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IL SALE - N.°61


Sommario

                                      

 

                                   

 

L’UNIVERSO

 

 

Signore,

sollevo la testa al cielo,

non vedo stelle,

né mi rendo conto che

vivo in un mondo diverso, questa Terra.

Sì, mi appartiene, ci vivo,

qui ho creato la mia famiglia,

però per me questo spazio è piccolo,

per il motivo che è abitato da persone

troppo avide di successo,

per questo motivo sono solo capaci di

schiacciare gli altri per arrivare al potere.

Signore,

questa non è la mia intesa di uomo

e neanche fa parte della mia Religione.

Aiutami tu per farla migliorare

 

 

 

***************

 

 

 

IL PROFUMO DELLA VITA

 

 

Sono riconoscente della mia

venuta in questo mondo,

però anche complessato,

per quello che vedo e quello che sento.

Oggi tutto è cambiato,

per voluttà dei desideri,

che prima non si potevano esprimere

perché l’uomo era un grande realista:

lavoro, famiglia, ed era una vita diversa,

oggi non è più vita

per uomini che non hanno futuro.

Essi sono amanti delle proprie idee,

sono poveri di mente: “Oggi

il loro Io è solo una culla”,

che il padre è riuscito a creare!!

Questo benessere lo sfrutteranno

fino al consumo!

 

 

Luigi Dezio  in  arte Popò

 

 

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Perché fare la finanziaria? A che ed a chi serve?  Certamente non ai poveri, né al ceto medio!

Alla fine nemmeno ai ricchi!

 

 

            A mio avviso è un Governo che fa cose che non servono a nessuno. Allora che ci sta a fare? Non sarebbe meglio se si togliesse di mezzo per dare libero accesso alla partecipazione di tutti i cittadini nella gestione della società? Rimanere al Governo avrebbe un senso se si dessero da fare per gestire questo processo di inclusione del popolo. Ciò è impossibile, vista la composizione  politica dei governanti. Naturalmente un esecutivo di destra farebbe le stesse cose se non peggio. Qualsiasi governo istituzionale non può fare altro perché deve applicare le direttive del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale. Quindi è inutile “tifare” per uno schieramento o per l’altro.

            Che la finanziaria danneggia i poveri ed il ceto medio è facilmente dimostrabile e comprensibile. Ciò che è difficile da comprendere è che danneggia anche i ricchi perché questi ultimi sono mitizzati dalla propaganda dei Mass Media e dalla cultura popolare. La maggior parte della gente vede il benessere, ovvero “la felicità”, in base alla quantità di oggetti di cui dispone la persona: più ne ha e più è felice. Non vede la qualità della vita di questa persona: le sue nevrosi, le sue preoccupazioni, l’eterna insoddisfazione perché più ha e più vuole avere, i rapporti umani orribili tra mogli mariti figli parenti amici, moltissime volte ci si aggiungono la droga l’alcool l’anoressia la bulimia: insomma, nella maggior parte dei casi, è un poveraccio più da compatire che da invidiare. Il denaro ed il potere sono la causa principale di questi problemi. Poichè la finanziaria attuale rastrella le finanze ai poveri e soprattutto  al ceto medio per darle ai ricchi, dico che non serve nemmeno a loro perché diventano ancora più ricchi e quindi staranno ancora più male. Se i ricchi stanno male, non è che i poveri stiano bene! Forse si può dire meno peggio, tranne che per i poverissimi! Comunque è un mondo in cui stiamo male tutti, chi per un motivo e chi per un altro. Ci vuole una nuova società basata sulla giustizia e l’uguaglianza per venirne fuori. 

            Se queste finanziarie danneggiano tutti perché ci si intestardisce a farle? Evidentemente a qualcuno conviene: al ceto politico-burocratico che gestisce il governo. In questo momento è quello delle organizzazioni di Sinistra. Esso può usufruire dei grossi guadagni e privilegi che ne scaturiscono. Per questo motivo faranno i “salti mortali” per rimanere in carica 5 anni, fregandosene delle sofferenze che infliggeranno alla gente. Rimanendo in carica per una legislatura intera avranno tutto il tempo di curare bene gli interessi finanziari che fanno capo ai loro partiti, particolarmente quelli del capitale pubblico, come si sta dimostrando con l’accordo per il gas ENI-GAZPROM russo, ed anche con la privatizzazione dell’Alitalia, in cui cercano di favorire “capitalisti amici”.

Gli attuali governanti, come i loro predecessori, mentre cercano di sfruttare per i propri fini i vantaggi derivanti dalla gestione diretta del potere, si danno da fare per tagliare con la scure le conquiste dei lavoratori. Con le finanziarie menano colpi senza pietà a tutti gli sfruttati. Cosa strana: il “compagno” Bertinotti, a proposito di quella in corso, si lamenta dei tempi lunghi per la sua approvazione  e chiede procedure più rapide per poterne fare sempre di più. Mi chiedo: da che parte sta?

            Al semplice cittadino non interessa minimamente l’attuale finanziaria, né le precedenti né le successive. Non ci guadagna niente! Romano Prodi ha detto: “Abbiamo obbligato tutte le categorie a fare dei sacrifici”! Bella roba!  Siccome se ne fanno pochi……e gli dovremmo dire anche grazie! Lui dice che bisogna preoccuparsi di risanare il Bilancio dello Stato.......perchè i governanti non si preoccupano di risanare il bilancio delle famiglie, a partire da quelle più povere? Perché ci dovremmo preoccupare dello Stato? Ma chi è lo Stato? I cittadini o i padroni? Io credo che siano i padroni, a differenza di ciò che dice la Costituzione! E’ una definizione superata? Penso proprio di no perché la vita personale sociale e politica di tutti i giorni, con tutte le sue ingiustizie e prepotenze, ce lo dimostra: i benefici economici ed i privilegi tutti ai ricchi, ai poveri niente! Che cosa è cambiato?

             Non si possono aumentare, come fa l’attuale finanziaria, le spese militari per le missioni all’estero. In questo modo e con questo criterio è logico che non ci siano i fondi per i poveri i lavoratori ed i pensionati. Non ci saranno mai!

            Nella finanziaria già approvata dalla Camera dei Deputati il 18/11/06, con 331 voti favorevoli e 231 contrari, si fanno tagli alla Sanità ed alla Scuola mentre il Governo garantisce 200 milioni di euro alle forze di polizia e 150 milioni aggiuntivi al bilancio del ministero dell’interno. Inoltre si garantisce l’assunzione a tempo indeterminato per 3000 lavoratori precari del ministero dell’interno, tra cui 1700 poliziotti e carabinieri. A difesa di questi ultimi è intervenuto addirittura il ministro dell’interno Giuliano Amato dicendo che se dovessero mancare queste assunzioni, scenderebbe in piazza con gli stessi sindacati della polizia per protestare. Assurdo! Come si può accettare un ministro ed un governo del genere?

            Secondo me non c’è nessun bisogno di fare le Finanziarie! Se si vuole rispondere ai bisogni della grande maggioranza dei cittadini è molto semplice: si raddoppiano gli stipendi e le pensioni dei lavoratori. Io dico raddoppiare perché, da quando è stato introdotto l’euro in sostituzione della lira,  sono diventati talmente bassi ed inadeguati rispetto al costo della vita che solo così si potrebbe arrivare ad un rapporto se non giusto almeno più equilibrato tra chi compra e chi vende. Inoltre un governo “amico dei lavoratori”, come dice di essere l’attuale,  potrebbe benissimo eliminare il precariato, stabilire l’assunzione a tempo indeterminato per tutti,  realizzare abitazioni per le coppie giovani in modo che non debbano essere “strozzate” da mutui altissimi; costruire ospedali invece di chiuderli; risanare l’ambiente dall’inquinamento, che sta rendendo impossibile la vita a tutti. Una “finanziaria del genere” toglierebbe finanze ai ricchi per darle ai poveri! Ciò li “irriterebbe”! I governanti hanno paura della loro reazione anche perché essi stessi sono ricchi. Per cui, in conclusione, un programma del genere non lo attuerebbero mai.

            Parlando di questo programma con alcuni amici, mi è stato risposto: “ Ma tu allora vuoi fare la rivoluzione! Questo è impossibile!”. Indubbiamente, è vero, attualmente la rivoluzione è impossibile! Però la controrivoluzione è possibilissima e la classe politica italiana, con la complicità e l’ignoranza della grande maggioranza del popolo, la sta facendo. Nella classe politica io includo sia la destra che la sinistra in quanto, a mio avviso,  entrambe stanno smantellando tutte le conquiste dei lavoratori, rafforzando l’autoritarismo e l’arroganza del potere e spingendo il popolo italiano verso il degrado umano. Allora, secondo me, è meglio fare il rivoluzionario idealista “astratto” piuttosto che il reazionario pragmatico concreto: almeno non si gestisce il potere e non si fa danno a nessuno.

            Entrare nella logica interna della finanziaria, secondo me,  è assurdo! Non si può cercare di capirne i problemi, farsene carico, battagliare nelle commissioni per cercare di migliorarla introducendo delle leggi a favore dei bisognosi. Per una legge che si riesce a far passare, sono pronte altre cinque che ne riassorbono i benefici con l’interesse. Per cui qualsiasi finanziaria si conclude sempre con un peggioramento del livello di vita del popolo. Essa va respinta alla radice, come concezione ed impostazione, perché parte dal presupposto che i poveri devono fare i sacrifici ed i ricchi devono beneficiarne. Per questo motivo, sempre secondo il mio modestissimo parere, le finanziarie non si possono né migliorare né riformare, ma vanno cancellate “con un colpo di spugna”.

            Se le finanziarie non si dovrebbero fare, quale è l’alternativa? Io credo che se si esce dalla gabbia della logica del mercato capitalista e dell’“essere responsabili e concreti”(concreti per i padroni ed astratti per gli sfruttati!), si entra in un campo di possibilità immense in cui il referente non sarà più il governo nazionale o locale ma se stesso e l’insieme dei se stesso, liberamente aggregati ed autorganizzati. Saranno loro a scegliere e decidere che cosa fare, senza aspettare i partiti e le istituzioni. In un processo del genere Il Sale, secondo me, si troverebbe completamente a suo agio. Per questo motivo se in Iraq mi auguro 10-100-1000 Nasirya nei confronti delle truppe straniere, in Italia personalmente mi auguro 10-100-1000  giornali tipo Il Sale, cioè “Pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario!”.

20/11/06                                                                                                                          Antonio Mucci

 

 

 

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PAGINETTE    NOVEMBRINE

di Giacomo D’Angelo

 

Ci sono parole desuete, fuori corso, «astemie», per dirla con Silvio D’Arzo, ma che carsicamente denunciano sussulti di espressività. Ad esempio la parola fascista sembra un guscio vuoto, di uso talmente smodato da aver perso qualsiasi significato, ma talvolta torna più espressiva che mai. Si pensi al senatore Francesco Storace o al senatùr Roberto Calderoli, che ai senatori a vita Rita Levi Montalcini e Carlo Aurelio Ciampi, colpevoli di avere votato per la maggioranza, gridano rossi in viso «andate a lavorare, dovete andare a lavorare» (la Repubblica, 17.11.2006). Come definirli? Sguaiati? Beceri? Linguisticamente imprecisi? Solecistici? Barbari? No, fascisti, anzi squadristi fascisti. Non ci sono parole più calzanti per rilevare l’abisso culturale e politico che esiste tra la vita operosa di uno scienziato premio Nobel, quella trasparente di un amministratore pubblico e le vite convulsamente muscolari dei due politicanti. Disseminate di una scia di inchieste giudiziarie verso la regione Lazio (Storace) e di una legge elettorale definita «porcata» dallo stesso promotore leghista.

 

STEFANIA Misticoni, segretario regionale dei DS, fisicamente, ma solo fisicamente, somigliante ad Adriana Seroni (“Chiamami Seroni, sarò la tua sbirra”, si diceva dell’energica deputata comunista), agli amici (o compagni? Si chiameranno ancora così i militanti di questo deturpato, irriconoscibile partito?) riuniti per discutere sulla questione morale dopo le cloache esplose di Montesilvano e della FIRA, bipartisan inzaccheranti (con l’eccezione di Rifondazione, che a Montesilvano aveva fiutato l’ucci ucci dei comparucci), toto modo avvolgenti le tribù di roditori neri bianchi e rossastri, ha raccomandato con toni questurineschi: «dobbiamo essere le sentinelle della legalità». Cioè: dobbiamo respirare per vivere,  muovere le gambe per camminare,  aprire bocca per parlare. Siamo alla caricatura della morale. Per riacquistare una scheggia di credibilità si fa appello al minimo di decenza, anzi ad una parola, legalità appunto, che nella storia della sinistra è stata sempre guardata a distanza perché legata ad una realtà da cambiare migliorandola. Ma poi chi sarebbero i gendarmi della neoetica misticoniana? Falstaff Di Matteo, noto per la lineare disinteressata aulente gestione dell’ACA, senza la quale non sarebbe mai stato eletto, dopo due bocciature sonanti? Paol(inetto) Enrichini, sempre trombato dal voto popolare, mai dai sopracciò del partito, dei cui interna corporis è l’escrescenza tumorale, l’ernia di arroganza  del dipartimento goliardico-vitellonesco? Pina Fasciani, femminista lati-riluttante, dalle qualità subliminari, sommerse  in anni di travettistico sindacalismo, coerentemente spedita a Montecitorio per impersonarvi la bolla di nullismo degli eredi abruzzesi del partito di Gramsci e di Terracini? Giovannino Lolli, catapultato dal suo coté mondano-vitaiolo per rimescolare cinicamente le carte preparate dall’ingenuo forzista Aracu per i Giochi del Mediterraneo? Animulae vagulae, politici di princisbecco, ciuchifauna, spettri ibseniani, ippopotami ioneschiani, poltrofigli saviniani. Contro nutrie e castorini e lemuri come questi  avrebbero posato le armi i Melilla, i Pace, i Di Ludovico, i Colazilli, i Boyer e altri insofferenti dei DS consumatisi come pelle di zigrino (secondo la profezia di Salvatore Sechi), invece di combatterli, metterli nell’angolo, smascherarli nei loro vizi privati e nelle loro carenti virtù pubbliche, cacciarli via  a pedate nei loro ortopedici glutei? Ma allora, gattopardescamente, tra i DS sono rimasti gli sciacalletti e le iene. Quale sarebbe l’ultimo sale della terra, per restare nella metafora del principone tomasiano? Falstaff Di Matteo e compagnia marcia(nte)?

 

NELL’ editoriale di presentazione, il neodirettore de il Centro, Luigi Vicinanza così predica: «Se i giornali hanno un’anima - e “il Centro” ce l’ha - quest’anima si manifesta in un progetto e in un’ambizione: rappresentare i valori identitari dei cittadini d’Abruzzo. Questo giornale ci riesce da vent’anni». Che pasticciaccio omiletico di concetti e di parole. Come conciliare il dubbio che i giornali abbiano un’anima e la certezza che il Centro ce l’ha? Con il progetto e con l’ambizione di rappresentare i valori identitari degli abruzzesi? Ma è questo il compito di un giornale? Prima dei valori identitari (che roba è?) non ci sono le notizie, le inchieste, le cronache di ciò che accade, il servizio dell’informazione, la registrazione dei fatti? E senza la possibile onestà e completezza con cui vengono informati i lettori dove vanno a finire gli ariosteschi, pindarici, criptici, inafferrabili valori identitari? Ma - afferma perentorio il neodirettore - il Centro rappresenta questi fantasmatici valori identitari da vent’anni. Poffarbacco, e chi glielo ha detto se lui viveva altrove? O si faceva inviare il quotidiano abruzzese da venti anni sapendo che un giorno l’avrebbe diretto? E i valori identitari abruzzesi erano gli stessi di Zatterin, Barberi, Pucciarelli, Vigna, di sbiaditi  passeggeri burocraticamente anonimi direttori del giornale, del più resistente Del Giudice? Ma un buon giornalista prima di sventolare una bandiera non ne spiegherà il simbolo, le immagini, l’eventuale motto? Insomma perché questo fondino loiolescamente megalomane, sagrestanamente paolotto, leccaculeggiante ed evasivo verso gli abruzzesi, ruffianello come un bollettino parrocchiale? A proposito dei valori identitari abruzzesi, poiché i direttori del Centro non sono mai abruzzesi, c’è da pensare che la proprietà del giornale non stimi molto i giornalisti nati in Abruzzo o li ritenga ignari di cose che giornalisti di altre regioni conoscono meglio. Ma l’inizio dei giornalisti-direttori in regione non è mai felice. È rimasto nella piccola storia regionale il paternalismo di Vittorio Emiliani, che inaugurò il tabloid del Messaggero-Abruzzo, scrivendo compunto che il giornale voleva essere «il padre degli abruzzesi»(un genitore che non andò lontano). O i furori ideologici di Pucciarelli che arrivò a scrivere in uno dei suoi robespierriani editorialini del Centro che «un giudice anche quando ha torto ha sempre ragione». Bisognerebbe raccogliere in un bestiario le topiche e le supponenze dei vari direttori per ammonirli: andateci piano con il colonialismo, studiate l’Abruzzo prima di pontificare, controllate nomi e notizie invece che delirare. Ad esempio nel suo editoriale del 26 novembre, Luigi Vicinanza, occupandosi dell’ondata di corruzione tracimata in Abruzzo, ammonisce: «È’ necessario che il presidente Del Turco, il suo vice Paolini, l’assessore Mazzocca, di concerto con gli altri assessori, arrivino in aula con una proposta praticabile per ripristinare la legalità e riportare sotto controllo la “cassaforte” dei soldi pubblici dell’Abruzzo. Serve un’operazione-verità per ridare la fiducia ai cittadini. In tempi rapidi, senza badare agli interessi elettorali di partito o di gruppo». Ma di che parla il Vicinanza? Si è informato sulla legalità clientelare di Del Turco e su quella aerea di Paol(inetto) e di Mazzocca, che abusano del loro ruolo di privilegiati di lusso? Come fanno questi tre topi guardiani delle loro privatissime chiaviche, con le prove finora fornite di malcostume e di arrogante prensilità, a impersonare un’ideuzza, un frammento, un coriandolo di legalità? Perché il Vicinanza va giù con tali cortigianerie paracule? Non poteva consigliarsi con qualcuno? Con il suo predecessore magari, se è ancora nelle …vicinanze.

 

IL radiogiornale di RAI 3 apre la serie dei titoli e dei servizi con i discorsi del papa. È la linea instaurata dal nuovo direttore uscito dal spoils system, Antonio Caprarica, ex inviato dell’Unità,  corrispondente della RAI da Londra e da Parigi. Brillante nel suo conformismo, rimpannucciato con le sue cravattone policrome, arie da uomo di mondo, non deve aver maturato la sua coscienza laica in quelle capitali, dove il Papa fa notizia quando viene eletto, quando muore e quando capita nei paraggi, per cui possono passare mesi

  

prima che un tg francese dia notizie del vicario di Cristo. Peggio dei cattocomunisti sono i comunisti che quando arrivano ai posti di comando si scoprono clericali servizievoli e melliflui. Dopo i gramsciani nipotini di padre Bresciani soltanto scaccini.

 

IN un servizio su Teofilo Patini, trasmesso dalla RAI regionale, il cronista si diffonde sul «capostipite dell’arte sociale». Arte sociale? Ne esiste una asociale? Dove avrà pescato la perla l’orecchiante bizettiano? Chi gli avrà fornito una simile definizione? Ferdinando Bologna, che su Patini ha scritto una monumentale biografia? Federico Zeri, che al pittore di Castel di Sangro ha dedicato un bellissino elzeviro? Marco Valsecchi, che se ne occupò più volte sul Giorno? Matteo Marangoni che in Saper vedere infierì sul pittore del «lacrimogeno» Erede? Cosimo Savastano, che dalla sua lontana tesi di laurea si occupa dell’artista suo compaesano? Forse il cronista voleva parlare di «realismo sociale», ma la fretta lo ha distolto. Perché non fornirsi di informazioni elementari? Manca un bignami di storia dell’arte in redazione?

 

SUL festival delle letterature ho già scritto l’anno scorso alcune note critiche, beccandomi una rampogna del rampante direttore artistico, Luigi Di Iacovo, autore di un romanzo molto recensito. Non vorrei insistere, ma l’edizione di quest’anno è più deserta che mai di idee, di proposte,  di significati civili, di riverberi culturali, di risonanze estetiche. A che serve invitare un Moccia (che sul Messaggero-Abruzzo ci regala quasi quotidianamente compitini badialmente banali), un De Carlo, un Benni,  un Pinketts, scrittori  baciati dal successo di vendite, per fare altra pubblicità ai loro libri? O un Filippo La Porta, critico prezzemolivago, cacasennico, onnipartisan, intrufolato melanconicamente in ogni dove? Perché chiamarlo festival delle letterature?   Meglio consigli per gli acquisti, bancarella dei soliti noti, vetrinetta ad usum delphini, fiera delle vanità, passerella di best-selleromani, scrittori sul trespolo, week-end aternino con valigia delle Indie, come ti presento un libro nella città di d’Annunzio e di Flaiano. Se a pagare le scampagnate dei crassi grafomani fosse il pastaio De Cecco o l’ottico Barberini o il bravo Giovanni della Cantina 58, niente da dire, ma qui il danaro viene dal masochista (malgré soi) sig. Pantalone e andrebbe elargito meno spensieratamente. Inoltre è giusto invitare alla performance esibizionistica anche scrittori pescaresi, come il D’Alessandro o l’Angela Nanetti, ma perché lasciare fuori Angela Capobianchi, pubblicata da editori come la Piemme, tradotta all’estero, premiata a Cattolica con il premio? O Marco Tabellione che ha scritto un denso romanzo di formazione? O Luciano De Angelis che ha ricavato da un delitto pescarese un affresco della sua odiosamata città? O Francesco De Collibus, vincitore di premi Pazienza, ora imbrumato nella città di don Lisander? E dei millanta artisti della penna (o del computer) sfornati dagli editori locali (Tracce,ecc.) proprio nessuno merita di entrare nell’Accademia Diiacovesco(vo)-decolli(aldo)busiana Delle Scombiccherature Premiande? L’edizione prossima sia una festa delle letterature, non un paesano, scopiazzato, pallido festival.

 

A proposito, ma quali impegni di improrogabile urgenza trattenevano assessori alla cultura (i tre o quattro del comune di Pescara), il sindaco, il presidente della provincia, un assessore delturcoide (a scelta), docenti universitari di belle lettere, italianisti ginnasiarchi, redattori culturali di quotidiani, neorondisti calligrafi della RAI, editori assistiti, librai, la sterminata genia dei grafomani, il partito promiscuo dei poeti, i «pescaresisti» orgogliosi delle glorie cittadine (o solo sportive?), le dannunziste care alla Anna Maria Andreoli (la tronfia fruitrice ufficiale delle eredità dannunziane), dal disertare le due giornate dell’ultimo (il trentatreesimo!) convegno di studi dannunziani? Si dirà: ma sono cerimoniali accademici, sanno di lucerna, ridondano della noia libresca dei bibliomani, sono per specialisti da catacomba, si dipanano in mesti rituali di vestali, si articolano in paranoiche tenzoni di filologi che lavorano su scartoffie ammuffite. Niente di più errato. Quello di quest’anno, dedicato ai «libri e alle librerie» di d’Annunzio, è stato tra i più interessanti e vivaci, con studiosi del calibro di Carlo Carena e Giorgio Barberi Squarotti e Pietro Gibellini, con ricercatori sensibili come Walter Tortoreto e Giuseppe Papponetti, ma soprattutto con il tiaso di agguerrite dannunziste. Non c’è classico della letteratura italiana che abbia come d’Annunzio un gineceo così folto che scava le sue miniere. Si può immaginare che dall’altro mondo  ripeterà compiaciuto: io ho quel che ho donato. I tre interventi di Elena Ledda, Milva Maria Cappellini, Maria Rosa Giacon sono stati un crescendo rossiniano di conoscenze e di interpretazioni snocciolate sapidamente e massime l’ultimo, un mèlange multilingue da teatro Molière e da compagnia goldoniana, è stato da abbraccio antiaccademico (simildannunziano cioè). Altro che ennui o pesanteur, più che un convegno di studi, è stato una ribalta di assoli teatrali. Un raro divertimento della mente e dell’orecchio. Condiviso da pochi intimi: l’avv. Carlo Lizza, il prof. Oscar Granchelli, il dott. Lauri, il preside Claudio Palma, a tratti il prof. Vito Moretti (l’unico dannunzista).

Se penso che fino all’età dei quarant’anni mi facevo uno stupido vanto di odiare d’Annunzio e oggi, onusto di anni, trascorro piacevolmente alcune ore nell’ex aula magna del vecchio tribunale, con il dott. Tiboni a distanza di poche file, che guardo con gratitudine, lui che anni fa era il bersaglio preferito delle mie sessantottarde scorticature sul dibattito.

 

IL 14 dicembre, al museo “Vittoria Colonna”, si parlerà di “Xilografi a Castellamare Adriatico”, con Castellammare amputato di una emme, come da discutibile uso invalso da qualche anno (e da qualche assessore). Nell’invito stampato dall’assessorato alla cultura, quello ufficiale di De Collibus, si sottolinea (fra parentesi) che  la manifestazione è un omaggio ad Armando Carmignani. Sarebbe stato un omaggio più adeguato, anche se tardivo, se avessero scritto correttamente Cermignani, evitando lo sfondone. Ma poiché era più che opportuno tributare l’omaggio ad Armando Cermignani  (insegnante di Federico Caffè all’Acerbo e forse di Flaiano, senatore del vecchio PSI), sarebbe stato altrettanto sensato mandare al macero i cartoncini con il cognome errato.

 

La prima pagina del Messaggero-Abruzzo riporta quotidianamente pezzulli di Federico Moccia e di Maurizio Costanzo, in gara di vuotaggine: ddu’ cecat’ a ‘ff’à pretate. I due sono popolarissimi, Moccia  vende i suoi libri come il pane, Costanzo è il consigliori dei vip(e il marito-inventore di un’altra maga dell’idiozia televisiva), ma ciò che scaricano sul quotidiano romano sono bolle d’aria, caccole, scoreggine, venticello di trulli. Quelli spetezzati da Alvaro Vitali nei suoi film erano più divertenti. Per fortuna sulla stessa pagina c’è una gustosissima, ricreativa rubrica di Mario D’Alessandro che con i suoi indovinelli, il vernacolo, i proverbi, la chietinità, riscatta l’uggia grafomane delle due più note (e ultrapagate) firme. Altra fortuna è l’assenza di Bruno Vespa, che, come è noto, collabora a gran parte dei quotidiani (e settimanali, mensili, L’eco di San Gabriele compreso), a volte con lo stesso pezzo, come gli accadde per il racconto della sua rasatura di barba, a Genova per il Secolo XIX, a Palermo per il Giornale di  Sicilia, a Napoli per Il Mattino: il fatto si era ripetuto tre volte, come i miracoli. L’insetto aquilano non vola sul Messaggero, ma ahinoi occupa semel in anno un paginone del Centro per l’inevitabile pubblicità alla sua patacca annuale.

 

giacomo1939@alice.it

 

 

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Ladri di innocenza

di Michele Meomartino

 

La giornata di lunedì, 16 Ottobre 2006, non l’ha dimenticheremo facilmente. Sia in mattinata, al “Liceo scientifico L. Da Vinci” di Pescara, che nel pomeriggio, a Roseto, al Palazzo del mare, la proiezione delle immagini dei bambini filippini chiusi nelle prigioni e ostaggio dei pedofili, sono state un vero e proprio pugno nello stomaco che ci interpella e ci sollecita verso una maggiore attenzione per il progetto Preda.

Ma se le immagini hanno scosso non poco la nostra sensibilità, la testimonianza bella, forte e cristallina di Padre Shay Cullen è stata semplicemente esemplare e ci incoraggia ulteriormente a proseguire e migliorare il nostro impegno. Ma chi è questo missionario irlandese dell’ordine dei Colombani che da oltre 30 anni vive nelle Filippine ?

Padre Shay Cullen è stato candidato al Premio Nobel per la pace nel 2001 e nel 2003 ed è il presidente della Preda Foundation. Quest’ ultima è stata fondata nella città di Olongapo, a circa 180 Km. dalla capitale Manila, da padre Cullen e dai coniugi Hermoso per affrontare e prevenire l’emarginazione, la tossicodipendenza e la prostituzione infantile.

Dalla fine degli anni ’60 fino al 1992, la città ha ospitato la più grande base navale militare degli USA. Questa presenza alimentò la prostituzione, anche infantile, con circa 16.000 fra donne e bambini, la criminalità e la diffusione delle droghe.  La quasi totale dipendenza dell’economia locale dalle strutture militari ha impoverito il tessuto sociale della città. Poi, la chiusura della base, avvenuta nel 1992, ha lasciato molta “materia prima” per il fiorente mercato del turismo sessuale che andava via via internazionalizzandosi coinvolgendo soprattutto i minori.

Per queste ragioni, la fondazione e padre Cullen hanno dato vita, fin dalla metà degli anni ’70, a progetti di autorecupero basato sulla produzione agricola e sull’artigianato. Questi prodotti, attraverso la cooperativa Commercio Alternativo di Ferrara e l’Associazione Preda Italia, vengono venduti nelle botteghe del commercio e solidale.  

Ritornado, invece, alla visita abruzzese di padre Shay, è doveroso e pertinente ricordare e ringraziare chi, con il suo impegno, si è prodigato non poco per organizzare questa giornata di sensibilizzazione e di promozione del progetto Preda.A cominciare dalle botteghe: “Semi della terra” di Montesilvano e al suo presidente Enzo Agresti e sua moglie Gigia Cellini, a “Mondo Tondo” di Roseto, e ad Evila e Mario, gran cerimonieri, e a “Il Mandorlo”, al veterano Armando e alla neofita Anna.

Un grandissimo ringraziamento va al Coordinamento del Comes d’Abruzzo e Molise che, ieri pomeriggio, soprattutto a Roseto per evidenti ragioni temporali, ha dato una grande prova di forza e di unità.

Inoltre, bello, puntuale ed esauriente è stato anche l’intervento di Maria Colosimo, presidente della bottega di Francavilla “l’Isola di Amantani” che, a nome del coordinamento, ha svolto una breve relazione.  Tutte le botteghe presenti, provenienti da molte città della regione: Semi della Terra, Il Mandorlo, Bottequa, Primo Vere, Mondo Tondo, Tenda dei popoli, Mate, L’isola di Amantanì,  hanno contribuito al ricco menù del buffet serale per la delizia di tanti palati e in una platea valutabile intorno alle 90 – 100  persone hanno rappresentato circa la metà dei partecipanti.

 

Va segnalata con positività anche la presenza della bottega di Chieti, "Un mondo alla rovescia", e del negozio di Pescara "Korogocho". Ovviamente, vanno ringraziati in

modo particolare: Irene di Commercio Alternativo di Ferrara, e il duo Sabrina e Andrea dell’Associazione Preda Italia. Inoltre, vanno ricordati gli spazi che ci ha riservato il quotidiano “Il Centro” nella cronaca di Pescara, soprattutto quello di oggi, 17 Ottobre, con quasi mezza pagina dedicata ai “ Ladri di innocenza”.

Anche queste cose sono importanti nell’economia del progetto Preda, ma, specie per gli eventuali futuri sviluppi, una certa importanza potrebbe averla assunta l’incontro che Padre Shay ha avuto in mattinata con il presidente del consiglio comunale di Pescara.

Ora, consapevoli di aver gettato un piccolo seme, dobbiamo aver pazienza e cura dei tanti germogli che potrebbero nascere, aiutarli a crescere e farli fruttificare. Fatica umana è quella di accompagnare questo percorso, non privo, però, di qualche intima soddisfazione.

 

 

 

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Ai responsabili politici dei partiti del centrosinistra.

 

Scrivo, a livello personale, per una comunicazione il cui contenuto è già stato fatto conoscere  al Sindaco D’Alfonso.

 

Durante l’ultima riunione provinciale dei Verdi, presente il presidente regionale,  ho comunicato le motivazioni per le quali NON mi sento più di condividere il luogo del partito – che pure ho fondato  a livello nazionale e per il quale ho speso impegno di anni e mi sono assunta responsabilità .

 

Ho scritto al sindaco e scrivo a voi per via di un accordo – al quale non ho mai dato credito sul serio, ma comunque collegialmente preso – di un coinvolgimento possibile della mia persona in  giunta comunale, in quanto capolista dei Verdi, nell’ambito di una turnazione di responsabilità.

 

La decisione da me comunicata ai Verdi abruzzesi stava maturando da vari mesi, per il  protrarsi di  una gestione che non mi appare più politica , nel senso nobile del termine (intelligenza e organizzazione  a servizio della polis, del “regno”), ma solo funzionale al “mercatino” che il potere gestito dalla politica comunque controlla, in tempi in cui lo sbarcare il lunario  è problema reale di tanta gente. Quindi assenza assoluta di confronto sui temi epocali per i quali  i Verdi  sono nati e meno che meno sul come dare un contributo al governo delle trasformazioni  enormi che avremo davanti, della conversione ecologica  sempre più  urgente. Per  la qual cosa occorrono studio, competenze, ascolto, approfondimenti, creatività, progettualità, organizzazione di momenti partecipativi propositivi.

Non slogans o  gestione propagandistica di argomenti, o il tirare a campare sventolando  bandiere.

Non  luoghi decisionali solo burocratici, di conta delle tessere; in cui, tra l’alto, decisioni  prese vengono vergognosamente non rispettate, se non rispondenti al tornaconto personale di chi controlla la baracca…

 

Ma fin qui, da quanto riesco a capire , sembra la descrizione di  un luogo divenuto più o meno uguale a tanti altri  partiti del momento…luoghi organizzati “privati”,ma  che rischiano anche di “privare”  di prospettive  e di futuro il nostro paese, piuttosto che costituirne  una risorsa pubblica- come è giusto e necessario che la politica sia.

 

Il passo ufficiale , che sto portando a vostra conoscenza,  è però avvenuto quando ho constatato che non solo mi trovavo in minoranza ( posizione che già da anni sostenevo nell’ambito regionale dei Verdi),  ma in ostracismo e impossibilitata a  qualsiasi contributo attivo, a qualsivoglia livello.

E’ difatti successo che l’esecutivo regionale – di nascosto, senza comunicazione alcuna agli iscritti- ha deciso “ di non essere interessato” all’eventuale entrata nella  giunta di Pescara ( sic!), ma di preferire … la vicepresidenza del Consiglio Comunale!

Non commento né mi affanno a sottolineare l’illegittimità della decisione ( in teoria saremmo una federazione e, da quando io ho memoria, il livello decisionale è quello territoriale e l’associazione pescarese non era/non è per niente d’accordo su quella posizione…).

Ma è stata la goccia  traboccante che mi ha fatto dire: ma io che c’entro più?

Dove sono il mondo, i suoi bisogni, la  voglia di mettersi in gioco per  trasformare il futuro in una realtà migliore per tutti?

Non credetemi Biancaneve e non ritengo gli altri  i sette nani.

Sono però nonviolenta e non  rispondo con l’organizzazione di bande armate  ad altre bande.

Resto a disposizione di tutti quelli di buona volontà , per il bene del regno e non delle corti,

più debole in quanto non “protetta” da partiti, ma anche più forte in libertà di movimento.

Continuerò  in ciò che potrò e in ciò che riterrò giusto.

Un tranquillissimo saluto da EDVIGE RICCI

 

Pescara, 13 novembre 2006

 

 

 

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LIBERARE LA BELLEZZA

 

Programma 2006

Il posto è avvolto dalla linea dell'orizzonte …lo spazio è delimitato da frontiere…

"un posto non è solo nella mente: è nel cuore, ne è il suo prolungamento. Senza un posto,

il corpo è senza cuore…"

Le prossime tappe di Mila,

che quest'anno si è dedicata a percorsi in giro per l'Abruzzo

per ridare senso ai "nostri" luoghi, si svolgeranno in città...

Sabato 25 novembre 2006 - Ore 9,30/12,30

Si parte dal lungofiume, scala del Municipio di Pescara

DA FONTE A FONTE

PER RISVEGLIARE LE ENERGIE DELL'ACQUA E DELLE DONNE

ridare memoria, bellezza, nuova vita a storie e tecnologie preziose

Fonte Locca, Fonte Barco, Fontana dei Colli

Le donne di Mila con le loro proposte di recupero e cura, Giovanni Damiani con la spiega

sulle vie sacre dell'acqua e Vincenzo Starinieri sulla cura dei manufatti di bellezza ...

Sabato 2 dicembre 2006 - Ore 9,45/ 12,30

Libreria BOOK & WINE - Via da denominare 397 - N. 30 (sulla via del nuovo Tribunale)

 

 

Presentazione del libro ECOCITTA'

strategie territoriali delle Nazioni Unite nell’era della globalizzazione

(editore Gangemi)

con MELANIA CAVELLI - Autrice del libro

e CARLO POZZI - Facoltà di Architettura di Pescara

Per confrontarsi con il dibattito internazionale sull'evoluzione delle città

per conoscere gli esempi mondiali più avanzati e ridare senso alle parole sulla sostenibilità

per realizzare a Pescara una rete per la cura e il sostegno di progetti e luoghi

contenenti natura, cultura,socialità, bellezza…

Saranno presenti associazioni eco - culturali

Sono invitati gli assessori alla cultura, all'ambiente, all'urbanistica, all'agenda 21

e i presidenti delle commissioni comunali

Mila/donnambiente - 08527574 - 0854152544 - mariella.sa@libero.it - ricci.edvige@alice.it

 

 

Presentato da Edvige Ricci

 

 

 

 

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Agli organi di informazione

 

Spett. Redazione,

 

dal momento che ho maturato una lunghissima militanza nel movimento-partito dei Verdi italiani ( di cui sono uno dei fondatori, anche negli atti legali) e avendone per un periodo di tempo ricoperto, come eletto, ruoli pubblici (consigliere comunale a Pescara, consigliere regionale e assessore regionale all’Ecologia e Tutela Ambientale) , sento il dovere di rendere noto di aver formalizzato la mia uscita da quella  formazione politica.

 

Ho comunicato la mia decisione nel corso dell’assemblea provinciale dei Verdi, alla presenza anche di esponenti dell’esecutivo regionale e del presidente regionale, domenica 22 ottobre scorso.

 

La mia scelta – lungamente meditata- non deriva da qualsivoglia ripensamento sul mio impegno politico, sociale e scientifico-militante nel campo dell’ecologia dell’ambiente, per la difesa della natura, per la pace, per i diritti dei più deboli….  Anzi. Ritengo quanto mai attuali e urgenti questi temi, troppo superficialmente accostati da tutto lo schieramento politico italiano, ivi compresi i verdi.

Il mio allontanamento deriva dal fatto che non ritengo ormai quel partito minimamente adeguato ai compiti per i quali  ho contribuito a costruirlo, per una deriva degenerativa sulla quale non ho avuto  – e non ho più -  possibilità di incidere, essendosi anche modificata la qualità delle relazioni interpersonali, che costituiscono un elemento decisivo nelle organizzazioni volontarie.                                                                                                                                                                                         

Non condivido, nella situazione prodottasi negli ultimi tempi,

-          la povertà di proposte  e di linea politica, sostituite dall’improvvisazione e dagli slogan;

-          la caduta pressoché completa di politica concreta ed incisiva sui grandi temi all’ordine del giorno, oramai noti correntemente come “questione ecologica”, sostituita dalla politica del “tira a campare” e delle frasi fatte;

-          l’assenza assoluta di organizzazione funzionale (mai avuta da mesi e mesi alcuna riunione regionale per discutere di politica ecologica o per interloquire con i rappresentanti istituzionali, autoreferenziali nella pratica di politiche incognite o, quando va bene, irrimediabilmente mediocri), quindi di democrazia sostanziale, ormai snaturata a vivere  in momenti solo  burocratici, per fini elettorali e di potere.

-          e come se non bastasse, anche decisioni importanti a suo tempo assunte dagli organi preposti, sono state e vengono semplicemente ignorate dai vertici per essere sostituite da altre buone soltanto per il proprio tornaconto.

 

Non mi sento più, pertanto, di condividere questo luogo senza sentirmene, anche se indirettamente, corresponsabile.

  

Non ritengo, infatti, la situazione di  degrado e di autoreferenzialità su cui è oramai assestato il partito in Abruzzo (  simile peraltro a quella riscontrabile  anche in altre regioni italiane)  in qualche modo recuperabile, dal momento che essa  trova copertura nei vertici nazionali.

Poco o nulla sopravvive, nell’attuale gestione, dell’immenso patrimonio di inchiesta, analisi, di scientificità, di creatività per il cambiamento della società e, nell’attuale pratica politica,  neppure del patrimonio di umanità, generosità, di amicizia e fiducia nei rapporti interpersonali, che sono alla base dello stare insieme.

 

Al di fuori dal partito dei Verdi il mio impegno nel sociale – peraltro mai interrotto- continuerà per quello che era giusto.

 

Grazie per l’ospitalità.

 

 

Giovanni  Damiani

 

 

giovannidamiani@fastwebnet.it

 

 

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ORIENTAMENTO SCOLASTICO E TERRITORIO

 

A proposito della Globalizzazione un famoso comico fa l’esempio di stati fra loro lontanissimi che si scambiano la stessa quantità di biscotti, magari molto simili, se non proprio uguali; e comunque conclude che sarebbe molto più logico ed economico scambiarsi le ricette.

Se la globalizzazione è ormai nella storia e nella cronaca dell’uomo bisogna pur sempre capire quale è la globalizzazione che serve al genere umano e alla nostra amata terra.

In particolare l’attività lavorativa dell’uomo, anche se vista come mero fattore della produzione è sicuramente più redditizia se collegata al territorio dove quella persona è nata, ha fatto i suoi primi passi, ha incominciato ad usare una lingua per comunicare, si è stupita di un tramonto.

In conclusione non occorre e non è umana una preparazione scolastica e professionale che comprenda e sottintenda anche la destinazione futura del soggetto, in termini di piccola o grande emigrazione, ma piuttosto quella che innanzi tutto punti a salvaguardare il collegamento innato e acquisito fra la sua creatività ed energia ed il territorio dove vive.

Ci sono stati negli ultimi anni, anzi decenni, diversi tentativi di riforma dell’ordinamento scolastico, ma non si può dire che siano serviti a molto, anzi in certi casi si è peggiorato l’esistente, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione primaria e universitaria.

Questo perché non si è riusciti ad adeguarsi all’evoluzione continua del sociale e del mondo del lavoro; per meglio dire si è sempre arrivati dopo, quando già i parametri di adeguamento erano saltati.

Hanno giocato a sfavore soprattutto la crescente e sempre più selvaggia precarizzazione del lavoro ed il fenomeno della analfabetizzazione di ritorno delle famiglie dei ragazzi, con la crescente massificazione al ribasso delle idee e dello spirito critico, a volte avallata da una cattiva globalizzazione del mondo dell’informazione.

Inoltre la scuola italiana, a parte le intenzioni tante volte proclamate, non è mai uscita dai confini del nozionismo: punizione o ricompensa, voto come rapporto insegnante-apprendimento.

E’ dagli anni sessanta che si cerca di superare tale visione, in concomitanza dello sviluppo del grado di istruzione di ampi strati sociali, prima del tutto esclusi, ma i vari sforzi hanno solo creato uno stallo gigantesco con salti tentati e poi annullati, consegnando la scuola al ruolo di malato perenne delle istituzioni repubblicane.

Il tentativo poi di orientarsi su una preparazione superspecifica ha sortito l’effetto di aumentare l’ignoranza di base, umana e sociale, creando “cattedrali nel deserto” e quindi “fuga di cervelli”.

Le nozioni non creano mai le strutture logiche per interpretare il proprio tempo.

Bisogna capovolgere il rapporto insegnamento-apprendimento, con una costruzione e rielaborazione continua del sapere.

La valutazione formativa deve essere basata sulla ricerca dei problemi e delle soluzioni adeguate e va comunque sempre intesa come verifica.

La centralità del programma va mediata con le richieste di motivazione personale e sociale, e perciò il programma va sempre individualizzato.

L’insegnamento e la formazione, inoltre, devono tenere fortemente in considerazione l’ambito Europeo, soprattutto negli aspetti e potenzialità giuridici ed economici; questo sforzo concorrerà all’arricchimento complessivo della cultura europea e alla armonizzazione e giusta utilizzazione delle diversità.

Utilizzazione delle diversità, per quanto riguarda in particolare l’Abruzzo, significa impostare l’orientamento e la formazione anche in considerazione delle caratteristiche peculiari dell’ambiente, della storia, della cultura e dell’economia della nostra regione.

Innanzi tutto occorre considerare la posizione geografica dell’Abruzzo: bagnato dall’Adriatico e dirimpettaio delle regioni balcaniche, con una larga fascia collinare in cui dominano l’olivo e la vite, con i paesaggi montuosi più solenni dell’Appennino e notevoli possibilità per il turismo degli sport sulla neve, vicino alla capitale e parte integrante dei collegamenti Nord Sud Italia e viceversa, con importantissimi parchi naturalistici e faunistici, a incominciare dal Parco Nazionale.

Occorre inoltre valorizzare la storia della regione, a partire dal Paleolitico e dal periodo delle genti Italiche, e le sue ricchezze artistiche e monumentali.

Infine bisogna considerare le caratteristiche artigianali e industriali dell’ Abruzzo, con il loro corredo di esperienza e preparazione professionale e tecnologica sperimentata nel tempo: ferro battuto, ceramica, chimica, elettronica, telecomunicazioni, mobilifici.

Di tutto questo deve tener conto l’orientamento scolastico e professionale in Abruzzo, per cui in conclusione occorre preparare i nostri studenti soprattutto nel settore turistico (ambientale, culturale e sportivo), nelle agricoltura specializzata, nella industria sopra descritta e ancora nella pesca e allevamento ovino e bovino, con relative industrie di trasformazione e conservazione.

Magari non si è trovata la ricetta per risolvere tutti i problemi di formazione e introduzione al mondo del lavoro, ma sicuramente in questo modo si indica ai giovani, e non solo, un recupero del rapporto uomo-territorio  e del rapporto vita-lavoro.

    

                                                                    Giorgio e Vilma

 

 

 

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Le vicendevoli congratulazioni

 

Ho appreso dal Centro che  Luciano D'Alfonso e Gianni Melilla si sono scambiati le congratulazioni per aver scongiurato il voto sull'emendamendo bis sulla variante al prg  e per essere riusciti a portare a termine la distruzione di una parte dell'arenile sud di Pescara a vantaggio di un grande gruppo e potentato economico.

E' inutile dire quanto ci costerà l'ecomostrohotel sulla sabbia di De Cecco, prima per la distruzione ecologica poi perchè, vista l'erosione delle coste da parte dell'avanzamento progressivo del mare, tra 10 anni dovremo mettere mano al portafoglio per salvare il suo hotel attraverso pubblici finanziamenti.

Certo che un sindaco come D'Alfonso che adduce a distrazione il fatto di non aver votato ( il suo mancato voto, ricordo, è stato determinante per l'appoggio dato all'industriale pescarese per tentare  la realizzazione dell' ecomostro ovvero  hotel sulla sabbia)  fa ridere tutta la città; D'Alfonso ci fa ricordar  ormai sopiti passati,  quando temevamo di morir democristiani, pericolo ridiventato attuale.

Melilla invece che ha organizzato una conferenza dei capigruppo per poi, dopo essere stato imbeccato, annullarla, dando così  via libera definitiva alla realizzazione, ha così ben  rappresentato  il compendio della sua vita.

Chi è Gianni Melilla? Tuttologo, onnisciente, presenzialista ( se a Pescara si facesse un convegno sullo sterminio dei gatti romani nel 420 d.c. ad opera dei visigoti , potete star certo che il relatore sarà Gianni Melilla) Da giovanissimo studente viene allevato dal PCI a diventar grigio burocrate e viene iscritto, quale suo primo incarico, senza aver mai lavorato un giorno in fabbrica o in un ufficio, a dirigere la Camera del lavoro di Sulmona, per poi arrivare ad essere promosso in quel di Pescara .

Successivamente raggiunge il suo apice facendo uno scampolo di legislatura quale deputato PCI. Il dopo è tutto un declino. Mancata l'elezione a sindaco, cerca disperatamente di darsi una visibilità di rilievo cercando di darsi una credibilità di imparziale raggiungendo la carica di Presidente del Consiglio comunale. 

Ultimamente ha tentato di accreditarsi quale sostenitore della foleniana Sinistra Europea ma poi, visto che non è riuscito ad ottenere la visibilità che si aspettava, fa una marcia indietro portentosa, insomma rappresenta il pendolo della politica pescarese. Minaccia  i diesse con le sue intenzioni dimissionarie, poi ritratta, flirta con Rifondazione, poi lascia.

Ilarità suscita la sua voglia di immortalarsi su manifesti  e  nei bianchi marmi delle lapidi commemorative  delle quali va disseminando Pescara, quasi a mo' di papa, per lasciare la sua impronta alle generazioni future, adducendosi la carica irraggiungibile per lui, malcelatamente freudiana,  di Presidente del Consiglio, omettendo spesso di aggiungere comunale.

Melilla tromboneggia e D'Alfonso è il suo profeta , ma ormai i giochi sono scoperti, Pescara non ha nessun bisogno degli ermannoricci di turno, trasfughi e trasformisti come Melilla.

La battaglia è appena cominciata , staremo a vedere.... e ricordiamoci della lotta per la ( mancata) costruzione della caserma dei carabinieri alla pineta di Pescara !

Diderot

 

 

 

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IL SISTEMA MONTESILVANO

 

La descrizione del cosiddetto sistema Montesilvano che tanto banco ha tenuto nell'ultimo mese, è stato troppo ottimisticamente relegato alla sola città rivierasca e da noi distante sono 7 chilometri.

In realtà possiamo affermare che il sistema ha propaggini ben più vaste su tutto il territorio abruzzese.

Il grande desiderio di cambiamento, la spinta ideale, la passione politica di migliaia di cittadini al   voto nelle ultime elezioni comunali di Pescara che ha portato Luciano D'Alfonso alla carica di sindaco e al rinnovo di tutto il gruppo consiliare si è esaurita , così come s'è esaurita l'analoga passione per il voto regionale che analogamente ha visto Ottaviano Del Turco vincente e con lui una coalizione di centro sinistra.

Certo non voglio qui affermare il collegamento tra il sistema Montesilvano o espanso Abruzzo alle figure del Sindaco o Governatore succitati, ma certo un'analisi seria andrebbe fatta.

La selvaggia urbanizzazione forzosa del litorale abruzzese prima, e di tutta la città di Pescara poi, ha raggiunto tassi di sviluppo mai avuti in precedenza neanche nei quarant'anni prima.

Tali insediamenti sono stati realizzati in disprezzo in certi casi delle norme urbanistiche senza che siano stati repressi dagli organi di controllo.

Vien  spontaneo chiedersi perchè un governo di centro sinistra di una città  o una regione non debba fare qualcosa di diverso da un governo di centro destra, e perchè i partiti alla sinistra di tale coalizione si siano lasciati obliterare e digerire dalla co gestione del potere, quando invece dovevano imporre le loro scelte , come i votanti della Sinistra chiedevano loro prima delle elezioni.

Certo vi sono diversi livelli di responsabilità, ma è rilevante anche la mancanza di preparazione o l'acquiescenza o l'inerzia dimostrata dagli amministratori di sinistra alle più discutibili decisioni in materia urbanistica, tutte a favore dei grandi potentati economici o della nuova intellighentia di quello che un tempo si definiva il maggior partito della sinistra, erede del partito di Togliatti, Gramsci, Berlinguer, Terracini, ecc., che adesso hanno preso il nome di Democtratici di Sinistra , e domani, forse chissa.. Democratici Cristiani, quando si fonderanno con la Margherita.

Acquienscenza per non parlar di diretti coinvolgimenti in un tessuto urbanistico teso semplicemente a scalzare il preesistente, senza nessun progetto alternaativo proprio di un partito facente parte di una coalizione di centrosinistra.

E' necessario perciò che i partiti della sinistra abruzzese, prima ancora che la pentola della corruzione si scoperchi, tanto da mettere a nudo il sistema Pescara, Chieti, L'Aquila , ecc, escano fuori dalle colaizioni , provocando una crisi del sistema politico per andare a nuove elezioni al più presto, solo così non sarebbero considerati i complici sciocchi del Sistema ( quelli intelligenti fanno i veri affari, gli sciocchi ignorano o tacciono) .

 

Luciano Martocchia

Pescara

 

 

 

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Fragore di esplosioni giunge alle orecchie di quanti sono vicini agli obiettivi mirati.

Altri ascoltano lontane risonanze.

Altri ancora sono assordati da frastuoni vari e cantano l’amore. 

--------------------Un satiro si avanza nello spazio che lo accoglie.

 

Miles Cristi, Miles Gloriosi, Miles Inquadrati sparano per salvare la pace.

Paratassici civili marciano per dar pace alle loro oscillazioni.

Ipotassico un Satiro vede paci elogiate con fragore o con schiamazzo.

 

Cos’è Paratassico? Leopardi, che amava la sintetica potenza delle parole, certo avrebbe apprezzato questa voce capace di racchiudere un’idea. Noi si riscopre in questa parola l’idea-disposizione di affiancare (para) ordini (tassi): cioè molte evidenziazioni parallele.

Contrapposta è la Ipotassi che vede i vari ordini-ragioni concatenate-legate-condizionate.

 

Allora eccoci rivedere Soldati, Armamenti, pagati da altri, mandati da altri ancora, compiere invasioni, forti di oltraggi preesistenti. Fedro, che non fu satirico, usò la “favoletta” del lupo-e-dell’agnello per ordinare l’Incontro tra una bestia selvatica ed una agna-casta da macellare in proprio, allevata proprio-e-solo per poterla poi ingerire.

 

A Fedro non andò bene neanche questo sotterfugio linguistico, il suo perpetuato sotterfugio linguistico. La perpetuazione gli fu necessaria dal troppo vasto panorama speculato e proposto secondo “moraleggiamenti” suoi.

 

Come intendere il messaggio nostro-religioso di Gesù…….furono contemporanei……… .

La più potente determinazione di questo messia è, secondo noi, l’averci fissato l’Anno-Zero. Da quell’anno ipotassico tutto viene riordinato, forse paratassicamente.

La Diallele è altra figura “linguistica” che vale a renderci alcuna cosa grazie ad un’altra che l’affianca: come un testimone, orrida voce denominale da testis come già testiculis, un primo testimone che si avvale di un secondo testimone il quale a sua volta conferma il primo. E’ quello che mirabilmente già disse Leonardo quando vide due debolezze, i semiarchi, concludersi in una forza: l’arco. Così la Diallele vive di due ………siamesi.

 

Gesù azzerò il nostro tempo. Quindi i miles cristi, gloriosus e oggi quello tecnologico vanno in guerra per pacificare! E paratassiche argomentazioni evidenziano mille e mille giustificazioni alle esplosioni di bombe ed ordigni, letali.

Ma chi mai, e con quale condivisibile proposizione, ha mai detto o fissato l’antefatto?

Non è il primo mattone a dar inizio alla costruzione di una casa! Esiste la scelta del luogo, la scelta del tempo di inizio lavori, esiste alcuno che si induce alla costruzione, esiste alcun altro che l’avrà sospinto ecc ecc.

 

Noi non si vuol sindacare sulla causa scatenante alcuna guerra, anzi ringraziamo gli storici per le loro storielle esplicative. Schiller si rideva, insieme ad un Masnadiere, di quella vecchia professorucola tutta intenta a spiegare la Tattica di Annibale, ciò dopo aver impastato un aborto!

Noi si irridono gli esperti che ci piegano questa guerra…… guerra che non esiste …non è Soggetto! Esistono scatenati soldati che combattono e generali che li spingono e capitalisti che premono, spinti a loro volta dagli automatismi del capitale stesso.

Questa “visione” è quantomeno plausibile, non offende la logica, come diceva Vico.

Lasciamo ad autorità clericali, a governatori politici e ai loro votanti-votatori analisi storiche, il tempo-kronos di Diodoro Crono li rivendicherà come suoi figli e figlie, senza “c” né “r”: Stilpone era enigmatico ma in questo caso………… .

 

Due debolezze si risolvono in una potenza e …………. l’ironico Byron scrive che due tradimenti fanno una virtù coniugale………….noi, estensivamente vediamo mille tradimenti ammantare alcuna di sacralità da record-woman, miracolistica.

 

L’America degli OK oggi esamina-vota quanto i suoi governanti han realizzato in una regione agli antipodi dalla loro. Votano per due fazioni-schieramenti e con “crocette” vorrebbero che votassero pure gli Irakeni……… lasciassero almeno che quel popolo disegnino una “mezza lunetta” sulla scheda……….!

Noi vi disegneremmo un bel divieto di orinatura!

 

 

 

 

 

Se la libertà è poter fare quanto si sente o si legge………..

 

Noi si sapeva di Persio che rimava il non pisciate qui, fanciulli, che il posto è sacro! Ma era solo un aristocratico che voleva pulita la via ove passeggiava con le sue fornicanti matrone. Leopardi riporta: “pueri meite extra, locus sacer est”. Quindi il recanatese ci descrive alcune vie, oscure in alcun dove, e proprio in quei passaggi era possibile trovare croci dipinte per evitare defecazioni olezzose. Se la pittura di croci era poco redditizia, si affiggevano croci marmoree, la pietra è maestra muta…… sostenne Goethe.

 

Ciò seguitando l’insegnamento latino, del tempo latino, quando pitture di serpi erano giustapposte per evitare che l’assenza di vespasiani vari…….. . Cambiano i tempi e cambiano le religioni, dai serpi si passò alle croci. Sì passò o passarono? I mandanti di queste opere preventive saranno stati molto omogenei.

 

Erano i moralizzatori dell’umana incontinenza a ……. Vero è che con Vespasiano, vero architetto sociale, il problema divenne meno traumatico-asfissiante. Bisognava punire i trasgressori o era forse meglio offrire pubbliche latrine al pubblico incontinente!

 

Ma noi si rammenta di Erodoto che con alcuna concessione verso i pur sempre barbari persiani, Erodoto riporta che questo popolo vietava e sconsigliava di orinare nei fiumi. Oggigiorno sarebbe come togliere un’osso ad un cane sdentato.

Oggigiorno sarebbe come quelle truppe di pace che combattono solo contro chi offende loro e la loro funzione.

 

Ed Abati era, è, un autore satirico che anche in proposito verseggiò: l’uomo che passeggia non merita di camminare affianco al muro………. che dell’huom che piscia è pretenzione! Per questo scrittore umbro sagacissimo…….. tanto valeva un’oretta quanto un’orina……. Perciò un bisognoso invita il suo vetturino ad aspettarlo.

 

Erodoto è del quinto secolo prima di Cristo, Abati è del sedicesimo secolo. Diodati è invece del XX secolo e nel 1922 in Roma viene edita la sua traduzione biblica ove a pag 317, 1 Re 21-21: “Ecco, dice il Signore, io ti fo venire del male addosso, e torrò chi verrà dietro a te, e sterminerò ad Achab fino a chi piscia alla parete, …..”  Il corsivo è originale. Orinare alla parete, al muro, stermini e Persiani bellicosi, Persio e serpisegnate o crucisegnate vie………… sono strade che vale percorrere onde meglio intendere quei votanti americani che oggigiorno scelgono …………. Dicono di scegliere…….. Pretendono esser detti democratici per le crocette che segnano……. E vorrebbero democratizzare un popolo al di là del mare………. Democratizzarlo nel far loro disegnare crocette e mai lunette sulle schede elettorali.

 

“Cessi” la guerra, “cessate” le ostilità……….. pare che stiano inveendo contro gli stitici loro che son logorroici e non stichici, cioè sintetici. Esser sintetici è pericolosissimo! Si può esser derisi ed attaccati, meglio quindi esser paratassici e moralizzanti ed amanti del bene che trionferà come Cesare trionfò sulla Gallia: otto milioni di Galli combatterono Cesare che sottomise quattro milioni di superstiti. Superstiti, dato che gli altri quattro milioni di Galli eran ormai pasto dei corvi. Lo storico che attesta questa documentazione ci pare non contare storielle come quelle scolastiche che iniziano col giorno-mese ed anno della nascita di Cesare, colla sua morte, con le battaglie che sostenne e dei Galli che combattè brutalmente per vedersi poi accoltellato da un Bruto: Ad un brutto fine fu da Bruto condutto! Bush ed il suo amico Kennedy. Rabin ed il suo Non-Arabo giustiziere. Pianse molto la moglie di Kennedy, tanto pianse che un novello Ulisse la consolò con alcove e……… e le rese il sorriso………. Cosicché noi non ridiamo da soli.

                

Ecco come un'anatra diviene un cane da caccia. Peter Newell propone questo disegno. Noi intendiamo che l'approccio con alcuna cosa……. Possa anche essere determinato da una visione dal "Basso" o dall'"Alto". Abati scriveva già nel '600 che la Bocca che non s'apre al Mangiar s'apre alla Fede. Anche un'anatra è tale se vista come proposta………… ma capovolgendo il foglio eccoci un cane dalle lunghe orecchie!

                                                                                                                                                                        Stelio.

 

 

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Carissimi amici e compagni,

vi invio questo articolo del poeta e saggista Teresio Zaninetti in risposta a un saggio di Costanzo Preve apparso lo scorso anno sulla rivista romana " Indipendenza", nel caso vogliate pubblicarlo su " Il Sale" .

Spero che a PE le cose vadino x il meglio. L' artista di Montesilano, Ettore le Donne mi ha fatto avere il suo ultimo libro di poesie, che potrei recensire, nel caso vi interessasse.

Un caro saluto e, se non ci sentiamo prima, profondi auguri di Buone Feste e felice Anno Nuovo

gianni donaudi

UNA RISPOSTA CIECA A UNA LUCIDA

( da Costanzo Preve a Marx, all' Iraq e al Libano)

di Teresio Zaninetti

 

 COSTANZO PREVE, nel suo ampio ed esemplare articolo " Il INDIVIDUALI$MO DI MA$$A" - fra ritorno illusorio del sacro a deriva catastrofica della secolarizzazione- " compie 1 enorme disamina ke attraversa, oltre al secolo scorso, anke altri secoli ed altre epoche. La sua preparazione è alta, precisa e preziosa: crediamo ke attualmente, in grado di affrontare certe tematiche, certi argomenti e certe problematike, sia rimasto ormai fra i poki, dopo la NN molto distante scomparsa di PAOLO SYLOS LABINI.

Il pezzo è uscito su " INDIPENDENZA" ( rivista antiimperialista romana che si batte per le varie autonomie localiste ed etniche  e  che spesso  è ingiustamente accusata, da parte di emeriti settari della sinistra, di essere "di destra", nonostante ke  uno dei  più assidui collaboratori sia il libertario GIANNI SARTORI, assiduo anche su  " GERMINAL " di Trieste( N. d. R . ) ) di Luglio/ Agosto 2005 . Riteniamo  ke NN siacambiato granché, da quel pezzo a oggi, a livello storico naturalmente e NN certo  di cronaca e/ o di geopolitica. Determinante ci pare questa affermazione : " L' INDIVIDUALI$MO DI MA$$A E' A MIO AVVISO IL PRINCIPALE CONNOTATO POLITICO E SOCIOLOGICO DEL MONDO CONTEMPORANEO. NN DEL FUTURO, SI NOTI BENE, MA SOLO DELLA FINESTRA TEMPORALE CONTEMPORANEA" . Come si sia arrivati a questo e ke cosa ciò signifiki è spiegato in maniera lucida,  con riferimenti e passaggi esperti ke mettono in risalto sia le mancanze marxiane, dovute a quel tempo e a quel contesto e NN certo a lui, sia  le sue illuminanti analisi. Altrettanto notevole è il passo seguente :

"ANKE IN QUESTO CASO , CMQ, COME NEL CASO DELLA    B O R G H E S I A    DISCUSSO NEL PARAGRAFO PRECEDENTE, CI FU FORSE L' INCANTESIMO DELL' ANALOGIA E DELLO STESSO      W I S H F U L      T H I N K I N G      . COSI'  IN PASSATO CI FU LA BORGHESIA KE AGI' DA CLASSE RIVOLUZIONARIA, COSI' IN FUTURO CI SARA' IL PROLETARIATO, LA CLASSE KE AVREBBE DA PERDERE SOLO LE PROPRIE CATENE ED AVREBBE 1 NUOVO MONDO DA CONQUISTARE. 1 DUBBIO IPERBOLICO- conclude Preve-  XKé MAI " .

E dopo ledelucidazioni indispensabili arriva, alla fine del paragrafo 7 , a formulare quanto sia necessario prendere atto del fatto ke " IL PENSIERO DI MARX, LUNGI DALL' ESSERE 1 FORMA DI COLLETTIVISMO E/ O DI ORGANIZZAZIONE SOCIALE,ERA 1 FORMA DIINDIVIDUALISMO SOCIALE KE AVREBBE FUNZIONATO DA ANTIDOTO ( MA EVIDENTEMENTE NN LOHA FATTO ) PROPRIO ALL' INDIVIDUALI$MO DI MA$$A " . Ci sembra importante, quì, rilevare ke già verso la 1/2 degli anni ' 60 a questorisultato era approdato, fra gli altri, anche ELIO VITTORINI ne " LE DUE TENSIONI" ( Ed. Il Saggiatore) , strumento fra i più qualificati a disposizione di ki voglia approfondire l' argomento.La disamina di Preve NN esula dalla rigorosità con cui si è sempre mosso : lo riscontriamo, ciò , in particolare, nel cap.) , quando così si esprime :

" MARX NN E' UN COLLETTIVISTA- ORGANICISTA E NN E' NEMMENO UN PAUPERISTA LIVELLATORE. MARX NN E' IL TEORICO SCIAGURATO DELL' INVIDIA SOCIALE DA CUI METTE IN GUARDIA NIETZESCHE. IL COMUNISMO DI MARX E' PENSATO COME EQUILIBRIO( ISSOROPIA ) FRA INDIVIDUO E COMUNITA' . UN MODELLO KE NN HA BISOGNO DI NESSUN MESSIANESIMO, DI NESSUN PROMETEISMO, DI NESSUNA APOCALISSE , E DI NESSUN SCIAGURATO      U O M O      N U O V O " . E dopo avere espletato alcune note sui " concetti di Classe, Nazione e Religione" ed elaborato l' aspetto delle " religioni nell' attuale capitalismo globalizzato post- borghese e post- proletario" , Preve sottolinea questo fatto :

" A LUNGO HO PENSATO KE IL MARXISMO FOSSE RINNOVABILE A PARTIRE DALLE PROPRIE STESSE BASI RADICALMENTE RE- INTERPRETATE( LO HANNO PENSATO GIGANTI COME GRAMSCI E LUCKACS ) MA OGGI TENDO A NN PENSARLO PIU'  . PARTO SEMPRE METODOLOGICAMENTE NEI MIEI SCRITTI DA UNA      I N T E R P R E T A Z I O N E      ( DEL PENSIERO ORIGINARIO) E DA UNA      D E C O S T R U Z I O N E    ( DEI CANONI MARXISTI STORICI CONSTITUITISI IN UN SECOLO E  1/ 2  DI GRANDE STORIA ) , IN QUANTO RITENGO KE OGNUNO DI NOI FACCIA BENE, X NN CADERE IN ASSENZA DI GRAVITA', A PARTIRE DA UNA

 

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INTERPRETAZIONE E DA UNA DE- COSTRUZIONE. MA SIA KIARO KE NN SONO ASSOLUTAMENTE UN      E R E T I C O        MARXISTA( CONSIDERO INFATTI ORTODOSSIA ED ERESIA COME UN TUTTO UNICO STRUTTURATO A DUE FACCE COMPLEMENTARI) E TANTO MENO UN FAUTORE POLITICO DI UN FANTOMATICO ED A QUESTO PUNTO X ORA STORICAMENTE CONCEPIBILE    A L T R O      C O M U N I S M O : NON SONO ALLORA NE' UN ERETICO NE' UN      A L T R O     C O M U N I S T A . " .

Bene.  Oggi siamo arrivati da tempo al " B a s s o      I m p e r o " , come dice testualmente il titolo di 1 recente volume di GIORGIO BOCCA. Occorre xciò partire da quì e guardare ke cosa ci offre il presente, se si vuole cercare di prospettare 1 eventuale futuro. E' vero, sopratutto, ke la storia si ripete. Ma NN è detto ke si ripeta in maniera identica. Noi abbiamo visto, con il crollo del c.d. " comunismo" , l' emergere della "    n  e  w      e  c  o  n  o  m  y    " , o , se si vuole, il trionfo del kapitali$mo. Tuttavia, è altrettanto vero ke il kapitali$mo è in crisi da pareKKio tempo: evidentemente proprio xké in crisi è andato il c.d." comunismo", ke altro NN era, in realtà, ke kapitali$mo di $tato. In pratica, in crisi sono andati proprio i 2 $uperKapitali$mi, considerati xaltro le 2 $uperpotenze mondiali. Il giganteggiare dei 2 $uperKapitali$mi ha determinato situazioni incresciose, difficili, delicate, spesso subumane. E' ovvio, xciò, ke con lo scoppio delle contraddizioni kapitali$tiKe siano emerse anke le zavorre, se così volgliamo kiamarle, di ki attendeva al varco questo crollo. E' in atto, dall' 11/ 9/ 01, 1 Rivoluzione ke è sostanzialmente mondiale. Così come durante la n/s Resistenza ci furono i combattenti ke contribuirono ad abbattere il fascismo, al varco c' erano e ci sono tuttora i combattenti del " fascismo " più bieco e volgare ke sia mai esistito : IL KAPITALI$MO $TE$$O! Se il marxismo o il comunismo NN siano più adatti, ogi, ad affrontare le problematiKe monsiali, NN lo possiamo sapere. Ed è ancora COSTANZO PREVE a mettere l' accento sulle " I ", dichiarando :

" COME SI VEDE, LA QUESTIONE DELLA INTERPRETAZIONE DELL' INDIVIDUALI$MO DI MA$$A( NATURA, GENESI, STORICA, RICADUTE POLITICHE, RAPPORTO CON LA RELIGIONE, ETC. ) APRE UNA      C A T E N A      D E I      P E R C H é( LA SPLENDIDA ESPRESSIONE RISALE A      F R A N C O      F O R T I N I    ) DA CUI PUò FORSE NASCERE( MA NE SIAMO ANCORA LONTANI) UNA NUOVA TEORIA DELLA CONTEMPORANEITà . QUESTA TEORIA NN PUò ESSERE UNA FORMA DI      M A R X I S M O      R I N N O V A T O      " MA SARà UN' ALTRA COSA, CON UN ALTRO NOME, DI CUI       L  '  I S M O      MARXISTA SARà SOLO UNA COMPONENTE, SIA PURE RILEVANTE " .

In altre parole, quanto sta hdendo da parte dei c.d." terroristi", NN è altro ke 1 naturale forma di legittima difesa, ke è stata posta in atto sotto forma apparente di attacco, ma ha costretto gli $.U.A.  ad dovere a loro volta attaccare mostrandosi costretti a farlo x difendersi dall' aggressione subìta. Solo ke la loro difesa è stata definita via via , molto grottescamente,  "      e s p o r t a z i o n e      d e l l a      d e m o c r a z i a      " ke aveva come compito principale quello di portare ordine dove altro NN esisteva che la "    f e r o c e      d i t t a t u r a    " . Ma invadere 1 popolo x costringerlo alla propria proclamata " democrazia" risulta, in effetti, proprio il contrario : vale a dire, imporre la propria dittatura - o      m o d v s      v i v e n d i      - dove esisteva 1 proprio equilibrio e farvi esplodere il disordine. E' assai improbabile ke i combattenti ke hanno messo in moto la loro resistenza conoscano le ragioni e le motivazioni del pensiero marxiano o del sedicente " comunismo", o regime bolscevico, ke esisteva in U.R.S.S. fino all' 89 . Ma è ovvio pensare ke quanto fino ad allora subìto, abbia portato all' attacco- difesa del 2001. L' esempio + ecclatante essi l' avevano  proprio negli $.U.A. e non certo nel " Comunismo" Sovietico. Anhe GIORGIO BOCCA, infatti afferma :

" GLI STATI UNITI HANNO INVASO L' IRAQ CON LA STESSA IGNORANZA DI QUANDO SBARCARONO IN SICILIA E NON TROVARONO DI MEGLIO KE FARSI GUIDARE DAI MAFIOSI. NON HANNO TENUTO CONTO DEL SENSO D' IMPOTENZA VERSO L' OCCIDENTE RICCO E AVANZATO KE SI E' MUTATO IN ODIO E IN UNICA SPERANZA DI RISORGIMENTO : IL TERRORISMO. SOLO QUESTO ODIO DA IMPOTENZA SPIEGA LE DICHIARAZIONI DI UN NOTABILE ARABO DOPO L' 11 SETTEMBRE : ' Q UELLI FURONO I MINUTI PIU' BELLI E PREZIOSI DELLA MIA VITA, LE VECCHIE GENERAZIONI CI INVIDIERANNO PER AVER POTUTO VEDERE QUELLE IMMAGINI ' . IL TERRORISMO PER GLI ARABI NON E' LOTTA DI RELIGIONE MA INGIUSTIZIA CHE APPARE INSOPPORTABILE" .

E' xciò evidente ke agli oKKi dei c.d. " terroristi", alias combattenti, gli ameriKani incarnino tutto il MALE possibile e immaginabile. Senza parlare di colonialismo, si può dire ke l' invasione $.U.A. è stata la risposta cieca ad 1 risposta particolarmente lucida ke era maturata nel tempo . L' oppressione genera sempre rancore, odio, impotenza, e la frustrazione NN può ke portare ad 1' ebbollizione eclatante.

PIERRE- JEAN LUIZARD , in " La questione iraqena"( Feltrinelli, 2003 ) concludeva così la sua lunga fatica :

" LE CONTRADDITORIE DICHIARAZIONI AMERICANE RIFLETTONO QUESTA INCERTEZZA. ESISTE 1 PIANO DI ATTACCO IMMEDIATO ALL' IRAQ? CONFERME & SMENTITE SI SUCCEDONO. COSI' COME NEGLI  $.U.A. L' IRRAZIONALE HA PRESO IL SOPRAVVENTO DOPO L' 11 SETTEMBRE, LA LOGICA DI POTENZA SPINGERA' LA PRIMA POTENZA DEL MONDO A COMPIERE UN PASSO FALSO? " .

 E così conclude FURIO COLOMBO l' articolo "   G u e r r a    ", su "    L ' U n i t à    "del 16/ 7/ 06 :

" LA DOMANDA E' SE POSSIAMO - O FORSE DOBBIAMO - ESSERE PARTE DELLA COMUNITA' INTERNAZIONALE PER CREARE LA CONDIZIONE PER IL RITORNO PIENO DELLE  NAZIONI UNITE. NON SONO QUESTE BUONE RAGIONI PER NON INDEBOLIRE QUESTO GOVERNO E NON CREARE VARCHI AL NANI$MO POLITICO DI BERLUSCONI & C. ? " .

Il titolo in 1.a pagina di oggi afferma : " L i b a n o   i n   f i a m m e,   m e d i a z i o n e   d i   P r o d i " .