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INDICE - IL SALE N.°7


ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL G8 DI GENOVA

8 SPUNTI DI RIFLESSIONE PRIMA DEL G 8

* NON VOGLIAMO MANGIARE ALLA VOSTRA TAVOLA

Lettera ai detenuti vittime della repressione

CAVALLO PAZZO (da I Grandi Piani, di Jan Frazier)

L'esercito dei folli

L'angolo della poesia

LIBERO CITTADINO? NO, ULTRAS

Riflessioni di un solitario che ha scelto il bosco sacro

Chi pensa a me ?

BREVE STORIA DELLE ISTITUZIONI POLITICHE IN OCCIDENTE ( 2a parte)

LINGUAGGIO E POTERE

COSTATAZIONI

L'angolo della poesia - Pranzo sulla statale

FALLIMENTO DELL'AMICIZIA

E-mail dalla Germania


ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA RIUNIONE DEL G8 A GENOVA

Antonio Mucci

Come tutti, o quasi tutti, sanno nei giorni 20-21-22 luglio si terrà a Genova una riunione dei capi di Stato degli 8 paesi più industrializzati e potenti del pianeta. Tutto il movimento di Seattle, dagli inizi fino ad oggi, con il suo comportamento fantasioso deciso combattivo e la volontà di volere fare la manifestazione a Genova ad ogni costo, esprime una radicalizzazione della società attuale, cioè uno scontento generale della popolazione nei confronti dei governi delle grandi potenze capitaliste. In particolare si può dire, io credo, che esprima la crisi, la rabbia e l'importanza del ceto medio che sta subendo un abbassamento del livello di vita a causa delle tasse elevate, della crisi della piccola imprenditoria e del piccolo commercio. In Italia la percentuale delle famiglie povere è aumentata dal 6 al 10 % in pochi anni, cioè quasi raddoppiata. Inoltre la composizione e la natura politica di questo movimento di Seattle confermano la sua provenienza dalla classe media perché, in genere, i dimostranti sono giovani, studenti e intellettuali che contestano l'attuale società e lottano per un programma democratico-riformista.
I mass media italiani, intorno a questo G 8 di Genova, stanno montando volutamente un clima di violenza e terrore per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi reali a quelli falsi. Stanno creando una psicosi di paura tale su quei tre giorni a Genova che sembra trasformata in un immenso Castello di Gracula dove ci sarà da stare attenti a tutto ed a tutti. Sarà meglio ammazzarsi prima ancora di arrivarci....è meglio scherzare un poco...
I problemi reali del pianeta, secondo me, sono le 40000 persone che muoiono di fame ogni giorno, nonché i miliardi di esseri umani che soffrono la fame e la sete, il buco dell'ozono, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, l'ettrosmog, la "mucca pazza", i cibi cancerogeni, la contaminazione da uranio impoverito, le malattie come l'AIDS, l'EBOLA, i cibi transgenetici, le "guerre umanitarie" che stanno sterminando il mondo, la disoccupazione, il lavoro minorile, il risorgere dello schiavismo dopo secoli che era scomparso, ecc. E' meglio fermarsi altrimenti riempio tutto lo spazio che mi spetta per l'articolo.
I problemi falsi e ridicoli sono: la minaccia del terrorista Bin Laden di bombardare il palazzo del
convegno a Genova il giorno della riunione del G.8 (notizia messa in giro dal controspionaggio Russo); la paventata ribellione dei detenuti nelle carceri italiane sempre in quei fatidici 3 giorni; l'asse anarchico-terrorista tra Grecia e Spagna, scoperto dai servizi segreti, per compiere attentati ed azioni pericolosissime ed imprevedibili; ed altre notizie inventate e "spaventapassero" del genere.
Sicuramente i rappresentanti del G.8 non ne risolveranno uno dei problemi reali sopra menzionati e
di altri ancora altrettanto importanti. Anzi probabilmente ne aggiungeranno qualche altro come il
progetto militare americano dello Scudo spaziale. Poi si lagnano se vengono contestati, se si lanciano delle pietre contro i poliziotti o si rompono alcune vetrine, lo penso che si possono sentire più che contenti: a loro va fin troppo bene!


II vero pericolo viene dal potere il quale purtroppo è riuscito a dividere la manifestazione in pacifici e violenti, portando i rappresentanti del Genoa Social Forum al tavolo della trattativa, riconoscendoli di fatto come rappresentanti dell'opposizione sociale' italiana. Ciò è stato ottenuto in cambio dell'isolamento dei "violenti*, cioè del settore anarchico ed autonomo che è stato abbandonato in balia della repressione. I cosiddetti "pacifici'' non sanno che se saranno repressi i cosiddetti "violenti", subito dopo sarà il loro turno? Già hanno dimenticato
il comportamento della borghesia italiana con la montatura del terrorismo e delle BR, come scusa per le leggi di emergenza e il successivo attacco alle conquiste operaie? Speriamo che non vada a finire così anche perché l'epoca è diversa: non è più quella del riflusso, che è finito. Però la borghesia ci sta riprovando...

Proporrei una discussione-riflessione su questi punti, se si vuole!

1 ) No alla trattativa con il governo ed alla sua logica!
2) No alla divisione della manifestazione in pacifisti e violenti, voluta dal potere, ed alla ghettizzazione dei secondi!
3) Sì ad una unica manifestazione pacifica, allegra, rispettosa delle proprie differenze, che dialoga al proprio intemo e che si rivolge agli italiani con le proprie idee e proposte, che saranno scelte o rifiutate liberamente!
4) Per una manifestazione rivolta verso il basso e non verso i vertici del G.8! Ignoriamoli! Le cose che chiediamo a loro e che non faranno mai, chiediamole alla gente e facciamole insieme a loro con l'autogestione e l'azione diretta!
5) Per una manifestazione unitaria e totalmente autogestita! Come manifestare lo decidiamo noi e non la polizia: è un nostro diritto!
6) Non abbiamo bisogno delle "forze dell'ordine"! La forza e l'ordine sono dentro ognuno di noi!
7) No alla violenza del potere! No al terrorismo individuale! Sì alla violenza rivoluzionaria delle masse!
8) No al governo mondiale da parte delle grandi potenze del G.8! No a qualsiasi governo! Sì all'autogestione ed al potere alle masse!
9) Per una scienza nuova che aiuti l'essere umano a passare dall'egoismo all'altruismo e dall'individualismo al collettivismo!
10) Per un riavvicinamento dell'essere umano alla natura!

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8 spunti di riflessione prima del G8
di Enrico Santangelo


1 In prossimità del G8 di Genova apprendiamo che il cosiddetto popolo di Seattle, oltre ad avere mille anime, e molte guide spirituali (Hakim Bey, Gilles Deleuze, Naomi Klein, Raul Vaneigem, e poi Bakunin piuttosto che Marx, Gulliver più di Che Guevara) ha soprattutto dei rappresentanti: è con loro che il governo italiano dovrà avere a che fare.
2 Il movimento non è "globale" (come vorrebbe Bifo) ma all'interno di una coabitazione ogni gruppo rivendica una sua identità, e va invece contro un potere "impersonale"; ci si ribella ad entità astratte, | come il grande fratello di Orwell o l'invasione dei marziani, mentre l'economia mondiale oggi è nelle mani di pochi uomini noti (che non sono, in realtà, i capi
dei governi - solo in Italia l'uomo più ricco è anche il ' capo di Stato -); sembra ribaltarsi una dinamica storica: non più la massa amorfa contro il re, ma tizio caio e sempronio contro l'indefinito Capitale.
3 Il popolo di Seattle non punta il dito verso degli obiettivi mirati, ma generalizza e suo malgrado mitizza , un'economia planetaria (la quale tra l'altro da sempre trova il suo ritorno d'immagine: "si parli male del consumismo, purché se ne parli", i miti della contestazione degli anni Sessanta - Bob Dylan come Andy Warhol - sono stati semplicemente "comperati" dal mercato).
4 Il pensiero non è ideologizzato, anzi lo è su una sorta di filosofia ecologico-spirituale (che molto
ricorda i movimenti pacifisti degli anni Sessanta e Settanta ed è in contraddizione con le frange violente che spaccano le città, e stranamente quelle meno globalizzanti di tutte come i piccoli centri storici italiani ed europei: cos'hanno a che spartire Gòteborg o Genova con la Silicon Valley?). Come si fa insomma ad essere così incazzati sostenendo slogan che ironizzano sul mercato in modo quasi compiaciuto: "compra e sei figo - sei povero e stronzo ma qualcosa puoi comprare anche tu" (Quattrocchi); o gergando termini come "rizoma" (l'equivalente vegetale delle reti internet per il suo crescere orizzontalmente); o infine inseguendo miti come le "Taz" (Zone temporaneamente autonome) che paradossalmente sembrano fare il verso alla detestata flessibilità.
5 Toma il problema dell'identità (chi è il popolo di Seattle?), poiché dentro il movimento ci rientrano tutti: anche certo mondo cattolico che pur in una vocazione terzomondista obbedisce sempre alla dogmatica cattolica (che oggi pone il veto su omosessualità e contraccettivi); c'è perfino il Movimento sociale-Fiamma tricolore (e del resto l'autarchico Mussolini era acerrimo nemico delle "plutocrazie occidentali").
6 Il problema dell'identità pone quello dei confini sociali del mondo, da chi vuole riscoprire le piccole realtà (ma anche la rivendicazione leghista delle autonomie locali è in un certo senso "anti-globale") a chi i sogna comunque un mondo globalizzato (dice Bifo: "la forza del globalriot sta proprio nel fatto di essere globale e usare i mezzi globali", e parla - beato lui - di "proletariato hi-tech").
7 Non si comprende perché la bestia nera sia il G8, e non per esempio la Nato, o per restare a casa nostra qualsiasi convegno di Confindustria; perché non si presidiano le assemblee dell'ONU, che da 35 anni non vuole far applicare le risoluzioni contro le usurpazioni di Israele (anche qui si troverebbe il nesso con gli interessi delle lobbies ebraiche che hanno le mani sul capitale mondiale); perché si distruggono le trattorie di Spaccanapoli (oltre ai Mac Donald's) e nessuno osa avvicinarsi alla villa di Arcore.
8 Non si vedono mai gli immigrati ai cortei del popolo di Seattle: eppure non credo che stiano a spartirsi le ricchezze del privilegiato 20% del popolo della Terra.

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NON VOGLIAMO MANGIARE ALLA VOSTRA TAVOLA


VOGLIAMO RIBALTARLA


Noi non siamo a favore del capitalismo selvaggio del neo liberismo ma neppure di un capitalismo dal volto umano (il neo - keynesismo sostenuto dal Manifesto o da Bertinotti).

Ambedue privilegiano il denaro all'uomo.

Il G8 è il salotto dei potenti della terra, i signori
del denaro, ed i politici che si lamentano (come il neo ministro Ruggieri o la "sinistra") di non avere
quasi più potere in realtà sostengono la nuova economia del commercio globale: tutto si vende o si
compera. Anche l'uomo: 200 milioni i nuovi schiavi del mondo (particolarmente bambini e donne), glifosati per coltivare piante transgeniche, banche di semi originali in poche mani che vogliono governare la natura e semi sterili che contaminano il mondo, mercati di organi umani strappati ai vivi, bambini del terzo mondo (ma non solo) che scompaiono, rubati, violati, devastati, squartati; profughi inghiottiti misteriosamente dal mare, progetti radicai nazisti di dolci morti senza consenso, insetti mutanti resistenti a tutto, innesti tra mondo animale e vegetale, e poi ancora armi e morte e guerre e uranio e sterminio dei popoli (Curdi, U'wa, Mapuche, Palestinesi, ecc...).
Inoltre: lavoratori trattati come schiavi con orari di lavoro di 10-12 ore ai giorno, stipendi da fame, senza nessuna tutela; i danni ambientali sono talmente grandi da distruggere intere città con le alluvioni, nonché l'estinzione di numerose specie di animali e di piante, e malattie e morti per l'essere umano; le persone che si ribellano a queste ingiustizie vengono trattate come delinquenti e la polizia spara loro addosso, come è successo a Gò'teborg in Svezia il 15
giugno. E non è tutto.

Ma è troppo per tollerare.

Questo è il mondo di Jake lo squartatore e dei talebani. Questo è il mondo del capitale e del denaro,
questo è il G8, questa la cultura dominante tra l'indifferenza di tutti. E non ci importa nulla
dell'apertura ad Est dei mercati e del 'cibo' per le O.N.G., di fatto reparti dell'esercito che, come
sciacalli, si nutrono dei cadaveri voluti dal culto del "Vitello d'oro".

Noi vogliamo smettere di adorarlo ed iniziare a
sognare e costruire un mondo nuovo,

umano, equo, solidale e libero.

No al Governo Mondiale da parte delle grandi potenze del G8I No a qualsiasi
governo! Sì all'autogestione. Abbasso la violenza del potere!
Viva la ribellione delle masse contro il poterei

Per continuare a lottare, oltre il GB, nel nostro territorio e nei posti di lavoro.

ABBIAMO FORSE TORTO ?

IAMOORSE TORTO ?
Casa occupata via valle del forno (ex totem e tabù) San Benedetto del Tronto
Zone temporaneamente autogestite ed individualità Civitanova Marche
Cozze amare Porto San Giorgio
individualità rivoluzionarie ed anarchiche pescara
gruppo anarchico "malatesta" ancona
Kollettivo settimana rossa Ancona
Federazione regionale Marche Unione Sindacale Italiana USI-AIT
GRUPPO DI STUDIO CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE - JESI

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LETTERA AI DETENUTI VITTIME DELLA REPRESSIONE

di Antonio Cilli



Tutti parlano di criminalità e della necessità di una cosiddetta tolleranza zero, anche attraverso l'uso di corpi militari come i W.UU. per i Comuni e i Quartieri o il Corpo Forestale per le Regioni, mancano ma sicuramente saranno creati quelli al servizio delle Province e delle macroregioni previste dal federalismo autonomo della Lega di Bossi.
Purtroppo esiste oggi una repressione circolare intomo all'opposizione antagonista al sistema "sociale" ordinario, le istituzioni non accettano più di essere nemmeno criticate figurarsi opporsi ad esse. Lo scempio delle istituzioni totali del territorio: scuole, ospedali, università, famiglia è debordante, tanto da considerare alla stregua degli ultras anche i dissidenti al regime, tanto da impedirgli di uscire di casa con la coazione o gli arresti domiciliari. Vedi i compagni
dei centri sociali di Roma o il compagno delle Marche arrestato
per una protesta contro un'antenna.

Nei territori metropolitani vige sempre più una cruenta battaglia fatta di uno stillicidio continuo di morti bianche, domestiche, stradali, lavorative, di suicidi, di overdose, di violenze gratuite ecc; Penso ai compagni reclusi e per quelli che riescono a beneficiare della legge a loro favorevole ossia la Gozzini quale motivo hanno di dover rientrare nel dormitorio carcere, quando le periferie urbane sono di per sé immensi alveari dove la notte si trovano solo prostitute , diseredati di tutte le specie a caccia di divertimenti facili, compresi i viveur di qualsiasi età, però tutti alle prese con il problema della sopravvivenza materiale attraverso sempre nuove forme di autosfruttamento delle proprie capacità sia fisiche che psichiche.

Per non considerare poi tutta quella vasta massa che vaga senza sapere dove andare se non ad ingoiarsi nel traffico, nei soliti ristoranti o peggio nelle megadiscoteche.
Questo cosiddetto sistema non ha più niente di sociale, anzi progrediscono i pregiudizi, i razzismi,
le intolleranze, le forme di ignoranza, nonostante all'apparenza attraverso le forme del mercato globale e della pubblicità che alimentano con la persuasione lo stato delle cose attuali, c'è il miraggio di una visione di società opulenta nel benessere. In realtà la forbice tra la povertà (aumentano le nuove forme di poveri) e i ricchi (ormai in netta diminuzione) cresce vertiginosamente per cui la massa della popolazione diviene sempre più spinta verso il basso al contrario una ristretta oligarchia sta conquistando il potere economico per dettare le condizioni di un numero ristretto di ricchi sempre più ricchi. Ormai il ceto medio oscilla tra tutti sentendo la precarietà del suo conto in banca, affidato all'andamento delle borse economiche e dei mercati
finanziari, non è più sicura del lavoro da fare, vede perdere terreno morale proprio agli occhi dei suoi legittimi figli ed eredi. Questa borghesia piccola piccola come sempre nella storia ha preso fiducia in quella democrazia che finora l'ha rappresentata, ciò delle diverse socialdemocrazie europee ed italiane, per questo sta cercando di allearsi proprio con coloro che dovrebbero opporsi ad essa per strumentalizzarli attraverso le nuove forme di controllo sociale ossia la comunicazione e la comunità o meglio le comunità di diverso tipo.
Prepariamoci ad una resistenza senza mezzi termini, perché questa nuova borghesia interclassista che assume a sé tutte le classi rendendole subalterne fingendo di essere puntualmente progressista nel suo sfrenato liberismo da new economy sta preparando le forze reazionarie per tornare indietro nel tempo ad una dittatura liberticida dei diritti umani e civili e soprattutto delle dignità personali degli individui negando con tutti i mezzi chi non riconosce le autorità che si autoproclamano di salvare il salvabile con il miglioramento economico mentre guarda solo ai suoi sporchi interessi particolaristici e privatizzanti anche l'aria che respiriamo ancora tutti senza maschere.


LIBERARE MARCO e tutti gli altri compagni vittime della repressione

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Io amo Cavallo Pazzo

perché rimase se stesso dal
momento in cui nacque fino a quando mori;

perché sapeva esattamente dove voleva vivere e non se ne andò mai;

perché, sebbene fosse ucciso, persino l'esercito ammise che non era mai stato prigioniero;
perché, a differenza di molta altra gente al mondo, quando incontrò gli uomini bianchi non fu diminuito dall'incontro;
perché l'idea di diventare un contadino non gli passò mai per la mente;

perché non incontrò mai il Presidente;

perché non viaggiò mai con il treno,

non dormi mai in una pensione,

non mangiò mai seduto a tavola;

perché non portò mai una medaglia o un cilindro o altre cose, che l'uomo bianco poteva avergli dato.


(da I Grandi Piani, di Jan Frazier)


Pagine proposte da Nuvola Rossa

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L'ESERCITO DEI FOLLI
di Daniela76

Una riflessione disarmante da tempo mi attanaglia la mente e la penna se ne è fatta oggi portavoce. In questo mondo ci hanno assegnato valori, modelli da seguire. Ci hanno insegnato a rincorrere il successo, ad essere i primi, bravi, forti, competenti, con una cassetta di sicurezza fornita, la giacca nuova, la cravatta diritta e lo sguardo alto e fiero. Ma fiero di cosa? Di esser diventati ciò che la società ci ha imposto di essere? Pedine senza nome e senza una storia, una massa informe da plasmare come plastilina. È questo il risultato agognato per cui tanti hanno combattuto? Ci hanno insegnato il valore del sacrificio da compiere per mete che altri hanno prefissato. Non siamo più capaci di vedere con i nostri occhi, di riconoscere ciò che desideriamo realmente una volta spogliati dalle fatiche quotidiane, cosa ci viene proposto da dentro e cosa dal di fuori, chi guida i passi del nostro cammino. Tutto questo a partire dalla piccola realtà di ognuno, fino alla generalizzazione del bene comune. Non sappiamo più dove sono finite le nostre reali aspirazioni, dove lo spirito battagliero e la convinzione dei propri ideali, dove l'uguaglianza e la solidarietà, questo timido tentativo di emancipazione dalle distinzioni tra buoni e cattivi, forti e deboli, questo mero filo di voce sotto gli altoparlanti della falsa carità incalzante! Non c'è davvero da vergognarsi nel sorprendersi fragili nel proprio bisogno di unione, anzi, da qui deriva la vera forza, quella d'animo, da cui possono rinascere i nostri diritti, e tutte le parole come "libertà" e "giustizia"! Stiamo correndo verso l'egoismo, ci siamo improvvisati fautori di una moralità che non esiste, siamo diventati assurdi soldati mercenari che combattono contro se stessi! Credo che ognuno dovrebbe trovare la voglia ed il tempo per riappropriarsi della propria dimensione di uomo, con un proprio credo basilare, uno scopo tutto individuale, unico e fondamentale nella totalità del suo genere. Riconquistiamo la voglia di credere, di sognare, di cambiare, senza rese o timori di sorta.
Qualcuno di certo mi chiamerà "folle" od "esaltata", ma è proprio a quei "folli esaltati ' come me che rivolgo queste ultime parole libere, a voi tutti dedico il mio desiderio, questa speranza d pace,
in totale comunione con la ritrovata identità.

segue

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Vieni.
Guarda con me in questo buio scorcio d'inverno.
Cosa vedi?
Vedi freddo e minacciose ombre?
Non io.
lo vedo l'esaltazione della forza della natura,
Lo stoicismo dell'intrepida perseveranza,
Il trionfo di Dio.
Sai cosa penso?
Che infima cosa sono!
Una nascosta presenza
Tra altre presenze ugualmente nascoste!


Ad ogni modo credo di essere come

Una goccia salata.

Seguimi.
Prova a guardare il mare
E poi ancora oltre l'orizzonte.
Cosa vedi?
Ecco...
un immane tumulto d'acque
tanto vasto
quanto impressionante
da ingoiarci con uno sguardo.
Ma se anche una sola
Tra quelle stupide gocce
Venisse meno
Non vedremmo più la stessa imponenza;
ognuna di esse cela un suo ruolo,
anche noi siamo come due stupide gocce
e il nostro scopo non risiede
nel risalto d'un istante di felicità
destinato a sfiorire;
il fine supremo è rivolto al tutto
e si chiama FRATELLANZA.

Daniela76


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*

LIBERO CITTADINO ? NO,
ULTRAS

II titolo di questo articolo è frutto di uno
striscione che a lungo venne esposto nelle principali
curve degli stadi calcistici italiani. Come molti di
voi avranno già capito sto parlando dell'attualissimo
fenomeno legato al mondo dello sport e del calcio in
particolare, quella sottocultura di cui tutti parlano
ma nessuno si sforza di capirne cause, motivi e
ragioni; sto parlando dei famigerati ULTRAS. L'idea e
la voglia di scrivere su questo argomento (premetto
che io faccio parte di questo mondo, anche se non
nella totalità dei suoi aspetti) mi è venuta la sera
della discussione presso lo stabilimento Maja
organizzata da RADIO CITTA' sui temi del G8, quando un
tipo dei Giovani Comunisti, di cui non ricordo il
nome, ha detto una cosa che mi ha dato ai nervi, come
sempre mi danno ai nervi le cose dette in maniera
gratuita, dettate dall'ignoranza e dalla non
conoscenza delle cose. Il suddetto signore ha
affermato, nel corso di una discussione in cui si
parlava di tutt'altro, che loro (il movimento anti-G8)
non sono come gli Ultras del calcio che vanno solo in
giro a spaccare macchine e vetrine. Questa opinione,
oltre che ad essere un clamoroso paradosso (scrivo
all'indomani dei fatti avvenuti a Goteborg in Svezia
il 15/06 !!!!!) è anche una falsità gratuita dettata a
mio avviso da una grossa presunzione. Con la speranza
di fare chiarezza e di non offendere nessuno, cercherò
brevemente di spiegare a tutti, per quello che posso,
in cosa consiste la sottocultura ULTRAS affinchè tutti
possano esprimere la loro opinione, anche ovviamente
di disprezzo, ma solo dopo che si conoscono le cose
come sono in realtà.
La parola ULTRAS, come qualcuno forse saprà, deriva
dalla denominazione data ad alcuni estremisti francesi
ai tempi della Restaurazione, partigiani che lottavano
contro il potere monarchico, la carta del RE, e le sue
guardie armate. Il termine venne poi ripreso negli
anni '60 per definire le organizzazioni
extra-parlamentari nel periodo della rivolta
giovanile.

Al giorno d'oggi le cose sono cambiate ma essere
ULTRAS, esserlo nella mente, non vuoi dir altro.a
livello individuale, che vivere in un pensiero, in
un'idea, credere in qualcosa 7 giorni su 7. Al livello
di gruppo vuoi dire voglia di creare una
contro-cultura giovanile in grado di opporsi al sistema repressivo che viola le libertà dell'individuo con leggi incostituzionali e bombardamenti giornalistici che, con la scusa del controllo sociale, annientano l'uomo rendendolo un
numero, una percentuale "auditel", un acquirente di
prodotti di consumo.
Al livello individuale, come dicevo, il ragazzo ultra
è colui che crede ancora in qualcosa, che ha degli
ideali (giusti o sbagliati che siano, al giorno d'oggi
avere ideali è sempre più una cosa rara) che rischia
di suo per urlarlo in faccia al mondo.Che siano di
destra o di sinistra, del nord o del sud, non importa.
Questi ragazzi hanno in comune l'entusiasmo della
giovinezza. Che poi, come in ogni cosa tanto che mi

sembra quasi superfluo dirlo, ci siano devianze
nell'ambiente, che non tutti si comportino allo stesso
modo, che molti seguono dei modi pensandi tutti loro,
beh...le responsabilità vanno ricercate solo nel
sistema che le ha generate ed alimentate.
Quello che molti non capiscono è che lo sport, in
primis il calcio, luogo in cui questo movimento va a
trovare il suo naturale sfogo, sono solo pretesti.Non
è per la partita che gli Ultras sarebbero pronti a
vendersi l'anima. Quello è solo il pretesto. Se
l'ultra vende l'anima lo fa per quello in cui crede,
per (l'illusione che ha in testa e lo aiuta a vivere in
questa società schifosa.E se questa illusione non è
legata al c.d. "sociale"
beh, facciamoci tutti un
esame di coscienza.Ci siamo mai chiesti perché un
ragazzo preferisce rischiare e urlare per una partita
e non per il G8? Ci siamo mai chiesti qual è la cosa
più giusta? L'ultra non è il tifoso. E' anche il
tifoso, ma in primo luogo è una persona che crede in
quello che fa. Gli Ultras, dico quelli veri, prendono
SEMPRE le distanze dal razzismo, dalla violenza
gratuita, dalla droga e dagli atti di teppismo fini a
se stessi. Se due ultra dovessero fare a botte, lo
fanno consapevolmente, lo fanno sapendo che in quel
momento sono tutti e due d'accordo nel voler fare
a botte e che quindi non violano la libertà di nessun
altro individuo (saremo almeno liberi di picchiarci se
siamo d'accordo tutti e due nel farlo?). Per quanto
riguarda macchine o treni rotti, e vetrine infrante
...sono "degenerazioni" di cui le tute bianche ci
danno sempre il migliore degli esempi, e che in ogni
caso non c'entrano nulla con il movimento. Un capitolo
a parte merita il discorso dei rapporti con i teppisti
in divisa. Quella a mio avviso è una sorta di "guerra
santa" contro la feccia dell'umanità, contro quelle
persone che mascherandosi dietro uno straccio di
colore blu esercitano liberamente il loro teppismo,
provocando deliberatamente incidenti, usando senza
scrupoli le armi in loro possesso, e mettendo in atto
lo strumento della diffida che altro non è che un
provvedimento finalizzato a spezzare dalle radici ogni
movimento di protesta in atto. Proprio a questo si
riferiva la protesta di cui nel titolo, al fatto che
l'essere ULTRAS viene etichettato a tal punto da
rendere l'appartenente a questo movimento diverso da
un cittadino normale, con meno diritti e meno
rispetto. "Libertà per i criminali, e per g/i ULTRAS
lessi speciali"
, recitava un altro slogan di protesta.
Lo stile ultra è basato molto sulla visibilità e sul
folklore , su riti di massa che comportano grandi
impegni, sacrifici, rituali preparatori. L'ultra e
colui che percorre migliaia di chilometri l'anno, è
colui che spende tutti i soldi che ha interamente per
la sua passione, è colui che vive la settimana in
trepida attesa di un evento. L'ultra è colui che
crede, e mai nessuno si permetta di impedirlo. Ognuno
crede in ciò che vuole! Libertà, prima di tutto.

LINO74


(articolo in memoria dell'ultra FRANCO TOMEO, mio
amico)

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Riflessioni di un solitario che ha scelto Il Bosco Sacro


di Asterix


Abbiamo attraversato gli ultimi decenni come funamboli su un filo di seta. Abbiamo visto morire i nostri fratelli di eroina o come sardine schiacciate in scatole di latta. Le nostre ore, i nostri minuti legati ad una idea generosa sono trascorsi fra notti di illusioni e d'amore aspettando l'uomo nuovo, la nostra l'età dell'oro; ci siamo illusi che tutto potesse cambiare, che il mondo nuovo fosse dietro l'angolo, e ci siamo ritrovati come Mammut isterici ad assistere alla scomparsa dell'anima sulla terra. Abbiamo visto crollare tradizioni che avevamo stupidamente combattuto in nome di impossibili utopie.
Abbiamo marciato dietro le bare di nostri compagni credendo di avere dei nemici da combattere e non ci siamo accorti che il progresso e la tecnica (i nostri veri nemici) ci seguivano come una iena che segue un animale malato. Abbiamo visto burocrati corrotti e falsi capi correre a adorare il "Dio Denaro".
Abbiamo visto Lui, il grande Dio, entrare nelle case della gente con la televisione per far schiattare di lavoro tutti, ricchi e poveri, operai e patroni, alla ricerca di falsi bisogni, di falsi poteri, di una vita, che ormai non appartiene più a nessuno.
Quando ci siamo levati il cappuccio era troppo tardi, eravamo diventati tutti borghesi1, schiavi del lavoro e del denaro, della TV e delle macchine, e il passato solo nostalgia di un tempo felice - quando si marciava credendo che si potessero abolire le guerre, lo sfruttamento, l'ingiustizia sociale.
Ora siamo soli in questo pianeta che affonda, bruciati da un sole malato che, ferito e indifeso, comincia a ucciderci e non bastano più le parole business da tavole rotonde, mercanti di nulla hanno invaso i nostri cuori generosi rendendoli tristi, forse si preferirebbe essere tra i morti2, forse loro sono più vivi, più vivi di,tutto ciò che esiste, forse la vera magia non erano neppure i paradisi artificiali, non era il socialismo impossibile, la vera magia era e resta la conoscenza di voler rimanere poveri e semplici con la coscienza della propria essenza più pura, più intima, più divina.

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1 II termine va inteso non come membro di una classe definita... Io definisco borghesi chiunque sia di animo vile (da Il Contemplatore Solitario, di Ernst Junger
2 Da Irradiazioni di Ernst Junger

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Chi pensa a me?


Chi pensa a me?
Io che illudo e circondo i sogni di una donna
che aiuto a cercare i sentimenti smarriti,
io che trovo la frase giusta
quando sembra che frasi non ci siano più,
che leggo tra le righe e rincorro occhi che fuggono.
Se a voce bassa sussurri che ti sei persa,
ritrovo per te la realtà che meriti
... ritrovo per me la fantasia che merito.
Io che guardo quello che gli altri
non hanno più tempo di guardare.
Se riesco a farti abbassare gli occhi ...ti porto con
me
quando tornerai sarai un po' diversa,
meravigliata di quello che hai trovato
dietro la mia sicurezza,
c'era solo un uomo in cerca di quello che da
Ora sorprenditi
...e pensa a me.

Giuseppe Iannascoli

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BREVE STORIA DELLE
ISTITUZIONI POLITICHE IN
OCCIDENTE

di Simone Paolini

(segue dal numero precedente)

...il concetto di legge e quello d'autorità. Le due
nozioni invece vanno tenute ben distinte: la legge è
un comando che ha carattere universale e generale, 1'
autorità invece è l'attitudine o forza in grado di
fare applicare la legge e di farla rispettare. Insisto
su questa suddivisione, perché essa è la
caratteristica peculiare che il potere ha assunto in
occidente, e il punto di rottura con i regimi
dispotici di matrice orientale. Dunque con legge deve
intendersi un comando che sia universale, vale a dire
valido sempre e senza eccezione alcuna, e generale,
quindi valido per tutti. Si può notare 1' aderenza di
questa definizione con il significato che il termine
legge ha nelle scienze naturali e matematiche; siamo
in presenza di una legge quando i fenomeni aderiscono
in modo necessario e senza possibile eccezione alle
sue prescrizioni. Se così non fosse, evidentemente
avremmo stabilito una legge errata o, detto meglio,
non saremmo riusciti a "leggere" la regola
d'interazione tra i fenomeni, giacché non ne siamo noi
i creatori. Allo stesso modo dovrebbe funzionare la
legge civile. Essa prescrive dei comportamenti, e si
rivolge a tutti i soggetti; nelle democrazie moderne
questi soggetti sono i cittadini, nessuno escluso,
nemmeno quell'elite deputata a porre in essere le
regole che dovranno essere rispettate da tutti.
Dunque, nessuno può porsi al di fuori di questo
orizzonte; né a rigore dovrebbero avere vigore
normativo, quelle leggi che si rivolgono ad una parte
soltanto del corpus sociale. Quella famosa massima,
che tutti hanno letto e che è di solito oggetto di
alacri ironie, che recita "tutti sono uguali davanti
alla legge" trova così un suo senso: la legge si
rivolge a tutti, nessuno può essere escluso.
Ecco descritto il concetto di uguaglianza: si è uguali
davanti alla legge; cioè se fossero stabilite (o ci
fossimo date) un certo numero di leggi, la nostra
uguaglianza atterrebbe ai comportamenti prescritti.
Per tutto il resto avremmo legittime diversità. Si
badi che questo concetto non sfuggiva ai pensatori più
antichi né a quelli dell' epoca medioevale e moderna,
tant' è che, secondo tradizione, s'individuavano
almeno due distinti ordini di uguaglianza: la prima
davanti a Dio, in quanto latore di leggi stabilite per
il suo popolo, e, in un ordine inferiore, l'
uguaglianza davanti allo stato, incarnato dal sovrano
o dai cittadini stessi. Ma allora, si potrebbe
obiettare, come si spiegano le disuguaglianze, le
leggi a favore di alcuni, le esenzioni a favore di
molti e anche le leggi che non si rivolgono ai
cittadini? Risponderei affermando che le prime due
considerazioni appartengono alla patologia dei
rapporti sociali e nelle odierne democrazie sono
dovute ad una contraddizione di fondo, o adoperando il
linguaggio corrente, si direbbe ad un conflitto di
interessi, quello tra chi stabilisce le leggi e chi vi deve sottostare. La rappresentatività consente alle volte di svicolare dai doveri, o di parteggiare un po' troppo per il proprio corpo elettorale, ma quest'aspetto c'interessa poco
nello svolgimento delle nostre analisi. Più interessante è la considerazione sulla mancanza di corrispettività fra le leggi e il corpo sociale, in quanto fenomeno proprio delle democrazie odierne, sulle quali ritengo sia venuto il momento di
focalizzare la nostra attenzione. Innanzi tutto
poniamoci il problema delle origini. A quando si può
legittimamente far risalire l'origine del sistema
politico attuale? Io ritengo, per quel che attiene i
regimi di natura parlamentare nati con la caduta delle
antiche monarchie, che si possa far risalire la loro
genesi dal modello istituzionale della repubblica
rivoluzionaria francese. Le somiglianze e le
corrispettività sono davvero notevoli. Il colpo di
mano rivoluzionario in Francia comportò uno
stravolgimento tale per cui tutto il potere fu
trasferito e attribuito alle assemblee popolari,
processo che comunque avvenne gradatamente e nell'
arco di quattro anni (1789 - 1793) a differenza di
quanto comunemente si crede. Dunque solo dopo il 1792
- l'epoca del terrore - e per mezzo dell'eliminazione
del re e della famiglia reale, le neo-costituite
assemblee popolari si conferirono anche il potere di
amministrare lo stato, attribuzione che fino a quel
momento e prima della vittoria giacobina, la frangia
moderata della borghesia rivoluzionaria non aveva
osato contestare come appartenente alla competenza
regale. Se osserviamo il procedere della rivoluzione
francese in quegli anni, l'impressione che se ne ha è
quella della deriva autoritaria dell' accentramento
del potere nelle mani di un unico organo, sebbene
organo rappresentativo. Con il coronamento della
rivoluzione caddero tutti gli ostacoli
all'autoderminazione degli uomini- cittadini. Questa
conquista fu salutata come la ritrovata libertà, la
libertà di stabilire leggi al cospetto delle quali
tutti sarebbero stati uguali. Ma l'accentramento del
potere e delle funzioni nell' organo rappresentativo,
fino al culmine di attribuirsi anche il potere di
giudicare e di emettere sentenze, comportò una totale
deriva autoritaria. Gli elementi di similitudine con i
sistemi parlamentari come il nostro sono
rintracciabili nell' accentramento di più poteri in un
solo organo, mentre le maggiori differenze sono nella
nostra maggiore certezza costituzionale (difesa dei
diritti) e nelle procedure di funzionamento degli
organi di governo.

In Italia ad esempio il parlamento
ha attribuiti a sé due poteri distinti: il potere
legislativo, poiché emana le leggi della repubblica e
il potere di governo, poiché attribuisce la fiducia al
presidente del consiglio e gliela revoca quando
ritiene sia più opportuno. Nella sostanza ha gli
stessi poteri dell' assemblea rivoluzionaria francese
dopo l'uccisione del re, ma, differenza non da poco,
non ha attribuito a sé il potere di giudicare.
Carattere indispensabile del potere è la propria
indipendenza, per cui si ha un potere solo quando
questi è autodeterminato.
Una conclusione cui si può giungere è che nelle
repubbliche parlamentari i poteri sono uno soltanto
(repubbliche rivoluzionarie o totalitarie),
oppure due (repubbliche costituzionali). Quando
il potere è suddiviso tra due organi indipendenti si
avrà un generico potere rappresentativo che crea le
leggi e amministra la cosa pubblica e un potere
giudiziario che fa rispettare le leggi. La commistione
del potere legislativo edesecutivo portò ad inconvenienti che si manifestarono già
nell' amministrazione della repubblica rivoluzionaria
francese: eccessiva proliferazione legislativa e
instabilità dei governi a causa del ricatto delle
maggioranze parlamentari. Proprio gli stessi inconvenienti
che attanagliano le nostre istituzioni, e che invece
sembrano essere assenti nelle repubbliche presidenziali, nelle
quali, d' altro canto s'incorre in un altro problema: quello
dell' eccessiva autorevolezza presidenziale, che tendendo ad
influenzare le deliberazioni delle assemblee legislative,
provoca una indebita influenza di un potere verso 1' altro,
minandone perciò 1' indipendenza, la quale, come
abbiamo visto, è il carattere essenziale del potere
politico: senza autonomia non c'è potere. Tuttavia
l' influenza presidenziale può essere circoscritta con una
serie di divieti atti ad impermeabilizzare l' influenza tra
gli organi detentori dei poteri; il più importante di questi è
la non rieleggibilità del presidente della repubblica.
Tale precetto è stato assunto dalla più antica repubblica
che ha mantenuto in vita le proprie istituzioni fino ai giorni
nostri: gli Stati Uniti d' America. La loro architettura
istituzionale essendo anteriore alla rivoluzione francese ha
mantenuto integre le proprie caratteristiche di
suddivisione del potere in tre organi distinti e autonomi
fra loro. Il presidente non può essere rieletto dopo due
mandati di governo ed è designato direttamente dal
popolo, non risponde alle assemblee, non può essere
sfiduciato e si assume la responsabilità della propria
amministrazione davanti agli elettori, è sottomesso
alle leggi della repubblica che deve rispettare.
Nelle repubbliche parlamentari l'eccessivo accentramento di poteri in un organo comporta in sostanza la confusione tra il precetto che ha valore di legge e l' atto di disposizione amministrativa con il paradosso di trovarsi con un' inflazione legislativa che maschera i provvedimenti amministrativi e che alla lunga finisce per attenuare i diritti dei cittadini.
Passiamo adesso ali' illustrazione degli ordinamenti
che precedettero la rivoluzione francese, evento dal quale
faccio risalire F inizio dell' epoca contemporanea.
In politica gli "antichi" avevano distinto le forme di
governo in monarchia, aristocrazia e democrazia, secondo
che il potere fosse esercitato da una sola persona, da
un gruppo di persone o dalla maggioranza del popolo.
Questa tipologia durante il Medioevo continuò ad essere al
centro della tematica politica, ma la preferenza andò al
governo monarchico. Il codice giustinianeo aveva
indicato l'imperatore come il capo del potere monarchico, mentre i barbari, quando avevano formato i loro regni, a capo
di ognuno di essi avevano riconosciuto il potere di un re.
Molti scrittori politici, per evitare lo specifico riferimento
ali' imperatore o al re, preferirono il termine "princeps", e
trattarono il governo della monarchia come il regno
del principe o principato. Da un punto di vista
istituzionale il termine princeps non diceva molto, ma al principe fu attribuita una "auctoritas", e gli fu riconosciuto un
titolo ereditario, per cui la successione si aveva con piena
legittimità.

Intorno alla figura del principe nel Medioevo si delinearono due immagini: quella del principe santo e quella del principe giusto. Il principe santo, secondo teologi e canonisti, era colui il quale usava l'autorità civile per fini morali e religiosi, la pietà
era la sua somma virtù, egli trattava i suoi sudditi da buoni fratelli e li esortava con i fatti e le parole a seguire il verbo di Dio. Il principe giusto, secondo giuristi e politici, era colui il quale rispettava e faceva rispettare la legge; amministrare
la giustizia e punire la violenza privata dovevano essere i compiti propri di chi possedeva l' autorità politica e reggeva le sorti di un paese. Tutta una letteratura precettistica ed encomiastica fiorì durante il Medioevo sul tema del principe, ma la distinzione fra principe santo e fra principe giusto
spesso derivava dalla distinzione fra doveri verso il
Papa e doveri verso l' imperatore, tra atteggiamento
guelfo e atteggiamento ghibellino; l' ideologia
politica era ricorsa alla massima autorità spirituale
o alla massima autorità temporale per illuminare in
maniera carismatica la figura del detentore del
potere. Con la crisi delle autorità universali nella
nuova realtà storica della fine del Medioevo, il principe, nell' ambito della sua autorità territoriale, divenne il personaggio politico che doveva difendere gli interessi suoi e quelli del
paese, e fu identificato con il monarca. Il potere
monarchico con Luigi XI in Francia, con Enrico VII in
Inghilterra, con Ferdinando ed Isabella in Spagna,
giunse ad una forza e ad un prestigio mai posseduti
prima, e tale autorità andò poi accrescendosi sotto i
loro successori. Per quanto grandi fossero le
differenze fra le monarchie, la somiglianzà dei tratti
essenziali testimonia che l'evoluzione
corrispondeva...

(continua nel prossimo numero)



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LINGUAGGIO E POTERE

di Marco Tabellione


"Cambieremo l'Italia. Lo faremo nel rispetto dei diritti del cittadino sanciti dalla costituzione, nel rispetto della libera espressione d'opinione, nel rispetto dell'uguaglianza e della libertà, ma lo faremo". Pur non possedendo buona memoria televisiva, riteniamo che il senso del discorso ed alcuni termini utilizzati in una delle prime relazioni al parlamento effettuate dopo le ultime elezioni amministrative, siano in buona sostanza questi. Il nostro intento è quello di analizzare questo discorso, che speriamo il più possibile fedele all'originale, e ricercare nelle sfumature del linguaggio l'ideologia subdola, non dichiarata, che si nasconde dietro i sorrisi, le cortesie, le proclamazioni a favore del bene comune e quant'altro. Un'ideologia probabilmente non dichiarata o palese neanche ai produttori di un simile linguaggio, vittime della ottusità intellettuale e della ridotta sensibilità che caratterizza i nostri decenni. Del resto molte dittature, anche le peggiori, hanno sempre paternallsticamente agito pensando di fare il bene della collettività.
E infatti quello che più ci spaventa delle nuove tendenze del potere politico in Italia non è tanto il desiderio di dare vita ad un regime più autoritario, no, quello che ci spaventa è la presenza di una presunzione riguardo al bene della collettività, la presunzione, cioè, di avere su ogni problema o male italiano la risposta giusta e la relativa soluzione. E questa nostra opinione è stata per così dire ribadita dallo stralcio di discorso al parlamento che abbiamo imprecisamente citato. Ma torniamo all'analisi della frase per rimandare la questione ideologica alle conclusioni.

Nella frase, che è stata scelta come campione ma che evidentemente richiama un intero ordine di linguaggio e di impostazione concettuale, si afferma il proposito di trasformare il Paese nel rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione, diritti che tuttavia vengono posti in avversativa in confronto alla volontà di cambiamento. E1 questa avversativa che ci preoccupa. L'intenzione di trasformare il Paese non è evidentemente posta in una relazione consequenziale o causale con l'applicazione dei diritti del cittadini, e quel "ma" testimonia a pieno questa interpretazione.
Le soluzioni prospettate allo scopo di dare compimento alla fatidica metamorfosi della società italiana, non essendo in posizione causale rispetto ai diritti costituzionali, ma addirittura in avversativa, non sono evidentemente finalizzate a garantire i diritti della cittadinanza e in generale la libertà di espressione e personalità.
Diritti questi ultimi che, stando almeno a quanto da
noi ricordato, erano presenti tra le condizioni
prospettate in quell'accenno di discorso al
parlamento. Ma, chiediamo allora, se lo scopo del
cambiamento non è rivolto ai diritti dei cittadini, a
quali obiettivi sarà mai collegato? Una domanda
sicuramente cruciale.
Stando alle dichiarazioni dei vincitori delle ultime
elezioni, il progresso economico costituirebbe il vero
traguardo che la nuova amministrazione dello Stato
italiano sarebbe in procinto di puntare e cercare di
raggiungere. Un miglioramento economico del Paese che
dovrebbe essere conseguito attraverso un progresso
tecnologico, un potenziamento dell'efficienza
professionale, e in generale mediante
un'amministrazione più efficace, quella efficacia che
i nuovi depositar! del potere politico hanno
dimostrato in tanti anni di gestione aziendale,
scandita da numerosi successi. Ma è proprio qui il
punto determinante di queste problematiche. Un paese,
una nazione, uno Stato, non possono essere considerati
alla stessa stregua di un'azienda. Una nazione non è
un'azienda, non risponde ai fini e agli obiettivi di
un'impresa, o meglio non risponde soltanto a quegli
obiettivi, ma abbraccia un orizzonte umano che non può
comprendere soltanto aspetti materialistici o
utilitaristici. Far funzionare un Paese ed uno Stato
non può voler dire soltanto far pareggiare i conti,
non è solo una questione di efficienza aziendale.
Anzi, nella misura in cui gli aspetti utilitaristici
stridono con altri versanti, come la solidarietà e la
salute pubblica o la conquista di un benessere anche
spirituale, qualsiasi eccesso sul versante del
rendiconto economico rischia di soffocare nell'uomo
altri tipi di evoluzione, come quella relativa alla
sensibilità, all'immaginazione, alla fantasia, oppure
ad una etica capace di riconoscere il valore
dell'individuo.
Considerare gli uomini e i popoli solo dall'ottica
economica, vuoi dire disconoscere l'incredibile
ricchezza umana. Si potrebbero fare moltissimi esempi,
valga per tutti quello della sanità. Un bene così
prezioso come la salute pubblica non può essere
gestita facendo riferimento esclusivamente a
parametri di tipo aziendale o speculativo. L'unica
bilancia da far quadrare quando si paria di medicina è
quella della salute di ciascun individuo. Per questi
motivi, al di là del programma sanitario del nuovo
governo che non conosciamo, dire che si cercherà di
cambiare una nazione, nel rispetto dei diritti dei
cittadini, significa secondo noi già disattendere quei
diritti, perché li si da per scontati, quando invece
non lo sono affatto. Per quanto ci riguarda qualsiasi
cambiamento che non consideri come obiettivo primario
il bene materiale e spirituale della collettività,
comprendendo in quel bene i diritti di libertà ed
espressione, si avvia, quel cambiamento, verso strade
diverse, strade purtroppo pericolose. Pericolosità di
cui, molto probabilmente, nemmeno i fautori della
pretesa "Nuova Italia" si rendono conto.
Un manifesto del Pds, qualche tempo fa, riportava una
vecchia dichiarazione di Hitler, risalente ai suoi
primi anni di attività politica, in cui si faceva
riferimento ad un contratto stipulato con il popolo
tedesco dallo stesso Hitler, come supporto alla
propria candidatura politica. La somiglianzà con
quanto avvenuto in Italia nelle ultime tornate
elettorali lascia da pensare. Il fatto è che gli
assolutismi non si annunciano mai, l'arroganza di
coloro che credono di avere la ricetta per i mali
della società si tramuta spesso in imposizione. Il
fatto è, anche, che le dittature col tempo assumono
facce diverse, che gli autoritarismi si trasformano, e
oggi usano strumenti meno violenti, ma dagli effetti
non meno eclatanti. Non c'è più bisogno di distruggere
fisicamente, perché l'asservimento ideologico alla
non-ideologia del consumismo e dell'immagine
pubblicitaria rende superflua l'estinzione. Per il suo
ultimo film "La voce della luna", Federico Fellini
raccontò di aver chiesto al nostro attuale premier di
recitare una scena, lui che annunciava: "Pubblicità"
nelle vesti della luna, quasi a testimoniare che oggi
l'aspetto fascinoso e poetico della vita,
simboleggiata dalla luna, ubbidisce anch'esso alle
logiche del mercato e della cultura televisiva. E'
superfluo dire che Fellini, in quella occasione,
ottenne un netto rifiuto.

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COSTATAZIONI

"Voglio scrivere un volantino"
"lo scrivo"
Penso:"domani lo batto al computer"
II giorno dopo mi siedo lo rileggo e lo butto.
Quante volte ci è successo di constatare la distanza tra il desiderio di agire e l'azione?
Ho deciso di scrivere questo documento per aflrontare,spero,un argomento per me e per molti scottante.
Vorrei che si avviasse un dibattito informale fra noi e in noi.
Perché proprio ora?
Perché credo sia il momento giusto, i legami tra di noi si stanno consolidando e si vorrà porsi uno scopo politico,
un disegno politico.
Credo che trovare soluzioni a questo problema adesso .moltiplicherà la nostra forza pratica.
Paradossalmente non credo che ci manchino i mezzi per attuare forme di lotta efficaci. Ciò che scarseggia veramente è la rabbia,la passione,l'emotività che da energia e porta all'azione.
Chiamatelo entusiasmo,coraggio,come volete ma credo che questo sia il motore primo della lotta e della sua continuazione. La razionalità è importante per dare la direzione all'azione ma è l'emotività che la realizza e la porta avanti. La forza della resistenza è data dal prodotto dei mezzi disponibili per la forza di volontà. La nostra forza di volontà è attaccata in vari modi dal potere perché esso sa che è la fonte prima della lotta. Un grosso colpo lo riceviamo vivendo in una situazione materiale apparentemente buona(la carota).
Un secondo colpo è dato dal farci sentire deboli rispetto ai mezzi repressivi^ farci sentire la loro presenza costante (il bastone). Ci vogliono convincere che la nostra libertà,la nostra unica vita è comprabile e dall'altra parte usano l'intimidazione per bloccare ogni idea di opposizione a questa situazione pazzesca. Impaurirci significa fare il loro gioco! "E' meglio mangiare merda o finire in galera?"
Alla fine credo che dobbiamo far crescere in noi un amor proprio talmente elevato da produrre una rabbia
che abbatta tutte le paure che ci bloccano e ci spingono nell'apatia o al massimo nella retorica sterile.
Dobbiamo capovolgere la logica della lotta. Solo se proietteremo la nostra determinazione a lottare a
qualunque costo produrremo paradossalmente una minore propensione all'uso della forza,un costo per il potere,che allora
cercherà un approccio più raffinato.
Se invece ci dimostriamo arrendevoli facciamo quel che vogliono : AUTOREPRESSIONE
Finché la repressione sarà poco costosa il potere 1' userà o userà il suo potere dissuasivo.
Dobbiamo essere consapevoli che se lottiamo abbiamo una possibilità di vittoria, se non lottiamo siamo
già sconfitti quindi lottare diventa la sola scelta possibile.
E' da noi che dipende veramente il futuro dell'umanità sia che agiamo o no.
La nostra azione implica la complicità. Sarà esagerato quello che sto per scrivere ma credo fermamente che
non ci sia niente di più importante della lotta.
"Tengo famiglia" o dover studiare non è una scusante,forse sarà frutto della cultura italiana per
cui non si prende sul serio ciò che è più importante per un essere umano:la propria e altrui autodeterminazione.Cosa diremo ai nostri
figli?!"vedete, ho preferito comprarvi il motorino che darvi un mondo migliore".Dobbiamo uccidere la sfiducia
che è in noi,che ci hanno inculcato fin da piccoli II fatto stesso che avvenga questo processo di
repressione psicologica indica che in noi c'è un enorme potenziale che non vogliono venga in
superficie.Noi possiamo e dobbiamo diventare uomini nuovi; la nostra pura esistenza sarà la prova che si
può creare una società di uomini liberi. E' questa fede incrollabile che ci deve guidare
attraverso tutte le repressioni che il potere ci scaglierà contro. E' con essa che le supereremo tutte
e vinceremo.

UN ESSERE UMANO DA CUI DIPENDE IL FUTURO


P.S. (le considerazioni si riferiscono alle attività e riunoni di una rete Autogestita di Compagni,
svolte in varie località situate tra Pescara e Ancona)

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Pranzo sulla statale

La tristezza mi attanaglia

i morsi della malinconia sono ben

più forti di quelli della fame.

Un anziano cameriere va e viene,

tenta di parlare con tutti ma pochi

gli sorridono; lui insiste, conosce gli

sguardi vuoti di questa gente

e tenta di tirarne fuori

qualche briciola di emozione.

Io mi sento il più solo, ma forse

tutti qui dentro pensano la stessa cosa.

Il profumo di mare

della mia città, non giunge

in questa desolata statale 9;

la sirena di una fabbrica

mi fa sobbalzare un istante,

ma l'impressione che sia

il suono del faro della mia città,

nelle rare giornate di foschia,

dura meno di esso.

Il rumore dei passi

dei camionisti appena entrati,

mi distologono dallo scrivere

e cerco tra i loro volti,

quello che possa farmio dire:

"Ciao come mai ti trovi

anche tu a Bologna?"

Ma quel volto non esiste,

così abbasso gli occhi e torno a scrivere

la mia solitudine,

cercando di lasciare il mio corpo qui

e di far arrivare

la mia anima fino al mare,

accanto a mio padre che nonostante abbia

quasi sessant'anni, insiste nel tirar

calci al pallone, dicendo che la sua squadra

sarà senz'altro più forte

dell'anno passato.

Poi ancora il cameriere:

"Il conto prego"

rimetto l'anima al suo posto

e vado via.

Giuseppe Iannascoli

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FALLIMENTO DELL'AMICIZIA

di Sabrina Renzetti

Tramonto di una tiepida serata autunnale, due uomini seduti l'uno accanto all'altro sulla riva del fiume guardano persi verso l'orizzonte, il primo quello vestito di bianco chiede all'altro:
U.B:- perché poi non se ne fece più nulla? L'altro uomo quello vestito di nero risponde:
U.N -non saprei spiegarti chiaramente come si svolsero i fatti,sembravano tutti così fiduciosi nelle loro capacità, felici di cimentarsi di nuovo in un lavoro comune, felici di condividere preoccupazioni, idee, fantasie,emozioni,felici al solo pensiero di trascorrere faticose ore notturne a scrivere.
U.B.- ma erano davvero felici?
U. N.-così sembrava. Certo non era facile superare le differenze di opinioni e di idee,c'era chi voleva scrivere una commedia, chi una tragedia, chi un dramma,chi senza non poca presunzione ebbe il coraggio di definirla opera teatrale...
U.B:- una grande ambizione!
U.N.- molto grande se si considera che si trattava di un gruppo di amici che voleva solo divertirsi.Eppure anche all'interno di piccoli gruppi uniti da profonda amicizia, certi desideri di rivalsa e di rivincita permangono e minano alla base anche legami molto solidi.
U.B.- è questo che è accaduto?Qualcuno ha cercato di prevaricare l'altro?
U.N -non tutto si è svolto con ordine come per lo più avviene nelle relazioni tra gli uomini.Uno di loro parlò di mancanza di umiltà,un termine poco usato nella nostra società e molto poco considerato nel suo più profondo significato etimologico. Umile non significa vile, umile non significa debole, umile non significa sciocco, è umile colui che in grado di riconoscere le proprie capacità ma anche quelle degli altrì,colui che riconosce i propri errori ,le proprie debolezze, i proprì limiti, i proprì dubbi...
U.B.- e nessuno di loro lo fece! ! !
U.N:- no nessuno di loro lo fece, quel gruppo era una sorta di società in miniatura,nella quale gli
uomini sgomitano tutti i giorni per afferrarsi la fetta migliore della torta.
U.B.- ma di quale torta parli? Si trattava di scrìvere un'opera, se cosi la si poteva definire, tra
amici, doveva essere un'occasione per ritrovarsi, scherzare, divertirsi .Non c'erano neppure
interessi economici
U.N.- è vero non c'era nulla di reale e concreto,ma ognuno entrava in gioco con il proprio io, ed ognuno mirava a difenderlo e a nasconderlo in relazione alle circostanze e spesso a sopravvalutarlo in maniera a dir poco esasperante.
U.B.- secondo te questo piccolo gruppo di amici ha visto fallire il tentativo di creare qualcosa insieme perché i suoi membri non sono stati in grado di dar vita ad una sana e serena convivenza,basata essenzialmente sul rispetto reciproco?
U.N.- amico mio io credo che il vero malessere che gli uomini avvertono affondi le sue radici nell'incomunicabilità, nell'incapacità di esprimere se stessi senza invadere tenitori altrui .L'uomo è
sempre più ricco di beni materiali, ma è sempre più solo con se stesso, sempre più lontano dal
desiderio di cercare delle risposte, sempre più distante dall'ideologia dell'interiorità, dalla volontà di ripiegarsi su se stesso e riflettere...
U.B.- bè oggi si ha ben poco tempo per fermarsi a riflettere
U.N.- e l'uomo si lascia trascinare dagli eventi, si lascia vivere, senza più chiedersi il perché delle cose e l'origine di quella sua grande insoddisfazione che nonostante tutto lo invade fino a soffocarlo.
U.B:- soli erano anche quegli amici?
U.N:- probabilmente si! O almeno nessuno di loro si fermato a chiedersi cosa voleva veramente l'altro, ed ognuno ha cercato di affermare l'aspetto più forte della propria personalità, guardandosi bene dal non mostrare le proprie debolezze od incertezze, di non comunicare le proprie attese, le proprie aspirazioni e anche le proprie ... paure.Se soltanto ognuno di loro si fosse aperto all'altro senza troppi pregiudizi avrebbe imparato a conoscere meglio un'altra parte di sé e avrebbe posto le basi di quella che poteva essere una vera amicizia.

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E-MAIL DALLA GERMANIA



"Ciao a tutti,


oggi scrivo a tutti voi per raccontarvi qualcosa che mi era successo. Il background: attualmente esiste un "hip hop tour" contro la violenza di destra, che gira diverse città della Germania-Est. Questo Tour venne promosso nell'ambito dell'azione coraggio contro la violenza di destra, dalla rivista "Stern" e dall'associazione "Euro Larm" per la quale in veste di organizzatore ho accompagnato il giro. Siamo stati in città come Orla, Eberswalde, Dessau e Bad Salzungen perché sono delle città nelle quali il fenomeno dei nazisti è molto diffuso.
Vorrei raccontarvi della nostra tappa a Wurzen, del 21. Aprile 2001, poiché penso che molta più gente dovrebbe sapere quello che succede in quella piccola città. Wurzen è la prima città che si ha chiamata "zona nazionalmente liberata". Infatti in quel luogo non esistono stranieri. Non esiste il Doner turco, ne una Pizzeria italiana e l'unico ristorante cinese è stato terrorizzato a tal punto da far sfuggire i proprietari. I nazisti si sono impadroniti del posto e ci organizzano delle cosiddette serate folcloristiche.
Quando siamo arrivati in quel posto era subito chiaro che eravamo tutt'altro che benvenuti. Sapevamo che Wurzen era una delle tappe più toste del Tour, però non ci aspettavamo una cosa del genere. Bisogna dire che lo spettacolo doveva svolgersi all'area aperta perché il comune non voleva mettere a disposizione un luogo coperto. Il concerto stesso era organizzato da un gruppo di persone, residenti a Wurzen e dintorni.
Questi ragazzi, tutti intorno ai vent'anni, non vogliono andare a vivere in altri posti perché così, dicono, perderanno per sempre la battaglia contro i Nazi. I nostri artisti del Graffity, parte integrante dello spettacolo, cominciarono alle ore 14 di dipingere un muro di fronte all'area del concerto. Fin dall'inizio vennero minacciati dai Nazi che ci passarono: "sta notte ti ucciderò, più tardi te lo farò vedere, ecc..". Non c'era traccia della pattuglia di polizia, che ci era stato promesso per la nostra sicurezza.Verso le ore 15 si fermarono due macchine della polizia davanti al muro. Scendevano e chiedevano ai nostri artisti il permesso scritto per l'azione.
Puro dispetto, se mi chiedete, poiché logicamente tutto lo spettacolo, compreso il Graffity era stato autorizzato e preannunciato. Fin dall'inizio i poliziotti si sono comportati in maniera brusca ed estremamente non collaborativa. Uno degli artisti, di origine asiatica, fece un video film. Ad un tratto i poliziotti lo costringevano di accomodarsi nella macchina della polizia, di cancellare il video e di lasciare i dati personali. Non c'era nessun motivo legale per questo "arresto". Cercavo di farmi spiegare quale fosse il capo d'accusa, ma subito capì perché scelsero Daniel, quando un poliziotto mi rispose che il ragazzo è stato arrestato perché prima di tutto deve sillabare il suo nome " ..o lei crede che io possa conoscere il vietnamita?..", allora la situazione stava per scoppiare. Infine siccome abbiamo dietro di noi la stampa (c'erano Stern e Focus) Daniel venne rilasciato. Ma da allora in poi era chiaro che la polizia che ci doveva proteggere non era del tutto sul nostro lato. In seguito una pattuglia si mise vicino al muro facendo finta di sorvegliare. Un poliziotto di questa macchina era il padre del presidente della NPD della città.
Un altro esempio per l'orientamento politico della polizia della città: un singolo Nazi passa tranquillamente davanti a 30 artisti di Graffìty e dice con orgoglio che sta notte ucciderà tutti quanti.
Poi passa l'angolo e saluta i poliziotti.
Il concerto andò bene. Sentivamo tanta riconoscenza e come a Neustadt ci siamo resi conto che è molto importante fare qualcosa per la gente che combatte i Nazi. Ho molto rispetto per loro che giornalmente vengono massacrati di botte e buttate giù dagli autobus e non si arrendono lo stesso. Quando il concerto era finito e la maggior parte del pubblico e i musicisti erano già a casa, ad un tratto arrivarono circa 50 Nazi sul grande parcheggio dell'area.
Inizialmente non si vedeva nessuna pattuglia di polizia. Il nostro agente per la sicurezza riuscì ad circondare con la sua gente il gruppo dei Nazi e di spingerlo l'ungo la strada. Poi arrivò anche la polizia, che anche in questa occasione non voleva collaborare. Ma dopo una discussione con il responsabile della fondazione Amadeu Antonio, che ci ha accompagnato per tutto il Tour, la polizia ha promesso di rimanere sul parcheggio fin quando tutti i partecipanti dello spettacolo avessero lasciato l'area del concerto. Ripetutamente i Nazi si fecero vedere dal buio. Tutti insieme, in cinque macchine in fila ce ne siamo poi finalmente andati, ansi siamo fuggiti nel albergo, il cui proprietario tra l'altro sostiene con offerte di denaro uno dei club giovanile della NPD.
Penso che sia molto importante di far sapere a più gente possibile quello che succede a Wurzen. Prendiamo tante notizie dalle mass-media, e pensiamo che quello che si vede in questi filmati è terribile, ma in fondo i Nazi sono soltanto alcuni idioti che sono fatti in questa maniera. Invece uno non riesce a capire, se non l'ha visto in persona, che là non importa da quale Iato uno si gira, in quel posto vivono soltanto Nazi. (tranne quel piccolo gruppo di resistenza). Il consiglio comunale, la polizia, sono tutti dei Nazi, e quelli che non si sono tagliati i capelli a zero chiudono gli occhi e fanno finta di non sapere niente. Spero che molta più gente viene informato su questo in maniera tale che il problema viene preso sul serio.
In tutta la mia vita non ho mai avuto tanta paura di esseri umani, ma lo stesso sono contento di aver
partecipato a questo Tour. Come già detto la gente che vive in quei posti e pone resistenze ha bisogno di non essere lasciata sola.
Al concerto hanno partecipato ca. 400 persone, in fondo non gli importava del tipo di musica, basta che qualcuno si occupava di loro. Se volete sapere più di questo Tour troverete delle informazione a
www.qredoo.de ad www.buerolaerm.de oppure www.fourartists.com Oppure www.amadeu-antonio-stiftung.de

Saluti a tutti e pensateci un pò

Meike*


Credo che questo testo meritava una traduzione dal tedesco e non ha bisogno di ulteriori commenti

Alexander


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