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IL SALE - N.°74


 

 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 8  –  numero 74   Gennaio 2008

 

 

 

 

 

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Sommario

 

 

 

                                     presentato dall’ Architetto Kazem

 

                                     di Antonio Mucci

 

                                                      presentato da Moreno De Sanctis

 

                                                      di Giorgio Fioretti

 

                                               di Luciano Martocchia

 

                                                       di Gianfi 2000

                       

                                                       di Stelio

 

                                                       di Diderot

 

                                                       di Roberto

 

                                                       De “IL SALE”

 

 

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LA SINISTRA : COME E PERCHE’

 

Sembra finalmente consolidata l’idea che in Italia c’è la necessità di riaggregare intorno ad un programma e ad una prospettiva la sinistra politica, intesa  non solo come sommatoria dei partiti e partitini che oggi dichiarano di farne parte, ma anche come movimenti pacifisti, ambientalisti etc.

Chiaramente perché questo sforzo abbia non solo una realizzazione immediata, ma soprattutto un orizzonte strategico e culturale, è necessario, nel mentre si percorrono gli stretti e maleodoranti sentieri tracciati da globalizzazione e capitalismo gaudente, guardare più in alto e più lontano per ridefinire gli obiettivi di giustizia, libertà, pace tra uomini e tra uomo e natura.

Occorre cioè discutere, riflettere e decidere sia sul governo immediato della vita dei cittadini, perchè se si lascia  fare agli altri abbiamo ben visto cosa succede, sia sulla prospettiva della vita stessa delle persone, di cosa cioè debbono essere lo studio e la scuola, il lavoro, il gioco e lo sport, l’amore e gli affetti, i mezzi di comunicazione, naturalmente ridefinendo comunicazione.

Di conseguenza occorre rilanciare con convinzione un progetto di società socialista, nel senso più largo della parola, partendo dal concetto, c’è da augurarsi ormai chiaro a tutti (o no?), che i guasti e le nefandezze di cui ci lamentiamo ogni giorno sono connaturati al sistema capitalistico senza alcuna possibilità di redenzione.

Inoltre va ripromossa, nel rispetto del sentimento religioso di tutti, atei inclusi, una visione laica della vita delle persone, non permettendo a nessuna gerarchia ecclesiastica ingerenze e condizionamenti di alcun tipo.

A questo processo, è questa la cosa più importante, devono partecipare attivamente, avendone gli strumenti necessari (primarie su nomi e su idee, assemblee con decisioni vincolanti, trasparenza degli atti, informazione puntuale e rapida) tutti i cittadini. Ciò contestualmente significa proporre e realizzare un modo diverso di fare politica, dove la parola d’ordine è partecipazione e quindi va superata ogni casta  per promuovere il massimo di avvicendamento nelle rappresentanze politiche e istituzionali, a tutti i livelli.

Tutto ciò è possibile, però, solo se si accetta l’idea di partenza che non esiste una cultura di sinistra,

bensì varie culture che oggettivamente si richiamano ai valori e ai principi della sinistra; di conseguenza, se si vuol fare sul serio, nessuno può avere la pretesa di spiegare agli altri, ma tutti devono ascoltare tutti, per mettere al centro della elaborazione e della prassi le comunanze e i riscontri: con questo spirito fornisco questo modesto contributo.

Uniti a sinistra quindi, per difendere l’uomo e la natura, la vita e la speranza.   

 

 

                                                          Giorgio Cerasoli

 

 

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Discorso di Maryam Rajavi, Villepinte - 30 giugno 2007 

(... continua dal numero precedente)

La lista terroristica
Miei cari compatrioti,
Due giorni fa L’Unione Europea com’era prevedibile, dopo sette mesi di frodi e di itrighi ha finalmente calpestato la sentenza della Corte di Giustizia Europea e con una misura illegale ha mantenuto il nome dei Mujahedin del Popolo Iraniano sulla lista terroristica salvaguardando gli interessi dei padrini del terrorismo.
A causa della chiarezza della sentenza che eliminava il nome dell’OMPI da quella lista, il Consiglio dei Ministri è stato incapace di emanarne una per 13 mesi! Doveva scegliere tra due vie : togliere l’OMPI dalla lista e inimicarsi le relazioni con il regime dei mullah o essere colpito dalla vergogna e dal discredito per aver violato una sentenza della giustizia europea e per aver cooperato con il regime dei mullah.Il Consiglio dei Ministri ha scelto lo scandalo. Ma devono sapere che la complicità con i boia dei giovani e dei bambini in Iran, la cooperazione con i responsabili dei massacri della popolazione in Iraq e con i nemici della pace e l’assistenza fornita ai banchieri del terrorismo nel mondo è una macchia vergognosa che insudicerà per sempre la storia dell’Europa.
Mi appello a tutte le donne e gli uomini liberi d’Europa, quale che sia la loro funzione, a prendere le distanze da questa macchia vergognosa e a obbligare il Consiglio dei Ministri dell’Unione europea a piegarsi al verdetto e alla legge. La Resistenza iraniana utilizzerà tutti i mezzi politici e giuridici legittimi per far applicare questo verdetto e per fa eliminare il nome dell’OMPI dalla lista nera.
All’indomani di questa sentenza il Consiglio dei Ministri europeo avrebbe potuto fare appello ma ha preferito disobbedire alla decisione di giustizia. Poi ha commesso delle frodi per dissimulare la sua infrazione. Il 30 gennaio il Consiglio dei Ministri europeo ha annunciato la sua intenzione di mantenere l’ iscrizione. Nello stesso tempo ha domandato alla Resistenza iraniana di presentare le ragioni per le quali respinge le accuse concedendogli un mese di tempo. La decisione di mantenere l’OMPI sulla lista e la richiesta di documenti è una frode evidente. Il Consiglio aveva già preso la decisione di aggirare la sentenza della Corte di Giustizia. Nei documenti recentemente passati agli avvocati si dice che il 18 dicembre cioè appena sei giorni dall’emissione del verdetto, in una riunione sono stati affrontate : “le tappe necessarie per mantenere il nome del PMOI nella lista.” E’ forse questa che i signori del Cosiglio dei Ministri chiamano”democrazia”!
Invece di esaminare e di fare delle ricerche fanno delle riunioi per sapere con quale tattica fraudolenta possono mantenere il PMOI sulla lista nera. Mentre il Consiglio dei Ministri nelle lettere succesive ha sostenuto che la decisione finale non era ancora stata presa, Tony Blair, l’ex primo ministro britannico ha riconosciuto che la decisione era stata adottata dal mese di gennaio. L’ufficio della cancelleria tedesca ha rivelato un’altra contraddizione dicendo che la decisione è stata presa nel mese di febbraio.
Tutto ciò è veramente scandaloso.Hanno preteso che la sentenza non si riferisse altro che alla procedura. Hanno preteso che la sentenza annulasse soltanto la decisione dell’Unione Europea del 2005 e non si riferisse all’ anno successivo.
Ma come Lord Slynn ha dimostrato in un suo prezioso parere giurisprudenziale, c’è in questa cosa un allegazione ingannevole. Il Consiglio ha accettato l’annulamento della sua decisione del 2005. Nello stesso tempo esso ha riconosciuto davanti il tribunale che conformemente a un articolo del trattato europeo, tutte le altre decisioni di sostituzione dovevano essere annulate.
Conseguentemente il Consiglio dei Ministri ha infranto apertamente le sue obligazioni nei confronti del trattato europeo. Questa che è accaduta, è una violazione dei diritti fondamentali che va molto al di là della procedura e della maniera in cui sono prese le decisioni. Sono dunque i diritti del popolo iraniano ad essere stati violati.
Si, tutta la disputa si concentra sui diritti del popolo iraniano e con questa iscrizione sulla lista nera essi sono stati dati su un piatto al regime dei mullah. Ma sappiate che noi e il nostro popolo strapperemo questi diritti usurpati dalle grinfie dei mullah.

I documenti (dubbiosi)
Il Consiglio dei Ministri europeo è stato obbligato, in seguito alle richieste ripetute degli avvocati,
a fornire i documenti sulle accuse di terrorismo.
Il Consiglio ha certamente dispensato molto tempo ed energie per mettere insieme questi documenti ma la montagna ha finito per ridursi fino a raggiungere le dimensioni di un topo, e al posto di documenti giuridici di valore, ha trasmesso un pugno di fogli senza alcun valore.
Una parte di questi fogli non ha le fonti e non si sa da dove escano. Altri non sono datati. Alcuni non portano neanche il nome dei Mujahedin del Popolo e non hanno alcun rapporto con l’OMPI. Altri infine sono stati presi su siti internet di dubbia attendibilità.
Si tratta di documenti giuridici o di futilità che disonorono l’Unione Europea e ci fanno perdere del tempo? Non sarebbe stato preferibile avere il coraggio di dire che non avevano niente?
Ascoltate: uno di questi documenti dice che dato che il ministro degli interni britannico aveva inserito il movimento della resistenza nella lista terroristica nel 2001 allora si trattava di terroristi !

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Quando si chiede alla volpe di indicare un testimone essa indica la sua coda! La cosa interessante è che questo ministro ha sottolineato a due riprese, l’anno scorso, di aver messo l’OMPI nella lista su richiesta dei mullah .
In un altro documento si pretende che questa resistenza non benefici di alcun sostegno in Iran! Che rapporto c’è con l’accusa di terrorismo? Allora, questo mostra che, l’accondiscendenza con i mullah non ha privato questi signori solamente della lucidità della ragione ma anche della vista. Allora signori, aprite gli occhi e guardate la base popolare di questa resistenza voi non vedete dunque quale tempesta i mujahedin e i militanti hanno sollevato in questi giorni.
Ascoltate ancora un altro documento interessante sul terrorismo di questa resistenza : 8 anni fa nel corso di un dibbatito presso il parlamento britannico, il rappresentante del governo, ha rigettato le dichiarazioni della resistenza iraniana dicendo che il risultato dell’elezione presidenziale di Khatami rinforzava l’ottimismo per lo sviluppo di future relazioni tra l’Iran e la Gran Bretagna. Che rapporto c’è tra il vostro ottimismo sul mullah Khatami, l’avanzata delle riforme in Iran, e applicare l’etichetta di terrorismo a questa resistenza? Allora, ora che al posto delle riforme la parte più estremista è arrivata al potere e mette a ferro e fuoco la nazione, giudicate voi: si è trattato di ottimismo o di stupidità?.
Ed ecco ancora un altro documento che dice: il movimento della resistenza si è esiliato nel 1981 e se ne è andato in Iraq là dove attualmente si trova un esercito di migliaia di combattenti sostenuti dal regime iracheno.
Signori! Sono quasi quattro anni che il regime iracheno è stato rovesciato e non esiste più!
Non vedete dunque che i Mujahedin del Popolo sono disarmati da quattrro anni? Siete ubriachi, avete perso la testa? O fate tutto ciò volutamente?
Ma c’è ancora un documento molto significativo: il Consiglio dei Ministri ha brandito un articolo pubblicato 10 anni fa dalla stampa internazionale come uno dei suoi documenti ufficiali. Nel documento si legge che la resistenza dei Mujahedin “rimane sempre la più forte opposizione a un regime che è un fuorilegge internazionale!”. E’ chiaro il vostro crimine è quello di essere l’opposizione più forte a un regime fuorilegge.
Ma ecco un altro crimine secondo un documento del Consiglio Nazionale della Resistenza che dice che al momento opportuno questa resistenza si alzerà in sostegno al sollevamento generale contro il governo integralista. Dicono: abbiamo intenzione di coordinare questa resistenza con l’aumento dei disordini sociali per spazzare via i mullah
Allora il vostro crimine è di spronare le proteste e le sollecitazioni del vostro popolo e di sostenerle.
Signori, bisogna dire che noi non cesseremo mai di lottare per la libertà. Non smetteremo mai! Mai smetteremo di innescare e sostenere le proteste degli studenti, degli operai, degli insegnanti.
E’ una lotta che porteremo avanti fino alla vittoria. Si , secondo questi documenti, il piano di questa resistenza per mandare via i mullah si fonda su un sollevamento popolare.
Vedete? Da un lato sostengono che la resistenza sia terrorista perchè priva di una base popolare. Dall’altra sostengono che è terrorista perché si fonda su un sollevamento popolare.
Allora cosa bisogna credere?
Né l’uno né l’altro. Quello in cui bisogna credere è che le grandi potenze occidentali hanno represso la soluzione che dicono appoggiarsi su un sollevamento popolare . Quindi questo documento del Consiglio dei Ministri è un documento sul crimine dei partigiani dell’accondiscendenza.
Si signori, siete voi i colpevoli. Siete colpevoli di aver tacciato di terrorismo la resistenza che si batte contro il fascismo religioso. Siete colpevoli di far credere al mondo che non esistono soluzioni alla crisi iraniana. E’ non c’è dubbio che sarete disonorati davanti alle nazioni europee.

Un Sostegno internazionale
Miei cari compatrioti, [ *olandese]
Sono felice che voi diciate che i fogli di dubbia attendibilità, contraddittori e ingannevoli che violano la legge non hanno alcuna legittimità nell’Europa dei nostri giorni. Più di mille parlamentari di diversi paesi europei hanno condannato il rifiuto del Consiglio dei Ministri di applicare la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea.
Molti organi parlamentari hanno protestato con dichiarazioni, risoluzioni e lettere ufficiali, in modo particolare in Gran Bretagna, Francia, Germania , Italia, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca,
contro la posizione del Consiglio dei Ministri .E’ là che dobbiamo ripeterci la domanda posta da
Vidal Quadras, vice presidente del parlamento europeo: ”c’è qualcuno che pensa che mille parlamentari vi imbroglino tutti insieme ?”.
Nel momento in cui ignorate le risoluzioni e gli ordini della legge dei più alti organi europei e nel momento in cui “calpestate” le regole democratiche, cosa resta della stessa democrazia ?
Quando prendete le vostre decisioni unilateralmente e in segreto che cosa resta della democrazia?
E’ forse un regime democratico quello che non risponde delle sue azioni, che non ascolta pareri diversi e che non rispetta lo stato di diritto e la trasparenza?
Cos’è questo centro segreto nel cuore dell’Unione Europea che decide sulle accuse di terrorismo ? Un palazzo di vetro nero misterioso chiamato CLEARING HOUSE di cui non si conosce né il luogo, né i membri, né il calendario.
Si tratta di un organo europeo conforme alle norme democratiche o di una sala interna oscura?
Lasciateci dire agli occupanti di questa sala interna al palazzo che anche se i diritti del popolo iraniano vengono gettati nella gola di un mostro, noi andremo a tirarli fuori da quella gola !

(... continua nel prossimo numero)

Presentato dall’ Architetto Kazem

 

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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’IMMIGRAZIONE

 

 

            L’emigrazione, per chi la subisce, è un fenomeno doloroso, di sofferenza, ingiustizia, sfruttamento. Noi Italiani dovremmo averlo capito direttamente sulla nostra pelle, dopo le tante sofferenze subite. Ma non è così  per tutti, altrimenti non si vuol dire che non si è capito nulla.  Non si è capito nulla non perchè si è stupidi ma per mancanza di sensibilità umana. Il che è molto più grave dell’essere stupidi.

            L’emigrazione di questa epoca è una barbarie imposta dal sistema capitalista globalizzato direbbe alla televisione che i nostri emigranti “andavano a far fortuna”. Quando si usano queste parole a centinaia e centinaia di milioni di esseri umani.  In un mondo nuovo di eguali, senza padroni,  l’emigrazione, cioè lo spostarsi per fame, non ci sarà più. Ci sarà il libero e volontario spostamento.

Io intendo questo per progresso e non l’invenzione del computer o del telefonino. Poiché queste invenzioni sono accompagnate dall’aumento dei morti per fame, sete, guerre e sofferenze di ogni genere,  io considero questa epoca di regresso umano.

Il progresso è tale se porta benefici alla totalità delle persone, altrimenti è regresso. Può anche portare benefici solo ad una parte, però senza danneggiare l’altra. Per questo motivo non si può parlare di un “progresso tecnico”  separato da quello sociale, o malgrado il  regresso sociale, come diceva Pasolini: “Progresso tecnico, non sociale”. A quell’epoca, siamo all’inizio degli anni ’70, pochissimi capivano questo fenomeno: tutti erano acciecati dal “boom economico” e dal consumismo dilagante.

           Il progresso della tecnica, secondo me, non va misurato in sè e per sè. Oggi le condizioni di vita umane, nonchè l’ambiente naturale, peggiorano continuamente per l’uso distorto della tecnica e della scienza da parte del potere.   Per cui bisogna parlare anche di regresso tecnico. L’invenzione della bomba atomica, degli OGM, della clonazione ecc. ecc. non può essere considerato un progresso tecnico e scientifico.

            La tecnica è un mezzo finalizzato al miglioramento dell’esistenza degli esseri umani. Se non raggiunge questo scopo e lo danneggia, è un regresso della tecnica e della società. Non ci può essere progresso tecnico e regresso sociale: o progrediscono tutti e due o nessuno dei due. Oggi regrediscono tutti e due!

 

 

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            Non accetto il concetto di “Noi occidentali  ricchi  che dobbiamo aiutare i  poveri del mondo”, Africani e “terzo mondo”  in genere.  Io penso che dobbiamo aiutarci reciprocamente!

            Il potere fa di tutto per far sentire privilegiati e ricchi i lavoratori occidentali  per smorzarne le richieste di aumento salariale e lo spirito di ribellione. La lotta dei camionisti dei TIR che hanno bloccato l’Italia dimostra che non sempre ci riescono, però la loro intenzione è questa.  

I problemi degli Italiani sono tantissimi ed in continuo aumento. Io ne voglio citare uno per tutti: il 45% degli Italiani prende gli antidepressivi. Come si può parlare di benessere? E’ impossibile! Non hanno forse bisogno di aiuto? Chi li aiuta? Nessuno! Qualche persona di “buona volontà” certamente sì, ma le istituzioni sicuramente no. Le persone che si ammalano, impazziscono e si suicidano sono tantissime!

 

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Quando si arriva a  questi livelli vuol dire che la sofferenza é molto forte, anche se si è molto ricchi. Loro soffrono tanto quanto l’Africano povero. Variano le cause, ma la sofferenza è sempre sofferenza ed è uguale per tutti. Per cui il problema che si pone oggi non è quello del ricco che deve aiutare il povero ma quello di unire le sofferenze per combattere la ricchezza e la povertà, cioè l’ingiustizia, che è la vera causa del malessere generale nel mondo. 

 

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            Redistribuire la ricchezza con la legge del mercato capitalista è impossibile! E’ una vera utopia! Sappiamo molto bene come funziona il mercato. E’ dominato da leggi ferree, collegate luna all’altra e interdipendenti. Non se ne può togliere o sostituire una, le altre le salterebbero addosso, annullandola! Bisogna toglierle tutte e fare un’altra cosa;  diversamente i soldi vanno a finire sempre nelle tasche del più ricco e di chi comanda, che poi sono sempre la stessa persona. Per redistribuire la ricchezza in senso storico, ci vuole un sistema basato sull’uguaglianza sociale ed economica e non sul “Dio Denaro”, come è quello attuale.          

 

 

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            Un luogo comune molto diffuso che gira tra la gente è quello di dire che “gli immigrati rubano il lavoro agli italiani”.  Penso che obiettivamente sia così. Entrando nel paese una massa di persone che si offre come manodopera, la domanda ne approfitta per alzare le pretese ed abbassare i salari a tutti. E’ la legge della domanda e dell’offerta del mercato capitalista, da cui non si scappa. Bisogna uscire fuori da questo meccanismo per poterla evitare, ma per adesso nessuno si sogna di farlo, per cui non c’è soluzione. La conseguenza è che l’immigrato entra in concorrenza con l’Italiano, vincendolo perchè si offre a prezzi più bassi. Naturalmente il padronato ne approfitta.

            L’Italiano invece di prendersela con l’ingordigia di denaro del padrone, con la sua spietatezza e con i governanti, che già sfruttano lui, molte volte si scaglia contro l’immigrato. Il più debole della situazione.

            Se si ragiona come esseri umani, se si mettono l’Italiano e l’immigrato sullo stesso piano umanitario  si può uscire fuori da questa situazione e dalla legge della domanda e dell’offerta. Anche la comprensione della Storia può aiutare: bisogna considerare che gli immigrati di oggi  sono vittime dell’impoverimento dei loro paesi dovuto alle invasioni, alle guerre, al furto delle materie prime operato dagli imperi occidentali. Per cui quello che avviene oggi è una contro-invasione, un boomerang. In un certo senso si vengono a riprendere quello che è stato loro tolto.

            Io penso che non sia questa la loro soluzione e che si sbagliano coloro che vengono con questo spirito: agirebbero come gli imperi che li hanno invasi.

            Però c’è pure da chiedersi: che cosa facevano i popoli occidentali, tra cui l’Italiano, quando i propri eserciti partivano per “colonizzare” questi paesi? Tranne piccole minoranze rivoluzionarie, si facevano i c. propri! Anche oggi vogliono continuare con questa filosofia menefreghista verso l’immigrato che soffre?  Non è più possibile! Ci vorrà del tempo, ma dovranno cambiare! Per la propria salvezza e per quella degli immigrati!

             Le mie considerazioni sull’umanitarismo e sullo svolgersi della Storia possono essere comprese ed accettate da un’avanguardia, certamente non da tutti. Per l’epoca in cui viviamo, è già tanto!

Antonio Mucci

 

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Errico Malatesta   IL PROGRAMMA ANARCHICO (1919)    seconda parte di quattro

 

1.Che cosa vogliamo/2.Vie e mezzi/3.La lotta economica/4.La lotta politica - Conclusione

 

2. Vie e mezzi

 

Abbiamo esposto a sommi capi qual'è lo scopo che vogliamo raggiungere quale l'ideale pel quale lottiamo.

Ma non basta desiderare una cosa: se si vuole ottenerla davvero bisogna impiegare i mezzi adatti al suo conseguimento. E questi mezzi non sono arbitrari, ma derivano, necessariamente, dal fine cui si mira e dalle circostanze nelle quali si lotta; giacché ingannandosi sulla scelta dei mezzi, non si raggiungerebbe il fine propostosi, ma un altro, magari opposto che sarebbe conseguenza naturale, necessaria, dei mezzi adoperati. Chi si mette in cammino e sbaglia strada, non va dove vuole, ma dove lo porta la strada percorsa.

Occorre dunque, dire quali sono i mezzi che, secondo noi, conducono allo scopo prefissoci, e che noi intendiamo adoperare.

Il nostro ideale non è di quelli il cui conseguimento dipende dall'individuo considerato isolatamente. Si tratta di cambiare il modo di vivere in società, di stabilire tra gli uomini rapporti di amore e solidarietà, di conseguire la pienezza dello sviluppo materiale, morale e intellettuale, non per un dato partito, ma per tutti quanti gli esseri umani - e questo non è cosa che si possa imporre colla forza, ma deve sorgere dalla coscienza illuminata di ciascuno ed attuarsi mediante il libero consentimento di tutti.

Nostro primo compito quindi deve essere quello di persuadere la gente. Bisogna che noi richiamiamo l'attenzione degli uomini sui mali che soffrono e sulla possibilità di distruggerli. Bisogna che suscitiamo in ciascuno la simpatia pei mali altrui ed il desiderio vivo del bene di tutti.

A chi ha fame e freddo noi mostreremo come sarebbe possibile, e facile, assicurare a tutti la soddisfazione dei bisogni materiali. A chi è oppresso e vilipeso, noi diremo come si può vivere felicemente in una società di liberi e uguali; a chi è tormentato dall'odio e dal rancore, noi additeremo la via per raggiungere, amando i propri simili, la pace e la gioia del cuore.

E quando saremo riusciti a far nascere nell'animo degli uomini il sentimento di ribellione contro i mali ingiusti ed inevitabili di cui si soffre nella società presente, ed a far comprendere quali sono le cause di questi mali e come dipenda dalla volontà umana l'eliminarli; quando avremo ispirato il desiderio vivo, prepotente, di trasformare la società per il bene di tutti, di coloro che li han preceduti nella convinzione, si uniranno e vorranno, e potranno, attuare i comuni ideali.

Sarebbe - lo abbiam già detto - assurdo ed in contraddizione col nostro scopo di voler imporre la libertà, l'amore fra gli uomini, lo sviluppo integrale di tutte le facoltà umane, per mezzo della forza. Bisogna dunque contare sulla libera volontà degli altri, e la sola cosa che possiamo fare è quella di provocare il formarsi ed il manifestarsi di detta volontà. Ma sarebbe però egualmente assurdo e contrario al nostro scopo l'ammettere che coloro i quali non la pensano come noi c'impediscano di attuare la nostra volontà, sempre che essa non leda il loro diritto ad una libertà uguale alla nostra.

Libertà dunque per tutti di propagare ed esperimentare le proprie idee, senza altro limite che quello che risulta naturalmente dall'eguale libertà di tutti.

Ma a questo si oppongono - e si oppongono colla forza brutale - coloro che sono i beneficiari degli attuali privilegi e dominano e regolano tutta la vita sociale presente.

Essi hanno in mano tutti i mezzi di produzione; e quindi sopprimono non solo la possibilità di esperimentare nuovi modi dì convivenza sociale, non solo il diritto dei lavoratori di vivere liberamente col proprio lavoro, ma anche lo stesso diritto all'esi-stenza; ed obbligano chi non è proprietario a lasciarsi sfruttare ed opprimere se non vuole morire di fame.

Essi hanno polizie, magistrature, eserciti creati appositamente per difendere i loro privilegi; e perseguitano, incarcerano, massacrano coloro che vogliono abolire quei privilegi e reclamano i mezzi di vita e la libertà per tutti.

Gelosi dei loro interessi presenti ed immediati, corrosi dallo spirito di dominazione paurosi dell'avvenire. essi, i privilegiati, sono, generalmente parlando, incapaci di uno slancio generoso, sono incapaci benanco di una più larga concezione dei loro interessi. E sarebbe follia sperare ch'essi rinunzino volontariamente alla proprietà ed al potere, e si adattino ad essere gli eguali dì coloro che oggi tengono sottoposti.

Lasciando da parte l'esperienza storica (la quale dimostra che mai una classe privilegiata si è spogliata, in tutto o in parte dei suoi privilegi, e mai un governo ha abbandonato il potere se non vi è stato obbligato dalla forza o dalla paura della forza), bastano i fatti contemporanei per convincere chiunque che la borghesia ed i governi intendono impiegare la forza materiale per difendersi, non solo contro l'espropriazione

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totale, ma anche contro le più piccole pretese popolari, e son pronti sempre alle più atroci persecuzioni, ai più sanguinosi massacri. Al popolo che vuole emanciparsi non resta altra via che quella di opporre la forza alla forza.

Risulta da quanto abbiamo detto che noi dobbiamo lavorare, per risvegliare negli oppressi il desiderio vivo di una radicale trasformazione sociale, e persuaderli che unendosi, essi hanno la forza di vincere; dobbiamo propagare il nostro ideale e preparare le forze morali e materiali necessari a vincere le forze nemiche, e ad organizzare la nuova società. E quando avremo la forza sufficiente dobbiamo, profittando delle circostanze favorevoli che si producono o creandole noi stessi, fare la rivoluzione sociale, abbattendo, colla forza, il governo, espropriando, colla forza, i proprietari; mettendo in comune i mezzi di vita e di produzione, ed impedendo che nuovi governi vengano ad imporre la loro volontà e ad ostacolare la riorganizzazione sociale fatta direttamente dagli interessati.

Tutto questo però è meno semplice di quello che potrebbe a prima giunta parere. Noi abbiamo da fare cogli uomini quali sono nell'attuale società, in condizioni morali e materiali disgraziatissime; e c'inganneremo pensando che basta la propaganda per elevarli a quel grado di sviluppo intellettuale e morale che è necessario all'attua-zione dei nostri ideali.

Tra l'uomo e l'ambiente sociale vi è un'azione reciproca. Gli uomini fanno la società come essa è e la società fa gli uomini come essi sono, e da ciò risulta una specie di circolo vizioso. Per trasformare la società bisogna trasformare gli uomini e per trasformare gli uomini bisogna trasformare la società.

La miseria abbruttisce l'uomo e per distruggere la miseria bisogna che gli uomini abbiano coscienza e volontà. La schiavitù educa gli uomini ad essere schiavi e per liberarsi dalla schiavitù v'è bisogno di uomini aspiranti alla libertà. L'ignoranza fa sì che gli uomini non conoscano le cause dei loro mali e non sappiano rimediarvi, e per distruggere l'ignoranza bisogna che gli uomini abbiano il tempo ed il modo d'istruirsi.

Il governo abitua la gente a subire la legge ed a credere che la legge sia necessaria alla società; e per abolire il governo bisogna che gli uomini siano persuasi della sua inutilità e del suo danno.

Come uscire da questo circolo vizioso?

Fortunatamente la società attuale non è stata formata dalla volontà illuminata di una classe dominante, che abbia potuto ridurre tutti i dominati a strumenti passivi ed incoscienti dei suoi interessi. Essa è il risultato di mille lotte intestine, di mille fattori naturali ed umani agenti casualmente senza criteri direttivi; e quindi non vi sono divisioni nette né tra gli individui né tra le classi.

Infinite sono le varietà dì condizioni materiali; infiniti i gradi di sviluppo morale ed intellettuale; e non sempre - diremmo quasi molto raramente - il posto che uno occupa in società corrisponde alle sue facoltà ed alle sue aspirazioni. Spessissimo alcuni individui cadono in condizioni inferiori a quelle a cui sono abituati, ed altri, per circostanze eccezionalmente favorevoli, riescono ad elevarsi a condizioni superiori a quelle in cui sono nati. Una parte notevole del proletariato è già arrivata ad uscire dallo stato di miseria assoluta, abbrutente, o non ha mai potuto esservi ridotta; nessun lavoratore, o quasi nessuno si trova nello stato di incoscienza completa, di completa acquiescenza alle condizioni che gli fanno i padroni. E le stesse istituzioni, quali sono state prodotte dalla storia, contengono delle contraddizioni organiche che sono come dei germi di morte, i quali sviluppandosi producono la dissoluzione dell'istituzione e la necessità della trasformazione.

Da ciò la possibilità dei progresso; ma non la possibilità di portare, per mezzo della propaganda, tutti gli uomini al livello necessario perché vogliano e facciano l'anarchia, senza un'anteriore graduale trasformazione dell'ambiente.

Il progresso deve camminare contemporaneamente, parallelamente negli individui e nell'ambiente; dobbiamo profittare di tutti i mezzi di tutte le possibilità, dì tutte le occasioni che ci lascia l'ambiente attuale, per agire sugli uomini e sviluppare la loro coscienza ed i loro desideri; dobbiamo utilizzare tutti i progressi avvenuti nella coscienza degli uomini per indurli a reclamare ed imporre quelle maggiori trasformazioni sociali che sono possibili e che meglio servono ad aprire la via a progressi ulteriori.

Noi non dobbiamo aspettare dì poter fare l'anarchia ed intanto limitarci alla semplice propaganda. Se facessimo così, presto avremmo esaurito il campo; avremmo convertiti cioè, tutti quelli che nell'ambiente sono suscettibili di comprendere ed accettare le nostre idee e la nostra ulteriore propaganda resterebbe sterile; o se delle trasformazioni d'ambiente elevassero nuovi strati popolari alla possibilità di ricevere idee nuove, ciò avverrebbe senza l'opera nostra, forse contro l'opera nostra e quindi con pregiudizio delle nostre idee.

Noi dobbiamo cercare che il popolo, nella sua totalità o nelle sue frazioni, pretenda, imponga, prenda da sé tutti i miglioramenti, tutte le libertà che desidera, man mano che giunge a desiderarle ed ha la forza di imporle; e propagandando sempre tutto intero il nostro programma e lottando sempre per la sua attuazione integrale, dobbiamo spingere il popolo a pretendere ed imporre sempre di più fino a che non ha raggiunto l'eman-cipazione completa.                                                 

… continua nel prossimo numero                     Moreno De Sanctis   minoranza@yahoo.it

 

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UNA VOCE FUORI DAL CORO

Di Giorgio Fioretti

 

(... continua dal numero precedente)

 

LA FAVOLA DELLA NASCITA E MORTE DEGLI IMPERI

C’era silenzio. Poi si udirono delle strane grida...! sembrava un pianto. Era nato un nuovo essere. Era un umano. Non si sa bene perché, ma l’umano è l’unico animale che fa il suo ingresso nel mondo gridando. Come tutti gli animali egli non è dotato delle facoltà per sopravvivere da solo, ma la natura ha fatto in modo che l’essere che lo genera sia: sufficientemente adulto, capace di alimentarlo, capace di dargli assistenza, idoneo a proteggerlo, e infine  provvisto di un sentimento che lo porta ad esercitare queste funzioni con molto piacere. Amore!  è il nome dato a questo sentimento che è il più prossimo a “ l’agape “ biblico. Ed è così che si creò la prima alleanza fra esseri umani e con essa la cellula sociale.  Dopo un primo periodo di vita nomade in cui per la sopravvivenza si dedicava alla caccia e a raccogliere frutti nati spontanei, divenne agricoltore. Divenuto stanziale sentì la necessità dell’unione matrimoniale con conseguente creazione della famiglia. Questa si dotò di numerosa prole per assicurarsi sia la perpetuazione della specie, sia le braccia lavorative per far fronte alle esigenze della sopravvivenza. Appena si comprese il vantaggio a stabilire l’unione con altre famiglie: nacque la tribù. Quando l’asprezza del territorio non lo impediva, pacificamente o anche violentemente, si cercava di aggregare un numero sempre maggiore di tribù. Nacque così un popolo e quindi la “ polis “. A l’inizio le lotte fra tribù avvenivano non per mero capriccio o per avida sete di conquista, ma per  meglio garantirsi  la sopravvivenza. Spinti da continua paura,  l’uomo faceva di tutto, anche al di là del necessario, per sentir garantita la propria esistenza. Una volta che la crescita arrivava ad essere tanto numerosa da formare una nazione, la giustificate ragioni iniziali venivano messe da parte e dimenticate. Adesso la violenza contro tutti e contro tutto ciò che è “ l’altro “ diventa l’obiettivo della nuova cultura. Gli antichi timori  si trasformano in ansia di potere. Mossi da questa ansia, si vive in uno stato di particolare eccitazione. Si inventano ideali di grandezza, entusiasmi, nemici, necessarie mete da raggiungere; si da alla vita nuove motivazioni ( anche se false e illusorie ) e la marcia è tutta in ascesa. Raggiunta la cima della montagna (impero), non sapendo più dove andare, segue un periodo più o meno lungo di stagnante immobilità; e giacchè come dice un antico adagio: “ l’ozio è padre di tutti i vizi “, a conferma di questo proverbio, si entra in uno stato di corruzione, di degrado, di capricci, di vanità. Infine stanchi di oziare, si può sentire il bisogno di tornare a muoversi, ma per muoversi, giacchè non vi sono più alture da conquistare, l’unico cammino disponibile è in discesa. Ed è così che ha inizio la fine di un impero. Questo è l’iter di tutti gli imperi di cui si ha memoria.

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Per quel che ci  riguarda più direttamente, possiamo affermare che l’impero romano non fa eccezione alla regola del declino dalla montagna. Dopo alcune centinaia di anni vissuti in cima alla montagna, si accentuarono laceranti lotte endogene fra generali e imperatori per mera conquista del governo dell’impero. In diverse circostanze questi generali non sono più neanche romani. Il proprio esercito adesso è formato da molti soldati barbari. Si scoperchia un nuovo vaso di Pandora e tutti i vizi in esso contenuti pervadono l’impero. Turbolenze di assestamento portarono a movimenti espansionisti. Invasioni da parte di popoli provenienti dall’est provocano uno spingi, spingi, di popolazioni stanziate nei territori fra l’Asia occidentale e l’Europa nord-orientale ( a tal proposito si ricordi Attila per es. ). Sotto queste pressioni i barbari che vivevano prossimi ai confini dell’impero, sono  costretti a loco muoversi. I soldati romani da lungo tempo

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abituati a l’ozio, sono demotivati; hanno finanche stabilito  una buona convivenza e reciproca influenza con i barbari. La stessa lingua latina  perde l’antica purezza e l’orgoglio di essere parlata; più tardi si creano nuove lingue ibride: lingua “d’oc” e “d’oil” in Francia e innumerevoli dialetti in tutta Europa; fino ad arrivare a vere e proprie lingue nazionali chiamate in seguito neo latine, fra cui lo stesso italiano. Questa situazione di debolezza di Roma, fa in modo che ciò che sembrava  impossibile prima, adesso non lo è più, e cominciano le prime invasioni germaniche.  Perso l’antico orgoglio “ego sum civis romanus” adesso l’unico elemento di coesione  che mantiene unito il popolo è la forza spirituale del cristianesimo, che dopo un lungo periodo di persecuzioni, ha ricevuto il placet di Costantino. Esso è l’unico riferimento comune che ristabilisce una forma di identità alle popolazioni italiche. Intanto la violenza distruttiva delle invasioni crea terrore e morte. Si cominciano a costruire rifugi difficili da espugnare. Topograficamente sono scelte aree impervie e collinare intorno alle quali si costruiscono alte mura. Nasce il “ Castello “ da cui ricomincerà la storia di nuovi imperi futuri.

LA FAVOLA DELL’INIZIO DELLA VITA

A l’inizio la superficie della terra era tutta cosparsa di buchi di varia grandezza e di miliardi e miliardi di palline anche loro di varia grandezza ai quali fu dato il nome di atomi. Queste, mosse dal vento, rotolavano sulla superficie terrestre. Così come, le palline incontravano buchi che le potevano contenere, vi cadevano dentro, e unendosi fra loro, creavano palline sempre più grandi. Da queste fusioni nacquero le prime cellule, che in sostanza erano l’unione di molte palline più piccole. Queste quando diventavano abbastanza grandi, così come incontravano  palline di natura compatibile con esse, si univano fra loro per mezzo di una linfa che le teneva unite, formando famiglie completamente nuove. Fu così che la terra si coprì di vita in continua evoluzione. Pertanto ciò che noi oggi vediamo sono macroforme, e non più le palline di cui esse  sono realmente formate. Lo sconforto è che quella famosa linfa “lega tutto” col passar del tempo si logora e comincia a perdere la sua forza di coesione fino al punto di non reggere più e lascia che tutto si liberi nuovamente. Così che le palline una volta liberate, tornano a rotolare sulla terra fino a quando dalle loro  unioni non si formeranno nuove famiglie.

CAPITALISMO E MITO DI MIDA

Negli ultimi cento anni il sistema economico capitalista, seguendo la sua logica del profitto, ha trasformato le varie scoperte scientifiche, in pratiche tecnologiche, ricavando grandi vantaggi, come: abbattimento di costi, altissimi profitti, forte aumento della produzione. Tutto questo sostituendo la macchina all’uomo. Per aver tolto tanto sudore dalla fronte dell’uomo, questo processo fu accolto con generale e vivo entusiasmo in un primo momento. Ora invece si sta rivelando una vera calamità mondiale, che si caratterizza in una grave crisi dell’occupazione, con processo tragicamente irreversibile. Allo smisurato arricchimento di nuovi “Mida”, fa riscontro un impoverimento di larghe masse di gente del così detto primo mondo che si vanno ad aggiungere a quelle del terzo mondo. Sarà che tutto questo non porti al suicidio del moderno Mida?.

 

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Il Vanna Marchi della politica

di    Luciano Martocchia

Forse la scena finale del film Il Caimano  di Nanni Moretti è divenuta, a ripensarci,  inquietante e significatica: ricordate il clima apocalittico da deriva istituzionale che il regista descrive a significare che, arrivato al capolinea, Berluska sarebbe capace di questo ed altro ancora?  Stiamo assistendo ai colpi di coda dell’ineffabile Cavaliere, un  abile mistificatore e pataccaro che ha  trasformato la politica italiana,  in peggio naturalmente. Lo conferma l’ultima sua  sortita in cui i giudici napoletani avrebbero fatto pedinare ed interrogare senatori della maggioranza , per spaventarli e evitare che votassero a favore del governo.

Per non parlare della ventilata nascita del fantomatico Partito delle Libertà. Creare un nuovo partito non è cosa da poco. Abbiamo visto il caso del Partito Democratico. Veniva da due partiti già esistenti, con militanti ed apparati consolidati, eppure ci sono volute decisioni dei gruppi dirigenti, commissioni che hanno elaborato una carta di valori costitutivi, assemblee di simpatizzanti, elezioni dei dirigenti, congressi, redazione di uno statuto, insomma un processo complicato e tale da impegnare una moltitudine di persone sviluppandosi in una pluralità di scadenze temporali. Invece per il Partito del Popolo delle Libertà è bastato un fine settimana, un semplice annuncio accompagnato dall’allestimento di qualche migliaia di gazebo per raccogliere le firme incontrollate dei seguaci del vecchio partito di Forza Italia sotto un appello che chiedeva la caduta del governo. Insomma, non si tratta di un nuovo partito o di un partito nuovo, ma semplicemente del cambio del nome di quello che già esisteva. Un mutamento della ditta, cioè dell’insegna. Una semplice e tipica operazione di marketing.Il demiurgo di una tale magia, Silvio Berlusconi, non è un personaggio nuovo che appare sulla scena devastata della nostra politica per annunciare il nuovo verbo della salvezza. E’ anzi lo stesso artefice principale di una tale devastazione. Ancora una volta si impalca come un imbonitore da fiera ed annuncia non uno, non due, non cinque, ma sette, otto, dieci milioni di firme a sostegno del suo funambolico progetto. Con il piglio tipico di un illusionista riesce a far vedere lucciole per lanterne, a trasformare il grigiore di un declino in un luminoso miraggio. La verità è che la finta alba del nuovo partito serve solo a coprire il reale tramonto della Casa delle Libertà.

Nessuno dei suoi tradizionali alleati ha colto con favore la proposta di convergere nel nuovo partito vagheggiato dal cavaliere. Fini non gli perdonerà mai di avere cullato il neonato partito di Storace e della Santanchè, scavalcandolo senza pudore nell’appoggiare questa nuova incarnazione della nostalgia fascista. Casini e Buttiglione covano sogni neocentristi e da tempo oramai hanno maturato il proposito di liberarsi dalla sua tutela. La Lega ripudia da sempre con disgusto la stessa idea di confondersi in un partito "nazionale". La colla che ha tenuto assieme la coalizione dopo le elezioni dello scorso anno si è seccata sotto l’influsso dell’arida strategia berlusconiana.

Di nuovo c’è la disponibilità a trattare con la maggioranza attorno alla riforma della legge elettorale. Una legge orrenda, varata con arroganza nei mesi terminali della scorsa legislatura, che da sola, in una società normale, dovrebbe bastare per squalificare per sempre le forze politiche che l’hanno concepita e generata. Oggi è unanime il giudizio che occorre riformarla. Ma l’operazione non è facile. Le esigenze per il buon funzionamento della nostra democrazia, prima fra tutte la drastica riduzione della frammentazione dei partiti, urtano contro l’odierna composizione del Parlamento. Veltroni ha lanciato l’idea di un ritorno al proporzionale, intrecciando il modello tedesco e quello spagnolo, con un gioco di artificio che sotto l’apparenza di un proporzionale che piace ai partiti minori sembra nascondere marchingegni tecnici che dovrebbero invece falciarli. Non so se il gioco così astuto potrà riuscire. Fatto sta che Berlusconi ora non punta più su illusorie spallate, ma si insinua in questa trattativa gravandola però di una condizione pregiudiziale, che cioè varata la nuova legge si vada subito alle elezioni. E’ il suo ultimo disperato tentativo di raggiungere l’ossessivo scopo che persegue dall’indomani dell’ultima consultazione. E’ da auspicare che Veltroni  non si faccia sedurre da un abbraccio velenoso, perché da  molti  è già stato  ribattezzato come Berlutroni, e il ricordo del D’Alema sprovveduto che si fece giocare sulla Bicamerale è ancora cocente, quando il Berluska riuscì ad eludere la sua incompatibilità al Governo per assenza di una legge sul conflitto d’interessi.

Luciano Martocchia

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La storia non finisce qui !

 

Della serie "come lobotomizzare tutti i telespettatori del tubo catodico" edizioni Mondadori, il TG2 fa il bis !

La storia non è quella che crediamo noi, non è quella appresa dai libri di scuola, ma è quella di qualche revisionista (spacciato per esperto) che in realtà ha il cordone ombelicale con quella classe capitalista e pseudoimprenditoriale che ci ha fatto tornare alle situazioni lavorative di un secolo fa, quelle dei braccianti!

Sono gli stessi responsabili dei 4 morti (per ora e facciamo gli scongiuri) alle acciaierie Thissen-Krupp di Torino.

Questi padroni foraggiano il loro cane da compagnia, l'informazione di comodo, mentre la satira di Daniele Luttazzi, di Beppe Grillo e l'Informazione (quella vera) di Marco Travaglio vengono strozzati e messi alle corde tacciati di estremismo !

Figuriamoci poi quei pochi magistrati con la schiena dritta come De Magistris e la Forleo !

 

Ieri sera il solito direttore Mazza col solito Tg2, a cui sarebbe seguito uno speciale in seconda serata, ha raccontato la favola della Rivoluzione d'Ottobre con l'"esperto" di turno.

In base a questo luminare la rivoluzione bolscevica sarebbe stata inventata e foraggiata dall'imperatore di Prussia Ottone II con l'intento di distruggere l'impero zarista russo dall'interno.

In pratica avrebbe finanziato economicamente Lenin facendolo rientrare in gran segreto in Russia passando dalla Svezia.

Sembra un film di James Bond tipo 007, in pratica è bastato dare dei soldi ad una singola persona per fare una rivolta popolare ?

Dico ma ci hanno preso per scemi ?

Un imperatore che fomenta le folle e sponsorizza una rivoluzione del popolo che potrebbe allargarsi anche al suo stato ?

Infatti la Germania o Prussia arrivò alla repubblica di Weimar a carattere socialista.

L'aristocrazia anche tra stati nemici e in guerra non si combatte mai frontalmente e fa combattere le sue guerre dai poveracci.

I nobili cercano sempre di mantenere il potere e la posizione sociale, una rivoluzione è sempre pericolosa figuriamoci socialista o comunista ! Ma come convincere poi l'intera popolazione ?

In base allo scienziato di turno poi per colpa o per reazione di uno stato socialista o comunista nacque il Nazismo, era lì che volevano parare, cioè la colpa è sempre dei comunisti !

Avrei una risposta da dare a questa gente e direi che i soldi del canone (soldi nostri) andrebbero impiegati diversamente!

Vergogna!

Altro che servizio pubblico !

Servizio di disinformazione!

Gianfi 2000

 

 

                    2007 :  Dicembre di NATALITA’  di FATALITA’  di MORTALITA’

 

Siamo in Dicembre  che era il decimo mese dell’anno ed è oggi il dodicesimo.

Due mesi in più da lavorare per i Padroni.

Padroni che odiarono i sovversivi Ebrei perch’essi “volevano” un giorno festivo ogni settimana, onde il Gran Tacito scrive che il riposo sabbatico è la prova della propensione degli Ebrei alla pigrizia. Studiando-oziando il Gran Seneca denuncia l’assurdità del Sabato festivo per i servi: si perderebbe la settima parte del lavoro ed ai patrizi  mancherebbero i conseguenti profitti.

 

Per alcuni piemontesi questo dicembre lavorativo è stato l’ultimo: sono bruciati.

Sono STATI bruciati……………..da rosse fiamme, da una morte bianca, da un INFORTUNIO.

Guido da Pisa, se crediamo a Zoll-Cortellaz, è il creatore di questo termine logistico.

Già Lapalisse scrive che se l’Infortunio è il pluri-omicida ………cosa vale indagare e processare la SistemKrup o la TyssenKrupp o l’acciaieria teutonica che già tanto amò-armò le armate naziste? Indagare sul letale evento vale forse solo favorire le scarse tasche di becchini, di Cadì-Legulei-Avvocaticchi e principi-del-foro i quali proprio perché prìncipi prendono per primi …le parcelle per il loro operato.

 

Eppure l’”infortunio” è mancanza di fortuna più che una disgrazia che è mancanza di grazia.

Se la fortuna aiuta a vincere…..la non-fortuna non determina vincite: mai determina Morte.

 

Il Dicembre di questo 2007 è stato letale in Torino per questi operai delle acciaierie………di Dicembre………proprio nel mese della Nascita per eccellenza, quel Natale che tanti amano perch’esso rende tutti-loro più buoni.

Infortunio sul lavoro, quasi una sfortuna, una sorte una…………una? Sono oltre MILLE i morti sul-nel-per-col-tra-in lavoro nel “nostro” paese, in questo anno! Bravi, complimenti!

 

La TIVI’ o TIVU’ ha mostrato capannoni dai quali fuoriusciva fumo e fumo, frattanto voci di corrispondenti decantano l’evento. I giornali ed i giornalisti descrivono l’evento e si lanciano in grida echeggianti “BASTA”!

Un giornalista di Pantelleria è pure stato inviato alle falde del GranParadiso e del MonteRosa per riferire di morti-arsi. Il locale giornale era ormai stanco di presentare-relazionare quei morti-già-neri-affogati tutt’intorno all’isola loro gran produttrice di vini-dolcissimi.

Dicono che questo giornalista di Pantelleria abbia guadagnato bei-euri, per il suo lavoro-reso al mondo, trasferta-straordinari gli hanno reso più del suo misero stipendio annuale.

 

Dicono pure che il PIL cresca con gli incidenti…….i quali dan lavoro alla moltitudine dei servizi che son serviti da servi e……… l’economia cresce!

Anche i fiorai avran venduto corone. Corone di fiori per ………..mentre le corone di ori incastonate di gioie per i re e reali sono altra cosa per altre eminenze eminenziatisi anche con eventi lugubri di loro sudditi. Oggi non ci sono re governanti l’Italia, né regalano loro corone.

Stona in questo mese della Natività, questo evento di lugubre Fatalità.

 

Nella chiesa di Torino si celebrano sei funerali ………

cioè eminenze religiose celebrano i corrispondenti riti funebri ………..

frattanto eminenze politiche sopraggiungono e, intervistate, compiangono e argomentano.

 

Nessuno, nessuno dei propagandati, pare disquisire sulle Cripteie spartane di millenni or sono.

Nascondere, di nascosto, i giovani Aristocratici-Spartani uscivano in scorribande contro iloti, miseri contadini, e li derubavano e li malmenavano nell’impunità! L’unica punizione per questi “Bravi” si materializzava se si fossero fatti sorprendere e prendere dagli Iloti medesimi.

Altrimenti la scorribanda era ritenuta un ottimo allenamento paramilitare, anche divertente.

 

La Cripteia e/o la violenza sui socialmente più deboli è sintomatica di società evolute.

I neri d’America, i popoli colonizzati, la classe più debole è-sono sviliti-irrisi variamente da riccacci di varia natura. La violenza, al caso omicida, è patrimonio del potere-vivo ed è quindi fisiologico che si manifesti in multiformi eventi. Frattanto un Democratico-Elladico, Anassimene, era sempre triste. Protagora l’interrogò sul suo malumore. Rispose: Come dilettarmi di stelle avendo davanti agli occhi morte e schiavitù (persiane: l’invasione dei Satrapi era ancorsempre minacciosa).

Poi Senofonte coi suoi 10.000 mercenari ritornò di corsa dall’Anatolia in Grecia, mentre Alcibiade inframmezzava gustosi soggiorni in alcove persiane.

 

E’ la DELEGA:  La Krupp delega i suoi custodi ad inframmezzarsi fra se stessa ed i polemici, mentre direttamente riceve i profitti! Profitti che ribattezzati “tasse” molto parzialmente devolve a funzionari vari i quali poi ……… . E Funziona!

Chiedere giustizia e piangere è chiedere e piangere allo stesso sistema che ha prodotto e finanzia…!

Delegare alcuno alla propria difesa-salute e ritrovarsi morti catalizzati forse dovrebbe inficiare la delega medesima, l’aver delegato! Già che Giacomo, recanatese, riscoprendo alcuna ingiuria, ebbe a scrivere: “tutti gli animi  vogliono vederla punita, gli alti hanno desiderio di punirla”.

Manzoni, mucca telenolesata pazza, ribadiva provvidenzialità clerico-garantiste del di lui idiotismo. Concorde con Hobbes, idiota con Valli e Locke, strenui assertori che i Caraibici ammazzano i lor figli onde mangiarseli………..i Krupp sono vegetariani, ufficialmente, né in pubblico ridono.

 

A noi pare che la violenza dominante abbia, nel caso in questione, raggiunto un livello disturbante di OFFESA. Molti dei miei coetanei hanno speso la loro vita nella lotta per le riforme e da questa capitalizzazione pretenderebbero che SEI_MORTI non avrebbero dovuto morire!

Noi non si riesce a comprendere lo stupore di cotanti riformisti, come neanche Voltaire riuscì a capire certe cose che il buon dio non volle che egli capisse.

 

La grande Dea-Diana invitò le sue ninfe ed adepte a vendicare il mancato sacrificio-rispetto verso esse stesse. Diana, ovidiana, dirà poi: Potranno dire che non siamo state onorate, non che non ci siamo vendicate. La visione di Ovidio pare di una potenza dignitosissima………..per-contro molti si dichiarano clericalmente o paraclericalmente dannunziani. Seguaci di un vate che a sua volta veleggiò col duce e coi di lui camerati.

 

Diana è una Dea e parlò di necessità di vendetta. Noi cosa vogliamo vendicare? Le riforme, il riformismo il lassismo la speranza nostra che non si debba più morire abbruciati da fucine Kruppiste?

 

Noi “ameremmo” che almeno non si defluisca-pianga un pianto inutile ai morti. Altri morituri esistono e non sanno quando avranno a morire. Solo la coscienza-politica sarebbe capace di rendere alcuna replica, la propria coscienza politica, essa si accresce nell’analisi e nella lotta-politica, nel rivendicare la dignità dei propri convincimenti.

 

Chi era quel francese che affiancò la libidine di un nobile su una fantesca evoluta in una denuncia di puttaneria contro la poveretta………..e………..un bacio azzardato da un voglioso inserviente verso una delle figlie di un nobilotto, già cornutissimo?

I morti nelle fabbriche erano figli di …………..mai son figli di padroni delle fabbriche ………e tra diseguali non vale creare società ALCUNA!                                                                   Stelio Soriani

 

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Abbecedario minimo

 

di Diderot

 

A come Accoglienza  . In un contesto nel quale un esponente della Lega si permette di dire impunito che sarebbe auspicabile  «Usare con gli immigrati il metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto ad un nostro cittadino», una presentazione libraria  a Pescara , come quello al Museo V. Colonna del giorno 5 , nella rassegna del Festival dei popoli migranti , organizzato da varie istituzioni cittadine, è cosa lodevole e notevole.

La sorte di coloro che affrontano i viaggi della disperazione, in cui migliaia di loro, negli ultimi anni , sono finiti in fondo al mare: cercavano cibo e fugggivano dalle guerre e carestie , invece hanno trovato triste sorte nel canale di Sicilia, e dove i sopravvissuti gioco forza o vengono rimpatriati , oppure finiscono nelle grinfie delle organizzazioni criminali, oppure vengono assunti in nero da quei piccoli imprenditori lombardi e veneti, ( gli stessi leghisti) con paghe miserevoli e di conseguenza condizioni di vita disumane. E poi i CPT, veri lager , dove la Costituzione della Repubblica italiana è sospesa, l'ignavia ed il disinteresse della popolazione benpensante italiana su questa realtà tragica, se non in occasione quando uno di questi migranti compie qualche reato, in cui assistiamo alla caccia all'uomo indiscriminata in nome della sicurezza nazionale. La legge Bossi- Fini è una vergogna per lo Stato italiano.

Una conferenza però- senza contraddittorio appositamente-  che meritava ben altro pubblico e soprattutto non meritava affatto l'intervento di un relatore ufficiale, Nicola Mattoscio,  il quale ha enunciato una tesi negazionista, invocando lo stato forte, disconoscendo il tema stesso della rassegna.

E' una vergogna assistere a questi scempi culturali. Chi ha invitato Nicola Mattoscio? Si sapeva quello che avrebbe detto, o no? Perchè prendere in giro i cittadini con queste rassegne se poi si dà spazio al livore al limite del razzismo  di tali personaggi? O costoro per il fatto stesso che danno sponsorizzazioni a queste rassegne poi possono permettersi di dire , senza nessun contraddittorio, simili argomentazioni che confutano la più evidente delle realtà?

Vorrei dire al Presidente del Consiglio Comunale, Gianni Melilla , che non si può fare una politica di solidarietà  per l'Africa, come lui mostra di voler attuare a livelli regionali e pescaresi ,  e poi invitare chi fa  interventi di tal genere.

B come Balle.  Sono quelle che hanno raccontato ed espresso in tanti delle istituzioni, partiti politici,ecc., in occasione dell’attentato a Giuseppe La Pietra, esponente dell’Associazione antimafia  Libera della  Marsica , per il suo impegno civile teso a dimostrare e combattere le infiltrazioni mafiose nella regione.
Perché balle? A costo di essere dissacrante vi dico il motivo.Gli attestati di solidarietà che ha ricevuto sono in  certi casi da facciata, dettati da coloro che si riempiono la bocca di parole anti mafia, ma che poi nel concreto non fanno nulla di fattivo. Badate bene non sto parlando dell'uomo della strada, ma di coloro che detengono un certo potere e che non lo usano, coloro delle istituzioni , insomma,  che per il loro disimpegno e ignavia, diventano congeniali alla mafia; non voglio usare parole forti, ma persino Sciascia , autore di molti best seller celeberrimi in cui descriveva la mafia, fu accusato in un certo periodo di esserne congeniale, anzi propedeutico, quando descriveva molto bene gli ambienti, addirittura dando luce propria e dignità a vari capi bastoni, picciotti, e mammasantisimi. Pasolini scrisse, anni ’60,  in un suo celebre articolo al corriere della Sera , " Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a .......criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi ....Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi  colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi"
In Abruzzo ormai è certa l'infiltrazione mafiosa e l'ultimo  episodio occorso a Giuseppe lo dimostra. Cosa facciamo allora? Noi organizziamo passerelle indiscriminate in cui necessariamente chi ricopre un certo ruolo deve essere invitato alle manifestazioni di facciata ed addirittura premiato,

 

 

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poco importa se costui è un esponente istituzionale coraggioso e leale , oppure un insabbiatore di procedimenti.

Mai che si fosse avviata una seria indagine finanziaria con i riscontri ottenibili  incrociando i nominativi e le partite IVA  delle camere di commercio, si potrebbe scoprire il flusso di denaro sporco per ripulirlo e riciclarlo  investito dall’esterno  in Abruzzo.

C come Camaleonte. Si sa che il camaleonte è un animale intelligente, sa fiutare il pericolo e sa mimetizzarsi, cambiando colore, qualsiasi sia la situazione. Così da tempo fa Giovanni Damiani ;  l’ultimo passaggio? Ha sostituito nel suo blasone ideale il faccione del  sole che ride al faccione ridente del Lucianone cittadino, si sa, il Pecoraro nazionale non riusciva ad assicurargli più neanche uno strapuntino . Infatti, un tempo faceva l’ecologista, oggi diviene membro dello staff della segreteria del Sindaco di Pescara Luciano d’Alfonso; la storia di Damiani è singolare : da ecologista a commis , tutto fa brodo, purchè ci sia una poltrona, ovviamente lautamente retribuita, purchè  a spese dei contribuenti: la Casta  si perpetua. (Del resto è noto come il dalfonsismo a Pescara abbia già prodotto queste trasformazioni: tolto il Vespasiano, dirigente dell’Ufficio Urbanistica pescato dalla Procura con le dita nella marmellata, il Sindaco lo fa spostare a dirigere l’urbanistica dei Giochi del Mediterraneo dell’edizione pescarese del 2009).

All’Anpa, Damiani si sforzò di confutare le morti di leucemia del militari e civili nel teatro di guerra del Kossovo, affermando che la causa non era addebitabile alla radioattività derivata dall’uso dei proiettili all’uranio impoverito. I fatti lo stanno smentendo clamorosamente. E questo la dice lunga sui cosiddetti ecologisti esperti di regime o Zichichi nostrani.

D come Disinformazione. E’ ciò che accade sempre alle conferenze organizzate da Ennio Di Francesco , ex ufficiale dei carabinieri ed ex dirigente della polizia di stato. Questa volta si è ripetuto all’aula magna del Liceo classico di Pescara,  in una rievocazione degli anni bui del terrorismo italiano anni ’70 , soprattutto a partire dalla data spartiacque della cosiddetta strategia della tensione: il 12 dicembre 1969, quando una bomba esplose nella banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana di Milano provocando 18 morti e 88 feriti. Alla presenza dell’immancabile Questore, ed autorità tutte convenute, senza l’ombra alcuna  dei cittadini informati e storicamente edotti ( ormai tutti sanno di che pasta sono fatte le conferenze di Ennio Di Francesco) si è fatta una rievocazione di quegli anni meticolosa, ma con il solito omissis  della “morte accidentale” dell’anarchico Giuseppe Pinelli ( per gli amici Pino) volato dalla finestra della questura di Milano il 15 dicembre successivo alla strage, entrato con i suoi piedi ed uscito morto spiaccicato su un freddo selciato di un cortile .Evidentemente le autorità temono e considerano pericoloso solo citare il nome di Pinelli fra le vittime di quegli anni, quando le indagini andarono a senso unico a colpevolizzare gli anarchici. Pinelli, ma anche Pietro Valpreda, furono le vittime sacrificali di quell’epoca, periodo di stragi passate alla storia come “Stragi di Stato”, per il coinvolgimento di personaggi oscuri che ricoprivano incarichi nei servizi segreti e per l’inquinamento e depistaggio alle indagini da parte di alti funzionari della Repubblica.

 

(continua)

 

Diderot

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Piccole riflessioni sulla società giovanile di oggi

 

Negli anni settanta, i giovani furono i veri protagonisti della vita politica e contribuirono in maniera decisiva a modellare il mondo come noi lo vediamo oggi. Mentre una nutrita compagine di reazionari tenta di enfatizzare solo i tratti negativi di quegli anni, i giovani come se nulla fosse amano passare il tempo bivaccando lungo il litorale Pescarese in cerca di una facile donzella da palpeggiare, o a tracannare il più birra possibile sperando invano di trovare la felicità e la libertà dei sensi sul fondo di un boccale mezzo vuoto. Oggi quei giovani che potrebbero dare una continuità al movimento, se la spassano come se le conquiste che in quegli'anni di lotta abbiamo ottenuto, fossero qualcosa di scontato e di inamovibile. Danno per scontato la libertà sessuale, lo statuto dei lavoratori, la dignità femminile, la fine del patriarcalismo conquiste senza le quali non avremmo mai avuto i referendum sull’aborto e sul divorzio. Sperando di non cadere nei soliti luoghi comuni, riconduco questa fragile presenza a livello politico dei giovani, nella scomparsa di una coscienza che li aveva portati nel sessantotto a operare profonde modificazioni culturali, sociali e politiche. Una coscienza che vedeva i giovani come portatori di un grossa responsabilità e possibilità individuale e collettiva: quella di poter plasmare il mondo a loro piacimento, il loro mondo, del quale sarebbero stati cittadini per molti e molti anni ancora. Evidentemente un grosso ruolo , di questi tempi, è stato giocato dal consumismo, che man mano ha divorato la fisiologica tendenza dei giovani all’ideale, al sogno, alla poesia che lì ha ridotti a semplici compratori, ingabbiati come sono nel turbine della sindrome da acquisto compulsivo. Le eccezioni sono considerate da chi queste modificazioni sociali le ha vissute sulla pelle (o perlomeno sa come sono andate le cose), e non mi riferisco solo alle persone nate negli anni sessanta, bensì anche a quelle che hanno potuto vedere la caduta del muro di Berlino e gli effetti ridondanti che il sessantotto faceva arrivare a loro. Ora che le conquiste di quegl’anni si sono leggermente solidificate nello strato superficiale della nostra società i giovani sono come ipnotizzati da ciò che la società dell’immagine impone/propone loro. Se nel sessantasei Pasolini definiva l’esser “capelloni” come un vero e proprio tratto di un sistema segnico che parlava ed esprimeva valori propri (esser di sinistra, appartenere al movimento di contestazione, essere anti-borghese)  ora che si nasce già massa consumata, ogni tratto ha perso di significato, non esprime più nulla, non ci sono differenze se si indossa questo capo o quell’altro, se si parla di questo piuttosto che di quell’altro, i giovani si sono completamente omologati e hanno talmente perso la capacità e la voglia di “creare nuovi significati” e di far “significare” qualcosa o qualcuno  che “nessuno mai al mondo potrebbe distinguere dalla presenza fisica un rivoluzionario da un provocatore” per dirla con le parole di Pasolini. Non voglio assolutamente ridurre il tutto ad un mero fatto estetico, ma l’assenza di una personalizzazione persino in quello che si sceglie di indossare la mattina, è uno dei sintomi più facilmente percettibili di un male rappresentato da una pigrizia mentale e di elaborazione intellettiva, che travolge buona parte dei miei coetanei. Che per una sorta di spasmodica nimesi amorale e edonista tendono ad integrarsi nella loro società, senza nemmeno provare per un attimo a distaccarsene e ad analizzarne con occhio critico i particolari che la caratterizzano. I giovani hanno finito per arrendersi a questo modello di società consolidata, che ci vuole uguali e non pensanti, e che gode nel vederci ubriacare e cazzeggiare tutte le sere, incapaci come siamo nell’ebbrezza di modificare la realtà a noi circostante. Oggi gli anni settanta sembrano assai lontani, addirittura ho la sensazione che man mano stiamo tornando indietro, stiamo regredendo a prima di quegli anni, la gioventù di oggi sembra stia tornando in quella nicchia della società da dove era venuta, e nessuno, a parte i proclami, sembra voler far qualcosa. Anche il declino che le giovanili di partito stanno subendo è indice di quello che oramai tutti sanno ma nessuno dice: la società giovanile è persa e senza nessun punto di riferimento. In questo mio discorso, si nasconde anche un po’ di individualismo e opportunismo. Dobbiamo cercare di avviare un processo che cerchi di invertire questa tendenza alla superficialità, per non trovarci a quarant’anni a dover lavorare, parlare e fare politica con persone che hanno tenuto spento il cervello per più di vent’anni.

 

                                                                                                   Roberto

 

 

 

 

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I  NOSTRI  PRINCIPI

 

 

           

 

1) Questo “Foglio”  si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base al principio dell’Autogestione!

        

         2) Il principio della Democrazia Diretta è alla base del nostro funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile! L’Assemblea é sovrana, cioè decide tutto!

 

         3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli articoli. 5 minuti di tempo negli interventi,  2 pagine di spazio  per gli articoli. Tutto ciò in nome della pari dignità  delle idee.

 

4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al principio della rotazione delle cariche!

 

5) Si applica la formula  “Articolo presentato da.....”  per  permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del principio della Partecipazione!

 

6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!

 

7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della massima apertura democratica!

 

8) Questo “Foglio” non ha fini di propaganda e di lucro, pertanto rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!

 

9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma fondamentali  per realizzare la libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera. L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio della Coscienza!

 

“IL SALE”