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IL SALE - N.°118

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 11  –  numero 118 – Giugno 2011

 

 

 

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

                                                       de “Il Sale”

                       

             Pagine 6 e 7          IL COUNSELING FILOSOFICO.... UNA RICERCA DI SENSO

                                                        di Lorenza Pelagatti

 

                                                        di Carmelo R. Viola

 

                                 di Antonio Mucci

 

                                                         di tonino D’Orazio

 

                                                         di Carmelo R. Viola

 

                                                         di Giorgio Fioretti

 

                                          presentato da Simone Paolini

 

                                                         de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

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Alcune opinioni sui referendum del 12 e 13 giugno...

(volantino distribuito da “Il Sale” in occasione del Referendum)

 

 

Dai referendum del 12 giugno alla difesa dei beni comuni dell'umanità.

Esprimere la propria opinione partecipando ai referendum del 12 e 13 Giugno è necessario in quanto essi rappresentano una scadenza importante per un ampio movimento che da mesi discute su questioni importanti come l’acqua e il nucleare.

Tale movimento costituito da comitati, associazioni, gruppi e singole individualità ha messo in piedi un ventaglio di iniziative ed è riuscito a lavorare capillarmente nelle realtà locali in cui ha operato.

La problematica del nucleare è tornata prepotentemente a galla in seguito ai fatti del Giappone, mentre quella dell’acqua costituisce da anni una tematica ambientale di notevole rilevanza.

E’ inutile spendere parole sulla nocività del nucleare, l’esempio di Fukushima è talmente eclatante che rende quasi superfluo fare commenti.

La tematica dell’acqua è anch’essa ampiamente dibattuta, il suo consumo è aumentato vertiginosamente, secondo alcune previsioni nel 2025 anni non ci sarà più acqua a sufficienza per la maggioranza della popolazione.

Questa allarmante previsione conduce a pensare che i futuri scenari di guerra saranno determinati non più dal petrolio, bensì proprio dall’acqua.

Votare SI significa opporsi al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua, ma non solo significa anche affermare che esistono beni comuni dell’umanità, che vanno tutelati dagli interessi dei partiti e di aziende private. In questo modo i referendum s’inseriscono nel più ampio dibattito sui beni comuni, che può rappresentare un passo importante verso la costruzione di una politica diversa, basata sull’azione diretta e la democrazia partecipativa.

Una politica costruita dal basso e quindi da quelle persone che, in base ad una visione olistica della realtà, intendono modificare il territorio in cui abitano migliorandone la qualità della vita.

L’acqua, l’aria, la salute e l’ambiente sono beni preziosi e soprattutto collettivi che non devono essere mercificati, prendersi cura di ognuno di loro significa, secondo una visione olistica della realtà, prendersi cura di tutto il pianeta. E’ questo l’importante compito che ci attende per i prossimi anni sempre tenendo presente il principio di un “agire localmente e pensare globalmente”.

 

LORENZA

 

 

 

 

 

É un referendum, abrogativo, forse non decisionale, forse consultivo, chissà, intanto non me la sento di non andare, non me la sento proprio. Andrò insieme a tante persone, insieme a loro per sentire comune rispetto a questi temi, sicuro che oltre a questo voto porteranno avanti le tematiche del Si e saranno disposte a lottare per difenderle, persone come me, che vorrebbero la luna ma intanto cercano di non sprofondare, insieme a questo sistema osceno, al centro della terra.

 

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Il non voto, non è un dogma pertanto: Primo punto, sono contro la costruzione di centrali nucleari, in Italia e altrove, pertanto andrò a votare Si al primo quesito referendario e questo non mi impedirà comunque di continuare campagne di informazione e lotta contro di esse, oggi e ieri, come domani.

Punto due e tre, il percorso che porterà alla privatizzazione nella distribuzione dell'acqua. Andrò a votare Si per impedire questo percorso e rafforzare la volontà popolare di avere la proprietà e la distribuzione di questo “bene comune” di pubblica proprietà. Però andrò a votare Si per impedire la privatizzazione dell'acqua pur con molto scetticismo verso la pubblica gestione. Io penso che per quanto riguarda l'acqua bisognerebbe avere una gestione territoriale, civica, totalmente trasparente e partecipata, senza sprechi, senza commercio e speculazione. In tal senso la pubblica gestione lascia molto perplessi, ma privatizzandone la gestione si darebbe man forte a speculatori senza scrupoli che mantenendo il servizio così com'è, taglieranno solo posti di lavoro e alzeranno le tariffe (così come è successo per le altre energie) puntando tutto al profitto. Pertanto è più un voto contro che un voto per. In ogni caso andrò per impedirne la liberalizzazione, pur continuando informazione e lotta che vadano verso una gestione non statale, ma civica, totalmente partecipata ed orizzontale di questo bene fondamentale per la vita della terra.

Punto quattro, legittimo impedimento, voterò Si per evitare l'impunità delle cariche più alte dello stato, non tanto per agitare le manette al cielo, quanto perché parafrasando una canzone di de André “prima cambiarono il giudice, subito dopo la legge” sembra avverarsi questo percorso, non tanto per un individualista anarchico come nella canzone quanto per persone senza scrupoli oramai totalmente al di sopra di tutti/e che dicono, scelgono e fanno a loro piacimento, bisogna abbattere il sistema, intanto andando a votare Si, spero, s'impedisca che degeneri ulteriormente.

 

MORENO

 

 

 

 

 

 

Sono contro il Nucleare, la Privatizzazione dell’acqua ed il Legittimo Impedimento però non andrò a votare nel referendum del 12 e del 13 giugno per i seguenti motivi:

Anche se si dovessero vincere i referendum e quindi arrivare all’abrogazione delle norme messe a votazione, il governo ha sempre la facoltà di fare nuove leggi che non rispettano l’esito referendario. L’esempio più eclatante è stato il Referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, effettuato nel 1993, vinto al 90,3%, ma completamente reintrodotto.

 

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Non vado a votare perché non ho più nessuna fiducia in queste istituzioni né nella classe politica.

Attualmente c’è un fortissimo distacco tra la crisi totale della società e la gente che non ne prende coscienza. Vive ancora nei sogni, tranne momenti di sussulto, come è avvenuto il 23/5/11 con l’assalto al comune di Castellammare di Stabia da parte dei lavoratori della Fincantieri. Il fatto di non andare a votare, secondo me, contribuisce a svegliarla ed a toglierle l’illusione che, delegando, gli altri le possano risolvere i propri problemi.

L’Istituto del Referendum, pur facendo parte della Democrazia Diretta, detta comunemente Democrazia Proletaria o Democrazia di Base, è stato svuotato dal potere borghese del suo contenuto principale, cioè del suo potere decisionale e ridotto di fatto a momento consultivo, come ho spiegato nel 1° punto. Il referendum, per avere piena applicazione e validità, ha bisogno di una società in cui i cittadini siano realmente tutti uguali, non solo politicamente nel diritto al voto, ma anche economicamente e socialmente. Attualmente è una farsa, ad uso e consumo del potere.

Condivido pienamente lo spirito del Movimento degli Indignati spagnoli espresso nei seguenti loro slogan: “Democrazia Reale Ora!” – “Il problema è il Sistema!” – “Non siamo né di Destra né di Sinistra, Sono idee superate!” – “I nostri sogni non entrano nelle vostre urne!”.

A tutti coloro che andranno a votare, anche se non va la mia condivisione politica, vanno tutto il mio rispetto ed affetto umano.

ANTONIO

 

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IL COUNSELING FILOSOFICO.... UNA RICERCA DI SENSO

Lorenza Pelagatti

 

 

Nella nostra epoca l’umanità è sempre più impegnata a misurarsi con la differenza e con la diversità rappresentata dalla pluralità di sistemi di valori che inevitabilmente vengono a confronto nel nostro vivere quotidiano, sia a livello di rapporti tra Nazioni, sia tra le diverse culture e sub-culture locali e sia tra le diverse generazioni sempre più distanti tra loro. Il disagio diventa così diffuso e trasversale a tutte le fasce d’età, non più identificabile solo con una particolare fascia d’età quale quella giovanile.

Ne deriva una condizione di fragilità che viene definita , modernità liquida, dal sociologo Bauman secondo il quale gli individui si muovono in una realtà non strutturata, fluida, alla ricerca incessante di una propria identità, in uno scenario di estrema precarietà, caratteristica ormai della nostra vita contemporanea.

Nella società attuale le forme di disagio interessano diverse categorie di persone: le donne, gli anziani, le famiglie, i bambini, gli adolescenti e gli immigrati. Tale condizione può essere definita disagio esistenziale, da intendersi come perdita del significato per la propria vita, noia di vivere, vuoto esistenziale.

L’uomo d’oggi ha perso la sua identità perché i miti del benessere economico e della tecnologia sono crollati e nello stesso tempo sono entrati in crisi i valori tradizionali e le ideologie, che nei decenni precedenti avevano rappresentato delle sicurezze.

Questi fenomeni sociali influenzano soprattutto i giovani che si trovano a vivere una

condizione di perdita di senso della propria esistenza e di precarietà assoluta. Essi non riescono a scegliere i valori di riferimento, a porsi obiettivi a breve e lungo termine e a valutare le conseguenze delle loro scelte. Gli atteggiamenti malsani che i giovani possono assumere sono: il conformismo, il vittimismo, l’isolamento, il fatalismo, l’aggressività, la fuga nella fantasia e la reattività.

Anche i non più giovani non riescono ad orientarsi in questo periodo di confusione e di perdita di riferimenti che possano dirigere le loro vite, spesso rese complicate anche da pesanti difficoltà economiche.

Il disagio negli adulti può manifestarsi quando si trovano a dover affrontare un lutto, una separazione o anche semplicemente il pensionamento. Questi periodi di transizione sono momenti di crisi in cui le persone si trovano a dover riorganizzare la propria vita e anche a cercare un nuovo senso della propria esistenza.

In ogni essere umano ed in particolare nei giovani è presente l’esigenza di una “visione del mondo”, di “una filosofia personale” e di un linguaggio in cui esprimerli. Questo bisogno altro non è che la ricerca di senso della vita, che non è unico ed universale, ma si articola in infinite forme differenti: è un cercare continuo che non si compie mai in forme definitive. Il filosofo Bergson lo definisce slancio vitale: il tendere verso l’avanti per la realizzazione di cose e progetti. A volte tale slancio rischia di spegnersi e quindi subentrano angoscia, depressione e malessere.

La costruzione del disegno esistenziale, dei valori e delle certezze che lo compongono, è uno dei compiti di chi si occupa della salute psichica ed in particolare del counseling filosofico.

Il counseling filosofico è uno strumento che permette a quanti operano per il benessere psicologico delle persone di prendersi cura dell’altro attraverso l’ascolto, l’empatia e il dialogo.

Si tratta quindi di una relazione di aiuto attraverso la quale la persona in difficoltà trova un sostegno e ha la possibilità di seguire un percorso che le permetta di trovare le risorse dentro di sé per superare il momento di crisi. Il counseling è una pratica adatta a tutte le fasce d’età, ed è anche rivolta a coloro i quali desiderano semplicemente riflettere su se stessi e conoscersi meglio.

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Nei riguardi di quelle persone che hanno problematiche a carattere psicopatologico il counseling non può avere un funzione terapeutica, può però svolgere una funzione di prima accoglienza e di orientamento verso specialisti del settore (psichiatri e psicoterapeuti).

Uno dei maggiori esponenti della consulenza filosofica Ran Lahav ritiene che i dilemmi personali possono essere considerati come espressioni implicite della “filosofia personale” dell’individuo e che vari e aspetti della vita quotidiana possono essere interpretati come esprimenti visioni di se stessi e del mondo. Le azioni le scelte e le speranze di un individuo rappresentano la concezione che egli ha di sé e del senso della vita, la sua visione del mondo.

In base a questi presupposti Lahav afferma che “questa idea può essere denominata principio dell’interpretazione della visione del mondo : essa implica che la vita quotidiana con i problemi che essa comporta, diventa un potenziale oggetto del filosofare, dato che esprime una concezione del mondo, della vita, del sé, della moralità un modo di vivere che si presta alla riflessione, all’argomentazione e all’analisi filosofiche”.

Il counseling filosofico a differenza della psicoterapia che si occupa della dimensione profonda della psiche del paziente e quindi alla conoscenza della sua dimensione interna, ricostruendo la visione del mondo del paziente lo stimola ad aprirsi all’esterno. Il portare il consultante all’esterno e uno dei temi più profondi di Lahav, perché è strettamente legata alla saggezza che nella sua visione è l’obiettivo principale della consulenza filosofica.

Quando Lahav si trova a dare una definizione di consulenza filosofica ricorre spesso a parole come “ampliare”, “allargare”, “estendere”, nel senso che il compito del counselor deve essere quello di aiutare il consultante a vedere punti di vista diversi sul problema o sull’aspetto della vita su cui si è concentrata la sua attenzione.

Achenbach uno dei fondatori della consulenza filosofica in Europa afferma che l’esperienza comune a tutti noi, di non riuscire a vedere un problema che in una sola prospettiva, cosa che di norma ci fa credere di essere senza via d’uscita, caso tipico della consulenza filosofica, che attraverso la riflessione “il secondo pensare”, aiuta l’individuo ad “aprire il pensiero” e a vedere aspetti nuovi e nuove prospettive del pensiero.

La persona che sceglie di svolgere un percorso di counseling filosofico ha, quindi,

l’opportunità di acquisire consapevolezza della propria visione del mondo, ma anche di confrontarla e aprirsi ad altre visioni del mondo. Questo percorso è una ricerca di autenticità che può condurre come direbbe C.R. Rogers ad “essere quello che veramente si è”, in questo modo l’individuo capace di accettare la propria esperienza sarà anche in grado di accettare quella degli altri, di vivere in modo creativo non conformista e di essere aperto nei confronti del mondo e fiducioso nell’allacciare nuove relazioni con l’ambiente.

L’autenticità è un tema centrale della filosofia socratica, infatti Socrate è stato il primo filosofo dopo i sofisti a mettere al centro della conoscenza l’uomo che ha il compito di ricercare la verità e quindi di definire le virtù necessarie per la sua esistenza. Tuttavia la ricerca della verità non può soltanto limitarsi ad una riflessione astratta sui valori e i principi, ma deve ricavare tali principi e valori dalla vita reale dell’uomo. Non a caso il motto filosofico che meglio rappresenta la filosofia socratica è appunto “Conosci te stesso”, intendendo dire che non ci può essere una conoscenza autentica del mondo senza partire da se stessi.

La consulenza filosofica può essere, quindi, uno strumento utile per quelle persone che desiderano comprendere meglio se stessi e la propria visione del mondo,confrontandola con altre, ma anche ricercare la saggezza e dare un senso profondo alla propria esistenza.

 

 

 

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La guerra criminale contro la Libia

 

RICUSO CHI MI GOVERNA

 

Non occorre rifarsi a troppi fatti né a troppa erudizione per comprendere che la guerra contro la Libia rientra fra le più orrende criminalità del nostro tempo. Non ho tempo di fare ulteriori ricerche. Scrivo di getto secondo la voce della mia coscienza e la reazione emotiva, che si prova quando si vede torturare un bambino. Anzitutto va chiarito che la decisione dell'ONU - già responsabile, per fare un esempio, dell'aggressione e del massacro dell'Iraq - non è bocca di verità. Anzi, è forse l'esatto contrario se solo, nata per mantenere la pace, da tempo delibera solo azioni di guerra e nel senso che fa più comodo alla criminocrazia USA (un'immensa fogna a cielo aperto), come la legittimazione della depredazione del territorio palestinese da parte di una cricca di terroristi sionisti, poi travestitisi della pelle di agnello.

 

1) Né ONU né NATO sono preposte a fare da giudici e giustizieri di eventuali capi di Stato indegni, altrimenti sarebbero già dovuti intervenire in Italia per liberarci da quella masnada di avventurieri che conosciamo. Tuttavia, risulta non provata la carneficina che Gheddafi avrebbe prodotta sparando contro il proprio stesso popolo.

Probabilmente è la solita balla da sfruttare per demonizzare la vittima di turno da fare scomparire e possibilmenre uccidere, esattamente come è avvenuto con Saddam, accusato di detenere armi di distruzioni di massa, come se, tutto sommato, non ne avrebbe avuto il diritto anche lui, se si pensa che le più potenti armi di distruzione di massa sono in possesso proprio degli USA (e probabilmente di altri potenze come la Francia, la Gran Bretagna, la Cina e la Russia). Saddam era certamente molto meno criminale dei supercriminali a piede libero Bush, padre e figlio, emblemi della fogna suddetta e il suo regime rispettava i diritti naturali più di quanto non facciano gli USA, al cui interno esiste perfino un pezzo di Terzo Mondo e non occorre aggiungere altro. Balla è la missione umanitaria in difesa dei civili e credo che i nipotini di Gheddafi non indossassero la divisa militare!

 

2) Gheddafi ha fatto da un'accozzaglia di tribù un popolo per la prima volta. Ha costruito enormi infrastrutture come autostrade e perfino un acquedotto sotto la sabbia del deserto per portare l'acqua alle tribù più lontane. Ha incrementato l'industria del petrolio e lo scambio commerciale con l'estero. Ha quasi raggiunto il 100% dell'alfabetizzazione, ha costruito innumeri università, ha dotato il suo popolo di un tenore di vita probabilmente superiore a quello nostro. Della piccola Tripoli (che io conosco bene) si dice che abbia fatto una metropoli. Ha portato l'aspettativa di vita da una media di circa 40 anni ad oltre settant'anni. E così via...

 

3) Con Gheddafi esisteva un patto di pace fra il suo paese e il nostro a cui riservava un trattamento di maggiore riguardo.

 

4) Gheddafi non ha aggredito il nostro paese, quindi nessun diritto di autodifesa può essere accampato.

 

 

 

 

 

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5) Gheddafi ha diritto di difendersi - come ogni Stato - da insurrezioni armate Si tratta probabilmente di un gruppo di sobillati, prezzolati ed illusi da chi ha interesse di mirare ai pozzi di petrolio e al tesoro aureo di Gheddafi, esattamente come l'avrebbe il nostro Stato se i sicilianisti (ed io potrei essere uno di questi), con maggiori motivazioni, si ergessero contro il potere centrale, il cui esercito verrebbe scagliato - legittimamente - contro gli stessi. Non si può escludere che tra gli insorti una buona parte della responsabilità spetti al nipote di re Idris il primo , speranzoso di rimettere in sesto la distrutta dinastia dei Senussiti di Bengasi, parassiti come tutti o quasi i monarchi. Non vedo proprio perché la stessa logica di potere non debba valere anche per gli alttri Stati.

 

6) Gheddafi si è detto disposto a trattare pure essendo dalla parte della ragione e ciononostante l'aggressione non ha fine, come se già in partenza non fosse contraria a tutte le convenzioni internazionli oltreché all 'imperativo categorico della coscienza.

Per di più, per l'talia l'aggressione, per giunta senza la normale dichiarazione di guerra, dopo esperiti tutti i tentativi di componimento pacifico di eventuali controversie, è totalmente contraria all'art. 11 della Costituzione, che per i responsabili semplicenmemente è come se non esistesse (del resto, come anche la Costituzione nel suo insieme).

 

7) Così stando le cose, ritengo i responsabili dell'aggressione allo Stato autonomo ed amico della Libia - da Washington a Bruxelles a Roma - dei criminali della peggiore specie.

 

8) Con l'uccisione di un figlio di Gheddafi e dei suoi tre bambini, i raid italiani, targati NATO (altro che mafia!), persistenti, avrebbero dovuto cessare ma i responsabili preferiscono confermare le azioni criminali fra le più repellenti.

 

9) Sono padre e vecchio, ho perso recentemente una figlia. So che significa per un genitore essere privato di un figlio e di tre nipotini, pluriomicidio che certamente viene recepito come una vittoria da parte di novelli barbari alla Gengis Khan.

Solidarizzo con Gheddafi, che può avere torti personali ma estranei a questo conflitto, ed esprimo tutto il mio senso di schifio a coloro che indegnamente mi rappresentano in un'operazione così al di sotto di ogni livello subumano.

 

Con osservanza di ogni maledizione, il cittadino 82enne Carmelo R. Viola

 

 

 

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Oggi manca un Pensiero di Rottura, cioè l’Antitesi alla società esistente!

 

LA MORALE UMANITARIA

(Quarta Parte)

 

 

 

Non bisogna dimenticare che la Borghesia è stata una classe rivoluzionaria nella Storia, che ha svolto un ruolo progressista nel passaggio dal Medio Evo al Capitalismo. La cultura borghese, con la propria mentalità opportunista-marxiana, cioè di prendere ciò che le fa comodo di Marx con il fine di legittimare il proprio potere, ne ha accettato l’interpretazione materialista della Storia. Però fino ad oggi, cioè fino all’avvento al potere della propria classe borghese. Ha rifiutato e respinge violentemente il passaggio dal capitalismo al socialismo, analizzato e previsto da Marx. Di conseguenza è ritornata idealista-hegeliana in quanto accetta per il passato la spiegazione dialettica dell’evoluzione della storia attraverso la tesi-l’antitesi e la sintesi ma, dal momento che comanda lei, teorizza che il progresso può avvenire soltanto attraverso lo sviluppo della tesi, cioè con il permanere della sua classe al comando del pianeta fino all’eternità. Una utopia totale! Come si può vedere dai programmi televisivi sugli avvenimenti storici ciò la porta a dover fare un lavoro di profondo revisionismo reazionario-oscurantista-astratto, riducendo i fatti storici a favolette insensate. Per far passare questa linea nelle masse fino all’eternità, cioè tanto quanto prevede la durata del proprio potere, ha bisogno di riportare l’uomo e la donna ad un livello di coscienza e di ignoranza di tipo medioevale. Per portare avanti questo progetto ha bisogno dell’appoggio delle varie chiese perché il suo potere lo fa derivare dall’alto dei cieli e non dal basso, dall’appoggio del popolo. Di fatto è il pensiero unico e la dittatura mondiale con cui ci opprimono tutti i giorni, mentre sparlano sulla democrazia e le guerre umanitarie. Un simile progetto è una vera PAZZIA!

Nella maggioranza delle masse del mondo c’è una coscienza borghese, nel senso che sono i valori egoisti ed individualisti a prevalere nel comportamento quotidiano. Si ragiona come il borghese pur avendo il portafoglio del povero. E’ una contraddizione che crea tantissimi problemi e rovina la vita a tantissime persone. Però questa coscienza è in evoluzione ed è destinata a scomparire perché si vanno accumulando i fattori che porteranno al suo cambiamento. Uno di questi è dato dalle difficoltà della borghesia stessa che passa da una crisi all’altra creando una forte instabilità nel potere; l’altro è l’impoverimento generale e mondiale dei popoli che crea scontento e sfiducia nelle istituzioni del potere e, quindi, ne diminuisce la forza e la credibilità; un altro fattore è la ribellione della natura: essa rifiuta e rigetta tutta la scienza che è contro-natura, che la vuole distruggere. Da qui la sua “rivoluzione naturale”. Essa è già iniziata e continuerà buttando all’aria tutto questo mondo artificiale insensato illogico e dannoso, e costringerà l’uomo e la donna a seguirla. Sono questi nuovi fattori che stanno cambiando la coscienza delle masse. Per cui il secondo 50% del materialismo-dialettico, “la coscienza crea l’esistenza!”, è un processo già iniziato, fatto proprio dall’avanguardia che già si muove spinta dalla coscienza e non dal bisogno economico. Di conseguenza accetta di soffrire, fare la fame, affrontare la morte per raggiungere l’ideale di una società umanamente migliore per tutti.

Così va visto il momento attuale, in forma transitoria e destinato a scomparire, naturalmente non dall’oggi al domani. Però, a mio avviso, bisogna mettersi bene in mente che né l’Italia né il mondo possono seguitare ad andare avanti così. Si vive in una società corrotta e decadente, in cui la morale dominante è quella consumista dell’usa e getta. Così si tende a fare anche tra le persone. C’è un grosso regresso nei rapporti umani che ha portato all’aumento della violenza, dell’immoralità e della solitudine delle persone. La solitudine ormai è diventata una malattia, non più un momento di tristezza che passa.

Il Dio Denaro è affiancato da un Dio gemello: il Dio Merce. La globalizzazione delle merci, con la sua circolazione da una parte all’altra del pianeta, è diventata un avvenimento al di sopra di ogni altro. L’assassinio di centinaia di migliaia di Iracheni e la distruzione di una intera nazione per permettere

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agli americani ed ai paesi della NATO di conquistare questo Paese, diventano una piccolezza insignificante a cui i mass media non danno nessuna importanza, tanto che nemmeno ne parlano. Questa è la morale della classe borghese di oggi, basata sui principi neo-liberisti, che ormai non ha più niente a che vedere con la morale ed i principi liberali del libero scambio e della Democrazia Borghese dell’Ottocento. La morale neo-liberista è la più spietata e crudele che la storia umana abbia mai conosciuta.

Lev Trotsky da molta importanza alla morale, tanto che gli dedica uno scritto molto attuale, intitolato “La loro morale e la nostra”, De Donato Editore. La pag. 20 inizia con una introduzione:

“...la nozione stessa di morale sorge soltanto in un ambiente diviso dagli antagonismi sociali, vale a dire nella società suddivisa in classi.”, poi continua: “La classe dominante impone i suoi fini alla società e l’abitua a considerare come immorali i mezzi che si oppongono a tali fini. Tale è la missione essenziale della morale ufficiale. Essa persegue lo scopo della ‘più grande felicità possibile’ non del più grande numero, ma di una minoranza tuttavia decrescente. Un regime siffatto, fondato sulla sola costrizione, non durerebbe una settimana. Gli è indispensabile il cemento dell’etica. La fabbricazione di questo cemento tocca ai teorici e ai moralisti piccolo-borghesi. Essi possono sciorinare tutti i colori dell’arcobaleno; tirate le somme, essi non sono che gli apostoli dello schiavismo e della sottomissione”. E’ stato scritto nel 1938, il termine ‘piccolo-borghese’ è caduto in disuso ed è stato sostituito con ‘ceto medio’, per il resto è chiarissimo ed attualissimo. Oggi manca un “Pensiero di rottura” e quindi una morale di rottura nei confronti del potere istituzionale in quanto la grandissima maggioranza della classe intellettuale è asservita al potere e svolge la funzione di “apostoli dello schiavismo e della sottomissione”. Io parlo di “Pensiero di rottura”, che non è altro che l”Antitesi” a livello di pensiero alla società esistente. Non c’è nemmeno nelle minoranze. Esiste soltanto a livello di piccoli gruppi.

Questa è la vera crisi. Da affrontare e da risolvere perché senza di esso, si potranno fare tutte le manifestazioni e le ribellioni possibili ed immaginabili, ma alla fine si riproporrà sempre una società divisa in classi, tra sfruttati e sfruttatori, diversa soltanto nella forma. La morale ufficiale considera un ‘bravo lavoratore’ colui che accetta i turni di 10 ore alla FIAT, che lavora 10-12 ore al giorno con un salario da fame, e sono milioni in Italia, il lavoratore che non protesta, tutta umiltà e sottomissione, dedito soltanto alla propria famiglia ed a se stesso. Se poi perde il lavoro oppure i figli non mangiano, oppure la propria famiglia si sconquassa sotto la pressione della crisi e della immoralità borghese, non ha nessuna importanza. L’importante è tacere e non ribellarsi. Fa tanto ricordare il motto fascista: tacere-obbedire-combattere. Se continua così arriverà anche il combattere. Tutto questo avviene con l’avallo e la benedizione della Chiesa e viene considerato normale. Rappresenta la morale normale del bravo lavoratore mentre non è altro che la morale normale del bravo schiavo, da ripudiare totalmente.

Chi è il bravo nella situazione di oggi? Chi può essere considerato normale? Secondo me soltanto colui che si ribella e rivoluziona l’esistente a beneficio di tutti. La sensibilità sentimentale e la morale umanitaria sono indispensabili per stimolare ed accompagnare questo processo. Questa sensibilità, se andiamo tra la gente, possiamo vedere che purtroppo esiste molto poco, patrimonio di una minoranza. Questa è la vera crisi. Questo è il vero problema da risolvere. Purtroppo c’è un movimento tra la gente, favorito dal potere, che tende a far passare tutto per normale, ad accettare qualsiasi cosa come la crisi, gli imbrogli, l’immoralità e la guerra. Non c’è un grosso scoppio di indignazione, di rifiuto, di protesta da parte degli Italiani. Per ora! L’Egitto e la Libia insegnano: quello che non è successo in 30-40 anni, è avvenuto in pochi giorni. Gli Egiziani hanno detto: Adesso basta! Come hanno fatto gli Zapatisti messicani nel 1994! Ci vuole tempo per rovesciare un regime perché le persone, prima di farlo materialmente, lo devono fare interiormente, rovesciando la propria morale ed il proprio pensiero. Se Mubarak ha potuto fare il dittatore, non è stato un caso. Ciò è dovuto al fatto che la maggioranza del popolo glie lo ha permesso e ne ha condiviso i valori e la morale, altrimenti questo fatto storico non poteva prodursi.

 

5/3/11                                                                                                                                  Antonio Mucci

 

(Continua nel prossimo numero)

 

 

 

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Dopo la cura è morto il cavallo.

Tonino D’Orazio. 5 giugno 2011

 

 

Trichet, presidente della BCE, continua a sottolineare una ripresa dell'occupazione in atto nell'insieme dell'Eurozona, ma che comunque la situazione è ancora molto critica, nonostante le

misure prese per rafforzare le banche e il sistema finanziario. «Per rafforzare la crescita e aumentare i livelli di occupazione bisogna andare avanti con il risanamento dei conti pubblici e le riforme strutturali. E questo, comunque, vale per tutti i Paesi, senza eccezione». Insomma continuare le privatizzazioni, le cartolarizzazioni, abbattere sempre più il sistema sociale europeo. Intanto l’aumento del tasso di interesse di un quarto di punto si traduce in termini bancari reali nel 2%.

Secondo il Codacons «produrrà una stangata per le famiglie italiane con un mutuo a tasso variabile, mediamente pari a 204 euro all'anno, pari 17 euro al mese e metterà in difficoltà con il pagamento delle rate almeno 30.000 famiglie ». La colpa è dei governi europei che non hanno preso misure antinflazionistiche di politica fiscale, demandando alla sola politica monetaria il controllo dei prezzi.

Niente da fare. Il presidente dell'Ecofin, il ministro ungherese Matolcsy Gyorgy insiste affinché tutti gli Stati membri debbano proseguire con le riforme strutturali per eliminare gli squilibri macroeconomici e per creare crescita e occupazione. Dopo dieci anni di questa tiritera, con i risultati che abbiamo davanti agli occhi, della perdita dei posti di lavoro e della disoccupazione in aumento in Europa, la presa in giro va avanti.

Non poteva mancare la Bce, che anche dopo il rialzo dei tassi d’interesse, indica che la politica monetaria continua «a sostenere in misura considerevole l'attività economica e la creazione di posti di lavoro».

Eppure l’esempio della Grecia, dopo quello oscurato della Lituania, è davanti agli occhi di tutti. Standard and Poor's ha deciso di tagliare il rating sovrano sul debito a lungo termine della Grecia da 'BB-' a 'B'e lo lascia in Creditwatch negativo. Il rating, che era già sceso a livello spazzatura, viene ulteriormente ribassato per il timore di una ristrutturazione del debito, come la Bce sta prevedendo. Standard & Poor's si dice addirittura contraria alle nuove agevolazioni che la commissione europea sta valutando per la Grecia. Quando si dice che l’affondo della moneta europea proviene proprio da strutture americane di rating (che non sono nelle migliori condizioni morali per dare lezioni) che alla fine aiutano la speculazione internazionale e l’attacco ai paesi in difficoltà, sembra rivelare un segreto di stato. Malgrado in Grecia abbiano tagliato tutto, dagli stipendi, alla scuola, alla sanità, insomma alla civiltà di un paese. E come d’abitudine nella storia recente sono operazioni che fanno fare alla sinistra europea. Ecco perché si può considerare che l’oligarchia finanziaria mondiale sia nascosta, ma non troppo, in S&P's e rappresenti sempre un "giudizio politico" e un riaffermare il pensiero unico neoliberista nello sfruttamento e nell’accumulazione della ricchezza per i propri “investitori”.

Un altro esempio. La scorsa settimana l’emissione di titoli “europei” destinati a finanziare il supporto al governo portoghese è stato un successo. Questa collocazione, per € 4,75 miliardi di titoli decennali, ha ricevuto una domanda talmente elevata che l’offerta è stata assorbita in meno di due ore. Un segnale molto forte di fiducia nell’emittente “Europa”, ma un segnale che non ha ricevuto la stessa attenzione che ricevono le cosiddette “agenzie di rating” e i loro attacchi sistematici all’euro e alla sua solidità.

Ma anche se la Grecia abbandonasse l’euro, opzione sempre più “ventilata” e colpo mortale per una Unione fondata solo sul denaro e sull’autonomia delle banche, che purtroppo abbiamo visto all’opera in questi anni di crisi, non riuscirebbe più a ricostruire un tessuto sociale di natura progressista. Le distruzioni dello stato sociale, vanto storico delle conquiste in quest’area del mondo, sembrano strutturali e non recuperabili. La distruzione è semplice e scientifica. Tutti avevano capito che la Grecia non sarebbe stata in grado di evitare la ristrutturazione del proprio

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debito pubblico, e la cura da cavallo, fatta solo di tagli, di privatizzazioni ecc.., politica con la quale il Fmi ha tenuto sotto scacco quasi tutti i paesi del mondo, lasciano pensare che il default sia solo una questione di tempo. Si capiva che il meccanismo, utilizzato anche per Irlanda e Portogallo, di ristrutturazione del debito in tempi brevi, gli “investitori” devono rientrare presto in possesso del capitale e degli interessi, non avrebbe portato a nulla se non ad affossarli ulteriormente, tenerli sotto scacco e ridurre, obiettivo politico generale del pensiero unico, qualsiasi possibilità di vita del loro welfare. Si tratta di rimborsare costi insostenibili poiché i titoli di Stato greci, i tassi a due anni, sono saliti oltre il 20%, quelli a dieci hanno raggiunto il 14,65%. Il piano di risanamento concordato con Ue e Fmi prevede che la Grecia, a partire dal 2012, torni a raccogliere denaro con l'emissione di obbligazioni di stato, ma con questi tassi l'obiettivo e' praticamente impossibile. A quanto dovrebbe salire il Pil annuale della Grecia solo per rimborsare? E se si riduce e si taglia la produzione, unica a produrre ricchezza, con che si rimborsa ? Non ci voleva molto per capire che la Grecia andava aiutata con prestiti a tassi che fossero almeno pari - molto meglio se inferiori - a quelli medi praticati nell'Eurozona. Invece si è fatto il contrario, visto che le banche, quelle tedesche in testa, sulle disgrazie greche volevano a tutti i costi guadagnarci. E’ una Europa della competizione ragazzi, non della solidarietà!

Infatti il presidente europeo Van Rompuy dice: "Faremo di tutto per evitare il fallimento della Grecia. Priorità è la stabilità finanziaria dell'eurozona", a condizione però che il governo di Atene prenda "tutte le misure e faccia tutte le riforme necessarie per rispettare gli obiettivi di bilancio". E cioè ? Fin dove si può impoverire una popolazione già così mal ridotta? Entro l'estate taglio di 200

mila posti di lavoro nel settore pubblico, più due ore settimanali in più per quelli che rimangono.

Infatti vengono di nuovo prestati 60 miliardi di euro, ma con lo stesso errore di fondo.

“La troika”, cioè la combinazione di istituzioni internazionali – il Fondo Monetario Internazionale, sovranazionali – la Banca Centrale Europea, e di quell’organo esecutivo prigioniero di ventisette governi nazionali europei – la Commissione U.E. La settimana scorsa esse hanno inasprito la propria posizione, hanno messo in dubbio il processo di privatizzazione lanciato dal governo greco e la sua competenza a gestirne il processo. Queste istituzioni hanno la responsabilità di aver lanciato l’economia greca in una recessione violenta, dalla quale il paese non potrà riprendersi se lasciato a se stesso. La logica che viene usata nell’affrontare la crisi “greca” è ridicola, se la situazione non fosse drammatica. E’ difficile capire che ci vuole un piano di investimenti produttivi nei paesi in difficoltà, così come è già stato fatto per la Germania dell’Est e per altri paesi ex sovietici ? O fare come i tanto decantati Stati Uniti la cui banca centrale ha comperato ogni sorta di titoli tossici per salvare il proprio sistema bancario e la sua economia produttiva?

La “terapia” attuale non ha il consenso delle organizzazioni sindacali. Definiscono, in un congresso di metà maggio della Confederazione Europea dei Sindacati proprio a Atene, un “errore la terapia shock imposta dal Fondo monetario internazionale. La medicina è peggio della malattia". La recessione "si cura solo con lo sviluppo e con la redistribuzione della ricchezza", affermano e

assicurano che la protesta non si ferma. "Noi resisteremo e lotteremo tutti insieme contro questo ritorno al Medioevo che ci viene imposto". La protesta degli "indignados" non è più "un'esclusiva" spagnola. A piazza Syntagma, ad Atene, davanti al Parlamento greco, migliaia di persone, soprattutto giovani, presidiano la piazza. Proteste simili, inspirate e costruite attraverso i social network, si registrano anche in altri centri della Grecia.Non c'è un vero tema centrale nella protesta degli indignati greci e non c'è un'organizzazione tradizionale, partito o sindacato, alla base del movimento. Forse non si fidano. Ma la rabbia e l'indignazione delle giovani e dei giovani ellenici sono rivolte soprattutto contro le misure di austerità sempre più pesanti e, come accade anche in Spagna e in Portogallo, contro la classe politica.

Il dilemma politico viene posto proprio dall’esponente del Pasok attualmente al governo, la commissaria europea alla pesca Maria Damanaki, che o si trova un accordo con i creditori in modo che il programma di duri sacrifici abbia effetto e risultati o si torna alla dracma. Possibilità sostenuta al 50% da Paul Krugman, economista premio Nobel. Sarebbe la fine del famoso Trattato di Lisbona, quello accettato “senza possibile alternativa” sul libero mercato invece che sull’unità politica dei popoli dell’Europa. Come dire che la politica riprenda il sopravvento, se può. Avremmo molto da perdere o da continuare a “guadagnarci” ?

 

 

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Non solo il Lodo Alfano

 

Quale uguaglianza davanti alla Legge?

 

Carmelo R. Viola

 

 

 

La Corte Costituzionale, dichiarando l’incostituzionalità del Lodo Alfano, ha certamente inferto un colpo allo strapotere di Berlusconi, ristabilendo l’uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge, come vuole la carta costituzionale. Tuttavia, bisogna aggiungere che tale affermazione è ambigua perché lascia pensare ad una preesistente vera uguaglianza giuridica dei cittadini. Con l’abolizione del Lodo Alfano semplicemente decade un privilegio a favore delle prime quattro più alte cariche dello Stato: che non potessero essere perseguiti coloro che le ricoprono per tutta la durata del mandato. Ora, i titolari di tali cariche possono ricevere avvisi di garanzia, essere indagati e processati come ogni altro cittadino della Repubblica. Ma l’uguaglianza dei cittadini – di tutti nessuno escluso – davanti al potere giudiziario è un’altra cosa. Limitandoci al nostro Paese, possiamo affermare che essa non è mai esistita: non può essere ripristinata una situazione che non è mai esistita.

E’ semplicemente fuori luogo parlare di uguaglianza all’interno di un sistema – quello capital-liberista, che è strutturalmente fatto di differenze – dove il movente immediato di ogni soggetto è quello di conquistare un potere (di acquisto e di sussistenza) sempre maggiore, quindi quello di superare sempre qualcuno, come vuole appunto la competitività, su cui insiste fino alla nausea ogni economista che si rispetti e che sia in vena di fare raccomandazioni agli imprenditori in difficoltà.

La centralità del tema in discussione non è l’agonismo para-animale – modalità conduttrice del comportamento economico-capitalistico (meglio “predonomico”) ma il sistema di poteri molto differenziati che ne deriva, e a cui si suole attribuire un’uguaglianza davanti alla legge solo in forza di un articolo della Costituzione. Il fatto è che non ci rendiamo conto che non si tratta di un’uguaglianza effettiva ma solo formale e nominale.

Lo Stato liberale – erroneamente detto “di diritto”, erroneamente perché non assicura il rispetto dei diritti naturali – ha superato la schiavitù e le stratificazioni feudali, l’ultima delle quali (quella della servitù della gleba) somigliava molto alla schiavitù – ma non ha liberato e integralmente la generalità degli uomini. Esso ha distribuito la libertà in misura molto variegata, ovvero dandone poca a molti e molta a pochi, addirittura niente ad alcuni.

La formula “libertà-fraternità-ugualianza” – a cui si pensa come ad una curiosità storica – è, al contrario, un trinomio perennemente attuale, che va letto con il rigore della scienza matematica ovvero considerando ogni fattore come interattivo e complementare rispetto agli altri due. Il che significa che nessuno dei tre fattori può essere considerato avulso dagli altri due, a sé stante – nel qual caso perde il significato autentico per assumerne uno puramente vacuo, appunto perché fra quei tre valori vige un rapporto di complementarità e quindi di interdipendenza.

Una libertà, distribuita in quantità varia, cioè senza uguaglianza, è concorrenza e conflittualità. E’ la libertà “liberale” del sistema vigente, che diventa più categorica nella versione “liberista”, che dà a ciascuno un potere diverso in dipendenze dell’eredità, dei beni della famiglia di origine, della propria capacità e della fortuna.

 

 

 

 

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E’ evidente che in un contesto a poteri diversificati non possa vigere un’uguaglianza. Siamo arrivati ad una tautologia: ad un insieme di poteri disuguali non corrisponde alcun tipo di uguaglianza. E poiché parliamo di uguaglianza davanti alla Legge, l’esempio dimostrativo è semplicissimo. Sarò uguale a tutti gli altri perché devo ubbidire alle stesse leggi ma se le leggi comportano oneri di ordine monetario, io non potrò farlo come quelli che hanno più soldi di me o non potrò farlo affatto. Sarò uguale a tutti gli altri perché ho la possibilità teorica di rivolgermi alla magistratura per far valere le mie ragioni e per tutelare i miei interessi o per difendermi da un danno o da un’offesa, ma il mio potere di difesa è strettamente correlato al mio potere economico. E’ possibile che io non sia in condizione di sostenere le sole “spese di approccio” al potere giudiziario mentre il mio avversario, ricco e magari intrigato con amicizie potenti, può essere difeso da uno o più prìncipi del foro e ridurmi al silenzio e fare punire me, l’offeso, come l’offensore, rovinarmi letteralmente anche se sono dalla parte della ragione.

Questo significa che l’uguaglianza, di cui si parla, semplicemente non esiste. E’ un’illusione. Un flatus vocis. Non può esistere uguaglianza avulsa dalla libertà che è, nel caso specifico, il potere e il potere di autodifesa. Possiamo dire che non c’è uguaglianza davanti alla Legge se non c’è uguaglianza davanti alla vita. Giriamola come vogliamo la questione sociale: ci ritroviamo sempre alla trilogia francese. Questa ci porta al socialismo mentre la pratica di un solo fattore preso a sé stante ci porta al sistema che siamo, dove l’uguaglianza è solo un miraggio, se è vero che non si possa essere “più uguali di altri”. Perciò, bene ha fatto la Corte Costituzionale a bocciare il privilegio del Lodo Alfano, ma l’uguaglianza davanti alla Legge – di tutti e di ciascuno – ha bisogno di ben altro.

E per finire vediamo che la stessa cosa succede con il terzo fattore, che abbiamo lasciato da canto come superfluo: la fratellanza. La quale, praticata come valore a sé stante, ci dà l’elemosina e il volontariato umanitario, che indiscutibilmente fanno del bene “immediato” ma, fuori della libertà e dell’uguaglianza - strano a dirsi ma vero – servono a legittimare le ingiustizie anche abissali, che dividono gli uomini e li pongono gli uni contro gli altri. Non per niente la Chiesa è maestra insuperabile della “politica della carità” e da autocrazia assoluta si concede il diritto di parlare di fratellanza evangelica e di “uguaglianza davanti a Dio” senza che faccia sollevare contro di sé stessa poveri cristi “soccorsi” per restare tali per tutta la vita accanto a satolli ed ipocriti sfruttatori.

 

Carmelo R. Viola

 

 

 

 

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PANTEISMO

di Giorgio Fioretti

 

FILOSOFIA, SCIENZA, TEOLOGIA

 

I concetti astratti di buono e cattivo, di bene e di male, di giusto e ingiusto, e così via, sono invenzioni dell’uomo da quando si organizzò in società ma che variano da cultura a cultura.

Quindi non sono così sicuri e universalmente certi come si pensa che siano. Quel che si constata nella natura che ci circonda, è che essa non ha regole etiche. Ciò che accade in natura è una conseguenza inevitabile e unica. Nulla può accadere diverso da ciò che accade. Lo scatenarsi di quel fulmine, in quel preciso momento e in quel preciso luogo, che uccise l’uomo, aveva una preparazione di secoli; mentre la causa che portò l’uomo a trovarsi in quel posto e in quel momento, è la conseguenza di migliaia di circostanze preparatorie rilevabili e non, che hanno accelerato o ritardato il suo normale svolgersi di vita. Anche il più banale avvenimento, come il casuale incontro con una persona che facendo un confuso passo di quà e di là ha ritardato il suo andare, o un semplice gatto che attraversandogli la strada ha ritardato o accelerato il suo andare per portarlo al fatae incontro. E ancora: se una lupa ghermisce e uccide un innocente agnellino al cospetto della madre impotente, ci commuove e diciamo che la lupa è cattiva; ma se scopriamo che la carne di quell’agnello sarà portata ai suoi lupicini salvandoli da sicura morte per fame, ecco che la certezza di giudizio vacilla. E allora? siamo proprio sicuri che ciò che giudichiamo bene, in un dato rmomento, è sempre bene, e ciò che giudichiamo male è sempre male? Infine: Cos’è il giusto? Qual è la verità?.

Ora passiamo alla relazione della natura con Dio. Giacché come uomo sono dotato di pensiero, la mia opinione, e sottolineo opinione e non certezza, è che Dio e natura non sono due cose distinte e separate; uno con qualifica di creatore e l’altro di creato, così come dicono i libri sacri delle religioni. In realtà penso che questo sia un tema tanto difficile da affrontare che non sia utile dibattere, e che la posizione più seria sia quella dell’agnostico giacché non ci sono soluzioni da dare, visto che chi crede non può dimostrare la sua credenza, e chi non crede non ha nulla da smentire. Ma se proprio si vuole ammettere l’esistenza di un Dio penso che il pensiero più vicino alla verità sia la teologia panteistica. Perché Dio è la natura. Dio è l’energia che muove la natura, senza la quale non potrebbe esistere l’universo. La fisica quantistica fra le tante certezze che ha messo in crisi c’è anche l’esistenza delle particelle elementari.

Oggi la scienza afferma di aver scoperto che le particelle elementari (“Fermioni” da Fermi Dirac) componenti il nucleo atomico, come quark, leptoni, ecc. non si evidenziano di per se stessi, ma solo per gli effetti attraverso cui si manifestano nei campi. E aggiunge: fino ad oggi, non è stato possibile individuare in un campo la presenza di sostanze, se non per l’azione vibratoria dell’energia. Se tutto questo è vero, siamo costretti ad ammettere che questa forza, onnipresente e instancabilmente operante, è causa e origine di tutte le cose. Siamo allora in presenza di un nuovo concetto di Dio?

Se si, ecco che si è arrivati per altro cammino, quello scientifico, alla comprensione di Dio.

Ma badate bene, questo Dio è assai diverso da quello immaginato nella bibbia. Questo non ha emozioni come l’uomo. Le sue regole non sono destinate a regolamentare il comportamento morale degli esseri umani, ma ha permettere l’esistenza dell’esistente anche se non ne comprendiamo lo scopo. Come afferma Jean Guitton, uno dei più grandi filosofi cristiani del nostro tempo,“ siamo in presenza dello spirito, sotto forma di energia, all’interno della materia”.

Comunque resta ancora sospesa l’incognita della causa non causata. A tutt’oggi non si è riusciti a dare una risposta a l’origine di questo enigma senza fine.

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Per chi non è un fisico, queste teorie, possono essere accettate solo accordando fiducia. Si perché oltre alla scienza vera, riconoscibile attraverso l’esperienza o pratiche applicazioni tecnologiche, vi è quella presunta, accettata per logica deduzione.

Ma osservando come si muove l’universo siamo costretti a riconoscere che a questo nuovo DIO, energia incorporea, l’etica creata dall’uomo gli è indifferente. Essa, soprattutto, non può

influenzare le regole che governano l’universo. Le leggi della natura procedono imperterriti, senza tener conto delle conseguenze che producono; o meglio senza tener in conto se dall’uomo, sono da considerare buone o cattive. Le notizie che arrivano al cervello, vengono da questo elaborate, e il rapporto fra realtà oggettiva e realtà acquisita, è influenzato solo dalle facoltà peculiari di ogni individuo. Ciò che i nostri sensi registrano, e che noi consideriamo reali, sono solo apparenze. Noi viviamo dentro una immensa illusione, la cui realtà si fonda su un ordine soggiacente, non percettibile dai nostri sensi e di difficile comprensione per la nostra mente giacché, rispetto a l’estremamente piccolo, la nostra natura ci fa muovere in modo troppo lento e la nostra temperatura è troppo bassa. Se ciò che dice la scienza è vero, è comprensibile chiedersi: come può la mente concepire un universo creato da una particella di cm.10-33 in 10-43 di secondo a una temperatura di 1032 gradi? Inoltre come può immaginare che subito dopo il Big Bang, l’universo raggiunse le dimensioni di cm. 10 di diametro che sarebbe una misura più grande della dimensione raggiunta in questo momento dall’universo dopo circa 15.000.000.000 di anni?. Queste nuove verità sono molto lontane dall’immagine di un Dio imposto, 2.000 anni fa, più che alla ragione, alla nostra emotività, dalle prediche di un buon uomo pervaso da un lodevole delirio di amore verso l’umanità. Ci raccontano che egli diceva di essere figlio di Dio, ma sarà che questa affermazione non è un equivoco interpretativo e che lui invece intendesse dire che era si figlio di Dio, ma non unico. In quanto uomo lo era assieme a tutta l’umanità, di cui Dio è unico padre universale. Detto questo, nel tentativo di dare risposte il più possibile vicine ai tanti misteri che ci circondano, indaghiamo più approfonditamente la natura del mondo vegetale e prendiamo in esame l’albero. Poco sopra ho fatto cenno al tema della causa incausata e ho concluso dicendo che esso è “un enigma senza fine”. Ora l’idea di linea senza inizio e senza fine solo può essere data da una linea circolare. Tornando dunque a l’albero, la cosa più immediata che osserviamo è che la molteplicità di rami foglie e frutti hanno origine da una unicità: il tronco. Ma da una indagine ulteriore scopriamo che il tronco ha origine dalle radici. Con l’uso della tecnologia scientifica, scopriamo che le radici dipendono da elementi nutritivi che si trovano nella terra ma che provengono dalla disgregazione di prodotti vegetali e animali esistenti sulla superficie terrestre. Ed è così che il cerchio si chiude Allora la vita, e con essa tutto l’esistente, non ha un percorso in linea retta che presupporrebbe una causa iniziale, ma al contrario ha un percorso circolare che dispensa la causa prima da cui dovrebbe discendere il tutto. Si può dunque affermare che la vita ha un percorso circolare determinato da una energia sempre presente. L’esempio dell’albero può essere esteso a qualunque altro corpo che ha vita sulla terra Ma nonostante abbia ragionevolmente inserito una lettura circolare della vita per ovviare al problema della causa prima, in realtà il problema resta irrisolto, perché continua la domanda: ma quando, come e perché ha iniziato tutto questo? Lo svolgersi in forma circolare della vita è un aspetto vero ma deve pur dovuto avere un suo inizio.

Per non compremettere le possibilità future del cervello, senza nulla anticipare, possiamo appena dire che oggi esso non riesce a superare quei limiti imposti dall’attuale sua evoluzione per dare risposte a questi grandi quesiti.

Smettiamola, allora, di considerare Dio un teantropo soggetto a irritazioni se disubbidito, a vendetta se offeso, compiaciuto e buono se osannato. Se avete proprio bisogno di un Dio e se non volete accettare quello panteistico, cercate almeno di inventarlo diverso da voi. Si si, vi capisco, so che è estremamente difficile immaginarlo, descriverlo e accettarlo da chi ha strutturatridimensionale e vive esperienze in un mondo a struttura tridimensionale.

 

Tratto dal libro “ UNA VOCE FUORI DAL CORO” di Giorgio Fioretti In vendita nelle migliori librerie di Pescara

 

 

 

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Simone Paolini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”