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IL SALE - N.°82


 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 82  Agosto 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sommario

 

 

 

 

                                      di Moreno De Sanctis

 

                                      di Edoardo Puglielli

 

                                               di Diderot

                       

                                                        di Stefano Antonucci

 

                                                        presentato da Maurizio Marano

 

·         Pagine 12 e 13    MARXISMO E RIVOLUZIONE                                                

                                                 di Giorgio Fioretti

 

                                                        di Antonio Mucci

 

                                                        presentato da Augusto De Sanctis

 

                                                        di Paolo Vasini

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Malaffare e pubblica Sanità 

 

di Luciano Martocchia

 

 

I recenti fatti che hanno travolto la Giunta regionale abruzzese ci impongono una severa riflessione.
Gli scandali della sanità sono molto preoccupanti, data la delicatezza della materia: la salute singola e della popolazione viene messa in dubbio da interessi meramente mercantili e ne risulta una insicurezza sociale ben più profonda e motivata, che quella  in gran parte manipolata, dell'ordine pubblico. Da più  parte  ci si chiede se  l'intervento della Magistratura della Finanza  nell’azzerare di fatto, tra arresti e dimissioni indotte,  l’intera compagine governativa regionale  sia stato doveroso e se l'andazzo dei media appare sbagliato e superficiale  e se  incivile risulta  quella che qualcuno definisce persecutoria. (prendendo a prestito quella che una volta Scalfaro giustamente bollò come un gusto eccessivo pe il "tintinnar di manette").

Sono convinto che di fronte a reiterato malaffare, a nulla possono le esortazioni elettoralistiche di buon governo vantate dai partiti candidati a governarci , perché ormai i cittadini hanno la sensazione che le coalizioni antagoniste abbiano programmi uguali e comuni e nulla distingue più un governo di centro destra da uno di centro sinistra. Anzi, da dire c'è che l'ostentazione dell'azione repressiva, giusta, in mancanza di prevenzione, se occupa tutta la scena, serve per superare i guai che mette in luce. Infatti se escludessimo il malaffare o le tangenti o gli interessi mafiosi, certamente conseguiremmo un grande miglioramento, quello appunto che si si può e deve attendere dagli interventi  repressivi e punitivi; ma andiamo oltre:  il male della sanità pubblica consiste essenzialmente nel fatto che non è più pubblica, ma mista e che la cosiddetta sanità privata non si sostiene da sola, sicchè è tutta convenzionata. Questo mix certamente le ministre Bindi e Turco che si sono susseguite al dicastero, hanno creduto virtuoso e gestibile, invece si rivela come per tutti i beni comuni, sbagliato. Sanità e scuola non possono avere modalità confuse. Bisogna che vi sia una precisa distinzione anche di risorse e di interessi e di guadagni.

Per fare una riflessione sui beni comuni non basta l'economia, occorre anche la morale. Se vi sono beni o servizi che attengono alla persona umana in quanto tale, dopo che nel suo millenario cammino l'umanità è giunta ad affermare che certi diritti non si ottengono attraverso uno scambio con doveri, ma sono autonomi,  di questi diritti il potere politico -nella forma ad oggi massima, dello stato- deve garantire la esigibilità, in ordine alla mole di risorse che possono essere messe a disposizione.   Cioè: non si può dire che, se il bilancio del Comune lo consente, ciò che avanza viene messo in dotazione all' Eca (Ente comunale di assistenza). Qui non ci sono diritti, infatti l'Eca era una forma importante di assistenza, come dice il nome. Non siamo ancora allo stato sociale. E' la meta da gambero, che sproloquiando di modernità, Tremonti ci propone, un ritorno al 1890 !

 L'Italia si dotò di un sistema di assistenza pubblica notevole, copiato per la figura del medico condotto e dell'ostetrica condotta persino dal Regno unito. Alla fine avevamo una miriade anche molto burocratica di Ipab, cioè di istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza.

Essi fanno il loro ingresso massiccio nella struttura dello stato, dopo la seconda guerra mondiale, quando viene via via istituito  il servizio scolastico obligatorio gratuito e sempre più prolungato per tutti e tutte, il servizio sanitario pubblico per tutti e tutte, esso pure gratuito, lo stesso per i farmaci. Siamo nell'ambito di quei diritti che non dipendono da scambio contro doveri assolti, ma sono  fondativi inalienabili, che lo stato non fonda (nè  può celare o disconoscere o limitare): la politica dell' attuale governo è incostituzionale, viola il diritto comune positivo.

Perciò  di fronte a un governo così, limitarsi a dire che non si può dialogare, che bisogna accettare la sua ricetta condizionandola, vuol dire buttar al macero la Costituzione e avviare la strada detta della costituzione materiale, dopo di che i testi formalmente scritti possono anche restare lì per danno delle carte (che sarebbe la soluzione democristiana) o cancellare ciò che disturba usando l'ampia maggioranza a disposizione, che sarà la decisione del governo. Del resto l'opposizione parlamentare non ha opposto progetto alcuno.  Sbrighiamoci a creare quindi una fattiva opposizione ombra    

 

 

Luciano Martocchia

 

 

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Il fascismo secondo Pasolini

"Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l´adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L´abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all´organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d´informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d´informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l´intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un´opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

L´antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l´unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l´edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c´è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s´intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d´animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l´hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l´analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d´identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell´adeguarsi al modello "televisivo" - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del

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potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c´è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l´aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l´anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l´ha scalfita, ma l´ha lacerata, violata, bruttata per sempre".

(Pierpaolo Pasolini, "Corriere della Sera", 9 dicembre 1973)

Pierpaolo Pasolini... pensieri sulla televisione

<<[....] secondo me la televisione è più forte di tutto questo: e la sua mediazione, ho paura che finirà per essere TUTTO: il Potere vuole che si parli in un tal dato modo [...] ed è in quel modo che parlano gli operai, appena abbandonano il mondo quotidiano, famigliare o dialettale in estinzione. In tutto il mondo ciò che viene dall'alto è più forte di ciò che viene dal basso...Non c'è parola che un operaio pronunzi in un intervento che non sia "voluta" dall'alto. Ciò che resta originario nell'operaio è ciò che non è verbale: per esempio la sua fisicità, la sua voce, il suo corpo.

[...] La ferocia era terribile e all'antica ( i campi di concentramento nell'Urss, la schiavitù delle "democrazie" orientali, l'Algeria ). Questa ferocia all'antica, naturalmente, permane...Ma oltre a questa vecchia ferocia c'è la nuova ferocia che consiste nei nuovi strumenti del Potere: una ferocia così ambigua, ineffabile, abile, da far sì che ben poco di buono resti in ciò che cade sotto la sua sfera. Lo dico sinceramente: non considero niente di più feroce della banalissima televisione.

[...] Io, da telespettatore, la sera prima e un' infinità di sere prima - le mie sere di malato - ho visto sfilare, in quel video in cui essi erano ora[...] un'infinità di personaggi: la corte dei miracoli d'Italia - e si tratta di uomini politici di primo piano...Ebbene, la televisione faceva e fa, di tutti loro, dei buffoni: riassume i loro discorsi facendoli passare per idioti - col loro sempre tacito beneplacito? Mah! - oppure, anziché esprimere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi: non riassunti, evidentemente, ma ugualmente idioti: idioti come ogni espressione ufficiale. Il video è una terribile gabbia che tiene prigioniera dell'Opinione Pubblica - servilmente servita per ottenere il totale servilismo - l'intera classe dirigente italiana.

[...] Tutto viene presentato come dentro un involucro protettore, col distacco e il tono didascalico con cui si discute di qualcosa già accaduta, da poco, ma accaduta, con l'occhio del saggio - o chi per lui - contempla nella sua rassicurante oggettività, nel meccanismo che, quasi serenamente e senza difficoltà reali, l'ha prodotta.

[...] In realtà nulla di sostanziale divide i "comunicati" della televisione da quelli dell'analoga comunicazione radiofonica fascista. L'importante è una sola cosa: che non trapelì nulla di men che rassicurante. L'ideale piccolo-borghese di vita tranquilla e perbene ( le famiglie giuste non devono avere disgrazie: ciò è disonorevole davanti agli altri ) si proietta come una specie di film implacabile in tutti i programmi televisivi e in ogni piega di essi. Tutto ciò esclude i telespettattori da ogni partecipazione politica - come al tempo fascista: c'è chi pensa per loro, e si tratta di uomini senza macchia, senza paura, e senza difficoltà neanche casuali e corporee. Da tutto ciò nasce un clima di Terrore. Io vedo chiaramente il terrore negli occhi degli annunciatori e degli intervistati ufficiali: non va pronunciata una parola di scandalo, praticamente non può essere pronunciata una parola in qualche modo vera>>.

Moreno De Sanctis  maldiscuola#yahoo.it

 

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XXI secolo: schiavitù e tratta di esseri umani

 

di Edoardo Puglielli

 

(... continua dai numeri precedenti)

 

«La donna, merce come un’altra».

 

In un intervista – qui riportata – sulle forme di schiavitù che oggi coinvolgono 500mila vittima in tutt’Europa, oltre 30mila in Italia, l’antropologo francese Augé afferma che “nella prostituzione si rivela il vero volto dell’utilitarismo capitalista”. Il traffico di schiavi non è nient’altro che “il prodotto delle nostre società. È alimentato da bisogni consustanziali con l’attuale sistema economico in cui tutto, anche gli esseri umani, è ridotto ormai a merce”.

Perché dopo anni di diminuzione, nell’ultimo quindicennio il numero di prostitute è aumentato in maniera esponenziale?

Si tratta di uno dei risvolti di una globalizzazione in cui tutto diventa oggetto di commercio. Anche la vita umana. È un fenomeno che avviene in entrambi i sensi: attraverso l’importazione di schiave da vendere sui bordi delle strade, ma anche grazie al turismo sessuale in paesi dove la povertà è così elevata da costringere molti ad alienare il proprio corpo. Un fenomeno che si è sviluppato proprio in concomitanza con l’allargamento delle economie nazionali e dei mercati.

La prostituzione come negativo del nostro sistema economico e sociale, quindi?

La prostituzione è un fenomeno estremo e proprio per questo permette di riconoscere con più facilità le strutture sociali dominanti. Nel caso dell’Europa di oggi, ci restituisce in maniera particolarmente esplicita e chiara la cultura prettamente utilitarista e commerciale del capitalismo. Una cultura in cui tutto, persino l’esistenza individuale, diventa strumento consumistico di soddisfazione. Una cultura in cui viene teorizzata la libera circolazione delle merci, e che obbliga così le persone che vogliono arrivare in Occidente a trasformarsi in beni di consumo.

Eppure le nostre sono società in cui esiste una relativa libertà sessuale.

È vero, ma l’illusione di un rivolgimento antropologico nutrita negli anni Sessanta era appunto un’illusione. Scomparsa la prospettiva di una completa parità uomo-donna, per esempio, certi modelli ancestrali sono riemersi in tutto il loro radicamento. Ragione per cui molti clienti sostengono di andare a prostitute poiché su di loro possono fare cose che non possono fare più con le loro mogli. Con la differenza che oggi quelle pulsioni ancestrali assumono caratteristiche tipiche del nostro tempo e si esprimono in rapporti modellati sul sistema in cui viviamo. La cultura consumista, ad esempio, incoraggia la prostituzione, riempiendo di numerosissime immagini erotiche con lo scopo di creare nuovi bisogni, nuove esigenze e nuove fette di mercato.

In un recente studio francese emerge un altissimo tasso di violenza dei clienti sulle prostitute.

Si tratta di un fenomeno molto complesso, in cui entrano in gioco i classici meccanismi di dominazione della natura maschile. Nel caso specifico, il fatto che queste donne non siano prostitute ma vere e proprie schiave, persone che non hanno scelto di svolgere questa attività ma a cui viene imposta con la forza, le rende ancora più attraenti per un certo sadismo che si nutre dell’immagine del bianco dominatore che maltratta la donna, essere più debole e per di più appartenente a popolazioni considerate inferiori. Questo è lo schema, alimentato e diffuso dai mezzi di comunicazione e dalla natura commerciale dell’attuale capitalismo. Ragione per cui oggi le prostitute non sono più esseri umani, ma oggetti di cui servirsi e da buttare via una volta che sono state utilizzate.

Come analizza la diffusione del fenomeno al di fuori dei grandi centri abitati, in campagna e nei centri di provincia?

È un’ulteriore prova di quella globalizzazione che consiste nel piegare il territorio alle esigenze di del consumo. Un fenomeno che coincide nella scomparsa sempre più netta della distinzione tra città e campagna. Per rendersene conto basta viaggiare: none esistono ormai più oasi o rotture nello sfruttamento del territorio. Le prostitute-schiave non fanno eccezione, sono disponibili ovunque[1].

 

Le cifre

Per sua stessa natura il fenomeno è difficile da individuare. Nel dicembre del 2000 l’ONU dichiarava che nel mondo almeno 200 milioni di persone vivevano in condizioni di schiavitù; 100 milioni di queste erano bambini. Per Kevin Bales, sociologo e studioso del fenomeno, il numero degli schiavi è inferiore alla cifra denunciata dall’ONU (più di 200 milioni di individui). Escludendo i casi in cui i soggetti vengono sfruttati 12 ore al giorno (o giorno e notte), ricevono un miserabile salario e tornano a dormire nelle proprie case, Bales indica che sono circa 27 milioni gli individui in tutto il mondo schiavi a tutti gli effetti. Solo in India ne stimava tra i 18 e i 22 milioni;

 

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nel Pakistan tra i 2.500 e i 3.500 milioni; negli Stati Uniti tra i 100 e i 150 mila; in Giappone tra i 5 e i 10 mila, in Italia tra i 30 e i 40 mila: il numero più elevato tra i paesi dell’Europa Occidentale. Seguivano: Francia 10.000-20.000; Spagna 10.000-15.000; Germania 5.000-9.000; Belgio 5.000-7.000; Portogallo 5.000-6.000; Regno Unito 4.000-5.000; Paesi Bassi 3.000-5.000; Austria 1.000-2.000; Danimarca 1.000-2.000; Svizzera 1.000-1.500.

Il rapporto del 2007 The Small Hands of Slavery di Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la promozione e la tutela dei diritti dei bambini, indica che:

 

 

Al posto di una conclusione

Alla vigilia del bicentenario dell’abolizione della schiavitù nell’Impero Britannico, milioni di bambini vivono tuttora in condizioni simili alla schiavitù: tratta, prostituzione, lavoro per ripagare debiti, schiavitù domestica, lavoro nelle miniere e nei campi, bambini soldato, matrimoni imposti rappresentano fenomeni all’ordine del giorno. E sono ancora troppi i bambini condannati a vivere in condizioni spaventose, obbligati a lavorare per ore in cambio di poco o niente, ma soprattutto soggetti a danni psico-fisici indelebili, violenza e abusi sessuali.

Nell’ultimo appello Save the Children chiede a tutti i governi di: assicurare lo sradicamento della schiavitù dei bambini attraverso politiche di riduzione della povertà globale; investire maggiori risorse finanziarie per proteggere i bambini che sono stati ridotti in schiavitù; implementare gli standard internazionali sulle forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile. In particolare, all’Italia si richiede: l’implementazione del piano d’azione previsto dalla Convenzione ILO 182 contro le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile; creare dei programmi di protezione, recupero e riabilitazione, che offrano supporto a breve e lungo termine ai bambini che hanno vissuto situazioni simili alla schiavitù; assicurare ai bambini che hanno subito le peggiori forme di sfruttamento l’accesso ad un’educazione flessibile e gratuita, che possa aiutarli ad affrancarsi da questa situazione.

«Il problema è l’uomo italiano, la domanda di prostituzione è molto alta. Mi rendo conto che questo è un tema difficile, gli uomini italiani non ne vogliono parlare. Tocca alle donne aprire un dibattito pubblico». Parole di Kevin Bales, tra i massimi esperti mondiali della schiavitù contemporanea, pronunciate in un’intervista in occasione del workshop Nuove forme di schiavitù e di tratta di esseri umani svoltosi il 22 maggio 2007 presso l’università di Teramo. Secondo Bales basterebbero 25 anni per sradicare il fenomeno della tratta nel mondo, e, tra i passi da compiere per raggiungere il risultato, s’impone necessariamente un cambio di mentalità.

 

(Fine)


 

[1] Si veda La donna, merce come un’altra, in «Il Manifesto», quotidiano comunista, a. XXXVII, 3 novembre 2007.

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Sicurezza? Un comodo paravento

 

di Diderot


In un’epoca  in cui si giustifica come libero mercato e libera concorrenza che il 70 per cento della popolazione mondiale sia sottoalimentata , e in cui paradossalmente, invece ,  sia considerato un delinquente da sbattere in galera chi tenta di sfuggire alle guerre, fame e carestie, non ci dobbiamo stupire delle notizie allamistiche  che i telegiornali e giornali  nostrani ci riversano quotidianamente sul problema della sicurezza dei cittadini.Dopo una campagna elettorale giocata in maniera violenta sulla carta della paura contro gli immigrati, il governo Berlusconi non ha perso tempo nel mantenere fede ai suoi impegni ed ha messo in campo il "pacchetto sicurezza", il suo programma per l’immigrazione: una serie di durissimi provvedimenti, alcuni inseriti in un decreto legge e, quindi, entrati immediatamente in vigore, così da rendere subito legale la caccia allo straniero, altri formulati nel disegno di legge sulla sicurezza o in decreti legislativi che richiederanno l’esame e l’approvazione del Parlamento; tutti fondati sulla concezione del clandestino come individuo con una naturale propensione a delinquere e sull’equazione "meno diritti, più sicurezza".  Certamente l’immigrazione è un fenomeno complesso, ma vi sono alcune cose molto semplici da capire; e quasi tutti ormai le comprendono. Le capiscono, ad esempio, i cittadini italiani che cercano di assumere una donna dell’Est per assistere il familiare anziano, o l’imprenditore edile che ha bisogno di manovali per far funzionare un cantiere. E’ facile capire che l’immigrazione è oggi essenzialmente un’immigrazione per lavoro; e per lavoro generalmente a bassa qualificazione, di cui il nostro mercato ha un bisogno estremo. Ma in Italia non si mai è potuto entrare regolarmente, se non con estrema difficoltà. Il meccanismo dell’ingresso per lavoro è ormai piuttosto noto: il datore deve presentare la domanda per assumere il lavoratore ancora all’estero e la domanda viene accettata se rientra nelle quote di ingresso, cioè nei limiti numerici, fissate ogni anno. Oggi, per contrastare il fenomeno degli ingressi illegali, si propongono misure brutali e perfino illegali, dalla militarizzazione delle coste alla deroga degli obblighi di solidarietà in mare imposti dalle norme internazionali di navigazioni. Idee stupide, assurde, perché sono solo una minoranza - meno del 10% degli stranieri che entrano irregolarmente in Italia - i disperati che sfidano il Mediterraneo sulle carrette della morte per drammatici viaggi verso l’Europa, nei quali oltre 12.000 persone hanno perso la vita.

La stragrande parte degli stranieri attualmente irregolari, invece, è entrata in maniera del tutto regolare, come Elena. Cittadina ucraina, Elena tre anni fa ha lasciato i due figli ed il suo impiego di responsabile di un ufficio di contabilità, dove si lavorava tanto e si guadagnava niente, per venire a lavorare in Italia, ovviamente come badante. "Sono entrata in Italia con un visto di ingresso per turismo, pagando molti soldi per il documento e per il viaggio in pullman…sapevo già dove dovevo andare grazie alle indicazioni di una conoscente".

In larghissima maggioranza queste sono le persone straniere contro cui si intende scatenare una campagna fatta di galera ed espulsioni: persone che entrano illegalmente in Italia non perché possedute da una naturale propensione a delinquere, che intendono poi continuare a coltivare durante il soggiorno in Italia, ma solo perché non avevano realistici e praticabili canali di ingresso regolare. Clandestini non si nasce, si diventa, così come da clandestini si diventa regolari; e da regolari si rischia sempre di precipitare nuovamente nell’irregolarità: non va dimenticato, infatti, che tra gli attuali irregolari ci sono anche migliaia di persone che hanno perso il permesso di soggiorno, solo perché sono rimasti disoccupati per più di 6 mesi. Sono queste le persone che minacciano la nostra sicurezza?

Berlusconi attraverso i suoi cortigiani al Governo deve mettere in atto e completare il suo processo predatorio sull’Italia , ecco il motivo per cui scatena la campagna mediatica sulla paura dello straniero.

 

Diderot

 

 

 

 

 

 

 

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Proposta di Satira

 

 

Un giorno a Villa Certosa con l'egregio, l'inimitabile, il superlativo Silvio Berlusconi. Stargli dietro è un impresa ardua persino per il dio Eolo, è instancabile tra le macchinette da golf, le poderose erezioni mattutine e i nipotini che scorrazzano fra le badanti in bikini. Ma, a fargli placare la sua immensa energia, ci pensa il suo nipotino Alessandro primo di Arcore. Riprende poi il suo lavoro con l'avvocato tuttofare Ghedini che stralcia sorridente le carte di tutti i processi ormai fermi, passa poi a colloquiare con Mariano Apicella che gli dedica una canzone d'amore. In fine dedica del tempo a sua moglie che gli chiedeva insistentemente la carta del bancomat e visto che un fotografo passava di la per caso si è concesso ad alcuni scatti che noi abbiamo in esclusiva. I più maliziosi vogliono vedere in queste foto solo una calma apparente ma in realta nella famiglia di Silvio (si lascia dare del tu, che uomo superiore) c'è molto amore che lega ogni componente. Lo incontriamo nel suo prato verde dove crescono speranze e gli facciamo qualche domanda a cui lui e lieto di rispondere.
DOMANDA. Sulla copertina di "Qui" c'è un Silvio Berlusconi nonno e marito. Come riesce a conciliare i suoi affetti con il lavoro?
RISPOSTA. Porto sempre mio nipote a Palazzo Chigi, mi fa rilassare dopo una dura giornata di lavoro vederlo pisciare sulle tende.

D. Alessandro primo ha l'aria molto tranquilla.
R. Si perchè non sa chi lo tiene in braccio. La tranquillita l' ha aquisita da quando gli ho insegnato a riconoscere i soldi tramite l'olfatto.
D. Scusi la domanda scomoda, ma dica la verità, da i suoi nipoti si fa chiamare nonno oppure no?
R. Ci provo ma Alessandro per ora sa dire solo Cacca Pupu.
D. Veniamo a Silvio marito. Nell'estate iniziata sotto lo scandalo intercettazioni, i fotografi l'hanno sorpresa mano nella mano con sua moglie, Quale è la verità di questo scandalo?
R. Mia moglie... a si si certo mia moglie, quella bellissima donna che ha avuto il piacere di sposarmi. Oramai non si può piu avere una vita privata,e non mi riferisco al fatto che io stesso ho fatto uscire le voci sulla mia sessualità, quanto al fatto che le intercettazioni sono moralmete sbagliate infatti ne fanno uso solo le Magistrature deviate e con forti influenze trotzkiste.
E' inaccettabile che si entri nella mia vita privata e quella dei miei sudditi.
D. Inanzitutto la ringrazio per il "sudditi" mi lusinga molto, ma alcune voci dicono che il vostro matrimoni ha passato qualche momento difficile, è vero?

R. No qua i soldi non sono mai mancati e queste voci sono sicuro messe in giro da una debole opposizione che vuole delegittimare l'operato del governo.
D. Che libro leggerà durante l'estate?
R. La mia Biografia, illustrata da Matt Groening.
D. Con chi trascorrera le ferie?
R, Io non faccio ferie, sono sempre a lavorare per il bene del mio popolo per questo trascorrero alcuni week and a parlare di scuola e pari opportunita con i miei ministri.
D. Alitalia: quando aspetteranno per una soluzione?
R. Appena avrò preparato delle nuove battute esilaranti da dare alle hostess e che verranno usate per rallegrare i viaggiatori.
D. Ci parli del miracolo di Napoli.
R. Ho fatto sparire l'immondizia dalle strade e l'ho portata nelle sedi del Pd.Era una soluzione facile da effettuare ma ci voleva un superUomo che si prendesse la responsabilità.

D. L'ultima domanda è d'obbligo, cosa racconterà silvio nonno a suo nipote Alessandro questa sera?
R. Una favola di Esopo in cui la volpe si trova l'uva fra le braccia, costruisce un vigneto dove mette a lavorare tutte le volpi inferiori e vende il vino annacquato in tutta la nazione diventando la volpe più ricca del regno.

 

 

Stefano Antonucci

 

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IL DIRITTO ALLA PIGRIZIA

 

Confutazione del Diritto al lavoro

 

di Paul  Lafargue

 

 

PREMESSA

           

 

            Il signor Thiers, alla Commissione per l’istruzione primaria  del 1849, diceva: “Voglio rendere onnipotente l’influenza del clero, perché conto su di esso per propagare questa buona filosofia che insegna all’uomo che è quaggiù per soffrire, e non quell’altra filosofia che al contrario dice all’uomo: godi”. Il signor Thiers formulava la morale della classe borghese, di cui incarnava l’egoismo feroce e l’intelligenza ristretta.

 

            La borghesia, quando lottava contro la nobiltà sostenuta dal clero, inalberò la libertà di coscienza e l’ateismo. Vincitrice, cambiò tono ed atteggiamento, e oggi intende puntellare con la religione la propria supremazia economica e politica. Nei secoli XV e XVI aveva allegramente ripreso la tradizione pagana e glorificava la carne e le sue passioni, condannate dal cristianesimo. Oggi, rimpinzata di beni e di piaceri, rinnega gli insegnamenti dei suoi pensatori, i Rabelais, i Diderot, e predica ai salariati l’astinenza. La morale capitalista, pietosa parodia della morale cristiana, colpisce d’anatema la carne del lavoratore, assume come ideale ridurre il produttore al minimo dei bisogni, sopprimere le sue gioie e le sue passioni, condannarlo al ruolo di macchina che sforna lavoro senza tregua né remissione.

 

            I socialisti rivoluzionari devono riprendere la lotta che hanno combattuto i filosofi e i polemisti della borghesia. Devono dare l’assalto alla morale e alle teorie sociali del capitalismo. Devono demolire, nelle teste della classe chiamata all’attenzione, i pregiudizi inculcati dalla classe dominante. Devono proclamare, alla faccia dei bigotti di tutte le morali, che la terra cesserà di essere la valle di lacrime del lavoratore e che nella società comunista dell’avvenire, che fonderemmo “pacificamente se possibile, sennò con la violenza”, le passioni degli uomini avranno briglia sciolta, perché  “tutte sono buone per loro natura, non dobbiamo che evitare il loro cattivo uso e i loro eccessi”(1), i quali saranno evitati semplicemente con il loro mutuo controbilanciamento e con lo sviluppo armonico dell’organismo umano, in quanto, dice il dottor Beddoe, “solo quando una razza raggiunge il suo massimo sviluppo fisico essa raggiunge anche il suo punto più alto di energia e di vigore morale”. Tale era anche l’opinione del grande naturalista Charles Darwin.

 

 

La confutazione del Diritto al lavoro  , che ripubblico con qualche nota aggiuntiva, è uscito in L’Egalité hebdomadaire del 1880, seconda serie.

 

 

P.L.

Prigione di Sainte-Pélagie, 188

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(1)Cartesio, Le passioni dell’anima

 

(2)Dottor Beddoe, Memoirs of Anthropological Society; CH. Darwin, L’origine dell’uomo

 

 

 

 

 

 

 

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UN DOGMA DISASTROSO

 

Poltriamo in tutte le cose,

fuorché quando amiamo e quando beviamo,

fuorché quando poltriamo.

Lessing

 

 

Una strana follia possiede le classi lavoratrici delle nazioni in cui regna la civiltà capitalista.

Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che, da secoli, torturano la triste umanità. Questa follia è l’amore per il lavoro, la passione morbosa per il lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell’individuo e della sua progenie. Invece di reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti, i moralisti hanno sacro-santificato il lavoro. Uomi ciechi e ottusi hanno voluto essere più saggi del loro Dio; Uomini deboli e spregevoli hanno voluto riabilitare ciò che il loro Dio aveva maledetto. Io, che non mi proclamo cristiano, economo e morale, rimetto il giudizio su costoro al loro Dio; quello sulle prediche della loro morale religiosa, economica e liberista lo rimetto alle spaventose conseguenze del lavoro nella società capitalista.

      Nella società capitalista il lavoro è la causa di ogni degenerazione intellettuale, di ogni deformazione organica. Confrontate il purosangue delle scuderie di Rothschild, servito da uno stuolo di bimani, con il pesante bruto delle fattorie normanne  che lavora la terra, smuove il letame, ripone le messi. Guardate il nobile selvaggio che i missionari del commercio e i commercianti della religione non hanno ancora corrotto con il cristianesimo, la sifilide e il dogma del lavoro, e guardate poi i nostri miserabili servi delle macchine(3).

      Quando, nella nostra Europa civilizzata, si vuole ritrovare una traccia della bellezza innata dell’uomo, bisogna andare a cercare nelle nazioni dove i pregiudizi economici non hanno ancora sradicato l’odio per il lavoro. La Spagna, che–come no!-è in decadenza, può ancora vantarsi di possedere meno fabbriche che noi prigioni e caserme. Ma l’artista è contento di contemplare il fiero Andaluso, bruno come le castagne, dritto e flessibile come una tigre d’acciaio, e il cuore trasale sentendo il mendicante, superbamente avvolto nella sua “capa” bucata, dare dell’”amigo”  a un duca d’Osuma. Per lo Spagnolo, in cui l’animale primitivo non è ancora atrofizzato, il lavoro è la peggiore delle schiavitù(4)

 

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(1)     Gli esploratori europei si fermano stupiti davanti alla bellezza fisica e al portamento fiero degli uomini delle popolazioni primitive, non corrotti da ciò che Paepping definiva “soffio avvelenato della civilizzazione”. Parlando degli aborigeni delle isole dell’Oceania, Lord Gorge Campbell scrive: “Non c’è popolo al mondo che colpisca così al primo approccio. La pelle unta di un leggero color rame, i capelli dorati e ricci, la figura bella e gioiosa, in una parola tutta la loro persona forma un nuovo e splendido campione del ‘genus homo’. Il loro aspetto fisico dà l’impressione di una razza superiore alla nostra”. I civilizzati dell’antica Roma, i Cesari, i Taciti, contemplavano con la stessa ammirazione i Germani delle tribù comuniste che invadevano l’Impero romano. E come Tacito, Salviano, il prete del V secolo soprannominato “maestro dei vescovi”, portava i barbari ad esempio ai civilizzati e ai cristiani: “Noi siamo impudichi in mezzo ai barbari, che sono più casti di noi. Di più, i barbari sono offesi dalle nostre impudicizie, i Goti non sopportano che tra loro ci siano debosciati; nel loro territorio solo i Romani, per il triste privilegio della loro nazionalità e del loro nome, hanno il diritto di essere impuri (la pederastia era allopra di gran moda tra i pagani e i cristiani…). Gli oppressi vanno dai barbari a cercare umanità e rifugio” (De Gubernatione Dei). La vecchia civilizzazione, il cristianesimo invecchiato e la moderna civilizzazione capitalistica corrompono i selvaggi del nuovo mondo. Il signor F. Le Play, di cui si deve riconoscere il talento di osservatore anche se si rifiutano le sue conclusioni sociologiche intrise di proudhonismo filantropico e cristiano, dice nel suo libro Les Ouvriers européenne (1885): “La propensione dei Backiri per la pigrizia (i Backiri sono pastori seminomadi del versante asiatico degli Urali), il piacere della vita nomade, le abitudini di meditazione che ne derivano negli individui più dotati procurano spesso a costoro una distinzione di modi, una finezza di intelligenza e di giudizio che raramente si incontra, allo stesso livello sociale, in una civiltà più sviluppata….Ciò che ripugna loro di più, sono i lavori agricoli: fanno qualsiasi cosa piuttosto che accettare il mestiere di agricoltore”. In effetti l’agricoltura è la prima manifestazione di lavoro servile nell’umanità. Secondo la tradizione biblica, il primo criminale, Caino, è un agricoltore.

(2)     Il proverbio spagnolo dice: “Descansar es salud” (riposarsi è salute).

 

(continua nel prossimo numero)

Presentato da Maurizio Marano

 

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Tratto da: “Una Voce fuori dal coro” di Giorgio Fioretti

 

(... continua dal numero precedente)

 

MARXISMO E RIVOLUZIONE

 

Il doppio gioco di pope Gapon, che in realtà sembra  fosse un agente al servizio dello Zar, non dura a lungo. Il 28 marzo 1906 i socialisti rivoluzionari lo attirano con l’inganno in una dacia e lo impiccano come spia. Intanto il novecento si apre alla storia  godendo i benefici delle scoperte scientifiche del secolo che l’aveva preceduto.  Di tutte, quelle  più determinanti sono state:

 

1) – Energia     =  elettricità

2) - Trasporto  =   macchina a vapore

3) – Scienza     =  chimica e scienze applicate

Queste tre innovazioni determinano nella vita dell’umanità un rimescolamento di rapporti  che modifica in modo progressista le strutture sociali. La borghesia capitalista che, per sua necessità e convenienza,  ha largamente contribuito con i suoi mezzi finanziari a questi risultati, naturalmente ne diventa il legittimo gestore e proprietario. Essa esercita a pieno titolo i poteri di gestione a cui è chiamato e scarica i costi sul lavoratore salariato. Per la direzione e amministrazione  di questa  fase storica, si crea una nuova classe sociale anch’ essa, come la classe operaia, di creazione conseguente e necessaria: la classe media. Questa sarà per conformismo, dipendenza e cultura  di grande supporto e alleato della  classe dominante. Quando verrà introdotto il suffragio universale nell’elezione politica, si schiererà prevalentemente con le forze politiche che rappresentano l’alta borghesia capitalista, da cui trae vantaggi ma anche dipendenza. Nella prima metà del novecento il nuovo sistema economico si consolida in modo definitivo. Acquista sicura coscienza della sua potenza e consolidata certezza del suo potere politico. Ma nel contempo cominciano ad emergere le prime contraddizioni insite nel sistema che sboccheranno in tragedie internazionali sempre di più vaste dimensioni. A questo punto voglio provare ad esporre in modo succinto, una elementare riflessione di ordine economico, poiché saranno proprio ragioni economiche che porteranno l’umanità alle tragiche guerre di questo secolo.

Se una nazione produce una ricchezza diciamo 100, e per la legge del profitto i lavoratori che hanno prodotto questo 100 vengono retribuiti diciamo con 50, questi naturalmente potranno acquistare solo il 50% dei beni prodotti; una parte del non venduto sarà consumato da quella classe media che non ha concorso direttamente alla produzione del 100. Ma anche dopo questa operazione, resterà comunque la parte destinato al profitto che non potrà essere consumato. I potenziali acquirenti, si sono esauriti. Pena la crisi, si deve andare alla ricerca di un mercato che possa assorbire il resto del prodotto. Ma questa necessità si crea anche negli altri stati a regime capitalista. La disperata conquista del mercato porta prima allo scontro  commerciale e poi a  quello armato, se non si è trovato la soluzione al primo scontro.(crisi di sovraproduzione)

Ma l’assurdo Di tutto questo sta nel fatto che a combattere e a morire saranno chiamati quei famosi operatori della produzione, “colpevoli” (per non essere stati adeguatamente remunerati) di non essere riusciti a comprare tutto ciò che hanno prodotto. Naturalmente a loro non si dirà il vero motivo per cui sono chiamati a morire. Di volta, in volta si daranno le più svariate  motivazioni, come per es. che coloro contro cui si andrà a combattere sono diventati nemici. Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo inaugurato il secolo eleggendo a nostri nemici i turchi, e vai a morire in Libia cantando: “Tripoli bel suol d’amor”. Poi sono diventati nemici gli austriaci, e vai col: “Piave mormorò”. Hanno fatto seguito gli etiopi, e vai con: “faccetta nera”. Contro gli spagnoli, mi sembra che non abbiamo cantato. Abbiamo conclusa la prima metà del secolo muovendo guerra, assieme alla Germania e il Giappone, contro il resto del mondo e qui, forse per esorcizzare la paura della evidente sconfitta in corso, abbiamo cantato a squarcia gola: “vincere”. Insomma se non fosse per la sua tragicità, si potrebbe affermare sorridendo che le guerre da noi combattute sono state una questione di canzonette.

La prima potenza economica europea ad essere stata raggiunta dalla crisi di sopraproduzione è stata L’Inghilterra. Non avendo all’epoca forti rivali, si anticipò nelle conquiste coloniali che erano nel primo periodo le risposte adottate alla soluzione di queste crisi.  A mano, a mano che le altre nazioni europee venivano investite dallo stesso tipo di crisi o solo paventavano il loro approssimarsi, sull’esempio inglese, si

 

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lanciarono  nelle conquiste coloniali. Ma nella prima metà del novecento accade un fatto nuovo. Accanto alle vicende che riguardano la storia delle nazioni in quanto potenze economiche, sorgono quelle della classe operaia che con la rivoluzione di ottobre conquistano il potere in Russia, assumendo una straordinaria rilevanza mondiale. Ora c’è da chiedersi come mai ciò accadde in una delle nazioni più arretrate d’Europa?. Ma! Una spiegazione potrebbe essere quella che la Russia era l’unica nazione europea che non era stata ancora raggiunta dalle innovazioni apportate dalla rivoluzione francese. Non poteva più a lungo rimanere fuori dalla storia più generale d’Europa. Certamente quella eccezionale provvisorietà concessa agli uomini di ritardare a volte il corso naturale della storia, si era esaurita. Doveva allinearsi. Al di là dei fermenti ideali di intellettuali russi  che guardavano con interesse l’evoluzione liberale dell’Europa, lo Zar continuava a governare con concezioni ancora feudali. Si continuava persino a dare credito a certe forme di superstizione, come l’attribuzione di certi poteri taumaturgici. A tal proposito non è male ricordare quel tale avventuriero soprannominato Rasputin, che riusciva a  suggestionare i reali di Russia sia nelle decisioni di famiglia che di politica. Contrariamente a l’Europa,  l’industrializzazione in Russia aveva fatto appena capolino. Pertanto pur nella diversità, si stabilì un’intesa fra le forze autenticamente rivoluzionarie  e gli ideali riformatori e liberali. Sarebbe bastato un qualunque avvenimento di qualche straordinarietà per far saltare il tappo alla ribellione. E l’occasione venne con la prima guerra mondiale del 1914-18. Prima che finisse la guerra, si ripetette con maggior vigore e maturità quanto era gia avvenuto  all’inizio del secolo, in occasione della guerra russo-giapponese. A causa dei disagi prodotti dalla guerra, nell’ottobre del 1916 inizia a Pietrogrado un’ondata di scioperi che si protrae fino al 23 febbraio 1917. Vengono inviate truppe per la sua repressione. Queste solidarizzano con gli scioperanti e danno l’avvio alla rivoluzione che culminerà la notte tra il 24 e il 25ottobre dello con l’occupazione del palazzo d’inverno da parte delle guardie rosse e dei soldati rivoluzionari guidati da Trckij.

Ancora una volta la logica della storia decreta il cambiamento, lo definisce e lo realizza.

Ma la singolarità di questo avvenimento sta nel fatto che, anche s’è fatta in suo nome, questa non è un’autentica rivoluzione proletaria, poiché la Russia ha una classe operaia poco numerosa e poco evoluta, mentre ha una numerosa classe contadina, per cui la classe operaia si trova ad assumere il potere in uno stato ad economia prevalentemente agricola. Questa situazione non è coerente con la logica del determinismo, ossia lo è come realizzazione del sovvertimento di un sistema politico ormai antistorico, ma non lo è nella realizzazione del nuovo. Questo avvenimento, quindi, da un inizio distorto alla storia che sta per nascere in Russia, poiché ci sarebbe dovuto essere una rivoluzione borghese prima. Ma certamente questa non era  la  opinione dei bolscevichi e tanto meno di Trotckij che hanno realizzata la rivoluzione. Comunque questa è una questione secondo me tutta aperta “ai posteri l’ardua sentenza”. Giunti alla decade degli anni venti, il mondo vive soffrendo pesantemente le conseguenze della prima guerra mondiale. Un mondo impoverito ha scarsa  capacità di acquisto. La situazione è aggravata da una diffusa crisi dell’occupazione. Si sprigionano forti tensioni sociali. La crisi che in questo periodo investe il  sistema capitalista è coerente con  l’azione del determinismo di terzo grado.  Anche come gia analizzato da Marx, entrano in frizione le contraddizioni insite nel sistema economico operante. Contribuiscono a produrre questi effetti le clausole di pace imposte nel gennaio 1919 a Parigi e sottoscritte poi a Versailles, a Sèvres e a Saint Germani (28/06/1919). In queste conferenze di pace, respinti i 14 punti di Wilson da prevalenti  interessi nazionali dei vincitori, Clemenceau per la francia e Lloyd Gorge per l’Inghilterra, la fecero da padroni assoluti. Con sconcertante poco senso politico, senza alcuna considerazione della dignità dei popoli vinti, e nessuna preoccupazione sulla sopportabilità e durabilità delle decisioni prese, furono ridisegnati a colpi di matita i confini dei vecchi e nuovi stati d’Europa e del medio oriente, con l’unico obbiettivo di affermare e consolidare i propri opportunistici privilegi. Smembrato vecchi imperi, furono creati nuovi stati (Jugoslavia, Cecoslovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ungheria, Polonia, Finlandia) e protettorati. Annichilita l’Austria con il trattato di Saint German, costrinsero la Germania a firmare un trattato capestro che venne stigmatizzato: diktat. L’Italia, pur alleata e vincitrice, vide alcune sue modeste richieste contestate prima e respinte poi, tanto da indurre Vittorio Emanuele Orlando, assieme a Sonnino, ad abbandonare per protesta le trattative il 24 aprile 1919. La Turchia che con il trattato di Sevrès il 10 agosto 1920, oltre alla perdita dei territori del suo impero, avrebbe dovuto subire anche il ridimensionamento del suo territorio nazionale a favore della Grecia, grazie al giovane ufficiale Mustafà Kemal (Ataturk) ben accetto alla Francia e all’Inghilterra per la sua cultura occidentale (aveva studiato a Londra) e per le sue idee laiche di stato nazionale antiottomano, vide conservata l’integrità nazionale nel nuovo trattato di Losanna. Contrariamente a quanto stabilito tre anni prima a Sevrès , con questo trattato si da inizio alla tragedia del popolo kurdo, poiché fu in questa occasione che il Kurdistan venne smembrato e ripartito fra Turchia, Iraq, Iran, dando inizio a quel calvario che ancora oggi affligge il suo popolo.

(...continua nel prossimo numero)

Giorgio Fioretti

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FATTI DEL ’68 E “DINTORNI”

 

Il ruolo rivoluzionario dei gruppi extra-parlamentari

 

(Seconda parte)

 

I gruppi extra-parlamentari, come ho detto nell’articolo precedente, pur essendo una forte minoranza e molto combattivi, non arrivarono mai a diventare  maggioranza nella popolazione. Essi avevano una grandissima autorità ed ammirazione sulla base comunista e sindacale che però non aderiva alle loro organizzazioni perché li vedeva piccoli numericamente. Purtroppo faceva una valutazione quantitativa e non qualitativa. Qui si è sbagliata, a mio avviso. La base comunista e sindacale usava l’atteggiamento le azioni il programma e le idee dei gruppi per dire alle proprie organizzazioni e direzioni: bisogna fare come loro, hanno ragione, si deve essere più combattivi, si deve cambiare. E’ da questo rapporto dialettico tra avanguardia dei gruppi - classe operaia - sindacati che sono scaturiti i grandi scioperi di massa di quell’epoca e l’”Autunno caldo”. Il ’68, pur essendo un movimento principalmente studentesco, influì decisamente sulla classe lavoratrice. Senza di esso non ci sarebbe stato “L’autunno caldo” nel ’69. Le direzioni della CGIL e del PCI  proclamarono una serie di lotte per non perdere il controllo della situazione, cioè per “non perdere il treno!”, come si diceva all’epoca. Non appena queste pressioni dei movimenti dal basso rallentarono, le direzioni si rimangiarono tutto, anche con “l’interesse”, come si è potuto vedere.

Quello che è avvenuto dopo il ’68 non è colpa del movimento perché esso non era talmente forte da potere impedire l’involuzione prima moderata e poi reazionaria  dell’Italia.

Non si può dare la colpa a tutto il movimento per un centinaio di “sessantottini” vendutisi al potere. E’ assurdo! A questo proposito voglio citare una fonte poco usata in Italia, ma che dà l’esatta valutazione di quell’epoca, ed è la Storia Universale – Accademia delle Scienze dell’URSS – Volume tredicesimo – Pagina 244: “Nella primavera del 1968 la gioventù studentesca italiana prese nuovo slancio e attirò l’attenzione di tutto il Paese……….Alle manifestazioni studentesche, che questa volta durarono più di 3 mesi, parteciparono circa 500 mila giovani”.  Come si vede si parla di 500 mila giovani in soli tre mesi, a cui vanno aggiunti gli altri milioni che si mobilitarono in tutto l’anno e in quello successivo, nonché le decine di milioni di lavoratori che intervennero negli scioperi generali e nell’Autunno Caldo. Di fronte ad un movimento così poderoso,  il discorso qualunquista e denigratorio contro tutto il ’68 ed il suo bagaglio ideale, basato su un centinaio di sessantottini che ha rinnegato le proprie idee, non ha alcun fondamento concreto: è soltanto una calunnia interessata, divulgata dal potere attraverso i suoi mass media.

Un altro aspetto da considerare è che il capitalismo italiano nel ‘68 era in grande espansione e “boom” economico. Il consumismo era in pieno sviluppo e ciò ebbe una grossa attrazione sulla massa dei lavoratori che “abboccò all’amo consumista”. Questo fu uno dei fattori decisivi che portò lentamente, negli anni ’70, all’esaurimento dei movimenti. Le idee purtroppo venivano sbaragliate dal pragmatismo politico, la morale dal materialismo volgare, la dignità della persona dall’arrivismo ad ogni costo, il “Dio Denaro” diventava il Dio al disopra di tutti altri. I rapporti umani subivano un degrado spaventoso da cui non si sono più ripresi.

C’era un forte contrasto tra il progresso economico borghese-capitalista e la ribellione anti borghese ed anti capitalista del movimento del ’68. Ciò, a mio avviso, valorizza ancora di più questo movimento. La ribellione non avveniva  in un momento di crisi economica come poteva essere nel primo dopo-guerra.    Per cui la molla non era la fame né l’aumento salariale, ma la voglia di giustizia libertà decisionalità altruismo, cioè che tutti stessero bene e non soltanto la propria categoria o persona. Le manifestazioni e le lotte, pur partendo da tantissimi motivi occasionali, subito si alzavano ad attaccare il sistema capitalista, all’auspicio del comunismo, del potere operaio, della rivoluzione. Gli slogans delle manifestazioni ricalcavano tutti questi principi-

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ideali. E’ stato un movimento di “contestazione globale” che attaccava l’intero sistema della proprietà privata e rifiutava la figura del “padrone” in tutti i campi. Per questi motivi non lo si può definire come un “fatto culturale e di costume”. Sarebbe molto riduttivo e ne sminuirebbe la portata. Indubbiamente c’è stato anche un cambiamento culturale e di costume, ma esso è stato la conseguenza di una rivoluzione fermatasi a metà. Non era questa la meta. Il vero obiettivo era quello di volere cambiare tutta la società, dare “la scalata al cielo”, come diceva Marx a proposito dell’insurrezione della Comune di Parigi. Per questi motivi penso sia più appropriato definire il ’68 come un movimento sociale-ideale-politico. Esso, pur volendo, non è arrivato a rompere la struttura e le fondamenta economiche perché non è riuscito a diventare maggioranza nel paese.

Il movimento era talmente entusiasmante e coinvolgente che io e tantissimi altri come me pensavamo che si sarebbe passati dal ’68 al Socialismo in un crescendo continuo di lotte. In quel momento a tutti sembrava impossibile quello che è accaduto dopo e l’Italia di oggi.

Dopo il ’68 e gli anni ’70, moltissimi compagni, altro che parlare di un manipolo di sessantottini venduti, purtroppo non sono riusciti nemmeno a rientrare nella “vita normale”: la delusione è stata molto forte, io ho rischiato di finire barbone, ci sono stati molti suicidi “impazzimenti” di tanti tipi compagni finiti nella droga e nell’alcol. Ci avevamo creduto e ci eravamo buttati anima e corpo in questa battaglia ideale e politica.

Naturalmente, come ripeto, eravamo una minoranza perché la maggioranza, approfittando del “boom economico”,  se ne è fregata della battaglia ideale e si è preoccupata soltanto di arricchirsi facendosi appartamenti ville e macchinoni vari. Cioè si sono buttati anima e corpo, anche loro, però nell’accumulazione della ricchezza abbracciando gli oggetti del consumismo con tutti i suoi dis-valori, la sua morale e filosofia di vita. Per cui quando dicono che la crisi dei giovani è da attribuirsi a quelli della mia generazione, io mi tiro sempre fuori e dico che mia non è perché non ho mai creduto in questo tipo di società ed ho lottato sempre contro, subendone le conseguenze. Pagare anche per le colpe della “maggioranza silenziosa” e “perbenista”,  questo no!         

Sempre a difesa del ’68 c’è da dire che è stato l’ultimo movimento veramente rivoluzionario che ha attaccato l’intero sistema capitalista, propiziandone un rovesciamento totale. In parte lo ha fatto il Movimento del ’77. Tutti gli altri successivi si sono mossi con rivendicazioni all’interno del sistema, compreso il “No Global” che chiedeva un Governo mondiale e la riforma dell’ONU.  

Personalmente nel ’68 ero un militante di un gruppo trotschista, sorto in Argentina e poi estesosi in America Latina ed in Europa. Il suo capo era un certo Posadas che, in quanto a “culto della personalità”, non scherzava per niente. Però l’organizzazione portava avanti un programma rivoluzionario che mi attraeva.

I gruppi extra-parlamentari erano composti essenzialmente da persone giovani inesperte impreparate, ma rivoluzionarie altruiste e comuniste sul serio. Il loro spirito era quello del motto  zapatista: “Per tutti tutto  per noi niente!”. Purtroppo in generale non c’è stato il cosiddetto “filo rosso”, cioè il collegamento con la vecchia avanguardia rivoluzionaria della Resistenza e con quella delle lotte nel primo dopoguerra. Queste erano nel PCI, ormai “addormentate”, cioè istituzionalizzate,  ingannate, o emigrate all’estero, o ritirate a vita privata, deluse e scoraggiate dalle partitocrazie dell’epoca.

A mio avviso un difetto molto grande dei gruppi è stato il leaderismo. C’erano capi e sottocapi dappertutto. Veniva esaltata la qualità del “trascinatore”. In base a questa concezione iper-individualista non si è saputa fare una politica di Fronte Unico e di unità tra i gruppi.

Io penso che il ’68 ritornerà perché la società borghese non solo non ha risolto i problemi criticati in quell’epoca ma li ha aumentati e peggiorati. Secondo me la loro soluzione è, in generale, nell’impianto ideale-morale  impostato da quel movimento. I corsi e ricorsi storici esistono e non sono mai una ripetizione meccanica. Il “ricorso” al ’68 ci sarà nei momenti rivoluzionari futuri. Indubbiamente tutto quello che succede oggi nega la validità di quel movimento. Però è altrettanto certo che la via verso il progresso umano rimane quella del ’68 e non quella dell’attuale governo né del potere.

Antonio Mucci

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PROGRAMMI ESTIVI DELLE OASI  

Un´estate nella Natura delle Oasi del WWF in Abruzzo: decin

e di eventi ed attività per conoscere territori meravigliosi.

Esperti, artisti, guide, mostre accompagnano turisti e residenti alla scoperta di luoghi di incomparabile bellezza.  

La Natura come protagonista degli eventi estivi delle Oasi del WWF in Abruzzo. Il WWF ha presentato oggi il ricchissimo programma di attività rivolto a turisti e residenti che si svolgerà in 5 tra le più belle aree naturali della regione.

La festa per il fiume nel suggestivo scenario dell´Oasi WWF delle Gole del Sagittario, ad Anversa degli Abruzzi; il corso di disegno naturalistico con un artista offerto dall´Oasi delle Sorgenti del Pescara a Popoli; la giornata della Lontra nell´Oasi delle Cascate del Rio Verde a Borrello; il legame tra arte e natura nella tradizione abruzzese raccontato dall´antropologa nell´Oasi dei Calanchi di Atri; il ciclo di incontri "La Natura all´Imbrunire" con gli esperti di scienze naturali nell´Oasi del Lago di Serranella, nei comuni di Casoli, S. Eusanio del Sangro e Altino.

E, ancora, le passeggiate al Chiaro di Luna,gli incontri sulla sostenibilità e sul corretto uso di energia e acqua, la scoperta delle curiosità naturalistiche con gli esperti e il cineoasi (Oasi dei Calanchi di Atri), gli incontri con artisti della Land-Art, la mostra di scultura naturalistica e un laboratorio musicale (Oasi Gole del Sagittario), la visita al territorio per la scoperta dello scrittore John Fante (Oasi del Lago di Serranella); la collaborazione con il premio Borrello dedicato ad Antonio Russo (Oasi delle Cascate del Rio Verde).   

Tutte le oasi sono, poi, aperte e visitabili tutti i giorni con specifici percorsi adatti a tutti che consentono di scoprire le meraviglie di alcuni dei luoghi più importanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico della regione. Le Cascate del Rio Verde tutelano le cascate naturali più alte dell´Appennino; le Gole del Sagittario ospitano decine di specie di fauna tutelate dall´Unione Europea e una pianta, il Fiordaliso del Sagittario, che in tutto il mondo vive solo nelle Gole; le Sorgenti del Pescara tutelano la più ricca sorgente abruzzese; i Calanchi di Atri preservano l´inconsueto paesaggio dei calanchi con una vegetazione particolare adattata a condizioni estreme; il Lago di Serranella ospita la ricchissima vegetazione ripariale del Fiume Sangro.  

Informazioni dettagliate possono essere richieste all´email abruzzo@wwf.it

 

COMUNICATO STAMPA DEL 30/07/2008 

Scolpire la Natura per creare opere d´arte effimere che si trasformeranno grazie a vento, pioggia e neve. 

Venti opere d´arte di quaranta artisti da tutta Europa arricchiscono le Gole del Sagittario e la locale Oasi WWF, in Abruzzo.  

Termina domani la prima edizione del progetto ECO LAND ART.

Scolpire e creare con i materiali naturali consapevoli che le proprie opere si trasformeranno insieme al paesaggio grazie agli eventi atmosferici. Le Gole del Sagittario in Abruzzo, una delle aree naturalisticamente più interessanti d´Italia, hanno ospitato decine di artisti europei di Land Art che, grazie a questa prima edizione del Progetto Eco Land Art, lasciano sul territorio venti opere. Sono opere

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d´arte effimere immerse nella Natura e che interagiscono continuamente con essa fino ad essere riassorbite dal mutare dell´ambiente.

La Land-Art nasce in America nella metà degli anni sessanta con la fine dell'avanguardia, grazie alla spinta di una nuova generazione di artisti che prendono le distanze dalle regole e dalle formule codificate dell'arte accademica. A metà tra la scultura e l'architettura quest´arte si basa sul recupero e la valorizzazione della natura attraverso forme artistiche libere e spontanee, fondate su un linguaggio fortemente istintivo. Questi artisti rivolgono tutta la loro attenzione alla natura e usano materiali come sabbia, pietre, acqua, rami, foglie, fango, che raccolgono, selezionano, modellano e assemblano durante itinerari attraverso deserti, laghi ghiacciati, pianure, foreste, nei luoghi fra i più selvaggi della terra e poco frequentati dall'uomo.

Dichiara Mauro Margiotti, responsabile dell´European Athenaeum of Floral Art e organizzatore della manifestazione "In occasione dell´evento, che si concluderà domani con una visita collettiva a tutte le opere realizzate, i cinque paesi della Valle, Anversa degli Abruzzi, Scanno, Bugnara, Cocullo e Villalago, hanno ospitato quaranta artisti, provenienti da Danimarca, Polonia, Svezia, Finlandia, Lituania, Olanda, Norvegia, Ungheria, Germania, Italia, Francia, Spagna dislocati in coppia nei relativi territori comunali. Sotto la supervisione di Kai Bratbergsengen e Peter Hess, due tra gli artisti più quotati nella Land Art, in 10 giorni hanno studiato, ricercato elementi e, infine, realizzato una scultura, usando esclusivamente materiali di risulta della natura. Gli artisti stessi hanno coinvolto il pubblico nella creazione delle loro opere, dando origine a momenti di solidarietà e amicizia e creando un contatto intenso con la natura. Gli artisti hanno avuto a disposizione la valle del Sagittario quale museo delle loro opere e i visitatori potranno ammirarle durante le loro escursioni, finché la pioggia e il vento modificheranno le loro forme. La Land Art, vive insieme alla natura, senza danneggiare l´ambiente e trasformandosi continuamente sotto l´azione degli agenti atmosferici." 

Dichiara Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo "L´Oasi WWF delle Gole del Sagittario conferma il suo impegno nella promozione della creatività, unendo conservazione della Natura, arte e architettura. Dopo un workshop di design naturalistico e dopo ben due concorsi nazionali di architettura, ora contribuiamo a questa iniziativa di Land Art, anche per offrire ai visitatori un modo più profondo di fruire la Natura. Nell´Oasi abbiamo ospitato artisti di fama quali lene Christiansen, Marianne Juhl, Geert Schiks, Lluìs Sabadell, Angels Artigas e Evelen Melis. Secondo il WWF, più che un ulteriore investimento in infrastrutture, intrattenimento o marketing che tenti di estenuare un modello turistico in crisi, occorre volgere lo sguardo altrove verso modelli leggeri di turismo basati sulla conoscenza. E´ un progetto di organizzazione finalizzato allo sviluppo ed alla diffusione di una nuova forma di turismo: il turismo di territorio. Il turismo di territorio è conoscenza diretta delle persone e dei diversi tratti distintivi dell´identità di uno specifico luogo, offerti nella loro dimensione complessiva e contemporanea, all´interno di una esperienza di viaggio unica. Lo scorso anno l´Oasi delle Gole del Sagittario, con programmi basati su arte e Natura, sono state visitate da 8000 visitatori nel solo mese di Agosto. Crediamo, inoltre, che il turismo non debba risultare un fattore di stravolgimento delle aree proposte come destinazioni, ma che possa rappresentare per le singole realtà uno strumento importante per raggiungere uno sviluppo economico e sociale durevole e per affermare la propria specificità in risposta all´appiattimento portato dalla globalizzazione."

L´intento degli organizzatori è di ripetere l´evento ogni anno per creare un vero e proprio museo naturale in quella che si candida ad essere una delle capitali mondiali dell´arte della Natura.

 

Presentato da Augusto De Sanctis

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L' EMERGENZA RIFIUTI E' FINITA......BASTAVA BUTTARLI NEL MARE

In questi giorni Berlusconi va strombazzando al mondo intero attraverso i suoi mezzi di informazione che l'emergenza rifiuti in Campania è finita,tanto che verrebbe da riconoscergli il titolo onorifico di Mister Monnezza.
Ma come ha fatto a far sparire i rifiuti o, ad essere più precisi, la maggior parte di essi?
A guardar bene,si capisce che il suo metodo è quello di chi fa apparire la casa pulita spazzando la polvere sotto il letto.
Infatti,per DECRETO, ha stabilito che rifiuti considerati TOSSICI dall'Unione Europea e per il resto del territorio italiano,di colpo diventassero smaltibili normalmente.
Poi, per DECRETO, ha stabilito che le discariche ritenute inquinanti o già cariche di sostanze tossiche,di colpo,fossero bonificate, rendendole territorio militare protette dai soldati onde evitare occhi indiscreti.
Non contento,per evitare che qualche " cittadino comunista" potesse rivolgersi alla magistratura per vederci chiaro,ha istituito un Tribunale speciale territoriale con competenza esclusiva per le questioni attinenti ai rifiuti.
Ancora,ha stabilito la costruzione di 4 nuovi inceneritori-termovalorizzatori,ovvero di 4 mostri scientificamente obsoleti. Infatti le nazioni europee all'avanguardia,stanno sostituendo gli inceneritori che bruciano i rifiuti producendo diossina, inquinando e consumando energia,con altre tecnologie che i rifiuti li essiccano, riciclano e addirittura producono energia.
In Italia, a Brescia, c'è il più grande inceneritore d'Europa ma anche ,a Brescia,la più grande concentrazione di diossina nell'aria al mondo!!!!
Come rilevato dall'istituto di vigilanza sanitaria francese, le popolazioni che vivono nei pressi degli inceneritori si ammalano di tumore almeno il 20% in più rispetto al resto .
Dunque, se l'obiettivo di Berlusconi era di girare il solito spot pubblicitario in pochi mesi per vantarsene, tanto valeva buttare i rifiuti nel mare, così si sarebbe potuto vantare prima.
Dobbiamo però riconoscergli il merito di aver aggiornato, specificandola, la famosa profezia napoletana espressa dal proverbio "Vedi Napoli e poi muori"in "Vedi Napoli e poi muori ..di tumori".
Paolo vasini



MENO TASSE PIU' MIELE


Vi ricordate tre mesi fa quante meravigliose promesse?
Ridurremo le tasse.
Bonus bebè,cioè daremo 1000 euro per ogni neonato
Abolizione del bollo auto e moto.
Ma una volta sulla poltrona, sono bastati pochi giorni a Berlusconi per rimangiarsi tutto e
purtroppo non ci possiamo illudere che in seguito le cose cambieranno.
Infatti,mentre telegiornali e giornali ci bombardavano sui "giudici comunisti",non ci bombardavano sul DPEF,cioè sul documento che stabilisce la politica economica e finanziaria del governo nei prossimi anni..in altre parole quante sono le tasse che ci toccherà pagare.
Sarà stata colpa del caldo,ma quanti giornalisti si sono dimenticati di informarci che la pressione fiscale rimarrà invariata per i prossimi 5 anni al 43% come scritto nero su bianco nel DPEF e certificato anche dal governatore della Banca d'Italia ?
E l'ICI?Tutti i governi sono capaci di abolire una tassa se poi per farlo non ci sono più nemmeno i fondi per il Sud,i fondi per ammodernare la linea ferroviaria Pescara-Roma,i fondi per le forze dell'ordine che diminuiranno di 40 mila unità (alla faccia delle leggi sulla sicurezza),i fondi per la sanità (introduzione del ticket per le categorie ora esenti,anziani invalidi e malati di cacro,riduzione dei posti letto ,dei medici e infermieri), i fondi per stabilizzare i precari, i fondi per aumentare gli stipendi in quanto Berlusconi e Tremonti hanno deciso che l'inflazione è all'1,7% e su questa stima stabiliranno qualsiasi rinnovo contrattuale di lavoro,fregandosene se l'ISTAT e il nostro portafoglio sanno bene che l'inflazione reale è quasi al 4%.
Comunque,chiamatela ici,irap,irpef o bollo,se alla fine dei conti le tasse tutte sommate rimarranno al 43%, che cosa mi hai fatto risparmiare caro Silvio?
In compenso però,possiamo vantarci di avere la nazione con più politici al mondo e pure con le elargizioni più bizzarre.
Infatti non è prevista la riduzione di 1 solo politico tra Parlamento,Regione,Provincia e Comune,figuriamoci poi degli stipendi.
Sulle spese di Stato bizzarre, GiulioTremonti parlò dei 2 milioni di euro destinati ogni anno all'apicoltura come esempio di spreco da eliminare.
Bene,gioiamo tutti ed addolciamoci la vita,nel DPEF i 2 milioni per le api sono rimasti...dunque miele per tutti...grazie Giulio e grazie Silvio.


Paolo Vasini

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”