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IL SALE - N.°133

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 12    numero 133 – Settembre 2012

 

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

 

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Sommario

 

 

 

 

                                                        di Luciano Martocchia

           

 

                                                        di Carmelo R. Viola

 

 

                                                        di Antonio Mucci

 

 

                                                        di Marco Tabellione

 

 

                                                        di Marta Ortiz Gonzalez

 

                                                        di Leonardo Mazzei

 

 

                                                        di Tonino D'Orazio

 

 

                                                        di Moreno De Sanctis

 

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

EDITORIALE

 

Prima di andare in vacanza, programmata come ogni anno nel mese di Agosto, abbiamo deciso di fare un bilancio della nostra attività dell’anno 2011/2012. Tale riflessione può essere interessante anche per i  nostri lettori, per questo motivo l’abbiamo pubblicata come editoriale.

Mentre si discuteva della “crisi della politica” siamo stati tutti concordi nell’affermare che più che di crisi si dovrebbe parlare dell’incapacità della classe dirigente italiana di risolvere i problemi essenziali della popolazione. Inoltre nella’approfondire il concetto di “crisi politica” si è anche messo in rilievo che il problema non riguarda la nostra politica nazionale, ma che in realtà siamo di fronte al fallimento delle linee politiche riformiste-liberali-neoliberiste. Queste tre correnti politiche storiche hanno dimostrato l’incapacità di risolvere i problemi di oggi. La popolazione spagnola e greca,  la “Primavera araba”, ma anche gran parte degli italiani, esprimono a gran voce la richiesta di una politica diversa che noi definiamo rivoluzionaria, perché l’unica in grado di bloccare la recessione e far riprendere la via del progresso umano per tutti. Quindi la  politica rivoluzionaria è l’unico filone di pensiero storico che non è in crisi.

Nel nostro piccolo abbiamo cercato di colmare questo vuoto politico con il nostro giornale, il Sale, che è appunto un giornale cittadino, non solo perché si occupa di questioni locali, ma perché è aperto a tutti i cittadini che desiderino esprimere le loro opinioni.

Oltre al giornale abbiamo cercato di costruire un comitato cittadino in grado di far politica a 360 gradi, di occuparsi in forma democratica e autogestita delle problematiche di Pescara, ma non ci siamo riusciti. Ci siamo scontrati con una mentalità riformista-settorialista, che considera la società non come un organismo unico da rinnovare e cambiare nella sua totalità, ma come un insieme di problemi che non hanno collegamento fra loro e vanno affrontati singolarmente.

Per la realizzazione di un Comitato Cittadino è necessario un cambiamento di mentalità e noi speriamo che questo avvenga molto presto per collaborare con tutti i cittadini che come noi sentono forte il bisogno di occuparsi della propria città.

Il gruppo del Sale o alcuni singoli componenti, hanno partecipato a battaglie importanti: la lotta contro la filovia sulla strada parco, quella contro la chiusura della biblioteca “Di Giampaolo”, la lotta della marineria per l’insabbiamento del fiume, la manifestazione contro il petrolio a

S. Benedetto, la costituzione di un gruppo di indignados a Pescara, le assemblee per uno spazio sociale.

In queste lotte si è sempre cercato di diffondere i principi della democrazia diretta e dell’autogestione. Spesso i nostri principi non sono stati capiti, tuttavia queste esperienze sono state importanti per diversi motivi: perché lotte organizzate dal basso; hanno rafforzato l’autorevolezza del giornale; ci hanno permesso di conoscere persone nuove interessate a problematiche sociali.

Per il prossimo anno abbiamo deciso di continuare in questa direzione e soprattutto di continuare a realizzare interviste, rivolgendole soprattutto a quelle persone che non hanno la possibilità di esprimersi, pur vivendo situazioni difficili e a volte drammatiche. Inoltre vogliamo anche continuare l’intervento sul territorio e speriamo che voi lettori diventiate una componente attiva del giornale, sia scrivendo articoli che nell’azione militante rivolta alla trasformazione della città. 

 

 

Il Sale

 

 

 

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divagazioni agostane

Luciano Martocchia

 

Dacci oggi la partita quotidiana

Leggo  su un quotidiano di Pescara e molto stupore che alcuni  consiglieri comunali della Città hanno  regolarmente acquistato un abbonamento alla tribuna adriatica dello stadio per le partite di serie A del Pescara Calcio con tanto di foto in bella mostra del tagliando ; cos'è una notizia questa? Perchè allora non pubblicare anche che la signora tal dei tali, oggi , insieme a migliaia di cittadini, è andata  al supermercato a fare la spesa con tanto di foto dello scontrino a dimostrare di non aver evaso le tasse?  E’ notorio  che giornalisticamente  a fare notizia  è l'uomo che morde il cane e non viceversa, e allora perchè pubblicare la notizia di un gesto che dovrebbe essere considerato normale ma che purtroppo non è diventato tale per il mercimonio e l'obliterazione dal Potere a cui i nostri politichetti nostrani soggiacciono vendendosi per una manciata di biglietti omaggio.

Vendendosi, sì, perchè di corruzione trattasi, anche se corruzione di bassa lega , corruzione cilatrona e per pochi spiccioli, perchè dovrebbero spiegarmi i beneficiari delle regalìe di tanti anni trascorsi, con quale spirito hanno approvato i bilanci comunali dopo essere stati baciati dalla fortuna ( si fa per dire) per essere stati considerati VIP e sedere immeritatamente quali autorità in tribuna d'onore allo stadio adriatico?  Bene hanno fatto i Carabinieri a controllare in Comune la lista dei beneficiari di tagliandi omaggio.

Un po' ricalca la truffa dell'assegnazione dei posti di scrutatori alle elezioni di ogni ordine e grado, quando i posti non vengono sorteggiati fra i cittadini, magari giovani disoccupati, ma vengono lottizzati dalle segreterie dei partiti per essere spartiti fra le loro clientele elettorali; conosco molte persone che lamentano proprio che, quando i posti da scrutatore venivano sorteggiati qualche volta sono riusciti a svolgere tale incarico , ma da quando c'è l'andazzo della lottizzazione.... il nulla, se non fai il galoppino per quello o quell'altro politico.

Qualcuno potrebbe obiettare che tale funzione è delicata e si tratterebbe di controllare, attraverso persone di fiducia l'andamento regolare della tornata elettorale, ma per questo esistono i rappreseentanti di lista che però, si sa, svolgono questo incarico gratuitamente quindì, amara sorte, per un giovane non resta che diventare un perfetto galoppino.

Ma tornando alla questione biglietti omaggio, se si solleva il problema adducendo la questione del diritto ( in base all'articolo 26 del regolamento sugli impianti sportivi ) questi solerti consiglieri dovrebbero anche essere coscienziosi e doviziosi a 360° , andando a scovare quei codicilli che permetterebbero loro di andare a fare le pulci alle decine e decine di concessioni edilizie truffaldine che hanno infestato Pescara negli ultimi 15 anni , mentre al contrario se ne sono infischiati; altrimenti: sei stato cattivo? Allora niente tessera omaggio.

Amenità balneari

L’industriale pastaro De Cecco richiede al TAR l'annullamento della respinta della sua domanda di condono edilizio circa il suo stabilimento balneare Les Paillottes e Pizzeria Il Granchio.
Appare un articolo a corredo in cui si assegna a Maurizio Acerbo il primato dell'iniziativa di lotta contro l'abusivismo edilizio balneare e la preclusione degli accessi al mare di quello stabilimento.
In realtà Acerbo mise solo "cappello" , come suo solito fare , quando la cosa gli conviene elettoralmente, sulla mia iniziativa di raccolta firme ( circa 700 adesioni ) fatta davanti lo Stabilimento Les Paillottes in settembre -ottobre 2006.
Fu coniato il nome del sorgente movimento spontaneo , in "MARE PER TUTTI A PORTANUOVA" In realtà dovrei correggermi perchè fummo in tre a organizzare il gazebo e tavolo di raccolta, ma poi gli altri due si ritirarono , uno a nome PD, perchè intimiditi da una minaccia di denuncia da parte del titolare dello stabilimento infuriato che oltretutto prendeva a male parole chiunque veniva a firmare, l'altro invece fu convinto dallo stesso Acerbo a desistere per appartenenza di partito e per quello che successe dopo .

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Il movimento ebbe il suo apice in una pubblica Assemblea della cittadinaza organizzata ( con molta fatica ) in dicembre 2006 presso la sede del Consiglio di Quartiere 2 in Piazza Grue, alla presenza di una sala ultra gremita , con la presenza di tanti esperti abruzzesi dell'ecologia tra cui il prof. Francesco Stoppa dell'Università di Chieti, e con l'allestimento di una mostra fotografica su Piazza Le Laudi prima e dopo lo scempio. In realtà la gestione dell'Assemblea mi fu scippata e affidata alle "Autorità " , fu inevitabile, ahimè aggiungo. Immediatamente dopo diversi personaggi legati allo stesso Maurizio Acerbo s'inserirono nel movimento che cambiò nome in "MARE LIBERO" e fu la fine del movimento spontaneo, perchè da quel momento tutta l'azione si deconcentrò da Portanuova e si spostò su un'ottica più generale ( non che sia stato sbagliato) ma che di fatto fece solamente da cinghia di trasmissione ad Acerbo perdendo il carattere di trasversalità del movimento.
Il blog di Mare Libero da me creato ben presto cominciò ad eliminare tutti gli articoli che venivano lì postati se non risultavano congeniali alla visibilità del Capo.
Morale della favola : o si riconoscono le cose o si propagano inesattezze.

 

Ecologia di facciata

Ricevo la notizia e invito alla partecipazione della conferenza stampa del 13 luglio organizzata da un'associazione ambientalista per gli scempi urbanistici di Pescara degli anni trascorsi relativamente gli abbattimenti di villini ed edifici di particolare interesse storico per far posto ad anonimi palazzi a molti piani: pura speculazione edilizia perpetrata con l'avvallo degli uffici urbanistici che hanno rilasciato licenze facili. Ahimè devo essere purtroppo critico -e molto - delle modalità con le quali vengono affrontate certe tematiche da parte di queste associazioni ,gestite in modo verticistico e gestite da coloro che si ritengono depositari ed autorità in materia, nominati da Dio, quando invece nel chiuso di certi apparati hanno avvallato le maggiori schifezze gravate sulla Città, usando due linguaggi , uno pubblico ed uno privato . L'equilibrismo assoluto di costoro , il loro camminare sulla corda sottile molto attentamente per non cadere e non scontentare il potere che dà loro le briciole di qualche sediola in qualche organismo e lauti gettoni presenza fa sì che essi fanno opposizione quando lo stesso potere, ottenuto il loro avvallo, li licenzia perchè ormai non ha più bisogno di loro, pronti a tornare con opposizione di comodo appena lo stesso potere li coopta per qualche altra schifezza da avvallare , dove tacciono come pecorelle ben foraggiate.

Ricordo le dichiarazioni di uno di loro che ha sostenuto che l'uranio impoverito non fu la causa delle leucemie che hanno colpito i soldati italiani in missione all'estero: ebbene le opinioni di costui sono state smentite dai fatti, ma costui sedeva in un organo governativo di tutela , ben pagato , ma per dichiarare il falso. Di cosa vogliono parlare ? Di Bussi? Facciamolo ! Allora perchè non hanno risposto all'arch. Goio quando li ha accusati di aver votato a favore ( nel chiuso della Conferenza dei Servizi ) del progetto di messa in sicurezza del sito contaminato dagli scarichi industriali abusivi a Bussi Officine a lato del fiume Pescara, per poi dichiare in pubblico che quello stesso progetto è una schifezza?  Ecco una maniera biforcuta di fare ambientalismo.

Dov'erano questi pseudo ambientalisti quando a Pescara si sono fatti accordi di programma truffaldini, come ad esempio quello di Portanuova in località Via A.da Brescia/Via degli Equi/Via Seneca, comportando il medesimo accordo variante alle previsioni del vigente P.R.G. ( con il beneplacito dell'allora Assessore all'urbanistica e con il voto favorevole in commissione persino di Rifondazione ), quando è stato precluso il corridoio verde ascritto nello stesso Piano Regolatore , vanificato dalla realizzazione di un centro commerciale e di un palazzo di un costruttore ?

Perchè Pescara è senza piste ciclabili?  E lo scempio della filovia sulla strada parco?

Dov'erano questi ambientalisti quando è stata abbattuto l'edificio della stazione di Pescara Portanuova? Quando si propaga cultura ambientalista non si fa producendo un linguaggio ambiguo ad uso delle autorità che si vanno a scimmiottare, l'opposizione si fa in maniera seria dando fastidio ai palazzinari, ai corrotti dei dirigenti degli uffici urbanistici che non vengono licenziati ma promossi ad altri ( o alti) incarichi.

 

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Le metamorfosi antropologiche

di Carmelo R. Viola

Luigi De Marchi, il noto psicologo, autore di varie opere, l’antico amico degli anarchici (a cui, mi pare di ricordare, inviavo anch’io la mia rivista libertaria giovanile “Previsioni” - anni Cinquanta), già mio collega nel Movimento Reichiano di Napoli, dal quale vennero pubblicati Quaderni di costui e del sottoscritto (anni Sessanta-Settanta), me lo ritrovo propagandista del capitalismo fra la parte peggiore dei radicali di Pannella. Ho detto e sottolineo “la parte peggiore”, perché resto del parere che ad ognuno vada riconosciuto il merito delle cause giuste. Pertanto, dico e direi ancora sì alla difesa dei veri diritti civili, in primis del diritto-dovere della ricerca scientifica a fine terapeutico nonostante il veto “inquisitoriale” del potere clericale (che, come il lupo, “perde il pelo ma non il vizio”).

Per ovvia complementarità ho detto e dico no alla pseudo “libertà imprenditoriale” che - seppure malaguratamente prevista dalla parte “autocontradittoria” della Costituzione “fondata sul lavoro” - è solo impresa “predonomica”, alias predatoria, e quindi in conflitto con i diritti civili e la parte positiva della carta costituzionale stessa. E’ proprio su questo punto cruciale che “il grande” Luigi De Marchi (del cui antisocialismo infantile avevo già avuto sentore) è caduto. Proprio stamani (17 aprile del 2006), a Radio Radicale, ho sentito predicare l’esatto contrario del socialismo da parte di uno che, come psicologo (reichiano, credo) lo dovrebbe sostenere come soluzione insieme naturale e scientifica del “problema del coesistere” della specie umana “adulta”. La quale, nata animale, ha le sue tre età, proprio come un organismo vivente quale è in realtà. Ebbene, anche lui c’è cascato a testimonianza del potere ipno-subliminale dei resistenti dell’evoluzione della civiltà al servizio dei “signori della refurtiva sociale”: il socialismo sarebbe fallito perché irrealizzabile - e irrealizzabile perché contro natura; anche per lui il solo sistema, capace di produrre ricchezza - e quindi benessere - è l’economia capitalista. Anni di studio non gli sono serviti per scoprire che il capitalismo non è LA economia ma PREDO-nomia (dal significante trasparente ed eloquente); che l’uomo reale è quello che diventa, la natura essendo un valore in incessante “divenienza” - costanti sono solo le pulsioni o motori biologici del comportamento, che fanno i costumi, la storia, la consonanza e l’armonia come la conflittualità e la reciproca distruzione a seconda delle modalità di risposta (varianti) a quelle costanti - ; che la ricchezza è prodotta SOLO dal lavoro (oltreché dalla natura). Il socialismo, infatti, è anzitutto l’organizzazione sociale del lavoro per la produzione e distribuzione dei beni e dei servizi - possibilmente con una moneta passiva, alias strumentale - indispensabili ad una sana vita di tutti i membri di una comunità. E’ possibile che l’uomo - che è, ripeto, quello che diventa - privato della prospettiva “viziosa” (ma in parte cautelativa per il futuro in un contesto “interpredatorio”) di “arricchirsi” (ovvero di depredare il prossimo al limite delle possibilità), in un contesto socialista, inizialmente produca meno che sotto la sferza di padroni spinti solo e appunto dall’urgenza fisio-patologica di fare profitti parassitari senza misura. I costumi, divenuti parte sostanziale del modus vivendi durante la lunga adolescenza della nostra specie, non si rimuovono - e tanto meno si risolvono - dall’oggi al domani (i tempi biologici sono lunghi), specie se un esperimento etico-socialista è osteggiato dal circostante mondo capitalistico, il quale continua ad agire in tutti i modi possibili per rendere difficile la sopravvivenza di un’isola socialista, non solo con sanzioni economiche (leggi: “predonomiche”) - vedi l’embargo a carico di Cuba e della Corea del Nord, come esempi attuali) - ma anche attraverso una propaganda mediatica (oggi universalmente trasmissibile e incontenibile) atta a far credere ai cittadini di quella società sperimentale che fuori di essa c’è magari il paradiso terrestre!

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Il paradiso terrestre c’è - caro Luigi De Marchi -ma solo per i “grossi predatori” (imprenditori industriali, capitani della monetocrazia bancario-borsistica e simili antropozoi - individui dell’adolescenza della specie ovvero della semi-animalità); per gli altri c’è il purgatorio della precarietà e dell’incertezza quando non della disoccupazione e l‘inferno della povertà, della disperazione o di una vecchiaia fatta di elemosina. Luigi De Marchi non si è accorto che laddove (alludo all’ex Urss) - pur tra errori e magari crimini addebitabili agli uomini e NON ai princìpi - s’erano buttate le fondamenta di un impianto socialista (voglio dire di una collettività con partecipazione universale dei prodotti del lavoro secondo equità e bisogno), impianto che andava emendato e non demolito con la minaccia fantasiosa della “guerra stellare” di un Reagan in combutta con la maledizione di un papa polacco per un immenso paese plurietnico “senza Dio” - là, dico, ha fatto irruzione la giungla antropomorfa del sistema neoliberista e filoamericano, così caro alla “seconda personalità” dei vari Pannella.

Il De Marchi non ha imparato a conoscere la vera economia - la grande assente - e, per conseguenza - non ha compreso la natura dell’attuale (dico attuale) pratica predatoria detta “mafia”, di cui scopre una decina di modalità in parallelo con la “morale” islamica, come il maschilismo, la sacralità della famiglia (ovviamente patriarcale), le punizioni mortali dei traditori e delle adultere e l’odiosità degli omosessuali. Ma è ovvio, caro Amico, che qualunque società segreta conservi delle tradizioni di costume delle origini come - nel caso specifico - il giuramento di fedeltà (talora sancito con il sangue), l’omertà, la vendetta e non ultima la possibilità di attentare ai nemici esterni. Ma tutto questo ha solo valore folcloristico e quindi secondario. Quel che conta è che la “mafia” (quale che ne sia l’origine) è in atto - e non da ora - un modo “paralegale” di fare capitalismo ovvero di accumulare ricchezza depredando il prossimo (dal semplice pizzo ai “legali” investimenti in azioni industriali e in borsa con evidente inevitabile collusione con il mondo politico dei padroni esterni, che si “autolegittimano con leggi ad hoc”). Lo Stato borghese è un “potere di servizio” del “potere effettivo” di chi detiene la ricchezza del paese. Il timore - espresso da Luigi De Marchi - di una possibile commistione quasi esplosiva fra islamici e mafiosi a sèguito dell’attuale flusso immigratorio (che sarebbe comunque da evitare), è del tutto destituito di fondamento scientifico. Tra l’altro, è offensivo per l’islamismo, ridotto alla peggiore delle possibili attuazioni. Il regime del mai troppo demonizzato Saddam Hussein, per esempio, era laico e costumanze primitive dell’Islam non vi avevano più luogo. Ho vissuto ben quattordici anni a contatto con i musulmani: è brava gente. Sono i capi politici che, come ovunque, usano le masse dei semplici o dei credenti per fini criminosi. Non dimentichiamo - è d’obbligo dirlo - che le Crociate, guarda caso contro i fedeli di Allah, venivano organizzate e consumate in nome di Cristo!

La parte strettamente folcloristica della “mafia” (già ridotta) è naturalmente destinata a scomparire: ad una imprenditoria predatoria “paralegale” basta la (semi) clandestinità, del resto da sempre praticata dalle grandi industrie del capitalismo, tanto per fare due esempi, da quella farmaceutica (che gestisce il miserabile “mercato della salute” o della patologia, magari indotta) e quella militare (che studia, occultamente appunto, come meglio distruggere “il nemico del proprio business imperialistico”). La “mafia”, così intesa, imperversa e impazza per il mondo.

Immagino che il De Marchi inneggi agli Usa - e alle loro imprese criminali e donchisciottesche - dove l’inferno capitalista si fa beffa di tutte le verità sacrosante sui diritti umani, di cui lo stesso - in altri tempi e circostanze - si è fatto (e penso si farà ancora) lodevole promotore. Sic transit gloria mundi.

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Si spacca l’Euro? Fallisce lo Stato italiano?

 

 

FALSI   PROBLEMI !

 

 

 

C’è un clima di “suspense” in Italia. Certi giorni va tutto bene, altri va tutto male. Non si capisce dove si va a finire perché l’euro zona sembra che da un momento all’altro debba rompersi con chi sa quali conseguenze catastrofiche per tutti. Una misteriosa apocalisse!

Lo Stato italiano un giorno è il primo della classe in Europa, quasi superiore alla Germania, l’altro giorno è sull’orlo del fallimento insieme alla Spagna e alla Grecia.

In questo clima di variabilità e di attesa di chi sa quale futuro, mentre si dibatte tra chi è fiducioso sulla capacità del Paese di superare la crisi e chi non lo è, fioccano le finanziarie, chiudono fabbriche e aziende di tutti  tipi, i disoccupati aumentano, i poveri crescono a milioni, la benzina supera  i 2 euro al litro, il carovita va alle stelle, la siccità distrugge i raccolti, l’immoralità e la disumanità della classe dirigente, portata a esempio per le masse, dilagano.

In questo clima di “suspence” questi sono gli unici fatti certi, reali, veramente importanti. Questi sono i problemi veri. L’eventuale rottura della moneta unica o il fallimento dello Stato sono i problemi falsi.

Dico che sono falsi, non perché non esistono, tutt’altro, sono concretissimi e le loro conseguenze stanno ricadendo terribilmente sulla stragrande maggioranza della popolazione a livello economico, sociale, morale e psicologico. Tantissime persone si stanno  ammazzando per la mancanza di lavoro e per il livello di ingiustizia che ha raggiunto la società.

Dico che sono problemi falsi per la massa dei lavoratori e dei cittadini perché loro non c’entrano niente con questa crisi.

Non sono stati loro a provocarla, non sono stati loro a contrarre i debiti immensi dello Stato con le banche, né possono essere loro a risolverla, nemmeno dando allo Stato fino all’ultimo centesimo del proprio stipendio e lasciandosi morire di fame.

Però la classe politica fa di tutto per scaricare la crisi sulla gente comune. La coinvolge, la colpevolizza, chiede sacrifici enormi, a volte con le buone altre con i manganelli dei poliziotti.

Il semplice cittadino non deve assolutamente cadere nella trappola di farsi carico dei problemi della crisi. Non sono problemi suoi. Per lui sono falsi problemi. Li deve rimandare al mittente, cioè ai governanti che l’hanno causata.

E’ la classe sfruttatrice che dirige la società, fa le scelte e le impone alla massa degli sfruttati. Da quando la società è divisa in classi funziona così.

Secondo me, senza la visione marxista delle classi non si capisce niente.

Questo discorso vale non soltanto per il proletario, ma anche per il borghese. Può sembrare assurdo ma è così. Il ricco che crede ingenuamente nella serietà dei giochi della Borsa valori ed alla casualità della crisi senza capire l’imbroglio e il piano preciso che c’è dietro, viene spogliato dei suoi averi e annoverato nel cosiddetto “Parco buoi”(cittadini che mettono  soldi senza capire la Borsa) .

Quindi, riassumendo, la falsità o verità dei problemi socio-economici in corso dipendono dall’interpretazione della crisi, cioè dall’angolazione da cui la si vede. Se si affronta da un punto di vista borghese, allora contano le direttive di Bruxelles, lo Spread, il Debito pubblico, il PIL e tutte queste storie qua.

Mentre se si osserva da un punto di vista proletario, cioè dalla parte della stragrande maggioranza della popolazione sfruttata, allora l’angolazione cambia e i problemi vengono visti diversamente perché gli interessi e il tipo di economia e di produzione della classe oppressa non sono mai stati e mai potranno essere gli stessi della classe al potere.

 

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Il proletariato, ovvero gli sfruttati di oggi, per potere risolvere i propri problemi economici ed umani  deve praticare e sviluppare una economia produttiva totalmente in antitesi a quella esistente.

 

Tutta la massa degli sfruttati, in continua espansione, se ne può fregare completamente del fallimento o meno dell’Euro e dello Stato italiano da un punto di vista strategico perché la sua finalità è quella di creare un’altra società dove non vi sono più né sfruttati né finanzieri.

 

Da un punto di vista tattico-rivoluzionario si potrebbe vedere come approfittare di questa crisi all’interno della classe borghese, ma questo argomento non è attuale perché non ci sono le forze giuste.

 

Al presente invece è molto attuale e necessario sviluppare un pensiero di rottura, una vera condanna a morte teorica,  nei confronti della società e del Sistema vigente e farlo capire alla gente comune.  

 

Si tratta di smascherare tutta l’ipocrisia dei mass-media che fanno finta di piangere sull’impoverimento degli Italiani e invece non se ne fregano niente. Il Corriere della Sera del 19 agosto titola in prima pagina: “I costi della crisi per le famiglie!” e piange, si dimostra preoccupato per le famiglie italiane che non hanno soldi….. Tutto falso! E’ lo stesso giornale che avalla la speculazione finanziaria e consiglia i cittadini del ceto medio dove investire i propri soldi, che saranno legalmente rubati dai finanzieri nei giochi della Borsa.

 

Lo stesso ruolo subdolo lo svolge il capo del governo Mario Monti quando dice al Convegno  di Comunione e Liberazione, Rimini, 19 agosto: “C’è una generazione perduta che sta pagando troppo!”. Poverino! Quanto è sensibile! Quanto è altruista…. Come se lui non c’entrasse niente e non potesse fare niente per evitare l’aumento della disoccupazione giovanile. E’ lui che sta firmando tutte le finanziarie e i decreti che stanno portando alla riduzione dei posti di lavoro e alla recessione economica in Italia. Sotto il suo governo la disoccupazione giovanile ha superato il 36%. Quindi perché non interviene per risolvere? Evidentemente non vuole. La sua commozione è falsa.

Viviamo un momento politico in cui la falsità è il cavallo di battaglia dei governanti. Le classi governanti nella Storia sono sempre state false ma oggi hanno raggiunto l’apice perché le opere che fanno sono talmente ingiuste e dannose alla vita dell’uomo che soltanto con argomenti falsi ed ambigui possono tentare di giustificarle (cito la TAV e la privatizzazione forzata dell’acqua, a cui potrebbe seguire un elenco lunghissimo).

Nel futuro questa situazione di ingiustizia è destinata ad aggravarsi per il processo di concentrazione della ricchezza e del comando in un numero di persone sempre più ristretto.

Per far fronte a questa realtà in movimento è importante che le persone escano da se stesse e si prodighino per capire il mondo intorno a loro. Un afflusso in massa nella gestione della cosa pubblica può risolvere tantissimi problemi. Le manifestazioni di base sono sempre le benvenute. E’ da qui che parte la vera rinascita dell’Italia. Anche se si sbaglia, non fa niente, si impara e ci si corregge. Senza avere paura del nuovo. L’importante è non perdere tempo a convincere i politicanti né a tentare di risolvere con le istituzioni. Lavoro inutile, illusorio e fuorviante.

Il futuro è tutt’altro che roseo. Soprattutto i giovani devono capire questa situazione, senza cadere nella narcosi delle illusioni e del menefreghismo. Io spero e credo che le masse troveranno la strada per costruire una società migliore, con maggiore giustizia. Ad ogni modo, all’interno di questa crisi, si intravede un dato positivo: finirà questo mondo di “benestanti”, alienati, consumisti, egoisti, disumani, di falsi problemi in cui si pensa in un modo e si agisce in un altro. Ci sarà un cambiamento dell’uomo e della donna perché saranno costretti a diventare “veri”. Questo, di per sé, sarà un grande progresso e la premessa indispensabile per costruire veramente un mondo migliore.

 

                                                                                                                          Antonio Mucci

 

 

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La ridistribuzione della ricchezza

di Marco Tabellione

    

 

Credo sia necessario, arrivati a questo punto, che noi ci si metta d’accordo. O accettiamo di vivere adeguandoci alle leggi della giungla, tutti contro tutti, o decidiamo che la nostra è una società evoluta e civile basata sulla concordia. Una società che sia veramente unita non può non provvedere al sostentamento di tutti i suoi individui. Non può interessarsi alla loro serenità; perché, altrimenti, quale dovrebbe essere lo scopo di una società? Ecco perché la ridistribuzione della ricchezza ci si presenta innanzitutto come una possibilità ragionevole. E’ ragionevole ridistribuire le risorse, come è ragionevole prendere da ognuno secondo le sue possibilità, e questo è in fondo il vecchio monito di Marx. Ma allora come mai questa necessità ragionevole, persino legata al buon senso, viene non solo disattesa, bensì addirittura considerata ingiusta, alla luce di una visione meritocratica della vita? Se la civiltà è civiltà, allora ognuno ha il diritto di poter condurre una vita dignitosa e civile.

     Ma la ridistribuzione della ricchezza viene dai più considerata una proposta scandalosa. I motivi che spingono ad esempio i liberisti ad essere contrari ad una ridistribuzione delle risorse sono noti: secondo loro si finirebbe per stimolare nelle persone lassismo, parassitismo, e passività, per cui la società tornerebbe in poco tempo ad essere improduttiva e dunque povera.

     Affrontiamo una volta per tutte la questione. Naturalmente a monte c’è un problema di educazione e di evoluzione della singola persona. Un problema che, alla fine, è a monte di tante cose. E’ l’inciviltà e l’immaturità dei singoli che producono le ingiustizie sociali di cui anche una società evoluta, o pretesa tale, come la nostra, si macchia. Ma al di là della barbarie dei singoli, per il resto il cammino dell’umanità, nonostante le battute d’arresto, è sempre andato nella direzione della ridistribuzione. E’ la ridistribuzione delle risorse, dei diritti e dei doveri la meta dell’essere umano, il suo scopo: migliorare continuamente la sua condizione, sia materiale, sia spirituale. Spesso la fannulloneria di cui si accusa alcuni non è che una reazione ad ambienti di degrado psichico e sociale, una reazione dovuta essenzialmente al fatto che a non tutti sono offerte le stesse opportunità. E i più fortunati, i privilegiati, si mettono in pace la coscienza concedendo la loro elemosina. Molti preferiscono togliersi il senso di colpa con la beneficenza, piuttosto che impegnarsi per rendere indipendenti i bisognosi. E così continuiamo a  vivere in un paese, in una società, in un mondo in cui ognuno è in fondo solo e deve sbrigarsela da sé, e se non ce la fa, sono problemi suoi.

     Ricchezza per tutti, questo invece dovrebbe essere lo slogan. Non è un male la ricchezza, è un male la povertà. Ed è un male che bisogna combattere, appunto con la ricchezza. Ricchezza per tutti dunque, ricchezza da elogiare, da cercare, non da disprezzare, ricchezza da ridistribuire. Ma è proprio questo il controsenso più grande della civiltà odierna: ammassare tanta ricchezza, giungere ad un grado insperato di evoluzione tecnologica e di organizzazione nel reperimento delle risorse e nel loro sfruttamento, e, nello stesso tempo, sprecare tutta questa prosperità. Come è possibile essere così potenti, così incredibilmente evoluti, e vedere i figli degli uomini morire ancora di freddo o di fame? Come è possibile che tutta la forza espressa dall’uomo fino ad oggi non possa servire a salvare ogni singolo individuo, a salvare tutti, nessuno escluso? Più generosità ci vuole, autentica generosità. Una società migliore, uno Stato migliore, è una società, uno Stato che sappiano davvero votarsi al bene dei singoli.

 

 

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Qual è lo scopo di una società, altrimenti? Ma è davvero pensabile che in un mondo che si ritiene civile si possano avere redditi annuali alcuni dei quali si aggirano sui milioni di euro, ed altri invece di poche migliaia, se non assolutamente nulli? Si fa fatica a  pensare a certi redditi, fatica ad accettarli, poiché sono incredibili nei loro eccessi, sono al di sopra di ogni bisogno. E il bisogno di un singolo non può nuocere ai bisogni degli altri. Tra singolo e società ci deve essere un mutuo scambio. I cittadini lavorano per la società, e la società lavora per i cittadini. Se è giusto, cioè, che un singolo lavori per la società, lo scopo della società non può che essere il singolo stesso, ciascuno di noi, nessuno escluso. E’ tutto ciò è assolutamente realizzabile, perciò è giusto dire che non mancano le possibilità, mancano le volontà.

     Per il resto la ridistribuzione della ricchezza è imposta anche dalla ragione, sempre che la nostra sia una società che miri davvero al mutuo soccorso.. Anzi, il punto sta proprio qui. La sperequazione in termini di ricchezza e risorse è irragionevole, è contraria non solo alla morale, ma anche alla ragione. Riflettiamo: come abbiamo visto lo scopo della società è l’individuo, vale a dire ogni singolo individuo. Così il senso della società si spiega solo a partire da ciascuna individualità. E’ la parte che dà significato al tutto. E’ la parte l’obiettivo del tutto, e viceversa, naturalmente, in una mutua catena di giustificazioni e riconoscimenti. Per cui il singolo è sì tenuto a lavorare per l’insieme, ma solo perché l’insieme poi intervenga ad aiutare ognuno. Certo, queste sono belle parole, e sotto c’è un problema di non poco conto, vale a dire la realizzazione pratica di quanto auspicato. Sono tanti, infatti, i problemi che una ridistribuzione della ricchezza comporterebbe, questo non lo si può negare. Come, cosa e chi dovrebbe limitare la sete di possesso di ognuno? Chi dovrebbe organizzare e ripartire le risorse? E i compiti? I diritti? I doveri? I bisogni e le capacità, tanto per dirla con Marx. Chi, poi, e come, stabilirebbe i limiti degli abusi? Chi li punirebbe? Quale giustizia dovrebbe avere valore in un simile mondo? E in che modo dovrebbe funzionare? E chi la farebbe funzionare?

     In realtà se si riflette sul fatto che una ridistribuzione della ricchezza non dovrebbe poi sconvolgere più di tanto il panorama sociale, si capirebbe che la maggior parte delle domande sopra esposte trovano subito soluzione. Certo occorrerebbero delle scelte politiche, un governo che decida di avviare delle riforme strutturali drastiche, autentiche. Naturalmente la possibilità che vi siano governi i quali esercitino il potere rinunciando ad esso, cioè rinunciando al potere stesso, rinunciando a se stessi, è abbastanza remota. Tuttavia è l’unica strada percorribile per l’umanità. Occorre perciò uno sforzo di civiltà da parte delle leve del potere. Occorre che il potere rinunci a se stesso, che la ricchezza rinunci a se stessa. Occorre che ci sia uguaglianza e libertà non più solo a parola, che ci sia civiltà non più solo in teoria. Occorre che ognuno di noi riscopra la sua umanità più profonda. E un’umanità nuova non potrà che essere un’umanità affrancata dalla miseria. Un uomo nuovo, morale ed estetico, liberato dalle violenze e dalle brutture della vita. Questo è l’uomo nuovo, un uomo vero. Un utopia? Sicuramente. Ma la storia è trainata dalle utopie.

 

 

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Marinaleda, la città dove l'utopia è possibile, necessaria, indispensabile. L'esempio in tutto, attraverso la lotta, può diventare realtà.

  

Marinaleda è un comune spagnolo della provincia di Siviglia .

Ha circa 2.700 abitanti e ha una superficie di 25km2. Si trova a 100 km da Siviglia.

Marinaleda è disciplinato dal CUT ( Lavoratori collettivi unità andalusa Blocco di sinistra ), partito della sinistra e andalucista , dal 1979 .

Questa città è famosa per fare della realtà un sogno, il vecchio sogno della Terra.

Le terre del sud della Spagna erano e sono per lo più governate da capi e proprietari terrieri, il duca di infantao, con oltre 13.000 ettari di vigneti era uno di loro, ma gli abitanti di Marinaleda, dove era proprietario di 1200 ettari, non erano disposti a sofrire la fame e continuare a lavorare dall'alba al tramonto, senza nemmeno dover mangiare. Guidati da, tra gli altri, l'attuale sindaco, da allora, Juan Manuel Sánchez Gordillo, hanno iniziato la battaglia dal suo sogno, la Terra “El Humoso”.

Il popolo di Marinaleda voleva la terra per lavorare, a piedi dalla gente iniziò la marcia verso la Terra, a circa 9 chilometri di distanza, coinvolgendo donne, uomini e bambini. Ci sono state diverse occupazioni che hanno fatto, per 7 anni consecutivi. L'ultima è stata per sei mesi, tre scioperi della fame per 15 giorni, ma visto che il Duca si rifiutò di rinunciare a questa parte "insignificante" della sua ricchezza, loro sono scesi in piazza per rivendicare i propri diritti. Ci sono state diverse manifestazioni nella capitale, occupando la Banca di Spagna e persino invaso la stazione ferroviaria di Santa Justa di Siviglia, bloccando il passaggio della freccia rossa tra Siviglia e Madrid con l’intendo di farsi ascoltare da più gente possibile, per fare sentire la voce dei contadini in lotta, la voce di un popolo che non acettando di soffrire e ha ottenuto il suo sogno di lavorare la Terra.

Con l'organizzazione equa di un popolo che lotta per i propri diritti,i contadini hanno iniziato a coltivare la terra occupata, ma il raccolto è stato impedito dall’effettivo proprietario, il Duca, che aveva portato le proprie macchine per raccogliere il prodotto dei contadini occupanti ... per evitare questa ingiustizia,il popolo si è unito ed ha impedito questo fatto. In fila, uno dopo l'altro si sono messi su la terra coltivata, in modo che, a parte i cereali, la grande macchina raccoglitrice del padrone avrebbe dovuto mietere anche gli umini che protestavano contro questa ingiustizia.

Vinta questa battaglia, i contadini si sono organizzati per coltivare, raccogliere e gestire economicamente. Così la Terra tolta al Duca, è stata gestita in maniera cooperativo con grande successo. La terra è diventata una merce del popolo, per coloro che ne avevano bisogno. Con i profitti investiti in questa impresa, hanno creato le basi per acquistare nuove macchine ed ogni anno hanno creato nuovi posti di lavoro. A lavorare in questa cooperativa attualmente è l'80% della popolazione di Marinaleda. In questa città, tutti i residenti ricevono lo stesso stipendio, 1200E al mese. il Comune offre praticamente gratis diversi servizi per il popolo, ad esempio, l’asilo nido, dove i bambini possono anche mangiare e costa solo 12 € al mese, un altra grande conquista è stata la gestione dell’urbanizazzione a favore del popolo,dove Gordillo, il sindaco, a statalizzato tutti terreni edificabili riducendo di fatto il costo delle abitazioni di uso civile di oltre 60%. Eliminando di fatto la especulazione edilizia. Ha incentivato la creazione di edilizia pubblica, e quindi più posti di lavoro per i cittadini. Ma per fare tutto ciò, dice Gordillo: "prendere questo richiede volontà politica."

Le abitazioni di uso civile costano alle famiglie l’equivalente di 400 giorni lavorativi. Una volta acquisita la proprietà i proprietari non possono speculare tra di loro, cioè non possono vendere però in futuro le suddette abitazioni saranno cedute a titolo gratuito ai propri figli o nipoti.

 

 

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Il diritto all'alloggio deve essere equiparato al diritto di alimentarsi adeguatamente, e la terra deve essere solo un produttore di cibo, non un’occasione di speculazione. L'economia deve servire a uno scopo sociale. Il cambiamento deve venire, come nella esperienza di Marinaleda, da una organizzazione dal basso verso l’alto. Dobbiamo essere consapevoli che le soluzioni non vengono dall'alto, perciò ci dobbiamo organizzare e sappiamo che ci dobbiamo mobilitare e combattere. Cominciando a vivere proprio come ne parliamo, cioè, la parola e la vita deve essere la medesima cosa, le azioni.

Questa battaglia giornaliera ha permesso di realizzare le conquiste politiche e sociali di cui possono beneficiare gli abitanti di Marinaleda. Ogni quartiere si auto-organizza per decidere il da farsi.

L’unione del popolo ha consentito questa conquista contro il capitalismo, la fine della plusvalenza dell capitale, l’egualianza tra gli uomini. Questa fantástica unione del popolo a consentito di ottenere un grande successo nell’organizzazione della vita sociale in Marinaleda.

Con la terra di chi la lavora e l’industria di chi la lavora, si è risolto il grande problema dell’emigrazione creando le basi del pieno impiego di tutti gli abitanti. Sfatando il mito del mercato come un dio omnipotente e inffalibile che trova la soluzione a tutto. A livello planetario manca un modello di solidarietà, sostenibile ed ético, tutto il contrario di quello che cerca di farci credere il modello capitalistico attuale.

Gordillo, pensa che questo modello económico attuale si deve cambiare perche è già collassato, riducendo oltre i ¾ della popolazione mondiale alla fame. Habbiamo bisogno di un modello dove il denaro non sia al centro della economía, altrimenti il genere umano fallirà nell suo intento. Gli istituti bancari devono avere come fine principale una funzione sociale e non speculativa. La terra deve essere di chi la lavora, le abitazioni un diritto e l’uomo deve percorrere un percorso di pace, solo così sarà possibile un altro mondo.

L’esperienza di Marinaleda, è stata possibile visto che con l’organizazione capitalistica si era toccati il fondo, come lo si stà toccando nella attuale Europa, solo un popolo con cosceza sociale svilupperà gli anticorpi per un cambiamento socialle sostanziale. Se si cambia la estruttura sociale ma non si cambia il pensiero degli individui è difficile arrivare ad una società differente.

Nella cittadina di Marinaleda esiste una emitente radiofónica libera, televisione libera, si organizzano assemblee popolari libere perchè si pensa che è fondamentale creare con questo un nuovo uomo per una nuova società. Per un cambio rivoluzionario del pianeta è necesario prima un cambio rivoluzionario della coscenza della persona.

E questa la storia di un popolo unito, il popolo di Marinaleda, dove la utopía diventa realtà. Era una utopía riuscire a espropiare la terra al duca e ci sono riusciti, era una utopía che tutti i lavoratori avvessero avuto il diritto alla abitazione e ci sono riusciti, era imposibile il pieno impiego e ci sono riusciti, perciò questa esperienza ci insegna che se è stato possibile tutto questo a Marinaleda sarà possibile in qualsiasi altro luogo del mondo, se ci sarà: decenza política e sociale nei comportamenti degli individui.

 

 

Marta Ortiz Gonzalez

 

 

 

 

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Il travaso di ricchezza dal sud al nord dell'UE
Perché un governo popolare è sempre più urgente


Oggi in molti si chiedono come mai lo spread sia di nuovo intorno a quota 500. Intanto, da Francoforte, Mario Draghi dichiara che «l'euro è irreversibile». Talmente irreversibile, che c'è bisogno di ricordarlo un giorno sì e l'altro pure...

A tre settimane dal vertice di fine giugno - ricordate, quello dove «Spagna e Italia avevano vinto» - l'Unione sembra sempre più un fantasma che si aggira per l'Europa. Mentre la Spagna va a picco, l'UE si preoccupa più che altro delle modalità con le quali il paese iberico dovrà essere impiccato. Mentre l'Italia è senza speranze, l'unico messaggio che arriva dall'Europa è quello di dare ancora più tempo al liquidatore Monti, anche dopo il 2013 come chiede pure (chissà perché...) Schauble, il ministro delle finanze tedesco. E meno male che Spagna e Italia avevano vinto...


Del resto, una domanda che i commentatori non si fanno mai è quale futuro possa mai avere un'Unione i cui vertici hanno sempre vincitori e vinti, lasciamo perdere se veri o solo presunti tali. Una fotografia sullo «stato dell'Unione» ci viene dalle cronache finanziarie di questi giorni. Leggiamo come le sintetizza Morya Longo sul Sole 24 Ore di oggi: «Non è solo la Germania a vivere beata con i tassi d'interesse sotto zero. La Francia ha sotto zero i titoli trimestrali (- 0,017) ieri sera). E ha intorno allo zero i tassi dei titoli fino ai 5 anni di durata. Nelle stesse condizioni sono anche Austria, Finlandia e Olanda. Questo non fa che migliorare sempre più le loro condizioni, peggiorando quelle di Italia e Spagna».


Da tempo, ma con una forte accelerazione nelle ultime settimane, è in atto un gigantesco spostamento di capitali, un travaso di immani proporzioni, fatto di due semplici operazioni: vendita dei titoli di Spagna e Italia (non solo titoli di Stato, ma anche obbligazioni bancarie), acquisto di titoli dei paesi dell'area economica tedesca, con l'aggiunta nell'ultimo periodo della Francia. Si tratta di un vero e proprio travaso di ricchezza che impoverisce il sud ed arricchisce il nord dell'UE. Sopra le Alpi, pur sempre all'interno di una crisi sistemica senza sbocchi, sorridono: chi non sarebbe felice di finanziare il proprio debito con tassi sotto lo zero? Questo travaso è ovviamente micidiale per paesi come Spagna e Italia, costretti a dissanguarsi solo per far fronte alle scadenze del debito pubblico. Qualcuno magari penserà che si tratti della solita (e tanto propagandata) divergenza tra paesi «virtuosi» e paesi «viziosi», ma così non è. Leggiamo come prosegue la sua diagnosi Morya Longo: «Quello che dimostra veramente la malattia d'Europa è il caso del Belgio: il Paese ha un debito pubblico pari al 100% del Pil (non molto meglio dell'Italia) e ha un deficit di bilancio pari al 3% del Pil (peggiore del nostro). Eppure i suoi titoli di Stato hanno rendimenti intorno a zero per le scadenze brevi. Questi numeri chiariscono cosa pensi (o tema) il mercato. Ormai l'Europa non è più unita».

Ha ragione la Longo, perché se un'Unione vi fosse, o se perlomeno si volesse tentare di costruirla, il travaso di ricchezza dovrebbe semmai avvenire in direzione opposta, con gli Stati relativamente più ricchi chiamati a pagare almeno un po' di più di quelli poveri. Avviene invece l'esatto contrario, giudicate voi quale razza di unione è quella per la quale si continuano a chiedere ai popoli sacrifici sempre più duri. La divaricazione dei tassi fa impazzire sia i nostrani economisti mainstream, sia i dirigenti politici dell'asse ABC che sostiene Monti.

  

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Ma come, si chiedono, perché veniamo colpiti? Eppure siamo così virtuosi, coi nostri bei tagli alle pensioni, ai salari, ai diritti, alla sanità, con il nostro meraviglioso governo che a nessuno deve rispondere, con un golpista a guardia della costituzione... ma che altro dobbiamo fare? Ma come signori? Non eravate quelli del «mercato l'ha detto», del «mercato lo vuole», del «mercato non gradisce», insomma del «mercato» come signore del tutto? Ebbene, beccatevi un po' di mercato!

Se non fossero quei farabutti che sono, farebbero quasi tenerezza gli esponenti governativi e i politici ABC che quasi gridano al complotto: «ci vogliono colpire!». Chi ci vuole colpire? Ditelo per favore, che altrimenti tutti prima o poi capiranno l'ovvio: che i primi responsabili dell'attuale disastro sono proprio quelle stesse classi dominanti che ancora pretendono di guidare il Paese nel momento della catastrofe. Ma perché i mercati finanziari non si fanno infinocchiare dalla retorica europeista? Più precisamente, perché i grandi capitali che si muovono in quei mercati esigono tassi sempre più alti da Spagna e Italia, nonostante la mostruosa manovra di Rajoy e quelle senza fine del governo Monti? Semplice, perché sanno far di conto e possiedono una certa memoria storica. Sulla Spagna hanno capito quanto sia inestricabile il rapporto tra il debito delle banche e quello dello Stato. Sanno che con le ultime misure economiche la recessione spagnola si aggraverà, con conseguenze imprevedibili nel paese che ha il record europeo della disoccupazione. Sull'Italia sanno tre cose. La prima è che il debito pubblico ha raggiunto una cifra mostruosa, ormai vicina ai 2.000 miliardi. La seconda è che la recessione durerà a lungo, minando in profondità la struttura produttiva del paese. La terza è che i meccanismi europei non servono ad uscire dall'emergenza, ma solo a garantire, almeno nel breve periodo, i creditori. E' l'intreccio di questi tre elementi ad essere decisivo. Il debito elevato potrebbe essere ancora gestito se non ci fosse la recessione, ma la necessità di abbatterlo secondo le norme europee (vedi il Fiscal Compact) non potrà che approfondire la decrescita economica. Dunque, non se ne esce. Per quale motivo i detentori del grande capitale finanziario dovrebbero allora rischiare sull'Italia? Meglio, molto meglio per loro, dirigersi verso altri lidi. E così, mentre continuano ad ingrassarsi con le ricche cedole dei BTp che ancora posseggono, in attesa di recuperare il capitale alla scadenza, si guardano bene dal rinnovare i loro investimenti, spostandoli nell'area tedesca dopo aver abbondantemente lucrato sull'Italia. E' il mercato, bellezza!
In tutto ciò non ci pare di vedere alcun complotto, ma solo il normale funzionamento del capitalismo, portato all'esasperazione dalla sua attuale forma iper-finanziarizzata di capitalismo-casinò. Qui non si tratta, allora, solo di decidere se si vuole o meno morire per l'euro. Qui si tratta di scegliere se si vuole o meno morire per gli interessi delle oligarchie finanziarie dominanti. L'euro prima o poi morirà, e gli ultimi ad accorgersene saranno i cascami di una sinistra ormai senza bussola. Ma chi guiderà quel processo? Questo è il punto, ed i casi sono due e soltanto due. O saranno le stesse classi dominanti di oggi che - magari attraverso il riciclaggio di un personale politico aduso ad ogni trasformismo - continueranno a chiedere sacrifici al popolo lavoratore per pagare un debito insostenibile anche se denominato in lire, o sarà un governo espressione degli interessi delle masse che quel debito dovrà cancellare. Un governo popolare, figlio di una sollevazione, capace di prendere in mano la situazione, di affrontare l'emergenza e di indicare una nuova prospettiva ed una nuova visione del mondo su cui cominciare ad edificare una nuova società.Solo così si esce dai fallimenti. E il fallimento non solo dell'Unione Europea, ma del «capitalismo reale» così come si è conformato negli ultimi decenni, è sotto gli occhi di tutti.

  
E' ora che chi si rende conto che questa è la situazione esca dalla passività. E' l'ora di unire tutte le forze disponibili, è l'ora della responsabilità. Che ognuno se la prenda, per dare il proprio contributo ad una risposta popolare al massacro sociale che avanza. Ci dicono che la sollevazione che proponiamo non è cosa facile. Bella scoperta, ci sono altre idee migliori?

 

Leonardo Mazzei

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La proprietà non esiste per tutti

 

Proudhon diceva che la “proprietà è un furto”. Il collettivismo storico ha ricondotto la proprietà nelle mani dello Stato. Tutta la proprietà, anche intellettuale, compresa la libertà di pensiero.

Noi stiamo meglio? Lo stato borghese attuale ci propone libertà e proprietà. Ovviamente in termini molto labili. Possediamo qualcosa? Tralasciamo un attimo la libertà e seguiamo il termine proprietà.

 

Posseggo una casa ? Non è mia, anche se sembro averla comperata “da terra a cielo” già costruita. Ho pagato il notaio, se non i vari tecnici o uffici pubblici per accertarne e certificarne il possesso. Ho dato soldi e sacrifici alla banca che mi ha prestato i soldi, o una parte, con rimborso quasi sempre al limite dello strozzinaggio, prima era ventennale, ora sarà trentennale o forse più. Tanto non prestano più nemmeno al semplice cittadino. A meno che non hai da dare in pegno un valore dieci volte superiore al prestito. Se avevi, hai. Le banche preferiscono prestare agli stati e scorticare il popolo per interposta persona. Il possesso vero è della banca finché non ho finito di pagare. Ma l’ICI (oggi IMU) la pago io, come proprietario potenziale. Se riesco a pagare il mutuo per vent’anni e non ce la faccio più per qualche anno rimanente, perdo tutto, capitale, interessi e possesso. Qualcuno, che i soldi già ce li aveva, se ne impossessa, ripagando tutto di nuovo. Nel periodo in cui mi è permesso crederci, il mio possesso viene rosicchiato da tasse varie, Isi, Ici, Imu, ricarico su dichiarazione Unico, condoni … Lascio perdere la manutenzione. Qualcuno che aveva comperato fuori, in campagna, si è ritrovato anche con la salata tassa per alienazione dall’uso civico, (legge salica medioevale), non lo sapeva, il notaio non gliel’aveva detto, esisteva prima della riforma napoleonica del 1805, cioè quando si passò dall’onciario all’attuale catasto. A rischio anche terreni di “uso” religioso se in boschi o aree vicino a antichi monasteri. Il costo di alienazione è uguale. Pensate che alla vostra morte questa proprietà possa essere garantita in eredità? Ripagateci il 35% al valore attuale. In matematica equivarrebbe al 100% del prezzo di acquisto dopo la rivalutazione trentennale. Non potete? Ricominciate un mutuo. Dovete vendere? La filiera ricomincia e ridiventa un affare per tutti, banche, assicurazioni, stato. Non era né vostro, né dei vostri figli.

Il lavoro? Non lo posseggo, anzi mi possiede. Prima occupava almeno un terzo delle 24 ore giornaliere di vita, ora quasi la metà. Grazie al cellulare sono sempre in servizio. Mezzi di produzione moderna del fai da te: informatica e computer obbligatori. Turni in fabbrica sempre più massacranti e senza sosta. Persino la Chiesa ha perso la sacralità della domenica per la mercificazione del tempo e si arrabatta a spostare l’orario delle sue sacre funzioni.

La macchina ? Magari anche per andare a lavorare? Ricominciamo con le banche, gli interessi e la proprietà solo all’ultima rata, usura permettendo. L’Iva all’acquisto. Tassa di proprietà o bollo, sempre in aumento, con obbligo di acquisto di macchina nuova, tra poco Euro5, e poi Euro6, e se non puoi ricomperare paghi sempre di più, come una multa sulla povertà. Moltissimi sono proprietari di un’auto scadente per il cui possesso devono pagare un’imposta e le leggi del marketing impongono vada sostituita massimo in due o tre lustri. Assicurazioni totalmente libere e a cartello. Accise sul propellente, su inquinamento, a ondate, sempre di più. Obblighi vari: patenti, bolli, punti persi e riacquisto, catene a bordo o gomme invernali, luci sempre accese e ricambio lampadine, sempre più costose. Riparazioni meccaniche, manutenzione, fattura con Iva. Cresta continua con Iva dappertutto e ripetuta su tutto. Revisione da non dimenticare, è un problema tuo, non un servizio. Non sbagliare mai, vi sono multe salatissime, anche se in tutte le città non esiste un piano parcheggio all’altezza di questo nome.

 

 

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Ti viene da pensare che è fatto apposta. Giusto le isole pedonali, ma ore, carburante e inquinamento maggiori alla ricerca di un suolo (bene pubblico) da pagare al sindaco per posteggiare. Se andiamo via prima lo stesso posto viene ripagato da altri per la stessa ora e forse per più volte. Pensate che parte di questi soldi sono adoperati per una vostra maggiore sicurezza? Non vi sono in giro se non strade sgarrupate e con rappezzamenti di asfalto a tratti. Insomma un possesso a perdere, ma possesso quasi obbligato vista la privatizzazione e l’impoverimento organizzato del servizio pubblico dei trasporti, sia per corte che per lunghe distanze.

La pensione? Avete fatto un contratto di tipo legislativo, cioè con lo stato, o con i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, che avrebbero dovuto garantire i soldi ritiratevi durante la vostra vita di lavoro (intendo tra i 37 e i 40 anni) e versati obbligatoriamente all’ente statale di previdenza sociale, ebbene non saprete mai quando li riavrete, quanto ve li ridaranno (comunque sempre di meno); non sono più vostri. Non erano veramente di vostro possesso. Oggi servono ad altro. Parimenti il trattamento di fine rapporto di lavoro. Nobile legge fascista, trattenuta messa in opera obbligatoriamente perché si riteneva che i lavoratori fossero ignoranti, sciagurati, bevitori e non previdenti risparmiatori per famiglia e vecchiaia. O che potessero eventualmente chiudere i debiti contratti durante la vita. Pensavate che questi soldi fossero vostri. Certo, dopo una bella tassazione e un provvido dilazionamento forzato a non si sa mai quando, potreste anche riaverli. Insomma non erano veramente vostri.

Non pensate che sia contro le tasse. Le ho sempre ritenute utili per i beni comuni, ma dovete ammettere che si sono mangiati anche quelli. Filibustieri, banchieri e politici dotati di un magnifico istinto per il ricatto ne approfittano per farsi pagare ciò che dovrebbe essere nostro, dalle autostrade alle spiagge, alle scuole, alla sanità, all’acqua, all’aria, a qualsiasi altro “bene comune”.

Gli unici che posseggono sono quelli che posseggono la vostra vita, il vostro tempo di vita e quello dei vostri figli. C’è una classe sociale che non paga mai nulla, appena può, perché altri pagano per loro, con i loro sacrifici e i loro soldi. Sono circa il 3% in ogni paese, potrete notare che è una percentuale straordinariamente costante, sono i milionari. Vivono e pagano con i soldi degli altri. Posseggono la loro vita e la nostra.

L’idea stessa di libertà, soprattutto in merito alla proprietà privata, intesa come scelta politica, non ha in definitiva altri significati concreti se non quelli legati allo scambio, ossia all’ambito della competizione e della concorrenza globale di cui altri sono padroni. Qualunque salariato che si reca alle urne sentendosi libero nelle sue scelte politiche, scoprirebbe che con quella parola s’intende anzitutto solo ciò che è disponibile di essere acquistato o venduto sul mercato, a cominciare proprio dal suo lavoro, altro bene privato. Poi ognuno può sentirsi libero di farsi le "proprie" idee, ma eventualmente solo quelle. Come succede per le credenze religiose.

In definitiva la proprietà privata non esiste e non fate finta di crederci.

 

 

Tonino D'Orazio

  

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Moreno De Sanctis

 

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

         

          2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

          3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”

 

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