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IL SALE - N.°123

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

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anno 11    numero 123 – Novembre 2011

 

 

 

 

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Sommario

 

                                                        di Luciano Martocchia

 

 

                                                        di Tonino D'Orazio

 

 

                                                        di Antonio Mucci

           

 

                                                        di Andrea Degl'Innocenti

 

 

                                                        di Carmelo R. Viola

 

 

                                                         presentato da Camillo Sanità da Pescara

 

                                                         di autori vari

 

 

                                                        di Lucio Garofalo

 

                                                        presentato da Mario Boyer

 

 

                                                        presentato da Giovanni “Ivan” Alberotanza

               

 

                                                        de “Il Sale”

 

 



 

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EDITORIALE

 

Il giorno 10-11-2011 presso il capannone Publiarea n. 65, a Corso Umberto

n.590, Montesilvano ( Pe), si è svolta un’assemblea dal titolo

“Gli indignati vecchie e nuove forme di lotta. La crisi internazionale e la risposta locale. Pescara”.

Tale riunione ha avuto la finalità di creare un gruppo di indignados a Pescara, che intervenga nella Città.

Durante la discussione è emersa l’importanza di unire le lotte dei comitati e delle associazioni pescaresi che da anni s’impegnano e agiscono sul territorio, per cercare di migliorare la realtà circostante.

I partecipanti sono intervenuti esprimendo opinioni diverse, ma il dibattito è stato caratterizzato dal rispetto e l’interesse per ogni idea espressa.

Dagli  interventi fatti sono venute fuori le seguenti proposte che verranno discusse nella prossima assemblea:

-Un’ora di rifiuto della televisione, cioè non vedere la TV nello stesso giorno e nella stessa ora in tutta Italia.

-Boicottare alcuni prodotti, sempre in Italia.

-Scrivere un volantino sulle agenzie interinali e occuparle come forma di protesta.

-Discussione dal titolo “ Come immaginiamo un nuovo tipo di società e di rapporti sociali”.

L’assemblea è stata animata dall’idea che l’indignazione esprime una tensione morale, e non solo un’esigenza economica.

Sono stati dibattuti i punti programmatici del movimento degli indignados ed in particolare la democrazia reale, come fattore di rottura nei confronti del sistema.

 

 

Montesilvano 20/11/2011

 

 

Lorenza Pelagatti

 

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Elogio della ghigliottina

Luciano Martocchia

 

premessa

La ghigliottina, celebre  invenzione  di Joseph-Ignace Guillotin, che illustrò il suo progetto iniziale all’Assemblea Nazionale di Francia  il 9 ottobre 1789 quale proposta di fornire uno strumento che assicurasse la morte per condanna uguale per tutti  ( ricchi , poveri, nobili, ecclesiastici, ecc., senza distinzione di censo grado e cultura) ,  nella sua versione originale era formata da una base sulla quale erano fissati due montanti verticali di circa 4 metri di lunghezza, distanziati fra loro di circa 37 cm, sormontati da una barra trasversale che li univa tra loro sulla quale era montata una puleggia.

Tra i due montanti scorreva una lama di acciaio di forma di trapezio, montata in modo che il filo della lama si trovasse sul lato obliquo e rivolto verso il basso. Sopra la lama era apposto un peso metallico, talché l'insieme di lama e peso aveva una massa di circa 40 kg.

La lama aveva un angolo di 45° rispetto all'asse orizzontale: molto più inclinata quindi di quanto appaia normalmente nell'iconografia popolare. La testa del condannato cadeva in un catino di zinco, mentre il corpo veniva fatto scivolare in una cassa zincata posta alla base della macchina.

Durante la rivoluzione francese il boia raccoglieva la testa (tenendola per i capelli, oppure per le …orecchie, nel caso in cui il condannato fosse calvo) e la mostrava al pubblico; successivamente l'usanza fu abbandonata.

 

pertanto

Data la gravissima crisi finanziaria e il rischio di fallimento italiano , è inutile pretendere che i parlamentari si riducano il loro numero e i loro omolumenti , mica sono fessi, non lo faranno mai.  Allora faccio una proposta illuminante , ispirandomi all'illuminismo francese ed alla susseguente rivoluzione giacobina : restituiamo a Roma il luogo una sede naturale: la ghigliottina a Piazza del... Popolo, una stupenda piazza circolare già sede di esecuzioni nella Roma papalina ( quante teste di patrioti sono là cadute! )
Il sacrificio di circa 1000 onorevoli teste di ..... pardon ... pensanti servirà a riequilibrare i conti dello stato e a ridare giustizia alle migliaia di intellettuali, filosofi, gente comune cadute sotto la scure e le torture dell'inquisizione papale negli anni bui del medioevo e del Risorgimento italiano.

E poi, loro godrebbero del prestigio post mortem in quanto diverrebbero emuli di celeberrimi predecessori, perché, come noto, con la ghigliottina sono state tagliate , durante la Rivoluzione Francese, teste blasonate come quella del  re di Francia Luigi XVI  il  21 gennaio 1793, seguito il 3 novembre  da sua moglie la regina di Francia , Maria Antonietta  d’Asburgo-Lorena- ( di lei si ricorda quando  consigliò il popolo che moriva di fame perché senza pane  a mangiare brioches – un parallelo lo possiamo fare con Berlusconi che ha consigliato alle giovanissime   italiane disoccupate di oggi di sposare un ..miliardario ), poi a seguire   la drammaturga e giornalista Olympe de Gouges -ghigliottinata perché si era opposta all'esecuzione di Luigi XVI e aveva osato attaccare Robespierre, l’8 novembre 1793 Manon Roland che, sul patibolo, rivolse alla statua rappresentante la Libertà, collocata in Place de la Révolution al posto della statua equestre di Luigi XIV di Francia, la famosa frase: "O Libertà, quanti crimini vengono commessi nel tuo nome!", George Jacques Danton  il 5 aprile 1794, Antoine Lavoisier,  il padre della chimica moderna , il 17 luglio 1794 le 16 Beate Carmelitane, e i più celebri Maximilien Robesbierre e Luis Saint Just  il 28 luglio 1794, ecc.

 

 

 

 

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Perché

I telegiornali hanno mostrato la lussuosissima clinica tedesca nella quale assai probabilmente si è trasferito  Mubarak ( lo zio di ….Ruby ) dalla sua "faraonica" villa di Sharm El Sheikh. Si dice che abbia accumulato in trenta anni qualcosa come sessanta o settanta miliardi di euro che ha investito in immobili ed altre proprietà da ricconi in diversi paesi dell'Occidente. Soltanto la Svizzera ad oggi ha dichiarato il congelamento dei suoi depositi bancari. Annunzio non sappiamo se veritiero in tutto o in parte. La Svizzera da sempre è la cassaforte dei potenti del mondo e vorrà sicuramente continuare ad esserlo e per questo dubito fortemente di questo " tempestivo" annuncio. Si dice che diciannove aerei pieni di ogni ben di Dio siano decollati nei giorni scorsi dall'Egitto verso l'ospitale Arabia Saudita per mettere al sicuro gli immensi patrimoni accumulati dalla cricca di cortigiani che ha circondato il Faraone e la sua famiglia. Nei giorni scorsi, un altro tiranno, il Presidente tunisino Ben Alì è fuggito con le casseforti piene di tutti i tesori di Ali Babà dopo la rocambolesca messa in scena dell'aereo atterrato in Sardegna per depistare possibili "giustizieri". Naturalmente non c'era nessun giustiziere ma l'episodio la dice lunga sulla cattiva coscienza e sugli incubi dei tiranni! La moglie di Ben Alì ha avuto la tracotanza di presentarsi alla Banca di Tunisi poco prima di scappare, con le valigie già in auto, e pretendere la consegna di millecinquecento chili di oro che un mite (o complice) funzionario le ha consegnato. Questo oro è andato ad aggiungersi ai venti miliardi di dollari che il marito aveva già messo al sicuro all'estero. Mentre i popoli egiziani e tunisino che hanno pagato con il sangue e con sofferenze immense la trentennale dittatura di questi due Satrapi degli USA e dell'Occidente, dovranno affrontare i problemi gravissimi dei loro paesi che non sono stati affatto liberati dal sistema e dal blocco sociale di potere che li ha impoveriti, i due tiranni e le loro famiglie godranno di agi inimmaginabili di ricchezze sottratte con la violenza e spesso anche con l'omicidio. Quanto costa un giorno di permanenza nella clinica tedesca? E' giusto che mentre la stragrande maggioranza della popolazione egiziana e tunisina vive al confine con la fame questi criminali se la spassino? C'è giustizia in tutto questo? Gli USA si sono affrettati a fare impiccare il Presidente Sadam Hussein che tuttavia non aveva commesso alcun crimine verso il suo popolo, ne aveva assicurato la prosperità per tantissimi anni fino alla sciagurata guerra con l'Iran suggerita dal Pentagono, ma aveva la colpa di essere ostile nei confronti dell'impero USA. Hanno anche preteso che l'impiccagione di Sadam fosse trasmessa in mondovisione con le orribili offese al suo cadavere inflitte dai suoi nemici. Ma ora proteggono la fuga di due tiranni e nessun tribunale internazionale o interno farà luce su trenta anni di orribili maltrattamenti inflitti a quanti ritenuti nemici dei regimi. I militari egiziani e coloro che hanno preso il potere in Tunisia non faranno niente per rendere giustizia alle migliaia o centinaia di migliaia di vittime nel corso di trenta lunghissimi anni di terrore. La signora Angela Merkel, immemore della richiesta tedesca di processo al Presidente della RDT Honneker, sembra volere proteggere il tiranno egiziano per i servizi che ha reso al sadico regime nazisionista di Israele. Per questo io resto convinto della bontà delle rivoluzioni armate e della ghigliottina. La ghigliottina contribuì alla fondazione della Francia moderna e la soppressione dello Zar è stato uno spartiacque tra la Russia medioevale e la Rivoluzione Comunista. Mubarak ha fatto uccidere nei venti giorni della rivoluzione pacifica oltre trecento persone. Non pagherà niente per questo. Non pagherà niente neppure Ben Alì per i suoi delitti. Questa impunità peserà sul futuro dei due paesi e lascerà una ombra di equivoco sui diritti rivendicati dalle popolazioni. Insomma la mancata incarcerazione, il mancato processo e se il caso impiccagione dei due e dei loro complici riduce la rivoluzione ad un riassestamento dei rapporti all'interno degli stessi gruppi di potere magari con altri protagonisti. Manca la spada di Alessandro che recide il nodo di Gordio. Sono contro la pena di morte, ma non per tutti !

 

 

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Se tornano gli zombi.

Tonino D’Orazio. 13 novembre 2011

 

Tornano i salvatori della patria, cioè di se stessi. Sono tutti lì, pronti, nascosti dietro Monti. Santo subito. Cioè dietro i banchieri salvatori, anzi dietro un capo banchiere. Il capo branco che dà garanzie agli altri lupi che gli agnelli saranno mangiati e con il loro volere. E’ il bello della democrazia, la politica che riprende il sopravvento sulla finanza. Mah! I banchieri, con la paternità evidente del disastro in corso, non sono mai andati via, da Ciampi in poi, e sono buoni per tutti e per tutte le stagioni. Forse i tecnici vanno bene a tutti, e i politici possono respirare.

Mario Monti, uomo chiave della Goldman&Sachs da anni in posti chiave a livello europeo e mondiale, andava bene sia a Berlusconi che a D’Alema. Continua ad andare bene sia a Berlusconi che a Bersani, o ancora D’Alema. Monti è un tecnocrate di alto livello, che siede in una dozzina di circoli e di think tank di mezzo mondo, e infatti la sua possibile ascesa alla premiership viene salutata con entusiasmo dai banchieri come Bazoli e Passera, da mezza Confindustria, dalla maschia Marcegaglia (innocente e ipocrita perché la Confindustria in tutta questa mattanza ventennale sembra non c’entri niente) a Montezemolo e l’americano-svizzero Marpionne, dalla Uil (Angeletti: “l’ex commissario europeo ha i requisiti giusti”) alla Cisl. L'abbuffata liberista che ha precipitato il mondo nel terremoto di questi anni, ora pretende di indicare la ricetta e la cura con un suo uomo. Solo la Cgil chiede un cambiamento e una maggiore responsabilità e mette a disposizione le sue proposte di contro manovra riportando al centro del dibattito l’equità fiscale, il lavoro e i giovani. Però, in verità, dobbiamo sapere che il sistema finanziario internazionale ci ha mandato a casa l'ufficiale giudiziario, se no l’approvazione di Obama che significa? Insomma un nuovo padre della patria ipotecata, un fine super partes, (Corsera), un senatore a vita manu militari, un uomo di scienza (?), un uomo “libero e autorevole” (le Acli), un nuovo miracolo. Abbiamo da sempre, noi italiani, un amore passionale per i miracoli. Anche se Monti ha dichiarato che era già pronto da quattro mesi, in barba a Silvio, e alla sua corte, che non si era accorto di niente. Insomma l’uomo giusto per mettere tra parentesi la politica e per rigarantire tutto il potere all'economia, l’uomo chiamato a salvare l'Italia con “scelte impopolari”, con dentro i tecnici e fuori i politici.

Un entusiasmo che ha contagiato anche la base elettorale dell'Idv che si è scagliata contro il povero Di Pietro che aveva provato a fare qualche obiezione sulla continuità condivisa della macelleria sociale. Ovviamente non va bene alla Lega che deve ripulirsi la camicia verde un po’ sporcata dal disastro al quale hanno contribuito, da Malpensa (hub aereo quasi inutile e costato quasi come il ponte di Messina) alle cavolate padane con spreco di soldi dello stato più dei privilegi politici e con un nord-est, container di voti, in ginocchio e scioccato. Sostegno dal Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione Cattolica nel mondo del lavoro (CISL, Confartigianato, Confcooperative, MCL, Compagnia delle Opere, Coldiretti, ACLI), e di Famiglia Cristiana. Lo avevamo intuito che sarebbero state la Chiesa e la finanza anglo-americana (Blair a Milano: “l’Italia ce la farà se supera lo scontro destra-sinistra”) a toglierci Berlusconi, e non le manifestazioni e gli scioperi dei lavoratori o le certezze dei partiti di opposizione. E vedrete se non ritroviamo un tecnico cattolico al Ministero della Pubblica Istruzione. Nulla cambiato negli ultimi decenni. Rimangono in più i semi avvelenati dell’antipolitica, mai tanto utili in questo momento.

 

 

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Avete notato il ritorno del banchiere cattolico Prodi? Dà lezioni ai giovani su La7. Gli spiega perché sono senza futuro ma devono essere contenti di essere ancora in democrazia e di vivere l’epoca meravigliosa della costruzione europea e del liberismo. Se non fosse drammatico ci sarebbe da ridere. E non è tornato in punta di piedi, no, ma con un fragoroso assalto al povero Bersani e a sostegno del pivello Renzi, figlio d’arte, come in tutte le lobby di questo paese.

In TV, in una intervista, si è rivisto Cirino Pomicino (80, 90 anni? Di cui 50 in parlamento?) che dava consigli e ricette ai giovani, ovviamente ai settantenni, per la ricostruzione del paese da loro distrutto. Torna il ladro dei conti correnti Giuliano Amato, l’uomo che si è vantato di aver risolto una fase politica meno drammatica di oggi sempre con “lacrime e sangue”, (la più grande manovra finanziaria del secolo scorso) ovviamente sempre degli stessi.

Tornano Dini e Mastella ? Con quali accordi di posti al governo Berlusconi venderà una sua continuità? Perché i numeri di questo stupido bipolarismo rimangono pur sempre numeri necessari anche in Senato. E chi ha gli assi della partita è ancora lui. Sia per il suo successore che per il programma. Quale sarà la trattativa e il mercanteggio? Non è andato via. Se il Pdl non si spacca Monti non conta. Anzi ha l’alibi di dover applicare le decisioni della Bce e di Berlusconi che gli verranno imposti con il voto parlamentare. Speriamo che la Chiesa riesca a fare questa operazione necessaria con Pisanu e altri ex DC che sono già incanalati sulla solita buona via di Damasco.

Quale governo tecnico ci sarà lo indoviniamo, perché di nuovo i banchieri faranno fuori i politici e la politica. I 39 punti di programma della Bce sono già stati decisi, non serve la Politica. In sintesi quello che per Bce e Fmi vale anche per l’Africa: 1 mercato del lavoro: modifica della contrattazione collettiva in favore di accordi a livello dell'impresa per indebolire lavoratori e sindacati; 2 pensioni: innalzare sempre più l'età pensionabile e parificarla per uomini e donne; 3 pubblica amministrazione: adeguare salari e produttività (tagliare), e promuovere la mobilità (licenziare); 4 ordini professionali: liberalizzare (‘gna fa); 5 beni dello Stato: privatizzare (utilizzare i profitti accumulati piazzandoli in beni immobili, in monopoli privati).

Bini Smaghi si è appena dimesso dal board della Bce. Già contenti Sarkozy e le banche francesi, che cominciano a temere un attacco da parte delle agenzie di rating e a vedere anche il loro spread salire pericolosamente nel differenziale con i tedeschi. Però lui ha potuto bacchettare Goldman&Sachs che aveva diminuito il rating francese da tre A a due A e sono dovuti tornare indietro (ma va!). A voglia il teatrino e l’asse franco-tedesco che da noi rilancia nuovi e vecchi nazionalismi. Quando si comincia non si sa dove si finisce. Anzi sembra la solita storia del cetriolo.

 

 

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La crisi senza fine

 

GOVERNO  TECNICO?   PERCHE’?   ESISTE?

 

            Il Governo tecnico non esiste. In realtà nessun governo può essere soltanto tecnico perché il suo compito è quello di gestire la vita economica e sociale di una nazione, che è composta di tantissimi strati sociali con altrettanti interessi economici diversi. Di conseguenza non esiste una soluzione tecnica uguale per tutti. In una società basata sulla giustizia sociale e l’uguaglianza si potrebbe arrivare a governi per soluzioni tecniche. In quella attuale la soluzione tecnica viene dopo quella politica, cioè dopo aver scelto a quali interessi sociali corrispondere e soddisfare.

Ma allora perché la classe politica italiana, Destra e Sinistra tutta unita tranne la Lega, ha deciso di fare un Governo tecnico? Evidentemente perché non hanno nessun dubbio a quali strati sociali devono far pagare la crisi. I fatti dimostrano che sono il ceto medio e quello povero. Rimane soltanto un problema di tecnica finanziaria-bancaria-economica di come procedere al salasso. Questo è  il ruolo di Mario Monti, consigliere della Goldman Sach’s, una delle banche più potenti del pianeta. Siamo passati da un governo al servizio delle imprese di Berlusconi, dedito alle leggi “ad personam”, ad un altro al servizio della finanza mondiale. In nessuno dei due ci vedo la ricaduta positiva sui semplici cittadini come me. Per cui non riesco a gioire di questo trapasso.

L’attuale governo Monti, tutto efficientismo, si preoccupa soltanto di applicare le direttive di Bruxelles, per cui farà una raffica di finanziarie, una dietro l’altra, che porterà gli Italiani alla disperazione ed alla rabbia. Non è da escludere che essi possano tornare a rimpiangere e votare Berlusconi. Allora potrebbe essere la fine dell’Italia come nazione.

A parte le considerazioni sul nuovo governo, che è bene farle in modo da non illudersi minimamente sul suo operato presente e futuro, c’è da considerare la cosiddetta speculazione finanziaria internazionale in piena offensiva sull’eurozona. Paesi come la Grecia l’Italia la Spagna vanno verso il fallimento dello Stato; la Francia è a rischio declassamento secondo le agenzie di rating; la Germania ha un calo del prodotto interno lordo(PIL) rispetto all’anno passato. Secondo me è molto probabile una spaccatura dell’eurozona in quanto è in corso un attacco furioso dei paesi dell’area del dollaro a quelli dell’euro. Una guerra cominciata circa un anno fa con la Grecia. Questa non è soltanto una “speculazione finanziaria” come viene comunemente chiamata, ma una vera operazione politica studiata e pianificata a tavolino. Gli Stati Uniti hanno sempre visto di malocchio la creazione dell’Euro tanto che nei primi giorni del gennaio 2002, quando entrò in circolazione la moneta unica, i loro giornali non ne parlarono quasi per niente perché erano contrari, come lo erano l’avvocato Gianni Agnelli e la sua famiglia. L’Euro rappresentava una concorrenza nei confronti del Dollaro. Infatti gli anni successivi hanno visto tanti paesi fare riferimento all’euro piuttosto che al dollaro. Da qui viene la motivazione dell’aggressione finanziaria attuale. Nel passato questi problemi si risolvevano a cannonate, invadendo il paese avversario con i carri  armati, rubandone le ricchezze. Oggi, poiché si tratta di uno scontro tra paesi rivali ma non nemici, la guerra si effettua con i vari tipi di titoli, le quotazioni della Borsa, il “famoso” spread e le valutazioni delle agenzie di rating. Le tre agenzie di rating più importanti (St.&P-Moody’s-Fitch) detengono il controllo del 95% dei titoli mondiali. Gestiscono la finanza del pianeta, sono lo Stato Maggiore dell’esercito finanziario invasore. Le armi con cui si effettua questa  guerra sono diverse da quelle del passato, ma le finalità sono sempre le stesse: la distruzione del paese nemico ed il furto delle sue ricchezze.

Percorrendo l’Italia dalla Sicilia alle Alpi possiamo vedere questa distruzione: terre incolte -  capannoni chiusi - fabbriche vuote - case abbandonate. In questi paesaggi si vede la distruzione di tutto l’apparato produttivo principale del Paese. Non sono state buttate bombe che hanno distrutto esteriormente. Le terre le fabbriche le case sono intatte, ma vuote dentro. Lo stesso tipo di fenomeno distruttivo sta avvenendo nelle persone: sono svuotate dentro perché si sta distruggendo la loro vita interiore che viene privata, da un materialismo volgare, di spiritualità  idealità e fantasia.

Per questo motivo non riescono a immaginare un futuro diverso, migliore e credono di esserne senza, il che non è vero. Sono i finanzieri ad essere senza futuro.

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L’area dell’Euro uscirà perdente da questa guerra perché è molto più debole finanziariamente. Ci sono già stati e ci saranno morti feriti e distruzioni. Gli Italiani si ritroveranno come dopo la Seconda Guerra Mondiale: alla miseria ed alla fame.

I governanti con le finanziarie chiedono una montagna di sacrifici, ma non serviranno a niente. Lo sfacelo ormai non si può evitare. Paghiamo gli errori ed i tradimenti  della Sinistra dal dopoguerra ad oggi; paghiamo anche lo scarso altruismo del popolo italiano che si è fatto adescare dal Consumismo e dai suoi disvalori. A questo punto solo un miracolo potrebbe impedire il disastro economico-sociale-politico cui andiamo incontro. Poiché i miracoli non esistono lo sfacelo dell’Italia e probabilmente della zona euro non si possono impedire.

A breve scadenza no! Però a medio e lungo termine è diverso, si potrà fare moltissimo perché la grande maggioranza degli Italiani si ribellerà profondamente e si scrollerà di dosso gli attuali partiti e sindacati. A quel livello le possibilità rivoluzionarie saranno elevatissime. “I Titoli rivoluzionari nella Borsa della Storia” subiranno un rialzo delle quotazioni talmente elevato da buttare all’aria per sempre l’istituzione della Borsa Valori. L’avanguardia rivoluzionaria si deve preparare fin da oggi per questa epoca, altrimenti le scadenze si allungheranno ancora e le sofferenze anche. Secondo me è importante agire su 4 direttive: L’espropriazione – La socializzazione – La democrazia diretta - L’autogestione.

Qualcuno nella Sinistra è favorevole ad un eventuale fallimento dello Stato italiano e dice che bisogna “studiare una forma non devastante di fallimento”. E dov’è? Non si è compreso che quello che fallisce non è lo Stato che rimane sempre molto vivo e molto vegeto, ma il popolo degli sfruttati. Saremo noi che falliremo, come è successo in Argentina nel 2001. La classe sfruttatrice-dominante rimarrà con tutte le sue ricchezze attuali più tutte quelle che ruberà a noi.

Lo Stato non fallisce mai perché non è una istituzione economica, ma politica. Non è una normale azienda, ma un centro di potere. Non conosce la regola aziendale del dare e dell’avere, ma solo quella del comando. Per cui solo la Rivoluzione può farlo fallire.

Si parla nella Sinistra contestatrice ed anticapitalista di lottare per non pagare il Debito Pubblico dello Stato. Non pagare il debito senza incitare alla Rivoluzione, secondo me, è una soluzione da incoscienti perché non prevede la reazione dei finanzieri e del Potere. Lo vedono come un  problema amministrativo. Pensano che i governanti se ne staranno pacificamente a braccia conserte. E’ impossibile! L’esperienza dell’Islanda, da prendere come esempio anche in Italia, come riportiamo in un articolo pubblicato su questo numero, dimostra la battaglia poderosa combattuta da un popolo intero, nonché la caparbietà della classe al potere che, però, alla fine è stata costretta a cedere.  Una mobilitazione in Italia per arrivare a non pagare il debito, secondo me, a breve scadenza, è una possibilità molto difficile per 3 motivi: 1°) richiederebbe veramente la partecipazione dell’80-90% della popolazione, come è avvenuta in Islanda. Ciò, al momento, è impossibile; 2°) C’è da considerare l’insensibilità verso il popolo da parte dei partiti e dei sindacati italiani che non farebbero una cosa del genere, cioè non pagare il debito pubblico, nemmeno sotto tortura permanente. Basta vedere come sono innamorati di Monti e delle direttive di Bruxelles; 3°) Il terzo motivo è che l’Italia non è l’Islanda, è un grande paese, ricopre un ruolo importante all’interno dell’eurozona e mondialmente. Il potere mondiale reagirebbe con tutte le proprie forze.

Dopo aver fatto queste ipotesi, io non dico che non si deve lottare per non pagare il debito pubblico, obiettivo con cui sono pienamente d’accordo, né tantomeno dico di non fare come l’Islanda, che è un ottimo esempio da imitare subito, ma aggiungo alla lotta per non pagare il Debito quella per la Rivoluzione ed il Socialismo, cioè per la costruzione di una società nuova in cui non ci siano più non solo debiti pubblici fatti dai ricchi e pagati dai poveri, ma non ci siano più né ricchi né poveri, né sfruttati né sfruttatori, ma l’uguaglianza e la giustizia. L’uomo e la donna devono pensare a come risolvere storicamente, una volta per sempre, l’ingiustizia sociale, senza accontentarsi di  briciole che cadono dal tavolo dei padroni che, tra l’altro, stanno impazzendo anche loro di nevrosi. Un mondo libero è la soluzione migliore per tutti.

21/11/11                                                                                                         Antonio Mucci

 

 

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(Fonte: ilcambiamento.it - di Andrea Degl'Innocenti - 13/07/2011)

L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.

Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.

Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.

15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.

Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.

A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.

Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio
venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.

Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri

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privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.

Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò.
Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.

Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.

La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.

In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese,
che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').

Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".

Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile.
Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani.
In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

 

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In principio fu lo stregone

 

La poliedria del fenomeno cattolico

 

                                                                                   di Carmelo R. Viola

 

         E’ possibile pensare che la religione cattolica non abbia niente a che vedere con lo stregone, risalendo ad un Cristo, storico o leggendario poco importa. Ma si tratta di un abbaglio. Ed è facile provarlo. Infatti, ogni nuova religione s’inserisce in un alveo preesistente, con cui si connatura, come un affluente con il fiume dentro cui si versa. L’alveo in questione nasce appunto dallo stregone. E mentre la storia di un qualsiasi soggetto diveniente è uno scorrere per cambiare e superare, quella di una religione è un cambiare per conservarsi. Soprattutto della cattolica. E ciò solo perché lo stregone, che in essa sopravvive,  vive del piacere di esserlo. Nella realtà esiste una sola religiosità (bisogno di rassicurarsi contro la paura con conseguente approccio autosuggestivo e fideistico dell’ambiente, che può essere quello dell’animismo). Anzi, esiste una sola genesi della civiltà e del suo divenire, detto storia (appunto).

         La paura nasce con noi e con questa il bisogno di essere rassicurati contro l’ignoto, il diverso, l’altro, la morte (seconda costante biosociale). Diamo il nome convenzionale di stregone al primitivo, che sfrutta istintivamente la paura dei suoi simili e, rassicurandoli, rassicura nel contempo sé stesso, almeno in parte. Lo stregone si trasforma, non si estingue. Infatti, ce lo ritroviamo davanti anche quando, da secoli, non ha più nulla da dirci.  Nasce così il potere dell’uomo sull’uomo. Dal potere religioso a quello politico c’è un processo di metamorfosi che, percorrendo, nello stesso tempo, la strada, che porta alla scienza, dovrebbe superare definitivamente il punto di partenza. Ma gli stregoni preferiscono ricominciare sempre daccapo perché il potere religioso è più immediato, più essenziale e più cattivante di quello politico, che ne è generato.  E così, si è finito per far credere che gli stregoni debbano esistere comunque: debbano essere immortali come soggetti, che rinascano sempre per autogenesi! Stregoni per dire “fautori e sacerdoti” di non importa quale religione e religione per intendere un sistema comportamentale in risposta alla religiosità, che è il bisogno di un comportamento autorassicurante. Del resto, quanto il potere religioso sia più funzionale al dominio dell’uomo sull’uomo ce lo dimostrano gli stessi politici quando fungono da ministri della liturgia della patria o, peggio, fanno leva su valori etnici o tradizionali, veri o presunti, o soltanto su una propria immagine teatrale e carismatica – come fa il nostro Berlusconi – per manipolare il consenso di masse di anonimi infantili pavidi e farsene forti. Ci risiamo con la paura: primum movens della religiosità, della stregoneria, del dominio dell’uomo sull’uomo, dell’autorità come delegazione divina e del conseguente diritto al potere (“ogni autorità viene da Dio”). L’autorità dello stregone viene da Dio.

Detto questo, possiamo tentare di tracciare un’analisi essenziale davvero sintetica ma sufficiente del “fenomeno cattolico”. Preso dal bisogno di seguire i concetti, non ho mai avuto il tempo per le date. Non sono diventato uno storico per restare un ragionatore. La religione, da tempo conosciuta come cattolica, è nata come religione cristiana ovvero di Gesù Cristo ovvero del Nuovo Testamento. Ma nella realtà il suo “lancio” lo si deve a tale Saul di Tarso, già persecutore della setta del nazzareno ma poi divenutone fermo assertore probabilmente perché convinto di avere a portata di mano uno strumento eccellente di potere diretto sui propri simili. Così Paolo, elemento estraneo e posticcio del gruppo di Gesù, si ritrova a Roma, a fianco dell’apostolo Pietro, la “pietra” su cui Cristo, l’atteso messia (“l’unto” del Signore) avrebbe fondata la propria comunità (“ecclesia”).

         La religione cristiana, dapprima probabile oggetto di persecuzione da parte della Roma imperiale e pagana, perché in contrasto con la casta dei privilegiati (come dal famoso “Quo vadis ?”), viene fatta risalire anche al Vecchio Testamento e precisamente alla creazione dell’uomo nel giardino dell’Eden (da questo scacciato dal creatore a popolare la Terra per espiare il peccato della disobbedienza) e alla liberazione degli Ebrei da parte di Mosè che, mentre li conduce verso la terra promessa (Palestina), trova il tempo di salire sul monte Sinai per incontrarsi con il padreterno in persona, che gli scolpisce sulla pietra il famoso Decalogo, codice padronale-paternalistico e sessuòfobo, che sarà la base del catechismo cattolico. Già religione delle catacombe per sfuggire alle persecuzioni, comincerà ad affermarsi come religione del pubblico potere, e quindi legittima, a partire dall’imperatore Costantino (313), che userà la croce come simbolo bellico e sarà santificato. Oltre che apostolica e romana si dirà anche cattolica, cioè universale. E invero il cattolicesimo sarà una religione universale ma solo nel senso di tecnica perfetta di dominio sull’uomo. La sua caratterizzazione decorre appunto dal detto famoso potente romano, che, non potendo, tra l’altro, decretare la fine del paganesimo, dà il via ad un processo di degenerazione, adulterazione, ibridazione e corruzione senza fine avviando quella che, per il concorso di circostanze varie, sarà una storia interminabile di crimini di potere.

         Chi volesse fare il confronto fra i primi cristiani e le attuali alte gerarchie della Chiesa cattolica, una monarchia assoluta sui generis con una scenografia imperiale, trova la stessa differenza che c’è fra il niente e il tutto, tra il soggetto primitivo, elementare e pavido, rassicurato contro la paura del mondo solo perché crede nel Cristo, figlio di Dio e redentore delle anime e del mondo, ma, in realtà, solo attraverso la fede in uno o più stregoni, e il papa autocrate, dai cento travestimenti cromaticamente vistosi e sgargianti, possibilmente rifiniti con oro zecchino, che in rappresentanza del Cielo produce una serie di dogmi – verità tanto inconcusse quanto incredibili come quella dell’infallibilità del papa stesso quando si pronuncia “ex cathedra” – e detta leggi all’immediato contesto sociale e al mondo intero (“urbi et orbi”) e alla povertà originaria contrappone, senza ritegno alcuno, ricchezza, parassitismo e lusso sfrenato.

         Ricominciamo daccapo. La caratteristica filogenetica della fede cattolica è una concatenazione di circostanze, ciascuna delle quali è indispensabile alla successiva per cui, per esempio, senza il diavolo tentatore nel paradiso terrestre, non avremmo un’Eva peccatrice ed un’umanità da redimere dal peccato originale e dal peccato in genere. Così, senza Giuda, non avremmo un crocifisso redentore e così via. La religione cattolica può dominare la vita dell’uomo dalla nascita alla morte e può occupare tutti gli spazi sociali e civili, aria compresa! La stessa vanta poteri straordinari, che potremmo definire di “magia divina” in quanto espletati con licenza di Dio. Un primo gesto “teomagico” è il battesimo con cui lo stregone cristiano purifica il neòfita (da tempo il neonato), liberandolo dal peccato originale ma nello stesso tempo segnandolo come suddito istituzionale della Chiesa. Segue la

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somministrazione degli altri sacramenti che, come il battesimo, lasciano un segno indelebile, così come il matrimonio (che è pertanto indissolubile), l’ordine sacerdotale e la confessione attraverso cui il penitente può essere emendato da peccati anche gravi. Un vero e proprio potere di amnistia! Ma la confessione serve anche ad indagare sulla vita familiare e privata dei sudditi.

         La messa è la ripetizione simbolica del sacrificio di Cristo il quale, per l’occasione, si moltiplica per il numero delle ostie, da ingerire per la comunione, per effetto della transustanzazione, che è certamente il tetto della teomagia attraverso la “teofagia”, che ci riporta al totemismo, tanto per buttare un’occhiata al mondo originario degli stregoni. Se attraverso la messa l’officiante può ridurre la pena delle anime del purgatorio (di corpi morti senza avere fatto in tempo a servirsi dell’amnistia della confessione), nella misura (neanche a dirlo) del danaro destinato alle cosiddette funzioni di suffragio, lo stregone massimo può beatificare e santificare soggetti passati all’altro mondo. Il fenomeno cattolico ha metabolizzato il mondo pagano e non poteva fare diversamente. Attraverso una vera e propria idolatria ha dato vita ad un secondo paganesimo. Non solo ha assimilato per sovrapposizione varie festività pagane (come quella del Natale) ma ne ha esaltato lo spirito attraverso la sovrapproduzione di divinità minori nella fattispecie di santi. Così i pagani hanno potuto conservare, poniamo, il culto a Venere, attraverso il culto alla Madonna, anzi ad una serie di Madonne, configurate come statue e quindi come altrettanti idoli. Il miracolismo degli idoli o delle reliquie (come il sanguinamento o la lacrimazione di statue o il liquefarsi del “sangue di s. Gennaro”) e la loro taumaturgia, assieme ai fuochi pirotecnici sono tutti fenomeni del mondo pagano. La pirotecnica come inquinamento acustico è perfino nociva (a gestanti, psicopatici, handicappati, ammalati, specie se terminali) e produce danno alle cose, ma ciò non importa ai responsabili che, sostenuti anche dalle autorità civili, attribuiscono alla libertà dei fedeli anche quei comportamenti di massa che sono loro stessi a coltivare!

         Altra caratteristica del fenomeno cattolico è la repressione della sessualità non procreativa, non per motivi di moralità – qui del tutto fuori luogo -  ma solo perché, attraverso una sessualità repressa riesce più facile dominare il proprio simile. Ne consegue una religione specializzata nella produzione di falsi: false apparizioni, false profezie, falsi miracoli, oggetti falsi come la Sindone, segni falsi come le stigmate. Falsi angeli celesti, falsi angeli custodi dei bambini, un falso diavolo come antagonista di Dio e tentatore dell’uomo, un inferno, un purgatorio ed un paradiso esistenti solo nella fantasia dei creduloni, e nella poesia di Dante.

         Stando così le cose, sono naturali la persecuzione dei diversi – infedeli, eretici, apostati, ebrei o che so io – attraverso lo strumento raffinato dell’Inquisizione; le spedizioni punitive – o Crociate – contro i musulmani, trattati come feroci nemici di Dio con il pretesto di liberare il presunto sepolcro di Cristo; le lotte fratricide dei papi per il possesso del sommo potere del Soglio di Pietro; l’opposizione sistematica e con qualunque mezzo (menzogna compresa) contro tutti gli Stati socialisti con il pretesto di battersi contro l’ateismo, nella realtà intendendo per ateismo non tanto la non fede in un Dio-persona quanto l’opposizione al potere dei papi. (Wojtyla avrebbe complottato con  Reagan per contribuire alla caduta dell’Urss). Sono parimenti naturali tutte le corruzioni del potere papale, come il nepotismo e la vendita delle indulgenze (questa persistente attraverso le messi per i defunti). Nella religione cattolica non c’è più assolutamente nulla dell’originaria semplicità evangelica. Il cattolicesimo è l’esercizio del dominio dell’uomo sull’uomo e sul mondo che ogni agente dell’istituto Chiesa esercita in rapporto alla propria “fede” (vera o simulata), al proprio livello gerarchico e alla propria capacità machiavellica. Il suono delle campane è lo strumento principe di occupazione abusiva dello spazio aereo. Seguono le processioni e tutte le manifestazioni che si svolgono nella pubblica piazza. Quando possibile, l’officiante costringe tutto un quartiere a sentire forzatamente una predica o la recita del Rosario, attraverso un impianto di radio-diffusione. L’edificio chiesa funge da “base strategica” (si direbbe quasi militare), essendo il centro di tutto: dalla catechesi infantile (sequestro preventivo della ragione) al funerale: messa di raccomandazione dell’anima del morto alla clemenza divina. Lo stregone preposto è autorizzato a raccogliere elemosine e donazioni (vedi il “fiore che non marcisce”) senza limite e senza riscontro fiscale. E’ l’esercizio del parassitismo che, al livello ufficiale, viene integrato dall’8 per mille e dalle opere di manutenzione e restauro del demanio ecclesiale a carico dello Stato.

         La fine del potere temporale non ha segnato la fine del potere religioso cattolico, che ha trovato ben presto delle vie alternative e compensative. La vecchia tendenza del monarca assoluto – alias papa – a dettare leggi all’ambiente prossimo e al mondo, si è rafforzata nel triste fenomeno dell’”etero-coazione”, che significa esigere (“perché Dio lo vuole”) che anche i non cattolici pratichino, anche senza convinzione, i costumi dettati dal papa. A tal fine i parlamentari cattolici agiscono nelle vesti di veri agenti politici infiltrati, che fanno di tutto per indurre il potere legislativo, di uno Stato anche laico, a varare leggi di stampo cattolico. Il cattolico, appunto perché tale, è anzitutto un suddito papale per essere poi, se possibile, anche un cittadino dello Stato che lo ospita e che spesso gli ha dato anche i natali.

         Analogamente i cosiddetti missionari non sono dei sacerdoti destinati ad accudire fedeli in terra straniera, ma quasi sempre veri agenti politici di un potere politico (la Chiesa), che cerca di estendere il proprio dominio mentale (sacramentale-liturgico) all’interno di contesti antropologici di diversa religione. Si spiega perché, talora, membri di altre religioni, non necessariamente dediti all’etero-coazione, ma fanaticamente insofferenti di quella cattolica, li aggrediscono o fanno di peggio per liberarsi di concorrenti in casa. Quando vedo un presidente della Repubblica baciare la bandiera o il nostro premier essere oggetto di culto della personalità da parte di pavidi plaudenti (di cui si fa schermo) assisto a liturgie religiose applicate a circostanze del potere politico e trovo la conferma della tesi sostenuta in quest’articolo. L’esercizio del potere, come droga ad effetto autocompulsivo, è decisamente di competenza psichiatrica. Perciò, la scienza non indurrà mai il papa a sconfessare sé stesso perché costui si identifica – come tutti i suoi subalterni (con le dovute eccezioni) con il potere che esercita finché disporrà di vittime contente di sostenere stregoni, la cui ragion d’essere rimane solo la fede delle vittime stesse. La Chiesa non può più fare vittime dell’inquisizione della scienza, alla stregua di Galilei o di Giordano Bruno, ma troverà sempre il modo di distruggere, nell’immaginario dei sudditi, quanti fanno ombra al potere papale: basta ascoltare la voce suprema della piramide.

         Il fenomeno cattolico è poliedrico: spazia dallo spirituale del mistico all’idolatrico del neopagano, da un concetto di Dio, che è in cielo, in terra e in ogni luogo e che quindi s’identifica con l’universo umano e non è personificabile, ad un’immagine di Dio del tutto simile a quella di un uomo maturo e dall’aspetto autorevole con tanto di barba da rispetto, che ascolta contemporaneamente milioni di sue creature, e con cui si può parlare e non solo mentalmente, attraverso la preghiera, per ottenere conforto e, perché no, anche un miracolo.

         La fede cattolica ha il pregio di accontentare tutti – bambini e adulti, rozzi e filosofi – e di dominare tutti e il campanile – con il suo orologio, che scandisce i quarti d’ora e i suoi bronzi, che comunicano ai fedeli le fasi e le funzioni della giornata – è il parametro di una onnivalenza, che fa della religione cattolica uno strumento perfetto di dominio dell’uomo sull’uomo in nome della paura primordiale del mondo e quindi a prova di scienza.

 

 

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“IL  MOVIMENTO  FEMMINISTA”

 

(Tratto da “Il Giornale dell’anno  1897”)

 

 

            Alcuni recenti progressi della emancipazione femminile in America potrebbero far credere che tutte le carriere siano aperte alle donne negli Stati Uniti, e che esse non abbiano a domandare per ottenere ciò che non è. Secondo il loro avviso la verità è che esse hanno seri avversari, i quali si oppongono a quelle che vengono chiamate le loro invasioni.

            Le donne hanno, è vero, conquistato il diritto di suffragio in quattro stati – Wvoming, Colorado, Idaho, Utah – che saranno rappresentate al Parlamento americano da una donna deputato e da una donna senatore: le signore Enrichetta Labarthe e Agnese Cannon; ma altrove la partita non è guadagnata.

            La lotta si continua su tutti i terreni e quando, tra un secolo, si scriverà la storia della nostra epoca, questo antagonismo tra l’uomo e la donna non sarà una delle particolarità meno curiose.

            Nel settembre ultimo, il traduttore di lingue viventi addetto all’ufficio dell’aiutante generale di Washington avendo dato le sue dimissioni, si aprì un concorso in cinque lingue. Bisognava tradurre in Inglese le opere di strategia pubblicate in francese, tedesco, spagnolo ed italiano, scrivere a macchina in tali lingue, leggere ad alta voce, preparare un manoscritto per la stampa, conoscere il lavoro speciale in una libreria moderna: classificazioni, annotazioni, cataloghi etc.

            L’aiutante generale voleva che al concorso fossero ammessi solo uomini; ma gli statuti vi si opponevano e dovette rinunziare a questa restrizione. Il concorso ebbe luogo e tutti gli uomini fallirono; tra le donne una sola riuscì e brillantemente: Miss Maund Stahlnaker, di Washington, ma il posto guadagnato le venne rifiutato. Molti giornali hanno manifestato la loro indignazione; invano. Quanto all’eroina dell’avventura ha avuto il conforto, nel febbraio successivo, di venir nominata COMMESSO nell’ufficio di statistica del Dipartimento dell’Interno con uno stipendio di L. 6000 all’anno. Essa guadagnò il posto contro tre competitori maschili ed è la prima e sola donna impiegata in quell’ufficio.

            Se ci si riporta a cento anni addietro, quando la città di Northampton (Massachussets) votava “che non si sarebbe lesinata alcuna somma per istruire le fanciulle” –le quali in Boston non potevano frequentare le scuole, che in estate e solo per due ore nel pomeriggio purchè un banco fosse lasciato vuoto per l’assenza di un ragazzo – si misurano meglio i progressi, che hanno fatto le americane in tutti i domini. Esse ricevono quasi la stressa istruzione degli uomini; l’università di Chicago ha stabilito una perfetta uguaglianza fra i sessi. E si comprende che i femministi degli Stati Uniti siano pieni di fede e di ardore nella loro lotta per conquistare il diritto di voto.

Esistono numerose leghe clubs che sostengono il diritto di suffragio delle donne in tutte le grandi città degli Stati Uniti; perciò le donne non partigiane della forma hanno creduto necessario formare una lega di opposizione, nella quale – cosa amena – esse hanno assimilato i processi che riprovano e s’iniziano, senza saperlo, ad una futura tattica politica.

            Nei paesi anglo-sassoni nei quali le donne hanno dato e danno da circa quarant’anni delle prove di abilità in quasi tutti i domini – come professori, pastori evangelici, medici, ingegneri, agricoltori, elettricisti, inventori, piloti ed anche capitani di bastimenti – e d’interessamento alla cosa pubblica coll’azione politica ch’esse esercitano in tempo di elezioni e in altre occasioni, le obbiezioni sollevate contro la loro partecipazione alle elezioni generali cominciano ad apparire banali e senza consistenza. In Inghilterra del resto, non sono esse elettrici ed eleggibili nei consigli di contea e di parrocchia e nei comitati scolastici?

            Così, quando il 3 febbraio ultimo, nella discussione del BILL (documento) di Taith Ful Begg che chiedeva l’estensione del diritto di suffragio alle donne, il sig. Labouchere e alcuni altri ripeterono i soliti motteggi sulle donne elettori, fecero un’assai meschina figura: il BILL passò alla seconda lettura con una maggioranza di 71 voti. E finirà coll’essere accettato dalla Camera dei Lords quando avrà una grande maggioranza in quella dei Comuni.

            Però il BILL di Faithfull Begg non darebbe il voto che ad un milione di donne mentre vi sono 6.400.000 elettori maschili: il voto non sarebbe accordato che alle nubili e alle vedove proprietarie partigiane, perciò, della presente organizzazione sociale. 

 

 

Presentato da Camillo Sanità da Pescara

 

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… continua dal numero precedente

 

SCIENZA E SALUTE

RISOLTO IL MISTERO DELLE MICROSCOPICHE DIMENSIONI DI POLLICINA

New Castle, 28 luglio 2011 - Scienziati garfo-americani sono ormai giunti alla risoluzione del mistero di Pollicina oltre un secolo e mezzo dalla nascita della lillipuzziana creatura. L'equipe dei National Institutes of Towers ha identificato una mutazione genetica che causa la “sindrome del mignolo”, malattia prenatale che impedisce il normale sviluppo del feto in dimensioni umane. Nel mondo non si annoverano tra gli uomini altri esseri simili a Pollicina. I ricercatori sperano che l'identificazione della causa, possa portare, laddove dovesse verificarsi un nuovo caso, a un trattamento per questa sindrome al momento senza cura, ma soprattutto allo sviluppo di molecole efficaci contro i tumori, riducendo fino ad annullare la crescita fuori controllo delle cellule. La mutazione genetica alla base della sindrome si verifica spontaneamente nell'embrione durante la gravidanza. I ricercatori - si legge sul quotidiano britannico The Garfagnist - puntano adesso ad analizzare il Dna di Pollicina. Da un primo campione rilevato, pare che a causare questa mutazione sia stata la particolare alimentazione seguita dai genitori della microscopica fanciulla che, su consiglio per la fertilità, costato ben 12.000 euro, di una sedicente guaritrice, si cibavano esclusivamente di granelli d’orzo molto rari e non appartenenti alla specie comune di cui si cibano gli uccelli.

Autore: Dolce Glicine

 

Dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, il governo ha fretta

E in Senato pone la fiducia sul ddl

ROMA - Il governo ha posto al Senato la questione di fiducia sul ddl del cosiddetto "dimezzamento degli stipendi dei parlamentari". Si tratta del procedimento che consente di ridurre a dismisura i compensi ai parlamentari. Lo ha annunciato in Aula il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito. la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha stabilito che la fiducia al ddl si voterà domani mattina intorno alle 10, con la prima chiama dei senatori. Alle 9 cominceranno le dichiarazioni di voto.

Non si fa attendere il commento dell'Associazione nazionale magistrati. - scrive in una nota il presidente Luca Palamara - questo provvedimento è dettato dall'esigenza di risolvere situazioni particolari e non porta ad alcun miglioramento dell'efficienza del governo".

Autore:Milvia Di Michele

 

ULTIM'ORA

Spariti due fratellini sulle montagne apuane.

Capanne di Careggine - Anselmo e Greta, due fratellini, rispettivamente di nove e sei anni da ormai tre giorni sono spariti da casa. A segnalare la scomparsa ai Carabinieri è stata la madre, dopo averli a lungo cercati nei boschi limitrofi dove di frequente si recavano a cercare fragole e more.

In seguito alle prime indagini è stato fermato il padre, Carlo Grimmi di 45 anni, un disoccupato con crisi depressive che, a detta di alcuni vicini, spesso minacciava i ragazzi di sperderli sulle montagne apuane. Lo stato di indigenza della famiglia potrebbe avvalorare la tesi degli inquirenti circa la colpevolezza del padre.

Domani l’uomo sarà sottoposto a interrogatorio. (seguiranno aggiornamenti sulla vicenda)

Nota personale di riflessione:

La favola di Hansel e Gretel è uno sconcertante specchio della nostra triste e terribile realtà... un padre disperato sperde due figli che finiscono nelle grinfie di una donna senza scrupoli che li sottopone a sevizie... è di una incredibile attualità...

Autore: Dolce Glicine

 

“La favola del giorno” di Opose

ITALIA E SILVIO

Italia mentre stava giocando nel saltare la corda scivolò e, stando per cadere, s’aggrappò, come sostegno, a Silvio.

Il suo timore era quello di perdere, nella caduta, gli ultimi spiccioli rimasti. Lui le fece lo sgambetto, facendola cadere ancora di più.Quando, Italia si accorse del borsellino vuoto, “Ahimè! - gli disse tutta disperata e malconcia - io mi rivolgevo a te per avere un aiuto, e tu mi hai conciato ben peggio”. “L’errore è tuo, mia cara”, le rispose Silvio “hai voluto aggrapparti proprio a me che, d'abitudine son quello che si pappa tutto. Questa favola mostra come siano stolti, anche fra gli animali, non si ricorre per avere aiuto a chi, d’istinto, è portato a far del male.

Autori: Serenella Menichetti

 

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La sovranità nella bancarotta del capitalismo

Si parla ormai abitualmente (e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato non a caso in un momento storico in cui gli Stati nazionali hanno ceduto totalmente la loro sovranità e autonomia decisionale di fronte all’arroganza e allo strapotere dei mercati finanziari.

In un’assurda e perversa catena di domino, i bilanci degli Stati più esposti al debito pubblico sono a turno travolti e assorbiti nel dissesto finanziario, coinvolgendo le altre nazioni, per cui risulta sempre più complicato adottare le politiche di “austerità” che mirano ad intensificare oltremisura la pressione fiscale e ad inasprire l’offensiva contro le tutele sociali del mondo del lavoro, al fine di sottrarre ingenti risorse dirottate verso il capitale bancario e finanziario, poiché una simile prospettiva comporta la dissoluzione definitiva di ogni intesa sociale, causando e autorizzando la sollevazione del popolo. 

Papandreu ha dovuto sottomettersi alle costrizioni delle oligarchie finanziarie e revocare il referendum appena poche ore dopo l’annuncio. Papandreou non è Lenin e non serviva una mente eccezionale per capirlo. Diversamente da Papandreou, Lenin avrebbe promosso il referendum dichiarando l’insolvenza del debito pubblico del suo Paese. D’altronde è esattamente ciò che fece nel 1917: denunciò il debito pubblico dell’impero zarista e promulgò un decreto che fece tremare il mondo, azzerando l’enorme debito accumulato dalla Russia nei confronti delle potenze occidentali. Invece Papandreou non ha affrontato la sfida, temendo che undefault della Grecia avrebbe risucchiato nel baratro finanziario l’intera Europa: ha preferito demolire la democrazia piuttosto che contrastare ed eliminare l’accerchiamento usuraio del proprio popolo da parte del capitale finanziario. L’entità del debito pubblico greco è assai modesta, ma sufficiente a rompere i rapporti di forza vigenti negli assetti della finanza capitalista internazionale.

Salvare la Grecia è un’impresa già ardua per gli equilibri politici europei, ma salvare un mondo sull’orlo della bancarotta è un’impresa praticamente impossibile. In un sistema globale in cui si agita lo spauracchio della crisi e si pretende di usare l’arma del ricatto finanziario per costringere gli Stati nazionali a compiere scelte inique e impopolari, ogni governo rischia di trasformarsi in una mostruosa tirannide esercitata in nome delle banche, un abietto strumento di rapina ed estorsione che annienta ogni elemento di sovranità popolare. Solo pochi mesi fa la maggioranza degli Italiani non sapeva nemmeno che esistesse il Fondo Monetario Internazionale, mentre oggi lo scopre improvvisamente a tutela del Paese. Anche dopo l’imminente cacciata di Berlusconi il rapporto stretto con il FMI vincolerà l’azione dei futuri esecutivi nazionali. Nei periodi di assenza di credibilità e sovranità della politica, le tecnocrazie finanziarie hanno imposto direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”. E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di nuovo con Monti.

Chiudo con un episodio salito recentemente alla ribalta della cronaca, destando un certo scalpore: un negozio di gadget elettronici, situato nel centro di Roma, è stato assalito da un’enorme ressa di clienti attirati dall’offerta di prezzi stracciati. La notizia è la classica eccezione che conferma la regola, la riprova del delirio allucinante del capitalismo, una testimonianza ulteriore che certifica l’aberrazione consumistica di massa, unadroga che procura demenza e assuefazione: chi non consuma, sprofonda in una crisi d’astinenza.

Lucio Garofalo

 

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...continua dal numero precedente

Naomi Klein in Liberty Plaza

— 7 ottobre 2011 14:47 |

Descrizione: http://www.democraziakmzero.org/files/2011/10/NaomiKlein-300x216.jpgIl compito del nostro tempo è quello di rovesciare questa situazione: sfidare questa falsa scarsità. Insistere sul fatto che possiamo permetterci di costruire una società decente, inclusiva – e, al tempo stesso, rispettare i limiti reali della terra.

Il cambiamento climatico ci pone una scadenza. Questa volta il nostro movimento non può distrarsi, dividersi, bruciarsi o lasciarsi spazzare via dagli eventi. Questa volta dobbiamo avere successo. E non sto parlando di imporre regole alle banche e di aumentare le tasse ai ricchi, anche se questo è importante. Sto parlando di cambiare i valori di base che governano la nostra società. È difficile sintetizzarlo in una singola rivendicazione spendibile sui media. Ed è anche difficile capire come farlo. Ma il fatto che sia difficile non lo rende meno urgente. Questo è quel che vedo accadere in questa piazza. Nel modo in cui vi nutrite e scaldate a vicenda, condividete liberamente le informazioni e organizzate l’assistenza sanitaria, corsi di meditazione e formazione all’empowerment. Il mio cartello preferito, qui, dice: “Mi importa di te”. In una cultura che addestra la gente ad evitare lo sguardo dell’altro, a dire “Lascia che muoia”, questa è una dichiarazione profondamente radicale.

Qualche considerazione finale. In questa grande lotta, ecco alcune cose che non contano:

—      cosa indossiamo;

—      se alziamo il pugno o facciamo il segno della pace;

—      se riusciamo a racchiudere i nostri sogni di un mondo migliore in una frasetta di senso compiuto da mandare in onda.

Ed ecco alcune cose che contano:

—      il nostro coraggio;

—      la nostra bussola morale;

—      come ci trattiamo l’un l’altro.

Abbiamo scelto di lottare con le forze economiche e politiche più potenti del pianeta. Questo ci fa paura. E man mano che il movimento crescerà e punterà più in alto, questo ci farà ancora più paura. Dobbiamo sempre essere consapevoli che avremo la tentazione di ripiegare su piccoli obiettivi – come, ad esempio, prendersela con la persona che è seduta accanto a voi in questo incontro. Dopotutto, è una battaglia molto più facile da vincere. Non cediamo alla tentazione. Non dico che non dobbiamo criticarci a vicenda. Ma questa volta cerchiamo di trattare gli altri come se avessimo intenzione di lavorare fianco a fianco con loro nella lotta per molti, molti anni a venire. Perché il compito che abbiamo di fronte richiederà niente di meno che questo.

Facciamo in modo di trattare questo bel movimento come se fosse la cosa più importante del mondo. Perché lo è. Lo è davvero.

Presentato da Mario Boyer

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Descrizione: ilSale2

MONTI COME BERLUSCONI:

UN ALTRO GOVERNO DEI PADRONI

Le dimissioni di Berlusconi sono avvenute nel peggiore dei modi: Berlusconi non è stato cacciato dalle piazze, come hanno fatto le masse in Nord Africa. Berlusconi è stato sostituito da Montiper volontà della grande borghesia italiana, che non vedeva più in lui un rappresentante credibile di fronte ai mercati internazionali. E’ per questo che, prima di lasciare lo scranno, Berlusconiha varato, nel silenzio totale dei cosiddetti partiti di “opposizione” e delle burocrazie sindacali, una delle finanziarie più pesanti degli ultimi anni. Con la cosiddetta Legge di Stabilità, infatti, sisanciscono, tra le altre cose: il definitivo smantellamento dei servizi pubblici locali, l’introduzione del licenziamento per i lavoratori non precari del pubblico impiego, l’ulteriore innalzamentodell’età pensionabile. E il governo Monti si prepara a fare ben di peggio.

La richiesta di sostituire Berlusconi con Monti (uomo di fiducia dei banchieri) viene soprattutto da Confindustria, dalla Bce, dall’Fmi: la grande borghesia sa che, per far passare anche in Italiamisure draconiane come in Grecia e ridurre il debito pubblico, serve un governo che si presenti come “super partes”. Da Bersani a Di Pietro, da Vendola a Grillo tutti avallano questamenzogna. La stessa Rifondazione, che pure prende le distanze dal governo Monti, contemporaneamente apre alla futura coalizione di governo di centrosinistra a cui Monti spiana la strada:apre cioè a un governo proprio con quei partiti che sostengono oggi questo cosiddetto "governo tecnico". Per cercare di salvare le banche in crisi e offrire sostegno ai profitti degli industriali(con gli ammortizzatori sociali), il governo Berlusconi ha utilizzato fondi pubblici indebitandosi con gli organismi finanziari e politici internazionali (Bce, Fmi, la Commissione europea: lacosiddetta “troika”). Ne è derivato un debito di dimensioni colossali: ma questo debito, gridano giustamente i giovani studenti nelle piazze, non è il nostro debito! E’ il debito dei padroni e dellebanche, per difendere gli interessi delle quali Monti si appresta a prosciugare le tasche già vuote dei lavoratori e dei giovani.

Il Partito di Alternativa Comunista - sezione della Lit-Quarta Internazionale si colloca nettamente all’opposizione del governo Monti: Monti va cacciato con la mobilitazione di massa, ma non perun nuovo governo di centrosinistra. Lo stesso sostegno che oggi danno a questo governo dimostra che i partiti del centrosinistra (Pd in testa) intendono riproporre le solite ricette antioperaie efilopadronali: smantellamento del servizio pubblico, attacchi ai lavoratori dipendenti, privatizzazioni selvagge. Occorre raccogliere il testimone delle rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente,dei giovani indignados di tutto il mondo (che non si arrendono, nonostante subiscano negli Usa una pesante repressione), dei lavoratori greci che scioperano da mesi contro le misure impostedall’Ue e dalla Bce e rivendicare un altro governo: un governo dei lavoratori!

CACCIAMO IL GOVERNO MONTI, GOVERNO DEI PADRONI E DEI BANCHIERI!

PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI!

alternativacomunista.org litci.org facebook.com/alternativacomunista
cell 328.17.87.809 
organizzazione@alternativacomunista.org

pdacabruzzo.org facebook.com/pdacabruzzo
cell 348.42.17.610  
info@pdacabruzzo.org

 

Presentato da Giovanni “Ivan” Alberotanza

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”