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IL SALE - N.°75


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 75   Febbraio 2008

 

 

 

 

 

 

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Sommario

 

 

                                     di Stelio Soriani

 

                                     presentato dall’ Architetto Kazem

 

                                                      di Giacomo D’Angelo

 

                                                      presentato da Moreno De Sanctis

 

                                               di Luigi Dezio in arte Popò

 

                                                       di Luciano Martocchia

                       

                                                       di Antonio e Maura Mucci

 

                                                       di Gianfausto De Dominicis

 

                                                       di Aurelio Fabiani

 

                                                       di Giorgio Fioretti

 

                                                       de “IL SALE”

 

 

AVVICINATI ED ALLONTANATI: VEDRAI GIRARE LE RUOTE

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Promesse da marinaio ed appalti fasulli  

di Diderot

 

Il punto più qualificante del programma elettorale del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso all’epoca della sua campagna elettorale di cinque anni fa fu la promessa di realizzare  corridoio verde con pista ciclabile  che dal confine di Montesilvano attraversava tutta la città fino alla Pineta sud.

E’ invece da evidenziare invece come queste promesse siano destinate a rimanere sulla carta per via di un accordo di programma in discussione tra il Comune e la Gestimmobili, accordo   che dovrà essere sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale e che, ci auguriamo, non veda la luce, per evidenti difformità rispetto al PRG .

Sono state presentate al Comitato Urbanistico del Comune osservazioni , nei termini formali di legge, in cui si rilevano incongruenze  alla proposta d’accordo,perché prevederebbe la realizzazione di un complesso che andrebbe situato tra lo scalo merci di Portanuova e Via d'Annunzio,  susseguente verso sud  al Centro Commerciale De Cecco  sulle adiacenze della ex Stazione di Portanuova, che precluderebbe  la realizzazione del cosiddetto corridoio verde ascritto nel PRG , perchè i complessi sono sorti e sorgeranno ( De Cecco e Gestimmobili rispettivamente)  attuando una serie di deroghe alle leggi urbanistiche vigenti.

Mentre il Centro commerciale De Cecco è stato già approvato e in grossa parte  realizzato con varie deroghe, tra cui l'ampliamento dei marciapiedi e la creazione di rampe d'accesso a garages sotterranei privati che restringono la carreggiata ed ostacolano il passaggio delle corsia filoviaria  così come previsto dal PRG, il complesso Gestimmobili è ancora in sub approvatio del Consiglio Comunale di Pescara. 

Altro fatto importante: all’interno dell’area oggetto dell’accordo di programma sono state già fatte privatamente delle fognature che non  spettano più al Comune e neanche al privato ( non sono fognature d'allaccio , ma rappresentano una portante pubblica). Con l’accordo di programma il costruttore intende farsele monetizzare attraverso deroghe e aumenti di cubatura per circa 2700 metri cubi ; anche i parcheggi, così come progettati dalla struttura oggetto di accordo, verrebbero anch'essi a precludere l'attuazione del suddetto corridoio.

Per logica, la convenienza  reale che ne ricaverebbe il Comune è minima ;  nelle osservazioni, è stato richiesto in cambio, una vera convenienza pubblica a carico dell’ipresa , cioè il prolungamento  del corridoio verde fino alla via della Bonifica e poi fino al parcheggio di scambio Pescara Sud , così come previsto dal PRG.

Fatto strano da chiarire : in tutti gli atti dell’accordo di programma, la Gestimmobili viene residenziata con sede sociale in Via da denominare 396, quando in visura camerale risulta aver sede in Via Sardegna , 1, un indirizzo abbastanza ricorrente nelle cronache recenti.

Diderot

 

 

 

Facile considerazione è quella che le cose conosciute da chiunque sono molto minori di quelle note, è lecito dedurre che abbiamo sempre a che fare con ignoranti.  Saperne dedurre alcunché non è poi facile. Ignoranti ed ignoranza sono parole-idee che non certo univocamente vengono calate in frasi o analisi….i più furbi le usano senza i necessari termini di paragone-riferimento. E nacque il PIONE.. Possibile che un pulcino-palla-palloncino sappia decantare un PIONE? No!

 

L’idiota fisico ed il servo linguista, alleatisi, sentenziano che i Pioni sono “particelle…”.

L’idiota Tommaseo sentenzierebbe che Pione è Accrescitivo di “PIO”, come già sentenziò che Spione era accrescitivo di Spia. Quel dalmata cane tanto odiava Leopardi da non averlo neanche letto lì dove definisce i due termini, due, due come sono anche giacca e giacchetta….la quale non è diminutivo di giacca. Ma i cani seguono orme pedestri ed abbaiano le loro idiozie cioè personalità. Spione potrebb’esser un S-negativo di Pione! Ed Ovidio vede uno spione (Ascalo) metamorfotizzarsi in Gufo, dopo aver fatto la spia a Proserpina. Occhi grandi e malaugurante sono le demonizzazioni per chi ad Ascalo si affratella.

 

Annunzio gabriellato non offre Pionità di alcun genere, certo è che fu un bel clericale epperciò amatissimo dai seguaci del Tommaseo gran presidente dei dodici cruscosi dei e dai quali fu eletto tredicesimo forzato in questa dozzina-accademica.

 

Pio, senza “ne” ma col prefisso di “papa”, diviene capo della chiesa due volte nel primo millennio e dieci volte nel secondo: quando finirà questo terzo millennio sapremo quanti di questi eletti avrà-avranno avuto voglia di nominarsi Pio.

 

Vero è che un Padre, Padre-Pio, ha adito a santifica onorificenza in quel di Puglia. La sua alta statura ed il suo forte sguardo scaturente da un faccione barbuto …………lo rese forse degno di accrescitivo, ma la sua crescita è, la hanno, sviluppata tutta in alta-celestialità-beatitudine-gloria.

 

Nel dialetto romano Pio-Pio vale per “Me-pijo-tutto-io” ed è forma irrisoria verso quei che mascherano Bontà con Pretese-Pretensioni-Appropriazioni. Anche prendendo molto questi “pii” mai vengon detti “Pioni”. Tutt’al più saran “piglioni”.

 

“E ricordati di me che son la Pia” ribatte la de’Tolomei a quel Dante: ella aveva sposato un Pannocchieschi ed amava-piava tant’altri onde il marito la inviò al di lei Creatore anzitempo.

 

Vero è anche che PIO è voce paramonosillabica sopravvissuta all’elisione di CAPIO, voce urlata dai latini allorquando prendevano alcunché ed altro. Tanto prendevano questi Romani da risultare Comprensivi, fortemente comprensivi……….compresero infatti anche il mondo intero, quindi lo conquistarono e soggiogarono. Uno stesso imperatore romano ebbe nome Pio, tal Antonino, nel II sec. d.C. Dicono gli storici-facinorosi che le romane conquiste nella Britannia furono da questo imperatore difese da un Vallo fatto erigere in quelle terre nordiche.

In quelle terre infatti sia i Brigadieri che i Briganti si prendevano continua Briga delle medesime cose: solo che i brigadieri si prendevano buona briga, mentre i briganti si prendevano cattiva briga……… e combattevano sempre in brigate e cristianeggiavano e protestavano tanto che dopo lungo tempo ……….

Alcune terre oggi sono a “dominazione-cristiana” altre a “dominazione-protestante”.

 

Chi è PIONE oggigiorno?

Sfastidiosi fisici continuano a formulare una quantità di Quanti e rivendicano che i Pioni ricevono pochi finanziamenti per ricercarli e classificarli e ……..per anche poi rifocillare le loro finanze e frigoriferi e profitti-vari. Così il grande Einstein creò una bomba, a molti nota in estrema-unzione,…poi divenne un di quei pacifisti esemplari………..mai quanto fu esemplare devastatore.

 

La moda forse la interpretò-teatralizzò Agostino con la prima moglie; la seconda moglie-troppo-giovane-sostituita da altra più matura onde goderla e procreare figlio ed alfine dedicarsi tutto a……

E la Maddalena che prendeva-prendeva e poi si votò a non più prendere.

All’inizio della vita anche Francesco era uno scapestratello……. .

Ma non per questo vanno-devono essere uccisi o sacrificati: Maddalena-Agostino-Francesco è una trinitarietà che avremmo non goduto………o meglio non AVREBBERO stragoduto.

 

Pioni son quelli che prendono molto troppo?

 

Se Pius-Pio era la persona che era povera più che misera………

Se Pius-Pione è quell’arricchito che alfine cacaoro……….voce inesistente……..esiste la forma cacaloro!!!!  “Cacaloro” senza apostrofo che Battaglia spiega derivare da un imperativo e da oro. Cos’è mai il puritanesimo, chi furono i puritani?

Catullo vede alcun cacasodo, tanto cacasodo che aveva il suo ultimo “purior salillo”.

 

I Pioni son quei che prendono molto e quel molto è……… che cos’è?

Anche Jacopone vede un che prendeva molto, avendo cercato il molto!

Jacopone lo irride, anzi poeticizza quei che abbracciando una montagna..torna a casa a-mani-vuote.

E la patria è quella cosa, cosa, intesa da alcuni e così pretesa da altri pena la morte o l’esilio, come capitò ad Anassagora che, richiesto se amasse la sua patria………, rispose CERTO……..mentre…… mentre volgeva dita e sguardi ed il volto tutto al cielo intero col suo firmamento ed a quelle stelle nate da sprizzi portentosi del giunonico seno della dea olimpica.

 

Oggigiorno chi è PIONE?

Chi ha preso e detiene molto?

Quanti han ricchezze e potere esuberanti?

Che Hanno tanto da non riuscire più ad Essere…..

E continuano a prendere imbagagliandosi tanto da non riuscire più a passare per strette porte…..le allargano, han bisogno di grandi passaggi, di autostrade

I romani ebbero bisogno di strade maestre come quella che fu studiata da Appio-Cieco, cieco negli occhi e nella mente.

 

Poveri-morti-dimenticati-agrigentini-ricchi che vivevano nel lusso come se dovessero morire l’indomani  e che costruivano palazzi come se avessero dovuto campare in eterno.

Così Lucrezio deride quella popolazione della quale Empedocle è il maggior vanto.

Oggigiorno Empedocle vive, gli agrigentini……….

 

Anche Padre-Pio riposa ma la sua tomba è stata presa per ……….operazioni sacre delle quali noi non sappiamo né intendiamo il senso. Hanno preso la tomba di Padre-Pio e …….per meglio ……. .

 

Stefano VII conciliò di riesumare il corpo di Formoso e decapitollo: questi due papi li narra Voltaire e scrive che Stefano Piò (prese) Formoso. D'altronde è noto da Narrazioni-Sacre-Varie che gli anacoreti ed eremiti in odore di santità………si nascondessero in tempo di morte onde salvar le loro salme ed evitare i Non-Necrofili-Cacciatori-Di-Reliquie…….avrebbero fatto scempio dei loro resti!

Son Pioni….son pioni del Tutto, di tutto….guardiamocene.                                       Stelio Soriani

 

 

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Discorso di Maryam Rajavi, Villepinte - 30 giugno 2007 

(... continua dal numero precedente)

L’errore dell’occidente

Miei cari compatrioti,

Quando il 17 giugno 2003, con l’intento di distruggere la resistenza, il governo di J. Chirac ha lanciato una vera e propria armata contro gli uffici del Consiglio della Resistenza estendendo le frontiere dell’accondiscendenza in maniera incredibile, ha contribuito direttamente alla repressione della popolazione iraniana. Si è abbassato ad esecutore materiale della dittatura religiosa. Si sono spinti così oltre in questa via da aver aperto le porte agli agenti dei servizi segreti dei mullah che anche qui a Parigi commettono dei crimini e preparano il terreno agli attentati terroristici. In cerca di accordi economici, i governi europei, in testa Parigi, hanno sostenuto di voler “moderare” il regime dei mullah. Ma qual è stato il risultato? Invece di moderarsi, i mullah hanno messo Ahmadinejad al potere e si sono consacrati alla bomba atomica e a divorare l’Iraq. Il fenomeno Ahmadinejad è il risultato dell’alleanza fra il fascismo religioso e la politica dell’ accondiscendenza.
Ma in realtà, ciò che le grandi potenze occidentali non hanno a tutt’oggi ancora preso in considerazione è che la resistenza iraniana è la chiave più efficace degli avvenimenti in Iran;. 27 anni fa, Khomeini disse che il suo principale nemico non era né l’America né l’URSS ma i Mujahedin del Popolo. Anche oggi, il suo discepolo Khamenei, dimostra che le portaerei americane nel Golfo Persico non rappresentano un vero pericolo per il suo potere, né lo sono le pressioni internazionali: il vero pericolo sono i Mujahedin del Popolo, la città di Ashraf e la Resistenza iraniana, cioè coloro che ispirano le sommosse e le proteste esplosive della società iraniana, solo loro mettono in pericolo l’esistenza del regime di Teheran. E’ una minaccia che fa tremare i mullah notte e giorno. Vogliono dotarsi della bomba atomica per mantenere il loro potere vacillante e per contrastare tale minaccia. La sollevazione del popolo iraniano, in particolare delle donne e dei giovani, spazzerà via tutti i loro apparati di repressione. All’inizio di questo mese, il Ministro inglese degli Affari Esteri ha inviato una risposta alla lamentela espressa dai parlamentari vicini alla resistenza contro l’etichettatura di terrorismo. Il ministro ha sottolineato che i ministri e le autorità del regime dei mullah hanno discusso con i loro analoghi in Inghilterra e nell’Unione Europea innumerevoli volte dei mujahedin del popolo e della Resistenza. Si, in innumerevoli incontri in cui si è mercanteggiato a discapito della Resistenza. Il ministro britannico degli Affari Esteri ha detto di aver presieduto per anni queste discussioni con il regime dei mullah e che, di fatto , quello doveva essere uno scambio di informazioni sulle attività dell’OMPI in Gran Bretagna, in Iran e in Iraq. Si, scambiare informazioni e fomentare complotti contro il movimento della resistenza. Il ministro degli Affari Esteri inglese ha avvertito nella sua lettera che tutte le azioni per togliere l’OMPI dalla lista avrebbero comportato la destabilizzazione del regime. Si, è il cuore del problema! : togliere l’OMPI dalla lista farebbe tremare la fondamenta dei mullah perché il loro destino è nelle mani di questa resistenza. Il ministro degli affari esteri in quella lettera rivela per la prima volta che : “ 6 mesi prima della guerra in Iraq, il regime iraniano ci ha chiesto quali fossero gli effetti di un eventuale intervento militare in Iraq sulla resistenza iraniana”. Le autorità inglesi avevano assicurato che avrebbero preso seriamente il caso della Resistenza iraniana in Iraq. Si, l’hanno presa sul serio ed hanno bombardato le basi della resistenza !. Hanno bombardato la città di Ashraf 120 volte in una sola notte. La forza che garantisce la soluzione dei problemi in questa regione è stata bombardata e disarmata. Qual’è stata la conseguenza? I mullah e i guardiani della rivoluzione si sono riversati a migliaia in Iraq e hanno fatto sprofondare questa nazione oppressa e ferita in un bagno di sangue. Incatenare la
Resistenza Iraniana è stato un fatale errore delle potenxe occidentali! Conseguentemente, signori, vi chiamiamo a cambiare questa politica disastrosa,. Vi invitiamo ad accettare la sentenza della Corte Europea di Giustizia. E’ nel vostro interesse, e questo sarà un passo importante per mettere fine alla politica dell’accondiscendenza.
Per quanto riguarda questa resistenza, i suoi amici, i suoi sostenitori, è una lotta che condurrà certamente alla vittoria. La volontà ferrea, il sacrificio, la fede e gli sforzi incessanti dei membri di questa resistenza e del popolo iraniano sconfiggeranno l’accusa di terrorismo e porteranno alla vittoria finale. Non c’è alcun dubbio.


La politica francese

Chiediamo anche alla Francia che metta fine alla politica che sotto il mandato di J .Chiraq aveva fatto di questo paese il primo alleato del fascismo religioso. Il dossier del 17 giugno è l’eredità più infame del governo Chirac. Questo dossier serve letteralmente a mantenere sotto controllo il movimento della resistenza iraniana a favore dei mullah. Il dossier è stato tenuto da parte per questa ragione. Un dossier senza fondamento dal un punto di vista giuridico ed un complotto dal un punto di vista politico. Nella storia giuridica della Francia dalla seconda guerra mondiale ad oggi si tratta di un fatto senza precedenti. Hanno le mani talmente vuote , che hanno dovuto ingaggiare agenti dei servizi segreti iraniani per avere dei testimoni. Questo dossier è al momento in una impasse, in modo particolare dopo la sentenza storica della Corte Europea di Giustizia.
In occasione delle elezioni presidenziali francesi , il nuovo Presidente ha più volte parlato di una Francia nuova

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ed ha promesso cambiamenti. Ma devo ricordare che, per quanto riguarda l’Iran questi cambiamenti non possono avere altro significato che mettere fine alla politica di accondiscendenza rivelatasi un fallimento. La pagina nera che il dossier del 17 giugno ha aperto nelle relazioni tra la Francia e il popolo iraniano, deve essere chiusa. E’ il più importante criterio per il cambiamento.Il popolo iraniano giudicherà la nuova politica francese alla luce di quello che farà in pratica. Ascoltate i francesi che, durante tutti questi anni, hanno solidarizzato sostenuto la resistenza. Viva i francesi dal cuore grande che si sono levati contro la politica dell’accondiscendenza. Permettetemi qui di esprimere loro tutta la mia gratitudine. ( In francese nel testo) “Signore e signori, Saluto ognuno di voi, la vostra presenza qui dimostra la solidarietà e l’amicizia profonda tra il popolo francese e il popolo iraniano. In Iran le donne, gli studenti, gli operai e gli altri segmenti incolleriti dalla società che si sono sollevati più volte in questi ultimi mesi, guardando questa moltitudine di partecipanti si sentono sostenuti. La città di Asharaf in Iraq, dove si trovano i Mujahedin del Popolo che resistono all’ondata di terrore dell’integralismo dei mullah, si sentono sostenuti guardandovi. Per loro voi incoronate i valori essenziali dell’Europa, vale a dire la democrazia, la giustizia e lo stato di diritto. E nei francesi loro vedono la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza: la Francia dei diritti umani. Una Francia che non è al fianco del fascismo religioso. Una Francia che non partecipa alla repressione dell’opposizione. Una Francia che rispetta l’aspirazione degli iraniani alla libertà, allo stato di diritto, alla laicità e all’uguaglianza.
Gli eventi di questi ultimi quattro anni dimostrano la preziosa solidarietà dei francesi contro la politica dell’accondiscendenza.
Di fronte alla razzia del 17 giugno 2003 avete sostenuto la resistenza. Avete difeso questo movimento di fronte alla campagna di demonizzazione. Avete condannato la fabbricazione dei dossier e la manipolazione della giustizia. Vi siete coraggiosamente alzati in piedi ed avete protestato di fronte all’accusa vergognosa di terrorismo e di fronte al rifiuto di applicare la sentenza della Corte Europea. Sono onorata della vostra amicizia e la vostra solidarietà è ormai scritta a caratteri d’oro nella storia dell’Iran.


L’ ingerenza dei mullah in Iraq

Miei cari compatrioti,

La vita piena di sofferenza del popolo iracheno rende necessaria una soluzione giusta e reale. In Iraq, un centinaio di persone al mese muoino.Ogni giorno 400 bambini diventano orfani. Ogni giorno le donne e le ragazze senza protezione diventano oggetto di aggressioni e di oppresioni, e ogni giorno migliaia di iracheni innocenti si ritrovano senza riparo. Questo terribile massacro è pianificato a Teheran da uno stato maggiore supervisionato dalla guida suprema Khamenei. Se il regime non riuscirà ad applicare il suo piano funesto per impadronirsi dell’Iraq, non sopravviverà... Da 4 anni avverto che il pericolo dell’ingerenza del regime iraniano in Iraq è 100 volte più pericoloso del suo programma atomico. Negli ultimi 4 anni Teheran ha messo in atto la sua politica di occupazione dell’Iraq. E’diventato il principale occupante. Massoud Rajavi due settimane fa durante un congresso per la pace e la libertà del popolo iracheno ha sottolineato: ”il problema principale in Iraq e lo scontro e la guerra tra due alternative sul suolo iracheno in questa congiuntura particolare. L’alternativa dei mullah al potere in Iran di fronte all’alternativa irachena. Nell’ intento di esportare la loro repubblica islamica i mullah impiegano tutte le loro risorse, i loro agenti e i loro sostenitori. Dall’altra parte l’alternativa antifascista irachena con tutti i suoi movimenti, gruppi, partiti, personalità democratiche e patriottiche e loro sostenitori sulla scena araba ed internazionale” E’ su questa base che 5,2 milioni di iracheni hanno firmato una dichiarazione in cui si afferma che la soluzione al problema è di “mandare via dall’Iraq il regime iraniano e di riconoscere lo status dei Mujahedin del Popolo che sono il contrappeso all’ingerenza del potere iraniano”. Oggi il regime di Teheran vede nei Mujahedin del Popolo un tale ostacolo nei suoi piani espansionistici che, nonostante tutte le convenzioni e leggi internazionali difendano l’ OMPI, non sopportano neanche la loro presenza non armata (con tutte le restrizioni che essa impone in un paese come l’ Iraq). Massoud Rajavi ha ribadito che è li che si trova il tallone di Achille del mostro dell’integralismo. La soluzione e il cambiamento democratico in Iran è nelle mani della Resistenza del popolo iraniano. Due settimane fa c’è stato un grande raduno che ha visto la presenza di 100.000 iracheni. 450.000 abitanti della provincia di Diyala hanno firmato una dichiarazione in cui 21 partiti, associazioni e gruppi diversi hanno reso noto che tutte le forze nazionali e democratiche della regione di Diyala, di ogni estrazione sociale, tribù e religione sono accanto dei Mujahedin della citta di Asharaf. Nella dichiarazione si legge che tutte le accuse e le menzogne contro l’OMPI saranno considerate contrarie agli interessi del popolo iracheno. Permettetemi di spendere una parola sulla tragedia dei bambini in Iraq. Una decina di giorni fa le TV internazionali hanno mostrato le immagini terribili di un orfanotrofio e dei bambini innocenti i cui genitori erano stati assassinati. Questi bambini affamati erano stati torturati e anche violentati. Le rendite petrolifere dell’Iraq sono sacchegiate a miliardi dai mullah al potere in Iran, mentre gli orfani iracheni subiscono tali trattamenti. Conseguentemente, noi proponiamo alle Nazioni Unite di farsi carico di un certo numero di orfani e di mettere loro a disposizione tutti i mezzi in nostro possesso, Propongo in particolare che la Resistenza iraniana sotto il controllo dell’UNICEF e in conformità con i suoi criteri, si faccia carico di mille bambini iracheni e di tutte le loro spese nella città di Ashrat. E’ una proposta puramente umanitaria e senza dubbio lontana da tutte le considerazioni politiche e di propaganda.
Faremo questa proposta all’ambasciata irachena a Parigi e speriamo che l’attuale governo iracheno dia il suo consenso a questo piano umanitario in favore di mille bambini innocenti e che almeno su questo argomento non si tenga conto dell’opposizione dei mullah.

(... continua nel prossimo numero)

Presentato dall’ Architetto Kazem

 

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Una ragazza del secolo scorso scrive dal Palazzo

di Giacomo D'Angelo 

Scivolando verso la “turpe vecchiezza”, come la chiamava lo “ scriba recluso” al Vittoriale(“Sarà turpe la sua”, commentò una volta Aldo Palazzeschi), provo per istinto diffidenza e sospetto per i libri scritti da ottuagenari, anche se proprio l’autore ora citato, fece in quella età il miracolo di una trilogia di romanzi (Il doge, Stefanino, Storia di un’amicizia) che si leggono ancora per freschezza narrativa e un critico severo come Cesare Garboli definì “ottuagenario in tumulto” l’ultimo Mario Soldati: ci sono anche testi filosofico-esistenziali e malinconicamente istruttivi come il De senectute di Norberto Bobbio e il recente Ragazzi di Massimo Fini che sono istruzioni per vivere o tardive o inutilmente precoci. Ma un’altra ragione di cautela mi rendeva circospetto verso il libro della Menapace, che a prima vista sembra appartenere alle opere di chi ha vissuto l’esperienza parlamentare e ne racconta le delusioni, l’anonimato frustrante, il disinganno, l’impatto tra la propria passione civile e i compromessi dell’attività di deputato. Quasi un genere letterario che ha il suo antecedente ne I moribondi di palazzo Carignano di Ferdinando Petruccelli della Gattina, eletto nel primo parlamento italiano, per arrivare al dolente Promemoria di Corrado Stajano, che già nel sottotitolo “uno straniero in patria tra Campo de’ Fiori e palazzo Madama” riassume il disadattamento di un eletto che si ritrova in un “collegio di adulti”, tra avversari(era allora il primo governo del Cavaliere) visti “lombrosianamente” e amici “Realpolitiker” inclini all’indulgenza e al trasformismo. Il successivo governo Dini, attualmente Ghino di Tacco in sedicesimo, aumenta la delusione. Scriveva infatti Stajano:”C’è dentro un po’ di tutto. La grande industria, la massoneria, il mondo cattolico, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna”. Un elenco catto-italiota che ritorna. Accenno soltanto ai libri di Arbasino, deputato repubblicano, anch’essi grondanti amarezza e scorticante ironia, e agli articoli di Natalia Ginzburg, non meno critici e impietosi. Ma già la breve e densa nota autobiografica che Lidia Menapace antepone alle sue Lettere dal Palazzo ha fugato ogni ombra e mi ha restituito l’alone che il suo nome e quelli dei fondatori del Manifesto ebbero per tanti della mia generazione in anni in cui il “sogno di una cosa” accese passioni e ideologie, ansie confuse di palingenesi e febbri rivoluzionarie, sole dell’avvenire e illusioni di mutamenti cosmici.

Parlo degli anni Settanta, quando, dopo dieci anni di soggiorno milanese, con autunni caldi morte di Annarumma strage di Piazza Fontana alle spalle, tornai in Abruzzo, dove la questione politica era democristiana e il gruppo più vivace(diciamo più sessantottino) nella contestazione del dominio doroteo-gaspariano era quello dei rodaniani(Franco Rodano venne a Chieti) che si raccoglieva intorno al “dibattito”, un periodico di cani sciolti della sinistra per lo più extraparlamentare, che ebbe una lunga vita per un foglio nato nella Chieti camomilla, in cui non si muoveva foglia che non avesse la regia e la tutela dello straripante zio Remo. Per ironia della mia storia personale, passai dagli anarchici di via Scaldasole al gruppo Esprit(è dialetto chietino?- chiese con sarcasmo don Milani a Enzo Ciammaglichella quando questi andò a trovarlo a Barbiana con altri compagni), che in quegli anni attaccava le gerarchie cattoliche.  Una Lettera aperta al clero abruzzese indignò i vescovi abruzzesi,  il prefetto dovette occuparsene in un rapporto, la togliattiana “Rinascita” inviò Libero Pierantozzi e , se non ricordo male, Carlo Cardia: un episodio che si può leggere nel libro di Guido Crainz, Il paese mancato. In quel milieu di fermenti, pur tenendomi stretto  alla  mia concezione libertaria e agnostica, dai Quaderni Rossi di Panzeri e “Problemi del socialismo” del luxemburghiano Lelio Basso( ma acquistavo religiosamente anche “L’Adunata dei refrattari” nell’edicola della compagna Augusta), mi immersi anche in letture prevalentemente cattocomuniste, dalla Rivista Trimestrale a Questitalia di Vladimiro Dorigo(ricordo alcuni numeri speciali sulla contraccezione e sul concordato). In quel periodo lessi con interesse un testo di Lidia Menapace sulla natura, struttura e organizzazione della Democrazia Cristiana(edit. Mazzotta), di cui era stata esponente nazionale, prima di uscirne, dopo l’espulsione dall’Università Cattolica(dove insegnava retorica cinquecentesca), per aderire al Manifesto.

Devo confessare che Lettere dal Palazzo, pur essendo un parziale resoconto di una metà di legislatura, sorprende per diversi motivi: nonostante lo scenario non sia entusiasmante e l’itinerario di Lidia irto anche di aspetti spiacevoli, non è angoscioso come i libri succitati; è un diario accurato dei lavori parlamentari, delle iniziative politiche sostenute anche fuori dei Palazzi, dei personaggi incontrati; man mano che avanza il racconto, emergono il senso di partecipazione, lo spessore dell’impegno, il brio giovanile con cui la Menapace affronta il suo servizio civile senza attenuare i nefasti che incontra e senza edulcorare una realtà spesso disperante. A differenza degli altri autori reduci dal Parlamento, nel libro della Menapace non ci sono abbandoni alla rassegnazione, slittamenti pessimistici, compiacimenti apocalittici, anzi circolano nelle sue pagine uno spirito di lotta e una fiducia nell’azione politica che testimoniano radici e ispirazione lontane, che non hanno conosciuto cadute o tralignamenti, nonostante le dure repliche della storia. Che folata di  ossigeno ad esempio leggere della Menapace, che pure è donna di fede, considerazioni e giudizi sul cardinale Bagnasco, successore di Ruini, che “sembra non avere la scaltrezza volpina del suo predecessore”, cui aggiunge disinvoltamente, con toni impertinenti che avranno fatto piangere la ciliciofera Binetti, che “ del resto anche il papa è piuttosto andante e approssimativo: come si sia fatta la fama di fine intellettuale e di grande teologo davvero non si capisce, se non perché nel mondo cattolico da un po’ è invalsa una specie di riverenza a comando e di venerazione a prescindere per il papa”. Più o meno il pensiero espresso da Marcello Cini e 63 fisici della Sapienza di Roma che, dinanzi all’invito del Rettore di far inaugurare l’Anno Accademico da Benedetto XVI, hanno ricordato che l’attuale pontefice nel 1990, a Parma, riprese questa affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. E in questi giorni non si è smentito dicendo di interpretare non solo la verità rivelata, ma la ragione, che, in caso di conflitto con la prima, dovrebbe farsi da parte. L’attuale pontefice, secondo l’autrice del libro, è un “insopportabile” gaffeur e ne ricorda in un elenco le più clamorose, tra cui quella con Ciampi che, durante la visita dopo l’elezione, gli ricordò l’art.7 della Costituzione, indicandolo come laicità: il papa, “acidamente”, rispose che bisognava vedere se era “sana” laicità. La Menapace ricorda come sia andato avanti con difficoltà il processo di secolarizzazione delle Università, degli statuti comunali, le persecuzioni verso illustri artisti e scienziati(Boccaccio, Bruno, Tasso, Galileo), le pressioni sulle donne per l’aborto, l’accanimento terapeutico, l’eutanasia. E conclude:”Tristi tempi quando

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i credenti sono più laici degli atei devoti e la chiesa finge di non accorgersene perché gli atei devoti o i laici teneri sono più disponibili a cedere in senso conservatore e a scambiare favori e sostegni politici e di voto, favori e sostegno a soldi ed esoneri fiscali”. I ricorrenti giudizi poco benevoli di Lidia Menapace saranno etichettati come blasfemia pura, empietà sacrilega, eredità eretica alla Fra Dolcino(lo tiro in ballo perché è lei stessa a citarlo), che contrastano con l’incenso l’untume e l’aggressività antilaica che emanano come nube purpurea dalla cripta degli incappucciati del “Foglio”, dove l’aspirante cardinale, il Bellarmino degli atei devoti, Giuliano Ferrara dei Convertiti, dirige la schola cantorum di chierichetti come Giuliano Cazzola(anche lui dal Garibaldi di Craxi al sant’Ignazio di Loyola), Ruggero Guarini, ossessionato dall’aver fornicato in fasce con gli stalinisti di Salvatore Cacciapuoti ed elogiatore di Cesare Previti come De Maistre lo era del boia, Carlo Rossella, diarista in polpe dell’Alta Società, cui si è aggregato Giuliano Amato, già da tempo insofferente della legge 140. Ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere che il fine dell’ex spia della Cia, già comunista, poi craxiano, che chiama Berlusconi “l’amor nostro”, sia quello di “favorire, niente meno, una rivoluzione culturale, al termine della quale l’aborto torni a essere considerato dalla coscienza pubblica, anziché un diritto della donna, fondamento di una maternità consapevole, come una riprovevole forma di soppressione della vita”. Stupisce che il ratzingeriano Foglio, divenuto l’organo ufficiale dell’antimodernità(Panebianco dixit), conduca oggi la sua crociata- e di crociata si tratta- per la moratoria dell’aborto con lo stesso fanatismo con cui ieri salutava la guerra di Bush in Irak e organizzava consensi al guerrafondaismo americano. La sacralità della vita, buccinata da Ferrara e compagnia genuflessa al suo pergamo, non comprende evidentemente quella di chi muore in guerra o sul lavoro, come gli operai carbonizzati alla Thyssen-Krupp di Torino, uccisi da logiche capitalistiche disumane ma, ahinoi, dimenticati anche da chi avrebbe dovuto difenderli( come dimostra l’imbarazzata resipiscenza di Epifani . Altro che paradiso, la classe operaia rimane delittuosamente sfruttata. Certamente fa riflettere che un’istituzione vecchia di qualche secolo come la chiesa cattolica si faccia trainare, sia pure con fini speculativi, dalla teatralità narcisa di un ex nipotino di Togliatti, ma sorprende ancora di più la subalternità della sinistra, soprattutto del partito democratico, pronta a ridiscutere i propri valori, le battaglie civili sostenute, le questioni eticamente sensibili(famiglia, Dico, cellule staminali, eutanasia), la laicità dello Stato, un patrimonio storico che sembrava inattaccabile. Una sinistra da cui si dimette, come intellettuale, Alberto Asor Rosa, divenuto difensore della sua casa di campagna di Capalbio, ma da cui avevano già preso le distanze Walter Veltroni, mai comunista, Piero Fassino credente ardentissimo, Francesco Rutelli, prossimo al diaconato, Massimo D’Alema, plaudente alla berninizzazione di Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Dinanzi allo sbracamento della sinistra e all’eclisse dell’intellighenzia laica e al “dialogo” delle femministe Chiaromonte e Letizia Paolozzi, di Ritanna Armeni(dispiace davvero aver letto sul Foglio la sua letterina diplomaticamente contorta, quasi timorosa delle sue idee, e la “lezioncina” maschilista del suo partner televisivo), la reazione al neotemporalismo papale e all’uso dell’aborto a fini politici la si legge non sul Manifesto né su Liberazione, ma sulla Stampa della Fiat, ed è una giovane promessa del giornalismo, Lietta Tornabuoni a scrivere:”…C’è in questo comportamento un cinismo ripugnante, un bruttissimo menefreghismo, una noncuranza colpevole verso le donne”.

Nonna Lidia, che ritengo non partecipi con altre compagne alle serate mondane in cui Bruno Vespa, il cerimoniere caro a Fausto Bertinotti e signora(oltre che al Cavaliere), anche perché tra le peggio vestite delle senatrici alla moda, presenta la sua annuale patacca edita dalla RAI e da Mediaset, non ha le simpatie di Ignazio La Russa, ha collezionato un glossario di sconcezze per la sua dichiarazione sulle Frecce Tricolori(ma in che paese vive la senatrice? Non sa che noi italiani abbiamo inventato, oltre che il fascismo, anche gli aerei bombardieri con Giulio Douhet?), ma soprattutto è indigesta alla brancaleonica Italia dei Valori: prima il pingue De Gregorio, poi anche Franca Rame ha puntato il dito pubblicoministeriale(fornito con l’iscrizione alla Vandea di Montenero di Bisaccia) contro di lei per il volo di Stato per la “missione uranio”. Che pena vedere la pasionaria del “soccorso rosso”, grande interprete dei drammi femminili, incappare in tanti errori, in tante ingenuità: finire nella zattera medusea dell’ex magistrato, più destrorso di Francesco Storace, annunciare una lettera di dimissioni per domani(come Totò, ma con meno comicità), subire l’accusa dei suoi elettori marocchini di Torino che ammette di non aver mai conosciuto. La preoccupazione della Menapace è quella del disinquinamento del linguaggio politico, del parlare come si mangia, ma “l’impressione che danno i palazzi del potere è d’inautenticità”, perché in essi, sottolinea senza ambagi, “vige un costume retorico e i discorsi anche quando siamo tra noi e non c’è né tele né stampa (sono) sempre ampollosi ripetitivi presenzialisti”. L’ipocrisia  inoltre materia e investe la trama dei rapporti umani. “Il clima del Senato- scrive in una delle tante notazioni di irrefrenabile schiettezza- viene presentato dai media come surriscaldato e duro e diviso spaccato ecc. ecc. Non mi pare proprio, a vedere buvette e ristorante e inchini e baciamano e sorrisi nei corridoi”, magari dopo sedute in cui si sono incrociati epiteti pesanti e scurrilità di scatologia celodurista. La meraviglia della Menapace richiama quella di Guido Ceronetti che, nel suo Viaggio in Italia, di passaggio ad Aquila, assiste alla processione del Cristo Morto con penitenti che si flagellano e dopo li ritrova in trattoria dinanzi a cosciotti di capretto, montagne di salsicce e boccali di vino. Capita anche che la Menapace abbia momenti di buonismo ad es. con Tommaso Padoa Schioppa, “persona civile e colta”, “quasi una rarità”, “una figura da leale servitore dello Stato”, ecc., mi auguro che sia così, ma i marchiani errori(Speciale promosso alla Corte dei Conti, Petroni)di questo campione liberale e il suo deludente modo di condurre un ministero che doveva essere un fiore all’occhiello di questo pasticciato governo, non sono incoraggianti.

Nell’impegno parlamentare della Menapace si mescolano le sue antiche passioni, da quella per una politica della pace e non un pacifismo parolaio a quella laica(“La dimensione della laicità innerva i nuovi movimenti ed è una nuova speranza”) di difesa della Costituzione nata dalla Resistenza(illuminante ciò che scrive sulla resistenza dei popoli invasi), dall’”azione” non violenta che è diversa dalla generica nonviolenza al rifiuto della “cultura giustizialista e vendicativa” di Mani Pulite, impersonata trucemente da Antonio Di Pietro, che dopo l’on. Mirko Tremaglia e l’intera destra neofascista ha incantato tanta sinistra dimentica della sua storia e del suo dna, a cominciare dall’on. D’Alema che lo candidò nel rosso collegio del Mugello. Quando una volta chiesero a Enrico Berlinguer di cosa non si pentiva, l’allora segretario del PCI rispose:”Essere rimasto fedele agli ideali della mia gioventù”. Altrettanto potrebbe dire Lidia Menapace, che appare oggi combattiva e appassionata come lo era quando scriveva sul giornale di Luigi Pintor, di Eliseo Milani(da lei ricordato con accenti commossi), di Rossana Rossanda.

Anni fa, dinanzi al pericolo dei cosacchi in piazza San Pietro, il “carciofino sott’odio”, l’anarcoconservatore Leo Longanesi scrisse: Ci salveranno le vecchie zie? Oggi, dinanzi all’offensiva dei teocon, degli atei devoti, di via della Conciliazione intasata di sgomitanti verso il soglio di Pietro, consunte ormai e accasciate le certezze di un tempo, vien voglia di chiedersi: ci salveranno le ragazze del secolo scorso?

Giacomo D'Angelo

 

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U Errico Malatesta   IL PROGRAMMA ANARCHICO (1919)   terza parte di quattro

 

1.Che cosa vogliamo/2.Vie e mezzi/3.La lotta economica/4.La lotta politica - Conclusione

 

3. La lotta economica

 

L'oppressione che, oggi, più direttamente preme sui lavoratori, e che è la causa principale dì tutte le soggezioni morali e materiali cui i lavoratori sottostanno, è l'oppres-sione economica, vale a dire lo sfruttamento che i padroni e i commercianti esercitano su di loro, grazie all'accaparramento di tutti i grandi mezzi di produzione e di scambi.

Per sopprimere radicalmente e senza pericolo di ritorno questa oppressione, occorre che il popolo tutto sia convinto del diritto che esso ha all'uso dei mezzi di produzione, e che attui questo suo diritto primordiale espropriando i detentori dei suolo e di tutte le ricchezze sociali e mettendo quello e queste a disposizione di tutti.

Ma si può ora stesso metter mano a questa espropriazione? Si può oggi passare direttamente, senza gradi intermedi, dall'inferno in cui si trova ora il proletariato, al paradiso della proprietà comune?

I fatti dimostreranno di che cosa i lavoratori sono oggi capaci. Compito nostro è quello di preparare il popolo, moralmente e materialmente, a questa necessaria espropriazione; e di tentarla e ritentarla, ogni volta che una scossa rivoluzionaria ce ne presenta l'occasione fino al trionfo definitivo Ma in che modo possiamo preparare il popolo? In che modo preparare le condizioni che rendano possibile, non solo il fatto materiale dell'espropriazione, ma l'utilizzazione, a vantaggio di tutti, della ricchezza comune?

Abbiamo detto antecedentemente che la sola propaganda, parlata o scritta, è impotente a conquistare alle nostre idee tutta quanta la grande massa popolare. Occorre una educazione pratica, la quale sia a volta a volta causa ed effetto di una graduale trasformazione dell'ambiente Occorre che a mano a mano che si sviluppati nei lavoratori il senso di ribellione contro le ingiuste e inutili sofferenze di cui son vittime, ed il desiderio di migliorare le loro condizioni, essi, uniti e solidali tra loro, lottino per il conseguimento di quel che desiderano. E noi, e come anarchici e come lavoratori, dobbiamo provocarli ed incoraggiarli alla lotta e lottare con loro.

Ma sono possibili, in regime capitalistico, questi miglioramenti? Sono essi utili, dal punto di vista della futura emancipazione integrale dei lavoratori?

Qualunque siano i risultati pratici della lotta per i miglioramenti immediati, l'utilità principale sta nella lotta stessa. Con essa gli operai imparano ad occuparsi dei loro interessi di classe, imparano che il padrone ha interessi opposti al loro e che essi non possono migliorare le loro condizioni ed anche meno emanciparsi, se non unendosi e diventando più forti dei padroni. Se riescono ad ottenere quello che vogliono, staranno meglio: guadagneranno di più, lavoreranno meno, avranno più tempo e più forza per riflettere alle cose che loro interessano, e sentiranno subito desideri maggiori, bisogni maggiori. Se non riescono, saran condotti a studiare le cause dell'insuccesso ed a riconoscere la necessità di maggiore unione, di maggiore energia; e comprenderanno infine che a vincere sicuramente e definitiva niente occorre distruggere il capitalismo. La causa della rivoluzione, la causa dell'elevamento morale del lavoratore e della sua emancipazione non possono che guadagnare dal fatto che i lavoratori si uniscono e lottano per ì loro interessi.

Ma, ancora una volta, è possibile che i lavoratori riescano, nell'attuale stato di cose, a migliorare realmente le loro condizioni?

Ciò dipende dal concorso di una infinità di circostanze. Malgrado ciò che dicono alcuni, non esiste una legge naturale (legge dei salari), la quale determina la parte che va al lavoratore sul prodotto del suo lavoro: o, se legge si vuol formulare, essa non potrebbe essere che questa: il salario non può scendere normalmente ai disotto di quel tanto che è necessario alla vita, né può normalmente salire tanto da non lasciare nessun profitto al padrone.

È chiaro che nel primo caso gli operai morrebbero e quindi non riscuoterebbero più salario, e nel secondo i padroni cesserebbero di far lavorare e quindi non pagherebbero più salari. Ma tra questi i due estremi impossibili vi sono una infinità di gradi, che vanno dalle condizioni miserabili di molti lavoratori agricoli fino a quelle quasi decenti degli operai dei buoni mestieri nelle grandi città.

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Il salario, la lunghezza della giornata e tutte le altre condizioni del lavoro sono il risultato della lotta tra padroni e lavoranti. Quelli cercano di dare ai lavoranti il meno che possono e di farli lavorare fino a esaurimento completo; questi cercano, o dovrebbero cercare, di lavorare il meno e guadagnare il più che possono. Dove i lavoratori si contentano di tutto, o, anche essendo scontenti. non sanno opporre valida resistenza ai padroni, sorto presto ridotti a condizioni animalesche di vita: dove invece essi hanno un concetto alquanto elevato del modo come dovrebbero vivere degli esseri umani, e sanno unirsi e, mediante il rifiuto di lavoro e la minaccia latente o esplicita di rivolta, imporsi rispetto ai padroni, essi sono trattati in modo relativamente sopportabile. In modo che può dirsi che il salario dentro certi limiti, è quello che l'operaio (non come individuo, s'intende, ma come classe) pretende.

Lottando dunque, resistendo contro i padroni, i lavoratori possono impedire, fino ad un certo punto. che le loro condizioni peggiorino ed anche ottenere dei miglioramenti reali. E la storia del movimento operaio ha già dimostrato questa verità.

Bisogna però non esagerare la portata di questa lotta combattuta tra operai e padroni sul terreno esclusivamente economico. I padroni possono cedere, e spesso cedono, innanzi alle esigenze operaie energicamente espresse, fino a quando non si tratti di pretese troppo grosse, ma quando gli operai incominciassero (ed è urgente elle incomincino) a pretendere un tale trattamento che assorbirebbe tutto il profitto dei padroni e riuscirebbe così ad una espropriazione indiretta, è certo che i padroni farebbero appello si governo e cercherebbero di costringere gli operai a restare nella loro posizione di schiavi salariati.

Ed anche prima, ben prima che gli operai possano pretendere di ricevere in compenso del loro lavoro l'equivalente di tutto ciò che han prodotto, la lotta economica diventa impotente a continuare a produrre il miglioramento delle condizioni dei lavoratori.

Gli operai producono tutto e senza di loro non si può, vivere: quindi sembrerebbe che rifiutando il lavoro essi potessero imporre tutto ciò che vogliono. Ma l'unione di tutti i lavoratori anche di un sol mestiere, anche di un sol paese, è difficile ad ottenere, ed all'unione degli operai si oppone l'unione dei padroni. Gli operai vivono alla giornata e, se non lavorano, presto mancano di pane; mentre i padroni dispongono, mediante il denaro, di tutti i prodotti già accumulati, e quindi possono tranquillamente aspettare che la fame abbia ridotti a discrezione i loro salariati. L'invenzione o l'introduzione di nuove macchine rende inutile l'opera di un gran numero di operai ed accresce il grande esercito dei disoccupati, che la fame costringe a vendersi a qualunque condizione. L'immigrazio-ne apporta subito nei paesi dove gli operai riescono a star meglio, delle folle di lavoratori famelici che, volendo o no, offrono ai padroni il modo di ribassare i salari. E tutti questi fatti, derivanti necessariamente dal sistema capitalistico, riescono a controbilanciare il progresso della coscienza e della solidarietà operaia: spesso camminano più rapidamente di questo progresso e lo arrestano e lo distruggono. Ed in tutti i casi resta sempre il fatto primordiale che la produzione, in sistema capitalistico, è organizzata da ciascun capitalista per il suo profitto individuale e non già per soddisfare come sarebbe naturale, nel miglior modo possibile, i bisogni dei lavoratori. Quindi il disordine, lo sciupio di forze umane, la scarsezza voluta dei prodotti, i lavori inutili e dannosi, la disoccupazione, le terre incolte, il poco uso delle macchine ecc. - tutti mali che non si possono evitare se non levando ai capitalisti il possesso dei mezzi di lavoro e quindi la direzione della produzione.

Presto dunque si presenta per gli operai, che intendono emanciparsi o anche solo di migliorare seriamente le loro condizioni, la necessità di attaccare il governo, il quale, legittimando il diritto di proprietà e sostenendola colla forza brutale, costituisce una barriera innanzi al progresso, che bisogna abbattere colla forza se non si vuole restare indefinitamente nello stato attuale e peggio.

Dalla lotta economica bisogna passare alla lotta politica, cioè alla lotta contro il governo; ed invece di opporre ai milioni dei capitalisti gli scarsi centesimi a stento accumulati dagli operai, bisogna opporre ai fucili ed ai cannoni che difendono la proprietà, quei mezzi migliori che il popolo potrà trovare per vincere la forza con la forza.

 

… continua nel prossimo numero  

 

   Moreno De Sanctis   minoranza@yahoo.it

 

 

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2008

 

Il nuovo anno

passato in famiglia,

la tavola era imbandita,

non mancava niente,

però l’unico inconveniente

l’ho sentito nell’intimità.

In questo composto di benessere,

non ho avuto l’onore

di dare un bacio

ai miei amati nipoti.

La mia è una confessione d’amore!

                    Il nonno

 

 

 

IL  NUOVO  ANNO

 

Tutti lo festeggiano

con fuochi d’artificio,

cenoni ed abbuffate d’ogni genere.

Io, con la mia famiglia,

l’ho festeggiato aspettando

il tocco finale dell’orologio,

la mezzanotte,

un piatto di lenticchie,

un grappolo d’uva

ed un bacio per l’anno passato,

ed augurandoci il prossimo futuro

con salute.

Invocando sempre la protezione

Del  nostro Signore Gesù.

Auguro a tutti la mia benedizione

di uomo e padre.

 

 

 

LASCIA  STARE

 

Non seguire mai i passi

di chi hai davanti,

segui il percorso che ti sei prefisso.

Anche se è incerto

ti porterà a nuove conquiste,

ed il tuo Io

si farà strada  da sé.

Ama soprattutto chi ti vuole bene,

anche se non te lo dimostra.

 

 

 

 

IL  CIELO

 

Non sempre questo apparato terrestre

è coperto di stelle,

o altri sofisticati corpi lucenti

messi dall’uomo nell’universo

per scoprire terre nuove.

L’uomo, se veramente si sente tale,

deve curarsi il proprio abitat,

e non cercare di superarsi,

perché se vuole superare  se stesso,

danneggia tutto quello

che aveva creato in passato,

il suo benessere con tanti sacrifici,

sia per sé, sia per la sua famiglia .

Perciò guardare il cielo

non è solo vedere le stelle o la luna piena,

credo sia più bello guardarlo

quando ci sono le nuvole

e meditare: riflettendo che il futuro

non sarà sempre rosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Dezio in arte Popò

 


 

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Lacrime di coccodrillo

di Luciano Martocchia

 

Roberto Saviano ha reso nel suo Gomorra un'emblematica  affermazione di un boss camorrista: " 'a monnezza è oro! ", a significare i traffici lucrosi che la camorra fa nel napoletano quando si creano le ormai ripetitive emergenze nella regione campana a cui tutti impotenti assistiamo.Di chi è la responsabilità? Penso che il mal sistema in Campania sia endemico  e diffuso e disperiamo nell'abusata ormai considerazione  del buon governo di centro sinistra rispetto alle regioni governate dalla destra. A Napoli non c'è buon governo che tenga, tanto è radicata e diffusa certo tipo  di  mentalità e le differenze tra un cirinopomicino ed una iervolino sono così labili che chiunque storcerebbe il naso, per l'incompetenza dimostrata e la ...puzza della spazzatura.

E non fa bene al suo presente e al suo passato Antonio Bassolino, Governatore da otto anni otto della Regione Campania e Sindaco di Napoli dal lontano 1993, a cercare riparo sopra il cumulo d’immondizia che prima di soffocare territorio e vita di gente comune sommerge le carriere di politici e tecnici. Le sue tardive lacrime sono a effetto, roba da sceneggiata, più in linea col chiagn’ ‘e fott che col ravvedimento. E comunque alla maniera berlusconiana lui dice: ‘‘Non lascio‘‘. Imperdonabile e strafottente, come la politica del Palazzo diventata politica dei Principi. Nella lettera pubblicata stamane sul quotidiano ‘La Repubblica’ si susseguono giustificazioni che non giustificano il suo ruolo politico prima di sindaco poi di presidente regionale in una zona sì incancrenita da una malavita fra le più aggressive, ma non per questo destinata a essere accettata e aiutata come faceva la peggiore Democrazia Cristiana. E prima di lei il fascismo e i ministri giolittiani.


Compito dei politici dalla Mani Pulite in quel Pci dove, oltre trent’anni or sono Bassolino iniziava a militare, era denunciare e combattere la malavita organizzata non assecondarne attività collaterali e in molti casi primarie come mostrano recenti indagini della Magistratura sugli appalti assegnati dal Consiglio regionale campano. Ricordiamo l’inquietante intervista rilasciata dal Governatore oltre un anno fa a Report e i suoi stizziti commenti a telecamere credute spente, che invece riprendevano gli improperi rivolti al cronista. Alla maniera d’un Viceré Bassolino si sentiva vittima di lesa maestà e sbiliava livoroso. Anche nella missiva odierna, che dovrebbe servirgli da giustificazione, non riesce a trattenere l’acredine contro ‘‘i comitati civici, ambientalisti fondamentalisti, vescovi antirifiuti-demonio – ma come non era amico del cardinale Giordano e baciava l’ampolla di San Gennaro? -  disoccupati organizzati‘‘ mostrando lo snobismo mutuato dal suo mallevadore D’Alema contro il popolo bue. Di cui s’apprezza la mansuetudine in mandria, e si soffre l’impatto massiccio in caso di abbrivio.


Bassolino afferma che ‘‘... in questi anni nella nostra regione sull’opposizione ai termovalorizzatori e alle discariche si sono costruite carriere politiche e fortune elettorali‘‘. Ma va. E lui dov’era? Sembra fatto d’un’altra pasta come se quelle carriere non le conoscesse né gli appartenessero certe frequentazioni, prossimità e alleanze politiche. Perché il problema non è solo non aver realizzato in tre anni e mezzo – quarantadue mesi, milleduecentocinquanta giorni – il decantato termovalorizzatore quanto giustificarlo col fallimento altrui. E anziché avere il buon gusto del silenzio e del cupio dissolvi, ora recita il mea culpa cattolico del ‘così fan tutti’ coll’ipocrita chiosa ‘‘in questo momento sento il dovere di portare avanti con fermezza la battaglia di civiltà condivisa da tutti gli italiani‘‘. Con buona pace di scontri, cariche, tiriamo a campare e tutta la Gomorra che resta.

 

 (Luciano Martocchia)

 

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Le  nostre  vacanze  in  Polonia

 

di  Antonio  e  Maura  Mucci

           

 

 

Nel periodo natalizio, insieme alla mia compagna, sono stato una ventina di giorni in un paesetto polacco, situato nel sud, presso una famiglia amica. Vorrei fare alcune considerazioni sociali e personali.

           

In questo momento la Polonia è un paese in forte emigrazione, con 1.000.000 di persone verso l’Europa e 500.000 verso l’America. La mia impressione   è che il 50% emigra per un reale bisogno di denaro, mentre l’altro 50% lo fa per consumismo, cioè per il di più.

 

            Nel paesetto dove sono stato, gli amici polacchi mi dicevano che 20 anni fa’  c’erano 600 vacche, adesso una ventina. Fra 5-10 anni io credo che non ce ne sarà più nessuna. Questa è la concezione attuale del progresso-distruzione, cioè per progredire bisogna distruggere. Il nuovo non si aggiunge al vecchio. No! Si sovrappone, distruggendolo. Il risultato in questo paesett

o è evidentissimo: case abbandonate, metà paese all’estero, famiglie separate e spezzate, tanti suicidi, amicizie distrutte, solitudine ed amarezze che si tagliano a fette. Il tutto controbilanciato dalle case nuove e dai macchinoni  degli emigrati tornati per le feste.  Vale la pena subire tutto questo sconquasso umano ed economico per avere degli oggetti di lusso? Per me no, ma per loro evidentemente sì.

 

Comunque è difficile resistere alle “sirene del consumismo”. Direi che individualmente è quasi impossibile. Poiché gli abitanti di questo paesetto si sono mossi in forma individuale, sono stati travolti dalle leggi dell’Unione Europea e dalla globalizzazione dell’economia. Questo processo si poteva contrastare ed attutire se il paese reagiva in forma collettiva ed organizzata. Avrebbero potuto trovare un “modus vivendi”, aiutandosi reciprocamente, producendo e scambiandosi i prodotti direttamente, evitando nel possibile il mercato capitalista. Così sicuramente sarebbero rimasti tutti poveri, però il tessuto umano e sociale sarebbe rimasto intatto, avrebbero fatto una vita molto più semplice ed armonica, avrebbero evitato l’emigrazione con tutte le sue fatiche e tragedie. Naturalmente quello che è avvenuto in questo paese, è avvenuto anche nell’Italia del dopoguerra all’epoca  dell’emigrazione.

 

I programmi televisivi sono uguali  a quelli italiani. Cambia soltanto la lingua. Alla televisione polacca speravo di vedere qualcosa di polacco. Niente da fare! Tutto appiattito! Si soffoca l’iniziativa  e l’originalità nazionale. Anche lì ci sono “Ballando con le stelle”-“L’isola dei famosi”- “Il grande fratello”- I  programmi a quiz– Il telegiornale strutturato come quello italiano, con gli Stati Uniti d’America all’apice dell’importanza ed il resto a scalare. Veramente esiste il pensiero unico altro che pluralismo e libertà di espressione!

 

Una giovane commessa, amica dei nostri amici, lavora da 8 a 10 ore al giorno, tutti i giorni, compresi il sabato e la domenica, per 350 euro al mese. Un’altra lavora come la precedente, con la differenza che ha 2 domeniche libere al mese, per 330 euro. Questo avviene nelle ditte private. Siamo tornati al medioevo, altro che progresso!

 

L’abitudine del bere è diffusissima. Nei giorni feriali lavorano moltissimo. Nei giorni festivi si ubriacano. Il lunedì ricominciano a lavorare “a tutto spiano” per poi il venerdì sera tornare a bere. Praticamente è un cerchio chiuso, una forma di autoannullamento e, incoscientemente, di suicidio. In questo comportamento credo che ci sia  di mezzo la Storia polacca ed il clima. Naturalmente parlo in generale. Non sono tutti così. In genere sono dei forti e bravi lavoratori. Sto parlando di

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caratteristiche generali e nazionali così come, parlando degli Italiani, si può dire che in genere sono trasformisti e “banderuoli”. Ogni popolo, secondo me, ha i suoi difetti ed i suoi pregi.

 

Parlando con uno zio ottantaduenne dei nostri amici, che era stato un combattente contro i nazisti nell’ultima guerra mondiale, rispondendo ad una mia domanda “Che ne pensava dell’epoca  comunista?”, diceva: “Quello non era vero comunismo!”. Parlando dell’epoca attuale, diceva  “Anche questa non è vera Democrazia. Che democrazia è se non c’è lavoro e se per mangiare si deve andare all’estero a lavorare come schiavi?”.

 

Un altro giovane ha raccontato che era stato a lavorare nelle campagne pugliesi e si era salvato, insieme ad altri connazionali, dall’essere ammazzato dalla mafia(?) grazie all’aiuto di alcuni italiani.  Come si vede ci sono gli “Italiani buoni” e gli “Italiani cattivi”. La differenza è che i “cattivi” sono uniti ed organizzati mentre i “buoni”, pur essendo la maggioranza, sono  disuniti e disorganizzati. Che aspettiamo ad unirci ed autorganizzarci? 

 

Con questi amici siamo stati molto bene e li ringraziamo tantissimo

 

Antonio

 

 

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Ci piace andare in Polonia a trovare i nostri amici perché in quel piccolo paese fatto di casette semplici e carine  con un po’ di terra intorno  nella quale ancora si coltiva e si possono allevare galline, maiali e conigli, ritroviamo un’atmosfera che ci ricorda gli anni della nostra adolescenza e della prima giovinezza.

 

Le case (quelle vecchie) sono accoglienti e così anche le persone che le abitano. Ci si diverte con poco e il Natale è ancora una festa molto sentita e non un’orgia consumistica.

 

Si passeggia nei boschi che d’inverno sono coperti di neve e in quel silenzio ci si riposa. I boschi sono immensi, praticamente ogni paese ne ha intorno tantissimi  e gli abitanti a settembre-ottobre vanno a cogliere funghi che poi essiccheranno o metteranno sottoaceto. Il verde, insomma, la fa da padrone e crea una cornice davvero magica.       

 

Peccato che si intravede già il cambiamento, lo stesso che noi abbiamo subito dall’inizio degli anni Sessanta. Fra qualche anno  chissà quanto di quel verde sarà scomparso e sostituito dal cemento, esattamente come è avvenuto in Italia. Fra poco anche là ciascuno sarà chiuso dentro una casa magari più bella, ma lo avvolgerà la solitudine, esattamente come qua da noi. Quali badanti chiameranno per far compagnia ai loro vecchi?

 

Maura

 

P.S. Abbiamo percorso circa 2.000 km attraversando paesi come la Polonia, la Slovacchia e l’Austria senza che qualche automobilista abbia suonato il clacson quando nella guida c’è stata un’incertezza o un rallentamento. Arrivati in Italia, al primo semaforo, non essendo ripartiti a razzo abbiamo avuto il primo strombazzamento seguito via via da tanti altri: civiltà? Progresso? Democrazia da esportare?

 

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Ciao a tutti, buon Anno e buon Epifania.

Dopo un anno di chiacchiere abbiamo fatto le prime consegne di pc un pò datati ma che, con una buona ripulita e col giusto software (meglio se OPENSOURCE tipo Firefox, Openoffice e/o Linux), sono pronti a tornare in vita.

I computer completi di monitor (per adesso solo 2) li ho consegnati rispettivamente ad una famiglia rumena e a dei ragazzi ucraini (mi sembra; per questa seconda consegna se n'è occupato Attilio del Pescara Lug).

Vedere la gioia di quel bambino rumeno mi ha riempito il cuore di soddisfazione, anche se la consegna io e Don Massimo l'abbiamo fatta dopo natale (sabato 29 dicembre).

Se l'avessimo donato ad un opulento bambino italiano (che ha un pc almeno Pentium IV con emule rovente e poi game boy advance, nintendo ds, playstation 1, 2, pocket e qualcuno pure la 3), non solo si sarebbe girato dall'altra parte ma ci avrebbe riso in faccia, pur non sapendo come si usa word o excel o la posta elettronica...

Che dire grazie a tutti quelli che come Don Massimo Di Lullo cercano di aiutare il prossimo.

Prossimamente a quella famiglia andremo a installargli anche qualche giochino..

Il progetto porta la firma di tante mani soprattutto nella fase iniziale (più di 1 anno fa), tra cui Greenpeace Pescara, Meetup amici di Beppe Grillo e tutti quelli che non vogliono creare inquinamento da mercurio o altre sostanze pericolose in India o in Cina e che invece crede nel riciclo.

Io non mi arrendo (chi mi conosce sa che sono tosto e testardo); ho ancora 3 o 4 pc (mi sembra tutti Pentium I) che possono ancora tornare in vita e persino navigare in Internet e (ram permettendo) anche con l'Adsl (previo acquisto di una scheda di rete ethernet e di un router Adsl con porta ethernet).

Qualche monitor (e stampante) riesco anche a reperirlo; in seguito magari vi mando qualche richiesta via mail.

La cosa più importante è trovare a chi donare questi computer, che siano italiani o stranieri poco importa, l'importante è darci da fare nel nostro piccolo; io e Don Massimo cerchiamo di vedere se ci sono altre famiglie che hanno bisogno; il mutuo soccorso è fondamentale nella nosta società egoista, ipocrita e globalizzata nel senso peggiore del termine.

Resto in attesa di segnalazioni da parte vostra per trovare nuove persone cui donare questi pc.

Saluti

 

Gianfausto De Dominicis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi 1° gennaio 2008, per non dimenticare Michele e Andrea al 70° giorno di prigione.

Non sono versi, non è prosa, sono sassi. Sassi scagliati contro il muro che separa i corpi e le anime dalla libertà, contro il muro del tempo che separa il ricordo dalle emozioni, contro il muro delle menzogne che cancella la verità con la propaganda, contro il muro di leggi inique che circondano i palazzi del potere e che a difesa di carriere e ricchezze trasformano le scritte sui muri, le idee e la rabbia dei giovani, in terrorismo internazionale.
Solo questo oggi posso darvi, insieme all'impegno che la nostra lotta non avrà mai tregua ne fine.

 


MICHELE L'ANARCHICO E IL SUO AMICO ANDREA

Michele è un ragazzino ma è già uomo d'altri tempi, scrive il suo giornale, il Rivoluzionario, Filosofo precoce, Razionale e Assurdo, t' hanno messo in croce.
Una croce di cemento, quattro strette mura, 10 metri quadri di moderna tortura.
Andrea tuo compagno di sventura l' hanno messo nella stessa strettura.
La buia notte del 23 ottobre è stata illuminata dai fari del potere.
Sono scesi in più di cento, hanno volato sopra i tetti, buttando giù dal letto, bambini e vecchietti.
Nelle case sono entrati, armati e incappucciati, portando via 5 ragazzi disarmati.
Spoleto allibita non crede a quel che vede ha paura dell'esercito che nella città è sbarcato, teme ognuno d'essere arrestato.
Ma la città che di se conosce ogni cosa intimamente ha giudicato lo spettacolo indecente.
Come in ogni grande avvenimento c'è rabbia e sgomento, e un clima di paura e di indignazione attraversa la popolazione. Abbassano la voce al supermercato, non alzano il telefono può esser
controllato.
Gli articoli sono pronti già dal giorno prima, mancano le immagini dei ragazzi ammanettati, per questo i giornalisti sono stati convocati, il prodotto non si vende bene se in prima pagina non c'è il giovane in catene.
Ragazzi terroristi spara Il Messaggero, lo spara a più riprese, vuol far sembrare sia vero.
E la Nazione conosce ancor prima degli avvocati, l'ordinanza d'arresto con tutti gli allegati.
La notizia è forte, anche se è un gran cazzata:'Organizzava una rapina questa banda armata.'
Ganzer è sorridente, la Lorenzetti non è da meno, si congratulano a vicenda, hanno fatto il pieno.
Dopo le tempeste di Perugia e di Milano la governante e il militare si danno la mano,  dopo tante nuvole uno sprazzo di sereno.

Da quel 23 ottobre sono passati mesi in totale isolamento,
Quanto dovrà durare ancora questo tormento, per il magistrato dipende dall'atteggiamento.
"Nessuna confessione restino in prigione, nessun pentimento stiano in isolamento."
Accuse senza fondamento non danno confessione, i ragazzi non danno collaborazione,
ma per giustificare questa avventura occorre almeno un'abiura,  da Michele non avran mai quello, restano chiuse le porte del cancello.
Michele i tuoi vent'anni son duri come sassi, li possono spezzare ma si debbon rassegnare,
i sassi non si possono piegare.
Andrea è come te, vent'anni e uomo vero.
Hai guardato in faccia gli occhi del potere, con il coraggio antico di chi ha fede.
Fede nelle idee di libertà e uguaglianza, di chi dall'alto guarda la proterva ignoranza, dell'arrivista che ad occhi bassi avanza.
Ostaggi di un teorema di questi nostri tempi che utilizza leggi degli anni venti e così Michele e Andrea sono stati condannati a essere terroristi prima di esser processati.
Delle accuse non c'è prova, non esiste l'associazione, è stata inventata per tenervi in prigione.
Il Generale molto esperto che sa di tutto questo, ha già dichiarato li abbiam fermati prima degli attentati.
Vogliono l'abiura, vogliono la confessione solo per questo vi tengono in prigione.

AURELIO FABIANI COMUNISTA, PADRE DI MICHELE L'ANARCHICO

 

 

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Tratto da: UNA VOCE FUORI DAL CORO di Giorgio Fioretti

 

 

ANTROPOCENTRISMO E SCIENZA

 

Il rigore scientifico ci impone di non interpretare gli avvenimenti che si rilevano in natura seguendo parametri religiosi o emozionali; bensì seguendo criteri razionali, oggettivi, scientifici. Le cose in natura semplicemente accadono. La natura non si pone il problema di essere comprensibile o riconoscibile dalla limitatezza dei nostri sensi o dalla nostra mente anch’essa limitatala da esperienze fatte in un mondo tridimensionale. Perciò l’uomo deve decidersi a scendere dal piedistallo antropocentrico dove il creazionismo religioso biblico lo ha posto. Più modestamente deve riconoscere che è solo una parte della natura e che assieme alle altre parti, con cui interagisce, forma il tutto. Forse sono le sue angosce che, nell’interpretare i fenomeni della natura, glie li fa opportunamente adattare alla propria emotività e cultura. “In realtà l’uomo vive nella più completa indifferenza dell’universo”. Egli ha una struttura che lo limita e lo costringe a vivere in un certo piano dell’edificio dell’universo, (immaginando l’universo una struttura verticale che va dall’infinitamente piccolo a l’infinitamente grande) in cui la realtà che lui interpreta, è più apparente che reale. Oggi però possiamo affermare che da Galileo in poi abbiamo cominciato a mettere la testa fuori dalla caverna di Platone, e con la testa così posta, abbiamo scoperto il cammino della vera scienza che ci farà sempre più abbandonare quelle comode ma illusorie favole dei miti religiosi. Ma incredibilmente, parlando di scienza,  si verifica che a volte si commette l’imprudenza di ritenere definitivo ciò che dovrebbe essere considerato provvisorio. Mi riferisco per es., al principio di indeterminazione di Werner Heisembrg.  Perché ritenere definitivo ciò che la tecnica, attualmente a disposizione, non riesce a realizzare? Non è forse già accaduto che leggi e calcoli ritenuti veri siano stati in seguito smentiti?. In tal senso vedi la legge di gravità di Newton, che ha resistito per circa 300 anni prima che fosse smentita dalla relatività di Einstein e i calcoli di Clerk Maxwell sull’esistenza dell’etere adottati per diversi anni prima ancora che fossero smentiti dall’esperimento di Michelson e Morley.

 

 

 

 

 

Giorgio Fioretti

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi,  2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”