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INDICE - IL SALE N.°8


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PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO.

-G8 Comunicato stampa di alcune realtà anarchiche -

GENOVA OLTRE GENOVA : IL PENSIERO CRITICO ALL'ATTACCO

per Carlo Giuliani "solo" in un modo globale

IL MOVIMENTO CRESCE E LA REPRESSIONE AUMENTA

ALCUNE RIFLESSIONI SUL MOVIMENTO ANTI-GLOBALIZZAZIONE



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di Giuseppe Bifolchi

Le immagini della violenza bestiale messa in campo
dalle forze dell'ordine a Genova sono sotto gli occhi
di tutti. Diversi paesi europei chiedono conto al
governo italiano di un comportamento che rimanda ai
governi militari dell'America Latina. Più ancora delle
immagini, sono i racconti delle violenze a cui sono
stati sottoposti tutti quelli fermati e ammassati nel
centro di raccolta di Bolzaneto prima di essere
portati in carcere. Ma chi sono quelli che hanno
massacrato, seviziato? Non sono spuntati dal nulla e
non li ha "fabbricati" in due mesi il governo
Berlusconi. (Del resto un assaggio della loro
democrazia l'avevano già dato a Napoli mesi fa, in
pieno governo di centro-sinistra). In tutti questi
anni la "sinistra" ci ha raccontato di come, nella sua
lenta marcia attraverso il potere fino ad arrivare a
gestirlo, siano stati democraticizzati gli apparati
dello stato (che già ci avevano dato, dopo le
sanguinose repressioni degli anni '50 e '60, la
stagione delle stragi di stato). Dove sono finiti i
"poliziotti democratici" della CGIL? L'ala dura del
movimento, il biade bloc, ha fatto bella mostra di sé.
Dalla parata militare, con tanto di tamburi e roteare
di bandiere, degna dei cadetti di West Point, al loro
agire, degno dei più addestrati tra il corpo dei
marines. Da più parti si è notato come, nonostante la
loro "professionalità", siano stati ampiamente
infiltrati tanto dalla polizia quanto da militanti
dell'estrema destra. Detto questo rimangono due
considerazioni importanti. La prima è che la loro
pratica (che si rivolge alla distruzione delle cose)
pur non avendo nessuna prospettiva politica ed essendo
del tutto sterile e fine a se stessa (al massimo buona
a placare la rabbia del singolo) non è equiparabile
alla violenza messa in campo dallo stato sulle
persone. La seconda è che, comunque, manca a costoro
la piena assunzione delle proprie responsabilità.
Usare un corteo di oltre duecentomila persone, che non
la pensa come loro, come scudo è certamente
inaccettabile. Tanto più che la polizia si è guardata
bene dal fare distinzioni, anzi ha colpito duro lo
scudo, ma li ha lasciati liberi di muoversi pressoché
indisturbati. I mass media hanno svolto un doppio
ruolo.
Il primo è stato quello di montare per mesi la
tensione attorno al G8. Poi, dopo aver dovuto
necessariamente dare testimonianza quanto succedeva, è
iniziata l'opera di criminalizzazione del movimento. I
black bloc, da poche centinaia, sono diventati
migliaia, poi sono diventati tutti gli anarchici ed
infine la gran parte del movimento. Ciascuno a suo
modo (forze dell'ordine, black bloc e giornalisti) ha
svolto la sua parte, chi convinto di salvare l'ordine
costituito, chi convinto di fare la rivoluzione
sfasciando qualche vetrina, chi convinto di servire la
verità. Ma non esiste un'unica verità. E certamente
non è quella dei governi, grandi o piccoli che siano.
Alla luce di quanto è successo sembra evidente la
premeditazione. Genova doveva diventare il teatro di
durissimi scontri, quali in Italia non si vedevano da
decenni, e questo è successo grazie alla demenziale ed
oggettiva sinergia fra le forze di polizia e gruppi di
dimostranti predisposti a cadere nella trappola. Ormai
il progetto del governo Berlusconi, e dei poteri forti
che ne hanno permesso la vittoria (di nuovo Agnelli,
Confindustria e Banca d'Italia) si è ampiamente
disvelato. Dopo la criminalizzazione degli anarchici
(purtroppo agevolata da alcuni settori marginali del
movimento), si è passati alla criminalizzazione
dell'intero movimento che non solo si riconosce nel
Genoa Social Forum (e questo il governo lo ha già
detto chiaramente) ma che esprime un insieme
vastissimo di tendenze e proposte. Un movimento in
crescita, anticapitalista e antiliberista, che
evidentemente va stroncato sul nascere. Ma questo è
ancora niente. Un potere che mostra la volontà,
riuscendoci, di attaccare e spaccare un corteo
pacifico di trecentomila persone, manda un messaggio
estremamente chiaro: "operai, studenti, lavoratori,
antiglobalizzatori e via dicendo, non provatevi a
scendere in piazza perché siamo disposti a
massacrarvi". Questo è il progetto di un governo
fascista, autoritario e "cileno", criminalmente
espresso a chiare lettere a Genova e arrogantemente
rivendicato in parlamento.

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PAGHERETE CARO,
  PAGHERETE TUTTO

Erano innumerevoli le cose di cui poter parlare dopo i fatti di Genova 2001. Avrei da raccontare tanto, forsetroppo. Avrei da raccontare un esperienza vissuta, ma anche tutto ciò che mi balena per la testa in momenti bui come questi per l'Italia e per il mondo. Invece ho deciso di scrivere solo poche righe di ribellione.
Righe di LIBERA protesta, tutte dedicate alla memoria di Carlo, un ragazzo come noi, uno che come noi combatteva per gli stessi ideali di LIBERAZIONE dall'oppressione dei potenti e dalla vita di sacrifici che gli stessi ci impongo di vivere, senza poi nemmeno ricompensarci. Sì, è questo che penso. Durante l'intera nostra vita, i potenti del mondo, i ricchi, la società tutta ci impone di vivere seguendo dei rigidi schemi di comportamento, schemi che rendono possibile il fatto che nel mondo ci sia chi comanda e chi ubbidisce, che ci sia chi sguazza nel denaro come Zio Paperone e chi non ha nemmeno i soldi per le medicine. Beh, ognuno di noi dovrebbe ribellarsi a tutto questo. Carlo Giuliani l'ha fatto. A modo suo certo, ma non è qui che voglio discutere i suoi metodi. L'unico dato di fatto è che Carlo Giuliani ha smesso di strisciare, si è alzato in piedi ed è morto combattendo. E' morto ucciso brutalmente e senza vere motivazioni oggettive, per mano di un ragazzo della sua stessa età, uno sbirro balordo, che però al contrario ha deciso di strisciare per tutta la sua vita al cospetto del potente di turno, che sia esso rosso nero giallo o verde. Una persona senza anima, che si dice abbia avuto paura, lo dico che dovrà avere paura da oggi in
poi, dato che la sua vita ora sarà solo quell'inferno che merita. Non glielo detto certo io di fare il carabiniere, non glielo detto certo io di andare a Genova, non glielo ha detto nessuno di sparare in faccia ad un ragazzo della sua età. Sono state tutte scelte libere dettate dalla sua coscienza, ammesso che ne abbia una.
E' proprio di questo che volevo parlare in quest'articolo, ponendo all'attenzione di tutti una domanda, un dubbio che ormai da anni mi attanaglia la mente.
Mi sono sempre chiesto, riflettendo sulla pena di morte (una delle tante vergogne ancora esistenti nella società del terzo millennio) se fosse più' colpevole il governatore che la ordina oppure il boia che preme il fatidico bottone della sedia elettrica. Beh, la risposta che mi sono dato e su cui voglio invitare alla riflessione, è che i veri colpevoli sono quegli esseri senza cuore che hanno il coraggio di schiacciare quel maledetto bottone, esseri senza i quali non sarebbe possibile nessuna pena di morte.
Così anche in ogni repressione violenta, tanto più' in una repressione POLITICA come questa di Genova 2001, personalmente me ne frego degli ordini che erano stati dati dal capo della polizia o dal ministro dell'interno, o dal presidente del consiglio o dal DIO americano in persona. A massacrare di botte la gente innocente, le donne, gli handicappati e chiunque si ponesse sulla loro strada, c'erano delle persone in divisa, persone senza cuore e senza ideali, robot e servitori della gleba. Sono loro i veri responsabili.
Senza di loro, senza i Marines degli Stati Uniti, i vari Bush o Berlusconi di turno non conterebbero un cazzo. Senza questi mercenari senza onore e senza rispetto, non sarebbe possibile alcun sopruso. Il responsabile della morte di Carlo non è il governo, non sono le istituzioni, ma è solo quel bastardo che gli ha sparato. La pagherà. Pagherà caro per aver spezzato una vita. Pagheranno tutti questi servi senz'anima. Si narra che Ernesto Che Guevara prima di essere assassinato riusci' a pronunciare una frase verso il suo interlocutore, prossimo omicida. Quello che disse suonava più' o meno così: "DAI, SPARA
VIGLIACCO ! STAI PER UCCIDERE UN UOMO ! ". Il soldato ha sparato purtroppo, il carabiniere pure. Ma il
giorno verrà in cui questi pazzi ASSASSINI pagheranno tutto e pagheranno caro.

CARLO GIULIANI è vivo e lotta insieme a noi.

HASTA SIEMPRE.

LINO 74


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G8
- Comunicato stampa dì alcune realtà anarchiche -


In seguito agli avvenimenti genovesi degli ultimi giorni, noi militanti delle sottoelencate iniziative
anarchiche, nel ricordare che migliata di anarchici hanno preso parte alla protesta pacifica contro il G8, nel protestare contro la provocatoria violenza poliziesca, che ha causato tra l'altro l'uccisione di
un giovane manifestante e la criminale "mattanza" di sabato notte nella sede del Genoa Social Forum,
nell'esprimere solidarietà alle centinaia di dimostranti pestati, arrestati e denunciati, nel
denunciare l'evidente volontà, da parte del governo, di criminalizzare il movimento anarchico e tutto il
movimento anti-globalizzazione, sceso in piazza a Genova,

precisiamo che:

1) nulla ci accomuna agli "anarchici" del Black Bloc e tipologie analoghe. Chiunque può definirsi o essere definito anarchico: noi guardiamo ai comportamenti, non alle etichette.

2) ciascuno deve assumersi la propria responsabilità. Esattamente il contrario della pratica
ingiustificabile di compiere violenze per poi "rifugiarsi" tra gli altri dimostranti, esponendoli ai
brutali attacchi delle forze dell'ordine.

3) il nostro modo di essere presenti nel conflitto sociale si ispira ai valori espressi in oltre un
secolo di storia dal movimento anarchico organizzato, nato in seno alla Prima Internazionale e poi
sviluppatesi nelle lotte sindacali, nell'antifascismo, nella difesa appassionata delle libertà individuali e
sociali.

Riteniamo che la violenza indiscriminata e il terrorismo (anche psicologico) siano strumenti
funzionali al potere, non certo a chi vuole realizzare senza coercizione una profonda trasformazione sociale
di segno libertario: strumenti di cui il potere si serve, come a Genova, per eliminare gli spazi di
libertà e agibilità politica. Chi spedisce pacchi-bomba, chi mette a ferro e fuoco una città,
favorito dalla tolleranza e dalla lampante complicità delle forze dell'ordine - così solerti con i pacifici
dimostranti - non ha niente in comune con noi, indipendentemente da eventuali comuni autodefinizioni.


Circolo libertario "Pisacane" - Bassano del Grappa Massimo Ortalli dell'Archivio storico della Federazione Anarchica Italiana - Imola
Circolo anarchico "Ponte della Ghisolfa" - Milano
"A" rivista anarchica - Milano
Cooperativa Alekos - Milano
Milano, 23 luglio 2001.


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Genova oltre Genova:

il pensiero critico all'attacco
di Ezio di Nisio


Da Seattle in poi non stiamo semplicemente assistendo ad una nuova fase di lotte sociali e di rivolte giovanili ma ad una trasformazione della strategia politica per il cambiamento della società.
La situazione è in continua evoluzione, ma secondo me, sono due le caratteristiche più importanti e che vanno valorizzate del movimento antiglobalizzazione : l'internazionalismo e la presenza di molte "anime" al suo interno.
L'internazionalismo di questo movimento è radicalmente diverso da quello che ha distinto il comunismo del '900.
Prima di tutto l'internazionalismo era ridotto a solidarietà, "la rivoluzione mondiale" contro il capitalismo era rimandata al momento in cui si sarebbero sviluppate in un numero sufficiente le rivoluzioni nazionali (teoria dei due tempi). In poche parole si diceva facciamola finita con i borghesi di casa nostra e poi quando gli altri popoli seguiranno la strada del Sol dell' avvenire il
sistema capitalistico sarà sepolto. Che Guevara è stato il simbolo di questo modo di vedere il cambiamento del Mondo, internazionalista per solidarietà fino in fondo : un argentino che ha lottato per la liberazione del popolo cubano, cambogiano e boliviano.
Oggi il capitalismo è diventato un sistema molto complesso che penetra in ogni interstizio della società, creare nicchie di un'altra economia al suo interno non serve a nulla prima o poi esse vengono travolte e sepolte dal mercato mondiale.
II capitalismo è anche un sistema globale ed è proprio su questo terreno, su quello della gobalizzazione che possiamo ribaltare la situazione a nostro favore. L'unica speranza che abbiamo di cambiare lo stato di cose presenti e l'internazionalizzazione delle lotte. Ora più che mai la nostra forza è nelle rivendicazioni globali. La Tobin Tax, l'annullamento del debito, la riforma radicale dell' ONU dell'OIL ecc. non sono battaglie di un popolo ma della popolazione mondiale. Molti ci accusano di riformismo, secondo me queste rivendicazioni, sono l'unico mezzo che abbiamo per deviare la globalizzazione neoliberista verso una
nuova globalizzazione. Forse potrà essere possibile un altro assalto al ciclo, questa volta su scala planetaria.
La frammentazione del blocco antagonista in associazioni, collettivi, centri sociali, partiti, ecc. è un fenomeno degli ultimi anni, causato forse dalla crisi della politica e dal fallimento del progetto comunista di superamento del capitalismo. Non avendo più punti di riferimento chi credeva, ancora , che questo non è il migliore dei mondi possibili ha continuato a fare politica in un settore della società.

Nel movimento No globi tutte queste realtà stanno cercando di ritessere dei rapporti per dare una
risposta all'offensiva della globalizzazione neoliberista.

Il merito del Genoa Social Forum è quello di cercare di far sedimentare questi rapporti di dare identità e voce alle tante anime del movimento. Il Genoa Social Forum non è stato costruito a tavolino da qualche leader, ma è nato dopo un processo fatto di assemblee continuative in tutta Italia, al cui interno tutti i soggetti presenti volevano arrivare ad una sintesi finale.
Estremamente positivo è stato il ruolo del Network per i diritti globali ( Cobas, Centri Sociali di Napoli, disoccupati di Acerra ) che pur rivolgendo critiche nei confronti del blocco comprendente le Tute bianche, la Rete Lilliput, e i Giovani Comunisti, non ha abbandonato il G.S.F. . Hanno accettato la proposta di praticare la disobbedienza civile, ma sono riusciti a fare passare l'idea delle piazze tematiche per la giornata del 20 Luglio. Spero che il G.S.F. ora affronti il problema dell'organizzazione,
senza riprodurre gli apparati verticistici di partito. Penso che questo rischio non ci sia in quanto il movimento è maturo, non
esistono egemonie. La visione del soggetto politico unico portatore della verità è sepolta nel secolo passato.


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per Carlo Giuliani
"solo"
in un mondo globale

Enrico Santangelo


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IL MOVIMENTO CRESCE LA REPRESSIONE AUMENTA

di Lorenza Pelagatti


La violenza e la brutalità della polizia hatrasformato Genova in uno scenario di guerra e caos .
Le forze dell'ordine hanno caricato manifestanti inermi con le braccia alzate tra cui c'erano donne, bambini, anziani e alcuni disabili sulle carrozzelle.
Hanno spaccato il corteo in due con lancio di lacrimogeni e uso del manganello costringendo una parte del corteo in cui c'era anche lo spezzone dell'Abruzzo e del Molise ad indietreggiare. Dopo aver disperso questo settore della manifestazione composto da almeno 15.000 persone hanno continuato a caricare senza motivo, inseguendo con le camionette, i gruppi
di manifestanti che volevano raggiungere la stazione e ripartire. I fatti si commentano da soli anche se la barbarie che si è verificata rientra in un disegno preciso dello stato e del governo che vuole soffocare un movimento eterogeneo e pluralista che sta crescendo sempre di più, mirando a impedire manifestazioni di piazza così partecipate. Rendere la manifestazione un
problema di ordine pubblico è anche servito per far cadere nel dimenticatoio le richieste del movimento :
annullamento del G8, disarmo della polizia, libertà di manifestare senza riconoscere le barriere imposte dall'alto ( zona rossa, gialla ). Sono passate in secondo piano anche le idee, le proposte che le varie anime del movimento contrappongono alle politiche ingiuste della globalizzazione.
Occorre inoltre sottolineare l'ingiusta criminalizzazione degli anarchici che proviene sia da destra e da sinistra ( la strage di Piazza Fontana non ha insegnato proprio niente ) . Gli anarchici ed in particolare la F.AI. (federazione anarchica italiana
), l'U.S.I (Unione Sindacale Italiana ), ma anche tanti collettivi e Centri sociali libertari erano presenti con il loro spezzone a fianco dei migranti il 19, a fianco dei lavoratori il 20 e a fianco degli anarchici spagnoli e greci nel corteo internazionale
del 21. Hanno dato il loro contribuito con distribuzione di volantini e vendita di giornale per diffondere le loro idee. Inoltre credo che la sinistra non dovrebbe fare l'errore di attribuire la responsabilità dei disordini che si sono verificati esclusivamente alle "tute nere" chiamandole impropriamente anarchici, sia perché questi gruppi non si conoscono e tra di loro forse ci sono infiltrati e
sia perché viene legittimato il disegno repressivo dello stato. Il governo Berlusconi , come è anche avvenuto con altri governi e per altri movimenti prima di questo ('68,'77,'90), ha diviso il movimento in buoni e cattivi facendo finta di essere democratico e
di voler trattare con i primi mentre controllava i "cattivi" con perquisizioni e pedinamenti.
Contemporaneamente alla trattativa-farsa, Genova veniva militarizzata ponendo in atto misure che non facevano presagire nulla di buono. Nella giornata conclusiva delle mobilitazioni le forze dell'ordine hanno represso tutti senza distinzione. Se è vero che
le "tute nere" hanno creato disordini, è anche vero che era possibile ridimensionarli e soprattutto era possibile permettere al corteo di arrivare tutto unito alla sua meta seguendo il percorso concordato.
Questo non è avvenuto perché la strategia militare e mass-mediatica del governo ha fatto in modo che la manifestazione imponente, colorata e variegata venisse repressa nel sangue e criminalizzata attraverso la manipolazione delle informazione da parte di alcuni giornali e televisioni . Il disegno del governo è chiaro : spezzare le gambe al movimento ed evitare che
diventi un movimento di massa .11 potere di qualsiasi colore esso sia ( non dimentichiamo che il governo
D'alema aveva previsto il dispiegamento di forze dell'ordine che ci siamo trovati di fronte ) qualora si trovi di fronte a moltitudini di persone che lo contestano e lo mettono in discussione mostra i muscoli e si toglie la maschera del suo volto
democratico. Per uscire fuori da questo circolo vizioso (criminalizzazione, repressione, spettacolarizzazione) occorre non farci dividere, parlare con la gente e stare in mezzo alla gente, secondo il principio del pensare globalmente e agire localmente. Per combattere la globalizzazione a Pescara, ci si dovrebbe contrapporre ai progetti miliardari di cementificazione che sono stati
ipotizzati per l'ex Aurum, l'area di risulta e il lungofiume, nonché per i quartieri periferici. Si dovrebbe fare in modo che i cittadini pescaresi possano decidere sul futuro della loro città e possano discutere e organizzarsi autonomamente in comitati nati dal basso. Solo in questo modo si potrà costruire una Pescara a misura d'uomo e non vittima delle speculazioni e dell'affarismo di pochi e cominciare a porre le basi per un mondo giusto di liberi ed uguali.

OPPONIAMOCI AL GOVERNO MONDIALE DEL G8 E A QUALSIASI GOVERNO CON L'AUTOGESTIONE E
L'AUTORGANIZZAZIONE DAL BASSO

o RISPONDIAMO ALLA VIOLENZA DEL POTERE CON LA FORZA DELLE NOSTRE IDEE
o NON CADIAMO NELLA TRAPPOLA DI FARCI DIVIDERE IN BUONI E CATTIVI E SOLO UNO STRATAGEMMA DEL POTERE PER MASCHERARE LE PROPRIE NEFANDEZZE.
o NO ALLA TRATTATIVA CON IL GOVERNO. ORGANIZZIAMO MANIFESTAZIONI AUTOGESTITE E PLURALISTE CHE DIALOGHINO AL PROPRIO INTERNO E FUORI CON I CITTADINI.
o NON PERDIAMO TEMPO A FARE RICHIESTE AI POTENTI DELLA TERRA CHE NON VERRANNO MAI ACCOLTE, MA COSTRUIAMO UN'ALTERNATIVA AL POTERE DI POCHI CON LA DEMOCRAZIA DIRETTA.


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ALCUNE RIFLESSIONI sul MOVIMENTO
  ANTI-GLOBALIZZAZIONE
di TONIA E PAOLO


Abbiamo partecipato alla manifestazione dei sindacati di base, che si è svolta a Genova il 20/07/2001; inizialmente
pensavamo che la manifestazione sarebbe stata molto partecipata, ma nel momento in cui sianro riusciti (dopo un'estenuante
odissea) a riunirci al corteo ci siamo accorti che la presenza dei lavoratori era scarsa.
Erano presenti non più di quattro/cinquemila compagni.
L'atmosfera era molto tesa e tutti temevano provocazioni poliziesche che poi, per fortuna, non ci sono state. Al momennto dei
comizi, dopo una marcia piuttosto "silenziosa", ci siamo accorti che i relatori sentivano il bisogno di concludere in fretta gli
interventi, che sono stati brevi e poco incisivi. A sera, dopo aver lasciato Genova, abbiamo saputo degli scontri violentissinii,della tragica morte di un giovane conpagno e delle inaudite violenze di polizia e carabinieri, eredi dello squadrismo fascista che, da Scelba in poi ha sempre avuto, nei tutori dell'ordine capitalista, degni successori.
Il nostro stato d'animo è stato, inizialmente, quello di chi si sentiva sconfitto, vittima impotente delle macchinazioni massmediatiche e della violenza di un governo sempre più compatto e arrogante nella difésa della propria brutalità, atta a
stroncare sul nascere quell'opposizione di piazza che a Genova voleva affermare una fisionomia più chiara In seguito, però, ci
siamo accorti che la nostra analisi mancava di alcuni elementi che la giornata successiva ha potuto offrire a chi ha partecipato
alla manifestazione conclusiva, anche in termini di controinformazione.
Infatti, il dato più importante da sottolineare è certamente positivo: le giornate di Genova hanno avuto una partecipazione di
massa che da oltre un ventennio non si vedeva.
Nonostante te intimidazioni, te infiltrazioni, le bombe, te perquisizioni e i clamorosi falsi delle veline poliziesche (tipo il
sangue infetto), il popolo dell'anti-globalizzazione non si è lasciato spaventare ed è sceso in piazza numeroso e deciso ad affrontare i rischi che televisioni e giomali paventavano a scopo dissuasivo.
Detto questo, non possiamo tralasciare considerazioni che riguardano la complessità e la poliformità di un movimento che
non è eterogeneo solo per retroterra culturali e politici, ma anche per i fini che sembra perseguire.
Inutile sottolineare che tra i giovani dei centri sociali non allineati e i militanti delte Acli, tra gli anarchici e Pax Cristi vi sono
differenze enormi, forse, alla luce delle analisi e della progettualità che scatuiriranno in seguito,assolutamente inconciliabili.
Riteniamo opportuno lavorare perché le differenze possano armonizzarsi in progetti che garantiscano le ragioni e le esigenze
d tutti, ma questo non può essere fatto alla luce di un qualunquistico buonismo di facciata.Al contrario,l'urgenza di un'azione comune deve scaturire da un confronto sempre più analitico tra le varie anime del movimento.
A nostro avviso, la parola "globalizzazione" è profondamente ambigua infatti non tutto ciò che le attiene è negativo e va
rigettato. Affermare che la globalizzazione, dal punto di vista della comunicazione, per esempio, sia negativa, significa esporsi
all'accusa di ''primitivismo'' che spesso viene lanciata nei confronti del movimento e, d'altro canto, serve a dare spazio ad
ipotesi luddistiche proprie di una fase iniziale (e, quindi,immatura) del movimento operaio e subito,per fortuna,sostituite dalla
teoria e dalla pratica dell'espropriazione.
L'ambiguità del termine fa sì che il buono che evidentemente traspare dai processi di globalizzazione dia adito ad ipotesi
riformiste, tese a salvaguardare parti del processo che le attività globali portano con sé; questo è già evidente nella
composizione del movimento, in cui una larga fetta di partecipanti reclama una globalizzazione più giusta.
Dal nostro punto di vista è necessario puntare l'attenzione sull'anticapitalismo, cioè sull'alternativa politica alla gestione concorrenziale e nelle mani di pochi dei processi di globalizzazione.
Dal punto di vista dell'anticapitalismo è molto più facile rendersi conto del fatto che progettualità rivoluzionarie non possono
essere condivise con chi ancora diffonde il mito del capitalismo dal voto umano, o si rifà a partiti che continuano a definirsi "di
sinistra", ma hanno da tempo evidenti collusioni con i poteri forti,o chi reclama la "democratizzazione" delle istituzioni di
potere (Stati, banche, ONU, NATO, ecc.).
Un'altra opzione che un movimento realmente rivoluzionario e avverso al riformismo deve esprimere è quella dell'antiautoritarismo; il rifiuto della delega e delle burocrazie, in nome di una partecipazione diretta ai processi decisionali e allo
sviluppo delle pratiche di movimento. La sensibilità antiautoritaria non deve (come già successe nel 68) guardare solo all'esterno, ma deve rivolgersi prima di tutto al proprio intemo, per evitare l'insorgere di tendenze leaderistiche, l'affermazione di capetti, la gestione centralista delle assemblee.
L'internazionalismo e l'antimilitarismo, da sempre patrimonio dei movimenti rivoluzionari antiautoritari, dovranno trovare delle formulazioni adeguate ad un contesto intemazionale che, dal punto di vista politico, economico e sociale è in continuo mutamento.
Gli internazionalisti del movimento dovrebbero cercare di trovare momenti di contatto con tutti coloro che
lottano contro il sistema da un punto di vista anticapitalistico e antiautoritario e dovrebbero sfuggire la nuova dicotomia teoretica Nord-sud del mondo, falsa e fuorviante, dal punto di vista dell'analisi e della pratica, quanto quella tra Est e
Ovest. Non è vero che i poveri siano solo al Sud, non è vero che tutti quelli che vivono nel Sud del mondo
siano poveri Queste semplificazioni lasciamole alla carità pelosa del volontariato papalino che ha costruito un impero sulle spalle e la sottomissione di quei "poveri" che vorrebbe aiutare. Noi guardiamo al proletariato del mondo intero, che nel Nord, come nel Sud del pianeta è schiacciato e sfruttato dagli ingranaggi del sistema capitalista, dal padronato del Nord,come di quello del Sud.
La violenza della Polizia serve a dissuadere dalla partecipazione diretta al movimento, ma serve anche a trascinare questo su posizioni più violente, soprattutto a livello di gestione della piazza.
Secondo noi è assolutamente da rigettare l'ipotesi di un elevamento della violenza di piazza, che non solo è
auspicala dal potere, il quale la gestirebbe a livello di informazione mediatica, ma che allontanerebbe tanti
giovani che guardano con simpatia al movimento.
Dobbiamo cercare forme di radicalizzazione, che sono inevitabilmente legate a pratiche di lotta, ma che non
concedano, però, all'estetica dell'estremismo e ai presupposti teorico/esistenziali che ne sono a fondamento: mistica della violenza, superomismo,fanatismo.
Cioè gli ingredienti necessari per la formazione della personalità leaderistica dell'autoritario.
Dobbiamo permettere ai tantissimi che ancora non hanno sviluppato una coscienza di classe di fare un percorso,di crescere
all'interno di un movimento che punti tutto sullo scambio, l'analisi, l'incontro, la progettazione, la partecipazione diretta e
rigetti con forza quelle soluzioni estreme, irrealizzabili, autodistruttive e nichiliste figlie della teologia del martirio, di un
criptocristianesimo vittimista e perdente, che sta alla base di quell'incessante ricambio di militanti tra le file dell'estrema
sinistra, i cui aderenti troppo spesso vengono letteralmente "bruciati" in pochi anni da pratiche ipermoralistiche,
irrazionalmente ascetiche e, di conseguenza, autolesioniste, nelle quali si finisce,in breve tempo,per non credere più.
.Alla luce di questi ultimi argomenti riteniamo che il 20 Luglio andasse valorizzata maggiormente la presenza
accanto ai sindacati di base, piuttosto che la spettacolarizzazione del conflitto intorno alla zona rossa; è a livello di coscienza di classe che il movimento può e deve crescere e l'incontro tra movimento e lavoratori coscientizzati sarà una tappa
fondamentale di questa crescita.
Si è trattato quindi di un'occasione non sfruttata anche da parte di chi alla classe continua a richiamarsi, ma non mancheranno
altri momenti di incontro e di lotta in cui riproporre quell'unità che, sola, può mettere in crisi Stato e Capitale.
Per concludere, vogliamo sottolineare che la maturità del movimento si vedrà anche al momento di scegliere i
propri referenti politici; in quanto anarchici auspichiamo, naturalmente,una scelta extraparlamentare ed un'adeguata controinformazione che impedisca ai DS di cavalcare la protesta delle piazze. Non ci basta che al governo siano i
rappresentanti della parte'peggiore" della borghesia italiana, clericale, reazionaria e, al momento giusto, apertamente fascista, per dimenticare le manganellate impartiteci "generosamente" dal centro-sinistra, l'appoggio alla Nato, sfociato nell'assoluzione agli assassini del Cermis e nella partecipazione ai bombardarnenti di Belgrado, le concessioni continue al padronato italico, in termini di mobilità, flessibilità e precarizzazione del lavoro.
Non ci resta che sperare che il movimento abbia buona memoria e non si fidi dell'indignazione 'parlamentare"
e opportunistica di un'opposizione borghese e compromessa con i G8 tanto da farne parte, fino a poco
tempo fa, con orgoglio palese e nessun senso critico. A Genova, in caso di elezioni favorevoli, ci sarebbero stati gli amici del
baffino più sornione d'Italia, Massimo D'Alema, gli ex compagni diessini e i democristiani del buon Rutelli, che tanto
generosamente hanno offerto alla reazione clericale seimila miliardi per celebrare un giubileo così vergognoso e
autoreferenziale da non sfigurare nel confronto con le migliori performance del potere Vaticano.

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