TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE TORNA ALL'INDICE TEMATICO

IL SALE - N.°80


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 80  Edizione straordinaria Giugno 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

2

 

 

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

                                      di Paolo Carinci

 

                                      di Giorgio Fioretti

 

                                                      di Antonio Mucci

 

                                               di Diderot

                       

                                                        di Paolo Vasini

 

                                                        di Paolo Vasini

 

                                                        di Luciano Martocchia

 

·         Pagine 14 e 15      Perché un altro XX Giugno?                                                

                                                 di Pietro Castellini

 

                                                        di Edoardo Puglielli

 

                                                        di Michele Meomartino

 

                                                        De “Il Sale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3


 
 

 

 

 

E’ democratico l’attuale Parlamento?

 

         Semmai lo sia stato democratico il nostro Parlamento postfascista, possiamo ancora considerarlo tale? Non che la forma sia risolutiva per sé stessa: al contrario, può essere soporifera.

         Per meglio intenderci assumiamo la parola democrazia come equivalente di “partecipazione popolare”. La quale neppure per sé stessa risolve alcunché. Il valore etico di un’organazzazione sociale sta nel rispetto dei diritti naturali, quelli, per capirci, che sono inscritti nella logica della biologia, a partire dal bisogno di nutrirsi (espresso dalla fame) e, per esteso, dalla spettanza di godere dei beni e dei servizi della collettività di appartenenza per il solo fatto di essere nati con il solo dovere di dare il proprio contributo in lavoro secondo le proprie capacità. Siamo risaliti alla Parigi del 1789 e alla Carta dei Diritti Universali dell’ONU del 1948!

         Ma torniamo alla forma della nostra Costituzione, il cui art. 1 parla di una “Repubblica democratica” mentre l’art. 49 parla del diritto alla libera associazione di partito per “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. L’art. 56 recita che “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto”.

         Se non esco da un brutto sogno mi pare che nessun deputato dell’attuale Parlamento sia stato eletto dal popolo (come vuole il metodo democratico) ad eccezione dei capi-partito che abbiano superato lo sbarramento del 4 per cento. Tutte le altre  voci sono come non esistenti! Democraticamente?

         L’opposizione di ieri – oggi maggioranza – sollevava una cagnara tutte le volte che una delibera del Senato passava anche con i voti dei Senatori a vita – perché non eletti! Oggi nessun deputato è stato eletto e alla maggioranza sta bene!

         Se democrazia vuol dire, come dicevamo, partecipazione, ebbene lo spirito costituzionale è totalmente travisato Se essa andava comunque intesa, per consolarci, non come democrazia diretta ma “indiretta”, oggi è di fatto un paravento non tanto di una partitocrazia quando di una “monocrazia”, la cui predominante ingenuità-incompetenza – propria di tutti gli autòcrati – sta nell’illusione – assai pericolosa – di volere risolvere i maggiori problemi con la forza, che non è quella del diritto, ma della quantità numerica, come dire delle forze armate.

         Vedremo alla prova i donchisciotti di quest’ennesimo governo Berlusconi che, invece di pensare ai diritti naturali (benessere per tutti , come vuole una società per l’uomo) pensano alle centrali nucleari e al Ponte sullo Stretto (come vuole una società per l’imprenditore-affarista). Per questo “militarizzano (sic!) le discariche della “monnezza” e lanciano ridicole sfide alle mafie, pilastri portanti del neoliberismo. Tanto per farci ridere!

 

                                                                   Carmelo R. Viola

 

 

4

 

Ricordo di Aldo Moro

 
Il ricordo di Aldo Moro, a trent’anni dalla morte, è vivo soprattutto per l’altezza della sua statura di Uomo, di intellettuale e di politico. Il ricordo è solo rafforzato dalla fine tragica dei suoi giorni terreni, collegata dai suoi assassini al ruolo politico che Moro ricopriva.L’Uomo Moro è stato uno straordinario esempio di serietà personale, di rispetto dei doveri di padre e di capofamiglia: le lettere ai familiari inviate dalla prigione delle B.R. basterebbero da sole a testimoniare la eccezionale profondità e delicatezza dei suoi sentimenti verso la moglie, i figli, i nipoti.

Dote questa che non sempre accompagna la vita degli uomini di successo in generale e dei “potenti” della politica più in particolare. L’intellettuale Moro fu poi una sorta di recordman assoluto: laureatosi poco più che ventenne (nell’età in cui tanti giovani annaspano, timidi ed impauriti, nei gorghi del dubbio persino sul percorso studentesco da intraprendere), in pochi anni diventava professore universitario sia di diritto penale che di filosofia del diritto.

 

In seguito, e per tutta la sua vita, il suo linguaggio esprimeva una tale elevatezza di pensiero e di cultura, peraltro sempre aggiornati, da suscitare l’ammirazione sconfinata di alcuni e nel contempo la perplessità di altri che trovavano oscuro e contorto il suo linguaggio, che, invece, capace come era di esprimere la profondità delle questioni e la complessità delle situazioni trattate, non poteva che essere profondo e complesso.

 

L’uomo politico fu, poi, di particolare livello, anche considerando i ruoli ricoperti, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla Segreteria del Partito di maggioranza (la D.C., di cui fu anche
Presidente del Consiglio Nazionale); fino a tante altre cariche (Sottosegretario, Ministro, Capogruppo Parlamentare) sempre ricoperte con sublime dignità e senso del dovere.

 

Ma le cariche formali ricoperte da Moro non dicono tutto il ruolo che ebbe nella politica italiana, a partire dal primo dopoguerra e già nella Costituente: si deve sopratutto a Lui la positiva gestazione del varo della alleanza di centro-sinistra che agli inizi degli anni ’60 segnava l’uscita indolore della politica democristiana dalle fase del centrismo, diventato troppo angusto di fronte alle esplosive novità che in quegli anni segnavano la crescita della società italiana. A Lui si deve la guida del primo governo di centro-sinistra organico nella legislatura 63-68; e sempre a Lui l’idea della democrazia compiuta, la fine della conventio ad excludendum che aveva relegato la rappresentanza popolare espressa elettoralmente dal PCI in uno sterile ruolo di perenne opposizione.

Ancora a Lui l’idea, che a molti apparve blasfema, dell’alternanza di governo con il maggior partito di opposizione (il PCI, appunto) sfidato a superare visioni antistoriche e contrarie agli interessi ed alla posizione strategica dell’Italia nel contesto europeo e mediterraneo.

 

Quello che colpisce in Moro e rende sempre attuale il suo pensiero ed il suo esempio è da un lato la visione democratica della politica e dall’altro la continua ricerca dell’orizzonte strategico, la capacità di proiettare l’azione politica nel domani, di preparare il domani per non farsene cogliere impreparati. Da qui le sue eccezionali performances congressuali (e non solo) piene di pura e sofferta intelligenza della realtà, sempre indagata con lo spirito laico di chi vuole capirla e non sottometterla a schemi teorici e/o ideologici preconfezionati.

Insomma, l’Uomo, l’intellettuale, il Politico Aldo Moro vivono ancora oggi, a trent’anni dalla sua barbara (sia detto con rispetto dovuto ai barbari della storia) uccisione, perché costituiscono un esempio ed un modello senza tempo, che nessuno può ritenere superato o inattuale.

 

 

5

 

 

 

 

E questo nostro tempo è propizio per ricordare, insieme a Lui, gli Uomini della sua scorta e tutti coloro che fino ai tempi più recenti (Biagi, D’Antona) sono caduti vittime di una violenza cieca e pretestuosa, a causa del ruolo, professionale o politico, che stavano svolgendo per noi, per le
nostre famiglie, per quelli che dopo di noi verranno. Costoro non devono essere mai dimenticati, perché se siamo liberi (quel poco o quel molto che ciascuno di noi sente di esserlo) lo dobbiamo, in
buona misura, proprio a Loro, al loro sacrificio.


PAOLO  CARINCI

 

 

LE  TASSE E  INTERNET

 

In un paese serio, quale il nostro non è, si scandalizzano coloro che le tasse non le pagano.Beppe Grillo, che guadagna tanto, ma che paga anche tante tasse, è l'eccezione. Dovrebbe ringraziare Visco per la pubblicità positiva. I giornali hanno in mano del materiale su cui lavorare per fare emergere non chi guadagna di più e paga più tasse, ma chi paga poco o niente e che ha invece un alto tenore di vita. Sappiamo bene chi evade: ora però i giornali hanno in mano uno strumento che se volessero usarlo, come si richiede ad una stampa seria, confermerebbe con nomi e cognomi, e non con statistiche, che gli unici che pagano le tasse in Italia sono i lavoratori dipendenti ed i pensionati ex-lavoratori dipendenti . Questo è il vero scandalo di questo paese a cui nessuno dei nostri politicanti mette rimedio. Forza giornalisti italiani, avete in mano uno strumento che può aiutare l'Italia a onorare per davvero l'articolo 3 della Costituzione
Beppe Grillo ha perso un'occasione per far la bella figura del contribuente virtuoso: anzichè farsi forte di pagare le tasse onestamente su un reddito dichiarato di 4 milioni di euro, se la prende per una lesione della privacy che tale non era fino a pochissimi anni fa, quando le liste dei contribuenti venivano pubblicate e rese accessibili dai singoli comuni di appartenenza.
PIUTTOSTO, tolti i contribuenti a *reddito fisso* da lavoro dipendente, e tolti gli onesti (come Beppe
Caro Beppe sempre li a dirci che la rete è libera è democratica e via dicendo ed appena,finalmente visco pubblica i redditi degli italiani in rete,apriti cielo! ti appelli nientemeno che a tremonti,l'odiato tremonti.....
dimostrando anche tu di far parte di una casta,quella di chi non vuol farci sapere quanto dichiara,come quello stronzo forzaitaliota del mio dentista e di tutti gli altri membri di ordini professionali che esattamente come te han gridato allo scandalo e si sono appellati a berlusconi.Grillo, si spera!) che dichiarano, poco o tanto, quello che percepiscono, quanti camionisti-tassisti-avvocati-dentisti-co struttori edili-architetti-commercialisti-notai-gi oeilleri-baristi-macellai-barbieri, DICHIARANO ESATTAMENTE QUELLO CHE PERCEPISCONO? provate a fare un confronto fra il volume d'affari/fatturato ed i codici attività che sono pure presenti nell'elenco....VI SEMBRA POSSIBILE CHE COSI' TANTI TITOLARI DI PARTITA IVA SIANO IN PERDITA o dichiarino meno di diecimila euro anno, pur con un volume d'affari stratosferico? E poi hanno il coraggio di lamentarsi della minimum tax e degli studi di settore. Diamo una svegliata all'Agenzia delle Entrate perchè incroci i dati degli intestatari di AUTO DI LUSSO e YACHT, con i redditi dichiarati. Partendo dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico, dove "Pubblico" dovrebbe anche fugare ogni pretesa di privacy...) e dal RINA, niente di più facile. Il modo più semplice di stanare gli evasori è partire dai beni di consumo, SERVE UNICAMENTE LA VOLONTA' DI FARLO.

PAOLO  CARINCI

 

6

 

Tratto da: “Una Voce fuori dal coro” di Giorgio Fioretti

 

SAGGI FILOSOFICI SUL DETERMINISMO STORICO

Il determinismo non è un fatalismo al di sopra e separato dalla storia, ma un motore generatore e generato che vive ed opera dentro la storia.

******************

Prolegomeni

Al pensiero deterministico della storia, verrà certamente contrapposto quello della libertà. Questa sarà una tesi che riscuoterà larghi consensi e un gran numero di sostenitori, poiché la libertà si ammanta di una forte carica suggestiva, anche se la sua attuazione non è mai stata completamente e diffusamente realizzata. Essa è stata sempre un sogno, una sofferta aspirazione di popolo. Diversi sono gli impedimenti che ne ostacolano la sua completa attuazione. Un primo impedimento è dovuto alla condizione economica. Senza aver prima raggiunto la liberazione economica non si può essere liberi. Altro impedimento è esercitato dal detentore del potere giacchè la libertà è mutuata dal potere. La sua inevitabile logica è: La mia supremazia, presuppone la tua sottomissione. Anche nella prima cellula sociale, la coppia coniugale, il più forte ha sempre limitato la libertà del più debole. Questo sopruso, trasposto nella storia sociale, è stato motivo di lotte di classi, di popoli e di etnie diverse. Libertà e potere sono due facce della stessa moneta. Libertà e società sono asincretici. So che la scuola scientifica di Copenaghen, affermando in modo fin’ora incontrastato il principio di indeterminazione, ha messo in ombra il determinismo, ma qui siamo nel mondo dell’estremamente piccolo, ossia della fisica nucleare, io invece sto parlando del determinismo dentro un contesto storico. Il determinismo, appunto storico, esercita la sua azione sul movimento complessivo delle civiltà e dei popoli. Ciò di cui vorrò occuparmi è della storia in senso ampio, e non semplicemente dei suoi personaggi e delle loro azioni. Per meglio chiarire questo concetto, forse mi sarà di aiuto far considerare che il medio evo, il rinascimento, le scoperte scientifiche e geografiche, i nuovi sistemi economici, le rivoluzioni e così via, non sono stati frutto dei personaggi impropriamente annoverati come autori, ma sono state spinte provenute dalle viscere della storia. I personaggi che l’hanno governate sono stati solo degli attori che hanno eseguito bene o meno bene quanto il momento storico richiedeva. A volte alcuni eventi sono stati ritardati, è vero, perché è data questa facoltà a chi ha il potere, ma giammai evitati e nemmeno modificati. Anche se,  esaminando in modo più scrupoloso il tema, si potrebbe arrivare a scoprire che anche l’individuo non è completamente immune

7

 

 

da spinte  deterministiche. E se poi volessimo considerare il caso alla luce dei risultati a cui è giunta la moderna genetica, scopriremmo che tutti gli esseri viventi sono biologicamente programmati. Mentre per quel che riguarda la formazione psicologica e culturale, la famiglia prima, la religione, la scuola e tutte le istituzioni formative con cui avrà rapporti in seguito, interverranno per modellare non liberi individui, bensì cittadini rispondenti a un modello di società precostituito. Difatti il giovane preso a modello è ubbidiente, non discute ciò che gli viene insegnato, è sottomesso, rispettoso delle norme, accetta le verità ritenute tali, e quando è molto docile può arrivare a guadagnarsi finanche la qualifica di dolce. Uomini che nel passato hanno sfidato leggi universalmente accettate come vere, come ad es. Galileo, Copernico, Newton, Darwin, Giordano Bruno, Einstain, quando non bruciati vivi certo non sono stati graditi ai ben pensanti allevatori di allora.  Altro che libero arbitrio! Il verbo educare (ex-ducere) non è propriamente corretto considerando come l’educazione viene impartita. Il verbo più giusto da usare sarebbe: “indurre” (in-ducare), o più propriamente: allevare; si perché le diverse aree della terra sono dei veri e propri allevamenti di mandrie, rimaste in larga misura “Hominidae”, in funzione degli interessi degli allevatori, i quali non hanno nessuna remora nel definire con documenti detti “costituzione”, il proprio allevamento. Per finire c’è ancora da dire sulla libertà che da uno studio condotto sulla società moderna da un filone della psicoanalisi,  (vedi Heric Fromm) sembra che al vantaggio della libertà, che comporta assunzione di responsabilità con tutti i suoi oneri e rischi, la maggior parte degli uomini preferisca addirittura rinunciare alla propria indipendenza in cambio di una garanzia sul futuro che lo liberi dalle ansie e dalle incertezza di avere una vita serena per se e la sua famiglia. Sempre per   meglio chiarire questo argomento, mi preme aggiungere che tutti gli eventi, acquistano diversa rilevanza a secondo l’angolazione da cui li si guarda. Una cosa è un avvenimento considerato stando immersi al suo interno, altro è se, evitando il coinvolgimento, lo consideriamo dall’alto elevandoci virtualmente su, su, verso il cielo. Allora il punto è: qual è la distanza più opportuna in cui posizionarsi per dare una valutazione la più corretta possibile? E qui bisogna innanzi tutto sapere  cosa si è interessati a capire. Ossia se siamo più interessati ai particolari più immediatamente visibili e riconoscibili dal basso, o allargare lo spettro di indagine fino alle cause più generali dentro cui i fatti particolari si muovono e sembrano dominare la scena. E’ come se di una guerra per far risaltare il valore di alcune pattuglie di soldati, si prendesse in considerazione solo le loro eroiche azioni condotte si in modo   autonomo, ma non indipendenti; poiché bisogna tener conto della guerra nella sua totalità che ha consentito quelle operazioni e che pertanto ne è stata la causa prima. Gli episodi umani si svolgono sempre dentro un contesto più ampio, che li condiziona, li promuove e gli da spazio e tempo per potersi svolgere. Di questo vorrò occuparmi; a questo cercherò di guidare la vostra attenzione.

 

Giorgio Fioretti

 

8

 

LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA E’ UNA INVENZIONE!

IN REALTA’  NON ESISTE!

 

 

            Ciò che comunemente viene chiamata democrazia partecipativa in realtà non è tale perché le persone coinvolte non decidono. Senza decisione non ci può essere partecipazione. Esse sono interpellate per dare il proprio parere su dei punti programmatici del bilancio, già precedentemente stabilito dal Consiglio Comunale. Il parere dei cittadini ha soltanto un valore consultivo perché la decisione finale viene sempre presa dagli organi istituzionali. Per cui sarebbe più corretto parlare di democrazia consultiva e non partecipativa. Comunque sono sbagliati entrambi i termini, con l’aggravante per il secondo, di uso corrente, di essere totalmente inventato ed inesistente.

            Non si può usare la parola democrazia a proprio piacere perché essa è legata al regime di proprietà che si propone di amministrare. La democrazia borghese o indiretta o rappresentativa è in funzione del regime di proprietà privata, del libero commercio e del profitto privato, mentre la democrazia proletaria o diretta  è in funzione del regime della proprietà socializzata, cioè di tutti,  e del profitto collettivo. Logicamente esperienze di democrazia diretta si sono fatte e si stanno facendo nel mondo anche all’interno dell’attuale sistema Capitalista. Sono piccole esperienze locali, limitate e sparse. La loro estensione o repressione dipende dall’avanzata o regresso della coscienza e delle lotte degli sfruttati.

            La democrazia partecipativa vorrebbe essere una via di mezzo tra queste due forme, ma in realtà            non è né l’una né l’altra, è semplicemente un ibrido, come il mulo, e non ha una riproduzione propria. Alcune esperienze di democrazia partecipativa che si sono verificate in Italia non hanno avuto nessun seguito e sono in piena crisi. Tanto per fare un esempio, che fine ha fatto il Bilancio Partecipativo della precedente giunta D’Alfonso? Io credo che si possa parlare di fallimento e non poteva essere diversamente perché sono forme di funzionamento che facilmente vengono riassorbite dalla democrazia istituzionale in quanto è questa che alla fine decide, per cui i cittadini che vi partecipano sentono l’inutilità del proprio ruolo e quindi se ne allontanano.

            Malgrado il fallimento della precedente Giunta D’Alfonso con il Bilancio Partecipativo, gli amici di Beppe Grillo ci riprovano di nuovo: evidentemente non imparano dalle esperienze altrui oppure loro si sentono “speciali”. Io credo più nella seconda ipotesi, cioè in un eccesso di superbia.   Il Programma  elettorale della lista civica in comune “By Amici di Beppe Grillo” (elezioni amministrative di Pescara – 2008) datato 3/03/08, inizia dicendo: “La lista civica …….intende portare nella pubblica amministrazione i principi della Democrazia Partecipativa che prevede la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica della città di Pescara….” Magari! Io non ci credo ma mi auguro che i fatti mi diano torto.

            Per potere veramente partecipare il cittadino deve essere in grado di decidere lui stesso che cosa discutere e sulle cose discusse, attraverso le assemblee e le decisioni assembleari. Però a questo punto non si può parlare più di democrazia partecipativa ma di democrazia diretta in quanto viene riconosciuta la sovranità dell’assemblea, cioè il suo potere decisionale superiore a quello del Consiglio Comunale. Questa è la differenza principale della Democrazia diretta con quella Partecipativa. Secondo me si sbaglia Stefano Murgo, il  candidato a sindaco della lista “Amici di Beppe Grillo, quando dice che la Democrazia partecipativa e quella Diretta sono la stessa cosa. 

            I Nove principi del nostro giornale sono un esempio di vera partecipazione, di Democrazia  Diretta ed Autogestione. Naturalmente in piccolo, però se dobbiamo crescere rinunciando ai nostri principi, preferiamo rimanere piccoli.

            Il fatto che non esiste una via di mezzo tra la democrazia rappresentativa e quella diretta deriva dal non essere stata ancora scoperta  una forma di proprietà intermedia tra quella privata e quella socializzata. Io credo che non esista, mi posso pure sbagliare, ma fino ad oggi ciò non è avvenuto.

9

 

 

 

            Naturalmente il mio discorso è fatto nel senso e con i tempi della Storia perché di forme ibride ne sono venute fuori tante, come la proprietà statizzata. Essa è stata alla base del regime economico dell’URSS, cioè dei paesi del “Socialismo reale”. Ma abbiamo visto che non ha creato un nuovo tipo di società  con un ampliamento della democrazia rispetto alle società liberali borghesi, tutt’altro: ha creato un restringimento ed una forte dittatura, basata sul potere assoluto di una casta burocratica. Per cui questa esperienza,  dopo aver fatto tanto danno alla causa degli sfruttati, è andata in crisi in seguito alla ribellione dei popoli di questi paesi.

 

            Oltre alla proprietà statizzata ci sono state e ci sono ancora oggi nel mondo altre forme ibride di proprietà come le nazionalizzazioni, le partecipazioni statali ecc.,  però sono state di breve durata, hanno fatto solo danno ed hanno permesso l’accentramento pazzesco in poche mani della proprietà privata, che è in piena espansione. Oggi alcune grandi multinazionali e pochi finanzieri “super-ricchissimi” dominano il mondo. Per cui i due parametri storici principali della forma di proprietà rimangono tuttora in piedi: o la proprietà privata “impazzita” o “la salvezza” nella proprietà socializzata.

 

            Abbiamo visto che, a nostro avviso, non esiste una via di mezzo tra Democrazia Rappresentativa  e Democrazia Diretta, né tra Proprietà Privata e Proprietà Socializzata, né tanto meno può esistere una società intermedia tra Capitalismo e Socialismo. Sono stati fatti tanti tentativi e tuttora sono in corso per teorizzare e realizzare una società di mezzo del genere, ma anche questi sono stati di breve durata e fallimentari. Tra questi voglio ricordare la famosa “Terza via” o “Socialismo europeo” di cui parlava Berlinguer, segretario del PCI, negli anni Settanta.          Questo ed altri non hanno creato nessuna nuova società e, di fatto, sono serviti ad illudere-confondere i popoli ed a rafforzare il potere della classe capitalista. Oggi è in corso il tentativo di Chavez, il presidente del Venezuela, insieme ad altre forze dell’America Latina, di costruire il Socialismo del XXI secolo. Io mi auguro che questa esperienza vada a buon fine e che si trasformi da Socialismo del XXI secolo a Socialismo e basta, i cui principi ed idee sono validi in ogni tempo ed in ogni luogo.

 

            In questa epoca non solo la democrazia partecipativa è inapplicabile e rimane una semplice illusione, ma la stessa democrazia rappresentativa è in estinzione, come dimostrano i risultati delle elezioni politiche del 13 e 14  aprile: le organizzazioni al di sotto del 4% sono tagliate fuori dal Parlamento. Inoltre si va verso il Bipolarismo, cioè alla dittatura di 2 grandi partiti con la scomparsa di tutti gli altri più piccoli. Questo processo di concentrazione e dittatura nel campo politico va in parallelo con quello nel campo economico, dove impera la concentrazione e la dittatura delle grandi multinazionali. Stiamo vivendo un processo che ci sta portando  alla “dittatura della democrazia”. Sembra impossibile, ma è così. Quando una parola si svuota del contenuto cioè del suo significato, se ne può fare qualsiasi cosa. E’ come una bottiglia di vino che viene svuotata del contenuto e riempita di acqua benzina aceto veleno od altro: all’esterno rimane sempre l’etichetta e l’aspetto della bottiglia di vino, però il contenuto non ha più niente a che vedere con la forma. Ciò si può capire soltanto evidenziando l’imbroglio. Speriamo che il popolo italiano capisca quello che sta avvenendo, scopra l’imbroglio della falsa democrazia e mandi a quel paese tutti. Il futuro si presenta drammatico e bisogna aiutare il popolo a capire questa realtà, ad avere fiducia  soltanto di se stesso, in forma autorganizzata.

 

Non ci sono scorciatoie né vie di mezzo, bisogna ritornare al significato originale della parola DEMOCRAZIA, derivante dal greco, che significa demos popolo e Kratia potere, cioè “Potere del popolo”. Per circa 2500 anni tutti i Governi hanno avuto paura di questa parola: evidentemente è molto potente.

 

                                                                                                                                     Antonio Mucci

 

10

 

La pagina di Diderot

 

Il Sindaco s'insedia.

Bella giornata la seduta inaugurale del primo Consiglio comunale a Pescara. Sala gremitissima di un pubblico curioso ed assetato di spettacolo, aleggia nell'aria la voglia dell'opposizione di dare battaglia soprattutto alla luce del recente arresto di Guido Dezio  che guasta la festa al confermato Sindaco Luciano D'Alfonso.

Il drappello esiguo di ex sconsolati (o trombati) parlotta e fa capannello: Luciani ,  De Blasio, Di Biase,ecc., non possono credere di essere diventati di colpo residuali; Silvio Profico si mischia con i PD, quasi ad intendere che lui con la sinistra ormai extra-parlamentare non ha niente a che fare; ( e D'Alfonso lo cita spesso e gli strizza l'occhiolino) non occupa più neanche il posto  dell'emiciclo che di solito era appannaggio ( e con rivendicato orgoglio)  dei consiglieri più a sinistra dello schieramento: i tempi sono davvero cambiati. Scena madre stucchevole il giuramento del Sindaco ! Una valletta figona che porge al Sindaco  la fascia tricolore su un cuscino damascato è certamente un quadretto  degno della migliore coreografia. Un abbraccio al delfino Fusilli , un discorso avvolgente con lucida oratoria , citazioni di tutti i punti forti dell'amministrazione, liquidato il  caso Dezio come incidente di percorso usuale fra tutti gli amministratori  che realizzano grandi cose , fa poi un richiamo al Volto santo di Manoppello , e ancora ricordi stucchevoli di famiglia , mancano solo le lacrime, ma non manca una standing ovation abilmente tirata alla  claque dalfonsiana mischiata fra il pubblico.

"Le uniche dimissioni che darei sono quelle dalla mia pazienza" :  una stucchevole  citazione quasi degasperiana esclamata da  D'Alfonso ad effetto , quando risponde all'opposizione che gli chiede le dimissioni per il caso Dezio. Bisogna dire però che ci sa fare e, da buon imbonitore da televendita ... sa ben vendere la sua merce !

 

La Costituzione e i giovani.

L'aula consiliare del comune di Pescara è stracolma dei ragazzi delle scuole superiori: si celebra il 60° anniversario della Costituzione della Repubblica italiana.

Sul tavolo della presidenza una decina di loro per svolgere degli interventi : fatto positivo. Peccato che il tutto è stato rovinato da Enzo Fimiani , direttore della biblioteca provinciale di Pescara, il quale da perfetto baciapile ripete fino alla nausea, rivolto al Prefetto anch'egli fra i convenuti a presiedere, ( chissà perchè in queste occasioni ci deve per forza stare un prefetto ,oppure  un vescovo, boh ..) " eccellenza di qua, eccellenza di là, eccellenza di giù, eccellenza di su, ringraziamo Sua Eccellenza il signor Prefetto..", ecc.

Che spettacolo indecoroso offerto ai ragazzi ! E' mai possibile che la Costituzione della Repubblica italiana non possa prescindere dalle eccellenze? Un titolo vescovile  ormai in disuso, da abolire. L’appello al “patrimonio comune” non è retorica. Non compiremmo alcun passo avanti se il rifugiarsi   nello sterile terreno della retorica rappresentasse per la Costituzione  l'unica forma di pubblicità : una sonora sconfitta ed un assist  offerto a coloro che la vogliono stravolgere. 

 

Il Sessantotto.

Mario Capanna a Pescara; Leo Nodari dopo essere stato sconfessato da Libera per le passerelle organizzate in mome dell'antimafia  per la campagna elettorale del Partito Democratico  , tenta di rimediare invitando il leader sessantottino a presentare il suo ultimo libro: Il sessantotto al futuro. La sala dell'auditorium De Cecco semivuota, ormai il sessantotto è  diventato un ricordo per reduci, se ci fosse un simbolo come il cappello con la penna degli alpini sicuramente verrebbe indossato.

Formidabili quegli anni, Lettera a mio figlio, Il sessantotto al futuro, sono i libri scritti da Capanna e, oltre il riconoscimento della sua genuina vena narrativa e rievocativa, a Capanna  va comunque riconosciuta  un' onestà intellettuale, rara fra i tanti altri reduci "eroi" sessantottini, passati in gran parte , con armi e bagagli , alla greppia berlusconiana.

Una nota esilarante : il Centro, il nostro quotidiano pescarese più letto in Abruzzo pubblica il resoconto della conferenza e tra gli intervenuti cita Marco Gelmini, il grigio burocratichetto del PRC regionale; in effetti il nome di Gelmini era sulla locandina, ma non s'è visto.  Perciò, arguisco che  il  Centro ha pubblicato una velina preconfezionata . Ecco un esempio di giornalismo da non seguire.

Però, devo aggiungere,  che l' analisi di Capanna  è sempre molto lucida.  Ma nel libro c'è molto passato, poco futuro. In questo testo, che si legge in un'oretta prima di dormire, il compagno Capanna si leva una serie di sassolini dalle scarpe. Sembra che più che futuro Capanna  mescoli un po' di voglia di rievocarsi e un po' di voglia (o necessità) di far cassa, sfruttando la ricorrenza del quarantennale. Ma è un male minore.

 

Diderot

 

11

 

 

RETE4 SE NE DEVE ANDARE, PUNTO

Fedelissimi di Silvio e massaie spensierate non disperate,potrete continuare a vedere l'illuminato Emilio Fede e le telenovelle sul digitale terrestre,basta che vi compriate un decoder ,se già non lo avete.
Ma cosa troverò sul mio telecomando schiacciando il tasto 4?
Semplice,ci sarà il canale televisivo Europa7 che avrebbe dovuto esserci fin dal 1999 in virtù della gara d'appalto vinta per quella onda di frequenza.
E come mai Rete4 ha continuato a trasmettere?
Semplice,ha goduto di proroghe e salvagenti legislativi attuati anche dai governi di centro-sinistra (della serie "quando si parla di inciucio").
E chi vuole questa crudeltà per i fedelissimi di Silvio e per le massaie spensierate?
Semplice,il Tar,la Corte Costituzionale,La Corte di Giustizia Europea e tra poco anche il Consiglio di Stato.Qust'ultimo infatti dovrà decidere seguendo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea cui lo stesso Consiglio di stato ha richesto lumi.
E cosa ha detto la Corte di Giustizia Europea?
Semplice,che il sistema televisivo in Italia NON segue criteri di selezione obiettivi,trasparenti,non discriminatori e proporzionati (ma va,non ce ne eravamo accorti !!!)
E cosa succede se adesso Silvio non si dà la zappa sui piedi relegando il fido Fede sul digitale terrestre?
Semplice, è già aperta la procedura d'infrazione europea, dunque se l' Italia non provvede dovrà pagare una multa salatissima e retroattiva.
E di quanto è questa multa?
Circa 350mila euro al giorno dal 1 gennaio 2006.... i conti esatti li faremo il giorno che verrà emessa,comunque si tratta di milioni e milioni di euro.
Ma insomma ,chi la paga davvero questa multa?
Semplice,i fedelissimi di Silvio,le massaie spensierate,tutti i cittadini italiani e io,che di Emilio fede e delle telenovelle non me ne frega proprio niente.
E ora vediamo cosa fanno e dicono i politici italiani al riguardo.
In una nazione "normale",il Governo sarebbe il primo a rispettare le leggi e le sentenze del potere giudiziario,invece da noi si sta cercando di fare l'ennesima leggina che salvi capre e cavoli secondo la mentalità del furbastro all'italiana, cioè in questo caso,non pago la multa e mi tengo Rete4.
Nel parlamento,solo Di Pietro ha denunciato fermamente la "furbata" di Silvio e compari,seguito ora da Veltroni. Però c'è da domandargli perchè si è svegliato solo ora che è all'opposizione e non si è svegliato prima quando lui e i suoi compari erano al governo.
Sui compari politici di Silvio,le loro giustificazioni addotte sono un vero e proprio insulto all'intelligenza e alla dignità dell'essere umano.
Uno:hanno detto che il conflitto di interessi in Italia non sussiste più perchè è stato risolto dagli Italiani con il loro voto di fiducia per Silvio.....della serie "Avete eletto Silvio,Lui è buono,vi toglie le tasse e i clandestini,dunque poi fategli fare qualche fattarello suo,tanto che ve ne frega di Europa7se c'avete già la bella e gratis Rete4?"
Due: con tanti problemi seri che angosciano gli Italiani,Di Pietro e Veltroni stanno qui a fare commedia per la televisione?Perchè non si preoccupano di altro?....della serie "se scoppia la guerra posso uccidere chi mi sta sulle palle,tanto ci sono problemi più seri e più morti altrove,chi è lo scemo che si vuole occupare di me?"
Visto il grado di raffinatezza delle dichiarazioni dei compari di Silvio e la loro arroganza,personalmente ho deciso di dire basta nel fargli fare il comodo loro con i soldi delle mie tasse e di offendermi pure con i loro ragionamenti .
Il discorso è molto semplice e facilmente verificabile.
Se tra 1 anno schiaccio il tasto 4 e ci trovo ancora Rete4 significa che Silvio e famiglia continuano a far quattrini a danno di altri,punto.
Se l' Unione Europea infliggerà la suddetta multa salatissima da pagare anche con i miei soldi,allora,cari fedelissimi di Silvio, care massaie spensierate e cari compari politici ,sarà bello vedere se legalmente è possibile citarvi per danni e riottenere personalmente da Voi, i miei soldi sprecati in questa maniera.....poi magari potreste farvi rimborsare dai figli di Silvio,visto che lui dice che Mediaset non è più solo sua,poverino!!!


PAOLO VASINI

12

 

ANDIAMO A SENTIRE TRAVAGLIO E SAVIANO ?

Anno 1944.
Dal libro di Andrea Camilleri sui pizzini di Provenzano.
Girolamo Li Causi,comunista e antimafioso,va a Villalba,sicilia,paese di don Calò Vizzini,uno dei primi capomafia storici,a tenere un discorso con 2 suoi compagni,i quali esordiscono parlando di separatismo e medioevo.
Poi tocca a Li Causi che subito entra in tema minato:mafia.
A quel punto don Calò Vizzini lancia un grido, le campane del paese iniziano a suonare e i contadini al seguito di Vizzini sparano.Li Causi è colpito alla spalla e trascinato in salvo dai suoi 2 compagni che a loro volta si ritirano sparando.
Anno 1947.
Bianca Bianchi,socialista di Firenze,decide di andare a tener comizio a Villalba.
I suoi compagni impauriti la mettono in guardia sul pericolo,ma lei va.
Accoglienza trionfale,piazza piena di bandiere rosse,applausi durante il comizio,mazzo di fiori di don Calò Vizzini .
Quando fu chiesto a Vizzini come mai quel cambiamento rispetto a 3 anni prima ,lui rispose:-Primo ,era una femmina,secondo,le parole stringi stringi non portano danno.
Elezioni successive: alla DC tutti i voti tranne 4 ai monarchici, ai socialisti zero.

MARCO TRAVAGLIO e ROBERTO SAVIANO
Sono andato alle conferenze di Travaglio e Saviano ed ho visto tante "brave persone",ma poi cosa succede?
Ognuno torna a casa col suo libro da leggere per indignarsi e basta?
Pensate che il nostro compito sia solo quello di controllare e denunciare i politici "cattivi"?
Scusate,ma di magistrati e giornalisti che controllano finiti "ammazzati" o quasi,l'Italia ne è sempre stata fornita, e i risultati sono questi?
Non pensate invece che ci si debba attivare per cambiare il sistema?
Io mi impegno nella costruzione di un Movimento che propone un nuovo sistema, una nuova idea di politica,e nel mio piccolo mi attivo davvero.
Quante di quelle "brave persone" che ieri stavano da Travaglio o Saviano andranno in giro tra la gente a dare un volantino,ad organizzare un banchetto,a parlare non con i soliti 4 iniziati della loro "intellighenzia",insomma a fare davvero informazione " nel popolo"?
O faranno come i contadini di Villalba,bandiere e applausi e poi chi si è visto si è visto?
Oppure abbandoneranno Rifondazione Comunista,i Verdi,i Comunisti,il PD(sicuro che non sia un partito di destra camuffato?)perchè coinvolti nella "casta" e non andranno a votare,senza pensare alla costruzione di qualcosa di positivo, tanto basta indignarsi e tutti felici e contenti con la propria coscienza?
Con questo vostro modo di fare da "brave persone" di davvero felici e contenti farete 2 realtà:la destra dei padroni e la mafia.
E vissero tutti felici indignati e contenti....

Paolo Vasini

 

 

 

13

 

E dopo il voto?
di Luciano Martocchia


Il risultato della elezioni politiche ha fotografato gli orientamenti dei cittadini in questo momento. Scelta che non appare effimera, ma potrebbe durare nel tempo. La destra di Berlusconi, Fini e Bossi ha vinto. Il Partito Democratico di Veltroni ha perso. La sinistra radicale è scomparsa. Perché?
Prima di rispondere vorrei ribadire che la destra italiana non è liberale né democratica: non ha assimilato la lezione degli  economisti anglossassoni (Smith, Ricardo) ma neppure quella di Einaudi. A sua volta il Partito Democratico e i suoi antenati (PCI, PDS, DS, Ulivo,ecc) hanno gettato al macero la cultura socialista e la sua esperienza ( Marx, Engels, Bernstein, Kautsky, insieme a Salvemini, Turati e Gramsci) e hanno guardato con sufficienza ai modelli socialdemocratici dei Paesi nordici. La Sinistra radicale ha imbalsamato le vecchie bandiere e le ha esibite mummificate e inconcludenti, anche durante la campagna elettorale.
Credo si possa dire che tutte le correnti politiche sono state contagiate dalla pubblicità, in particolare dallo spot che dice: "Life is now!" che è penetrato in profondità nella coscienza collettiva. Lo spot può essere tradotto così: ora e subito! La vita non è progetto ma attimo fuggente. Vale per tutti, anche per il miserabile che non sa se arriverà a sera e dormirà sotto un ponte avvolto in stracci e cartone.
A maggior ragione per i ricchi e potenti, che ora e subito vogliono accrescere i loro profitti, a qualunque costo, senza tener conto dell’interesse collettivo. L’Italia è stata fatta, ma gli italiani non ancora. Su tutto prevale l’interesse ‘particulare’ (Guicciardini’). La coscienza di classe è svanita da tempo e si va vanificando la coscienza della comunità. La televisione ha diseducato la gente: ciò che conta è ‘apparire’, non ‘essere’. Romano Prodi, per esempio, non è stato né amato né apprezzato perché non è un tycoon, non è un miliardario, non è un imbonitore,  ma una persona fin troppo normale  che, non essendo stato capace d'imporre la sua personalità, s'è fatto sopravanzare dalle mosse di Walter Veltroni che di fatto, con un sol colpo, ha distrutto le speranze residue del Governo, oltre  l' aver messo fuori gioco tutta la Sinistra cosiddetta antagonista. Il suo esempio fa diventare pazzi di rabbia quelli che avevano considerato che solo all' ottobre scorso Berlusconi era all'angolo, per aver annunciato a vuoto spallate che di fatto non ci furono. 

Se queste considerazioni sono valide, non c’è da stupirsi se le elezioni hanno premiato la destra, che ha raccolto quello che aveva seminato: il populismo demagogico, le promesse a cascata mai mantenute. A malincuore dobbiamo dire che ha vinto lo spot pubblicitario, la telenovela insulsa, la stupidità, l’ignoranza, il conflitto di interesse. Hanno vinto la mafia e la camorra. Il boss Mangano, condannato a tre ergastoli, lo stalliere di Berlusconi e suo uomo di fiducia, è stato definito un eroe dal senatore Dell’Utri, manutengolo di Berlusconi. Hanno perduto invece coloro che vivono del proprio lavoro e pagano le tasse. Hanno perso gli onesti, i giovani coi loro sogni, tutti coloro che credono nella democrazia, nella giustizia, nella solidarietà.
Non bisogna tuttavia rassegnarsi alla sconfitta e alla disperazione. L’Italia ha ancora persone oneste e capaci, a cui sta a cuore l’interesse collettivo e sono pronte a battersi per l’applicazione  dell’articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge….E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Solo questa può essere la rotta per la rinascita della Sinistra e per innervare un programma politico.
Occorre una rivoluzione culturale, lunga e difficile, anche per il Partito Democratico e per ciò che resta della la sinistra radicale se vogliono diventare  un punto di riferimento serio per chi vuole trasformare la società . Se sapremo essere determinati e uniti, i vincitori di oggi cadranno sotto il peso della loro mala politica, ma coloro che hanno sbagliato devono andarsene e lasciar spazio a nuovi soggetti in grado di condurre lotte reali contro il risorgere di nuovi fascismi.

Ma se vogliamo intenderci per un'alternativa  alla depressione solo attraverso i cosiddetti governi ombra  ( strumenti in mano ai residuali per rimanere a galla sui giornali e televisioni ) qualcuno potrebbe pensare di  espandere il concetto di ombra,  perché, dopo la rovinosa caduta dell'Arcobaleno già s'è formata la sinistra-ombra. E così continuando si potrebbe anche simulare soluzioni alternative a problemi sociali scottanti: i precari-ombra, i salari-ombra e le pensioni-ombra. E mentre la Lega apre una sede reale a Mirafiori, tra gli operai, si potrebbe aprire, per contrapposizione, una sede-ombra.  E così facciamo finta di fare politica , Berlusconi invece la fa sul serio, e a modo suo.

 

Luciano Martocchia

 

14

 

Perché un altro XX giugno?

 

L’attualità del XX giugno.

Nella ricorrenza delle tragiche giornate che videro la città di Perugia teatro di uno dei più atroci eccidi perpetrati dalle truppe dello Stato Pontificio contro una popolazione civile insorta nel nome della libertà, nell’anniversario del ritiro dell’esercito tedesco occupante da Perugia,  c’è bisogno di un XX giugno diverso da quello ufficiale?

Perché abbiamo scelto come nome per il nostro  comitato quello di Pietro Castellini , anonimo martire, fulgido eroe, pessimo tiratore, incauto soggetto della città di Perugia?

Il Castellini  rappresenta l'anima popolare della ribellione perugina: mentre le celebrazioni ufficiali esaltano i vari capi di quella rivolta che all'approssimasi delle truppe pontificie fuggirono verso l'allora indipendente da poco e per poco Toscana, noi preferiamo ricordare i popolani quasi disarmati che affrontarono il 20 giugno 1859 il 1^ reggimento di fanteria "esteri" rinforzato da artiglieria, guardia di finanza e gendarmeria pontificia, comandato dal Colonnello Schmidt.

Una cosa che ci discosta dalle celebrazioni ufficiali è la presenza di un picchetto dell'esercito italiano: l'esercito italiano deriva da quello piemontese il quale si guardò bene dall'intervenire in soccorso della città di Perugia.

Per questo pensiamo di celebrare in modo diverso da quello ufficiale il XX giugno.

Cosa dovrebbe significare il XX Giugno? Solamente un qualunquistico e scontato discorso recitato come l'Ave Maria come lo è ora? No, nient'affatto.

Per capirlo bisogna ripercorre le tappe di quelle due date, soprattutto la prima, la tragica caduta del governo provvisorio il XX Giugno 1859, e capire il popolo di Perugia chi era, come si muoveva e soprattutto a cosa aspirava in quei tumultuosi anni.

Nella seconda metà dell'800 Perugia arde come tutte le città della penisola. Nel Nord l'esercito regolare del regno di Piemonte  con l'appoggio dei Francesi e delle Forze Liberali, Socialiste, Repubblicane, Garibaldine e Mazziniane delle terre irredente, liberavano il Lombardo-Veneto. Ma a caro prezzo! Infatti l’appoggio francese era stato ottenuto solo grazie a una vera e propria spartizione dell’Italia: Si era previsto un regno dell’Italia del Nord retto dai Savoia, uno Stato della Chiesa, ridimensionato a favore del Regno del Nord  ma protetto dalle truppe francesi, e un Regno del Sud, governato da un nipote del generale napoleonico Gioacchino Murat, vassallo dell’imperatore dei francesi Napoleone III.

Ma il Sud attendeva ansioso lo sbarco di Garibaldi con i Mille per porre fine alla egemonia Borbonica, auspicando l'inizio di una nuova era che non prevedeva, però, il potere  dei Savoia, testimoni i moti dei briganti di fine '800 in tutto il Mezzogiorno. Nello stesso tempo Perugia, piegata dal giogo del Pontefice, dopo secoli di oppressione viveva una fase movimentata: i nobili, il ceto medio e la media borghesia liberale aderì compatta al vento Cavouriano che soffiava da Nord, si organizzò nella Massoneria, che allora il potere lo combatteva anziché  costruirlo; poi c'era il vento che soffiava dal basso: le classi umili, il popolo, le prime idee socialiste che si  univano col pensiero Repubblicano, Garibaldino o Mazziniano, il mito della Repubblica Romana, coloro che credevano in un futuro diverso per la città, idealisti, patrioti, libertari. Sopraffatti dal secolare giogo del Pontefice i due venti agirono insieme, il 14 Giugno 1859. Guidati da Francesco Guardabassi arrivarono compatti dove 400 anni prima un rappresentante del Pontefice prese il posto dei Priori, e costrinsero il delegato Pontificio a restituire i poteri alla città.

Guardabassi con altri esponenti del movimento liberale formarono il Governo Provvisorio, in attesa delle truppe Piemontesi che sarebbero dovute arrivare per contrastare una eventuale reazione del Papa. Le truppe Piemontesi non arrivarono, la reazione del Pontefice sì.  Infatti Cavour decise di non inviare rinforzi a Perugia per non rovinare i rapporti con la Francia di Napoleone III, garante del Papa. Solo il Governo Provvisorio di Toscana inviò ai Perugini 400 fucili per integrare l'armamentario cittadino finora composto da archibugi da caccia.

 Alle ore 14,30 del  XX Giugno 1859 gli Svizzeri percorsero la disabitata Ponte San Giovanni: i pochi contadini e residenti erano fuggiti nelle campagne e nella macchia per evitare l'ira dei mercenari. Proprio a Ponte San Giovanni cominciò però la Resistenza Perugina e le stragi dei soldati di Pio IX. Un'unica casa era rimasta abitata in borgo, quella di un possedente, Angeletti, con la famiglia sua e del suo cantiniere, Pietro Castellini, un giovane padre 20enne. Egli, in un attimo di fiero orgoglio, animato dal desiderio di giustizia, non esitò a fare fuoco dalla finestra dove stava, senza centrare alcuno. Fu immediatamente colpito dai colpi degli Svizzeri e  cadde esanime, lacerato dai colpi dei mercenari: il primo insorto perugino era caduto. Gli si gettò al collo la moglie con la figlioletta neonata; si compì allora una delle maggiori efferatezze dei soldati

del Pontefice, i quali bloccarono la donna, le strapparono di petto l'innocente creatura e la lanciarono sul letto del Tevere che scorreva a pochi passi. La donna e l'Angeletti furono arrestati e portati via. Tra il silenzio mortale le truppe ripresero la marcia verso Perugia.

15

 

 

Abbandonati dai Savoia gli insorti Perugini, un migliaio in tutto, tentarono la strenua difesa prima dalle mura del Frontone, poi da Porta San Pietro, fino ai vicoli dell'attuale Corso Cavour, dove ripresero gli eccidi degli Svizzeri. La Resistenza Perugina si trasformò in una vera persecuzione casa per casa. Le dimore venivano incendiate e distrutte, le donne violentate, gli uomini torturati. Mentre la città veniva saccheggiata e gli insorti che avevano creduto in Cavour cadevano sotto i colpi degli uomini di Schmidt, i capi del Governo Provvisorio scappavano verso la Toscana. I mercenari del Pontefice arrivarono casa per casa fino a Piazza Maggiore, dove restituirono il controllo della città al Papa Pio IX. Quest'ultimo, beatificato da Giovanni Paolo II nel 2000, espresse il suo compiacimento al Colonnello Schmidt promovendolo Generale di Brigata. Il giorno dopo a Perugia era tornato tutto come 10 giorni prima : i mercenari svizzeri, ubriachi, davano fastidio alle giovani donne, umiliavano gli uomini, picchiavano chiunque non portasse loro rispetto.

Napoleone III comprese dalla fiera  insorgenza perugina che il suo progetto di egemonia in Italia era impossibile e firmò separatamente dal re di Sardegna Vittorio Emanuel 2^  la pace con l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe a Villafranca.

Pietro Castellini, viene descritto come un ragazzo semplice, un ventenne amante dei piaceri della vita, dedito al suo lavoro di cantiniere come amorevole nella vita di tutti i giorni con la giovane moglie e con la neonata figliola. Il suo peccato mortale fu il suo amore per la giustizia e la libertà, il non poter sopportare ancora le angherie clericali come nei suoi 20 anni passati nella povera Ponte San Giovanni. Morì per il suo slancio ideale, per la passione per la sua gente, per il suo odio nei confronti di chi umiliava il suo popolo. Ecco perché abbiamo deciso di dare il suo nome a questo comitato e di partecipare in modo autonomo alla celebrazione di chi decise il XX Giugno del 1859 e poi il XX Giugno del 1944 di mettere a rischio la propria vita  per la nostra libertà, imbracciando un fucile e combattendo chi umiliava le nostre terre. Ricorderemo anche che il XX Giugno 1859 morirono in tanti per mano dei mercenari Svizzeri, colpevole però sempre e comunque il tradimento di Cavour e dei Savoia nei confronti del Popolo Perugino che aveva riposto in loro la propria speranza di libertà.

 

 Il Comitato Pietro Castellini nasce in memoria e in continuità con le fiere tradizioni anticlericali, socialiste e federaliste del risorgimento perugino/italiano:

•           All’insegna del recupero e della difesa della memoria storica cittadina, contro il trasversale e dilagante revisionismo storico volto ad occultare, sminuire e ridimensionare la portata reale dei tragici eventi del Giugno 1859 col fine di devitalizzarne il significato, scagionarne mandanti ed esecutori e cancellarne la memoria delle vittime;

•           In difesa del libero pensiero e della libertà di coscienza, contro l’oscurantismo religioso;

•           A favore dell’autodeterminazione individuale e sociale, contro le sistematiche ingerenze di tutte le istituzioni religiose nella vita politica, culturale e morale della collettività;

•           In difesa di un’esistenza vitale e terrena, per una sessualità come piacere, contro l’inganno di tutte le dottrine religiose che al fine di manipolare e sottomettere ogni passione umana, hanno fatto della morale della rinuncia, del sacrificio, dell’alienazione da sé l’unico modello da seguire;

•           Contro  un pensiero dominante che nei secoli ha fatto della sessualità femminile una realtà di cui vergognarsi, da reprimere e da cancellare arrivando al paradosso del concepimento senza peccato;

•           Per rilanciare i valori dell’uguaglianza e della libertà, contro Papi, Mullah e Rabbini che, oggi come ieri, nel nome del loro unico dio, non esitano a benedire nuove guerre di civiltà, a scomunicare i nuovi eretici e a perseguitare con rinnovati anatemi chi non si uniforma alla loro  unica Morale.

- Oggi -

Ad un secolo e mezzo da quelle storiche giornate di ribellione:

•           Consapevoli che senza memoria del passato non c’è futuro possibile, abbiamo deciso di riscattare dalle ormai sterili e vuote cerimonie istituzionali il vivo ricordo di quegli uomini e quelle donne che con il prezzo della loro vita riconsegnarono alla città, anche se soltanto per pochi giorni, la libertà dalla tirannia pontificia;

•           Consapevoli della secolare continuità storica e ideologica che lega le Sante Crociate alle nuove guerre di civiltà, le inquisizioni e i roghi di un tempo alle nuove discriminazioni contro tutte le minoranze, le parole di “carità” di Pio IX e di Pio XII al falso umanitarismo ipocrita ed interclassista di Wojtyla e Ratzinger:

             

-Rilanciamo l’attualità e la stringente necessità di una rinnovata e critica e pratica anticlericale che sappia tornare ad essere uno strumento di riscatto ed emancipazione dall’oppressione religiosa per arrestare il nuovo MedioEvo che avanza.

 

 

Pietro Castellini

 

16

 

XXI secolo: schiavitù e tratta di esseri umani

 

di Edoardo Puglielli

 

(quarta parte)

 

 

Donne

 

Le donne sono, con i bambini, le persone più vulnerabili e soggette alle violenze fisiche e psicologiche di individui più forti di loro o di gruppi criminali locali e transnazionali. Nei casi più estremi, oltre ad essere gravemente esposte al lavoro schiavistico, le donne sono i soggetti maggiormente indifesi rispetto alle piaghe dell’abuso fisico e della schiavitù sessuale. Molte giovani donne, in particolare nei paesi poveri, sono entrate ancora bambine nel mondo della prostituzione a causa del circolo perverso nel quale sono state precipitate da genitori o parenti che ne hanno abusato sessualmente in tenera età. In altri casi sono la povertà e la mancanza di scolarizzazione a spingerle in questa rete. La gran parte delle giovani donne straniere costrette a prostituirsi nei paesi in cui sono emigrate, prima di essere immesse nel “giro”, hanno subito un più o meno lungo periodo di assoggettamento allo sfruttatore, che ha utilizzato metodi violenti per vincerne la repulsione. L’unico modo quindi per restare vive e sfuggire alle bastonate e agli stupri è assecondare il padrone. Le vittime spesso appartengono a gruppi di rifugiati in fuga dalle guerre fratricide del Ruanda, Afghanistan, ex-Jugoslavia, Kosovo, Sierra Leone, Liberia, Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia, Cecenia. Questi gruppi diventano le prede preferite dei trafficanti di uomini e sono proprio le giovani donne i bersagli più a rischio, che vengono comprate, ingannate con la speranza di un futuro migliore o addirittura rapite. Di pari passo è andato sviluppandosi un mercato di “servizi” per facilitare la migrazione irregolare: fornitura di documenti di viaggio contraffatti, trasporto, attraversamento clandestino delle frontiere, sistemazioni temporanee, etc… etc..., insomma, tutto l’indispensabile per ampliare attività e profitti. Chiunque cerchi scampo da una situazione di grave disagio sociale può diventare vittima della tratta.

Cifre del 1997 indicavano l’Asia sud-orientale (Cina, Filippine e Thailandia) come la regione che forniva ogni anno il maggior numero di esseri umani al traffico del sesso, più di 200.000 donne e bambini. Il 60% di questi finiva nel “giro” delle città della stessa Asia sud-orientale. Il rimanente 40% veniva trasportato in Nord-America, Medio Oriente, Europa Occidentale, Giappone e Australia; circa 30.000 finivano annualmente negli Stati Uniti. Nello stesso periodo dai trafficanti dell’ex-Unione Sovietica venivano trasportate circa 100.000 donne l’anno, distribuite in Nord-America, Asia meridionale, Giappone, Europa, Medio Oriente e Africa che, a sua volta, vedeva partire almeno 60.000 donne e bambine destinate al mercato del sesso. Dall’Europa orientale invece, nel 1998 partivano circa 75.000 schiave: 2.000 finite negli Stati Uniti, 56.000 in Europa Occidentale, 5.000 in Medio Oriente e 1.000 in Asia. Sempre stando ai dati del 1998, 150.000 donne e bambini venivano ogni anno rapiti o comprati in Asia Meridionale per esser dirottati sui mercati nordamericani, medio orientali, europei, giapponesi e del sud est asiatico, mentre 100.000 bambini latino americani finivano in nord America, Asia ed Europa Occidentale.

Se è facile che gli uomini possano essere oggetto di traffici illeciti con lo scopo di acquisire mano d’opera a bassissimo prezzo, per le donne il destino è quello di finire a fare le serve in case private oppure in strada. Lo stupro da parte dei trafficanti è divenuto una costante, seguito poi da molti altri che tolgono ogni resistenza ed il rispetto per sé stessa ad ogni ragazza, facendola diventare ottimo strumento di ricchezza per lo sfruttatore. È la storia di Sandra Pite, emersa solo nel giugno 2007. Aveva 21 anni quando una conoscente della madre le ha proposto un lavoro in Italia come parrucchiera: così insieme ad altre 15 ragazze nigeriane è partita per l’Europa. Dopo un

 

17

 

 

viaggio rocambolesco l’impatto con l’Italia è stato durissimo. Sandra è stata costretta a prostituirsi fin dalla prima sera dietro minacce di ritorsioni e violenze. Sulle sue spalle a pochi giorni dall’arrivo in Italia pesava già un debito di 60 milioni di lire da restituire per riconquistare la libertà. «Lavoravo sia la sera che il mattino dormendo appena tre ore per notte – racconta – Tutto quello che guadagnavo lo davo alla mia mamma, a cui dovevo pagare un affitto di un milione al mese oltre al mio debito. Per più di un anno non ho potuto inviare soldi a mia mamma. E se non guadagnavo abbastanza venivo picchiata e minacciata ». Dopo 14 mesi di inferno Sandra ha incontrato un ragazzo italiano che l’ha convinta a denunciare i suoi sfruttatori.

Dagli anni sessanta ad oggi la sola compravendita di donne e bambini destinate all’asservimento sessuale in Asia è stimata ammontare di circa 30 milioni di individui. Ogni anno almeno 100.000 donne immigrate negli USA sono costrette a prostituirsi. Nel solo Giappone se ne contano 50.000: stiamo parlando di due tra i paesi più ricchi del globo, in cui una donna asiatica viene venduta per 20 dollari. In Germania i protettori di prostitute russe hanno un giro di affari enorme: ogni ragazza, in media, guadagna 7.500 dollari al mese. Di questi circa 7.000 vengono incassati dai suoi sfruttatori. Qualche anno fa si stimava che circa 2 milioni di donne in tutto il mondo erano state oggetto di traffici illegali. Di queste, tra le 200.000 e le 500.000 lavoravano illegalmente come prostitute nell’Unione Europea. In Italia in particolare, cifre del 1996 denunciavano una presenza tra le 19.000 e le 25.000 prostitute straniere, 2.000 delle quali oggetto di traffico di esseri umani. All’inizio del 2001 le prostitute straniere in Italia salvano a circa 35.000, 3.500 delle quali considerabili schiave.

I confini di questa moderna schiavitù, che si intreccia sempre più con la criminalità organizzata, sono difficili da tracciare. Si stima che ogni anno 500.000 ragazze straniere vengano portate in Europa con l’inganno. Di queste 50.000 sono dirette in Italia. Dall’agosto 2000 al giugno 2006 sono arrivate al Numero Verde antitratta oltre 494.000 segnalazioni di situazioni di sfruttamento e violenza contro le donne straniere. Ma al di là delle cifre, sono i mutamenti in corso a preoccupare: cresce il numero delle minorenni vendute e aumentano le nazionalità delle donne vittime della tratta. Accanto alle nigeriane e alle ragazze dell’est (albanesi, rumene, moldave, ucraine, russe) si sta diffondendo sempre più la presenza delle ragazze asiatiche (cinesi, giapponesi, tailandesi, vietnamite e cambogiane). E questa nuova ondata sta facendo cambiare anche le modalità con cui gli sfruttatori costringono le donne a prostituirsi. Si allarga il racket della prostituzione al chiuso in appartamento o nei club, la loro attività è sovente celata da lavori apparentemente legali di massaggiatrici, accompagnatrici, ballerine. Ma dove la prostituzione non è visibile, come nei locali o negli appartamenti, risulta maggiormente difficile intercettare una potenziale vittima di tratta e per la stessa risulta spesso impraticabile la possibilità di chiedere aiuto per uscire dalla condizione di sfruttamento e violenza. In tal senso la dimensione dell’invisibilità aumenta la vulnerabilità della persona e la possibilità di chiedere aiuto o entrare in contatto con chi può darle delle informazioni sulle possibilità di fuoriuscita dallo sfruttamento.

La scelta della rottura con questa rete poi non è facile e non sempre è sostenuta da una motivazione solida. Non è facile perché, per quanto violenti, minacciosi e pericolosi, gli sfruttatori sono spesso gli unici riferimenti relazionali per la persona, diventando anche dei riferimenti affettivi. In ogni caso hanno con questi stipulato un contratto già al momento del viaggio e della promessa di lavoro in Italia, spesso con un impegno economico anche da parte della famiglia di origine della donna. Un ulteriore ostacolo sta nel fatto che, anche volendo liberarsi dalla condizione di sfruttamento, la persona può non sapere a chi rivolgersi ed avere paura di recarsi presso le forze dell’ordine poiché la rappresentazione che ha di tali istituzioni è di repressione o di corruzione. A volte è più facile che una persona chieda aiuto ad un cliente, ad operatori delle unità di strada o dei centri di ascolto.

 

(... continua nel prossimo numero)

18

 

Informazione Zero

 

L’associazione Raggio Verde con convinzione ha organizzato questo incontro sull’informazione, dopo averlo annunciato e preparato fin dal mese di Aprile con l’Aperitivo zero svoltosi al Tabularasa, perché ritiene, insieme a tanta parte della società responsabile, che essa mai, come in questa congiuntura storica, sia diventata un bene prezioso da difendere e salvaguardare per la sopravvivenza stessa della nostra democrazia. In tanti è invalsa la consapevolezza che quando in una società vige il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione ed è garantito a tutti/e l’acceso, anche a coloro che non detengono mezzi sufficienti, i cittadini/e sono anche più liberi di scegliere e di determinare il loro futuro. Al contrario, quando esiste un’ omologazione culturale e norme discriminanti, quando non esiste un’ etica deontologica e si attua sistematicamente la censura, tutta la società è meno libera e la convivenza civile certamente più problematica.

Nel ventunesimo secolo, se da una parte lo sviluppo delle reti telematiche ha ampliato in maniera esponenziale le antiche agorà della comunicazione aumentandone le opportunità, dagli scambi all’accesso delle fonti dell’informazione, dall’altra, data l’importanza che oggi i saperi rivestono nella competizione globale, ha scatenato una corsa selvaggia al loro accaparramento da parte dei poteri economico – finanziari su scala mondiale. Come per tutte le risorse, materiali e immateriali, si è posto e si pone il problema del controllo e della loro gestione.

In questi anni abbiamo assistito alla scalata dei principali snodi dell’informazione: editoria, televisioni, radio, web, giornali, ecc… da parte di spregiudicati magnate della finanza che disponevano e dispongono tuttora di una concentrazione mostruosa di capitali unicamente preoccupati a difendere e aumentare il loro potere. Quest’ ultimi, come l’esperienza ci ha ampiamente dimostrato, non hanno nessun interesse a fare dell’informazione uno strumento al servizio della cittadinanza, ma la subordinano unicamente alle loro convenienze private riducendola ad una merce, come tutte le altre,  che si può e si deve controllare, manipolare, occultare, confezionare a seconda degli obiettivi che intendono perseguire. Una deriva antidemocratica che diventa ancora più preoccupante grazie anche al colpevole asservimento e alla gravissima complicità di tanta parte della classe politica, per tacere delle Istituzioni di garanzia nei confronti di questi cosiddetti poteri forti. A conferma dell’importanza strategica dell’informazione, non è un caso che nei regimi dittatoriali esiste solo quella di regime e i giornalisti dissenzienti vengono perseguitati quando non vengono addirittura eliminati fisicamente. Stante queste premesse, tutt’altro che rassicuranti, ai cittadini/e sembra che non restino più vie di scampo, completamente alla mercé dei poteri e dei loro abusi, ma nessuno impedisce alla società, nelle sue varie articolazioni, di organizzarsi dal basso, di far fronte comune e di abbozzare forme di resistenza attiva che preconizzino un ‘alternativa reale, graduale e credibile anche nel campo dell’informazione. Per questa ragione l’ associazione Raggio Verde ha invitato il giornalista ed euro parlamentare Giulietto Chiesa, di cui apprezza l’onestà intellettuale, la coerenza e la lucidità, affinché si possa conoscere meglio il progetto “Canale Zero“ di cui è il primo firmatario, nella speranza che si contribuisca a generare un sussulto civico nei cittadini/e e che sappia coinvolgere tutta la società a partire dai settori più sensibili e responsabili. Oggi la partita che si gioca a livello mondiale non è una questione di lana caprina, non riguarda problemi marginali della nostra convivenza civile, ma l’idea stessa di cittadinanza così come l’abbiamo conosciuta e conquistata dopo secoli di lotte civili e sociali.

Senza una libera informazione plurale e indipendente, diffusa e responsabile, tutti i cittadini/e rischiano di scadere al rango di sudditi e le Costituzioni democratiche di rimanere un mero enunciato, una semplice carta straccia, proprio mentre il mondo si appresta a celebrare il 60° anniversario della dichiarazione dei diritti umani… Un ritorno al passato di cui francamente non si sente nessuna nostalgia.

 

Michele Meomartino

19

 

I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”