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INDICE - IL SALE - ANNO 1 - N.°9

* GENOVA SI E' SVOLTA SECONDO COPIONE

* THE MAN IN THE HIGH CASTLE

* LE LEZIONI DI GENOVA

* LA CULTURA DELL'OGGI

* LA STRADA PARCO

* L'ILLUSIONE

* L'UNICITA' NELL'ASSIEME

* ATRA PER IL SALE

* SE LA MEMORIA NON CI INGANNA

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THE MAN IN THE HIGH CASTLE

[ Riflessioni e commenti sull’opera di un genio]

di Lino74

Una unità della marina americana centra in mezzo al cielo un aereo di linea iraniano: "Citizen Stranamore", annuncia la stampa. "Tovaric Stranamore" si leggeva in occasione di un incidente russo-coreano dello stesso genere. Un gruppo di "giovani", di certo con la testa non molto a posto, assassina qualche vecchio : "Arancia Meccanica in Alta Savoia", gridano i giornali. "2001: l'odissea dello spirito", si legge sul depliant allegato a un giornale in occasione di una importante fiera del libro. Stanley Kubrick (1928-1999) ha lasciato il segno sul pianeta, come l'impronta di un siggillo sulla cera molle. Strauss non fa più volteggiare ufficiali in alta uniforme, ma fa ballare il valzer agli astri aureolati d'azzurro. Demiurgo, visionario, genio...i critici non risparmiano le iperboli quando si tratta di Kubrick, come se avessero trovato in lui un nuovo padre del Logos, un fondatore di mondi. Forse solo Orson Welles ha goduto nel recente passato di tale, unanime dovizia di superlativi. Eppure paradossalmente, quasi che una certa enfasi esaurisse troopo in fretta gli elogi, l'opera Kubrickiana suscita inutili disquisizioni e la critica si diperde spesso in sterili particolarismi, limitandosi a misurare brevi distanze, speculando su infimi dettagli psicologici o sociali, invece di andare lì dove Kubrick indica il cammino, dove ci invita a volgere lo sguardo, in questa grandiosità alla quale davvero non basta dare un nome, a volte forse un po' a casaccio, ma di cui bisognerebbe, con modestia, prendere le misure. I film di Stanley Kubrick occupano sotto vari aspetti, una posizione particolare nella recente produzione cinematografica. Si è tutti d'accordo nel definirli avvenimenti. 2001:odissea nello spazio (il più grande capolavoro artistico di tutti i tempi, secondo me) ad esempio, taglia in due il cinema di fantascienza (e molto di più) : esistono il cinema precedente a 2001 e quello successivo, che tiene conto più o meno, della sua lezione. Stanley Kubrick ha detto: "con 2001 ho cercato di creare un esperienza visiva, che aggira la comprensione e le sue costruzioni verbali, per penetrare direttamente l'inconscio con il suo contenuto emozionale e filosofico...Ho voluto che il film fosse un' esperienza intensamente soggettiva che colpisce lo spettatore a livello profondo della coscienza, proprio come la musica.." . Insomma Kubrick esercita sulla "settima arte" una sorta di sovranità totalitaria. Si pensi all'immagine del maestro lontano, chiuso nel segreto della sua residenza londinese, parente stretto di quel Man in the High Castle, demiurgo clandestino, trasformatore di mondi scaturito dalla fantasia di Philip K. Dick. La tetralogia 2001-Arancia Meccanica-Barry Lyndon-Shining e poi succesivamente Full Metal Jacket costituisce uno dei blocchi più monumentali del cinema contemporaneo con riconoscimento pressochè unanime , che certamente non può destare sorpresa. Kubrick non rincorreva nè le mode nè le abitudini, e i suoi film sonorecepiti come oggetti notevolmente spostati rispetto ai continenti della cinematografia regolare. Tutte le sue storie, mai autobiografiche, pur sembrando completamente slegate e autonome, ruotano intorno alla visione pessimistica del mondo e della società. I suoi film sono una visione allucinata della realtà e certamente non sono terreno nè di rasseganzione nè di di condanna, ma di profonda riflessione. I suoi personaggi hanno tutti (anche se profondamente diversi tra loro)un filo conduttore.Sono anonimi, poi c'è la loro ascesa e quindi l'inevitabile fallimento, con finale il più delle volte tragico. Kubrick estremizzava in modo personale e avveniristico anche la tecinca cinematografica,il marketing, e l'uso degli attori. Ogni singolo progetto veniva studiato, discusso e realizzato nell' arco di divesri anni. Poi, personalmente, dirige il montaggio, il missaggio e la stampa delle copie. Insomma nessuno più preciso e puntiglioso di lui. La ricerca della perfezione (caratteristica principe della sua regia) attraverso i continui miglioramenti , lo hanno condotto all’invenzione di tecnologie nuove e rivoluzionarie per la storia del cinema e della televisione. Basti pensare per esempio, come nel film Barry Lyndon, per dare l’idea delle riprese notturne a luce di candela, decide di non usare i soliti riflettori ma di montare sulla telecamera un particolare obbiettivo che permettesse di girare le scene con la sola luce della candela. In Orizzonti di Gloria e Full Metal Jacket la scelta di attori poco conosciuti e di ambienti metropolitani lontani anni luce da giungle vietnamite ed eroici combattimenti, è motivata da analisi della guerra in modo oggettivo, e mai attraverso le singole storie o le emozioni degli interpreti. Due storie in cui l’avventura e l’eroismo sono inesistenti o comunque insignificanti. Discussa è la crudeltà ingiustificata della lotta tra i popoli.

<Sfortunatamente il tasso di mortalità infantile tra le civiltà emergenti e nell’universo potrebbe essere molto alto. Non che la cosa possa preoccupare o disturbare altri che noi, la distruzione di questo pianeta sarebbe insignificante in prospettiva cosmica: per un osservatore sito nella nebulosa di Andromeda, il segno della nostra estinzione non sarebbe piu’ appariscente di un fiammifero che si accende per un secondo nel cielo; se quel fiammifero fiammeggerà nel buio, non ci sarà nessuno a piangere una razza che usò il potere che avrebbe potuto mandare un segnale di luce verso le stelle per illuminare la sua pira di morte> [ Stanley Kubrick ]

Filmografia: Paura e desiderio,1953 - Il bacio dell’assassino,1955 - Rapina a amano armata,1956 - Orizzonti di Gloria,1957 - Spartacus,1960 - Lolita,1962 - Il dottor Stranamore:ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba,1963 - 2001:Odissea nello Spazio,1968 - Arancia Meccanica,1971 - Barry Lyndon,1975 - Shinning,1980 - Full Metal Racket,1987 - Eyes Wide Shut,1998

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una cosa però è ormai chiara:

il mondo d’oggi può essere descritto agli uomini d’oggi solo a

patto che lo si descriva come un mondo che può

essere cambiato”

B. Brecht

Le lezioni di Genova

Le drammatiche giornate di Genova pur in presenza di eventi tragici, hanno dimostrato una volta di più che le grandi potenze del pianeta e il loro ordine sono oggi contestati da settori sempre crescenti di giovani generazioni, del mondo del lavoro, e parte delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio. E’ ormai un dato di fatto, che ovunque provino a riunirsi, quelli che vengono individuati come i padroni del mondo, trovano decine di migliaia di persone pronte a contestarli. La convinzione che la povertà crescente, il peggioramento continuo delle condizioni di vita e di lavoro degli uomini e delle donne, le catastrofi ambientali, le vecchie e nuove epidemie abbiano dei precisi responsabili si sta diffondendo. G8, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, WTO, vari incontri internazionali di politici ed economisti, sono ritenuti gli ispiratori e i comitati di gestione di queste devastanti politiche. Tutti i prestiti accordati dal FMI, per esempio, servono solo a impedire che i paesi del ‘’terzo mondo’’ diventino insolventi. Le condizioni per ottenere i prestiti sono le stesse che vengono imposte, magari con altri metodi e altri governi, anche qui da noi, ovvero: privatizzare tutto il possibile (strutture produttive, servizi sociali) ridurre i salari diretti, indiretti (il cosiddetto welfare state), differiti (tfr e pensioni) ridurre i diritti anzitutto dei lavoratori (soprattutto attraverso la ‘’flessibilità’’, cioè il nuovo precariato), e poi in generale tutti i diritti democratici utilizzare la natura a costo zero e le materie prime (di cui sono principali produttori i paesi del ‘’terzo mondo’’) o a costi minimi (gettando questi paesi sul lastrico). Insomma, è un fatto chiaro a molti che dietro il termine “globalizzazzione” niente affatto neutro o declinabile in senso positivo o negativo, si nasconde un sistema che contrappone la ricchezza sempre crescente di pochi alla miseria e spoliazione dei più. Alla contestazione portata avanti da questo movimento composito, il potere ha risposto nell’unico modo possibile in questa fase: repressione esponenziale rispetto alla crescita del movimento, sicchè si è creata una lacerante sproporzione tra il livello raggiunto dal conflitto e quello di coscienza del movimento.. La violenza squadrista della polizia a Genova, la brutale repressione nella civilissima Svezia e prima Napoli (con la repressione avviata dallo stesso governo del centro sinistra), Davos, Seattle dimostrano come in assenza di riformismi possibili il manganello diviene l’unica soluzione possibile. Il movimento deve reagire alla repressione estendendo la sua capacità di intervento locale e globale unificando il più possibile le ragioni sociali, ambientali e di genere colpite frontalmente dalle politiche dominanti. Ma quanto più è larga l’unità del movimento tanto più aperto deve essere al suo interno il confronto sulle posizioni e le prospettive. L’unità non è l’unanimismo e l’unanimismo è al contrario nemico dell’unità. Per far ciò è necessario sconfiggere ogni tentazione di delegare il compito del “pensare” alle consorterie intellettuali e ogni sottovalutazione del lavoro teorico di crescita collettiva. Tentazioni e sottovalutazioni, queste che si sono spesse assommate nella storia dei movimenti con il risultato di consentire l’emergere di posizioni errate e l’infiltrazione di rimasticature ideologiche. Il sacrificio dell’iniziativa teorica, politica, progettuale a beneficio della “mitizzazione dell’agire”, riportano nel movimento un vizio di origine del modo di produzione capitalistico: la separazione tra pensiero ed azione. Se l’appropriazione della conoscenza, riflessione, elaborazione si produrranno come passaggi necessari e ricomposti della pratica quotidiana di ciascun militante di questo movimento, le trasformazioni dello stato di cose presenti sarà già cominciata. In questo quadro pensiamo sia giusto avanzare una proposta programmatica marxista rivoluzionaria che impugniamo non come leva di separazione ma come asse di aperta e leale battaglia politica e culturale nel movimento. Molti individuano il nemico nel ‘’neoliberismo’’. Il liberismo, per noi non è una "cattiva politica" del capitale rimpiazzabile con una politica "buona" del capitalismo medesimo. Il liberismo è una manifestazione naturale del capitalismo nelle stagione storica della sua crisi e del crollo di ogni contrappeso internazionale. Una lotta al liberismo senza una lotta al capitalismo è una frase vuota e un inganno. Noi pensiamo che solo l’abbattimento del sistema capitalistico possa liberare un futuro di progresso per l’umanità con l’uso razionale, al servizio degli uomini e non del profitto, delle scoperte della scienza e della tecnica. Non si tratta dunque di chiedere al capitale di essere sociale, democratico, ambientalista e pacifista, ma si tratta di propugnare ognuna di queste rivendicazioni contro il capitale per il suo rovesciamento. A nostro parere un altro mondo è possibile solo nella prospettiva di una chiara alternativa di sistema. Riscattare la prospettiva socialista dalla tragedia dello stalinismo, rilanciare la prospettiva socialista come unica opzione in grado di riconsegnare all’umanità la possibilità di decidere delle ricchezze che essa stessa produce, del proprio rapporto con l’ambiente e con la vita.

PRC - AREA PROGRAMMATICA PROGETTO COMUNISTA

(Risoluzione posta all'attenzione da Marco Di Pietrantonio)

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LA CULTURA DELL'OGGI
Un tempo, la distanza tra il colto e il rozzo era enorme e l'etichettare una persona con uno di questi appellativi abbastanza facile, immaginate il viandante che al calar della sera si fermava nelle locande sorte lungo i sentieri più frequentati, non sempre l'aspetto esterno del posto identificava l'ambiente interno, bisognava per forza azzardare l'entrata , poi una volta dentro per ottenere distanza e rispetto si doveva saper usare la parola in maniera sibillina e concreta, la vera furbizia del colto era quella di porsi appena al di sopra della gente comune, solo un po', mai proponendosi come colui che "sa" o che è arrivato lì a portare grandi soluzioni o nuove alchimie, il popolano avrebbe senz'altro tentato di riconquistarsi il posto di comando con forza e violenza. Altro aspetto da non trascurare era il lasciar intuire che già il giorno successivo sarebbe partito ai primi chiarori del cielo, magari poi si tratteneva per settimane o mesi ma doveva comunque dare l'impressione di essere un uomo in partenza, solo in questo modo i briganti, non lo vedevano come una minaccia, ciechi al punto da non accorgersi gli uomini d'affari, sborsavano volontariamente più di quanto loro riuscivano ad ottenere con l'estorsione, e per cosa? Per essere semplicemente menzionati in una ballata o in un sonetto, spesso quelle ballate non arrivavano nemmeno al paese successivo, quei soldi servivano al colto per poter rendere qual viaggio infinito, in fondo se era veramente un amante della cultura e dell'arte egli scriveva per se stesso e di se stesso, non per soldi, non stiamo mica parlando dei giornalisti dei nostri giorni, un nome a caso? Diciamo ….Emilio Fede?

No, no, non devo scivolare laggiù e umiliarmi nel parlare di gente simile, lasciatemi risalire di nuovo in cima, fino al discorso sulla cultura.

Per poter essere invidiati ed amati era sufficiente aver frequentato qualche scuola o accademia, cosicché il dislivello culturale veniva amplificato in maniera esponenziale, parlare al contadino di sestine e terzine, di affreschi e dipinti, di melodie e canti, gli trasmettevano ineluttabilmente un complesso di inferiorità, di quale altro argomento che non trattasse di raccolti poteva quell'uomo conversare ? Un enorme differenza dunque, dove nel mezzo i soli a sopravvivere erano i mercanti, aiutati dalle esperienze vissute nei frequenti viaggi e potevano essere considerati dei "Caronte" che anziché traghettare anime, traghettavano cultura e con loro i preti (come sempre), che si autoeleggevano a specie superiore insignendo con il termine di eretico e indiavolato chi tentava di elevarsi fino al sapere, successivamente poi usufruivano dell'autorità di punire, di esorcizzare con rinnovata autogratificazione le loro sporche anime .Questo lo scenario del passato, ed oggi? Dove individuiamo oggi un barlume di ricorso storico?
Da nessuna parte, proprio nessuna. Oggi siamo qui, istruiti nello stesso modo e dai medesimi metodi, e con la stessa educazione, oggi non si emerge facilmente, io scrivo poesie, posso avere la dote della parola che centra perfettamente l'argomento, la capacità di usare allegorie, e poi affondo miseramente se si discute di in maniera seria di …un attimo che controllo come si scrive, trading on line oppure home banking, io che non so inserirmi in un discorso dove si parla del nostro sistema fiscale, non so scaricare gli MP3, calma però in chat e nel creare siti web sono un fenomeno. Mi sento ignorante se in gruppo di amici si parla di new age e del vivere bene, di avere un alimentazione che rinfranchi il corpo e lo spirito, e io? Io che inzuppo i biscotti direttamente nella barattolo della nutella, caspita come sono lontano da quella gente. Abito in una città di mare e non conosco neanche i nomi dei principali venti, ora ci riprovo: tramontana, gregale, libeccio, eolo, pisolo, mammolo, no, no, un attimo, sto facendo confusione, riparliamo di poesie, dai che li son forte e rifaccio un figurone, "Quello che si esprime nella poesia e nello scrivere breve, viene da un osservazione prima dell'intimo e poi…" eh no, è arrivata mia sorella e mi interrompe dicendo che oltre al benzo-carotene ora c'è in commercio una pillola molto più efficace. Il benzo-carotene? e che c..zo è ora il benzo-carotene? Sta a vedere che le automobili adesso cammineranno con una pastiglia, ma no dai il benzo-carotene sarà qualcosa che ha che fare con l'agricoltura, si dai parliamo un po' di natura, dei nostri meravigliosi calanchi così unici e suggestivi, nelle zone più vicine alla costa se sali su un promontorio di uno di essi puoi anche scorgere il nostro mare e sotto il verde dei …. scusa quelli cosa sono faggi ? No, volevo dire pioppi, no, no accidenti, ecco che un altro amico con fare superiore e con un sorriso ironico, mi regala uno sproloquio sui tipi di vegetazione, che partendo dall’Abruzzo raggiunge la foresta amazzonica e il suo brutale disboscamento. Ringraziando il cielo ritorna mia sorella con un’amica la quale ci invita a casa sua a vedere una bel film in videocassetta si avvicinano anche altre persone, ora posso finalmente rifare sfoggio di me fare della mia rinnovata cultura, questa volta su dvd, dolby digital 7:1, le chiedo anche se ha un sub da almeno 100 watt, che non è un sommozzatore luminoso, e tutti a gustarsi la mia cultura tecnologica, sono di nuovo sul picco più in alto, ….ma fino a quando?

La verità è che oggi la vera cultura non esiste più, essa ormai ha mille sfaccettature, inizi a contarle e ad impararle ma ad un tratto perdi il segno, devi ricominciare daccapo, conseguentemente il vero colto non è certo colui che ha la presunzione del sapere e nemmeno quello che ha la capacità di insegnare, forse il vero colto è quello che ha una dote molto rara, la capacità di farsi capire, …e non è la stessa cosa.

Giuseppe Iannascoli
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LA STRADA PARCO

Mi capita di sovente di ingannare il tempo nell’attesa che i miei figli escano da scuola, leggendo un buon libro seduta su di una panchina di quel bel viale che attraversa gran parte della città e nota a noi pescaresi come strada parco. Vi assicuro che lo spettacolo è piacevole, osservare l’andirivieni di uomini e donne che frettolosamente si recano al lavoro, o il tranquillo passeggiare di amabili pensionati che discorrono, spesso anche alzando la voce, di questioni politiche ed economiche, oppure osservare nonne che spingono i loro nipotini in asettiche carrozzine chiacchierando di pappe e biscottini. Ma spesso la mia tranquilla lettura ed il curioso indugiare sui passanti viene interrotto da frasi di tutt’altro tipo: “tesoro stai attento lì c’è la popò del cane”, oppure “figlio mio evitiamo di imbrattarci le scarpe di feci ogni giorno”, o dure imprecazioni da parte di chi l’inevitabile incidente ha già commesso. Sembra che questo viale, orgoglio e vanto dell’alta borghesia pescarese, non sia diventato altro che il bagno pubblico dei suoi stessi cani. Oh, nulla da dire contro quei poveri animali che suscitano già una grande pena quando, durante i “rigidi” inverni pescaresi, sono costretti a passeggiare vestiti di ridicoli cappottini, ma avrei qualcosa da dire contro la mancanza di educazione e di rispetto per la propria città e per i suoi abitanti, che dimostrano i lor signori proprietari. Alcuni di loro osteggiano un atteggiamento indifferente ma si guardano con circospezione attorno e appena il cane ha depositato il suo bisognino lo tirano via velocemente quasi fino a soffocarlo. Altri invece mostrano un atteggiamento altero e quando il cane ha depositato le feci ti guardano con sfida, questi in genere sono i proprietari di cani di grossa taglia; altri ancora assistono felici al cane che libera il proprio pancino, nel timore che ciò altrimenti possa avvenire tra le mura di casa. Ora però per concludere voglio rivolgermi a lei signor sindaco, non le sembra che sia giunto il momento di prendere dei seri provvedimenti (multe salate!) contro questi individui che non ne vogliono sapere di imparare a conoscere l’uso della “paletta e del sacchetto” nel rispetto di certe norme di convivenza e di civiltà ?

Sabrina Renzetti

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L'ILLUSIONE

Adesso sei solo,

nella tua stanza

indeciso sul da farsi,

fuori è buio

solo il ticchettio della pioggia

interrompe il rincorrersi dei tuoi disordinati pensieri.

Accendi lo schermo

E già quella luce ti illumina e ti esalta

Lieto accogli quei nuovi rumori, il ronzio della macchina, quello strano cigolare della connessione.

Sembra uno strano rito che si attua e si sviluppa come qualcosa di ineluttabile,

non’è più nulla di arcano o di sacro come lo erano i riti dei nostri antenati, ma di misterioso …si.

Ecco adesso le tue mani corrono sulla tastiera,

un nuovo rumore

quel fedele e noto ticchettio, attraverso il quale speri di esprimere le tue emozioni, le tue sensazioni,

e soprattutto di suscitare interesse.

E cosi all’improvviso non sei più solo e non sei più uno dei tanti, qualcun altro ha chiesto di te,

vuole parlare con te e preferisce te

Al di là del tuo lavoro

Al di là del tuo status sociale

Al di là del tuo ruolo di madre o di padre

È te che vuole,

o meglio quello che tu gli fai credere di essere.

Perché di un mondo irreale si tratta, di un mondo virtuale, fittizio

Perché il tuo io è finto, perché quello del tuo interlocutore è finto, è una grande illusione

E se le illusioni servivano agli antichi poeti per evadere dalla realtà e si costruivano con

l’immaginazione,

ora anche tu usi l’immaginazione ma non per scrivere poesie,

ma per costruirti una tua dimensione,

una dimensione altra nella quale puoi fuggire ed inventarti ogni volta un altro te stesso .

Sabrina Renzetti

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L'UNICITA' ...NELL'ASSIEME

di Giuseppe Iannascoli

Parliamo di gruppi, di folle, di socializzazione, di comunità reali, di multichat internettiane, di associazioni di volontariato, siamo tutti impegnati ad aiutarci e ad affrontare sfide, ad unirci, raccogliamo consigli e selezioniamo suggerimenti, che ci serviranno come alibi per i nostri fallimenti. Attenti, se andiamo allo stadio dobbiamo mettere tutti i tifosi da una parte, se si portano i figli a scuola dobbiamo arrivare proprio alle otto, ventitrè minuti e diciotto secondi, a quell'ora ci saranno anche Pipino e Gigetta . "Eh beh sai a lui piace salire le scale con i suoi amichetti del cuore senza loro si sente perso" Già e tu dopo puoi prendere il cappuccino con le altre mamme , potrai fare splendidi discorsi cambiando tante parole e nessun contenuto. Ricordati che a fine mese c'è il saggio, va ripreso con la telecamera ma nel suo assieme, non riprenderai mica solo tuo figlio. All'ora di pranzo c'è il tg non perderti tutti i titoli, l'importante è fingere di essere informati, e la sera? tuttiiiiii alla strada parco, e mi raccomando controllate le chiamate e i messaggi sul cellulare. MA PER FAVORE!!!!!!

Questo scritto doveva essere:

Ieri mattina presto sono uscito con mio padre, l'ho accompagnato a prendere la pensione, mi ha angosciato con i suoi malanni, però rideva, sono arrivato in ufficio in ritardo, il capo mi guardava storto, l'ho anticipato con un bel "Prende un caffè tanto ormai è gia tardi,"?

intanto gli ho raccontato che ho portato il mio piccolo allo stadio , che abbiamo trovato un posticino all'ombra del pilastro dell'illuminazione, eravamo distanti dai supporter della nostra squadra, i loro cori arrivavano flebili, così sono riuscito a spiegargli perché c'erano delle righe bianche in mezzo a quel prato senza fiori. Accidenti mentre parlo con il capo mi squilla il cellulare, è mia moglie, mi dice che ha dovuto accompagnare in anticipo il nostro bimbo, perché ha avuto un contrattempo ed è dovuta correre in ufficio prima del previsto, il bimbo comunque è tranquillo l'ha lasciato che faceva un disegno con la bidella …sorrideva. Penso che anche mia moglie prenderà il caffè alla macchinetta dell'ufficio da sola, magari mi penserà. Entro in ufficio, ho lavorato sodo nell'ultimo mese ma ho saputo che il mio progetto è stato approvato dalla Direzione, ho lottato contro tutti, ma alla fine…eh eh eh . Caspita sono già le sei devo passare a casa e prendere la telecamera, c'è il saggio di danza di mia figlia, voglio zoomare su quel visetto che mi cerca tra il pubblico, su quegli occhi spauriti che fissano l'insegnante, le farò un bel primo piano mentre sorride nell'attimo in cui la mamma le darà il bouquet di fiori, devo far presto però, oggi al tg l'unica cosa che mi interessava era il gol del Verona nello spareggio e l'ho perso forse lo vedo alle 18.20 su Italia1 sport. E' sera, sono stanchissimo porterò i miei bimbi a raccogliere le pietre piatte al fiume saline ed andrò a letto presto. MORALE: Signori, gustatevi "il particolare" delle cose, la vista d'assieme fa schifo.
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Amici miei, il mondo è finzione... Non lasciatevi abbindolare da ciò che viene visto solo dai vostri occhi e, soprattutto, non credete... Non credete al partito e al suo segretario, non credete alla religione (qualunque essa sia), nè al suo capo e tantomeno al suo Dio, non credete a quello che vi viene detto, a ciò che vi è promesso, non credete a ciò che è scritto, o a ciò che viene tramandato oralmente; non credete alle promesse, ai giuramenti... Credete soltanto alle ferite del vostro corpo, perchè quelle sono la storia e la storia è la base del futuro; un futuro che io personalmente auguro sia lungo e prosperoso, ma non credetemi...

Lunga Vita e Prosperità

ATRA BILIS

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Se la memoria non c’inganna…

di

Giuseppe Bifolchi

Una delle caratteristiche sulle quali si basa la possibilità che hanno i media (e prima di loro i politicanti di ogni risma) di dire tutto e il contrario di tutto a loro piacimento è la inspiegabile tendenza a dimenticare che sembra pervadere il nostro periodo storico. La memoria, individuale e collettiva, è un patrimonio che va coltivato. E se non lo si coltiva ecco che si rendono possibili utopie (nel senso deteriore del termine e non certo intendendo per utopia la capacità di “allargare la sfera di ciò che possiamo rappresentarci, introdurre nella limitatezza delle nostre scelte lo scarto assoluto di un mondo pensato in tutti i suoi dettagli secondo altri valori ed altri rapporti”) malsane… come quella del “buon governo”. Dagli inizi della storia umana non si è mai visto un governo “buono” eppure continua a persistere nell’immaginario collettivo questo “mito del buon governo” che prima o poi arriverà. E che la memoria sia indispensabile lo dimostra il fatto che a distanza di poco più di un mese dai fatti di Genova, se dovessero far fede le cose che si sentono in televisione o si leggono sulla stampa, sarebbe veramente impossibile avere percezione di quanto è successo. Ma la memoria… Ebbene, rinfreschiamola un po’ questa memoria. Dall’Unità d’Italia in poi si sono avuti centinaia e centinaia di morti sulle piazze d’Italia, operai e contadini. Le forze dell’ordine usavano i cannoni contro manifestanti che chiedevano… pane e lavoro. Ma, si dirà, erano altri tempi. I tempi dei famigerati Savoia (che qualcuno vorrebbe rivedere scorrazzare per i salotti italiani). Poi è venuto il fascismo e, ad onor del vero, i morti sulle piazze sono stati, a paragone, quasi niente. L’unico problema è che… sulle piazze non ci si poteva proprio andare. E qui corre l’obbligo di sottolineare come anche negli ultimi vent’anni di morti sulle piazze non ce ne siano stati. Ma sulle piazze non ci si è andati, in ossequio alla marcia della cosiddetta “sinistra di governo” all’interno dei meccanismi del potere con la pretesa di “democratizzarli”. Ma appena si è tornati in piazza… Bene, allora, rinfreschiamoci la memoria su quanto è accaduto sulle piazze d’Italia dalla nascita della Repubblica in poi. E si badi bene che qui si ricordano (e non con la pretesa di essere esaustivi) solo i fatti più sanguinosi, tralasciando i feriti e la violenza a suon di manganelli.

28 novembre 1946. In Calabria la polizia spara su un corteo di contadini: una donna morta.
22 aprile 1947. A Roma, Messina e in Calabria la polizia spara: diversi morti.
15 luglio 1948. In tutta Italia sciopero generale in seguito all’attentato a Togliatti: 16 morti e più di 200 feriti.
17 maggio 1949. Sciopero di braccianti e mondine a Marmorta di Molinella: un’operaia morta.
20 maggio 1949. A Mediglia (Milano) viene ucciso dalla polizia un bracciante diciottenne.
12 giugno 1949. Due operai vengono uccisi dalla polizia, a San Giovanni in Persiceto (BO) e a Gambara (BS).
30 ottobre 1949. A Melissa (Reggio Calabria) la polizia uccide 3 braccianti (una donna e due uomini)
29 novembre 1949. A Torremaggiore (Foggia) la polizia spara su un gruppo di braccianti: 2 morti.
14 dicembre 1949. Montescaglioso (Matera) la polizia uccide un bracciante.
9 gennaio 1950. A Modena la polizia spara sugli operai: 6 morti, decine e decine di feriti.
21 marzo 1950. A Lentella (Chieti) la polizia uccide 2 braccianti.
Alla vigilia del 1° maggio 1950: a Celano 2 braccianti uccisi dagli agenti degli agrari.
17 gennaio 1951. A Comacchio (Ferrara), Adrano (Catania), Piana dei Greci (Palermo): 4 morti.
febbraio 1954. A Mussumeli (Caltanissetta) la polizia spara: 3 donne ed un ragazzo di 16 anni vengono uccisi.
13 gennaio 1956. Venosa (Bari): un disoccupato ventenne ucciso dalla polizia.
20 febbraio 1956. A Comiso (Ragusa) vengono uccisi due braccianti.
13 marzo 1956. Barletta (Bari): vengono uccisi un bracciante e due operai.
settembre 1957. A San Donaci (Brindisi) vengono uccisi una donna e 2 uomini.
5 luglio 1960. Licata (Agrigento) : la forza pubblica uccide un dimostrante e ne ferisce molti altri.
7 luglio 1960. Reggio Emilia: 5 morti (tutti ventenni) e numerosi feriti.
8 luglio 1960. Catania; un morto.
28 maggio 1962. A Ceccano (Frosinone) la polizia uccide uno scioperante.
26 ottobre 1962. A Milano la polizia uccide un manifestante.
2 dicembre 1968. Ad Avola (Siracusa): 2 braccianti uccisi e 5 feriti.
9 aprile 1969. Battipaglia (Salerno): 2 morti e 200 feriti.
16 dicembre 1969. Giuseppe Pinelli “vola” dal quarto piano della questura di Milano.
12 dicembre 1970. Milano: un lacrimogeno uccide uno studente nel primo anniversario della strage di piazza Fontana.
11 marzo 1972. A Milano: altro candelotto lacrimogeno altro morto.
8 maggio 1972. A Pisa muore in carcere Franco Serantini, selvaggiamente bastonato dalla polizia.
23 gennai 1973. Milano: la polizia uccide uno studente.
10 maggio 1974. Rivolta nel carcere di Alessandria: 6 morti.
8 settembre 1974. Roma, sgombero case occupate: un morto e 10 feriti gravi.
17 aprile 1975. Milano: durante una manifestazione un camion dei carabinieri travolge ed uccide un insegnante.
18 aprile 1975. Firenze: la polizia spara, un morto.
16 maggio 1975. Napoli, manifestazione di disoccupati: un morto.
11 marzo 1977. Bologna: un morto.
12 maggio 1977. A Roma, terzo anniversario del referendum sul divorzio: la polizia uccide una ragazza di 19 anni.
10 gennaio 1979. Roma, manifestazione per Radio Città Futura: 2 morti.

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