TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE

IL SALE - N.°131

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 12    numero 131 – Luglio 2012

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

 

2

ilSale2

 

 

 

Sommario

 

                                                        de Il Sale

 

 

                                                        di tutta la città di Pescara

           

 

                                                        di Luciano Martocchia

 

 

                                                        di Tonino D'Orazio

 

 

                                                        di Evo Morales Ayma

 

 

                                                        di Irene Leon

 

                                                        di Antonio Mucci

 

 

                                                        presentato da Marinus Van der Lubbe

 

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 



 

 

3

 

EDITORIALE

 

 

L’editoriale del numero di Aprile riguardava il problema del porto, sono passati già due mesi ma la situazione non è cambiata, forse addirittura peggiorata ed eccoci qui ancora a scrivere alcune valutazioni.

Il commissario straordinario, Guarino Testa, nominato per trovare soluzioni adeguate si è dimesso, inoltre  provincia comune e regione non hanno preso alcun provvedimento. Si rischia che l’insabbiamento non riguardi solo il fiume, ma un’intera vicenda che ha dello scandaloso per l’incompetenza degli amministratori locali e l’assenza e  l’indifferenza dello Stato.

Il fiume è diventato ormai una palude, una melma maleodorante colma diio spazzatura in cui i pesci muoiono. Il mare è sempre più inquinato e pieno di alghe  Le  barche anche quelle più piccole non riescono più ad uscire, rischiano d’insabbiarsi.

 Per questo motivo la linea dei traghetti è stata soppressa con un grave danno per l’economia della città: perdita di posti di lavoro e calo del turismo.

Nel frattempo è nato un comitato pescarese “ Insieme per il porto”, composto da Ardizzi ( ex presidente della camera di Commercio ), dai sindacati confederali  e dagli armatori e facchini.

L’obiettivo di tale comitato, calato dall’alto e quindi slegato dalle realtà dei pescatori e commercianti, è fare pressione con una raccolta di firme affinché venga realizzato il progetto di deviazione del corso del fiume.

Tale progetto ( 120 milioni di euro ) è miope e delirante, si vuole deviare il naturale corso del fiume quando il problema è una altro : la diga foranea che è stata costruita male troppo vicina al porto con un grande sperpero di denaro pubblico. L’unica soluzione è l’eliminazione della diga foranea, il comitato per il porto e i cittadini dovrebbero lottare per questa giusta causa e non farsi più ingannare da false argomentazioni. Anche il dragaggio risulterà inutile fino a quando ci sarà la diga, che causa l’insabbiamento e l’abbassamento dl livello dell’ acqua del fiume.

Spesso noi amici del Sale, quando ci riuniamo, parliamo della vicenda del porto che ci sta particolarmente   a cuore come del resto altri problemi della nostra città: la costruzione della filovia sulla strada parco e lo spostamento della biblioteca “ Di Giampaolo “ dal centro alla periferia.

La morte del fiume sembrerebbe rappresentare la decadenza di un’intera città e della sua comunità.

In tutte le maggiori città europee i fiumi rappresentano una risorsa da valorizzare, importante dal punto di vista culturale, economico e sociale. Ci sembra, quindi assolutamente necessario che si parta dal porto e dal fiume per riqualificare la nostra città e creare spazi d’aggregazione che la rendano più vivibile. Per questo motivo abbiamo deciso di dare voce ai pescatori e commercianti. Abbiamo messo delle scatole in alcuni bar, situati vicino al porto, da usare come buche delle lettere, per scrivere messaggi sull’argomento. Abbiamo anche realizzato delle interviste che verranno pubblicate sul giornale già da questo numero. Crediamo infatti che solo l’autogestione e l’autorganizzazione dei pescatori  e di i tutti i cittadini di Pescara possa rappresentare un primo passo per la risoluzione del problema.

 

 

Il Sale

 

4

 

 

5

ilSale2

 

 

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

(Il volantino riportato nella pagina precedente, insieme a delle scatole dove inserire le risposte, lo abbiamo lasciato in alcuni bar della marineria di Pescara con la finalità di poter raccogliere le opinioni dei cittadini sui problemi del porto e della città. Pubblichiamo due interviste registrate a voce e varie risposte pervenuteci. La prima parte dell’inchiesta l’abbiamo pubblicata nel numero precedente.)

 

***************

 

 

(Intervista registrata a Roberto Marini)

 

Domanda: C’è questo problema dell’insabbiamento del fiume. Secondo te di chi è la colpa di questo insabbiamento? È colpa del Padreterno, della Natura, degli Amministratori……

Risposta: Esatto!Esatto!

Domanda: della città di Pescara,? Che ne pensi tu?

Risposta: Io penso, visto che lavoro nel settore del pesce,  quindi sto a contatto con quello che succede qua al porto posso dire che le persone di Pescara non ne sanno niente. Questo è un lavoro fatto male dalla provincia, dalla giunta comunale, dalla regione.  Qua è stata fatta una diga foranea, una grande speculazione perché si sapeva già dall’inizio che  la distanza per fare una diga foranea doveva essere molto più elevata, invece hanno costruito la diga foranea molto vicino con le spese di una diga foranea costruita molto più lontana, con uno sperpero allucinante, infatti i lavori si fermavano, ripartivano, si rifermavano, si ripartivano e ci mancavano i soldi, insomma si sono arricchiti chi si doveva arricchire, come sempre e adesso la marineria, i commercianti di pesce, i cittadini stessi di Pescara,  pagano le conseguenze perché abbiamo un fiume che sembra una palude, pieno di alghe verdi, i pesci muoiono…. per la gente che viene da fuori hanno fatto il Ponte Nuovo, si affaccia sul fiume, vede uno schifo. Hanno speso soldi per fare il ponte che si affaccia su una laguna, piena di rospi, no di pesci. Le barche non possono uscire più. Addirittura i piccoli natanti che stanno lungo il fiume che fanno la piccola pesca rischiano l’insabbiamento e sono barche di dieci metri, quindi neanche sono le barche da pesca vere, quelle grandi. Qua si fa orecchie da mercanti, si è pagata la draga che è stata sempre ferma, 2-300.000 euro buttati, la ditta non ha potuto lavorare perché le sabbie sono risultate radioattive, prima erano buone per buttare a mare, mo’ non sono più buone. Ogni tanto si sveglia uno e fa una analisi diversa. Così allora il popolo pescarese ha dovuto pagare la draga 2-300.000 euro ed è un anno e mezzo  che sta fermo, e tutte le conseguenze di quello che sta a succedere. Nel fiume si è ammucchiato parecchia immondizia, i pesci muoiono, il fiume puzza. Se vi affacciate vicino alla madonnina c’è un pantano verde. Tutta laguna, tutta robba morta ed i marinai ci rimettono un sacco di soldi perchè ogni tanto si spacca un’elica, si storce un  braccio meccanico del motore perché si insabbiano e vanno a finire sulle secche dove ci stanno pure i tronchi, le cose, quindi chi più ne ha più ne mette. Quello che vi sto dicendo io è la realtà di quello che vedo ogni giorno. Io sto qua ogni mattina e me ne rivado la sera, purtroppo questa è la realtà.

Domanda: Bene! Va bene! Ti posso fare un’altra domanda?

Risposta: Come no!

 Domanda: Senti, secondo te che ne pensi di questo progetto nuovo di deviare il corso del fiume?

Risposta: Questa è una ennesima speculazione perché il lavoro che si dovrebbe fare è togliere quella diga foranea e dragare il fiume. La diga foranea bisognerebbe spostarla più giù. La prima necessità è spostare la diga foranea perché è inutile che dragano il fiume e lasciano la diga foranea come sta, che dopo alla prima botta si ripropone lo stesso problema perché questo ogni sei mesi si rinsabbia il fiume. Quindi lavori da fare necessariamente sarebbero togliere la diga e dragare il

6

ilSale2

 

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

 

fiume. Queste sono le cose principali. Quello che stanno facendo deviare il fiume, le cose, questo, secondo me, è una ennesima presa in giro perchè è un lavoro faraonico che non verrà mai fatto perché i cittadini stanno senza soldi, anche se sarà l’Unione Europea,  la Comunità Europea a mettere gran parte dei soldi, quello e quell’altro, servirà come speculazione per arricchire i soliti politici perché questo, secondo me, è un lavoro che non verrà mai fatto. Finiremo alla fine a vedere assessori che si dimettono, presidenti delle regioni che verranno trattati per quello che sono alla  fine perché non si stanno a interessare, e tutto rimarrà come rimane, e le barche da qua si sposteran-

no, sicuramente ci saranno delle proteste come è successo l’anno scorso che se ne sono andati ad Ortona. Ecco a che punto stiamo arrivando.

Domanda: Secondo te si può avere fiducia in questi  amministratori? Ci ritroviano il fiume insabbiato , ci ritroviamo il Porto commerciale che sta senz’acqua. Doveva...

Risposta:  Non solo! Aspetta! Aspetta! Mi hai fatto ricordare una cosa , non solo….

Domanda: Si può avere fiducia?

Risposta: No che non si può avere fiducia! Anche perché quest’anno abbiamo perso pure la commissione con i traghetti, con i traghetti che andavano alle Tremiti, con i traghetti che andavano in Jugoslavia, in Croazia. Abbiamo perso un ennesimo guadagno per noi: posti di lavoro, turismo, perso perché non abbiamo un fiume all’altezza. A Pescara ci stava una volta la Tiziano, riusciva a lavorare con la Tiziano, mo’ neanche un pattino. Quindi io penso che fiducia con questi qua proprio zero. Questi non gliene frega niente perché loro prendono i soldi e di quello che succede alla povera gente non gli interessa. Questo non si ripercuote solo sui marinai ma anche su chi lavora settore ittico perché con una cattiva pubblicità sulla pesca poi si ripercuote sul commercio perché le persone che fa? A me quando c’è stata la protesta delle barche che sono andate  a Ortona, io che vendo il pesce mi sono trovato in difficoltà perchè molte persone mi venivano a chiedere: questo pesce da dove arrivava? Perché erano convinte che le barche stessero ancora a Ortona. Invece quella è stata una protesta che è durata un giorno. Quindi c’è anche una cattiva pubblicità che si ripercuote sul commercio del pesce.    I commercianti si ritrovano migliaia di euro di pesce sopra ai banconi e devono dire alle persone i fatti come stanno perché c’è anche una cattiva informazione perché alle persone non gli viene data la realtà di quelli che sono i fatti, anzi gli viene nascosta e poi alla fine quando poi si arriva all’esagerazione come adesso, scoppia il boom, come quel ragazzo quel marinaio Scordella che ha attraversato il fiume a piedi. Ma ci rendiamo conto: l’acqua gli arrivava al ginocchio, un fiume. Ecco come siamo ridotti: a perdere pure i turisti e quello che è, e non solo, quella bella struttura che ci sta sul porto al molo sud dove ci sono le biglietterie, le cose, che hanno  ristrutturato, tutti soldi buttati. Facciamo un calcolo di quello che hanno sperperato fino adesso…. anche se io vi posso dire una cosa: dopo quello che è successo pure a P.zza Salotto, che hanno messo quell’opera un milione di euro e s’è spaccata, mo sta tutto incappucciato, se quella è un’opera d’arte allora un Michelangelo un Raffaello che ha creato? Se quella è un’opera d’arte….. Allora una statua di quelle che cosa sarebbe…hanno fatto tante storie per mettere la barca di Michetti, poi hanno messo un coccio di vetro che al primo freddo si è spaccato. Io vorrei sapere chi lo ha pagato quello là? Un milione di euro! Ecco i Pescaresi!  I Pescaresi purtroppo sono male informati, e una grande parte non si sente toccata dal problema, ma non è così perché poi le spese aumenteranno su di noi,  con le immondizie e tutto il resto.

Domanda: Ti fermi qua o ti posso fare un’altra domanda?

Risposta: Tu fammi un’altra domanda.

Domanda:  Dunque Robbè, abbiamo detto che l’insabbiamento del fiume non è colpa del Padreterno né colpa della Natura ma è colpa degli uomini ed abbiamo detto in particolare che è colpa degli amministratori della città, dell’ente fiume, dell’ente porto,  e quindi non si può avere fiducia in queste persone perché hanno dato cattivi esempi nel passato, allora il problema ricade sui pescatori, su tutta la categoria, anche sui cittadini pescaresi perché non è bello vedersi un fiume

 

7

 

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

 

ridotto a una fognatura, in questo modo qua, anche per me che non sono pescatore. Quindi, io penso che il pescatore dovrebbe prendere nelle proprie mani la soluzione del problema, cioè Autorganizzarsi, fare un Comitato di Pescatori,  non solo raccogliere le firme, ma anche fare un Comitato che lotta per riaprire il problema fiume lavoro e vita.

Risposta: Questo è stato fatto, non è che non è stato fatto. Si sono riuniti, sono andati a Roma,  solo che  alla fine sono tutti incanzonati  perché i politici fanno le solite dichiarazioni, le solite promesse, e poi quelle vengono dette promesse da marinaio però alla fine chi è che viene fregato? I marinai,

perché sono i politici che non promettono poi quello che dicono. Avevano promesso il dragaggio, avevano promesso quello, avevano promesso quell’altro. Alla fine dentro il fiume s’è vista una barchetta di due metri quadri con una rete tipo acchiappa farfalle per levare le alghe, cioè hanno fatto venire una barca di 2 metri, con un problema così grande, hanno fatto venire una barca di 2 metri a levare le alghe. Quella è stata l’ennesima presa in giro. Ma sapete perchè l’hanno fatto questo? Perché c’era una inaugurazione e una manifestazione, allora il sindaco per non far vedere le condizioni del fiume ha fatto dare una pulita. Giusto quel giorno. Il giorno dopo è tornato tutto com’era. Io vorrei parlare con questo sindaco faccia a faccia. Ci vorrei parlare. Per vedere se questa persona si rende conto delle situazioni. A me mi dispiace! Guarda! Io sono di idee politiche diverse dal sindaco Luciano, dal sindaco Luciano, eppure preferisco più lui che Albore Mascia perché lui qualcosa per Pescara lo stava a fare, anche se io sono di pensieri politici contrari, però devo riconoscere anche se una persona è di un partito opposto se fa del bene fa del bene, ma stò sindaco di mo’ che sta a fare? È venuto qua dietro il mercato a mangià gli arrosticini. Finito a mangià gli arrosticini se n’è andato. A noi non ci serve un sindaco che si viene a mangià gli arrosticini, a noi serve un sindaco che scende in mezzo alle persone, che si va a rendere conto della categoria dei marinai e dei commercianti perché qua così funziona Quando viene declassata una categoria ne paga pure un’altra perché poi la televisione fa  cattiva informazione e noi siamo costretti a chiudere. Io lavoravo tutti i giorni, adesso lavoro una settimana sì ed una settimana no, grazie al sindaco. E se perdo il lavoro mi vado a dormire dentro la casa del sindaco fin quando non trovo un altro lavoro, visto che a causa sua mi trovo in questa situazione.

Domanda: Ti ringrazio!

Risposta: Prego!

 

F  I  N  E

 

 

(Intervista registrata ad un venditore del pesce)

 

Domanda: Che ne pensi del fiume insabbiato?

Risposta: Dispiace molto perché la città di Pescara non merita questa bruttura che c’è. Le barche non possono attraccare, purtroppo sono costretti ad attraccare a Ortona, niente! Noi cittadini stiamo raccogliendo le firme qui al porto per cercare una soluzione perché non è possibile…..  Se dovesse arrivare un grande acquazzone come è successo nel ’92 ci ritroveremmo costretti a ulteriori danni perché il fiume si è abbassato, quindi c’è il rischio di esondare. Ancora una volta c’è il pericolo per la popolazione per i cittadini, per i mezzi dei pescatori e quindi io prego il Comune di Pescara e tutti i dirigenti della regione di poter risolvere al più presto questo problema perché noi Pescaresi vogliamo una città più pulita. E’ impossibile andare avanti così….ogni cliente che viene ad acquistare il pesce e vede quello scandalo là, dice: ma che cosa è successo là? Ma che cosa è successo là? Io purtroppo non possono dire altro. Il comune si deve dare da fare,  la regione, chicchessia, la Nazione.  Vi prego solo di cercare di risolvere questo problema e basta. Grazie!

Domanda: Ti posso fare un’altra domanda?

 

8

ilSale2

 

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

 

Risposta:  Dimmi!

Domanda: Tu che pensi del progetto nuovo di deviare il corso del fiume: può risolvere o non può risolvere?

Risposta: io non è che sono un esperto, però magari si possono fare prima degli studi e vedere un po’, oggi ci sono le tecnologie. Penso che la tecnologia che c’è oggi possa insomma in minima parte  risolvere i problemi. Che devo dire…si può provare!

Domanda: Secondo te la colpa è del Padreterno, della natura, degli uomini…..

Risposta: Sempre dell’uomo, sempre dell’uomo…il 90% è colpa nostra se non il 100%. Se Dio ha creato il mondo perfetto, si può vedere a occhio nudo, magari la gente non ci fa caso, però è una perfezione, una bellezza,  solo che l’uomo  con la sua imperfezione lo distrugge, questo è, purtroppo.

Domanda; Hanno fatto il porto commerciale dove doveva attraccare il traghetto Spalato-Pescara e non c’è l’acqua nemmeno lì, che ne pensi di questo fatto?

Risposta: E’ anche un ulteriore danno per il turismo e anche per la città di Pescara, anche per i commercianti perché prima attraccavano con le navi da crociera, veniva qualcuno ad acquistare il pesce…...

Domanda: C’è stato l’insabbiamento del fiume, la costruzione di un porto senza acqua, a vuoto, quindi si può seguitare ad avere fiducia in questi amministratori?

Risposta: Beh! Secondo me avere fiducia…magari io non dico che non bisogna avere fiducia però in qualche settore magari, può darsi, che ci sono persone che non sono tecnici per poter risolvere un tipo di problematica, magari altri problemi lo fanno al meglio, altri problemi lo fanno senza avere un minimo di esperienza. Io, ancora una volta, dico che se magari nel comune ci mettiamo persone all’altezza di poter risolvere il tipo di problematica che si crea sarebbe una cosa che sarebbe giusta perché se ci mettiamo le persone adatte le cose si risolvono, se ci mettiamo le persone non adatte le cose vanno sempre di male in peggio. Questo è il problema!

Domanda: Grazie!

Risposta: Niente!

 

F I N E

 

 

(Seguono le risposte contenute nei vari bigliettini)

 

 

Firma non leggibile: La situazione e diventata insostenibile fra poco porteremo ha spasso i nostri cani nel centro del fiume.

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Chi a progettato la diga foranea  è un ladro.

 

 

--------------------

 

Anonimo: Il Porto Canale era un gioiello x la città di Pescara. Adesso è una fogna a cielo aperto.

9

 

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

 

Anonimo: I marinai una massa di ladri.

 

 

--------------------

 

 

Aldo: Io sono un lavoratore delle vongole è penso che siamo arrivati alla frutta.

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Purtroppo la marineria si dimostra ignorante quando si parla di esprimere un pensiero dove non si parli di risarcimenti.

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: E’ una vergogna perché una citta bella come Pescara non può morire in questo modo con un fiume senza acqua.

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Le stalle si chiudono prima che escono i buoi. Date più attenzione e + rilievo alla zona vicino al porto. E’ completamente abbandonata.

 

 

 

 

 

Rizzi … (nome non leggibile) (Il Signore ha preferito rispondere alle singole domande):

1)      Che si tratta della vera vergogna europea.

2)      Denunciando gli scienziati che anno cementificato il canale facendolo diventare una bottiglia.

3)      La Diga Foranea! Se potrebbe parlare avrebbe tanto da dire a quei deficienti la l’anno posizionato, visto che non si tratta di una diga ma bensì di un tappo della bottiglia da loro creato.

4)      I Pescatori? Figli di Marinai? Sono diventati proprietari di stabilimenti arenile, è quel che ne rimane  lavorano  senza cervello, visto che contribuiscono alla rovina della pesca di una volta per non parlare dei vongolari, e la pesca delle reticelle.

5)      Non ci sono più i veri armatori (Lupi di mare).

6)      Chiedetelo ai Politici, e ai Consiglieri della Val Chieti e della Val Pescara (sono loro che devono con i propri soldi, risanare tutto il male creato).

 

 

 

 

10

ilSale2

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

 

8)   Minare con bombe il Porto Canale, esattamente come anno fatto i sommozzatori a ….. (parola non leggibile) nella nave affondata nell’Isola del Giglio in modo da ricreare l’ho scorrimento dell’acqua sotto i trabocchi, com’era una volta.

 

 

--------------------

 

 

Firma non leggibile: La politica come la potenza è nulla senza controllo ma fa solo i danni.

 

 

--------------------

 

 

Anonima: Mi sono rotta le palle!!!

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Mettetevi nei panni di chi lavora – Punto

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: (Il Signore ha risposto alle singole domande)

1)      Che va tutto bene.

2)      I fanghi fa bene alla saccoccia.

3)      Non e vero perché le pietre non ci sono andati da solo.

4)      Adesso ci sono tanti cornuti.

5)      Dei Pescatori che sono ciglioni.

6)      Sì così i cornuti mangiano ancora di più.

 

 

 

 

 

Anonimo: E io pago!

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Andate a lavorare!

 

 

 

 

 

11

 

TUTTA  LA  CITTA’  NE  PARLA

 

 

 

Anonimo: La risposta in tutte queste problematiche è rinchiusa nella 5^ domanda. Cosa è cambiato da 20 anni a questa parte? L’uomo oggi crede di essere superiore alla natura r ha imparato a vivere seminando sottomissione furbizie e poca voglia di sacrificarsi x il prossimo. Su questo mondo si fa tutto x i soldi e siamo diventati come loro: FALSI E DI CARTONE!

 

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Andate a rubare in Chiesa, ladri!

 

 

 

--------------------

 

 

Anonimo: Boia chi molla!

 

 

 

--------------------

 

 

Orsini Giuliano: E’  na  zizzità!

 

 

 

--------------------

 

 

 

 

Grosso Camillo, M/P Nausicaa: (Il Signore ha risposto alle singole domande)

 

 

1)      E’ un danno grave per tutta l’economia della città (grande menefreghismo delle Istituzioni).

2)      Le soluzioni sono innumerevoli. Basta un po’ di buona volontà (svuotare la vasca di colmata).

3)      E’ vero ma a suo tempo, ai tempi dell’alluvione, è stata una soluzione adeguata. Se forse ci si fosse riflettuto un po’ di più?........

4)      Massima e totale responsabilità.

5)      Della classe dirigente. Grande incapace. (D’Alfonso a suo tempo risolse il problema).

6)      No! (è solo una presa in giro)

7)   Sì! (Il denaro pubblico è fatto per essere speso bene, e non per arrikkire i farabutti). u

 

 

12

ilSale2

Nascondi

Inizio modulo

Via  l’articolo 18 , entra l’ 8

 

Luciano Martocchia

 

La legge 300 del  ’70 , cosiddetta  dello Statuto dei Lavoratori  o anche Legge Giugni , dal nome del proponente insigne giuslavorista, ha rappresentato una svolta epocale per la garanzia dei diritti dei lavoratori che venivano dagli anni bui del secondo dopoguerra, quando venivano discriminati per le loro idee politiche ( se eri comunista venivi licenziato).  

Uno dei  punti più qualificanti della Legge 300 è rappresentato dall’ articolo  18 che impedisce il licenziamento senza giusta causa dei lavoratori, anche se rimase  il baco, ingiusto e discriminatorio, della non applicabilità dell’art. 18 nelle aziende con un un numero di dipendenti inferiori a 15 e nelle organizzazioni rappresentative  di massa dei partiti politici e sindacati ( Chissà perche? -domanda retorica ) L’articolo 18 non è solo una norma particolarmente significativa. Lo è, e molto, ma ne esistono altre. L’articolo 18 è molto di più. Racconta una storia, un decennio di travolgente riscossa che va dalla fine degli anni ‘60 alla metà degli anni ‘70. Una cavalcata orgogliosa di conquiste operaie, dalla fine dei reparti confino alla Fiat, alle prime lotte unitarie nel bresciano che toglievano la Cgil dall’isolamento, al riconoscimento della classe operaia come classe dirigente che si scrollava di dosso la condizione secolare di umiliazioni, ricatti, segregazione, sfruttamento.
L’articolo 18 è quella storia. Mai conquiste erano state così esaltanti e la scissione con i bui anni ‘50 e metà anni ‘60 talmente radicale che lo Statuto, per un bel po’ di tempo, ricevette critiche e provocò delusioni. Sembrava che non desse conto di quale rivoluzione fosse in atto, di quale democrazia rappresentassero i consigli di fabbrica, dove tutti erano eleggibili ed elettori, bastava che si fosse lavoratore. Sembrava non dar conto che per la prima volta nella storia non decideva tutto l’impresa. Il consiglio di fabbrica era titolare della trattativa, si sedeva al tavolo di fronte al padrone mentre dietro stavano gli operai che seguivano ogni parola, consigliavano, a volte s’incazzavano. E poi si riunivano in assemblea per discutere, decidere e votare perché si erano presi il diritto di parola e di scelta.

Poi arrivarono gli anni 70 e 80. Arrivò  la gestione del peggioramento: il salario diventava una variabile dipendente dal profitto, la scala mobile  veniva additata come responsabile  della crescita dell’inflazione, per l’innovazione tecnologica si doveva  necessariamente, secondo il credo confindustriale,   dimezzare l’occupazione. Lo Statuto è divenuto pian piano ben più di una legge. È divenuto la bandiera a cui ci si aggrappa. E le bandiere non si toccano, non si stracciano, neanche quelle degli avversari. Quando Berlusconi osò farlo, la Cgil e il movimento operaio ribollirono di rabbia e di orgoglio. Un esercito sterminato invase il Circo Massimo. Cofferati tenne il comizio più numeroso della storia sindacale . Pensammo tutti , quel giorno, che forse avremmo smesso di gestire il peggioramento. Ma nella lotta di classe che contrappone operai e imprese, è bastato un attimo perché i padroni facessero goal.  Oggi dall’Europa è arrivato un signore magro e impassibile che in qualche mese, sotto dettatura di Ue, Fmi e Bce, è riuscito a massacrare le pensioni e a cancellare l’articolo 18. 

Ma poco prima di lui, nel settembre del 2011, Berlusconi aveva varato la sua ultima finanziaria. Tra norme e articoli, così nascosto da rendersi invisibile, tanto che molti se ne accorsero alla fine dell’iter parlamentare, il Cavaliere e il craxiano Sacconi avevano infilato nelle pieghe della finanziaria un articolo, l’articolo 8. La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale avvenne il 25 luglio del 2011. Di traverso, ignominiosamente, per via indiretta, Berlusconi era andato ben oltre la cancellazione dell’articolo 18.

 

 

 

13

 



L’ articolo 8 (  a una cifra )  inserisce nella contrattazione un altro tipo di contratto, fino ad oggi sconosciuto, che si chiama “contratto di prossimità”. Spiego. Se l’impresa riesce a convincere il sindacato più numeroso a livello aziendale a firmare il contratto di prossimità, può intervenire derogando alla normativa nazionale e alle leggi sul lavoro. E può farlo su tutto: licenziamenti, orari di lavoro, part time, mansioni, inquadramenti, assunzioni, ecc. Il sindacato più numeroso può essere una sigla sconosciuta, non esistere a livello nazionale, è sufficiente che lo sia lì, in quell’azienda.
La storia del movimento operaio ci ha insegnato molto sui sindacati gialli. Sostenuti, foraggiati, organizzati dalle imprese. Già negli anni cinquanta la Fiat se n’era inventato uno. E tante altre imprese la imitarono. La cosa continua ancora oggi. Magari con formule più gentili. Non giallo, ma “compiacente”. Non venduto, ma “realistico” e “responsabile”. Il contagio è stato talmente ampio da arrivare fino a Cisl e Uil  ( questa ultima sigla ha sempre svolto comunque un ruolo ambiguo, tale che da più parti le è stato affibbiato il termine di Sindacato giallo) e coinvolgere molti di quegli uomini che un tempo avevano fatto la FLM, il sindacato unitario dei metalmeccanici, anche contro i loro stessi  sindacati.

La cancellazione del contratto nazionale è la fine dell’eguaglianza di trattamento tra i lavoratori ed è la fine della dignità del lavoro. Il contratto di prossimità può addirittura permettere che ogni movimento di un lavoratore o di una lavoratrice sia controllato istante per istante da un impianto audiovisivo. L’articolo 4 dello Statuto lo vieta, l’articolo 8 permette di derogarvi. Le norme di base che garantiscono un’eguaglianza minima tra i lavoratori – dal salario minimo alle procedure di licenziamento, alla tutela della malattia, alle ferie, all’orario - vengono triturate. Perché il contratto di “prossimità” può stabilire che per il licenziamento senza giusta causa non ci sia la reintegra ma un compenso minimo e magari neanche quello, può modificare gli orari di lavoro e i giorni di riposo, può alterare i ritmi e le pause, può ridurre o anche cancellare la retribuzione in caso di malattia, può decidere inquadramento e mansioni indipendentemente dalla professionalità dei lavoratori con la conseguente variabilità, in alto o in basso, del salario. È un mostro giuridico che i legislatori della Repubblica italiana non avevano mai concepito, la cui ispirazione di fondo è quella dell’arbitrio totale dell’impresa attraverso l’estensione generalizzata delle condizioni di lavoro dei precari.

Sull’articolo 8 ha scritto La Stampa: “Tutto dipenderà dalla ‘creatività’ di questi accordi sindacali aziendali, che potranno essere con relativa facilità imposti (a maggioranza) ai sindacati e alle rappresentanze di azienda. Basta immaginare uno stabilimento in crisi: meglio chiudere i battenti, o è meglio accettare un bel ridimensionamento di certi privilegi non più sostenibili? Certo è che l’articolo 8 apre campi potenzialmente sconfinati: gli accordi in deroga possono intervenire, oltre che su leggi, anche su materie su cui fanno testo i contratti nazionali di categoria. Si potrà cambiare la mansione del personale, le pause, l’inquadramento contrattuale, l’articolazione dell’orario di lavoro. Stabilire di assumere giovani con salario più basso, utilizzare collaboratori anche per lavori svolti da personale dipendente. Oppure, ancora, spedire in un’altra città lavoratori non più considerati utili o non particolarmente graditi”.

Ed è su questa robaccia, che cancella certezze e diritti, che condanna i sindacati all’estinzione (comunque incapaci di qualsiasi rinnovamento)  o, al più, attraverso la benevolenza padronale negli enti bilaterali o nei fondi pensionistici privati, (sottraendo in modo truffaldino  il TFR ai lavoratori) ad un ruolo solo istituzionale, che la Federazione della Sinistra ha deciso di indire il referendum. Anzi, due referendum. Uno per riconquistare l’articolo 18, l’altro per abrogare l’articolo 8.

Sarà una strada lunga raccogliere le firme come si deve. Ne occorrono  500mila, ma per stare sicuri, dato che capita che molte vengano invalidate, dovremo arrivare ad almeno 800mila. Ma se non si vuol far fare un salto indietro di mezzo secolo alla nostra civiltà del lavoro, è l’unica strada

percorribile.

 

14

ilSale2

 

L’alibi Grillo.

Tonino D’Orazio. 30 giugno 2012.

 

Che il Movimento 5 Stelle continui a salire nei sondaggi pone una riflessione ulteriore. I partiti che non hanno programmi sociali e popolari hanno bisogno di individuare un nemico per poter gestire lo scontro di classe a rovescio in atto, in Europa più che altrove. Berlusconi ci ha insegnato che la paura dei “comunisti” funziona anche quando questi ultimi sono quasi scomparsi. Gli americani del nord si sono creati il nemico musulmano dopo che l’Unione Sovietica, che aveva messo loro tanta paura, si è sciolta. Avevano bisogno di cercare e trovare un altro nemico da abbattere, o almeno farlo credere. Ancora molti cosiddetti giornalisti continuano a tacere le guerre umanitarie che nascondono il furto del petrolio, il massacro di civili e la distruzione di interi paesi, anche quando tutti l’hanno capito. L’importante è far credere e bisogna dire che a tiro incrociato dei mass-media e a furia di insistere ci si riescano sempre meglio.

Esempio? Qualcuno può spiegare come una popolazione massacrata come quella greca, portoghese, spagnola, e tra poco quella italiana, possa continuare a votare democraticamente i loro aguzzini con la teoria del meno peggio? E’ così profonda la paura e la teoria della sindrome di Stoccolma? Cioè quella sindrome collegata al comportamento di ostaggi che, in mano ai sequestratori, finivano per simpatizzare con gli stessi ed a considerarli non dei delinquenti bensì degli amici. Ironia politica: una volta sviluppatasi non si conosce la durata che può avere, ma si sa che essa può sussistere a lungo, anche per diversi anni.

Oggi in Italia il “nemico” della casta partitica-parlamentare è diventato Grillo. Il Pdl-Udc-Pd, ossia ABC, che sostengono il governo Monti, che si può tranquillamente definire di estrema destra ultra-liberista (guardate che con i loro amici ci tengono), dopo aver partecipato alla distruzione politica, democratica ed economica del nostro paese, devono potersi coalizzare di nuovo insieme nella prossima (mah!!) tornata elettorale e rendere il fatto “normale” che ex fascisti, ex DC, ex socialisti mimetizzati e ex comunisti possano amarsi tanto ed essere uniti. Però hanno bisogno di un “nemico”. Più rischia di essere forte il nemico più diventa credibile l’Unione sacra delle Destre.

Tanto più questo nemico sarà “pericoloso” tanto più l’unione sembrerà auspicabile, ovviamente non per salvare se stessi, ma l’Italia. L’idea sta già passando da un po’ di tempo. Mai che volessero salvare gli italiani.

Esempi? Il riavvicinamento forte tra UDC e PD. Il riavvicinamento tra Pdl e Lega di Maroni: Lega che ha capito che non ci sarà riforma elettorale, o che al limite sarà sempre più blindata con il bene placido di Napolitano, e che esce ridimensionata dal suo voler andare da sola alle elezioni e da altri fatterelli contingenti. Pronti alla fuga dal Pdl alcuni ex-Dc. Nemmeno Fli e Fini sono più credibili. Futuro e Libertà, rotto i rapporti con Berlusconi, da estrema destra si è tirato troppo al centro e non si capisce più chi sono. Messa all’angolo di Vendola da parte del Pd. Per due anni Sel si è battuta per le primarie aperte per una possibile chance a Vendola per il premierato. Il Pd ha deciso che alle prossime primarie potranno votare solo gli iscritti, viste le varie sorprese avute alle recenti amministrative, quindi l’avversario di Bersani sarà sicuramente Renzi. L’opzione sembra tra un Pd socialdemocratico e un Pd liberista.

 

 

 

 

 

 

15

 

 

 

 

 

 

Proprio quel Renzi trasversale che sta svolgendo lo stesso compito e lo stesso gioco che fece Veltroni per riportare Berlusconi al governo del paese. Infatti non c’è rottura tra Pd e Sel, anche se Vendola ha già detto che non potrebbe allearsi con un Pd neoliberista, ma solo sotto l’eventuale leadership di Renzi. Renzi o no, il Pd appoggia Monti e sembra più un gioco delle parti. Prevedere il futuro è facile, basta non dimenticare troppo. Quindi fuori anche Idv con la sbiadita “foto di Vasto”. Il Pd minaccia Di Pietro: “O cambi registro o niente alleanza”.

O tutti dentro contro Grillo ?

Non parliamo di alternativa di sinistra. E’ troppo tardi, i vari segretari hanno perso e continuano a perdere tempo. Sel dice di essere antagonista ai liberisti ovunque collocati. Per lo meno nella stessa modalità delle forze del socialismo europeo. L’Europa così costruita è sostenuta dai popolari e dai socialisti, che non sono mai stati alternativi, se non su qualche nuance, e che si uniscono anche contro i popoli quando si pensa che si dovrebbe fare altro per la costruzione di questa grande entità politica. Ma passare dall’economia alla democrazia non se ne parla nemmeno. Forse per questo è meglio che in Italia non si faccia nessuna riforma elettorale. Questa andrebbe sicuramente e drammaticamente a modificare sempre più la Carta Costituzionale con apprendisti stregoni che sono lì da 50 anni e che farebbero di tutto per rimanerci a vita. Nessuna riforma potrebbe dare, (se i dati sono veri, ma penso di sì tanta è la veemenza di Napolitano a rifiutare elezioni anticipate, in fondo di qualche mese), il vantaggio e il premio di maggioranza al Movimento 5 Stelle, rafforzato da un astensionismo che si prevede enorme.

Ci potrà forse essere all’ultimo momento una unione di sinistra contro Monti, ma dopo aver visto come, non a caso, il centrosinistra, Cgil compresa, si è allineata alla vittoria dell’unità nazionale a Atene, quella che ha massacrato, e continuerà a farlo, il lavoratori greci e unito i fascisti greci con quel che rimane dei socialisti, c’è poca speranza di alternativa. Non è possibile tracciare una linea netta con la parte democraticamente corrotta del quadro politico e con i segmenti falliti dello stesso passato dell’intera coalizione di centrosinistra. Però coloro che dicono sì alla controriforma Fornero, che di fatto abolisce i primi articoli della nostra Costituzione, stanno sicuramente dall’altra parte. In fondo niente di originale, tutta l’Europa sta funzionando così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16

 

 

 

 

ilSale2

 

L’economia verde è il nuovo colonialismo per sottomettere i nostri popoli!

 

I popoli del Sud oggi festeggiano il nuovo anno Andino Amazzonico, festeggiano l’Inti Raimy, in quechua Festa del Sole, l’Inca Cuti, in Aymara il ritorno del padre sole, l'orologio cosmico che ci indica i secoli della Madre Terra. Oggi anche in Bolivia è festa, festeggiamo l’anno nuovo andino amazzonico. Voglio fare gli auguri a tutti i popoli del sud, specialmente al movimento indigeno, ai popoli originari.

Vent’anni fa, al Vertice della Terra realizzato qui in Brasile, si poneva una riflessione profonda sulla vita e sull’umanità prendendo in considerazione il nostro pianeta terra. Ricordo il grande messaggio di un uomo saggio, Fidel Castro, presidente e Comandante della Cuba Rivoluzionaria che ci diceva «ammazzate la fame, non l’uomo, pagate il debito ecologico, non il debito estero». Adesso ci rendiamo conto che quest’uomo aveva ragione, quando affermiamo che bisogna condannare il debito del sistema capitalista, giacchè noi Paesi cosiddetti poveri, o in via di sviluppo, sentiamo che il debito dei paesi capitalisti è impagabile.

In questa conferenza è importante fare profonde riflessioni tenendo presenti le generazioni future. Si discute sulla cosiddetta Economia Verde che, secondo il sentimento dei movimenti sociali del mondo, e specialmente del movimento indigeno, è il nuovo colonialismo per sottomettere i nostri popoli e i governi anticapitalisti.

L’ambientalismo dell’economia verde è un nuovo colonialismo con doppia faccia, da una parte è un colonialismo della natura, dato che commercializza le risorse della vita e dall’altro è un colonialismo dei paesi del Sud, che portano sulle loro spalle la responsabilità di proteggere l’ambiente distrutto dall’economia capitalista industriale del Nord. Questo cosiddetto ambientalismo commercializza la natura convertendo ogni albero, ogni pianta, ogni goccia d’acqua e ogni essere della natura, in una merce sottomessa alla dittatura del mercato che privatizza la ricchezza e socializza la povertà. L’economia verde usurpa la creatività della natura, che è patrimonio comune di tutti gli esseri vivi esistenti, con il fine di espropriarla per il tornaconto privato giustificato con la stessa scusa della tutela della natura. È una strategia imperialista che quantifica le nostre risorse naturali: ogni fiume, ogni lago, ogni pianta ogni prodotto naturale viene tradotto in denaro, per il profitto aziendale e la loro privata appropriazione. Nel conferire una redditività economica alla natura, la fonte di vita di tutte le generazioni si converte in un bene privato per il beneficio di alcune persone. Tale redditività è solamente una delle realizzazioni del capitalismo distruttore.

Ma l’ambientalismo del capitalismo, l’economia verde, è anche un colonialismo depredatore perché permette che gli obblighi che hanno i paesi sviluppati di preservare la natura per le generazioni future, siano imposti ai paesi chiamati in via di sviluppo, mentre i primi si dedicano in modo implacabile a distruggere l’ambiente. I paesi del Nord si arricchiscono grazie a un’orgia depredatoria delle fonti naturali della vita e ci obbligano, noi paesi del Sud, ad essere i loro guardaboschi poveri. Hanno la pretesa di eliminare la nostra sovranità sulle nostre risorse naturali, limitando e controllando l’uso e lo sfruttamento delle nostre stesse risorse. Vogliono creare meccanismi d’intromissione, per erigere, monitorare, giudicare e controllare le nostre politiche nazionali. Hanno la pretesa di giudicare e castigare l’uso delle nostre risorse con argomenti ambientalisti. Vogliono uno Stato debole, con istituzioni deboli, sottomesse, senza organizzazione, che gli regali le risorse naturali, come è sempre successo nella storia. Per questo è così importante una profonda riflessione in questa conferenza internazionale, su come il capitalismo dell’economia verde promuove la privatizzazione e la commercializzazione della biodiversità e il traffico delle risorse genetiche. La biodiversità per l’Economia Verde non è Vita è un affare, per questo arrivo alla seguente conclusione: in questa conferenza, per il capitalismo la vita non è un diritto ma soltanto un affare e utilizza l’ambiente con fini colonizzatori.

17

 

Cari presidenti, non è possibile che la cosiddetta civilizzazione di 200 o 300 anni possa distruggere la vita armoniosa nella quale hanno vissuto i popoli indigeni per più di 5000 anni, questa è la profonda differenza tra l’occidente e i paesi del sud, specialmente con i movimenti sociali che vivono in armonia con la Madre Terra. Un piccolo contributo dalla Bolivia per questa lotta è l’approvazione della Legge della Madre Terra e sviluppo integrale per vivere, approvata due giorni fa dal Senato, il suo obiettivo è vivere bene in sviluppo integrale attraverso l’armonia e l’equilibrio con la Madre Terra, per costruire una società giusta, equa e solidaria e senza povertà. Per ottenere lo sviluppo integrale abbiamo bisogno di realizzare in modo complementare, compatibile e interdipendente i seguenti diritti:

1. I diritti della Madre Terra

2. I diritti dei popoli indigeni

3. I diritti dei poveri a superare la povertà

4. Il diritto del popolo boliviano a Vivere Bene

5. Il diritto e l'obbligo dello Stato allo sviluppo sostenibile

Non possiamo svilupparci senza toccare la Natura, ne' svilupparci distruggendo la Natura, per questo la nostra legge propone la complementarietà di questi diritti. Oltre a ciò la nostra Legge crea anche l’Ente Plurinazionale di Giustizia Climatica, per gestire l’adattamento e la mitigazione climatica e crea un Fondo Nazionale di Giustizia Climatica. Una piccola esperienza vissuta fino ad ora in Bolivia, con lo scopo del vivere bene del nostro popolo, è il recupero delle nostre risorse naturali. Attraverso questo la nostra economia nazionale è migliorata sensibilmente. Vi posso riportare tre esempi: l’impresa più grande della Bolivia, Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos, nel 2005 rendeva appena 300.000.000 dollari, dopo la sua nazionalizzazione quest’anno riceverà 3.500.000.000 dollari grazie alla lotta del popolo boliviano e alla realizzazione del suo mandato di nazionalizzare le nostre risorse naturali. Sappiamo di essere un piccolo paese, chiamato paese povero e in sviluppo, le nostre riserve internazionali dell’anno 2005 erano 1700.000.000 dollari, quest’anno stiamo arrivando a 13000.000.000 di riserve internazionali. L’investimento pubblico in Bolivia nel 2005, prima che io arrivassi alla presidenza, era di 600.000.000 dollari, di cui il 70% erano crediti e donazioni, quest’anno l’investimento è programmato per più di 5.000.000.000 dollari. Potete immaginare com’è cambiata la nostra economia dopo aver recuperato e nazionalizzato gli idrocarburi? E' un’esperienza molto importante il recupero delle nostre risorse naturali; con molto rispetto invito i paesi del mondo a recuperare e nazionalizzare le proprie risorse naturali. Le risorse naturali sono dei popoli e devono stare sotto il controllo dello Stato e non possono essere un beneficio economico delle transnazionali. Un’altra esperienza riguarda i servizi di base, che non potranno essere mai un affare privato. In Bolivia ad esempio i servizi di telecomunicazione e l’acqua erano privati, dopo essere arrivato alla presidenza, è iniziata questa forma di recupero dei servizi di base. Lo Stato ha il dovere di dire no alle privatizzazioni, giacchè nessuna attività delle transnazionali ci aiuta a risolvere i problemi sociali così importanti in Bolivia. Care compagne e compagni presenti, sarebbe veramente importante pensare alle generazioni future, e possiamo farlo solamente ponendo fine ai modelli di saccheggio che depredano e distruggono le nostre risorse naturali. Il capitalismo non è una soluzione, mi dispiace molto che si stia creando un seguito alla cosiddetta economia verde, dato che questa è il nuovo colonialismo per sottomettere i popoli e i governi anti-imperialisti e anticapitalisti, per questo vi esorto a riflettere per il bene delle future generazioni, se vogliamo passare alla storia e se vogliamo che questo evento sia importante, non abbiamo altra alternativa: dobbiamo approvare un documento che permetta di porre fine alle politiche economiche, ecologiche e sociali che stanno portando il mondo alla distruzione dell’umanità. Presidenti vi ringrazio per la vostra attenzione, giacchè è molto importante che tutti i popoli del mondo continuino a lavorare insieme.


*
Evo Morales Ayma – Presidente………… fino al “21 giugno 2012"

Plenaria, Conferenza Onu Rio +20, Rio de Janeiro, 21 giugno 2012

 

 

 

 

 

 

 

18

ilSale2

Il mondo visto dal Sud

 

Intervista a Samir Amin

 

di Irene León 20/06/2012

 

Vorrei focalizzare questa intervista su tre questioni distinte ma correlate: la tua visione del mondo e le possibilità di cambiarlo; la tua proposta concettuale e politica sull'implosione del capitalismo e il delinking (ndt, dissociare dal benessere, dalla crescita economica) da esso; la tua analisi del contesto globale visto in particolare dall'Africa e dal Medio Oriente. Qual è la tua visione del mondo, visto dal Sud e dal punto di vista del Sud?

 

Per rispondere a questa domanda, non scontata, è necessario suddividere il tema in tre parti. Prima di tutto, chiedersi: quali sono le caratteristiche importanti, decisive, del capitalismo contemporaneo - non del capitalismo in generale, ma del capitalismo contemporaneo? La vera novità in proposito? Che cosa lo caratterizza? In secondo luogo, concentriamoci sulla natura della crisi attuale che è più di una semplice crisi - la definisco come un'implosione del sistema capitalistico contemporaneo. In terzo luogo, in questo quadro, cerchiamo di analizzare: quali sono le strategie delle forze reazionarie dominanti, cioè del capitale dominante, della triade imperialista Stati Uniti-Europa-Giappone e dei loro alleati reazionari del mondo intero? Solo dopo aver capito questo, possiamo dimensionare la sfida che i popoli del Sud, nei paesi emergenti così come nel resto del Sud, devono affrontare. La mia tesi sulla natura del sistema capitalistico contemporaneo - che più modestamente chiamerò "l'ipotesi" perché aperta alla discussione - è quella che abbiamo registrato in una nuova fase del capitalismo monopolistico. Si tratta di una fase qualitativamente nuova, dato il grado di concentrazione del capitale, condensato al punto che il capitale monopolistico oggi controlla tutto. A dire il vero, il concetto di "capitale monopolistico" non è nuovo. E' stato coniato alla fine del XIX secolo e sviluppato come tale, attraverso successive fasi distinte, nel corso del XX secolo, ma a partire dagli anni 70-80 è emersa una fase qualitativamente nuova. Prima di allora esisteva, ma non controllava tutto. In realtà non vi è ora alcuna attività economica capitalistica che sia autonoma o indipendente dal capitalismo monopolistico - che controlli tutte e ciascuna attività economica capitalistica, anche quelle che conservano una parvenza di autonomia. Un esempio, uno fra i tanti, è l'agricoltura nei paesi capitalisti sviluppati, controllata da monopoli che forniscono risorse, sementi selezionate, pesticidi, i crediti e le catene dei supermercati. Questo è decisivo - si tratta di un cambiamento qualitativo che io chiamo "monopolio generalizzato" cioè il monopolio che si estende su tutti i campi. Questa caratteristica comporta conseguenze sostanziali e significative. In primo luogo la democrazia borghese è stata completamente annullata: se un tempo era basata su sull'opposizione sinistra-destra - la quale ha corrisposto alle alleanze sociali, più o meno proletarie, più o meno borghesi, ma differenziate per le loro concezioni di economia politica - ora per esempio, repubblicani e democratici negli Stati Uniti o la corrente dei socialisti di Hollande e la corrente della destra in Francia di Sarkozy, sono le stesse o quasi le stesse. In altre parole, tutti sono uniti su un consenso dominato dal capitale monopolistico. Questa prima conseguenza costituisce un cambiamento nella vita politica. La democrazia così annullata, si è trasformata in una farsa, come si vede nelle primarie elettorali negli Stati Uniti. Il capitale monopolistico generalizzato ha conseguenze molto gravi. E ha trasformato gli Stati Uniti in una nazione di "pazzi". E' grave perché la democrazia non ha più modo di esprimersi. La seconda conseguenza è che "il capitalismo generalizzato" è la base oggettiva della comparsa di quello che io chiamo "imperialismo collettivo" della triade USA-Europa-Giappone. E' un punto che fortemente sottolineo, in quanto, anche se è ancora un'ipotesi, posso affermare: non ci sono grandi di contraddizioni tra Stati Uniti, Europa e Giappone. C'è un po' di competizione sul piano economico, ma sul piano politico vi è allineamento della politica mondiale con le politiche definite dagli Stati Uniti. Ciò che noi chiamiamo "comunità internazionale" copia il discorso degli Stati Uniti: in tre minuti compaiono ambasciatori europei con qualche extra, grandi democratici come l'emiro del Qatar e il re dell'Arabia Saudita. Le Nazioni Unite non esistono - la loro rappresentanza degli stati è una caricatura.

E' questa trasformazione fondamentale, la transizione dal capitalismo monopolistico a "capitalismo monopolistico generalizzato", che spiega la finanziarizzazione, dato che questi monopoli generalizzati sono in grado - grazie al controllo che essi esercitano su tutte le attività economiche - di succhiare una sempre maggior parte del plusvalore prodotto in tutto il mondo e di convertirlo nella rampa di lancio monopolista, la rampa di lancio imperialista, che è la causa del ristagno della crescita e delle disuguaglianze nei paesi del Nord, compresa la triade USA-Europa-Giappone. Ciò mi porta al secondo punto: è questo sistema che è in crisi. O meglio non è solo una crisi - si tratta di una implosione, nel senso che questo sistema è incapace di riprodursi dalle proprie fondamenta, in altre parole, è una vittima delle proprie contraddizioni interne.

 

 

 

 

19

 

Questo sistema sta implodendo non perché viene attaccato dai popoli, ma a causa del suo stesso successo. Il suo successo, essendo riuscito a imporsi sui popoli, ha causato una crescita vertiginosa delle ineguaglianze, il che non è solo scandaloso, ma socialmente inaccettabile e tuttavia finisce per essere accettato, accettato senza obiezioni. Nonostante ciò, questa non è la causa dell'implosione, ma lo è il fatto che non possa riprodursi dalle stesse sue fondamenta. Ciò mi porta al terzo punto, che ha a che fare con la strategia delle forze reazionarie dominanti. Quando dico forze reazionarie dominanti, mi riferisco al capitale monopolistico generalizzato della triade imperialista della storica cordata Stati Uniti-Europa-Giappone, a cui si uniscono le forze reazionarie di tutto il mondo raggruppate, in una forma o nell'altra, in blocchi egemonici locali che sostengono e fanno parte di questo dominio reazionario globale. Queste forze reazionarie locali sono estremamente numerose ed enormemente diverse da un paese all'altro. La strategia politica delle forze dominanti - cioè, il capitale monopolistico generalizzato e finanziarizzato della triade imperialista collettiva storica tradizionale, Stati Uniti-Europa-Giappone - è definita dalla sua identificazione dei nemici. Per loro i nemici sono i paesi emergenti - in altre parole, la Cina. Il resto, come India, Brasile ed altri, sono per loro semi-emergenti. Perché la Cina? Poiché la classe dirigente cinese ha un progetto. Non ho intenzione di entrare nei dettagli se questo progetto è socialista o capitalista. Ciò che è importante è che ha un progetto. Il suo progetto consiste nel non accettare i diktat del capitale generalizzato finanziarizzato del monopolio della triade, che si impone attraverso i suoi vantaggi: controllo della tecnologia, controllo dell'accesso alle risorse naturali del pianeta, controllo dei mass media, propaganda, ecc, controllo del sistema integrato globale monetario e finanziario, controllo delle armi di distruzione di massa. La Cina è venuta a sfidare quest'ordine, senza far rumore. La Cina non è semplice subappaltatore. Ci sono settori in Cina che fungono da subappaltatori, come produttori e venditori di giocattoli a basso costo di qualità scadente, solo perché la necessità cinese di mettere le mani su valuta estera e il subappalto è un mezzo facile per farlo. Ma non per questo, la Cina è tutta così. Ciò che caratterizza la Cina è il suo sviluppo e il rapido assorbimento di alta tecnologia, il suo sviluppo e riproduzione. La Cina non è la mera fabbrica del mondo, come viene sostenuto da alcuni. Non è "prodotto in Cina", ma "prodotto dalla Cina". Ciò ora è possibile soltanto perché hanno fatto una rivoluzione: il socialismo paradossalmente ha costruito il percorso che ha permesso di praticare un certo tipo di capitalismo. Direi che, accanto alla Cina, il resto dei paesi emergenti sono secondari. Se dovessi fare una graduatoria, direi che la Cina è al 100% emergente, il Brasile è al 30% e i restanti sono al 20%. Gli altri paesi emergenti, in confronto alla Cina, sono subappaltatori: fanno grandi affari in subappalto perché c'è un margine di negoziazione a causa della conformità tra il capitale monopolistico generalizzato e finanziarizzato della triade e dei paesi emergenti come India, Brasile e così via. Non è così con la Cina. Questo è il motivo per una guerra contro la Cina, che è diventata parte della strategia della triade. Venti anni fa c'erano già degli americani folli che sostenevano l'idea di dichiarare guerra alla Cina, prima che fosse troppo tardi. I cinesi hanno avuto successo, motivo per cui la loro politica estera è così tranquilla. Ora ecco che arriva la Russia ad unirsi ai cinesi nella categoria dei paesi veramente emergenti. Vediamo Putin proporre la modernizzazione delle forze armate russe, pensando di replicare l'era della marina sovietica, che un tempo costituiva reale contrappeso alla potenza militare degli Stati Uniti. Questo è importante. Qui non sto parlando del fatto che Putin è o non è un democratico, o se la sua prospettiva è o no socialista, non si tratta di questo, ma della possibilità di contrastare la potenza della triade. Il resto del mondo, il resto del Sud, tutti noi - voi ecuadoregni, noi egiziani e molti altri - non contiamo. I nostri paesi interessano al capitalismo monopolistico collettivo per uno ed un solo motivo, l'accesso alle nostre risorse naturali, perché questo capitale monopolistico non può riprodursi senza controllare, dissipare, le risorse naturali del pianeta. Questa è l'unica cosa che interessa al capitale monopolistico. Per garantirsi l'accesso esclusivo alle risorse naturali, gli imperialisti devono garantire che i nostri paesi non si sviluppino. Quindi "lumpen-sviluppo", come è stato definito da Andre Gunder Frank. Frank ne ha discusso in molte circostanze diverse, ma prendo in prestito il termine qui per applicarlo a nuove circostanze, per descrivere come l'unico progetto che l'imperialismo ha per noi è il non-sviluppo. Sviluppo di anomalie - pauperizzazione dei paesi ricchi di petrolio, falsa crescita alimentata da gas, legname o qualsiasi altra cosa, al fine di ottenere l'accesso alle risorse naturali - questo è ciò che sta per implodere perché è diventato moralmente intollerabile. Il popolo non lo accetta più. Da qui le implosioni. Le prime ondate di implosioni hanno origine in America Latina e non è un caso che ciò accada in paesi marginali come la Bolivia, l'Ecuador e il Venezuela. Non è un caso. Poi, la Primavera Araba. Vedremo altre ondate in Nepal e in altri paesi perché non è qualcosa che accadrà solo in una determinata regione. Per i popoli che ne sono protagonisti, la sfida è enorme. Vale a dire, la sfida non può essere contenuta nell'ambito di questo sistema, in un tentativo di trascendere il neoliberismo per raggiungere il capitalismo dal volto umano, per entrare nella logica del buon governo, della riduzione della povertà, della democratizzazione della vita politica, ecc, perché questi sono tutti modi di gestione dell'impoverimento, che è il risultato di questa stessa logica. La mia conclusione - da un punto di vista principalmente focalizzato sul mondo arabo - è che questa non è solo una congiuntura, ma piuttosto un momento storico, un grande momento per il popolo. Sto parlando di rivoluzione. Anche se non voglio abusare di questo termine, ci sono le condizioni oggettive per la costruzione di grandi blocchi sociali alternativi, anti-capitalisti. Vi è un contesto per l'audacia di proporre un percorso radicale.

 

 

20

ilSale2

 

IL NEGOZIO BIOLOGICO E’ A VANTAGGIO DEL RICCO E CONTRO IL POVERO!

 

           

Mi è venuta la voglia di fare questo articolo dopo essere entrato in un negozio biologico ed avere visto i prezzi da 2 a 5 volte superiori a quelli di un negozio normale e dello stesso mercato. I pomodori sono a 4 euro al chilo mentre al mercato sono a 1 euro; le prugne a 5 euro al chilo quando al mercato sono a 1;  le mozzarelle a 20 euro al chilo quando al negozio sono a 7; i detersivi sono al doppio rispetto a quelli del negozio normale ecc. ecc. Uscendo dal negozio la domanda che mi sono posto è la seguente: ma questo è un negozio per i ricchi? La risposta che mi sono dato è che i poveri non possono venire a fare la spesa qui dentro. La riflessione successiva è stata: ma allora si è lottato tanto per una produzione ecologica ed un cibo sano con il risultato che i ricchi mangiano il cibo sano  e i poveri quello cancerogeno. Quindi abbiamo lottato per fare stare bene i ricchi… io non ce l’ho con loro personalmente, sono esseri umani anche loro, a cui auguro lunga vita… ma veramente l’obiettivo delle lotte era quello di migliorare la salute di tutti, a partire dai più bisognosi. Allora c’è qualcosa che non ha funzionato… quale? 

 

            A questo punto il discorso lascia il negozio ed entra nel mondo e nella Storia perché, secondo me, lì si trova la spiegazione di questa fregatura.

 

            Sono passati 30-40 anni da quando in Italia si sono cominciate a fare le lotte ecologiche. All’inizio erano piccolissimi gruppi. Anche io, con la mia ex mentalità marxista-trotskista, ho tardato a comprenderlo. Oggi l’inquinamento è compreso a livello di massa e riconosciuto ufficialmente dallo stesso potere, anche se poi fa solo finta di interessarsene.  

 

            Ai gruppi ambientalisti iniziali va riconosciuto il merito di avere sollevato e fatto conoscere questo problema. Successivamente è stato incorporato nei programmi dei partiti, istituzionalizzato e mercificato. I danni provocati dall’uomo all’ambiente ecologico non sono considerati più problemi da risolvere per migliorare la vita ed evitare l’autodistruzione degli esseri umani, ma campi di attività economica su cui investire e fare profitti.

 

 La spinta rivoluzionaria  e di rottura con il sistema dei primi gruppi verdi è  stata messa da parte e si è cercato di risolvere il problema con il meccanismo parlamentare e con l’introduzione  di nuove leggi, cioè il problema è scivolato lentamente da un obiettivo rivoluzionario ad uno corporativo-riformista, liberale e oggi neo-liberista. Questo processo di involuzione e di integrazione nel sistema da parte dei gruppi verdi è avvenuto non solo in Italia ma in tutto il mondo. Io parlo a livello generale perché nello stesso tempo ci sono anche oggi  gruppi ambientalisti che seguitano a lottare e sono degnissimi di rispetto.

 

Le fonti di energia tradizionale (petrolio-carbone-metano) oramai sono datate, cioè in via di esaurimento. Anche per questo motivo i poteri mondiali hanno accettato l’introduzione delle nuove fonti di energia alternativa (idroelettrica-geotermale-eolica-solare) che dovrebbero favorire, secondo quanto dicono i promotori, una nuova “green economy” cioè una economia verde-equa-solidale. Io non credo in questi propositi e condivido l’affermazione di Evo Morale, il Presidente della Bolivia, che dice “la Green economy è una nuova forma di colonialismo”(Il discorso intero è ripotarto in questo numero del giornale).

 

 

 

 

 

21

L’esigenza di un ambiente sano a protezione dell’uomo è partita dal basso, come ho  spiegato,  però attualmente è diventata il campo dove si stanno concentrando i maggiori investimenti dei finanzieri del petrolio, che sono i veri dominatori del mercato energetico mondiale. Di conseguenza le nuove fonti di energia vengono gestite dagli stessi finanzieri che gestiscono le vecchie. Logicamente con lo stesso criterio speculativo-disumano-distruttore della natura e delle persone. Non serve cambiare il tipo di produzione se poi rimane in piedi la vecchia società e la vecchia politica. I vecchi produttori e gestori si impossessano del nuovo tipo, ne prendono il comando e rivolgono i profitti ed i benefici a proprio esclusivo vantaggio.

 

I prodotti ecologici, una volta legalizzati e immessi nel mercato, vengono caricati di tasse e del profitto del capitalista, per cui diventano costosi e non accessibili ai poveri. Con il riconoscimento e l’introduzione delle energie alternative da parte del governo, il prezzo delle bollette è aumentato e l’inquinamento anche.  Come si spiega?

 

Si parla tanto di sviluppo equo e solidale ma in concreto avviene il contrario. Lo sviluppo equo cioè egualitario per tutti, in una società flagellata dalle disuguaglianze è un obiettivo astratto ed illusorio. Se non si tiene presente la gabbia del sistema capitalista, i giusti principi che hanno animato e che animano queste lotte ambientali e la scienza ecologica non possono fare altro che favorire l’interesse dei già ricchi. E’ assurdo!

 

Se non si passa dal miglioramento riformista a quello rivoluzionario ed alla coscienza anticonsumista, non abbiamo risolto niente e non vale la pena nemmeno di lottare perché si alimenta l’illusione nella gente, a cui seguirà inevitabile la delusione, lo scetticismo politico, il qualunquismo e la demoralizzazione. Le conseguenze di tutto questo le vediamo nel livello morale-sociale e politico dell’Italia di oggi, che è il frutto di una politica di illusioni e delusioni subite e accettate dal popolo, oggi ridotto uno straccio: impazzisce per una partita di pallone!

 

 Lo sviluppo equo-solidale-sostenibile, a mio avviso, può essere fatto soltanto fuori e contro le istituzioni, tra piccoli gruppi e piccolissime minoranze, evitando coscientemente il mercato e le sue leggi. Questo tipo di sviluppo ed attività economica non può allargarsi e diventare di massa senza snaturarsi e perdere se stesso perché non è un problema economico, anche se investe soprattutto l’economia, ma è un problema di giustizia umana, di uguaglianza e di dignità tra tutte le persone, in  un rapporto di vita armonica con l’ambiente naturale. Tutti principi che “fanno a cazzotti” con il potere. Di conseguenza questo obiettivo equo-solidale non si raggiunge soltanto con lo sviluppo di un certo tipo di economia, ma soprattutto rivoluzionando l’aspetto sociale e politico, insieme ad una filosofia di vita che porti l’uomo ad un riavvicinamento alla natura.

 

Se si fa un’attività  ecologica non ci si può occupare e lottare esclusivamente per il miglioramento del proprio settore, ma ci si deve interessare e lottare anche per un cambiamento totale della società. Se non si raggiungerà questo obiettivo, uno sviluppo equo-solidale-sostenibile a livello di massa non si raggiungerà mai. I gruppi che pensano di potersi ricavare una piccola isola felice in un oceano sconvolto da un maremoto, tale è l’Italia ed il mondo di oggi, sono destinati a scomparire perché è una battaglia lunga per cui si scoraggiano, oppure si integrano nelle istituzioni, oppure sono repressi.

 

Secondo me una battaglia  ecologica va preservata muovendosi  entro questi parametri: agendo fuori e contro le istituzioni, mantenendosi a livello di base con l’autogestione e la democrazia diretta, uscendo mentalmente dal tecnicismo settoriale e corporativo ed unendosi a coloro che  vogliono un capovolgimento totale dell’attuale sistema, entrando nel processo storico di emancipazione e liberazione dell’uomo. Le scorciatoie non esistono! Ci vuole pazienza! Diversamente si finisce, anche senza volerlo,  per andare a vantaggio dei ricchi ed a danno dei poveri.

 

 

                                                                                                                   Antonio Mucci

22

 

Assemblea pubblica sabato 23 giugno ore 16,00 presso il Circolo Iqbal Masih, via della Barca 24/3 e a seguire cena di autofinanziamento.

Saranno presenti operai Titan, Terim, CNH, Ferrari ( Bologna e Modena)

TEMPO DI COMBATTERE!

Gli scioperi di questi giorni sono il segnale che i proletari non ce la fanno più a tollerare il peso della crisi e i sindacati sono costretti a convocare gli scioperi, per non perdere la faccia e per continuare a controllare la rabbia operaia e proletaria. Sul fatto che così si faccia realmente male alla controparte (padroni e governo) abbiamo invece seri dubbi. Se infatti gli scioperi della FIOM continuano ad avere come parola d’ordine la difesa dell’articolo 18, quelli della CGIL, che si è magicamente ricongiunta a CISL e UIL, hanno come rivendicazione primaria la difesa dei 350.000 “esodati” dalla pensione e dal lavoro, e la “lotta alla precarietà” (che per la verità è tale e quale da più di dieci anni, con l’avallo locale e nazionale delle tre Confederazioni).Il risultato è che, oltre a fare una gentile concessione al governo Monti sull’articolo 18, la CGIL stacca dal resto dei lavoratori i metalmeccanici, che lottano da soli, anche fisicamente, con orari e a volte anche in giorni differenti rispetto alle altre categorie. Se i cortei dei metalmeccanici, categoria storicamente più compatta e combattiva, si sono spinti fino al blocco delle autostrade, superando in molti casi le resistenze del servizio d’ordine delle burocrazie FIOM, non lo stesso si può dire degli altri cortei che hanno sfilato nei centri cittadini o si sono conclusi di fronte ai centri commerciali, senza bloccarli o invaderli, ma dove alla fine pensionati e operai sono rimasti a fare un magro e ordinato shopping, in linea con l’austerity. Intanto, in moltissime fabbriche, spesso grazie al beneplacito della FIOM, si continuano a fare gli straordinari malgrado la cassaintegrazione, e persino nelle settimane degli scioperi, rendendo nullo il danno che questi ultimi provocano alle aziende e violando addirittura la legge per quanto riguarda la cassa integrazione. In tutti i settori, poi, chi lavora è costretto a turni massacranti, a lavorare nei giorni festivi, con salari sempre più da fame e contratti sempre più precari, e i sindacati – tutti! – sono sempre pronti a fare ingoiare la pillola ai lavoratori; a meno che questi non dimostrino chiaramente di non volerla ingoiare… Infatti, di questo c’è bisogno: di un’iniziativa autonoma dei proletari e degli operai in tutti luoghi di lavoro, dalle fabbriche ai centri commerciali. Altro che coperture sindacali! Se non vogliamo farci seppellire dalla crisi di un sistema che non ci dà più neanche le briciole, dobbiamo fare gruppo nei luoghi di lavoro con i colleghi più combattivi, per portare tutti gli altri ad una lotta aperta contro i padroni, che dal canto loro ci stanno annientando – inermi e divisi come siamo – grazie anche ai sindacati: sempre più inutili per noi, sempre più servili con loro. Per raccogliere anche i disoccupati, sempre più numerosi, i lavoratori dei settori più marginali, così come quelli dell’artigianato e delle piccole aziende, dove dilaga il lavoro nero e dove è impossibile impostare una difesa collettiva nel luogo di lavoro; per unire le vertenze dei lavoratori in lotta di qualsiasi settore, riteniamo utile la creazione diassemblee territoriali di operai e proletari, al di là delle appartenenze sindacali, e per superarle tutte:

- per fare diventare gli sciopericchi contro la riforma del mercato del lavoro degli scioperi veri, che governo e padroni non possano più tranquillamente ignorare;

- per riscoprire la forza che abbiamo come lavoratori e proletari se non ci facciamo frenare dalla paura e dall’individualismo.

Se il sistema ci schiaccia a tal punto da spingere molti di noi al suicidio per motivi economici, non possiamo più giocare: all’Economia e a chi se ne avvantaggia dobbiamo fare male sul serio, innanzitutto scioperando come si deve, bloccando il flusso delle merci nelle aziende e sulle strade; dobbiamo riprendere l’abitudine a fare i picchetti durante tutti gli scioperi;dobbiamo bloccare il più possibile l’Economia, e i metodi sindacali sono come minimo insufficienti a questo scopo… Anche solo per difenderci, dobbiamo autorganizzarci:È ORA!

Assemblea proletaria per l’autorganizzazione delle lotte (Bologna-Modena)

 

Presentato da Marinus Van der Lubbe

 

 

 

 

23

 

I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

         

          2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

          3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”

 

INVITIAMO TUTTI A COLLABORARE

INVIANDO

 

ARTICOLI – POESIE – RACCONTI – FOTO – DISEGNI

PURCHÉ FIRMATI E CONFORMI AI PRINCIPI E ALLE FINALITÀ DE “IL SALE”

 

 

COME LE NOSTRE IDEE NON SONO ALIENABILI

COSÌ QUESTO FOGLIO AUTOGESTITO

NON È VENDIBILE

 

 

COLLABORA ALLA SUA DIFFUSIONE

CONTRIBUISCI ALLE SUE SPESE DI TIPOGRAFIA

PARTECIPA AGLI INCONTRI CONSULTANDO IL SITO PER LE DATE

 

___________________________________________________________________________

 

ogni lettore un diffusore!

Una penna per tutti!

per tutti tutto, per noi niente! (motto zapatista dell`EZLN)

____________________________________________________________

 

WWW.ILSALE.NET

Visita il sito dove potrai consultare i numeri precedenti

 

e-mail: SCRIVIAILSALE@LIBERO.IT

 

____________________________________________________________

 

F.I.P. Scarsi G. Via Antinori 13 - Chieti