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IL SALE - N.°78


 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 78   Maggio 2008

 

 

 

 

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Sommario

 

 

 

 

                                      di Edoardo Puglielli

 

                                      presentata da Giuseppe Bifolchi

 

                                                      di Diderot

 

                                                     di Paolo Vasini

 

                                               di Antonio Mucci

                       

                                                        di Marco Sborgia

 

                                                        di Giorgio Fioretti

 

                                                        Di Lucio Garofalo

 

·         Pagina 18               Biblioteca Provinciale: infrastruttura essenziale per...                                                    

                                                 di Maurizio Acerbo

 

                                                        de “IL SALE”

 

 

 

 

 

Tibet : una provocazione organizzata
 

di Luciano Martocchia

 
E in tutta questa storia campeggia una figura spirituale amata da tutti gli occidentali in cerca di una identità “alternativa”: il Dalai Lama, che vive di un vitalizio finanziario gentilmente concessogli dal governo di Washington. Il suo metodo viene definito gandhiano, nonviolento e pacifista. Strani aggettivi per uno che sosteneva i bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia! Ma al di là di ciò, questo signore è ben strano, è contro l’aborto e denuncia i gay, è nostalgico di un sistema dove vigeva la schiavitù, dove non si consideravano le donne quali esseri umani ma le si facevano dormire con gli animali, dove si gestiva una società autoritaria e teocratica basata sulle caste, dove le scuole non esistevano così come gli ospedali, e dove i figli dei contadini erano registrati come oggetti appartenenti al monaco di turno. Non è neppure necessario definirsi maoisiti per capire che i contadini tibetani hanno sostenuto l’Armata Rossa nel 1950, accogliendo con soddisfazione la ridistribuzione delle terre e l’abolizione della società feudale, piuttosto che il Dalai Lama che vive(va) a spese degli altri. Le riforme di Mao hanno portato all’innalzamento dell’età media della popolazione, alla costruzione di una rete viaria e di una rete educativa primaria e professionale in cui la lingua d’insegamento è il tibetano. Perché non si dice cosa era il Tibet prima della Rivoluzione? Da quando dei democratici – ancorché non comunisti – si mettono a difendere una società autocratica come quella lamaista? Perché non si dice che il Dalai Lama fu costretto ad andarsene anche a seguito di una rivolta popolare contro la schiavitù?

L’invasione fu davvero invasione?

Si dice comunemente che la Cina maoista invase il Tibet. E giù tutti a gridare che anche i comunisti sono dei colonialisti. A dire il vero, però, il Tibet è da quasi mille anni una provincia cinese: solo dopo il 1949, anno della costituzione della Cina rivoluzionaria, gli Stati occidentali, USA in testa, iniziarono a interessarsene (in funzione anti-Pechino), creando in seguito degli eserciti controrivoluzionari. Come diceva bene il 9 gennaio 2000 sul quotidiano “Il Manifesto” Enrica Collotti Pischel: “Non ha alcun senso dire che la Cina conquistò il Tibet (…); nel 1950 le forze di Mao completarono in Tibet il controllo sul territorio cinese; nel 1951 fu raggiunto un accordo con il Dalai Lama per la concessione di un regime di autonomia. Verso il 1957, nel pieno dell'assedio statunitense alla Cina, i servizi segreti inglesi e americani fomentarono una rivolta dei gruppi di tibetani (…); i cinesi repressero certamente la rivolta con pugno di ferro: nelle circostanze internazionali nelle quali si trovavano e nel loro contesto etnico non era razionale pensare che si comportassero diversamente. (…) Sullo sfondo della rivolta, il Dalai Lama dichiarò decaduto l'accordo per il regime autonomo e fuggì con la maggioranza della classe dirigente tibetana in India, dove costituì un proprio governo in esilio e il proprio centro di propaganda. (…) Recentemente la CIA (…) ha ammesso di aver finanziato tutta l'operazione della rivolta tibetana.” Ma allora, la Cina popolare cosa ha fatto di tanto “riprovevole”? Non solo ha portato diritti sociali ai contadini tibetani che prima erano schiavi del Dalai Lama, ma ha concesso al Tibet uno statuto di autonomia che garantisce la loro lingua, la loro cultura e la loro religione.

Una strategia imperialista

Usciamo dal discorso buonista cui siamo abituati: sappiamo che il “dividi et impera” è una strategia tipica dell’imperialismo, utilizzata spesso dagli USA, i quali stretti da recessione e declino, operano per frantumarne l’unità della Cina e fomentare guerre civili etniche con gruppi terroristici appositamente addestrati e una asfissiante propaganda unita a qualche messaggio religioso. Si alimentano quindi i nazionalismi e gli integralismi religiosi non solo in Tibet, ma anche nello Xingian (provincia cinese a maggioranza turca): questa strategia l’abbiamo già vista applicata nella ex-URSS e nella ex-Jugoslavia, paesi che per quanto criticabili sotto determinati aspetti, erano sovrani e favorivano un mondo multipolare. Eppure, nonostante questi fatti, tutto viene confuso con quello che è diventato un dogma: il “diritto all’autodeterminazione dei popoli” che nel caso concreto è orchestrato all’estero! Per dei comunisti vale il metodo marxiano di analisi dello stato di cose presenti. Non vedere come certi princìpi, nell’evoluzione della realtà, possano diventare strumenti reazionari, significa abbandonare di colpo ogni base filosofica materialista-dialettica.

Quello che stupisce sono certi aspetti della situazione: l'atteggiamento nei confronti del Dalai Lama,anche da parte di laici anticlericali che non vorrebbero mai tornare ad essere cittadini dello stato pontificio e si rifiutano di considerare il papa come infallibile. Il dalai lama,uomo politico rispettabilissimo ,straordinario e di grande levatura,e' il capo di una setta buddista quasi considerata in odore di eresia perche' troppo contaminta da rituali di origine tantrica kashmira e bon (religione animistica himalayana).

Personalmente non approvo il modo con cui i lama famosi (e qui escludo il dalai lama, sempre molto chiaro sul fatto che non e' con le formule che ci si illumina,ma che pero' non pone un limite alla proliferazione di questi aspetti deleteri ) si fanno proseliti in occidente con promesse di "salvezza" legate alla partecipazione di riti semimagici ,uso di formule ,mantra e mandala e chi piu' ne ha piu' ne metta.


Scrive Giovanna Caruso, una militante di sinistra ex Pdup anni '70 da tempo residente, nomade,  ( per sua ammissione) vive in Asia:

"I monasteri hanno il merito di aver fatto cio' che fecero i nostri monasteri nel medioevo,cioe' hanno trascritto e conservato,e tramandato,salvandola,la cultura tibetana ,la filosofia,l'importantissima  medicina tradizionale,ma  non sono tutti luoghi idilliaci di pace spirituale.

troppi ,troppissimi,sono diventati centri di una nuova  moda , centri commerciali in cui i monaci fanno notoriamente di tutto,compreso scoparsi le occidentali rapite dalla loro spiritualita',dove si opprimono i novizi e i monachelli bambini,si pratica sesso a tutti i livelli,si abbindolano i creduloni,si vendono relique ,per esempio:  tipiche ,e in gran voga,le pillole di  cacca del dalai lama,che si consiglia ai fedeli deliziati  di tenere appese al collo,o di mangiare in caso di necessita' "


Se ci si indigna perche' i cinesi cattivi hanno occupato un territorio che considerano appartenere al loro paese per motivi lontani nel tempo,non capisco perche' poi si approvi,difendendola con le armi,la stessa azione fatta dai kosovari,a scapito dei serbi.

Quanto alle foto di quello che succede a Lasha,dopo aver visto "il signore degli anelli " sono un po' scettico su tutti i documenti fotografici di qualsiasi parte. Sono convinto che nessuno dica la verita' vera di quello che sta succedendo la'. Però il Dalai Lama si e' dichiarato contro i metodi violenti,come ha sempre fatto,tanto che molti tibetani ce l'hanno con lui proprio per questo......solo col tempo ,credo ,ci capiremo qualcosa. Si propone il boicottaggio delle Olimpiadi, ma  perche' non si propone di boicottare anche l'americana coca cola,visto che in Iraq sono morte centinaia di migliaia  di persone e a nessuno viene in mente di manifestare per loro? La macchina pubblicitaria intorno a  certi personaggi carismatici lavora come quella del dentifricio colgate o dello shampoo oreal,e perfino meglio, sul Dalai Lama s'è fatta troppa retorica e cetta propaganda lo sta strumentalizzando.

Cosi tanti occidentali pensano ad esempio  che Calcutta graviti intorno alla missione di Madre Teresa,mentre e' una citta' con 17 milioni di abitanti che si fanno i fatti loro , sono prevalentemente induisti e musulmani e hanno le loro missioni ,le loro scuole,i loro centri di aiuto e non spendono i soldi a fare pubblicita' come le grandi organizzazioni ,tipo Unicef e Madre Teresa,e in tanti casi fanno di piu' e meglio.

 

Luciano Martocchia


 

 

 

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XXI secolo: schiavitù e tratta di esseri umani

 

di Edoardo Puglielli*

 

(seconda parte)

 

 

Esempi

Tra il giugno e il luglio del 2007 vengono alla luce nuovi casi in Brasile, Malaysia, Indonesia e Cina. L’unità del governo brasiliano impegnata contro la schiavitù libera più di 1.000 lavoratori in una piantagione di canna da zucchero in Amazzonia. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) la definisce la più vasta operazione del genere mai compiuta in Brasile. I lavoratori sono stati trovati in condizioni degradanti, senza un posto dove dormire, mangiare o mantenere un minimo di condizioni igieniche. In Brasile, dove un anno prima moriva il trentanovenne Juraci Barbosa dopo aver lavorato la canna da zucchero per 70 giorni di fila sotto il sole: in media dieci tonnellate di canna da zucchero tagliate ogni giorno. La produttività dei lavoratori della canna da zucchero nel solo Stato di San Paolo è aumentata del 7,89% negli ultimi tre anni: quindici persone, dopo Barbosa, sono già morte per sfinimento. Qualcuno li ha definiti sbrigativamente “effetti non previsti della rivoluzione pulita” del Brasile, quella del bioetanolo, che rappresenta per molti la speranza per una politica energetica alternativa e meno inquinante. Ma il bioetanolo non si produce dal nulla. Si ottiene mediante un processo di fermentazione delle biomasse, come per esempio da canna da zucchero. Produzione questa che nel solo 2006 in Brasile è stata quasi di seimila litri per ettaro coltivato, una cifra enorme se si pensa che nel 1975 era di duemila litri. I lavoratori delle piantagioni, sfruttati dall’aumento della mole di lavoro di questi ultimi anni, erano già scesi in piazza nel mese di maggio, protestando davanti all’Agrishow, la più importante fiera agricola del paese, per ottenere aumenti salariali (un lavoratore di canna da zucchero oggi guadagna in media 450 reais mensili, circa 170 euro) e una settimana lavorativa di 30 ore ufficiali contro le 44 impostegli. La produzione di bioetanolo del Brasile è arrivata a coprire circa il 20% dei consumi di carburante dei trasporti interni e, lo zucchero, insieme al bioetanolo, è il secondo prodotto agricolo d’esportazione con giri d’affari valutati attorno agli otto miliardi di dollari. L’eccessiva pressione produttiva ha portato ad una nuova forma di schiavitù in un paese che l’ha abolita solo nel 1888.

In Malaysia invece un caso eclatante riporta all’attenzione il problema dello sfruttamento delle lavoratrici immigrate: Ceriyati Dapin, domestica indonesiana di 33 anni, fugge nel giugno 2007 con una fune fatta di coperte dal 15° piano di un palazzo dall’appartamento dove viveva e lavorava a Kuala Lumpur, per fuggire dalle violenze dei suoi datori di lavoro. Stime ufficiali parlano addirittura di circa 1.200 domestiche indonesiane in fuga ogni mese e le cause sono riconducibili a maltrattamenti di vario tipo, orari di lavoro disumani, mancanza di libertà di movimento. Niente di diverso da ciò che viene definito “razzismo frammentato”, cioè quel pensiero che comincia a manifestarsi apertamente nei confronti delle minoranze e dei lavoratori immigrati, “quantificabile” ad esempio nei sondaggi d’opinione. La violenza è più frequente e reiterata, tanto da non poter essere più considerata un fenomeno secondario, azione di squilibrati o prodotto di una situazione particolare. Segregazione e discriminazione sono più marcate, percepibili in diversi ambiti della vita sociale o con una chiara collocazione spaziale.

In Cina infine si parla ancora di “schiavi del mattone”, bambini rapiti e impiegati nelle fabbriche di mattoni delle province rurali. La polizia ammette di saperlo da anni ma non è mai intervenuta. Tutto emerge nel giugno 2007, dal racconto di uno schiavo-operaio di 16 anni, per mesi “detenuto” in una fabbrica dello Shanxi. Anche Chen Chenggong, 16 anni, dice di aver accettato una buona offerta di lavoro fattagli da uno sconosciuto mentre era alla stazione ferroviaria di Zhengzhou. In poche ore si è trovato dentro un minibus con altre dodici persone, portato in una fabbrica di mattoni della contea di Hongtong (Shanxi) per lavorare 20 ore al giorno, senza paga, poco cibo e frequenti percosse. Liberato, racconta di aver visto più di una volta “funzionari con le uniformi della polizia” visitare la fabbrica. Mesi passati dormendo sui mattoni senza coperte, percossi con sbarre e bastoni da guardie quando erano “troppo lenti” nel lavoro e con sei cani per riprendere chi tentava di fuggire. Alla scoperta del caso è seguita la liberazione di 591 operai – tra cui 51 bambini – costretti a lavorare tra 14 e 20 ore senza salario.

Fonti del maggio 2007 denunciano che in Nepal sono dalle 5.000 alle 7.000 le giovani vittime della tratta. Dal Marocco invece sono migliaia le donne che, partite per lavorare nei paesi del Golfo come hostess o parrucchiere, si sono ritrovate sequestrate, picchiate e forzate a prostituirsi; chi ha provato ad evadere è stata imprigionata e persino assassinata.

 

Tratta e immigrazione

Il lavoratore migrante, privo di protezione e affetto, è esposto a gravi rischi di natura non solo psicologica. La criminalità organizzata aspetta al varco persone che non conoscono la lingua e la cultura del paese in cui arrivano, che non hanno un posto in cui stare o denaro con cui potersi garantire la sopravvivenza. Nella maggior parte dei casi i migranti lasciano le loro case per cercare fortuna altrove senza avere un contatto sicuro o una speranza di lavoro nel luogo di destinazione. Spesso non sono in grado di emigrare autonomamente e devono

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affidarsi a gruppi organizzati che forniscono loro qualche forma di assistenza in cambio di denaro. Non di rado, dietro il viaggio si nasconde un inganno, una promessa di lavoro fatta da reclutatori di professione, individui e gruppi che hanno trasformato il trasporto di esseri umani in un gigantesco giro d’affari. Altre volte i reclutatori non chiedono in cambio soldi in contanti alle vittime, con la prospettiva di essere pagati dai gruppi criminali nei luoghi di destinazione. In altri casi intascano sia il pagamento per il passaggio da parte del migrante che quanto pattuito da parte dell’acquisto di schiavi all’atto della consegna.

La tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento è un mercato gestito da organizzazioni le cui ramificazioni entrano nei diversi paesi anche grazie alla copertura offerta da alcuni settori della politica, della burocrazia, della diplomazia, del personale presente nelle ambasciate e nei consolati e delle forze dell’ordine. Le minacce, la violenza e il ricatto possono iniziare nel paese d’origine, proseguire durante il trasferimento e riproporsi nel paese di destinazione. Alcuni migranti, ad esempio, vengono reclutati direttamente dai gestori del traffico mediante l’inganno e la violenza allo scopo di sfruttarli. Altri invece, disponendo di un capitale proprio, contattano direttamente i trafficanti che gestiscono il trasferimento delle persone allo scopo di giungere nel paese di destinazione ma finiscono ugualmente nella rete dello sfruttamento. Si pensi semplicemente all’ipotesi in cui il migrante non sia in grado di mantenersi una volta giunto nel paese straniero e sia costretto a chiedere aiuto ad organizzazioni criminali presenti nel territorio. Questa situazione evidenzia la possibilità concreta di divenire vittime degli sfruttatori anche in conseguenza non dell’esser stati “trafficati”, ma semplicemente dal non aver considerato i rischi e soprattutto i costi necessari per la realizzazione del progetto migratorio. Un ennesimo caso del genere emerge ad esempio nel maggio 2007 a Bolzano. Si parla di violazioni, estorsioni, truffa e sfruttamento. Centinaia di operai extracomunitari e neocomunitari impiegati nel settore edile e disposti a lavorare – rigorosamente in nero – in condizioni davvero difficili da sopportare. Impiegati dalle sette del mattino alle sei del pomeriggio per venti o trenta euro al giorno, trattati da schiavi e gestiti da caporali di turno che sanno bene di avere di fronte persone ricattabili.

In altri situazioni non è raro che il lavoratore migrante entri in questo circolo dopo aver contratto precedentemente debiti con il reclutatore. Il debito può essere rappresentato dalla somma pattuita per il viaggio, oppure, ancor peggio, a causa di precedenti prestiti.

Ciò che accomuna le molteplici situazioni del mercato degli esseri umani dunque è l’esistenza di un debito che la vittima ha contratto nei confronti del trafficante e/o dell’organizzazione per raggiungere ed entrare nel paese di destinazione. Le vittime, per disobbligarsi dai debiti contratti, dovranno accettare, a rischio di subire altre violenze, di entrare nel circuito del lavoro nero o della prostituzione. Naturalmente lo sfruttato non salderà il debito finché non sarà lo sfruttatore a deciderlo, il che accadrà solo quando il valore aggiunto garantito dallo schiavo non sarà più tale da giustificarne il possesso ed i rischi connessi. L’organizzazione tiene letteralmente in pugno la persona trafficata, impedendole, nei fatti, una volta arrivata, di ottenere dalla propria attività un guadagno che le consenta di estinguere il debito originario. Quel debito insomma non deve essere pagato perché è la catena che lega la persona trafficata all’organizzazione che la sfrutta. Il debito inoltre può passare di mano in mano, da creditore a creditore, lievitando ad ogni passaggio e diventando ben presto impossibile da saldare. Due cellule che utilizzavano i Centri di prima accoglienza (Cpa) di Crotone e Caltanissetta per affari legati allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani, vengono individuate nell’aprile 2007. L’organizzazione, dopo aver gestito lo sbarco di quello che veniva chiamato il “carico umano”, ne agevolava la fuga dai Centri di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e Caltanissetta. Gli immigrati venivano così presi in carico da altri trafficanti e segregati in condizioni di vera e propria schiavitù sino al pagamento di un riscatto. I parenti delle vittime, in Italia o nei paesi di origine, erano costretti a pagare la libertà dei congiunti versando 500 euro a persona. Si stima che nel solo ultimo anno l’organizzazione abbia trafficato almeno 2.500 persone. Le due cellule avevano basi operative in Egitto ed in Libia, ramificate in Calabria, Sicilia e Lombardia e, oltre ai viaggi, gestivano anche il giro d’affari dello schiavismo.

Spesso accade anche che famiglie si indebitino con usurai implicati nel commercio degli schiavi, i quali, chiedendo la restituzione del proprio credito, possono in alternativa decidere di considerare annullato il debito in cambio di una contropartita umana: un bambino da avviare al lavoro nelle fabbriche o nelle piantagioni vita natural durante; una bambina da utilizzare come domestica e da avviare allo sfruttamento sessuale per poi rivenderla ad altri padroni. La cessione di un figlio da parte della famiglia può avere lo scopo di rendere un debito a un creditore oppure, semplicemente, di guadagnare denaro entrando così direttamente nel giro perverso dello sfruttamento schiavistico. In altri casi invece sono state offerte alle famiglie somme di denaro come anticipo di guadagni di un ipotetico lavoro che si sarebbe dovuto trovare al bambino o alla bambina; sulla base di tale debito è iniziato lo sfruttamento. Bambini obbligati a fabbricare oggetti o capi di abbigliamento nelle fabbriche o a tagliare, trasformare e inscatolare frutta, caffè, cocco nelle piantagioni; giovani ragazze forzate a prostituirsi dietro la minaccia di ritorsioni fisiche, costrette a vendersi sette giorni alla settimana per pagare un debito che non potranno azzerare mai, stuprate dagli stessi padroni per cancellare in loro qualsiasi spirito di ribellione e idea di fuga; persone private della propria umanità, trattate alla stregua di un oggetto, comprato o venduto come fosse una cosa di proprietà di un altro essere umano. Sono stati addirittura scoperti villaggi in cui l’intera popolazione è vincolata da un debito ereditario. Forse era tutto iniziato al tempo dei loro nonni o dei loro bisnonni – pochi sono in grado di ricordarlo – fatto sta che ad un certo momento del loro passato le famiglie avevano iniziato a lavorare gratuitamente per rifondere un prestito in denaro.

Fino all’Ottocento dunque era la scarsità a rendere gli schiavi preziosi. Oggi il nuovo colonialismo porta con sé l’aumento della povertà, provocando quotidianamente la dilatazione dell’offerta di schiavi sul mercato. Che senso avrebbe acquistare degli schiavi a vita quando con una spesa molto minore e con meno rischio è possibile, attraverso la morsa del debito, costringere milioni di persone a prostituirsi e a lavorare gratuitamente? Questo è il principale elemento che distingue lo “schiavismo tradizionale” da quello contemporaneo. Lo schiavista, oggi, rifugge la proprietà e preferisce il possesso. Ciò vuol dire che minimizza le spese, che può rubare gli anni migliori della vita del suo schiavo massimizzando il profitto, che può poi gettare via la sua vittima e reclutare nuovi essere umani e ripetere tutto da capo. Ecco allora il senso dei cosiddetti “schiavi usa e getta”: persone che hanno un bassissimo costo d’acquisto, che rendono elevati profitti nel corso di rapporti di dipendenza brevi o brevissimi. Questo nuovo schiavismo evita risolutamente la proprietà della persona, si disinteressa delle differenze etniche come dei trattati internazionali e pesca le sue vittime in un enorme serbatoio di potenziali schiavi grande come tutto il mondo.

I nuovi schiavi sanno benissimo che la loro schiavitù è illegale ma la forza, la violenza e la coercizione psicologica spesso finiscono per spingerli ad accettarla. E quando gli schiavi iniziano ad accettare il ruolo e ad identificarsi con il padrone non è più necessario un costante vincolo fisso. Arrivano a percepire la propria situazione non come il frutto di un’azione deliberata volta a colpirli individualmente ma come parte di uno stato di cose “normale”. La psicologia dello schiavo è altresì riflessa in quella dello schiavista: è un insidiosa mutua dipendenza difficile da rompere per l’uno non meno che per l’altro. Nonostante la violenza e le condizioni di vita e di lavoro, le persone in schiavitù hanno una loro integrità mentale e i loro meccanismi per la sopravvivenza. Alcune arrivano anche ad apprezzare certi aspetti della loro vita, magari la sicurezza che viene dal capire esattamente come vanno le cose. Quando si turba questo ordine, improvvisamente tutto diventa confuso. Alcune donne liberate ad esempio, hanno tentato addirittura il suicidio. Sarebbe facile pensare che ciò sia avvenuto per gli abusi attraverso i quali sono passate. Ma per alcune di queste la schiavitù aveva costituito il principale punto fermo della loro vita.


 

* Edoardo Puglielli è nato nel 1977. Laureato in Scienze dell’Educazione e in Scienze della Formazione Primaria. Cultore della materia in Pedagogia Interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi dell’Aquila. Collabora come ricercatore con l’Istituto abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea. Ha pubblicato: Abruzzo Rosso e Nero, prefazione di Silvio Cicolani, Edizioni del CSL “Camillo Di Sciullo”, Chieti, 2003; Luigi Meta, vita e scritti di un libertario abruzzese, prefazione di Gaetano Arfè, Edizioni del CSL “Camillo Di Sciullo”, Chieti, 2005; L’Autoeducazione del maestro, pensiero e vita di Umberto Postiglione (1893-1924), prefazione di Francesco Codello, Edizioni del CSL “Camillo Di Sciullo”, Chieti, 2006; Battaglie e vittorie dei ferrovieri abruzzesi 1894-1924, prefazione di Murizio Antonioli, Edizioni del CSL “Camillo Di Sciullo”, Chieti, 2006; Mario Trozzi e gli anarchici, in AA.VV., Mario Trozzi, alle origini del movimento operaio e sindacale in Abruzzo, a cura di A. Borghesi e F. Loreto, Edizioni Ediesse, Roma, 2007; Anticlericalismo e laicità nel socialismo aquilano 1894–1914, nota introduttiva di Raffaele Colapietra, Edizioni del CSL “Camillo Di Sciullo”, Chieti, 2008; Sudan, una catastrofe disumana, in «A rivista anarchica», a. 34, n. 304, dic.2004-gen.2005. Ha collaborato alla realizzazione del Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, diretto da M. Antonioli, G. Berti, S. Fedele, P. Iuso, BFS Edizioni, Pisa, 2003-2004.

 

 

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Presentato da Giuseppe Bifolchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La farsa elettorale pescarese

2° atto ed epilogo

di   Diderot

Luciano d’Alfonso è stato riconfermato sindaco al 1° turno e già tutti  sono pronti a saltare sul carro del vincitore: la politica del grande imbonitore ed illusionista ha pagato. la politica del Ponte contro quella della raccolta differenziata, la politica della fontana di Toyo Ito contro quella della sistemazione della periferia,  l'uso di notevoli mezzi e media asserviti contro l'indigenza e emarginazione dall'informazione delle opinioni controcorrente. E così via.

Per ora mi esonero da un'analisi completa, mi soffermo sugli errori e scelte sbagliate, infatti vorrei far qui  la considerazione amara  sull'azzeramento della Sinistra Arcobaleno , soprattutto quello dei consiglieri di Rifondazione Comunista senza rappresentanza né in Parlamento e né in Comune a Pescara.

Rifondazione paga alleanze con partiti bluff, come quello dei verdi, inesistenti in Italia , e soprattutto  in Abruzzo e Pescara; inesistenti ma che hanno però preteso posti in lista di rilievo.

Che i Verdi siano stati un bluff ed abbiano truffato in cattiva fede l'elettorato di sinistra è tragica realtà : ebbi a dirlo apertamente di visu a Pecoraro Scanio durante la sua visita elettorale nell'aula consigliare della Provincia, ma non ebbi modo di fare un intervento, perchè Pecoraro fuggì di corsa dopo il suo insulso pistolotto.

L'abbraccio nefasto  dei Verdi a Rifondazione Comunista  è stato fatale per un partito che aveva sempre goduto di grandi consensi in diversi strati della popolazione, tra i movimenti e gli operai.

La carica ideale che rifondazione Comunista aveva rappresentato 5 anni fa ( elezioni comunali ) e 2 anni fa ( elezioni politiche) s'è esaurita soprattutto per la supponenza della dirigenza locale, il politichese esasperato del Segretario regionale Marco Gelmini che privilegiava i contatti di vertice e di  potere, millantando una capacità organizzative che non possiede ,  assente nei contatti con la base, (le riunioni da lui organizzate vedevano scarsissima partecipazione )  e  la pochezza politica   del segretario provinciale Marco Fars che si muove solo su logiche burocratiche. Ma costoro si dimetteranno?

L’emarginazione progressiva di elementi scomodi da ogni decisionalità ha prodotto guasti irrimediabili, nonostante segnali forti e chiari che provenivano insistentemente al Partito.

Inoltre Rifondazione sconta la pressione psicologica ed ambigua di Gianni Melilla il quale, intelligentemente fuori della tenzone elettorale, ha fatto finta di appoggiare la Sinistra Arcobaleno, facendo sottoscrivere ai vertici di Rifondazione Comunista di Pescara, un patto segreto ( ma malauguratamente-per loro- venuto alla luce , dopo un articolo  apparso sulle pagine di un giornale locale) con Luciano d’Alfonso; a questo punto il popolo di Rifondazione è rimasto disorientato  e lapalissianamente ha preferito votare direttamente per D’Alfonso da subito. Hanno messo in lista persone che non hanno neanche votato ( infatti hanno totalizzato alcuni zero preferenze o due o tre voti, persone residenti fuori Pescara -con quale logica, boh?)

Per non parlare dei tentativi maldestri  dei vertici pescaresi di Rifondazione  di mettere il cappello sopra movimenti non nati dall'organizzazione interna del partito  , di fagocitarli e ridurli allo stato di sigle rappresentati solo in uno striscione, o in un blog,  dopo averli svuotati di contenuti, perchè ormai incapace di crearne dei propri, o di ignorarne altri che invece avrebbero rivitalizzato il partito.

Mi riferisco infatti  proprio al ruolo che hanno alcuni dalai lama dell'ecologia pescarese, o ecologisti da salotto, che nascondendosi dietro sigle tipo WWF, Legambiente, Abruzzo Social  Forum, autonominatosi dirigenti eterni di queste organizzazioni, avendo stretto alleanze di ferro con Maurizio Acerbo , leader   del Partito, (che forse ha pagato un prezzo troppo alto con l'esclusione da ogni incarico istituzionale )   scimmiottavano Rifondazione con la pretesa di millantare  quel seguito reale fra i cittadini che in realtà non avevano affatto.

E poi le battaglie per il piano spiaggia e la variante del Piano regolatore, sono stati solo lo spettro di come andrebbero condotte le battaglie; Rifondazione deteneva l'Assessorato all'Urbanistica ma non ha saputo arginare gli scandali e il terremoto giudiziario ancora in corso all'Ufficio Urbanistico del Comune di Pescara, ha fatto sì battaglie per il piano spiaggia e la variante al piano regolatore, ma non generalizzate, scegliendo solo dimostrativi obiettivi mirati ed a campione.

Diderot

 

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Beppe Grillo,i meetup,le sue Liste Civiche e la disillusione

Innanzitutto,cos'è il meetup.Se andate sul sito beppegrillo.it,in basso sulla destra noterete una icona rossa "entra nell'area meetup amici di Beppe Grillo";cliccandoci sopra si apre una schermata con l'elenco delle città dove sono aperti i meetup e cliccando sulla città desiderata si aprirà il blog corrispondente.Per iniziare a scriverci,basta fornire l'email,crearsi una password e lasciare il nome proprio o anche uno di fantasia.Prima disillusione:noterete che in una stessa città sono aperti più meetup,Pescara ne conta due.Come mai,non si entra a far parte di un unico movimento?Niente di più sbagliato,infatti capirete che per aprire un meetup,non occorre una richiesta a Beppe Grillo o essere portatore di un pensiero condiviso,ma...basta pagare 19 dollari alla società americana titolare e chiunque può aprirlo.Farselo intestare comporta i seguenti vantaggi:sei organizer,cioè conosci tutte gli indirizzi email degli iscritti,li puoi raggiungere con un messaggio contemporaneo a tutti,p
uoi nominare degli assistenti,puoi cancellare quanto scritto dagli altri,chiudere o spostare delle discussioni aperte da altri e infine, il massimo del potere,puoi cacciare dal meetup chi ti è sgradito,cancellandolo.Seconda disillusione:il meetup come luogo democratico di confronto.Come detto è lasciata alla bontà dell' organizer e dei suoi assistenti la permanenza di un iscritto.Ad esempio nel meetup1 di Pescara,chi contestava l'organizer Stefano Murgo adducendo che utilizzasse il meetup solo per propagandare la sua futura lista civica,che non indicesse mai una riunione del meetup dove discutere se fare o meno la Lista Civica e dove discutere regole democratiche per una nuova elezione dell'organizer,veniva puntualmente cancellato.Ma addirittura nell' home page dove è possibile inviare commenti all'articolo che Grillo pubblica quotidianamente,si rilevano vari casi di lamentele di chi non vede pubblicare il proprio commento quando è troppo critico verso il Grillo pensiero.
Capitolo Liste Civiche,terza disillusione:chi si aspettava di trovare un programma comune o regole sulla struttura organizzativa uguali per tutte le liste ,sbagliava posto.Nel caso di Pescara,addirittura il capolista Stefano Murgo parlò chiaro fin dall'inizio,proponendosi come unico possibile capolista in quanto persona eticamente corretta (sic !) e andando avanti a parlare di democrazia, a questo punto vien da dire, da "esportazione",dato che ,al contrario, nella sua idea di Lista si praticava uno strano concetto di democrazia,quella in cui il capo fosse già imposto ancor prima di ufficiali elezioni.
E Grillo cosa dice sulle Liste Civiche ?Quarta disillusione:per Grillo l'importante è fare le Liste Civiche comunque,non ha mai dato segni di conoscere chi sono le persone cui lui ha prestato la sua faccia sulla scheda elettorale o di sapere qualcosa sulle critiche che hanno subito circa il loro modo di porsi,eppure il blog nazionale è pieno di iscritti che hanno criticato il proliferarsi di sue Liste,a volte nate da persone uscite in prossimità delle elezioni e persino sconosciute agli iscritti dei meetup !!!
Capitolo Beppe Grillo:quinta disillusione.Chi si aspettava di trovare una risposta alle aspettative espresse nel V-day,ha sbagliato posto.L'invito a Non Votare,espresso nella formula qualunquistica e populista del "Vaff..." accomunando qualsiasi forza politica, ha deluso i sostenitori della Lista Per il Bene Comune presentatasi con il premier Stefano Montanari,compagno di Grillo in tante battaglie per l'ambiente, composta da tante persone provenienti dai meetup e che nel programma proponeva i temi trattati in questi anni nel suo blog.Perchè questa scelta di accomunare nel "Vaff.." questa nuova Lista Bene Comune ai tradizionali partiti ?La risposta alla sua coscienza,ma può venire il sospetto che il suo silenzio sia strategico alla nascita di un "Partito Grillo" che dovrebbe formarsi a breve e di cui lui,anche se non vorrà esporsi in prima persona,ne sarà il leader assoluto.
Sesta disillusione:chi si aspettava di trovare nell'area Grillo un determinato tipo di persone,con una forte coscienza critica,ha sbagliato posto.Del resto la storia ci insegna che quando a far da richiamo

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è il carisma del singolo,facilmente i suoi sostenitori possono sfociare nel fanatismo.L'esempio del prossimo V-day sull'informazione è la prova del metodo da capopopolo seguito, in quanto la scelta dell'argomento del prossimo v.day che si terrà il 25 aprile,cioè sulla libertà dell'informazione in Italia,non è stata fatta facendo partecipare il "suo popolo",ma è stata "calata dall'alto" e martellando

i suoi sostenitori quotidianamente come se la causa di tutti i mali in Italia fossero la Stampa, il Corriere della Sera etc,etc,colpevoli di non riportare le notizie con obiettività.Aldilà dunque dei contenuti del V-day,pur se condivisibili o criticabili,il metodo seguito è quello del "guru" e se a questo punto la società ha bisogno di sostituire al "guru" di turno,che alla luce dei ri
sultati elettorali viene identificato in Berlusconi,il nuovo "guru" Grillo,non posso dire che ci sia stato un progresso di coscienza critica nella società.Ma per fortuna,vi sono ancora persone che "resistono",che si sono staccate da Grillo, chi contribuendo alla nascita della Lista Per il Bene Comune, chi pubblicando un libro Webbe Grillo che pone in luce i lati "oscuri" del fenomeno, chi pubblicando sul blog board nazionale un post dal titolo significativo "Post censurato 3 volte,lo ripubblico" in cui spiega le motivazioni della sua disillusione e che ora riproduco :Dopo aver letto l'ultimo post ho deciso di cancellarmi dai meetups Grillo .
Non ha senso stare qui , ora è davvero troppo.
Mi cancello x protesta contro le liste civiche mai votate decise solo da Grillo,
mi cancello x protesta contro gli organizers autoeletti capolista delle liste civiche (uno di loro ha parlato di protesta senza senso contro Grillo)
Mi cancello xchè Grillo ha contribuito al giorno peggiore della Repubblica Italiana proponenndo il non-voto e dicendo che la Destra era uguale alla sinistra(Lombardo=Finocchiaro ma potrei fare 100esempi)
Mi cancello per il suo qualunquismo demagogico e xchè oggi anzichè chiedere scusa è felice xchè milioni di persone sono senza rappresentanza e lui può fare il suo partitino(vedi il post di oggi 15/04)
Mi cancello contro i fanatici adoratori di Grillo che ragionano con la sua testa e ripetono ogni giorno come tanti pappagallini le sue parole anche quando delira
Mi cancello xchè non ha mai avuto un confronto democratico con nessuno, peggio di Berlusconi.
Mi cancello xchè si continua incoerentemente a regalar soldi alla Meetup.com
Mi dispiace ma dopo l'8 settembre (data del primo V-day) non ne ha azzeccata una.
Arrivederci , tenetevi il vostro Guru.
L'umanità è grande , ci sono ben altri punti di riferimento.....Ed in ogni caso mi basta la mia coscienza come punto di riferimento.
Un'ultima considerazione,ma senza la potenza aggregatrice di internet e del meetup come strumento di comunicazione,saremmo qui a parlare di Beppe Grillo ? Sono convinto di no, e lo dimostra il fatto che prima che il suo editore Casaleggio gli "inventasse" il meetup,Grillo era una dei tanti alla Guzzanti,Luttazzi etc,etc,che facevano satira e spettacoli di denuncia,ma senza poi velleità di politica istituzionale.
In conclusione,se in positivo bisogna riconoscere il merito a Beppe Grillo di aver acceso la speranza di poter fare per cambiare qualcosa,se Beppe Grillo ha creato la scintilla che ha fatto avvicinare molte persone alla politica e a farle informare su temi prima sconosciuti, bisogna tuttavia affermare con forza che arrivati al momento del "fare" i qualunquistici "vaffa" non bastano più se il suo scopo è davvero quello del cambiamento,un cambiamento che può essere sincero, solido ed efficace quando è basato su nuove vere coscienze critiche,dunque libero stato,libera informazione,ma solo in libere teste...e la sua strada, purtroppo, non va in quella direzione.


Paolo Vasini

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“IL PARTITO DI LOTTA E DI GOVERNO”

 E’ FINITO!            

 

 

 

La Sinistra Arcobaleno ha perso 3.000.000 di voti rispetto alle elezioni politiche del 2006,  ottenendo circa il 7% dei voti in meno, per cui non è stata rieletta al Parlamento. In questo modo finisce “Il Partito di Lotta e di Governo”, teorizzato da Berlinguer. Si dimostra il fallimento e la inapplicabilità di una tale formula. Il partito o è di lotta con le estreme conseguenze o di Governo con le estreme conseguenze. Nel primo caso è la rivoluzione, nel secondo è l’imborghesimento totale. Naturalmente sto esagerando e schematizzando, però bisogna avere piena coscienza che la lotta anticapitalista ed il Governo capitalista sono due strade completamente diverse, anzi opposte. E’ questa concezione che è morta.

 

            Quando dico che “Il partito di lotta” portato alle estreme conseguenze significa la Rivoluzione, non voglio affermare che questa si deve fare domani o dopodomani, né tantomeno che bisogna cominciare a sparare o compiere atti terroristici,  però voglio dire che un simile partito deve avere questa finalità, cioè una strategia che porta ad un cambiamento totale della società e dell’attuale sistema, particolarmente oggi, in un momento in cui la società è in crisi “su tutte le ruote”. Per cui è necessario, a mio avviso, che ogni lotta particolare sia  collegata con quella generale del cambiamento totale, ogni lotta del presente deve avere un legame con questa finalità futura, non può essere economicista soltanto ma legata alla finalità ideale della giustizia e della fine dello sfruttamento.

 

Quando dico “Partito di Governo”  portato alle estreme conseguenze intendo un partito che inevitabilmente deve accettare la logica del potere, del governo ad ogni costo, della difesa degli interessi degli sfruttatori soprattutto, anche se a volte deve fare finta di cedere. Oggi con il sistema elettorale maggioritario, con il bipartitismo che avanza sempre più, le minoranze sono tagliate fuori dal Parlamento, per cui o si accetta la logica parlamentare bipartitica e quella di governo fino in fondo o si è tagliati fuori. Questo è quello che è successo alla Sinistra Arcobaleno. Nella logica del bipartitismo votare per la Sinistra Arcobaleno non è un “voto utile” ma sprecato. Per essere “utili”, secondo me, si deve uscire dalla logica parlamentare, agire fuori e contro le istituzioni, nel rispetto di coloro che vi credono.

           

Non si può essere ministri di un Governo e poi scendere a manifestare nelle piazze contro di esso. E’ un controsenso assurdo! O si è da una parte o dall’altra! La lotta di classe e le classi esistono ancora!

           

La crisi della Sinistra viene da lontano, però il fatto che non è più presente nel Parlamento italiano indica che il trasformismo si è esaurito. Se si pensa alla sua origine comunista, basata su Marx la  Rivoluzione Russa e la Terza Internazionale, si può immaginare quante metamorfosi hanno dovuto fare queste organizzazioni comuniste per arrivare al Governo Prodi.

           

Non condivido l’opinione del giornale Il Manifesto quando dice “Da oggi la sinistra è un soggetto extraparlamentare” (15/4/08). Non è così! Le organizzazioni della Sinistra arcobaleno rimangono ugualmente aspiranti parlamentaristi, anche se frustrati, con il complesso del fallimento. Non basta essere fuori dal Parlamento, nel senso dello spazio,  per diventare un “soggetto extraparlamentare”, come erano i gruppi estremisti del “Sessantotto“. Bisogna avere anche le idee il

 

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programma e la morale di quei gruppi. Il che non è automatico! Da questa crisi della Sinistra, io penso che un settore minoritario, si orienterà verso quelle idee. Spero di sbagliarmi e mi auguro che

lo facciano tutti, in modo che quello che è avvenuto si trasformi in una crisi di crescita per tutti, non solo per pochi.

           

Un’altra conclusione da trarre, secondo me, è che il “voto contro” non serve: 60 anni di voto contro ed il risultato  è Berlusconi e la Lega Nord. Bisogna votare non “contro” ma “per”. Allora ci si preoccupa di essere più propositivi e costruttivi. Così si ha modo anche di capire i propri errori e di correggerli. Diversamente si finisce sempre per dare le colpe agli altri e non vedere le proprie.

 

            “Ogni popolo ha il governo che si merita!” ed oggi evidentemente il popolo italiano si merita Berlusconi, come ieri si è meritato Prodi. Non c’è differenza perché qualsiasi governo istituzionale venga fuori dalle urne deve applicare le direttive della Banca Mondiale che le impone alla BCE(Banca Comune Europea) che a sua volta le trasmette ai governi, i quali le impongono alla gente. Altro che litigare tra Destra e Sinistra: siamo tutti uguali nel subire lo sfruttamento e la sofferenza.

 

Io non ho votato né adesso né alle precedenti elezioni, per cui sono contrario a tutte e due. Se con Prodi si sarebbe arrivati a “morire di fame”, con Berlusconi si arriverà a “morire ammazzati”. Il futuro di questo governo, secondo me, fa pensare le cose peggiori perché la Lega Nord ha acquisito una forza ed un ruolo molto grande, minaccia di sparare fucilate e cannonate su Roma ed ha tutto un  comportamento violento ed aggressivo. Le complicità di Berlusconi e della Destra non mi meravigliano, però la passività il legalismo e la sottovalutazione del pericolo da parte delle sinistre, sì. Secondo me ci sono tutte le possibilità per un ripetersi in Italia di quanto è avvenuto nella Jugoslavia.

 

“La Secessione dolce” è in atto, dice il sociologo Bonomi in un articolo sul Corriere della Sera del 15/4/08. Condivido, con la differenza che per adesso è “dolce” ma è destinata a diventare “amara” perché si è aperto uno scontro tra poteri regionali e poteri centrali il cui epilogo sarà catastrofico per tutti i cittadini. Spero tanto che essi se ne avvedano rapidamente e si autorganizzino perché sono l’unica forza in grado di potere impedire uno spezzettamento dell’Italia con conseguente guerra civile.

           

Un altro insegnamento da trarre, sempre a mio parere, dai risultati di queste votazioni è che bisogna smettere di fare le campagna elettorali virtuali e di puntare sui mass media per influire e cambiare la società. Si è visto dal fatto che la Sinistra Arcobaleno non si aspettava minimamente questi risultati. Veramente nemmeno io. Coloro che si propongono di cambiare e di rovesciare questa società devono girare alla larga dai mass media e dal virtuale. Devono puntare al reale e rimanerci attaccati saldamente. Le leve dei mass media sono in mano al potere che accende o spegne la comunicazione come e quando vuole. E’ meglio starne fuori totalmente.

           

I non votanti sono stati circa il 3,50% in più rispetto alle politiche del 2006. A Napoli i votanti sono stati soltanto il 67%. Complessivamente in Italia attualmente i non votanti ammontano al 20%. Non sono pochi, tenendo presente la forte tradizione politica di votare da parte del popolo. Dal mio punto di vista sono il settore più importante e da cui può venire il nuovo, cioè le idee veramente progressiste rispetto alla società oscurantista in cui viviamo. Da questo tunnel storico io penso che se ne possa uscire puntando in direzione di due obiettivi molto semplici e centrali: l’Essere Umano e la natura.

 

                                                                                                                                     Antonio Mucci

 

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*Ma cos'è l'acqua*?

Ma cos´è l´acqua ? E chi è il fiume? O forse cos´è?E´un entità fisica distante e separata da noi? Assimilabile al concetto di oggetto, come lo è un´auto, una casa, un capannone ?

O è piuttosto una sintesi fedele e puntuale di tutto ciò che avviene a monte del suo corso, tutto ciò che avviene alle sue spalle e nella nostra vita ?

Noi siamo costituiti principalmente d´acqua, l´acqua è in me come pressione vitale, alla mia morte tutta l´acqua se andrà e resteranno pelle, ossa, denti e capelli se ne avrò ancora in quel momento.

Ma fino a quando sono in vita, direi meglio, fin quando la vita scorre in me e attraverso di me, l´acqua mi riempie, mi sostiene, permette lo scambio fra tutte le parti del mio corpo fisico. Permette al sangue di scorrere, ai reni di filtrare, all´aria di non bruciare i miei polmoni.

Poi l´acqua rende possibile la crescita dei vegetali che stanno alla base della catena alimentare, cioè rende possibile l´aggregazione di aria, luce e terra in forma tale da produrre energia, sali minerali, vitamine e proteine assimilabili con l´alimentazione.

L´acqua che bevo, ridona al mio corpo la giusta quantità di vita che con il sudore , la respirazione e gli scarti era andata persa all´esterno.

L´acqua scioglie, disgrega, trasporta, e rivitalizza gli scambi all´interno e all´esterno di un sistema con il proprio ambiente circostante.

L´acqua è alla base dell´osmosi, attraverso l´acqua le sostanze migrano da zone a più alta concentrazione verso quelle con minor valore, è fondamentale per l´omeostasi, il meccanismo attraverso il quale tutto avviene senza esplodere o implodere e gli equilibri si mantengono costanti.

Mi sveglio al mattino e svolgo tutte le quotidiane azioni che rendono la mia esistenza comune a quella di tutti o quasi tutti gli individui della mia stessa specie presenti nel bacino del fiume Pescara; bevo un bicchiere d´acqua, mio sciacquo faccia, culo e denti, o in altro ordine culo, faccia e denti, ad ognuno la propria sequenza.

Nel frattempo ho accesso la luce, ho prelevato un po´ di dentifricio, ho utilizzato uno spazzolino, della carta igienica, ho manovrato la manopola del rubinetto, ho camminato sul granito levigato, ho utilizzato il sapone prodotto a Milano, etc.. In tutto ciò con cui sono entrato in relazione c´è o c´è stata l´acqua direttamente o indirettamente nelle fasi della produzione, trasformazione e trasporto, l´acqua diventa elemento essenziale per lo scambio nella società come lo è il sangue nel mio corpo.

L´acqua è un buon conduttore...

E il fiume che c´entra? Il fiume scorre nel punto più basso della valle, raccoglie tutto ciò che l´acqua piovana e d´irrigazione scioglie dai terreni circostanti, si infiltra nella falda portando con se sali minerali, ma anche metalli pesanti presenti nei pesticidi e nelle discariche, i nitrati e i fosfati presenti nei concimi, il materiale depositatosi sui suoli come fall out delle attività antropiche, perdite accidentali o sversamenti dolosi di oli, carburanti e solventi.

E tutto questo rappresenta un apporto che definiamo diffuso perché giunge al fiume su tutta l´intera asta .

Se consideriamo solo gli ultimi 50 km del fiume Pescara oltre agl´apporti diffusi derivati dalla propria vallata si aggiungono quelli derivanti dalle valli dei rispettivi affluenti, dall´Aterno al Lavino, all´Orta, al Cigno al Nora, oltre i numerosi fossi secondari.

Poi disseminati qua e la´ vi sono gli apporti puntuali, ossia scarichi residuali delle attività svolte presso gli agglomerati urbani, industriali e artigianali.

A volte previa blanda depurazione, quasi sempre direttamente come rifiuti delle nostre attività.

Ma perché dico che non vedremo mai un fiume pulito alla foce? O meglio mai fin quando non avverrà una vera rivoluzione nelle nostre vite?

Perché credo che sia inutile e fuorviante puntare il dito sul politico di turno, sulla cattive amministrazioni succedutesi e

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future, inutile boicottare questo cibo non biologico o Ogm, e promuovere quel prodotto cresciuto grazie alla cacca di lombrico.

Perché l´inquinamento così come l´intendiamo più o meno semplicisticamente dai rifiuti solidi e macroscopici a quelli invisibili dell´acqua che beviamo, dell´aria che respiriamo, delle sostanze nocive assunte dalle medicine, è presente in noi da sempre , costituzionalmente presente.

Lo era già prima della nostra nascita attraverso il cibo, l´aria e l´acqua che nostra madre assumeva durante la nostra gestazione.

Forse oggi è solo aumentato al punto tale che alcuni individui di questa folle specie, sente la necessità di reagire, non vuole più subire passivamente quest´aggressione, questo sottofondo caotico, che chiamiamo inquinamento acustico, visivo, architettonico o paesaggistico e in generale dei rapprti sociali.

Atteggiamenti diffusi sentiti come devianti e frutto di un´educazione senza radici salde.

Siamo inquinati, sono inquinati i rapporti umani, invischiati in una melassa informe e dolciastra ristagnante e retta da vecchi che vogliono restare giovani, giovani invecchiati precocemente, bambini più saggi dei nonni che rincoglioniti dalla tv credono a tutto e il contrario di tutto.

Regna la folle illusione di ricevere l´immortalità attraverso la riproduzione all´infinito della propria immagine sia essa il modello top dell´automobile del signor Ford, del signor fiat, come prodotto x o y della multinazionale x o y al cui vertice siede il signor x o y.

Regna quest´illusione di grandezza e immortalità nella politica, nel misero potere che giunge al massimo del proprio compimento sottoforma di migliaia di icone sorridenti dei manifesti elettorali, nelle parate, nei mausolei pacchiani e disgiunti dal territorio che si ergono come falli simboli di infinita potenza di una umanità allo stato puberale.

Tutto questo show produce scorie, quando spingiamo al massimo la produzione e preleviamo dalla terra più di quanto restituiamo e come quando assumiamo cibo e altre sostanze senza permettere all´organismo di smaltire gli scarti, risultato intossicazione del sangue, contaminazione delle matrici ambientali, acqua, aria, terra.

Ma quando nel fiume non vedremo più pesci nuotare , allora non ci sarà più vita che potrà godere di se stessa, non ci sarà più uno sguardo degno di essere definito tale che potrà veramente beneficiare della scintilla divina.

L´arteria principale che unisce il cuore all´anima , la montagna al mare, la passione alla consapevolezza, ossia il fiume in cui l´acqua scorre con sempre più fatica, perde progressivamente questa funzione; l´acqua è densa è torbida, il sangue della terra lascia dietro di sé una patina oleosa, non riesce ad ossigenarsi, l´aspetto è cianotico e l´asfissia è prossima.

Incontaminata alla sorgente è come un bambino che conosce solo la fiducia per la propria madre che lo ha condotto in questa esistenza, ancora pura e spontanea anche se già informata sul futuro e sa già cosa lo aspetta ma preferisce ancora giocare, zampillare, correre con altri fratelli e sorelle non ancora proiettata nel folle sogno di essere prima e solitaria vincitrice nella vita svettante sul trono del mondo.

Io non conosco la risoluzione immediata a ciò che si prospetta, ma posso comprendere che fin quando sarò attratto da un immagine distorta di grandezza, sfavillante miraggio di primeggiare, di emergere, di essere disposto a posare in vetrina per farmi ammirare, sarò responsabile della mia dose di merda non metabolizzata che allora straborda e mi ricade addosso, come inganno subito o commesso, come acqua tossica, come aria irrespirabile, come cibo insapore e vita non autentica, come rumore, come paura di non esistere abbastanza, e il fiume è lì a ricordarmelo perché il fiume mi rispecchia, ci rispecchia.

Nel fiume c´è il singolo contributo di ognuno di noi, il fiume siamo noi, il bacino del Pescara è solo una zona specifica del nostro pianeta, dove tutti i fiumi rappresentano zone specifiche della dell´organismo Terra.

Il fiume Pescara è malato perché malata è la Terra, e se non crediamo alla sua guarigione essa non guarirà, e ciò non avverrà fin quando sapremo l´uomo falso, violento, prepotente e arrogante.

Fin quando ci saranno incendi, alberi tagliati, querce profanate, nelle nostre vite non penetrerà lo spirito vitale, non entrerà la luce , la trasparenza e la pace.

La fiducia infinita nel progresso ci illude che avremo la risoluzione a qualsiasi problema, ma le cose non stanno così, la caduta sarà repentina, ci coglierà all´improvviso, talmente tanto velocemente che forse molti non avranno neanche il tempo di accorgersene e allora sarà stata del tutto inutile l´attesa davanti allo schermo della notizia del millennio, "l´uomo oggi è giunto alla verità ora siede alla destra del Padre, il Cristo è veramente risorto, l´uomo è salvo".

 

Marco Sborgia

 

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da “Una voce fuori dal coro

di Giorgio Fioretti

 

AFORISMI – RIFLESSIONI – CONSIDERAZIONI

1.      L’uomo quando si accorse che non poteva essere stato lui l’autore dell’universo, risolse per lo meno inventare il suo autore:  Dio

2.      Fra i credenti ( Dio c’è ) e gli atei ( non c’è ), oltre agli agnostici ( non so ), un’altra corrente di pensiero potrebbe essere:  Dio è una ipotesi.

  1. Se l’universo è infinito e Dio è infinito, Dio solo può essere l’universo stesso, poiché due infiniti sono incompatibili.

4.      I principi cristiani, sono un impegno di vita auspicabile ma non praticabile. Essi sono in contraddizione con le regole della creazione ( divina? ) .

5.      Il principio della natura sancisce che il più forte sopravvive a spese del più debole. Questo, dunque, deve essere naturalmente vittima. Se Dio è l’autore della natura, Hitler appena provò ad essere l’esecutore dei suoi principi.

6.      Il Dio dell’uomo, anche se è definito padre e buono, in realtà non si ha nessuna manifestazione della sua bontà. La verità è che egli fu inventato: potente, autoritario, vendicativo, punitivo. Egli continua ad esistere non perché l’uomo lo ama, ma perché  realmente lo teme; lo adula come qualunque servo adula il suo padrone, nella speranza di guadagnare benevolenza e favori.

7.      E sbagliato cercare di evitare l’infelicità, essa è indispensabile per riconoscere la felicità. Pertanto non è saggio volerla evitare, ma è saggio saperla gestire.

8.      Se non vuoi essere infelice, rinuncia a voler essere felice.

9.      La felicità è il passaggio da una situazione meno piacevole a una più piacevole il cui tempo di  godimento è dato dalla durata del ricordo della situazione peggiore.

10.  Un uomo senza utopia è come un automobile senza motore.

11.  L’uomo ha solo ciò che spende. Ciò che non ha speso, anche se lo conserva, in realtà non lo ha mai avuto.

12  Un diritto è legittimo quando nasce da un dovere compiuto.

12.  E’ più probabile che chi grida con più voce: al ladro…! al ladro…! sia colui che ha rabbia di non essere lui il ladro.

13.  L’affermazione di una verità dipende non tanto dalla sua natura, ma dall’autorità di chi l’afferma. Ecco che una bugia  diventa  verità, se ad affermarla è persona autorevole.

 

 

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14.  La bugia come la verità, può essere: dannosa, inutile, benefica; ed anche simpatica.

      Tutto dipende da ciò che produce.

15.  Tutti gli esseri viventi esistono da qualche miliardo di anni; quando, organizzati in una certa forma,  emergono alla vita, lo fanno in modo provvisorio, per poi,  far ritorno alla autentica essenza primordiale.(metamorfosi della materia)

16.  L’uomo è il risultato involontario di un universo indifferente a ciò che produce.

17.  Una rivoluzione per aver successo le occorre il consenso della storia.

18.  Non è mai avvenuto che una rivoluzione capovolgesse interamente il sistema che intendeva    rivoluzionare. Essa ha sempre conservato, del vecchio sistema, il fascino del potere.

19.  Il potere si misura in base alla possibilità che si ha  di commettere ingiustizie senza essere puniti. Quanto maggiore è l’ingiustizia, più assoluto è il potere. 

20.  Una delle moderne schizofrenie, si caratterizza nella condizione  umana di ogni ditale sentirsi cisterna.

21.  Spesso l’ignoranza si nasconde dietro l’arroganza, e l’arroganza dietro la violenza.

22.  Nel rapporto con lo stato, quanto più collabori a far pagare il giusto agli altri, meno ingiustamente pagherai tu.

23.  Al di là dei proclami, l’esercizio della democrazia oltre alla sua immaturità, presenta gravi forme di corruzione. Gia il suo primo atto si svolge con il ricatto reciproco fra candidato e elettore: io ti do il  voto se mi fai ottenere questo; io ti prometto questo se mi dai il tuo voto. Ma ciò che aumenta la gravità è che a nessuno dei due interessa se il provvedimento ad essere adottato sia giusto o ingiusto, ciò che importa è solo la reciproca convenienza. E’falso quindi affermare che nel mondo occidentale è praticata la democrazia; è vero invece che si è iniziato un processo che potrà portare a l’esercizio del regime democratico.

24.  Se hai avuto una vita di prima categoria avrai un funerale di terza categoria, se invece hai avuto una vita di terza categoria è probabile che ti compensino con un funerale di prima categoria.   ( è una questione di vita e di morte; a voi la scelta.)

25.  Il poeta che è in noi, confeziona i temi e i sentimenti della vita con parole e versi che provocano emozioni; ed è così che le bugie possono diventare dolci verità utilizzate non sempre per nobili scopi.

26.  Quando avrai raggiunto l’età prossima alla fine non sederti in sala d’attesa ad aspettare  la morte, ma fa che sia la morte ad aspettare te.

 

 

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ELEZIONI 2008. LA SINISTRA SUICIDATA, IL NUOVO FASCISMO E LE FUTURE LOTTE CONTRO IL“VELTRUSCONISMO”

ovvero

Come predicare male, razzolare peggio ed essere bocciati dagli elettori

 

Il terremoto politico-elettorale avvenuto nei giorni scorsi, ha provocato effetti a dir poco devastanti, delineando un quadro parlamentare davvero singolare e senza precedenti (se si eccettua l’unico precedente che risale al Ventennio fascista). Uno scenario  imprevisto ed imprevedibile, almeno nella vastità e nelle proporzioni drammatiche in cui si è determinato. Un disastro politico simile alla situazione di illegalità e di messa al bando procurata dall’avvento al potere del partito fascista di Benito Mussolini, con l’instaurazione della dittatura e l’espulsione violenta delle forze di opposizione presenti nel Parlamento dell’epoca, in modo particolare del partito comunista e di quello socialista. Con la differenza, non secondaria, che nel caso odierno non c’è stato bisogno di ricorrere a provvedimenti apertamente reazionari e antidemocratici. In un colpo solo si è consumata la dissoluzione delle "sinistre", espulse in toto dal Parlamento italiano. Questo è, nei fatti, il risultato più evidente ed eclatante del nuovo “fascismo” mascherato da “antifascismo”, del nuovogolpismo istituzionale” camuffato da Partito Democratico + Popolo delle Libertà, che in sintesi si chiama “Veltrusconismo”. Il "golpe veltrusconiano" ha cancellato con una soluzione “morbida” e “pacifica” tutti i partiti di sinistra. I quali non hanno fatto nulla per impedire il proprio “suicidio” politico. Anzi, direi che le forze di “sinistra” hanno permesso tutte le forme di autolesionismo possibile ed immaginabile, tutto ciò che si poteva concedere all’avversario veltrusconiano per farsi male in modo serio e (forse) irreparabile. Con gli esiti a dir poco catastrofici che sono evidenti a tutti.

Ma vediamo in quale modo si è tradotto l’autolesionismo della sedicente “sinistra” (ex)parlamentare italiana. Una “sinistra” ormai estinta, umiliata e declassata al rango di un movimento politico extraparlamentare, senza possedere più alcun rapporto organico con i soggetti della realtà sociale, senza avere più l’abitudine e tanto meno la vocazione alla prassi e all’attività extraparlamentare. La liquidazione della sinistra parlamentare borghese è stata una morte annunciata da tempo, ma il principale responsabile del disastro si chiama (in)Fausto Bertinotti. Il quale ha raccolto esattamente quanto ha seminato negli ultimi anni. Ma nemmeno la più pessimistica delle previsioni poteva prefigurare e vaticinare lo tsunami che ha annientato totalmente la presenza della sinistra parlamentare in Italia. Senza dubbio l’astensionismo di sinistra ha inciso in modo consistente sull’esito del voto che ha penalizzato duramente i dirigenti e i rappresentanti della cosiddetta “sinistra radicale”. In questi ultimi due anni la sinistra filo-governativa ha predicato male e razzolato peggio. Per questo gli elettori hanno deciso di punirla amaramente. Nel contempo, il nuovo “fascismo veltrusconiano" ha contribuito all’estromissione dalla scena parlamentare della sinistra borghese, senza porre in essere procedimenti autoritari o violenti, ma facendo semplicemente ricorso ad una vasta e capillare campagna propagandistica a favore del “voto utile”, che ha convinto non pochi elettori della “sinistra radicale” ad appoggiare il partito di Veltroni.

La situazione politica odierna è, di fatto, quella di un regime senza colpo di stato, un fascismo privo della dittatura militare. Il nuovo Duce si chiama Veltrusconi. Pasolini docet: “il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo”. Infatti, il quadro politico-parlamentare

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determinato dalle ultime elezioni, risulta assai più inquietante e pericoloso del fascismo propriamente inteso, per la semplice ragione che l’affossamento della sinistra parlamentare borghese è avvenuto in una cornice di apparente democrazia, ovvero senza l’avvento di un colpo di stato militare che abbia messo fuorilegge i partiti di sinistra. I quali si sono in pratica “suicidati” (quasi) da soli. Gli avversari si sono limitati ad assecondare gli eventi. Tale risultato si è rivelato addirittura traumatico, inducendo alcuni osservatori e personaggi politici che sono in qualche misura riconducibili al fronte dell’ultra-conservatorismo (quali, ad esempio, Giulio Tremonti) a temere l’attuale scenario, nella misura in cui le contraddizioni sociali e materiali, i conflitti di classe presenti nel mondo del lavoro, le vertenze e i contrasti insiti nella realtà del paese, potrebbero assumere un carattere di insanabilità, in quanto non sarebbero più governabili e suscettibili di mediazioni politico-istituzionali. In pratica si teme e si paventa che l’assenza di rappresentanza parlamentare della sinistra possa generare antagonismi sociali esplosivi, fenomeni di recrudescenza politica difficilmente gestibili. Inoltre, con il quadro parlamentare appena uscito dalle elezioni, mi pare assai facile prefigurare un tentativo di stravolgere il testo della Costituzione attraverso una sorta di “grande inciucio”, ossia un’ampia intesa di stampo “veltrusconiano” sul terreno delle cosiddette “riforme costituzionali”, tanto attese ed invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Berlusconi, Bossi e Fini.

La vera sinistra potrà risorgere solo se saprà fare una seria autocritica e ripartire dai bisogni concreti e dalle vertenze reali della sua gente, ovvero i lavoratori. Il terreno più fertile e congeniale per la sinistra di classe è da sempre il mondo delle lotte e dei diritti del lavoro salariato, la base del movimento operaio e sindacale. La vocazione storica, la natura e l’attitudine della sinistra realmente antagonista, coincidono con le lotte e le vertenze dei lavoratori, con le tendenze e i bisogni effettivi delle masse operaie, non con le competizioni elettorali e tanto meno con le opzioni riformiste e governiste, che invece non pagano e non ottengono mai nulla.

Concludo citando Ernesto Che Guevara, il quale sosteneva che le sconfitte, specie quelle più amare e brucianti, possono rivelarsi nel tempo anche più utili ed istruttive di una vittoria troppo facile ed esaltante. Non a caso, la “vittoria” del 2006 ha arrecato molti danni preparando il terreno all’attuale disfatta, in quanto ha alimentato e favorito un progressivo distacco della sinistra parlamentare dalla realtà drammatica e dolorosa dei bisogni e delle lotte delle masse popolari. Non sono pochi i quadri dirigenti che si sono montati la testa, assumendo atteggiamenti di arroganza, superbia e cecità nei confronti del legittimo dissenso espresso in diverse circostanze dalla base militante (soprattutto la base operaia, che di conseguenza ha voltato le spalle), per cui molti attivisti e simpatizzanti della cosiddetta “sinistra radicale” si sono disaffezionati e allontanati in modo crescente, decidendo infine di astenersi dal voto per punire duramente chi aveva deluso e tradito le attese e le speranze suscitate nel popolo della sinistra proprio dalla “vittoria” ottenuta nel 2006. Sono trascorsi appena due anni solari, eppure quella data sembra distante anni luce dall’attuale momento storico.

 

Lucio Garofalo

 

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Biblioteca Provinciale: infrastruttura essenziale per fare grande una città
 
Considero positivo che il sindaco abbia fatto tesoro della sollecitazione venuta da IdV e Sinistra
rispetto all'appalto a Toto della gestione della ztl, pensiamo che non sia impossibile reperire le risorse
per concretizzare il progetto dell'area di risulta e in particolare quello della grande Biblioteca Provinciale.

Pescara non ha mai avuto una biblioteca provinciale degna di questo nome, cioè dotata di spazi
adeguati per un'ampia fruizione. I frequentatori hanno sempre dovuto lottare per un posto a sedere.
Da sempre per le classi dirigenti pescaresi questo non è stato considerato un problema e una priorità.
In tutta Europa le biblioteche-mediateche pubbliche hanno un ruolo essenziale come luoghi di
aggregazione e crescita culturale, e sono aperte fino a mezzanotte, e anche di domenica.
Ovviamente sono dotate di spazi anche per l'infanzia, ospitano caffè e spazi espositivi, servizi
internet, ecc.
Il progetto di realizzare una grande biblioteca - mediateca circondata dai prati del grande parco
nell'area di risulta, quale cuore pulsante del centro cittadinorappresenta un'infrastruttura strategica
per una città davvero grande e europea.
Lasciamo immaginare come cambierebbe i caratteri della vita urbana e metropolitana una struttura
con caratteri polifunzionali di interporto della cultura (mediateca, internet, spazi per eventi ,ecc.),
quale cuore pulsante di un centro cittadino che negli ultimi anni è andato svuotandosi di funzioni
di pregio.
Immaginiamo che ruolo potrebbe svolgere quale luogo di incontro per i giovani e gli studenti di tutta
l'area metropolitana essendo collocata vicinoalla stazione FS, al terminal degli autobus e ai parcheggi
sotterranei previsti nel progetto quindi facilmente raggiungibile.
Una Biblioteca provinciale di livello europeo aperta tutti i giorni e tutte le sere è il complemento
essenziale del polmone verde che intendiamo da sempre realizzare.
Anche se politicanti incompetenti lo hanno spesso dimenticato, uno dei compiti essenziali delle
istituzioni è quella di promuovere la crescita culturale dei cittadini.
Rivendichiamo con orgoglio di aver posto finalmente all'ordine del giorno della politica pescarese
questo tema e di aver promosso un progetto architettonico di qualità attraverso un concorso.
Ci siamo battuti affinchè la Provincia, che avrebbe dovuto porsi il tema da sola, si facesse co-protagonista
dell'opera. Abbiamo dovuto registrare una certa ritrosia del Presidente, ma comunque grazie
all'impegno del gruppo consiliare siamo riusciti a far stanziare i fondi in bilancio per attrezzare
l'edificio.
Ricordo che la biblioteca costa poco più del Ponte del Mare e assai meno della "copertura a conchiglia"
del Teatro d'Annunzio: opere senza dubbio assai meno urgenti della sistemazione dell'area di risulta.
Con più sinergia tra gli enti locali e la Regione, con meno iniziative estemporanee determinate dalla
spasmodica ricerca della visibilità personale, forse avremmo già iniziato i lavori.
 
Maurizio Acerbo
Sinistra Arcobaleno

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore, 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”