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IL SALE - N.°114

 

 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 11   numero 114 – Febbraio 2011

 

 

 

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Sommario

 

                                                       posto all’ attenzione da Speranza 2000 e Lorenza Pelagatti

                       

                                                        di Giuseppe Bifolchi

 

                                                        di Ahmadou Diagne

 

                                       

 

                                                         di Luciano Martocchia

 

                                                         di Giustino Zulli

 

                                                         di Antonio Mucci

 

                                                         posto all’ attenzione da Speranza 2000 e Lorenza Pelagatti

 

                                                         de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

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Posto all’attenzione da Speranza 2000 e Lorenza Pelagatti 

 

Parole del Subcomandante Insurgente Marcos alla Carovana Nazionale e Internazionale di Osservazione e Solidarietà con le Comunità Zapatiste

Caracol La Garrucha - 2 agosto 2008

Buon pomeriggio, buona sera. Il mio nome è Marcos, Subcomandante Insurgente Marcos, e sono qui per presentarvi il Tenente Colonnello Insurgente Moisés. Lui è l’incaricato dell’attività internazionale per la Comandancia Generale dell’EZLN, che noi chiamiamo la Commissione Intergalattica e la Sesta Internazionale, perché, rispetto a tutti noi, lui è l’unico che riesce ad essere paziente con voi.

Parleremo lentamente, per permettere la traduzione. We will speak slowly, for the translation. Nous allons parler doucement, pour la traduction.

Vogliamo ringraziarvi di essere venuti fino qua per conoscere direttamente quello che sta accadendo nel processo zapatista, non solo le aggressioni che stiamo subendo, ma anche quanto si sta realizzando qui in territorio ribelle, in territorio zapatista.

Speriamo che ciò che vedrete e che ascolterete possa essere portato lontano: in Grecia, in Italia, in Francia, in Spagna, nei Paesi Baschi, negli Stati Uniti e nel resto del nostro paese, con i nostri compagni dell’Altra Campagna. Speriamo non facciate come la cosiddetta Commissione Civile Internazionale di Osservazione dei Diritti Umani, che la sola cosa che ha fatto venendo qua, alcuni mesi fa, è stata lavare le mani del governo perredista del Chiapas, dicendo che le aggressioni che subiscono le nostre comunità non vengono dal governo statale ma dal governo federale.

Vorrei introdurre quello di cui parlerà il Tenente Colonnello Moisés. Ci fa piacere che la vostra visita abbia coinciso con il suo passaggio da queste parti. Lui è il compagno che ha seguito più da vicino il processo di costruzione dell’autonomia nelle comunità zapatiste.

Vorrei spiegare, a grandi linee, la storia dell’EZLN e delle comunità indigene zapatiste in questo territorio, il Chiapas. Mi riferisco agli Altos del Chiapas, la zona del Caracol di Oventic; la zona tzotz choj, tzeltal-tojolabal, che è quella del Caracol di Morelia; la zona chol che è quella di Roberto Barrios, nel nord del Chiapas; la zona tojolabal o Selva Fronteriza, che è quella del Caracol di La Realidad; e questa che è la zona tzeltal, quella del Caracol di La Garrucha.

Domani siete invitati a visitare un villaggio che da molti anni è base di appoggio dell’EZLN. Avrete l’onore di essere guidati dal Comandante Ismael, che è qui. Questo compagno insieme al Señor Ik – il defunto Comandante Hugo o Francisco Gómez, il suo nome da civile – percorrevano queste gole diffondendo la parola zapatista quando nessuno era con noi.

Vi accompagnerà lui. Vedrete il luogo in cui i soldati cercavano marijuana. Vogliamo che vediate se c’è marijuana. Se la trovate non fumatela, ma denunciatelo affinché sia distrutta. No, non c’è marijuana. Ma a noi non credono, forse crederanno a voi. (…).

Con noi c’è anche il Comandante Masho, qui alla mia destra. Anche lui è uno dei compagni comandanti che erano con il Señor Ik, il Comandante Hugo, agli inizi dell’EZLN in questa vallata. E fa parte della Commissione Sesta dell’EZLN. Era con noi nel nordovest della Repubblica messicana a visitare comunità indios e compagni e compagne dell’Altra Campagna in Messico, in quella parte del paese.

Continua à

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Com’è cominciata? 24 anni fa, quasi 25, arrivò un piccolo gruppo di urbani, o di cittadini come diciamo noi, non in questa parte della selva, ma molto più all’interno, nella zona che ora è nota come la Riserva dei Montes Azules. In quella zona non c'era niente, solo animali selvaggi a quattro zampe ed animali selvaggi a due zampe, che eravamo noi. E la mentalità di quel piccolo gruppo - sto parlando del 1983-1984, cioè 24 o 25 anni fa - era la mentalità tradizionale dei movimenti di liberazione in America Latina, cioè: un piccolo gruppo di illuminati che si solleva in armi contro il governo. Questo fa sì che molta gente li segua, si ribelli e faccia cadere il governo e si instauri un governo socialista. Sono molto schematico, ma essenzialmente è quello che si conosce come la teoria del "fuoco guerrigliero".

Quel piccolo gruppo aveva quella mentalità tradizionale, classica od ortodossa, se la volete chiamare così, ma possedeva anche un bagaglio etico e morale che non aveva precedenti nei movimenti guerriglieri o armati in America Latina. Questa eredità etica e morale veniva da altri compagni che erano morti affrontando l'esercito federale e la polizia segreta del governo messicano.

Per tutti quegli anni rimanemmo soli. Non c'erano compagni nei villaggi. Nessuno dalla Grecia veniva a trovarci. Né dall'Italia né dalla Francia né dalla Spagna né dai Paesi Baschi. Nemmeno dal Messico! Perché questo era l'angolo più dimenticato di questo paese. Quello che era un fattore contro, più avanti si trasformò in un vantaggio: il fatto di essere isolati e dimenticati ci permise, allora, di vivere un processo di involuzione. Qualche ortodosso conoscerà il libro che racconta della "trasformazione della scimmia in uomo". Allora avvenne il contrario: l'uomo si trasformò in scimmia, che era quello che eravamo noi. Perfino fisicamente, per questo uso il passamontagna. È per una questione di estetica e di buon gusto che bisogna coprirsi il volto.

Questo piccolo gruppo sopravvisse alla caduta del Muro di Berlino, al crollo del socialismo, ai tentennamenti della guerriglia in America Centrale - prima col FMLN nel Salvador, poi con quello che una volta si chiamava il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, in Nicaragua. Ed in seguito, l'unione rivoluzionaria del Guatemala, la URNG -.Ciò che lo fece sopravvivere furono due elementi, secondo noi: Uno, la sciocchezza o l'ostinazione che probabilmente quella gente aveva nel DNA. E l'altro, il bagaglio morale ed etico ereditato dai compagni e compagne che erano stati assassinati dall'esercito, proprio in quelle montagne.

Le cose stavano dunque così, con due possibilità: un piccolo gruppo che passa decenni rinchiuso in montagna aspettando il momento in cui succederà qualcosa per agire nella realtà sociale. O finire, come una parte della sinistra radicale nel Messico di allora, come deputati, senatori, o presidenti legittimi della sinistra istituzionale in Messico.

Accadde qualcosa che ci salvò. In quei primi anni ci salvò e ci sconfisse. Quello che accadde è qui seduto alla mia sinistra, il Tenente Colonnello Insurgente Moisés, il Comandante Masho, il Comandante Ismael e molti altri compagni che trasformarono l'EZLN da un movimento guerrigliero d'avanguardia ed ortodosso, in un esercito di indigeni.

Non si trattava solo del fatto che era un esercito composto in maggioranza da indigeni. In maggioranza… in realtà su 100 combattenti 99 erano indigeni ed uno era meticcio. Non solo questo, ma quell'esercito e la sua mentalità subì la sconfitta nel suo progetto illuminante, il suo progetto di guida, caudillista, rivoluzionario classico, dove un uomo, o un gruppo di uomini, si trasforma nel salvatore dell'umanità, o del paese. Accadde che quel progetto fu sconfitto nel momento in cui ci confrontammo con le comunità e ci rendemmo conto non solo che non ci capivano, ma che la loro proposta era migliore.

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Decenni prima, secoli prima era successo qualcosa. Ci stavamo confrontando con un movimento di vita che era riuscito a sopravvivere ai tentativi di conquista di Spagna, Francia, Inghilterra, Stati Uniti e di tutte le potenze europee, compresa la Germania nazista nel 1940-1945. Quello che aveva fatto resistere questa gente, questi nostri compagni e compagne in primo luogo, e poi, i nostri capi e cape di adesso, era stato l'attaccamento alla vita che aveva molto a che vedere con il loro bagaglio culturale. La lingua, il linguaggio, il modo di rapportarsi con la natura rappresentava un'alternativa non solo di vita, ma di lotta. Non stavamo insegnando a resistere a nessuno. Ci stavamo trasformando in alunni di quella scuola di resistenza di gente che lo stava facendo da cinque secoli.

Quelli che venivano a salvare le comunità indigene, furono salvati da queste stesse. E trovammo rotta, destino, strada, compagnia e velocità per il nostro passo. Quello che allora, ed ora, chiamiamo "la velocità del nostro sogno".

L'EZLN ha molti debiti con voi, con gente come voi, in Messico ed in tutto il mondo, ma il nostro debito fondamentale è nel nostro cuore: nel cuore indigeno. In questa comunità ed in migliaia di comunità come questa popolate da compagni basi di appoggio zapatiste. Nel momento in cui il piccolo gruppo guerrigliero entra in contatto con i villaggi, sorge un problema ed un conflitto. Io posseggo la verità - io, il gruppo guerrigliero - e tu sei un ignorante, ti insegno, ti indottrino, ti educo, ti formo. Errore e sconfitta.Nel momento in cui si inizia a costruire il ponte del linguaggio, ed incominciamo a modificare il nostro modo di parlare, iniziamo a modificare anche il nostro modo di pensare noi stessi e di pensare al nostro posto all'interno di un processo: Servire.

Da un movimento che si proponeva di servirsi delle masse, dei proletari, degli operai, dei contadini, degli studenti per arrivare al potere e guidarli alla felicità suprema, ci stavamo trasformando, gradualmente, in un esercito che doveva servire alle comunità. In questo caso, le comunità indigene tzeltales, le prime in cui ci stabilimmo in questa zona. Il contatto con le comunità significò un processo di rieducazione più forte e più terribile dell'elettroshock praticato nelle cliniche psichiatriche. Non tutti lo sopportarono, ma alcuni sì.

Poi, che cosa è successo? Il fatto è che l'EZLN si trasforma in un esercito di indigeni, al servizio degli indigeni, e passa dai sei con i quali è nato l'EZLN, ad oltre seimila combattenti.

Che cosa fa scoppiare l'insurrezione del primo gennaio del '94? Perché decidemmo di sollevarci in armi? La risposta è nei bambini e nelle bambine. Non fu l'analisi della congiuntura internazionale. Ognuno di voi converrà con me che la congiuntura internazionale non era favorevole per un'insurrezione armata. Il campo socialista era stato sconfitto, tutto il movimento di sinistra in America Latina era in fase di ritirata. In Messico la sinistra stava piangendo la sconfitta dopo che Salinas de Gortari non solo aveva fatto una frode, ma aveva comperato buona parte della coscienza critica della sinistra in Messico. Chiunque minimamente ragionevole ci avrebbe detto: non ci sono le condizioni, non sollevatevi in armi, consegnate le armi, entrate nel nostro partito, eccetera, eccetera. Ma qualcosa dentro ci disse di sfidare quei pronostici e quelle congiunture internazionali.

L'EZLN dunque si prepara, per la prima volta, a sfidare il calendario e la geografia dell'alto. Ho detto i bambini e le bambine. Successe che in quegli anni, a partire dal principio degli anni '90, fu introdotta una riforma che impediva ai contadini l'accesso alla terra. La terra, come vedrete domani,…

 

… continua alla pagina 18

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LA GRANDE ILLUSIONE

 

di Giuseppe Bifolchi

 

 

La grande illusione è il titolo di un film di Jean Renoir del 1937. Grande film, uno dei più importanti capitoli del cinema pacifista e antimilitarista.

Negli stessi anni, in Italia, era in voga una canzone cantata da Luciana Dolliver dal titolo Signora

illusione. Il ritornello recitava: “Illusione dolce chimera sei tu...”.

Nel 1982 Primo Levi vinse il premio Viareggio con il romanzo Se non ora, quando?

Dice: “E allora?” (Qualcun altro direbbe: che ci azzecca).

Ci azzecca, ci azzecca... One moment please.

Qualche giorno fa si è svolta la grande manifestazione in difesa della dignità delle donne che aveva come slogan: Se non ora, quando?

Grande manifestazione davvero. Un milione di persone in piazza, anzi nelle piazze di tante città

italiane. Come non vedere la positività di questo risveglio della coscienza civile di un paese che ha

fatto del ridicolo e dello squallore il proprio pane quotidiano.

Ma il ridicolo e lo squallore, purtroppo, non riguardano solo le ultime vicende che hanno portato ad

indire la manifestazione. Sono anni e anni che si è messa in moto in questo paese una marea

montante di liquame. A ben vedere è dagli anni 80 che l'aria si è fatta a poco a poco sempre più

irrespirabile, dal primo governo Craxi (senza il quale Berlusconi non sarebbe mai decollato) in poi è stato un lento ma inesorabile scivolamento verso la politica dello spettacolo della quale si sono resi responsabili un po' tutti. Dice: “Un po' tutti chi?”. Be', innanzitutto i vari De Mita, Andreotti,

Amato, Ciampi, Dini, Prodi, D'Alema che si sonno succeduti alla guida dei vari governi, ma poi

anche tutti quelli che questi signori hanno avvallato con il voto.

Ma non divaghiamo. Torniamo al punto. Siamo nella merda, e questo è un fatto. Possiamo venirne

fuori? Non lo so. Certamente non con una manifestazione per quanto giusta, bella e partecipata.

Come scrive Gianfranco Marelli sull'ultimo numero di «Umanità Nova»:

Sembra evidente che l'agitazione della sinistra parlamentare a proposito del ruby-gate al fine di

ipotizzare l’inevitabile sfaldamento della maggioranza politica e sociale a difesa del governo

Berlusconi, altro non sia che la virtuale – e pertanto fittizia – prova di un’opposizione radicale ad

un regime di ricatti e corruzioni, responsabile non soltanto del cosiddetto “berlusconismo”, ma del

sistema del voto di scambio caratterizzante l’intero quadro politico istituzionale, al punto che se si

volesse commentare sinteticamente la situazione italiana si potrebbe parlare di una “rivoluzione

dei bordelli”... e non appare del tutto peregrino definire un bordello quanto avviene in Italia, per il

semplice motivo che si crede (o si fa finta di credere) possibile compiere una “rivoluzione” morale

dell’attuale quadro politico istituzionale agendo in difesa dell’onore dell’Italia e delle italiane,

dimenticando quanto dell’Italia – ma soprattutto delle donne in Italia – da destra a sinistra si è

sempre fatto mercimonio e occasione per fare guerre e accaparrarsele come inevitabili bottini di

guerra.

La caduta del Cavaliere, per quanto auspicabile, di per se non risolverebbe il problema.

Personalmente sono convinto che, se si andasse a votare oggi, Berlusconi vincerebbe comunque e non certo per merito suo o perché il popolo non capisce.

La sinistra parlamentare, incapace di dare risposte politiche che siano condivisibili, ha ormai da

tempo delegato alla magistratura il compito di toglierle di torno l'incomodo. Ma... e poi? Se si

rimane legati al teatrino della politica non se ne verrà fuori. Il graduale deterioramento del concetto

di democrazia che ha perso ormai, rimanendo legata al mero parlamentarismo, ogni possibilità di

radicamento sociale è sotto gli occhi di tutti.

Appare evidente la necessità di recuperare una politica di base in cui sia presente una chiara

distinzione tra il potere decisionale e la sua esecuzione amministrativa: mentre il primo deve essere di competenza esclusiva di assemblee popolari, il secondo può essere affidato ad un corpo

amministrativo delegato, eletto con mandato revocabile. Insomma senza la pratica della democrazia diretta basata su assemblee popolari con pieno potere decisionale sembra veramente difficile che la situazione possa cambiare. E sperare che la sinistra parlamentare si muova in questa direzione è illusorio.

 

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Scriveva recentemente Andrea Papi su «A rivista»:

 

A completare il fallimento, nel frattempo è sparita anche la componente socialdemocratica

riformista, quella che storicamente avrebbe dovuto realizzare lo stato socialista non attraverso la

presa rivoluzionaria del potere, ma attraverso la rappresentanza democratica, trasformando lo

stato borghese dall’interno sorretto dal consenso elettorale. Da qualche decennio ormai gli eredi

del socialismo riformista dichiaratamente non aspirano e non mirano più a realizzare la società e

lo stato socialisti, mentre tentano di proporsi, esattamente come ogni altra forza

liberal/democratica, come regolatori del capitalismo. Il sogno autoritario di liberare l’umanità dal

giogo dell’oppressione economica e politica è definitivamente fallito, scomparso in tutte le sue

componenti e le sue scuole di pensiero. Non è un eufemismo sottolineare che è diventato

improponibile, al di là delle ridicole illusioni di alcune frange minoritarie ed emarginate che

cocciutamente si ostinano a riproporre quella favola, non solo non più bella, ma ormai veramente

orrenda nella coscienza collettiva.Nel frattempo, accanto a questo declino inarrestabile della

sinistra istituzionale storica, sono cambiate molte delle cose di fondo che caratterizzano il sistema

di dominio, non statico nella sua struttura come pretendeva una certa ermeneutica ideologica di

sinistra, ma estremamente dinamico e molto meno vulnerabile di quello che speravano i suoi

detrattori. Le spinte e le dinamiche in campo, quali elementi attrattori capaci di determinare la

composizione degli intrecci e dei modi di manifestarsi, sono molto più complessi delle forme

strutturali che possono assumere per un certo periodo. Sono di fatto al di là degli stati, della

proprietà privata, del capitalismo produttivo e viaggiano al di fuori delle strutture ingabbianti. Per

esempio l’accumulo delle rendite finanziarie, che oggi rappresenta l’elemento di sostanza di

riferimento per l’esercizio del dominio, oppure ancora l’abilità di sapersi muovere autonomamente

e con capacità di potere all’interno della rete informatica e comunicativa.

Se vogliamo perciò riconsiderare, come ritengo indispensabile, la possibilità di muoverci per

continuare il cammino verso l’emancipazione dallo stato di subordinazione economica e politica

che continua a condizionare pesantemente la vita di miliardi di esseri umani, dobbiamo porci

seriamente il problema della costruzione di un nuovo immaginario e di una più adeguata visione

del mondo da proporre. Perché il bisogno di emancipazione non è affatto né surclassato né

superato, dal momento che non siamo affatto ancora liberi, mentre continuiamo ad essere

assoggettati, costretti, ingabbiati, ricattati, emarginati e condotti di forza verso condizioni

alienanti. Le tematiche e i valori da cui prese origine la sinistra non sono affatto tramontati. Il

raggiungimento dell’eguaglianza sociale, nel riconoscimento e nella valorizzazione delle differenze

e delle diversità, la solidarietà come base della convivenza sociale e la partecipazione effettuale

come base dei metodi decisionali, sono obbiettivi valoriali tuttora più validi che mai. Bisogna

prendere consapevolezza piena che sono definitivamente tramontati le forme i metodi e le proposte della sinistra storica per realizzarli. Quella che eufemisticamente viene ancora definita sinistra, da decenni è completamente sganciata da tutto ciò che possa far parte di un processo

d’emancipazione. Non rappresenta più nulla se non la propria autoreferenzialità.

 

Insomma: basta illusioni!

 

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Exposé sur l’immigration

 Ahmadou Diagne  (*)

 

L’immigration occupe une place prépondérante dans la société africaine parce qu’elle permet à beaucoup de personnes et de familles d’améliorer leurs conditions de vie et de se départir de la pauvreté pour les uns et de subvenir aux propres besoins pour les autres .Elle a toujours existé depuis la nuit des temps et est favorisée par le chomage la promiscuité et le désoeuvrement et surtout  par le niveau de vie qui devient de plus en plus difficile pour les pays du tiers monde qui subissent les contre-coups de la crise économique internationale. Cependant il y’a différentes sortes d’immigration : il y’a l’immigration clandestine qui consiste pour certains d’emprunter des pirogues de fortune et aller affronter les mers houleuses au péril de leurs vies ce qui crée souvent des catastrophes et un nombre incalculable de morts. Il y’a aussi l’immigration intellectuelle communément appelée la fuite des cerveaux et qui concerne les diplomés dans des domaines d’excellence et qui n’arrivent pas à etre rémunérer à leur juste valeur dans leurs pays d’origine préférent aller en  Europe ou aux Etats -unis pour y exercer leur métier favori et faire profiter de leur savoir et leur matière grise .Il y’a aussi les immigrés politiques qui ont subi des exactions dans leurs pays d’origine et ont préféré s’exiler en bénéficiant d’un asile politique à l’étranger. L’immigration ne peut pas etre evitée  parce qu’elle permet aux pays d’avoir de la main d’œuvre bon marché et permet aussi aux étrangers de contribuer au développement du produit intérieur brut en travaillant et en payant des taxes dans leurs pays d’adoption. Les immigrés africains en général et sénégalais en particulier participent activement au développement de leurs pays d’origine et ont une mention spéciale dans la hausse du niveau de vie par des rentrées de devises.

 

A titre d’exemple les immigrés sénégalais éparpillés à travers la diaspora participent à hauteur de 450 milliards de francs cfa de rentrées d’argent par an ce qui constitue une manne financière considérable . La société sénégalaise accorde une importance capitale à l’immigration parce que quand on est un immigré on devient vite un soutien de famille  et les parents gardent une attention particulière sur toi et prient pour ta réussite qui sans doute fera le bonheur de toute la famille . L’immigration aussi à des avantages non négligeables parce qu’elle nous permet de découvrire d’autres cultures d’autres civilisations et nous permet d’avoir une connaissance des réalités socio-culturelles de nos pays d’adoption avec une intégration certaine basée sur la maitrise de la langue.

 

Toutefois on ne peut pas occulter les problèmes que subissent les immigrés dans ces pays ;des problèmes qui sont généralement liés au racisme . Ils sont nombreux les immigrés à avoir subi des actes de racisme de xénéphobie et de tortures psychologiques liées à des controles de papiers et des confiscations de leurs biens pour les marchands ambulants . Les autorités des pays aussi aident beaucoup les immigrés en leur octroyant des permis de séjour délivrés pour ceux qui seraient en phase avec les lois du pays et qui n’ont pas eu de démelés avec la  justice et n’ont pas été cités dans des histoires de drogue de contrefacon et d’actes de banditisme . Il y’a des immigrés qui ne sont pas exempts de tout reproche parce que là où certains acceptent de travailler et gagner de l’argent honnete à la sueur de leur front d’autres s’adonnent à des activités illicites pour essayer de ternir l’image déjà écornée des immigrés par des préjugés fallacieux et sans fondements . 

 

Traduzione:

 

 Parlando  d’immigrazione

 

L’immigrazione occupa un posto di rilievo nella società africana perché permette a  molti individui e famiglie di migliorare le loro condizioni di vita e di ridurre la  povertà per alcuni e per provvedere al 

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bisogno di altri.  Essa esiste dalla notte dei tempi,  da tempo immemorabile,  ed  è favorita dalle condizioni di  disoccupazione ed  ozio degli individui e soprattutto per gli standard di vita ridotti  e dalle condizioni di vita sempre più difficili dei  paesi del terzo mondo che soffrono la  crisi economica internazionale. Tuttavia esistono diversi tipi d’immigrazione: per alcuni  si tratta d’immigrazione “ illegale” quando affrontano  un viaggio in barconi malandati   tentando la  fortuna di sfidare il mare in tempesta rischiando la vita, traducendosi spesso questi viaggi  in tristi disgrazie con  innumerevoli morti.  Per altri invece c’è il fenomeno dell’immigrazione intellettuale,  comunemente chiamata la fuga dei cervelli  con i laureati delle aree di eccellenza   in grado di avere il riconoscimento del  loro giusto valore  nel paese d'origine  pur preferendo andare in Europa o negli Stati Uniti per praticare il loro mestiere preferito e per specializzarsi con le  conoscenze e la cultura e  le potenzialità intellettuali che quegli stati possono dare loro.

Poi c'è anche la politica dei migranti che hanno subito abusi nei loro paesi d'origine e hanno scelto  l’esilio  e chiedere   asilo politico all'estero. L'immigrazione non può essere evitata anche perché consente ai paesi ospitanti  di avere un mercato del lavoro a basso costo e dobbiamo riconoscere che  gli stranieri di contribuiscono notevolmente  all’incremento  del prodotto interno lordo, lavorando e pagando le tasse nel loro paese adozione.

Gli immigrati africani in generale e in particolare senegalesi partecipano attivamente allo sviluppo dei loro paesi di origine e hanno un merito particolare , inviando valuta pregiata,  nel sostenere il  tenore di vita della madrepatria.

 

Tutti gli  immigrati senegalesi sparsi in tutta la diaspora contribuiscono  fino a 450 miliardi di franchi CFA [nota del traduttore : il franco CFA è la moneta utilizzata da 14 stati africani  ex colonie francesi ] nel flusso di cassa annuale del Senegal e ciò  costituisce una  manna finanziaria.

La società senegalese attribuisce grande importanza all’ immigrazione e valorizza l’immigrato perché assume il ruolo di capofamiglia  e  i  genitori e parenti tutti   danno  grande attenzione all’ emigrante  e pregano per il suo successo, che sicuramente darà loro  beneficio .  L’immigrazione  ha anche vantaggi significativi perché ci permette di scoprire  altre civiltà ed altre culture  e ci consente di avere conoscenza e capire maggiormente  la realtà socio-culturale del nostro paese, soprattutto se si riesce a realizzare una buona integrazione, basata  principalmente  su la padronanza delle lingue dei paesi ospitanti .

 

Tuttavia  non si  possono  nascondere i problemi che incontrano gli immigrati in tanti  paesi, problemi che sono di solito connessi al  razzismo.

Molti sono immigrati che hanno subito atti di razzismo e mobbing psicologico  xenofobo legati  ai controlli esasperati dei permessi di soggiorno  e la confisca della loro merce se ambulanti .

Comunque le autorità  facilitano l’immigrato  se è in sintonia con le leggi dello Stato e se non ha avuto problemi con la giustizia  per reati  come la delinquenza organizzata, la droga, la contraffazione  concedendo agevolmente i  permessi di soggiorno.

Ci sono immigrati che non sono esenti da colpe, perché dove alcuni sono disposti a lavorare e guadagnare onestamente con il sudore della loro fronte, altri invece sono purtroppo impegnati in attività illecite e  offuscano  l'immagine già compromessa  a torto da falsi stereotipi  e  pregiudizi senza fondamento.

 

(*) Ahamadou Diagne è un giovane  immigrato ,laureato, senegalese,  frequentante i corsi serali trisettimanali dell’Auser -GGIL di Pescara

 

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Parliamo di satira

Se vi sbeffeggio…. che male fo

 

(Luciano Martocchia )

 

Irriverente, fustigatrice, cinica, di regime, anarchica, volgare, tagliente, dissacratoria. E' la satira. Se fa solo ridere ma non fa arrabbbiare qualcuno non è satira, a volte diventa un omaggio alla persona a cui si rivolge. Caratteristiche dell’obiettivo, deve essere un potente, un’idea dominante, da sbeffeggiare e da mettere alla berlina accentuando qualche lato oscuro o qualche difetto. Come i Carmina burana  canti goliardici  irriverenti, in latino quasi sempre maccheronico,  scimmiottanti il canto gregoriano che prendevano di mira le gerarchie ecclesiastiche e esaltavano la vita gaudente, “In taberna quando sumus, non curamus quid sit humus, sed ad ludum properamus, cui semper insudamus. quid agatur in taberna ubi nummus estpincerna, hoc est opus ut quaeratur; si quid loquar, audiatur.”

Molti autori e poeti nell’antichità si sono cimentati con la satira feroce, il più famoso nell’immediato inizio rinascimentale  è stato Pietro L’Aretino con i suoi sonetti, in cui metteva alla berlina i vizi sessuali soprattutto  di frati e suore, “Mentre con divozion stava parlando suor Cherubina con fra Galeazzo, per disgrazia la madre starnutando cacciò un peto dal cul con gran schiamazzo….”, per citare nei più moderni, Gioacchino Belli, Trilussa, ecc. Soprattutto il Belli, assai blasfemo ci ha regalato sonetti magnifici . Roma era governata dal pontefice, "il Papa Re". Un ristretto numero di aristocratici e l'arrogante clero costituivano le classi sociali più alte, il cui potere aveva ormai perso qualsiasi giustificazione storica o morale; a loro si contrapponeva il popolino, fanatico e superstizioso, i cui unici diversivi erano le molte manifestazioni di piazza, indette per celebrare e glorificare le classi dominatrici, e le altrettanto numerose pubbliche esecuzioni (tanto che uno dei boia, Giovan Battista Bugatti detto Mastro Titta, divenne addirittura un personaggio)del Belli ricordiamo un sonetto per tutti : “ Er Confessore -Padre.. - - Dite il confiteor. -- L'ho detto. -- L'atto di contrizione? -- Già l'ho ffatto. Avanti dunque. -- Ho detto cazzo-matto A mi' marito, e j'ho arzato un grossetto. -- Poi? -- C'e altro? -- Tratto un giuvenotto, e ce sò ita a letto. -- E lì cosa è successo? -- Un po' de tutto.--Cioè? Sempre, m'immagino, pel dritto. -- Puro a riverzo... -- Oh che peccato brutto! Dunque, in causa di questo giovanotto, tornate, figlia, con cuore trafitto, Domani, a casa mia, verso le otto”

 Persino la Cassazione con sentenza 9246 del 2006, si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira: "È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di 'castigare ridendo mores', ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene."Fogli settimanali di solito, trisettimanali o bisettimanali nell'Ottocento. Talvolta censurati, ma anche dati alle fiamme come è successo a Il Male. Con i direttori che ogni tanto finivano al fresco: Guareschi venne incarcerato per aver pubblicato una vignetta sui corazzieri del presidente Einaudi. Due file di bottiglie di vino delle sue tenute piemontesi sull'attenti per l'arrivo del capo del Quirinale. E con talenti persi come quello del rumeno Saul Steinberg, firma di Bertoldo, costretto a fuggire dall'Italia a causa delle leggi razziali mussoliniane e sbarcato subito dopo negli Stati Uniti. Per sessant'anni disegnerà le copertine del New Yorker, collaborando anche con Life e Harper's Bazaar con personali nei principali musei americani.

Il Male è stato l’esempio più felice di satira italiana della seconda metà del ‘900. E’stata una delle più importanti riviste satiriche italiane. Fu fondata da Pino Zac (nome d'arte di Giuseppe Zaccaria), Giancarlo Fusco, Vauro Senesi e altri nel settembre del 1978, e venne pubblicata fino al marzo 1982. La rivista pubblicava con cadenza settimanale articoli giornalistici, tra cui le imitazioni delle prime pagine dei quotidiani nazionali con titoli assolutamente demenziali ma d'effetto realistico tanto e` vero che molte persone caddero nella beffa, fumetti e vignette, molte delle quali venivano pubblicate anonime per evitare denunce. Riscosse un grande successo e la sua satira corrosiva gli procurò una storia tormentata di ritorsioni e censure. Fra le beffe più famose del Male quella cui si prestò Ugo Tognazzi in cui veniva annunciato l'arresto dell'attore con l'accusa di essere il capo delle Brigate Rosse.  O  quando annunciava beffardo, “Collabora a questo numero Eugenio Scalfari” e, alle minacce di querela del direttore di Repubblica, al numero successivo, “Continua a collaborare Eugenio Scalfari ". Alcuni degli autori furono: Francesco Cascioli, Karen (Jacopo Fo), Tanino Liberatore, Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Stefano Tamburini, Pino Zac.Il comico Daniele Luttazzi, parlando del periodo dal 78 ai primi anni 80, ha dichiarato: Oggi è quasi impossibile pensare che all'epoca esistesse un settimanale satirico come Il Male, veramente all'avanguardia, avanti di 50 anni, insomma divertentissimo.

Quando Sandro Pertini fu eletto Presidente della Repubblica, volle dimostrare la simpatia che aveva verso i redattori e gli autori del Male, e li invitò a pranzo al Quirinale. Finalmente se magna, esclamò uno di loro,quasi a dimostrare che fu soprattutto un’impresa editoriale temeraria che poco rese dal punto di vista finanziario, eppure aveva raggiunto in certi periodi  altissime tirature.

 

 

 

 

 

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Poche le concessioni creative che si rispecchiano per lo più nelle caricature impietose dei volti dei personaggi messi alla berlina.  Che potevano  esser in passato  un Vittorio Emanuele in pantofole, con i mustacchi appuntiti e un'espressione smarrita mentre tenta con fatica di infilarsi lo stivale Italia che però è troppo stretto, o in periodi  recenti, un Fabrizio De’ Andrè che nella celeberrima Bocca di rosa, cantava  che, “..spesso gli sbirri e i carabinieri al loro dovere vengono meno ma non quando sono in alta uniforme e l’accompagnarono al primo treno..” , anche se, in seguito, vent’anni dopo, ( pochi lo sanno)  la cambiò in,  “..Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri..”, a dimostrare la forza di quei primi versi trasgressivi e satirici. O ancora nella famosissima,  Un giudice, ispirata, come tante altre sue canzoni ( esempio, il “S’i fossi foco” di Cecco Angiolieri )  alla celeberrima poesia dell’ Antologia di  Spoon River di Masters,  descritto nella canzone di bassa statura ma inflessibile e sprezzante verso i poveri, “si sa che , un nano è una carogna di sicuro , perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo”. Un De’ Andrè irripetibile, immortale, una pietra miliare nella tradizione satirica  giullaresca . Maestro inimitabile Dario Fo, con le sue giullarate e dialetto padano onomatopeico, il gramelot, soprattutto con il Mistero buffo, derise le malefatte di Papa Bonifacio VIII, con un teatro popolare autogestito e  inimitabile rappresentato fuori dai circuiti nazionali.

Perché lo scopo è di dileggiare, polemizzare, denunciare, mettere alla gogna. Senza pietà. E lo si capisce subito dal nome delle testate che si sono avvicendate nel corso di cinquant’anni: La Zanzara, La Pulce, La Vespa, La Vipera. Che flagellano con La Frusta, Il Pungolo, Lo Staffile, Il Manganello. Moleste con Il Dito nell'occhio o Il Ficcanaso, sicuramente indigeste con Il Travaso - di bile naturalmente - ma anche curative, a modo loro, con Il Malox. In guerra con la politica ma anche tra di loro come L'Asino e Il Mulo. Di sinistra il primo, più conservatore l'altro, si azzuffano a colpi di vignette, scimmiottando le rispettive testate con L'Asino che sotto al titolo spiega se stesso, chiarendo la sua vocazione: "Come il popolo è l'asino: utile, paziente e bastonato".
Fucine di talenti, ospitano le vignette di Federico Fellini, Ettore Scola che si fa beffe del futuro presidente Scalfaro per quello schiaffo mollato in pubblico ad una signora secondo lui troppo scollata: un gesto che rimarrà nella memoria collettiva tanto da meritarsi, dieci anni dopo, una citazione anche ne le Tentazioni del dottor Antonio, di Fellini diventato regista. Disegni per il Marc'Aurelio, dove apparvero anche Castellano e Pipolo che ancora non facevano coppia, Scarpelli, Camerini.
Con l'arrivo degli anni Settanta la satira asciuga il segno, preferisce la rapidità della battuta ai virtuosismi della penna, ora le strisce si mandano via fax. Nel '65 nasce Linus, mensile ancora in edicola, che ospita da Vauro ad Altan, con Angese, Lunari, Pericoli e Pirella, Pazienza, Crepax. Nel corso degli anni pubblicherà i maggiori vignettisti italiani, ma anche stranieri aprendosi all'Europa con Claire Bretecher, Reiser, Wolinsky. All'America con Doonesbury di Gary Trudeau, spina nel fianco dei presidenti a stelle e strisce messi sitematicamente al palo e, naturalmente, con l'esistenzialismo soffice dei Peanuts di Charles Schultz. Dieci anni dopo Satyricon, inserto de La Repubblica diretto da Giorgio Forattini, ritroverà sulle sue pagine le firme di Linus scoprendo il talento di Giannelli e Elle Kappa. Tradizione continuata da Cuore, settimanale di resistenza umana, inserto dell'Unità nato dopo la chiusura di Tango, diretto da Sergio Staino.

Ma l’obiettivo più fecondo negli ultimi 15 anni non poteva che essere lui: Silvio Berlusconi. Su di lui si sono sbizzarriti i migliori, famosi o non ( basta ricordare i famosi cartelloni elettorali ritoccati da anonimi, e così, il meno tasse per tutti, assume significato contrario con il meno tasse per Totti, a significare la falsa politica popolare del Premier) Berlusconi, a detta di esperti ci giocava con questo suo ruolo di essere diventato bersaglio, anzi ne faceva un vanto di popolarità e la traeva a suo vantaggio. Ecco il segreto! Ecco cosa manca a Fassino, Rutelli, Bertinotti, Parisi, Casini, Fini, Bossi  e Di Pietro!D’Alema, un grigio che non ha esitato a querelare Forattini che lo disegnò intento a scolorare con lo sbianchetto la lista Mitrokin: fu certamente un errore.
 A Roma nel "98, ma anche  in tante altre occasioni,  il nostro cavalier Berluska  mostra l’indice e il mignolo alzato a mo’ di corna " agli amici dell'Anci. Qualcuno ci scherzò e riscrisse l’articolo 1 della Costituzione nel modo seguente, “L'Italia è una Repubblica carnevalesca, fondata sulle corna. Le corna appartengono al Presidente del Consiglio, che le esercita oltre le forme e i limiti della Decenza

Da oggi in poi nelle assemblee prima di prendere la parola mostrate un bel paio di corna...

 Giulio Andreotti, tra i bersagli più longevi delle penne arrabbiate - condizione inevitabile per un politico in sella dai tempi di De Gasperi - sempre con la gobba, le grandi orecchie appuntite, l'aria mefistofelica, "uno che fa schifo" come recita lapidaria una copertina del Male, firma una breve prefazione. Dice che la satira è "un correttivo alla durezza dei sistemi", un cosa che "serve dialetticamente a sminuire il presente". ( E se lo dice lui ..crediamoci) Che i satirici sappiano sfruttare appieno i nuovi spazi che hanno a disposizione, suggerisce il senatore, alludendo ai nuovi media, aggiungendo però che l'humor delle vignette andrebbe valutato sotto il profilo della liceità, dell'uso e dell'abuso, ma lo capiamo.  Ma se non è eccessiva, fuori dalla righe, provocatoria, dissacrante e soprattutto libera da censure, che satira è?

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Amare considerazioni

 

Giustino Zulli

 

Preferito dalla maggioranza degl’ italiani? Ma quando mai!

Quello che sta succedendo nel nostro Paese negli ultimi tempi è sotto gli occhi e le orecchie di tutti: l’Istat ha reso noto che l’11% delle famiglie che , tradotto in cifre,  significano 8 milioni di persone, vive in condizioni di povertà relativa. Sono quelle famiglie e persone che a mala pena arrivano a fine mese e che hanno gravi problemi in caso di una spesa imprevista e improvvisa (la sostituzione di una frizione dell’auto, il cambio delle gomme, la riparazione di una lavatrice o di un  altro elettrodomestico ecc.) o anche prevista e necessaria quale la cura dei denti. C’è, poi, il 4,7% delle famiglie, oltre tre milioni di persone, che vivono in  condizioni di povertà assoluta. Per intenderci, famiglie che fanno ricorso agli aiuti della Caritas e di altre organizzazioni umanitarie.

E’ morto il 36° giovane militare in Afghanistan, tra l’indifferenza dei governanti e delle stesse emittenti che hanno completamente ignorato l’avvenimento preferendo  concentrarsi su squallide vicende che coinvolgono ancora una volta il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

C’è stato un referendum alla Fiat Mirafiori che pone seri problemi di democrazia sindacale all’interno dei luoghi di lavoro.

Il debito pubblico è arrivato a livelli stratosferici capaci di mettere in discussione ogni possibile tentativo di ripresa.

Gli ordinativi dell’industria, al di là dei soliti trionfalismi di regime, fanno registrare un netto calo.

Un giovane su cinque non studia e non  lavora, il 48,9% delle donne non ha né cerca un lavoro.

Di fronte a questa catastrofica situazione, si parla d’altro.

Non sono un moralista bacchettone ma confesso di essere schifato da tutte le vicende che vedono per protagonista una persona che, per ruolo, dovrebbe essere di esempio a tutti. Del resto, se in ogni occasioni il prestigio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aumenta, mentre quello del Presidente del Consiglio Berlusconi diminuisce, ci sarà pure una ragione. O no?

Ma sono ancor più schifato dal fatto che tutti i cortigiani del sultano di Arcore, difensori della sacralità della famiglia, che sfilano nei family-day, che odiano gli omosessuali, le lesbiche, i trans e che hanno messo in croce, con i loro falsi moralismi, l’ex Presidente della Regione Lazio Marrazzo-che peraltro si è dimesso dal suo incarico-stiano facendo la guerra per aggiudicarsi la palma di chi, nelle varie trasmissioni di cui sono ospiti fissi,  difende meglio il Presidente del Consiglio Berlusconi.

Ma queste sono questioni di servilismo e di piaggeria che si possono mettere sul conto. Chi deve tutto al sultano e chi gode dei suoi favori, non può che essere un servo della più bassa lega perché c’è sempre la possibilità di essere inserito/a in un listino bloccato, come è successo in Lombardia, ed essere eletta consigliere regionale a soli 25 anni senza aver mai svolto attività politica ma solo grazie al fatto di essere l’igienista dentale ( e fors’anche mentale, visto ciò che ha combinato per ingraziarsi il Premier) e che sa organizzare serate non propriamente all’insegna dell’impegno politico

Quello che continua a farmi in…nervosire di brutto è la cantilenante affermazione secondo la quale, per  tutti questi/e cortigiani/e che impazzano a tutte le ore e in tutte le reti TV, “Berlusconi è stato eletto dalla maggioranza degl’italiani e seguita ad avere il loro consenso” e mi dispiace che i tanti giornalisti e appartenenti alle forze politiche di opposizione non mettano mai in evidenza questa grossolana menzogna che, ripetuta ossessivamente, convince i più disinformati.

Vogliamo provare, allora, a fare alcuni semplicissimi conti?

Secondo tutti i sondaggi, che vanno sempre presi con la dovuta cautela, in caso di possibili elezioni politiche anticipate, il 40% degli aventi diritto non andrebbe a votare. A mio giudizio sbagliando, ma questi sono i numeri,

 

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Berlusconi, sempre secondo questi sondaggi, viaggerebbe attorno al 25-30% ei consensi, comunque sempre in picchiata nei confronti di risultati precedenti. Dandogli il massimo di questa forbice, avrebbe il 30% del 60% che voterebbe. Se la calcolatrice non mi ha fatto brutti scherzi, sempre possibili, Berlusconi prenderebbe il 18% dei voti.

E da quando il 18% dei voti rappresenta “la maggioranza dei consensi”? Se uno ha il 18% dei voti, vuol dire che non ha il consenso della maggioranza degl’italiani. O no?

Questo nostro bel Paese, dopo “lotta continua”, ha inaugurato la fase della “menzogna continua” che ha contagiato i Gasparri, Cicchitto, Stracquadanio, Alfano, Ghedini, Quagliariello tanto per citare alcuni tra i più assidui frequentatori di tutti gli studi televisivi che ripetono ossessivamente questo ritornello, assolutamente falso.

Costoro mentono sapendo di mentire e la cosa che più mi irrita, lo ripeto, è che nessuno li contesta.

Non a chiacchiere, ma con i  numeri, facendo una semplicissima operazione aritmetica così, tanto per ristabilire la verità, almeno quella numerica. Per tutto il resto, c’è la Magistratura che dovrebbe essere messa in condizione di poter lavorare serenamente, senza insulti giornalieri da parte di Berlusconi.

 

Cambiare i nostri stili di vita

Uno dei maggiori problemi di tutte le società opulente è costituito, come è noto, dall’immensa mole di rifiuti sia alimentari che di altro genere. A volte, le immagini trasmesse dalla TV ci fanno vedere montagne di rifiuti nelle quali tante povere persone vanno a cercare di che sfamarsi. E questa è l’altra faccia della medaglia.

Siamo stati bombardati, oramai da decenni, da incessanti messaggi pubblicitari che ci hanno spinto ad acquistare tante cose che poi, magari, vengono buttate per scadenza.

Diverse volte, andando a fare la spesa nei supermercati, capita di vedere carrelli strapieni di beni. C’è la corsa all’accaparramento di tante cose, come se fossimo alla vigilia di qualche conflitto bellico, non sempre giustificato dalle tante accattivanti promozioni.

Studiosi di questi fenomeni, recentemente, ci hanno fatto sapere che ciò che viene buttato in Italia dalle famiglie, servirebbe a sfamare per un anno intero un Paese come la Spagna.

E quello dei rifiuti, quindi, diventa oggettivamente uno dei principali problemi di ogni comunità, sia di quelle benestanti che di quelle dei paesi in via di sviluppo come la Cina, l’India, il Brasile ecc.

Come dare, nel nostro piccolo, un contributo per la soluzione di questo problema?

In primo luogo, a mio avviso, modificando con una certa radicalità i nostri stili di vita uscendo dall’ubriacatura del consumismo esasperato e ripristinando  una certa austerità: si deve acquistare solo ciò che serve e basta.

Inoltre, bisognerebbe reintrodurre, sin dall’asilo nido e scuole materne, l’educazione civica per inculcare a tutti, senza violenza e con dolcezza, il modo corretto di vivere senza assurdi sprechi, il rispetto verso l’altro, un maggiore senso della collettività e meno esasperato individualismo.

Mi rendo conto delle difficoltà di tipo innanzitutto culturale che possono frenare queste necessità ma, sinceramente, non vedo altre possibili alternative.

Va bene la raccolta differenziata che dobbiamo fare tutti rispettando anche le regole del suo corretto uso.Va bene il rispetto dell’ambiente, ma ci vuole ben altro.

In molte città da tempo sono in circolazione sistemi da copiare, quale quello della distribuzione del latte, dei detersivi liquidi e solidi ecc. che consentono il riuso dei contenitori in plastica o vetro.

Qualche azienda sta immettendo sul mercato prodotti senza gli ingombranti imballaggi che, sia pur riciclabili, costituiscono un bel problema per lo smaltimento.

Le soluzioni possibili, quindi, ci sarebbero. Non sarebbe il caso di imitare le cose buone che pur si fanno?

Ciò che bisogna fare con la massima urgenza, anche nelle nostre piccole città, è modificare gli stili di vita e rendersi finalmente conto che, continuando sulla dissennata via del consumismo esasperato, alle nuove generazioni lasceremo una bella gatta da pelare.

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Oggi è necessario un  Movimento Umanitario che inglobi tutti!

 

LA   MORALE   UMANITARIA!

 

 

 

            La morale, a differenza di quanto dice la religione, non ci viene donata dallo Spirito Santo, ma ci deriva dall’ambiente in cui viviamo, dalla classe di appartenenza e dall’epoca storica. Quindi non c’è una morale uguale per tutti, in ogni spazio ed in ogni tempo, come vuole far credere la borghesia spacciando la sua per quella giusta, ignorando e reprimendo tutte le altre. Il padrone e l’operaio non hanno e non potranno mai avere la stessa morale. Lo scontro in atto alla FIAT tra Marchionne ed i lavoratori parla da sé. Naturalmente il discorso che sto facendo è a livello generale e storico, non individuale.

 

            Il movimento operaio si è sempre basato sulla morale proletaria per il ruolo particolare che questa classe svolge nell’economia, per la sua condizione di sfruttata e di povertà, per il progetto politico-ideale di costruzione di una nuova società, chiamata socialista, in cui la classe operaia doveva svolgere un ruolo di primo piano e trainante rispetto al resto della popolazione. I successi del movimento operaio sono stati tantissimi ma anche le sconfitte e la guerra tra sfruttati e sfruttatori è ancora in corso ed in pieno svolgimento. E’ vero che c’è una crisi politica-ideale delle organizzazioni di massa degli sfruttati, però è altrettanto vero che c’è  una crisi economica mondiale degli sfruttatori che sta portando alla fame il mondo intero per cui, anche volendo, sarà impossibile una conciliazione totale tra queste due classi, con la sottomissione schiavista degli sfruttati. L’uomo e la donna di oggi non accetteranno mai di tornare a fare gli schiavi come all’epoca dell’Impero Romano. Ci possono essere dei casi isolati, delle situazioni momentanee, ma la massa prima o poi si ribellerà. Quello che è avvenuto, ed è tuttora in corso di svolgimento, in tutto il Nord Africa ne è una dimostrazione. Inoltre è soltanto l’inizio dell’inizio. Una nuova epoca storica si sta aprendo.

 

La classe operaia si è assottigliata di molto per la recessione economica mondiale e per l’introduzione dell’automazione e della tecnica. Gli intellettuali del potere ne hanno subito approfittato per teorizzare la fine del ruolo del Proletariato e della sua morale. E’ stata una conclusione molto affrettata, dettata dall’interesse egoista per la conservazione dei propri privilegi e da una analisi idealista, cioè non basata sulla realtà in movimento. Hanno visto la realtà in forma statica, in un momento di riflusso, dopo il crollo del “Socialismo Reale” ed il trionfo del neo-liberismo, ed hanno concluso con gioia: il proletariato è scomparso. Non è così! Il proletariato, anche se momentaneamente perdente,  non è scomparso ma si è “ristrutturato”: i piani di sopra si sono schiacciati su quelli di sotto e questi si sono allargati, cioè una grossa fetta del ceto medio si è impoverito ed ha ingrossato le file dei proletari che, a loro volta, si sono impoveriti ancora di più. Naturalmente la ristrutturazione non è solo economica-quantitativa ma anche morale.

 

E’ vero che oggi non si può parlare più di morale proletaria, come si faceva nell’Ottocento e nel Novecento, perché c’è una proletarizzazione di massa a livello mondiale. Per questo motivo è necessario parlare di morale umanitaria. Secondo dati statistici delle Nazioni Unite ci sono un miliardo di persone che soffre la fame tutti i giorni, 7 milioni di bambini che muoiono di fame ogni anno, quasi 3 miliardi di esseri umani che vivono con meno di 2 dollari al giorno; la ricchezza mondiale è suddivisa nel seguente modo orribile: il 50% della popolazione mondiale ne possiede l’1%, il 40% ne possiede il 14%, il 10% ne possiede l’85%. Questi dati sono in continuo peggioramento per gli sfruttati. C’è un impoverimento ed un immiserimento di quasi tutta la popolazione del pianeta, a causa della crisi del sistema capitalista, della speculazione finanziaria e del disastro ambientale

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 provocato dal sistema. Il cerchio dei ricchi si restringe sempre di più, composto soltanto da “ultra ricchissimi”, mentre dilaga la massa dei poveri, dei miseri, affamati, assetati, abbrutiti, sfruttati, compresi i benestanti che sono assaliti da centinaia di tipi di alienazione che creano loro malattie e sofferenze molto forti, finora sconosciute come, per esempio, l’anoressia. Si tratta di una persona che soffre la fame pur avendo il frigorifero pieno di roba da mangiare ed i soldi per comprarsi tutti gli alimenti che vuole, però ha un blocco mentale che gli impedisce di farlo.

 

La morale non è più quella di una sola classe sfruttata, ma praticamente dell’intera umanità sfruttata, oppressa, depressa, stravolta ed anche a rischio estinzione. Come si può vedere, non è più soltanto un problema del povero ma anche del ceto medio e del ricco: è sufficiente un minimo di buon  senso e di razionalità per rendersi conto della stupidità e della assurdità del mondo di oggi. La globalizzazione capitalista ha affamato ed affamerà sempre più le masse del mondo, creando una uguaglianza dei popoli nella miseria, cioè “Il comunismo della miseria”. La classe capitalista, dopo averlo tanto criticato nei regimi dell’URSS, adesso sta facendo peggio. Farà la stessa fine!

 

Questa uguaglianza nelle condizioni economiche e sociali della vita sta creando e creerà sempre di più un modo di pensare comune fra i popoli intorno ai problemi vitali, bisogni comuni, un’etica comune, sentimenti ed idee comuni che tenderanno a mettere al primissimo posto il profitto fisico-psichico delle persone e non il profitto privato del capitalista. Tutto questo sta generando, e lo farà sempre di più, la morale umanitaria. Le idee consumiste avranno sempre meno possibilità di fare presa sulla gente. ”I bisogni indotti” si scontreranno con i bisogni reali ed avranno la peggio.

 

Naturalmente la morale umanitaria non viene fuori automaticamente ed immediatamente, dalla mattina alla sera, per tutti e nello stesso momento. E’ un processo che comincia con pochi, dalle persone più sensibili,  e man mano si va allargando. Non può essere diversamente perché bisogna tenere presente che la globalizzazione della miseria è una realtà nuova ed è appena all’inizio. Inoltre si scontra con il fatto che il pensiero e le lotte degli sfruttati sono principalmente nelle mani dei dirigenti del movimento operaio che ragionano in forma economicista e sindacalista, alleati con il potere. Si scontra anche con la repressione capitalista. Tutti questi fattori non aiutano l’evoluzione delle masse, per cui sarà lenta, molto dolorosa per tutti, però inevitabile.

 

Il movimento operaio non si è dimostrato capace di  guidare le masse verso il superamento dell’attuale sistema. E’ troppo preso dai propri interessi sia di categoria, di organizzazione che personali. Oggi è necessario un nuovo Movimento Umanitario, che inglobi tutti, come tendono a fare in Italia i vari comitati ed associazioni di lotta che si sono uniti dietro lo slogan “Uniti contro la crisi”, ed agiscono in prima persona fuori dalle istituzioni. Con lo stesso spirito si sono mossi gli studenti nella lotta contro il decreto della Gelmini durante il mese di dicembre; la stessa cosa si può dire delle donne che il 13 febbraio hanno riempito le piazze d’Italia con un milione di persone, rifiutando la presenza dei partiti.

 

La crisi molto profonda del movimento operaio è dimostrata non solo dal rifiuto delle masse italiane nei loro confronti, ma anche dalle vicende della FIAT, dalla sua impotenza di fronte  all’attacco padronale, ed anche dall’incapacità politica delle Sinistre di fare opposizione. Il Movimento Operaio se non riuscirà a trasformarsi in Movimento Umanitario, me lo auguro ma non ci credo, sarà messo da parte e destinato a scomparire.   

                              

15/2/11                                                                                                                          Antonio Mucci

 

 

(Continua nel prossimo numero)

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… continua dalla pagina 5

quando salirete la collina che va verso il villaggio di Galeana, quella era la terra che avevano i contadini: ripidi pendii pieni di pietre. Le buone terre erano nelle mani dei finqueros. Nei prossimi giorni vedrete anche quelle fincas e potrete constatare la differenza di qualità della terra.

Si era cancellata la possibilità ad accedere ad un pezzo di terra. Contemporaneamente le malattie iniziarono ad uccidere i bambini e le bambine. Dal 1990 al 1992 non c'era bambino nella Selva Lacandona che arrivasse a compiere cinque anni. Prima dei cinque anni morivano di malattie curabili. Non era il cancro, non era l'AIDS, non erano malattie di cuore, erano malattie curabili: tifo, tubercolosi e a volte una semplice febbre ammazzava bambini e bambine minori di cinque anni.

Capisco che in città questo può essere perfino un vantaggio: meno asini, più pannocchie, si dice. Ma nel caso di un villaggio indigeno la morte dei suoi bambini significa la scomparsa come popolo. Cioè, nel processo naturale, gli adulti crescono, diventano vecchi e muoiono. Se non ci sono bambini quella cultura scompare.

La moria degli indigeni, dei bambini e delle bambine indigene, acutizzò ancora di più il problema. Ma la differenza rispetto al resto di altri villaggi indios, è che qui c'era un esercito ribelle, armato. Furono le donne a spingere per questa scelta. Non furono gli uomini. So che la tradizione in Messico - i mariachi, Pedro Infante e tutto il resto - è che gli uomini sono molto machi. Ma non è stato così. Chi cominciò a spingere: bisogna fare qualcosa, basta, è ora di finirla, furono le donne che vedevano morire i loro figli e figlie.

Cominciò a diffondersi una voce in tutte le comunità: bisogna fare qualcosa, ora, facciamola finita, in tutte le lingue. In quel momento eravamo presenti ormai anche nella zona degli Altos. E lì avevamo due compagne che erano, e sono ancora, la colonna portante di quell’opera: la defunta Comandante Ramona e la Comandante Susana.

In diverse parti cominciò a nascere questa inquietudine, questo malessere… Chiamiamolo col suo nome: questa ribellione tra le donne zapatiste, secondo le quali bisognava fare qualcosa. Noi allora facemmo quello che dovevamo, domandare a tutti che cosa avremmo fatto. Allora, nel 1992, si svolse una consultazione - senza televisione, senza governo del Distretto Federale, senza niente di quello che c'è adesso - e villaggio per villaggio si fecero assemblee - come quella che stiamo facendo adesso -. Si presentava la questione. L'alternativa era molto semplice: se ci fossimo ribellati in armi ci avrebbero sconfitto, ma avremmo richiamato l'attenzione e le condizioni degli indigeni sarebbero migliorate. Se non ci fossimo ribellati in armi saremmo sopravvissuti, ma saremmo scomparsi come popoli indios.

La logica di morte è quando diciamo: non ci hanno lasciato altra scelta. Ora, dopo quattordici anni, quasi quindici, noi - quelli che siamo qui da più tempo - diciamo: che bello non aver avuto altra scelta.

Nei villaggi dissero: sei qui per questo, combatti, combatti con noi. Non si trattava solo di un rapporto formale, di comando. Perché formalmente era il contrario: formalmente l'EZLN era il comando e le comunità i subordinati. Nei fatti, nella realtà, era il contrario: i popoli sostenevano, si prendevano cura e facevano crescere l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

(Continua nel numero successivo)

                                                              Posto all’attenzione da Speranza 2000 e Lorenza Pelagatti 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”