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IL SALE - N.°72


 

foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

 

 

anno 7 – numero 72   Novembre 2007

 

 

 

 

 www.ilsale.net                                            e-mail: scriviailsale@libero.it

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Sommario

 

 

 

 

                                     di Tundra

 

                                     di Alessandro Sciarretta

 

                                            di Ampio

 

                                                      di Luigi Dezio in arte Popò

 

                                               di Luciano Martocchia

 

                                               di Antonio Mucci

 

                                                       di Giorgio Fioretti

 

                                             di Stelio

                       

                                                        di Moreno De Sanctis

 

                                                         di Pino

 

                                                         di Marco Sclarandis

 

                                                         di Tusio De Iuliis

 

                                                        di Diderot

 

 

 

 

 

 

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Non abbiamo nulla da dire…

 

Non abbiamo nulla da dire quando scrutiamo con assoluta perplessità la vita frenetica che ci circonda e che non ci lascia spazio nemmeno per poter sentire nel nostro cuore la più piccola emozione…

 

Non abbiamo nulla da dire quando vediamo la nostra madre terra sudare sangue e chiedere aiuto perché troppo sfruttata da chi ci toglie il respiro e da chi ci da petrolio invece dell’acqua per alleviare la nostra sete di normalità.

 

Non abbiamo nulla da dire a chi ci toglie la libertà di dire ciò che vogliamo e pensare fuori dal coro assordante e mono-tono.

 

Non abbiamo nulla da dire a chi vende la pelle di nostri fratelli come pomodori in un supermercato, sradicando le radici di culture millenarie, operando una lugubre selezione naturale dove o sei dentro o sei morto!

 

Non abbiamo nulla da dire…

 

 

Identità e diversità nell’era della Globalizzazione.

 

Di Globalizzazione si sente parlare con una costanza impressionante e numerosa è la letteratura in merito a questo fenomeno che dal 1989, anno in cui convenzionalmente si da inizio al consolidarsi del processo, ha “sconvolto” gli equilibri non solo geopolitici del nostro pianeta, ma ha portato ad un mutamento esistenziale senza precedenti.  Si è entrati, dopo la caduta del muro di Berlino, in un era in cui le vecchie certezze, consolidate negli anni dal dualismo “New york - Mosca”, si sono sgretolate per far posto a quel enorme “pentolone multiculturale” che è in sostanza l’essenza stessa del processo di globalizzazione. Spariscono le frontiere, si riducono le distanze, e ci si inizia a confrontare con culture diverse, con identità differenti. Tanto ci sarebbe da dire sui risvolti economici del processo di globalizzazione, ma finiremmo poi per occuparci di altro, operando una naturale forzatura al termine stesso “Globalizzazione”, mutandolo nel più appropriato IMPERIALISMO ECONOMICO o NEO – COLONIALISMO. Sono tante le speculazioni estremamente affascinanti ma… finiremo per perdere di vista il nostro punto di partenza e cioè la globalizzazione intesa nel suo significato sociale e nei suoi risvolti psicologici. Uno degli effetti del processo è stato quello della creazione di una “inconscia incertezza esistenziale”, in particolare per quanto riguarda la propria identità e il rapporto con identità differenti.

In psicologia l’identità rappresenta : “ Il senso del proprio essere continuo attraverso il tempo e distinto, come entità, da tutte le altre. Tale definizione, se sviscerata ed analizzata accuratamente, evidenzia una delle qualità dell’identità che è messa in discussione nel presente momento storico ossia la distinzione, la diversità.

Uno degli effetti del processo di globalizzazione è proprio la possibilità di avere a disposizione una quantità enorme di informazioni. Queste, veicolate(e manipolate) dai network televisivi, e più da loro da internet, ci mettono di fronte ad una mole di stimolazioni impressionante. Il massiccio “bombardamento” di informazioni (bevi questo se vuoi essere così, vesti con quest’altro se vuoi essere “figo”) induce in noi stessi un costretto sentimento di appartenenza che trova il suo humus proprio nell’incertezza ed insicurezza che contraddistingue il nostro tempo. Il continuo essere esposti a migliaia di informazioni provoca in noi quel processo di omologazione ( massificazione ) che annulla le diversità, costringendoci a vivere in quello che Mc Luhan negli anni ’60 aveva chiamato “villaggio globale”. La diversità dunque diventa un qualcosa di pericoloso, in quanto non inserito nel “sistema”. Il non essere più educati alla comprensione del diverso, il volere ostinatamente omologare tutto e tutti fregandosene di ogni relativismo culturale, sono il prodotto di una sfrenata ricerca di sicurezza e certezza sulla propria esistenza, sulla propria identità. Il dramma esistenziale si concretizza nel seguente pensiero: “ se non so chi sono, allora mi adeguo ai più per alleviare la mia sofferenza, e tutto ciò che è al di fuori è pericoloso perché non omologato”.

Le nostre paure si materializzano nella fobia che nutriamo nei confronti di religioni, costumi, e culture non rientrate nella forza centripeta della massa. Ecco perché l’Islam ci fa paura, e con lei tutto ciò che non è occidentalizzato ci terrorizza.

La sfida negli anni a venire risiede proprio nell’educare all’accettazione del diverso, alla comprensione del differente come risorsa e non come pericolo. Riconoscendo il  diverso da me riesco a riconoscere me stesso in quanto identità, che si distingue e si rinforza nella sua distinzione dall’altro. Così come ho bisogno dello specchio per riuscire a riconoscermi in quanto corporeità, l’identità personale ha bisogno del diverso con cui confrontarsi ed individualizzarsi. In barba al processo di massificazione, impariamo a non avere paura del diverso, ma comprendiamolo.

Coltivare la diversità ci aiuta a crescere, affinché possiamo acquisire una individualità continua e distinta dagli altri.

 

 

Enzo Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Credo che questa immagine possa essere eloquente, per chi voglia  davvero sentire e capire il discorso che si va facendo oggi:  senza una visione totale della realtà economica mondiale non si possa intendere ciò che realmente accadrà all’umanità nei prossimi anni .

A noi.

Non c’è niente di più semplice che passare una serata o due, a raccogliere , analizzare,  sovrapporre o accostare dati. Proiettarli sullo scenario attuale, con mente rilassata se possibile, può aiutare per intendere meglio quello che ci accade. Nessun mistero agisce, ancora, sulle dinamiche dell’economia: profitti sempre più grandi presuppongono diritti sempre più piccoli!  Potrebbe essere quasi il contrario se, ad esempio, il sentimento  umanitario che, dicono, operi nei Governi , fosse veritiero e non bieca retorica. E poi: se le materie prime scarseggiano diventando più care, il loro costo aumenta ma  non quello della mano d’opera, che rimane uguale per tempi molto più lunghi di quelli necessari al reale ri-equilibrio degli investimenti. Ridicolo parlare di fasce deboli. C’è una lamentela generale e mediatizzata (cioè controllata) su caro-pane e caro-vita. Nessun atto concreto in merito ci viene mai comunicato dai Nostri , poco egregi, amministratori, soprattutto dal passaggio all’euro. Coscienza sporca?

 E ci dicono invece, ieri ,che oltre  250 MILIONI DI PERSONE in questo mondo, ogni notte si addormentano affamate e molte non si sveglieranno più. E la maggior parte sono bambini , donne e anziani: il futuro e la memoria di ogni cultura. Noi possiamo anche pensare che stiamo lavorando per loro, ma in verità questa fame, questo dolore e questa miseria cosmica ci attraversa e si perde nelle parole, mentre nell’agire, nei fatti non resta traccia di tutto ciò in noi. L’aumento di Associazioni,ONLUS etc. etc.., fornisce alibi per molti rassicuranti, dove ben sappiamo che, spesso,si tratta di  strumentali e ambigue opere di solidarietà o carità cristiana, ancor più opportunista ed interessata….. Salto di palo in frasca e metto sullo stesso piano, il caro-pane di questi giorni e la fame nel mondo, (come la si chiamava già negli anni ’60) e lo scenario attuale che è solo peggiorabile nel futuro molto prossimo, in cui si compongono e ricompongono all’infinito queste tragedie.

E mi chiedo da tempo:  Ma quale umanità ?

Da oltre 50 anni le Democrazie moderne imperversano per il pianeta, dissipando tesori immani che non possono appartenere  a nessun essere umano, né in passato né in presente e certamente non in futuro.

Noi possiamo e dobbiamo  usare, con gratitudine e timore ,ciò che ci occorre e creare quello che desideriamo senza compromettere il patrimonio di tutti. Come fare?  Domanda solo apparentemente difficile oggi, intanto occorre riscoprire e riabituarsi a questa sudditanza morale verso il Nostro Pianeta, il resto arriva.                                                                 

Non c’è  mai un regista  da indicare e condannare, perchè chi scrive e riscrive lo stesso malefico testo,da tempo immemore e come per la tela di Penelope, disfa la notte ciò che racconta durante il giorno, è proprio tutta quella umanità lì, la gente, il popolo, la massa, di cui si parla e sparla e di cui si conoscono oramai anche gli indirizzi di ogni singolo gene: ma  siamo noi! ( Al limite, c’è un  misero10% della popolazione mondiale che detiene circa l’80% delle ricchezza prodotte ed esistenti nel mondo). Il restante 90% non ha mai fatto paura e interessato loro. Questo è tristemente chiaro ed evidente, vedendo la fine che hanno fatto tutte le ideologie salvifiche prodotte, nelle epoche precedenti, dall’Umana vicenda.        

 

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"Un fiore prezioso"

 

Un po' di tempo fa, in un regno senza confini, c'era un giovane timido e sensibile che aveva un giardino piccolo piccolo. Una sera di dicembre, proprio qualche giorno prima di Natale nel suo giardino nacque un fiore. E arrivò del tutto inatteso, ma era bellissimo, un fiore mai visto che illuminò tutto il prato.

E all'inizio questo bel fiore si faceva curare, nutrire, per esaltare tutto il suo splendore.

Finché una sera successe una cosa del tutto inaspettata. Mentre era lì che lo accarezzava, nacquero dal suo esile gambo delle spine lunghe e taglienti. Ed una di queste lo ferì cosi tanto che non ebbe più il coraggio di avvicinarsi.

Però il fiore era sempre lì, ogni tanto gli capitava di vederlo, alcune volte da lontano, alcune ad un passo dai suoi fragili petali.

Ed era sempre più bello, ogni volta diverso, ogni volta catturava il suo cuore.

Ma un giorno capì che sarebbe arrivato un cavaliere misterioso che dal suo destriero l'avrebbe strappato via, incurante della sua delicatezza e della fragilità dei suoi petali così profumati.

Allora ha deciso di abbandonare il  giardino, lasciando lì il suo fiore più prezioso. 

E la notte sogna di quel fiore, che arrivò in una fredda sera di dicembre, e che forse un giorno lontano tornerà ad innaffiare.

 

 

Alessandro Sciarretta

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’ABRUZZO E’ DISTRUTTO. SI SALVI CHI PUO’

Il progetto “Abruzzo, Regione Verde d’Europa” lanciato da Enrico Paolini è stata l’unica idea partorita dalla mente di un politico nostrano negli ultimi 15 anni per cercare di valorizzare le risorse del territorio. Senonché, l’incauto aveva dimenticato che le redini della nazione sono in mano ai produttori di cemento. Da pastori che erano, gli abruzzesi si son fatti, con un triplo salto mortale antropologico, manovali e muratori. Per poi improvvisarsi, senza andare a scuola di belle maniere,
industriali della sabbia e della calce, prendendo a calcestruzzo l’Italia: dal culo alle Alpi hanno steso un velo pietoso di grigio e nero bitume sulle malefatte degli amministratori pubblici sempre pronti a stravolgere piani regolatori, a convertire terreni agricoli in fabbricabili, ad approvare progetti di cavalcavia sulla testa delle persone, a creare importanti infrastrutture congiungendo stalle con fienili mediante strade asfaltate. Tutti bravi nell’allungare le mani sulle città, nell’urbanizzare periferie e orti, campi e parchi nazionali, mirando con evangelica pazienza ad infilare blocchetti di cemento e
travi di ferro negli occhi di quelli che non vedono il granello di polvere. Il piano di cementificazione
dell’Abruzzo procede, alla faccia del progetto paolino, in barba della salute pubblica, con il beneplacito di politici e costruttori. Quando interverrà la magistratura a evitare l’insabbiamento?

Qualcuno aveva già considerato fertile questa terra d’Abruzzo per gli insabbiamenti, perciò aveva provveduto a depositare in Bussi rifiuti pericolosi. E’ cronaca dei nostri giorni. Nessuno degli amministratori si preoccupa per controllare lo stato di inquinamento dei pozzi di acqua posti nelle vicinanze della discarica incriminata. Devono intervenire il WWF, Rifondazione Comunista. Il Presidente dell’ATO non solo non interviene, ma minaccia querele.  Poi i prelievi: l’acqua risulta inquinata, ma nessuno degli interessati si riscuote. I tecnici della ASL si difendono adducendo di aver fatto un esposto sin dal 2004. Finalmente interviene la Procura che fa chiudere i pozzi, nonostante l’opposizione dei presidenti di ACA e ATO. In Consiglio Comunale a Pescara la gente si scaglia contro questi, definendoli: “Assassini! Assassini!”. Le conseguenze immediate: Giorgio D’Ambrosio, presidente dell’ATO: bravo! Tre mesi di proroga. Il sindaco di Chieti Francesco Ricci vuole candidarsi lui. A noi non ce la danno più da bere.

A proposito di cemento. Che ve ne pare di Megalò? Eretto su un bosco, l’ultimo rimasto a Chieti, colata immensa di cemento in una zona in cui non si sarebbe neanche dovuto costruire, definita dai geologi a rischio R 4. Se siete cittadini con le palle, questi che hanno voluto Megalò (destra della giunta Cucullo e sinistra della giunta Ricci, pronti a allargare lo scempio con la creazione di altre
brutture che provocheranno anche spreco di energia e di acqua) NON VOTATELI PIU’. Facciamo liste civiche e mandiamoli a casa.

Il Centro Oli dell’Eni a Ortona. Non ci sono solo i cementificatori. Adesso sono arrivati anche i petrolieri.
Proprio nella zona dove i nostri contadini hanno impiegato cent’anni per riuscire a rendere ricca una terra dura e poco fertile. Se qualcuno aveva pensato che non importa, tanto se l’acqua è inquinata beviamo vino, eccolo servito! Dopo l’acqua all’esacloruro di carbonio berremo il vino al petrolio. Prosit.
P.S. Ottaviano Augustolo Del Turco vuole portare il progresso in Abruzzo. Con le petroliere. Addio Adriatico verde, addio ginestre dannunziane e trabocco del Turchino, addio. Mamma, li (del)turchi. Proverbio del giorno: meglio un orso in casa che un politico abruzzese dietro la porta.
No, per invidia hanno ammazzato gli orsi.

Ampio

 

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RICORDO DEL DOPO GUERRA

 

Non mi rendo conto,

anche riflettendo,

cosa sia stato per me,

il passato,

poichè mi è fuggito,

come periodo e come immagine.

So solo che sono un essere vivente

che ha attraversato

questo percorso di vita.

Oggi, se veramente dovessi classificarmi,

mi sentirei così piccolo

che lo considererei

un bossolo di un cannone recuperato.

Grazie se mi considerate

bossolo di cannone recuperato.

 

 

NATALE: IL GIORNO

PIU’ BELLO DELLA STORIA!

 

Tutti quelli che credono in Cristo,

pregano ed invocano

il nostro Signore Gesù

per aver donato all’umanità

il tocco dell’amore.

E’ Natale, è nato il Signore,

il Gesù che dominerà

sulla terra e sull’universo.

Mio Signore ti sono riconoscente

per quello che mi hai donato.

Alleluia! Mio Signore!

Sono felice di tutto!

Sia sempre lodato il tuo S. Nome!

Alleluia mio Signore!

 

 

IL PERCORSO DELLA VITA

 

Attraversando l’estremo

e raggiungendo il Supremo,

è la somma delle esperienze

che sublima la esalazione

dell’ultimo respiro.

Morire è un respiro

lungo quanto il silenzio

al primo vagito.

 

                                                                                                                Luigi Dezio in arte Popò

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Pescara e il malaffare

di     Luciano Martocchia

Tempo fa avevo già pubblicato qui sul Sale il parallelo o paragone  triste e desolante tra Montesilvano ( con gli amministratori -Sindaco in testa- già colpiti da diverse misure cautelari e arresti )  e Pescara, e avevo auspicato che nel capoluogo abruzzese calasse la mannaia giudiziaria a far cessare gli abusi edilizi che da anni hanno imperversato in città ed avevo anche espresso viva preoccupazione sulla  fine hanno fatto le inchieste scaturite a seguito delle perquisizioni che la Polizia Giudiziaria aveva condotto all'interno del Palazzo città su ordine del Sostituto Procuratore Aldo Aceto, poi fatte seguito dallo spostamento o promozione ad altro incarico ( non rimozione, badate bene) di alcuni dirigenti dell'Ufficio urbanistico. Sono in molti ad interrogarsi per l'oblio di questi ultimi mesi e tutti siamo pronti ad immaginare una Giustizia lenta ... Sono tantissime le persone che  temono fortemente che il tutto venga insabbiato, anzi è l'assillo principale… E' vero che sono  indagini particolarmente delicate per la vastità, la complessità delle norme e la mole di persone coinvolte oltre che per i presunti reati commessi, è vero  che sono altresì risapute le difficoltà operative e il carico di lavoro degli uffici preposti alle indagini, ma sembrerebbe che gli agenti della Squadra mobile di Pescara abbiano continuato a lavorare instancabili anche durante i mesi estivi, ascoltando persone, ricevendo segnalazioni e leggendo la pila enorme di documenti per districarsi nelle vicende amministrative degli ultimi anni impastate di cemento e tangenti.
A questo punto è solo questione di mesi per poter vedere una decisione del Gip per una ipotetica archiviazione o rinvio a giudizio: poco più di due mesi e mezzo per l'inchiesta di Montesilvano, circa nove per l'altra di Pescara.  Gli inquirenti rimangono abbottonati in questa fase ma non tacciono il fatto che nella loro attività saltano fuori sempre nuovi filoni o sentieri da esplorare: nuove ipotesi di reato, nuovi fatti, nuovi indagati... E questo inaspettato carico di lavoro ha comportato un ritardo sui tempi inizialmente previsti.
Una nota positiva è l'apprensione dell'opinione pubblica che intravede in questa nuova attività di polizia (inedita) una fonte di speranza per mettere fine a soprusi, abusi, connivenze e svantaggi di ogni genere imposti dal potere amministrativo e politico. Almeno una decina di persone, infatti, si è recata in questura a denunciare fatti e persone, depositando i propri esposti firmati, pieni zeppi di presunte notizie di reato, mentre oltre 50 sarebbero le lettere anonime pervenute alla autorità giudiziaria che dipingono uno scenario fosco. Io stesso , alias chi scrive , andai un giorno in Comune e mi feci ricevere dal Difensore Civico, avv. Maria Di Tillio, ed indirizzammo un reclamo , indovinate a chi? All'allora Responsabile dell'Ufficio Urbanistico, certo arch. Tommaso  Vespasiano,  contro lo strapotere di un feudatario di zona che nel giro di 15 anni, aveva trasformato una specie di pollaio diroccato o rimmessaggio attrezzi ...in villa a due piani invadendo altrui proprietà, approfittando di abusi edilizi , che man mano venivano condonati. Ovviamente fu un squallido nulla di fatto.Comunque sembra che tutte le denunce firmate sono state inserite nei procedimenti penali e saranno valutati attentamente dalla polizia. Permessi per costruire, ristrutturazioni sospette, premi di cubatura sovrastimati, sono questi i temi più "gettonati" dai cittadini che hanno avuto il coraggio di collaborare con la giustizia. Discorso opposto invece per tutti gli indagati che hanno preferito finora negare fino alla fine le accuse contestate e documentate, dimostrando una certa comunione di intenti: l'istituto della confessione qui non pare contemplato. Eventuali irregolarità penali su questo caso saranno inglobate nel procedimento principale dell'inchiesta. Solo qualche settimana fa ancora una incursione della Squadra mobile, coordinata da Nicola Zupo, in Comune per sequestrare nuovi faldoni inerenti una serie di pratiche urbanistiche. Il nuovo filone più importante riguarderebbe l'appalto del tratto montesilvanese della strada parco. Insomma una serie di opere pubbliche relative alla strada parco finite a ditte ben precise che avrebbero svolto lavori per la creazione del tracciato e relativi sottoservizi. Anche su questa vicenda gli inquirenti ipotizzano siano state versate tangenti così come nei casi analoghi già documentati.Sarebbero comunque molti altri i fronti aperti delle indagini sul territorio di Montesilvano che per il momento ha tirato dentro 41 persone già iscritte formalmente nel registro degli indagati e che in qualche modo si relazionavano con l'amministrazione presieduta da Enzo Cantagallo, sindaco della Margherita che potrebbe tornare sulla scena pubblica molto presto. La procedura penale è precisa e detta regole certe per i tempi delle indagini. Ed il tempo sta per scadere. Dicembre è il limite invalicabile. Entro quella data il Pm dovrà formulare le proprie richieste al Gip e, dunque, eventuali richieste di rinvio a giudizio. Solo in quel caso inizierà il lungo percorso giudiziario che porterà faticosamente al dibattimento e fra qualche anno alle sentenze di primo grado. Tuttavia proprio in considerazione che i fatti da contestare sono moltissimi una parte della inchiesta principale potrebbe essere stralciata; in questo caso gli inquirenti avrebbero ancora due anni per reperire prove. Decisioni che dovrà prendere il pool di pm ed avallata dal Gip. In questo caso una costola delle indagini sul Ciclone potrebbero proseguire fino alla fine del 2009. I venti del Ciclone verso sud sembrano essersi trasformati in un uragano pronto a manifestarsi in tutta la sua forza dirompente anche se il bel tempo di questi giorni nulla farebbe presagire.
A Pescara gli indagati sono al momento una trentina tra imprenditori del mattone, politici e dirigenti comunali. Sarebbero stati accertati una serie di reati di corruzione legati alla speculazione edilizia e a favori in genere e che riguarderebbe l'attività amministrativa del Comune almeno dal 2003. Anche in questo caso sarebbero moltissimi i fronti aperti nelle indagini che vanno arricchendosi sempre più. Proprio una  certa mole inaspettata di lavoro avrebbe fatto slittare i tempi. L'attività di polizia è dunque tutt'altro che terminata e sembrerebbe che i pm non abbiano ancora ricevuto la relazione documentale sulla quale formuleranno le loro richieste al Gip. Per l'inchiesta pescarese i tempi sono più dilatati e il termine ultimo per indagare dovrebbe scadere intorno a giugno 2008 anche se una prima fase potrebbe concludersi qualche mese prima così come accaduto per Montesilvano.
A sorpresa (nemmeno poi tanta in verità) gli agenti della Mobile hanno sconfinato qualche giorno fa anche a San Giovanni Teatino nel Comune del sindaco Verino Caldarelli per sequestrare faldoni e documenti di procedure amministrative inerenti le recenti costruzioni di centri commerciali e di palazzi e sottopassi. Anche in questo caso una particolare attenzione è stata riposta negli accordi di programma. Insomma scene già viste ed ipotesi già formulate (tutte da dimostrare) per Montesilvano e Pescara.
Quello che emergerebbe -oltre ad alcune persone, soprattutto imprenditori che si muovono con una certa agilità nei tre comuni- sarebbe una certa omogeneità di metodo come se certe operazioni fossero fatte con la carta carbone, magari grazie ad un passaparola per soli adepti che evidenzierebbe un medesimo "Sistema" nel gestire gli affari del mattone da parte della politica.
Insomma nulla di così nuovo ma San Giovanni Teatino finisce a tutti gli effetti risucchiato dall'uragano di Pescara.
Non resta che attendere settimane e passi falsi, intanto in molti tremano.

Luciano Martocchia

lucianomartocchia@virgilio.it

 

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L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI!

Perché integrarsi? Con chi e con che cosa?

 

 

            Fermo restando quello che ho detto nell’articolo sul numero precedente de “Il Sale”, cioè che gli immigrati farebbero meglio, per il loro bene, a rimanere a casa loro e fare la rivoluzione nel proprio paese, adesso vorrei parlare degli immigrati che arrivano nei “Paesi Paradiso”, tra cui il nostro.

           

La Destra italiana pensa di poter regolare il fenomeno fissando una quota annuale  di ingressi e respingendo il di più alle frontiere. Progetto impossibile perché        sono popoli interi che stanno emigrando, che non hanno niente da perdere ed ai quali le esigenze della Destra borghese italiana non interessano minimamente. Quindi seguiteranno ad arrivare come hanno fatto fino ad ora ed anche in maggior numero.

 

            L’immigrato non appena  arriva in Italia si trova davanti il problema dell’integrazione con questa società. Integrarsi con chi? In una società ultra classista  come la nostra, l’immigrato si dovrebbe porre la domanda: con quale classe integrarsi? Per fare che? La borghesia italiana, attraverso il Corriere della Sera, in un articolo dal titolo “Immigrazione ed integrazione” dell’8/5/07 dice: “Integrazione più facile se l’istruzione è elevata!”. Gli sta dicendo di integrarsi con la propria classe, acquisendo la cultura ufficiale del potere, basata sulla filosofia di vita consumista, facendogli capire che se raggiunge una “istruzione elevata” diventa borghese e ricco come loro. Bugie grandi come una montagna! Se l’immigrato segue questa strada muore di fame: mentre studia chi gli dà da mangiare? Impossibile! Forse nella generazione successiva, una minima percentuale, può raggiungere un simile obiettivo.

 

Ugualmente bugiarde sono le dichiarazioni del TGAbruzzo   delle ore 14 su TV3 del 22-10-07 quando annuncia che in Abruzzo si sta sviluppando l’imprenditoria degli immigrati, senza dare cifre statistiche e parlando in modo molto vago. Quando si fanno queste dichiarazioni bisogna tenere presente la situazione complessiva dell’immigrazione in Abruzzo, e considerare che i legali sono circa 60.000, gli illegali saranno altrettanti, per cui bisogna calcolare una presenza di circa 120.000 immigrati. I veri imprenditori io credo che arriveranno all’uno o due per mille, seppure. Per cui l’integrazione con la classe borghese, realisticamente ragionando, per la stragrandissima maggioranza degli immigrati rimane solo un sogno. Ammesso e non concesso che si possa considerare un “Bel sogno”! Per me sarebbe solo un incubo! Comunque ognuno è libero di sognare come vuole!

 

Il capitalismo non è in grado di assorbire e integrare la massa degli immigrati. Ne può assorbire alcuni, per poi metterli contro tutti gli altri. Solo la lotta per un mondo migliore li può integrare. Solo questa finalità. Solo collegandosi ed unendosi al settore minoritario della popolazione che si pone in antitesi e contro il potere, possono riuscire a vivere in una condizione di parità al suo interno, senza discriminazione, in uno stato di uguaglianza valido per tutti, come “Cittadini del mondo”. Diversamente saranno degli eterni emarginati, come i neri d’America.

           

Per cui, secondo me, gli immigrati farebbero bene a integrarsi con questo settore ribelle della popolazione. Da un punto di vista umanitario è assurdo stimolarli a integrarsi con questa società consumista, immorale, ingiusta, sfruttatrice. Sarebbe come volergli male.

           

Se si accontentano, lavorando, possono riuscire a vivere in forma modesta  e moralmente sana. In questo modo si assicurano “il pane”, cioè il necessario per vivere. Aggiungendo a questo

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una piccola cerchia di affetti e di amici, anche se la vita è molto faticosa, non si abbrutiscono. Rimangono da risolvere gli aspetti sociali  e politici. Per integrarsi con essi è necessaria la lotta per la rivoluzione sociale.

           

In Italia è stato proiettato un film molto bello, il cui regista è Vittorio De Sica, intitolato: “Pane amore e fantasia”, che descrive la vita della povera gente nell’Italia del dopo-guerra, imperniata sui bisogni essenziali (il pane), gli affetti personali (l’amore) della coppia, della famiglia, dei figli, degli amici, e la “fantasia”, cioè l’arte di arrangiarsi e di alleggerire le proprie sofferenze. Indubbiamente era una vita sana e moralmente corretta dal punto di vista personale, però chiusa in se stessa, vissuta in forma egoista, pensando soltanto a sé, senza preoccuparsi minimamente dei problemi sociali e politici. Oggi non è più possibile vivere in questo modo, anche se purtroppo moltissimi lo fanno ancora, lasciando mano libera al potere di rovinare sempre più il paese. Però la crisi economica ed i problemi di tutti i tipi li buttano e li butteranno sempre di più “fuori dal letto”. L’Italia diventa ogni anno peggiore e, fra 10 anni, sarà irriconoscibile. Per cui i tre principi della povera gente “Pane, amore e fantasia”, dovranno essere sostituiti con “Pane, amore e rivoluzione”. Il terzo principio cambierà. Questo è lo stile di vita a cui devono uniformarsi gli sfruttati italiani ed a cui devono integrarsi gli immigrati.

           

In questo momento l’impatto fra queste due masse di sfruttati (Gli immigrati da una parte ed i lavoratori italiani dall’altra) sta avvenendo sulla base dell’egoismo. L’Italiano di oggi è “inferocito” perché gli si sta abbassando il livello di vita e dà calci a tutto e tutti, tra cui l’immigrato che vede come un concorrente.

           

L’immigrato che arriva in Italia è preso da un solo problema: il lavoro, un piccolo reddito, per non morire di fame, e non glie ne frega niente di quello che avviene nella sfera sociale e politica. Oggettivamente sono due egoismi che si scontrano. Per cui in questa prima fase sta avvenendo una integrazione al peggio, cioè stanno prevalendo i difetti dell’uno e dell’altro, con la conseguente e classica guerra tra poveri”.

           

Ma, di fronte all’aggravarsi della crisi economica-sociale-politica dell’Italia, le cose dovrebbero cambiare, anche se lentamente. Siamo arrivati al 20% della popolazione che vive in povertà ed ogni anno peggiora. La miseria, diventando generale, porrà l’Italiano e l’immigrato su di un piano di parità e di fronte alla necessità di ribellarsi per cambiare totalmente il paese. Questa situazione li spingerà ad unirsi. Le avanguardie saranno le prime  ad iniziare.

           

Dall’unione di queste due avanguardie può venire un  processo di rinnovamento molto profondo in quanto l’avanguardia italiana porta con sé la tradizione storica e la cultura rivoluzionaria dei movimenti marxisti ed anarchici europei, e l’avanguardia dell’immigrazione porta con sé la tradizione e la “tempra proletaria”, dovuti all’ambiente economico e sociale in cui sono vissuti e vivono. Non bisogna dimenticare che il proletario ed anche il movimento operaio sono nati in Europa, come anche grandi movimenti rivoluzionari; nello stesso tempo non bisogna nemmeno dimenticare che l’Italia negli ultimi 30-40 anni è vissuta in pieno consumismo e “benessere materiale-brutale” che ha “rammollito” l’intero popolo, compreso le sue avanguardie; nello stesso tempo bisogna considerare che gli immigrati non hanno la tradizione teorica-ideale e rivoluzionaria degli europei, per cui  il contatto con l’avanguardia italiana per loro è molto costruttivo, così come lo è per noi. Una integrazione al meglio. Affinché questo avvenga è necessario l’approfondirsi della crisi, che è già in atto, ed il pensare in forma altruista e sociale, che è in ritardo. Però, quello che non è avvenuto in 20 anni, nella Storia a volte avviene in un solo giorno. Per cui le speranze rimangono  sempre aperte. Naturalmente un simile processo può avvenire soltanto al di fuori e contro le istituzioni, nel rispetto di coloro che vi credono.

Antonio Mucci

 

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DEMOCRAZIA:  governo di popolo?

 

 

(Seconda parte)

 

 

 

            I regimi dittatoriali, almeno quelli che la Storia ci ha raccontata, sono stati portatori di violenze, abusi, prepotenze. Ma al di là delle esaltazioni dei suoi meriti, anche nei regimi democratici frequentemente si commettono gravi prevaricazioni. La differenza fra i due sistemi sta nel tipo di prevaricazione e nel modo come essa viene attuata. Mentre nel regime dittatoriale gli abusi sono palesi, in democrazia sono meno espliciti, anzi si cerca di tenerli ben nascosti. Per essere atti riconosciuti illegali oltre che immorali, essi si realizzano attraverso contrattazione segreta. Il reato più frequentemente praticato, è la corruzione. Però in una società in cui l’arricchimento, l’interesse economico è il principale obiettivo, sia della filosofia del sistema che dell’ambizione individuale, la corruzione diventa una pratica comune, quasi naturale. L’uomo della cosiddetta democrazia occidentale, sa che di ricchezza da appropriarsi ce n’è abbastanza e, attraverso la conoscenza delle altrui storie, capisce che è possibile anche per lui appropriarsene, è solo apprendere l’arte del “saperci fare”, giacchè il sistema porta con sé la corruzione come una madre porta nel suo grembo il feto. Quando si scopre un fatto di corruzione, perché, allora, spalancate la bocca alla sorpresa? Fingete incredulità? Gridare allo scandalo è una intollerabile, inutile ipocrisia. Chi grida con più voce: al ladro..! al ladro..! spesso è colui che ha rabbia di non poter essere lui il ladro. Quando può, la stragrande maggioranza degli individui è disposta a corrompere o ad essere corrotta se la sua posizione di potere, dentro il sistema, glie lo consente. L’unica condizione che si pone è l’adeguatezza del compenso. Questo è il comune agire dentro il sistema economico capitalista. La disonestà di chi governa, rispecchia esattamente la disonestà di chi lo manda a governare. Una società disonesta non può eleggere uomini onesti, poiché quelli eletti sono della stessa pasta di chi li manda a governare. Prima di essere eletti erano popolo. Che la corruzione sia insito nel sistema lo si rileva già nel suo primo atto, l’esercizio del voto e lo spirito con cui viene esercitato. Questa operazione si svolge come una sorta di ricatto reciproco fra elettore e “elegente”: “io ti do il voto se dopo mi darai questo; io ti prometto ciò che chiedi se contribuisci alla mia elezione”. Ma ciò che è veramente grave è che a nessuno dei due interessa se il provvedimento ad essere adottato sia giusto o ingiusto, ciò che interessa è solo la reciproca convenienza. A parte le illaudabili considerazioni sopra riportate, passiamo a dare uno sguardo ai governi democratici per verificare se, una volta insediati, hanno poi adottato tutte quelle garanzie di libertà, giustizia e tutela delle minoranze tanto celebrate nell’atto della sua promozione. Non v’è dubbio che rispetto ai regimi esplicitamenente autoritari, quelli democratici non praticano sistematicamente la repressione verso gli oppositori, ma nella sua breve storia di potere, non sono mancati obbrobriosi atti di repressione ed eliminazione di oppositori. Se facciamo appena un breve percorso nella storia americana, primo stato democratico moderno nonché paladino delle sue virtù, contrariamente ai suoi umanitari proclami, annotiamo che il primo atto della sua costituzione fu lo sterminio dei nativi d’America. Il genocidio, quindi, fu l’acqua santa del suo battistero democratico. Per necessità di sintesi tralasciamo buona parte della storia americana attraversando velocemente il cieco ponte dell’oblio e approdiamo agli anni venti del secolo passato quando troviamo nuovamente questa democrazia impegnata nella repressione, questa volta, di oppositori comunisti o presunti tali. Furono intrappolati nella rete due umili lavoratori italiani Sacco e Vanzetti. Questi provocarono molto clamore perché, vittime innocenti di una delle ricorrenti battute degli isterismi repressivi della democratica America, furono assassinati sulla sedia elettrica.

 

 

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Ultreriori azioni di repressioni violente, si ebbero subito dopo la seconda guerra mondiale. Dopo la morte di Roosvelt la società USA ha vissuto un periodo tristemente noto come: maccartismo. Lo inaugurò e diresse un  senatore

del Wisconsin tale McCarthy da cui prende il nome maccartismo. L’attacco agli oppositori, specialmente intellettuali, fu condotto in modo paranoico. Molti preferirono ammutolirsi, altri esiliarono, qualcuno fu ucciso. A tal proposito ricordo i coniugi Rosemberg, folgorati sulla sedia elettrica, e Charly Chaplin che dovette abbandonare gli USA: Senza volersi intrattenere nell’elencare quei popoli che per non aver voluto sottomettersi al potere “democratico” degli USA hanno subito aggressioni o rovesci di governi popolari sostituiti da governi in alte uniformi militari, facciamo un salto in Europa e passiamo a dare una occhiata a cosa è accaduto in Italia nel primo dopoguerra. L’Italia inaugurò la nascita della sua democrazia con un partito fregiato di nome e di simbolo “cristiano”. La solerte attività repressiva della polizia guidata da Mario Scelba, un onorevole siciliano di Caltagirone, subito fece sentire il peso delle carezze della mano democratica sui braccianti agricoli che chiedevano di voler coltivare terre incolte di latifondisti. Anche qui accanto ai violenti pestaggi non mancarono i morti. Questa atmosfera si prolungò per una decina d’anni. Ma tralasciando la elencazione di arbitrarie violenze che forse, a ragion, potrebbero essere considerate distorsioni o abusi della democrazia, proviamo a esaminare se oggi, quella che noi definiamo democrazia, nella pratica risponde veramente a ciò  che s’intende teoricamente. Io non ho titubanze nel dire il mio no. Le democrazie instauratesi non funzionano in modo rispondente agli enunciati. Intanto cominciamo subito con il far notare che una democrazia nella libertà non può essere attuata se prima l’uomo non ha raggiunto la liberazione economica. La dipendenza economica assoggetta l’uomo, non lo fa libero. In oltre una democrazia per realizzarsi pienamente, non può e non deve privilegiare interessi particolari di gruppi, di classi, di corporazioni. In altre parole un popolo per bene esercitare la sua “crazia”  dovrebbe abituarsi a voler e praticare la giustizia sociale, che significa rinunciare a difendere i propri interessi privati, quando questi vanno a scapito di quelli degli altri, e a far derivare il proprio benessere da quelli più generali della società di cui fa parte. A questo va aggiunto l’interesse a elevare sempre più il livello culturale e a riconoscere ad ognuno l’autorità nelle proprie specifiche competenze. E’ insensato praticare la democrazia dell’incompetenza. Chiamare a giudicare e a esprimere pareri solo  chi ha competenza dell’argomento in questione, significa praticare efficienza democratica. Chiamare ad ogni costo tutto il popolo ad esprimersi su questioni di cui non ha competenza nella scrupolosa illusione di essere democratici, significa far demagogia e la demagogia non è mai senza colpa. Infine penso che dovremmo chiederci se non sia esagerato ritenere la democrazia come l’unica, la vera, l’ultima sponda di governo auspicabile. Perché, se un governo opera in modo totale e onesto a favore della società tutta che amministra, anche se non ha il titolo di democratico, non so perché non dovrebbe essere preferito a chi fa il contrario pur fregiandosi del titolo di democratico. Mi pare di aver detto tutto ciò che mi sembrava degno di essere detto, per cui, arrivato al dunque, concludo affermando che è falso, oltre che non opportuno, propagandare come democrazia quella in cui viviamo perché, oltre che non vero, si rende un cattivo servigio alla democrazia. Per contro mi sembra corretto, perché è rispondente al vero, annunciare che l’umanità è entrata in un processo che potrà condurla alla democrazia.

 

Giorgio Fioretti

 

(Continua nel numero successivo)

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                                 Animadvertite (volgete le vostre anime)

 

                        in (al)pisellum (pisello-pisum piccolo-ellum), comunemente acquaoso.

 

           Ovver  Cavalli e cavalcanti cavalle

 

"Per cavalcare ciò che c'è di meglio per un cavallo, la pianura......"

Noi non abbiamo evitato di sottometterci ad un pensiero malcomposto: è meglio sottomettersi ad un cavallo sosteneva l'aristotelico Teofrasto, il cui nome era Tirtamo ed una sua mania era la pedofilia.

 

Il pensiero malcomposto, cioè malespresso, risulta ostico al dialogo ed all'ascoltatore-lettore, soprattutto se l'ascoltatore-lettore vive già di sue sostanziali storture ed è quindi incapace di affrontarne altre.

Sale l'animo del Petrarca, sale nell'amore, come pure sale l'asino, ne la sua coda (Bruno.): era di aprile.

Quindi di ottobre muore, avvelenato, un orso Bruno.

Scrive il Centro pescarese che "...è un Giallo".

Altri vedono il tutto come cronaca... Nerissima.

I verdi vedono alla clorofilla il Verde sminuire pericolosamente anche quest'autunno.

 

Una bianca mandria di pecore aveva abbandonato una loro socia avvelenata e caso in-fame ha voluto che stolti lupi, ed orsi famelici, abbiano saputo e fagocitato il resto, i contaminati resti-rimasti.

Pecoraro, con toni alti, ha stigmatizzato invocando l'ira della repressione contro gli arsenificatori.

Arsenificatore è voce a dir poco cacofonica canta un Pedante Pe-Perfectus, Dan-Dans, Te-Thesaurus.

Immemore che altro acrostico dice che Pedante è da Pe-Pecorone, Dan-Da nulla, Te-Testa d'asino (Bruno )

 

L'arsenico di 31 anni fa, tonnellate di arsenico, fuoriuscirono da fabbrica chimica....un guasto......ma il fatto non sussiste ed i morti........uno è ancora, a dire dei suoi, insoddisfatto; non vuole alienare una morte con un incidente pagato: "Credi che è stato un incidente CASUALE e sarai pagato con premio assicurativo."

 

L'orso era assicurato? Chi riscuoterà il premio? O è che, come essi-loro alludono, è che andranno in fumo finanziamenti miracolati su territori riqualificati dal Parco.

Il ministro non ha speso una lacrima per la povera pecora arsenicizzata, (altra cacofonia), eppure forse .........arrivando tante dolly o mucche pazze ........avrebbe dovuto forse compiangerla.

 

Possiamo noi dire quanto pensiamo? Forse no!

Forse è meglio dire che in Luglio catturammo un piccione, anzi una coppia, introdottasi ingenuamente in un nostro casolare: "Oggi si mangia", "Oggi carne fresca"......e consimili.

Dopo due mesi..........abbiamo liberato i due piccioni........eravamo incapaci di strozzarli.

Ora li odiamo per averci resi vili a noi stessi.

I nostri avi neandertaliani (altro solecismo per i pedanti) scannavano teratologiche bestie, mammuth e quantaltro.........di quest'eroiche genti noi siam figli, anzi nepoti cornelissimi.

 

Scannare un piccione non è facile per noi, è stato impossibile, nè ci è facile plaudire uno Scanio Pecoraro.

 

A noi pare, ascoltando tenti reprehensori, di ascoltare alcun prete latino-latrino allorquando iniziava le sue orazioni ecclesiastiche con quel "Domine labia mea aperies" che vale "dio apri le mie labbra".

Quando alcuni si avviano a sciorinare le loro idiotissime idee e........si autosacrileggiano con premesse tanto audaci.........come contraddirli? Se poi son dandaniti, cioè bastonatori, ed il loro bastone è tanto sacro da rendercelo amabile-pastorale-legale.........meglio fece Edipo, peccato che poi-quindi l'hanno complessizzato grazie a quell'interprete bestia austriaco-austro-ostrogoto-fedifrago.

 

Pecorone-da nulla-testa d'asino.........vedi tu quanta materia per le tue arringhe dolci?

Non uccisi due piccioni e devo piangere un orso che alcuno ha reso giallo-nero?

 

In quel di Pescasseroli alcuni gestori di commerci vari e variopinti, piangono la perdita degli orsi e i finanziamenti persi per i progetti sfumati, e piangono le tasse che devono pagare e piangono come i coccodrilli insaziabili: piangono sempre ma non emigrano mai verso Wall-Street patria dei loro sogni finanziari.

A me, a noi, che l'orso sia morto è stato solo motivo di riconoscere giusta una proposta di alcuni muratori, in nero, i quali sulle impalcature oggigiorno lavorano ammantati di pelli plantigratiche.

"Gli orsi costruicono le ville dei signori speculatori amanti della loro natura?"

O sperano quei miserabili di godere alcuna fortuna dopo precipitazionature fatali-infauste-incidentali.

 

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Altri scemuniti, peggio di quest'ultimi, hanno complottato con loro complici: "Facciamo a metà del ricavato: tu quando mi vedi precipitato ponimi subito una fiala di stricnina in bocca".

La realtà supera ogni fantasia.

Vestiti da orsi e con stricnina in bocca .......... quanti ministeri sapranno compiangerli!

Tanto le pensioni sono ormai un ricordo per detti equilibristi delle impalcature.

Se equilibrio-impossibile non li frega, rimarranno fregati da pensioni spiritualizzate in aeree forme evaporate.

 

Chi le riscalda le pensioni, onde il calore le evapori meglio?

Non certo e solo coloro i quali ne godono sempre e comunque, alcuni ne ricevono anche come donazioni di compassionevoli ai quali i soldi avanzano sempre.

E poi ci sono quelle donnine, quelle badantine straniere-esotiche, al caso compiacenti. Alcune di esse, alcune, si sacrificano per gli ultimi anni dei loro pazienti ardimentosi nel viagra, anche, e sopportano liete che anche i piccioni stramazzino per eccessivo pepe al cardo.

 

E rimangono le poverette a godersi, se furon brave a sposarsi i morituri, le riversibili pensioni.

A vent'anni possono reversibilizzarsi la pensione ed i beni dei ben-morti-tra-cosce-fresche.

A vent'anni pensionate.............e chi non si è saputo neanche vestire da orso..........cosa mai vuole dallo stato che è stato statico e poco può, oltre agli emolumenti suoi che son pochi.

 

Chi fu quel tale che invitava i suoi concittadini a ben stipendiare i giudici onde preservarli da manie-tentazioni ...... . Esso propositore cedette. Essi giudici sono capaci di sentenziare e però ogni capacità è onomatopeico di capere che è dir latrinesco-prendere. E chi prende prima è principe di fatto........pre-capio.

 

Z Z Z Z Z ........zeteria:

 

Come nasce questa morte degli orsi?

Come piangerli? Donde nasce questo pianto?

 

Basta, al caso, fotografare Brgmn o BERGMAN quel gran regista che seppe coinvolgere anche noi nelle sue spettacolari metraggilunghi. (era un filonazi nascosto……..nè altri lo sputtanarono, mai)

Bergman esaltò molto le donne, più che le femmine. I di lui film offrono a donne primarietà che molti uomini invidiano e...........gran fortuna gliene colse.

Il grande Bergman osannato e celebratissimo intese certo che la pedofilia fosse cosa di altri i quali ormai maturi profittavano di minori femminucce. Un ventenne che convola con una decenne è cosa pedofila!

Un trentenne che convola con quindicenne è pur pedofilia. un cinquantenne che convola con venticinquenne non è più pedofilia ........è amore. Bergman e la Ullman avevano un rapporto anagrafico 1-2, oppure 1/2 con 1 oppure un'età doppia dell'altra oppure una metà dell'altro. E non è questo che uno degli in numeri esempi-sperimentazioni che detto regista-osannato sape vantare .......... che UOMO-MASCHIO!

 

Non è pedofilia! E' corroborata da intelligenza munifica più che monetaria. Quanti soldi e gloria accompagnavano questo maniaco di sue pluriinterazioni con suo sesso-gentile?

Certo è che detto pittore-automatico visse su un isola e volle servirsi di tale marecircuitante per cantare fiordi e scogli, umori idrici e nebbie veloci nel comparire e disapparirsi. Caro bergamotto osannato e premiatissimo.......dove mai il tuo sociale adagiano, adagiano erasmico o erasmiano adagiato?

 

Invece che sull'isola da te egemonizzata e lasciatati egemonizzare dagli stessi isolani tuoi complici, complici per ritorni munifici dalla tua libidinosa presenza, anche libidinosa....... .

Dicono di far quel che dice il prete e non quel che lo stesso ......... fa sol la si da.......

 

A me piacerebbe vedere un film di Brgmn preceduto dal suo corteggiare, (corte-cortile-animale) alcuna pulzella, ammaliarla con promesse di gloria-Gloria ........... da puttanelle a glorificatissime.

La bellissima Ulmann avrebbe mai concesso le sue grazie-Grazia ad un galeotto sull'isola di Alcatraz!

Nababbo Brgmn, più che artista, o artista Brgmn più che nababbo ........i tuoi insegnamenti sono certo encomiabili. I tuoi mille (1000) film fanno scuola per molti che da te imparano.

Noi più che imparare vorremmo sapere, dato che non l'abbiamo capito da soli, cosa sia mai la puttaneria, la quale, ci è certo, non nacque in quel di Svezia ........no!

 

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

 

Le cavalle ispaniche volgendo i loro bei quarti posteriori ad occidente ingravidavano ricevendo il vento

Omero e Plinio e Varrone testificano (in Graves). Conclusione rileganda alla ippo-premessa.    Stelio Soriani

 

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Tu sei il cappello che abbiamo trovato a Genova.

 

I fiori sono delicati.

Se li pieghi troppo possono spezzarsi.

Se li tratti con violenza non sono più belli, freschi e colorati, da regalare, come lo erano un attimo prima, ma possono servire, appassiti e frantumati, solo per un funerale. Se i fiori sono inutili, se i fiori non sono più fiori, li puoi regalare solo ad un funerale, magari in un giorno nero d’estate.

Così ti ho incontrata, con lo stupore di chi incontra un bel fiore in città, tra i marciapiedi ed i tombini, stavi lì, in mezzo ad altri fiori schiacciati dalla follia degli uomini, dalla stupidità degli uomini. Tu, delicata, resistevi, rimanevi eretta e turgida, fresca e bella come un delicato papavero rosso in un campo di grano.

La città era Genova, naturalmente, dove noi due ci perdevamo nei vicoli, tra le case la musica e le migliaia di persone colorate. L’odore di mare, di sangue e di mare, di sudore di sangue e di mare c’inzuppava i vestiti leggeri. Ma poi, ad un tratto, all’improvviso, hai lasciato la mia mano e ti ho persa davvero. Lì, in quel momento, confesso di aver avuto paura, paura che ti fosse successo qualcosa di brutto, che il male in divisa ti avesse travolto, che il mondo obeso ti avesse mangiato, che il fumo per le strade ti avesse risucchiato in un vortice d’illogica violenza, che non so neanche io cosa. Di fronte a me non volevo guardare, davvero, non volevo guardare quello spettacolo orrendo. Mi son girato e ti ho trovata, nell’attimo in cui abbiamo sentito il colpo di pistola, in quell’attimo sospeso, in cui la collana non tiene più le perline che cadono inesorabilmente a terra, ti ho trovata, eri dietro di me che l’indossavi, quel cappello che avevamo visto un attimo prima, dimenticato su una panchina da una donna distratta, l’indossavi e ti stava divinamente. Eri lì che mi guardavi, in un giorno duro da guardare, Tu mi guardavi negli occhi, mentre la paglia del cappello filtrava i raggi del sole sul tuo viso, bianco, come la farina. Sorridevi e ti sentivi bella, felice, mentre io, nei tuoi, capivo la risposta, la risposta a tutto, la risposta, che è negli occhi di chi ti ama.

Genova era lontana in quel momento, la violenza era un suono sordo, ovattato, lontano, come al cinema quando s’interrompe l’audio per qualche istante e le immagini continuano a girare sullo schermo. Ecco quello era l’istante, in cui ci siamo guardati ed il fotografo ha scattato la nostra fotografia in bianco e nero, poi non ti ho più vista, perché travolta da una folle corsa di centinaia di persone che scappavano dal male.

Fine.

Ed ora, Tu sei ancora quel delicato papavero rosso in un campo di grano, in un giorno nero d’estate. Tu sei ancora quel cappello, il cappello che abbiamo trovato a Genova, dimenticato su una panchina da una donna distratta.

 

 

224 anni e mezzo di carcere sono le richieste dei PM nei confronti dei manifestanti sotto processo per i fatti legati al G8 del 2001 a Genova. "Vogliamo pene severe ma non esemplari": questa la frase clou rivolta al collegio giudicante. Una lezioncina in puro stile Canepa-Canciani anche ai giudici. E come se non bastasse anche un po' di morale gratuita per finire sui giornali ricordando che "vorrebbero" pene severe anche per le forze dell'ordine imputate per l'irruzione alla Diaz e per le torture a Bolzaneto. Chissà perché però le loro energie si concentrano dal 2001 in avanti, solo ed esclusivamente contro i manifestanti? Chissà come i pm hanno deciso di analizzare i fatti, senza considerarli nella loro interezza: senza considerare la militarizzazione della città, l'utilizzo di reparti speciali (oltre al ben noto e famigerato Tuscania), l'uso di spranghe al posto dei manganelli, la completa incapacità a gestire i manifestanti da parte delle forze dell'ordine giunti in piazza solo “per menare i rossi”. Niente, per i pm non conta niente ciò che ci fu prima e dopo quelle giornate. Tutti devastatori e saccheggiatori. Conta solo l'ottusa accusa nei confronti di chi scelse di opporsi alla sopraffazione dell'azienda mondo. I pm inoltre, in un impeto di moralismo, paragonano i fatti di strada al massacro della Diaz, senza ricordare che alla Diaz i poliziotti sono imputati solo per lesioni, falso e calunnia e non per il massacro che fu realizzato, oltre a fornire alle difese dei poliziotti imputati, straordinari assist. Due secoli di carcere che ululano alla storia, che chiedono un posto nei libri, il proprio nome a fianco di un evento epocale come fu Genova 2001, ma la storia siamo noi, non voi.

 

 

 

 

 

 

 

Supporto Legale      trascrizione udienza:    http://www.supportolegale.org/?q=node/1159

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LA STORIA SIAMO NOI      Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre "La storia siamo noi" non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario. Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i paladini dell'ordine e della giustizia. Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l'energia di centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato. Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del potere. Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25 persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l'operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere. Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso. Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno rappresentato. Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007 LA STORIA SIAMO NOI  Supporto Legale  

si potrebbe partire in treno e mi sembra ce ne sia uno alle 9.30 circa da pe anche se si arriva verso le 11.30 e l'appuntamento per la manifestazione è alle 11, se andiamo ci aspetteranno...dai che ne dite?stiamo organizzando una bio-critical mass nel Fucino contro la costruzione di sei inceneritori e un "torcia al plasma"Siamo consapevoli che si tratta di  un mega progetto scellerato in grado di:

1. stravolgere l’ecosistema del nostro territorio

2. attentare alla salute della popolazione e a quella delle generazioni future

3. aggravare i problemi della raccolta rifiuti

4. essere insignificante nella produzione di energia alternativa

5. essere un forte attrattore di speculazioni finanziarie e inqualificabili profitti privati

6. determinare l’ennesimo sperpero di denaro pubblico.

chiediamo a tutte le critical mass di partecipare, di supportarci in questa battaglia, per affermare il nostro dissenso pubblicamente e il più visibilmente possibile (di questi progetti nessuno degli amministratori sembra saperne niente!!!) la biciclettata è prevista probabilmente per il 4 novembre domenica partenza da stazione di avezzano   ore 11 se vuoi partecipare email  rullopedali@email.it oppure contattaci anna 347 1810061 - giusi 3383867725

Parma - psichiatria ed antipsichiatria a confronto   10 NOVEMBRE 2007 ore 16,30

Ne discutono: Tristano Ajmone, Franco Giubilini, Simone Bertacca

Info e contatti: elleboro.antipsichiatria@autistici.org

Appello:Si avvicina il 2008. E con il nuovo anno si avvicina pure il momento in cui inizieranno a costruire lo stabilimento per l'assemblaggio dei nuovi cacciabombardieri americani F35. Entro la cinta dell'aeroporto militare di Cameri (a pochi chilometri da Novara) Lockheed Martin ed Alenia avvieranno a breve le operazioni necessarie per cominciare la produzione dei micidiali cacciabombardieri di nuova generazione.   I prototipi degli F35 già volano nei cieli degli USA: i primi collaudi hanno lasciato molto soddisfatti i militari, felici, evidentemente, di poter disporre di un nuovo ipertecnologico strumento di morte.    Il nostro Paese non è voluto restare indietro nella corsa agli armamenti: sono aumentate le spese per l'acquisto di nuovi sistemi d'arma e diverse missioni cosiddette di pace vengono disseminate qua e là nel mondo, a seconda della fantasia guerrafondaia dei governi che si succedono negli anni che passano. Governi di diversa composizione politica e purtuttavia simili nel concepire una politica estera di aggressione nei confronti di territori altrui e di asservimento alla politica di potenza degli Stati Uniti d'America e della Grande Europa.    Noi, che da sempre rifiutiamo la guerra come pure ogni altro strumento di dominio, non possiamo evitare di alzare alta la nostra voce contro l'ennesima impresa militare che, tra l'altro, stravolgerà pure il nostro territorio compreso entro i confini del parco del Ticino. Ad ogni modo, al di là di ogni questione relativa all'impatto ambientale, costruire cacciabombardieri significa senza dubbio preparare strumenti di sterminio di massa, significa preparare gli attrezzi per la conquista di territori "nemici", a sostegno della predazione di risorse economiche sempre più scarse e sempre più contese.    Il Coordinamento contro gli F35 ha già organizzato, il 19 maggio scorso, un grande corteo per le strade del centro di Novara. Più di un migliaio di persone hanno percorso la città in modo festoso e deciso, urlando a più riprese un'opposizione intransigente contro tale nuova impresa di morte.    Ma non possiamo fermarci: dobbiamo continuare a contrastare il progetto F35, dobbiamo dimostrare che la gran maggioranza della popolazione italiana si oppone ad ogni guerra ed allo sperpero di denaro pubblico nella costruzione e nell'acquisto di strumenti di morte.    Il 22 ed il 23 settembre, a poca distanza dal recinto dell'aeroporto militare di Cameri, ci siamo riuniti per discutere sulle prossime iniziative da porre in atto.    Prima tra tutte * la grande marcia antimilitarista

verso l'aeroporto militare di Cameri: il 4 novembre *

(proprio nel giorno sacro ai militaristi di casa nostra), ci dirigeremo a migliaia verso il luogo dove vogliono costruire l'ennesima fabbrica di morte. E ancora una volta urleremo chiaro e forte il nostro no agli F35.*

coordinamento contro gli F-35 - Novara*

Moreno De Sanctis     minoranza@yahoo.it

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Politica? ma che schifo.

Ma in che paese viviamo? Qualcuno vede mai report? Ma può un Mastella qualunque condizionare così la politica? può un magistrato essere trasferito solo perché indaga su di lui? può essere che dopo tangentopoli a cambiare non fosse la politica ma le leggi a tutela di chi la pratica? Può in un paese che si definisce democratico esistere un parlamento così indagato? può un ex comico essere la voce, criticabile per carità, che si alza contro questo strapotere che di democratico non mi sembra avere traccia? può un cittadino dover scegliere tra un Prodi, Veltroni con tutto il seguito di .... (non posso dire come li chiamerei per evitarmi problemi) ed un Berlusconi, Fini etc. etc. etc.?
In un Paese serio l'onorevole Mastella si sarebbe dimesso lasciando il suo posto ad un altro non indagato del suo gruppo (ma non é un gruppo é solo presenzialismo monotematico) e non a ricattare il governo pena la sua caduta, e non starebbe lì a chiedere interventi al governo ma si preoccuperebbe di dare risposte ai cittadini. Ed un governo serio, avrebbe costretto l'onorevole a dimettersi pena l'autorizzazione a procedere comunque. Se si media ai ricatti (dice il buon senso) é perché gli stessi ci spaventano, ovvero: meglio evitare di scoprire troppo le carte. Mi metto nei panni dei tanti che, come me, hanno votato a sinistra nell'illusione che, dopo la batosta dell'altra legislatura, avrebbero capito che era meglio fare le cose con serietà: ma vattene, manco a pensarla una cosa del genere. Hanno solo capito meglio la tecnica. Sembrava, all'inizio che fosse Berlusconi a voler eliminare i sindacati ed invece scopriamo che questa sinistra ha meno scrupoli, (per gli operai ormai la battaglia era già persa dall'interno ma!!!!) E la parodia delle primarie dove la mettiamo? Di quanto falso populismo abbiamo ancora bisogno? o veramente la festa romana del cinema, altra emorragia economica in un paese che non arriva a fine mese, ci distrae dalla verità?. Se ci restituissero tutti i soldi spesi inutilmente forse non avremmo bisogno neanche di combattere l'evasione fiscale, se togliessimo tutti i privilegi non funzionali agli scopi istituzionali potremmo investire in crescita sociale e culturale più di quanto non sia mai stato fatto, se togliessimo le pensioni da parlamentare a chi non matura i giusti anni di servizio al popolo e non ha altri redditi potremmo migliorare la vita dei pensionati da 516,00euro al mese, se impedissimo ai parlamentari di avere più incarichi remunerati e se li facessimo lavorare gratis alle varie commissioni e quant'altro faccia parte  del loro servizio alle istituzioni (ovvero noi popolo), compresi consigli d'amministrazioni ad enti e aziende, escludendo gli assenteisti da ogni possibilità compresa quella parlamentare,  potremmo risanare il deficit ed investire sulle aziende veramente produttive. Un governo (e non mi riferisco solo a quello attuale) che garantisce alle banche possibilità contrattuali speculative (vedi i derivati) non mi tranquillizza sotto il profilo di interrelazione tra le parti, né un indulto così concepito mi fa dormire sonni tranquilli (ancora Mastella). E tutte le consulenze inutili? dove le mettiamo? basterebbero già solo loro a darci una vita più serena, a tutti. Spendiamo milioni di euro per consulenze che il più delle volte non risolvono il problema ed a volte, addirittura, lo peggiorano. Pensate ad ogni volta che facciamo causa per qualunque motivo ad un'amministrazione: comunque vada paghiamo noi, ovvero al sindaco o al presidente, non costa nulla perché sono le nostre tasse e gabelle a pagare i conti e, se non dovessero bastare i soldi, ci inventiamo qualche possibilità di multare per un motivo nuovo i cittadini e voilà il gioco é risolto. Vedi le multe con telecamera, gli autovelox non segnalati etc. etc. etc. Ma allora, chi paga i conti? Le piccole aziende, vero fermento produttivo, che con il loro lavoro e la loro capacità riescono a mantenere ancora a galla la baracca, ed essendo troppo piccoli per intervenire sulle questioni possono solo cercare la possibilità di sopravvivere illudendosi di potercela fare, nonostante i controlli e le tasse e gabelle di cui prima, e questo con l'aiuto di tutti coloro che ogni mattina si devono alzare per andare a produrre, che una volta si chiamavano operai ed impiegati mentre oggi non si riesce più neanche a definirli perché li si vorrebbe solerti e silenziosi. Mi metto nei panni delle forze dell'ordine che quotidianamente vedono sminuito il loro lavoro e nei panni di quei magistrati che non solo non sono tutelati ma che vedono pregiudicare il loro operato appena si avvicinano troppo al palazzo (compreso quello di giustizia). Tutta la mia solidarietà ai pochi che ancora oggi e senza eroismi, cercano di applicare leggi e giustizia uguale per tutti. Basta, per concludere, vedere l'espressione del presidente della camera: tal Fausto Bertinotti come, incalzato dalle domande delle iene o della giornalista di report, in un chiaro imbarazzo si innervosisce raggiungendo il top nel guardare l'orologio per vedere se ancora avevano tempo o se poteva sottrarsi al disagio con la scusa del tempo scaduto.    A voi l'ardua sentenza.
                  

Pino      irash59@gmail.com

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Sono le otto di sera, di ieri venerdì 19 ottobre e vinta la stanchezza decido di andare all'Asterope

dove proiettano "Cecenia" di Leonardo Giuliano, protagonista principale Gianmarco Tognazzi nel ruolo del giornalista

free-lance Antonio Russo ucciso a Tbilisi nell'ottobre del 2000.

Finito il film un dibattito con il regista Giuliano e il protagonista Tognazzi.

Intervengo dicendo che il film ci costringe a riflettere incessantemente sul potere e sulla sua ineluttabile tendenza

a degenenare in delirio d'onnipotenza, ma anche sulla sua incapacità, per fortuna, a stabilire uno status quo definitivo.

Ma la sorpresa arriva alla fine, quando il tizio che mi era vicino di posto, uso questo termine in modo affettuoso ben inteso,

dopo poche parole di presentazione reciproca, mi chiede se conoscessi "il sale".

E mi invita a scrivere qualcosa.

Perchè mai? Che cosa c'era nelle mie parole che l'hanno indotto a farmi quella proposta?

O forse era il tono della mia voce che conteneva il testo non detto tra le righe?

Fatto sta che ci siamo poi soffermati a chiaccherare per una mezzoretta, in pratica di nient'altro che di filosofia, non quella libresca

che sovente è più sterile di una siringa ipodermica, ma di quell' "amore per la conoscenza" che da sempre anima le persone vive e curiose.

E visto che "il giardiniere" così voglio chiamare il mio interlocutore, mi ha salutato ricordando che niente avviene per caso, di questo voglio parlare.

Che cosa c'è di vero in questa frase fatta?

Si può ancora dire qualcosa ancora al riguardo che non sia la solita aria fritta?

Credo di sì.

Cominciamo dalla constatazione che possiamo conoscere bene soltanto poche decine di persone durante la nostra intera vita.

Ne possiamo incontrarne migliaia, provare l'ebbrezza di parlare a folle di milioni di persone, ma l'amicizia deve fare i conti

con le dozzine, non con le miriadi, nel bene e nel male.

Eppure abbiamo la sensazione che in linea di principio potremmo fare amicizia con miliardi di esseri umani, e ci immaginiano

che se potessimo superare le limitazioni del tempo ci piacerebbe invitare a cena anche gli uomini di Neandertahl e quelli di qualche futura colonia andromediana.

Si vive  però solo cent'anni e in questi cent'anni le giornate sono un numero ben preciso, talmente preciso che ci siamo scervellati milleni per calcolarlo visto che ogni secolo

ha i sui giorni ben contati.

Forse cominciate a capire dove voglio andare a parare.Considerazioni simili si possono fare per i luoghi visitabili, reali o immaginari che siano.

Tutto è misurato, e se anche viviamo nell'illusione che le possibilità di vivere esperienze siano infinite, di fatto i percorsi delle nostre vite

sono pesantemente confinati dentro certi generi di labirinti.

Ma se fossimo in grado di raddoppiare la durata della vita quali altri labirinti vorremmo veramente visitare?

E se non ci fosse limite alla possibilità di raddoppiarla?

Ma a quel punto che senso avrebbe la morte, se non di essere il mezzo per uscire inequivocabilmente da una scelta di labirinti a un'altra?

Intendiamoci, la vita eterna è altra cosa, perchè implica che la morte non è più necessaria.

Ora tiriamo le fila logiche di quanto detto.

Tutta la nostra vita è piena di coincidenze che non possono essere casuali nel senso assoluto del termine.

Se posso scegliere tra un miliardo di gelati, al limone alla menta e così via, in linea di principio posso sceglierne uno che il gelataio avrebbe solo una possibilità su un miliardo di indovinare.

Ma anche un bambino delle elementari sa che il gelataio ha molte più possibilità di indovinare che cosa gli chiederemo.

Eppure il caso assoluto è una cosa molto semplice: se avessimo davanti un'infinità di cose, il solo modo per indovinare la scelta sarebbe di indovinare.

Sto parlando di situazioni apparentemente assurde, ma non tanto di più di quella che sarebbe la vita eterna se fosse il puro e semplice prolungamento di quella terrena.

Noi siamo mortali perchè tutti i nostri calcoli hanno un limite, e ciò però ci difende dalla casualità assoluta con tutte le sue conseguenze e implicazioni.

Ma la vita eterna, qualsiasi cosa essa significhi, implica l'infinito e l'infinito implica il caso assoluto, pena la ripetizione delle cose.

Non c'è scampo.Ma noi umani abbiamo il terrore sacro del caso assoluto e ne abbiamo per ben fondate ragioni.

Però sappiamo che il caso assoluto contiene in sè in sè l'antidoto a qualsiasi noia e tortura.

Nel caso assoluto, però, sembra che cosidetto "bene" e cosidetto "male" siano quantitativamente equivalenti.

Sembrerebbe.

Ma qualcosa ci fa intuire che non deve essere così.

Che cosa?

Eh no. Il tempo è scaduto.

Alla prossima volta.E grazie per l'attenzione.

 

Marco Sclarandis

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Irak: la democrazia del BADR

di  Tusio De Iuliis

( è un articolo scritto il 25 agosto 2005 , ma che chiarisce bene cosa accadeva ed accade in Iraq, cose che di solito non vengono raccontate sui giornali e media ufficiali)

 

Dora, circondata da decine di check point di marca americana e della nuova polizia irachena, come Falluja, vive il suo dramma nella più taciuta omertà dei mezzi di informazione.

Dora, è lontana da Baghdad, mezz'ora circa di macchina la divide dal centro della città; la raggiungi passando tra la grande raffineria di "Al-Dora, "difesa" durante la guerra da sparuti gruppi di scudi umani, i poderosi "silos" di cereali, per inoltrarti subito dopo in un immenso e vasto mare di palme.

Dora é un quartiere di circa 400.000 abitanti, sconosciuta alla maggior parte dei giornalisti; è sede del grande collegio-scuola della Chiesa cattolica Caldea, una volta diretto da padre Joseph Habbi, membro dell'Accademia delle scienze dell'Iraq e docente presso l'università Cattolica di Roma, morto nel 2001 in territorio giordano, a causa di un dubbio incidente stradale sulla strada che da Baghdad conduce ad Amman. Fin dai primi giorni del "dopo guerra", Dora è stata sempre molto attiva nella resistenza all'occupazione americana.

Le notti sono scandite dalle esplosioni che si susseguono lungo la "linea veloce" che la percorre e la taglia in due; qui i mezzi blindati americani poche volte riescono a passare indenni e sistematicamente, ad ogni attentato, le "reazioni" della coalizione e del governo si abbattono indiscriminatamente e pesantemente sulla popolazione civile.

Così, in piena estate, tra i 55 e i 60 gradi all'ombra, anche le poche ore di erogazione di corrente elettrica (appena due), ad oltre due anni dalla "fine" della guerra, viene sistematicamente interrotta. Così vale per quella "salubre" acqua all'uranio impoverito che i bambini iracheni sono costretti a deglutire per non morire di sete.

Lo stesso accade per i telefoni. Isolati, maledettamente isolati, da Dio, dagli uomini e dal resto del mondo "civile". Operazioni sistematiche, che si rivelano di pura criminale ritorsione, per costringere in qualche modo la popolazione, alla "collaborazione" e alla delazione.

La democrazia cammina così a Baghdad, con i nuovi cartelloni pubblicitari che fanno capolino lungo la Al-Saddon , con l'invito a frequentare le nuove palestre "ARNOLD Classic GYM".

Qui a Dora come ad Adhamiya, come a Falluja o a Baquba, come a Samara, spiccano le attività di sedicenti militari governativi, che operano liberamente, senza nessun controllo, anzi in piena e sfacciata legalità occupante.

In realtà sono veri e propri squadroni della morte e del terrore; il braccio armato del "Consiglio della Rivoluzione Islamica" e della CIA, è riconoscibile sotto le insegne dell'Organizzazione "Badr", diretta da Abdel Aziz Al-Hakeem, fratello dell'Imam, Mohamed Baker Al-Hakeem, ucciso a Najaf..

Il "Consiglio della Rivoluzione Islamica", insieme al partito "Al-Dauaà", hanno dato vita alla "Lista dell'Alleanza Unita", di cui grande consigliere politico è l'Imam Al Sistani.

Nel frattempo la coalizione dei partiti dell'Alleanza sciita ha occupato tutti i posti e i ruoli chiave di comando, nell'esercito e nella polizia.

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Nessun dubbio, Negroponte, ha fatto un buon lavoro.

Martedì 17 Maggio, forze "speciali" del Ministero dell'Interno provenienti da Hilla e il Battaglione Wolf, hanno arrestato 52 musulmani sunniti dal quartiere Al-Sha'ab che fà parte del comprensorio di Adhamiya. Dieci ore dopo, 13 cadaveri sono stati lasciati della zona.

I segni indicavano che erano stati torturati barbaramente prima di essere uccisi. Pochi giorni dopo, stessa sorte per un gruppo di 15 agricoltori residenti nella città di Al-Mada'in, a Sud-Est di Baghdad, venuti a Baghdad per vendere i loro prodotti.

La stessa squadra di forze di sicurezza, li ha arrestati e i loro corpi, dopo qualche ora, furono trovati in una discarica in località "Kasra Wa Atash" ad Est di Baghdad.

Avevano le mani legate, con evidenti segni di tortura sul corpo, fratture alle ossa e al cranio.

Erano solo agricoltori, religiosi e fedeli, modestissima e povera gente, nulla che potesse in qualche modo avvicinarli alla resistenza e tanto meno al terrorismo; ma erano sunniti e tanto basta oggi in Iraq per essere massacrati.Quel giorno, la signora Om Sara (mia vicina di casa) era sola con sua figlia di 10 anni; puntando le armi alle tempie delle due donne, sei poliziotti alla ricerca di armi (che non trovarono), decisero di non andarsene a mani vuote: le derubarono del loro gigantesco e prezioso generatore di corrente.

Da quel momento, più di dieci famiglie restammo senza luce elettrica che ci veniva fornita gratuitamente.

Questi orrori accadono in ogni momento del giorno e della notte.

Le voci camminano più veloci delle pallottole per le strade di Dora e le notizie, si susseguono e si rincorrono, una più terribile dell'altra, di atrocità commesse o in atto, a Mikanik o Al-Boethea. Gli squadroni spadroneggiano, spalancano le porte delle case, arrestano e rubano ogni cosa, dai computer, denaro, gioielli: qualunque cosa che abbia un valore.

Gli arresti di giovani, per strada o nelle case, da parte degli uomini del Badr non si fermano; il 21 agosto, a Dora, alcuni ragazzi e uomini sunniti sono stati presi e fermati; le voci dicono che sono stati tutti uccisi.Il giovane Wessam Abdul Ridha, venticinque anni, studente presso l'Accademia di Belle Arti, bravissimo calligrafo e fotografo, è stato anche lui ucciso, mentre con la sua macchina tornava a casa. Era uno splendido ragazzo colpevole di nulla. L'ultima volta che ci vedemmo, fu a cena, nella sua casa. Ancora pochi giorni fa, circa settanta ragazzi, sono stati arrestati al mercato della frutta di Al-Dora, poi mostrati in televisione, come fossero stati dei pericolosi terroristi. Insomma si solidifica la "democrazia" in questo Paese, costata 2.500.000 morti innocenti, la distruzione dell'Iraq, la sua divisione per il controllo e la rapina del suo petrolio, che ha riportato il Paese indietro di cent'anni. Nessuno in occidente e nemmeno in Iraq, si sognerà mai di erigere monumenti a questi ragazzi, vittime del più devastante terrore che, fuori di qui, si chiama democrazia.

 

Tusio De Iuliis
t.deiuliis@reporterassociati.org

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Il redditizio business del volontariato

di Diderot 

Il volontariato, sia esso cattolico, di sinistra e altro, è per definizione stessa del termine, libera scelta personale etica, morale, religiosa, politica, ideologica..... benissimo,  ma non deve essere retribuito,  non deve  mirare ad assunzioni o a risolvere problemi di precariato, non deve avere scopi prefissati in partiti come carriera. Giorni fa parlai dell'ecologista  da salotto ( figura emblematica proliferante a sinistra, ahimè)  ora invece voglio definire un'altra figura, collaterale e collegata al business politico dell'ecologia: il professionista del volontariato. Fatta questa premessa mi preme evidenziarvi questo fenomeno , ossia coloro che del volontariato hanno fatto una professione, trovando in esso utili e prebende personali , per non parlare poi di posizioni di preminenza che sfruttano quale trampolino di lancio per altri disegni. Costoro sono da considerare un po' i clochard ( o mendicanti)  del potere locale perchè da esso riescono a spillare contributi che dovrebbero servire a costruire iniziative ma che poi altro non sono che rivoli di finanziamento incontrollabili e non gestiti democraticamente. Per la natura stessa del volontariato, che è labile e mutevole , senza organici prefissati ( e non potrebbe essere prefissato il numero dei volontari, altrimenti cesserebbe la natura stessa o qualifica di movimento) il volontariato spesso cade nelle mani di questi , ahimè diventati, professionisti, i quali mai sono stati eletti, non rendono mai conto della loro gestione. Il loro parere diventa insindacabile perchè all'interno del movimento il professionista del volontariato sa anche tessere stomachevoli amicizie personali tali da ricevere da loro sostegno qualora escano obiezioni a loro operato. Il professionista del volontariato si avvale della buona fede dei veri volontari, di coloro, ad esempio, che ingenuamente  credono che spedire  la bottiglietta di latte in Africa riesca a risolvere il problema della fame nel mondo, o di coloro che lavorano gratis pensando di stare ad impegnarsi, mentre non s'accorgono di essere strumentalizzati o di lavorare per il tornaconto personale del Re di Prussia. Il professionista del volontariato è assiduo alla corte degli assessori, sindaci, ecc., conosce molto bene i sottoscala del potere in quanto li pratica e ci si trova perfettamente a suo agio. Il professionista del volontariato, è un discreto buon lacchè organizzativo, NON decide lui, è un esecutore di ordini occulti che gli prevengono dal potere attraverso figure di raccordo che quasi sempre rivestono anche il ruolo di ecologisti da salotto. Il professionista del volontariato è un abile mistificatore, è equidistante da tutto, non prende posizione, va d'accordo con tutti ,  con  il corruttore e la vittima della corruzione, lo sfruttato e lo sfruttatore, con Peppone ( i  rossi   ) e don Camillo ( il Vescovo), ecc., il professionista del volontariato è l'esempio perfetto dell'organizzatore di ogni tipo d'inciucio. Il professionista del volontariato sa organizzare manifestazioni passerella per ingraziarsi l'amministratore locale referente, stando attento però a veder bene da che parte gira il vento, adottando due o tre velocità al suo impegno nel sociale, dimostrando che è pronto a vendere bene le proprie presazioni, tutto dipende dal prezzo  che ne ricava, cosicchè assistiamo ad una sorta di fiera delle iniziative prodotte con conferenze liscie, gassate o ferrarelle , ovvero, deserte, normali o affollate , tutto sta a sapere quanto ha sganciato il politico di riferimento. Ovviamente il ricavato va solo in minima parte a potenziare le strutture organizzative delle associazioni, ma serve a remunerare il mestierante che le organizza. Per non parlare del turismo politico che fanno alcuni dei cosiddetti impegnati nelle varie  organizzazioni sociali, ed ecologisti da salotto,  quando si fanno spesare dagli enti locali costosissime trasferte in hotel a 5 stelle in quel di Nairobi, Portoallegre, Città del Messico, perchè loro andrebbero a dare l'acqua agli indios, ai poveri abitanti africani, ecc. Persino il mercato equosolidale ( attività commerciali tese a colmare l'ingiustizia perpetrata dalla grande distribuzione e i produttori del terzo mondo e paesi poveri) rischia di venir inquinato da tali esternazioni, perchè il professionista del volontariato s'ingegna per ricavare utili personali e percentuali ( rimborsi spesa) dall' organizzazione dei punti vendita del commercio equosolidale.   Nessuna organizzazione è esente da queste inquietanti dimostrazioni, prede di scorribande di personaggi ambigui che pubblicizzano iniziative vomitevoli, che vanno contro la storia: in una povera Italia preda di bombe di stato organizzate dai servizi segreti c'è anche spazio per  chi  pubblicizza iniziative tese a nascondere la verità, iniziative coniate ad arte per le autorità. Muoversi in una logica avulsa non paga, diventa penalizzante, ed è impellente far cessare questo ignobile mercato delle vacche. 

Diderot

 

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