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IL SALE - N.°129

 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 12    numero 129 – Maggio 2012

 

 

 

 

 

www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

                                                        di Tonino D'Orazio

 

 

                                                        di Alessio Gentili

           

 

                                                        di Luciano Martocchia

 

 

                                                        di Lucio Garofalo

 

 

                                                        di Fulvio Castellani

 

                                                        di Antonio Mucci

 

 

                                                        di Nicolai Caiazza

 

                                                        presentato da Marco Fars

 

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

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EDITORIALE

 

Peppino Impastato: Sai cosa penso? Che quest’aeroporto in fondo non è brutto, anzi…

Salvo Vitale: Ma che cosa dici?

Peppino Impastato: No ma… Visto così dall’alto, uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo... e invece non è così! In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere: fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio e i muri di mattoni finti… Mi stai seguendo?…

Salvo Vitale: Eeh, ti sto seguendo!

Peppino Impastato: …I balconcini, ‘a gente ci va a abitare e ci mette… le tendine, i gerani, la televisione e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza.

Salvo Vitale: Ah vabbè ho capito, ma allora?

Peppino Impastato: E allora… E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla!

Salvo Vitale: La bellezza?

Peppino Impastato: La bellezza... è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.

Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino

(Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978).

 

1893 EMANUELE NOTARBARTOLO 1896 EMANUELA SANSONE 1905 LUCIANO NICOLETTI 1906 ANDREA ORLANDO 1909 JOE PETROSÌNO 1911 LORENZO PANEPINTO 1914 ARIANO BARBATO GIORGIO PECORARO 1915 BERNARDINO VERRO 1916 GIORGIO GENNARO 1919 GIOVANNI ZANGARA COSTANTINO STELLA GIUSEPPE RUMORE GIUSEPPE MONTICCIOLO ALFONSO CANZIO 1920 NICOLO’ ALONGI PAOLO LI PUMA CROCE DI GANGI PAOLO MIRMINA GIOVANNI ORCEL STEFANO CARONIA 1921 PIETRO PONZO VITO STASSI GIUSEPPE CASSARA’ VITO CASSARA’ GIUSEPPE COMPAGNA 1922 DOMENICO SPATOLA MARIO SPATOLA PIETRO SPATOLA PAOLO SPATOLA SEBASTIANO BONFIGLIO ANTONINO SCUDERI 1924 ANTONINO CIOLINO 1944 SANTI MILISENNA ANDREA RAJA 1945 CALOGERO COMAIANNI NUNZIO PASSAFIUME FILIPPO SCIMONE CALCEDONIO CATALANO AGOSTINO D’ALESSANDRO CALOGERO CICERO FEDELE DE FRANCISCA MICHELE DI MICELI MARIO PAOLETTI ROSARIO PAGANO GIUSEPPE SCALIA GIUSEPPE PUNTARELLO 1946 ANGELO LOMBARDI VITTORIO EPIFANI VITANGELO CINQUEPALMI IMERIO PICCINI ANTONINO GUARISCO MARINA SPINELLI GIUSEPPE MISURACA MARIO MISURACA GAETANO GUARINO PINO CAMILLERI GIOVANNI CASTIGLIONE GIROLAMO SCACCIA GIUSEPPE BIONDO GIOVANNI SANTANGELO VINCENZO SANTANGELO GIUSEPPE SANTANGELO GIOVANNI SEVERINO PAOLO FARINA NICOLO’ AZOTI FIORENTINO BONFIGLIO MARIO BOSCONE FRANCESCO SASSANO EMANUELE GRECO GIOVANNI LA BROCCA VITTORIO LEVICO 1947 ACCURSIO MIRAGLIA PIETRO MACCHIARELLA NUNZIO SANSONE EMANUELE BUSELLINI MARGHERITA CLESCERI GIOVANNI GRIFO’ GIORGIO CUSENZA CASTRENZE INTRAVAIA VINCENZINA LA FATA SERAFINO LASCARI GIOVANNI MEGNA FRANCESCO VICARI VITO ALLOTTA GIUSEPPE DI MAGGIO FILIPPO DI SALVO VINCENZO LA ROCCA VINCENZA SPINA PROVVIDENZA GRECO MICHELANGELO SALVIA GIUSEPPE CASARRUBEA VINCENZO LO IACONO GIUSEPPE MANIACI CALOGERO CAJOLA VITO PIPITONE LUIGI GERONAZZO  1948 EPIFANIO LI PUMA PLACIDO RIZZOTTO GIUSEPPE LETIZIA CALOGERO CANGELOSI MARCANTONIO GIACALONE ANTONIO GIACALONE ANTONIO DI SALVO NICOLA MESSINA CELESTINO ZAPPONI GIOVANNI TASQUIER 1949 CARLO GULINO FRANCESCO GULINO CANDELORO CATANESE MICHELE MARINARO CARMELO AGNONE QUINTO REDA CARMELO LENTINI PASQUALE MARCONE ARMANDO LODDO SERGIO MANCINI ANTONIO BUBUSA GABRIELE PALANDRANI GIOVAN BATTISTA ALCE ILARIO RUSSO GIOVANNI CALABRESE GIUSEPPE FIORENZA SALVATORE MESSINA FRANCESCO BUTIFAR 1952 FILIPPO INTILE 1955 SALVATORE CARNEVALE GIUSEPPE SPAGNUOLO 1957 PASQUALE ALMERICO ANTONINO POLLARI 1958 VINCENZO DI SALVO VINCENZO SAVOCA 1959 ANNA PRESTIGIACOMO GIUSEPPINA SAVOCA VINCENZO PECORARO ANTONINO PECORARO 1960 ANTONINO DAMANTI COSIMO CRISTINA PAOLO BONGIORNO 1961 PAOLINO RICCOBONO GIACINTO PULEO 1962 ENRICO MATTEI 1963 GIUSEPPE TESAURO MARIO MALAUSA SILVIO CORRAO CALOGERO VACCARO PASQUALE NUCCIO EUGENIO ALTOMARE GIORGIO CIACCI MARINO FARDELLI 1966 CARMELO BATTAGLIA 1967 GIUSEPPE PIANI NICOLA MIGNOGNA 1968 FRANCESCO PIGNATARO GIUSEPPE BURGIO 1969 ORAZIO COSTANTINO 1970 MAURO DE MAURO 1971 PIETRO SCAGLIONE ANTONINO LORUSSO VINCENZO RICCARDELLI 1972 GIOVANNI SPAMPINATO 1974 ANGELO SORINO EMANUELE RIBOLI 1975 CALOGERO MORREALE GAETANO CAPPIELLO FRANCESCO FERLAINO 1976 GERARDO D’ARMINIO GIUSEPPE MUSCARELLI PASQUALE CAPPUCCIO CATERINA LIBERTI SALVATORE FALCETTA CARMINE APUZZO SALVATORE LONGO SALVATORE BUSCEMI 1977 ROCCO GATTO STEFANO CONDELLO VINCENZO CARUSO GIUSEPPE RUSSO FILIPPO COSTA ATTILIO BONINCONTRO 1978 UGO TRIOLO GIUSEPPE IMPASTATO ANTONIO ESPOSITO FERRAIOLI SALVATORE CASTELBUONO 1979 FILADELFIO APARO MARIO FRANCESE MICHELE REINA GIORGIO AMBROSOLI BORIS GIULIANO CALOGERO DI BONA CESARE TERRANOVA LENIN MANCUSO GIOVANNI BELLISSIMA SALVATORE BOLOGNA DOMENICO MARRARA VINCENZO RUSSO GIULIANO GIORGIO LORENZO BRUNETTI ANTONINO TRIPODO ROCCO GIUSEPPE BARILLA’ GIUSEPPE MARTURANO 1980 DOMENICO MARTURANO PIERSANTI MATTARELLA GIUSEPPE VALARIOTI EMANUELE BASILE GIANNINO LOSARDO PIETRO CERULLI GAETANO COSTA CARMELO JANNI’ DOMENICO BENEVENTANO MARCELLO TORRE VINCENZO ABATE 1981 VITO JEVOLELLA SEBASTIANO BOSIO ONOFRIO VALVOLA LEOPOLDO GASSANI GIUSEPPE GRIMALDI VINCENZO MULE’ DOMENICO FRANCAVILLA MARIANO VIRONE 1982 LUIGI D’ALESSIO SALVATORE STALLONE ANTONIO FONTANA NICOLÒ PIOMBINO ANTONIO SALZANO PIO LA TORRE ROSARIO DI SALVO GENNARO MUSELLA GIUSEPPE LALA DOMENICO VECCHIO RODOLFO BUSCEMI MATTEO RIZZUTO SILVANO FRANZOLIN SALVATORE RAITI GIUSEPPE DI LAVORE ANTONINO BURRAFATO SALVATORE NUVOLETTA ANTONIO AMMATURO PASQUALE PAOLA PAOLO GIACCONE VINCENZO SPINELLI CARLO ALBERTO DALLA CHIESA EMANUELA SETTI CARRARO DOMENICO RUSSO CALOGERO ZUCCHETTO CARMELO CERRUTO SIMONETTA LAMBERTI GIULIANO PENNACCHIO ANDREA MORMILE LUIGI CAFIERO GRAZIANO ANTIMO GENNARO DE ANGELIS ANTONIO VALENTI LUIGI DI BARCA GIOVANNI FILIANO 1983 GIANGIACOMO CIACCIO MONTALTO PASQUALE MANDATO SALVATORE POLLARA MARIO D’ALEO GIUSEPPE BOMMARITO PIETRO MORICI BRUNO CACCIA ROCCO CHINNICI SALVATORE BARTOLOTTA MARIO TRAPASSI STEFANO LI SACCHI SEBASTIANO ALONGHI FRANCESCO BUZZITI FRANCESCO IMPOSIMATO DOMENICO CELIENTO CRISTIANO ANTONIO NICANDRO IZZO FABIO CORTESE SALVATORE MUSARO’ OTTAVIO ANDRIOLI 1984 GIUSEPPE FAVA RENATA FONTE COSIMO QUATTROCCHI FRANCESCO QUATTROCCHI COSIMO QUATTROCCHI MARCELLO ANGELINI SALVATORE SCHIMMENTI GIOVANNI CATALANOTTI ANTONIO FEDERICO PAOLO CANALE LEONARDO VITALE GIOVANBATTISTA ALTOBELLI LUCIA CERRATO ANNA MARIA BRANDI ANNA DE SIMONE GIOVANNI DE SIMONE NICOLA DE SIMONE LUISELLA MATARAZZO MARIA LUIGIA MORINI FEDERICA TAGLIALATELA ABRAMO VASTARELLA PIER FRANCESCO LEONI SUSANNA CAVALLI ANGELA CALVANESE CARMINE MOCCIA VALERIA MORATELLO FRANCO PUZZO MICHELE BRESCIA SANTO CALABRESE ANTIOCO COCCO VINCENZO VENTO PIETRO BUSETTA SALVATORE SQUILLACE 1985 PIETRO PATTI GIUSEPPE MANGANO GIOACCHINO TAGLIALATELA SERGIO COSMAI GIOVANNI CARBONE BARBARA RIZZO ASTA GIUSEPPE ASTA SALVATORE ASTA BEPPE MONTANA ANTONINO CASSARÀ ROBERTO ANTIOCHIA GIUSEPPE SPADA GIANCARLO SIANI BIAGIO SICILIANO GIUDITTA MILELLA CARMINE TRIPODI GRAZIELLA CAMPAGNA MORELLO ALCAMO GIUSEPPE MACHEDA ROBERTO PARISI 1986 PAOLO BOTTONE GIUSEPPE PILLARI FILIPPO GEBBIA ANTONIO MORREALE FRANCESCO ALFANO ANTONIO PIANESE VITTORIO ESPOSITO SALVATORE BENIGNO CLAUDIO DOMINO FILIPPO SALSONE ANTONIO SABIA GIOVANNI GIORDANO NUNZIATA SPINA 1987 GIUSEPPE RECHICHI ROSARIO IOZIA GIUSEPPE CUTRONEO ROSARIO MONTALTO SEBASTIANO MORABITO ANTONIO CIVININI CARMELO IANNÒ CARMELO GANCI LUCIANO PIGNATELLI GIOVANNI DI BENEDETTO COSIMO ALEO 1988 GIUSEPPE INSALACO GIUSEPPE MONTALBANO NATALE MONDO DONATO BOSCIA ALBERTO GIACOMELLI ANTONINO SAETTA STEFANO SAETTA MAURO ROSTAGNO LUIGI RANIERI CARMELO ZACCARELLO GIROLAMO MARINO ANIELLO CORDASCO GIULIO CAPILLI PIETRO RAGNO 1989 FRANCESCO CRISOPULLI GIUSEPPE CARUSO FRANCESCO PEPI MARCELLA TASSONE NICOLA D’ANTRASSI VINCENZO GRASSO PAOLO VINCI SALVATORE INCARDONA ANTONINO AGOSTINO IDA CASTELLUCCI GRAZIA SCIME’ DOMENICO CALVIELLO GIUSEPPE SALVIA ANNA MARIA CAMBRIA CARMELA PANNONE PIETRO GIRO DONATO CAPPETTA CALOGERO LORIA 1990 NICOLA GIOITTA IACHINO EMANUELE PIAZZA GIUSEPPE TRAGNA MASSIMO RIZZI GIOVANNI BONSIGNORE ANTONIO MARINO ROSARIO LIVATINO ALESSANDRO ROVETTA FRANCESCO VECCHIO ANDREA BONFORTE GIOVANNI TRECROCI SAVERIO PURITA ANGELO CARBOTTI DOMENICO CATALANO MARIA MARCELLA VINCENZO MICELI ELISABETTA GAGLIARDI GIUSEPPE ORLANDO MICHELE ARCANGELO TRIPODI PIETRO CARUSO NUNZIO PANDOLFI ARTURO CAPUTO ROBERTO TICLI MARIO GRECO ROSARIO SCIACCA GIUSEPPE MARNALO FRANCESCO OLIVIERO COSIMO DURANTE ANGELO RAFFAELE LONGO CATALDO D’IPPOLITO 1991 VALENTINA GUARINO ANGELICA PIRTOLI GIUSEPPE SCEUSA SALVATORE SCEUSA VINCENZO LEONARDI ANTONIO CARLO CORDOPATRI ANGELO RICCARDO ANDREA SAVOCA DOMENICO RANDÒ SANDRA STRANIERI ANTONINO SCOPELLITI LIBERO GRASSI FABIO DE PANDI GIUSEPPE ALIOTTO ANTONIO RAMPINO SILVANA FOGLIETTA SALVATORE D’ADDARIO RENATO LIO GIUSEPPE LEONE FRANCESCO TRAMONTE PASQUALE CRISTIANO STEFANO SIRAGUSA ALBERTO VARONE FELICE DARA VINCENZO SALVATORI SERAFINO OGLIASTRO VITO PROVENZANO GIUSEPPE GRIMALDI SALVATORE TIENI NICOLA GUERRIERO 1992 SALVATORE AVERSA LUCIA PRECENZANO PAOLO BORSELLINO ANTONIO RUSSO ANTONIO SPARTÀ SALVATORE SPARTÀ VINCENZO SPARTÀ FORTUNATO ARENA CLAUDIO PEZZUTO SALVATORE MINEO ALFREDO AGOSTA GIULIANO GUAZZELLI GIOVANNI FALCONE FRANCESCA MORVILLO ROCCO DI CILLO ANTONINO MONTINARO VITO SCHIFANI PAOLO BORSELLINO AGOSTINO CATALANO WALTER EDDIE COSINA EMANUELA LOI VINCENZO LI MULI CLAUDIO TRAÌNA RITA ÀTRIA PAOLO FICALÒRA PASQUALE DI LORENZO GIOVANNI PANUNZIO GAETANO GIORDANO GIUSEPPE BORSELLINO SAVERIO CIRRINCIONE ANTONIO TAMBORINO MAURO MANIGLIO RAFFAELE VITIELLO EMANUELE SAÙNA ANTONINO SIRAGUSA LUCIO STIFANI 1993 BEPPE ALFANO ADOLFO CARTISANO PASQUALE CAMPANELLO NICOLA REMONDINO DOMENICO NICOLÒ PANDOLFO MAURIZIO ESTATE FABRIZIO NENCIONI ANGELA FIUME NADIA NENCIONI CATERINA NENCIONI DARIO CAPOLICCHIO CARLO LA CATENA STEFANO PICERNO SERGIO PASOTTO ALESSANDRO FERRARI MOUSSAFIR DRISS DON GIUSEPPE PUGLISI RAFFAELE DI MERCURIO ANDREA CASTELLI ANGELO CARLISI RICCARDO VOLPE ANTONINO VASSALLO FRANCESCO NAZZARO LORIS GIAZZON 1994 VINCENZO GAROFALO ANTONINO FAVA DON GIUSEPPE DIANA ILARIA ALPI MIRAN HROVATIN ENRICO INCOGNITO LUIGI BODENZA IGNAZIO PANEPINTO MARIA TERESA PUGLIESE GIOVANNI SIMONETTI SALVATORE BENNICI CALOGERO PANEPINTO FRANCESCO MANISCALCO NICHOLAS GREEN MELCHIORRE GALLO GIUSEPPE RUSSO COSIMO FABIO MAZZOLA GIROLAMO PALAZZOLO LEONARDO CANCIARI LlLIANA CARUSO AGATA ZUCCHERO LEONARDO SANTORO 1995 FRANCESCO BRUGNANO GIUSEPPE DI MATTEO FRANCESCO MARCONE SERAFINO FAMÀ GIOACCHINO COSTANZO PETER IWULE ONJEDEKE FORTUNATO CORREALE ANTONINO BUSCEMI GIUSEPPE MONTALTO GIUSEPPE CILIA GIUSEPPE GIAMMONE GIOVANNI CARBONE CLAUDIO MANCO FRANCESCO TAMMONE ANTONIO BRANDI ANTONIO MONTALTO ANTONINO MONTELEONE 1996 GIUSEPPE PUGLISI ANNA MARIA TORNO GIOVANNI ATTARDO DAVIDE SANNINO SANTA PUGLISI SALVATORE BOTTA SALVATORE FRAZZETTO GIACOMO FRAZZETTO MARIA ANTONIETTA SAVONA RICCARDO SALERNO GIOACCHINO BISCEGLIA ROSARIO MINISTERI CALOGERO TRAMÙTA PASQUALE SALVATORE MAGRI’ 1997 GIUSEPPE LA FRANCA CIRO ZIRPOLI GIULIO CASTELLINO AGATA AZZOLINA RAFFAELLA LUPOLI SILVIA RUOTOLO ANGELO BRUNO LUIGI CANGIANO FRANCESCO MARZANO ANDREA DI MARCO AGATINO DIOLOSA’ VINCENZO ARATO 1998 INCORONATA SOLLAZZO MARIA INCORONATA RAMELLA ERILDA ZTAUSCI ENRICO CHIARENZA SALVATORE DI FALCO ROSARIO FLAMINI ALBERTO VALLEFUOCO GIUSEPPINA GUERRIERO LUIGI IOCULANO DOMENICO GERACI ANTONIO CONDELLO MARIANGELA ANZALONE GIUSEPPE MESSINA GRAZIANO MUNTONI GIOVANNI GARGIULO GIOVANNI VOLPE GIUSEPPE RADICIA ORAZIO SCIASCIO GIUSEPPE IACONA DAVIDE LADINI SAVERIO IERACI ANTONIO FERRARA 1999 SALVATORE OTTONE EMANUELE NOBILE ROSARIO SALERNO STEFANO POMPEO FILIPPO BASILE HISO TELARAY MATTEO DI CANDIA VINCENZO VACCARO NOTTE LUIGI PULLI RAFFAELE ARNESANO RODOLFO PATERA ENNIO PETROSINO ROSA ZAZA ANNA PACE SANDRO SCARPATO MARCO DE FRANCHIS 2000 ANTONIO LIPPIELLO SALVATORE VACCARO NOTTE ANTONIO SOTTILE ALBERTO DE FALCO FERDINANDO CHIAROTTI FRANCESCO SCERBO GIUSEPPE GRANDOLFO DOMENICO STANISCI DOMENICO GULLACI MARIA COLANGIULI HAMDI LALA GAETANO DE ROSA SAVERIO CATALDO DANIELE ZOCCOLA SALVATORE ROSA GIUSEPPE FALANGA LUIGI SEQUINO PAOLO CASTALDI GIUSEPPE MANFREDA GIANFRANCO MADIA VALENTINA TERRACCIANO RAFFAELE IORIO FERDINANDO LIQUORI 2001 GIUSEPPE ZIZOLFI TINA MOTOC MICHELE FAZIO CARMELO BENVEGNA STEFANO CIARAMELLA 2002 FEDERICO DEL PRETE TORQUATO CIRIACO MAURIZIO D’ELIA 2003 DOMENICO PACILIO GAETANO MARCHITELLI CLAUDIO TAGLIATATELA PAOLINO AVELLA MICHELE AMICO 2004 BONIFACIO TILOCCA ANNALISA DURANTE STEFANO BIONDI PAOLO RODA’ GELSOMINA VERDE DARIO SCHERILLO MATILDE SORRENTINO FRANCESCO ESTATICO FABIO NUNNERI MASSIMO CARBONE TONINO MAIORANO 2005 FRANCESCO ROSSI ATTILIO ROMANO’ GIANLUCA CONGIUSTA FORTUNATO LAROSA FRANCESCO FORTUGNO 2006 FEDELE SCARCELLA

 

... E TUTTI GLI ALTRI INNOCENTI DEI QUALI NON SIAMO ANCORA RIUSCITI A CONOSCERE IL NOME.

 

Il Sale

 

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La guerra che verrà.

Tonino D’Orazio, 1 aprile 2012.

 

 

 

Perché è sicuro che verrà. Si stanno organizzando in troppi. Non conosciamo nemmeno tutti gli “accordi militari segreti” tra i vari paesi, bilaterali o multilaterali. Eccetto quello di sangue tra Israele e gli Stati Uniti, più che evidente e pericoloso. Ed è probabile che sia la miccia di una futura guerra, ormai data per scontata da molti osservatori internazionali. La fine dello strapotere americano è già in atto da alcuni anni. Il 2008 e la sua crisi economica è peggiore di quella del 1929, ma si cerca di minimizzare.

Sarebbe miope tra l’altro non vedere che gli USA sono in guerra, evidente o latente, in molti paesi del mondo, soprattutto i quelli più deboli militarmente. Hanno dislocato in varie parti del mondo più di un milione di militari e non sappiamo quante bombe atomiche e quanti arnesi da guerra. Rimane loro la forza delle armi, come per Israele, ma non il diritto, né il concetto di paese esportatore di democrazia. Non è più oro che luccica. Eccetto per il popolo italiano, servile e ben addomesticato.

E’ una forza militare che non funziona però verso alcuni paesi, proprio quelli in possesso di armi nucleari. Russia, India, Cina. Paesi che hanno stretto forti rapporti economici e politici tra loro e in questo momento invincibili. Ma dove sono invincibili, finché gli americani del nord non riusciranno a possedere tutto il petrolio del mondo, cioè l’energia per impedire la loro crescita economica, è sul mercato globale e finanziario. Hanno costituito il Brics, (Brasile, Russia, India, Cina, SudAfrica), che sta  passando alla fondazione di una propria struttura finanziaria unificata, sia per lo sviluppo, eclissando il FMI, (accantonando il dollaro ricorrendo alle rispettive monete nazionali), sia per la riorganizzazione finanziario-bancaria, riconducendo le banche centrali sotto il controllo della politica e dell’economia produttiva vera. Vero tallone d’Achille e fallimento vero del neoliberismo.

Finalmente si inizierà a capire perché il dollaro doveva uccidere l'Euro, come sta continuando a  farlo, con l’aiuto della borghesia europea, che intravvede la sua salvezza solo se legata alla potenza e alla subcultura del dollaro. C'erano troppi concorrenti sulla piazza mondiale e l'Euro era diventato più interessante e stabile del dollaro, ormai sgonfio e sopravvalutato.

Si tratta di capire, se guerra sarà, se sarà solo economica, oppure le armi diventeranno l’ultimo colpo di coda di un impero all’angolo, impero al quale anche noi siamo legati mani e piedi. Chiunque ha tentato in questi anni di utilizzare il petrolio contro il dollaro è finito male. Lo tentò Saddam Hussein, due mesi dopo il suo paese era invaso e distrutto. Ancora dobbiamo capire in nome di quale democrazia, e forse vorrebbero saperlo anche i familiari dei soldati italiani ivi morti. Ci ha provato Ghedaffi, sia con la Banca Africana d’Investimento, concorrente ai disastri compiuti dal FMI in Africa, sia con la costituzione del dinaro oro, sia con il voler che il suo petrolio fosse pagato in euro. Sia soprattutto perché voleva venderne di più alla Cina. Abbiamo visto come è andata a finire, lui ucciso, alla western, e il paese distrutto, invaso e ormai prigioniero per “debiti di guerra di liberazione” fino al dissanguamento.

 

 

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Chissà se sapremo come, sotto la tutela di Napolitano presidente, abbiamo partecipato ad “aiutare gli amici” che ci avrebbero derubato poi i contratti Eni, portato la benzina verde a, tra poco, più di 2 euro al litro, e affossando il minimo di ripresa. Ancora una democrazia in fase futura, da venire, quella libica, quando non avranno più niente, in un paese già diviso in tre.

Per l’attacco alla Siria qualcosa si è bloccato. Non avranno scoperto accordi militari segreti tra questo paese e qualcun’altro un po’ troppo potente e pericoloso ?

Manca l’Iran al quadro del medio oriente. Sembra un osso più duro, ma staremo a vedere se malgrado il blocco commerciale americano, dollaro in testa, sarà necessario qualche altra operazione di democrazia. Intanto noi, come altri amici europei, siamo stati esonerati dal blocco di acquisto del petrolio, ma non è detto che gli iraniani ce lo vogliano più vendere. Roba da ridere se il blocco vale per la Cina. Certo, se i Brics fondano un altro “serpente monetario” utile anche nella zona, agli americani, e a noi, non rimarrà che intervenire. D’altronte i blocchi economici, nella storia, e gli inglesi sono stati maestri, sono sempre serviti a preliminari di guerra. Se ricordate anche verso la piccola Cuba. La sua fortuna è che non ha petrolio.

Ma i rapporti di forza, nel mondo, sono cambiati pur rispettando i dettami complessivi del capitalismo e del libero mercato. Questo fa dire all’Internazionale Socialista che “non c’è alternativa”. Solo che i paesi del Sud e del Centro America, secondo me permeati caparbiamente dalla teologia della liberazione di questo ultimo trentennio, (che gli ultimi due papi hanno tentato di soffocare anche nel sangue riconoscendo dittature tra le più feroci della storia), si sono riorganizzati con formule varie di socialismo, di lotta alla povertà e di diritto alla formazione. Formule sfuggite al controllo nord americano, ma che ha avuto inizio anche con il petrolio del Venezuela di Chavez, fatto pagare loro per un decennio a meno della metà del suo prezzo in dollari, per permettere il loro sviluppo. Perché, nella guerra economica in atto da sempre, il prezzo del petrolio lo decidono gli americani. Altro pretendente al martirio, Chavez. Insomma potete notare che tutti quelli che possiedono il petrolio e non se lo voglio fare rubare sono dittatori, forse Putin compreso.

Intanto si è scoperto paese petrolifero anche il “continente” brasiliano, che piano piano viaggerà verso una sua autonomia energetica. Di nuovo, momentaneamente in dieci, alcuni paesi hanno costituito da alcuni anni la Banca Centrale do Sur, che sta concorrenziando fortemente il rapace FMI, prestando denaro quasi a tasso zero, e che ha permesso il rimborso quasi totale del loro debito. Però nessuno di questi paesi possiede la bomba atomica, così interessante deterrente contro le invasioni improprie. E quindi il Brics sta diventando un patto forte, pur se i vari paesi che lo compongono sono in un certo senso concorrenti tra di loro. Basta pensare alle “diatribe” territoriali, economiche e culturali tra l’India e la Cina. Ma presto siederanno insieme nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Oppure al Sud Africa entratovi per contrastare l’egemonia brasiliana e cinese in Africa, dove ancora oggi occupa uno spazio preponderante.

In pratica il mondo nuovo è altrove, non è più nostro ed mette in pericolo l’egemonia occidentale. E quindi anche noi siamo sempre più in guerra al fianco del nostro “socio” americano, (magari comperando aerei di offesa e non di difesa), che deve però impoverirci, noi e tutta l’Europa, per continuare a gongolare nella mangiatoia del suo livello di vita e di pensiero unico.

Ed soprattutto essere pronta alla guerra non solo economica.

  

 

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Intervista “l'Anarchista” (http://lanarchista.wordpress.com/)

di Alessio Gentili

 

 

 

1)                  Quando e da chi nasce il progetto “Viandanti Libertari”?

 

 

Più che un  progetto lo si può definire direttamente come comunità, in bilico fra la virtualità della rete e le realtà regionai. Le persone come  noi, quasi interamente distaccate dalla società attuale, non hanno strada facile nel fare nuove conoscenze o nel trovare quelle persone che possano condividere le nostre stesse idee di vita.

Internet è stato un buon modo per conoscersi ed iniziare a condividere  idee fondate sui generi di vita alternativi, una volta resici conto di poter esserci utili vicendevolmente abbiamo deciso di visitare un progetto in Lunigiana e da lì il gruppo è partito.

Quindi è un gruppo nato da tutti, fatto per tutti, nato nel dicembre 2011 ed in pieno sviluppo.

 

 

 

2)                  - In che cosa consiste precisamente questo progetto?

 

 

Questo gruppo nasce con l'intento di portare tutte le persone interessate ad un genere di vita alternativo, autosufficiente, ecologico, agricolo, naturalistico, autarchico, folcloristico e biologico, all'interno di una grande famiglia che, attraverso la condivisione, il rispetto, le conoscenze e la voglia di non far più parte di una società consumistica malata, possa fornirgli una vita sana, fatta di buoni propositi, di salute e di amicizia.

Creare una coscienza comune per far capire alle persone che non c'è bisogno di molto per stare bene, perchè quel molto che la società gli fa credere indispensabile non è altro che il veleno che porta le persone ad essere stressate, arriviste, violente ed egoiste.–                                              

 

 

 

 

3)                  - Cosa rappresenta per voi il binomio natura e libertà?

 

 

Per noi la vera rivoluzione nasce dalla terra, dalla natura, dal cibo che essa ci fornisce, senza il quale vivremo di insanità alimentari. Creare una indipendenza economica attraverso l'agricoltura ed il rispetto della natura attraverso le energie rinnovabili è la soluzione all'imperialismo bancario e statale.

 

 

 

 

4)                  Come si articolano i vostri incontri e quante persone hanno fino ad ora abbracciato la vostra iniziativa?

 

 

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In 3 mesi le persone interessate sono state molte e sono in crescita, c'è una tendenza al riscoprire il valore di una vita semplice e agricola causata probabilmente dal tasso di disoccupazione elevato in Italia, credo il 35% dei giovani. Nel gruppo che abbiamo su FaceBook aderiscono 104 persone ed una fonte importante per esperienze e conoscenze, di cui noi ci nutriamo, sono i membri delle generazioni '50-'60 che hanno vissuto già stili di vita in comunità e conosciuto i movimenti alternativi che hanno iniziato una grande lotta anticapitalista che mirava all'abolizione delle gerarchie sociali.

In questo momento la maggior parte degli aderenti si trova nel Centro Italia ed avendo un responsabile per il Lazio ed uno per la Campania stiamo incentrando le iniziative in questa area, non avendo referenti organizzativi nelle altre aree italiane. L'attività fondamentale viene organizzata l'ultimo weekend di ogni mese e si basa sull'organizzazione di una visita in comuni, comunità o eco villaggi italiani, principalmente aggregati alla R.I.V.E.(Rete Italiana Villaggi Ecologici -http//www.mappaecovillaggi.it/). Il resto delle attività sono organizzate nelle città come mezzo per conoscersi e condividere i nostri interessi e sono tutte collegate ad iniziative di progetti urbani preesistenti, quindi collaborazioni, come il Coltivatore (http://www.coltivatorre.it/)  al C.S.A. La Torre, il GAS (Gruppo Acquisto Solidale) della BSA (Brigata di Solidarietà Attiva – http://brigate solidarietàattiva.blogspot.com/) dei Castelli Romani, della Toscana e di Pescara, e gli orti urbani.

La volontà delle persone a cambiare la propria vita, uscendo dalle logiche di questa  società, c'è ma bisogna anche capire che ci si deve rimboccare le maniche ed essere in prima linea per realizzare i propri sogni.

 

 

 

 

5)                  Quali sono le vostre prospettive per il futuro?

 

 

Le prospettive future del gruppo sono varie e individuali, ripeto che questo gruppo è semplicemente un recipiente di idee, sogni, progetti, interessi e collaborazioni, quindi ognuno penserà il proprio futuro nel modo che riterrà più giusto e costruttivo per se stesso.

E' naturale che il futuro sarà di condivisione e comunità, per questo è utile, perchè il nostro gruppo punta a far conoscere persone a livello regionale ed a creare fra di loro un legame di amicizia e collaborazione.

Per quanto mi riguarda spero che si crei una rete di Comunità che abbiano sempre un punto in comune, ma che siano comunque personalizzate a piacimento di chi le fonderà. Ricordiamoci sempre che va benissimo creare dei progetti autarchici e autonomi, ma bisogna sempre fare in modo che questi progetti funzionino e vengano  fatti conoscere a più persone possibili, perchè è questo ciò di cui una famiglia ha bisogno, tornare ad essere abitanti della terra senza essere consumisti, senza andare in direzioni non necessarie per la sopravvivenza.

 

            Queste società moderne fanno sembrare tutto indispensabile attraverso la psicologia umana, con mezzi come televisione, radio e giornali, facendo dimenticare alla persone che la vita ci viene data per essere vissuta nella sua semplice bellezza, senza arrivismi, lotte di potere, industrializzazioni e senza dei pezzi di carta con un valore fittizio; tutte cose che integrano la distruzione della natura animale e vegetale, senza la quale saremmo tutti morti.

Quindi il futuro nostro è anche il futuro di tutti quelli che credono che, lavorare chiusi in un ufficio 40 ore alla settimana aspettando quel misero mese di ferie, quelli che comprano oggetti di cui potrebbero fare a meno incentivando un mercato che distrugge e sfrutta intere nazioni povere, quelli che fanno la spesa nei supermercati dove il cibo ed i prodotti sono veleno, quelli che inquinano l'aria che respirano, sia vivere.

L'unica differenza è che noi abbiamo preso coscienza di ciò che è giusto, gli altri sono ancora addormentati nel letto della mistificazione delle masse.

 

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Cara CGIL ti scrivo

 

Cara CGIL , sono un tuo  iscritto da 40 anni,  sono stato in passato un tuo dirigente sindacale di base, già membro della Segreteria provinciale FIOM e del Direttivo Provinciale, ho creato con massiccia dose di iscrizioni al Sindacato CGIL  il Consiglio di Fabbrica in Olivetti all’indomani dell’approvazione della legge Giugni, cosiddetta dello Statuto dei Lavoratori o Legge 300 , e perciò  sono titolato ad esprimere critiche anche dure all’indirizzo della tua gestione sindacale invitandoti a considerarle.  Le tue disfunzioni, in generale ed  a Pescara te le esprimo in pochi punti; eccoli:

no alla truffa dei Fondi Pensione ! Ribelliamoci al furto del  TFR !

Nei primi sei mesi del 2007 i lavoratori del settore privato invitati dal Sindacato hanno scelto volontariamente  il trasferimento del  proprio TFR ai fondi pensione.
Cosa è il TFR ?
E' il Trattamento di Fine Rapporto, la liquidazione. Nel settore pubblico si chiama Trattamento di Fine Servizio.  Le aziende prelevano ogni anno il 6,9% dalla retribuzione dei propri dipendenti, cioè dal loro salario, ed al termine del rapporto di lavoro rendono al lavoratore la somma accumulata. Ciò avviene anche in caso di licenziamento e costituisce spesso quel piccolo capitale che permette di tirare avanti in attesa di trovare un nuovo lavoro. Il TFR assume così la funzione di un vero e proprio "ammortizzatore sociale" che il lavoratore si è pagato in anticipo, ed infatti a tale scopo venne istituito all'inizio del secolo passato.
Cosa sono i Fondi Pensione ?
Sono, in pratica, raccolte di denaro che vengono investite in Borsa oppure in obbligazioni o buoni del tesoro di qualsiasi nazione. Quindi guadagnano o perdono a seconda dell'andamento dei titoli comprati. Appartengono infatti alla categoria dei "capitali di rischio". Ne esistono di due tipi: Fondi chiusi (o negoziali) e Fondi aperti. Ai Fondi Chiusi possono aderire solamente i lavoratori di una data categoria.
Sono costituiti da Banche, Assicurazioni, Società Finanziarie create appositamente a questo scopo, e ad essi può aderire qualsiasi persona, indipendentemente dalla categoria lavorativa a cui appartiene. I fondi di investimento esistono da anni, per ora costituiti da versamenti volontari, ma pochissimi lavoratori hanno scelto di aderirvi perché il loro rendimento è stato basso e per questo governi, padroni e sindacati hanno fatto di tutto e di più per indurre i lavoratori ad investirvi. Vere porcherie come aumentare la tassazione del TFR quando non viene investito e diminuire quella sul TFR passato ai Fondi.

Questo è il vecchio imbroglio della speculazione finanziaria  e noi non potremo farci niente perché potremo solo assistere senza intervenire: non potremo decidere di ritirare le quote, anzi dovremo continuare a versare a lorsignori il nostro TFR. E qui non si tratta di chi vuol rischiare nel "gioco borsistico" parte di un proprio capitale, qui sono in gioco i risparmi di una vita lavorativa, quelli che soli permettono di sopravvivere. Ma allora perché adesso vogliono cambiare le cose? E' chiaro: fino ad oggi sono comunque obbligate a restituirci intatto il nostro TFR quando smettiamo di lavorare, anche se nel frattempo loro l'hanno impiegato in operazioni finanziarie che sono andate male. Facendoci aderire ai Fondi invece, se gli investimenti vanno male anche noi ci rimettiamo. In altre parole, vogliono farci condividere gli eventuali fallimenti dei mercati. Con le nuove regole insomma, la fregatura la prendiamo anche noi; se va male i padroni non sono obbligati a restituirci un bel niente. Il Sindacato che si traforma in finanziaria creando propri fondi pensione che entrano nel paniere di quelli dei grandi gruppi speculativi internazionali  provoca  uno sfregio ed abiura alla sua missione.  Infatti, se un Fondo Pensioni ha investito su una impresa che per "risollevarsi" deve licenziare poniamo la metà dei suoi dipendenti, allora i lavoratori di altre aziende ma che possedessero azioni di quella impresa, dovranno sperare che quei licenziamenti avvengano. E mai scenderebbero in lotta in sostegno dei propri compagni di quella azienda. Per esempio possiamo star certi che le azioni dell'Alitalia sono tornate  a salire appena l'azienda e i sindacati sono riusciti  a far ingoiare il "piano licenziamenti" ai lavoratori.

 

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Il Patronato INCA-CGIL

E’ notorio che l’INPS ha demandato ai patronati sindacali , e quindi anche all’INCA-CGIL, (retribuendo  il servizio svolto) , molte delle proprie funzioni di sportello che vanno all’istruzione della pratica pensionistica, al reclamo, al controllo dati, ecc. I rappresentanti sindacali siedono nelle commissioni provinciali INPS e cogestiscono l’andamento. Il risultato è che, se un tempo il Patronato era la controparte ( come dovrebbe essere per un istituto di emanazione sindacale), ora non lo è più , è consociato e non certo va contro il suo finanziatore. E ancora possiamo aggiungere che il personale che lavora all’INCA , al di là delle proprie convinzioni e motivazioni personali, spesso è impreparato , non conosce le leggi e spesso fa errori macroscopici riparabili dai pensionati solo attraverso dispendiose cause legali con gli avvocati pagati a spese proprie, perché  in nessun modo l’INCA-CGIL andrà ad effettuare un reclamo o un ricorso legale contro l’INPS. Le lunghe file con il numeretto di decine di pensionati ad istruire pratiche o a chiedere informazioni sono davvero frustranti  perché il servizio dell’INCA è depotenziato e non raggiungibile in nessun modo telefonicamente e se lo è ..lo è solo per alcuni.
L’AUSER

L’Associazione AUSER prestigiosa in campo nazionale per l’aiuto e la solidarietà alle persone anziane bisognose di assistenza, a Pescara non è riuscita a creare una struttura funzionante perché manca di volontari organizzati e non sarebbe in grado di provvedere alla gestione di una rete telefonica , in pratica una sorta di call center che attraverso un numero verde chiama i volontari ad aiutare la vecchina che deve andare a ritirare la pensione o aiutarla a fare la spesa.

In compenso, però, da  15 anni funzionava benissimo la scuola per i migranti extra comunitari di ogni nazionalità che frequentavano l’AUSER della Stazione Centrale di Pescara per imparare la lingua italiana elementare. La scuola era gestita da volontari, con frequenza tri-settimanale, ed erano vere scuole d’integrazione,  frequentate anche da chi era arrivato in Italia da pochi giorni clandestinamente e da viaggi massacranti in mare sui barconi della morte. La Scuola  oltre che riuscire a raggiungere risultati adeguati per la conoscenza della lingua ha permesso a diversi ragazzi e ragazze di avere le motivazioni per  il prosieguo degli studi  e arrivando a diplomarsi nella scuola pubblica . Nell’anno scolastico 2010-2011 la frequenza della scuola ha toccato circa 400 presenze che, pur non sempre regolari, ha visto ucraini, cinesi, polacchi, senegalesi, nigeriani, srilankesi, pakistani, ecc, frequentare  la Scuola del sottopassaggio della Stazione Centrale di Pescara. Ora non più: qualche burocrate in CGIL  molto intelligente” ha deciso che le spese d’affitto alle Ferrovie per la sede della Stazione Centrale dovevano essere cancellate e quindi da ottobre l’AUSER-Scuola non fa più corsi. Costoro non sanno il danno che hanno arrecato in termini d’immagine e rappresentatività al Sindacato CGIL in difesa dei valori comuni contro il razzismo, l’egualitarismo e l’integrazione.

Il Sindacato Pensionati SPI-CGIL

Esso rappresenta la maggior fonte di finanziamento di tutta l’organizzazione sindacale attraverso le deleghe, vista la crescente disoccupazione e il venir meno dell’organizzazione di massa tra i giovani, in quanto il Sindacato, purtroppo, non  rappresenta più un forte richiamo alla lotta ( il ’68 e gli anni della contestazione sono alle spalle)  all’indole battagliera delle nuove generazioni.

Ma nonostante ciò  i pensionati sono anche i più bistrattati, e sono considerati il “parco buoi  di tutta la CGIL.  Tempo fa ebbi a  sostenere in un mio intervento provocatorio in sede di uno dei direttivi SPI che l’organizzazione andava sciolta e suoi iscritti dovevano riconfluire nelle categorie d’origine: un intervento che fece incazzare molti , ma che ci vogliamo fare, se il Sindacato non cambia, qualcuno lo deve pur scuotere e…come cantava Bennato in una sua celeberrima canzone, “..non potrò mai diventare direttore generale delle poste o delle ferrovie….” ( leggasi…  Segretario Generale : )

 

Luciano Martocchia


 

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Ieri la Wehrmacht, oggi lo spread

Dietro il “nein” pronunciato dalla signora Merkel si nasconde il segno inequivocabile di una volontà di egemonia tedesca nell’area dell’euro e di un espansionismo finanziario che si avvale di armi più potenti, devastanti e penetranti dei panzer, quali lo “spread”.

Si conferma in tal modo l’ipotesi secondo cui sta prevalendo chiaramente un orientamento verso una crescente e progressiva “germanizzazione” dell’euro-zona, una tendenza funzionale esclusivamente agli interessi del capitale finanziario internazionale.

Ciò che in tempi passati non riuscì al cancelliere imperiale prussiano, Otto von Bismarck, né al Führer del Terzo Reich, Adolf Hitler, sta riuscendo oggi alla signora Angela Merkel.

Il progetto egemonico tedesco era palese fin dall’inizio, ma si sta concretizzando seriamente e prepotentemente soltanto oggi. Basti pensare alle insopportabili condizioni-capestro imposte dalla Germania ai Paesi dell’euro-zona che versano in evidenti difficoltà finanziarie. Ma è un dato di fatto assolutamente innegabile che nessun Paese europeo, neppure la Francia, possa permettersi di pagare un prezzo simile.

Tuttavia, mentre le mire espansionistiche del regime hitleriano si limitavano a voler imporre un predominio militare tedesco in Europa, il capitale finanziario cosmopolita, che si ripara dentro il bunker tedesco, conquista e divora le ricchezze del mondo intero.

Recentemente, i titoli di Stato decennali tedeschi, messi all’asta, hanno dato un interesse negativo. Ciò vuol dire che gli investitori finanziano lo Stato tedesco affinché questo gli conservi i loro soldi. Non è mai successo nella storia dell’economia finanziaria: non solo ci rimettono l’inflazione, non solo perdono la mobilità dei propri capitali, ma addirittura pagano affinché i propri soldi siano assicurati dentro il bunker tedesco.

La signora Merkel sta riuscendo ad addomesticare la Francia per farne un potente vassallo della propria economia. Per il resto il povero Monti continua a chiedere che “la Germania faccia la sua parte” per l’Europa, senza capire, o (meglio) non potendo affermare, che è esattamente questa la parte della Germania, ossia solo per sé stessa.

Alludendo alla Germania, Monti ha anche affermato: “Nessun Paese europeo è talmente forte da pensare di andare avanti da solo ad affrontare l’economia globale”. Ebbene, simili dichiarazioni sono tutto quello che Monti e gli altri possono tentare di fare, cioè scombinare le carte prima che Berlino concluda il gioco. Non hanno altro a cui ricorrere.

Ora, se la Germania non può rinunciare in toto all’Europa ed isolarsi, neppure l’Europa può rinunciare alla Germania e perire. Ma Berlino non è disposta a svenarsi per sorreggere i Paesi in bilico che compromettono l’equilibrio dell’euro; vuole mollarli e restringere l’area dell’euro solo ai Paesi che reggono sul piano del debito. Quelli che vogliono rimanervi possono farlo solo all’interno della politica restrittiva fissata da Berlino e cedere parti pregiate dei loro apparati produttivi al controllo tedesco. E’ la condizione (capestro) indispensabile affinché Berlino possa giocare un ruolo stabile all’interno del mercato globale e reggere lo scontro con le superpotenze economiche.

 

 

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Il potenziale di accumulo di capitali detenuto dalla Germania è impressionante; ce n’è abbastanza per mettere mano alla progressiva infiltrazione massiva all’interno delle economie di alcuni Paesi e controllare settori che le sono strategicamente convenienti.

Le leggi italiane non consentono ancora di superare certi limiti e, soprattutto, limitano la partecipazione straniera al capitale delle banche al di sotto di una soglia oltre la quale si ritiene compromesso l’interesse nazionale; ciò vale anche per  le grandi industrie, le reti ferroviarie, i porti, ecc. Ma gran parte delle piccole e medie industrie del Nord lavorano già da decenni su commissioni tedesche. Inoltre, se i vincoli di protezione della ricchezza nazionale dovessero essere aboliti, o aggirati, sarebbe davvero uno scherzo per la Germania investire i ponderosi depositi di danaro che ha accumulato nelle sue banche per acquisire la ricchezza degli altri Paesi, a cominciare dal controllo delle banche di Stato. Già oggi, ad esempio, nella sola Campania, esistono 18 sportelli della Deutsche Bank localizzati nelle aree turistiche. L’imponente circuito turistico della costiera amalfinata, Capri, e così via, è da tempo sotto controllo tedesco.

 

In Portogallo è avvenuto qualcosa di simile ma su più larga scala. Il governo portoghese ha “liberalizzato” il Banco do Espirito Santo, la banca privata più importante del Portogallo. Il governo ha ritirato la propria partecipazione e sono subentrate, con una quota del 28%, investitori stranieri, per l’esattezza tedeschi, con dietro la Bundesbank.

 

Questi investitori hanno imposto subito un “rafforzamento”, cioè una ricapitalizzazione, del Banco per “permettergli di contribuire alla crescita del Paese”, in conseguenza del quale essi sono arrivati al 47%. Inoltre, comprano sottobanco quote dei soci più deboli o più disponibili. Il governo portoghese ha dato il suo placet, in deroga alla legge vigente, “per il bene del Paese”. Naturalmente sono in atto interventi di ristrutturazione e licenziamenti. Nell’immaginario collettivo dei Portoghesi il Banco rappresenta la ricchezza nazionale e si può dire che tutte le altre banche portoghesi dipendono direttamente da esso. Formalmente i tedeschi sono soci di minoranza, “aiutano il Portogallo”, non hanno leso alcun principio nazionale, ma di fatto sono i veri padroni.

 

Costretti dalle condizioni-capestro imposte dalla Germania, i Paesi europei non avrebbero altra scelta che consegnare le loro economie in mani tedesche e diventare tributari della Germania, come lo sono già oggi, in larga parte, il Portogallo e la Grecia, i cui governi e le cui banche centrali non possono investire senza il nulla osta della Bundesbank, che è il loro principale creditore. Hitler pensava che l’occupazione militare dell’Europa gli avrebbe permesso di divorare le loro ricchezze. Ma oggi, il capitale finanziario ha trovato armi molto più potenti e penetranti dei panzer della Wehrmacht.

 

 

 

Lucio Garofalo

 

 

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INTERVISTA DI FULVIO CASTELLANI, giornalista-scrittore

a Carmelo R. VIOLA, “padre” della Biologia (del) Sociale

D.: <Come Le è venuta l’idea di fondare un Centro per la ricerca sociologica e la denuncia sociale? E quali risconti sta avendo?>

 R.:” Il Centro Studi Biologia Sociale è nato circa dieci anni fa come punto di riferimento e di irradiazone della mia creatura – che è appunto la biologia (del) sociale, originale versione naturalistico-biologica della scienza sociale. La ‘ricerca sociologica’ e la ‘denuncia sociale’ sono la logica specificazione e funzione del Centro stesso. I riscontri sono molteplici: i Quaderni editi dal Centro (siamo al n.ro 23), oltre alle riproduzioni fotostatiche di opere edite precedenti, vanno a numerosi estimatori in Italia e all’estero, alcuni dei quali contribuiscono con offerte libere per la copertura delle spese vive. Il materiale edito o riprodotto va anche a non pochi enti culturali e a personalità della politica e dell’economia.”

 D.: <Lei sta curando, e con entusiasmo, una serie di Quaderni fuori commercio strettamente collegati al Centro Studi Biologia Sociale e nei quali viene sviluppata monograficamente una sequenza di tematiche: religione, economia, sociologia, democrazia, ingegneria biosociale… Ci può dire, al riguardo, quale è, a Suo avviso, la differenza fra predonomia ed economia? >

         R.: “Per rispondere in maniera comprensibile devo partire un poco da lontano. La specie umana nasce animale (probabilmente dagli “ominidi”) e quindi predatrice ed ‘ecoclastica’ (distruggitrice, nel tempo, del suo stesso habitat vitale, ovvero del cosiddetto ambiente). Essa, pur evolvendosi, rimane sostanzialmente tale durante le due prime fasi di crescita, che sono la primitività (in cui i primi accenni di civiltà si fondono e confondono con l’animalismo) e il livello antropozoico (in cui l’animalismo si fa razionale e tecnologico con isolate anticipazioni di umanità adulta - tacciate di utopismo). Se prendiamo come punto di riferimento di arrivo della vita reale il soggetto criticamente consapevole e bioeticamente responsabile (che è la sintesi laica di scienza e coscienza), notiamo che ogni specie animale resta come bloccata ad un livello che, per quanto alto come quello di alcune scimmie, è pur sempre, per qualità, totalmente distinto dal detto punto di riferimento. Solo la nostra specie può avvicinare e toccare tale vetta ma solo attraverso una sorta di gestazione storica, lunga millenni, percorrendo una traiettoria, che comprende tre stadi, di cui abbiamo accennato i primi due. Quello intermedio o adolescenziale o antropozoico raggiunge la consapevolezza critica come norma e la responsabilità bioetica come eccezione: solo questa compie l’uomo come soggetto vivente sui generis consapevole e dell’onnipotenza ed eternità della vita e della propria condizione di “biosintesi caduca”. In questo stanno la grandezza e il dramma dell’uomo. Fino al secondo stadio l’uomo medio (più precisamente l’antropozoo) conserva e sviluppa l’istinto predatorio utilizzando l’intelletto e la tecnologia: prima di “compiersi” resta un animale ragionevole e antropomorfo. Gli sprazzi di sintonia bioaffettiva (che è il sentimento di partecipazione viscerale dell’universo vivente che lo circonda, a partire dal proprio prossimo simile) costituiscono appunto le anticipazioni eccezionali perché i tempi di “maturazione” dei singoli individui dipendono dall’esperienza filogenetica di ognuno di essi. Su tale sentimento s’instaurerà la responsabilità bioetica. Ma prima che ciò avvenga, l’istinto predatorio, che la resistenza del costume, sedimentato nel Dna, gli farà sentire come propria natura, ideologizza e teorizza il capitalismo, proiezione antropomorfa della giungla, e lo chiama impropriamente economia.

 

 

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Impropriamente perché economia vuol dire gestione salutifera della casa, per estensione di un nucleo di congiunti, di una comunità e ancora dell’ambiente – o habitat – dentro cui si vive, e consiste nel procurare (inizialmente con la caccia e la raccolta di frutti della terra) e/o produrre i beni (più avanti anche i servizi e le infrastrutture) del fabbisogno vitale della “casa”stessa, distribuendoli a tutti i membri del contesto e, per l’ambiente nel conservarlo e renderlo più vivibile per ricavarne i migliori beni naturali. Il capitalismo fa l’esatto contrario dell’ECOnomia: provoca differenze abissali, che vanno dalla ricchezza senza limite all’indigenza totale, si fa vieppiù aggressivo, socio-conflittuale ed ecoclastico con la tecnologia (che l’informatica ha portato a livelli stratosferici) ed impedisce la trasmutazione allo stadio supremo rafforzando le resistenze dei costumi ancestrali. E’ appunto la PREDOnomia, che fa il paio con l’ECOclastica, che è la distruzione degli equilibri dell’ambiente immediato e della natura (casa comune) con l’inquinamento ed ogni intervento umano non biocompatibile. 

L’economia VERA è l’unica alternativa biologica al suicidio della specie umana per l’effetto combinato della predonomia e dell’ecoclastica ovvero per saturazione di negatività biologica sul pianeta Terra.”

                                                                                                                                                                                            

D.: <Perché ha detto no alla rivalsa del terrore? >

         R.: “Mi riferivo all’evento dell’11 settembre 2001 (attentato alle Due Torri), che la Casa Bianca ha preso a pretesto per dichiarare guerra a tutti gli Stati non docili al suo progetto di dominio mondiale, definendoli “canaglia”. Poiché il suddetto evento venne considerato dal governo degli Usa il più grande attentato terroristico contro gli stessi e quindi una specie di “dichiarazione di guerra” da parte del mondo islamico, c’era da aspettarsi (essendo questo il piano strategico degli Usa) una rivalsa della stessa natura. Infatti, la rivalsa ci sarà con l’occupazione dell’Afghanistan e dell’Iraq, occupazione contro il diritto internazionale (che vieta l’occupazione di Stati sovrani) e la stessa Onu e quindi “fuori legge”, ed un’attuazione decisamente terroristica (bombe a frammentazione e all’uranio, eccidi, arresti e detenzione illegittimi, torture e così via).

L’evento dell’11 settembre, ad un attento esame, risulterà una specie di autoattentato: la costruzione di un pretesto oggettivamente inconfutabile per dichiarare una guerra senza fine a tutti i poteri ricalcitranti del mondo. Il comportamento degli Usa (per fortuna ‘ridimensionato dagli ultimi eventi: tra cui Spagna, Iran, ingestibilità dell’Iraq, ritorno dei talebani in Afghanistan, Corea del Nord) è l’estremizzazione della predonomia antropozoica nei rapporti interstatali in termini militari ed equivale al neoliberismo nei rapporti fra individui e gruppi di potere all’interno dei singoli Stati e del sistema monetario internazionale. La monetocrazia (che è appunto tale sistema) è l’organizzazione locale e mondiale delle banche: una specie di piovra, che ha il potere di produrre la moneta e di gestire la ricchezza pubblica e l’industria – insieme nazionale e internazionale – della moneta stessa, cui (incredibile a dirsi) sottostanno anche i singoli Stati, alle prese con l’inestinguibile debito pubblico, analogo al debito del Terzo Mondo nei riguardi del cosiddetto (tanto per ridere) mondo opulento (s’intende solo per i ricchi). La monetocrazia è l’estremizzazione della predonomia antropozoica in termini monetari.”

... continua nel prossimo numero

Fulvio Castellani

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L'istituzionalizzazione del suicidio!

 

Perchè suicidarsi?

Meglio ribellarsi!

           

            Alle persone che si suicidano vanno tutta la mia comprensione e commozione. Per arrivare ad un gesto simile vuol dire che la sofferenza è grandissima e quindi merita il massimo rispetto, anche se non condivido il gesto finale.

            Naturalmente questa è una mia opinione personale che non conta più di tanto. Ognuno è padrone della propria vita ed è libero di farne ciò che vuole. Le mie considerazioni successive riguardano in generale il rapporto individuo-società.

            Se i freni altruistici delle proprie responsabilità verso gli altri non sono riusciti a fermarlo, vuol dire che il suicida non ce la faceva più. Era arrivato al limite. Se ne è andato definitivamente, pur di non essere di peso agli altri.

            In questo modo si vuole attrarre l'attenzione dei governanti e delle istituzioni affinchè intervengano per risolvere i propri problemi e quelli delle proprie famiglie, derivanti dalla crisi economica e sociale generale. Purtroppo questi gesti non riescono a spostare di una sola virgola le decisioni dei governanti perchè essi, nella grande maggioranza, hanno perso la sensibilità umana. Il grido di aiuto cade nel vuoto. Di conseguenza i suicidi aumentano.

            Gli articoli di commiserazione, le dichiarazioni di solidarietà e le promesse si sprecano ma di fatto le cose rimangono come prima, anzi continuano a peggiorare. Per cui, in buona o mala fede, sono tutte lacrime di coccodrillo.

            Quella di oggi è la società delle lacrime di coccodrillo. L'ipocrisia è dentro ogni cosa ed è diventata lo stile principale di governo, dopo la forza. Questa viene usata solo come ultimo rimedio.

            Si fa finta di fare tante cose, si dibatte sempre, non si arriva mai ad una conclusione, nel frattempo il problema permane e si ingrandisce, la gente ci si abitua. Piano piano diventa normale. Non è più un  problema ma un fatto come tutti gli altri. Viene accettato, cioè istituzionalizzato. Diventa anche fonte di guadagno.

            Così è avvenuto con la mafia, la droga, l'alcool, gli scandali, la mala sanità, la depressione, l'anoressia, la bulimia ecc. ecc., Tutti problemi irrisolti e, purtroppo, in continuo peggioramento.

            Così si sta tentando di fare con le persone che si suicidano. Il Corriere della Sera del 6 maggio propone una “Giornata di solidarietà per contrastare i suicidi!”. Si parla di istituire un numero verde o “Sportello di ascolto”. Sorgono nuove associazioni di psicologi ecc.

            Non metto in dubbio le buonissime intenzioni ma, in questo modo, secondo me, si cerca di curare gli effetti del problema senza rimuoverne le cause.  Non si risolverà niente e la tragedia è destinata a ripetersi in quantità maggiore. Si impediranno 1-2 suicidi su 10 mentre il numero delle persone che lo tenterà aumenterà e quindi anche le vittime.

            Intervenire alla radice del problema significa affrontare 2 tipi di soluzioni:                                                     1)Rimuovere le cause economiche-sociali-politiche che stanno impoverendo i piccoli e medi imprenditori ed i lavoratoti italiani. Nessun governo dall'inizio della crisi del 2008 ad oggi ha fatto niente del genere, anzi ha operato al contrario. Ha arricchito sempre di più i già ricchi togliendo soldi e diritti al resto della popolazione. Per cui le promesse di solidarietà e le parole di commozione sono lacrime di coccodrillo.

            2)La seconda soluzione che, secondo me, è quella giusta è la ribellione. Sempre nel rispetto e nell'affetto per le persone che si suicidano, io sono per questa scelta. Le fabbriche ed i posti di lavoro sarei dell'idea di non chiuderli ma socializzarli, insieme a tutti i lavoratori, trasformarli in una specie di comunità, vedere insieme ciò che si può fare, farne un centro di aiuto reciproco, di punto di riferimento, senza pagare tasse e senza la presenza dello Stato, autogestito insieme da proprietario-lavoratori e rispettive famiglie, basato non più sul profitto individuale ed il

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consumismo ma sulla fraternità, l'uguaglianza, la dignità della vita. Tutto questo è illegale? Cos'è la legalità? Pagare “Equitalia” o ammazzarsi per disperazione? Io sono con la vita e con l'Essere umano, non con le leggi e la morte.

            La gente è narcotizzata dalle Sinistre e dalle Destre che hanno la fissazione della legalità per gli altri, ma non per loro che sono i primi trasgressori.

            Alla base della volontà di suicidarsi c'è la delusione nei confronti di una società idealizzata ed il ritrovarsi in mezzo ad una crisi non prevista. Non crede nella sua transitorietà, ed ha ragione, e quindi vede un futuro nero.

            I mass media già hanno etichettato questi tristi avvenimenti come “suicidi per ragioni economiche”. Hanno trovato la loro giustificazione. Diventano poveri e quindi è logico e normale che si suicidino. Non è vero! Allora tutti i poveri del mondo, miliardi, si dovrebbero suicidare? Invece si stanno ribellando come si vede dalla “Primavera araba”. La lotta, la partecipazione e l'altruismo eliminano la voglia di suicidarsi. Questa è la cura.

 

 


 

            Nella Storia l'uomo ha potuto fare il salto di qualità dall'animale all'Essere umano grazie alla sua capacità di ribellarsi e di pensare. In questo modo è riuscito a migliorare l'ambiente intorno a sè. Oggi avverrà la stessa cosa. Certamente non dall'oggi al domani, ma ci sarà. Prima avviene e meglio è per tutti. Dipende dall'impegno di tutti i cittadini!

            Per chi fallisce affrontare “l'onta” della povertà non è piacevole sicuramente. Per il lavoratore che viene licenziato rimanere senza lavoro e senza soldi, è ancora peggio. In tutto questo non c'è una colpa personale perchè bisogna vederne le cause nel funzionamento della società e del Sistema. Sono milioni e milioni le persone travolte da questa crisi, quindi è un problema sociale-politico, non di “colpa personale”.

            Inoltre non è che stanno male solo quelli che falliscono o che perdono il lavoro. Ci sono tante persone ricchissime che si suicidano o che fanno una vita d'inferno. Sta male anche il comune lavoratore che percepisce 1000 euro al mese, quando va berne, lavorando 10 ore al giorno come uno schiavo. Solo un cinico ed un succube del potere lo può considerare un “fortunato” perchè ha il lavoro.

            Stiamo male tutti! Chi di un modo e chi di un altro! Per cui la soluzione non è il suicidio, che fa tanto comodo al Potere, ma il cercare di unirsi a persone che hanno gli stessi problemi per lottare assieme in forma autogestita per un cambiamento profondo di tutta la società. Piuttosto che  buttare via la propria vita è meglio dedicarla a questa finalità. Ce n'è tanto bisogno!

 

7-5-12                                                                                                                      Antonio Mucci   

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EURO E GRILLO

 

 

Le info che dá  Alain Parquez sulle origini  storiche  dell'euro come moneta sembrano abbastanza esaudienti. Tuttavia lui non é il primo che parla di questo. Giá Daniel Estulin ha fornito una abbondante documentazione sulle origini e il funzionamento del gruppo Bilderberg. A.Parquez cita un personaggio che era un monaco appartenente alla Opusdei che predicava la necessitá di imporre la sofferenza per il popolo mediante tutta una serie di restrizioni. Piccante a questo proposito é che la detta MadreTeresadicCalcutta applicava nella pratica proprio questi principi di sofferenza. Ai malati che avevano la sventura di capitare sotto la sua giurisdizione venivano negati mezzi per alleviare la loro sofferenza proprio perché piú soffrivano, piú erano degni di godere della vita eterna (questa volta senza sofferenze!): insomma la sofferenza come investimento per l'aldilá.


Il Bildberg ha giá dagli Anni50 deciso le linee politiche per arrivare a una societá dominata da una oligarchia che eserciterebbe il potere per mezzo di un governo dispotico mondiale. A questo scopo sono fondamentali i criteri di organizzazione del sapere: monotematico e funzionale alle esigenze della produzione. Allo stesso tempo la neutralizzazione delle organizzazioni dei lavoratori in modo che ognuno di essi operi come individuo costretto ad accettare quanto gli viene dato se anche gli viene dato. A.Parquez sostiene che ormai il capitalismo produttivo non esiste piú, perché il profitto é prodotto dalla rendita finanziaria. Questa interpretazione, del resto abbastanza diffusa, mi sembra piuttosto il prodotto di una visione storica incidentale. Cioé mentre é vero che i possessori di patrimoni, le banche, i finanzisti preferisconno fare shopping nella Borsa anziché investire nella produzione di una qualche merce, é anche vero che queste attivitá di shopping sono anche conseguenza del fatto che produrre non é molto redditizio. Ma questa credo sia una situazione che puó durare un periodo, non potrá essere il modo di funzionare normale della societá anche se dispotica. Alla fine per rubare c'é bisogno che qualcuno produca ricchezza. Anche immaginando una situazione in cui in Europa gli operai guadagnino come quelli cinesi, questo comunque avverrebbe in una situazione di contrasto di classe. Cioé in Cina con le loro 20-30mila rivolte l'anno non é che il sistema sia cosí stabile. Il capitalismo puó certo, per mezzo della propaganda e  di mezzi di condizionamento mentale cercare di assopire le persone e renderle passive. Attivitá che  aveva riscosso un certo successo negli ultimi anni.

Sembrava fosse quasi a un buon punto quando sono scoppiate le rivolte nel mondo arabo, negli Usa e nel resto del mondo. Quando gli Occupy hanno dato le cifre di 1% e di 99% nessun economista o sociologo di servizio ha contestato questi dati. Questi dati sono ormai parte della coscienza mondiale. Che il disegno del capitalismo  sia quello di un dispotismo mondiale incastrato intorno a una struttura oligarchica invece che a una corte imperiale é certo. Ma allora giá sarebbe una cosa diversa dal capitalismo. Perché finché si produrrá merce ci dovrá essere chi la compra. Ricominciando quindi il ciclo di salario prezzo e profitto.
La previsione e quindi denuncia del ruolo che avrebbe svolto il Mercato comune europeo fu fatta  dall'allora  presidente della Francia, MendèsFrance nel 1957. Egli spiegó in un discorso all'AssembleaNazionale che una forma di unione europea non preceduta dalla costituzione di strutture politiche e quindi basata su di una comunitá con poteri reali legislativi e giudiziari sarebbe divenuta una costruzione basata su di un vuoto di potere sociale e politico. Questo vuoto sarebbe stato colmato dalle forze economiche che avrebbe potuto agire senza nessun controllo creando quindi una situazione favorevole per la sua evoluzione verso una dittatura. Nessuna organizzazione politica prese atto di questa sua analisi, al contrario ci fu la gara a chi era piú europeista, confondendo la aspirazione a una unione dei popoli europei con la dittatura del capitale. L'allarme di A. Parquez sulla situazione europea é preciso. Solo che adesso le uova sono rotte.


Ma oltre a studiare i piani del capitalismo a scala europea, é anche necessario vedere la situazione nel suo complesso. Perché proprio quando il capitalismo contava di gestire la propria crisi storica spingendo le masse lavoratrici a una lotta fratricida per accreditarsi i pochi mezzi di sussistenza disponibili sono esplosi movimenti di rivolta, di opposizione, di contestazione a scala mondiale. La rivolta nei Paesi arabi e i suoi riflessi in tutta l'Africa e il MedioOriente, i movimenti di Occupy, stimolati dagli indignados 15M della Spagna, le lotte degli studenti in Cile, le rivolte nel Wisconsin e altrove negli Usa, le rivolte giovanili in Italia a partire dal movimento tzunami del 2008, la vittoria del popolo islandese contro i vampiri delle banche, le decine di migliaia di rivolte in Cina. Il processo di indipendenza dall'impero Usa dei vari Paesi dell'America latina, il nuovo Statuto dei lavoratori in Venezuela. E cosí via. Per raccontare questi ultimi due anni saranno necessari vari volumi di storia. Un dato comune a tutti questi movimenti é la radicalizzazione sociale, cioé il popolo composto dal 99% contro l'1% che detie ne il potere economico e militare.

 

 

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E che questo 99% non é piú disposto a convivere con il regime capitalista. Anche se buona parte della popolazione non si considera anticapitalista e aspirerebbe a una societá piú pulita, giusta, con un reale mercato, senza peró la interferenza della grande finanza. Alla deviazione della opposizione diretta al capitalismo verso  altri responsabili hanno svolto un ruolo abbastanza importante gruppi di intellettuali, giornalisti e anche politici. Questi hanno cominciato a indicare come responsabili della cattiva amministrazione della cosa pubblica tutto il gruppo di politici e di faccendieri, la cosidetta casta. Ora é certo che il capitalismo per esercitare il proprio dominio in campo amministrativo e politico ha bisogno di tutta una sequela di persone a capo delle varie istanze pubbliche, di governanti e amministratori locali che portino avanti i loro interessi. Ma é anche certo che questo person ale non adempie al servizio per passione o senso del dovere, ma esige in cambio denaro e  privilegi vari. Volendo questo personale si puó anche definire casta ma, ammesso che fosse possibile, non é che il loro esilio dal potere risolverebbe i problemi. Questi risiedono nella struttura della societá capitalista.

 

In un certo senso anche BeppeGrillo vorrebbe riformare la societá, togliere il potere ai politici e amministratori corrotti e dare luogo a un sistema sociale virtuoso in cui i capitalisti sono sí imprenditori  che guardano al profitto ma vogliono anche il bene del Paese. Il programma del Movimento5stelle presenta tutta una serie di rivendicazioni gagliarde come Aste online per l'aggiudicazione di lavori, Controllo delle organizzazioni di cittadini su attivitá che li concernono, Referendum propositivo, Eliminazione del doppio incarico per i parlamentari, Ricorso al personale interno alle amministrazioni per lavori da svol gere, etc.(v. M5S programma).

 

Questo del M5s pur essendo un programma democratico, nel senso che non si propone di rovesciare il potere capitalista costituito, la sua messa in pratica provocherebbe un inevitabile scontro frontale con il potere capitalista e non solo a scala nazionale. Invocare il rispetto delle regole democratiche, allora, non avrebbe nessun seguito. Solo la mobilitazione articolata per mezzo di organismi che coinvolgano tutta la popolazione potrá avere successo contro gli organi di repressione capitalista. Tuttavia l'azione di Grillo é orientata verso la via elettorale. Quando ci fu la possibilitá di portare mezza Italia a Roma nel 2009, Grillo si piegó alle minacce della Questura di Roma che voleva imporre un percorso fuori del centro della cittá. La programmata manifestazione che, data la situazione, avrebbe potuto assumere un carattere insurrezionale, fu allora da Grillo annullata. La sua azione cominció allora a pr endere la forma di opposizione nei comuni e quindi organizzata come Movimento5stelle. Che ha per obiettivo arrivare a gestire le redini del potere amministrativo sia nei comuni, sia nel Parlamento, per mezzo delle elezioni. Ma proprio l'indirizzo elettorale ha bisogno di una strategia per conquistare il piú alto numero di voti, togliendoli ai concorrenti piú prossimi. Nella quotidianetá ció puó prendere la via di assecondare i sentimenti diretti di parte della popolazione invece di riferirsi alla reale situazione. Tipica a questo proposito é la questione degli immigrati. Nessuna organizzazione politica di rilievo quantitativo, ha mai voluto spiegare la immigrazione come una necessitá imposta dal capitalismo per cercare di aumentare “l'esercito proletario di riserva”. Politica che é necessaria al capitalismo per diminuire i salari e potere cosí accrescere o comunque mantenere il saggio di profitto. Come effett o collaterale la immigrazione ha anche lo scopo di creare una divisione nel campo dei lavoratori, sia per quanto riguarda i posti di lavoro disponibili sia per il fatto che introduce un nuovo segmento gerarchico. Ció é di ostacolo allo sviluppo di un sentimento comune di solidarietá proprio perché provoca competizione. Sulla questione dell'immigrazione dunque,anche Grillo, forse per motivi elettorali, si é pronunciato contro gli immigrati proponendo uno stop all'immigrazione.

 

D'altro canto il Movimento5stelle é inserito in un piú vasto movimento a scala nazionale di azione autonoma dei Comuni. Il sindaco di Napoli DeMagistris ha cominciato a introdurre la critica e la minaccia di disobbedienza al governo nazionale se questo impedirá una amministrazione confacente della cittá. Inoltre ha messo in atto una contestazione della fiscalitá centrale oltre alla suddivisione degli importi delle entrate fiscali. Molti altri comuni stanno cominciando a muoversi nello stesso senso e é in atto la ricerca di una forma di organizzazione per coordinare l'azione dei Comuni. Il M5s conquistando molte municipalitá potrá svolgere allora un ruolo importante in vista della formazione di un Coordinamento Nazionale dei Comuni che potrebbe esercitare una sorta di doppio potere istituzionale in Italia.



NicolaiCaiazza

11/5/2012

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ilSale2

LA GRECIA CONFERMA CHE UN NUOVO SPETTRO SI AGGIRA PER L'EUROPA ( DEI PIGS)

 

 

Se le formazioni della sinistra radicale greca avessero trovato l'unità, potevano vincere le elezioni. Se ciò fosse accaduto avremmo avuto il primo Governo social comunista dell'Europa del XXI secolo. In politica però le cose semplici a volte sono le più complesse. Syriza, il partito che ha trionfato in queste elezioni superando il Pasok del resto lo aveva detto ai 4 venti che occorreva l'unità a sinistra ma evidentemente non è servito. Se il suo appello non ha funzionato per unire la sua linea politica  ha funzionato benissimo, Syriza è divenuta il secondo partito politico in queste elezioni spolpando i socialisti che sono finiti sotto il 15%. Il considerevole aumento della forza di Syriza, (la Coalizione di sinistra che appartiene alla Sinistra Europea assieme al PRC alla Linke ed al Front de Gauche di Mèlenchon ) «non è un premio ad una persona o a un partito, ma alla proposta di annullare il Memorandum» firmato dalla Grecia con i creditori internazionali.   Alexis Tsipras giovane leader di Syriza dice che da domani per la Grecia sarà un nuovo giorno. Il risultato delle elezioni di oggi rappresenta una rivoluzione pacifica contro il memorandum della barbarie ha concluso. Se Syriza festeggia meno lo fa il KKE la cui corsa in solitaria non ha incontrato la rabbia popolare come sembrava potesse accadere. Aleka Papariga, la leader del Kke, lo riconosce pubblicamente, il suo partito – dice in un breve messaggio - nonostante il leggero aumento delle preferenze, non ha conseguito un risultato soddisfacente alle elezioni odierne. Papariga ha affermato che comunque il risultato di oggi ha costituito un ribaltamento dello scenario politico preesistente in Grecia. Risultato al di sotto delle aspettative anche per Sinistra Democratica, scissione del Pasok che "dovrebbe" rimanere all'opposizione dato che come sembra, i due partiti di centro destra e socialista si accorderanno per un governone di salvezza nazionale sul modello Monti per garantire l'applicazione del Memorandum che viene contestato da SD. Molto probabilmente i partiti del rigore seppur sconfitti avranno una maggioranza per un nuovo Governo. Ma governare la Grecia in nome dell'austerity ora è molto più complicato di prima. Un nuovo spettro si aggira per l'Europa dei Pigs... e non sono i nazisti dell'Alba ma una sinistra che ha cominciato a trovare la sua forza nell'opposizione ai governi del rigore.

 

Presentato da Marco Fars

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

         

          2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

          3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

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