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IL SALE - N.°65


Sommario

 

 

                                                  

 


 

 

 

Sanità: basta con il “sindacalismo”

al servizio delle cliniche private

 

 

Non posso che esprimere il massimo sostegno alla battaglia che i compagni del mio partito, e in particolare il segretario regionale Marco Gelmini, stanno portando avanti nel confronto con le altre forze dell’Unione.

Intervengo su un aspetto specifico della vicenda che suscita da sempre la mia indignazione.

Leggo sulle agenzie che centinaia di dipendenti di Angelini & Angelucci manifestano davanti alla Regione per sostenere le richieste dei loro datori di lavoro.

E’ un vecchio rito abruzzese che ha stufato. E’ ora di dire basta.

La politica non può cedere per l’ennesima volta a questo ricatto fondato sulla falsità e sulla strumentalizzazione dei lavoratori.

Le segreterie regionali di CGIL, CISL e UIL credo che debbano fare chiarezza su un fenomeno che si ripete puntuale come un orologio ogni volta che in Regione si discute di sanità.

Il sistema di potere delle cliniche private che ha contribuito non poco al deficit sanitario abruzzese si è sempre retto su cordate politiche trasversali compiacenti e sull’uso dei lavoratori come massa di manovra.

Noi di Rifondazione abbiamo proposto norme concrete per il riassorbimento di eventuali esuberi viste le carenze delle piante organiche nella sanità pubblica.

Ci aspettiamo che i sindacati – quelli veri – ci sostengano nella battaglia in consiglio regionale dove sono molti gli amici di certe cliniche private che contano anche su qualche potente (ex?)dipendente.

Dopo che lo scandalo FIRA ha fatto emergere un quadro di regalie pazzesche a certi “imprenditori” della sanità privata risulta stucchevole che ci sia ancora chi minaccia esuberi.

Inoltre un quadro di maggiori controlli sulle cliniche probabilmente le costringerebbe ad assumere altro personale.

Non si può manifestare contro i ticket e l’aumento della tassazione e poi far finta di non vedere che le cliniche usano i lavoratori in una maniera che disonora da troppo tempo il movimento sindacale.

I sindacati devono decidere se rappresentare Angelini&Angelucci o i pensionati che vedono l’aumento delle aliquote pesare sul loro magro reddito.

 

 

Maurizio Acerbo

Deputato PRC

 

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Da Alessio a Piero PF 2007

 

Va’ bastiglione fa’ filo ghigliotta

pendi l’eiffel a mo’ pendula pisa

appendi spendi spandi

il cinnico cinal’ intra l’alcova

con januese pesce pesca scota

e nulla scruta.

 

 

Risposta di Piero (corretta a moët)

Crolla ponte carlo inguaia la guappa

non grappa ma birra alla fusciacca

coda di tigre a te sciama ventura

sciamano tra i golem di ventura

sfiacca nei cerchi al foco d’ogni luce

e riposa in pace.

 

Alessio Di Giulio

 

 

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 FISCHIA CHE TI PASSA

 

Il Capo della Camera di turno, Bertin8, è stato recentemente contestato da alcuni studenti a proposito della vocazione guerrafondaia che l'attuale governo ha ereditato dal precedente. 

Molto probabilmente chi lo ha sonoramente fischiato faceva parte, solo qualche mese fa, della marea pacifista che egli cavalcava, novello Libertador, lanciando strali contro

i guerrafondai berlusconiani. La palese incongruità della situazione farebbe solamente sorridere se non ci fossero, da una parte e dall'altra, delle questioni di fondo che sono invece estremamente serie e meriterebbero una riflessione ben più approfondita delle poche e misere righe che seguono.

Chi ha espresso il proprio dissenso dalle politiche governative lo ha fatto, a quanto è modo di sapere, partendo dalle logiche che erano a fondamento del cosiddetto movimento pacifista che negli ultimi anni ha accentrato su di sé i riflettori dei mass-media. Ed erano le logiche di un pacifismo di maniera, che non aveva né la forza né il coraggio di accettare uno dei cardini del pacifismo vero così come storicamente si è determinato: quello che non è possibile essere pacifisti senza essere non violenti ed antimilitaristi. I temi della non violenza (e della pratica della non violenza, che è pratica dura e quotidiana) e dell'antimilitarismo sono stati completamente assenti dal panorama culturale e politico di chi ha partecipato alle manifestazioni oceaniche per la pace. E proprio l'assenza di questi temi è stato il motivo per cui anche il Bertin8 era schierato a spada tratta a fianco dei pacifisti.

Ci piacerebbe sapere quanti tra i cosiddetti pacifisti conoscono il pensiero (e l'azione) non dico di Gandhi, ma di Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lanza del Vasto. Quanti abbiano riflettuto sulla forza, questa sì davvero eversiva, di concetti come resistenza passiva e disobbedienza civile.

Sull'altro versante non sono da sottovalutare le reazioni del Bertin8 alle critiche che gli sono state mosse. A memoria d'uomo non risulta che sia mai morto nessuno per qualche fischio. Ebbene, il Capo della Camera si è affrettato a dichiarare che chi lo aveva fischiato era un violento. Non siamo in grado di stabilire se i fischianti fossero violenti o meno, ma sicuramente non lo erano nel momento in cui fischiavano. Le parole del Bertin8, invece, destano qualche preoccupazione. Stai a vedere che chi dissente da quello che pensa il Nostro è violento a priori, per il solo fatto di dissentire. In fin dei conti questo atteggiamento non è altro che l'espressione dell'ondata di estremismo che ha colto i politici italiani. E si tratta dell'estremismo peggiore: quello della moderazione intesa come unico approccio possibile alla realtà, quello che fa dire loro che tutto ciò che non rientra negli schemi stabiliti dal sistema di potere che ruota attorno a loro non è degno di essere preso in considerazione, anzi è da considerarsi eversivo. Questa logica ci pare di averla già vista ed è la logica di tutti i fascismi (neri, rossi o demoCRATICI).

 

 

Giuseppe Bifolchi

 

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SESSO E MORALE

 

 

 

La religione dice che la morale è eterna in quanto ci viene trasmessa dall’alto del cielo, cioè da Dio. Per la religione la morale è uguale in tutti i tempi ed in ogni luogo. Essendo dettata da Dio, è indiscutibile. Di conseguenza i principi morali non sono altro che una serie di dogmi.

La concezione materialista-dialettica, teorizzata da Marx, che io condivido, dice il contrario: la morale non è eterna ma varia con il cambiare del regime economico e dei rapporti produttivi. Per cui deriva dalla struttura economica della società e ne forma la sovrastruttura, come l’arte la musica la letteratura e la cultura in genere.

Oggi c’è il cosiddetto regime da “Asso pigliatutto”, cioè di pochi grandissimi monopoli che dominano la produzione mondiale,  con rapporti produttivi gestiti da imbroglioni senza scrupoli, per cui la morale vigente è la prepotenza e la corruzione che, di conseguenza, genera uno stato di decadenza morale e sociale in tutti i campi. Con riferimento alla donna si può dire, secondo me, che nell’epoca neo-liberista è doppiamente sfruttata. Al vecchio sfruttamento, quello all’interno della casa, si è aggiunto il nuovo, quello all’esterno, sul posto di lavoro e nella società.

 La donna non è più una “fabbrica di figli”, per lo meno in Occidente. Prima partoriva figli per la fabbrica e la guerra,  oggi non è più così perché ai padroni, con l’automazione, non servono più; però ubbidisce sempre alle direttive del potere:  non si ribella, si militarizza, è schiava del look e dell’apparire. Logicamente sto parlando in generale perché, per fortuna,  ci sono le minoranze che si ribellano, però sono minoranze piccole.  Per cui mi sento di concludere che non c’è stata nessuna emancipazione della donna, se non nella forma, con un peggioramento sostanziale del livello e della qualità della vita. Per cui continua ad essere sfruttata come prima e più di prima, come l’uomo. Più che di progresso, come ci fanno pensare i Mass-media, io parlerei  di regresso., così come è avvenuto su quasi tutti i campi. Il Potere oggi stimola il sessismo. In Italia si è passati dal bigottismo-tabù della Chiesa e della DC del dopoguerra al sessismo-permissivista delle Sinistre pseudo-comuniste. Si è passati dalla società-convento alla società-postribolo.   Questa è la morale del Potere di oggi, che è una moralità soggettiva, finalizzata al mantenimento della classe dominante e del suo regime economico.

Se il potere ha bisogno di stimolare il sessismo nel popolo per deviarlo dall’attenzione verso i veri problemi sociali  e politici una società senza Potere basata sull’Autogestione, al contrario, avrà bisogno di attrarre l’attenzione del popolo verso i problemi sociali e politici.  Le persone saranno preoccupate di pensare e decidere se fare o meno la guerra, come risolvere i problemi dell’ambiente, come eliminare la fame la povertà , come assicurare il lavoro ed una vita dignitosa per tutti, cioè una quantità di problemi grandi e piccoli da risolvere. In una società del genere io credo che il sesso avrà una importanza molto relativa in quanto gli uomini e le donne saranno attratti da un piacere molto più grande, appagante ed assorbente che è quello di contribuire in prima persona a costruire una nuova società ed il proprio futuro.

La morale degli sfruttati, oggi tantissimi, è la morale degli oppressi, cioè della sofferenza, del mantenimento della propria dignità attaccata tutti i giorni dalla società marcia, è la morale della ribellione all’oppressione per arrivare a liberarsene; è la morale che respinge i valori mercificati del potere come il sessismo il denaro l’ambizione ovvero la carriera, per sostituirli con l’amore umano la solidarietà e l’uguaglianza.

 

Per questo motivo la morale dell’oppresso, tramite la sua avanguardia, anticipa quella della futura società che,  oggi come oggi, vista in senso progressista e storico, io credo non potrà essere altro che una società senza proprietà privata,  basata sulla proprietà di tutti. Di conseguenza una società del genere elimina la necessità dell’accumulazione individuale perché la persona perde la paura del futuro in quanto si sente protetta ed aiutata dagli altri esseri umani; la millenaria coscienza egoista della persona si aprirebbe verso una nuova coscienza collettivista. Naturalmente le potenzialità di un processo del genere sono enormi ed imprevedibili. Fermatevi un momento ad immaginare che cosa potrebbero fare sei miliardi di persone che vivono in armonia collettiva piuttosto che farsi la guerra tra di loro, come succede oggi. Io penso che sprigionerebbero una potenza immensa ed inimmaginabile. L’Essere umano sarebbe tirato fuori da se stesso e dalle sue paure ataviche per essere proiettato verso la conoscenza delle sue origini, della vita e dello spazio extraterrestre. Proiettato verso la conoscenza e non la “conquista dello spazio”, come fanno l’imperialismo americano e russo.

 Io credo che il comportamento morale  influisce su quello politico e viceversa. Per cui, secondo me, si sbaglia il sindaco D’Alfonso quando dice che “la politica va separata dalla morale”, applicando il concetto machiavellico de “Il fine giustifica i mezzi”. Machiavelli è stato il teorico della governabilità ad ogni costo, cioè pur di mantenere il proprio potere. A parte il fatto che se oggi dovesse resuscitare  forse cambierebbe la propria teoria vedendo l’uso di “mezzi” tanto spregevoli. Inorridirebbe. Forse!   

 

Le Sinistre hanno sempre dato poca importanza al comportamento morale. Io credo che si sono sbagliate! Non a caso le femministe negli anni ’70 gridavano nelle manifestazioni “Compagno in sezione, fascista in casa!”.  Si riferivano al comportamento maschilista  degli uomini del PCI. Il sesso, attualmente, per come viene esaltato dai Mass-media e per l’ignoranza della gente, a mio avviso, rappresenta  una delle più grosse fregature della vita. Gli si dà una importanza esagerata come fonte di piacere e di godimento,  come se uno lo facesse 20 volte al giorno e potesse passarci la vita in uno stato di estasi permanente. Inoltre, sempre la falsa cultura dei Mass-media, cinica ed immorale, gli dà un valore di “toccasana” quasi magico che risolve tutti i problemi  della coppia. Nella vita reale di tutti i giorni i problemi sono tanti ed il sesso non può farci niente. Per cui le coppie che si uniscono su questa base prendono una delle più grosse fregature della vita perché gliela  cambia in peggio.

Si dice che il sesso faccia parte dei bisogni primari dell’uomo e della donna. Io credo che bisogna fare una distinzione tra bisogni primari oggettivi e soggettivi. Quelli oggettivi sono uguali per tutti gli esseri umani, come il cibo e l’acqua. Quelli soggettivi sono infiniti ed indiscutibili, relativi alla persona. Io credo che il sesso vada incluso tra i soggettivi perché se si rimane senza cibo o senza acqua si muore mentre senza fare sesso si continua a vivere sicuramente.

Il sesso senza sentimento affettivo non ha senso, secondo me. L’amore della coppia io credo che bisogna vederlo come un anello della catena dell’amore per l’umanità. La coppia che si consuma chiusa in se stessa, pensando a sé, fregandosene del prossimo, è quella egoista-borghese-reazionaria, mentre la coppia che vive pensando agli altri ed ai problemi della società, contribuendo nel proprio piccolo al superamento dell’ingiustizia e dello sfruttamento è la coppia altruista-umanitaria-progressista. Lo stesso discorso vale per la famiglia ed i figli. La crisi della famiglia borghese, secondo me, va superata in questa direzione. E’ necessaria una famiglia che non si preoccupi soltanto della propria sicurezza, ma di quella di tutte le famiglie. In questo ruolo e in questo processo dinamico essa trova un centro, uno scopo  ed un legame.

                                   

                                                                                                                                            Antonio Mucci   

 

 

 

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 “INDETERMINATAMENTE PRECARIO”

di Domenico Peca

 

Cari lettori de “IL SALE” prima di iniziare a dire la mia su un notissimo problema dei nostri giorni mi volevo presentare visto che faccio la mia prima comparsa nel vostro giornale.

Mi chiamo Domenico Peca  30anni residente a Francavilla laureato in Economia aziendale e cercherò con i miei interventi di prendere in considerazione attraverso un’analisi i problemi che più assillano la nostra società.

Il problema che voglio prendere in considerazione questo mese è un problema che spesso è dibattito di salotti televisivi e materia per politici: il precariato.

A tal riguardo volevo invitare alcuni politici a prendere tale problema come uno dei principali e non farlo passare in secondo piano rispetto ai famosi DICO e alle famose coppie di fatto.

Ci sono aziende che approfittano di certe forme contrattuali (CO.CO.PRO, CO.CO.CO.) per “sfruttare” giovani che naturalmente per avere una dipendenza economica “entrano in un carcere lavorativo”.

Anche se dire dipendenza lavorativa è troppo, visto che spesso e volentieri i “rimborsi” fanno veramente ridere…

Ci lamentiamo poi che i giovani rimangono nelle case dei genitori fino ad età avanzata, non fanno famiglia ecc. questi giovani sono responsabili perché prima di fare famiglia cercano una solidità economica che spesso non arriva. Come si puo’ permettere ad una azienda di far un co.co.co per 2 anni e poi scaricare il lavoratore e iniziare lo stesso giro con un’ altro lavoratore.

A che PRO DIco io si discute in parlamento di certi problemi quando ci sono numerosissimi giovani che entrano in queste “carceri” pur avendo voglia di lavorare, pur avendo studiato, essendo disposti a fare dei sacrifici per una stabilita’.

La maggior parte dei giovani che si trovano in queste condizioni come fanno a prendere un mutuo in banca per mettere su famiglia?

La verità è che questa società non è più degli onesti, ma il successo è di quelle persone che non hanno scrupoli nello sfruttare gli altri per riempirsi le proprie tasche.

Da quanto si è formato il governo si sono sentite tante “stronzate”, ma quando iniziamo a parlare di cose serie?

Allora cari politici è troppo chiedere di prendere questo problema di petto per cercare di migliorare la situazione?

Molti partiti prima delle elezioni hanno basato i loro programmi sulla risoluzione dei problemi del lavoro impegnandosi a combattere la disoccupazione e il precariato, ma tali programmi non sono stati rispettati, perché se molti elettori sapevano che i problemi che venivano presi in considerazione con il nuovo governo erano i DICO PACS ecc. neanche sprecavano il loro tempo per recarsi alle urne.

In molti Enti si è deciso di ridurre i costi con l’allontanamento di quelle persone che erano precarie dopo che avevano lavorato in quegli Enti da anni.  

Da anni si dice che questa  situazione andrà migliorando, ma la percentuale di quei contratti precari che vengono stabilizzati e molto basso.

Si parla di flessibilità ma questi strumenti fanno diventare il lavoratore schiavo di una precarietà che non ha futuro, non ha famiglia, non ha vita, facendo di una persona un soggetto indeterminatamente insicuro.

 

Domenico Peca

 

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Gemma Gaetani e Pino Rovereto

Cammino, cammino, cammino in un mondo rosa, gli alberi rosa, le strade rosa, le colline rosa, i tetti delle case rosa. Vado in libreria, nello scaffale “novità” vedo un libro rosa, lo prendo - lo riguardo - ci ripenso, torno dopo un anno e lo compro: Gemma Gaetani Colazione al Fiorucci store, Lain - alla cassa mi fingo più giovane per poi tornare a casa e scoprire che l’autrice ne ha cinque in più da me. Opera prima e me ne sono subito innamorato. Gli endecasillabi non si fanno notare, così il libro scorre, si sfoglia da solo e ti rapisce …sarà ”la sensualità delle vite disperate”. Confesso di aver saltato qua e la qualche pagina. Mi sembra molto autentico e sincero, un gesto di vero coraggio, scrivere di sé, in prima persona. Mettersi in gioco senza temere l’altro, il suo giudizio, la sua cattiveria, estendersi fino al punto in cui il sentimento scopre la parte peggiore (e migliore) di noi stessi e degli altri per riuscire ad incontrarsi, finalmente, senza paure ed inibizioni. Questo libro pur essendo assolutamente personale, almeno a me così sembra, riesce ad incontrare la sua/nostra generazione, almeno quella che anch’io ho vissuto e con la quale ho condiviso i miei primi quasi trent’anni, tra ipotesi e ricerche libertarie, sessuali, culturali, musicali, solitudini-solitudini-solitudini. Questo “tutto” che lei dà rischia però di trasformarsi nella messa funebre ad una giovinezza perduta. Per chi voglia ancora vedere rosa c’è il suo blog http://gemmagaetani.splinder.com, attraverso il quale ci si può mettere in contatto quotidianamente con lei, Anch’io avevo qualcosa da dirle? boh! non so, non credo, ma le volevo scrivere qualcosa, si le volevo scrivere qualcosa, diciamo che le volevo scrivere qualsiasi cosa, così le ho mandato una e-mail … nessuno mi ha risposto … ne ho spedito un’altra dopo qualche tempo … nessuno mi ha risposto …… così ho scelto di telefonare

cerco nel sito delle pagine bianche: città-Trieste nome-Roveredo, premo invio ed escono due persone, lo trovo sotto questo nome Giuseppe Roveredo 34149 Trieste (TS) - Via Delle Alpi Giulie, 15 – 040 381072. Ma prima facciamo un passo indietro di un paio di mesi… ero tra gli scaffali della libreria quando notai all’altezza dei miei ginocchi, un libro piccolino, dal titolo in giallo Mandami a dire Premio Campiello 2005, la copertina aveva tonalità scure e disegnava un ragazzo bello e pensieroso, d’altri tempi sembrerebbe … lo sfogliai, uscii e non lo presi. La volta successiva che ritornai sul libro lo girai e lessi sul retro: “Dolce tesoro mio, come stai? Anche oggi ti ho cercata al telefono e tu non c’eri, ma lì, nella tua lontananza, ti trattano bene? Mi raccomando: se solo ti sfiorano un capello, tu mandami a dire”, 9 euro, comprato e tornato a casa, lo lessi in più giorni, a varie riprese. I racconti sono bellissimi e cortissimi così ho resistito alla tentazione di lasciarlo incompleto. Scopro anche che la frase citata sul retro è del bel racconto omonimo a pagina 32 e che la copertina è di un quadro di metà novecento intitolato Pensieri tristi, tristi tristi tristi, tristi tristi tristi, tristi come me! Qualche tempo dopo son ritornato in libreria e ho scoperto tra gli scaffali l’esistenza di un altro suo libro: Pino Rovereto, Capriole in salita, Milano, Bompiani, 2006. Questa volta è un suo lungo racconto autobiografico, non so e non voglio commentarlo. Queste due opere sono le uniche due reperibili, mi spiega il signor Roveredo per telefono, con una voce calda e rassicurante, come quella di un babbo in pantofole che da giovane ne ha viste di tutti i colori, perché stampate dalla Bompiani che ha acquistato solamente ora i diritti delle altre opere pubblicate in precedenza da Lint Editoriale ed Olmis.

Moreno De Sanctis

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VICENZA

Elegia per Giancarlo Mattia

 

Presentato da Maurizio Marano


 

 

 

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ACQUA, ACQUE… EQUE

 

… LIBERE ED IN MOVIMENTO …

 

 

Il cambiamento climatico e la scarsità dell’acqua, temi la cui urgenza non è più posta solo dagli ecologisti ma dalla comunità degli scienziati, degli economisti e dei filosofi più avvertiti, continuano ad essere, per i governi ai vari livelli, argomento di sola chiacchiera, a volte mistificante, o di qualche impegno assunto con sconcertante lentezza, annullato spesso da mille altri che vanno in direzione opposta.

 

Non abbiamo un altro pianeta o altro tempo di riserva, non abbiamo un’ altra terra dove sperimentare un diverso modo di vivere, una diversa tecnologia, un diverso rispetto della natura. Qui, ora, nella nostra casa, per il nostro territorio, per non dissiparne futuro e bellezza, utilizzando e riscoprendo antichi saperi uniti a tecniche innovative, dobbiamo trovare le risposte.

 

L’ecoistituto, nato proprio per la pratica di metodi e sistemi ecologici e la realizzazione di progetti pilota fisicamente concreti, inizia con la presentazione di Fonte Barco e continuerà con alcuni incontri di approfondimento su storia, tecnologia e attualità delle tante fontane arcaiche in Abruzzo, che consentirono la civilizzazione delle nostre terre collinari, e sulle questioni idriche generali – fiume, mare, acque potabili – giunte ormai in Abruzzo a livello di emergenza ecologica, politica e sociale non rinviabile.

 

A presto

 

Pescara, Marzo 2007

 

 

Presentato da Edvige Ricci

 

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Fotografie di Sandra Pennoni

 

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Miserie pescaresi

di Diderot

 

Carneade chi era costui? Era la frase che rimuginava Don Abbondio nei Promessi Sposi di manzoniana memoria, nell'incipit dell'VIII capitolo:  è nella sua stanza che legge il testo di un panegirico in onore di  Carlo Borromeo e all'interno del quale è menzionato il filosofo.

Infatti Carneade è un filosofo greco (214 a.C. - 120 a.C.) e, da quando Manzoni lo ha reso ancor più …immortale, è diventato sinonimo di persona sconosciuta. Sconosciuto come sconosciuta ai più,  è ( o era)  la deputata Pina Fasciani dei DS d’Abruzzo , salita agli onori della cronaca dopo la trasmissione W l’Italia, su RAI3, la sera del 18 marzo scorso.

Fasciani è stata additata alla pubblica riprovazione  quale emblema del malcostume dei partiti attraverso la legge elettorale  perché messa in lista e fatta eleggere dai Ds con il parere contrario della base .

Il RAI giornalista Riccardo Iacona è stato molto impietoso con i locali diessini riuscendo a mettere a nudo le loro contraddizioni e i malumori degli esclusi che non hanno trovato nulla di meglio che sancire la irrimediabile spaccatura del partito, destinato alle prossime elezioni ad una debacle elettorale, ancor prima del fatto che gran parte confluiranno nella Sinistra Europea ( Melilla, Arcuri- già passata nelle file di Rifondazione, ecc.) 

I resti del partito dovrebbero formare  con i margheritini il Partito Democratico, prima fra tutti in testa, Massimo Luciani, che ormai da molto tempo già flirtava con il Sindaco Luciano D’Alfonso.

Luciani rappresenta l’emblema della politica di vecchio stampo, quando crebbe  da bambino del PCI all’ombra della vecchia guardia stalinista, prima fra tutti il senatore Francesco Paolo  D’Angelosante.

Comunque un po’ d’impressione l’ha fatta all’uomo della strada  l’aver ascoltato i detentori del potere pescarese  criticare il… potere,cioè loro stessi.

 

 

Si sente un gran parlare in questi giorni  di un cambio di casacca del Sindaco Luciano d'Alfonso e la cosa ci fa riflettere. D' Alfonso ha smentito, d'accordo. Ma perchè smentire che non ci sarà nessun passaggio al Polo dall'attuale coalizione se il tutto fosse palesemente infondato? La cosa è sospetta, perchè presuppone che dei contatti vi siano stati. Scusate , ma su queste notizie non possiamo che storcere il naso; come se il Papa avesse necessità di smentire che non si convertirà alla religione islamica. L'argomento è facile da dipanare. Già da un paio d'anni a questa parte c'era stato il can can suscitato dalla voglia del sindaco di candidarsi a governatore per il centro sinistra al posto di Del Turco, e la cosa rientrò per l'opposizione di centinaia di elettori del centro sinistra che videro anche nel Centro un organo d'informazione che tenne aperto per giorni e giorni il dibattito, pubblicando decine d'opinioni, facendo capire chiaramente al sindaco che doveva rispettare i patti presi con gli elettori prima del voto. Allora i cittadini furono benevoli nei confronti di D'Alfonso, riconoscendogli onestà intellettuale, e per il fatto stesso che gli si chiedeva che rispettasse i patti, implicitamente gli si riconosceva anche un ruolo positivo. Ma oggi le cose sono cambiate, abbiamo assistito ad un'acquiescenza palesatasi nel tempo verso alcuni poteri forti ,economici ed imprenditoriali di Pescara,  che hanno fatto sì certi personaggi , i cosiddetti potenti di Pescara, si mettessero ad investire in urbanistica senza il rispetto delle regole, e possiamo ricordare le note questioni del piano spiaggia che hanno acceso il dibattito a Pescara negli ultimi mesi.

L'indiscrezione del passaggio di d'Alfonso con il centro destra non è una notizia priva di fondamento e dimostra come la politica sia scesa a livelli infimi, presentando negli ultimi tempi, uomini e forze in campo intercambiabili per ogni stagione; i cittadini di Pescara dovrebbero meditare prima di dare il loro ad una coalizione, un programma di destra non può essere uguale ad un programma di sinistra.

 

Diderot

 

 

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CAPRICCI MARZOLINI   di Giacomo D’Angelo

 

Un pentimento per il principe.

Qualche mio lettore assiduo (ce ne saranno?) si sarà imbattuto nella vicenda miobatracoide in cui mi cacciò senza che lo volessi il principe Vittorio Emanuele di Savoia. La ricapitolo brevemente per aggiornarla. Quando collaboravo al Centro(su richiesta del quotidiano), avevo pubblicato un articolo in cui deploravo che il consiglio comunale di Roccaraso all’unanimità avesse deciso di concedere la cittadinanza onoraria all’erede dei Savoia per ringraziarlo del ruolo promozionale che avrebbe avuto il padre Umberto verso il lancio turistico della cittadina nei lontani anni Trenta. Nell’articolo mi interrogavo su tanto fervore gratulatorio verso una dinastia che, all’epoca dell’eccidio di Pietransieri, frazione di Roccaraso, non aveva sentito il bisogno di solidarizzare per quel martirio né tantomeno di stigmatizzare i comportamenti criminosi del maresciallo Albert Kesserling. Ricordavo la strage di Limmari, dal nome del bosco dove furono trucidati 128 abitanti del paesino, tra cui 35 bambini, e mi chiedevo in quale baratro di insensibilità, di vanità consumistica e di damnatio memoriae fossero precipitati i consiglieri comunali di Roccaraso, di destra e di sinistra, mamelicamente stretti a coorte. Dopo qualche mese dalla pubblicazione dell’articolo furono recapitate per via giudiziaria due querele: per chi scrive e per il direttore del giornale. Un anno dopo il principe ritirò la querela penale verso di me, ma non quella civile, di richiesta di danni (quali?) verso il giornale. Successivamente le cronache dei giornali si sono riempite delle gesta del principe, finito per spiacevoli accuse nel carcere di Potenza, dove tra l’altro ha confidato di aver sparato al giovane tedesco(“Sulla morte di Hammer avevo torto. Ho fregato i giudici”).

Forse un po’ smarriti dalle verità emerse sul principe savoiardo e dalla mancanza di senso del ridicolo, i consiglieri comunali di Roccaraso( sempre gli stessi?) hanno deciso di annullare la delibera con cui anni prima intendevano insignire di alloro civico il principe dal grilletto e dalla menzogna facili. Meglio tardi che mai sulla via del ritorno alla ragione. La notizia, consolante in questi tempi  impasticciati di cadute di stile e di fanatismi trasversali, l’ho letta su un quotidiano on line, ma non sui quotidiani(quelli locali, ovviamente). In particolare non l’ho letta sul Centro(mi sarà sfuggita?), che ha interrotto la mia collaborazione senza un minimo di correttezza, non avendomene mai comunicato le ragioni, e che non ha mai fornito ai suoi lettori un cenno sulla rodomontata del principe che per aver uccellato il tribunale di Parigi pensava di fare altrettanto con quello di Pescara. Ma ha incontrato successivamente la ruspa del piemme lucano dal cognome inglese, non gradito ai veementi giustizialisti nostrani, che ha riportato nei confini reali delle cronache giudiziarie bufale e inganni di chi riteneva di trovarsi impunito nella Storia.

                                         I fratellanti dai lunghi coltelli.

Quanta perfidia, che accanimento impietoso, quale ferocia di scavo minimalistico ha riversato sulla onorevole Pina Fasciani nella trasmissione W L’Italia del TG3 il santoriano Riccardo Iacona, quasi che delle ridicolaggini, delle nefandezze, del malcostume della politica italiana marmellatescamente berlusconiandiessina la deputata di Capistrello costituisse il picco più vertiginoso. Equipararla sul piano della teatralità dei pupi e della patetica oleografia da oratorio al senatore De Gregorio, epifanizzarla come un’icona della mediocrità, seguitare il gioco al massacro già avviato dalle Iene: tutto questo ha il sapore di una mascalzonata su commissione, di un’operazione concepita per ritorsione, di una vendetta viscerale di «fratelli». Ma chi il mandante? Perché lo sbirresco Iacona ha puntato  il suo riflettore-bazooka sull’inerme signora, accentuandone la goffaggine, rappresentandola come una mariagoretti tardoberlingueriana, riprendendola con allusione ancillare in cucina come se fosse la sua collocazione più naturale, punzecchiandola con domandine vanerelle, circoscrivendone il conformista orizzonte culturale, tratteggiandone la casalinghitudine strapaesana? Perché il sadico Iacona con malizia manichea ha ritratto la neodeputata come un’oca giuliva, quasi una marionetta senz’anima, circondata da vecchie volpi, torvi figuri, mezzecadreghe(o mezzeseggiole, come le chiamava Gaddus, l’Ingegnere) e da sedicenti anime belle, sottrattesi al pantano? Di tutte le scelte disgustose o da scandalo dei partiti e dei DS in particolare, possibile che in tutta Italia quella della Fasciani meritasse la palma della negatività? La trasmissione dell’astuto  Iacona, condotta come un «giallo» di provincia depressa, poteva essere firmata da Carlo Lucarelli, ma al noir  mancava un elemento essenziale. Quelli da manuale c’erano tutti: il contesto(si pensa a Sciascia, ma il milieu antropologico è quello italiota-aprutino), il cupo fondale, il tanfo della crisi della politica ridotta a mercimonio boario, i costi della politica quale giaculatoria farisaica, il marasma del partito in una provincia dilaniata da bande e briganti locali, l’ilare demenza del culo di pietra che s’improvvisa paladino(“La Fasciani ha organizzato lo sciopero per la sanità nel pescarese”), la trama i moventi le ingravallesche “causali” del delitto, ma non c’era l’assassino, il suo nome almeno. Quando Gianni Melilla o la Violetta Arcuri o Tecla Rosa, l’ex vicesindaco di Penne parlano di un partito infeudato,  ferito a morte, democraticamente larvale, stravolto e straziato dalle rivalità interne, privo di rapporti con il suo elettorato, mutilo di radicamenti sul territorio e nella società, hanno sacrosanta ragione, ma chi ha prodotto tale scempio, chi l’autore del crimine, chi fingeva di essere altrove quando la cittadella veniva banditescamente espugnata? Ora hanno preso o stanno prendendo l’igienica misura di tirarsi fuori dal letamaio(per andare dove?), ma gli assassini della democrazia nei Ds sono anche loro, anche se dell’elezione sciagurata di una rappresentante del nulla il vero responsabile è altri. Che l’abile Iacona ha lasciato anonimo e indistinto come Gadda nel suo pasticciaccio. Ma chi ha indirizzato a mo’ di sicario il destro Iacona su un fattaccio uguale a tanti altri in tante provincie d’Italia? Quei due personaggi collodiani,  Cesare Salvi e Massimo Villone, presentati come due defensores fidei, due guru della morale, due stiliti sofferenti in un deserto di orgiasti, non c’entrano nulla? Sono apparsi così salmodianti e gesuitici, ruffiani e ammiccanti, da conferire un che di sinistramente volpino al killer Iacona e da suscitare un pensiero di solidarietà per l’ingenua colombella (ma con 15.000 euro al mese bisognerebbe aprire gli occhi!), artigliata dal suo tradimento di chierico. Valeva la pena architettare questa trappola che ha agito come un boomerang? Seminando dubbi e sfiducia non solo sul nascente partito democratico ma anche sulle derive dei tanti transfughi, dei paramoralisti dal ventre ripieno, dei compagni che soffrono(ma anche s’offrono). Un flamine emerito dell’antico notabilato comunista come Nevio Felicetti si è indignato per il «linciaggio» di Iacona e ha scritto a Claudio Petruccioli protestando perché si sarebbe superato «il limite del lecito e della decenza politica». Anche lui ha ragioni sacrosante, ma la «decenza politica» dov’era finita quando tra tutte le candidate diessine per la Camera si è scelta la meno significativa, la più lontana dalla politica, quella che in altri tempi sarebbe stata rifiutata dalle sezioni  del vecchio PCI? Perché il punctum dolens è questo: per quale merito, competenza, requisito, qualità, titolo, virtù, la signora Fasciani è stata inviata

 

d’ufficio in parlamento?  Iacona ha svelato il delitto, ha indicato parzialmente gli autori, ma soprattutto ha inserito la cacca nel ventilatore. E ne è seguita la solita sagra di ipocrisia, con i diessini locali e nazionali solidali con la «sventurata», l’Unità che ospita una replica incondita della neodeputatessa, lo Iacona che cincischia una rispostina loiolesca   non senza aver riconosciuto che la signora «sconosciuta» è pur sempre «una brava persona» e lo smog dell’indecenza che ricopre ogni cosa. Quando ci sarà da votare prossimamente, con che faccia i diessini o i postdiessini neodemocratici abruzzesi chiederanno il voto?   

                                              Con chi stanno i sindacati?

Maurizio Acerbo interviene indignato sulla «strumentalizzazione» dei lavoratori di Angelini&Angelucci  da parte di Cgil, Cisl, Uil, «in una maniera che disonora da troppo tempo il movimento sindacale». Secondo il neoparlamentare rifondarolo(e il suo partito) i sindacati abruzzesi usano i lavoratori (della sanità) come «massa di manovra» permettendo ai «padroni» della sanità, ultrabeneficiati anche dalle «regalie pazzesche» della FIRA, di continuare nella loro politica di totale menefreghismo verso i dipendenti, di ricatto sul tema degli esuberi e di amministrazione a dir poco disinvolta dei problemi della salute pubblica. In soldoni Acerbo dice: voi sindacati usate i lavoratori in modo distorto perché siete «compiacenti» con «il sistema di potere delle cliniche private». Fate lo stesso gioco di Cesaretto Camillone, che ha il cuore(si fa per dire) a sinistra e il portafoglio a destra(e la coscienza in qualche cassetta di sicurezza), ma il callido esponente socialpadronale risponde solo di se stesso e del suo delirio, voi invece no. Nel suo volantino Acerbo scrive ancora:«Ci aspettiamo che i sindacati- quelli veri- ci sostengano…». Ahi, ahi! Quelli veri? E quali sarebbero? L’Ugl? I Cobas? Autonomi non meglio definiti? La polemica talvolta desinit in piscem. Perché invece Maurizio Acerbo non si rivolge alla sua collega Fasciani? Ce l’ha lì vicino, in parlamento, ansiosa di riscattarsi dall’agguato televisivo di Iacona-Salvi, con l’on. Cuperlo che ne presidia la grazia muliebre. Chieda aiuto, consiglio, alleanza a lei. Chi meglio dell’organizzatrice dello sciopero della sanità negli anni ’80, secondo il mitografo culodipietra? Quando contattò i lavoratori uno per uno, giorno e notte, a colazione e a merenda, dall’alba di lunedì alla messa di domenica, insonne ed eroica, instancabile e inesausta, barricadiera e pasionaria. Sola. O forse no, non aveva come compagno di lotta il rivoluzionario Cesaruccio Camilletti, non ancora reclutato  corp(icino) e anim(ella) dall’angelinismo filantropico?

                                             Una colomba farcita di nulla.

A corto di ispirazione, la «donna dai capelli corti», narratrice di professione, provvede come una brava cuoca abruzzese a ripulire nel mese di maggio la madia degli avanzi invernali accumulatisi alla rinfusa, aggiungendovi qualche primizia di stagione, per scodellare un bel minestrone. Così, più o meno, ha fatto Dacia Maraini nel confezionare il suo feuilleton, alla maniera di Carolina Invernizio (ma l’onesta gallina della letteratura popolare ci metteva anche l’anima e affascinava i suoi lettori non massmediaguidati), rovesciando nella callara i materiali, gli spunti(o meglio, le spuntature), i ritagli, i fondi di cassetto, le mezze idee, le risciacquature, la gromma, le croste, legati col filo sottilissimo, fantasmatico, di una fabula inesistente, inzeppata di spezie d’ogni genere(linguistiche, filologiche, storiche, vernacole) che rendono ancora più indigeribile la ratatouille. Un lavoro paraletterario, perché di lavoro ce n’è, da mestierante  alla cuci e incolla, una pratica  che lo sperimentalista pregaddiano Carlo Dossi nelle sue Note azzurre rimproverava a Pietro Colletta e altri scapigliati, che tuttavia erano ottocenteschi, poiché in quel secolo vivevano e una qualche genuinità, un’aria del tempo, lo Zeitgeist, riuscivano a comunicarlo, talora genialmente come lo spadaccino della penna, Vittorio Imbriani. La Maraini, con queste virtù di maggio fuori stagione e stantie, sembra aver voluto affermare la sua presenza di scrittrice indigena. Come a dire: credevate che la mia residenza in Abruzzo fosse soltanto vacanziera, da turista di lusso, da riposo dell’amazzone, e invece è anche produttiva, creativa di un romanzo storico o storicheggiante o fintostorico o similstorico, comunque di un ordigno che più romanzesco di così nemmeno l’Umberto Eco, non tanto bravo come me, che ho anche pirandellianamente ammiccato ai personaggi in cerca d’autore, cui ho aperto l’uscio anagrafico del mio catasto, ricorrendo al trucco felliniano del regista in crisi di estro, quello di 8½  che srotola il suo subconscio gremito di larve e di fantasmi.

Colomba- questo il titolo del romanzo- non è soltanto «noioso», «privo di necessità»(e scusate se è poco) come ha scritto sull’Unità Angelo Guglielmi, meno reticente che mai, ma è brutto, come può esserlo un trompe-l’oeil abortito, un polpettone confusamente narrativo che rivela tristemente la sua natura composita di trouvailles da rigatteria, un’operazione furbesca, di sapore natalizio come un film di Neri Parenti(che almeno fa ridere). Fosse ancora vivo, rinnoverebbe lo scandalo e lo sberleffo amaro di Giuseppe Berto, che si dannò per far capire l’orrore e il nulla del primo romanzo della Maraini, fatto premiare ganzosamente da Alberto Moravia, grande scrittore ma compiacente padrino, generoso di «amore coniugale».

Colomba è una costruzione arcimboldesca di bignamini sulle fiabe(tutte elencate, come in una guida del telefono, ma che bravura), uno zibaldoncino di bigini sulla storia d’Abruzzo, rapinata frettolosamente qua e là dalle ristampe anastatiche dell’editore Adelmo Polla, con strafalcioni(Triolo per Troilo), pure invenzioni(esilarante il ’68 avezzanese, squadernatole da un reduce brillo o pallonaro), un caravanserraglio di nomi, tra cui l’incolpevole Federico Caffè, forse perché scomparso misteriosamente come la protagonista del libro. Un pentolone da streghe del Macbeth. Il libro più scadente dell’anno(si parla del 2005) e il più chicciosamente falso d’ogni tempo sull’Abruzzo. Così unto di ruffianeria da sembrare commissionato dall’Ente Regione: sarà un caso che il governatore Ottaviano Augustolo Del Turco abbia proposto alla Maraini di dirigere il Teatro Stabile dell’Aquila? Nel suo pantheon-gotha personale, lo statista di Collelongo, già munitosi a spese dei contribuenti di vignettista e di fotografo per il suo ingresso nel firmamento dei vip, in contatto con Mogol per essere citato in uno dei suoi demenziali aforismi, immagina di finire in una pièce scritta e diretta dall’alacre vedova del Pincherle.

Per ironia del caso, il libro è uscito contemporaneamente alla ristampa del libro di racconti di Laudomia Bonanni, Il fosso(ediz. Textus), dove rifulge una Colomba- eroina del racconto- che piacque a Montale, Giuseppe De Robertis, Geno Pampaloni e altri illustri critici. La Colomba della Maraini non ha interessato neanche il compagno di parrocchia, Angelo Guglielmi, che, pur galante uomo di mondo, non se l’è sentita di avallarne la pochezza. Ah, sì, dimenticavo, l’Abruzzo forte e gentile ha premiato, festeggiato, plurisagrato, poliomaggiato, portata in processione come una madonna pellegrina, innalzata sugli altari, la «donna dai capelli corti» e il libro è andato a ruba. Ma, accettate un consiglio, leggete la Bonanni per capire quanto sia evanescente(e volgare) la Maraini.

 

                                                                                                giacomo1939@alice.it

 

 

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 Chi parla da solo è pazzo!...

 

Beato cinismo di Diogene, che poi sarebbe un nato da dio, da altro dio.

E beati quanti vogliono esser convinti o già son convinti dell'amore-beato, del bene-beato, del bello-beato, del........ buono-beato ............ una beatitudine universale che però esclude; e noi ritroviamo

tanti esclusi ed innervositi dal loro esser tenuti fuori....... quale-che universalità è mai questa che

esclude?

Da dove mai ci provengono consimili considerazioni?

Da dove mai ci provengano consimili considerazioni?  (Ribadire la domanda è rafforzarla!)

Una nostra risposta è connessa alla considerazione che nel mondo, ove viviamo, noi si ritrovano troppi disturbi, violenze, distorsioni, ipocrisie, e gravami tali da indurci a sintetizzare: Questo nostro secolo è eminentemente religioso, cioè spiritualista (cioè delirante e folle)..... ribadendo quanto

Leopardi ebbe a dire del suo.

Concordi pure con Erasmo che: mio secolo...o escremento dei tempi, faex temporum........

Rousseau: secolo.....questo grande infradiciamento in cui viviamo........

Bousset: secolo dei tempi piccoli e cattivi.........

Tetrarca e Bruno: secolo, in cui mi trovo, voto è d'ogni valor pien d'ogni orgoglio Catullo: O saeclum in sapiens et infacetum .......

Esiste anche chi elogia il suo secolo........ noi no! Ci conforta ritrovare altri "spiriti" i quali esprimono

disprezzo e condanna verso il tempo nel quale è stato dato loro di vivere.

Potremmo quindi anche dire che i ladri, le puttane, le violenze, la repressione, l'ipocrisia ........ siano

fenomeni storici, che abbiano una storicità-continuità che li perpetua.

Certo è che le individualità che hanno vivificato tante storture, e le storture medesime, sono sempre

diverse, evolgono o si ripropongono quasi uguali.

Cos'è che non è, quasi mai, cambiato sul palcoscenico della nostra vita occidentale?

La risposta è lapalissiana!

Anche Lapalisse direbbe; "I papi cambiano di persona e dì nome....... Ma il papato è rimasto!"

Tutto scorre meno che il Vaticano! Infatti è una montagnola non un fiume!

Le ore, i giorni, gli anni ed i secoli sono pure Ore, Giorni e Secoli clericali!

Oggi 2007, dopo l'incarnazione di Cristo, viviamo gli albori del terzo millennio dall'incarnazione di

Cristo! La civiltà occidentale sarà nata da ..........ma il solo dime alcun suo riferimento, classificarlo

nella sua temporalità, ci induce a riferirlo alla nascita di.........

Hanno fissato il tempo, la quarta dimensione e forse tant'altro o troppo ancora!

Foucault scrive che la Nave-Dei-Pazzi fu l'ultimo veicolo-tollerante offerto ai pazzi medesimi!

Foucault scrive che gli ospedali francesi, costruiti in adiacenze di chiese, ormai vuoti, furono riempiti

di pazzi e matti e malinconici e di asociali e di non-funzionalmente-inseriti-nelle-società!

Gli storici, variamente indottrinati o favolistici, convengono nel documentare crisi ed eventi di varia

natura e ci documentano di "connessioni" svariatissime tra i medesimi, mai prescindendo da quella

".......etema gente da cui non nacque alcuno.....".

Oggigiorno trema quel colle che priva Roma di parte della sua panoramicità nord-occidentale? Forse sì forse molto, forse oltremisura!

L'avversione Marxista al Clero è stata revisionata e stranita da strani revisionisti che l'hanno stravolta. L'avversione "islamica" al cattolicesimo pare-appare quasi fisiologica........ suscitando

simpatie anche tra quanti soffrono egemonie clericali svariatissime .......al limite dell'esagerato.

Un digiuno arabo lunghissimo, una fede decantata in metodologie motto più radicali, un'assenza di gerarchle formali, una dignità forte che è stata capace di svilupparsi enormemente nel mondo........

sono tante componenti che rendono quasi alternativa, un'alternatività capace di accondiscendenze. Quanti sono anticlericali e contrari al sistema occidentale che è clericalizato......... sviluppano

simpatia   parziale-condizionata-limitata-occasionale.........eppur   simpatia   verso   questo   mondo

orientale che ci si avvicina, ci si è avvicinato vendendoci accendini a mille lire, quando i "nostri" pretendevano il triplo secondo trina proporzione.

Quanti Burka vengon posti ad evidenze musulmane?

Eppure motti burka ci evitano occhi lacrimevoli di vedove e di madri stravolte dai figli ormai persi, ci evitano di vedere i buka baka (pianto piangere) di queste testimoni, martiri delle sofferenze del loro popolo. Noi (noi?) vediamo solo Burka, più estesi dei nostri (?) tanga o Bikini (bikini atomicizzati).

Stelio.

 

 

 

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Pillole    di Luciano Martocchia

Prodi: Andiamo in ritirata  con la coda fra le gambe  o prenderci  una botta in testa? La botta in testa è il ritorno dell'estrema destra al governo, il Berluska e Previti in testa. Fra le due ovviamente c'era poco da scegliere e la sinistra giustamente ha calato le brache. Un Follini vale più di tutta la sinistra, Turigliatto e Rossi al macero, a poco vale la libertà di coscienza e l’assenza costituzionale del vincolo di mandato al momento del voto parlamentare ,  poiché la sinistra rispetta i patti , compresi quelli che vede testate nucleari USA e comandi strategici sul territorio italiano, che impongono di raddoppiare istallazioni militari , come a Vicenza.  Un Andreotti è determinante non perché l'andreottismo abbia riguadagnato terreno nella società ma perché il centrosinistra ha (ri)scelto di farne l'interlocutore principale. Il dato più rimosso – elettoralmente - degli ultimi dieci anni è che Berlusconi, di solito, non ha vinto ai quartieri bene  ma nelle borgate, non negli ambienti  esclusivi ma nelle fabbriche . E Rifondazione Comunista ci mediti sopra. Il centrosinistra s'è rassegnato tranquillamente a questo dato, vince  nei salotti  e fugge dalle borgate . Alla fine, a farlo cadere non sarà un Turigliatto o un Pallaro ma il semplice calo sociologico del consenso: un governo che riesce a perdere quasi venti punti in sondaggio fra luglio e novembre è un governo che si candida a scomparire.  Non possiamo mandare a casa Prodi perché dall'altro lato c'è Berlusconi. Dobbiamo tenerci Hindenburg perché altrimenti c'è Hitler. Dobbiamo tenerci Facta perché altrimenti arriva Mussolini. Va bene. Sano realismo. Finora però, non ha funzionato. Il problema vero, quello che prima o poi bisognerà pur affrontare, è: come siamo arrivati a questo punto? Prodi va tollerato, votato, fiduciato e tutto quello che volete perchè qui e ora l'alternativa è peggiore. Ma non è più un nostro amico. Bisogna fare in fretta a unire i movimenti, le piccole sinistre e la società civile.

Dico: I gay li chiamano dispregiativamente finocchi perché, una volta , al momento di bruciarli vivi per ordine dei preti, il boia gettava sul fuoco anche qualche mazzo di finocchi: così la cerimonia veniva resa più
tollerabile olfattivamente, visto che la carne bruciata per molti ha un odore fastidioso. Bruciarli, non se ne poteva fare a meno perché altrimenti il Signore si sarebbe irritato e avrebbe mandato cataclismi e terremoti: questi ultimi venivano generalmente attribuiti esattamente a ciò, e le autorità religiose e civili non mancavano di tenerne conto. Altre categorie molto antipatiche erano sindacalisti, ebrei, protestanti e donne sapute: questi però venivano messi a fuoco più rudimentalmente, visto che le storie in questi casi non parlano di finocchi. (Nessuno di quelli che un tempo bruciavano i gay gli ha mai chiesto scusa. Anzi, sono tuttora impegnati a dire che certo bruciarli non si può più però… fatevelo spiegare da Ruini !)


D'Alema: per lui un vergognoso insabbiamento ( caso Calipari/Sgrena)  diventa una
"occasione mancata" per gli Stati Uniti, e ricorda come in occasione della strage del Cermis ci sia stata invece una "piena assunzione di responsabilita'". Ci vuole una grande faccia tosta  e tanto pelo sullo stomaco per definire "piena assunzione di responsabilita'" la sottrazione ai
tribunali italiani dei militari statunitensi che hanno impunemente tranciato una funivia uccidendo 20 persone.

Luciano Martocchia

 

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Oronzo Liuzzi


 

  

Dispiego l’ idea della sapienza

  

<dispiego l’ idea della sapienza

<sul libro sacro della vita.

<l’ umano fermenta le proprie crisi

<nelle grotte della coscienza.

 

       dubito della ragion pura e

       l’ inquietudine balla nel giorno

       della sua vendetta

 

<il vuoto dei ricordi logora

<i principi esistenziali della felicità.

 

       L’ umile visualizza

       L’ azione della ragion pratica

 

<il virtuale inganna la realtà e

<accumula confusione.

 

       mi nutro di tempeste magnetiche

       nel clima del tutto è dovuto

 

 

<il proibito dimora nelle articolazioni della storia e

<nelle viscere della contemplazione.

 

       assuefatti dallo stress vagabondo

       digitiamo invisibili movimenti di perdono

       inseguendo il tragitto del pendolo che solca

       le trasformazioni del pensiero.

 

 

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