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IL SALE - N.°120

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

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anno 11    numero 120 – Agosto 2011

 

 

 

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 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

 

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Sommario

 

                                                       di Luciano Martocchia

 

                                                        di autori vari

               

 

 

                                                         di Antonio Mucci

 

                                                         di Lucio Garofalo

 

                                                         presentato da NonostanteMilano

 

                                          presentato da Simone Paolini

 

                                                         de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

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Nucleare: un rifiuto etico

di Marco Tabellione

 

     Vi è una follia nell’uomo più folle di tutte le altre follie: l’idea che il bisogno di energia valga il rischio dell’autodistruzione, e che è meglio morti piuttosto che rinunciare allo spreco e al dispendio. C’è qualcosa di diabolico nello sfruttamento dell’energia nucleare. E’ come se dietro la fame di energia e tecnologia dell’uomo vi sia un’inconsapevole tendenza autodistruttiva o peggio una volontà apocalittica. E’ proprio il caso di dirlo: l’uomo sta scherzando con il fuoco, il fuoco più tremendo che ci sia, quello nucleare del sole.

     Partendo da questi spunti, al di là del solito armamentario del botta e risposta sul tema, e al di là della consultazione referendaria e del suo esito, vorrei fare alcune considerazioni di carattere universale. Innanzitutto va precisato un punto: noi siamo figli dell’Illuminismo, e su questo non ci piove. Influenzato dalla rivoluzione industriale, che a sua volta giunse a influenzare, l’Illuminismo arrivò a nutrire una fiducia pressoché totale sulla possibilità dell’uomo di migliorare sempre la propria condizione. Un ottimismo che è dilagato ed è sopravissuto fin ai giorni nostri, nonostante la critica immediata giunta dal socialismo romantico, il quale denunciò subito il fatto che lo sviluppo avveniva sulla pelle degli operai. E lo strapotere della tecnologia, che ha asservito tutto e tutti, muove proprio da questa convinzione, da questa sicurezza di lavorare per il bene dell’umanità, da questa assurda presunzione.

     Finché si tratta di parlare delle conseguenze dell’inquinamento o del consumismo sempre più dilaganti, si può anche discutere e dialettizzare. Ma con il nucleare siamo alla pura follia. Ecco perché si è spinti a pensare che ci sia qualcosa di perverso nel fondo del cuore umano. Qualcosa che ci volge all’autodistruzione. La frenesia del progresso è la stessa che spingeva i nostri antenati cavernicoli a cercare di migliorare sempre il loro adattamento all’ambiente. Però ciò che appare impensabile è che quelle istanze di evoluzione possano trasformarsi nel loro contrario. Mentre è proprio quello che sta accadendo a proposito del nucleare. Certo, non solo di questo. In fondo l’uomo è sempre stato un coacervo di contraddizioni tremende. Ma questa di giungere a distruggere la fonte della sua sopravvivenza è la madre delle contraddizioni. Con l’energia nucleare siamo di fronte a qualcosa di più tragico e tremendo, e le conseguenze delle scelte di oggi potrebbero pesare sul destino del pianeta per millenni. Naturalmente dopo che il governo si è deciso a sospendere il programma nucleare, e soprattutto dopo il risultato del referendum, si potrebbe stare un po’ più tranquilli. Naturalmente siamo felici della decisione, benché strumentale, della maggioranza, e siamo felici del voto degli italiani. Ma fino a che punto tutto ciò presuppone una scelta morale?

     In realtà il rischio è che dietro la rinuncia momentanea al nucleare ci sia da una parte un mero calcolo politico, dall’altra la semplice reazione, comprensibilissima, alla paura scatenata dal disastro giapponese. Tutto, insomma, fuorché la conversione ad una politica autenticamente ambientalista. Tutto fuorché una coscienza etica del rifiuto al nucleare. Certo, il risultato del referendum lascia ben sperare, si sente nell’aria la possibilità di un cambiamento, di una popolazione, italiana e mondiale, capace finalmente di far le scelte più oculate e sagge, scelte di politica ambientale innanzitutto. Ed è in realtà qui, nella possibilità di un’autentica rivoluzione ambientale, che l’umanità intera, non solo l’Italia, si gioca il suo futuro. Non scegliere il nucleare è solo un primo passo. E avrebbe un valore non contingente solo se avesse il coraggio di essere una scelta unilaterale. Il nucleare in definitiva è il campo momentaneo di una partita molto più grande, in cui solo una delle fazioni in gioco deve voler vincere anche per la vittoria dell’altra fazione.

 

 

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La Chiesa al capolinea

Luciano Martocchia

Ci vorrebbe un Costantino risorto per riportare in equilibrio la Chiesa cattolica, che, dal momento dell’instaurazione di Ratzinger ha cominciato a perdere consensi e fedeli. Certo i casi criminali dei preti pedofili nascosti dalla Chiesa cattolica hanno dato il colpo di grazia ad una istituzione che si ostina a voler avere la testa fuori dal secolo mentre le sue adunche mani rovistano nelle saccocce dei fedeli e degli italiani tutti.

Casella di testo:  Certo i documenti tenuti segreti, e portati alla conoscenza dei cittadini, in questi ultimi anni, hanno eliminato anche il più piccolo dubbio sulla moralità  della millenaria istituzione cattolica. Il documento ‘Crimen sollicitationis’, che venne approvato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII, dopo la prima edizione di Pio XI (1922), stabilisce l'assoluta segretezza nelle cause di molestie, pena la scomunica, anche per la vittima che avesse la tentazione di denunciare il crimine alla giustizia civile; la validità del documento è stata poi stata riconfermata dall'allora cardinale Ratzinger nel 2001, nella lettera ‘De delictis gravioribus’.
Ma le vecchie crepe, tenute celate, anche dai media italiani, zelanti servitori delle gerarchie vaticane, si stanno allargando giorno dopo giorno.

Nella cattolica Irlanda, Dieter Potzel, rappresentante dell’organizzazione critica verso la chiesa Freie Bürger für demokratische Werte -Cittadini liberi per valori democratici-, ha commentato la notizia della convocazione del nunzio apostolico del Vaticano, da parte del governo irlandese, con queste parole “L’Irlanda si è svegliata, mentre la Germania dorme ancora!”,  mentre Charlie Flanagan, capo del partito Fine Gael, ha richiesto addirittura l’espulsione dell’ambasciatore vaticano.
Il primo ministro irlandese Enda Kenny, profondamente irritato per i risultati di un’inchiesta sull’occultamento di crimini di pedofilia, commessi da sacerdoti nella diocesi di Cloyne, ha affermato: “L’Irlanda del XXI secolo non si sottometterà più al potere cattolico”.
L’indignazione del primo ministro è dovuta alla conoscenza inoppugnabile del fatto che il Vaticano, già nel 1997 e sotto la direzione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger , aveva sicuramente dato le direttive ai vescovi irlandesi in merito al trattamento dei casi di abuso: occultare.
I casi di crimini di pedofilia di cui erano giunti a conoscenza i vescovi irlandesi non furono segnalati alle autorità. È intervenuto anche il ministro della giustizia irlandese, il quale ha annunciato che, in futuro, la mancata segnalazione di tali casi sarà soggetta a incriminazione.

La seconda notizia la troviamo sulla pagina Face book di Federico Tulli, giornalista che da diversi anni si è distinto nella denuncia delle coperture dei crimini di pedofilia da parte della Chiesa cattolica. Suo il libro scandalo ‘Chiesa e pedofilia’. Nel suo articolo ‘Il Papa

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sconsacri quelle tre chiese luogo di abusi’, Tulli denuncia la “pesante cappa di silenzio – che - grava sull’inchiesta della commissione curiale relativa alle violenze nell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona.” L’articolo è corredato dalla lettera/documento  che chiede a Ratzinger di sconsacrare le chiese nelle quali sono stati perpetrati gli abusi sui minori da parte degli ‘uomini di dio’. Il testo della lettera, firmata da Dario Laiti, e spedita il 18 luglio scorso, al papa, al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, al presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e al vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, è il seguente: “Sono stato incaricato di inoltrare la presente richiesta dalle vittime di abusi sessuali da parte dei sacerdoti e fratelli laici dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona. Detti abusi sono stati perpetrati anche nella chiesa di Santa Maria del Pianto, chiesa dell’interno dell’Istituto Provolo di Verona, dove tra l’altro è sepolto don Antonio Provolo, nella chiesa dell’Istituto Provolo di Chievo e nella chiesa della Tenuta dei Cervi di San Zeno di Montagna. Chiediamo pertanto che detti luoghi vengano sconsacrati”.

Come si può notare la lettera non è scritta in modo referenziale, siamo ben lontani dal dogma dell’infallibilità papale e dal potere carismatico del rappresentante di dio in terra. Ratzinger e i suoi luogotenenti sono trattati da pari ai quali si ingiunge di sconsacrare le chiese che sono state teatri di orribili nefandezze. Per chi conosce anche minimamente la storia della Chiesa può ben capire che questa è una enorme crepa apertasi fin dalle fondamenta.

La terza ferale notizia, per la Chiesa cattolica, è questa: In Austria, 300 sacerdoti del movimento Pfarrer-Initiative,  hanno lanciato il 19 giugno 2011 un l’“Appello alla disobbedienza”. Un manifesto nelle intenzioni rivoluzionario che si articola in sette punti operativi.
Una richiesta che la chiesa austriaca ripropone dopo quella rifiutata con disprezzo dalla “lettera ai vescovi austriaci” del 19 dicembre 1998, scritta dall’allora prefetto dell’ex Santa inquisizione, Ratzinger. La lettera non era altro che una lista di no su tutto quanto non si conformasse all’ortodossia cattolica: sessualità, matrimonio, anticoncezionali, nonché su sacerdozio e comunione eucaristica. Il ‘gran rifiuto’, che in realtà era solo l’ottusa negazione della realtà sociale e civile austriaca, aveva fatto sì che fedeli abbandonassero le parrocchie e chiudessero la borsa, fino a impoverire la chiesa cattolica austriaca: nel 2010, il 64% degli austriaci non ha versato il contributo alla chiesa cattolica. E in Austria non succede come in Italia che anche quando il cittadino non dà di sua iniziativa l’8x1000 alla Chiesa cattolica, i soldi le vengono versati, in buona parte, ugualmente.

Il movimento Pfarrer-Initiative, ora ha deciso, col questo “appello alla disobbedienza” di andare avanti comunque nella riforma, cominciando dalle proprie parrocchie. Quindi anche l’Austria da sempre avamposto cattolico per fermare il protestantesimo si ribella all’ottusità del pastore tedesco. “Davanti a Dio c’è libertà di parola” si legge nell’appello dei ribelli. Questo rivendicano, forse perché sanno che la parola non fa la verità, come non crea la realtà. È la realtà della mente umana che deve cercare le parole che di volta in volta rappresentino la realtà, sempre in divenire, formando un pensiero verbale capace di mostrare anche l’invisibile celato, cioè il contenuto della realtà in movimento.
Forse la chiesa si sta sgretolando anche perché non può più affermare che prima viene il verbo che crea una realtà monolitica, dicendo poi che la realtà è quella detta dal papa e dai suoi luogotenenti. Non lo può più fare perché, dire ancora “prima fu il verbo” fa solo sorridere … e dire no.

 

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IO STO NEL GRUPPO “ FANTASIA IN RETE” … PERCHE’: Vorrei raccontarvi una esperienza di scrittura, e non solo , che il gruppo “ FANTASIA IN RETE” vive su FB. Anzi, non ve la racconto da sola, ma mi farò aiutare da coloro che lo hanno fondato e da alcuni che, come me, si divertono a parteciparvi:

Serenella Menichetti(CASCINA) :Il motivo che mi ha spinto a fondare questo gruppo insieme a Stefania e Silvia (mia figlia) è stato sicuramente la voglia di colmare un vuoto dovuto all'allontanamento dal mondo dell'infanzia di cui mi ero occupata per ben trenta anni, per passare in un freddo ufficio. Da pochissimo tempo avevo scoperto per curiosità il mondo del social network ed ho subito colto l'opportunità di fare qualcosa che mi gratificasse e mi facesse sentire più vicina al mondo dei bambini. Si è ben presto formato un bel gruppo di persone diverse per provenienza e cultura accomunati solamente dalla voglia di scrivere. Ci incontriamo quotidianamente sulla bacheca di “Fantasia in rete” questi appuntamenti fatti di comunicazione , interazione, condivisione e confronto sono per me un'iniezione stimolante. La costruzione del nostro legame è avvenuta giorno per giorno attraverso la scrittura di fiabe e filastrocche arricchite da commenti e pensieri talvolta in rima. Momenti giocosi che ci hanno permesso di conoscerci in maniera più intima. La prova del nove di questo è stato sicuramente l'incontro reale,che si è rivelato essere un incontro non fra sconosciuti, ma fra veri amici. Pur non credendo molto nell'amicizia virtuale, mi sono ricreduta. Questo è un percorso che continuerò nel tempo a costruire e, percorrere insieme a tutti gli amici, con tranquillità, in modo giocoso, senza la fretta di raggiungere alcuna meta, se non quella di camminare insieme.

Stefania Galleschi: (CASCINA) Da poco tempo ero arrivata a Fb., dove avevo incontrato Serenella e pensare che potevamo vederci dalle finestre.... l'amicizia non solo virtuale è esplosa e un giorno, a casa mia, mi ha detto: - Perché non creiamo un gruppo dove dare libero sfogo alla fantasia, ai ricordi, alle emozioni, alle sensazioni scrivendo favole, filastrocche, racconti....- L'idea mi è piaciuta subito, che bello esprimere i sentimenti più profondi e veri attraverso quelle cantilene che ci hanno accompagnato da bambini o ritrovare l'atmosfera incantata delle fiabe! Ma ho anche pensato che da sempre ho solo scritto di economia, di numeri, di calcoli, preventivi, consuntivi, come avrei potuto riscoprire in me la fantasia a lungo ignorata, la rima quasi mai usata...e poi la mia timidezza...non avrei mai potuto scrivere sapendo che persone sconosciute avrebbero letto i miei pensieri, le mie frasi, le mie emozioni. E allora ho risposto a Serenella: " L'idea mi piace molto, ti aiuterò a organizzare e impostare il gruppo, a gestire la bacheca, ma mai scriverò qualcosa!" Abbiamo iniziato e man mano che arrivavano i vostri scritti mi sono commossa, divertita, stupita, ho condiviso sapori e odori persi nel tempo, e dopo poco ho scritto la mia prima filastrocca e poi il mio primo racconto e ancora il secondo......Sapete mi sono chiesta il perché sono riuscita a sbloccarmi e a godere del potere taumaturgico di scrivere ciò che la fantasia e il cuore mi dettano ed ho capito che è grazie agli appartenenti al gruppo che sono riuscita a scrivere perché in questo gruppo ognuno accetta con gioia ciò che gli altri hanno da dire, perché a nessuno interessa primeggiare ma tutti vogliono solo condividere, comunicare, confrontarsi, con grande apertura verso gli altri. Ad un certo punto ci siamo dette non si può perdere un patrimonio così bello ed è arrivata il nostro primo libro "Fantasia in Rete"

Silvia Vanni(CASCINA) :Ciao...Io sono una delle amministratrici del gruppo ,ma le vere fondatrici sono state mamma e Stefania, io ho solo dato la mia approvazione e supporto nell'organizzazione. L'idea mi è piaciuta subito perchè scrivere favole, fiabe e filastrocche, rivolte ai bambini, ma anche agli adulti ,è una cosa divertente e liberatoria, proprio perchè la vita è piena di cose concrete, di corse, il nostro cervello va così veloce che non abbiamo neanche più il tempo di capire noi stessi,facciamo,facciamo e alla fine della giornata stanchi stremati abbiamo fatto un sacco di cose, ma raramente ci sentiamo realizzati. Trovare il tempo per noi, per fantasticare un po', fare un tuffo nella fantasia, comunicare un messaggio, ci aiuta ad evadere dalla realtà e a capirci meglio. La vera forza del gruppo alla fine, credo che non sia tanto l'avere scritto bene o male, ma è proprio la comunicazione, il messaggio che viene mandato, e poi commentato dai membri del gruppo,

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spesso la risposta viene data proprio in rima, ed è per questo che credo che il gruppo sia veramente creativo. Ciò che viene scritto non è un elaborato studiato, ma delle risposte spontanee e immediate. Sono molto felice perchè questo gruppo sta crescendo e non è più solo virtuale, ma un gruppo concreto,di scambio culturale e sociale, soprattutto è un gruppo alla pari dove tutti siamo sullo stesso piano, quello della fantasia...(ed ognuno può fantasticare come vuole, perchè nel mondo della fantasia non ci sono schemi fissi!). Ciao un bacio a tutti!!

Daniela Bonifazi ( TARQUINIA): E' un gruppo speciale, quello aggregato sotto il nome "Fantasia in rete", poichè unisce persone di diversa età, estrazione sociale, occupazione...ma con un comune intento: condividere idee, emozioni, sentimenti, da cui scaturiscono poi divertenti filastrocche, poesie ispirate e racconti fantasiosi. Prendendo spunto dal divino poeta, oserei dire:"Galeotto fu il gruppo e chi lo fondò/quel giorno ognun di noi guardò avante/le meningi spremendo per creareil cuore esultante per l'amore/che presto ci ha uniti tutti quanti"!

Daniela Trinci( PISA):E' una presa di coraggio per quanto mi riguarda. Mi è sempre piaciuto scrivere, ma non mi sono mai sentita all'altezza di poter mettere sulla carta i miei pensieri, le mie sensazioni, i miei sentimenti,...ma soprattutto farne partecipi gli altri, forse per paura di essere giudicata" inadeguata" ( ? ).Anzi, ho negato a me stessa per anni questo desiderio. Scrivevo qualcosa e poi lo buttavo via immediatamente. Ho iniziato anche a scrivere un romanzo, forse prima o poi lo ritirerò fuori. Con questo gruppo ho riscoperto non solo la gioia di scrivere, ma la possibilità di condividere le mie cose con altre persone che coltivano la mia stessa "passione", che mi hanno accettata senza giudicare, proprio per quello che scrivo, come del resto io.E devo dire che oltre al piacere dello scrivere, mi sto divertendo un mondo!

Sergio Milano ( TRAPANI):Certe volte è"Il caffè che ti sveglia dal torpore", altre volte"Una camomilla che ti rilassa dal logorio"e poi è evasione, comunicazione, estrinsecazione ed ancora il piacere di leggere l'ultimo commento ad un "POST (spero si dica così), il ricordo di un incontro con persone che mai avresti conosciuto e poi.............................e poi......................

Lalla Tosi ( PISA):Penso che il primo motivo di aderire al gruppo sia stato egoistico..mi trovavo ferma ed ingessata ,le giornate lunghe,le visite di amiche utili ma i momenti vuoti tanti..mia figlia mi dette due rudimentali nozioni e mi iscrisse ad FB...canzoni? sì mi piacevano..politica? pure ma parlare ai bimbi con i quali ero stata 36 anni molto di più...cominciai con il gruppo a scriver favole e filastrocchine semplici e ....ci provai GUSTO sì come a mangiar qualcosa di dolce molto dolce....poi veniste VOI TUTTI......e fu PIACERE IMMENSO....ecco.....

Maria Benedetti ( CALCI):Ci sono persone che hanno voci...speciali. Voci in grado di essere comprese dal cuore più che dalle orecchie.

De Gaetano Francesco ( MILANO):E' l'evasione dal mondo concreto e talvolta angosciante di tutti i giorni, la fortuna di trovare un gruppo di persone con uguali sentimenti, voglia di evadere, di dare sfogo alla fantasia. La possibilità di riscontrarsi immediatamente sulla stessa lunghezza d'onda con gli altri, senza esami, senza selezioni, per il puro piacere di scrivere e di leggere. Forse anche la voglia di tornare in qualche modo bambini, di sentirsi raccontare le favole mai udite allora, di attualizzare quelle più antiche ai giorni nostri.La speranza, infine, di riuscire ad interessare a questo mondo fantastico anche i giovani d'oggi, spingerli fuori con la mente dalla play station, dai cartoni animati, dalla televisione. Penso sempre a come mi bastava poco, da bambino, per riuscire a divertirmi e che l'abitudine ad usare la fantasia porta frutti succosi nelle piccole ma incontenibili menti dei nostri bambini.

Rossella Ceccarelli ( PISA): Sviaggiavo su FB così di tanto in tanto, ma per caso il nome di una collega di lavoro mi ha incuriosito ( Daniela T...)l'ho seguita ..e qui sono giunta..! Ho scritto fin da bambina, sempre ho trovato modo di lasciare tracce dei miei sentimenti, o storie per i miei bambini di scuola, lo scrivere per me è un piacere dell'anima! La mia riservatezza ha concesso ben poco alla condivisione,ma neppure troppe le occasioni!... e

qui dunque il momento per conciliare questa passione esternandola , con persone conosciute e non! Si dimostra che nel valore dell'accoglienza, a livello del sentire, le distanze si accorciano

 

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...eppure con qualcuno siamo a chilometri...!! Ecco quello che mi piace del gruppo L'ACCOGLIENZA di tutti i pensieri .....il gusto e il piacere di rimare come ti pare o in sintonia con gli altri amici!

Elisa Tomassi( NAPOLI): anche per me intervenire ogni tanto in questo gruppo rappresenta una modalità espressiva diversa da quelle consuete di tutti i giorni, che mi permette di liberare un pò la fantasia.... anche lo sforzo di pervenire alla giusta rima diventa piacevole perchè spontaneo, non necessitato, non doveroso ... insomma, evasione e condivisione! e poi ho avuto modo di apprezzare , sia pur solo nella virtualità del computer, tante belle persone, ricche di umanità e sensibilità... ho rivalutato la forma scritta di comunicazione, che consente di dire davvero, di fermare sulla carta (o sulla schermo) quel che si prova, di sottrarlo al chiasso delle conversazioni accavallate e disordinate ... grazie a tutti ! Vien da dir che ci sia un mago/dietro tanti tanti schermi /non ci sono esseri inermi /ma simpatiche persone /con la stessa gran passione:/la scrittura con la rima/toglie al cuore la sua brina /lascia l'animo tranquillo /e l'umore un poco brillo !

Francesca Barberi (TERRICCIOLA): mai chiedersi il perchè della gioia e del piacere...io almeno cerco di non farlo. questo gruppo mi ha fatto conoscere delle persone speciali e mi ha stimolato a disegnare, quindi grazie!

Dolce Glicine ( CASTELNUOVO di GARFAGNANA)Sono entrata nel gruppo “Fantasia in rete” molto tempo fa, su invito di Serenella che già era mia amica in Facebook e con la quale avevo scambiato qualche tag e qualche commento di apprezzamento reciproco per i nostri scritti. Non sono mai stata, però, attivamente partecipe per svariati motivi, come la partecipazione ad altri gruppi o la mia principale passione, mia gioia e mio tormento, che è la poesia la quale mi lega a una rivista letteraria online da ormai oltre tre anni. Ho sempre comunque “sbirciato” il lavoro del gruppo e in cuor mio invidiato, in senso buono, quella armoniosa e sincera allegria che lo anima e contribuisce a portare avanti nonché a realizzare i progetti. Mi piace scrivere, più che fiabe, filastrocche e giochi di parole con la radicata convinzione che una letteratura giocosa possa contribuire a una sana crescita e formazione etica e culturale di un bambino. Penso a Rodari ma anche a Richard Scarry o Roberto Piumini con i quali ho cresciuto mia figlia.Da tempo meditavo di inserirmi fattivamente nel gruppo e l’invito di Serenella a partecipare un raduno a Pisa, lo scorso 23 giugno, mi è proprio capitato a fagiolo. Ho aderito e, in quel di San Rossore, scarrozzando tra pini e girasoli, mirto e roveti, ho conosciuto delle gran belle persone, allegre, semplici, ricche di idee e tanta voglia di fare. Conoscenza e convivialità sono molto importanti per rompere quella barriera, non dico di diffidenza, ma talvolta di scetticismo che un mondo prettamente virtuale può creare. Avevo già esperienza di conoscenza diretta pertanto sapevo, alla partenza, che non sarei rimasta delusa. Durante il raduno, prendendo diretta visione dell’effettivo lavoro svolto dal gruppo, ho confermato un mio ricorrente pensiero che ho anche tradotto in poesia: bisogna essere “stormo e prato” se veramente si vogliono raggiungere degli obiettivi o realizzare progetti. E questo stormo e questo prato l’ho scorto nei due libri che il gruppo, con minima spesa ma tanto impegno, passione e, diciamolo pure, divertimento, è riuscito a concretizzare. Ho deciso così di farmi anch’io “penna” e “filo d’erba”, per quel che posso e per quel che so fare. Il mero, dilagante individualismo, narcisistico e asettico, non mi interessa.

Franco De Toffol( Rovereto) :La motivazione principe che mi ha portato a conoscere il gruppo mi pare sia evidente a chi mi ha conosciuto: cosa non si fa per amore!! La scoperta delle belle e simpatiche (direi, se la censura me la passa, un po’ pazze) persone che lo frequentano mi ha mosso a radicare la mia presenza. In realtà, dal punto di vista letterario, sono giornalista (da trent' anni iscritto all' albo, e redattore della newsletter di una associazione) e più che in rima non disdegno scrivere "per le rime", ma sempre spinto dal forte motore già citato ho anche cercato di scrivere quattro versi, sperando che il risultato della mia fatica non provochi la mia prematura radiazione dal gruppo.

Maurizia Zucchetti (Pregnana Milanese) :Non so proprio dirvi come sono giunta a Fantasia in rete, ma solo raccontarvi cosa ho il bene di aver trovato. Un approdo, una banchina, dove attracco e trovo accoglienza quando mi imbatto in tempeste e marosi; un porto sicuro, dove riposo e rifocillo l’animo o semplicemente spartisco una bevuta di allegria frammezzo le mie veleggiate solitarie.

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Nel mare della mia esistenza, nella quale navigo alla ricerca di sentimenti ed emozioni da condividere, Fantasia in rete è casa. E’ luogo di scambio. E’ luogo di crescita. E’ luogo di amicizia sicura. Mi piace credere che sia stata la magia di quel misterioso e affascinante mondo della fantasia, che ognuno di noi possiede di diritto sin dalla nascita, ad avermi portata lì per incontrarmi con altri fortunati naviganti, che come me hanno avuto il dono di non perdere la fantasia. Nulla succede per caso. Fatalità, coincidenze sono richiami alla riflessione. Quando ti ritrovi a scrivere pensieri proseguendo la storia di pensieri altrui (come spesso ci accade di fare) e la cosa incalza, si succede rapidamente con l’aggiungersi di scritti a più mani in un apparente caos da matricole… e alla fine rileggendo dall’inizio scopri una nuova armoniosa storia… beh potete star certi che la mia conclusione non sarà sbagliata se penso che il pregio di Fantasia in rete sia la sensibilità, l’attenzione, l’ unione di anime che sanno leggere ed interpretare i sentimenti e le emozioni degli altri con umiltà e rispetto. Un piccolo mondo felice che sta in equilibrio sul mare non sempre pacifico dell’esistenza.

Wanda Moro( Pregnana Milanese) Perchè sto in questo gruppo? Perchè ho conosciuto persone fantastiche, vere, sensibili, capaci di farmi venire voglia di mettermi in gioco. Ho sempre amato scrivere, esternare i miei sentimenti, ma lo facevo solo per me.....non avrei mai pensato di poterlo fare pubblicamente, nè tantomeno di poter scrivere in...rima. Voi mi avete incoraggiato, mi avete fatto sentire "in famiglia" e di questo vi devo ringraziare. Grazie per esserci, per la vostra amicizia, anche se virtuale, grazie per avermi riavvicinato a questo "magico mondo" della scrittura....:) Tiziano Consani (Calci):Non è molto che faccio parte di questo gruppo e mi sono iscritto qualche mese fa su segnalazione di Serenella. Il motivo per cui scrivo qui sopra è semplice: si tratta di un modo per condividere con altri non solo la propria passione per la poesia e la prosa ma anche quello di interagire fra di noi per discutere, in rima e non, problemi di attualità e di comunità. Cose che prendono vita da un pensiero, un'idea di uno e, meravigliosamente, divengono un racconto, un insieme di poesie, un argomento completo di mille sfaccettature da poter riunire perfino in in un libro. La condivisione dei giorni che trascorrono ed i sentimenti che ognuno di noi esprime coinvolgendo tutti gli altri. Volendola dire in tre parole: UNA BELLA COSA! Volendola dire in versi:Non c'è fine al sentimento/che anche dal tormento/sprigiona nel pensiero/e percorre ogni sentiero! Sia asfaltato che sterrato/che dal vento pur strappato/un sorriso sulla bocca/a ognun di noi, sempre, tocca!/E pensando a tanto amore/una spremuta di ogni cuore/rende lieto il mondo intero/e può far sentir leggero!

Milvia Di Michele ( SPOLTORE –PESCARA): Sembra una favola questa nostra esperienza! Sa di buono,ignora la prevaricazione, la smania di successo e di guadagno ; si nutre di collaborazione e di fantasia e… soprattutto di DIVERTIMENTO PURO. Questa è la forza del nostro gruppo che si chiama “ FANTASIA IN RETE”:la riscoperta e la rivalutazione del divertirsi inventando,,del gioco bello come quello dei bimbi quando dicono: facciamo finta che … Anche noi , facciamo finta che e immaginiamo: -Cosa? Ma tutto quel che ci pare: LA NOSTRA MENTE FA FUOCHI D’ARTIFICIO! Sembra davvero una favola questa nostra esperienza! Un abbraccio circolare a tutti dal … “GRUPPO FANTASIA IN RETE”

 

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Il coraggio morale!

 

LA MORALE UMANITARIA

(Quinta Parte – Continua dal  n.118)

 

 

Gli Italiani, per ora, non hanno nessuna intenzione di fare una rivoluzione. Questo, a mio avviso, perché dopo le passate esperienze storiche, sentono che non si tratta di fare una semplice ribellione. Sentono che il problema è più complesso, ed hanno ragione. Oggi, per la prima volta nella Storia, non si tratta di spodestare la classe sfruttatrice e rimpiazzarla con la classe sfruttata, cioè la classe portatrice del progresso umano, come è sempre avvenuto nel passato da quando esistono le classi e quindi la lotta di classe. Oggi la ribellione è molto più complicata perché la classe capitalista è l’ultima classe di potere nella Storia. Dopo di essa ci può essere soltanto una società senza classi basata sull’uguaglianza, la giustizia e con il potere di tutti, non più soltanto di una minoranza, cioè è la fine del potere, dello Stato e degli organi repressivi.  Lo sviluppo della scienza,  della tecnica, della produzione collettiva nelle fabbriche e nei posti di lavoro in generale, ed il buon livello culturale del lavoratore, hanno reso innecessario, addirittura nocivo, il ruolo del padrone e del capo. I lavoratori sono in grado benissimo di autoamministrarsi e di mandare avanti la produzione da soli. Tecnicamente sono più che capaci. Ciò che manca loro è la coscienza di questa capacità e tutti i poteri istituzionali, di tutti i colori, “si ammazzano” per non fargliela prendere.

Il ruolo dell’avanguardia consiste soprattutto nell’aiutare i lavoratori e tutti i cittadini a prendere coscienza della propria forza e ad avere fiducia in se stessi. In questo senso il primo passo consiste nel tirarli fuori dalle istituzioni, dalla testa ai piedi. Bisogna cominciare dalla testa perchè l’avanguardia rivoluzionaria è rappresentata da una minoranza molto piccola. Di conseguenza si può centrare soprattutto su molta propaganda, pochissime azioni, piccoli esempi ed accontentarsi di piccoli risultati. Per fare questo naturalmente l’avanguardia non deve credere essa stessa nelle istituzioni e ne deve restare alla larga. Io penso che coloro che ancora vi credono ed agiscono al loro interno non possono essere considerati avanguardie. Ci sono tantissime persone che protestano con molta forza, ed hanno pienamente ragione perché le ingiustizie sono enormi, però hanno una mentalità ed una morale legalista, sono terrorizzate dall’idea di agire fuori dalle istituzioni. Per cui, pur protestando molto combattivamente sotto i palazzi del potere, aspettano le loro concessioni e non pensano a prendersi da soli ciò che è loro, direttamente, al limite senza nemmeno protestare. Che sia il potere a farlo!

Purtroppo non si ha fiducia in se stessi. In molte persone della Sinistra c’è una  forte contraddizione tra il pensiero e l’azione, cioè si pensa in un modo e si agisce in un altro. Molti dicono “Anche io sono un rivoluzionario…..però non si può fare niente!” e si integrano nel consumismo e fanno carriera. Altri dicono “Anche io sono contro i padroni, però il mondo oggi va così!”…..quindi anche io divento padrone, molte volte non ci riesce, però cambia la propria mentalità. Altri contestatori dicono “Siamo pochi…..non si può fare niente…..voglio entrare nei movimenti di massa per fare qualcosa!”  e si lasciano assorbire perdendo le proprie idee ed identità di ribelli. Si agisce in forma conformista, prendendo l’etica e la morale dalle maggioranze, cioè quella del potere. La morale delle minoranze ribelli indubbiamente è difficile da sostenere, costa sacrifici, rinunce, è rischiosa, è tutta controcorrente, sottoposta al pericolo dell’emarginazione. Però è quella giusta e del futuro. A questo proposito viene bene citare Trotsky sul “coraggio morale”: “Il marxista rivoluzionario non saprebbe accingersi alla sua storica incombenza senza prima aver rotto moralmente con l’opinione pubblica della borghesia…. Codesta rottura esige un coraggio morale d’un altro calibro che non quello delle persone che van gridando nelle riunioni pubbliche ‘Abbasso Hitler, abbasso Franco!’. Ed è appunto questa rottura decisiva, profondamente meditata, irrevocabile….. con la morale conservatrice della grande e anche della piccola borghesia, che provoca un terrore mortale nei parolai della democrazia….” (“La loro morale e la nostra”, pp.46-47, De Donato Editore). Se si sostituisce “Abbasso Hitler, Abbasso Franco!” con “Abbasso Berlusconi”, questa concezione è attualissima.

 

 

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Del resto è una concezione comune a tutti i rivoluzionari del suo tempo, tra cui Malatesta il quale diceva che non ci può essere rivoluzione materiale se prima non c’è stata una rivoluzione morale nelle persone, cioè ci si basa sul principio che la prima rivoluzione è interiore. Dimostra l’importanza primaria che il rivoluzionario da al proprio comportamento e formazione morale. Mentre nella massa dei ribelli di oggi questa necessità non viene nemmeno sentita, purtroppo. Sono ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario è ad uno stadio superiore.

La morale di una persona ribelle non dovrebbe mai essere uguale a quella di un Berlusconi  oppure di un cardinale della chiesa. Se è così vuol dire che è in profonda contraddizione: ha idee rivoluzionarie e sentimenti borghesi. Non può invidiare Berlusconi per le sue ricchezze le ville e le  donne, come si sente dire spesso a sinistra. Molti ribelli non danno nessuna importanza alla morale perché pensano che sia un problema della chiesa e dei religiosi in genere, non dei rivoluzionari i quali, secondo loro, non ne hanno nessun bisogno perché la cosa principale è lottare, combattere. Io penso che sia una concezione sbagliata. Anche questa fa parte della nostra vera crisi.

L’assenza di una morale propria a sinistra, adatta all’epoca di oggi cioè di una morale umanitaria, io penso che sia dovuta essenzialmente al fatto che i rivoluzionari danno soprattutto importanza alle idee ed i riformisti ai programmi. Entrambi hanno in mente la finalità delle organizzazioni, cioè partiti – sindacati – gruppi. Nel progetto umanitario non c’è la finalità delle organizzazioni ma dell’Autorganizzazione. In questo caso i sentimenti sono più importanti delle idee e dei programmi perché c’è la finalità dell’Autogestione, dove non sono necessari i partiti ed i sindacati, ma l’intervento diretto delle persone, in forma disinteressata, senza ambizioni personali, che facciano da sé, dal basso, con la Democrazia Diretta. Su questa via non sono necessari i partiti, i sindacati e le organizzazioni. Naturalmente in base al principio della libertà nessuno li caccia. Ma sono le varie autogestioni dei vari posti di lavoro quartieri scuole ecc. che si collegano tra di loro, ad essere l’organizzazione, cioè un’organizzazione che non è specifica o settoriale, ma di tutti e di nessuno nello stesso tempo. Un’organizzazione che non è un’organizzazione perché non si basa sugli statuti ma sulla coscienza. Per partecipare ad una attività del genere le idee sono secondarie mentre sono fondamentali i sentimenti perché è un progetto che richiede sentimenti altruisti, disinteressati, collettivisti, di rispetto dell’altro, di amore per il prossimo, include anche il principio cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso”, richiede la fraternità e la solidarietà fra tutti. Tutti sentimenti indispensabili per affrontare i problemi sociali e la loro soluzione in funzione del bene di tutti. Anche se si hanno idee diverse, con i sentimenti giusti non ci si aggredisce, con la democrazia diretta ci si autogestisce.  I sentimenti egoisti ed individualisti sono di ostacolo alla formazione di una nuova società basata sull’uguaglianza. Essi vanno bene nella società attuale che mette al primo posto i bisogni delle banche, il profitto dell’impresa, la guerra di conquista come sta facendo lo Stato italiano e la morale-immorale del “homo omini lupus”, cioè “l’uomo per l’altro uomo è un lupo”, ovvero la competizione, la rivalità e la guerra tra poveri.

La morale umanitaria pone al primo posto la persona senza badare alle differenze tra donne ed uomini, tra le varie razze, le varie religioni, le varie nazionalità, le varie etnie, i vari territori, tra lavoratori intellettuali e manuali, tra “stupidi” ed “intelligenti”ecc. ecc.. Tutte discriminazioni false, artificiali, create e volute dai vari poteri. Siamo tutti vittime delle ingiustizie, le repressioni, i disastri ambientali provocati dal sistema capitalista. L’essere umano, e non potrà essere diversamente, rimane il fondamento di qualsiasi società futura e di qualsiasi nozione di progresso. Il potere di oggi potrà inventare qualsiasi cosa, lanciare sonde cosmiche anche al di fuori della nostra galassia, ma non  potrà mai risolvere i problemi tragici dei popoli, per cui resterà sempre barbarie. Un simile progresso si può ottenere soltanto  con una società  collettivista ed egualitaria, basata sulla libertà, cioè  con il vero Socialismo.

5/3/11                                                                                                                             Antonio Mucci    

(Continua nel prossimo numero)

 

 

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Democrazia e scuola

 

Da anni la scuola italiana risente di un deficit di democrazia. In particolare, l’agibilità democratica e sindacale e gli spazi di libertà e legalità hanno subito colpi letali inferti dai precedenti governi senza soluzione di continuità. Con l’istituzione della cosiddetta "autonomia scolastica" e l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come "riforma Moratti", cui ha fatto seguito l’opera di affossamento compiuta dalla Gelmini) è stata introdotta una struttura oligarchica imposta in modo autoritario, creando una profonda divisione gerarchica nel quadro delle relazioni umane e professionali tra i lavoratori della scuola. In particolare, all’interno del corpo docente si è prodotta una disparità di redditi e funzioni non rispondenti a meriti reali, a qualifiche professionali o specifiche competenze, innescando un processo di volgare mercificazione delle mansioni pedagogiche e di maldestra aziendalizzazione degli ordinamenti e dei rapporti interni, segnati in termini di comando e subordinazione, azzerando di fatto la democrazia collegiale.

 

Di fatto, i Collegi dei docenti non sono più la sede in cui si discute di psico-pedagogia e didattica, per cui gli insegnanti più curiosi e motivati, coscienti e preparati, potevano confrontarsi e crescere intellettualmente e professionalmente, ma sono stati ridotti a centri di ratifica formale delle delibere assunte dai dirigenti attraverso procedure assolutamente acritiche ed esautoranti, che umiliano la dignità e la sovranità dei Collegi. Questi sono ormai il luogo più alienante e passivizzante in cui si affrontano esclusivamente questioni finanziarie, ma senza la dovuta trasparenza informativa, senza fornire i dati relativi al budget di spesa. Insomma, i Collegi approvano senza neanche conoscere l'oggetto posto all'ordine del giorno, ossia fondi spesso cospicui stanziati a beneficio di una minoranza di colleghi coincidente con la cerchia del cosiddetto "staff dirigenziale", tanto per usare un termine caro e inerente al gergo aziendalista. 

 

 

 

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Negli anni abbiamo sperimentato come l’avvento dell’autonomia scolastica e l’attuazione della riforma Moratti non hanno sortito  esiti positivi in termini di apertura delle scuole alle reali esigenze del territorio. La formulazione giuridica dell’autonomia non ha stimolato le scuole ad esercitare un ruolo di traino e di promozione culturale rispetto all’ambiente economico e sociale di appartenenza. In troppi casi le istituzioni scolastiche assumono posizioni subalterne ai poteri egemoni nei contesti locali, e mi riferisco anzitutto alle Pubbliche Amministrazioni, incapaci o restie a finanziare iniziative e progetti di arricchimento qualitativo dell’offerta formativa.

 

A ciò si aggiunga un imbarbarimento dei rapporti umani, per cui si assiste a conflittualità sempre più frequenti. Tale degenerazione è una conseguenza dell’"autonomia", che non ha generato equità ed efficienza, ma ha creato solo irrazionalità e contrasti, assenza di certezze, violazione di norme e diritti, premiando atteggiamenti arroganti e furbeschi, esasperando le rivalità e gli egoismi più venali. In questo disegno restauratore e disgregatore sono palesi le responsabilità politiche dei precedenti governi che hanno avviato la demolizione della scuola pubblica e della democrazia partecipativa, per cui il governo in carica ha potuto infliggere il colpo letale al diritto costituzionale all’istruzione grazie alla controriforma varata dalla Gelmini. In tal modo il disorientamento, lo stato di caos e di sfacelo, di crisi delle regole democratiche e sindacali, si sono aggravati, acuendo le contraddizioni interne al mondo della scuola.

 

Lucio Garofalo

 

 

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Comunicato dell'Assemblea proletaria di Bologna sugli arresti del 6 aprile

 

L'Assemblea proletaria esprime la massima solidarietà ai compagn* arrestati e in generale coinvolti nella “brillante” operazione di polizia che oggi, 6 aprile, ha portato a una sessantina di perquisizioni in tutta Italia, con accuse fumose e inconsistenti.

Si tratta di compagni da sempre impegnati nella lotta contro questo infame sistema, punti di riferimento per le mobilitazioni contro la guerra, le iniziative contro il nucleare, il sostegno ai proletari colpiti dalla crisi: dagli immigrati rinchiusi nei Cie, dove si tortura e si stupra, agli operai della fabbriche che chiudono che non si rassegnano alla sconfitta.

È chiaro che si vuole colpire chi ha dimostrato di sapere esprimere una critica radicale a questa società, nell'ambito studentesco come negli scioperi dei lavoratori, rifiutando la mediazione di chi vorrebbe i proletari rassegnati e divisi per settori, razza, età... E ha saputo indicare a chi si ribella l'anticapitalismo come prospettiva naturale.

Riteniamo infine particolarmente grave la chiusura di uno spazio come “Fuoriluogo”, circolo anarchico ma anche laboratorio di critica sociale e luogo di incontro aperto a tutti coloro che lottano contro i padroni e il loro stato.

 

Assemblea proletaria

per l'autorganizzazione delle lotte

 

 

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«Nel corso dei quindici anni rappresentati simbolicamente dalla data del ‘68, apparve una differente prospettiva (...): il rifiuto della forma-partito e dell’organizzazione sindacale; il rigetto di qualsivoglia fase di transizione volta a creare le basi del comunismo, considerate già pienamente esistenti; l’esigenza di una trasformazione della vita quotidiana – del nostro modo di mangiare, abitare, spostarci, amare etc.; il rifiuto di ogni separazione tra rivoluzione «politica» e rivoluzione «sociale» (o «economica»), cioè della separazione tra la distruzione dello Stato e la creazione di un nuovo genere di attività portatrice di rapporti sociali differenti; la convinzione, infine, che ogni forma di resistenza al vecchio mondo che non lo intacchi in modo

 

 

 

 

 

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 decisivo e tendenzialmente irreversibile, finisca inevitabilmente per riprodurlo. Tutto ciò può essere riassunto con un’espressione ancora insoddisfacente, ma che adottiamo a titolo provvisorio: la rivoluzione come comunizzazione.» (Karl Nesic, L'appel du vide, 2003).

 

«(...) la rivoluzione non ricerca il potere, ma ha bisogno di poter realizzare le sue misure. Essa risolve la questione del potere perché ne affronta praticamente la causa. È rompendo i legami di dipendenza e di isolamento che la rivoluzione distrugge lo Stato e la politica, appropriandosi di tutte le condizioni materiali della vita. Nel corso di questa distruzione, sarà necessario portare avanti misure che creino una situazione irreversìbile. Bruciare le navi, tagliarsi i ponti alle spalle. La vita nova è la posta in gioco e, al contempo, l'arma segreta dell'insurrezione: è dalla capacità di sovvertire le relazioni materiali e trasformare le forme di vita che dipende la vittoria.

«La violenza rivoluzionaria sconvolge gli esseri, e rende gli uomini artefici del proprio divenire. Essa non si riduce a uno scontro frontale, reso improbabile dall'evidente squilibrio di forze esistente; e gl'insorti scivolerebbero sul terreno del nemico se adottassero una logica militare tout court. La guerra sociale mira piuttosto a dissolvere che a conquistare. Non temendo di mettere in gioco passioni, immaginazione e audacia, l'insurrezione si fonda sulla dinamica dell'autogenesi creativa.» («NonostanteMilano»)

 

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Simone Paolini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”