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IL SALE - N.°88


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

 

anno 9  –  numero 88   Febbraio 2009

 

 

 

 

 

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Sommario

 

 

 

 

                                      di Luciano Martocchia

 

                                      presentato da Lia Didero

 

                                                      presentato da Lia Didero

 

                                               presentato da Gianni Donaudi

                       

                                                        di Paolo Vasini

 

                                                        presentato da Loredana Di Giovanni

 

                                                        di Antonio Mucci

 

·         Pagine 14 e 15     IL DIRITTO ALLA PIGRIZIA                                                 

                                                 presentato da Maurizio Marano

 

                                                        di Giuseppe Bifolchi

 

                                                        di Carmelo R. Viola

 

                                                        De “Il Sale”

 

 

 

 

Errata Corrige: Nel numero precedente - 87 Gennaio 2009 -  segnaliamo un errore nel

                               titolo  dell’ articolo a pagina 9. Il titolo corretto è il seguente: Dalla parte    

                               degli ultimi (articolo  tratto dalla rivista A Anarchia n°3 Dicembre 2008-

                               Gennaio 2009) presentato da Giuseppe Bifolchi.

 

 

 

 

 

 

 

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Cesare Battisti, reo o no, NON è un terrorista!

 

            Un proverbio dice: “Il buon giorno si vede dal mattino”. Uno, analogo, cònsono alla circostanza, potrebbe essere questo: “La ragione di chi grida <crucifige> si vede dalla qualificazione dei fatti”.

            Sociologi dalla statura di un Bouthoul e di un Salvemini continuano ad ammonire, con rigore scientifico quanto inutilmente, che terrorista è solo colui che, intenzionalmente, spara nel mucchio, più precisamente contro innocenti per colpire, indirettamente, un nemico attraverso, appunto, il sentimento del terrore. Terroristici sono i bombardamenti di obiettivi civili, di cui sono maestri inglesi ed americani e, ultimamente, anche gli emuli dello Stato d’Israele che hanno massacrato il lager della Striscia di Gaza. Terroristico fu l’attentato alla stazione di Bologna, non lo fu la cattura di Moro anche se costò la morte di cinque innocenti.

            Terrorista non è chi attenta ad un obiettivo preciso e meno che mai l’attentatore ad una persona. Terrorista non fu chi uccise Biagi. Gli anarchici contano vari attentati alla persona ma un solo attentato terrorista, quello famoso al Teatro Diana di Milano negli anni Trenta, considerato un errore e sconfessato dagli stessi autori, che furono condannati all’ergastolo. L’uccisore di re Umberto I, l’anarchico Gaetano Bresci, venuto dagli Stati Uniti d’America per vendicare le vittime del Ministro Facta, non fu mai considerato un terrorista e, infatti, non lo era. Gli è stato perfino eretto un monumento con i crismi della legalità.

            Ciononostante, l’intellighenzia borghese-capitalista, servi dei massmedia compresi, preferiscono il lessico della polizia zarista, che considerava e chiamava terroristi tutti coloro che attentavano alla sacra persona dello zar, che era il mandante delle condanne a morte degli attentatori stessi, a scopo di deterrente, neanche a dirlo, terroristico!

            Non ho elementi per condannare od assolvere Cesare Battisti, ex combattente armato negli anni di piombo di ispirazione indubbiamente anticapitalistica. So per certo che coloro che, a vario titolo, lo considerano, senza alcun dubbio, un terrorista, responsabile, tra l’altro, di quattro omicidi, e che ne esigono l’espiazione dell’ergastolo in patria, sono fautori del sistema vigente ed assolutori per principio, di criminali contro l‘umanità del tipo Truman (vedi Hiroshima e Nagasaki) e del tipo Bush (vedi Iraq e quant’altro).

            Quanto al Cesare Battisti, so che è una persona di cultura, autore di vari libri; che si è battuto a mano armata (e questo è il suo crimine per l’ipocrisia corrente!) contro il sistema vigente, essenzialmente criminale e criminogeno; che è stato accusato, senza prove o riscontri sufficienti, da un compagno di squadra (ovviamente interessato agli sconti di pena), anche dell’uccisione di un agente della Digos e di tale Antonio Santoro, maresciallo di polizia penitenziaria, accusato di maltrattamenti a danno di detenuti (crimine, se vero, fra i più mostruosi che si possa commettere contro soggetti inermi!) e, infine – elemento di estrema importanza – che il Battisti si è sempre dichiarato innocente dei reati per cui è stato condannato, in ultima istanza, non saprei con quanta giustezza, al carcere a vita.

            So, infine, e questo lo sanno tutti, che la persona in questione non ha mai commesso veri atti di terrorismo, come intesi in apertura dai vari Bouthoul e Salvemeni e dalla scienza sociale, e che non sono rari i casi di errori giudiziari, che rovinano la vita di un uomo per un abbaglio innocente o, perché no, per favoreggiamento, magari imposto da forze esterne al potere della giustizia. E’ altrettanto fuori dubbio, che un combattente armato contro il sistema vigente è un sovversivo per eccellenza e, come tale un soggetto da schiacciare con tutti i mezzi perché contrario agli interessi dei “padroni del vapore” (e del potere politico).

            So anche che Cesare Battisti gode di stima anche presso personaggi della cultura mondiale e che non pochi hanno sottoscritto per solidarizzare con lui. Il governo del Brasile deve avere avuto i suoi buoni motivi per concedere a costui lo status di rifugiato politico a dispetto dei vari fanatici di casa nostra.

            Stando così le cose, l’accanimento per partito preso contro l’ex combattente armato NON terrorista Cesare Battisti mi ricorda la tristissima vicenda dell’americano Chessman, divenuto scrittore in istato di prigionia, condannato a morte per presunto omicidio a sèguito di un processo indiziario condotto da un tribunale composto da sole donne. Il caso, che risale ad alcuni decenni, suscitò enorme scalpore, sconforto e protesta in tutto il mondo, ma la coorte delle Erinni rimase inamovibile uccidendo un uomo di notevole levatura culturale che, in ogni caso, non era più quello dell’incerto assassinio, seppellendo nell’oblìo un dubbio che non sarà mai chiarito.

            Siffatto modo di fare giustizia, da parte di dubbi zelanti del bene collettivo,  è esso stesso un delinquere contro i diritti naturali della persona umana .

 

                                                                     Carmelo R. Viola

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Le interviste impossibili

Françoise Marie Arouet, detto Voltaire


(di Luciano Martocchia)

Ferney, aprile 1760. Visitare oggi questo borgo di poche anime, a sette km dalla costa della riva occidentale del lago di Ginevra, nella parte più remota della Francia sud orientale, mi riempie l'animo di una gran pace, calma solo apparente però , perché verrà sostituita a breve da una certa emozione per l'incontro imminente con il filosofo Voltaire, la spina nel fianco dei potenti di Francia, il demonio impersonificato a sentire papa Clemente XIII.
Françoise  Marie Arouet, detto e conosciuto in tutto il mondo con il nome di Voltaire, é nato il 21 novembre 1694, dopo studi di giurisprudenza, da giovane é stato imprigionato alla Bastiglia per aver scritto versetti satirici ed irriverenti e un' accesissima disputa con il cavaliere di Rhoan e successivamente esiliato un anno dopo a Chatenay.
Voltaire ha sempre incarnato l'irriverenza, la satira feroce e divertente al tempo stesso contro il potere: già Shaftesbury aveva detto che non c'é miglior rimedio del buon umore contro la superstizione e l'ignoranza, Voltaire ha messo in pratica più di qualunque altro questo principio, con le intuizione di un uomo davvero geniale. L'umorismo, l'ironia, la satira, il sarcasmo, l'irrisione aperta o velata, come ad esempio descritte nel Candido, sono da lui adoperati di volta in volta contro il vigente insegnamento scolastico e contro le credenze religiose. Lo possiamo ritenere tra i massimi esponenti della cultura illuministica francese. Ha sempre propugnato la vittoria del razionale contro la metafisica, la vittoria della scienza, contro le tradizioni conservatrici, propugnando nel contempo la libertà di pensiero, l' uguaglianza dei cittadini, nell' abolizione d'ogni privilegio detenuti dalla nobiltà e dal clero. Da buon matematico era entrato a disquisire apertamente con Cartesio, Pascal e Newton, riconoscendo a questo ultimo una supremazia filosofica e scientifica che facevano leva sull'esattezza della razionalità  e, di contro,  confutando a Pascal il rifugiarsi nel trascendentale per tutto ciò che ci era oscuro, ed anche Cartesio che faceva una filosofia troppo romanzata in cui  tutto pare verosimile , ma niente vero.
Già le sue opere erano famosissime in tutto il mondo : il Trattato della metafisica,un'opera teatrale, Mahomet, Lettere sugli inglesi o lettere filosofiche, Il Filosofo ignorante, il romanzo Candido, il Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni, l'altro romanzo Micromega, il Trattato sulla tolleranza, Questioni sull'Enciclopedia, dove magistralmente disquisisce con Diderot d'Alembert, e tantissime altre che qui per brevità é impossibile elencare, senza però tralasciare, a mio avviso,  la più importante tra tutte le opere  : il Dictionnaire philosophique, ovvero il Dizionario filosofico. Le sue opere erano anche messe puntualmente all'indice e sequestrate dalle autorità prima ancora che venissero date alle stampe, ricordando che, durante l'esecuzione del cavaliere de la Barre, insieme al rogo perì con lui, pubblicamente ..una copia del Dizionario filosofico: questo è significativo   dell' astio che il potere costituito nutriva per  Voltaire.
Incontrare Voltaire mi entusiasmava , ma allo stesso tempo mi faceva riflettere: l' Encyclopédie française stava subendo una battuta d'arresto e ne  era stata interrotta la pubblicazione per disaccordi intervenuti dopo la pubblicazione a Ginevra di un articolo ispirato da lui stesso, quindi ..molta calma..
........
Mentre sorseggiavamo un thé inglese, retaggio della sua permanenza giovanile a Londra nel 1728, iniziai cautamente a porgli le prime domande:

intervistatore:
Perché criticate la stesura dell' Encyclopédie française
?
Voltaire:
Vedete, illustrissimo,  l ‘Encyclopédie  française di Diderotd’Alembert e' un’ opera pregevole. La prima in senso assoluto della Storia. Finalmente la conquista del sapere e il potere della documentazione e della divulgazione è nelle mani di tutti. L'opera degli enciclopedisti e' fondamentale, é l'opera più massiccia del sapere dei nostri tempi, ma sarà la Storia a dare giustizia. Ora bisogna

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abbattere l'ingiustizia delle classi dominanti che riservano per loro tutta la potenza e la ricchezza disponibile, lasciando il Terzo stato indigente ed ignorante. Cosa credi? Venti volumi non produrranno mai una rivoluzione, sono i piccoli tascabili da trenta soldi che possono circolare più liberamente, ed essi sono maggiormente temuti. Vi siete mai chiesto perchè le mie opere vengono buttate tutte al rogo? Sono i libelli, opere apparentemente non grandiose a dare fastidio. Se il Vangelo fosse costato 1200 sesterzi, la religione cattolica non si sarebbe affermata. Io sono un ruscello  chiaro e poco profondo, tendo a scavare le coscienze, non ad impormi sulla scienza. Sto preparando una piccola opera...
intervistatore:
.. un’ anteprima, voi mi date un’ anteprima...
Voltaire:
..é ancora molto presto, egregio, l'ho in mente però. E' una specie di dizionario, tanto per essere in tema con gli enciclopedisti, ma un'opera molto più tascabile e di facile lettura; in essa io descriverò alcuni dei vocaboli che più mi stanno a cuore, descriverò gli artefici dell'ingiustizia, descriverò in modo semplice ed efficace quali posano essere gli ostacoli all' uguaglianza, un breviario filosofico contro l’ ignoranza.
Intervistatore:
Se permettete vorrei cambiare un attimo discorso.. ,voi siete ateo?
Voltaire:
Guardate, io ammetto qualcosa, esiste qualcosa di eterno, perchè nulla si produce dal nulla , sono d'accordo con il nostro amico Lavoisier, ma non e' giusto giustificare qualsiasi intervento di Dio sull'uomo. L'uomo è artefice puro delle sue fortune. Dio non c'entra per nulla. Dio ha messo sulla terra gli uomini e gli animali, essi dunque devono cercare di organizzarsi. Se una pecora si lasciasse divorare da un lupo, peggio per lei. Ma se la pecora si lamentasse e dicesse al lupo : “..un giorno Dio ti punirà perché manchi di moralità..” Il lupo risponderebbe : “ ..guarda , cara pecora, io faccio il mio personale bene, a Dio non deve importare nulla di cosa mangio io..”
Intervistatore:
Quindi la vostra concezione sulla Chiesa....
Voltaire:
Ecco un bel tema. Sentite.. perché i successori di Pietro hanno avuto tanto potere in occidente e nessuno in oriente? E come dire,  perche' i vescovi di Wurzburg e di Salisburgo si sono attribuiti diritti sovrani in tempo di disordine e di anarchia, mentre i vescovi greci sono sempre rimasti sudditi? E' riferito nei Vangeli che Gesu' disse a Pietro: “..io ti darò le chiavi del regno dei cieli..” Le chiavi in Palestina erano un pioletto di legno che si legava con una cordicella . Servivano ovviamente a chiudere un uscio. I teologi dei successori di Pietro arguirono che i papi avessero avuto l'autorizzazione a costituire un potere in grado di chiudere molti beni e a sottrarli alla pubblica utilità, creando il potere temporale... magnifica conclusione. Comunque sia, Pietro ci è dipinto come un povero che catechizzava i poveri. Assomiglia a quei fondatori di ordini che vivevano in povertà e i cui successori sono divenuti dei gran signori. Fra tutte le religioni la cristiana é senza dubbio quella che deve ispirare maggiore tolleranza, sebbene sin qui i cristiani siano stati i più intolleranti fra tutti gli uomini...
Intervistatore:
.. molti cambiamenti si preannunciano, s'odono molto forti brontolii del popolo che ribolle..
Voltaire:
Da qui a poco un'epoca sarà spazzata via, un nuovo ordine costituito sarà immesso nelle nostre coscienze, alcuni concetti basilari di uguaglianza , fraternità , libertà saranno inculcati nelle nostre menti. Ma la strada e' lunga, ci saranno in nome della libertà anche molte ingiustizie, ma la storia andrà avanti, l'antichità e il medio evo sono ormai dietro le nostre spalle, la modernità avanza. .........

Il 30 maggio 1778 Voltaire muore a Parigi. L' autorità religiosa gli negherà la sepoltura in terra consacrata.
L' 11 luglio 1791, la rivoluzione intravista da Voltaire ormai ha già segnato i destini della Francia e del mondo intero. Per decreto della Costituente, le ceneri di Voltaire vengono solennemente tumulate nel Pantheon. E' il destino dei grandi.

 

intervista immaginata e.. realizzata  da

Luciano Martocchia

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*13 FEBBRAIO SCIOPERO GENERALE!*

*LAVORO PER TUTTI! DIRITTI ED ISTRUZIONE PER TUTTI!*

*NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!*

Ormai è chiaro a tutti: la drammatica crisi economica e finanziaria  viene gestita dalle imprese, dal Governo insieme a CISL, UIL ed UGL ed i costi vengono scaricati sul lavoro dipendente, sui giovani, sui pensionati. Questa crisi mette a nudo le ipocrisie di un benessere, che era invece fondato sulla riduzione dei diritti e dei salari,

sull’indebitamento in banca e sull’estensione della precarietà sociale quale modello di funzionamento delle imprese e della società.

Sono così aumentate le disuguaglianze sociali mentre la ricchezza prodotta dal lavoro se ne va ad ingrassare la rendita e i profitti. I tagli alla spesa pubblica e sociale (scuola, ricerca, sanità, pensioni) puntano a dividere e contrapporre lavoratori dipendenti privati e pubblici, a colpire le donne con l’innalzamento dell’età pensionabile.
Si fa scempio della scuola pubblica con una destrutturazione profonda, causa di future disuguaglianze e precarietà. Si svuotano le norme per la sicurezza nei posti di lavoro a fronte di una strage infinita.

La finanziaria e il decreto anticrisi approvati dal governo confermano la volontà di umiliare il mondo del lavoro con bonus e social card. Invece ingenti risorse pubbliche vengono trovate per salvare il sistema finanziario, ma non per sostenere le condizioni materiali di vita dei lavoratori e dei precari.

Ma non basta: ecco allora i pessimi accordi realizzati dal Governo con le Associazioni imprenditoriali e con sindacati collaborazionisti quali CISL, UIL e UGL. Il nuovo accordo sul modello contrattuale prevede poi la riduzione del potere d’acquisto dei salari nel Contratto Nazionale e una contrattazione di 2° livello che dipende dalla redditività delle imprese e quindi dallo sfruttamento intensivo della produttività dei lavoratori, con possibile deroga dal CCNL. Gli Enti Bilaterali, nuove forme di collaborazionismo sindacati/imprese, garantiranno uno
sfruttamento più razionale, senza conflitti e rivendicazioni.

Intanto cresce il ricorso alla cassa integrazione, sono migliaia i licenziamenti di lavoratori a termine, la minaccia di chiusura di diversi stabilimenti produttivi indica l’aggravarsi della crisi e il conseguente degrado sociale che si sta determinando.

Per rispondere a tutto ciò è necessaria un’ampia e continua mobilitazione sociale, nelle categorie ed in ogni posto di lavoro.

La FdCA sostiene perciò gli scioperi indetti il 13 febbraio dalla FIOM e dalla FP della CGIL e per quanto riguarda la scuola dall’Unicobas. E’ auspicabile la convergenza di quella parte di CGIL ancora ferma sul baratro e di tutto il sindacalismo di base, del movimento della scuola/università e dell’auto-organizzazione sociale.

Occorre una piattaforma del sindacalismo conflittuale per l’unità dei lavoratori su:

- blocco dei licenziamenti e cassa Integrazione a rotazione all’80% per tutti i lavoratori colpiti

- aumento nel tempo e nella quantità della indennità di disoccupazione;

- disapplicazione della legge Bossi-Fini per i lavoratori stranieri licenziati

- aumenti salariali sganciati dalla produttività e recupero del drenaggio fiscale

- disapplicazione dei provvedimenti Gelmini e Brunetta per scuola e Pubblico Impiego

- pieni diritti e libertà sindacali nei posti di lavoro per l’auto-organizzazione dei lavoratori

- contro ogni sanzione e repressione dell’autonoma attività di lotta e rivendicazione sindacale


 

*Federazione dei Comunisti Anarchici – Commissione Sindacale*

 

Febbraio 2009

 

Presentato da Lia Didero

 

 

 

 

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CI SONO ANCHE LE MANI INSANGUINATE DELL'EUROPA SULLA STRAGE DI GAZA

Centinaia di morti e migliaia di feriti sacrificati sull'altare dell'espansionismo sionista e del fondamentalismo.
In Europa i ministri degli esteri di tutti i paesi dell’Unione parlano di una reazione “esagerata”  anche se “legittima” di Israele, ribaltando con un operazione degna dei più cinici prestigiatori la situazione reale facendo passare l'aggressore Stato di Israele per vittima.Si continua a far finta di dimenticare che Gaza, una delle regioni più densamente abitate con circa un milione e mezzo di abitanti, di cui una buona metà composta da minori, è sottoposta da anni ad un embargo totale, compresi medicinali ed ogni bene di prima necessità. Embargo peraltro sostenuto da tutto il “civile” mondo occidentale e imposto da Israele e dall’intero occidente a Gaza  in seguito alle elezioni vinte da Hamas grazie ad un sistema elettorale maggioritario con premio. Cosi come si fa finta di dimenticare  che Hamas è stata in passato finanziata da Israele in chiave anti OLP. E nonostante una tregua di 6 mesi l’embargo non è stato minimamente alleggerito e nessuno dei potenti occidentali ha nemmeno timidamente suggerito di allentarlo. Lo Stato di Israele ha ripreso la sua strategia di controllo militare e vitale su Gaza e sulla Cisgiordania. In tutti gli inutili ed ipocriti proclami di volontà di pace europei si omette sistematicamente che Israele da 60 anni viola indisturbato innumerevoli risoluzioni dell’ONU e che continua ad occupare militarmente territori, con le colonie israeliane che si allargano giorno per giorno sulla terra dei palestinesi, costruendo muri che segregano villaggi interi, che continua a impedire a milioni di profughi di tornare nella loro terra, a sradicare uliveti e uccidere gli animali dei pastori, a umiliare quotidianamente chi tenta di passare da una parte all'altra dei muri della segregazione per lavorare, curarsi, andare a scuola. Anzi si fa di più: si nasconde che la tregua è stata rotta dallo Stato israeliano il 4 novembre di quest’ anno, quando il suo esercito ha ucciso un militante di Hamas di 22 anni. Ma perché, al di la dei falsi ed ipocriti proclami pacifisti, questo appoggio incondizionato ad uno Stato così aggressivo e guerrafondaio da parte praticamente di tutte le maggiori potenze occidentali? Gli USA si sa. Oltre all’importante alleanza strategico-territoriale che Israele rappresenta nell’area mediorientale per l’imperialismo
americano, devono fare i conti con  la forte lobby economica degli ebrei d’oltre Oceano, capace di influenzare pesantemente le scelte della politica estera statunitense. E quello che succede oggi sembra un chiaro avvertimento al neopresidente Obama. L’Europa, ritrovando in parte quell’unità d’intenti per le politiche d’oltre confine, si giocherà probabilmente la carta della diplomazia attiva, per rafforzare quel ruolo mediterraneo mai abbandonato e per ribadire agli USA che non possono fare da soli nel “mare nostrum”. E poi ci sono gli affari fatti con la vendita delle armi, e si sa che in questo gli Stati sono sempre pronti a nascondere con la scusa del “segreto di Stato” ed ad appoggiare le commesse delle industrie che producono armamenti e sistemi di supporto. Anzi in questo le industrie sono molto bipartisan, non disdegnando di vendere anche agli opposti contendenti, l’importante che abbiano i soldi per comprarle. Ad esempio l'Italia, oltre ad essere uno dei migliori fornitori di armi dell’Iran o del Libano, fornisce da anni armamentario tecnologico per l’esercito israeliano, attraverso le commesse di imprese come la OTO-MELARA, la BERETTA, la BORLETTI, la SELENIA. Ma gli altri compari europei non sono da meno. Inoltre la Palestina, risulta essere cinicamente un ottimo terreno di sperimentazione delle nuove tecnologie di morte, sempre più specializzatesi negli scenari di “guerra urbana”, a cui tutte le industrie d’armi sono interessate, nessuna esclusa, da quelle statunitensi e israeliane, a quelle inglesi, francesi, tedesche, italiane, ecc. ecc. E così da anni in questa terra martoriata, dove uomini, donne e bambini sembrano non avere più futuro, schiacciati nella morsa dei giochi di guerra dei potenti, si sperimentano nuovi armamenti, dalle bombe a grappolo, ai proiettili di uranio impoverito; si studia l'efficacia degli UAV ( gli aerei senza pilota), in grado di lanciare micidiali missili teleguidati, si sperimentano i carri armati Achzarit, capaci di resistere alle mine terrestri, si testano i blindati Namer equipaggiati con i motori della statunitense Continental Motors o della tedesca MTU, si verificano l’efficacia di sistemi d’avanguardia come le italianissime protezioni aggiuntive e le torrette telecomandate montate sulle autoblinde Puma, si testano i fantastici sistemi da guerra robotica dell’Alenia, come lo  Sky-X, primo sistema al mondo in grado di rifornire in volo un velivolo  non pilotato.Tutto ciò sulle spalle di un popolo da sempre utilizzato nelle contese tra Stati e non solo, usato anche cinicamente negli scontri politici tra le fazioni interne ad un medesimo Stato, come nel caso delle vicende politiche israeliane che registrano uno scontro elettorale sia all’interno della compagine governativa, tra il "falco" Kadima, fautore di azioni estreme, come l'evacuazione della striscia proposta dal deputato Yisrael Hasson, e le colombe laburiste, favorevoli a misure più moderate, che tra Kadima ed i superfalchi di Likud, sempre più spostati verso posizioni ultra oltranziste. Certo non è che ci aspettiamo che gli Stati arabi e/o islamici facciano qualcosa, divisi come sono, o intenti a  rafforzare il loro prestigio e la loro influenza nell’area, anche loro sulla pelle del popolo palestinese. Come da tempo fa l’Iran che utilizza la tragedia palestinese, pubblicizzandosi come unico baluardo nei confronti dell’odiato imperialismo americano, per porsi come potenza emergente nell’area. Ma al di là delle congetture politiche internazionali la situazione della popolazione palestinese appare oggi con poche prospettive di raggiungere una soluzione che rispecchi la possibilità di una vita minimamente dignitosa sia dal punto di vista della sicurezza sociale che della garanzia del rispetto dei diritti minimi di sopravvivenza. Forse oggi l’unica garanzia che il popolo palestinese possa avere, il più velocemente possibile, un minimo di respiro e di pace è che i predoni di ogni grandezza e provenienza, che si accalcano fisicamente o idealmente ai suoi confini o che speculano politicamente all'interno degli stessi, raggiungano un nuovo precario equilibrio. Le uniche prospettive di reale emancipazione che possiamo intravedere in un futuro prossimo è che si accrescano e si estendano quelle pratiche di auto-organizzazione portate avanti in molti villaggi palestinesi, sorte dalla solidarietà tra i comitati popolari palestinesi e organizzazioni di base  e trasversali come gli Anarchici Contro il Muro, al cui interno operano internazionalisti provenienti da tutto il mondo e israeliani antisionisti, che costantemente combattono, con pratiche prevalentemente di resistenza pacifica, l'arroganza dei coloni israeliani e dell'esercito che li appoggia. E non è un caso che è proprio in questi villaggi che è stata scelta un'altra strada rispetto al militarismo di Hamas. Noi come anarchici e libertari di classe continueremo a denunciare il colonialismo sionista, così come denunciamo tutti gli imperialismi ed i fondamentalismi oppressori della libertà e della dignità dei popoli. Continueremo a denunciare che intere schiere del proletariato mondiale soffrono l'oppressione e la miseria a causa degli scontri inter-imperialisti e dei cinici giochi politici dei potentati oligarchici locali, che divengono a loro volta pedine consapevoli o inconsapevoli nello scacchiere internazionale della contesa imperialista, sporco del sangue del proletariato. Continueremo ad appoggiare le lotte e gli atti di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, sostenendo tutte quelle manifestazioni in embrione di auto-determinazione che hanno e che stanno caratterizzando la lotta di interi villaggi della Palestina, convinti che sarà solo liberandosi dalla malefica influenza di qualsiasi oligarchia statale o parastatale che i lavoratori e le lavoratrici potranno conquistare terreno verso una vita più dignitosa.

 

Presesentato da Lia Didero

 

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Continuo a pensare che Benedetto XVI sia molto intelligente, molto più di me, e che sappia tutto. Perciò non ho dubbi che abbia scelto appositamente il momento della revoca della scomunica dei lefevriani (un giorno prima del
50^ anniversario dell'indizione del Concilio Vaticano II e tre giorni prima della Giornata della memoria), con piena consapevolezza delle posizioni negazioniste del vescovo Williamson (i dossier del Vaticano sono più accurati di quelli del Kgb). Così come non ho dubbi che veda meglio di tutti noi lo strapotere della tecnoscienza specie in campo medico. Il Papa sa che l'alimentazione e l'idratazione forzate sono a tutti gli effetti terapie mediche e che quindi poteva valere anche per Eluana quanto previsto dal catechismo della Chiesa: "l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima." Soprattutto il Papa crede al Paradiso e quindi alla necessità, arrivati a un certo punto della resistenza alla malattia, di accettare la resa, di lasciarsi andare in pace, di tornare nelle braccia del Padre.
E allora perché ha rivoluto i tradizionalisti anticonciliari e ha bacchettato a sangue il papà di Eluana (e indirettamente tutti quelli come me che l' hanno difeso)?  Tento una risposta.

Benedetto XVI ha come primo, ossessivo obiettivo del suo pontificato il ripristino del principio di Autorità. L'uomo moderno deve tornare a obbedire alla Chiesa. Per questo vanno bene i lefevriani: sono sì fratelli che sbagliano ma sono orientati nel senso giusto, credono prima di tutto nell'Autorità come dimensione essenziale  della vita religiosa organizzata. Per questo non va bene  Peppino Englaro: non è ammissibile che siano degli uomini, dei semplici uomini - un papà, una mamma, dei giudici - a decidere autonomamente sui confini della vita e della morte.
Prima viene la sottomissione all'Autorità e poi dopo, solo dopo, possono seguire il riconoscimento della verità
(i forni di Auschwitz) e la pratica della carità (l'interruzione dell'accanimento terapeutico) .
Il Papa, con le sue scelte, sta irrigidendo sempre più il corpo della Chiesa, e quindi ne prepara lo schianto. Anche
questo Lui lo sa: ogni sistema rigido precipita. Lo sa ma è come se il lato (positivo) del suo inconscio accelerasse il processo. Prima si cade, prima ci si rialza. Prima crolla questo sistema ecclesiastico, prima si riforma l'esperienza cristiana. Perciò proseguiranno nei prossimi tempi ulteriori interventi di contrasto all'intelligenza moderna (tipo la riconferma dell'Humanae vitae, il no ai preservativi nella lotta all'Aids, l'esclusione delle donne). I seminari e le chiese continueranno a svuotarsi e presto finirà definitivamente il mondo cattolico (già oggi ridotto a tre locali più servizi). Ma proprio in quel momento, in un luogo ancora imprecisato, si risentirà la voce che annuncia liberazione e comunione. Qualcuno tornerà a pronunciare parole belle come la rugiada mattutina, come il primo rossore dell'alba: "Laudato si', mi Signore, per sora nostra madre Terra... Laudato si' , mi Signore, per sora nostra morte corporale... " Costui sarà eletto Papa. Si chiamerà, finalmente, Francesco I.

Saluti semplici come il poverello di Assisi
Giovanni

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Giovanni Colombo
libero pensatore
consigliere comunale di Milano - PD

Presentato da Gianni Donaudi

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Vangelo uguale verità


Quante volte la parola vangelo viene usata come sinonimo di verità, ovvero di ciò che è certo, decretato o stabilito.
Eppure esempio più stupido e falso non poteva essere creato.Infatti il vangelo non riesce a dirci nemmeno se le mele sono mele e le pere sono pere.Alcuni esempi.
Che rapporto di parentela aveva Giovanni Battista con Gesù? Gesù fu divinizzato da subito? Chi ha istituito il battesimo e la sua liturgia? Disse mai Gesù di evangelizzare il mondo? Etc.etc.etc....potrei continuare a lungo.
Sicuramente Voi bravi cristiani saprete le risposte, spero vi siate documentati sulla verità che vi hanno inculcato fin dalla nascita condizionando tutta la vostra vita. Se poi non vi ricordate qualcosa, vi basta chiudere gli occhi, pregare, avere fede e lo spirito santo vi "donerà" le risposte.Invece, per un povero comune mortale ateo quale sono io, poichè nessuno m i ha "donato " nulla, ho dovuto fare la fatica di ricercarmi le risposte, così come faticosamente cerco di creare il paradiso su questa terra attraverso la collaborazione e il rispetto dell'uomo nella sua essenza naturale...e questo rispetto lo chiamo coscienza.Ma,per i non adepti, eccovi le risposte.
Prima domanda. Secondo Luca, Giovanni Battista era il cugino di Gesù.Secondo Marco, Matteo e Giovanni, tra i due non vi è parentela.La domanda può sembrare speciosa, ma ha fondamentale importanza per come poi si è sviluppato il cristianesimo in seguito...ma questa è un'altra storia.
Seconda domanda. Il primo vangelo, quello di Marco, dice che Gesù è un comune mortale, trasformato poi nel Figlio di Dio grazie al Battesimo. In un crescendo di misticismo, si arriva all'ultimo vangelo, quello scritto da Giovanni dopo il 100, dove Gesù è il "Verbo che si fece Carne". Da chi lo ha saputo non è dato saperlo, ma la sua iniziativa divenne in seguito "verità inconfutabile ".
Terza domanda. Sul battesimo e sulle modalità del rito, il racconto del vangelo diventa quello di un ubriaco all'ultimo stadio. La chiesa ufficiale odierna ha però pensato bene di "illuminare" la cosa dicendo che : " anche se il momento dell'istituzione del battesimo non è indicato nel vangelo, il battesimo e stato istituito da Gesù". Tradotto da un ateo, ma anche da una persona di buon senso, il ragionamento è il seguente: il vangelo, cioè la parola di Dio non ce lo dice, ma Noi uomini divenuti Chiesa, andiamo oltre la parola di Dio e affermiamo che il battesimo è stato istituito da Gesù.Anche recentemente, Wojtyla, nel suo Catechismo, si guarda bene dall' addentrarsi nel problema.
Quarta domanda. Colpo di scena. Quanti di voi cristiani sanno che Dio, per mano di Matteo , disse che l'evangelizzazzione doveva essere circoscritta ai soli ebrei? " N on sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele", ci dice Matteo. Ma Dio poi ha l'ennesima svista e per mano di Giovanni dice "andate in tutto il mondo e predicate il vangelo" . Però queste ultime parole di Dio sono una conclamata aggiunta successiva, come anche ammesso dalla Chiesa Ufficiale.
E ancora, quanti cristiani sanno che intorno al 400, tramite il battesimo imposto ai neonati, iniziò davvero la propagazione dell'appartenenza alla religione cristiana? Infatti, fino a quel tempo la maggioranza della popolazione in Italia era ancora pagana. Il ricatto esercitato fu quello di escludere dai diritti civili chi non si fosse battezzato, mentre il ricatto " di coscienza" fu quello di aprire le porte dell'inferno per i non battezzati rei di peccato mortale. Ma chi fu l'artefice di tutto ciò?Agostino, dai cristiani chiamato santo, fu lui ad inventarsi di sana pianta il fatto che su di un NON battezzato ricadesse il peccato mo rtale di Adamo ed Eva.Agostino, dai cristiani chiamato santo, fu lui a teorizzare e giustificare l'assassinio di chi diventava eretico, apostata o ateo....e in seguito iniziarono i roghi.Agostino, dai cristiani chiamato santo, fu lui nella sua opera "la città di Dio" ad esprimere il seguente concetto di laicità, concetto ripreso dal tuo attuale papa Benedetto 16.... Il potere temporale , essendo dato da Dio, giustifica la sua forza in quanto propagatore della fede cristiana . Inoltre, poichè gli uomini di Chiesa sono i custodi e gli interpreti della parola di Dio,il potere temporale DEVE seguire i dettami della gerarchia ecclesiastica...in pratica, Berlusconi legittima la sua carica,donatagli da Dio, solo se si adopera per diffondere il cristianesimo e si adegua a ciò che il papa dice ad esempio sul caso di Eluana, perchè la Chiesa custodisce la verità e interpreta la volontà di Dio.Questi sono i fatti, non mie interpretazioni.....
Ora, ma chi si professa cristiano cattolico, è davvero a conoscenza dei principi fondanti la sua Chiesa, o la segue per "tradizione?"
In quest'ultimo caso, credendo perchè "anche i miei genitori credevano,e così i miei nonni, etc,etc," non posso scartare l'ipotesi che se fossero nati nello Shatt al'Arab, tra l'Iraq e l'Iran, e fossero di religione Mandea, magari proprio oggi stavano leggendo un passo del testo sacro mandeo "Il Libro di Giovanni Battista," libro che fa di Giovanni un profeta e di Gesù un imbroglione....Del resto, nel 2009 contiamo 4 grandi religioni monoteiste, ognuna con il proprio dio, ognuna con la propria Verità Assoluta....e chissà se un cristiano conosce Guru Nanak, ovvero il fondatore del sikhismo, cioè della terza religione mondiale in ordine numerico di adepti .
Concludendo, considerando su quali basi razionali vengono fatte delle sc elte di vita, vi invito ad approfondire ciò che la bioscienza ha scoperto sull'esistenza del pensiero naturale originario in tutti noi e sul pensiero culturale, ovvero sulla sovrattrustura culturale imposta dalla società. Vi invito a riflettere sul carattere sociale del nostro antenato, l' australopiteco e del suo spirito di gregariato tramandato poi nell'uomo.
Perchè Bossi e Berlusconi vincono mentre Veltroni e Di Pietro non vinceranno mai continuando così?
Bossi fa leva sullo spirito di gruppo, sulla militanza, sull'appartenenza, sulle ronde padane.Berlusconi sul potere, soprattutto dei suoi soldi, ma la leva psicologica fondamentale si basa sullo spirito gregario dell'uomo.
Veltroni e Di pietro si rivolgono alle persone con la razionalità e i fatti.
Chi vincerà secondo voi?
Il ragionamento, la razionalità e lo sforzo di mentale di andare oltre la "tradizione a prescindere" fatto dall'ateo oppure lo spirito g regario del credente?
Il ragionamento sulla crisi morale ed economica, la denuncia sui fatti e sui misfatti, oppure l'irrazionalità emotiva di attaccarsi al potere e al decisionismo soprattutto e anche nel disastro, proprio dello spirito gregario?
Per ora vince l'Australopiteco.

P.s. La religione di un'epoca è l'intrattenimento letterario di quella sucessiva (Ralph Waldo Emerson, poeta e filosofo statunitense)


PAOLO VASINI

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08 marzo 2009 -ore 17,30    Auditorium Museo Vittoria Colonna Pescara

 

Lidia Menapace

Un anno al Senato

lucido diario di fine legislatura 

a cura di Luciano Martocchia

Tracce Edizioni  Pescara


298 pagine di riflessioni, indignazione, proposte.

 

* * *
Nel testo anche un’ introduzione dell’autrice,  la prefazione del critico letterario e giornalista Giacomo D’Angelo , e la postfazione di Michele Meomartino, attivista pacifista.

 

Info e prenotazioni:
--

Editrice Tracce    www.tracce.org

Pescara, Via Ravasco 085 76658

 

Interverranno:

-Lidia Menapace

-Nicoletta Di Gregorio - Presidente Editrice Tracce Pescara

-Giacomo D’Angelo   -  Giornalista

-Luciano Martocchia  -  curatore dell’opera
 
coordina:
-Michele Meomartino
Coordinatore retenonviolenta Abruzzo



 

Le lettere inviate da Lidia agli amici raccolte  in questo volume riguardano soprattutto nell’ultima parte “l’omicidio politico” perpetrato ai danni della sinistra italiana nelle ultime elezioni politiche dell’Aprile 2008. Dopo la cocente sconfitta che non ha precedenti nella storia della Repubblica, mentre lo scoramento e la rassegnazione affiorano in tanti militanti di sinistra, ancora una volta la nostra Lidia si fa promotrice di un’ennesima iniziativa con l’intento di ricreare nuovi luoghi e metodi di partecipazione politica.

Ironicamente il libro prosegue, dopo la sconfitta elettorale della Sinistra, con il capitolo “Lettere dalle catacombe”

Man mano che avanza il racconto, emergono il senso di partecipazione, lo spessore dell’impegno, la fantasia e il rigore dell’intellettuale che per una vita ha pensato la politica, il brio giovanile con cui la Menapace affronta il suo servizio civile senza attenuare i nefasti che incontra e senza edulcorare una realtà spesso dissacrante.

"Mi riprometto di inviare via e-mail ogni due settimane un racconto di
quello che succede al Senato perchè credo che invece di 'curare il collegio'
bisogna attivare strumenti per rendere possibile la famosa democrazia
partecipata che abbiamo scritto nel programma di voler fare, - prometteva
Lidia Menapace appena eletta. - Se dovessi occuparmi -a titolo di esempio-
di riconversione di fabbriche d'armi per avviare una economia di pace, chi

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fa parte delle associazioni pacifiste e antimilitariste sarà interessato/a a
che scriviamo una legge, una interrogazione, costruiamo una manifestazione,
insomma facciamo una o più azioni politiche coordinate: ciò darà forza alle
scelte politiche e ci consentirà di pesare anche oltre le nostre materiali presenze.
Mi interessa molto cercar di mutare le forme e il linguaggio della politica
perchè una certa rigidità delle espressioni non solo rende meno comunicativo
ciò che diciamo, ma influisce sulle nostre sinapsi cerebrali.
Avere avviato anni fa una campagna per il disinquinamento del linguaggio
politico dal simbolico militare, giova: se invece che di strategie - tattiche
- schieramenti parlassimo- come si usa nel femminismo- di buone pratiche e
di relazioni più o meno conflittuali ci sentiremmo meno gradi sul berretto e
ci faremmo capire da tutti/e.
Le umane attività sono molte e usare solo il linguaggio della guerra fa sì
che la politica si rappresenti come una attività che si prolunga nella
guerra (la guerra è la politica continuata con altri mezzi, come sosteneva
von Clausewitz) invece che volta a costruire attraverso la gestione
nonviolenta dei conflitti una terra abitabile e ospitale".
Costruito grazie a Luciano Martocchia, attivista pacifista che ha raccolto i
testi, *Un anno al Senato *, scritto con lo stile diretto e personalissimo
di Lidia Menapace è un ironico, comico, serissimo reportage di un anno a
Palazzo di questa anomala signora della politica italiana: quella libera,
indipendente e degna di questo nome.
E' un pezzo davvero interessante di storia personale restituita alla
collettività, un bell'esempio di resistenza all'oblio che può aiutare tutte
e tutti a non perdere fiducia nelle istituzioni, se incarnate nelle persone
giuste.
********

presentato da   Loredana Di Giovanni

 

 

 

 

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LA PARABOLA   DI   UN   RIVOLUZIONARIO!

 

            Cesare Battisti è stato un militante dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), organizzazione fondata nel 1978. Egli è stato accusato dalla magistratura italiana di essere responsabile, insieme ad altri 4 compagni, dell’uccisione di 4 persone. Si è rifugiato prima in Francia e poi in Brasile, dove è stato arrestato. Attualmente  c’è una controversia tra il governo brasiliano che lo considera un rifugiato politico, ed il governo italiano che ne chiede l’estradizione in quanto lo ritiene un terrorista e, aggiungo io ironicamente, un “pericolo per l’intera umanità”.

 

            Naturalmente sono dalla parte di Battisti e del governo brasiliano che gli vuole concedere  il riconoscimento di rifugiato politico, e sarei per la sua totale liberazione perché incarcerarlo, oggi come oggi, non ha  nessun senso. Condivido l’articolo di Gianni Minà su “il manifesto” del 4/2/09 in cui dimostra molto bene che “l’Italia usa due pesi e due misure di fronte al terrorismo” incarcerando e perseguitando i compagni della sinistra che scelsero la lotta armata e lasciando in piena libertà tutti gli autori delle “Stragi di stato”. A chi interessa questo aspetto della questione  io consiglio di leggere l’articolo che è fatto molto bene.

 

            Con Battisti in particolare e con tutti quelli che abbiamo partecipato alle lotte di quegli anni, sia facendo la lotta armata che non facendola, come me, io vorrei fare delle “riflessioni in famiglia”.Prendo lo spunto dalla lettera che Battisti ha scritto il 31/1/09 dal carcere di Papuda, vicino Brasilia, indirizzata ai giornalisti, che mi ha lasciato molto perplesso ed impressionato molto male.

            La lettera inizia con queste parole: “Amici giornalisti, sono sicuro che comprenderete la difficile situazione che sto vivendo da quando ho saputo  della concessione dell’asilo politico in Brasile e sono rimasto agli arresti”. Da quando in qua i giornalisti in generale, come categoria,  si possono considerare amici? Assurdo! Loro sono solo amici di se stessi e “pennivendoli”, anche se non usano più le penne per scrivere ma il computer: sono sempre servi del padrone che li paga. E’ cambiata la forma non la sostanza. Battisti queste cose le dovrebbe sapere! Inoltre fa appello alla loro “comprensione” e cerca di impietosirli con “la difficile situazione che sto vivendo”. Incredibile! Lui forse pensava che “la lotta armata” sarebbe stata una passeggiata!.

 

            Successivamente nella lettera scrive: “Riaffermo la mia condizione di perseguitato politico”.  Chiede asilo politico senza difendere nessuna idea politica, dimenticando programmi e principi non solo del PAC, di cui è stato un militante molto convinto, ma anche delle tantissime proteste e ribellioni alle ingiustizie ed alle guerre messe in atto dalle masse del mondo. Ha dimenticato tutto!        

            Sempre nella stessa lettera Battisti dichiara: “…..non sono responsabile di nessuna delle morti di cui sono  accusato….è provata la responsabilità degli omicidi….sappiamo dalle autorità italiane che gli autori sono le seguenti persone: Memeo, Fatone, Masala e Grimaldi, tutti collaboratori di giustizia, pentiti…..”. Dichiarazioni orribili che hanno provocato la giusta reazione di condanna e di indignazione dei suoi ex compagni di lotta, i quali hanno risposto con una lettera: “Per i drammatici fatti che ci videro coinvolti  30 anni fa venimmo condannati e abbiamo pagato, non barattando la nostra libertà con quella degli altri. Troviamo infamante che Cesare Battisti ci qualifichi come collaboratori di giustizia  o pentiti ….. Siamo stati condannati a 30 anni di reclusione ciascuno, a differenza dei pentiti che se la cavarono con qualche annetto di protezione da parte dello Stato. Abbiamo scontato la pena fino all’ultimo minuto, usufruendo dei benefici previsti dall’ordinamento penitenziario per tutti i detenuti”.  La lettera è firmata da Giuseppe Memeo, Sebastiano Masala e da Pia Ferrari, la vedova di  Gabriele Grimaldi. L’unico pentito e collaboratore di giustizia è stato Sante Fatone, che non ha firmato.

 

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Cesare Battisti ha un atteggiamento alla Ponzio Pilato, se ne lava le mani, si tira fuori, e scarica tutte le responsabilità dei 4 omicidi, di cui è accusato anche lui, sugli ex compagni del gruppo; conferma la condanna, come se la magistratura italiana emanasse sempre sentenze giustissime e non fosse di parte; in pratica tratta da nemici gli amici di battaglia e da amici i nemici(la magistratura), come fa all’inizio della lettera quando si appella agli “amici giornalisti”. Per lui il concetto di amico e nemico si è invertito. Come mai? Che gli è successo? E’ impazzito? O forse è talmente preoccupato di “farla franca” che è pronto a dire e fare qualsiasi cosa? E’ probabile! Poveretto, mi dispiace. Deve stare soffrendo molto. Però non può estendere la propria sofferenza agli altri: primo perché non è giusto, secondo perché non diminuisce la propria. Per diminuirla deve prendersi le proprie responsabilità e spiegare perché è stato un “proletario armato”, perché è cambiato, perché ha acquisito la mentalità ed i valori della borghesia, deve avviare un processo di critica-autocritica. Tutti possiamo ed abbiamo diritto a cambiare però sulla base del pensiero e di un ragionamento obiettivo non sulla base dell’egoismo, della paura e soprattutto dell’accusa agli altri.

 

            Continuando nell’analisi della lettera di Cesare Battisti, rimane da osservare la sua conclusione finale: “Spero che la mia situazione venga compresa e che io possa vivere in libertà con la mia famiglia gli ultimi anni della mia vita”. Io glielo auguro pienamente da un punto di vista umano, anche perché coloro che lo vorrebbero condannare, i governanti italiani, sia quelli di ieri che quelli attuali, non hanno nessun diritto di giudicare nessuno, tranne se stessi. E sono in un grosso ritardo storico dal farlo. I cosiddetti anni di piombo sono stati una reazione alle loro ingiustizie, diversamente non ci sarebbero stati.

            Se da un punto di vista umano lo assolverei pienamente, come ho detto sopra, dal punto di vista delle idee e dell’etica rivoluzionaria assolutamente no. E’ un pessimo esempio. Naturalmente questa è una discussione “in famiglia”, all’interno del campo rivoluzionario. Al suo esterno ci sono esempi sicuramente molto peggiori, come quelli degli esecutori delle stragi di stato, dei mafiosi e dei serial killer, tantissimi in piena libertà.

 

Dal punto di vista ideale comincerei con il dire che la scelta da lui fatta della lotta armata, insieme a tanti altri, alla fine degli anni ’70, politicamente è stata una grossa stupidaggine non perché avevano rifiutato la via parlamentare ma proprio perché avevano intrapreso la via rivoluzionaria con una superficialità impressionante. Per questo motivo successivamente c’è stata una lunga schiera di pentiti e dissociati.

           

Il Battisti di oggi è una persona idealmente irriconoscibile. Si preoccupa soltanto degli “ultimi anni della mia vita” e della sua famiglia, come conclude nella lettera. Ha fatto chiedere al fratello la concessione della grazia al presidente della Repubblica Giorgio Napoletano. Ha perso la dignità! Si preoccupa soltanto di salvare se stesso in un momento in cui tutto il mondo se ne va allo sfacelo. Perché si comporta così? Che gli è successo? L’ingiustizia permane! Se questo sistema era ingiusto 30 anni fa, oggi lo è ancora di più. E’ lui che è cambiato non il sistema.

           

Io non ho conosciuto personalmente Cesare Battisti, ma la categoria di compagni che poi ha fatto la sua scelta della lotta armata. Erano “i duri e puri” delle assemblee e delle manifestazioni, molto intransigenti e “rabbiosi” nei confronti del potere. Vedevano nemici dappertutto e rarissimi amici. Avevano sempre in bocca le frasi “Bisogna fare i fatti!” – “Bisogna agire!”. Erano molto abnegati! Di idee rivoluzionarie ma con sentimenti borghesi: molto individualisti, prepotenti, voglia di comandare, smania di protagonismo, impulsivi ed impazienti. Si sono scagliati contro il potere come cani rabbiosi. Si sono sfrantumati, logicamente! Molti hanno pagato di persona,  vari si sono comportati con dignità e vanno rispettati anche se non condivisi, secondo me. Però tutti avevano in comune una incomprensione di fondo: “La rivoluzione si fa per amore non per rabbia!”.

18/2/09                                                                                                                        Antonio Mucci

 

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IL  DIRITTO  ALLA  PIGRIZIA

Confutazione del Diritto al lavoro

di Paul Lafargue

 

(Sesta parte)

 

 

Ecco alcune cifre che provano quanto colossale sia lo spreco di forze produttive.

 

Secondo un censimento del 1861, la popolazione dell’Inghilterra e del paese dei Galli comprendeva  20.066.224 persone, di cui 9.776.259 di sesso maschile  e 10.289.965 di sesso femminile. Sottraendo chi è troppo vecchio o troppo giovane per lavorare, le donne, gli adolescenti e i bambini improduttivi, poi le professioni “intellettuali” come governo, polizia, clero, magistratura, esercito, scienziati, artisti, ecc., poi la gente esclusivamente occupata a mangiare lavoro altrui sotto forma di rendita fondiaria, interessi, dividendi, ecc. e infine i poveri, i vagabondi, i criminali, ecc. restano grossomodo otto milioni di individui dei due sessi e di tutte le età, compresi i capitalisti impegnati nella produzione, il commercio, la finanza, ecc. Su questi otto milioni si contano:

-          lavoratori agricoli (compresi  i pastori, gli aiutanti e le ragazze che abitano presso il, fattore): 1.098.261;

-          operai delle fabbriche di cotone, lana , worsted, lino, canapa, seta, merletti e braccianti: 642.607;

-          operai delle miniere di carbone e di metallo: 565.835;

-          operai impiegati nelle fabbriche metallurgiche (altiforni, laminatoi, ecc.) e nelle manifatture metalmeccaniche di ogni specie: 396.998;

-          domestici: 1.208.648.

Se sommiamo i lavoratori delle fabbriche tessili e quelli delle miniere di carbone e metallo otteniamo la cifra di 1.208.442; se sommiamo i primi e il personale di tutte le fabbriche e di tutte le manifatture metalmeccaniche abbiamo un totale di 1.039.605 persone: cioè ogni volta un numero più piccolo di quello dei moderni schiavi domestici. Ecco il magnifico risultato dello sfruttamento capitalistico delle macchine”(15)

 

A questa classe domestica, la cui estensione indica il grado raggiunto dalla civiltà capitalista, bisogna aggiungere la numerosa classe degli infelici votati esclusivamente alla soddisfazione dei gusti dispendiosi e futili delle classi ricche: tagliatori di diamanti, merlettaie, ricamatrici, rilegatori di lusso, sarte di lusso, decoratori di case di piacere, ecc.(16)

            Una volta ingabbiata nella pigrizia assoluta e resa amorale dal godimento forzato, la borghesia, malgrado il male che glie ne veniva, si adattò al nuovo genere di vita. E guardò con orrore ogni prospettiva di cambiamento. La vista delle miserabili condizioni  di esistenza accettate con rassegnazione dalle classi operaie e quella del degrado organico generato dalla passione depravata per il lavoro aumentavano anzi la sua repulsione per ogni costrizione al lavoro e per ogni restrizione del godimento. E’ proprio allora che, senza tener conto del degrado morale che la borghesia si era imposta come dovere sociale, i proletari si misero in testa di infliggere  il  lavoro ai capitalisti. Ingenui: presero sul serio le teorie degli economisti e dei moralisti sul lavoro e si spezzarono le reni per imporne la pratica ai capitalisti. Il proletariato inalberò il motto “chi non lavora non mangia”. A Lione, nel 1831, si sollevò chiedendo piombo o lavoro. I federati del marzo 1871 chiamarono la loro rivolta “Rivoluzione del lavoro”.

            A questo scatenarsi di furore barbaro, distruttivo di ogni godimento e di ogni pigrizia borghesi, i capitalisti non potevano che rispondere con la repressione feroce. Ma sanno bene che, se

 

 

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(15) Karl Marx, Il Capitale, libro primo, cap. XV, par. 6.

(16) “La proporzione secondo cui la popolazione di un paese è impiegata in lavori domestici al servizio delle classi agiate indica il suo progresso in termini di ricchezza nazionale e di civilizzazione” (R.M. Martin, Ireland before and after the Union, 1818). Gambetta, che negava la questione sociale, quando non era più il povero avvocato del Café

 

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Procope, voleva senz’altro riferirsi a questa classe domestica in continua crescita quando reclamava l’avvento di nuovi ceti sociali.

 

sono riusciti a sedare queste esplosioni rivoluzionarie, non hanno annegato nel sangue dei loro giganteschi massacri l’assurda idea del proletariato di voler infliggere il lavoro alle classi pigre e satolle, ed è per evitare questa disgrazia che si circondano di pretoriani, di poliziotti, di magistrati, di carcerieri mantenuti in una laboriosa improduttività.

            Non ci si possono più fare illusioni sul carattere degli eserciti moderni: essi vengono mantenuti soltanto per reprimere il “nemico interno”. E così le fortezze di Parigi e di Lione non sono state costruite per difendere la città dallo straniero, ma per schiacciare quel nemico in caso di rivolta. E se ci fosse bisogno di un esempio incontrovertibile, citiamo l’esercito del Belgio, questo paese della cuccagna del capitalismo: la sua neutralità è garantita dalle potenze europee, e tuttavia il suo esercito è uno dei più forti proporzionalmente alla popolazione. I gloriosi campi di battaglia del valoroso esercito belga sono le pianure del Borinage e di Charleroi: è nel sangue dei minatori e degli operai disarmati che gli ufficiali belgi inzuppano le loro spade e ammucchiano le loro spallette.

            Le nazioni europee non hanno eserciti nazionali, ma eserciti mercenari che proteggono i capitalisti dal furore del popolo che vorrebbe condannarli a dieci ore di miniera o filanda.

            Dunque, stringendo la cinghia, la classe operaia ha ingrossato oltre misura la pancia della borghesia condannata al superconsumo.

            Per essere un po’ sollevata in questa penosa funzione, la borghesia ha sottratto dalla classe operaia una massa di uomini molto superiore a quella che restava adibita alla produzione utile, e l’ha condannata a sua volta all’improduttività e al superconsumo. Ma questa truppa di bocche inutili, malgrado la sua insaziabile voracità, non è sufficiente a consumare tutte le merci che gli operai, abbrutiti dal dogma del lavoro, producono come maniaci, senza volerne consumare e senza pensare se si troverà qualcuno per consumarle.

            Di fronte a questa doppia follia dei lavoratori – ammazzarsi di lavoro  e vegetare nell’astinenza – il grande problema della produzione capitalista non è più trovare produttori e decuplicare le forze, ma scovare consumatori, eccitare i loro appetiti, creare bisogni fittizi. Visto che gli operai europei, tremanti di freddo e di fame, rifiutano di indossare le stoffe che tessono e di bere i vini che vendemmiano, i poveri industriali devono correre a rotta di collo agli antipodi a cercare chi li indosserà e chi li berrà: sono centinaia di milioni e di miliardi che l’Europa esporta ogni anno ai quattro angoli del mondo, a popolazioni che non sanno che farsene(17)

            Ma i continenti esplorati non sono abbastanza vasti, ci vogliono paesi vergini. Gli industriali d’Europa sognano notte e giorno l’Africa, il lago sahariano, la ferrovia del Sudan; con ansia seguono i progressi dei Livingstone, degli  Stanley, dei Du Chaillu, dei de Brazza; ascoltano a bocca aperta le storie mirabolanti di questi coraggiosi viaggiatori. Che meraviglie sconosciute racchiude il “continente nero”! Ci sono campi coltivati a denti di elefante, fiumi d’olio di cocco che trasportano pagliuzze d’oro, e milioni di culi neri, nudi come la faccia di Dufaure o di Girardin, che aspettano le tele di cotone per imparare la decenza, le bottiglie di grappa e le bibbie per conoscere le virtù della civiltà.

 

 

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(17) Due esempi: il governo inglese, per compiacere i paesi indiani che, malgrado le carestie periodiche che devastano il paese, si intestardiscono a coltivare papaveri anziché riso o grano, ha dovuto intraprendere guerre sanguinose per imporre al governo cinese la libera introduzione dell’oppio indiano. I selvaggi della Polinesia, malgrado la  mortalità che ne consegue, continuano a vestirsi e a ubriacarsi all’inglese per consumare i prodotti delle distillerie della Scozia e delle fabbriche tessili di Manchester.

 

 

(continua nel  prossimo numero)

 

Presentato da Maurizio Marano

 

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FINO A QUANDO?

di Giuseppe Bifolchi

Il comune di Milano, retto dalla destra non poteva essere da meno del comune di Torino retto dalla sinistra. Il sindaco di Torino, Chiamparino, è da anni impegnato nello sgombero dei centri sociali della città, in particolare di quelli che fanno cultura da più tempo e sono radicati nel tessuto sociale della città e i metodi sono sempre gli stessi: irruzione della polizia alle prime ore del giorno, devastazione degli ambienti, distruzione di computer, rogo dei libri (vedi il Fenix ecc.). Il sindaco di Milano ha fatto lo stesso il 22 gennaio nei confronti del COX 18 ma poi ha scaricato la responsabilità su prefetto e questore. Riportiamo, tra le tante possibili, due testimonianze sulla questione, quelle dell’artista cileno Alfredo Jaar e dello scrittore Sandrone Dazieri.

…È così che sono nati luoghi come Cox 18. Creati da artisti e da intellettuali per artisti e intellettuali, sono gli spazi culturali più generosi delle città e hanno un ruolo fondamentale di cui non si fa carico nessun’altra istituzione. Sono spazi aperti, liberi, multidisciplinari e democratici. Cox 18 è un centro sociale storico che ospita anche la libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni. Cox 18 e altri spazi, come per esempio la Casa degli Artisti, hanno un’importanza vitale per la sopravvivenza della cultura italiana. Una cultura viva deve essere creatrice e Cox 18 crea cultura, la condivide con tutti i milanesi e gli italiani. La protegge. La accudisce con tenerezza. La cultura è la sua raison d’être. Cox 18 è uno spazio di speranza.

Oggi si trova sotto l’assedio di un governo autenticamente fascista, che non capisce il termine cultura. Che non riconosce la cultura come elemento fondamentale della vita…. Milano si deve mobilitare per fermare questo crimine. Perché si tratta di un crimine vero e proprio, perpetrato davanti ai nostri occhi increduli. Ci sono già stati fin troppi delitti. Ora basta. La cultura italiana si merita di meglio. Alfredo Jaar, 29 Gennaio 2009

Lo scrittore (e cuoco) Sandrone Dazieri riferisce:

Mentre scrivo queste righe stanno sgomberando il Centro Sociale Conchetta 18 a Milano. Ho cercato qualche sua biografia in rete, ma non l'ho trovata, quindi non posso mettermi date e numeri come vorrei. Quello che so è che è un Centro Sociale che esiste (esisteva) da oltre trent'anni, che  era uno dei più interessanti nella proposta culturale, generalmente non ortodossa e che fino a oggi, nel deserto di Milano, rimaneva un luogo di aggregazione e discussione per migliaia di giovani e meno giovani. Era una risorsa per la città di Milano, così povera, così misera, così morta. Nei cortili di Conchetta ho stretto la mano ad Hakim Bey e Bruce Sterling, ho discusso di reti alternative e tifo calcistico, ho incontrato alcuni dei miei migliori amici, e soprattutto, ho passato lunghe serate con Primo Moroni, uno degli intellettuali più raffinati che Milano abbia mai prodotto. Primo, che spostò all'inizio degli anni 90 la sua libreria Calusca proprio lì, libreria che, dopo la sua morte, ha continuato la sua attività, cui si è aggiunto l'indispensabile lavoro di archivio e documentazione di materiali degli anni settanta, spesso unici, dell'Archivio Primo Moroni.  Primo, cui la città di Milano deve moltissimo, ma del quale, invece, oggi si sta cercando di cancellare anche la memoria. Certo, era un'occupazione abusiva, come si dice, e negli ultimi tempi il Comune aveva deciso di riprendere possesso dell'aerea. Certo, la legge è, come sempre, dalla parte di Lor Signori. Ma davvero nella città di Milano non c'erano spazi da assegnare in comodato d'uso, o qualcosa del genere, perché l'attività di Conchetta continuasse? Davvero il Comune di Milano necessitava di quelle poche centinaia di metri quadri autogestiti da decine di anni? Davvero l'unica strategia

possibile verso i luoghi della cultura non allineata è quella di distruggerli, inviando  centinaia di poliziotti e decine di blindati, bloccando un intero quartiere e distruggendo tutto? Io penso che questo sia orrendo, che ancora una volta la gestione di Milano, dal Sindaco Letizia Moratti in giù, si sia rivelata per quello che è: un comitato d'affari, che vede la città come un'azienda da gestire, come una SPA generatrice di profitto. A spese di chi ci abita, di chi ci lavora, di chi cerca di viverci.

Il 13 febbraio il Cox è stato rioccupato:

Poco dopo le 20, più di duecento compagne e compagni hanno rotto i sigilli posti dalla questura milanese e rioccupato il Cox 18. Al momento i compagni sono dentro Cox 18 e sul posto sono arrivati alcuni digos e delle volanti della polizia. La liberazione dello spazio, sotto sequestro, arriva nel giorno stesso dell'udienza durante la quale gli avvocati del comune di Milano hanno giocato a scaricabarile con la questura, cercando di togliersi da ogni responsabilità rispetto al barbaro atto di chiusura del centro sociale. L'udienza, davanti al giudice civile sul ricorso del Conchetta contro lo sgombero del 22 gennaio, non ha portato ad alcuna conclusione. Il sindaco Moratti ha presentato una memoria in cui dice di non avere nulla a che fare con lo sgombero, partito - a suo dire - dalla Prefettura e dalla Questura. E non dal vicesindaco De Corato che proprio il giorno precedente, in un'interrogazione parlamentare rivolta al ministro Maroni, aveva espressamente chiesto la chiusura dei centri sociali e l'accelerazione degli sgomberi. Dunque un atto, quello della rioccupazione, che rilancia non solo la necessità di difendere lo spazio, i libri, l'archivio e le attività di Cox 18, ma l'intera agibilità politica degli spazi sociali a Milano, rinnovando l'invito alla partecipazione dell'importante corteo previsto per sabato 28.

L'USI (Unione Sindacale Italiana) da anni occupa uno stabile a Milano in via Bligny. Anch'esso sotto sgombero:

Più di 80 anni prima, fu il fascismo (tramite decreto Prefettizio del 7/1/25) a sciogliere l'USI devastando e confiscando le sue sedi e Camere del Lavoro (per prima quella di Milano), arrestando e mandando al confino i suoi militanti. All'indomani della Liberazione dal nazifascismo, l'U.S.I. si è ricostituita e, dopo avere avuto sede a Milano presso il leggendario Ponte della Ghisolfa, poi nel centro sociale di Via Conchetta e dopo in quello di via Torricelli, dal 1989 è da quasi venti anni in Viale Bligny n. 22, che è diventato oggi uno storico punto di riferimento organizzativo per tutto il sindacalismo di base e la cultura libertaria e autogestionaria.

In questi anni l'U.S.I. ha sempre rivendicato la restituzione del patrimonio immobiliare devastato dal fascismo e ha chiesto al Comune di Milano  l'assegnazione di una sede. Per tutta risposta il Comune ha svenduto a poco più di 4 milioni di euro l'intero stabile di Viale Bligny n. 22 all'Università Bocconi e l'ha agevolata a tal punto sulle concessioni edilizie,  da equipararla a scuola pubblica.

Nella sede di viale Bligny, hanno spazio i diversi sindacati di settore (sanità, poste, commercio, imprese di pulizie, precari), progetti di solidarietà internazionali (Progetto Libertario Flores Magon, che si occupa di assistenza sanitaria alle comunità indigene in Chiapas), un laboratorio teatrale, attivo tutti i giorni, che ha permesso la realizzazione di numerosi e diversi spettacoli in teatri nazionali ed internazionali.

L'Unione Sindacale Italiana, nello spazio di viale Bligny ha dato vita a numerose attività di interesse per la cittadinanza ed ha organizzato, tra le altre, iniziative di solidarietà nazionale ed internazionale, culturali, ricreative e teatrali il tutto senza fine di lucro, oltre alla normale attività di consulenza sindacale gratuita ed assemblee pubbliche su tematiche sociali quali salute, sicurezza sul lavoro, diritti civili, immigrazione ed integrazione, precariato, diritti delle donne.

Il comune di Milano, dopo una iniziale disponibilità ad assegnare una sede ad U.S.I. e a seguito di numerosi incontri, ormai propone delle soluzioni in immobili fatiscenti e situati in estrema periferia e, addirittura, si nega ai contatti telefonici.Oggi continuare a negare la restituzione di una sede, espropriata dal regime fascista e chiedere che i suoi militanti vengano processati per aver rivendicato la dovuta restituzione è continuare ad attuare una politica "fascista" in linea con il revisionismo storico ed il revanchismo del ventennio.

 

Questa è l’aria che tira in questo paese. Fino a quando?