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IL SALE - N.°76


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 76   Marzo 2008

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

 

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Sommario

 

 

 

                                      presentato da Moreno De Sanctis

 

                                      presentato da Vincent

 

                                                      di Luciano Martocchia

 

                                                     di Giorgio Fioretti

 

                                               di Pino

 

                                                       di Carmelo R. Viola

                        

                                                       di Luigi Dezio in arte Popò

 

                                                       presentato dall’ Arch. Kazem

 

                                                        di Stelio Soriani

 

                                                        di Diderot

 

                                                        di Antonio Mucci

 

·         Pagina 18               LO SAI QUANTI SONO I TUOI SOLDI CHE FINANZIANO...                                                         

                                                 di Paolo 1000 Z

 

                                                        de “IL SALE”

 

 

 

 

 

 

 

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Raccolta differenziata: è la soluzione del problema?

 

 

La raccolta differenziata, secondo me, è un inganno: se non si cambia l’intero impianto produttivo in Italia non si risolve niente. Qualunque soluzione diventa inutile. E’ come quando uno rientra a casa, trova l’appartamento allagato e, invece di precipitarsi a chiudere il rubinetto dell’acqua, si dedica a raccoglierla con gli stracci ed i secchi. Così sta facendo il Governo  con il problema dei rifiuti di Napoli e di tutta la Campania.

Il cittadino napoletano viene accusato di essere il responsabile dell’accumulo perché non ha praticato la raccolta differenziata. I dirigenti pescaresi si propongono di fare la raccolta porta a porta. In questo modo la colpa del padrone viene scaricata sul cittadino, colpevolizzandolo.

            La raccolta differenziata  si basa, secondo me in modo sbagliato, sulla cosiddetta filosofia delle 4R: Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio, Recupero. Con la Riduzione si cerca di intervenire all’origine del processo riducendo i materiali dannosi, particolarmente gli imballaggi che, in genere, costituiscono il 40% della spazzatura nei cassonetti;  per questo motivo Legambiente ha promosso a Natale la campagna “Disimballiamoci”, ponendosi all’uscita di alcuni supermercati per aiutare gli acquirenti a sbarazzarsi degli imballaggi sul posto stesso. Ma il problema  non è la riduzione ma la eliminazione totale di questi imballaggi e la loro sostituzione con altri non nocivi e riutilizzabili, il tutto dovrebbe essere effettuato dallo stesso fabbricante. Il principio della Riduzione dovrebbe essere sostituito con quello della eliminazione, non soltanto degli imballaggi, ma anche dei prodotti dannosi. Invece la raccolta differenziata si interessa soltanto del processo che accompagna il prodotto finito al consumo e poi allo smaltimento. Di conseguenza si interessa di riciclare la plastica, non di eliminarla, cioè non produrla più. Essa è cancerogena, si sa da 40 anni!

            La  quarta fase della raccolta differenziata, cioè il Recupero, prevede lo smaltimento di tutto ciò che non è stato possibile Riutilizzare né Riciclare, attraverso la creazione di discariche e di inceneritori. Assurdo! Le discariche e gli inceneritori sono da eliminare perché dannosissimi all’ambiente ed agli esseri umani. Però le leggi sulla raccolta differenziata ed il Governo attuale non prevedono tale eliminazione nemmeno nel lontano futuro perché pensano che l’impianto produttivo non debba essere modificato di una virgola. Per loro questa spazzatura di società va benissimo. Questo è il problema principale. Dove andremo a finire? Se dovesse continuare così, io credo che finiremo con il camminare e vivere sui nostri rifiuti! Anche questo sarà considerato un progresso? Per il potere ed i suoi servi sicuramente sì, ma per il semplice cittadino certamente no.

            La soluzione all’inondazione della spazzatura in tutta la Campania non è tecnica ma politica-ideale, altrimenti l’inondazione in breve tempo dilagherà in tutte le altre  regioni italiane, come è molto probabile. È necessario convertire l’impianto produttivo in funzione del benessere delle persone, cioè del profitto umano e non del profitto del capitalista, come è avvenuto fino ad oggi, causando i danni attuali.

            Per prima cosa, a mio avviso, bisogna abbandonare le produzioni chimicamente dannose e tutti i prodotti inquinanti. Poi bisogna smettere di fabbricare prodotti usa e getta, non solo quelli di plastica ma tutti. Tutti i prodotti di oggi sono fatti con questo principio perché così conviene al “povero padrone”. Per cui bisogna sostituire l’uso e getta con  “per tutta la vita”, cioè si devono costruire  prodotti che devono durare il più a lungo possibile. Se si rompe un pezzo, va sostituito e non che si butta l’intero prodotto. Con questo criterio si devono costruire macchine, lavatrici, frigoriferi, televisori ecc. che durano per tutta la vita e con materiali riutilizzabili. Le popolazioni ed i comitati in lotta per la soluzione del problema dei rifiuti dovrebbero agire come un partito senza esserlo e rivolgersi direttamente ai lavoratori delle fabbriche affinché impongano la produzione di merci durature “per tutta la vita”. Soltanto così si può cominciare a sperare in una soluzione del problema  e non  con la raccolta differenziata.

Antonio Mucci

N.B. Per un maggiore approfondimento dell’aspetto che riguarda il “Che fare?”, si può leggere sul sito www.ilsale.net un mio articolo intitolato “Il sistema capitalista produce spazzatura!”,pubblicato nel numero 68-69.                                

 

 

 

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Errico Malatesta IL PROGRAMMA ANARCHICO (1919)

1.che cosa vogliamo  2. vie e mezzi  3.la lotta economica  4. la lotta politica 5.  conclusioni

 

4. La lotta politica

 

Per la lotta politica intendiamo la lotta contro il governo. Governo è l'insieme di quegl'individui che detengono il potere, comunque acquistato, di far la legge ed imporla ai governanti, cioè al pubblico.

Conseguenza dello spirito di dominio e della violenza con cui alcuni uomini si sono imposti agli altri, esso è, nello stesso tempo, creatore e creatura del privilegio e suo difensore naturale.

Erroneamente si dice che il governo compie oggi la funzione di difensore del capitalismo, ma che abolito il capitalismo esso diventerebbe rappresentante e gerente degli interessi generali. Prima di tutto il capitalismo non si potrà distruggere se non quando i lavoratori, cacciato il governo, prendano possesso della ricchezza sociale ed organizzino la produzione ed il consumo nell'interesse di tutti, da loro stessi, senza aspettare l'opera di un governo il quale, anche a volerlo, non sarebbe capace di farlo.

Ma v'è di più: se il capitalismo fosse distrutto e si lasciasse sussistere un governo, questo, mediante la concessione di ogni sorta di privilegi lo creerebbe di nuovo poiché non potendo accontentar tutti avrebbe bisogno di una classe economicamente potente che lo appoggi in cambio della protezione legale e materiale che ne riceve.

Per conseguenza, non si può abolire il privilegio e stabilire solidamente e definitivamente la libertà e l'uguaglianza sociale se non abolendo il governo, non questo o quel governo, ma l'istituzione stessa del governo.

Però, in questo, come in tutti i fatti d'interesse generale, più che in qualunque altro occorre il consenso della generalità: e perciò dobbiamo sforzarci di persuadere la gente che il governo è inutile e dannoso, e che si può vivere meglio senza governo.

Ma, come abbiamo già ripetuto, la sola propaganda è impotente a convincere tutti - e se noi volessimo limitarci a predicare contro il governo, aspettando altrimenti inerti, il giorno in cui il pubblico sarà convinto della possibilità ed utilità di abolire completamente ogni specie di governo, quel giorno non verrebbe mai.

Sempre predicando contro ogni specie di governo, sempre reclamando la libertà integrale, noi dobbiamo favorire tutte le lotte per le libertà parziali, convinti che nella lotta s'impara a lottare e che incominciando a gustare un po' di libertà si finisce col volerla tutta. Noi dobbiamo sempre essere col popolo, e quando non riusciamo a fargli pretender molto, cercare che almeno cominci a pretender qualche cosa: e dobbiamo sforzarci perché apprenda, poco o molto che voglia, a volerlo conquistare da sé, e tenga in odio ed in disprezzo chiunque sta o vuole andare al governo.

Poiché il governo tiene oggi il potere di regolare, mediante le leggi, la vita sociale ed allargare o restringere la libertà dei cittadini, noi non potendo ancora strappargli questo potere, dobbiamo cercare di diminuirglielo e dì obbligarlo a farne l'uso meno dannoso possibile Ma questo lo dobbiamo fare stando sempre fuori e contro il governo, premendo su di lui mediante l'agitazione della piazza minacciando di prendere per forza quello che si reclama. Mai dobbiamo accettare una qualsiasi funzione legislativa, sia essa generale o locale, poiché facendo così diminuiremmo l'efficacia della nostra azione e tradiremmo l'avvenire della nostra causa.

La lotta contro il governo si risolve, in ultima analisi, in lotta fisica, materiale.

Il governo fa la legge. Esso dunque deve avere una forza materiale (esercito e polizia) per imporre la legge, poiché altrimenti non vi ubbidirebbe che chi vuole ed essa non sarebbe più legge, ma una semplice proposta che ciascuno è libero di accettare e di respingere. Ed i governi questa forza l'hanno, e se ne servono per potere con leggi fortificare il loro dominio e fare gl'interessi delle classi privilegiate, opprimendo e sfruttando i lavoratori.

Limite all'oppressione del governo è la forza che il popolo si mostra capace di opporgli. Vi può essere conflitto aperto o latente, ma conflitto v'è sempre; poiché il governo non si arresta innanzi il malcontento ed alla resistenza popolare se non quando sente il pericolo dell'insurrezione.

Quando il popolo sottostà docilmente alla legge, o la protesta è debole e platonica, il governo fa i comodi suoi senza curarsi dei bisogni popolari; quando la protesta diventa viva, insistente, minacciosa, il governo, secondo che è più o meno illuminato, cede o reprime. Ma sempre si arriva all'insurrezione, perché se il governo non cede, il popolo acquista fiducia in sé e pretende sempre di più, fino a che l'incompatibilità tra la libertà e l'autorità diventa evidente e scoppia il conflitto violento.

È necessario dunque prepararsi moralmente e materialmente perché allo scoppio della lotta violenta la vittoria resti al popolo.

L'insurrezione vittoriosa è il fatto più efficace per l'emancipazione popolare, poiché il popolo, scosso il giogo, diventi libero di darsi a quelle istituzioni che egli crede migliori, e la distanza che passa tra la legge, sempre in ritardo, ed il grado di civiltà a cui è arrivata la massa della popolazione, è varcata d'un salto. L'insurrezione determina la rivoluzione, cioè il rapido attuarsi delle forze latenti accumulate durante la precedente evoluzione.

Tutto sta in ciò che il popolo è capace di volere. Nelle insurrezioni passate il popolo, inconscio delle ragioni vere dei suoi mali, ha voluto sempre molto poco, e molto poco ha conseguito.

Che cosa vorrà nella prossima insurrezione? Ciò dipende in parte dalla nostra propaganda e dall'energia che sapremo spiegare.

Noi dovremmo spingere il popolo ad espropriare i proprietari e mettere in comune la roba, ed organizzare la vita sociale da sé stesso, mediante associazioni liberamente costituite, senza aspettare gli ordini di nessuno e rifiutando di nominare o riconoscere qualsiasi governo, qualsiasi corpo costituito, che sotto un nome qualunque (costituente,

 

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dittatura, ecc.) si attribuisca, sia pure a titolo provvisorio, il diritto di far la legge ed imporre agli altri con la forza la propria volontà.

E se la massa dei popolo non risponderà all'appello nostro, noi dovremo - in nome del diritto che abbiamo di esser liberi anche se gli altri vogliono restare schiavi e per l'efficacia dell'esempio - attuare da noi quanto più potremo delle nostre idee, e non riconoscere il nuovo governo, e mantenere viva la resistenza, e far si che le località dove le nostre idee saranno simpaticamente accolte si costituiscano in comunanze anarchiche, respingano ogni ingerenza governativa, stabiliscano libere relazioni con le altre località e pretendano di vivere a modo loro.

Noi dovremo, soprattutto, opporci con tutti i mezzi alla ricostituzione della polizia e dell'esercito, e profittare dell'occasione propizia per eccitare i lavoratori delle località non anarchiche a profittare della mancanza di forza repressiva per imporre quelle maggiori pretese che a noi riesca indurli ad avere.

E comunque vadano le cose continuare sempre a lottare, senza un istante di interruzione, contro i proprietari e contro i governanti avendo sempre in vista la emancipazione completa, economica, politica e morale di tutta quanta l'umanità.

 

5. Conclusione

 

Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uo-mo sull'uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza.

E per raggiungere questo scopo supremo noi crediamo necessario che i mezzi di produzione siano a disposizione di tutti, e che nessun uomo, o gruppo di uomini possa obbligare gli altri a sottostare alla sua volontà né esercitare la sua influenza altrimenti che con la forza della ragione e dell'esempio.

Dunque, espropriazione dei detentori dei suolo e del capitale a vantaggio di tutti, abolizione del governo. Ed aspettando che questo si possa fare: propaganda dell'ideale; organizzazione delle forze popolari; lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e contro i proprietari per conquistare quanto più si può di libertà e di benessere per tutti.

                                                                                                                                              Moreno De Sanctis    minoranza@yahoo.it

 

 

                                                                                                                                                                                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ripensare Indymedia Abruzzo!

A distanza di quasi un anno dalla chiusura di italy.indymedia.org, la decisione collettiva del Meeting XI [il primo dopo la chiusura], è stata di riaprire partendo da un nuovo approccio: i nodi locali, diretta espressione delle esigenze comunicative delle realtà territoriali.

Da circa otto mesi è on-line il sito di test, con l'intento di coinvolgere tutti e tutte nella costruzione collettiva di questo strumento.

Fin dall'inizio, ci siamo sforzati di comunicare anche la presa di responsabilità che l'apertura di un nodo abruzzese comporterebbe, e che troppo spesso negli anni passati è stata delegata. Se lo strumento deve essere collettivo, la responsabilità non può essere di un singolo o di un gruppetto di persone.

I nostri sforzi sono stati evidentemente insufficienti.

Anche le realtà a noi più affini, sono rimaste indifferenti all'opportunità di far nascere tutti insieme, attraverso un'elaborazione collettiva dal basso, questo strumento.

Tutto ciò farebbe pensare che ad ora, non ci sono le condizioni minime necessarie per creare un nodo locale del network indymedia.

Esprimiamo la nostra difficoltà e i nostri interrogativi, nel portare avanti il progetto in questo modo. Riteniamo assolutamente necessario capire se indy_abruzzo è un'esigenza per la comunicazione nel territorio abruzzese, oppure se è invece [come non ci auguriamo], una nostra forzatura.

Ci troviamo di fronte ad un bivio.

L´attuale collettivo d´Indy_abruzzo ha evidenti incompatibilità geografiche con l'idea di uno strumento che è concepito per essere la voce di un territorio che vuole esprimersi, e un'inversione di tendenza è assolutamente necessaria.

Se non avverrà, riteniamo che la volontà e la passione di un numero così esiguo di persone, non sia sufficiente per aprire un nodo del network indymedia, il rischio di autoreferenzialità sarebbe incompatibile con l'idea di informazione orizzontale, dal basso e indipendente che indymedia ha come fondamento.

// sii prima attivista e poi mediattivista del tuo attivismo //

Così ci immaginiamo indymedia, senza ne redazione ne "mediattivist* di professione", ma la voce diretta di chi vive in prima persona i conflitti sociali e le lotte nel territorio.

L'invito è ancora una volta quello di partecipare, con lo strumento di sempre la mailing-list, e di ospitarci nei vostri spazi per parlarne insieme.

 

indy_abruzzo_collective

per contatti: newimcabruzzo@inventati.org

sito di test: http://indyabruzzo.indivia.net

per partecipare: http://indyabruzzo.indivia.net/getting_involved

collettivo di indymedia abruzzo

 

Presentato da Vincent

 

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Pacifismo mediatico

di Luciano Martocchia 

Possiamo fare un'analisi seria sul variegato mondo del pacifismo italiano e sulla situazione in cui versa la sinistra tutta in Italia? Le posizioni   critiche di alcuni  finti pacifisti come opinioni di  esponenti di cultura non sono  condivisibili perchè  danno la misura  di una parte dello schieramento  facilmente schierato su versanti comodi di chi non ha mai provato nessuna responsabilità, oltretutto inficiato da solo e  scontato deludente protagonismo. Sono posizioni di chi sta facilmente alla finestra ad osservare; di duri e puri è costellata la storia, ma le loro posizioni non hanno mai prodotto grandi trasformazioni.
Le posizioni di Turigliatto  e Rossi hanno prodotto, per loro,  una grande visibilità, ed è forse quello che cercavano.  (Turigliatto ha sempre rivendicato la sua appartenenza alla Direzione del Partito Trozskista parigino)
E' ovvio, però ,  che a conti fatti,  esprimendo pacatamente un' opinione,  PRC ha fatto un errore ad entrare in una maggioranza di governo impraticabile,   in cui ha dovuto abiurare a molti punti programmatici  pre elettorali del 2006.
Diciamo che Rifondazione Comunista è  stata un po' giocata, perchè veniva dalla passata esperienza del '98 , in cui le si addossarono molte colpe sulla caduta del Governo Prodi.

Ma ci sono altre persone, per fortuna,  che sanno giocare con gli assi del tempo, sanno assorbire i segni di ciò che deve ancora svelarsi e preannunciano i mutamenti profondi della società, a volte le variazioni di armoniche nelle corde profonde del nuovo tipo umano che viene a costituirsi. E' avvenuto nella letteratura, nella musica, nelle arti in genere. A me sembra che in parte questa capacità venga espressa da esperienze e linguaggi sempre più diffusi di singole/i e gruppi. E' la capacità di andare oltre i rapporti di forza esistenti nella politica, nei modi di produzione, nelle comunità, è la capacità di cogliere la filigrana delle mutazioni in corso, le mutazioni che noi come genere umano stiamo producendo nell'ambiente e nella società. Non si tratta quindi di dispiegare le capacità di trasformazione che la sinistra può avere, la trasformazione permea l'essenza dell'animale umano aldilà della politica, e le trasformazioni avvengono anche se governa la destra, i conservatori, e che trasformazioni! Si tratta di governare questo dato irriducibile che è la produzione incessante di trasformazione che l'essere umano induce. Un luogo che è anche un laboratorio fecondo di stratificazione nell'immaginario simbolico di chi vi ha partecipato, delle ragioni, delle culture e di tutto ciò che si oppone alla direzione che le trasformazioni in atto nella società hanno assunto. La direzione dell'esclusione incessante delle donne dai processi decisionali e quindi dei diritti di cittadinanza e quindi della libertà di espressione e di coscienza, della riduzione clericale e fascista della donna a involucro e macchina figliatrice (i figli della patria scattanti e malinconici divengono ora le masse dall'esile umanità di figli-consumatori del nuovo fascismo), dell'utilizzo predatorio delle risorse naturali, dell'utilizzo delle guerre per derubare i popoli delle risorse e per variare gli assetti geopolitici, della gerarchizzazione di una società fondata sull'aggressività e sull'ostentazione della forza, del darwinismo sociale, dei modi di produzione liberisti che scardinano l'umano a "vantaggio" del profitto, dello scadimento del concetto di democrazia a consiglio di amministrazione, decisionista autoritario autoreferenziale stolido impermeabile fallico e sterile, di poteri consolidati, del riflusso xenofobo, dell'attacco violento a ogni forma di fragilità e minoranza, della strumentalizzazione delle pulsioni viscerali come la paura come strumento di non-governo.

Il prossimo scardinamento del parlamentarismo a favore del presidenzialismo si colloca in questa direzione, la nascita del PD, il veltronismo strisciante, si collocano nel mantenimento di questa direzione, l'americanizzazione dell'informazione e della comunicazione si collocano in questa direzione, la politica strutturalmente emergenzialista si colloca in questa direzione, le nostre chiusure identitarie sostengono questa direzione, la calcificazione dell'immaginario collettivo nella nuova espressione antropologica dell'utente-consumatore si colloca in questa direzione e così via. Prendiamo il  problema dei DICO, precariato, legge sul conflitto interessi:  si prova  una profonda amarezza per il voltafaccia di esponenti di governo che prima sottoscrivono un programma e poi lo buttano alle ortiche con diktact o prese di posizioni contrarie che hanno messo a dura prova il cammino del governo in due anni scarsi di attività. Ora questi signori improvvisamente si svegliano e, sotto campagna elettorale,  si mettono a lanciare proclami sul salario minimo garantito ( 1000 euro mensili per tutti - che bello! ) , come ha fatto Cesare Damiano ieri, scordandosi che proprio lui è stato il maggior oppositore alla revisione della legge 30. O anche Di Pietro che proclama che a RAI e Mediaset basta una sola TV ( che bello ! ). O la farsa indegna del tesoretto strombazzato ai quatro venti, argomento che ora viene clamorosamente smentito e negato, quando si è trattato di discutere di abbassare  l'IRPEF da subito per aumentare i salari e le pensioni per poi sentire  a Veltroni che reiserisce il punto sulle nuove priorità di programma. Fare demagogia non serve, come la demagogia che fanno quelli che scrivono La Casta ( Rizzo e Stella) che presentano il libro a Pescara  facendosi organizzare le manifestazioni proprio dagli indagati ( PD ex democristiani) ) di corruzione. Questi sono gli argomenti che i duri e puri dovrebbero conoscere; la loro intransigenza  è solo sterile. E' necessario capire come si sia arrivati  sull'impossibilità di votare contro il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, sotto pena di caduta anticipata del Governo e per le maggioranze trasversali che si sarebbero immediatamente create in Parlamento a supplire i  voti mancanti; e poi,  cosa dire  sulle alleanze dei contadini afgani con i talebani per via del mercato degli oppiacei per le piantagioni distrutte dagli americani senza creare un'economia sostitutiva ; qualcuno conosce la strada   della riduzione del danno o del male minore? Non scordiamo poi che le missioni militari all'estero sono iniziate con il Governo D'Alema che appoggiò il bombardamento di Belgrado attraverso la concessione delle basi militari italiane di Aviano, ecc. In un governo di coalizione con i numeri che c'erano al Senato, cosa potevano fare i parlamentari della Sinistra? (non possiamo più usare il termine radicale, ora che i DS/PD  hanno fatto la scelta centrista)  Uscire dal governo? Per poi sentirsi ancora rinfacciare la sua caduta e la riconsegna dello stesso governo  nelle mani di un miliardario ingordo , qualunquista , populista, demagogico, come Silvio Berlusconi?


Luciano Martocchia

 

 

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Tratto da: UNA VOCE FUORI DAL CORO

di Giorgio Fioretti

 

 

PECCATO  –  UBBIDIENZA   -    IL MALE E IL BENE

Tutti i cosiddetti “ peccati “possono essere commessi perché l’uomo ha un corpo. Provate, per un momento, ad immaginare l’uomo senza un corpo, per così dire fatto di solo spirito, senza avere, quindi, nessuna necessità per esistere e nessuna emozione per vivere, ( si perchè sia l’una che l’altra, sono prodotte dalla materialità del corpo) quali peccati egli potrebbe commettere? Tutti i peccati, dico tutti, se esaminati con rigore, si scoprirà legati, o finalizzati, al soddisfacimento di una necessità o di un piacere del corpo; se no “ la storia della mela “ di qualunque forma la si voglia interpretare, non avrebbe senso. Dio, pertanto, dando a l’uomo un corpo, lo fece potenzialmente peccatore. Ma a me riesce difficile accettare il criterio di peccato stabilito dall’etica ebraico-cristiana. Essa è finalizzata all’osservanza di un particolare credo religioso, e in molti casi non ha nessuna giustificazione sociale. Ragionevolmente, invece, penso che sarebbe opportuno adottare, come criterio di peccato, tutti quegli atti i cui effetti producono: dolore, sofferenza, offesa o di qualche maniera un danno a qualcuno o qualcosa. E qui già sorge una prima questione : dell’atto di Adamo ed Eva, chi ha sofferto alcun danno? Loro appena non ubbidirono. Ma una disubbidienza può costituire peccato? E se la loro disubbidienza fu un peccato così grave da meritare una punizione come quella a loro inflitta e a tutta la loro progènie, allora Gesù, disubbidendo e addirittura contestando il comportamento del sinedrio; cercando, con le sue critiche, di mettere in crisi il suo potere riconosciuto e consacrato da centinaia di anni da tutto un popolo di fedeli, la morte se l’è meritata, ma proprio tutta!...E qui il dibattito si amplia ancor più sul valore della ubbidienza e disubbidienza.  Quando non è uno sciocco capriccio, considero la disubbidienza un valore, che se attuata individualmente, rivela dignità, coraggio, personalità; se in vece è attuata socialmente, produce movimento, cambiamento, evoluzione. Il progresso raggiunto dai popoli non si deve certamente al loro spirito di sottomissione, ma si ai loro atti di disubbidienza spesso sfociati in azioni violente. L’ubbidienza religiosa poi, che ha una forte propensione a sfociare in fanatismo, è quella che più ingessa lo sviluppo e paralizza i popoli. A tal proposito si ricordi la nostra situazione nei secoli passati, quando non ubbidire, significava subire le conseguenze della dichiarazione di eretico, e quella dei mussulmani oggi. Ritengo i opportuno in oltre, far rilevare che l’ubbidienza è esaltata e reclamata sempre da chi detiene il potere per conservare i privilegi di cui gode e far funzionare il sistema che gli permette la permanenza al  potere. Pertanto ha una funzione

 

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conservatrice. Ma ubbidienza è anche ordine, efficienza. Essa da la possibilità di raggiungere obiettivi prefissati, normalmente però, senza che siano valutati da coloro che saranno chiamati ad obbedire. I nazisti erano ubbidienti, ordinati e efficienti; e fu giusto in base a questa cieca obbedienza che conseguirono consumare il massacro di milioni di persone inermi. Quindi, l’ubbidienza non ha sempre lo stesso valore. Come la bugia e la verità, il suo valore e disvalòre (e qui ritorno al mio concetto gia espresso sul peccato) dipende da ciò che produce. Il potere non è un dono soprannaturale, ma è dato dalla sottomissione dei più (ubbidienti) ai pochi. Io penso proprio che l’umanità abbia bisogno di riesaminare certi valori consacrati in un tempo lontano come giusti e veri e che sopravvivono ancor oggi, per non correre il rischio di rivolgersi a una umanità la cui antica cultura va sempre più scomparendo. Anche il concetto di tutto ciò che è bene e tutto ciò che è male, penso vada rivisto. Per quel che riguarda il concetto di male, penso che possa essere accostato al criterio di peccato. Invece per riconoscere ciò che è il bene, vanno tenuti in conto tutti quegli atti che sono favorevoli, che soddisfano i bisogni, che danno gioia o che comunque evitano angustie. Anche quando rivorrà fare del bene, si dovrà agire in modo che si producano al beneficiario tali sensazioni. La famosa frase: “ NON FARE AD ALTRI CIO CHE NON VUOI  SIA FATTO A TE STESSO”  che fra l’altro ha una connotazione negativa (non fare), io la sostituirei con: “ FAI AD ALTRI CIO CHE VORRESTI SIA FATTO A TE STESSO “ che ha una connotazione attiva (fai). Per concludere direi che in realtà sono gli effetti che hanno il diritto di qualificare gli atti. L’unica condizione che va tenuto in conto è la intenzionalità del risultato. Per troppo tempo si è vissuti governati da regole imposte da sedicenti inviati dal cielo e unti che, come pervasi da delirio mistico, dicevano di essere i rappresentanti o interpreti di un presunto autore dell’universo. A questi si unirono altri uomini che dicevano di esseri dotati di filosofica sapienza, e tutti insieme hanno preteso spiegare il bene il male, la giustizia, le verità, l’origine dell’universo, la natura dell’uomo, della terra, del cielo, insomma tutto. Il curioso è che non hanno mai fornito uno straccio di prova che giustificasse le loro affermazioni. Si potrebbe dire che essi agirono come coloro che avendo letto qualche rigo di un libro di milioni di pagine, pretesero spiegare tutto il libro fin dall’inizio.

Giorgio Fioretti

 

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Iniziativa di Beppe Grillo x il caro benzina!!

IMPORTANTE !!! - LEGGI ATTENTAMENTE

è importantissimo piegare questi maledetti che alzano in continuazione il prezzo!! (gli americani si sono incazzati perchè gli si è alzata la benzina a 0.75€ per 5 LITRI!!!) e noi paghiamo 1.50 € a litro.. ma siamo impazziti???!!!


Dal Blog di Beppe Grillo parte un'altra
iniziativa... (quella precedente era abolire il costo di ricarica delle schede telefoniche prepagate...... con ottima riuscita!!!!)
Provare non costa nulla!!!!!!!!!!!!
Giratela ognuno ad almeno 10 contatti, grazie mille!!!!
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COME AVERE LA BENZINA A META' PREZZO?


Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici..
Benzina a metà prezzo?
Diamoci da fare...
Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.

Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro.

UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.

Ecco come....


La parola d'ordine è 'colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli'.

Posta l'idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi, si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.

Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, < br />ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà.

I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende: bisogna usare il potere che abbiamo.
La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia.

Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta  meno), saranno obbligate a calare i prezzi.

Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi.


Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.

Questo messaggio è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.

Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via..................

Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla 'settima generazione', avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!

Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto.

Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di persone in otto giorni! E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?

Chi se ne frega per un po' di bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie.

Coraggio, diamoci da fare!!!

Pino

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Quale futuro storico?

LA RIVOLUZIONE EGOSOCIALE

  di Carmelo R. Viola

         La rivoluzione tradizionale è opera di una minoranza che mira o a cambiare radicalmente il sistema vigente (se necessario, con la violenza) o a bloccare il sistema stesso ai fini di una governabilità autocratica e quindi facile ovvero di una dittatura. La prima è quella della sinistra socialista, la seconda è quella della borghesia forte. La storia ci offre esempi dell’uno e dell’altro caso. Il pericolo immanente alla rivoluzione così concepita – come costruzione e gestione di un potere autocratico – è la degenerazione  criminale. La specie umana è l’unica specie animale che può evolversi indefinitamente, più precisamente fino alla sintonia bioaffettiva del singolo con la specie stessa. Se si ferma a mezza strada dà vita all’antropozoo, animale-uomo, soggetto che può avere la mansuetudine o la ferocia di un animale con in più il sussidio della logica e della tecnologia, estranee all’animale propriamente detto. Siamo ancora a questo livello – che dura da parecchi secoli -  con poche eccezioni.  Il progetto rivoluzione continua a riproporsi. L’intervento alla Pinochet ci riporta all’autocrazia dell’antropozoo feroce teso a bloccare un sistema per l’appunto antropozoico. Paesi dell’America Latina sperimentano vie contrapposte con scarsi successo. Coloro che ancora sono per una rivoluzione socialista ovvero per produrre animali umanamente maturi, uguali ai fini della fruizione dei prodotti del lavoro sociale, sono i marxisti e i socialisti nazionali. I marxisti hanno il torto d’insistere sulla rivoluzione proletaria, sconfessata dalla biologia, Il proletario può essere - e spesso è – un antropozoo mansueto (ma non tanto) che per far fronte al bisogno, accetta qualunque incarico di difesa armata di chi lo paga, ovvero presso tutte le polizie dei poteri vigenti (centrali e periferici) e quindi anche presso le varie mafie espressione della dimensione paralegale del potere legale. Lo stato di bisogno si traduce o in rassegnazione o in  rabbia o in delinquenza (più o meno legittima) o in ipocrisia o in suicidio, raramente in spirito rivoluzionario. La civiltà risente delle condizioni materiali e quindi non si evolve necessariamente-meccanicamente verso l‘umano: se così fosse, basterebbe aspettare. La rivoluzione la farebbe il tempo. La civiltà può anche involversi ovvero tornare indietro. Se il punto ideale di arrivo è una comunità dove ogni soggetto ha ogni assistenza dalla nascita alla morte – con il solo obbligo di dare il suo contributo secondo età, attitudini e salute – (e questo è il socialismo vero) -  il contrario è una convivenza fatta di potenti e di nullatenenti (venditori di lavoro, quando possibile), certo legalizzata ma non per questo naturalmente legittima. E’ il sistema attuale della borghesia forte. La resistenza contro l’umano è la reazione politica che si traduce in involuzione. Il contrario del sociale-universale è il privato, non come dominio insindacabile della persona, ma come potere per l’appunto privato, che sfrutta i servizi naturalmente sociali, dall’alimentare al sanitario, per trarne profitti parassitari. Il liberismo, percorso estremo della reazione politica, inselvaggisce la civiltà e il potere pubblico, conteso dai poteri individuali concorrenti, diventa ingovernabile anche per i padroni proprio come sta avvenendo in questi giorni. La dittatura borghese non ha bisogno di rivoluzione: nasce direttamente dal liberismo: ne esiste di già una forma “debole” dietro la maschera della democrazia. C’è un’autocrazia fiscale ed una militare: dietro la loro sinergia geme una dittatura politica che si agita nei giochi del potere bipolare in cui singoli individui si battono su come legalizzare con il gioco elettorale il proprio ben remunerato “mestiere” parlamentare al servizio del potere effettivo industriale-bancario  (borghese) in nome del paese. C’è chi pensa ad una dittatura “forte” o propriamente detta per assicurarsi un potere comodo e senza contendenti! Non è difficile.Il vero progetto rivoluzione si ripropone in termini diversi. Quello marxista è sbagliato perché insiste su due punti erronei: la missione storica dei proletari (poveri) e la gestione di un partito unico “ortodosso”, che è la premessa in pectore di una dittatura personale con il rischio di degenerazione potenziale ancor prima dell’eventuale azione fisica. Oggi la tecnologia poliziesco-militare, capeggiata dagli USA, consente ai padroni (industriali e bancari) di spegnere ogni conato di rivoluzione socialista tradizionale. Resta solo la possibilità di stimolare la civiltà secondo la fisiologia della crescita (che non ha niente a che vedere con quella dei bollettini ufficiali e dei raffronti internazionali) verso l’evoluzione attraverso una proliferazione ad estensione epidemica di iniziative di resistenza antiburocratica e antipadronale. La burocrazia è l’immensa massa cartacea di grottesche giustificazioni dell’assurdo e del ridicolo come il debito pubblico, il servaggio bancario, la predazione fiscale, i compensi favolosi ai forti e  l’elemosina, sotto forma di compensi da lavoro e di pensioni, ai deboli. Vedere, per esempio,  con quanta meticolosità vengono calcolate le trattenute su un modesto compenso a chi si è rotto le spalle magari per quarant’anni. Quella meticolosità, supportata da una selva di provvedimenti legislativi e giurisprudenziali, vuole essere la parvenza del rispetto del diritto! Ma è solo una vergogna codificata del sedicente “Stato di diritto”! La pluriazione sopraccennata io la chiamo rivoluzione egosociale, perché va dal singolo al gruppo, alla massa. Nella realtà consiste in interventi di contestazione e di propulsione verso l‘età moralmente adulta con soggetti attivi che sono singoli individui, gruppi e perfino partiti, ciascuno dei quali soggetti agisce secondo una propria esperienza, esperendo propri interventi o appoggiando volta per volta iniziative analoghe e compatibili secondo il principio della convergenza. Io personalmente ho appoggiato le lotte  per il divorzio e l’aborto condotte da quei radicali che trovo repellenti come sostenitori del liberismo estremo e come sudditi verminosi degli USA. Altra caratteristica conseguente della rivoluzione egosociale è la laicità: il rispetto della diversità, che è la somma del proprio passato e delle convinzioni attuali. La laicità si risolve anche nel rifiuto d’imporre ad altri i risultati della propria esperienza esistenziale, ideologica e religiosa. La rivoluzione egosociale è dunque una resistenza con soggetti vari, autonomi e complementari, senza confini e senza tregua ai poteri  reazionari consolidati nel tempo prendendo di mira situazioni reali, insistendo sulla sfida dialettica coram populo anche attraverso la stampa e gl’incontri diretti (le sfide oratorie di una volta) e le azioni di piazza e spingendo caso per caso fino alle estreme conseguenze. I molteplici attuali enti di difesa (sindacale) dei consumatori – oggi rispettosi della legalità! - acquistano fisionomia e carattere di “plurazione rivoluzionaria” nella misura in cui hanno il coraggio di sfidare – sempre con mezzi di cultura dialettica – l’offesa del diritto naturale (ovvero dell’uomo reale) coperta dall’alchimia delle leggi ad usum delphini!Che un partito realizzi la rivoluzione sociale  (come quella cubana) attraverso la presa del potere può essere possibile solo in circostanze particolari: nella prospettiva mondiale essa stessa s’inscrive comunque in un momento della rivoluzione egosociale, l’unica via di salvezza – possibile ma non categorica – di una specie umana in atto potenziale suicida per saturazione di antropozoismo.                                                                      

 

12


 

 

 

 

 

 

L SENTIMENTO

 

Quando l’amore ti conquista,

devi dimostrare la tua delicatezza,

curalo, trattalo come un fiore.

Se con il tempo perde i petali,

questo non svanisce.

Le radici che l’hanno fatto ramificare

non diventano sterili, anzi,

ogni primavera rifiorisce.

 

 

 

UN VERO AMICO

 

Il pensiero: vago con la mente,

quanti conoscenti ho avuto

durante la mia venuta in questa Terra!

Ma di amici non ne ho trovato nessuno,

perchè, quando li volevi vicini,

non c’erano: erano assenti

o non ti conoscevano.

Finalmente dopo tanto tempo

mi convinsi che tutto quello che mi circondava

era composto da persone false.

Allora, per compagno,

scelsi un cane.

Era un randagio,

però non mi lasciava mai.

Conosceva il terreno che calpestavo,

mi difendeva da tutti,

si avventava con i suoi simili.

Aveva recepito tutti i sensi dell’uomo.

Alla fine questo amico con quattro zampe

scomparve lasciando in me

la tristezza  di un vero amico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL SENTIMENTO CHE UNISCE

 

Se per amore sono stato creato,

con questo sentimento

mi hanno assistito e curato.

Per amore voglio scegliere la compagna

per il futuro della mia esistenza terrena.

Desidero che colei che diventerà

la mia futura compagna

rinunci al passato

e si assuma la disponibilità di seguire

questo breve discorso di convivenza.

Se tutto accade, secondo il mio desiderio,

l’unione diventa fusione di sentimenti e cooperazione.

 

 

 

SENTIRSI  BELLI

 

Quando ci si sente belli?

Quando l’uomo si sente tranquillo

in se stesso e pulito dentro.

Questa mattina mi sono misurato

con i riflessi del mare ed i raggi solari:

sono rimasto estasiato

per la giornata offertami

dalla beltà del creato.

Signore conservami così

perché ti amo tanto.

Proteggimi.

 

 

      

 

 

 

 

                                                                                         Luigi Dezio in arte Popò

 

 


 

 

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Discorso di Maryam Rajavi, Villepinte - 30 giugno 2007 

(... continua dal numero precedente)

I mujahedin del popolo iraniano
Miei cari compatrioti,
durante l’offensiva degli integralisti mirata a espandere ovunque il terrore con una violenza senza precedenti, la tenacia di questa resistenza e dei mujahedin del popolo apre orizzonti brillanti e riaccende la fiamma della speranza nel cuore della società oppressa.
I mullah sono obbligati a produrre serie televisive create ad hoc per contrastare la mancanza di simpatia nei loro confronti che spinge i giovani verso la resistenza. Non hanno il coraggio di riconoscere che tutte queste messe in scena e queste accuse non avranno seguito. Hanno paura di dire che tutti questi dossier messi in piedi e queste accuse contro la resistenza sono cadute nel vuoto. Per questo si rifugiano nella propaganda più isterica. Sappiate che anche consacrando 24 ore su 24 i vostri programmi radio televisivi e la vostra stampa contro questa resistenza, non potrete impedire il decadimento della vostra teocrazia.
Tutto il mondo sa che da 4 anni i colpi politici e militari più duri, comparabili ad uno tsunami, si sono abbatuti su questo movimento! Dal disarmo ai bombardamenti fino all’incursione del 17 giugno. Colpi così forti che se solo 1/10 di questi si fosse abbattuto sul regime dei mullah, senza dubbio esso avrebbe rinunciato a tutto. Ma questo movimento è uscito ancora più forte da queste crisi, a testa alta e si è trasformato in una minaccia ancora più seria per il regime dei mullah.
Qual è il segreto di questa resistenza e dei mujahedein? Qual è la forza di questa determinazione? Come hanno fatto così tante volte a resuscitare dal loro dolore e dalle loro ceneri come una fenice? In una situazione in cui le parti politiche di maggior peso nel mondo sono in preda alla discordia e alle divisioni, come fanno loro a preservare la loro unità e a rinforzare il loro sviluppo?
Oltre al sacrificio e alla sincerità, il loro segreto riposa nell’esistenza di un quadro direttivo competente e nell’applicazione di un sistema democratico avanzato nelle relazioni interne, basato sulla libera scelta cosciente di ognuno dei suoi membri.
La libera scelta è la pietra angolare dell’amicizia profonda e dell’unione interna, dalla creatività, del senso di responsabilità e delle qualità umane di questo movimento. E’ per questo motivo che questo movimento è l’annunciatore della libertà di scelta per il popolo iraniano. Fin dai primi giorni Massoud Rajavi ha detto che i mujahedin sono pronti a sacrificarsi affinché il popolo iraniano possa beneficiare della libertà di scelta.
Il loro segreto è credere nella vittoria con tutti loro stessi. Essi modellano le loro motivazioni e non passano la loro vita a seguire dei percorsi tracciati. Se così fosse non sarebbero mai stati capaci di resistere di fronte al mostro dell’integralismo.
Esseri umani traboccanti di speranza, tenaci e pazienti, che resistono davanti alle tempeste.
Rendono possibile l’impossibile con una resistenza formidabile, accettando compiti sorprendenti. Come disse Emiliano Zapata,: “ raccontate ai vostri bambini di coloro che hanno attraversato gli oceani, le montagne, e le frontiere protetti dalle baglionette, dite loro che anche se minacciati da mute di cani pronti a divorarli, hanno rinunciato a tutto: all’amore al paese, alla casa, alla ricchezza, al padre alla madre ai parenti, ai fratelli, alle sorelle, ai bambini… per dirci che sono la per difendere il nostro ideale, l’ideale progressivista di tutta l’umanità”.
Si, c’è un ideale nato dalle domande più profonde e più essenziali del popolo iraniano per il quale 120000 bambini più nobili diventati simboli come Neda e Sedighen hanno donato la loro vita. Il ricordo di questi eroi resterà per sempre nei nostri cuori.


L’Iran del domani
Miei cari compatrioti,
che i partigiani dell’accondiscenza lo vogliano o no il tempo dei mullah è scaduto. Dobbiamo voltare la pagina dell’appressione e della sofferenza.
- Dobbiamo costruire un nuovo Iran, una società libera, un paese progredito
- Lasceremo dietro di noi l’epoca delle esecuzioni e della tortura
- Aboliremo la pena di morte
- Ci sbarazzeremo dei tribunali integralisti e delle sue punizioni medioevali
- Metteremo fine all’epoca dell’inquisizione, del codice obbligatorio d’abbigliamento e dell’ingerenza nella vita privata dei cittadini.
- Metteremo fine all’epoca dell’oppressione e della repressione drammatica delle donne. In tutti i campi le donne avranno gli stessi diritti e libertà degli uomini, le donne parteciperanno paritariamente alla direzione politica della società
- L’epoca delle umiliazioni dei giovani, del prosciugamento dell’energia e della creatività è finita. L’Iran libero sarà un paese nel quale le donne participerannop attivamente alla costruzione del loro futuro
- Instaureremo un potere basato sulla separazione tra la religione e lo stato affinché i credenti di religioni diverse possano vivere allo stesso modo fianco a fianco.
- Un popolo con tanto talento non deve più vivere nella miseria, nella fame e nella disoccupazione
- Investimenti e concorrenza economica sana per mettere fine al sistema di saccheggio sistematico delle casse statali.
- Ricostruzione del sistema agricolo e industriale devastato. Risanamento della Pubblica Istruzione , rimordenamento del sistema sanitario .
- Uno sviluppo in cui la libertà, la democrazia, e la giustizia sociale brilleranno.

Presentato dall’ Arch. Kazem

 

 

         I N I Z I O

 

 

Ma se già non è più un …………

Sette monosillabi non iniziano bene alcun discorso……….

Eppure è evidente una contrapposizione, in questo inizio, molto meglio di proposizioni ………….

Le proposizioni sono terapeutiche, sono un tentativo solutivo di problemi preesistenti………..

Siamo precipitati in un formalismo che si alimenta di sostanze che già scarseggiano……….

Siamo-stiamo ………..io sto qua e tu stai là:  siamo? Si siamo già  diversi nella stessa ubicazione.

 

                P R O S E G U O

 

Questo inizio di dialogo tra due parlanti è preteso tra due parlanti: la tautologia esplicita massimamente, rafforza nella sua ripetizione quanto è bene che sia rimarcato. Infatti, per esempio, i due parlanti sono tali che una sola arma armi la mano di uno dei due………ecco che il dialogo vive ai limiti della sicurezza stessa.

Quando Anassarco inveisce contro il Potente…..egli è protetto dall’ospite invincibile, Alessandro.

Quando Anassarco inveisce contro il Potente senza la presenza del suo protettore……..un duro bastone suona le risposte degli aguzzini sguinzagliati dal padrone di casa. (Altro che monosillabi o non monosillabi!)

 

Sappiamo come evolse, che cioè la dignità del greco sfociò nell’irrisione contro il Potente: “E’ il sacco di Anassarco che stai bastonando……..non certo le sue idee”.

Le cose serie terminano quasi sempre in letale dimenticanza, sì che lete in elladico vale per oblio.

Intimorisce e replica il Potente ed invita i suoi sgherri a tranciare la lingua di quel degno non arpocratizzato.

Ancora tutti sanno che Anassarco sputò la sua povera lingua: con macabro anticipo l’aveva autotranciata, con macabro anticipo.

Altri sapranno che anche Timica, donna pitagorica si risolse in autotranciatura consimile.

 

Neanche le silenziose bestie evitano bastonature dei dandanidi, cioè di quei che hanno bastone, detto Danda in sanscrito. Solo vedendo ash Shafi’i potevi non temere il suo bastone, infatti quel Sufo si risolve continuamente nello specificare il perché portasse sempre un bastone, nel suo cammino: “Lo porto per ricordarmi che sono un viandante in questo mondo”. Era una pura funzionalità mnemonica!

 

I Pecorai-Pastori portano il bastone. Lo portano contro le pecore agne-caste? Lo portano e bastonano le lanose. Sono anche confortati-rassicurati da quel detto biblico, proverbiale, ove benchè batti il fanciullo colla verga, per questo non morirà. Quindi pecore e bambini imparano dai bastonatori! Forse si e forse non meritano tanta sollecitazione.

Il-dire di un che ha il batone, o lo sceptrum regale, non sempre vale se anche l’interloquito ha il suo. E degnissimamente Edipo replica al carro che trasportava un Tiranno e pretendeva precedenza viaria. Nonostante gli sgherri reali e le loro armi………tutti gli occupanti di quel carro non videro più le ruote del carro ruotare……..Edipo li aveva accoppati tutti per difesa dei pedoni, o come allora li chiamavano, dei camminanti.

 

Quindi la discussione tra due, il dibattito tra due che lo vivificano, poco vale di per se. Molto vale il supporto che conforta ogni “Dizione”. Un povero alunno mai potrà ribadire all’echedemico che è armato di verga dritta e di altro ancora. Le idee-pensieri di un alunno sono raddrizzate dal pedante maestro armato di autorevolezza e di potere e di verga ….haec est regula ortis, rectis ortogonalis.

 

Il bastone può esser visto, o riscoperto se è stato camuffato. Perciò ognuno saprà guardarsene e/o regolarsi di conseguenza. Magari il bastone è una canna…….. .

E se la battaglia di Canne uccise tanti……..figuriamoci se era di bastoni…….ironeggia l’Abati.

Ma se la canna è quella di un fucile o di una pistola? BANG!

Bang può essere il monosillabo sonoro-assordante che può porre termine alla discussione.

Ogni diverbio può essere affrontato da quanti nascondono una pistola o un fucile, fosse pure con le canne-mozzate. Vale quindi intendere che il discorso è sottomesso non alla logica, né al sillogismo, né alla grammatica o alle sue innumerevoli regole-cavillose ………..il discorso è subordinato a quanto detenuto, a quanto lo conforta e rafforza.

 

Guardiamo e guardiamoci quindi da quanti con arroganza inusitata affrontano polemiche: forse non hanno argomenti logici, ma possono nascondere armi ben più determinanti.

Un padrone di uno schiavo lalaizza con uno schiavo che della metafisica aveva gran profumo. Quel padrone invita il suo “maestro” schiavo a far girare la ruota del proprio mulino……….e non perché avesse vinto le di lui argomentazioni, ma per aver imposto il suo discorso più Debole. (in Luciano)

Un discorso debole vince il discorso più forte……..che vale allora argomentare?

La stessa abominevole Medea si risolve nell’agire non ista precanda sed mihi faccenda  (in Ovidio).

 

Ovidio così si esprime perché ancora non ha letto che l’azione è l’ideale!

 

Ovidio non ebbe a cimentarsi con clericali-cattolici-cristiani, gente di una religione a lui fortunata-mente successiva. Neanche l’ambito pagano fu a questo poeta di gran conforto se ebbe a patire un esilio ai confini dell’immenso impero……….lui che era nato così vicino a quella Roma aurea-augustea-schiavistica-latrinesca.

 

Quindi Ovidio non ebbe a temere dissertazione alcuna con eminenze cristiano-cattoliche.

Basta rammentare il terrore patito dal pedofilo Abelardo, allorché fu tribunalizzato per aver provocato l’accrescimento culturale e addominale di una minorenne. Citò, quell’abate francese, il Dotto-Agostino, ma i suoi antagonisti avvocati secoltemporali non conoscevano la citazione. Quegli ignorantoni di processatori non trovavano nel libro la dizione del Santo di Ippona, nordafricano.

Voltate pagina e troverete quel che in questa pagina non è scritto, essendo scritto su quell’altra”. Così replicò quel grande abate, superando così un mortale ostacolo.

 

La facondia oratoria di Abelardo non potè gareggiare con il Potere dei suoi processatori. Figuriamoci altri meno facondi. Figuriamoci quei che poi non nascondono nella manica delle loro braccia alcun dio o DIO. Un “laico” che parla con un “religioso” sta parlando forse con due entità-forze: una umanoide e l’altra ultraterrena……….come sperare di vincere? Una sfida-dialettica non è certo un duello, quella sfida cioè che Vico vedeva svolgersi laddove e quando mancavano leggi applicabili-solutive. Cosicchè i contendenti si sentivano indotti all’autorisoluzione del loro contendere. L’ “ARMI_PARI”, una stessa arma stretta nella mano di ciascuno dei contendenti.

Vero è che oggigiorno questa specifica del duello è molto trascurata, non è neanche rammentata, neanche dai dizionari o dai sapientoni, più mosconi che fieri, più melliflui che non cavalieri!.

 

Una viltà religiosa è quella narrataci da Laerzio quando fa chiedere a Cratete: “Stilpone credi tu che gli dei godano di preghiere e sacrifici? Stilpone, o forse anche Bione, evidenzia la stoltizia del questionante e lo invita a fargli la stessa domanda non in quella piazza affollata, ma nella solitudine di una loro passeggiata campestre, magari nelle immediate adiacenze di un baratron!

                                                                                                                                       Stelio Soriani

 

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La Casta e la Sinistra

 

di Diderot

 

 

La presentazione del libro La Casta, presente il co autore Sergio Rizzo, all'auditorium Petruzzi del Museo delle genti d'Abruzzo è certamente da ricordarsi come un esempio, tra i più riusciti, di conformismo camaleontico e di strumentalizzazione politica.

Infatti la presentazione del libro  la Casta è stata organizzata e presentata dalla Casta, ( o dai loro galoppini) e non sappiamo se Rizzo ne sia complice ( viene il sospetto che a lui interessa la vendita di copie ) o ignaro intrappolato in un'organizzazione contraria per finalità e altro al contenuto del libro.
Durante la manifestazione , al Preside di facoltà dell'Università D'Annunzio di Pescara, Angelo Cichella,  assunto fra i relatori, che sparava a zero contro i baroni e le nomine politiche di comodo ( committenti i partiti) a docenti delle Università, il solito "guastafeste" gli ha sparato contro , affinchè desse spiegazioni, sul perchè delle assunzioni di docenti in Università D'Annunzio, come  Luciano D'Alfonso , Sindaco di Pescara e Nicola Mattoscio -banchiere Caripe in quiescenza.

Hanno farfugliato risposte , ma hanno dato la prova come queste presentazioni siano pilotate proprio in occasioni pre elettorali ( A Pescara si rinnova prossimamente  il governo della città ) dando anche prova come il potere riesca a sfruttare, con grande abilità politica di trasformismo , situazioni di svantaggio come il contenuto del libro di Rizzo e Stella.

Del resto una giunta notoriamente indagata per dubbi accordi di programma , per malversazioni nel settore assunzioni al Comune di Pescara, non può trovare di meglio che avvalersi della grande risonanza che hanno questi istant book quando vengono presentati.

Ecco perchè, pur essendo d'accordo con il contenuto di forte denuncia che questi libri producono all'opinione pubblica ( tramite i media di cui si servono) che affolla questi convegni, dobbiamo cominciare a diffidare del vari Travaglio, Stella, Rizzo, perchè, pur di vendere copie, non esitano  a farsi sponsorizzare   dallo stesso potere che loro dicono ( a parole) di combattere, non perchè il giornalista deve andare in prima linea a risolvere i problemi di corruzione ( non può , non è il suo ruolo), ma almeno che lo stesso giornalista non dia un'ancora di salvezza  ai signori della politica .


La Sinistra arcobaleno non deve essere un cartello elettorale ma l'avvio di un nuovo soggetto politico: il presidente della Camera Fausto Bertinotti, intervenendo sulla stampa , propone un lavoro comune delle sinistre fondato sull'alleanza fra ambiente e lavoro.

Belle parole, già, ma si è chiesto Bertinotti come sarà realizzato questo accordo? Ad esempio a Pescara  il nuovo soggetto politico sarà composto da nuovi soggetti o da stantii  déjà vu della nostra provincialissima politica?Infatti  già si fanno avanti i vecchi nomi della politica pescarese dei partiti residuali esistenti e persino fossili esponenti sindacali . Questi comporrebbero  il nuovo soggetto? E' possibile con una simile competizione affermarsi  decorosamente alle prossime amministrative per la rielezione del Sindaco?
Impresa ardua, perchè ci si scontra con il camaleontismo pigliatutto di un imbonitore come Luciano D'Alfonso,( il quale ha comunque già detto che vorrà candidarsi a Governatore) quindi fra due anni , se fosse eletto, ci sarebbero a Pescara  nuove elezioni.

Inoltre D'alfonso è indagato e la magistratura potrebbe rinviarlo a giudizio sotto campagna elettorale, con uno scenario che si andrebbe a verificare davvero sconsolante per le liste apparentate.

Quindi tanto vale per la Sinistra giocare isolati e tornare alla sana e fattiva opposizione.

 


Diderot

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 “MORTO UN GOVERNO SE NE FA UN ALTRO!”

 

 

            Si dice “Morto un papa se ne fa un altro!”. E’ un vecchio detto popolare che esprime l’indifferenza della gente nei confronti di un simile avvenimento. Inoltre con questa frase si vuole sottintendere: “Tanto le cose reali non cambiano!”.

La stessa cosa si può dire nei confronti della fine del governo Prodi: “Morto un governo se ne fa un altro!”. Non è un pensiero qualunquista. Sarebbe tale qualora concludessi dicendo: andiamocene a casa e facciamoci i fatti nostri. Io questo non lo penso e non lo faccio. Dico che la sinistra e la destra sono uguali, però poi aggiungo la mia alternativa rivoluzionaria, come dirò successivamente. A parte le mie idee personali, che hanno importanza solo per me, vorrei aggiungere che nel parlare di alternativa rivoluzionaria mi rifaccio a 200 anni di storia del pensiero e delle azioni rivoluzionarie di interi popoli. Qui c’è l’imbarazzo della scelta sulle idee, i programmi e gli obiettivi su come emancipare il popolo ed annullare il potere capitalista. “Ce n’è per tutti i gusti!”, tranne quello di andare a votare.

            Io inviterei a votare contro il Sistema capitalista. E’ il voto più mirato che si possa dare. Questo non si fa con la scheda ma cominciando con il non recarsi alle urne. Colui che compie un simile gesto dimostra di aver fatto un salto di qualità dentro di sè: ha perso la fiducia nella classe dirigente e nelle istituzioni.  Ha compiuto un passo avanti molto importante. Peccato che poi trova il vuoto o quasi, cioè solo piccoli gruppi ed associazioni rivoluzionarie. Però indietro non può tornare perché sarebbe ancora peggio. Per cui si deve fare coraggio e passare al secondo stadio, cioè quello di imparare a pensare ed agire al di fuori e contro le istituzioni, rispettando coloro che ci credono. Può contribuire nel suo piccolo all’organizzazione degli organismi di base, della democrazia diretta e dell’autogestione. 

            Il passaggio storico al secondo stadio, per il cittadino non votante, è importantissimo perchè il potere non si abbatte con la scheda, ma nemmeno con il semplice fatto di non andare a votare. Anche nel caso in cui votasse solo il 5%  degli elettori,  il potere governerebbe lo stesso, non smobiliterebbe, né cederebbe il passo al 95% che non avrebbe votato. Se ne fregherebbe! Il vero potere militare e finanziario si gestisce all’interno degli apparati esecutivi dello Stato. Questo può fare benissimo a meno del potere legislativo. Lo ha dimostrato tante volte nella Storia con le dittature.

Le organizzazioni che hanno aderito al governo Prodi non si fanno nessuna autocritica. Ognuna scarica la colpa sugli altri! Come potranno fare meglio? Berlusconi durante tutta la durata del governo Prodi non ha saputo dire altro: dimissioni e nuove elezioni.Adesso tutti stanno promettendo miglioramenti.Se non l’hanno fatto nei governi precedenti,perché dovrebbero farli ora?

Il prossimo governo sarà uguale ed anche peggiore del precedente:i problemi non si risolveranno, anzi si aggraveranno. Lo sfruttamento e l’ingiustizia dilagheranno più di prima. All’interno del Sistema i problemi principali, cioè quelli legati alla struttura, non si risolveranno mai. Bisogna uscire fuori da questa logica, ma nessun governo istituzionale lo farà mai.

Invece di preoccuparsi tanto delle elezioni, quelli che si dicono ancora comunisti e compagni dovrebbero rileggersi “Stato e rivoluzione” di Lenin in cui dice “Lo Stato borghese si abbatte e non si cambia!”. Slogan gettonatissimo  nelle manifestazioni del ’68 e degli  anni ’70, da tutti i gruppi extra-parlamentari di sinistra.

            Si ripetono gli spauracchi storici che in Italia vanno avanti da 60 anni: la sinistra dice che bisogna andare a votare contro Berlusconi ed il pericolo fascista, la destra dice che bisogna andare a votare contro Veltroni ed il pericolo comunista. Nessuno dei due schieramenti si accorge che il vero pericolo non è all’esterno ma all’interno della propria organizzazione anzi, ad essere più precisi, il vero pericolo sono le persone che ne fanno parte. Anche il votante dovrebbe cambiare scrollandosi di dosso i valori del consumismo e del sistema. Il cambiamento non si fa votando contro, anzi, in questo modo, si rinvia sempre e non si affronta mai!

Antonio Mucci 

 

 

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LO SAI QUANTI SONO I TUOI SOLDI CHE FINANZIANO IL VATICANO?

Circa 9 miliardi di euro,ripeto 9 miliardi di euro, questa è la somma stimata pagata dall'Italia,dunque dalle nostre tasse per finanziare lo stato più ricco del mondo, il Vaticano,mentre l'Italia diventa sempre più povera.Quasi metà finanziaria del 2006,dunque senza questo immane tributo sarebbe stato possibile ridurre quasi della metà le tasse agli Italiani.
Cosa fare per diminuire questa servitù? Abolire o revisionare il Concordato.
Come? Informare la gente su quanto pagato dall'Italia, creare un Movimento di cittadini che chieda al Parlamento di intervenire sul Concordato.
Entriamo nel dettaglio:
Otto per mille,
Deduzione fiscale,
Finanziamento diretto alla CEI e indiretto,
Esenzioni fiscali e ICI,
Finanziamenti alle scuole private confessionali,
Sovvenzioni erogate all'interno della voce stato sociale,
Finanziamento per eventi particolari :per esempio Giubileo o vacanze papali stagionali
Finanziamenti a livello locale.
Finanziamente alla stampa cattolica
....dulcis in fundo...IOR,ossia la Banca Vaticana e la sua influenza sull'economia italiana.

Vi sembra poco? Eppure avrò dimenticato di sicuro qualcosa, ad esempio che l'Italia paga pure l'acqua consumata dal Vaticano!!!!
Incominciamo dall'otto per mille:
a parte la scelta possibile solo tra altre sei confessioni religiose con la clamorosa esclusione per importanza numerica del Musulmani e dei Testimoni di Geova,l'otto per mille così come è stato strutturato rappresenta per la Chiesa Cattolica l'avverarsi della "moltiplicazione dei pani e dei pesci" perchè se solo il 35% sceglie la religione Cattolica,ad essa invece va l'89% del distribuibile (Ministero delle Finanza,redditi del 2003).
E perchè questa sproporzione?
Grazie al meccanismo della legge,se il contribuente non sceglie nulla,il suo non-voto è assegnato in proporzione alle scelte fatte da altri.La Chiesa Cattolica non lascia all' Italia i non-voti, ottenendo in tal modo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti. Dunque se 3 Italiani scelgono la Chiesa Cattolica, 1 sceglie le altre confessioni e 6 non scelgono nulla, i soldi di questi 6 non vanno alla Stato,ma in proporzione 4 alla Chiesa Cattolica e 2 alle altre confessioni.

Per questo è bene indicare la scelta,altrimenti sarà il meccanismo della legge a scegliere per voi.
E quanto va di questo enorme gettito agli aiuti umanitari al terzo mondo tanto reclamizzati dalla Chiesa Cattolica durante il periodo delle dichiarazioni? Solo l'8,6% della somma percepita......continua


Per saperne di più www.UAAR.IT  www.uaarpescara.splinder.com www.uaarpescara.altervista.org 

 

 

Paolo 1000 Z

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi, senza interrompere l’oratore. 2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”