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IL SALE - N.° 98


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 9  –  numero 98 – N 2009

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

 

 

 

 

                                                        di Antonio Mucci

 

                                                       di Lucio Garofalo

 

                                               presentato da France 39

                       

                                                        di Fernando Italo Schiappa

 

                                                        di Abdullah A. Salah   

 

                                      di Diderot

 

                                                        di Ulisse Pitucci

 

                                                        presentato da Marco Fars

 

                                                        di Luciano Martocchia

 

                                                        de “Il Sale”

 

 


 
 

 

 

 

 

 

 

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L'amore mi ha ucciso o io ho ucciso l'amore non lo so... e poi se ci penso bene io non lo so mica cos'è l'amore. L'amore a nove anni...

Io ho nove anni abito in questa città e la mattina vado a scuola tutti i giorni tranne la domenica che vado sempre in campagna dai parenti quando posso, insieme ai miei genitori e mio fratello.

Il paese in campagna è bellissimo perché ci sono tanti alberi tutto è verde e quando fa freddo mi piace lo stesso, no come a casa nostra in città che accendiamo subito i termosifoni quando fa freddo. Qui i termosifoni molti non ce li hanno neppure e accendono il camino che quando muovo la legna incandescente e sto vicino il camino mi sembra di fare una cosa utile e mi sento contento già solo per quello.

Posso fare pure le uova al camino che vado a prendere io da sotto il culo della gallina o dove le ha nascoste.

Le case qua sono tutte vecchie, ma mi sembrano familiari e accoglienti, non grige e tutte uguali come in città dove vivo. Ci sono pure tanti animali. Qua si fanno le feste del paese dove partecipiamo tutti insieme e i miei parenti litigano sempre perché si vogliono bene.

La cosa che mi piace di più quando vengo qua è che posso tirare quello che voglio, pietre, pezzi di legno senza che colpisco niente. In città non posso tirare niente che vada a una certa distanza senza rompere qualcosa, qua invece pure se tiro qualunque cosa non rompo niente perché  è tutta campagna e in campagna non si rompe niente.

Qua a casa dei miei parenti mi piace che posso correre dove voglio e poi ci sono pure i cani che sembrano più felici e forti, i gatti vanno dove vogliono senza la paura di finire sotto qualche macchina e tutti gli animali vivono vicino la casa, insieme.

Qua mi sembra che tutti mi vogliono bene, anch'io gli voglio bene a tutti quando sto qua.

Poco vicino casa dei miei parenti c'è il paese sulla collina e nel paese c'è mia cugina che si chiama Simona, anche lei ha nove anni, è simpatica, ha le guance rosse e parla sempre.

Poi una volta arriva il giorno importante.

Era carnevale e mia cugina Simona mi ha portato in giro per il paese insieme a tutti i bambini che tiravano i coriandoli con le mani tirandoli fuori dai sacchetti e lanciavano i filanti di carta soffiandoci dentro.

Mia cugina era vestita da donna orientale e io da tenerone. Tenerone è un vestito che è grande, tipo un enorme pupazzo di peluche e io ci stavo dentro. Avevo le orecchie enormi rosa da coniglio ripiegate e una palla di peluche rosa dietro il sedere. Ero tutto rosa, come un coniglio enorme rosa. Tutti mi prendevano un po' in giro, tutti erano vestiti da zorro e superman, ma io non l'ho capito, perché pensavo mi invidiavano il vestito che avevo, che io però ero contentissimo del mio vestito perché l'anno prima mi ero vestito da heidi col vestito di mia cugina e ho pianto, invece questa volta da tenerone facevo la mia figura. Tutti i bambini mi ridevano, che poi me l'ha detto mia cugina perché ridevano però io ci giocavo lo stesso e ridevamo insieme.

Tutte le altre bambine erano vestite da principessa, ridevano pure loro e guardavano male una loro amica perché non si era vestita. Ma io quando l'ho vista a lei che non si era vestita a me mi sembrava una principessa vera, no come quella delle pubblicità dei vestiti di carnevale che tutte si erano comprate.

Mia cugina mi vede imbambolato mentre vedevo lei che non si era vestita, ero fermo in mezzo alla strada vestito da tenerone e lei pure mi guardava a me e pensavo che lei era speciale.

Ci siamo messi vicini, io e lei, dopo mia cugina ha detto come mi chiamo e lei ha detto Rossellina, perché sua sorella pure si chiama Rossella ma è più grande e si droga la sorella più grande. Io e lei allora, insieme, abbiamo iniziato a camminare lungo la via principale e abbiamo parlato tanto ma a me tremava la voce e poi facevo fatica a trascinare tutto il pupazzo rosa che io vestivo. Lei parlava di più e aveva come me le guance rosse dalla vergogna. Abbiamo camminato da soli verso i giardini perché i genitori ci facevano andare perché era carnevale. I miei hanno detto va bene, perché lei non aveva tutti e due i genitori, i suoi genitori erano sua sorella e sua mamma. Eravamo vicini vicini e ci tenevamo la mano perché ci piacevamo tanto e io ero timido, ma lei pure mi sa. Io pensavo che se i fiumi erano tutti i miei sogni, lei era il mare che li raccoglieva. Poi a un certo punto ci siamo fermati al centro dei giardini dove c'è la fontana. La c'è il belvedere e eravamo uno di fronte l'altro e non dicevamo niente, ci guardavamo negli occhi sempre e nella testa avevamo tutti i racconti di quelli più grandi che ci frullavano nella testa e allora per fermare quel silenzio pieno di emozione io ho baciato lei e lei me e mi sembrava tutto bellissimo e gli alberi mi giravano intorno, le sue labbra rosse rosse mi sembravano come quelle caramelle morbide, però erano calde. Avevamo fatto una cosa nuova e io sentivo che era la cosa più bella della mia vita. Lei aveva i capelli a caschetto castano scuro e occhi grandi, mi piaceva tanto, tutta, come il mondo. Ci guardavamo negli occhi e siamo rimasti così, aggrappati per una mezz'ora, stretti stretti, con le nostre labbra unite. A volte ci ripenso e mi viene nostalgia a pensarci. Adesso è passato un anno che poi non l'ho più rivista e mi mancano i suoi baci e pure lei. Tornato in città, per molto tempo non siamo più andati al paese perché i miei genitori dicono che ci vuole tempo per arrivare, è arrivato l'inverno, abbiamo acceso i termosifoni e per la prima volta piango non per colpa di qualcuno ma per amore di qualcuno.                                                                                                 Moreno De Sanctis   maldiscuola@yahoo.it

 

 

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Il caso Marrazzo!

 

LA MORALE ESISTE O NON ESISTE?

 

 

            Quello che è avvenuto al Presidente della regione Lazio riguarda la morale, però nessuno ha nominato questa parola. Questo caso è stato oggetto di linciaggio politico da parte della Destra e di difesa politica da parte della Sinistra. Il Marrazzo essere umano non ha interessato nessuno. La Sinistra ha cercato di separare il personale dal politico dicendo che nella vita privata ognuno è libero di fare ciò che vuole. Questa tesi è stata raccolta prontamente dalla Destra che ne ha approfittato per giustificare tutto l’operato sporco del proprio presidente, per insinuare eventuali imbrogli, per farlo fuori politicamente, come è avvenuto con le sue successive dimissioni da Presidente.

            Tutto questo comportamento esprime l’immoralità del ”homo homini lupus”(l’uomo è un lupo per l’altro uomo) di questa epoca..

            Con Marrazzo c’è da vedere prima di tutto il caso umano, cioè una persona in un  profondo stato di depressione e demoralizzazione, evidentemente malata, altrimenti non farebbe uso di droga, né andrebbe a prostituirsi con transessuali a pagamento. Non raggiungerebbe un simile degrado umano. Tutto questo tradendo la fiducia della moglie e dei figli. Si è comportato in modo immorale. Detto questo,  non significa che tale persona debba essere emarginata o linciata o mandata all’Inferno. Tutt’altro! Soprattutto deve essere aiutata. Come? Cominciando con chiederle e con chiedersi: Come ha potuto passare da difensore della moralità pubblica degli onesti e dei deboli, come ha fatto per anni nella trasmissione “Mi manda RAI !3”, ad un livello umano così basso? In un primo momento io non ho creduto alla notizia ed ho pensato ad una calunnia e ad un attacco della Destra. Come è potuto succedere questo cambiamento? Lui era corrotto già quando conduceva “Mi manda RAI 3”? Oppure lo è diventato quando è entrato in politica ed ha acquisito posti di comando? Tutto questo sarebbe interessante da studiare e da capire per aiutare lui a capirsi e tutti gli altri ad evitare simili pessimi problemi.

Il Marrazzo politico non è l’oggetto del mio articolo, anche perché faceva più o meno quello che fanno tutti gli altri che in Italia ricoprono la sua stessa carica di Presidente regionale, al servizio del Potere. Per quanto riguarda la vita privata, sicuramente ci saranno degli alti dirigenti delle istituzioni molto più corrotti di lui. E’ un  caso da discutere per capire, imparare, correggere e cambiare, per chi vuole farlo.

Lui si dimette, al posto suo ci va un altro, ed è risolto il problema! Così sono andate le cose! Sono andate in modo molto superficiale: non sono state cercate, quindi non rimosse, le cause di quanto accaduto. Per cui tornerà a ripetersi in forma peggiorata.    

            Perché dimettersi? Meglio correggersi! Io penso che lui doveva rimanere al suo posto e, poiché il suo comportamento privato era diventato un fatto pubblico, doveva pronunciarsi su quello che aveva fatto, dire se lo riteneva giusto oppure no, se si proponeva di correggersi o di continuare in quel modo. In base a tali dichiarazioni ed al suo operato successivo, le persone a lui vicine, l’opinione pubblica ed il suo elettorato avrebbero deciso il comportamento da tenere nei suoi confronti. Così si sarebbe potuto rieducare lui o, se non voleva, serviva di esperienza per altri. 

Si è detto che nella sfera del privato ognuno è libero di fare quello che vuole. Dipende! Dipende da quello che si fa! Nessuno di noi può fare qualsiasi cosa! Per incominciare c’è da dire che quando si fa un rapporto sessuale a pagamento, i prostituti sono due, cioè non è soltanto quello che riceve i soldi ma anche quello che paga. E’ un rapporto sessuale mercificato, non un rapporto sessuale affettuoso.

            La prostituzione è il mestiere più antico della Storia. Questo fatto per me rappresenta un elemento di tristezza, però non lo considero un motivo valido per doverlo apprezzare, imitare, elogiare. Assolutamente no! Rimane sempre una forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Logicamente non si può abolire con decreto, dalla mattina alla sera. Richiede un processo di emancipazione da parte dell’uomo e della donna, nonché di una società in cui la dignità ed il

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rispetto della persona siano al primo posto. Una società del genere non è certamente imminente. Però si può affermare facilmente che all’interno di questo sistema una tale evoluzione è impossibile, il che rappresenta un motivo in più per augurarsene una rapida fine. Il fatto che la prostituzione esista da tanto tempo  e che, addirittura, oggi sia in espansione non vuol dire che ciò porti ad un automatico cambiamento qualitativo del senso e del  rapporto. E’ sempre lo stesso! Per cui il giudizio rimane uguale: la prostituzione è immorale, da rifiutare come tantissime cose  che avvengono in questa società.

            Un  simile modo di pensare mi porta a subire un tale fenomeno ma non ad accettarlo. Tradotto in pratica,  significa che io non farei mai una cosa del genere, punto primo e, punto secondo, poiché lo rifiuto, farei di tutto, sia con le parole che con i fatti, per contribuire a superare questo problema. Naturalmente in piena libertà e rispetto per il prossimo.

            La Sinistra ed anche quella rivoluzionaria, nella sua piccolezza, hanno paura di parlare di morale. La prima perché è compromessa con i vizi del potere, la seconda perché pensa che sia un problema bigotto, dei preti, secondario, anzi che non esiste, e che il “vero rivoluzionario” è quello che pensa esclusivamente alle lotte ed alla ribellione.

            Stiamo vivendo una situazione di decadenza sociale mondiale che sicuramente è tra le peggiori della storia umana, se non la peggiore. L’Italia è ai primi posti nella degenerazione. Per di più, fatto tragico-comico, i mass media parlano continuamente  di progresso e di civiltà. Di conseguenza la parola morale è quasi scomparsa dal linguaggio corrente. Anche il Papa ed il clero cattolico poco la usano, visti i numerosissimi scandali di tutti i generi in cui sono compromessi. Non hanno la “forza d’animo” di pronunciarla!

            Malgrado lo squallore sociale in cui viviamo, la morale esiste ed è un punto di riferimento importantissimo nella vita delle persone. E’ essa che stabilisce il legame di coerenza tra la vita privata e quella pubblica, tra cui quella politica. La separazione tra privato e politico avviene quando c’è uno sdoppiamento della persona, deve nascondere, c’è differenza tra ciò che dice e ciò che fa. Uno stato di fatto del genere a lungo andare diventa pericoloso per la salute in quando può portare delle conseguenze a livello psichico-fisico.

Non c’è una morale uguale per tutti  perché dipende dalle idee in cui credono le persone, per cui è diversa per un cattolico, un laico, un  musulmano, un buddista, un liberale, un neo-liberale, un rivoluzionario, un riformista, un fascista, un mafioso, ecc. ecc. In Italia, attualmente, la morale predominante è quella neo-liberista (frega il tuo prossimo il più possibile), consumista (vengono prima gli oggetti poi gli animali ed in ultimo le persone), ed il Dio Denaro (conta quello che hai non quello che sei). E’ questo misto di valori-disvalori che determina il comportamento quotidiano della maggioranza delle persone, cioè la cosiddetta etica, di cui la morale fa parte. Per questo motivo si commettono tanti crimini senza il minimo rimorso. Addirittura pensando di stare facendo delle cose normalissime, come si vede alla televisione dalle facce spavalde dei mafiosi arrestati.

            Se oggi purtroppo la grande maggioranza della popolazione è guidata da una morale-immorale, che facciamo? Diventiamo immorali anche noi per “non fare i fessi!”, per non fare “i marziani”, per sentirci “moderni!”, per “essere alla moda!”, per “andare al passo con i tempi!”? Andassero a quel paese questi ed altri luoghi comuni simili! Io preferisco essere tranquillo con me stesso  e non con i Mass media, anche se sono in minoranza. La maggioranza non sempre è stata garanzia di giustizia e di moralità nella storia. Ha commesso tantissimi errori e crimini!

            Personalmente sono per la morale rivoluzionaria ed umanitaria che comporta, tra l’altro, la considerazione che l’essere umano come tale va sempre rispettato, protetto ed aiutato, in piena libertà. Per cui, tornando a Marrazzo, io penso che una persona è libera di drogarsi, prostituirsi, alcolizzarsi, suicidarsi ecc. però senza mancare di rispetto né nuocere alle persone care ed al proprio prossimo. Fino a che i danni ricadono su se stesso va bene, però bisogna preoccuparsi di non arrecarli agli altri, altrimenti diventa ingiustizia.

15/11/09                                                                                                                        Antonio Mucci

 

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APPUNTI IRPINI

(... segue dal numero precedente)

 

Gli anni della ricostruzione post-sismica

 

Nel corso dei primi anni Ottanta, in virtù dei fondi economici statali assegnati per i lavori della ricostruzione dei centri terremotati, fu avviato un ambizioso quanto controverso esperimento, quello dell'industrializzazione delle aree interne. Si decise di trasferire e impiantare le fabbriche, le stesse fabbriche installate in pianura (ad esempio nella grande pianura attraversata dal Pò), in zone di montagna, in territori aspri e tortuosi, difficilmente raggiungibili e percorribili, in cui non esisteva ancora una rete moderna di infrastrutture stradali, di trasporti e comunicazioni, in cui i primi soccorsi legati all'emergenza post-sismica stentarono non poco ad arrivare a destinazione. Un'impresa ardua, velleitaria, forse impossibile, perdente sin dalla nascita. E non poteva essere diversamente, dati i presupposti iniziali. Abbiamo dovuto subire un processo di sottosviluppo che ha rivelato la propria natura regressiva e rovinosa, in quanto ha arrecato guasti e scempi irreparabili all'ambiente, al territorio e all'economia locale, di carattere prettamente agricolo e artigianale. Basta farsi un giro in Alta Irpinia per scoprire un paesaggio ormai sfigurato per sempre.

 

                                      

 

Si trattava di un tentativo di industrializzazione e modernizzazione economica storicamente determinato dalla trasformazione post-industriale e dalla post-modernizzazione delle economie capitalisticamente più avanzate del Nord. Questo piano presupponeva il trasferimento di capitali e di incentivi statali destinati a finanziare la dislocazione di macchinari e attrezzature industriali ormai obsolete e superate dai processi di ristrutturazione tecnico-produttiva in atto nelle aree capitalisticamente più evolute del Nord Italia. Pertanto, quel progetto di (sotto)sviluppo era destinato a fallire sin dal principio, nella misura in cui è stato concepito e gestito in maniera clientelistica, favorendo l'insediamento

 

 

 

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di imprese provenienti dal Nord Italia, senza valorizzare e tutelare le ricchezze, le caratteristiche e le esigenze del territorio, senza tenere nel dovuto conto i bisogni e le richieste del mercato locale, senza promuovere le produzioni e le coltivazioni indigene, sfruttando la manodopera disponibile a basso costo, innescando un circolo vizioso, come si è infine dimostrato alla prova dei fatti. 

Sempre negli anni '80 l'Irpinia era la provincia che vantava il primato nazionale degli invalidi civili e dei pensionati, un ben triste primato, soprattutto se si considera che in larga parte si trattava di falsi invalidi, in grado di guidare automobili, di correre e praticare sport, di scavalcare i sani nelle graduatorie delle assunzioni, di assicurarsi addirittura i posti migliori, di fare rapidamente carriera, grazie alle raccomandazioni e ai favori elargiti dai ras politici locali, intermediari del capo, il potente "uomo del monte", il cui feudo di origine e di residenza era (ed è) in quel di Nusco, caput (im)mundi. Sin dai primi anni '80 la nostra era la provincia in cui si contavano più pensioni Inps che nell'intera regione Lombardia, con la percentuale più alta nel paese. Nelle nostre zone l'Inps era diventato il maggior erogatore di reddito e denaro per migliaia di famiglie. In passato, soprattutto nel corso degli anni Ottanta, il 50 per cento della popolazione irpina era formata da invalidi civili, in buona parte giovani con meno di trent'anni. Ciò era possibile grazie a manovre politiche clientelari di stampo democristiano e all'appoggio determinante di altre figure e altri pezzi rilevanti di società, a cominciare dai medici e dai servizi sanitari compiacenti, se non complici.

 

                           

 

 

 

 

 

(continua nel prossimo numero...)

 

 

Lucio Garofalo

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Facciamo rinascere Pescomaggiore

Pescomaggiore prima e dopo

Pescomaggiore è un piccolo borgo di origini altomedioevali alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga, ad una decina di chilometri da L’Aquila. Il sisma del sei aprile ha distrutto buona parte delle abitazioni e del patrimonio storico-culturale. Il 6 aprile alle 3 e 32 anche noi abbiamo perso la casa.I tempi lunghissimi dell’emergenza e della ricostruzione rischiano di portare all’abbandono del paese, già semi-spopolato dall´emigrazione.
Invece di attendere abbiamo preferito rimboccarci le maniche, per poter continuare ad abitare la nostra terra ed il nostro paese, per ricostruirlo da subito insieme ad un futuro comune.

Come nasce il progetto EVA

Una parte di residenti e di oriundi, già prima del terremoto, aveva dato vita al Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, per migliorare la qualità della vita e recuperare l’abitato storico con campagne di informazione, attivando processi partecipativi ed avviando microprogetti nel campo dell’agricoltura, del turismo e della convivialità artistica. Dopo il sei aprile il Comitato ha deciso, coerentemente con il proprio obiettivo diventato emergenza, di realizzare un villaggio autocostruito e autofinanziato per consentire a più famiglie possibili di Pescomaggiore di restare a vivere nel loro paese.

Eva e le case di paglia

Su progetto di alcuni  architetti del BAG (Beyond Architecture Group)studio mobile e con l’assistenza tecnica di Caleb Murray Burdeau, esperto in bioarchitettura, si è deciso di realizzare, su terreni concessi in comodato da alcuni compaesani a poche centinaia di metri dal paese, un villaggio di bilocali e trilocali low cost ed a minimo impatto ambientale nel rispetto delle vigenti norme anti-sismiche ed edilizie.La tecnologia costruttiva prevede l´utilizzo di una struttura in legno portante e tamponatura in balle di paglia. La modularità delle strutture agevola la loro riproducibilità.
L’utilizzo della paglia in quest’area dell’Abruzzo è una tecnica costruttiva relativamente nuova, ma che si inserisce in modo naturale nel paesaggio agrario circostante e risponde anche ad un ideale di filiera corta in campo edilizio, in quanto la materia prima sono balle di paglia fornite in loco dai campi di cereali, insieme alla farina che servirà a fare il pane nel forno comune del paese.
L´energia elettrica verrà fornita da impianti fotovoltaici e il riscaldamento da una stufa a legna, sufficiente a scaldare tutta la casa con appena un paio d’ore di accensione, in quanto la paglia ed altri accorgimenti costruttivi, rendono queste case perfettamente coibentate.
Il villaggio sarà poi dotato di un impianto di fitodepurazione e di compostiere dove i rifiuti organici verranno trasformati in fertilizzante per gli orti irrigati anche grazie all’incanalamento dell’acqua piovana.
Il coinvolgimento dei futuri abitanti nella progettazione e nella costruzione è la condizione per assicurare l’alta qualità degli spazi, il risparmio economico ed un forte legame fra gli abitanti stessi e la loro casa-villaggio.

EVA alla ricerca dell’ALMA

Una volta completato e soddisfatto il fabbisogno locale, il villaggio sarà aperto a cittadini provenienti da altri luoghi del cratere sismico e che sono rimasti senza casa.
Il costo delle abitazioni (circa 500 euro al metro quadro, un quinto di quello degli appartamenti del progetto C.A.S.E.) sarà sostenuto dalle donazioni per l’Ecovillaggio e per la parte mancante dalle tasche dei beneficiari. Il completamento dell’EVA sarà il punto di partenza di un percorso alla ricerca dell’ALMA,

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acronimo di “Abitare-Lavoro-Memoria-Ambiente”, un piano di azione da definire ed attuare con gli interessati per l’effettiva Rinascita di Pescomaggiore. Un complesso di interventi integrati in campo ambientale, agricolo, artigianale e turistico capaci di generare opportunità “verdi” di impiego e di reddito per gli abitanti di Pescomaggiore. Alleveremo animali e coltiveremo zafferano ed altre specie autoctone per conservare la biodiversità agraria. Pensiamo ad un laboratorio per fare i formaggi, alla riattivazione del forno comune, alla creazione di un circuito di vendita diretta e di mutuo soccorso tra piccoli produttori agricoli. Oltre agli abitanti del paese, saranno partecipi del percorso la Tavola Pescolana, che riunisce i donatori per l’ecovillaggio di importi pari o superiori a 250 euro, e l’associazione di promozione sociale MISA, composta dai beneficiari dell’ecovillaggio e dai volontari che arrivano da ogni parte d’Europa per realizzarlo. Pescomaggiore, villaggio ri-nato dalla solidarietà e dall’amore per la terra, sarà un luogo per sempre ospitale ed aperto al mondo. Con il Progetto Abruzzo_studiomobile B.A.G.  (http://bagstudiomobile.blogspot.com/ ) si propone di collaborare al recupero del patrimonio architettonico di una delle regioni, sia dal punto di vista paesaggistico che culturale, più affascinanti d’Italia e drammaticamente sconvolta dal sisma del 6 aprile 2009. B.A.G. crede che l’emergenza non debba essere considerata un pretesto per imporre uno specifico standard costruttivo e sottovalutare le esigenze degli abitanti. L’intenzione è quella di intervenire con la popolazione nella ricostruzione tramite una progettazione partecipata, ascoltando innanzitutto le loro esigenze, per poi accompagnarli verso l’edificazione del proprio “spazio”, non solo fatto di materiale edilizio ma soprattutto di tessuto sociale e interculturale. Solo attraverso una trasparente collaborazione tra popolazione, autorità locali, professionisti e imprese, si potrà trasformare questo avvenimento naturale disastroso in un punto di partenza per una efficace ricostruzione, nell’ottica di ridare una “casa” a chi vive oggi in tenda e una “rinascita” a chi non crede che ciò possa avvenire in un sistema globalizzato che tende ad orientare la gente verso la chiusura in se stessi e il deterioramento dei rapporti sociali.

3e32 – Coordinamento Comitati Aquilani

E’ una rete cittadina no-profit, apartitica ed autogestita, nata a seguito del sisma che ha devastato L’Aquila e la sua provincia alle 3e32  del 6 aprile 2009. La frammentazione in centinaia di campi e la mancanza di spazi sociali condivisi ha infatti reso ancora più fragile la popolazione, costretta ad abbandonare le proprie case e i propri riferimenti sociali e strutturali. La comunità tutta pretende di partecipare attivamente ed essere pienamente informata sugli sviluppi conseguenti al sisma in merito alla ricostruzione, all’individuazione delle responsabilità e alla gestione dei fondi. Queste necessità, amplificate da una sfiducia nelle istituzioni da cui non si è sentita nei giusti tempi tutelata, rendono fondamentale l’unione delle forze e delle progettualità al fine di produrre un’unica voce che chieda trasparenza, diritti, tutela del patrimonio artistico e prontezza nella ricostruzione.
3e32
si riunisce in assemblee pubbliche settimanali nel Parco Unicef in via Strinella, primo spazio di socialità esterno alle tendopoli, e si sviluppa in diversi progetti: monitoraggio fondi, eventi culturali, mappatura dei campi, informazione e coordinamento.  Se hai voglia di partecipare o sei parte di un comitato già attivo nel territorio  contattaci all’indirizzo mail: info.3e32@gmail.com

COMITATO PER LA RINASCITA DI PESCOMAGGIORE
Blog: http://comitatorinascitapescomaggiore.blogspot.com/
Contatto: 328 9436136 

( Presentato da France 39)

 

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C A I N O

 

Di sterpi serpe

nomade andrò

pei sentieri del mondo

il peso della maledizione

senza tregua trascinando.

 

Mi fu detto

chiunque Caino

sulla sua strada uccida

l’ira di Dio paventi

e la vendetta

chè la pena

con l’angoscia del delitto

si sconta.

 

Vana consolazione

è per me misero

la misericordia d’un Dio

che il dono mio

rifiuta.

 

L’amico no mi ospiterà

la fonte non

spegnerà la mia sete

ne laverà l’orme

del sangue d’un pio

il rimorso atroce

che i miei giorni

tormenta.

 

Vano sarà

il nascondermi

nelle più oscure grotte

dell’irto monte

né il sonno più profondo

zittir potrà

la voce che

assillante mi ricorda

“Andiamo ai campi”.

 

 

RICORDO DELLA FONTANA

AL CASTELLO SFORZESCO

 

 

 

La vecchia fontana

merlata dei Visconti

malinconica messaggera

degli amori tormentati

del Moro e Beatrice d’Este

più non bagna

delle sue acque limpide

i prati del castello

né racconta

alla luna d’Aprile

le lunghe attese

di giovani innamorati

che passeggiando

se e giù per il viale

consumano in fretta

l’ultima disperata sigaretta.

 

 

Pur sulle labbra

della Milano d’altri tempi

si sente

in Piazza Duomo

in Galleria ed alla Scala

“Com’era bella la fontana”

oggi nostalgico ricordo

d’un lontano passato

per incanto riscoperto

nelle pagine ingiallite

di qualche album di famiglia

o sulla bancarella traballante

di qualche rigattiere

in Santambrogio

fra cartoline, libri

ninnoli e cianfrusaglie

che sanno

di muffa, nebbia, polvere.

 

Dedicato all’amico Bruno Caletti ed alla

sua affabile signora Rosanna

      

 ‘IL DONO’

 

 

Due conchiglie di fine grana

piccole pietre preziose

del mitico mondo marino

sulla sabbia levigate

da infinite stagioni

di sole e sale

baciate dal soffio

del vento tropicale

ho ricevuto in dono

da cortesi amici

in felice ritorno

dall’indimenticabile

terra colombiana.

 

 

Due gemme delicate

lasciate come per gioco

sulla candida marina

dal lento flusso

della marea corallina.

 

 

L’una bianco cenere smaltata

l’altra camelia rosa venata

simboli di bellezza eterna

uscite dalle onde malia

 

 

del Mar Caribe

con la magica scia

d’una sirena cartagenera

che si bagna felice

nelle acque opaline

mentre sulla città eroica

splendono con incanto

le prime stelle della sera.

 

MONTESILVANO SPIAGGIA

 

Montesilvano

o dolce mio paese in riva al mare

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non ti riconosco pur se

tu dei sogni miei focolare

 

 

 

eri nel mio cuore di figlio e

sarai sempre quello che per

incanto nutrì la mia vita con

lunghe nostalgiche memorie di

 voli di rondini e comete al vento che

ancor rivedo con malinconia

nel ricordo di quel pallido sole di

ottobre al cader delle prime foglie.

Son gli anni ormai passati, ma

per me il tempo è sempre quello che

in riva al mare a piedi nudi

andavo vagabondo innamorato di

giovani fanciulle che felici

giocavano con le amiche sulla sabbia

inventando le mille favole per

Aladino in ascolto tra i pini profumati.

 

 

SONETTO EMPIRICO

 

Il primo malinconico sonetto

Si scrive per dovere o per gioco

prendendone i versi dal cassetto

che la mente segna poco a poco.

S’accende nostalgico il caminetto

e felici si gode del caldo fuoco

sognando col passato il minuetto

mentre il bagliore si fa più fioco.

Le dolci canzoni del tempo lontano

si perdono nel tepore della stanza

che al cuore infonde nuova speme.

Si spengono le luci piano piano

e nel sapore della ricordanza

l’animo già sereno più non geme.

 

Fernando Italo Schiappa

 

 

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"Li cacceremo"

 

PRIMO FRONTE – Afghanistan

 

Scritto da Abdullah A. Salah   

 

Sabato 31 Ottobre 2009 20:24

 

Intervento di Abdullah A. Salah (Sinistra Radicale Afghana) all’incontro nazionale di Firenze

Si è svolto oggi a Firenze il previsto incontro nazionale sull’Afghanistan, di cui pubblicheremo domani il resoconto. L’incontro, che è pienamente riuscito sia per il numero dei presenti che per il livello del dibattito e la grande attenzione con la quale sono stati seguiti i lavori dall’inizio alla fine, ha visto tra gli altri l’intervento di

Abdullah A. Salah che pubblichiamo di seguito.


Gli Stati Uniti e la NATO si troveranno ad affrontare la stessa sorte dell'Unione Sovietica e del Patto di Varsavia in Afghanistan

Abdullah A. Salah

 

Otto anni sono trascorsi dall'aggressione imperialista guidata dagli Stati Uniti in Afghanistan e ancora non è possibile per le autorità degli USA e dei suoi alleati occidentali della NATO parlare di vittoria in tempi certi in Afghanistan, perché non sono in grado di prevedere l'esito della guerra.

Così, gli Stati Uniti sostengono che non c'è bisogno di approntare un calendario per il ritiro delle proprie forze dall'Afghanistan, mentre il Regno Unito parla di lasciare le proprie truppe in Afghanistan per 40 anni, ma alcuni paesi hanno già annunciato il calendario per il ritiro delle proprie truppe dall'Afghanistan.

Gli Stati Uniti e la NATO per nascondere la propria inevitabile sconfitta in Afghanistan sono pronti ad usare tutta la propria forza e potenza e a dimenticare la loro promessa di "Ricostruzione, Pace e Democrazia" in Afghanistan e ignorare pesantemente tutti i valori civili, le leggi internazionali, le norme sui diritti umani e le convenzioni di Ginevra in materia di guerra e di trattamento dei prigionieri e dei detenuti.

A seguito dei terribili effetti della guerra, dei bombardamenti, delle uccisioni e dell'instabilità causati in Afghanistan da USA e NATO, la povertà, la disoccupazione e i crimini hanno raggiunto il culmine e i cittadini, dagli operai ai contadini ai dipendenti pubblici, hanno perso la speranza e non hanno fiducia in un miglioramento delle condizioni di vita sotto l'occupazione e la presenza delle forze imperialiste in Afghanistan.

Gli Stati Uniti, la NATO e le forze della coalizione, nonché il regime fantoccio di Kabul, invece di assicurare la sicurezza per il popolo e il paese, sono a malapena in grado di garantirsi la sicurezza per sé e di confinarsi tra molteplici muri.


La illegittimità del regime fantoccio e la presenza delle truppe imperialiste

Lo stesso Karzai ha più volte confessato che è stato messo a capo del governo in Afghanistan dai suoi amici stranieri e gli è stato costruito un governo su misura. Ma il governo degli Stati Uniti, con il pretesto dei fatti dell'11 settembre e di vendicarne le vittime, ha legittimato ogni azione di barbarie contro il popolo afghano per raggiungere i suoi obiettivi strategici globali.

Il governo degli Stati Uniti, attraverso la sua potenza economica e militare, ha spinto i paesi occidentali a seguirlo senza alcuna obiezione; il governo degli USA non ha solo minacciato e costretto i membri della NATO ed i grandi

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paesi occidentali ed arabi ad obbedire ai diktat degli Stati Uniti, ma ha anche trasformato in un giocattolo le Nazioni Unite nel loro complesso, ricevendone una licenza all'aggressione e alla violazione del diritto internazionale tra i paesi.

Alla fine del 2001, gli Stati Uniti senza alcuna considerazione della volontà e della determinazione del popolo afghano hanno ottenuto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU il permesso di attaccare l'Afghanistan e hanno rovesciato il regime dei talebani, che era stato instaurato dal Pakistan e dai paesi arabi con il pieno sostegno e consenso degli Stati Uniti, ed hanno dato vita ad un regime misto formato da fondamentalisti jihadisti collaborazionisti, signori della guerra, mafia dell'oppio e della droga, violatori dei diritti umani e criminali di guerra sotto la guida di Karzai. Gli occupanti imperialisti guidati dagli USA si sono sforzati, tramite pesanti campagne propagandistiche e mirabolanti promesse, di dimostrare che la loro presenza militare era qualcosa di vitale e di acquisire legittimità e fiducia per il regime fantoccio di Karzai.

Il dare vita ad una nuova costituzione secolarista e contraria alla Sinistra ed il tenere vergognose elezioni presidenziali e parlamentari sono stati esempi dei loro tentativi passati. Ma un punto è molto chiaro: se un paese come l'Afghanistan si basa e dipende dalla A alla Z dai paesi imperialisti, come è possibile rivendicare la libertà e l'indipendenza e avere fiducia, dignità, autorità, determinazione e infine legittimità davanti al popolo?

Le elezioni presidenziali del 2004 in Afghanistan sono state ancor più fraudolente e vergognose rispetto alle recenti elezioni del settembre 2009. Meno del 20% della popolazione vi ha partecipato ed oltre l'80% della popolazione ha boicottato le elezioni sotto l'occupazione. Tuttavia, poiché tali elezioni erano sotto il completo controllo degli imperialisti, nessuno ha avuto accesso ai dati reali delle elezioni, e loro ne hanno annunciato con orgoglio il successo. Ma per quanto riguarda le attuali elezioni che sono state sponsorizzate da USA e NATO, i candidati alle elezioni presidenziali hanno fatto la loro campagna a Washington e Londra piuttosto che andare tra la gente. Pertanto, le elezioni sono state così fraudolente che non è stato possibile per i loro sostenitori mantenere il silenzio. In alcune province non c'erano del tutto seggi elettorali, ed in alcune altre province c'erano solo nei capoluoghi provinciali e la gente non è andata a votare in situazioni così prive di sicurezza. Per esempio, in Urozgan, Zabul, Noristan, Kandahar, Paktia, Khost e Paktika, su centinaia di migliaia di aventi diritto hanno votato solamente da 5 a 15 mila persone.

Questi fatti dimostrano in generale la mancanza di legittimità delle elezioni e del futuro governo, un governo che sarà, come la popolazione ha già avuto modo di vedere negli ultimi 8 anni, debole, corrotto, mafioso e fallimentare.

Il popolo afghano e più di 12 milioni di persone che pur avendo le schede elettorali hanno boicottato le elezioni e milioni di altri che non hanno neppure tentato di ricevere le schede elettorali, hanno il diritto di alzare la voce e far sentire la loro opposizione per determinare il proprio destino e il futuro della propria patria. Il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza, al lavoro sono diritti fondamentali degli esseri umani che sono stati dichiarati nella Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani e nella Costituzione dell'Afghanistan, ma il cittadino afghano è stato privato di tali diritti e invece gli sono stati garantiti morte e lutti, guerra e bombardamenti, nessun accesso ai servizi sanitari, povertà, violenza, malattie mentali, torture, carceri ed esodi.

La lotta per i diritti, la libertà e l'indipendenza è un diritto legale e naturale di tutti. La storia del popolo dell'Afghanistan è piena di combattimenti contro le forze di invasione ed i loro regimi fantoccio. Almeno tre guerre anglo-afghane prima del 1919, la guerra contro l'Unione Sovietica nel 1979-1989 e ora la resistenza contro gli USA ed i loro alleati europei a partire dal 2002.

La guerra in Afghanistan, al contrario di quanto si aspettavano gli Stati Uniti ed i loro alleati, non è stata così facile da essere vinta con crudeli uccisioni, aumentando il numero delle truppe ed utilizzando moderne armi di distruzione di massa, ma al contrario la Resistenza è cresciuta di dimensioni anno dopo anno ed ha assunto una connotazione popolare ed ha raggiunto un'ampia estensione geografica.

(… continua nel prossimo numero)

 

 

 

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La pagina di Diderot

 

Premio Borsellino: un’appropriazione indebita

 

Che c’azzecca, per usare l’espressione gergale ma efficace presa in prestito a  Di Pietro , Leo Nodari con il Premio Borsellino?  Nulla direi , fatto salvo i quibus, o i sesterzi, o per dirla nell’era moderna.. gli euro, e sono tanti quelli elargiti all’organizzatore da parte delle istituzioni pubbliche per organizzare l’evento che ogni anno ci srotola una serie interminabile di dibattiti, passerelle ad hoc per i notabili della politica nazionale ed abruzzese.  Il nome di Paolo Borsellino  viene dato al Premio  usando il nome prestigioso  del magistrato trucidato a Palermo in Via D’Amelio   insieme alla sua scorta il 19 luglio 1992, ed è un nome ad effetto, perché prestato a coprire un sistema che ne fa un uso improprio.  Ecco quindi che giornalisti come  Travaglio, Rizzo, autori di bestsellers ,  procuratori della Repubblica, noti pubblici ministeri a rotazione arrivano a Pescara e, inconsapevolmente, fanno da supporto alla campagna elettorale di quel potere politico che , paradossalmente, loro combattono con le loro inchieste, giornalistiche o giudiziarie. Organizzare queste kermesse non è difficile, basta scegliere la persona giusta, leggi Nodari,  un nome fantomatico di un’associazione, leggi Società Civile, ed elargire loro una pioggia di finanziamenti  che i partiti organizzatori occulti fanno elargire dai vari assessorati culturali della Regione, per cui è facile far passare queste iniziative per meritevoli, ma che in realtà nascondono un trucco, cioè quello di restituire una parvenza di legalità ad un  potere che molto furbescamente cerca di  mimetizzarsi e passare indenne attraverso le tempeste giudiziarie che lo vedono coinvolte per corruzione, concussione, mafia .

 

Ma ora hanno toccato il fondo quando al premio quest’anno Nodari ha invitato a parlar di legalità Clemente Mastella, sì proprio lui il ras di Ceppaloni, Maurizio Gasparri, il leccafondoschiena del super inquisito  Berlusconi e Ignazio la Russa, retorico militarista postfascista ora berlusconiano doc.

 

Non ci stupiamo quindi delle contestazioni avvenute durante la visita a Pescara di Maurizio Gasparri che  viene, proprio lui,  a parlar di legalità.Secondo la ricostruzione ufficiale Nodari è stato aggredito da un gruppo di sconosciuti . I contestatori presenti  in contemporanea davanti il palazzo della Provincia hanno preso le distanze dall’aggressione,  “Manifestiamo contro una persona che può parlare di tutto” hanno dichiarato, “ Ma  non di Borsellino che è morto in nome della giustizia e della legalità, essendo portavoce di Marcello Dell'Utri, condannato a nove anni (condanna in I° grado per concorso esterno in associazione mafiosa ndr), essendo firmatario dello scudo fiscale ed essendo contro le intercettazioni telefoniche”. Il sospetto della manfrina c’è , eccome ! Aspre polemiche che ci riportano agli anni bui del nostro Paese nei quali per bloccare sul nascere le contestazioni bastava infiltrare con qualche “disturbatore” i movimenti di protesta che finivano poi essere ritenuti gli unici responsabili delle azioni violente perpetrate.


Mi preme ricordare che Libera, la nota associazione nazionale antimafia che fa capo a don Luigi Ciotti, ha diffidato Leo Nodari - definitosi Società Civile - colpevole di essersi avvalso indebitamente in una passata edizione del  logo della nota associazione antimafia.

 

Diderot

 

 

 

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A Gigliola

 

Ti ho conosciuta tardi, quando eri già diventata “la nonnina della strada parco”, ma frequentandoti mi hai raccontato tanto della tua vita, della nostra storia.

Con Luciano Martocchia passavamo a trovarti e trascorrevamo un paio d'ore pomeridiane a parlare e discutere intensamente, per cercare di capire quali errori avesse fatto la sinistra per essere stata cancellata dalle istituzioni, giustiziata dal voto popolare. Quella sinistra che tanto amavi e dalla quale, come in tutti i grandi amori, ti volevi distaccare per la delusione che ti aveva dato senza averla meritata. Non riconoscevi più il frutto per il quale ti eri spesa una vita e non potevamo che darti ragione. Ci parlavi di cosa significasse essere donna-mamma-lavoratrice e fare anche la militante comunista, non dogmatica visto che su alcune questioni sposavi le linee dei radicali, raccontandoci   episodi in cui ti avevano offesa come donna e come comunista. L'ignoranza che incontravi (e ti offendeva) non ti demoralizzava, anzi ti rafforzava nel convincimento che quella società dovesse cambiare, non poteva essere altrimenti. Invece ti dispiaceva quando, in una riunione di sole donne, qualcuna si alzava dicendo “é tardi, debbo andare a preparare la cena per mio marito” e tu le apostrofavi così “Ma allora non avete capito niente di quello che abbiamo detto finora!!!”

Una volta ti chiesi se conoscevi un compagno cui ero molto affezionato, Vespuccio Ballone, operaio e dirigente vero del sindacato e del partito, mi rispondesti di no. Proseguendo nella narrazione dei tuoi ricordi, parlasti di un compagno che ti aveva impressionato perché, ad una riunione della tua sezione, arrivò vestito da operaio ma parlava così chiaro e bene, facendosi capire da tutti, che da neo-iscritta pensasti “Che bravo compagno! Vorrei essere come lui”. Ti chiesi di farmi la sua descrizione fisica e capii che era proprio lui, il mio caro Vespuccio! Ti confesso che mi prese un groppo in gola ed ebbi la pelle d'oca, per la bella descrizione che anche tu ne avevi fatto. Voglio anche dirti che qualche giorno dopo ebbi una bella sorpresa e, ne sono convinto, mi sia stata indirizzata da lui per ringraziarci di quel ricordo che ne conserviamo a 13 anni dalla sua scomparsa.

Ogni volta che siamo stati da te eri immersa tra libri e quaderni, perché, ci dicevi, stavi scrivendo per i tuoi figli, quasi volessi lasciare un'impronta indelebile del tuo passaggio su questo pianeta. Ti rallegravi quando ti chiedevo il significato di una parola, di un nome, perché allora potevi sfoggiare la tua conoscenza di greco e latino, due saperi ormai dispersi e in disuso nei neologismi nati tra il linguaggio di internet e la brevità degli sms. Ricordo ancora il tuo volto illuminarsi, mentre inspiravi per poi spiegarmi cos'erano le porte scee. Nei nostri incontri anche le frivolezze avevano il loro spazio, quando ci raccontavi delle bizzarrie che avvenivano nel tuo negozio.

Avevamo un impegno con te e, purtroppo, non l'abbiamo mantenuto. Dovevamo stare una sera insieme a casa tua per mangiare una pizza, per darti un altro pizzico di felicità durante la dura prova che stavi affrontando. Nell'ultimo incontro ci eravamo lasciati con una discussione aperta sull'origine del mio nome. Tu e Luciano sostenevate che Ulisse in greco significasse “sono perseguitato”; io dicevo che l'origine del mio nome fosse “sono adirato” (cosa, che tra l'altro, mi si addice anche bene); quella pizza serviva a chiarire chi avesse ragione, a stabilire la corretta origine del mio nome, e almeno per noi tre avrebbe avuto il valore di un'inappellabile sentenza.

Troppo spesso diamo la colpa delle nostre mancanze alla frenesia di questi tempi in cui viviamo senza viverli. Io invece voglio chiederti scusa perché se non sono passato più a trovarti è stata solo colpa mia; colpa mia se non ho detto NO a qualche futile impegno per dedicarti qualche altra briciola del mio tempo, che troppo spesso scorre inutilmente, ma che a te appariva come un regalo bellissimo. Lo capivamo da come ci accoglievi e da come ci salutavi all'uscita, pretendendo - con una scusa - la fissazione di un'altra visita.

Cara Gigliola, lotteremo ancora per cambiarla in meglio questa società, ed è inevitabile perchè ormai non troviamo più neanche il tempo per le cose più care. E grazie per avermi fatto capire che il tempo non solo non è denaro, ma in piccole dosi può diventare amore.

Ulisse Pitucci

 

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AL COMUNE DI PESCARA SI DISCUTE DELLA FILOVIA E DEL FUTURO DELLA STRADA-PARCO

DOBBIAMO PARTECIPARE E IN TANTI!

 

LUNEDI’ 16 novembre  dalle ORE 16

 

PARTECIPA e invita altri a partecipare AL CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO CHE ESAMINERA’ IL PROGETTO ESECUTIVO DEL PHILEAS

 

Non è vero che è già tutto deciso.

Lo dicono per demoralizzare la cittadinanza.

E’ inaccettabile che si sacrifichi l’unica area libera dalle auto senza verificare la possibilità di percorsi alternativi, senza fornire i dati sui costi di esercizio, senza prevedere misure che riducano il traffico sulle principali arterie.

Non prendiamo lezioni di ecologia da chi fa parcheggiare le auto anche suoi marciapiedi.

 

L’UNICA LOTTA CHE SI PERDE E’ QUELLA CHE SI ABBANDONA!

Comitato Utenti Strada Parco, Associazione MareLibero, WWF,

Associazione Form Art, Associazione Procutus, Proposta Popolare, Rifondazione Comunista

MANIFESTAZIONE NAZIONALE SABATO 5 DICEMBRE ROMA

NO BERLUSCONI  DAY

PULLMAN DA PESCARA PER PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE

INFO 085 66 7 88

La manifestazione è stata indetta dal gruppo

"Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi" il 9 ottobre.

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APPELLO PER MANIFESTAZIONE UNITARIA

CONTRO POLITICHE DEL GOVERNO BERLUSCONI

La crisi economica sta determinando una sofferenza sociale sempre maggiore. L’aumento della precarietà, la perdita di posti di lavoro, salari e pensioni con cui si fatica ad arrivare a fine mese sono il panorama comune a tutto il Paese. Il Governo invece di intervenire per risolvere questa situazione la aggrava con tagli alla spesa sociale e all’istruzione, con la compressione di salari e pensioni di cui l’attacco al contratto nazionale di lavoro è solo l’ultimo atto. Inoltre, questo Esecutivo si adopera a fomentare la guerra tra i poveri con provvedimenti razzisti e xenofobi sull’immigrazione.

Come se non bastasse, il Governo ha varato provvedimenti come lo scudo fiscale che legalizzano l’evasione fiscale e il malaffare, ha stanziato una quantità enorme di denaro per le banche, per l’acquisto di cacciabombardieri e per grandi opere inutili come il ponte sullo stretto di Messina.

Il Governo contribuisce, quindi, ad aggravare la crisi, difende i poteri forti e parallelamente si adopera per demolire la democrazia italiana portando a compimento la realizzazione del piano della P2 di Licio Gelli. Le proposte di manomissione della Carta Costituzionale si accompagnano ad una quotidiana azione di scardinamento della Costituzione materiale, al tentativo di mettere il bavaglio alla libera informazione, di limitare l’autonomia della Magistratura, di snaturare il ruolo del sindacato e di ridurre al silenzio i lavoratori.

Per contrastare quest’operazione che è allo stesso tempo antidemocratica, fascistoide e socialmente iniqua, riteniamo necessario costruire una risposta politica generale, forte e unitaria. Siamo impegnati a costruire un’opposizione di massa per ripristinare la democrazia nel paese e nei luoghi di lavoro e che obblighi il Governo a cambiare la politica economica e sociale. Ecco perché chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio.

E proponiamo a tutte le forze di opposizione di convocare per il prossimo 5 dicembre una manifestazione unitaria contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio.

Antonio Di Pietro (Segretario IDV)  - Paolo Ferrero (Segretario PRC-SE)

 

Presentato da Marco Fars

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Oltre il  Muro

In questi mesi  si festeggia l’abbattimento  del muro di Berlino che avvenne  nel 1989, venti anni fa. Due anni dopo crollò l'impero sovietico e nacque la Federazione russa,  mentre  in Europa  la Germania si riunificò e i paesi che facevano già parte dell'Unione Sovietica, come l’Estonia, la Lituania, l’Ucraina, la Lettonia,  ritrovarono la loro indipendenza.  Oggi, a vent'anni da quell'avvenimento è ancora presto per compiere un bilancio completo di quei fatti ma si possono avanzare alcune considerazioni su luci ed ombre su quello che il muro ha rappresentato prima e dopo il suo abbattimento  ed inoltre dovremmo  analizzare le cause che portarono alla caduta. La guerra fredda, che in Italia era stata pesante e assai lunga, finiva in quei giorni ma non si può negare  il fatto che il crollo del muro di Berlino dà il via a una storia nuova che ha aspetti molto positivi ma,come è inevitabile, anche aspetti negativi.
Da una parte la caduta del muro e il crollo dell' impero sovietico sono stati, senza dubbio alcuno, la fine di un regime a lungo oppressivo e dittatoriale che non ha rappresentato un'alternativa credibile  per la democrazia parlamentare o presidenziale che si è affermata nello stesso periodo in Occidente. La stessa Rossana Rossanda, ed è significativo, scriveva  su “Il Manifesto” il 28 settembre 2009, “La domanda “quale significato ha chiamarsi comunisti dopo il muro di Berlino” per me non ha senso. Se qualcuno era comunista perché pensava ai socialismi reali come a società perfette e incapaci di ingiustizia e crudeltà, questo qualcuno aveva preso da un pezzo fieri colpi: nel 1948 (forche di Praga), nel 1953 (anche se passato quasi in silenzio in Italia), infine nel 1956 che in silenzio non è passato affatto ed è stata una lunga ed evidente tragedia…Quel che è seguito, l’invasione di Praga, la Polonia, l’Afghanistan e il tentativo di Gorbaciov non rivelavano niente che non fosse noto”. Dall'altra,come è stato scritto in fiumi d’inchiostro, c'è stato in questi anni un fallimento di molti progetti che è sfociato nella grave crisi economica di questi ultimi anni. “I processi di trasformazione mondiale post-‘89 investirono innanzitutto l'economia e in quanto tale dobbiamo darne conto. In forte ritardo si cominciò  a porre in luce i drammi e le diverse problematiche della globalizzazione, i costi sociali, l'omologazione culturale all’egemonia USA e  il nascere di un  nuovo disordine mondiale. Per non parlare dell’espansione delle mafie russe e l’aumento vertiginoso della criminalità organizzata che esportò in Italia fenomeni sino allora sconosciuti, quali l’inizio dell’immigrazione, la tratta delle prostitute dall’est ( povere ragazze raggirate e sfruttate da criminali  senza scrupoli ), la nascita insomma di un nuovo soggetto sociale di emarginati in pasto al razzismo emergente del nord padano e leghista.

Ma pochi sanno, o ignorato dalla maggior parte dell’informazione dei media ufficiali,  come e in che modo  ebbe origine lo sgretolamento dei regimi comunisti d’oltre cortina. Quando fu eletto papa nel 1978  Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II,  nessuno immaginava la tempesta che si sarebbe abbattuta nel decennio successivo sui regimi, polacco, tedesco dell’est, e a cascata su tutti gli altri. Tutto ebbe inizio dalla nascita del sindacato polacco Solidarnosc con a capo Lec Walesa finanziato occultamente, attraverso le trame oscure della loggia massonica P2, dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi poi finito  miseramente assassinato e trovato impiccato sotto il  Blackfriars  Bridge ( Ponte dei Frati neri ) a Londra.  L’artefice dei finanziamenti occulti, sotto la regia wojtyliana è stato lo statunitense  Cardinal Marcinkus a capo dello  IOR ( Istituto Opere di Religione, udite, udite ) eminenza grigia vaticana dopo una rapida ascesa iniziata già da tempo con Paolo VI.  Quindi Solidarnosc, dai media esaltato come un mitico Sindacato che difendeva i lavoratori polacchi,   nacque con i finanziamenti illeciti di una banca depredata e  portata al fallimento da parte del suo Presidente Roberto Calvi, burattino di personaggi criminali come Michele Sindona, Licio Gelli & C. braccio armato del Vaticano S.p.a. di Wojtila e Marcinkus.. ( Dopo un accordo segreto stipulato con il Presidente USA di allora, Reagan ) altro che evangelizzazione cristiana! Dopo aver riversato vistosi capitali del Banco nelle casse IOR, fidandosi delle promesse che alcuni leader della DC, tra cui anzitutto Andreotti, gli avevano fatto circa l'acquisizione di altri gruppi bancari, Calvi si ritrovò invece ad avere un debito colossale di circa 1,2-1,5 miliardi di dollari (500 miliardi di lire), di cui non è in grado di rendere conto alla Banca d'Italia (ma si pensa che il buco s'aggirasse sui 3000 miliardi di lire) Le intenzioni di Calvi di tirarsi fuori furono scoperte dalla lettera che inviò a Wojtyla, “Santità sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior, comprese le malefatte di Sindona…” e putroppo segnarono anche la sua tragica  fine.

Solidarnosc e la Polonia furono il banco di prova, cui seguirono la Germania dell’est, la Cecoslovacchia, l’Ungheria, ecc, innescando un processo generalizzato ed  irreversibile, favorito dalla presa d’atto del Segretario del PCUS Michail  Gorbaciov che , da tempo, lungimirante,  aveva capito l’aria che tirava e intelligentemente non ripetè l’errore della repressione attuata dai suoi predecessori,  ed  istaurò  la glasnost e la perestrojka ( trasparenza e riforme) e la caduta del muro altro non rappresenta  che la conclusione di tali processi.

 

Luciano Martocchia

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”