche residens del Comune.

Pensiamo che solo attraverso l'autorganizzazione si possa contrastare e vincere il latrocinio degli affitti, perché tutti hanno diritto ad un tetto.

L' 8 Marzo è occupata anche per questo, perché pensiamo che il bisogno di una casa non si possa delegare ai politici, e che le case vadano difese fino all'ultimo.

L' 8 Marzo è occupata anche per restituire al quartiere uno spazio altrimenti inutilizzato, il parco è ora, finalmente, un luogo di socializzazione aperto a tutti.

Oggi gli spazi di socialità sono sempre più funzionali alle dinamiche consumistiche. Così la gente si aggrega al centro commerciale o nelle vie piene di negozi.

Ma la socializzazione invece dovrebbe essere fine a se stessa, una socializzazione anche senza il portafogli in tasca, anche senza shopping, per una vita più dignitosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli occupanti dell' 8 marzo

il 2 giugno 2006, abbiamo occupato l’Ostello dello sfrattato e della sfrattata!

DOVE? A Magliana, in via Pieve Fosciana 88.

COS’È? Un luogo dove chiunque sia senza un tetto e abbia voglia di lottare per la casa può trovare un alloggio immediato e temporaneo.

PERCHÉ? Perché siamo senza casa, senza un reddito sicuro e siamo stanchi/e di dover vivere in situazioni abitative allucinanti, pagando affitti e mutui da strozzini.

La nostra soluzione? Occupare!

Partecipa all’occupazione di uno spazio abitativo stabile: rivolgiti al Comitato d'Occupazione Magliana tutti i martedì sera dalle 21.

Tutti i martedì dalle ore 21 in poi:

RIUNIONE DEL COMITATO D’OCCUPAZIONE MAGLIANA

Al C.S.O.A. Macchia Rossa Magliana, Via Pieve Fosciana 56  ROMA Tel. 0655260306

5

 

Ciclofficina popolare “don Chisciotte” nel csoa ex-snia  Roma

 

La Ciclofficina Popolare è nata da un'idea di partecipanti alla Critical Mass per moltiplicare uso, conoscenza, visibilità, consapevolezza di utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto personale urbano e non solo, ma anche per condividere mezzi e conoscenze sulla manutenzione, riparazione, assemblaggio della bicicletta, per rianimare vecchie bici abbandonate in cantina, per riparare camere d'aria, per avere bici di cortesia da prestare, per raccogliere pezzi di ricambio ma anche per assemblarli o barattarli.

 

Per chi ama sporcarsi di grasso, per chi vuole la bici sempre in perfette condizioni, per chi non ha soldi per andare dal ciclista, per chi vuole imparar-facendo, per realizzare velocipedi di fantasia, cerchioni da sogno, bici che salgano sui muri, che volino, che nuotino, by-chopper, tandem a 2+, bici a due piani, sistemi sonori ciclotrasportati, rimorchi, spintonatori, sistemi di arte visiva da strada, cyclo-pennello, cyclo-bar, cyclo-orto, cyclo-banner, tricicli, generatori a pedali...

 

...per incontrare "troglo-cicliste/i" con cui immaginare, ideare e condividere esperienze di esplorazione del territorio extraurbano; per esplorare tracciati, percorsi e stazionamenti nell'agro romano ed oltreeeee...

 

...per produrre idee, testi, disegni, cyclostilati, volantini, locandine, striscioni, spot, ecc... per raccogliere libri, videocassette, Cd-Rom ecc..., per realizzare spillette, adesivi, magliette, gadget...

 

...per liberarsi dai meccanismi consumistici compra/butta/ricompra/ributta..., per liberarsi dall'inquinamento acustico e dell'aria, per la liberazione dei velocipedi imprigionati, per liberarsi dagli idrocarburi e dalle guerre, per sciogliere cellulite, rassodare e arrotondare i glutei, per sperimentazioni di cyclokamasutra, per "inserire" un granello di sabbia nei motori a scoppio, per liberarsi di sprechi, alienazione, sfruttamento di persone e risorse, per liberarsi da regole, divieti, multe e patente a punti...

 

...per volare liberi come farfalle.

La ciclofficina si sostiene con i soli contributi volontari sottoscritti dei frequentatori (sia in Euri che in bici/attrezzi/ricambi, nonché in natura, tempo, ironia, carboidrati, ecc...); Si organizzano inoltre (tempo ed energie permettendo) corsi per insegnare a grandi e piccini ad andare in bici, cene, concerti, spettacoli teatrali, e altre iniziative.

 

 C.S.O.A. EX SNIA VISCOSA         

Via Prenestina 173

Roma - VI Municipio - Pigneto Prenestino

contatti@exsnia.it             Telefono:             0627800816

 

 

 

 

 

 

 

 

presentato da:

moreno de sanctis maldiscuola@yahoo.it

 

6

 

APPUNTI IRPINI

(... segue dal numero precedente)

 

Pertanto, è inevitabile che i migliori cervelli delle nostre zone siano costretti alla fuga, obbligati ad emigrare per cercare la fortuna e il successo altrove, lontano dalla propria famiglia e dal luogo nativo. In molti casi, mettendo radici in un altro posto, senza fare più ritorno nella terra d’origine.

 

               

 

Il problema dell'emigrazione intellettuale è dunque la più grave perdita di ricchezze, la sciagura peggiore che possa capitare ad una comunità, poiché questa è costretta a rinunciare alle sue personalità migliori, alle intelligenze più pronte  e vivaci, a privarsi dei suoi figli più capaci e brillanti, quindi delle risorse più preziose. Ebbene, la nuova emigrazione irpina rivela aspetti che prima erano assolutamente inediti e sconosciuti, trattandosi di una fuga in massa di cervelli, ossia di un’emigrazione giovanile di tipo intellettuale, quasi un esodo massiccio con elevate percentuali e livelli di scolarità.

 

                                   

7

 

 

 

 

Infatti, i giovani più intelligenti, colti e preparati fuggono dal luogo in cui sono nati, cresciuti e dove hanno studiato, anche perché non intendono (giustamente) soggiacere e piegarsi al ricatto clientelare imposto dai notabili politici locali che li costringono a mendicare la concessione di un lavoro che invece è un sacrosanto diritto che spetta ad ogni cittadino. Ma si sa che da noi la "cittadinanza" rappresenta un lusso riservato a pochi eletti e privilegiati, ai "figli di papà". Invece, i "figli del popolo", della povera gente, sono condannati ad elemosinare continuamente favori, elargiti attraverso un metodo arcaico che è probabilmente un antico retaggio del feudalesimo. Una prassi comune applicata sia per ricevere un misero lavoro (oltretutto a tempo determinato, mal pagato, senza diritti e tutele), sia per ottenere qualsiasi altra cosa, anche la più banale richiesta di un certificato, scambiando e svendendo i diritti come volgari concessioni in cambio del voto a vita. Questo è purtroppo un (mal)costume insito nella “normalità” della vita quotidiana, una situazione quasi “naturale ed ineluttabile”, un elemento immodificabile insito in un’ipotetica e immaginaria legge di natura, che in realtà non esiste. Infatti, la legge naturale non è applicabile alla dialettica storica, che invece è caratterizzata e determinata da tendenze e controtendenze, sempre mutevoli, in stretto rapporto di interazione e reciproca influenza, per cui nulla è davvero eterno ed immutabile nella realtà storico-sociale, come è confermato, ad esempio, dalle rivoluzioni epocali che in passato hanno abolito i privilegi aristocratico-feudali, lo sfruttamento della servitù della gleba e della schiavitù. Fenomeni che per secoli, se non millenni, gli uomini hanno accettato quali condizioni assolutamente “giuste”, in quanto definite come “naturali e inevitabili”.

 

                                

 

(continua nel prossimo numero...)

 

Lucio Garofalo

8

 

Solidarietà con la lotta dei popoli dell'Amazzonia in Perù!


Appello internazionale libertario


Questo appello è un'iniziativa di solidarietà internazionale libertaria con i popoli indigeni e dell' Amazzonia in Perù, in lotta per la difesa della loro terra e della loro cultura ancestrale. Questa terra e questa cultura sono oggi violate e minacciate dal governo peruviano, il quale -alleato con l'imperialismo, le multinazionali e la Destra (soprattutto l'APRA - Alianza Popular Revolucionaria Americana, Unidad nacional ed il movimento che si rifà a Fujimori) - ricorre a decreti esecutivi incostituzionali, in coerenza con la firma messa dal Perù sull'accordo con gli USA noto come NAFTA. La Unión Socialista Libertaria si rivolge agli anarchici, ai libertari e ad altre organizzazioni similari in tutto il mondo perchè firmino questo appello, lo facciano proprio, ne diffondano i contenuti online, sulle mailing lists, nelle riviste, nei giornali, nei bollettini, nei documenti, sui murales, nei forum, negli eventi pubblici culturali e politici, e così via, con lo scopo di assumere una chiara e militante posizione libertaria su quello che sta succedendo in Perù. Chiediamo perciò ai nostri compagni libertari di organizzare mobilitazioni e manifestazioni fuori delle sedi diplomatiche peruviane in ogni paese, in coordinamento con altri settori in lotta, allo scopo di denunciare le azioni dello Stato e delle multinazionali in Perù. Confidiamo nella solidarietà che ci caratterizza come rivoluzionari libertari, confidiamo nel fatto che faremo causa comune con i nostri fratelli indigeni, che gli faremo sapere che non sono soli, che la loro lotta è la nostra lotta, finché non avremo una società veramente fondata sulla piena libertà, sull'autonomia e sul progresso umano, senza sfruttati e senza sfruttatori. Le comunità indigene e dell'Amazzonia nella giungla peruviana (specialmente a Loreto, San Martín, Amazonas, Ucayali, Huánuco, Cuzco e Madre de Dios) stanno suonando ancora una volta i tamburi di guerra per la lotta e la resistenza contro la minaccia portata contro di loro dal modello economico neoliberista supportato dal governo peruviano (guidato dal partito Aprista). Le comunità hanno lanciato un appello per la ribellione popolare con lo sciopero generale a tempo indeterminato che è in corso con grande partecipazione di massa dal 9 aprile di quest'anno. Le comunità sono dunque sul piede di guerra da oltre 50 giorni e questo è un chiaro esempio del loro valore, della loro capacità organizzativa e del loro eroismo. Questo intenso processo di lotta degli indigeni dell'Amazzonia scaturisce dalle decisioni del governo peruviano, il quale contravvenendo ai trattati internazionali sottoscritti, sta sistematicamente violando la Convenzione dei Popoli Indigeni e Tribali, nota come Convenzione n°169, stabilita dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con cui si sancisce la preventiva consultazione obbligatoria dei popoli indigeni su qualsiasi intervento di pianificazione riguardi le loro terre, convocando gli appositi organismi delle comunità. In altre parole, il governo Aprista ha iniziato (o meglio, ha ricominciato) una nuova campagna di inopinata sottrazione, e di vendita alle multinazionali più generose, di terre che per storia e tradizione appartengono a tutte le comunità (Wajún-Wampis, Kichuas, Arabelas, Huaronis, Pananujuris, Achuar, Murunahus, or Chitonahuas, Cacataibos, Matsés, Candoshis, Shawis, Cocama-Cocamilla, Machiguengas, Yines, Asháninkas, Yaneshas ed altre, comprese le popolazioni "non contattate"), che oggi rivendicano il loro diritto ad esistere e resistere.

Il ruolo dello Stato peruviano: La Legge n°20653, la Legge Generale sulla Comunità dei Nativi, che venne approvata nel giugno 1974 dal regime militare del generale Juan Velasco Alvarado, riconosce la "legale esistenza e la identità giuridica dei popoli indigeni dell'Amazzonia e dei loro territori, dichiarandoli inalienabili, irrevocabili ed inviolabili". Questa legge venne confermata con la Costituzione del 1979. Ma è stata stralciata con un semplice tratto di penna dalla Costituzione di Fujimori nel 1993, per spianare la strada alla confisca ed al saccheggio delle terre ad opera dei governi successivi, aprendo così le porte al NAFTA (North American Free Trade Agreement), recepito con una legge effetto dei decreti esecutivi del secondo governo Aprista. Non dobbiamo dimenticare il fatto che con la Costituzione Fujimori del 1993 si lascia aperta la porta al saccheggio delle risorse del paese. Quindi è chiaro che era già iniziato il lavoro per soffocare ed isolare le comunità, a tutto vantaggio dell'avidità delle multinazionali che ci guadagnavano in concessioni per l'estrazione di petrolio, gas, minerali, per il turismo ed il disboscamento in aree tradizionalmente appartenenti alle popolazioni che vivono in quelle terre. In altre parole, veniva lastricata la strada perchè lo Stato potesse dichiarare che le terre dei popoli native erano "disponibili in base all'economia di mercato", ricorrendo a decreti esecutivi che bypassavano il Parlamento. Ancora una volta lo Stato peruviano si è dimostrato non essere altro che uno strumento di dominio e di sfruttamento nelle mani della classi sfruttatrici di questo paese, le quali stanno cercando di continuare il processo di esproprio non solo dei diritti politici, ma anche delle risorse dei popoli indigeni (nativi), che ora sono in rivolta contro il potere degli oppressori. Come comunisti libertari, noi dichiariamo che il diritto alla libera autodeterminazione delle comunità dei nativi si esercita tramite il potere popolare, basato su principi comunitari, sull'utilizzo e sull'uso collettivo delle risorse naturali, nonché su quelle forme di lavoro e di benefici collettivi che sono stati tradizionalmente preservati in Amazzonia, sede di 31 dei 114 ecosistemi mondiali, sede del 95% delle foreste del Perù, importante fonte potenziale di acqua e delle risorse di energia idrica.

La lotta dei popoli indigeni di Abya Yala: Nel contesto dello Sciopero Generale Popolare Indigeno, si è svolto nel Puno, una delle regioni meridionali del Perù, un importante meeting delle comunità native delle Ande. Questo incontro è stato denominato 4° Summit Continentale dei Popoli Indigeni e delle Nazioni di Abya Yala e si è concluso il 31 maggio scorso, con un accordo unanime per il rispetto della madre terra e delle sue risorse naturali, con un forte respingimento della privatizzazione dell'acqua, della presenza delle multinazionali e del modello economico neoliberista.. Questo accordo è stato incluso nella "Dichiarazione di Mama Quta Titikaka" (il Lago Titicaca, sul confine tra Perù e Bolivia), con cui si lancia per giugno una mobilitazione dei vari organismi sociali ed indigeni, in difesa dei popoli dell'Amazzonia, insieme ad un appello per manifestazioni e proteste da fare sotto le sedi diplomatiche peruviane in ogni paese. E' importante in sé, sottolineare la natura di questo vertice indigeno, che è stato del tutto autogestito, con un'organizzazione cara ai militanti libertari. Nelle Raccomandazioni Conclusive, il vertice auspice la "costruzione delle Comunità Plurinazionali dei Popoli, basate sull'autogoverno e sulla libera determinazione di ogni popolo". Parimenti, si denuncia il ruolo della stampa ufficiale dedita alla disinformazione, allo snaturamento o al silenzio su quello che sta accadendo nella giungla peruviana, in evidente collusione

 

 

9

con la corrente neoliberista all'interno del governo e con i suoi leaders: Alan García, vice-presidente ed ammiraglio in pensione responsabile dei massacri nelle carceri durante il primo governo Aprista negli anni '80; Luis Giampietri, il primo ministro, Yehude Simon, già leader di sinistra che è stato persino imprigionato per le sue posizioni e che ora è il fedele custode della reazione Aprista. E' chiaro che per la borghesia che controlla lo Stato agli ordini dell'imperialismo, l'obiettivo è l'esproprio delle comunità. Si tratta al tempo stesso di un piano per distruggere la struttura di organizzazione sociale e di relazioni che lega le comunità tra di loro ed alla terra, una organizzazione sociale e relazionale che collide nella sua essenza con la concezione occidentale della proprietà e che quindi diventa un freno alla voracità del capitalismo multinazionale che sta cercando di radicarsi in queste zone, usurpandone i diritti grazie all'intervento dello Stato per farne dei feudi in cui sia garantita la prosperità ed il dominio degli sfruttatori. Il Presidente Alan García mente "subdolamente" quando dice che dei 63 milioni di ettari della giungla peruviana, solo 12 milioni appartengono alle comunità dell'Amazzonia; infatti sono invece 25 i milioni di ettari che appartengono alle comunità, come confermato da Alberto Piango, leader e maggiore esponente delle comunità in lotta, il quale è stato accusato di "minacciare la sicurezza nazionale e di danneggiamento dei servizi pubblici", insieme ad altri esponenti indigeni, Marcial Mudarra, i fratelli Saúl e Servando Puerta, Daniel Marzano e Teresita Antazu. Inoltre, Pizango è già stato incriminato per "ribellione, sedizione ed altre offese" dal Tribunale Criminale Provinciale di Lima e sta affrontando una terza incriminazione per "disturbo alla pace" presso il Tribunale Criminale Provinciale di Utcubamba, in Amazzonia. E' chiaro che questa serie di accuse ed in generale la repressione giudiziaria e politica fanno parte degli sforzi dello Stato per criminalizzare tutte le proteste popolari, per reprimere le giuste rivendicazioni sociali, e quindi poter negativamente influenzare l'opinione pubblica rappresentando i nostri fratelli e le nostre sorelle indigeni del Perù nient'altro che come "vandali o selvaggi, ignoranti incapaci di capire il progresso che porta la globalizzazione". Perciò, come libertari, crediamo che la lotta dei popoli indigeni, dell'Amazzonia e delle Ande, per la difesa della loro terra, del loro modo di organizzarsi, della loro cultura, sia parte di un programma minimo che comprende la conquista delle richieste dei popoli oppressi dallo Stato, dal capitalismo e dall'imperialismo.Questa piattaforma minima dovrebbe essere basata sulla necessità di usare l'azione  diretta allo scopo di cacciare le multinazionali dalle terre dei popoli native. E' in gioco l'integrità e la sostenibilità dell'habitat e dell'ecosistema della regione - il quale, va ricordato, è uno dei "polmoni" del pianeta- unica garanzia per far sì che ci sia uno sviluppo sostenibile ed un uso pianificato della flora e della fauna, sulla base dei criteri stabilità dalle comunità. Inoltre, è necessaria un'azione di auto-difesa delle terre, che devono essere riportate alle condizioni originarie. Crediamo dunque che la vera ed attiva solidarietà con la lotta dei popoli indigeni e dell'Amazzonia, prenderà la forma della protesta popolare (agitazione, propaganda, scioperi sindacali e scioperi popolari, azione diretta, etc.), per essere incorporata in una piattaforma generale di lotta basata su quella dei popoli nativi.

Sostenere la giusta protesta dei popoli indigeni e dell'Amazzonia: Come comunisti libertari che non si aspettano nulla dallo Stato (se non la sua distruzione), noi stiamo con la lotta dei popoli nativi quale parte immediata di un progetto più ampio per la liberazione di tutti i popoli sfruttati, e quindi parte di una più ampia strategia o di un programma massimo per la rivoluzione sociale. Per questa ragione, dovremmo sostenere le rivendicazioni che nel breve termine servono a migliorare le condizioni di vita e ad agevolare l'organizzazione sociale, politica ed economica dei popoli indigeni, con lo scopo di affrontare lo Stato sfruttatore e distruggerlo dall'interno, costruendo quei nuclei di potere popolare che abbatteranno quel gigante dai piedi di argilla che è il capitalismo, ferito a morte a livello globale da una crisi globale che non può risolvere se, come noi vogliamo, è la borghesia che deve pagare questa crisi e non i lavoratori. Per cui noi sosteniamo la lotta dei popoli dell'Amazzonia e delle loro varie comunità per cercare soluzioni immediate e per unirsi nelle seguenti rivendicazioni: Abrogazione di tutte le leggi che danneggiano o violano gli interessi delle Comunità Native e Rurali:

· Cancellazione della Legge n°29317, la legge sulle Foreste e le specie selvatiche, che è il prodotto di una modifica forzata e parziale del Decreto n°1090 (la "Legge della Giungla") e dei decreti correlati n°1089, 1064 e1020. In altre parole, i 99 decreti che sono stati imposti ai popoli senza averli consultati.

· Rispetto per l'autonomia e l'auto-determinazione delle comunità native e per la loro attiva partecipazione politica nel processo decisionale. La decisione finale sull'approvazione o meno di regolamenti legislativi o di contratti per le concessioni, deve essere presa tramite strumenti di democrazia diretta (assemblee popolari, referendum, etc.).
· Benefici e servizi affinché le comunità ed i popoli nativi possano sviluppare le loro attività produttive, commerciali ed industriali, nella prospettiva del controllo diretto su questi processi da parte dei popoli stessi, basato sui principi dell'autogestione e della socializzazione.

· Benefici e servizi per promuovere e lanciare l'istruzione e la cultura all'interno delle comunità (per esse e da esse). Più scuole ed insegnanti qualificati per promuovere l'istruzione degli studenti nativi. In altre parole, sviluppo di un sistema educativo di alta qualità senza quelle tendenze alla competizione ed alla sopraffazione che il mercato mondiale del capitalismo richiede.

· Maggiori benefici derivanti dall'esplorazione ed estrazione di petrolio e gas da devolvere ai popoli nativi, insieme alla costruzione di ospedali, strade e tutte le infrastrutture necessarie, previo approvazione da parte dei popoli stessi, gestite dalle stesse comunità tramite strumenti che diano loro il pieno controllo sulla amministrazione di queste infrastrutture.
· Immediata cessazione della campagna di criminalizzazione della protesta che il governo Aprista e la Destra peruviana stanno portando avanti, insieme alla fine della repressione contro gli attivisti sociali e fine degli altri mezzi psicologici di distrazione di massa per spostare l'attenzione del paese dai suoi veri problemi sociali.

Solidarietà internazionale con la lotta dei popoli dell'Amazzonia in Perù!

Immediata abrogazione del Decreto che viola la sovranità dei popoli indigeni!

Per la libertà e la difesa del pensiero, della cultura e dell'auto-determinazione di tutti i popoli del mondo!

Contro l'autoritarismo dello Stato, organizzazione e lotta dal basso!

Basta col NAFTA e con gli altri trattati capitalisti!

Fuori dall'America Latina tutte le multinazionali imperialiste e tutte le basi militari americane!

Stop alla criminalizzazione della protesta; immediato rilascio degli arrestati nelle lotte!

Lunga vita alle lotte eroiche dei popoli indigeni di Abya Yala!

Siamo tutti Amazzoni!

Lunga vita a coloro che lottano!


Lima, 5 June 2009

Presentato da Lia Didero

10

Il terremoto dell’Aquila

 

Opinioni sulla ricostruzione!

 

            Prosegue la “ricostruzione virtuale” della città e di tutta la zona terremotata. Lo ha dovuto ammettere anche il Corriere della Sera del  5 giugno 2009: “A due mesi dal sisma…..nessuno all’Aquila e nei 49 comuni del cratere ha visto un euro delle provvidenze garantite dal decreto: non le hanno avute gli sfollati, né i commercianti e gli agricoltori, né le imprese”. I soldi stanziati sono pochi e non ci sono  nemmeno. Questo è il governo delle promesse: promettere non costa niente. Si da grandissima importanza al risultato elettorale ottenuto dal PDL (55%) ad Aquila nelle elezioni europee del 6-7 giugno. Secondo me è sbagliatissimo perché i votanti sono stati  soltanto il 28,9%. 3 persone su quattro non si sono recate alle urne: questo è il vero partito vincente. Ciò è un’espressione di maturità degli Aquilani che indica tutta la loro sfiducia nelle istituzioni. Il che è un presupposto molto importante per affrontare la ricostruzione al di fuori e contro le istituzioni, dal basso, naturalmente nel pieno rispetto di coloro che vi credono.

 

**********

           

Le “autorità”, cioè i dirigenti comunali provinciali e regionali hanno paura di dare “la parola ai terremotati”, non fanno assemblee nelle tendopoli, si riuniscono e parlano principalmente tra di loro, al massimo alla presenza dei giornalisti; hanno fatto una manifestazione, il 3 giugno, nel centro dell’Aquila perché costretti dalle inadempienze del governo; non coinvolgono i cittadini nel far dire loro cosa pensano e cosa si dovrebbe fare. Sempre queste autorità tengono lontano comitati e gruppi che vogliono sviluppare la partecipazione degli abitanti delle tendopoli, come ha denunciato nella manifestazione sopra menzionata Ettore Di Cesare, a nome dei 14 Comitati Cittadini sorti dopo il 6 aprile: “I cittadini devono partecipare alle scelte. Invece ci tengono all’oscuro e ci viene impedito anche di fare assemblee nei campi” (Il Centro 4/6/09).

            Secondo me è una richiesta giustissima che dovrebbe essere accettata ed appoggiata da tutti. I terremotati all’interno dei campi dovrebbero protestare per fare entrare i comitati. Capisco il trauma del terremoto e le condizioni molto difficili in cui si vive nelle tende, ma gli Aquilani non sono tutti morti né sono tutti vecchi e malati. Il pietismo e la compassione schiacciano e paralizzano. L’uomo e la donna hanno sempre lottato e superato avversità di ogni genere, da quelle naturali a quelle sociali-politiche. Durante l’ultima guerra si è formata e sviluppata   la lotta di resistenza armata contro il fascismo ed il nazismo sotto i bombardamenti che causavano morti feriti carcere torture fame e quanto di peggio. Secondo me bisogna smettere con l’assistenzialismo e l’elemosina. Il miglior modo di aiutare loro e noi, cioè di aiutarci reciprocamente, visto che ne abbiamo tutti bisogno,  è applicando e facendo applicare la giustizia. L’agire secondo giustizia è il vero aiuto per tutti. Se i comitati hanno chiesto di parlare all’interno delle tendopoli, è giusto che la loro richiesta sia sottoposta alla discussione dell’assemblea degli abitanti della tendopoli. Sono loro che hanno il diritto e la capacità di decidere se accettare o meno. Non può essere che qualche “capetto”  della protezione civile decida per tutti loro. Questo si chiama ingiustizia, non è di nessun aiuto, è un danno.

 

**********

 

Un’altra ingiustizia molto grande è il modo come vengono trattati i terremotati alloggiati negli alberghi sulla costa abruzzese. “Sbatacchiati” da una parte all’altra per rispettare la logica del profitto degli albergatori, che li  vogliono mandare via perché ci sono le prenotazioni turistiche.  Gli albergatori hanno anche la faccia tosta di dichiararsi solidali con gli Aquilani. I mass media, tra cui il giornale “Il Centro”, dimostrano verso di loro la massima comprensione e rispetto. In che mondo siamo? Non vi vergognate? Gli albergatori sono tutti ricchissimi, se si fanno qualche villa in meno, non succede niente! Gli farà bene! Inoltre ne hanno approfittato affittando le camere agli sfollati durante la stagione morta, adesso protestano perché non vogliono perdersi il pieno dell’estate, cioè la stagione alta. Non si vergognano? Possibile che non si accontentano mai?

Perché gli sfollati devono lasciare gli alberghi? Chi viene prima: il terremotato o l’albergatore? Umanamente viene prima il terremotato sicuramente. Dal punto di vista economico, che sia lo stato a risarcire l’albergatore per eventuali differenze; che sia sempre lo stato ad annullare le prenotazioni turistiche

11

 

per “causa di forza maggiore”. Più forza maggiore del terremoto non esiste!  Comunque lo stato usi la forza per risolvere questo problema con gli albergatori ed i turisti che hanno prenotato. L’ha usata tantissime volte ingiustamente perché non la usa adesso per una causa umanitaria e solidale?

            La protezione civile ha fissato il termine del 15 giugno per abbandonare gli alberghi sulla costa. Penso che devono essere gli stessi terremotati, riuniti in assemblea, a decidere liberamente e democraticamente, senza nessuna “spada di Damocle” sulla testa, se vogliono rimanere negli alberghi oppure optare per altre soluzioni, senza dare retta alle stupide calunnie sul campanilismo, volutamente messe in giro dai mass media. Se decidono di rimanere è necessario lottare per farsi rispettare e chiedere anche la solidarietà dei lavoratori degli alberghi. E’ un caso di giustizia ed umano. Così ci si aiuta! Non si può pensare e scioperare soltanto per il proprio stipendio ed il proprio posto di lavoro. La realtà dimostra che si è perdenti con questo metodo. L’altruismo scientifico è una grossa forma di lotta!

 

**********

 

I Terremotati sono tenuti nelle tendopoli come polli d’allevamento nelle batterie, con lo stesso criterio: devono mangiare-bere-fare i bisogni. Non possono ammalarsi perché disturbano l’immagine dei “benefattori”, che non li curano bene. Possono morire perché si può dare la colpa al caso o al Padreterno, ma le istituzioni sono salve.  Invece di fare le uova e di ingrassare, a loro è richiesto di “stare tranquilli” ed avere “fiducia cieca ed onnicomprensiva” verso i governanti, cioè gli stessi che li hanno imbrogliati costruendo case non antisismiche e causando tutti i morti (307) che conosciamo.  

            Questa mentalità disumana, coercitiva e alienata della classe dirigente non si può cambiare. Per cui, a mio avviso,  è inutile fare proteste e pressioni su queste persone affinché facciano cose che non capiscono e che non sono in grado di realizzare. Se fanno qualche cosa ciò avviene perché sono costrette, allora la fanno anche male, con “il male di pancia”. Per cui io penso sia meglio che gli Aquilani si autorganizzino, dal basso, ed agiscano direttamente loro, facendo quello che è possibile  con le proprie forze. Una popolazione di circa 60.000 sfollati può realizzare tantissime cose, tra cui, tanto per dirne una, facilmente una commissione di tecnici in grado di verificare l’agibilità di case e scuole per soddisfare le richieste di tanti anziani che vogliono rientrare subito nelle proprie case e per controllare scuole che rischiano di non poter ripartire a settembre. Che siano gli stessi aquilani, dal basso, ad iniziare la ricostruzione per poi andare a chiedere i sovvenzionamenti alle istituzioni, cioè applicare il criterio degli “scioperi alla rovescio” tanto praticati nell’Italia del dopoguerra dalla popolazione che occupava le terre, le lavorava, oppure costruiva strade e poi andava a protestare sotto il comune e si faceva pagare. In Abruzzo ci sono state lotte del genere. Secondo me sarebbe bene che i cittadini agissero direttamente su tutte le cose ed il più possibile, nei limiti del possibile.

I controlli della protezione civile sono rallentati dai regolamenti burocratici e da un pensiero deviato verso altri interessi. Per cui non ci si deve preoccupare di trasgredire la legge. Le persone vengono prima delle leggi, che dovrebbero essere create per il loro bene. Se queste non vengono applicate o non ci sono è giustissimo che esse stesse facciano da sé.

 

**********

 

            La battaglia per la ricostruzione dell’Aquila e di tutte le zone terremotate non si risolverà in un mese né in un anno e non sarà semplice. Penso che sarebbe importante creare un “giornaletto” tipo “Il Terremotato” o “La parola ai terremotati” o….. qualunque sia il titolo non ha importanza,  però il suo contenuto dovrebbe essere quello di far parlare la gente, di mettere i cittadini in comunicazione tra loro, in forma orizzontale, favorendo l’aggregazione, il pensiero e l’azione dal basso.

            Naturalmente 60.000 Aquilani attualmente non sono tutti d’accordo a realizzare l’Autogestione delle tendopoli e l’autorganizzazione in qualsiasi realtà. Una piccola minoranza però sì, articolarmente quella di idee e cultura anarchica. Penso che questa potrebbe cominciare a operare nel suo piccolo, nelle realtà dove ha forza, applicando i principi dell’autogestione e della democrazia diretta su se stessa, dando l’esempio e facendo una grande propaganda su questo obiettivo. La realizzazione dell’autogestione è un processo che parte dal basso, totalmente contro corrente, per poi allargarsi lentamente a tutta la società. Essa non si può fare dall’alto, né per decreto, tutta in una volta. Questa è la concezione parlamentare-partitica. Ciò non avverrà mai perché l’Autogestione nega storicamente il potere del parlamento e dei partiti. Naturalmente nega il potere ma non l’esistenza perché è per la piena libertà di associazione e di organizzazione. I loro rappresentanti saranno “uno” come tutti, non più capi decisionali. Il potere passerà alle assemblee, cioè a tutti, segnando la fine del potere nella storia. 

10/6/09                                                                                                                                     Antonio Mucci

12

Radiografia di una sconfitta

di  Luciano Martocchia

Ritengo impellente la necessità di riflettere e costruire analisi efficaci sul momento che stiamo vivendo a partire da una considerazione oggettiva, perché altrimenti rischiamo di cadere nel tranello berlusconiano di un paese governato da sempre dalla sinistra.

Primo punto: dal 1948 ad oggi la sinistra non ha mai governato se non nei due governi Prodi che sappiamo come sono andati a finire. L'Italia era democristiana e ora è di una destra ancor più destra, ma resta salda nelle loro mani. Dobbiamo render manifesto questo fatto; la sinistra di questo paese ha governato si e no 7 anni nella storia della repubblica. Centrismo, centro-sinistra e pentapartito non includevano la sinistra. Dobbiamo render esplicite le falsificazioni, a partire dalla compromettente storia del Partito socialista italiano negli anni 80. La storia politica di questo paese conosce una continuità di forze di governo che non ha eguali nell'Europa occidentale e il PDL non è che una continuazione di quel sistema (ex dc, ex psi e, in aggiunta, ex missini).

Secondo punto: dal risultato delle ultime elezioni europee, facendo calcoli molto approssimativi, resta senza rappresentanza circa l'11% della popolazione che ha votato (ho sommato solo i partiti che hanno superato il 2%): sono circa 3.300.000 cittadini/e che non hanno alcun peso nel processo decisionale. A questo dato vanno aggiunte circa 2.100.000 schede bianche o nulle, e 8.000.000 di persone che non sono proprio andate e votare. Insomma lo vogliamo dire o no che il sistema degli sbarramenti e il maggioritario sono profondamente ingiusti e antidemocratici!

Terzo punto: le divisioni sono il motivo principale di disaffezione di un elettorato che è smarrito, a cui mancano parole, pensieri, azioni coerenti. Nei confronti della Lega non dobbiamo contrapporci solo sulla questione immigrazione. Nella Lega si è riversata la frustrazione di molti lavoratori che non sa e non vuole più credere alle idee di una sinistra che sembra tendente al nulla in fatto di proposte di soluzione. La Lega ha ricalcato la struttura territoriale del PCI, ha migliaia di attivisti che fanno politica nel territorio, nelle fabbriche, ecc. Nel 1947 il PCI contava 2 milioni e 250 mila iscritti , 10 mila sezioni , 50 mila cellule ( scomparse del tutto agli inizi anni ’70) e comunque fino a tutti gli anni ’70 il giornale l’Unità vantava la vendita porta a porta di circa 1 milione di copie la domenica da parte dei diffusori volontari. Il processo di trasformazione del maggior partito comunista d’occidente il PCI, prima in PDS, poi in DS , per poi fondersi agli ex democristiani nel PD ha significato la perdita di valori fondamentali alla coesione della Sinistra. D’altro canto la nascita di PRC dopo la svolta  della Bolognina di Achille Occhetto  nel 1991, ha visto solo per un breve percorso l’unità del nuovo partito, Rifondazione Comunista. Infatti fu a breve  funestata dalla fuoriuscita dei compagni del PdCI , perdendo RC un pezzo importante di memoria storica legata al vecchio PCI. Se è vero che Rifondazione acquistò maggiore credibilità nei movimenti giovanili, è anche vero che ha condotto molto strabicamente le sue battaglie, non riuscendo a collegare i momenti di governo ai movimenti di lotta.

Ultima considerazione: Di Pietro ci ha sottratto sicuramente un po' di voti. Vogliamo farci carico di una riflessione seria su giustizia, corruzione e quant'altro affine? O possiamo permetterci che lui faccia il paladino dell'anticorruzione, per poi, concretamente, votare il federalismo fiscale e, a livello europeo, le leggi liberiste più atroci? Il voto alle europee è stato poco europeo e molto molto italiano! La lega trionfa sull'immigrazione. Noi che facciamo? Come possiamo affrontare questo problema per capovolgere l'istinto primordiale in riflessione critica? Di Pietro vince sul tema della corruzione ed risulta essere l’unico che dà apertamente del mafioso a Berlusconi  e convince anche pezzi di un elettorato che altrimenti avrebbe votato a sinistra. Perché noi si tace?  

(lm)

13

Biologia sociale

 

La patologia del potere, la storia e il caso Berlusconi

Antifona -

                La storia degli individui e quella delle società (dal nucleo affettivo alla collettività nazionale) hanno una spiegazione nelle pulsioni vitali universali e nel relativo “potere di risposta”. Il potere è l’altra faccia della vita. Una pulsione senza potere o con un uso erroneo di questo, si risolve nella morte o nella degenerazione del soggetto. Ciò vuol, dire che in ultima istanza sono le modalità d’uso del potere a caratterizzare la storia degli individui e quella delle società, le stesse che segnano il successo o l’insuccesso, la salute, che è armonia e la patologia, che è il caos.

Premesse

                1 - La vita reale consiste nella manifestazione organico-funzionale o psico-somatica, della vita potenziale, ìnsita nel mondo e di cui non sappiamo niente.

                2 - La stessa è detta anche esistenza, che sta per “emergenza” (dal latino “ex-sistere”).

                3 - L’emergenza è spinta da cinque pulsioni  - “emergenziali” - (fame, bisogno di rassicurarsi o paura, bisogno di trascendersi, autoidentificazione, sessualità), equivalenti ad altrettanti “istinti” .

                4 - Sono animali gli organismi viventi, che non superano la seconda pulsione ovvero che rispondono ai due primi istinti.

                5 - Ogni animale, morfologicamente variegato, è compiuto nella sua “limitatezza”.

                6 - L’uomo nasce con la comparsa della ragione (calcolo esistenziale) ma si compie attraverso una lunga e accidentata “gestazione storica”.

                7 - Il soggetto non più animale ma non ancora uomo “compiuto”, è l’”antropozoo”.

                8 - L’”antropozoo” è un soggetto ibrido: è un animale che ragiona e che avverte la terza pulsione (che è poi il bisogno propriamente umano di creare valori e di trascendere la propria precarietà, ovvero di non morire!) come una trasposizione psicologica della predazione fagica.

                9 - Un “antropozoo” è tanto più temibile quanto più è ricco di strumentalità (tecnologia).

                10 - I poteri, relativi alle cinque pulsioni, vissuti in versione antropozoica, producono la “patologia del potere”, che dà il titolo a quest’articolo.

                11 - La storia dell’umanità – pur essendo anche storia della scienza e della coscienza – fino ad oggi scorre lungo la “storia della patologia del potere”.

                12 - L’uomo sarà “compiuto” quando avrà superato ogni istinto predatorio ovvero quando non sentirà più il bisogno né di religione né di dominio personale.

                13 - Prima dell’èra dell’”uomo compiuto” abbiamo l’èra dell’antropozoo, dentro cui maturano statisticamente pochi soggetti “umanamente compiuti”, che si battono – contro gli antropozoi -  per cambiare il corso della storia per il bene di tutti.

La storia

                Così stando le cose, una rivisitazione scientifica della storia è una lettura clinico-psichiatrica che dà il giusto nome ad ogni soggetto e ad ogni evento. Così i vari Cesare come i vari Napoleone hanno cercato, sia pure in nome di cause giuste ma pur sempre pretestuose, nel dominio del vicino e dell’altro, una risposta alla propria esistenza con coefficiente antropozoico, da “ammalati di potere “ – cratòpati -  se non da autentici pazzi, capaci di darsi una sensazione di onnipotenza e di immortalità in avventure spesso crudelmente omicide e sanguinarie.

                Accanto alla storia della scienza e della coscienza persiste la storia della patologia del potere, che vede, da un lato, uomini che cercano di autodivinizzarsi (ricordiamo il “divino” Cesare o la “sacra persona” dello Zar o gli attuali monarchi “per volontà divina”), dall’altro, inerti e segugi, che invocano papi o delegati divini equivalenti di cui rassicurarsi contro la propria solitudine interiore. L’incontro di queste due categorie antropozoiche (la feroce e la mansueta!) è quanto di peggio possa capitare ancora alla storia dei nostri giorni.

Il caso Berlusconi

                E’ l’esempio vivente – paradossale quanto didattico e propedeutico – di chi, non contento di un “predamonio” dalle dimensioni astronomiche, si fa osannare da una folla di soggetti passivi, che ne legittimano le pretese da dittatore (poteri decisionali al potere che dovrebbe solo eseguire!!!) o da imperatore (lunghi anni di governo…) o da “uomo divino” capace di rassicurare senza nulla fare contro le vere piaghe del capitalismo, che sono le differenze abissali, la povertà, le mafie e la criminalità, legale e paralegale.

                Diamo pure addosso al liberismo – il peggio del peggio nella predazione antropica su falsariga forestale – come avremmo dato addosso all’ideologia del principe ma la verità pura sta nell’uomo, che ancora si realizza depredando il suo simile anche della libertà di essere sé stesso e in nome della libertà! (Osserviamo il comportamento di chiunque disponga di un sia pure piccolo potere: dal poliziotto – il cosiddetto sbirro! – al manager ai parlamentari venuti dal nulla e arroccatisi dentro un alone di sufficienza!) Così, rinasce il Partito delle Libertà, libertà di un cratòpate, felice di condizionare la libertà di cortigiani e satelliti a loro volta masochisticamente felici di raccoglierne le briciole.

Conclusione

                La patologia del potere discende dal cattivo uso del potere naturale, in cui si traduce ogni pulsione vitale a partire da quella alimentare o fagica. Cattivo vuol dire sentito e vissuto con nostalgia  dell’istinto predatorio della giungla. La paura (bisogno di rassicuranza affettiva) del primitivo diede lo stregone e poi le religioni e via via tutti i grandi conquistatori – vedi gli Attila! – che si sono autodeificati in genocidi di massa. Tale rapporto di dominio-soggezione perdura e la presenza di grandi uomini “compiuti”, simboli di scienza e di coscienza, non sono serviti a fermare l’immane mattanza umanicida della seconda guerra mondiale. Non si è trattato di ideologie aberranti ma di esplosione di criminalità antropozoica a conferma della terribile verità che l’antropozoo è il più temibile mostro dell’universo!

                Perciò, il caso Berlusconi, simile alla patologia del tifo sportivo, della devozione papale e della vocazione alla servitù politico-militare, ci dà la misura della deficienza critico-morale della massa a nome della quale si potrebbe ancora aizzare l’umanità contro sé stessa, in nome della sua libertà. Perciò, è da considerare con molta attenzione. Non sono le religioni né le ideologie a spiegare la storia ma il binomio pulsioni vitali-potere. L’unica ideologia attendibile è quella, laica, della scienza: osservazione ragionata e sistematica del mondo reale.

                                                                                                        Carmelo R. Viola

14

La pagina di Diderot

 

Tafazzi è vivo e lotta insieme a noi.

 

Tafazzi, uno dei massimi simboli comici del masochismo, rappresenta alla perfezione l'atteggiamento più diffuso e tipico della sinistra italiana.
Il tafazzismo dopo il brutto risultato elettorale è ritornato prepotentemente in auge, un po’ come il simpatico personaggio televisivo che irrompeva all'improvviso sulla scena martellandosi gli attributi senza misericordia e strillando come un ossesso.

Le elezioni amministrative pescaresi ed abruzzesi  dopo la repentina ingloriosa fine del governo cittadino d’Alfonso bis, durato solo un anno e dopo l’ingloriosa fine del governo  regionale di Ottaviano Del Turco, hanno visto trionfare su tutte le latitudini il centro destra berlusconiano che ha letteralmente fatto cappotto su tutti i fronti, comunali, provinciali e circoscrizionali su tutte le città.

Non ci si poteva aspettare di più dopo il pessimo esempio dato dalle amministrazioni di centro sinistra che sono rimaste coinvolte ed invischiate in tante ruberie.

Naturalmente anche in Abruzzo è apparso il simbolo di Sinistra e Libertà i fuoriusciti di Rifondazione che fan capo a Nichi Vendola  ( dalla serie, “se vinco il congresso OK, se perdo spacco il partito” ) i quali hanno inutilmente sottratto alla Sinistra un buon trepercento …..sprecandolo, in media con la tendenza nazionale  cancellando per la seconda volta dalla scena  la sinistra nella sua sede naturale parlamentare, anche se questa volta europea.

Infatti Rifondazione Comunista con il PdCI e Sinistra e Libertà insieme hanno fatto il 6,5 percento e potevano dimostrare uniti, di aver voltato pagina rispetto al passato 2008.

Il grande Eduardo recitava, “A da finì ‘a nuttata” , invece la nottata continua e continuerà a lungo.

A sentire qualcuno dei vendoliani, il loro 3, 1 percento   è solo l’inizio per un percorso comune…..che miopia , si sono suicidati, hanno fatto un danno irreparabile a tutti  e non l’hanno capito..   altro che martellate tafazziane  sui santissimi. Tra un po’ non li sentiremo più, confluiranno nel PD, se faranno ancora in tempo prima del suo scioglimento.


Insomma, come era d'uso nel vecchio PCI, o gli italiani non hanno capito perchè sono stupidi o sono in maggioranza disonesti e perciò premiano i disonesti. Faccio un’analisi impietosa.
E' l'assurda dicotomia partito degli onesti - partito dei disonesti, che trae origine da due elementi: la retorica berlingueriana furbetta e spocchiosa sulla questione morale e la convinzione dei comunisti, nel loro zelo fideistico, di essere i migliori, l'avanguardia depositaria delle risposte giuste per la società. E con questa premessa gli eredi hanno fatto man bassa delle casse dello Stato.

La Spagna è un paese con radici cattoliche tanto quanto l'Italia, e per giunta ha conosciuto oltre trent'anni di dittatura franchista. Ciò non ha impedito agli spagnoli di premiare il Partito Socialista, da Gonzales negli anni 80 fino al trionfo di Zapatero. Il Partito Socialista Italiano invece non è riuscito nell'obiettivo del sorpasso sui comunisti e poi ha fatto harakiri con Tangentopoli.
Qui però si innesta una difficoltà supplementare e peculiare dell'Italia: la presenza di Berlusconi, che grazie alla posizione dominante nel mondo dei media e dell'editoria distorce l'informazione e manipola con straordinaria abilità il confronto politico.
Ma chi è causa del suo male pianga se stesso; fra 1996 e 2001, quando Berlusconi era all'opposizione e la Lega era ai ferri corti con lo psicopedonano di Arcore, i numeri alle Camere permettevano a Prodi di mettere fine a questo strapotere mediatico che ci ha resi una barzelletta mondiale. Perchè non si è fatto nulla?
O è mancato il coraggio oppure Berlusca si è salvato per qualche patto (traduzione : Bicamerale chiedere a D'Alema). Chi di inciucio ferisce, di Berlusconi perisce. E ulteriori dolorosi martellamenti di zebedei. Tafazzismo ora e sempre.

 

Diderot

 

15

 

I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”