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IL SALE - N.°109

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

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anno 10    numero 109 – Supplemento straordinario Agosto/Settembre 2010

 

 

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Sommario

 

 

                                                       di Luciano Martocchia

 

                                                di Marco Tabellione

                       

                                                        di Lorenza Pelagatti

 

                                                        di Antonio Mucci

 

                                                         di Lucio Garofalo

 

                                                         Presentato da Annalisa Cerretani d’Angelo

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sulla strada parco occorre maggiore chiarezza, da parte di tutti

 

Premesso che credo alla buona fede di chi si sta lottando per fare in modo che la ormai famosa “Strada Parco” resti solo ciclo-pedonale (cittadini a cui và tutta la mia solidarietà per l'infame gesto subito da parte di chi ha bruciato nottetempo il loro gazebo) e aderisco alla loro legittima richiesta di trasparenza sugli atti adottati dalla GTM, vorrei però evidenziare alcuni aspetti della vicenda, esterni all'operato della GTM, a cui finora non è stata data la giusta importanza.

1) Il filobus potrà passare all'interno del Corridoio Verde non perché lo vuole la GTM ma perché lo prevede il Piano Regolatore Generale del Comune di Pescara, che all'art. 64 delle Norme Tecniche di Attuazione dà questa definizione di Corridoio Verde “1. Comprende gli ambiti individuati sulle tavole di P.R.G. con apposita campitura corrispondenti a: strade parco con slarghi, piazze, spazi pedonali ciclabili, dove la circolazione automobilistica è ammessa solo per veicoli di emergenza e/o soccorso e mezzi pubblici non inquinanti. 2. La sistemazione comprende:  a) la pavimentazione, prevalentemente senza marciapiedi e riservando, ove possibile, corsie riservate per i mezzi pubblici e i velocipedi; b) . ...”.

2) Tale previsione era inserita nel PRG approvato a marzo 2003 (giunta di centrodestra) ed è rimasta intatta nella successiva Variante al PRG adottata il 26/07/2004 (giunta di centrosinistra) ed approvata a giugno 2007 (stessa giunta di centrosinistra), un Piano enfaticamente denominato “Piano delle invarianti per uno sviluppo sostenibile”. La GTM ha pubblicato il bando di gara per realizzare il 1° lotto il 03/08/2004, ovvero otto giorni dopo l'adozione della suddetta Variante.

3) I cittadini debbono sapere che se nella Variante adottata fossero state soppresse le parole “mezzi pubblici” dall'art. 64, commi 1 e 2 delle NTA, OGGI IL FILOBUS NON POTREBBE PASSARE SUL CORRIDOIO VERDE e la GTM non avrebbe fatto quel bando di gara, salvo modificare il tracciato del filobus. I consiglieri comunali, che in fase di adozione del Piano potevano modificare la proposta di Variante da adottare, lo hanno chiesto? Se sì, chi ha votato contro?  Nella stessa Variante del 2004 è stata inserita anche la previsione di realizzare la caserma della Guardia di Finanza nella ex scuola media di via Saffi, un'altra bestia nera per i No-Filovia, che dovrebbero verificare attentamente la paternità di certe scelte.

4) La Legge Urbanistica dà la possibilità a cittadini, associazioni, comitati, di partecipare alla scrittura del Piano Regolatore Generale attraverso Osservazioni da presentare dopo la pubblicazione sul BURA del Piano adottato dal Consiglio Comunale, il quale potrà approvarle, anche parzialmente, oppure respingerle. Chi oggi protesta ha presentato un'osservazione per cassare la possibilità del passaggio di mezzi pubblici sulla Strada Parco? Se sì, chi ha votato contro?

Quando sarà fatta ulteriore chiarezza dando risposte esaurienti a queste domande, nessuno potrà più insinuare che la  protesta odierna viene strumentalizzata da chi – quando si poteva agire concretamente -  non lo ha fatto ed oggi accusa altri di non fare nulla per salvare la Strada parco.

Che dovrà, a mio avviso, continuare nella sua destinazione mista pedoni/bici/mezzi pubblici almeno fino alla Riserva Naturale Pineta Dannunziana verso sud e all'uscita Aeroporto verso ovest, dove sono previsti due parcheggi di scambio in cui chi entrerà in città potrà lasciare l'auto privata per un mezzo pubblico rapido, facendo così diminuire l'inquinamento: oppure ci diranno che anche i parcheggi di scambio sono stati l'ennesima svista nella variante al PRG nel 2004?

 

Ulisse Pitucci

 

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Filovia strada parco : perché la lotta è perdente

 

Luciano Martocchia

I cittadini si sono mobilitati. Devono impedire l'avvio dei cantieri. L 'Assemblea del 23 settembre scorso in aula consiliare Comune di Pescara ha dimostrato lo scollamento esistente tra la popolazione e la politica tutta, compresa quella della Rifondazione Comunista pescarese ormai residuale, o del Partito Democratico che ha avuto nelle sue file i massimi sostenitori della filovia, che nel chiuso dei consigli di amministrazione  hanno votato  a favore dell'insediamento oppure hanno espresso parere favorevole personale, contravvenendo alla politica ufficiale del proprio partito avviando lo sperpero di ben 31 milioni di euro per un opera inutile, impattante e preclusiva agli interessi di tutta la popolazione e  non solo dei residenti. Era necessaria l’occupazione dei cantieri, ma  questa volta la lotta non doveva essere gestita da nessun partito. La doppia morale di questi partiti che intascano laute prebende e gettoni presenza  dall'istituzione di commissioni e tavoli tecnici  per far finta di risolvere quello  già deciso con contratti già firmati ormai è diventata nauseante. Alle prossime elezioni mandiamoli tutti a casa. Questa mobilitazione è stata decisa dal basso e non dai vari Sorgentoni e consiglieri comunali carrieristi ed autoreferenziali  che hanno fatto sfoggio di politichese e indegna passerella: uno sporco gioco delle parti. La cittadinanza è ingannata.

La lotta è persa perché sulla tematica ormai annosa  della strada parco s’innestano i bassi istinti dei faccendieri e dei politici in relazioni d’affari con le grandi imprese, il piatto è ghiotto.  Gli imprenditori pagano sottobanco  ai partiti decine di migliaia di euro di tangenti camuffate da contributi liberali, difficilmente si fanno prendere con le dita nella marmellata per retribuire la delibera XY a loro favore, ormai si son fatti furbi, partono da lontano e danno contributi spalmati nel tempo magari anche iscritti a bilancio. E quando vengono scoperti hanno la possibilità, avendo dalla loro parte i giornali che fanno cassa di risonanza,  di avviare una vasta campagna di disinformazione e delegittimazione della Magistratura.  Anche se non esiste reato per la concessione liberale di aiuti ai partiti di sinistra, come è stato nel caso di Rifondazione Comunista,  per finanziare campagne elettorali con la motivazione di contributo alle feste di Liberazione,  mi dichiaro offeso perchè si è violato lo spirito etico, l'idealismo e il concetto di diversità rispetto al marciume della politica nazionale. Come si fa ad opporsi alla discarica dei veleni tossici  se il partito che afferma di essere maggiormente il portabandiera del'ecologia prende i soldi dagli imprenditori? Sono stati solo 800 euro? Non importa : Di Zio pagava in base al peso elettorale. E' il concetto etico che conta. Stessa cosa sulla filovia alla strada parco dove TUTTI i partiti in seno al C.d'A. GTM hanno votato a favore o hanno manifestato apertamente il loro appoggio all’opera. La doppia morale ci deve far schifo.

La lotta è persa perché gli abitanti di Montesilvano se ne infischiano dei cittadini pescaresi mobilitati e lì i lavori sono già stati avviati.

La lotta è persa perché è venuta meno l’opposizione dal momento che questa  ha taciuto di fronte all’impossibilità di estensione  della tanto sbandierata direttrice Montesilvano  Pescara sud, perché il Centro commerciale de Cecco a Portanuova espandendosi  ha precluso il cosiddetto corridoio verde, quindi  passaggio della doppia corsia dei bus ascritta a PRG con la  possibilità di affiancarla ad una pista ciclabile, sogno irrealizzabile di migliaia di cicloamatori pescaresi. Basterebbe questo a rendere inutile la realizzazione della filovia, ma i partiti d’opposizione non lo possono dire, loro hanno avvallato l’accordo di programma di De Cecco.

 

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La lotta è persa perché le associazioni ambientaliste a Pescara  sono solo un bluff  ed esistono solo per elemosinare al potere incarichi e posticini sottobanco.

La lotta è persa perché egemonizzata da personaggi facenti capo a  gruppi politici specifici che dovevano restare defilati e che invece hanno, come al solito, non dato appoggio esterno e aiuti tecnici materiali , ma bensì messe le mani sul movimento a fini personali di visibilità politica del capo, ripetendo quanto già accaduto per la nascita di altri movimenti portandoli alla morte dopo averne succhiato l’anima.

La lotta è persa perché l’allora agit-prop Sorgentoni aveva altre mire e si ritiene pago del misero posticino di consigliere comunale e ciò l’ha dimostrato durante la sopra citata assemblea in Comune del 23 settembre scorso con un intervento fiume tecnicistico senza mordente.

L’incapacità della popolazione di eleggersi in Coordinamento autogestito aspettando il leader che gli scodelli proposte e gestione della vertenza ( male cronico degli italiani)  pone i cittadini ad essere strumentalizzati , laddove il politico esperto e furbo, riesce a fagocitare ed a incanalare i termini della questione assumendo potere crescente che poi sarà in grado di spendere nel chiuso delle commissioni e dei rapporti di forza ristretti ottenendo nel contempo una grossa visibilità politica e rendita di posizione, facilitato anche dai giornali locali che epurano intelligentemente ogni parere diverso che possa provenire da altre posizioni. Si crea infatti una commistione d’interessi ristretta tra giornali, politici di riferimento e pseudo associazioni ambientaliste che si spartiscono la torta del potere contrattuale: guai a perdere questo monopolio , è una sorta di P2 dell’antagonismo sociale.

Inoltre, intendiamoci, il politico di turno  ( coadiuvato dai suoi sottoposti militanti   che fanno finta di essere normali cittadini quando sono invece persone stipendiate dal partito o da organizzazioni collaterali)   che si mette a capo della mobilitazione, è così conscio della sua dialettica capace di  far leva sui sentimenti più sacrosanti e  nobili della popolazione  e sulle sue aspettative ( i poveri bambini che non possono giocare, la signora col carrozzino, il cultore dello jogging, il cicloamatore, l’aria pulita, ecc.), che nasconde  ad essa impunemente  i percorsi e gli iter legali che la GTM ha adottato per arrivare ad iniziare l’istallazione dell’infrastruttura, quando è anche  palese, mettendosi  a cavalcare la protesta, che è stato ben inserito ed oliato da quel potere che apertamente dice di combattere.  E poi è una lotta impari ed unidirezionale tra i grilli parlanti della politica e la popolazione. Unidirezionale perché il politico di turno non segue minimamente le proposte della popolazione se non danno visibilità e accrescimento al suo potere, mentre la popolazione è invitata pressantemente a seguirlo ed a mobilitarsi secondo le sue indicazioni.

Ma quello che colpisce è la mancata progettualità della strada parco cittadina, la mancanza d’indizione  di un concorso d’idee se vogliamo anche internazionale, come è accaduto  in tutte le più grandi città europee nelle aree dismesse ( la strada parco è una risulta del vecchio tracciato ferroviario) , attraverso le proposte dei più grandi urbanisti, che fosse stato in grado di delineare uno sviluppo gradevole, funzionale, a misura di popolazione e innovativo che si poteva snodare per tutta la lunghezza del tracciato: un polmone ecologico ma anche riqualificato. Pescara non è sembrata andare verso questa direzione, ha sempre considerato le periferie un’area trascurabile, si è sempre concentrata sugli arredi delle vie centralissime, laddove ha saputo profondere idee ed innovazioni solo in Corso Umberto , rotonda sul mare e Piazza Salotto, avendo proposto anche soluzioni coraggiose come il costosissimo obbrobrio ( nei risultati) del Calice di Toyo Ito.  E questa è una responsabilità della gestione  della passata giunta di centro sinistra : un’occasione persa. (lm)

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Che fare?  – Uno sforzo di concretezza

di Marco Tabellione

 

     “Che fare?”. Si intitola così il giornale creato dai cafoni di Fontamara, alla fine di quel capolavoro semplice e grande che è il romanzo di Ignazio Silone. Che fare? E all’improvviso dopo decenni che ho trascorso a scervellarmi su idee e soluzioni intellettuali, comprendo a pieno quel finale voluto da Silone per la sua prima e insuperata opera narrativa. Cosa si può fare realmente perché questa società, la vita che ci induce a condurre, quest’epoca così complessa, così crudele e cinica possa realmente cambiare, possa realmente adeguarsi alle esigenze concrete dei singoli? Per ottemperare a questo bisogno di concretezza bisognerebbe però operare una scelta ed una selezione a favore del quotidiano e del locale. Il mondo, per ognuno di noi, è il mondo che possiamo esperire direttamente e su cui intervenire. E’ questa possibilità di intervento di tutti che bisogna cercare. Certo tra il dire e il mare... Ma, intanto, è già importante adesso l’individuazione di questo obiettivo, il “cosa”, sul “come” si dirà fra breve.

     Intanto va ricordato che il “cosa” sembra molto distante dalla mentalità comune. Di solito il “cosa”, vale a dire lo stato di illibertà che continua a determinare le nostre vite nonostante i secoli di cosiddetta evoluzione, non è affatto lampante. Oggi più che mai la libertà è lontana, oggi più che mai siamo oggetti, strumento del mercato, siamo acquirenti, clienti, elettori, strumenti della politica, della pubblicità, della televisione. Ma ciò che caratterizza in maniera negativa la condizione contemporanea di illibertà è che essa manca di una consapevolezza, che invece costituiva l’unica nota positiva della schiavitù e dell’asservimento vecchia maniera. Sia chiaro, nessuno sta asserendo che la condizione di illibertà contemporanea sia peggiore di quella dello schiavo ad esempio in epoca romana. Quello che si vuole affermare è che oggi è stato introdotto, nell’asservimento ai poteri che dominano, un elemento psichico nuovo, sconosciuto in passato: la mancanza di consapevolezza. Anzi è da supporre che sia proprio questa mancanza di consapevolezza a rendere finalmente inutile la violenza che caratterizzava le coercizioni nell’antichità. Non c’è bisogno di violenza, perché ogni individuo giunge ad una auto-coercizione, a schiavizzarsi da solo, a donarsi cioè ai poteri dominanti volontariamente. E lo fa, appunto perché non è conscio che questo donarsi, che questo seguire i valori imposti, lo porta ad una forma di schiavitù, dorata  senz’altro, ma sempre schiavitù.

     Un esempio su tutti: i giochi a premio. Rappresentano un’imposizione, una condizione del potere, non solo perché prevedono l’impiego e lo sperpero di denaro, ma perché a latere di questo sperpero ce n’è uno più grave: lo sperpero delle energie e degli entusiasmi, che andrebbero spesi invece per circostanze autenticamente vitali, non per proiezioni come quella del desiderio di diventare ricchi.

     Ma allora torniamo alla domanda fondamentale, quella dell’inizio: che fare? Come risvegliare le coscienze, come fare in modo che questo risveglio non venga nuovamente neutralizzato dalla macchina globale? La risposta naturalmente è sempre quella: cultura, occorre una rivoluzione culturale. Ma come attuarla? Innanzitutto occorre svincolarla dalle logiche del profitto e della mercificazione. Bisogna che la cultura approfondisca la sua azione di protesta e contestazione dello status quo, ma senza che questo abbia come immediato obiettivo il profitto. Certo, se si parla di concretezza non si può trascurare il denaro. Indubbiamente occorre finanziare l’azione di protesta culturale. Ma si possono ottenere questi finanziamenti attraverso il risparmio, magari attraverso una riduzione dei consumi ludici.

     In ogni caso bisogna moltiplicare i luoghi di contestazione. Ribaltare l’uso che oggi si fa della propaganda pubblicitaria. Impadronirsi degli strumenti di potere, che oggi sono gli strumenti della comunicazione. Negli anni Settanta la battaglia per le radio libere costituì un primo banco di prova per la riappropriazione da parte del pubblico di uno strumento di comunicazione. Oggi questa riappropriazione va fatta anche per altri strumenti.

 

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Certo apparentemente internet costituisce una specie di zona franca, ma in realtà indirettamente esso contribuisce a confermare lo status quo. L’uso di internet, infatti, non esce fuori da quella sentenza che McLuhan???? pronunciò negli anni settanta a proposito della tv e dei mezzi di comunicazione allora vigenti: “Il medium è il messaggio”. Naturalmente il giudizio di McLuhan su internet non possiamo conoscerlo, tuttavia il grande studioso americano, ne sono convinto, avrebbe considerato la rete partendo dalla stessa filosofia di fondo utilizzata per i suoi studi sui primi mass media, e che è in fondo quella di Adorno e della scuola di Francoforte. Neanche la rete, così, sarebbe sfuggita alla condanna di quei filosofi, Marcuse in primis, così critici nei confronti dell’industria culturale. Anzi c’è da supporre che gli strali contro internet sarebbero stati ancora più forti, vista la superficialità e il disimpegno con cui il web tratta gli aspetti della realtà.

     Tutto ciò nasce probabilmente dalla stessa facilità di utilizzo di internet. Ciò non vuol dire che non ci siano esempi di uso impegnato della rete. Basti pensare a Beppe Grillo che è riuscito, attraverso lo strumento telematico, non solo a catalizzare l’attenzione (che tra l’altro era già alta) ma addirittura a creare un movimento di idee, praticamente un partito. E il bello è che questo movimento ha adottato delle pratiche, le ha stimolate, ha, insomma, agito. Però non è cambiato niente. Nel senso che nell’esempio che ho riportato (ma è solo un esempio) Grillo deve avere inciso certamente su qualche aspetto in particolare, però l’orizzonte generale è rimasto lo stesso. Una minoranza, un movimento settoriale, non può cambiare niente, anzi finisce per rafforzare la situazione esistente.

     Viviamo in un sistema che si alimenta del suo contrario, che utilizza l’opposizione a se stesso come strumento di rigenerazione, di rafforzamento. E ciò accade perché l’opposizione che da sempre e in ogni luogo si genera contro il sistema, è un’opposizione superficiale, che agisce senza agire nel profondo. Perché l’opposizione sia profonda occorre uno scatto epocale, uno sforzo generazionale, che è sempre atteso, ma non arriva mai. E non arriva perché la superficialità alimenta le nostre esistenze, come forse ha alimentato da sempre le civiltà umane, costrette comunque ad affrontare innanzitutto i problemi imposti dal contingente. Anche le rivoluzioni, in fondo, sono sempre state superficiali. Sono, tutte indistintamente, riuscite a cambiare un particolare assetto sociale, economico, politico; ma hanno sempre lasciato intatto l’orizzonte di base, la vera origine delle ingiustizie: il fatto che ci sarà sempre un potere tra gli uomini e chi lo subirà. Ma soprattutto nella contemporaneità l’uomo non è più capace di profondità. Anzi sembra che gli strumenti tecnologici di cui la nostra epoca fa ampiamente uso, e che si rivelano sempre più sofisticati, contribuiscano in realtà proprio ad evitare la profondità, a consentire di muoversi sempre nella facilità e nella superficialità.

     Internet con i social network hanno finito per corroborare l’irresistibile tendenza dell’essere umano alla chiacchiera, la stessa diceria parolaia e inconcludente che per Heidegger era uno dei motivi di quella che il grande filosofo tedesco chiamava la dimenticanza dell’essere. Chiacchierare, comunicare in senso superficiale per dimenticare la vita, le sue urgenze, ma anche le sue bellezze. Ed ecco allora una proposta concreta: usiamo sì internet, usiamo sì i social network, ma non per chiacchierare, bensì per comunicare cultura, cultura autentica. Come fare? E’ semplicissimo, basta che ognuno di noi si sforzi di inserire nella rete soltanto scritti che possano apparire intelligenti. Tutto qua. Decidiamo insieme di esprimerci in profondità, anche e soprattutto su uno strumento come internet, utilizziamolo per pensare, non per divertirci. E’ questo che dobbiamo cominciare a fare: non dobbiamo mai smettere di pensare, pensare profondamente vuol dire coltivare la propria libertà. Pensare e comunicare in profondità e con profondità, è questa la soluzione.

 

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PRENDIAMO LA STRADA GIUSTA!  DIFENDIAMO LA STRADA PARCO

 

 

La manifestazione del 2 Ottobre che ha visto sfilare 3000 persone, ha dimostrato che gran parte della cittadinanza considera la Strada Parco un patrimonio prezioso per tutta la Città, ha anche evidenziato che la lotta per la sua difesa è una lotta umana e disinteressata, che non  ha  finalità economiche e non persegue gli interessi di pochi. E’ una lotta per tutti i cittadini pescaresi e non solo per i residenti,  spazi come la Strada Parco dovrebbero essere realizzati anche in altri quartieri della città.

La Strada parco da più di 10 anni è diventata il polmone della città, il luogo d’incontro in cui diverse generazioni si riuniscono e scelgono di passare in modo “sano”  il proprio tempo libero.              I bambini giocano liberamente, gli anziani  passeggiano con tranquillità, i ciclisti e i pattinatori si spostano su una pista ciclabile di oltre 5 km, i disabili respirano aria pulita, altri si riuniscono anche solo per chiacchierare.

Ha assunto la stessa funzione che aveva in passato, e ora non più Piazza Salotto, la ricomposizione di un tessuto sociale che si è andato disgregando a vantaggio dei soli luoghi di consumo come i centri commerciali.

 Il successo della manifestazione con la partecipazione di 3000 persone è stato raggiunto grazie al presidio permanente organizzato per due settimane da semplici cittadini che si sono impegnati giorno e notte per la sua riuscita.

Il presidio va mantenuto ad oltranza perché è l’unico punto di forza reale della lotta con il quale si chiede la sospensione dei lavori e la rimozione del cantiere. La volontà dei partecipanti è difendere la Strada Parco così com’è, considerando tale lotta una battaglia di civiltà a difesa dell’ambiente naturale e umano di questa zona della città.

Non ci sono motivi validi per cui l’opera meriti di essere compiuta, la sua realizzazione procurerà solo danni economici per i pesantissimi costi di gestione impossibili da sostenere ( come trovare 800 passeggeri-ora direzione per filobus di 18 metri?); ambientali per l’eliminazione del verde, degli alberi, delle aiuole, e delle piste ciclabili; umani difficili da quantificare e quindi incalcolabili.

Anche a Montesilvano è  sorto Domenica 10-10-10 un presidio permanente, proprio dove hanno installato  i primi pali per il filobus, che lotta per le stesse finalità del coordinamento di Pescara.

Entrambi i coordinamenti cercano d’impedire l’avanzamento dei lavori che sono  iniziati  due settimane fa. Quello di Pescara spera che la situazione si possa sbloccare grazie ad un esposto di un privato cittadino che è stato preso in considerazione dall’alta Commissione di vigilanza sugli appalti. Tale esposto è incentrato sulla mancanza della valutazione dell’impatto ambientale, certificazione che non è stata mai prodotta. Inoltre Il coordinamento pescarese intende  presentare anche un ricorso al Tar.

La giunta comunale e la GTM si di fronte alle richieste del coordinamento si sono mostrati irremovibili e all’inizio anche poco disposti al dialogo. La situazione è leggermente cambiata con la concessione di un tavolo tecnico con il quale si è accettato il confronto, ma senza mettere in discussione la realizzazione dei lavori.

Io credo che il punto centrale della lotta sia il presidio e che la sua attività dovrebbe essere rivolta soprattutto a coinvolgere la gente, mettendo volantini nelle buche delle lettere, andando nei mercati e nelle scuole. Bisogna sensibilizzare i residenti e fargli capire che il futuro della                                         Strada Parco dipende soprattutto da loro e che solo se s’impegnano direttamente nella lotta sarà possibile fermare i lavori.  La trattativa con il Comune si sta rivelando inutile perché i consiglieri della maggioranza ed anche alcuni dell’opposizione vogliono portare avanti a tutti i costi l’opera per i grandi interessi che ci sono, anche da parte della Gtm,  sulla cifra prevista di 31 mila euro.

 

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Il Sindaco e alcuni consiglieri si sono mostrati arroganti e offensivi nei confronti dei manifestanti, e non hanno mostrato solidarietà nemmeno di fronte all’atto intimidatorio dell’incendio del tendone che è avvenuto nella notte del 8-10-2010.

Un’altra considerazione che vorrei fare e sul funzionamento del coordinamento.  Il metodo utilizzato è a mio avviso completamente sbagliato, perché sono state scelte 4 persone, sicuramente capaci,  a rappresentare  il coordinamento nei tavoli tecnici e nei rapporti con la stampa, tuttavia questi “delegati” che dovrebbero riportare alla stampa e ai tavoli tecnici le decisioni prese dall’assemblea, decidono autonomamente  la linea politica da seguire.

Un funzionamento democratico ed efficiente, invece, avrebbe dovuto attribuire all’assemblea il potere decisionale e cioè garantire che tutte le decisioni fossero condivise dai partecipanti del presidio. L’assemblea doveva, inoltre, nominare un gruppo organizzativo costituito da 10 o 12 persone, che dividendosi in commissioni di 3 o 4 persone ( commissione stampa e volantini, commissione rapporti con il territorio e commissione organizzazione presidio), avrebbe dovuto  rendere concrete le decisioni prese dall’assemblea. Tra di essi, a rotazione, si sarebbe dovuto scegliere dei rappresentanti del coordinamento peri rapporti con la stampa e il Comune.  

Attualmente nel coordinamento non c’è democrazia e si è anche verificato un forte scollamento tra la base e i “delegati”, infatti non sempre la comunicazione ha funzionato e tutti i militanti sono stati informati in modo preciso sui ricorsi, esposti e altre iniziative. Un coordinamento che nasce dall’insieme di diverse realtà ( associazioni, forze ambientaliste) e singoli cittadini, deve essere pluralista e democratico e non avere le stesse modalità di un partito, che talaltro ha comunque diverse mozioni e quindi idee al suo interno, cosa che sembra essere impossibile nel gruppo no filovia.

Questo problema è in parte avvertito dalla base, ma non è considerato centrale per cui il coordinamento è secondo me destinato a rimanere statico e a non evolversi in senso democratico e partecipativo. La lotta che i militanti del presidio portano avanti che ha un valore etico finirà così per svilirsi perché non c’è coerenza tra le modalità e i fini dell’iniziativa. Abbiamo perso un occasione: costruire un percorso di crescita collettiva. Si potevano fare delle proposte finalizzate alla valorizzazione della Strada Parco attraverso l’incremento del verde e di un arredo adeguato per migliorarne le potenzialità, magari con un progetto specifico.

Aldilà delle questioni metodologiche e politiche l’aspetto più interessante della lotta è stato il poter conoscere  persone nuove, valide da un punto di vista umano, che s’impegnano per cambiare la loro città e migliorare la realtà circostante. Questo è il ricordo più bello che conserverò. Spero che questa lotta nonostante i suoi limiti vada a buon fine, la Strada Parco rimanga così com’è  e  diventi un laboratorio politico e culturale permanente .  

 

 

 

Lorenza Pelagatti

 

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La  Lotta  Per L’Autogestione  Della  Strada  Parco

 

 

Il 27 settembre scorso un gruppo di cittadini ha bloccato, nei pressi delle Naiadi, i lavori  del cantiere incaricato della costruzione della filovia sulla Strada Parco. In questo modo è sorto “Il coordinamento No Filovia”. Esso non è stato eletto da nessuno, non è un’istituzione, è sorto spontaneamente, autorganizzandosi. E’ una logica conseguenza del fatto che le istituzioni non funzionano, rubano ed imbrogliano i cittadini. Questa è la realtà! Quando dico che non ho fiducia  nelle istituzioni, denuncio un fatto oggettivo non un’antipatia personale. Se le istituzioni funzionassero bene, in forma democratica, non ci sarebbe stato bisogno del Coordinamento, non sarebbe mai nato. Esso è il risultato di un’azione di rottura e sfiducia verso le istituzioni. Per cui, a mio avviso, tutta la sua attività doveva essere rivolta al di fuori e contro di esse, naturalmente nel rispetto di coloro che ci credono, in base al principio della libertà per tutte le idee.

 

Penso che il ruolo del Coordinamento doveva essere quello di far capire ai cittadini il comportamento dannoso delle istituzioni non solo sulla Strada Parco ma su tutti i problemi. Su questa base  portarli alla conclusione e necessità di autorganizzarsi, a capire l’errore che si commette quando si delegano gli altri e l’indispensabilità di partecipare direttamente alla lotta perché solo in questo modo si può far rimanere la Str. Par. così com’è. Gli abitanti esprimono la propria simpatia mettendo firme di protesta e con le manifestazioni, però non si impegnano nei turni del presidio né a partecipare alle assemblee del Coordinamento, cioè non prendono la situazione nelle proprie mani e delegano il Coordinamento e l’Associazione Strada Parco che, a loro volta, delegano i politici a portare avanti le loro richieste. E’ tutta una delega: io delego te, tu deleghi l’altro, l’altro l’altro ancora. Alla fine non c’è più nessun legame tra il primo e l’ultimo.

 

Secondo me, l’obiettivo del Coordinamento doveva essere quello di portare avanti una linea di intervento e di espansione orizzontale verso il basso, tendente ad autorganizzare gli abitanti della Str. Par. Invece è andata verso l’alto e le istituzioni. Io me ne sono andato dal Coord. perché ero in  netta minoranza e la mia linea di base-autogestita al suo interno non aveva nessuna prospettiva, altrimenti sarei rimasto anche in minoranza. Naturalmente gli amici del Coor. hanno tutto il mio rispetto ed affetto. Però io ho anche il dovere di rispettare me stesso e le mie idee

 

L’obiettivo dell’autogestione della Strada Parco è quello di far capire il ruolo reazionario delle istituzioni alla gente, toglierle ogni residuo di illusione,  e renderla consapevole della propria forza. Per questo motivo ho insistito sulle attività di base (Autorganizzazione dei cittadini di Montesilvano favorevoli alla Str. Par. – Chiedere la solidarietà dei lavoratori del cantiere che stanno costruendo la filovia – Volantino diretto agli autisti ed a tutti i lavoratori della GTM  affinché si pronunciassero contro il filobus). L’obiettivo della lotta non può essere altro che la rimozione dei cantieri di Pescara e di Montesilvano. Lottare per la sospensione dei lavori non risolve niente, confonde i cittadini, fa perdere soltanto tempo e stancare le persone che lottano. Tanto la soluzione del problema, cioè lasciare la Str. Par. così com’è, si può ottenere soltanto smantellando i cantieri e ripristinando il manto stradale così com’era. Non esiste via di mezzo! Per questo motivo i vari tavoli per la trattativa non hanno nessun senso perché non c’è niente da trattare. Questa è la posizione netta, chiara e precisa che il Coor., a mio avviso, dovrebbe gestire, propagandare, organizzare tra la gente e far arrivare ai mass media tramite un proprio comunicato e dei portavoce intransigenti e battaglieri. Lo scontro è frontale! Non ci sono vie di mezzo: o il filobus o la Str. Par. Le due cose si negano a vicenda. Sono inconciliabili. 

 

Tutta la propaganda del Coord. dovrebbe essere finalizzata a raggiungere questi obiettivi. Ogni manifestazione, diffusione di volantini, conversazione con la gente della zona dovrebbe tendere ad autorganizzare i cittadini (per gruppi – strade- quartiere ecc.). Il Coord. fa attività di base (volantini nelle buche delle lettere, per strada, manifestazioni) però con contenuti di vertice in quanto incanala tutto lo scontento e la rabbia dei cittadini verso le inutili vie legali (Ricorso al T.A.R. -  Esposto alla Magistratura ecc.) e le discussioni nel Consiglio Comunale e Regionale; li mantiene in una posizione di attesa e non di automobilitazione ed autodecisione. Invece l’attività di base, in certi casi anche di vertice, deve portare a rompere con le istituzioni, prima mentalmente e poi con l’azione. Deve avere una qualità di base, altrimenti è ancora più dannosa perché illude. Anche la Chiesa fa attività di base però è l’istituzione più reazionaria che ci sia.

 

 

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Nel Coordinamento. si è detto che si era troppo pochi per poter arrivare al blocco dei lavori ed allo smantellamento del cantiere. Motivo per cui era meglio scegliere la via legale e istituzionale. Così è stato fatto. Decisione pienamente rispettabile in quanto è stata presa democraticamente, anche con una parte di ragione quando fa presente la piccolezza del numero dei partecipanti, però ugualmente sbagliata, a mio avviso, per i seguenti motivi:

1°)  La qualità non dipende dalla quantità, se una cosa è giusta rimane sempre tale anche se si è uno solo oppure un milione. La lotta per l’attuazione delle idee si basa su questo principio della coerenza. Diversamente si entra nella logica e nella cultura opportunista dei politicanti di mestiere, il cui squallore lo vediamo tutti i giorni.

2°)  Il problema della piccolezza numerica si può risolvere rafforzando l’attività di base per aumentare il numero, ma mai cambiando linea. Che si squalifichi il potere dimostrando tutta la sua disumanità e prepotenza e non anche il Coord. accettando compromessi e salvandogli la faccia.

3°)   Non si ottiene ugualmente l’obiettivo prefissato perché con questa linea politica si arriverà a compromessi, in un modo o in un altro. Già si intravede con la questione della “verifica dell’impatto ambientale”, in cui viene presentato come un grosso progresso la sostituzione del filobus con un bus elettrico, senza palificazione. Addio Strada Parco! Diventerebbe una strada senza parco, come tutte le altre.

4°)   Si da autorità alle istituzioni ed ai partiti, cosa che veramente non meritano dato il loro comportamento presente e passato, facilmente immaginabile per il futuro.

5°)  Si impedisce alle persone del Coordinamento. di capire e di prendere coscienza della vera realtà, cioè che la forza è in loro, non nelle istituzioni.

6°)  Si perde un’occasione per far avanzare la coscienza della gente stimolandola a fare un salto di qualità, cioè a passare dalla semplice firma di simpatia all’impegno diretto ed all’Autogestione della propria strada. Scegliendo la via legale-istituzionale ciò non viene preso nemmeno in considerazione.

 

Oltre a queste considerazioni particolari c’è da farne una più generale. Io vedo una grossa contraddizione nel Coordinamento tra il comportamento deciso e fermo nel mantenere il presidio, anche dopo l’attentato e distruzione del gazebo nella notte tra l’8 ed il 9 ottobre, e la politica conciliatrice della trattativa e della via legale. Perché la stessa intransigenza del presidio non si esprime a livello politico-ideale e programmatico? Perché i portavoce del Coord., invece di entrare nel merito del problema Filovia, non lo respingono a priori come fa Miche Russo della GTM (“Il filò non cambia strada!”)?, oppure il vice sindaco Fiorilli (“La filovia si farà!”)?  Perché non oppongono il muro contro muro come fa il presidio nei confronti del cantiere? Si è deboli idealmente! Dai mass media locali (giornali e telegiornali) viene fuori una posizione debole del Coordinamento e della lotta in generale che si ripercuote negativamente sull’opinione pubblica. Per questo la gente per la strada ed al Coord. va dicendo “Non si può fare niente!” “Ormai è stato tutto deciso!” ecc.

 

Anche il Coord. deve mostrare fermezza. Secondo me deve sviluppare una posizione indipendente dai partiti e dalle istituzioni, disinteressarsi dei ricorsi legali, coerente con il proprio comportamento quotidiano. Non si deve preoccupare di avere partiti e politici che lo difendono. I politici fanno il loro mestiere, non lo fanno gratis, sono pagati più che bene. Coloro che si dichiarano amici della strada parco non stanno facendo altro che difendere una causa giusta, che fa anche il loro bene, inoltre stanno cercando voti per la prossima campagna elettorale. Per cui il Coord. non si deve sentire minimamente riconoscente né in obbligo verso queste persone e partiti. I politici sono soprattutto amici di se stessi e si interesserebbero comunque, per beneficio proprio, anche se il Coord. non glie lo chiedesse. Penso che quest’ultimo farebbe meglio a tagliare i ponti con questo settore ed a dedicarsi pienamente all’attività di base. Io credo che sarebbe molto meglio lavorare per allargare la lotta, unendosi ai cittadini dei colli che sono contro l’installazione della discarica di Fosso Grande ed anche agli abitanti della Madonna del fuoco, vittime dell’inquinamento del cementificio che butta diossina e che ha ammazzato di leucemia chi sa quante persone a Pescara. La nostra città ha il triste primato di essere fra le più inquinate d’Europa. Poche persone super ricche, imbroglione ed avide di denaro stanno trasformando Pescara nella città della morte. Viva la lotta per la vita!   

 

11/10/10                                                                                                                                     Antonio Mucci

 

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Descrizione: ilSale2

 

La voce del padrone

 

Come volevasi dimostrare. Alla prima verifica parlamentare i finiani sono rientrati puntualmente nei ranghi, come era prevedibile. Dopo aver abbaiato nel periodo estivo, muovendo accuse (senza dubbio giuste) contro Berlusconi, criticando apertamente il suo modo di intendere la politica e i rapporti di governo, gestiti alla stregua di un’azienda, è bastata la minaccia di elezioni anticipate, pronunciata dalla voce del padrone, per metter loro la museruola. L’asprezza degli attacchi sferrati dai finiani (cito su tutti il più agguerrito, Fabio Granata) faceva immaginare chissà cosa, invece la polemica si è spenta alla prima prova dei fatti, dimostrando che si trattava di chiacchiere fumose.

Pareva che l’antipatia verso Berlusconi e il suo strapotere politico-economico fosse diventato un sentimento diffuso anche in settori della destra, ma ogni veleno si è dissolto in una semplice verifica parlamentare. Pur volendo ammettere la serietà delle posizioni dei finiani, è evidente che la netta presa di distanza sulle questioni etiche e legalitarie non ha impedito agli esponenti di Futuro e Libertà di rinnovare la fiducia a Berlusconi, perseverando in un errore riconosciuto apertamente dagli stessi. La coerenza dei finiani è venuta meno nel momento decisivo della fiducia concessa al governo.

Pertanto, risultano astruse e bizantine le giustificazioni di chi ha prima criticato duramente il premier e gli aspetti più discutibili della politica del governo, inducendo a credere che fosse nata una vera e credibile forza di opposizione interna al centro-destra, mentre ha semplicemente illuso l’opinione pubblica con un fuoco di paglia, in quanto alla prima importante verifica parlamentare le lacerazioni sono state ricucite.

D’altronde cosa ci si poteva attendere da un politico machiavellico ed opportunista come Fini, ex delfino di Giorgio Almirante (fondatore e leader del Movimento Sociale Italiano, erede del fascismo repubblichino), poi di Berlusconi, che negli anni ’90 sdoganò e traghettò i fascisti al governo, oggi Fini è diventato una sorta di animale anfibio.

Malgrado le atrocità e i misfatti del regime mussoliniano, gli odi generati dalla guerra civile, i contrasti e i veleni del dopoguerra, la repressione contro i movimenti sociali degli anni ’60 e ’70, quando lo squadrismo neofascista fu determinante, malgrado le porcate legislative varate dai post-fascisti al governo (cito solo le leggi che recano il nome del Presidente della Camera: la “Bossi-Fini” sull’immigrazione e la “Fini-Giovanardi” sul tema delle tossicodipendenze), i sentimenti antiberlusconiani ridestati in gran parte del cosiddetto “popolo di sinistra” oltrepassano i sentimenti antifascisti.

Negli ultimi mesi il quadro politico nazionale ha accusato un’escalation di dossier, polemiche, ricatti, scandali, fino alla reiterata minaccia di elezioni anticipate, lo scontro aperto tra finiani e berluscones, sguazzando tra la compravendita di deputati e l’incalzante squadrismo mediatico della stampa filo-berlusconiana, che hanno suscitato reazioni di sdegno. E’ evidente a tutti chi ha voluto scatenare una feroce campagna infamante contro il presidente della Camera, diventato un facile bersaglio per le sue esplicite divergenze con le posizioni del premier. Questo è un dato di fatto oggettivo.

 

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Un tempo erano frequenti i contrasti tra i rivali interni alla Democrazia Cristiana, si pensi ai dissidi fra Andreotti e Fanfani, che si contendevano la leadership del partito e del governo azzuffandosi a colpi di ricatti e dossier predisposti da giornalisti prezzolati o dai servizi segreti deviati, ma la dialettica, pur aspra e spregiudicata, si sviluppava in modo sobrio e velato, ricorrendo ad un codice cifrato ed allusivo, mai troppo esplicito.

Il clima già acceso della bagarre politica si è ulteriormente acuito per alcuni episodi. In uno scenario di tensioni e contestazioni a leader sindacali e politici (si pensi a Bonanni e Schifani), in una commedia di finta dialettica parlamentare, segnata da aspetti surreali e grotteschi, “casualmente” si è offerto l’attentato (fallito) contro Belpietro, una vicenda che per certi versi rasenta la farsa. E’ noto che la storia si ripete sempre, la prima volta in tragedia, la seconda in farsa. E’ la storia della "strategia della tensione", la cui logica cinica e criminale si rivela nello slogan "destabilizzare per stabilizzare".

 

E' ormai accertato che la "strategia della tensione" costituisce un rimedio portentoso per un governo in crisi. Per riacquistare i consensi basta un semplice attentato fallito, la minaccia di una bomba, o l’ipotesi di un’escalation terroristica, l’importante è allestire una campagna mediatica che esageri ed insista nei toni allarmistici. Come accadde a favore della Dc, che intorno alla metà degli anni '70 era travolta dagli scandali ed era precipitata in una crisi irreversibile che avrebbe condotto al crollo, eppure il sequestro Moro riuscì a salvare il sistema di potere politico-affaristico imperniato sulla Dc.

 

Oggi la parabola del berlusconismo sembra essere sprofondata in una fase discendente con un’improvvisa accelerazione temporale, per cui solo una sorta di accanimento terapeutico potrebbe prolungare la sopravvivenza del governo nei prossimi mesi. Tuttavia, il potere di Berlusconi rischia di durare almeno fino a quando l’evanescente opposizione parlamentare insisterà sulle battute volgari e sulle bestemmie, sugli scandali e sulle abitudini sessuali del premier, invece di coniugare i sentimenti antiberlusconiani con l’antifascismo e l’anticapitalismo, per avanzare una critica radicale ed alternativa rispetto ad un modello di società, di Stato  e di democrazia di matrice autoritaria e populista, insomma ad un regime neoimperialista e neofascista.

 

Lucio Garofalo

 

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Descrizione: ilSale2

 

Descrizione: valerio

 

Presentato da Annalisa Cerretani d’Angelo

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!

        

         2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni minoritarie fino a quelle del singolo!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio  per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!

 

6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza  nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA DEMOCRATICA!

 

8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della COSCIENZA!

“IL SALE”