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IL SALE - N.°81


  

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 81  Luglio 2008

 

 

 

 

 

 

 

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Sommario

 

 

 

 

                                      di Antonio Mucci

 

                                      di Giorgio Fioretti

 

                                               di Giovanni di Iacovo

                       

                                                        di Luciano Martocchia

 

                                                        di Moreno De Sanctis

 

·         Pagine 12 e 13      DA BABILONIA A ESPERANTUJO                                                

                                                 presentato da Carmelo R. Viola

 

                                                        di Diderot

 

                                                        de “Il Sale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CARO ELETTORE DI SILVIO BERLUSCONI
Caro elettore di Silvio Berlusconi,
se hai un figlio sotto processo per stupro,
per pedofilia,
per rapina,
per furto in appartamento,
ESULTA
il processo a tuo figlio è stato fermato dal tuo caro amico Silvio.

Se invece hai una figlia che è stata stuprata,
se hai un bambino che ha subito violenze sessuali da un pedofilo,
se sei stato rapinato,
se la tua casa è stata derubata,
se sono anni che spendi soldi e soldi in avvocati in attesa di giustizia e risarcimento ed ora vedi andare tutto in fumo,
ESULTA COMUNQUE
perchè in tal modo viene fermato anche il processo che vede imputato di corruzione giudiziaria il tuo caro amico Silvio Berlusconi.

Dunque,se ci hai votato nella speranza di avere un tozzo di pane in più,se anche ora scopri che quel tozzo di pane è di plastica (del resto quando te lo abbiamo promesso mica ti avevamo detto che fosse di farina),
ESULTA COMUNQUE
perchè se continuerai a votarci il tuo caro amico Silvio Berlusconi non ti darà mai del COGLIONE.

Il PRECEDENTE
"13 luglio 1994.Alla vigilia di una retata per i top manager Fininvest,tra cui anche Paolo Berlusconi, indagati per tangenti alla Guardia di Finanza, il governo Berlusconi emana il decreto Biondi,poi chiamato decreto SALVALADRI.Viene vietata la custodia cautelare per tutti i reati di tangentopoli e dal carcere così escono tutti i peggiori simboli del malaffare: De Lorenzo, Di Donato, la signora Poggiolini e altre migliaia di detenuti per altri reati che ne beneficiano comunque...(dal libro Montanelli e il Cavaliere di M. Travaglio)".
Dato che questa è storia,purtroppo,come mai nessuno se ne ricorda e ne parla?

MANIFESTAZIONE DELL'8 LUGLIO A ROMA CONTRO LA POLITICA SULLA GIUSTIZIA DELL'ULTIMO GOVERNO DI SILVIO
Veltroni ha rifiutato di parteciparvi,lo stesso i vari partitini della sinistra ormai extraparlamentare.Forse rosicavano al fatto di essere stati anticipati da Di Pietro.
Comunque è proprio vero, la Storia non insegna mai niente,purtroppo.Circa 80 anni fa, altri Veltroni decisero di fare opposizione "pacatamente" e Mussolini ringraziò.
Quando il fascismo svelò il vero volto Ottant´anni fa l´italia perdeva la libertà.Il 3 gennaio 1925 il Duce tenne il discorso con cui liquidò lo Stato liberale. Massimo l. Salvadori su la Repubblica

Il 3 gennaio 1925 mise fine al periodo di trapasso apertosi nel 1922 con l´ascesa al potere di un fascismo ancora relativamente debole e instabile e diede inizio alla sua trasformazione in una dittatura organica; l´assassinio di Matteotti aveva messo in moto l´intero fronte politico e parlamentare, creando un profondo sommovimento nella società e una crisi di fiducia verso il fascismo in ampi settori della borghesia e dei ceti medi inferiori che lo avevano sostenuto. Ma emerse a quel punto come allo sbandamento del fascismo corrispondesse l´incapacità delle opposizioni di trovare un sia pur minimo comun denominatore politicamente efficace. La protesta morale le univa, ogni proposta di azione le frantumava. Parte dei liberali che avevano seguito Mussolini e democratici come Amendola puntarono su una soluzione costituzionale che inducesse il re a licenziare il governo; i socialisti massimalisti si mostrarono svuotati e incapaci di decisione; Gramsci fece appello ad uno sciopero general
e che nessun altro all´infuori dei comunisti voleva e trovava le masse esauste. La scissione parlamentare culminata nell´Aventino, intesa a premere sulla corona, restò senza effetto. Mussolini ottenne la fiducia prima al Senato e poi alla Camera. Intanto i "ras" del fascismo provinciale minacciavano di scatenare la guerra civile su vasta scala nel paese esortando il capo a reagire con la massima decisione. Il 3 gennaio 1925, percepito il fallimento delle opposizioni, forte dell´appoggio della monarchia e del Vaticano, Mussolini tirò le somme. Un ruolo decisivo nel rafforzare l´azione del capo del governo dopo quel discorso ebbero i liberali di destra, le cui ragioni Salandra avrebbe così indicato: «per loro le idealità liberali non erano che una soprascritta; esse andavano posposte alla necessità di serbarsi salda la difesa materiale del fascismo contro la minaccia di una riscossa dei sovversivi».
Si giunse così alla stretta finale, che ebbe come esito, in rapida successione, il varo delle leggi e la creazione degli istituti che nel 1925-26 instaurarono la dittatura, liquidarono lo Stato liberale agonizzante e diedero vita al regime. Gentile redasse il manifesto degli intellettuali fascisti; Croce il contromanifesto degli intellettuali antifascisti. Seguì un´ondata di terrore ad opera delle squadracce. Furono varate le leggi "fascistissime": controllo della polizia su tutte le associazioni; modifica dello Statuto ed esautoramento del Parlamento; rappresentanza sindacale alle organizzazioni di regime; riforma delle amministrazioni locali; scioglimento dei partiti, salvo naturalmente quello fascista; introduzione del confino di polizia; arresto di deputati delle opposizioni; creazione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato e dell´Ovra, la polizia politica che dopo di allora sarebbe stato l´occhio vigile del regime sulla società sottomessa e sulle forze clandestine. Qua
ttro falliti attentati compiuti contro Mussolini fecero da sfondo e giustificazione alla vasta e organica legislazione repressiva, nella cui elaborazione un ruolo primario ebbero Federzoni e Rocco.
Allora il fascismo si propose come il padrone d´Italia e divenne tale.

Paolo Vasini

 

 

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FATTI  DEL ’68 E “DINTORNI”

 

L’Italia ha vissuto una fase pre-rivoluzionaria!

 

(Prima parte)

 

Vorrei fare una descrizione dei principali avvenimenti del ’68 e “dintorni”, cioè di quegli anni, per dimostrare la potenza rivoluzionaria di quel momento storico.

# Nel quadro dell’offensiva del Tet, il 1968 comincia con l’impresa di 19 Vietcong  che prendono d’assalto l’ambasciata americana a Saigon, giudicata inespugnabile. Eliminano tutto il corpo di guardia, la tengono nelle loro mani per 6 ore, poi vengono ammazzati. La grande potenza americana viene messa in ridicolo da un pugno di vietnamiti. L’eroismo di questo popolo è stato un elemento importantissimo nello stimolare le lotte e la presa di coscienza del  popolo italiano nel ’68 e negli anni ’70.

#  Il 5 febbraio 1968 i sindacati indicono uno sciopero generale a cui partecipano 18.000.000 di lavoratori.

#  A Roma, il primo giorno di marzo del 1968, a Valle Giulia, davanti alla facoltà di architettura, si sviluppa uno scontro tra studenti e polizia che si protrae per ore.

# I lavoratori della Renault  nel maggio del ’68 occupano l’intera fabbrica, a Parigi. Essi accolgono il corteo di solidarietà degli studenti al canto dell’Internazionale. I sindacati cercano di impedire questa unione ma non ci riescono. Il comitato di lotta dei lavoratori della Banca, anch’essa occupata, porta gli stipendi ai lavoratori della Renault. Il Comitato della fabbrica firma per ricevuta. Nello sciopero generale di Lanciano(Chieti) del 4 giugno si grida “Parigi” e “Vietnam”, come esempi di lotta da imitare.

# “Milano, giugno ’68. Gli studenti danno vita ad una massiccia mobilitazione…….(contro) il Corriere della Sera……. come prototipo della ‘bugia stampata’……. prima con un processo di massa in piazza Duomo, poi, la sera, con il blocco di via Solferino, finalizzato ad impedire l’uscita dei camion che portano le copie del giornale alla distribuzione. Le scaramucce con le forze dell’ordine vanno avanti per tutta la notte”(Mario Capanna, “Formidabile quegli anni”, p. 34).

# 15 novembre 1968: sciopero generale per l’aumento delle pensioni, con la partecipazione di 12.000.000 di persone

# Avola (Siracusa) – 2 dicembre 1968 – Sciopero di 10.000 braccianti – La polizia spara, uccide due braccianti e ne ferisce uno molto gravemente.

#  Contestazione alla “Bussola” di Viareggio, la sera di capodanno del 31/12/68, contro il lusso borghese. La polizia spara e ferisce gravemente uno studente-lavoratore, Soriano Ceccanti, che rimane paralizzato a vita.

# Battipaglia (Campania) – 9/4/1969 – Manifestazione operaia dell’Azienda tabacco “S.Lucia” – Scontri con la polizia con 2 morti e circa 200 feriti.

# Il famoso “Autunno caldo” del ‘69 -- L’ondata di lotte di quel periodo si conclude con l’imposizione al padronato dei Consigli di fabbrica. Questi organismi sono composti dall’insieme dei delegati, all’inizio liberamente eletti dalle assemblee di reparto.        

# Fine ’69 -- Sciopero generale per “l’edilizia democratica” con l’adesione di 20.000.000 di lavoratori.

# Nel ’68 e nel ’69 tutte le università italiane sono occupate dagli studenti che, in moltissimi casi, praticano l’autogestione imponendo programmi di studio rivoluzionari, diversi da quelli stabiliti dal ministero, ed un funzionamento universitario che attacca l’autoritarismo dei “baroni”(“professoroni” che spadroneggiano dentro l’università). Tale autoritarismo viene  messo in discussione e sminuito  dalle assemblee studentesche, dal “voto politico” e dagli “esami di gruppo”. Queste conquiste successivamente sono state tanto denigrate dai partiti riformisti e conservatori che, prendendo lo spunto da qualche episodio negativo, fecero di tutto per affossarle. Invece esse andavano appoggiate valorizzate e sviluppate nel senso della partecipazione la democrazia diretta e l’autogestione. Magari ci fossero oggi gli esami di gruppo ed il voto politico, presupporrebbero una vitalità ideale dei giovani  che se la sognano. Mi dispiace per loro. Il vuoto ed il degrado della scuola di oggi sono dovuti all’accanimento con cui il potere coalizzato di allora, si

 

 

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scagliò contro il movimento rivoluzionario studentesco. La scuola oscurantista di oggi è la logica conseguenza di quel comportamento.

Naturalmente mancano da citare tantissimi altri avvenimenti, piccoli e grandi, altrettanto importanti, che compongono questa poderosa epoca storica, ricordata come “Il ‘68”.

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Il potere capitalista italiano ed internazionale è molto preoccupato e reagisce nel seguente modo:

# 15 marzo 1968 – Roma – Università La Sapienza: I fascisti, guidati da Caradonna, assaltano gli studenti nella Facoltà di Filosofia. Respinti, si rifugiano in quella di Giurisprudenza. Qui viene ferito Oreste Scalzone, da un armadio lanciato giù dalle finestre dai fascisti.

# 12 dicembre 1969 – Milano: Strage di Piazza Fontana, 16 morti e 80 feriti. Montatura contro Valpreda e gli Anarchici.

# Dicembre 1970: Valerio Borghese, diretto dai servizi segreti italiani ed internazionali, tenta un Colpo di stato, abbandonato all’ultimissimo momento. Era già dentro il Parlamento. Nessuno mai è andato a fondo su questo avvenimento.

 

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Il colpo di stato di Valerio Borghese, nel dicembre 1970,  non  fu fatto perché non era più necessario: il momento più acuto della ribellione era passato ed il movimento si avviava a rientrare nelle istituzioni con lo Statuto dei lavoratori, “I parlamentini   scolastici”(i Decreti Delegati) ed il cosiddetto “Stato assistenziale”. Quest’ultimo si può dire che ha una natura contraddittoria perché rappresenta una conquista ed una sconfitta nello stesso tempo. Una sconfitta perché il ’68 puntava più in alto ed una conquista perché non è stato lo “Stato generoso” a donare questi vantaggi ai lavoratori, ma sono stati i morti, i feriti, gli imprigionati, gli espulsi dal lavoro, i sacrifici di milioni di esseri umani e tutte le lotte di quegli anni che hanno costretto la borghesia e la casta burocratica a fare lo “stato assistenziale”. Per cui la definizione corretta è quella di “conquiste operaie”. Lo stato non c’entra niente.

Con riferimento al colpo di stato di Valerio Borghese, si può dire che in quel momento il potere italiano ha veramente tremato. Il tentativo è stato un momento di panico. Se lo facevano, per la rivoluzione  forse era meglio!

L’ondata delle mobilitazioni, come si può vedere sopra, è stata veramente poderosa in senso quantitativo, inoltre questa era accompagnata dalla volontà della gente di cercare di prendere direttamente nelle proprie mani la soluzione dei problemi. Oggettivamente l’Italia ha vissuto una fase pre-rivoluzionaria.

Ciò che è mancata è stata l’organizzazione rivoluzionaria che avrebbe potuto unificare tutti questi centri di lotta  e le varie categorie intorno alle idee ed al programma rivoluzionario ed era fatto. In questo caso ci sarebbe stato l’imbarazzo della scelta tra l’effettuare una rivoluzione di tipo marxista-leninista o di tipo anarchico-autogestita o un misto di entrambi. Non se n’è potuta fare nessuna perché non c’era l’organizzazione rivoluzionaria con autorità di massa. C’erano organizzazioni rivoluzionarie, come i gruppi extra-parlamentari, ma erano numericamente piccoli, alcuni sorti da poco tempo come funghi, poco conosciuti. Non potevano avere autorità sulla maggioranza della popolazione.

Le organizzazioni del movimento operaio con autorità di massa c’erano: il PCI e la CGIL, ma queste erano riformiste e non avevano nessuna intenzione di compiere una rivoluzione, anche se si dichiaravano contro il sistema capitalista e per il socialismo, in senso storico. Ma questo momento storico per loro non era ancora arrivato, e mai arriverà!

Questa contraddizione-ambiguità ha “spaccato la testa” a tanti comunisti e socialisti di quell’epoca.. Il comportamento ambiguo del PCI e della CGIL  fu molto dannoso per le masse, che ne uscivano confuse e disorientate. Queste organizzazioni fecero di tutto per impedire ai propri militanti di seguire le organizzazioni dei gruppi extra-parlamentari, ricorrendo al boicottaggio delle loro attività, persino alla violenza ed al disprezzo. L’apparato comunista romano chiamava “gruppettari” tutti i militanti extra-parlamentari. Giorgio Amendola, uno dei massimi dirigenti del PCI in quegli anni, attaccava i gruppi extra-parlamentari calunniandoli come “Fascisti rossi”. Sia il PCI che la CGIL hanno delle grandissime responsabilità sull’estinzione del movimento del ’68  e di quegli anni.

I gruppi presenti nel ’68 e nel ’69 erano: Potere Operaio, Avanguardia Operaia, Lotta Continua, il Movimento Studentesco, i Trotskisti, l’Unione   dei Comunisti (marxisti-leninisti) ed altri ancora. Questi sono stati la vera avanguardia di quel movimento, cioè il motore propulsore di quegli anni. Essi rappresentavano una grossa minoranza, ma rimasero sempre tale. Influirono su tutti i cambiamenti progressisti dell’Italia, ma non riuscirono mai a prendere nelle proprie mani le sorti del paese.

Antonio Mucci

(Continua nel numero successivo)

 

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Tratto da: “Una Voce fuori dal coro” di Giorgio Fioretti

 

MARXISMO E RIVOLUZIONE

 

 

I mutamenti storici si realizzano non perché sono giusti, ma perché sono necessari.

 

L’ottocento si presenta come un secolo di grandi fermenti. Tutto è in movimento. Si rinnovano: le scienze, la politica, l’economia, la filosofia, la letteratura; tutto ciò che c’è di buono e di cattivo nel novecento, ha origine dall’ottocento. Fra i tanti uomini illustri o anche geniali che hanno popolato questo secolo, al tema interessa prendere in considerazione: Marx e Engels. Il loro interesse è preso a l’analisi di una società in profonda trasformazione  che aveva generato un nuovo soggetto sociale: il proletario. Questo soggetto aveva in comune con l’umanità che la aveva preceduta, la caratteristica di essere anche lui vittima di sfruttamento; mentre ciò che lo differenziava era:

1) - Il luogo dove si esercita lo sfruttamento (agglomera grande concentrazione umana).

2) – Il modo di produrre  (divisione del lavoro)

  

3) – La figura della nuova classe dominante (questa rispetto alla precedente, ha un formidabile alleato: la tecnologia).

La tecnologia, figlia della scienza, entra nel processo produttivo esercitando costrizione e alienazione sul soggetto proletario. Il popolo perde le speranze riposte nella rivoluzione francese. A “l’ancien règime” si sostituisce la borghesia capitalista, vera vincitrice ed erede della rivoluzione. L’ultimo tentativo del popolo di riappropriarsi della rivoluzione viene promosso da Babeuf, sostenuto da un limitato gruppo di utopisti fra cui Darthè e l’italiano Filippo Buonarroti. Ma la loro azione detta “la congiura degli uguali” non sarà mai realizzata perché oltre che antistorica, per cui anche se si fosse compiuta non poteva essere vincente, fu tradita da un delatore e finirà con il tentato suicidio di Babeuf che verrà portato al patibolo sanguinante, proprio come Robespierre; mentre Buonarroti  sarà condannato all’ergastolo, ma verrà poi graziato nel 1.800. Con l’apparizione di Napoleone e le sue imprese militari, il popolo della rivoluzione perde definitivamente ogni possibilità di immediata presa del potere. Da questo momento la storia volge la sua attenzione  all’affermazione coerente delle sue determinazioni, avviando il corso che dovrà portare alla realizzazione del potere borghese. Inizia così un fermento di idee politiche, un agitarsi di uomini, di movimenti rivoluzionari che in definitiva altro non sono se non i sintomi febbrili dell’aspirazione della borghesia alla conquista del potere politico legale oltre che sostanziale al fine di dare libero sfogo all’evolversi del sistema capitalista e proteggere il potere economico, gia largamente raggiunto, da ogni possibile attacco delle forze sociali soggiacenti e dalle resistenze dei poteri conservatori e monarchici. A tal proposito nasce un partito politico denominato liberale in competizione con quello democratico a cui più tardi si aggiungeranno in parallelo i socialisti. A ben considerare, l’intero secolo ottocento è stato un secolo in cui la borghesia capitalista si è mobilitata senza sosta per raggiungere e legalizzare la necessaria supremazia politica. Questa sua incessante attività fu sostenuta dalla logica inesorabile del determinismo storico principale autore della sua realizzazione. Un ragguardevole sostegno a questo processo fu dato dalla nuova scienza economica. Questa ebbe il suo maggior numero di pensatori nel nord Europa, particolarmente in Inghilterra, dove l’industrializzazione stava avendo il suo maggior sviluppo. Mentre l’Europa del sud  contribuì molto marginalmente a questo processo. Molti dei primi economisti, nel trattare la loro materia, lo fecero senza mai prescindere da problemi sociologici, poiché, a ben guardare, l’economia è realmente una materia che riguarda la vita sociale degli uomini. Lo stesso padre dell’economia, Adam Smith, prima del suo celebre trattato, “Ricchezza delle Nazioni” aveva scritto “Teoria dei Sentimenti Morali” in cui riferendosi alla frase di Mandeville:  “Vizi Privati, Pubbliche Virtù” confermò che nel meccanismo della produzione e dello scambio i “vizi privati”, che stanno per egoismo, si trasformano in : “pubbliche virtù”. Tutte le scienze, le scoperte e le realizzazioni tecnologiche hanno in questo secolo uno sviluppo straordinario. Come  è vero che tutto questo produce

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ricchezza, è anche vero che la sua attivazione richiede impiego di capitali. Quindi, solo chi possiede mezzi finanziari può trasformarli in capitale e governare questo nuovo tipo di sviluppo. D’ora in avanti il capitale diventa il mezzo unico e indispensabile per lo sviluppo, e il suo detentore onnipotente. Quale naturale conseguenza si ha che il capitalista si appropria di tutto l’esistente e di tutto ciò che potrà esistere nel futuro, perchè sarà lui che lo finanzierà. La sussunzione di tanto potere nelle mani di una sola classe che per necessità di sistema economico considera l’uomo una macchina che deve produrre ricchezza, diventa umanamente insopportabile.

Insopportabile sì, ma inevitabile; e fino a quando non sarà decaduta questa necessità in virtù del cambiamento di sistema, essa vivrà.

Al numeroso susseguirsi di economisti, che si danno un gran da fare per analizzare, spiegare, inquadrare, consolidare dentro la storia il nuovo sistema economico  come realtà imprescindibile, insorge una voce fuori dal coro; quella di quel genio antistorico di Carlo Marx. Ho detto genio; in quanto a genialità è superfluo volerlo ancora celebrare. Mi sembra sufficiente ricordare  che da quando    il suo pensiero è apparso nella scena mondiale, la storia politica e umana si è divisa fra marxisti e antimarxisti. Ma ho detto anche antistorico; questa è una affermazione audace e forse senza precedenti. Ardua è l’impresa per dimostrarla. Ma, cercando di seguire la traccia del pensiero determinista della storia, ci proverò lo stesso. La chiave di lettura da usare, è la massima che apre questo saggio: “i mutamenti storici…”

Premesso che le analisi e le critiche che Marx fa della storia, della società e dell’economia, sono di grande valore intellettuale, e le soluzioni  impongono un più alto senso di giustizia  e la riconsiderazione dell’uomo, la domanda è: era possibile nel contesto storico in cui si viveva, impedire che un sistema economico in piena affermazione, florido, ben strutturato, con prospettive di espansione immense, detentore dei mezzi e di tutti gli strumenti di produzione, potesse essere seriamente contrastato, abbattuto e sostituito, prima ancora che avesse assolto il ruolo che la storia gli aveva assegnato? E sostituito da chi? Dal proletariato di quel tempo?  Aveva questo proletariato appena nato l’esperienza, la maturità, la competenza, la cultura per governare questo nuovo tipo di sviluppo così frenetico che nessuno, e in questo nessuno includo la stessa classe capitalista di allora, sapeva dove sarebbe andato a parare? Non si sarebbe cacciato il proletariato in un imbroglio storico, dato le sue incertezze nel definire una sicura strategia di governo per mancanza, oltre tutto, di riferimenti storico-ideologici?  La sua nascente collocazione nel tessuto sociale era troppo fragile e il suo avversario da abbattere troppo potente. No, no, credo proprio che il sistema capitalista per quanto ingiusto possa sembrare, per quanto spietato opportunista, aveva l’incarico di governare quel secolo. E così è stato. Nonostante tutto però,  bisogna riconoscere  al movimento operaio il merito, di essere riuscita a far sentire la sua presenza creando cooperative, a organizzando  strutture sindacali attraverso cui poter condurre lotte per la conquista di migliori condizioni economiche e di lavoro, a migliorare alcune condizioni sociali, a conquistare alcuni diritti e rivendicarne altri. Intanto in campo teorico-politico, durante i dibattiti nella prima internazionale, Marx si vide impegnato in lotte molto accese  all’interno della nascente sinistra politica. Da un lato vi era il pensiero del socialismo libertario di Proudhon, dall’altro il pensiero dell’anarchico Bakunin. Ma a conclusione della prima internazionale (1876) il pensiero di Marx esce vincente. Riassumendo, credo che si possa affermare che se da un lato l’ottocento segna l’indiscussa affermazione del sistema capitalista, dall’altro anche la classe operaia, ispirata dal pensiero di Marx, prende coscienza di sé e delle sue potenzialità come classe antagonista; si organizza politicamente e va costruendo  le basi per impegnarsi in futuri scontri con il sistema dominante per l’instaurazione del potere socialista. Difatti il nuovo secolo inizia subito con una manifestazione di popolo. Dopo la comune di Parigi (1871) nel 1905 scoppia in Russia una prima rivolta popolare. Ma a onor del vero, questa non può essere classificata una rivolta di marxisti, ma appena una protesta popolare contro il disagio delle condizioni di vita, senza voler per nulla mettere in discussione il potere costituito. Basti ricordare che la marcia verso il palazzo d’inverno dei lavoratori di Pietroburgo, avviene assieme alle proprie famiglie al canto di inni religiosi e innalzando ritratti dello Zar. Alla guida vi è un prete ortodosso, Giorgio Gapon, il quale pensando che le richieste del popolo sarebbero state accolte dallo Zar, questi ne sarebbe uscito con prestigio rafforzato, tutto a danno  degli intellettuali liberal- progressisti, radicali e rivoluzionari.

 

(...continua nel prossimo numero)

 

Giorgio Fioretti

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Ci sono sinistre che perdono e sinistre che vincono.

Lo so che siamo tutti sfiduciati abbattuti e più che mai disgustati, ma vorrei comunque invitarvi ad una iniziativa interessante nonostante sia politica.
In tutta Europa forze politiche di ispirazione socialista e socialdemocratica governano (con grande successo, come nel caso di Zapatero) o sono la principale forza di opposizione. Ovunque in Europa tranne che, tanto per cambiare, in Italia, dove il termine socialista, fino a pochi anni fa, faceva solo venir voglia di metter mano al portafogli. Per proteggerlo.
In Europa, per fortuna, la storia è stata diversa. Il Partito del Socialismo Europeo è formato da 33 partiti di tutta Europa, ed è il secondo gruppo dell'Europarlamento. L'anno prossimo ci saranno le nuove elezioni europee e la sinistra e il centrosinistra italiano, dopo la batosta alle politiche, tentenna nei suoi contenuti e quindi nella sua collocazione politica europea  rischiando di rimanere fuori e di adagiarsi su una politica provinciale senza un orizzonte politico quantomeno europeo che sia chiaro, radicato, lungimirante e, soprattutto, UTILE.

Per capire perchè la Spagna elegge e rielegge Zapatero mentre a noi ci tocca Berlusconi, per comprendere insieme quale moderna sinistra possa esistere e vincere oggi, quale siano i suoi obiettivi e quali i suoi riferimenti in Europa e nel mondo, vorrei invitarvi a Pescara presso la Sala del Caffe’ Letterario–Museo delle Genti  in Via delle Caserme - Venerdì 20 giugno 2008 alle ore 17,30 ad un incontro sul tema del Socialismo Europeo e su quali orizzonti e contenuti avrà la nostra sinistra con un ospite d'eccezione: Aldo Garzia, "biografo italiano" di Zapatero, giornalista del Manifesto e studioso del socialismo europeo  (è autore del libro "Zapatero. Il socialismo dei cittadini"  e del libro su Olof palme, padre della socialdemocrazia del Nord Europa dal titolo "Olof Palme: Vita e assassinio di un socialista europeo). Ci sarà un confronto con Gianni Melilla (Capogruppo in consiglio regionale di "Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo") e Giovanni Lolli ( parlamentare PD).

 

 

Giovanni di Iacovo

 

www.giovannidiiacovo.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Associazioni dei consumatori, specchietti per le allodole

 di Luciano Martocchia

Altroconsumo, Federconsumatori, Codacons, Aduc, Adiconsum,  Adusbef, ecc., sembrano sigle mirabolanti che ispirano molta fiducia, ma gratta  gratta scopri che esse fanno poco o nulla per il singolo se non ne ricavano ritorni  mediatici che poi sta a significare -per loro -migliaia di tessere .

Altroconsumo è un'associazione che edita l'omonimo periodico distribuito agli abbonati a peso d'oro, fa inchieste su inchieste, promette tutela legale che poi, a conti fatti, è una tutela inutile in quanto fornita da giovanissimi dottori in giurisprudenza , neanche avvocati,  praticanti di studio che rispondono da un call center o da avvocati che attingono dagli iscritti delle associazioni perchè devono sbarcare il lunario e costretti a cercarsi in questo modo  i clienti .

Il Codacons con l'ineffabile presidente Carlo Rienzi , inieme alternativamente a Paolo Landi -Adiconsum- due star mediatiche abituali della trasmissione radiofonica mattutina Istruzioni per l'uso condotta da Emanuela Falcetti, fanno scena nel blaterare in radio ma poi , dati alla mano, seguono solo problematiche da class action in cui si riesce a mungere la vacca di migliaia di cittadini che assicurano introiti iperbolici alla (loro) causa.

A Pescara a capo della Federconsumatori hanno riciclato  ex  e  decotti esponenti sindacali  perchè le maggiori associazioni di consumatori sembrano non preoccuparsi dei cambiamenti in corso nella società, nell’economia, nell’ambiente.
L’attività della maggior parte di esse si limita ad una visione immediata, è rivolta al presente, perseguendo la soluzioni di problematiche del giorno, senza preoccuparsi delle conseguenze e senza soprattutto svolgere un’analisi complessiva circa la complessità delle singole situazioni.
Infatti , prendiamo l’ultimo esempio che ha occupato le pagine dei giornali: la maxi richiesta di risarcimento danni sponsorizzata dal Codacons in seguito alla pubblicazione on line dei redditi 2005.
Chiaramente questa associazione si preoccupa molto di più di procurarsi notorietà attraverso i proclami sui media, piuttosto di affrontare le problematiche vere che oggi sembrano sfiorare i consumatori, ma che domani probabilmente rischieranno di travolgerli. Tanto più che la maggior parte della gente e quindi dei consumatori ha approvato l’iniziativa. In fin dei conti, i giornali hanno sempre pubblicato i nomi dei paperoni pubblici e privati. La questione, a mio avviso, non meritava tanto clamore, soprattutto da parte delle associazioni di consumatori.
Ben altre dovrebbero essere le tematiche da prendere a cuore. Visto, per esempio, che la salute dei consumatori e la qualità della loro vita presente e futura non sono mai state tanto minacciate.
Personalmente non me ne importa nulla nemmeno della presunta necessità di nuovi centri commerciali, che invece vengono sollecitati da tante associazioni. Anzi, ritengo che alla fine questi megastore si riveleranno più dannosi che utili, se non altro in quanto si porteranno via una bella fetta del tempo libero dei consumatori, dando loro in cambio più inquinamento e molti prodotti di dubbia qualità che acquisteranno nella presunzione di convenienza per pentirsene poi nel breve periodo.
La convenienza non esisterà mai, perché nel momento in cui si crede di acquistare qualcosa a prezzo d’affare, si finisce per comprare qualcos’altro di inutile o che non sarà mai usato. Mi riferisco alla politica degli specchietti per le allodole in uso nella grande distribuzione.
Come sostenevo all’inizio, le associazioni dei consumatori guardano all’immediato prendendo certamente esempio dalla politica. Sono favorevoli ai centri commerciali nella speranza di prezzi più contenuti per i consumatori.
Sono favorevoli alle liberalizzazioni più selvagge sempre nella speranza di ottenere prezzi più bassi. In certi casi addirittura sostengono le privatizzazioni dei servizi pubblici nella speranza di tariffe inferiori.
Non fanno il minimo sforzo di guardare al di là del proprio naso. Vale a dire di pensare a quali saranno le conseguenze delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni indiscriminate, i cui immensi costi di certo peseranno sui consumatori, mentre i futuri benefici saranno tutti da verificare.
Non ci si rende conto che aumentare la dipendenza dei consumatori dal mercato, in maniera indiscriminata, fino al punto d’identificare il consumatore attraverso quello che consuma, è un pessimo servizio.
I pericoli non esistono solo nell’acquisto di prodotti finanziari, ma anche negli acquisti di merci e servizi, se si pensa che nemmeno il 4% dei prodotti subisce un controllo di qualità. In particolar modo nel settore alimentare la facilità dell’acquisto in base alla sola convenienza del prezzo può mettere in serio pericolo la salute dei consumatori.
E’ soprattutto l’emergenza ambientale che dovrebbe spingere le associazioni dei consumatori a modificare la loro linea di azione.
Non è affatto vero che la crescita dei giri d’affari crei ricchezza. La ricchezza finisce quasi interamente nelle tasche di quelli che non ne hanno bisogno, mentre i costi che si sostengono per far aumentare questa ricchezza vengono pagati dall’intera comunità. Le multisala cinematografiche di Pescara e Chieti  e i numerosi centri commerciali sorti sono esempi lampanti della stupidità dei politici che ci rappresentano che svendono storia e tradizione dei centri storici a favore di agglomerati che rappresentano degli anonimi non luoghi.
Le associazioni dei consumatori farebbero meglio ad interessarsi dei comitati d’affari sponsorizzati dagli aiutini e aiutoni di Provincia e comuni che stanno cementificando e distruggendo il nostro territorio, facendo sorgere il legittimo sospetto di conflitti d’interesse. Per non parlare di investimenti sospetti , quando questi possono essere i proventi di associazioni criminali che riciclano denaro sporco attraverso il lavaggio nei cosiddetti centri commerciali o le finanziarie che danno prestiti facili ad usura, come è dimostrato dalla proliferazione massiccia di queste attività nel territorio negli ultimi dieci anni. Far avanzare il brutto nel territorio per aumentare il turismo è un pessimo affare, giustificato solo se si pensa ad arraffare più che si può subito, fregandosene del futuro.
E’ su questi temi che dovrebbero esserci maggiori iniziative da parte delle associazione dei consumatori, in soccorso alle associazioni ambientali che già si adoperano in tal senso.

Quello che più mi preoccupa sono i contributi pubblici che le associazioni ricevono e che finiscono per pesare quando la tutela dei consumatori si scontra con gli interessi di settori produttivi che stanno particolarmente a cuore alle istituzioni locali, provincia e comuni, i principali finanziatori delle attività delle stesse associazioni consumatori.

Luciano Martocchia

 

Una foglia rotola sulla strada

In autunno

carte sparse in circolo

girano

s’inseguono

La brezza del mare

taglia i visi pallidi

scompiglia i capelli umidi

i cappotti

scuri

volteggiano

non curanti

dei miei passi

insicuri

dei miei pensieri tristi

e spenti

I gabbiani inseguono

altri posti lontani

se ne vanno

nel cielo grigio

di una pioggia di settembre

mentre nel ventre

un altro anno

partorirà una nuova stagione

decadente

 

 

 

Torneremo a vivere

la primavera, seduti

uno di fronte l’altro

sulla sabbia fredda

di notte

fermi e sorridenti

al chiaro di luna

con visi pallidi

nascosti

dietro il fuoco rosso

delle sigarette

vivere e spegnersi

così

insieme

lentamente

nel buio umido

della notte

in riva al mare

 

 

…le fragole a dicembre, il sole che asciuga la pelle bagnata dall’acqua del mare, l’orizzonte infinito, la fine di una malattia, le nuvole bianche raccolte nel cielo, la sabbia del mare, la bicicletta in discesa, cambiare strada senza sapere dove porterà, una penna che smette di scrivere un dettato, passeggiare mano nella mano con qualcuno, correre in un prato, guardare la luna grande e le stelle gialle nel cielo blu notte, la pancia di una donna incinta, un cane che ti accompagna di notte, la serranda della camera che si alza, la serenità del non chieder altro, l’amore è ridere senza motivo e pur senza un motivo vivere.

 

 

 

…l’unica differenza che resta è tra chi le cose le ha e chi desidera averle?

 

 

l’uomo crede sempre di fuggire al peggio

ed il peggio invece Lo ha già raggiunto

un gabbiano volteggia nei miei pensieri

in un pomeriggio di primavera senza importanza

 

       

 

Moreno De Sanctis    maldiscuola#yahoo.it

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Recensione a cura di Carmelo R. Viola

 

DA BABILONIA A ESPERANTUJO

 

di Amerigo Iannacone ([1])

 

IL noto esperantista prof. Amerigo Iannacone, direttore del piccolo ma prezioso “Foglio Volante” (“La Flugfolio”), ha raccolto molto opportunamente una serie di suoi articoli e interventi apparsi su svariate testate di giornali nell’arco di circa quindici anni. Il tema è trattato con una maestria linguistica e sociologica che fa dell’A. un indiscutibile esperto della materia di cui, già nell’indice ci offre uno schema analitico e funzionale.

Le prime considerazioni illustrano gli attributi: estrema essenzialità, facilità, regolarità, razionalità logica, flessibilità… che fanno dell’Esperanto un sistema comunicativo unico e non solo nel campo delle lingue cosiddette artificiali, ma solo impropriamente, perché – come ci fa notare lo stesso A.  a pag. 40 – “L’Esperanto è artificiale come lo è la scrittura, che è alla base dell’evoluzione civile dell’uomo. Come lo è ogni lingua, ogni idioma, ogni dialetto, ogni parlata, ogni gergo”. In più, l’Esperanto è stato inventato per essere anche uno strumento alla portata di tutti da servire in una civiltà moderna caratterizzata dalla crescita vertiginosa della tecnologia e della comunicazione multilinguistica. Per questo, è anche una “lingua fonetica”, esattamente il contrario della lingua inglese – già prepotentemente dominante – sotto questo profilo definita una “sciagura nazionale”.

L’esperantismo è ben altro che l’uso dell’Esperanto, il cui apprendimento una persona di media intelligenza e istruzione può realizzare in una decina di giorni. Il fine immediato dell’Esperanto è quello di superare il caos linguistico, la difficoltà di comunicare agevolmente fra etnie diverse, in una parola quello che l’A. chiama e a ragione “Babilonia”, condizione totalmente negativa per una convivenza pacifica degli uomini ma, per converso, il fine mediato è quello di evitare l’uso di una lingua come strumento di prevaricazione e di asservimento (oggi neofeudale) e, per estensione, del cosiddetto e non mai abbastanza deprecato imperialismo linguistico. L’esperantismo sta soprattutto in questo.

Amerigo Iannacone si duole che questo non sia ancora avvenuto a oltre un secolo dalla nascita ufficiale dell’Esperanto, per opera del geniale dottor Ludovico Zamenhof, medico e poeta, ed ha perfettamente ragione. Io conobbi davvicino l’Esperanto solo negli anni Cinquanta e me ne innamorai “a prima vista” e non perché amante di lingue (da dieci anni mi occupavo anche di russo) ma soprattutto perché me ne servivo all’interno del movimento libertario (in cui allora militavo), che contava centri attivi soprattutto nel mondo asiatico (Cina, Giappone, ecc.) e che si batteva – come si batte tuttora – per una civiltà conciliata con sé stessa nello spirito insieme cristiano e socialista. Ma l’esperantismo ufficiale, e non solo,  della FEI (Federazione Esperantista Italiana), che allora aveva sede a Torino (non so oggi) era esso stesso molto vago a questo proposito, diciamo alquanto borghese e “boyscoutistico” e non penso che diverso fosse lo spirito con cui l’on.le Segni, allora Ministro dell’Istruzione, mi autorizzò a insegnare l’Esperanto nelle medie, dietro proposta di un circolo catanese in verità composto da “uomini della vera sinistra” del tempo.

Vieppiù ricco di trofei letterari (mi riferisco anzitutto alle molte opere Esperanto, tradotte od originali), il suo insuccesso come dire politico era segnato sin dalle origini ed oggi, se ci addolora, non ci sorprende, perché l’imperialismo linguistico, favorito con disinvoltura cortigiana anche da grandi uomini di cultura e di potere di casa nostra, è una dimensione strutturale di quello economico-militare propriamente detto esercitato dai più forti secondo una dinamica, che riproduce, in sembianze antropotecnologiche, quella fagico-predatoria della

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giungla e che certamente non ha niente a che vedere con lo spirito libertario, cristiano e socialista, che dovette animare Zamenhof. L’esperantismo è come una pianta delicata che non può attecchire sul terreno arido del capitalismo, economia per l'appunto antilibertaria, anticristiana e antisocialista.

L’A. non dice queste cose ma sono certo che sostanzialmente le pensi quando scrive che l’Esperanto non è un’utopia e che la difficoltà del suo uso dipende dallo spirito conservatore “che fece condannare Galileo Galilei solo perché aveva osato affermare che la Terra si muove” (pag. 61).

Ma non si può credere che si adotti l’Esperanto nell’immenso mondo del computer e dell’internet, nella pubblicistica tecnologica e scientifica a diffusione planetaria e nei vari incontri internazionali a non importa quale titolo, perché ciò nuocerebbe al mercato del business, al cannibalismo dei profitti parassitari, insomma all’esercizio di un “potere über alles”, quale è appunto quello del capitale e degli affari e dell’imperio dei più forti, totalmente indifferenti al bene dei nostri simili e alle sorti dell’umanità.

Nicola Minnaja, nella sua dotta prefazione, difende anche lui l’Esperanto dalla taccia di artificiale perché “tutte le lingue sono artificiali in quanto prodotto dell’uomo”, sottolinea la “diffusa ignoranza del problema”, spiega perché alla traduzione sia preferibile la comunicazione diretta e perché, appunto, la soluzione proposta dall’Esperanto sia “opportuna da un punto di vista economico” e “valida sul piano culturale” (pagg. 7-8).  Ma anche costui fa riferimento ad una logica che non ha diritto di cittadinanza in “profitujo” (termine che potremmo rendere in italiano con “profittopoli”)

Un plauso fraterno al samideano Almerigo Iannacone che, con questo lavoro, ripropone con garbo e con grinta l’urgenza di una lingua apolitica per tutti, ma soprattutto all’esperantista che alla fin fine, non può non ritrovarsi in linea con il libertario, il cristiano laico e il socialista vero e conseguente, il quale "socializza” anche una lingua neutra al di sopra di tutte le differenze e pretese, finalizzata ad un effettivo affratellamento in un contesto che lo stesso chiama, fors’anche scherzosamente, “Esperantujo”, ovvero “paese dell’Esperanto” e che possiamo intendere senz’altro come “paese senza barriere e speculazioni linguistiche”, ma anche “paese di coloro che sperano”, sottinteso “in un mondo migliore” visto che espero vuol dire speranza ed esperanto “colui che spera”. Il mio primo pseudonimo giornalistico (oggi ripreso per la corrispondenza elettronica), era “espero” e a mio figlio, Gianni (scrittore anche lui), ho dato come secondo nome “esperido” (figlio della speranza). La prima persona che mi parò di Esperanto, alla fine degli anni Quaranta, fu un tale professore , docente di matematica, (ebreo come Zamenhof): mi ripeteva una frase che ora voglio ripetere a memoria come augurio perché non tutto sia perduto del sogno di una umanità capace di intendersi senza traduttori: “Guto malgranda konstante frapanta traboros la stonon” (una piccola goccia che batte costantemente perforerà la pietra).([2])

Mi piace segnalare, per completezza e giustizia, la breve ma bella poesia “Esperanto” che lo Iannacone ha messo in apertura del suo lavoro con traduzione italiana a fronte. I suoi due primi versi recitano: En la tutsuna dezerto de la vivo/ estas ama semo Esperanto” ovvero: “Nel deserto assolato della vita/come un seme d’amore è l’esperanto” e in una preinvocazione rivolta ai lettori così chiude: “Mi voglio augurare che questo mio lavoro, pur nella sua modestia, possa dare un contributo alla divulgazione dell’esperanto, una delle più mirabili e più grandiose intuizioni di tutti i tempi”.([3]

 

                                                                             Carmelo R. Viola

 


 

[1] Amerigo Iannacone – Da Babilonia a Esperantujo – Considerazioni sulla lingua internazionale  - Prefaz. di Nicola Minnaja, Pres. della Cooperativa Editoriale Esperanto – Edizioni Eva – Cassino (FR) – Pagg. 68 – Lire 18.000. -

[2] Manca il segno caratteristico sulla “esse” della parola stono.

[3] Il libro può essere richiesto direttamente all’A. scrivendo a “Il Foglio Volante” – Direttore Amerigo Iannacone – via N. Lunga, 21 – 86079, Ceppagna – IS – C.C.P. n. 11 34 38 60.

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La pagina di Diderot

 

big Luciano sulla graticola

 

Dopo l'arresto del dirigente- factotum  e pupillo del Sindaco, Guido Dezio, il nuovo avviso di garanzia che la Magistratura pescarese ha elevato al sindaco Luciano D'Alfonso è la conferma della regola  vigente ormai da anni  a Pescara.

Quando su questo foglio ho pubblicato articoli in cui delineavo paragoni tra  Pescara e Montesilvano, qualcuno aveva definito esagerato quanto scrivevo.

Mi ero anche rammaricato come un partito di Sinistra come Rifondazione Comunista che deteneva un assessorato di peso come quello dell' Urbanistica non si fosse accorto di manovre poco chiare in Palazzo di città. Ma davvero non se n'era accorto?

Avevo inoltre evidenziato la politica suicida dello stesso partito di Rifondazione Comunista quando si fece giocare da un segreto patto elettorale scellerato con il Sindaco alle ultime amministrative  risultato poi rieletto al 1° turno , un accordo  rimasto segreto , fin quando lo stesso Sindaco lo fa trapelare tramite l'ambiguo Gianni Melilla ( un piede in un partito  un piede in un altro  ) , mettendo all'angolo   in un sol colpo Rifondazione e tutta la Sinistra arcobaleno  punita poi severamente dall'elettorato e da un fortissimo astensionismo.

Luciano d'Alfonso è un geniale tessitore di consensi ed un formidabile catalizzatore di risorse, un ambizioso "uomo della provvidenza" pescarese che non trova nessun ostacolo alla sua campagna elettorale; ha scritto, prima e durante la campagna   migliaia di lettere ai cittadini di Pescara,  finte ad personam  , ( iniziavano tutte con il Caro Francesco, caro Paolo, ecc.)  ha tappezzato l'intera città di manifesti e gigantografie  recanti la sua effige, ha firmato, insieme al fido Melilla,  lapidi commemorative imperiture,  ha inventato il bruttissimo ed antiestetico  logo Pescara città Vicina  ( a chi? ) e lo ha scolpito sulle strade, sui marciapiedi , sui muri, alla maniera orwelliana  di ogni  regime dittatoriale o insediamento privatistico  padronale,  "regalandolo"  alla città come indelebili vestigia che in un sistema davvero democratico non dovrebbero starci, in quanto il potere degli amministratori o governanti è solo un potere pro tempore e mai definitivo.

Ha vinto al primo turno sbaragliando gli avversari con una campagna mediatica eccezionale e senza paragoni, con l'apertura di numerosi comitati elettorali sparsi per la città, con l'attivazione di liste solo apparentemente concorrenti al PD ma formate da suoi   supporters e  galoppini, con l'invito a tenere conferenze a Pescara durante la campagna elettorale a personaggi famosi ma ignari del trabocchetto ,  come Rizzo - co autore de  La Casta- Marco Travaglio, ecc.,  tramite l'indefinito ed indefesso Leo Nodari,  con tutti i giornalisti proni a pubblicarlo a caratteri cubitali  sulle testate locali ( nessuna esclusa) un giorno sì e l'altro sì.

Ora la magistratura ipotizza finanziamenti illeciti per circa 300 mila euro, si parla di concussione e corruzione .

La corruzione ambientale o endemica si verifica quando la corruzione non è un atto isolato, ma comune e quasi consuetudinario; il sistema di Tangentopoli, scoperto all'inizio degli anni novanta, è stato più volte descritto come un sistema endemico, dove tutti i politici intascavano e tutti i privati pagavano per ottenere favori dai primi. I partecipanti, col tempo, si abituano alla corruttela al punto di considerarla come una consuetudine. Un simile sistema tende ad isolare ed estromettere gli  "onesti", perché questi, non avendo niente da rischiare da eventuali indagini, potrebbero ricattare tutti gli altri coinvolgendo la magistratura. La corruzione endemica è tutt'oggi comune nei paesi sottosviluppati (essendo al tempo stesso causa e conseguenza del sottosviluppo), ed è stata la condizione più comune durante la storia; volendo, può essere interpretata come una forma di feudalesimo basata sulle cariche pubbliche anziché sui feudi.

Nella corruzione in senso generico il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio percepiscono l'utilità in seguito ad un accordo con il privato, viceversa, nella concussione il pubblico ufficiale sfrutta la propria posizione di supremazia o potere per costringere o comunque indurre il privato a corrispondere o promettere denaro od altre utilità. Le due fattispecie criminose sono, pertanto, l'una l'opposto dell'altra. La giurisprudenza si è a questo proposito interrogata sul criterio che consenta di stabilire quando la dazione è frutto di accordo (corruzione) da quando, invece, è frutto di costrizione o induzione (concussione).

I giornali tutti  hanno fatto a gara per amplificare la campagna elettorale di Lucianone . Il carro del vincitore e del mattatore è sempre il più bello. Chi ha pagato le spese della sua campagna elettorale ? Se lo chiede il cittadino inerme, ed anche io che ho scritto al Sindaco una lettera aperta sui giornali - senza risposta ahimè- chiedendogli d'intervenire sui vigili urbani affinchè non sequestrassero più i volantini delle associazioni ambientaliste , dal momento che il potere locale ( Comandante Grippo in testa) con solerzia inaudita ha voluto stravolgere il significato dell'articolo 20 del Regolamento comunale che regolamenta la pubblicità. Ma evidentemente per il nostro caro Sindaco il volantino di un'associazione, e financo il sale è da ritenere uguale alla carta stampata che regolamenta l'acquisto delle saponette; togliere il terreno da sotto i piedi a coloro che vogliono esprimere idee è quello che fa chiunque ritiene di poter spadroneggiare con l'omologazione dell'informazione e l'impedimento a tutti gli altri di esprimersi.

Un nuova forma di fascismo strisciante che non ha più bisogno del fez e  della camicia nera.

 

Diderot  

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”