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IL SALE - N.°67


Sommario

 

                                                  

 

 

RITORNO ALLA TERRA (O ALL’UOMO)

 

           

            Visto che i problemi delle nuove “generazioni”, e anche di quelle non proprio nuove, sono la precarietà nel lavoro e non solo, e che si inizia a lavorare a 40 anni, il mio modesto parere riguardo a questo è che l’illusione dell’industrializzazione è stata un puro fallimento.

 

            Negli ultimi 50 anni e più, in questo paese e anche in altri paesi occidentali, forse con meno danni di questo, si sono prodotte soltanto merci, in quantità eccessive,  al di sopra di ogni effettiva necessità, e quindi spingendo la popolazione tutta (o quasi) ad un consumo estremo fuori da ogni regola.

 

            Qualcuno ne ha beneficiato, facendo profitti anche enormi, ma il risultato, a mio avviso, è completamente negativo perché la qualità della vita in questi ultimi 25 anni non è migliorata (al contrario di come dicono tanti) ma l’hanno resa completamente invivibile e “dipendente”.

 

            Cementificazione selvaggia, produzione di automobili al di sopra di ogni possibile aspettativa, informatizzazione da tossicodipendenza, vedi sesso virtuale (o amore virtuale) ecc. ecc., centri commerciali a dismisura fuori da ogni regola, devastazione di spiagge e arenili, abbandono aree verdi e parchi pubblici, rifiuti ……e tutto questo sarebbe il benessere che vogliono farci credere, o qualità della vita.

 

Io personalmente sono contro l’industrializzazione, e cerco di spiegare le motivazioni. Innanzitutto l’industria non è qualcosa che ha prodotto la natura, quindi non la ritengo necessaria per la sopravvivenza dell’uomo (è stata inventata dall’uomo per i propri comodi). In secondo luogo per arrivare a noi, cioè a oggi, non conosco una persona che lavora nelle varie forme d’industria che sia felice o almeno contenta di andare a lavorare.

 

Con questo voglio arrivare a dire che l’individuo se non torna a pensare e a ragionare arriverà alla catastrofe planetaria. Questo non per fare la solita retorica, ma penso che una soluzione alternativa ci potrebbe essere. A tanti può sembrare pura utopia ma, secondo me, se osservate attentamente non lo è. Ad esempio se tutte le campagne incolte per tutto il territorio nazionale e anche fuori, fossero di nuovo coltivate con passione e amore, in un discorso naturalmente collettivo, potrebbero essere già una soluzione o almeno in parte (secondo me, insieme ad altro, una soluzione).

 

L’artigianato è un altro punto fondamentale della Storia dell’umanità. Ad esempio a Pescara per nominare la nostra città, la “Pescara vecchia” è stata deturpata sempre dall’industria dei locali che volevano far sembrare “alternativi”, innovativi e ricreativi. Niente di tutto questo!!!  Ma musica pessima a tutto volume, consumo di alcool esagerato, costi di una qualsiasi consumazione da rapina: è una vergogna!!!

 

Quindi io personalmente non ci trovo nessun miglioramento della qualità della vita, e anche qui sarei per ripristinare la vecchia arte artigiana, come era nei tempi passati, però collettivizzata, a produrre qualità per i lavoratori e per la collettività in generale: questo lo scopo.

 

Insieme all’arte contadina, l’arte artigiana potrebbe veramente riportare a una vita sana con meno ansie e stress vari, e più umanità e benessere per tutti e specialmente per le fasce più povere.

 

Maurizio  Marano

 

 

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               Sale:

               SALE MOLTO…….. O TROPPO SALE  …..

               Quanto è salito : ovvero:

 

Se alcune situazioni divengono imbarazzanti ……… noi si crede che alcun malinteso sia stato inteso male. Come non “odiare” quanti colorano i rosei sogni con esagerata minzione. Scriveva Panzini nel suo dizionario, citato da Zoll, “Minzione - Dicono i medici per non dire pisciare” (corsivo come da autore). Panzini è quel purista meraviglioso la cui sagacia, come nel suo capolavoro Bertoldo………., è proprio Bertoldiana.

 

Ma perché mai non edificarono questa chiesa-sottoesposta su un monte-sovrastante?

Non sapevano che gli ecologistici a furia di tuonare e piangere sui ghiacci li avrebbero alfine fatti sciogliere? Tanto han pianto sul riscaldamento ecologico che gli effetti si cominciano a vedere già in questo campanile alto eppur semisommerso.

Noi ci si chiede: Come mai farà il povero campanaro ad andare alla sua base e tirare le corde campanare?

  

Se alcun giudice magistrato, saggio, avrà coraggio…………impedirà ulteriori pianti-verdi. La sua sentenza potrebbe essere del tipo: “Ora che anche Bush piange l’inquinamento ……..vogliamo esagerare?” Il pianto è onoratissimo peperò può anche risultare dannoso. Anche il Mandarino-Imperatore-Cinese lo sa, lo sa benissimo. Costui si dannò per costruire la GrandeMuraglia, invero la fece edificare dai suoi schiavi, e cominciò a godersela. Sfortuna volle che un soldatino morì in una delle torri in essa presenti. Sfortuna è che la moglie Meng Chuang-shu iniziò un pianto ininterrotto……..e, stando allo storico Lin Yutang,…… da tante lacrime ebbe origine un torrente che spazzò via un lungo tratto della lunghissima Muraglia.

 

Anche il pianto va moderato!

Luciano vede Peregrino piangere per il pericolo e lo irride: “…….gemeva insieme alle donne…..” . Piangere pregare, lamentarsi, ripregare ………..mentre il nemico pensa lui a dar morte – dice la corifera eschilea, mentre le Coefore versano libagioni solo sui sepolcri.

Se poi è un fiume a piangere…………eccolo straripare da solo per autorigonfiamento. 

Poeticissimo è il fiume ovidiano, il Simois che fluet retro……….inverte il suo corso………

Piangere è azione da morigerare………con decisione.

 

Ed il campanile “semiaffogato” come un umido semifreddo rimane nella sua valle Caprone, Val venosta o come vuole che si chiami. Frattanto ridono le capre spagnole gettate dai campanili per sacrifici purificatori.

Noi non ridiamo, né piangiamo………anche perché non abbiamo ancora ben capito il nesso né il Nesso. Campanili affogati ……… e il Signore…….che stermina ………. Chi piscia alla parete……….

La fotografia è d’obbligo, anzi obbbbligatoria.

 

Chi crederebbe mai che Acab sia incorso in tanto caso?

I Re 21-21 riferiscono variamente, peperò il “nostro” testo del Diodati così è stato stampato, e così noi lo abbiamo fotocopiato, né ci preme sapere altro, no!

Alcuna truffa (solo questo incidentalmente) era stata ordita da un ambizioso che ambiva alla vigna di altro. Trovati testimoni i quali testimonino (MARTIRI) che il non venditore ha bestemmiato………così lo lapidiamo e tu avrai la vigna. Il che accadde, ma Achab provò lo sdegno del ………. Che ……..minacciò e………. .

  

Piangere no, orinare ……….in casi eccezionali e ……….se vi capita a letto, nottetempo, dite pure con Aretino che “avete sudato”.

Bruno elogia i Sapientoni: sono loro che han capacità di assorbire quanto “Saturno ha pisciato loro in testa.”

Sapientoni che ricevono saturnità che li insapientisce, mentre Apollo Sputa in bocca a Cassandra onde renderla incredula, non credibile, vaniloquiatrice.

 

Dove-come trovar vendetta ad orinazioni …………….?

Il povero-faraone egizio perde la sua vista e l’indovino gli garantisce che l’orina di donna fedele al marito, se versatagli sugli occhi………gli avrebbe permesso di tornar VEDENTE.

Il Faraone-Poveretto prova subito con la cara consorte……….ma non riesce a vederla neanche dopo l’esperimento. La fa rinchiudere in una camera e prosegue imperterrito a sperimentare con altre donne puritane. Dicono gli storici che la camera, ov’era detenuta la consorte, si riempì presto, prestissimo. Quando al fine, quasi sfiduciato cominciò a Vedere di nuovo………….

Dicono che la sola vendetta che attuò fu quella di ardere Camera e Detenute. (ed Erodoto ride degli Egizi)

 

Ma quale religioso ingegnere ha mai progettato l’affogamento della “sua” valle?

Quale asacralità ha permesso e determinato?

Con quale permesso ha affogato una valle?

Forse esiste gente che pur di vendicare infedeltà coniugali non si ritrae dal sacrificare fedeltà ecclesiali: cos’è mai una chiesa se non il luogo di eccellenza di una o della fede?

         

Ecco che sia in quel lago, sia in piscine varie, moltissimi si stanno attando a traversate della valle allagata. Qualcuno riesce molto meglio degli altri nella traversata.

Già Ovidio, nella prima decade della novella-era, descrive di una maga fantastica, Circe, la quale ammalaiava gli uomini. E la descrive mentre coi piedi asciutti, siccis pedibus, attraversava l’insicuro stretto di Messina, quello che allora era detto Scilla-Cariddi. Vale citare Ovidio per pura pretensione di antecedenza a quanto altri poi evangelizzando documentarono.

Ovidio, carissimo poeta, merita elogi sempre minori di quanti si dovrebbero spendere nei suoi confronti.

 

La 2° foto suesposta, invece, tradisce alcuna bagnatura delle piante……….forse si stava introducendo quel lavaggio podico che ancora regge in alcune circostanze. L’acqua è comunque quell’elemento fondatore della nostra stessa vita, oltrechè del mondo intero. Non vale quindi scherzarci mai, in nessun caso.

Lo Scemo-Serse volle solo costruire un ponte sull’Ellesponto o sui Dardanelli. Che pazzo e che pazzità fu capace di realizzare. La madre non potè neanche lei trattenersi dal redarguirlo: Volesti trattare il mare come un fiume……….hai visto che tragica fine hai fatto tu e tutti i tuoi pagati-soldati?

 

Ma a Serse non sarà valsa molto la lezione ascoltata e subita…….lui temeva che in centinaio d’anni s’avesse tutti a “correr di morte un gran pericolo”. Proprio ridicolo! Chissà come finirà il nostro progettato mega-ponte sul largo Stretto, ove Circe coi siccis pedibus………. .

Serse sbagliò………altri perseverano. Dioaiutalitu.                                                                         StelioSoriani

 

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DI.CO

(Diritti e doveri delle coppie conviventi)

 

 

            Il Papa Benedetto XVI  definisce la famiglia “la cellula primaria della società” – Il segretario della CEI Betori parla della famiglia come “cellula non surrogabile della società e dello stato” – L’Imam di Perugia, presidente di una associazione musulmana,  ha detto che la famiglia “è la cellula fondamentale della società”. Accidenti! Aveva proprio ragione Marx, due secoli fa’, a dire che “la famiglia è la cellula del capitalismo”!

 

            Il presidente della CEI Bagnasco ha messo sullo stesso piano le coppie di fatto, l’incesto e la pedofilia. Questo è veramente un pensiero medioevale, da Tribunale dell’Inquisizione. Inoltre, in questo caso, c’è proprio da dire: “da quale pulpito viene la predica!” La Chiesa è piena di corrotti, con una tradizione di pedofilia di vecchia data,  gli scandali si sprecano, di tutti i tipi, c’è solo l’imbarazzo della scelta, con quale coraggio si fanno delle accuse infamanti così gravi? Evidentemente sono molto preoccupati e temono di perdere pezzi del proprio potere spirituale. Con quello temporale vanno tranquilli e sono in crescita; però quello temporale è importante,  ed alla lunga fa sentire i propri effetti.

 

            La manifestazione del “Family day” del 12 maggio, a cui ha partecipato tantissima gente, vorrebbe rilanciare l’istituzione famiglia ma, a mio avviso, ciò è impossibile. Essa potrà essere soltanto un rilancio dell’autoritarismo, dello spirito reazionario e della Destra politica, ma “la famiglia di una volta” è finita, è morta. Una prova ne è il fatto che la maggior parte degli organizzatori politici ed ideologici del family day sono completamente squalificati  dal punto di vista familiare.

 

            I laici, cioè le sinistre particolarmente, difendono ugualmente l’istituzione famiglia come i clericali.  I Dico vorrebbero allargare l’istituzione famiglia, non la negano. Ne aggiungerebbero un’altra. I Dico vorrebbero dare alle coppie di fatto, compresi gli omosessuali, gli stessi diritti e privilegi accordati alla famiglia. Anche se, dopo la manifestazione del family day del 12 maggio, le sinistre si sono impaurite e pare che vogliano fare dei passi indietro. 

 

            Perché si fanno queste rivendicazioni, come il riconoscimento delle coppie di fatto? Per motivi ideali? Per motivi economici? Per motivi pratici? La Chiesa diventa più logica ed idealista perché rifiuta il riconoscimento in nome della “sacralità della famiglia”, giusto o non giusto che sia. Se si vuole il riconoscimento, cioè l’equiparazione delle coppie di fatto alle famiglie legali per motivi economici e giuridici si decade nell’economicismo volgare e nel sindacalismo. Ciò che è un problema di libertà e di libera scelta personale ed ideale viene ridotto a materialismo volgare,  patteggiato e monetizzato. Non è giusto! Ognuno si accoppia e si “scoppia”  come, quando e con chi vuole, liberamente. La libertà non si negozia! Bisogna conquistarsela! Questo discorso vale per tutti perché certamente non viviamo in una società libera!

 

Le coppie di fatto non sono un problema della società ma dei singoli individui. I membri della coppia sono esseri umani, con diritti umani, cioè al lavoro, alla pensione, alla casa, alla partecipazione e decisione nella società. Quindi devono essere trattati come tutti gli altri cittadini, con uguali diritti e dignità. Che importanza ha se sono due uomini o due donne o transessuali o normali? Indubbiamente nessuna, è un problema personale che non riguarda la società e lo stato.

 

            Il mio è un programma astratto, inapplicabile? Certo! In questa società sì. Ma in questa società tutto o quasi è inapplicabile, non soltanto per le coppie di fatto ma per tutti e ci sono problemi molto più gravi dei loro. Ed allora che fare? Io penso che non hanno altra scelta se non quella di unire i loro problemi a quelli di tutti gli sfruttati e lottare per una società giusta ed egualitaria. Che

 

gliene  frega a loro della benedizione-riconoscimento dello stato vaticano  o dello stato repubblicano? La protezione economica e sociale è da dare non solo a loro ma a tutti gli esseri umani. 

 

La mia è una posizione massimalista? Può essere, però sono 40 anni che vedo ingenti forze lottare per posizioni minimaliste senza ottenere nemmeno queste, con il risultato che le riforme non si fanno e la società peggiora sempre di più. Per cui le idee rivoluzionarie, anche se non applicate, trovano conferma e validità indirettamente. Voglio fare solo alcuni esempi della crisi della società: la famiglia è a pezzi, l’acqua manca, la scuola è diventata ridicola, gli ospedali non sono più luoghi di cura, la Campania è sommersa dai rifiuti e fra poco lo sarà tutta l’Italia. Dove sono le soluzioni possibili e benefiche? Che me le dimostrino ed io sarò contento di applaudirle.

 

Il problema non è essere a favore o contro l’istituzione famiglia: c’è la libertà ed ognuno fa quello che vuole. Così è in teoria. Poi, però, siccome in pratica la libertà  non c’è perché le coppie di fatto sono molto svantaggiate rispetto a quelle legali, allora il problema si complica. Ma tutta la società vive in questa contraddizione tra la teoria e la pratica quotidiana.            I Dico, secondo me, non sono un problema né cattolico, né laico, né rivoluzionario, ma un falso problema, ovvero anche questi sono problemi, ma sicuramente molto secondari.

           

Comunque l’esistenza di queste coppie di fatto è importante come espressione della crisi della famiglia tradizionale. Come si dice all’inizio dell’articolo, la famiglia è la cellula della società capitalista. Se la cellula è in crisi inevitabilmente lo è tutto l’organismo. Se la famiglia è in crisi inevitabilmente lo è tutta la società. Secondo me questo è un sintomo molto interessante, da comprendere per trarne un rafforzamento morale e  per ribellarsi.

 

            Le coppie di fatto stanno ad indicare che le persone sentono molto meno, rispetto al passato, il bisogno di sposarsi ufficialmente. Qualunque siano le cause, c’è questo dato di fatto. Oggi molte persone non si uniscono più attraverso il matrimonio ma su altre basi.  La famiglia in genere è un covo di iper-egoisti  ed individualisti. Come fanno ad andare d’accordo, a reggersi? E’ impossibile! Molte volte rimane ancora in piedi grazie al “collante economico”,  cioè alla convenienza, il che è peggio ancora perché i suoi membri vivono in piena e costante immoralità. 

 

            In seguito alla crisi della famiglia tradizionale sono nate le aggregazioni più strane, apparentemente più strane, mosse dal bisogno-piacere di stare assieme, di qualunque sesso, età, razza. Oggi, per fare fronte alla degenerazione della società, ci vogliono altri sentimenti (fraterni-umani-solidali-rispettosi) e le persone si accoppiano, si aggregano e si cercano tra chi ha questi sentimenti e impostano la propria vita su questi valori.  Queste “nuove famiglie” (coppie di fatto, convivenza tra fratelli e sorelle, genitori anziani e figli molto grandi, omosessuali e non) sono la risposta economica-sociale-morale alla crisi della società.

 

            Se “la famiglia cellula del capitalismo”, cioè egoista gretta e meschina, è in crisi, non si può dire altrettanto della famiglia intesa come nucleo affettivo, altruista e progressista che vive e lotta per il miglioramento umano di se stessa e della società. Ma questi principi riguardano non soltanto la famiglia naturale o legale, ma qualsiasi aggregazione. Di  fronte alla crisi delle istituzioni, all’immoralità dilagante, ai danni del neo-liberismo e della globalizzazione forzata non ci può essere altra risposta che l’aggregazione collettiva  dei semplici cittadini. Solo così ci si potrà difendere da questi mali, partendo dalla micro aggregazione fino alla macro aggregazione. Per cui io penso che se la Famiglia è la cellula del sistema capitalista, “il Collettivo sarà la cellula del sistema  socialista” .    

23/5/07    Antonio Mucci

 

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GIULIANO COTELLESSA

CRITICA L’ARTE CONTEMPORANEA!

 

            Dopo aver conseguito la maturità al Liceo Artistico Statale di Pescara avendo avuto come insegnante Ettore Spalletti, ha frequentato la Facoltà di Architettura della sua città natale, dedicandosi poi ad una ricerca aniconica di forte impegno neoavanguardistico. A partire dal 1990, anno della prima personale al Palazzo degli Affari di Firenze, ha tenuto altre ventiquattro personali tra l’altro alla Galleria L’Idioma di Ascoli Piceno, al Museo Casa Natale di D’Annunzio di Pescara, alla Galleria del Vicolo Quartirolo a Bologna, alla Fondazione F.P. Michetti di Francavilla al Mare, alla Galleria Comunale d’Arte di Teramo, al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, al Castello Svevo di Termoli.

            Ha esposto altresì al XL Premio Vasto; al XXXIII Premio Sulmona;  al XXV Premio Valle Roveto; al XXXI Premio Internazionale Emigrazione Pratola Peligna; al XL – XLI Premio G.B. Salvi e Piccola Europa Sassoferrato (An); alla X Biennale d’Arte di Penne; al IX Premio Campomarino; VIII Rassegna Nazionale Ricerche Contemporanee Pianella; II Rassegna Nazionale Ricerche Contemporanee Pianella; VIII Mostra d’Arte “Stanze aperte” Altidona; Linee di Ricerca omaggio a Osvaldo Licini Sala del Bramante Fermignano (PU); Problematica delle immagini Castello Svevo Termoli; Controguerra Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea Palazzotto dei Nobili L’Aquila; Dialettiche in Campo 11 Maestri dell’Astrattismo – 11 Maestri del Figurativo Museo delle Genti d’Abruzzo Pescara; Eventi d’Arte Museo Vittoria Colonna, Palazzo Valentini Roma, Museo Civico Rieti, Basilica Collemaggio  L’Aquila; Su di lui hanno scritto Pace, Melloni, Rosato, Gasbarrini, Carli, Strozzieri.

            Nel 2006 gli viene attribuito il Premio Targa d’Argento del XXXIII Premio Sulmona a cura di Vittorio Sgarbi.

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            Come tutti gli anni mi sono recato a visitare la storica mostra del Premio Vasto che ormai si tiene dal 1959 e che l’anno scorso ha festeggiato la XXXIX edizione, lo spazio del palazzo D’Avalos che ha ospitato l’importante rassegna è tra i più suggestivi del centro Italia. La mostra dal titolo “Vertigini, il fantastico oggettuale” artisti italiani oggi curata dalla storia dell’arte Silvia Pegoraro  dava adito ad aspettative importanti sia da parte mia che dal numeroso pubblico di visitatori. In realtà dopo un’attenta visione delle opere in mostra la delusione si è fatta palpabile man mano che osservo le opere di questi artisti. Iniziamo da Carlo Bernardini artista nato a Viterbo nel 1966 che si pone all’attenzione come artista tecnologico attento alle nuove sperimentazioni nell’ambito della nuova arte italiana, in realtà l’artista non è altro che un pallido epigono di illustri maestri italiani come Lucio Fontana e Maurizio Moschetti e tanti altri maestri americani veri pionieri del settore. Insomma con Viterbini l’accademia è l’incapacità di esprimere il nuovo con la propria testa  si dimostra un dato di fatto inconfutabile. Passiamo a Pino Barilla mediocre astrattista dell’ultima ora che si dimostra inabile del segno, nella forma e nel colore, inconsistente e anemico nell’insieme si dimostra come una delle delusioni maggiori della mostra. Si passa dalla delusione al peggiore cioè Alessandro Sarra artista che si muove nell’ambito della nuova astrazione vicino a Turcato, Accardi e all’astrazione povera tanto in voga negli anni ottanta a Roma, rigurgito e movimento di neo astrazione teorizzato da Filiberto Menna. Che dire di Alessandro Sarra? La capacità di copiare di tanti giovani sia oggi una cosa certa. Si arriva all’artista abruzzese Mariantonietta Sulcanese, scopiazzatrice di numerose situazioni italiane del primo novecento, vedi l’ultimo naturalismo bolognese, del gruppo di Spoleto e dell’indimenticato maestro abruzzese Elio Di Blasio, per dirle in breve una artista che arriva in ritardo di almeno cinquant’anni. Scadente.  Per quanto concerne Stefano Della Porta, l’anemico e triste, Andrea Mariconti non c’è nulla da dire, meglio stendere un velo pietoso. Arriviamo a Veronica Botticelli ladra di immagini copiate di sana pianta ad altri artisti italiani come Paola Sanchioni, artista marchigiana, che svolge questo tipo di pittura da un ventennio, e dal maturo Giancarlo Costanzo che dipinge queste icone, queste sedie, queste poltrone da almeno 30 anni, In definitiva Botticelli non è altro che una pallida copiatrice, scarsa pittoricamente, praticamente uno zero assoluto. Finalmente vedo qualcosa di interessante in Fabrizio Slocchini artista teramano che approfondisce le tematiche legate ai caratteri di vecchi edifici abbandonati. Arriviamo a Luca Pace, figlio del noto pittore Achille Pace, fondatore dello storico gruppo, uno degli anni sessanta a Roma avvallato dallo storico Giulio Carlo Argan. Achille Pace è un artista di grande caratura e di grosso rilievo intellettuale, purtroppo ciò non accade con il figlio Luca che si arrampica ad una sorta di nuova figurazione pur  non  disponendo di particolare sensibilità pittorica né tantomeno di qualità e ingegno tali da definirlo pittore. Cosa ci fa uno scultore anacronistico come Matteo Pugliese in una mostra di cosiddetta tendenza? Forse incompetenze critiche o favoreggiamenti di un sistema dell’arte ormai allo sbando. Per dirla in breve, veramente poca cosa, se mi posso permettere un consiglio al critico d’arte Silvia Pegoraro è di visitare gli studi dei giovani artisti italiani veramente meritevoli e non questo sterco della peggiore specie che inquina ulteriormente il già tanto bistrattato mondo dell’arte. Dopo il Premio Vasto sono andato a visitare a pagamento la mostra “Plinio De Martis e gli artisti della tartaruga”. Come avevo immaginato visti i programmi dettati dal Premio Vasto, non ho visto altro che una pessima mostra di artisti conosciutissimi, stravisti e già spesi molto. Cito tra tutti l’inesistente artista Ettore Spalletti montato su da un sistema dell’arte corrotto, marcio o forse solamente di sprovveduti? Spalletti dipinge il nulla, il niente. Opere, secondo il mio parere, scolastiche e facili da realizzare. Io Spalletti più che alla Biennale di Venezia lo vedo come ottimo operaio in una falegnameria. Cara Pegoraro lasciaci in pace, non venire più in Abruzzo a mostrarci questa robaccia, l’arte contemporanea è tutt’altra cosa.

Giuliano Cotellessa

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ARTE  ITALIANA  SECONDO  NOVECENTO

 

Affrontare un discorso serio e competente sull’arte contemporanea è una questione molto delicata e complessa allo stesso tempo, in quanto non è più fondamentale il fattore tecnico, il valore estetico di un’opera d’arte ma conta soprattutto la capacità dell’artista di sapersi inserire all’interno di un sistema di relazioni che concerne appunto una serie di elementi quali la critica, la galleria, il collezionista, il museo e infine il pubblico.

            Questa situazione è dovuta all’avvento delle avanguardie storiche e quindi delle successive post avanguardie che hanno reso qualunque cosa un’opera d’arte. Con ciò voglio dire che un taglio sulla tela, una linea di colore, delle putrelle o delle fascine, o un qualunque oggetto possono assumere il valore di opera d’arte. Questa situazione ha portato un infinito numero di dilettanti a proclamarsi artisti creando danni irreparabili all’intero settore. Un valido esempio di ciò che dico ce lo può fornire la rivista di tendenza leader del settore, “Flash art”, vero e proprio barometro dell’arte contemporanea, sulle cui pagine un artista invitato alla XLIV Biennale di Venezia, Cesare Pietroiusti, dichiara di non aver mai preso in mano una matita. Il critico gli risponde di non preoccuparsi, perché tanto adesso esiste la corrente dei post concettualisti: scrivono dei test…e li attaccano al muro.

            A questo punto si può tranquillamente affermare che il sistema dell’arte impedisce l’affermazione di artisti realmente validi a favore di altri scarsamente dotati e dall’impressionante pochezza tecnica. Fatta questa premessa, vorrei fare una succinta panoramica sulle tendenze e i gruppi che hanno maggiormente caratterizzato questi ultimi anni. Gli esponenti di punta di questa ”fin de siecle” sono da ricercare negli artisti della transavanguardia, ovvero Sandro Chia, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Francesco Clemente e Nicola De Maria, cioè il movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva che è riuscito a toccare i vertici mondiali dell’arte contemporanea raggiungendo quotazioni particolarmente elevate.

            Definita dallo storico Giulio Carlo Argan come “l’ultima  avanguardia possibile”, è caratterizzato soprattutto da un ritorno alla pittura dal vago sapore espressionista ma nella quale si possono rilevare una fattura pittorica volutamente dilettantistica, tecnicamente sciatta. Il teorico bolognese Renato Barilli  inquadra sotto la denominazione dei nomi nuovi un gruppo di artisti che fanno della citazione, dell’ironia, dei colori kitsch il loro punto di forza. L’astrazione, ritenuta inopportunamente da molti addetti ai lavori una lingua sclerotizzata, trova nuovi impulsi e nuovo vigore con il gruppo di area romana dei cosiddetti neominimalisti d’astrazione povera sostenuti teoricamente da Filiberto Menna.

            Trovo estremamente valida e interessante la cosiddetta pittura mediale teorizzata dal critico Gabriele Perretta nella quale una nuova figurazione di tipo avveniristico si combina con la pop art dando vita a una tendenza caratteristicamente visionaria. Continuano la loro strada accanto alle avanguardie gli artisti della nuova maniera (anacronismi, ipermanieristi ecc.), caratterizzati da una pittura tecnicamente ineccepibile che ricorda in maniera impressionante la pittura dei musei antichi, ed il gruppo dei nuovi futuristi che fanno della plastica il loro mezzo espressivo attraverso l’uso di colori sgargianti, ironici, divertenti. Vorrei inoltre ricordare la ricerca ormai ventennale del gruppo immanentista di Ascoli Piceno che opera attraverso i mezzi tradizionali della pittura e della scultura ricollegandosi soprattutto alle avanguardie storiche dell’astrattismo e della metafisica. Inoltre un gran numero di artisti operano attraverso la sperimentazione multimediale quale la fotografia, il video, le installazioni.

Giuliano Cotellessa

 

 

 

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GIU’ LE MANI DAL  TFR

 

Di Luciano Martocchia

 

Si fa un gran parlar in questi mesi della riforma del TFR : un istituto storico sta per lasciare la mano ad un sistema dai connotati incerti.

Già da anni il Sindacato si è istituzionalizzato come forza politica che ormai ha abdicato al controllo delle garanzie e diritti dei lavoratori, che non siano quelle della tutela delle posizioni parassitarie dei settori statali ed enti locali, dove è più forte, salvaguardando non i diritti, ma le posizioni di comodo dei dirigenti locali sindacali, ormai divenuti veri ras d’azienda.

Un esempio poi ci viene dai CAF sindacali che sovrintendono alla compilazione dei 730 dei lavoratori a reddito fisso: questi enti si sono trasformati in finanziarie solo apparentemente controllate politicamente dal Sindacato.

A questa sorte nessuno è esente, CGIL , CISL e UIL, hanno inteso spartirsi la torta, diventando in pochi anni un vero e proprio potentato economico in sostituzione dei professionisti.

Se andate poi dentro un patronato , noterete subito un affollamento quotidiano di pensionati, in bella fila in sale di attesa con il loro bravo numeretto in mano. Cosa è successo da qualche anno a questa parte? Semplice: L’INPS si è fatta sostituire nei suoi compiti di consulenza ed istruzione pratiche pensionistiche direttamente dai patronati sindacali che dovrebbero avere semplicemente il compito di controllo e di vigilanza hanno terminali collegati per lavorare pratiche , non solo controllarle, i sindacati lavorano per conto e al posto dell’ INPS.

Ciò pone il Sindacato in veste totalmente nuova e stravolta rispetto ai compiti per cui è nato: i dirigenti sono dei funzionari ormai istituzionalizzati anche da leggi dello Stato , eleggibili dai lavoratori (come dovrebbe essere) solo teoricamente , sono di fatto inamovibili; addio glorioso sindacato delle lotte operaie e bracciantili del Di Vittorio, ora abbiamo a che fare con enti potentissimi; è la sconfitta della democrazia sindacale dal basso, il Sindacato si è bulgarizzato.

 

In questo clima la truffa sta per partire. L'operazione mediatica a cui saremo sottoposti per convincerci ad aderire ai fondi pensione si baserà sulla quota di contribuzione "aggiuntiva" posta a carico dei datori di lavoro, pubblici e privati, che verrà definita. Con questo artificio la rendita che i lavoratori potrebbero maturare rispetto ai soli versamenti personali potrà essere sì maggiore ma come ben sappiamo tutto ciò verrà fatto rientrare nel "costo del lavoro" e sarà tenuto in considerazione al momento dei rinnovi contrattuali. Il risultato sarebbe quello di affidare al mercato, incerto come si è visto sopra, risorse economiche che potrebbero piuttosto incrementare il normale TFR (il cui rendimento è definito con certezza) o garantire immediati aumenti salariali. Che banche e assicurazioni si facciano in quattro per convincere i lavoratori a "giocarsi in borsa " la propria vecchiaia fa parte delle regole del mercato, che lo facciano CGIL-CISL-UIL e sindacati autonomi dovrebbe far pensare e molto!

 

 

 

 

Nei paesi dove i fondi sono diffusi (America,Inghilterra,Germania etc.) spesso si registrano fallimenti dei fondi con la perdita totale o parziale anche del capitale versato. Recentemente un fondo di lavoratori dell'Alaska è entrato in crisi avendo investito in azioni Parmalat, mentre l'esempio "storico" è costituito dal colosso americano ENRON, che oltre a far perdere le proprie azioni sui mercati finanziari, ha lasciato senza pensione i propri dipendenti che avevano aderito al fondo pensionistico aziendale.

 

Quello che uno prende al termine del rapporto di lavoro e che viene comunemente chiamato "liquidazione" ha assunto, nel corso degli anni, varie denominazioni.
È stato istituito in Italia nel 1924, sotto il nome di "Indennità di licenziamento". È divenuto poi "Indennità di anzianità" ed infine, dal 1982, Trattamento di Fine Rapporto (TFR).
 Nel 2005 è stata fatta una legge di riforma dei fondi pensione che prevedeva la riforma del TFR: nei primi sei mesi del 2008 il lavoratore avrebbe dovuto scegliere se conferirlo al fondo pensione o trattenerlo presso il datore di lavoro. In caso di mancata scelta il TFR sarebbe stato conferito al fondo pensione con automatica iscrizione del lavoratore allo stesso.
Con la finanziaria appena approvata è stato deciso di spostare il termine per la scelta ai primi sei mesi del 2007 ed è stato stabilito di destinare all'INPS il TFR che rimarrà nelle aziende con più di 50 dipendenti.
Se prima i lavoratori erano truffati con il meccanismo sopra descritto, adesso è anche peggio!
Nella migliore (si fa per dire) delle ipotesi non cambierebbe nulla: i soldi rimarranno nelle disponibilità dei titolari delle imprese con meno di 50 dipendenti. Rivalutati poco, nulla o addirittura svalutati se l'inflazione dovesse ricominciare a salire ed esposti ai fallimenti degli imprenditori.

La situazione peggiora con il TFR trasferito all'INPS. Pur non cambiando il meccanismo di rivalutazione del TFR (ed esponendo i lavoratori agli stessi rischi di perdita del potere reale d'acquisto), con questo trasferimento di fondi si sta creando un gigantesco buco nei conti dell'istituto previdenziale.
La legge finanziaria stabilisce infatti che il TFR che va all'INPS (e quello che ci andrà nei prossimi anni per le quote maturate dai lavoratori iscritti) venga utilizzato per una cosa che con la previdenza non c'entra nulla: pagare i cantieri per le "grandi opere".
È fin troppo facile prevedere che tra qualche anno, man mano che andranno in pensione i lavoratori che oggi conferiscono il proprio TFR all'INPS e i soldi delle loro liquidazioni dovranno essergli restituiti, assisteremo ai lamenti dei politici impegnati a spiegare che dovremo fare sacrifici perché l'INPS non ha soldi.
Ancora peggio andrà a chi sceglie di conferire il proprio TFR ad un fondo pensione.
Il rendimento di un fondo pensione non è assolutamente garantito. Assisteremo sicuramente all'assurdo che due lavoratori, con identica contribuzione e con identico percorso lavorativo, avranno due pensioni integrative diverse. "È questione di fortuna!" obietterà qualcuno, come se si potesse far dipendere la pensione dalla fortuna, tanto varrebbe utilizzare il TFR per comprare i biglietti della lotteria!
Visto che lo spacciano per così vantaggioso, avrebbero potuto imporre per legge almeno un rendimento minimo garantito pari a quello del TFR, ed, invece, nulla.
Il tfr  è salario differito del lavoratore e deve rimanere nella sua piena disponibilità. Non può venire scippato con il meccanismo del silenzio assenso per operazioni di carattere politico finanziario che nulla hanno a che fare con l’esigenza di garantire la pensione.

Luciano Martocchia

 

 

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Gc: fuoco alle polveri! fuoco alle coscienze!

 

Nuovi spazi per una battaglia all'interno di Rifondazione ?

La liquidazione dei Gc nel “cantiere” socialdemocratico di Bertinotti e Mussi.

 

 

La recente vicenda che si è conclusa con l'espulsione di Turigliatto, per la sua non partecipazione al voto in Senato sulla politica estera, è l'ultimo atto di un'involuzione che, all'indomani della nascita del governo Prodi, ha segnato la vita interna di Rifondazione comunista: non esistono spazi in quel partito non solo per condizionare la politica della maggioranza dirigente, ma nemmeno per esprimere una voce di dissenso. Non a caso, la trasformazione di Rifondazione a partito di governo nazional-demòcrate  ha portato con sé l'azzeramento di qualsiasi opposizione interna. Non a caso,qualora si assumesse il gioco democratico-borghese come mera competizione  tra  e dentro i partiti di massa del medesimo schieramento elettorale per l’ottenimento della quota “pivot” di ricatto-in alto per influenzare le decisioni di governo ed in basso per mettere a tacere le minoranze dissenzienti-, sarebbe d’altronde pacifico convenire che risultano alla lunga proprio gli schieramenti elettorali e le loro modalità a condizionare ed a determinare brevi manu la ragione sociale d’un partito di massa,proprio per eterogenesi dei fini di partito.

Per questo abbiamo assistito negli ultimi mesi al rientro in maggioranza dell'area dell'Ernesto, che ha sostenuto alla conferenza organizzativa del partito, nei giorni scorsi, la proposta di Giordano. Perfino il rappresentante più critico di questo gruppo (Giannini, che con Pegolo e Masella ha di recente rotto con Grassi) non ha mai fatto mancare il proprio voto di fiducia ogni volta che Prodi ha proposto il rilancio delle guerre imperialiste! Ai compagni vicini alle posizioni di questa area, ormai sciolta, chiediamo: è possibile difendere le ragioni dei popoli contro gli imperialisti sostenendo il governo della settima potenza imperialista del mondo? Votando a favore di D'Alema che garantisce agli Stati Uniti il rispetto degli "impegni presi" dall'Italia, a partire dall'allargamento del   DalMolin?

 

Similmente, l'area di Erre-Sinistra Critica, i cui dirigenti sembrano consapevoli della natura antioperaia del governo ("I 12 punti rappresentano la sanzione di una svolta liberista e di una decisa volontà di affermare una politica di sacrifici e di guerra multilaterale", ha affermato Turigliatto), si trova in un vicolo cieco: il fatto che Turigliatto abbia votato la fiducia a Prodi proprio nel momento in cui Prodi rilanciava, coi 12 punti, il programma di guerra e di dissanguamento dei lavoratori è l'emblema di questa impasse.

Se il Prc, insieme a settori della sinistra Ds, mira a costruire un nuovo soggetto politico -il “cantiere” socialdemocratico di cui si sta parlando sulla stampa di regime- come forza "responsabile" di governo alla sinistra del Partito Democratico (una socialdemocrazia alla tedesca , al contempo più a destra, che dovrebbe nascere per tenere a freno i movimenti e garantire alla borghesia ed ai suoi demòcrati il controllo delle lotte), coloro che si pongono l'obiettivo di costruire un altro modello di società devono iniziare quantomeno a prendere coscienza sin da subito della svolta irreversibile del PRC e della sua trasmutazione in partito amorfo e “piglia-tutto”,-in nome di parole d’ordine tutt’altro che definite ma in realtà abbastanza prevedibili- accanto al nascituro Pd, volenti o nolenti.   Un “cantiere” più a sinistra di Rifondazione, imperniato sulle posizioni del “Prc delle origini” (come rivendica Cannavò)  sarebbe di certo una  soluzione persa in partenza (d’altra parte , la 3ª mozione trotzkista ex-Amr-Progetto Comunista, oggi scissa in due fazioni elettorali ,rispettivamente una per il PCL e l’altra per il PdAC, non avrebbe avuto motivo di rompere con il PRC,se la proposta di Cannavò fosse stata esaudibile).     Una rifondazione “bertinottiana di sinistra”, che rimetta indietro le lancette dell'orologio, è semplicemente destinata a ripercorrere la strada che ha portato alle scelte odierne del Prc, nel suo lungo percorso verso la meta governativa.

 

Simpatizzanti PMLI

 

(… continua nel prossimo numero)

 

 

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ACQUA PUBBLICA, CI METTO LA FIRMA!    Fino al 1 luglio 2007

 

L’acqua è fonte di vita. Senza non c’è vita. L’acqua costituisce quindi un bene comune irrinunciabile dell’umanità. Il diritto all’acqua è un diritto umano inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.

 

Acqua bene comune e diritto di tutti.

Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non ha accesso all’acqua potabile. Nel giro di pochi anni saranno tre miliardi. Il principale responsabile di tutto ciò è il modello neoliberista che ha prodotto una enorme disuguaglianza nell’accesso all’acqua, generandone anche una sempre maggior scarsità, a causa di modi di produzione letali per l’ecosistema.

Fermare la privatizzazione dell’acqua è una questione di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, ciascuno con le proprie responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future. Dopo decenni di sbornia neoliberista, gli effetti della mercificazione dei servizi pubblici e dell’acqua sono sotto gli occhi di tutti: degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento della tariffe, riduzione dei finanziamenti per gli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia. Serve una svolta. Perché solo una proprietà pubblica e un governo pubblico e partecipato dalle comunità locali possono garantire la tutela della risorsa, il diritto e l’accesso all’acqua per tutti e la sua conservazione per le generazioni future.

Ora le centinaia di realtà territoriali e le reti nazionali, nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, hanno deciso di darsi e di fornire al Paese un nuovo strumento: una legge d’iniziativa popolare con gli obbiettivi di tutela della risorsa e della sua qualità, di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, di gestione dello stesso attraverso strumenti di democrazia partecipativa.

Cosa dice la legge d’iniziativa popolare in 10 punti.

1 L’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile sono diritti inalienabili e inviolabili della persona.

2 L’acqua è un bene finito, da tutelare e da conservare perché indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi della presente e delle future generazioni.

3 Ogni territorio deve definire un bilancio idrico che preservi la risorsa e la sua qualità.

4 Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico privo di rilevanza economica, sottratto alle leggi del mercato e della concorrenza e finalizzato ad obiettivi di carattere sociale ed ambientale.

5 Il servizio idrico integrato deve essere gestito esclusivamente attraverso enti di diritto pubblico.

6 Entro tempi certi devono terminare tutte le gestioni affidate a privati, a società miste pubblico-privato e a società a totale capitale pubblico

7 50 litri per persona è il quantitativo minimo vitale giornaliero garantito e gratutito.

8 I lavoratori del servizio idrico e gli abitanti del territorio partecipano attivamente alle decisioni sugli atti fondamentali di gestione del servizio idrico integrato.

9 Il servizio idrico è finanziato con la riduzione delle spese militari, con la lotta all’evasione fiscale, con tasse ambientali di scopo.

10 Un fondo nazionale finanzia progetti per l’accesso all’acqua potabile nel sud del mondo. 

Campagna nazionale di raccolta firme per la proposta di legge a favore dell’acqua pubblica

E-mail: info@acquabenecomune.org

Sito: www.acquabenecomune.org                                                                                                    Moreno De Sanctis                                             

  minoranza@yahoo.it

 

 

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Hezbollah e affini

Arrivano le vacanze, appena in tempo, sperando che nessuna altra macchia nera della guerra in Libano, tocchi le nostre coste... Il mediterraneo...che é culla avvolgente di tante cose, troppe...una diversità talmente vasta di culture così contaminate da divenire genesi, in alcuni casi, di nuova cultura...
E come tutte le culture che si integrano sono l'unico vero processo di possibilità per un futuro libero da fondamentalismi e arroganze...
Chi veramente opera questa possibilità é l'arte, la cultura, la gente, il popolo, che nel quotidiano bisogno di esistere, poco si concentra sulle diversità e certamente sulla possibile condivisione della vita.
Ed allora le guerre chi le fa e perché? e soprattutto sulle spalle di chi?
Bella domanda e giuro vorrei avere una risposta chiara...solo ipotesi. Certo, gli Hezbollah, forse, non sono brave persone ma certamente non lo é neanche chi butta il fosforo bianco sulla popolazione con una
scusa qualsiasi. Non lo é neanche chi trova una scusa per occupare territori ostili a facilitazioni commerciali o al mercato globale –che ancora non ci hanno detto bene chi é che guadagna e chi ci rimette.

 Se una volta esistevano le colonie da depredare di risorse e materiale umano attraverso l'uso della forza, oggi esistono le colonie economiche e chi non sottostà a questa regola diventa nemico da
democraticizzare...che geni...
Pensate solo se per aver catturato due militari francesi o tedeschi, la Francia o la Germania ci attaccasse? lo giustifichereste? accettereste la morte dei vostri figli amici parenti?
L'olocausto(mi spaventa anche solo la parola), un capitolo terribile della nostra storia moderna, che condannò oltre agli ebrei - e non dimentichiamocelo - zingari, omosessuali, comunisti, avrebbe dovuto fare da monito alle generazioni future ed invece chi più di tutti dovrebbe capire il valore della condivisione e del dialogo, il popolo d'israele (i sionisti), che ti fa? attacca civili ovvero donne e
bambini, anziani, coloro che eravamo abituati dalla depravata cinematografia americana, alla John Wayne per intenderci, fatta di eroici sentimentalismi, a ritenere vittime da difendere, spara su tutte queste categorie e per il concetto di sparare uso ovviamente un eufemismo...Una volta erano gli indiani che trucidavano e rubavano lo scalpo e violentavano le donne, i comunisti che mangiavano i bambini,
i giapponesi feroci e cattivi, poi sono arrivati i vietnamiti e i coreani, oggi gli iracheni, gli afghani, i libanesi: ma quanti cattivi ci saranno ancora per il mondo? Non é il caso di prendere provvedimenti definitivi in modo da non aver più problemi? No, non solo gli hezbollah, altrimenti la guerra sarebbe stata contro di loro, ma evidentemente per qualcuno, tutti erano coinvolti viste le carneficine... Miei amici mi hanno parlato della grande cultura del Libano, di come le diverse religioni fossero un bisogno individuale e non una teoria di opposizione, di come la vita scorresse senza percepire tensioni o altro...Dovremmo attaccare l'Irlanda per far capire a tutti che l'integralismo non é accettabile in una società civile? o forse, ancora oggi, dopo secoli di storia, guerre, artisti, filosofi, progresso della scienza in tutti i campi continuiamo a crederci migliori del nostro vicino di casa? o, se non lo crediamo noi, chi vuol farcelo credere a tutti i costi?

 

irash59@gmail.com


Pino D'Ignazio

 

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Ecologisti da tre soldi

di  Diderot

Non voglio  parafrasare Bertold Brecht che diede alla sua opera un titolo minimale, trattandosi al contrario di un capolavoro della drammaturgia mondiale, perché qui il titolo ci sta bene, ad indicare il livello infimo del valore dei nostrani ecologisti.A cominciare dal loro leader nazionale Alfonso Pecoraro Scanio che con il suo vuoto  estremismo ambientale dimostra di non aver idee propositive; come ad esempio la questione degli immondezzai cittadini napoletani , quando il ministro non interviene  sugli impianti  di compostaggio  a favorirne l’istallazione perché mancherebbe la raccolta differenziata al 100%, cosa impossibile da raggiungere.

Persino una pur brava giornalista e scrittrice  come Marinella Correggia, esperta e  reduce dai paesi più disastrati, Afghanistan, Iraq, ascoltata in un recente convegno a Pescara,  non è esente dal vizio della pontificazione dei massimi sistemi: ecologista ad oltranza, fautrice delle diete vegetariane ( ma le sue scarpe sono di pelle di vacca) , ci invita a non bere l’acqua minerale ma a portarsi appresso una borraccia da riempire dal rubinetto ( salvo a beccarsi una dissenteria se fatto in luoghi particolari) a non viaggiare con i voli low cost ( sono troppo numerosi e quindi  inquinano) , come a dire , fate viaggiare solo me ( magari a spese delle Organizzazioni ONG , ONLUS) che poi vi racconto, bisogna fare i viaggiatori ( a dorso di cammello) e non i turisti, voi che chiedete gli spaghetti in piena Mauritania. Molti dei nostranin ecologisti l’applaudivano freneticamente, alcuni di loro hanno fatto del turismo politico una vera missione di vita.Come Naomi Klein, autrice del libro No Logo, che si scaglia contro le multinazionali, in TV apparve con la sua brava maglietta Lacoste, quella con il coccodrillo come marchio.

Sul fronte locale non sono da meno: gli ambientalisti da tre soldi sono bravissimi a dissertare sullo scioglimento delle nevi del Kilimangiaro ma non dicono mai nulla sui fatti nostrani, non hanno mai preso posizione sugli scempi pescaresi e della costa abruzzese, ovvero , se lo fanno, è solo per loro tornaconto personale, per aver qualche visibilità su qualche giornale locale perché, fateci caso, non fanno mai nessun nome e cognome degli autori degli scempi, delle mazzette date ai tecnici e politici comunali  preposti ai controlli e decisioni, non si oppongono mai a nulla sui fatti nostrani, perché si sa, il potere paga, e paga bene, anche se a loro, eterni trombati, andranno solo e sempre le briciole.Qualcuno li ha definiti ecologisti da salotto perché pontificano sempre ma senza mai sporcarsi la faccia, a loro sta bene tutto: gli hotel sulla sabbia a cinque stelle  ed anche  la sabbia nera , maleodorante e fangosa frutto di un rinascimento da fondali al largo ed iniettato in riva al mare, dannoso alla salute e tanto strombazzato dai guru del progetto RICAMA , costato al pubblico erario e quindi ai cittadini fior di milioni per i costi delle consulenze assegnate agli amici ed agli amici degli amici, con la speranza che qualche consulenza  spettasse pure a loro, cioè ai nostri ecologisti da tre soldi, che magari anelano a qualche posto in qualche C.d’A. magari come consiglieri d’opposizione ( di comodo) .

Quando denunciammo queste cose, i pareri discordanti, l’altra campana ,  fu messa a tacere , avvolgendo d’ovatta il battacchio ,  nessuno  pubblicò certe notizie contrastanti, il manovratore non andava disturbato, e gli ambientalisti da tre soldi stettero in doveroso silenzio, anzi che dico organizzarono sempre convegni astratti sull’altra città, la città utopica che sognavano.

Come il tuttologo Giovanni Damiani che non perde mai occasione di riempirci la testa di vuoti concetti e che si aggrega ai problemi solo quando riesce ad avere risonanza sui media, o magari con l’invito a qualche personalità di rilievo, come ad esempio in occasione della conferenza in Comune con il senatore Casson sulla discarica di Bussi, in cui, pur di aver visibilità, ( e sponsor) gli ecologisti da tre soldi invitarono Glauco Torlontano al tavolo della presidenza, quando si sa che costui, autodenominatosi ex  luminare dell’ oncologia ematica , è uno dei più accesi sostenitori dello scempio da effettuare sulla strada parco per la costruzione della tanto discussa ed inutile rete filoviaria, altra scappatoia legale per dare appalti ultramilionari agli amici ed amici degli amici, ovviamente a spese di tutti noi contribuenti.

Adesso si scopre che il sistema Pescara è pari anzi più grave , del sistema Montesilvano. Il PM Aceto ha ormai scoperchiato la pentola e ne stanno uscendo miasmi nauseabondi , e presto assisteremo a fuochi d’artificio in  cui verrà coinvolta gran parte della politica pescarese: stiamo aspettando per brindare a champagne.

Diderot 

 

 

 

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Chi era Panfilo Gentile        
 

                          di Giacomo D’Angelo

Deposti nel cassettone i vecchi panni ideologici, destra e sinistra s’accapigliano intorno alle “urne de’ forti”. Ieri per Pisolini o Céline, sottratti al loro pantheon di famiglia, oggi per Panfilo Gentile, sbandierato da AN come un suo totem a venticinque anni dalla morte.

L’occasione torna utile per parlare di questo geniale abruzzese, singolarissima figura di umanista dall’erudizione sterminata, diviso tra cultura e giornalismo. In Francia o in Inghilterra avrebbe fior di biografi, da noi lo ricorda solo Montanelli in gustosissimi elzeviri o il professor Colapietra, memoria e cassazione della storia d’Abruzzo e degli abruzzesi, illustri e no.

Nato all’Aquila il 28 maggio 1889, Panfilo Gentile condusse un’esistenza operosissima e insieme stravagante. Fu dapprima socialista, della corrente massimalista, attirandosi gli strali polemici di Mario Missiroli, - in una delle sue Opinioni, il futuro direttore del Corriere rimproverava a Gentile di prepararsi la «claque, invitando nelle aule magne gli operai della Camera del Lavoro»- e una recensione aspra di Benito Mussolini, direttore de “L’Avanti!”. Dopo la grande guerra insegnò filosofia del diritto all’Università di Napoli, rifiutò la tessera fascista e fu sloggiato fisicamente dagli squadristi. Visse il ventennio come «esiliato in patria». Dedicandosi all’avvocatura e ad un’appartata ricerca di studioso del mondo antico e del cristianesimo. In quel periodo produsse i libri più importanti: Dottrina del contratto sociale, Ideale di Israele, Il genio della Grecia e Il cristianesimo dalle origini a Costantino- questi ultimi pubblicati dopo il ’45-. Nel dopoguerra, aderì al liberalismo, fu Consultore nazionale del PLI, nella cui sede, descritta come «un corpo di guardia abbandonato dai marocchini», trascorreva le ore leggendo Ranke e Burckardt e risolvere i cruciverba della Settimana Enigmistica. Non spese il suo antifascismo in speculazioni reducistiche, antieroe innato. Si rivelò saggista politico dei più limpidi sul quotidiano “Risorgimento liberale” e poi su “Il Mondo” di Mario Pannunzio, firmando con lo pseudonimo di Averroè un corrosivo “Diario politico”.

Era scrittore di rara efficacia, di chiarezza cartesiana e di ironia volterrana. Attaccò tenacemente la DC di De Gasperi- “l’ultimo spalto di ideale guelfo”- e il comunismo, ma criticò “le malattie senili del trasformismo e dell’opportunismo” presenti nel liberalismo, sempre meno “utopia liberale”. Come Einaudi, di cui subì l’influenza, avversò i caratteri alienanti e conformisti della civiltà industriale e dell’umanità proletaria. Antropologicamente pessimista, inattuale e anticipatore, attendeva la crisi internazionale del comunismo, allora impensabile. Direttore per pochi mesi alla “Nazione” di Firenze, risospinto a Roma dalla nostalgia dei caffè di via Veneto, fu assunto al Corriere da Missiroli quale commentatore politico. Nel ’66, deluso e insofferente del clima stagnante della politica, lasciò il Corriere.

Scrisse di tanto in tanto su giornali di estrema destra. Presso l’editore Volpe- figlio del grande medievista abruzzese, Gioacchino- pubblicò Polemica contro il mio tempo, Opinioni sgradevoli, Democrazie mafiose, ristampato di recente, in cui travasò le sua amarezze di liberale individualista, l’odio del totalitarismo fascista e comunista, “cerchiobottista ante litteram” come ha scritto Sergio Romano, la sua critica lampeggiante di intuizioni che diverranno moneta corrente negli anni Novanta verso la corruttela della classe politica, le degenerazioni partitocratriche, il dogmatismo delle moderne democrazie, l’arrivismo degli intellettuali. «Da quando lo Stato è diventato mecenate distribuendo stipendi, acquisti, sovvenzioni e premi, esso non ha incoraggiato le vocazioni, ma solo scatenato gli arrivismi…Diventano avversari del potere non per abbatterlo, ma per esserne ricompensati. Sono un varietà degli opportunismi». Una denuncia che più attuale e calzante non si può.Di «non comune bruttezza», «via col mento» per la sua scucchia alla Totò, misantropo ma a suo modo sciupafemmine, fu divorato dalla passione peri cavalli e per i cani. Negli ippodromi consumò i suoi limitati guadagni, inseguito dagli strozzini e dalle cambiali, con gli ufficiali giudiziari che gli sequestravano il mobilio, intrepidamente povero in canna fino alla morte. Aveva il terrore delle malattie, si misurava la febbre con tre termometri, dispensando fino all’ultimo da conversatore scintillante giudizi fulminanti e motti di spirito.

«Meriterebbe la galera- ha scritto Montanelli- non per ciò che ha fatto ma per ciò che non ha fatto». «Intorno a lui- ha scritto Sandro De Feo- si respirava l’odore di zolfo che si sprigiona dalle idee dei grandi eretici». Ed eretico fu sempre, bastian contrario per vocazione, intellettuale vero, tormentato dal rimpianto di quella «civiltà dei notabili che dette la sua impronta a tutta la storia italiana dal Risorgimento fino al ‘14» e a cui rimase fedele per tutta la sua vita.

Da “Un passeggero in transito” di Giacomo D’Angelo, Pescara, Samizdat edit.1999

 

GIUGNO DI FALCI E PUGNI     

 

                    di Giacomo D’Angelo

Vorrei dedicare questa lettera aperta al sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, che a suo tempo votai senza turarmi il naso, illudendomi sulla sua capacità di buona amministrazione. Quasi subito alla speranza fece seguito lo scoramento per il suo clericoborbonismo, la demagogia confessional-cacciariana delle discorsesse vacue, il populismo strapaesano spruzzato di vaghezze metropolitane, il fiume di parole in dalfonsese(quando avrò tempo curerò un glossarietto di idiotismi dalfonsiani e delle idées reçues ricorrenti nelle sue concioni tribunizie), il finto attivismo e la sostanziale immobilità in termini di amministrazione, la polvere negli occhi dell’alzate l’architrave, carpentieri, per dirla con Salinger, e il vuoto culturale delle proposte, la politica immiserita in politicantismo. Sono tuttavia sicuro che se D’Alfonso prendesse una croce e si incamminasse verso il mare, la gran parte dei pescaresi lo seguirebbe( e non certo per vedere se si butta in acqua), ma l’alone di beatitudine di cartapesta che si è creato non m’impedisce di pensare che dei sindaci pescaresi del dopoguerra è tra i peggiori. La fratellanza siamese inoltre con il prof. Mattoscio, personaggio tra i più inquietanti della politica pescarese(se n’è accorto anche Carlo Masci che però, qualche mese fa, in un’assemblea cittadina sul teatro lo elogiò e non si unì alle mie solitarie critiche sulla violazione che quel signore farebbe dello statuto della Fondazione a proposito di elargizioni per immobili da costruire ex novo), ha un sapore brechtiano da Opera da tre soldi e ha prodotto un catoblepismo(per usare un termine caro a Raffaele Mattioli) di operazioni dubbie e di mani sulla città per fini privatistici, senza che si alzi una voce dall’opposizione o da chiunque altro dinanzi all’avanzante libanizzazione del territorio. Si può forse dire che gli scandali di Montesilvano, della FIRA e di inchieste per ora secretate, riguardino solo gli incriminati? O non siano la spia di un sistema democratico degenerato in andazzo partitocratico di pochi oligarchi che controllano tutto?  Conservavo però un minimo di simpatia per una persona che negli anni Ottanta frequentava le manifestazioni del “Circolo 12 dicembre” interessandosi ai temi dibattuti e non solo per questo  un filamento di reciproca stima  sembrava poter crescere nel tempo. Ma alle certezze via via accasciatesi e ai dubbi prorompenti si è aggiunto il fatto di cui hanno parlato i giornali a proposito di incarichi universitari. Alla interrogazione dei due parlamentari di Forza Italia(non abruzzesi, come mai? Dormivano quelli indigeni? Pensava a sventare il terribile progetto di Prodi, la pasionaria Paola Pelino, che vorrebbe nuove provincie, come Sulmona, Popoli, Pratola Peligna, Prezza, Musellaro…?), il sindaco D’Alfonso ha risposto: tutto in regola, i miei insegnamenti alla facoltà di scienze della formazione odorano di bucato, ho due lauree, di cui quella in filosofia conseguita con il massimo dei voti(con le amicizie che ho potrei laurearmi una volta al mese), posso insegnare anche ad Architettura l’organizzazione e qualità dei progetti urbani. Ma davvero pensate che ci sia conflitto di interessi tra la mia laurea presa a Chieti e l’ineffabile prof. Bonetta, preside della facoltà e specchiato componente della Fondazione Europa prossima di cui sono fondatore, garante, demiurgo, anima bella? Ritenete che non sia adatto a discettare di progetti urbani uno come me che sciaguatta tra i piani regolatori, va a messa con il gotha dei costruttori, mangia planimetrie e rosari ad ogni ora del giorno, è già dirigente dell’Anas? Omnia munda mundis. E fin qui, nulla di nuovo sul terreno scivoloso del malcostume, se non quest’accoppiata di Bibì e Bibò, fino ad ora l’uno margheritino e l’altro diessino, oggi quasi uniti nel nascente partito democratico, che con un colpo solo cancellano quel minimo di tradizione democratica che i loro due ex partiti(DC e PCI) conservavano.Il bello viene quando il Beato Luciano dei Dalfonsidi dice che sta scrivendo un libro su Panfilo Gentile. Ho letto, avete letto bene? E’ un incubo o non ho capito bene? Panfilo Gentile? E che ci azzecca, direbbe il linguista di Montenero di Bisaccia? Se il Cavaliere di Arcore, genio delle bugie, dichiarasse che vuol erudire gli italiani sulla povertà, otterrebbe meno ilarità. Se Cicciolina Staller convocasse una conferenza stampa per parlare con competenza della castità, non ci si sbellicherebbe di più per le risa. La sortita del Beato da Manoppello ricorda il colpo di cannone di don Basilio a proposito di calunnie. O l’impudenza del dittatore georgiano che s’improvvisò glottologo sopraffino. Perché, egregio Sindaco, due sono le cose: o lei ignora tutto di Panfilo Gentile, teorico rabbuiato delle democrazie mafiose, o anche questa sua sparata è l’ennesimo inganno per i suoi studenti e per gli elettori. Ma lei dice che vorrebbe organizzare un convegno sull’autore di Opinioni sgradevoli, cui invitare anche i due senatori forzisti. Perché non invita anche me? Non ho titoli accademici da vantare, ma di Panfilo Gentile scrissi diversi anni fa in un libercolo, Un passeggero in transito( ripubblico il pezzo su questo numero del Sale). Lo leggevo quando scriveva sul “Corriere della Sera” e, dopo che ne fu cacciato, sulla stampa di destra «impresentabile»(Sergio Romano).Poiché sono convinto che lei di Panfilo Gentile non ha letto nemmeno una pagina o magari avrà orecchiato il nome dal prof. Occhiocupo,  temo che se lo facesse durante una lezione, a parte lo sbigottimento dei suoi allievi, forse rischierebbe di svenire, in quanto nelle pagine di Democrazie mafiose  si parla di lei, di Mattoscio, di Bonetta e dei cofondatori di Europa Prossima. Il libro le rimanderebbe la sua immagine perché il sottotitolo è: Come i partiti hanno trasformato le moderne democrazie in regimi dominati da ristretti gruppi di potere. La sua corte, le sue rigonfie segreterie e i suoi blindati collegi(con fedelissimi promossi dirigenti), i suoi acquisti trasformistici, le sue amicizie panindustriali, non sono un ristretto gruppo di potere? O un’opera pia di filantropi? Un piccolo esercito della salvezza? Ha scritto Sandro De Feo, un grande giornalista e saggista di anni fa(ne ha sentito parlare? Ne sa qualcosa il prof. Bonetta?), parlando di Gentile:«Intorno a lui si respirava l’odore di zolfo che si sprigiona dai grandi eretici». Ha capito, Sindaco? Odore di zolfo, non di danaro, Gentile morì in povertà, né di cemento, Gentile non ebbe neanche uno straccio di appartamento, né di acqua santa, Gentile chiamò la DC di De Gasperi «l’ultimo spalto di ideale guelfo». Quale inoltre la sua eresia, Sindaco? Religiosa, politica, filosofica? O il suo contrario, l’ortodossia più putrida, il conformismo più piatto, l’allineamento a quanto di opportunistico e trasformistico Gentile avversò per una vita?Sorprende vedere tra i nomi del Consiglio Scientifico della Fondazione Europa Prossima quelli di studiosi rispettabili come Nicola Occhiocupo(ormai guarito dalla sua cotta neofascista del liceo), Stefano Trinchese, Franco Rositi, Pedrag Matvejevic’, ma sarebbe interessante sapere se si tratta di presenze platoniche, distintivi all’occhiello, pavoneggiamenti. Studiare tanto, conquistare fama e stima universale, per finire nella palude dalfonsista: ne valeva la pena?A proposito di università raccogliticce e di fondazioni fantasmatico-clientelari, finanziate quando va bene(ossia quando si rimane nella legalità) dal «pubblico mecenatismo», regolate da lobbies, «illusori specchietti per studenti/allodole, con la promessa di sbocchi occupazionali evanescenti»(Ferroni), sa cosa scriveva a proposito del fenomeno Panfilo Gentile?

Che quel mecenatismo nutre «un esercito di spostati, di falliti e di intellettualoidi di serie B o C. Il compito di questi parassiti è di fare della propaganda indiretta propinando dissimulati veleni alla cosiddetta borghesia intellettuale…la piccola borghesia di Halbkultur, di mezza cultura». Se Gentile vivesse ancora, inorridirebbe dinanzi al collasso delle università (ridotte ad «agenzie e parcheggi culturali»), già fustigato da Raffaele Simone, Pietro Citati, Giulio Ferroni, Cesare Segre e tanti altri.Ho sotto gli occhi il verbale(n.5) del 22 settembre 2003 sulla valutazione comparativa a un posto di professore universitario di ruolo di prima fascia, per la facoltà di scienze manageriali di Pescara-Chieti. Leggiamo insieme cosa dice il prof. Pietro Reichlin(componente della commissione) del candidato Nicola Mattoscio: «Il lavoro…è molto confuso e, a tratti, viziato da evidenti errori analitici…il contributo di Mattoscio non convince. Il testo è generalmente confuso, disseminato di affermazioni di oscuro significato…l’articolo è confuso e non offre alcun contributo interpretativo. In alcuni passi il ragionamento dell’autore appare del tutto privo di significato…Terminologia, logica ed interpretazione rimangono, nella mia opinione, del tutto oscure…Qui siamo al di fuori di ogni teoria in circolazione nel mondo accademico, per quanto eterodossa o astrusa…il contributo dell’autore risulta privo di originalità…debbo rilevare un nutrito numero di incoerenze, imprecisioni e lacune, al punto di renderne sconsigliabile la lettura a chi intenda affrontare tali argomenti…la povera trattazione della forma estesa è incomprensibile…». La relazione, di cui abbiamo riportato una parte minima di giudizi, termina così:«In conseguenza delle precedenti considerazioni, si evince che il candidato non ha le caratteristiche per ricoprire il ruolo di professore di prima fascia». Ma, con buona pace dell’esterrefatto professor Reichlin, la commissione promuove a pieno titolo il prof. Mattoscio. Il chiarissimo professore, dopo aver promosso la discussa facoltà di Scienze Manageriali, sulla cui inutilità hanno indagato il “Messaggero” e “L’Espresso”, coordina oggi il «laboratorio di etica e economia»(non di grammatica, che, come si vede, gli è ignota) e ostenta un nutrito curriculum di titoli, benemerenze accademiche, onorificenze varie che nemmeno Keynes. Patacche? Ma no, guai a pensarlo, plotoni di colleghi sono pronti ad avallarne la cristallinità. Non riporta però che si è laureato mentre era dipendente del Banco di Napoli, dove nessun collega lo ricorda. Era nel libro paga dell’istituto, si assicurava lo stipendio, ma in banca non andava, se non per altri motivi. Oggi è docente di etica. Dispensa ex cathedra «temi di etica, giustizia, solidarietà e sussidiarietà». Forse sarà il successore di D’Alfonso, il nuovo sindaco di questa città «ferita a morte». Faccia seguito alle promesse, Sindaco D’Alfonso, allestiamolo questo convegno su Panfilo Gentile. Se non altro sarà un’occasione per misurare la distanza morale e culturale che esiste tra Panfilo Gentile e la vostra operetta da molti soldi. Che, nonostante le promesse ufficiali, non sono andati alle borse di studio intitolate a Federico Caffè, il cui nome però viene «strumentalizzato come immagine e distintivo»(secondo la pubblica denuncia di Silvio Profico)dal docente di etica. Evviva.                                   Fetore democratico.

Tommaso Coletti, presidente della provincia di Chieti, e Donato Falstaff Di Matteo, consigliere regionale DS, dovrebbero dimettersi. La citazione nazista del primo e il vomito nazisteggiante di quest’ultimo sui “finocchi” è pura barbarie. Non hanno giustificazioni di sorta. Più barbara l’omertà dei maschietti di sinistra, di destra e di centro, nessuno dei quali ha preso le distanze dal corpulento diessino. Così coraggiosamente quelli del consiglio regionale, ma gli altri? Con la crassa ignoranza di Coletti  e l’omofobia del Di Matteo, il Partito Democratico abruzzese si annuncia come una cloaca irrespirabile. Con un lezzo di merda che inebetisce. Fate l’onda, per carità.

                                    L’Evangelista…apocrifo.

Non so che mestiere o professione svolga Bruno Evangelista, consigliere regionale dell’Italia dei Valori. A sentirlo rivolgere nell’aula del consiglio un’interrogazione su d’Annunzio, si direbbe che dell’autore di Alcyone ignori tutto, ma sia preoccupato del fatto sconvolgente che al Vittoriale non ci sia più una lampada votiva con l’olio abruzzese(di Loreto? Pianella? Ofena?) in onore del Poeta. Del quale ha schizzato un ritrattino da macchietta, raccattato tra i ritagli dell’Antidannunziana di Lucini(ma l’Evangelista dev’essere digiuno anche del poeta di Revolverate e Nuove revolverate), dipingendolo come «patofobo»(?). La signora Bettina Mura, assessore regionale alla Kultur, invece di rispondergli seccamente di non abusare della sua pazienza e del danaro dei contribuenti, ha soavemente promesso che presto al Vittoriale sarà colmata la lacuna e verrà inviata un’autobotte di olio extravergine da cui un incaricato appositamente assunto attingerà per alimentare man mano la lampada. Trascorre così il tempo al Palazzo, tra barzellette, lazzi e idiozie.

Giacomo D’Angelo                                                           giacomo1939@alice.it

 

 

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Il nuovo mondo del lavoro

Oggi, primo giorno del quinto mese dell'anno, ci piace pensare ad una società che abbia saputo risolvere il tremendo problema della collocazione dei suoi componenti, assicurando ad ognuno di essi un retto lavoro e quindi un giusto reddito.
Ci piace dunque pensare ad una società che abbia capito, accettata ed assodata l'idea, che non vi potrà mai essere una felice, generale, trasformazione del mondo del lavoro senza una premurosa ed attenta programmazione delle nascite.
Mai potremo essere tutti, se vorremo, felicemente attivi senza aver prima stabilito un diretto, stretto, vincolante rapporto tra compiti da svolgere e nuovi esseri da portare al mondo, e da condurre quindi a svolgere detti compiti. Prima occorre sia chiaro quali siano le incombenze, solo successivamente potranno essere chiamati alla vita altri esseri umani. Non è ragionevole pensare che si possa affermare un generale sentimento di felicità sulla Terra senza una ricerca sui compiti da svolgere compiuta preliminarmente rispetto alla decisione di far comparire nuovi esseri.
Se fino a qualche tempo fa era possibile per una persona trovare della terra libera, ed ivi collocarsi a svolgere attività che gli procurassero di che vivere, oggi, che non vi è più alcuna terra a disposizione di chi nasce, essendo già tutta occupata e potendo averne solo togliendola a qualcun altro, oggi che noi umani siamo nettamente ridondanti rispetto ai nostri territori, oggi che ogni risorsa, perfino l'aria, scarseggia, è pretesa assurda, è sfacciata presunzione pensare che si possa tutti "trovare lavoro" senza alcuna programmazione delle nascite in base a doveri da compiere che siano stati prima definiti con ampio margine di tempo.
E se fino a qualche tempo fa, proprio in virtù del fatto che vi era potenzialmente terra a sufficienza per tutti, la nascita di un nuovo umano poteva essere un fatto di competenza delle sole due persone che si univano per generarlo ed accudirlo, oggi, che un nuovo essere non dispone più di un suo spazio naturale bensì solo sociale, oggi che la società dichiara di volersi far carico di tutte le innumerevoli e giustissime istanze di ogni nuovo essere, non è più ragionevole pensare che essa non abbia a razionalizzare le nascite secondo un piano collettivamente a lungo discusso e ben definito con largo anticipo.
Se davvero desideriamo risolvere, e per sempre, il terribile problema della precarietà, se davvero desideriamo liberarci dalla pena di essere sbattuti al mondo senza che prima in questo stesso mondo sia stato ricavato un luogo economico, fisico e sociale, dove poter risiedere con serena operosità, occorre passare, per il tramite del mezzo culturale, da una riproduzione indiscriminata, lasciata alla emotiva e limitata consapevolezza dei singoli ad una razionale e lungimirante consapevolezza collettiva. Altrimenti non meravigliamoci che il mondo sia stracolmo di reietti, non lamentiamoci di soffrire mille problemi di inserimento, non stupiamoci che il mondo rotoli veloce giù per una china oscura: chi tra noi ha accettato di generare, e genera, al buio pesto di una scommessa fatta con la vita essendo tra i primi responsabili di tutto ciò.
Se davvero desideriamo una società in cui non fossimo più costretti ad accapigliarci, a lottare quotidianamente l'un contro l'altro, alla ricerca del necessario di che vivere, accorgiamoci una buona volta che la riproduzione non è più un fatto meramente personale bensì è divenuto prettamente sociale. L'influenza, il contributo, il ruolo degli stessi genitori nei confronti dei figli essendo da tempo divenuto del tutto secondario rispetto a quello sociale. Accorgiamoci anche, e soprattutto, che la questione riproduttiva si gioca ormai non tanto in un campo di genuini desideri personali, bensì nel solo campo di una vecchia, primitiva cultura che continua ad essere imposta da un sistema gretto e superstizioso, che continua a scaricare sui figli responsabilità disattese dai genitori.
Ognuno di noi, semplici individui desiderosi di non portare più acqua ad un mulino diroccato, si apparti allora a cercare interiormente ed intorno a sè gli elementi di una nuova cultura basata, non sul ricordo di ciò che la vita poteva essere un tempo, bensì su ciò che la vita è realmente oggi e potrà essere domani. Risvegliamoci, usciamo dal torpore indotto da un fatiscente sistema che noi stessi contribuiamo a far perdurare, apriamo gli occhi e scorgiamo infine le cose per come realmente sono. Se desideriamo che il mondo cambi, per prima cosa dobbiamo cambiare noi stessi. Non abbiamo l'assurda, infantile pretesa che possa avvenire diversamente.
Ben lungi dal propugnare una fredda, rigida, angosciante visione meccanicistica, rendiamoci conto che la presente situazione ha ampissimi, propositati margini di miglioramento in virtù di un approccio logico e razionale.
Non pensiamo infine, non illudiamoci, che il problema del lavoro possa esser risolto da chi sulla precarietà altrui costruisce ogni giorno la sua fortuna. Così come la medicina non fu inventata da medici, la giustizia non nacque da avvocati, la religione non da preti, il nuovo mondo del lavoro non potrà scaturire dagli economisti. Impariamo invece noi stessi ad avere e riconoscere buone idee, ad aver fiducia in esse, ad apprezzarle, a criticarle, ad estrapolarne le parti migliori, ad energizzarle, a svilupparle, a lavorarci su, a farle crescere, e, supportati dal potere delle verità in esse contenute, portiamo nel trionfo del presente il bene e releghiamo nella vergogna di un remoto passato il male.

Danilo D'Antonio

 

 

 

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Vovevo parlare di un fatto inquietante......

 


 

Volevo parlare di un fatto inquietante che mi ha toccato direttamente: il disastro ecologico di BUSSI SUL TIRINO.
Abito a Pescara da alcuni anni ma sono originario di Bussi sul Tirino. Vorrei fare capire in che tipo di mondo viviamo!
Quando uscii dall'Università con una laurea in Ingegneria a L'Aquila (una volta significava molto quel pezzo di carta), feci domanda per entrare alla ex Montedison poi passata all'Ausimont, poi spaccata in due e passata a 2 ditte: una belga la SOLVAY-SOLEXIS e una mi sembra americana. Ovviamente non mi presero a lavorare lì a soli 2 km da casa mia perchè così funziona l'Italia (a meno che non ti manda Picone); invece magari uno del nord viene mandato qui e uno delle nostre parti viene mandato al nord, è questo l'assurdo del mondo d'oggi.

Vi chiederete il perchè della mia premessa.

La Montedison negli anni '40 produceva un gas nervino l'IPRITE che serviva nel periodo di guerra come armi batteriologiche; anche mio nonno ha lavorato lì per un breve periodo. E' morto poi a 62 anni per un cancro che gli ha colpito i linfonodi.. L'altro mio nonno è morto a 74 anni e anche lui ha lavorato alla Montedison.. Ora si sa che una fabbrica chimica inquina ma il problema è che in Italia abbiamo una coscienza ambientale pessima; per cui i dirigenti e i capi reparto sapevano della pericolosità dei materiali che hanno fatto incautamente smaltire all'esterno della fabbrica (vicino l'argine del fiume e nelle vicinanze della stazione ferroviaria) senza le benchè minime precauzioni ed hanno taciuto.
In pratica i detriti tossici sono a soli 30 metri fuori dalla fabbrica vicino l'ingresso Bussi-Popoli dell'autostrada A25. Il cimitero di Bussi è pieno di gente morta dello stesso male (il cancro) ma nessuno pensava che l'incoscienza di questa gente arrivasse ad un tale livello di cinismo.

Vi ricordate la tragedia del Vajont; i dirigenti sapevano ma non fecero nulla e tutto per il dio denaro.

Il complesso industriale di Bussi Officine (a 2 km dal paese) dove sorge la fabbrica contava 2000 persone che venivano da tutta Italia per lavorare in quel complesso industriale; oggi il paese di Bussi Officine conta 10 - 20 persone. La fabbrica conta sui 400 operai contro i 2000 di una volta e a maggio 2007 chiuderà anche una linea di produzione dove in pratica rimarranno in cassa integrazione (e licenziamento) più di un centinaio di persone ergo famiglie. C'è un problema occupazionale fortissimo nella zona ma pensare ad simile livello di incoscienza! Forse dovrei usare parole molto più forti.

 La gente del paese non sapeva, ma gli operai (perlomeno alcuni) sapevano e nessuno ha detto niente anche perchè venivano minacciati della perdita del posto di lavoro.
Di chi è la colpa? Chi doveva vigilare?
Io penso che oltre ai dirigenti della fabbrica, la colpa è anche degli amministratori locali, degli ispettori del lavoro, della Asl in pratica di tutto il tessuto che non ha vigilato sulle scorie di un simile complesso industriale. Quanti rifiuti tossici producevano? Dove andavano a finire? E in che quantità?

 Le responsabilità sono del gruppo dirigente (Montecatini, Montedison e poi Ausimont) che fino al 2000 ha continuato a fare i porci comodi, ma la gente del paese pensava che esistessero dei depuratori; che i rifiuti tossici andassero stoccati in appositi container e non all'aria aperta. Questa è la realtà!
Il fatto che nessuno abbia mai controllato è allucinante!!!

 La fabbrica si trova a valle, mentre il paese di Bussi sul Tirino si trova a monte ad una distanza di 2 km dalla fabbrica e ad un'altitudine di una cinquantina di metri rispetto al complesso industriale.

E' un paese immerso nel parco del Gran Sasso e Monti della Laga ma sopratutto vive del suo fiume: il Tirino.

Tra Bussi e Capestrano si trovano deliziosi ristorantini dove mangiare trote e gamberi di fiume e fare passeggiate in bicicletta fino al Lago di Capodaqua. Le trote pescate non sono inquinate perchè non possono tornare indietro infatti la Montedison si trova a 2 km dal paese con un dislivello in altezza di 50 metri e il salto viene sfruttato per alimentare una centrale idroelettrica appena dopo il paese. Prima del salto ci sono delle chiuse con delle grate, quindi le trote possono andare liberamente da Capestrano a Bussi e poi fine della corsa. Nemmeno un salmone riuscirebbe a risalire un salto simile e passare attraverso le turbine.. I ristorantini sono incantevoli inoltre il Tirino è uno dei fiumi più puliti d'Italia; prima di gettarsi nel Pescara però incontra la Montedison e lì diventa una pattumiera piena di mercurio, cloro, piombo e acidi vari che hanno inquinato la zona circostante e ben delimitata.
Il tratto di fiume inquinato va soprattutto dall'uscita della fabbrica fino a prima di Tocco da Casauria e Torre de Passeri. Ora perchè dopo 50 anni si scopre la verità?  Perchè non prima?

C'è stata qualche gola profonda che ha avvisato la Forestale sul punto preciso dove effettuare i rilevamenti (e poi le analisi di laboratorio) perchè non è stata pagata abbastanza? O forse è qualcuno di quel centinaio di persone che a maggio 2007 si troverà in cassa integrazione?

E' come quando prendono gli spacciatori di droga; c'è sempre una soffiata altrimenti hai voglia a strillare.. Perchè il dottor Argento (medico di fabbrica dal 1971 al 1975) se ne andò dalla fabbrica (probabilmente non gradito), denuciò alle forze dell'ordine quello che avveniva ma non fu creduto?

 Cosa significa sporgere denuncia? La denuncia dovrebbe farla una persona che ha lavorato alla Montedison e soprattutto chi di notte è andato a smaltire lì quei prodotti nocivi.. Ma si conosce qualcuno disposto a farlo? Anche se sta in pensione? Non tutti hanno questo coraggio..Io non conosco nessuno di queste persone; tante voci (del tipo io lo sapevo soprattutto nel paese) ma pochi fatti. Far uscire dei testimoni è un'impresa tutt'altro che facile!
Io personalmente vivo da anni a Pescara quindi lì ho i miei genitori ma non ho contatti diretti con chi dovrebbe "sputare il rospo". Maurizio Acerbo, deputato di Pescara di Rifondazione Comunista, ha sollevato un'interrogazione parlamentare sul grave caso accaduto.. Ora per mettere in sicurezza il sito si tratterà come a Chernobil di fare una specie di guaina con una colata di cemento (sopra e ai lati) ma come sarà possibile isolare il terreno inquinato, in pratica il fondo che inquina le falde acquifere?Si parla di 60 milioni di euro per bonificare la zona in realtà ne serviranno almeno il doppio ma chi pagherà? Sempre lo stato quindi noi cittadini per reati commessi dai privati i cui dirigenti sono ancora a piede libero o magari dei manager businessman tutti in giacca e cravatta un pò come i nostri esperti di finanza? Potrebbe legarsi a questa catastrofe l'ecomafia per lavori di bonifica? Chi sarà la ditta che realizzerà i lavori?  Chi dovrà a livello politico gestire questa bella gatta da pelare? Sarà l'ennesimo commissario straordinario in Italia?

 E' chiaro che la CHIMICA non produce fiorellini, ma chi inquina l'ambiente ai danni della natura, della gente e dei poveri operai (consapevoli e non) è da rinchiudere in galera e buttare via la chiave.
Io non voglio giustificare nessuno, ma è la magistratura che ha il compito di indagare; noi non siamo i giustizialisti! Noi possiamo però sensibilizzare, manifestare, domandare magari collaborando con le forze dell'ordine ma ci vogliono le prove!

 

Gianfausto De Dominicis - gruppo Greenpeace Pescara

 

21

 

 

RESOCONTO DELLA GIORNATA DEL 10 MAGGIO 2007


Il 10 maggio 2007 al Comune di Pescara intorno alle ore 18 associazioni ambientaliste e di cittadini hanno parlato della discarica di rifiuti tossici del fiume Tirino alla presenza dell'ex magistrato ora senatore dell'Unione
Felice Casson. Siccome ho assistito al dibattito vi faccio un piccolo resoconto..
Il prof. Giovanni Damiani ha spiegato che gli attori in campo sono 4:
 

  a.. Lo stabilimento chimico

  b.. La discarica di rifiuti tossici

  c.. L'acqua

  d.. Le istituzioni

Prima dell'annuncio di disastro ambientale è stato nominato un commissario straordinario di Trento GOIO che ha poteri assoluti su tutto il bacino idrografico della Val Pescara, senza un soldo e che gestisce tutto a distanza da Trento in modo non democratico senza considerare i cittadini residenti.
Il bacino Aterno-Pescara alle gole di Popoli raccoglie l'acqua del Gran Sasso, della zona di Montereale e della catena del Morrone e Maiella. Occorre un dimensionamento spaziale o logistico per circoscrivere spazialmente la discarica e temporale per capire quanto tempo ci vorrà per bonificare la zona..
Sono state date quindi delle priorità:

   a.. Si devono riparare le perdite (anche superiori al 40 %) delle tubazioni da parte dell'Aca

   b.. Dare informazioni al pubblico mettendo online su internet le informazioni sull'analisi dell'acqua e del terreno da parte   dell'Arta e di altri laboratori.

  c.. No a confezionamenti precotti ma occorre uno studio serio con varie ipotesi in quanto non si tratta di una zona argillosa inoltre trattasi di zona SISMICA.

  d.. Occorre risanare l'area effettivamente contaminata.

  e.. Occorre un'analisi epidemiologica e di rischio mediante prevenzione.

  f.. Il danno ambientale porta ad un risarcimento alle popolazioni locali anche sul piano penale di tipo sociale, economico ed ecologico.

  g.. Il decreto di commissariamento di Goio sul bacino idrografico della Val Pescara grande come un terzo dell'Abruzzo risale ai tempi di Berlusconi cioè l'anno scorso.

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Il sindaco di Bussi Marcello Chella ha spiegato i suoi punti cardine:

  a.. La crisi del Lavoro

  b.. I numerosissimi lutti legati al cancro a seguito dei prodotti tossici..

  c.. Il disastro ambientale
Le soluzioni sono:

  a.. Sviluppo sostenibile legato all'Ambiente intorno al fiume Tirino.

  b.. Tutela massima dell'ambiente.

  c.. Collaborazione dei cittadini e dell'amministrazione con l'Autorità Giudiziaria.

  d.. Decreto Legislativo 152/2006 sui disastri ambientali.

  e.. Unità di crisi con una bonifica QUALIFICATA con riconoscimento a livello parlamentare di SITO DI INTERESSE NAZIONALE. Se si riuscirà a far ciò allora ci saranno anche le risorse per bonificare altrimenti no. Momentaneamente l'inquinamento del terreno proviene dalle piogge e non sembra presente sul fiume. 

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Il senatore Felice Casson ha avuto le notizie di Bussi in senato da parte di Giovanni Damiani.
C'è stato un comportamento VOLUTAMENTE criminale.
E' fondamentale la CONOSCENZA perchè sapere è Democrazia e quindi consapevolezza del nostro territorio e del nostro futuro. A Porto Marghera il gas CVM è una sostanza cancerogena che ha riempito i nostri frigoriferi col pvc. La stessa cosa accadde con l'amianto da parte delle industrie.
C'è stato anche da parte delle imprese del tabacco un occultamento della verità.
I controllori non hanno mai controllato; gli ispettori del lavoro non hanno mai controllato.
Ci sono state anche responsabilità da parte della magistratura che NON PUO' DARE LA SOLUZIONE E LA CURA DI QUESTI MALI. I problemi sono economici, politici e anche culturali.
Cosa si può fare?Se la Magistratura vuole, ha i mezzi e l'autonomia per fare tutto, in tutta Italia!
Quindi c'è una volontà della magistratura, se vuole. Le norme sono incomplete ma esistono.
Il problema è che i reati ambientali si prescrivono in fretta; per cui sono fondamentali gli organi di controllo. Occorre AUTONOMIA CULTURALE, PROFESSIONALE E SCIENTIFICA DA PARTE DELLA MAGISTRATURA. I consulenti dell'industria a Porto Marghera prendevano 20 volte di più rispetto ai consulenti statali per cui è una lotta impari.
Per un disastro ambientale doloso c'è una pena massima fino a 10 anni; il vecchio codice penale fascista prevede una pena di 12 anni! Montedison ed Enichem a Porto Marghera prima del processo cacciarono 70 miliardi di lire per risarcire i parenti delle vittime e tappare la bocca; prima della sentenza arrivarono ad offrire centinaia di miliardi
di vecchie lire. La sentenza decretò un risarcimento di 550 miliardi di vecchie lire!
Quindi il problema è di CULTURA AMBIENTALE E DI ETICA DELLA LEGALITA'.
CHI NON RISPETTA L'AMBIENTE NON RISPETTA L'UOMO.
Occorre lavorare sui giovani e sui ragazzi al rispetto per la legalità.

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C'è stato poi il saluto del Presidente della Provincia di Pescara Pino De Dominicis che ha difeso la popolazione dicendo che non si può sostenere come molti giornali locali faziosi che i bussesi sapevano; non è vero; alcuni sapevano ma hanno taciuto chissà perchè.. Un intervento c'è stato anche da parte del responsabile di Legambiente che ha apprezzato il fatto che l'evento sia stato volutamente portato a Pescara perchè il fiume è di tutti amplificando il problema da più parti assopito chissà perchè.. Un altro intervento c'è stato da parte di Renato Di Nicola dell'Abruzzo Social Forum e responsabile insieme ad altri della campagna acqua pubblica..
Sottolineo che ieri non ho visto giovani; la gente del Meetup dov'era? C'eravamo noi come giovani ormai 35enni e la popolazione bussese venuta dal paese con un autobus messo gratuitamente a disposizione da Giallonardo.
Saluti ambientalisti

 

Gianfausto De Dominicis

 

 

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La solitudine

(La solitude – Léo Ferré)

 

Io non sono come voi, vengo da un’altra città, da un altro quartiere, da un’altra solitudine. Oggi inseguo dei sentieri contorti. Non sono più dei vostri. Attendo dei mutanti. Biologicamente sopravvivo con l’idea che mi sono fatto della biologia: piscio, eiaculo, piango. Come prima cosa dobbiamo plasmare le nostre idee come se si trattasse di manufatti. Io sono pronto a fornirvi gli stampi. Ma…

 

la solitudine…

 

Vi avverto, gli stampi sono di una materia nuova. Sono stati fusi domani mattina. Se da questo momento voi non avvertite il senso relativo della vostra durata, è inutile tramandare voi stessi, è inutile guardarvi davanti perché il davanti è il dietro, la notte è il giorno. E…

 

la solitudine…

 

Innanzi tutto le lavanderia automatiche agli angoli delle strade devono essere imperturbabili come il rosso e il verde dei vostri semafori. Gli sbirri del detersivo vi indicheranno il luogo dove potrete lavare quella che credete essere  la vostra coscienza mentre non è altro che l’emanazione della centralina neuronale che vi serve da cervello. E pertanto…

 

la solitudine…

 

La disperazione è una forma superiore di critica. Per il momento la chiameremo “felicità”; le parole che voi utilizzate non sono più “le parole” ma una sorta di condotto attraverso il quale gli analfabeti si mettono l’anima in pace. Ma…

 

la solitudine…

 

Del Codice civile ne parleremo più tardi. Per il momento vorrei codificare l’incodificabile. Vorrei misurare il pozzo senza fondo delle vostre democrazie. Vorrei modificarmi nel vuoto assoluto e divenire il non-detto, il non puro per mancanza di lucidità. La lucidità me la tengo nelle mutande.

(Traduzione di Alessio Di Giulio)

 

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LA BELTA’  DELL’UOMO!

 

Se esiste beltà,

questa è evidente,

basta guardare negli occhi

chi hai di fronte.

Solo lo sguardo ed

il riflesso degli occhi

ti fa capire

la purezza dell’anima.

 

 

 

SE L’AMORE  C’E’

 

Se questo sentimento

esiste veramente,

non riguarda solo il tuo Io,

oppure quello

che ti  può appagare.

L’amore vero

è quello che puoi donare,

senza chiedere niente

come compenso,

ma solo solidarietà, di amicizia,

se in te senti veramente la fratellanza.

Grazie a colui che nel suo cuore

riesce a modellarlo.

 

 

 

 

 

 

I FIGLI

 

I figli sono tutti belli!

Non si deve considerare

il colore della pelle!

Dio fece l’uomo

con un composto di terra

senza guardare il colore,

ma dandogli l’alito,

per donargli la vita!

 

 

 

LA PRIMAVERA

 

Finalmente,

dopo un inverno intero,

la primavera è arrivata;

vedo sui monti

la trasformazione del terreno,

il terreno cambia colore;

le prime primule,

il verde che le circonda,

ci dice che la vita cambia,

si riveste di nuovo;

mi auguro

che anche nei nostri cuori

sorga un overdose d’amore;

solo così l’amore diventa duraturo.

EVVIVA  LA PRIMAVERA!

                                                                                                     

                                                                                                     Luigi Dezio in arte Popò


 

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