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IL SALE - N.° 56


Sommario

 

                

 

  VISIONI                                                      FELICITA’

 

 

Il mare, azzurro e luminoso,                                    Ti immagino nei toni pallidi del tramonto

di una bellezza straordinaria.                                    di un caldo giorno di ottobre,

E la sabbia molle e vellutata                                     tra le note di una musica

che accoglie desideri mai spenti,                              che dovrò ancora ascoltare,

e poi l’infinito lieve                                                   nel profumo che viene da lontano,

che accarezza le nostre solitudini.                             nello sguardo che cercherò invano.

Remota, appena visibile,                                            Vivere in te il cielo non consente,

lassù in alto la luna.                                                   tu appartieni ai sogni

                                                                                   e come un’amante furtiva,

                                                                                   silenziosa ti dilegui

                                                                                   prima che le luci dell’alba ti sorprendono.

 

 

SOGNARE

 

 

Sognare, nient’altro che sognare.

Ansie insaziabili di cose impossibili,

nostalgie di universi infiniti,

desideri di ciò che non è mai stato,

strade spaventosamente perdute,

emozioni dei primi incontri,

tutti gli addii come diamanti

di un cielo che perdutamente svanisce. 

                               

 FRANCESCO    MANES

 

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L'illusione elettorale

L ’ i l l u s i o n e       E l e t

L'esito delle votazioni del 9 e del 10 aprile indubbiamente non ha risolto niente, come era prevedibile. Ma questa spaccatura dell'Italia in due accentuerà ancora di più, a mio avviso, la violenza dello scontro tra la destra e la sinistra. Io credo che se questi politici avessero una pistola in mano, sarebbero anche capaci di spararsi. Il comportamento di tutta la classe politica è un pessimo esempio per i cittadini, i quali sono già ad un livello molto basso. Tra popolo e classe dirigente si è formata una "mistura" in cui ci si interinfluisce al peggio. Ciò avviene perchè non ci sono ancora forze nuove nè scoppi rivoluzionari di settori della popolazione che possano spezzare questa spirale, capace di portare all' autodistruzione dell'Italia.

Il Referendum sulla Devoluzione che si terrà il 25 ed il 26 giugno potrà risultare molto dannoso e pericoloso. Io ho l'impressione che il popolo italiano non si rende conto minimamente della gravità della situazione nazionale e mondiale. Continua a pensare ai "cazzi suoi" tranquillamente ed a fregare il suo prossimo con altrettanta disinvoltura. Altro che "Ama il prossimo tuo come te stesso!''. Bellissimo comandamento! Raramente applicato, a partire dagli stessi cattolici. Impregnati di questo spirito gretto è molto facile che i cittadini votino guidati dall'interesse egoistico locale e regionale. Per questo motivo, in un mio articolo precedente sulla Devoluzione, avanzo i miei timori per una possibile spaccatura dell'Italia e per l'apertura di un processo che la porti a fare la fine della Jugoslavia. Spero di sbagliarmi....ma, comunque sia, 1' Italia non può che andare sempre peggio, questo è certo. I dubbi ci sono soltanto sulle forme che assumerà questo processo degenerativo, anche perchè esse dipenderanno dalla situazione internazionale.

Indubbiamente le responsabilità del popolo, con il suo comportamento egoistico e menefreghista, sono tante. Ma quelle della classe dirigente sono molto di più perchè hanno le leve del potere in mano e le usano coscientemente a danno del popolo ed a proprio totale beneficio. La classe politica di oggi ha sviluppato un cinismo ed un menefreghismo nei confronti della gente che ha superato tutte le classi politiche precedenti. Essa è stata capace di fare tutta la campagna elettorale per le elezioni del 9 e 10 aprile passando da una polemica all'altra, discutendo solo parole e nessun fatto. Dopo le votazioni la sinistra vincitrice si è dedicata alacremente alla lotta per la spartizione delle poltrone, offrendo quello spettacolo squallido ed immorale che è stato l'elezione dei presidenti della Camera e del Senato. Nel frattempo la destra se la passava a criticare la sinistra.

         Malgrado lo squallore della classe politica e la brutalità dei centri decisionali del potere, il problema più grande non sono loro ma il popolo italiano che si illude ancora di potere cambiare il paese attraverso le elezioni.. Nelle elezioni di aprile la percentuale dei votanti è stata dell'83,6%, superiore a quella delle precedenti votazioni politiche del 2001 in cui era dell' 81,4 %. Veramente non me l'aspettavo, pensavo che ci sarebbe stato un calo della percentuale dei votanti. Invece la gente è andata a votare massicciamente..……è proprio vero che "la speranza è l'ultima a morire!” Il cittadino non ha ancora capito che "se non si corcia le maniche" e non si decide a prendere nelle proprie mani le sorti del paese, andrà sempre peggio. Lui continua a delegare i partiti per la soluzione dei problemi sociali e non si rende conto della potenza che ha se si unisce agli altri e si autorganizza. In questo caso non c'è potere che possa resistergli.

Anche in queste votazioni l'elettorato della sinistra è caduto nella vecchia trappola dei pericoli, questa volta rappresentati da "Berlusconi" "L'avanzata della Destra" ed "Il Fascismo". Sono 60 anni che le sinistre, a partire dai socialisti, poi dai comunisti e, infine, dall'Unione, agitano questi pericoli-spauracchio a destra. Il cittadino di sinistra non si rende conto che il pericolo è al proprio interno e non all'esterno. All'esterno non c'è niente altro che una riproduzione e continuazione di ciò che avviene al proprio interno. Per cui dovrebbe cominciare con il cambiare il proprio interno, anche perchè questi partiti quando sono stati al Governo si sono comportati come quelli di destra.

Del resto non capisco perchè si dovrebbero comportare diversamente, dato che entrambe gestiscono gli interessi della classe padronale italiana, la rappresentano, sono loro stessi padroni, inoltre sostengono tutto l'impianto del potere statale. La differenza sostanziale tra la sinistra e la destra è semplicemente una differenza di scelta di mercati e di alleanze intercapitaliste: la sinistra cerca

 l'alleanza e l'aggancio con il capitalismo europeo, mentre la destra propende per l'imperialismo americano. Nessuna delle due vuole l'emancipazione dei lavoratori nè l'uguaglianza sociale ed economica. Che cosa ci si può aspettare da una partitocrazia del genere? Io credo niente altro che sfruttamento e crimine.

Il popolo che seguita a votare con tanto accanimento sperando di cambiare la propria situazione è un popolo sulla strada sbagliata. Sia la sinistra che la destra hanno partecipato a queste votazioni con l'accanimento delle tifoserie delle squadre di calcio. E' assurdo!

Questo clima "arroventato" ha influito anche me e mi ha fatto pensare istintivamente di andare a votare contro Berlusconi in quanto persona arrogante e prepotente. Mi sono detto: vado a votare per Prodi! Lo guardo, penso un poco e dico "No, non è possibile!", non si può votare per i falsi-buoni            basta con i falsi-populisti, basta con i falsi-comunisti, basta con i falsi-proletari, basta con i falsi-democratici, basta con la falsità.... ci vuole un ritorno alla verità. Gramsci diceva: "La verità è rivoluzionaria!". Ci vuole un ritorno alla dignità e alla moralità della persona. A questo punto ho maledetto tutta la classe politica italiana che ha ridotto questo popolo alla brutta copia di se stesso e non sono andato a votare per nessuno.

              Sono  stato  accusato  di  fare   il  gioco di Berlusconi e di qualunquismo. Se  avessi avuto  un  passato  di  destra  mi  avrebbero  accusato  di  fare  il  gioco  di  Prodi.  Sono mentalità integraliste di persone che vedono al di fuori del proprio partito e delle proprie idee il regno del male. Non vogliono nemmeno sapere il perchè tu non voti!

Se ragionassero un poco capirebbero che sia la destra che la sinistra sono incapaci di risolvere i principali problemi del paese, come la crisi economica sociale ed ambientale. C'è uno sconquasso del clima che provoca frane alluvioni e danni gravissimi all'agricoltura ed a tutto il territorio. Questo è un sistema che non funziona più: quello che distrugge è di gran lunga superiore a ciò che produce.

E' assurdo farsi abbindolare dalle promesse di riduzione dell' ICI o dal ripristino della vecchia legge sulla tassa di successione per correre a votare Berlusconi. Che senso avrebbe una simile riduzione se poi aumenta la benzina il gas la luce il telefono? Possibile che non si è ancora capito che il Governo con una mano da dieci e con 1' altra se ne prende 50? Perchè non si impara dal comportamento dei governi del passato? Il cittadino ha il dovere di riflettere e cambiare il proprio comportamento, nell' interesse e per il bene di tutti, che è 1' unico ed il miglior modo di fare il proprio.

Il cittadino votando spera di intervenire ancora nel cosiddetto "gioco parlamentare", rafforzando i partiti che portano avanti i propri interessi. Ma oramai il "gioco parlamentare" è finito perchè i partiti non si muovono più sulla base delle diverse ideologie, proletarie o padronali. Oggi sono diventati, partiti-azienda, che si muovono tutti sulla base di un'unica idea, quella padronale-capitalista. Siccome siamo nell'epoca del neo-liberismo, cioè della massima concentrazione monopolistica, sia la destra che la sinistra stanno pensando di fare un unico partito. Come è già avvenuto negli Stati Uniti dove ci sono soltanto 2 grandi partiti, in genere votati da nemmeno il 50% della popolazione, rappresentanti di due grossi settori del capitalismo nazionale. L'Italia va verso questa situazione, se non ci saranno grandi sconvolgimenti. Per cui andare a votare non ha più nessun senso in quanto gli interessi del semplice cittadino non esistono più a livello parlamentare, non ha più suoi rappresentanti, non esiste più il "gioco" parlamentare. Addirittura se dovesse essere approvata la legge sulla Devoluzione nel prossimo Referendum, praticamente scomparirebbe anche il Parlamento, ridotto a figura simbolica in quanto ci sarebbe un grande rafforzamento del potere esecutivo a danno di quello legislativo, con il Presidente del Consiglio che avrebbe il potere di sciogliere la camera in qualsiasi momento.

Che senso ha seguitare ad andare a votare in questo momento storico? "L' arma del voto", come si diceva una volta, sta esaurendo i suoi colpi, è alla fine! Io credo che i cittadini debbano pensare ad altre soluzioni! La crisi attuale non si risolve con cambiamenti di consigli comunali o di governi. Indubbiamente passare da una "forma mentis" basata sulla delega ad una basata sull' autogestione non è minimamente facile. Richiede un salto di qualità storico. Però il cambiamento comincia con lo sviluppare un pensiero di rottura nei confronti della società esistente. Fino a che si mantiene un pensiero possibilista, di compromesso, non si esce dal pantano.

5/5/06                                                                            Antonio Mucci

 

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LETTERATURA, ARTE E MORALITA’: VERGOGNA O ORGOGLIO?

di Marco Tabellione

 

“Fin a quando ci sarà un solo bambino che muore di fame la letteratura sarà sempre immorale”. L’affermazione è di Manganelli, forse il maggiore scrittore italiano del dopoguerra, caro all’avanguardia, ma praticamente ignorato dai non addetti. Un’affermazione pesante, anche perché giunge a bocciare un’intera branca del sapere umano, la letteratura, per motivi di ordine etico. Va detto tuttavia che l’affermazione di Manganelli per i suoi contenuti potrebbe essere allargata in fondo ad ogni forma di sapere e agire umano. E’ sempre arduo e duro continuare a svolgere le attività quotidiane sapendo che da qualche parte un bambino sta morendo, oppure è gravemente ammalato e non si riesce a fargli pervenire le medicine necessarie. Vi sono, indubbiamente, delle priorità nella vita che rendono puerile ogni manifestazione artistica, e un bambino che muore di fame rende puerile e sterile qualsiasi forma di esibizionismo letterario. Ma chiediamoci, nella sua vergogna e nei suoi sensi di colpa la letteratura può aiutare? E se può, quale tipo di letteratura? E, ampliando la portata dell’affermazione di Manganelli, l’arte può davvero considerarsi immorale nel senso inteso dallo scrittore italiano? Si tratta di disquisizioni che riguardano evidentemente il discorso sulla necessità dell’esistenza di forme d’espressione come quella artistica, che va giudicata alla luce di altri bisogni umani. E’ evidente che il bisogno di soddisfare la fame è un bisogno sacrosanto, ma tuttavia elementare, è, si può dire, alla base della scala dei bisogni. Questa scala è organizzata in modo che il soddisfacimento di un particolare bisogno faccia innescare immediatamente il livello successivo, secondo una gradazione che dal materiale e fisico raggiunge i livelli dello spirituale e culturale. Dunque la necessità di una manifestazione umana va giudicata in base al livello di bisogno che è stato innescato. Tutto ciò vuol dire che Manganelli ha ragione se ci troviamo ad arrabattarci a livelli basilari, legati ad esempio al bisogno primario della nutrizione, ma viene meno se abbiamo dato vita a bisogni spirituali, grazie anche al fatto di aver soddisfatto quelli fisici e biologici. Resta naturalmente il dovere anche morale di relativizzarsi, tenendo conto che nel momento in cui si sta soddisfacendo a bisogni non elementari, c’è purtroppo chi è alle prese con le necessità primarie della vita, la fame, un riparo dal freddo e via dicendo.

Il fatto è che non si può certo imputare all’arte le responsabilità riguardo ai disagi sociali di tanti popoli della terra: che si faccia o no arte o letteratura purtroppo molta gente continuerà a soffrire su questo pianeta. Semmai l’arte può essere responsabile nella misura in cui non si oppone all’andazzo generale, che vede l’umanità ancora oggi, e forse per sempre, divisa fra chi sta bene e chi sta male, chi sfrutta e chi è sfruttato, chi è libero e chi non lo è, chi ha cinque ville e chi non ha nemmeno un buco in affitto.

A monte di questo fatto, c’è poi una colpa di cui l’arte e l’artista spesso giungono a macchiarsi: quella della mancanza di sincerità, dell’uso strumentale del linguaggio artistico, il che accade appunto quando la materia dell’arte non si fa espressione spontanea e diretta del mondo interiore, e non solo, dell’artista. Certo, da questo punto di vista non si può che restare nel campo dell’opinabile, perché nessuno, né critici né pubblico, possono arrogarsi il diritto di giudicare quando un’opera è espressione sincera o meno. Non è possibile infatti riesumare la vecchia distinzione crociana fra poesia e non poesia, e dunque arte e non arte,  per cui nell’espressione artistica ha autenticità solo ciò che si presenta come intuizione pura a priori. Ma questo chi lo stabilisce? Chi può dire quando l’arte è effettivamente espressione sincera o intuizione a priori? Solo l’artista può dirlo, perché ciò appartiene al suo universo personale, ma niente e nessuno può assicurarci che egli sia effettivamente sincero. Per cui quando diciamo che l’arte deve essere espressione sincera non l’affermiamo dal punto di vista estetico, su questo livello ogni artista è giustamente libero. Lo affermiamo dal punto di vista etico, e vale dunque solo per chi accetta di abbracciare e considerare il livello etico, che ha poco a che fare con la parte essenziale dell’arte, ma che comunque all’arte può venire riferito.

 Ciò vuol dire che dal nostro punto di vista l’artista è libero di muoversi tra la vergogna e l’orgoglio dell’arte, ed è giusto che niente ostacoli il risultato estetico. Ma è anche vero che l’arte, come ogni manifestazione umana, sottostà a leggi etiche che qualora vengano abbracciate, costituiscono comunque un punto di riferimento. Perciò l’affermazione di Manganelli può considerarsi falsa dal punto di vista ristretto dell’arte stessa, dal punto di vista diciamo estetico, ma è vera, verissima, da un punto di vista più ampio, diciamo generalmente umano. Dunque come uomini e non solo come letterati o artisti in genere, dovremmo essere indignati se un bambino muore di fame; non soltanto la letteratura e l’arte risultano immorali in questo tristissimo caso, ma ogni manifestazione umana, per dirla tutta ogni uomo.

Ciò vuol dire che ogni singolo uomo ha la responsabilità morale delle morti per fame che mietono vittime fra i bambini. Responsabilità morale dico, perché la responsabilità reale e concreta l’hanno ovviamente i gestori del potere politico ed economico, sia dei paesi sottosviluppati sia di quelli in via di sviluppo. Se la ricchezza, quella poca che pure riesce a raggiungere i paesi del terzo mondo, continua ad essere mal distribuita, incamerata com’è dai pochi potenti locali, vi sono evidentemente delle responsabilità dirette, su cui non si dovrebbe soprassedere. Purtroppo il mondo continua a funzionare così, e l’illusione di un reale progresso civile resta forse un’illusione. Troppa è la sete di potere, troppa la corruzione di tanti governanti in tutti i paesi del mondo e soprattutto nel sud del mondo, dove i pochi guadagni che le nazioni ottengono dai rapporti commerciali con l’occidente vengono spesso intascati da chi gestisce l’autorità locale.

Del resto ciò non ci deve far cadere nella sfiducia e nel pessimismo, poiché l’evoluzione è fatta di strappi e ritorni all’indietro, di battute d’arresto e sconfitte. Ed io, nonostante tutto, credo nell’evoluzione dell’uomo, credo cioè che quello dell’umanità sia un procedere verso forme di miglioramento. E a questo miglioramento l’arte, un’arte capace di fare proprio il discorso etico (che pure non le è necessario) può dare un contributo unico. E’ un cammino tortuoso, ma vale la pena crederci, solo così, solo se finalizzata ad un percorso di elevazione civile, la letteratura e l’arte potranno finalmente dirsi autenticamente morali, senza i moralismi falsi di un tempo.

 

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Palestina

 

Ed è sua

 

(veramente)

 

la Vita che pretende.

 

Con voce che schianta il cuore

 

e annulla la mente.

 

E’ così

 

che ti senti:

 

disperso bastardo

 

dentro una nebbia aliena

 

scesa giù da un cielo

 

chiuso,

 

a cui salgono

 

umori cupi.

 

E neanche un urlo

 

Che sfugga alla gola,

 

che arrangi un motivo,

 

una canzone!

 

Mentre crepi dal ridere

 

trovandoti lì

 

solo testimone.

 

Tundra

 

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          L’ARTE DEL GOVERNATORE                  

          di Giacomo D’Angelo

 

 Su Panorama si legge che, dopo il mezzo fallimento elettorale dello SDI e dei Radicali(garofani residui o pannelliani non spenti?), Ottaviano Del Turco sarebbe sul punto di sferrare una maramaldesca offensiva contro il povero Boselli. Dimettiti, tuonerebbe lo Statista Spatolatore, consegna il baracchino (la vieille maison di nenniana memoria) ad un mio uomo di fiducia: il canino Lamberto Quarta ad es., purtroppo non gradito dagli abruzzesi. O ad una mia donna: la signora Valentina Bianchi, che alla Regione non sa cosa fare. Ma la notizia non sta in piedi. Ottaviano non crede ancora al miracolo di essere finito governatore della sua regione, al termine di molteplici esperienze poco esaltanti. All’ombra degli odiati comunisti quella di sindacalista, non memorabile quella di segretario delle cuoia del PSI, velleitaria l’altra di presidente dell’Antimafia, gli restava (gli resta) la sola aspirazione di lasciare il suo nome nella ministoria del suo borgo selvaggio non come un imbrattatele della domenica, un pasticheur del sabato del villaggio con i pennelli en plein air, ma come un pittore vero. Che differenza c’è tra Orneore Metelli, Antonio Ligabue, Henry Rousseau e me, ha esclamato più volte, come assicura chi ne ha raccolto sfoghi  autoincensanti. Non sono un pennellatore di dozzina- sembra dire l’Indoganato di Collelongo-, non ho frequentato accademie né studi squarcioneschi, ma conosco Vittorio Sgarbi. Anche Flaiano diceva: non ho letto Marx, ma conosco Antonello Trombadori. Le tele delturchiane per ora incontrano modico (è una litote) successo, non hanno bottegai collezionisti, non riempiono le agende di critici d’arte. Quando ne mise in vendita stock interi per risanare il bilancio estenuato del Psi, nessuno dei nani e delle ballerine che avevano furoreggiato nella corte bettiniana si affacciò per portarne a casa un reperto, una reliquia, un frammento. Da senatore entrò nelle grazie del rag. Marcello Pera, l’ex presidente del Senato, l’ultima raffica del versipellismo italico, un «laico in ginocchio» secondo il filosofo Carlo Augusto Viano, un nostalgico del Sillabo. Quando questi, con quattrini dei contribuenti, si fece mecenate delle opere costosissime di Sandro Chia (e di Piero Guccione, Luciano Ventrone, ecc.), Ottaviano Augustolo rappresentò l’opposizione nella scelta dei quadri. Non piacquero a tutti, il leghista Roberto Calderoli organizzò una raccolta di firme per rimuovere una figura femminile dorata di Giuliano Vangi, ma sembra che nella quadreria transavanguardistica del Pensatore Ratzingergenuflesso di Lucca trovarono provvidenziale (e megaretribuito) ricetto anche opere del Maestro dei Zibelari Marsicani. Attendeva da un momento all’altro una expertise ufficiale di Vittorio Sgarbi, e non a caso ne aveva patrocinato l’arruolamento tra i cortigiani di alto lignaggio, ma il critico ferrarese fa lo gnorri, soprattutto ora che è «in sonno» politicamente, per cui l’unico estimatore della summa ars di Ottaviano Augustolo è rimasto, in servizio di permanente adorazione, Marcello Lucidi, nominato di recente presidente di ASL. Il Lucidi è un medico, bravo magari (quali le sue esperienze nell’organizzazione sanitaria?), ma è un connaisseur di pittura, o passa per tale, un collaboratore di riviste artistiche underground, che si è distinto per aver postillato con empito più di panegirista che di critico i quadri del suo amico Ottaviano. Alla sua ricerca di allievo immaginario di Roberto Longhi è affidata la lungimiranza critica che accenderà sulla pittura di Ottaviano Del Turco l’eguale interesse che il geniale saggista di «Officina ferrarese» accese su Caravaggio e i caravaggeschi.

Da quando il centrosinistra si è installato sulla diligenza regionale, per una sorta di nemesi o di contrappasso, all’ex sindacalista Del Turco non ne va bene una. In aumento le fabbriche in crisi, una folla via via più depressa e crescente quella dei lavoratori in difficoltà, i telegiornali pubblici e privati sono una mesta via crucis di tali situazioni drammatiche, gli unici posti usciti dal cilindro del mago quelli dei clienti paesani o delle cortigianerie varie del governatore. Il governatore è un re Mida all’incontrario: fa diventare problema insolubile tutto ciò che tocca. Sempre meglio però guidare alla disperata una regione in affanno che un partito in via di liquidazione. E poi non è il momento dei sindacalisti? di Bertinotti ? di Marini? Ma loro hanno scelto il riposo del guerriero, io invece combatto. Sol io combatterò, ma, con buona pace del Recanatese, non procomberò. Soprattutto non procomberò sotto i pugnali dei miei compagni socialisti. Genus irritabile, vil razza dannata, alla larga…

                     IL CODICILLO DEI FURBI.

La «turpe vecchiezza», come la chiamava il declinante Imaginifico, mi spinge a un mesto soggiorno per accertamenti in una clinica. Una clinica privata, ma che vive dell’intervento pubblico (l’ipocrisia del sincretismo finanziario è così italiotamente accettata che ancor oggi quando si parla degli Agnelli vengono usati toni edificanti, come se si trattasse di padri della patria e non di furbacchioni che hanno usato il bilancio dello Stato per le loro politiche non sempre oculate e produttive per la comunità). Medici bravissimi, infermieri professionalmente a posto, umanità nel trattamento, vitto accettabile (nettamente superiore a quello somministrato al San Raffaele di Milano), clima non opprimente, ma vengo sistemato in un buco, sì, proprio un buco, cieco perché senza finestre, ricoperto di legno come una bara in cui fare le prove prima del congedo finale. Siamo in tre, in uno spazio strettissimo, per mangiare bisogna fare acrobazie, con due armadietti (il locale, anzi il loculo, dovrebbe ospitarne due, ma solitamente -mi dicono- ne vengono acquartierati tre, a volte quattro). Di notte soprattutto, a luci spente, l’impressione di essere rannicchiati in una cripta cimiteriale sovrasta pensieri e sensi, se si rimane svegli affiorano incubi e mostri e torpide allucinazioni, soltanto il russare crepitante del vicino richiama alla vita. Nel giorno in cui devo essere dimesso, verso le dodici, gran tramestio di infermieri, è in arrivo un ricovero d’urgenza, ma, poiché si tratta di una donna, bisogna farle «adeguata» accoglienza. E allora, come da una matrioska un’altra più piccola, nella cripta-buco viene ricavato un buchetto di un letto, circondato di un paravento, con luce e aria praticamente annullate, un risucchio appena, roba da apnea: insomma quattro metri di spazio, gremiti di macchinari e di umanità promiscua, con movimenti al minimo, come scorpioni da metamorfosi kafkiana con l’esistenza al limite del vivibile, al di là dell’umano. Poiché è morte a credito per tutti, imparate a morire, o genti umane affaticate: è il motto dei macabri albergatori di tali ostelli-colombaie. Il sistema della sanità prevede cure, assistenza, medicinali, interventi chirurgici, ma chi ha detto che debba trattare come esseri umani gli sventurati che capitano tra le sue mura? Agli industriali della sanità interessano i numeri dei ricoverati, quanti sono, non la loro ontologica entità. Mentre assisto impotente all’allestimento del catafalco improvvisato per la signora da ricoverare, il pensiero corre per automatismo a Camilletto Cesarone. Mi chiedo: sarà mai venuto da queste parti l’ex-rivoluzionario della miticamente confusionaria terza componente CGIL, passato armi bagagli appetiti e conti bancari sotto la protezione dei magnati delle cliniche? Quando militava nella rossissima CGIL, gli bastava citare spiccioli di Marx raccattati da bignamini o inumidirsi la boccuccia del refrain sulla «classe operaia» ogni tre parole, come compita enfatico il Bertinotti nell’accularsi sulla scranna senatoriale. Il Camilletto Cesarone non rappresentava nessuno, nessuno lo ascoltava, come un convitato di pietra passava di direttivo in direttivo. Cangiato miracolosamente in uomo di fiducia di padroni che fino al giorno prima avrebbe idealmente passati sulla graticola, avrà prestato i suoi servizi alla «classe padronale», si sarà accomodato in un ampio e luminoso  ufficio con poltrone fantozziane, avrà assaporato la ricchezza degli spazi e la blandizie del lusso: ma sarà mai finito come osservatore negli opifici della salute dei suoi elargitori di benessere? avrà constatato il disservizio degli ambienti, le anguste colombaie da Pane e cioccolata? avrà constatato che la massimizzazione del profitto perseguita senza scrupoli dai suoi attuali «principali» è l’aspetto più disanimante della sanità pubblica?

Ma non sovraccarichiamo di responsabilità il calimero teatino. Se i nostri governanti conoscessero i problemi della sanità, non avrebbero nominato assessore l’ineffabile Mazzocca, digiuno di quelli come la Bianchi delle attività produttive, la Tordella Mura della cultura, lo Zoccolelli-Verticelli dell’agricoltura. Ma il pesce puzza dalla testa. Ai primi del corrente anno, i due rami del Parlamento hanno approvato un «codicillo», in base al quale gli ex parlamentari e gli ex consiglieri regionali possono essere nominati direttori generali delle Asl, anche in assenza di una loro specifica competenza. Al Senato il voto è stato unanime, alla camera due ‘no’ e 14 astensioni. Rosy Bindi, Maura Cossutta, Livia Turco hanno scritto all’editorialista di «Repubblica», Mario Pirani, che «se vinceremo le elezioni, faremo cancellare la norma». Staremo a vedere, ma una domanda s’impone: perché l’hanno votata?

Nella sanità la lottizzazione ha già creato eserciti di incompetenti alla guida di settori delicati e tecnicamente bisognosi di conoscenza. In Abruzzo il centrodestra aveva nominato un tecnico, il dott. D’Annunzio, che aveva subito mostrato di ficcare il naso nel marasma organizzativo della sanità abruzzese: quanto è durato?

Alla luce dei codicilli da catena di Sant’Antonio (o da logica di Cosa nostra)approvati all’unanimità, quali trombati si acculeranno sulle santabarbare sanitarie per ridurle in cenere? Fa rabbrividire il pensiero che la nostra salute sia in mano a questi improvvisatori del nulla.

                                    UN PRESIDENTE LETTA-LETTA.

Quando uscirà questo numero de Il Sale, avremo già un nuovo presidente della Repubblica. Potrebbe essere l’avezzanese Gianni Letta, presentato dalla Cdl nella sua «rosa» di nomi, come «persona al di sopra delle parti». Tale denominazione, coniata da Berlusconi in persona, è stata avallata prontamente non solo dai suoi giannizzeri (i Tajani, Schifani, Bonaiuti, Dell’Utri, Belpietro, ecc.), ma anche da molti del centrosinistra. Da alcuni anni il nome di Letta ha il potere di incontrare la stima universale di destra e di sinistra, la simpatia di laici e di teocon, il plauso trasversale di bertinottiani rautiani ruiniani politianoriformisti fogliantiferraristi. Non c’è  postmarxista, heideggeriano o pensierodebolista che osi un’espressione irriverente, un sintagma sardonico verso questo abruzzese. Eppure se esiste un uomo di parte, questi è Gianni Letta, direttore per anni del quotidiano neofascista romano, «Il Tempo», fondato da Renato Angiolillo (l’altro fondatore, Leonida Rèpaci, fece presto le valige appena si accorse dell’aria pesantemente missina che tirava). Nel 1992, nel libro I bugiardi, edito da Sperling&Kupfer, Giampaolo Pansa così scriveva:«Adesso, però, stava arrivando il momento di Gianni Letta. Era lui l’uomo giusto per il contatto ravvicinato tra Berlusconi e la Balena. Democristiano da sempre, quando dirigeva Il Tempo di Roma aveva due santissimi da venerare ogni mattina: Forlani e Andreotti…Uscito più o meno indenne dal disastro editoriale del Tempo, Letta sembrava un uomo finito. Aveva l’aria del disoccupato di lusso, senz’altro impegno che il trascinarsi da un dibattito all’altro. Poi, di colpo, rieccolo alla ribalta, nel ruolo di alto papavero della Fininvest. E con un compito essenziale: essere il ciambellano di Berlusconi incaricato dei rapporti con il potere governativo, ossia con i vertici della Dc e del Psi». E- dice ancora Pansa- Letta divenne «il campiere occhiuto degli interessi del Biscione», «accudito e riverito da quei parlamentari socialisti e diccì che tutelavano gli interessi di Berlusconi». Insomma un dipendente nel libro paga del Cavaliere, come lo stalliere Mangano, il senatore Paolo Guzzanti, il cuoco Michele. Però, potrebbe obiettare il cicisbeismo trasversale, si tratta di un uomo integerrimo, al di sopra di ogni sospetto, un giglio, un Domenico Savio in doppio petto. Lo stesso Pansa, nel 1986, in un altro suo libro, Carte false (Rizzoli ed.), parlando dei «peccati e peccatori del giornalismo italiano», si occupava dello scandalo dei «fondi neri» dell’IRI e scriveva:«C’è un solo giornalista che ammette di averne incassati, per quasi un miliardo e mezzo di lire, Gianni Letta, direttore del Tempo di Roma. La notizia emerge nel dicembre 1984, quando Letta viene interrogato come testimone dai giudici milanesi e prima che l’indagine passi ai giudici di Roma. Letta li ha presi per il suo giornale, da anni ‘in rosso’, afflitto da perdite d’esercizio spaventose…In cambio di cosa? Segreto istruttorio». Quando il leccatissimo Gianni, nemmeno un capello fuori posto, un abatino di dolcezza, iniziò sulle reti berlusconiane i suoi dibattiti, inaugurò la moda- secondo Pansa- dello «stile maggiordomo», anzi con Bettino Craxi «un tappeto rosso, un’intervista meglio che in ginocchio: strisciante, a carponi». Questo signore, anzi signorino, potrebbe diventare il successore di Ciampi. Gianni Letta, Presidente della Repubblica. Marzullescamente: la realtà può essere un incubo o gli incubi sono la realtà?

                                                             giacomo1939@aliceposta.it

 

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La Danza degli Orixà

 

 Presentato da Baobab

 

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PER UNA NUOVA PROSPETTIVA POLITICA DEI COMUNISTI

(prima parte...)

Col C.P.N. del PRC del 22-23 aprile si è aperta una fase politica nuova per la battaglia dei comunisti. I risultati del C.P.N. sono in breve i seguenti:

 

1)       La maggioranza dirigente del partito ha non solo confermato la scelta di ingresso del PRC nel futuro governo Prodi, combinata cono l’assegnazione a Bertinotti della presidenza della Camera, ma l’ha definitivamente razionalizzata nei termini più scoperti. Il governo dell’Unione viene caratterizzato come governo di alternanza e la funzione del PRC diventa esplicitamente quella di “presidiare l’alternanza”. E’ l’ammissione esplicita della subordinazione strategica del PRC a un governo del grande capitale, con la rinuncia di fatto, persino formale, alla tematica dell’ “alternativa”. Dunque un’intera stagione di movimenti è stata usata ai fini di una ricollocazione di governo a braccetto con gli avversari sociali e politici dei movimenti stessi.

 

2)       La maggioranza dirigente del partito ha parallelamente impresso una forte accelerazione alla costituzione della sezione italiana della sinistra europea anticipando a giugno l’apertura della relativa “costituente”. E’ una scelta direttamente correlata all’ingresso nel governo e alla trasformazione del PRC in ala sinistra del Centrosinistra. A fronte della costituente del partito democratico, che sancisce il definitivo approdo liberaldemocratico  D.S., Bertinotti si candida a rifondare una socialdemocrazia italiana offrendola come punto di approdo a un pezzo di ceto politico di sinistra D.S. in crisi di prospettiva. E’ un disegno che liquida definitivamente la rifondazione comunista in un nuovo soggetto “socialdemocratico-progressista” che si candida ad offrire alla borghesia liberale il proprio ruolo di ammortizzatore delle lotte e dei movimenti.

 

3)       L’ingresso nel governo, il programma dell’Unione, l’accelerazione della costituente del “nuovo soggetto” sono stati sottratti ad una verifica democratica decisionale dei militanti e degli iscritti. L’argomento secondo cui il VI Congresso “dava il mandato”, è improprio. Nel Congresso Bertinotti legò (formalmente) la prospettiva di governo alla promessa di “un programma di svolta” scritto dai movimenti e sottoposto alla loro verifica (primarie di programma). Viceversa siamo di fronte a un programma dell’Unione che rivendica l’ “alleanza leale con gli USA”, la non abrogazione della legge 30, il rispetto rigoroso dei parametri di Maastricht, senza che né i movimenti né il corpo del partito abbiano avuto la possibilità di discuterlo e giudicarlo. L’evocazione della cosidetta “democrazia partecipativa” (come leva e garanzia di un programma di svolta) si è rivelata una truffa. Nei fatti, la maggioranza dirigente del partito ha difeso la propria intesa col Centro liberale e i poteri forti da ogni possibile ingerenza turbativa dal basso, fosse pure simbolica e distorta.

 

4)       I gruppi dirigenti di Ernesto e Sinistra critica hanno rispettivamente  rimosso o attenuato l' opposizione al Segretario proprio nel momento della massima accelerazione ed esplicitazione della deriva politica del PRC. Claudio Grassi e il gruppo dirigente dell’Ernesto hanno apertamente sostenuto l’ingresso del PRC nel governo e l’incarico a Bertinotti della Presidenza della Camera. Salvatore Cannavò e il gruppo dirigente di Sinistra critica pur affermando sommessamente la propria scarsa convinzione circa la scelta governativa, hanno dismesso ogni opposizione all’ingresso dei ministri, hanno sostenuto Bertinotti presidente, si sono attestati sulla richiesta di un governo dell’Unione che compia “scelte di radicalità e di svolta”. Una richiesta obiettivamente grottesca se rivolta a un governo del grande capitale  che già annuncia il risanamento finanziario. Significativamente sia Ernesto che Sinistra critica hanno ricevuto il plauso del Segretario, quanto mai interessato a incassare una copertura a sinistra nel momento della massima accelerazione a destra. E altrettanto significativamente sia Ernesto che Sinistra critica hanno respinto, al fianco del Segretario, l’elementare proposta di una verifica democratica tra i militanti e gli iscritti sul programma dell’Unione, un programma che pure in passato avevano “criticato”. Nei fatti i gruppi dirigenti nazionali di Ernesto e Sinistra critica si adattano al quadro di governo dell’Unione: in parte su pressione del proprio nuovo ruolo istituzionale, in parte in attesa di contropartite  nei gruppi dirigenti del partito.

 

In questo quadro generale è inevitabile e necessario che tutti i militanti comunisti del partito, a partire dai compagni che si sono battuti nel VI Congresso contro la maggioranza dirigente del PRC (il 41%), aprano tra loro una riflessione libera e un confronto sul futuro della propria azione e prospettiva. Questa riflessione e confronto debbono essere aperti, svincolati da vecchi recinti di componente e di mozione. E al tempo stesso debbono assumere come punto centrale di riferimento non l’angolo angusto di calcoli tattici contingenti, ma la prospettiva generale della Rifondazione comunista e della costruzione del suo partito nel nuovo contesto politico e sociale che si delinea. Per poi definire a partire da qui le scelte comuni e le loro articolazioni, anche locali.

La nostra ferma convinzione al riguardo, anticipata dalla nostra dichiarazione comune in C.P.N., è che l’ingresso del PRC al governo, nel contesto dato, richieda l’avvio della rifondazione di un’opposizione di classe e comunista in Italia: e dunque l’avvio del movimento costitutivo di un nuovo soggetto politico comunista e rivoluzionario. Un movimento che non si riduca ad una fuoriuscita dal PRC, in una logica di

  

pura scissione passiva, ma sappia invece coinvolgere militanti di diversa provenienza, nella costruzione attiva di una nuova comune prospettiva politica. In altri termini alla costituente della nuova sinistra socialdemocratica italiana (sezione italiana della sinistra europea) dovrà contrapporsi il processo costitutivo di una nuova presenza comunista, basata su un quadro programmatico marxista e su una collocazione di opposizione al governo.

 

Questa nostra proposta non nasce dall’impazienza o dalla reazione liberatoria alle fatiche della battaglia interna al PRC. Nasce invece da un’analisi razionale del nuovo contesto sociale e politico che si apre, dall’esaurimento obiettivo dell’esperienza del PRC,  dalla necessità di una risposta nuova.

 

LA NATURA CONFINDUSTRIALE DEL SECONDO GOVERNO PRODI

 

Il contesto politico e sociale che si delinea è segnato dall’avvento annunciato del governo dell’Unione, su uno sfondo di pesante crisi di competitività del capitalismo italiano e di dissesto aggravato del bilancio pubblico. Il quadro di governo dopo il voto del 9-10 aprile, è certo segnato da elementi di fragilità, dagli imprevedibili effetti di prospettiva. Ma le forze dominanti della coalizione cercheranno di sormontare la fragilità degli equilibri parlamentari con il ricorso al più largo sostegno di tutti i poteri forti della società italiana (la grande industria esportatrice, le grandi banche, la grande stampa, la magistratura, l’alta burocrazia statale) entro una politica di nuova concertazione con l’insieme delle burocrazie sindacali e delle sinistre politiche della coalizione (in primis il PRC). Questa concertazione ruoterà attorno ad un preciso programma: il risanamento finanziario del debito pubblico e una nuova elargizione di risorse pubbliche alle imprese (10 miliardi di riduzione del cuneo fiscale e nuove detassazioni del capitale), sullo sfondo di una perdurante crisi di stagnazione e di una accentuata difficoltà nell’uso della leva fiscale sulle rendite (a causa della tenuta minacciosa del blocco sociale delle destre). La risultante obbligata di questo programma, nel contesto dato, sarà una nuova inevitabile stagione di sacrifici. La concertazione sociale e politica serve esattamente per ottenere i sacrifici nella pace sociale. La prima concretizzazione di questa politica si avrà col varo annunciato di una nuova manovra economica bis e con l’imminente definizione del DPEF, sotto la pressione quotidiana e incalzante del capitale finanziario nazionale e internazionale. La seconda concretizzazione si avrà a settembre quando CGIL-CISL-UIL saranno convocate a un tavolo comune con Confindustria per concertare un accordo complessivo: comprensivo di stretta finanziaria, politiche del lavoro (flessibilità), nuove regole di contrattazione (indebolimento del contratto nazionale). Nel frattempo, saranno rilanciate liberalizzazioni e privatizzazioni, e sbloccata la grande truffa del sequestro del TFR a beneficio del grande capitale. In altri termini, a poche settimane dalla sua formale costituzione, inizierà a manifestarsi il profilo antipopolare del governo. Parallelamente si imporranno le prime scelte annunciate in fatto di politica estera: a partire dal rifinanziamento delle missioni militari (entro giugno), dalla concertazione delle scelte del G8 (giugno), dal sostegno alle scelte della U.E. su Palestina e Iran. Sulla stessa questione Irak, il piano di ritiro delle truppe, da concordarsi con il governo collaborazionista irakeno, si preannuncia tutt’altro che lineare. E già emerge l’orientamento di sostituire le attuali forze di occupazione con nuovi contingenti di carabinieri (proposta Fassino) naturalmente “di pace”. Dunque anche sul terreno della politica estera, terreno di grande impatto emotivo e simbolico, l’orientamento neoatlantista del secondo governo Prodi non tarderà ad emergere.

 

L’ORGANICITA’ DEL PRC AL GOVERNO DELL’UNIONE

 

Il PRC di governo sarà non solo subalterno ma complice, da subito, di questa politica,  in misura ancor più diretta delle altre formazioni della sinistra (sinistra DS, PdCI, Verdi). Infatti il PRC non è un qualunque soggetto costituente dell’Unione ma la sponda decisiva di Romano Prodi nella sua scalata dell’Unione. Così è stato nella scelta delle primarie. Così è stato nell’assegnazione a Bertinotti della presidenza della Camera. Di converso Romano Prodi è più che mai oggi la sponda d’appoggio di Bertinotti e del suo nuovo corso politico. Il “presidio dell’alternanza” che Bertinotti ha teorizzato è in realtà il presidio di Prodi come garante del ruolo di governo del PRC: perché la difesa di Prodi coincide strategicamente con la difesa della propria rendita di posizione governativa e istituzionale. Ma ciò comporta una precisa conseguenza: una particolare e diretta sudditanza alle politiche del capo del governo. Un capo del governo cui peraltro proprio Bertinotti ha fornito l’incoronazione popolare (primarie) e a cui attribuisce, più che ogni altro partito dell’Unione, un ruolo in qualche modo “presidenzialista,” svincolato dagli equilibri dell’Unione.

Al tempo stesso, a differenza che nel 96-98 questo asse con Romano Prodi, se da un lato ha carattere più organico, dall’altro, proprio per questo, è contrattualmente più debole. In primo luogo il PRC non può ripetere la rottura del 98, pena l’autodistruzione di tutta la propria conquistata credibilità governativa. Può essere scaricato dal governo, non può rompere col governo. E questo amputa in partenza il potere “negoziale” del partito. In secondo luogo proprio la fragilità degli equilibri parlamentari espone il PRC di governo al ricatto quotidiano di tutto il centro dell’Unione, abbattendo ogni spazio di manovra e di reale differenziazione. Peraltro il rapido dietrofront sulla TAV a Torino, la disponibilità al “compromesso” sulla legge 30, l’annuncio del voto positivo al rifinanziamento della missione in Afghanistan, sono le prime clamorose traduzioni della subordinazione disciplinata alla borghesia. E al tempo stesso una pronta rassicurazione politica alle classi dirigenti del paese circa la raggiunta maturità della cultura di governo del partito. In buona sostanza tutto il corso politico governativo del PRC sarà dettato dalla volontà di consolidare quell’attestato di benemerenza e riconoscimento politico che la grande stampa borghese (a partire dal Corriere) ha riservato a Bertinotti e alla sua svolta, cercando così di sventare, grazie a un certificato di buona condotta, una possibile tentazione futura di scaricare il PRC a vantaggio di un’ “unità nazionale” . Proprio la minaccia dell’unità nazionale, indipendentemente dalla sua concretizzazione, sarà il sigillo della subordinazione del PRC alla borghesia e a Prodi.

Presentato da Ilaria Del Biondo

 

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COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE    MILA/DONNAMBIENTE

PROGRAMMA 2006

LIBERARE LA BELLEZZA

Per una nuova ecologia della Politica

 

 VENERDI’ 12 MAGGIO 2006

INCONTRO PUBBLICO

presso la sede di VARIO- Via Puccini 85- PESCARA- ore 16/19,30

 

 Con GIUSEPPINA CIUFFREDA , giornalista e collaboratrice del Manifesto,

Maria Concetta NICOLAI, antropologa, Adelchi DE COLLIBUS,assessore comunale,

Maria Rosaria LA MORGIA, consigliera regionale, Giovanni DAMIANI, biologo, Vincenzo STARINIERI, impresa del restauro, Edgardo COTELLUCCI, de I Colori del territorio, Michele MEOMARTINO artista, nonviolento e Marco SERVETTINI, della Rete Lilliput

MILA invita tutte/i a partecipare a un confronto 

sui modi dell’operare per una politica che costruisca senso e produca bellezza:

“ Liberare la bellezza- Colloqui di politica”

 

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Il percorso dell’associazione proseguirà quindi con una serie di visite organizzate,  per incontrare non solo …” l’ecologia dei luoghi, ma anche il bisogno di ritessere i fili con la sacralità di essi, di ascoltare l’eco dell’energia spirituale oltrechè della bellezza che  da essi emana; di riconoscere, valorizzare, nominare la forza che viene da luoghi segnati dall’autorità femminile…”  :

Il 13 maggio , alla Mostra “ Dee e maghe nell’Abruzzo antico” presso la Civitella di Chieti; il 21 e 28 maggio, ai luoghi delle dee a Guardiagrele e lungo le acque del silenzio da Raiano a Corfinio; il 18 giugno a Corropoli e Teramo; il 24 giugno, la notte di S. Giovanni, a bagnarsi nel mare di Pineto all’alba; il 10 settembre nelle terre molisane..

Quindi a PESCARA,  con indagini, inchieste, itinerari nei luoghi della memoria, happening creativi,per proposte e prospettive di cambiamento …

 

A chiudere, a novembre, CONVEGNO su ECOCITTA’, con Melania CAVELLI

Si allega programma dettagliato

Per informazioni: 085-27574/ 085-4221145/ 3387280720/

                     mariella.sa@libero.it / ricci.edvige@alice.it / kphqc@tin.it / gesetti@interfree.it

 

                                                Presentato da Edvige Ricci

 

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RETE NONVIOLENTA ABRUZZO

nodo Pe- Ch della RETE LILLIPUT

 

 “I cantieri del dialogo”

Viaggio nel luoghi della Rete

 

Programma 2006

 

Venerdì 5 Maggio, ore 18.00 – Emporio Primo Vere

Legalità e giustizia sociale

in collaborazione con Libera prov. di Pescara

Interverranno i rappresentanti di Libera provincia di Pescara, proiezione video sui 10 anni di Libera, dibattito e degustazione dei prodotti di Libera terra.

 

Sabato 6 Maggio, ore 18.30 – Mate InfoShop

Presentazione del libro:

“Uranio. Il nemico invisibile”

interviene: Stefania Divertito, giornalista

 

Mercoledì 10 Maggio, ore 18.00 

Sala convegni piazza Spirito Santo Santo Pescara

in collaborazione con: Pax Christi e Rete Radiè Resch di Pescara

presentazione del libro:

“Dom Elder Camara, un profeta per i nostri giorni”

di Marcelo Barros, monaco Benedettino

sarà presente Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara - Penne

 

Venerdì 12 Maggio, ore 18.30 – Mate InfoShop

“Percorsi concreti per immaginare strade nuove”

L’esperienza dei Distretti di Economia Solidale in Lombardia

interviene: Marco Servettini, segretario nazionale della Rete Lilliput

 

Giovedì 18 Maggio

ore 18.00 Emporio Primo Vere

ore 20.00 Mate InfoShop con festa finale

“Idee eretiche. Percorsi di Altreconomia”

interviene: Francuccio Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo

 

Sabato 20 Maggio, dalle 17.00 in poi – Emporio Primo Vere

“Ora et labora”

Le attività dei monaci di Lanuvio tra agricoltura biologica, accoglienza, cultura e spiritualità.

Intervengono: Claudio De Vita, responsabile commerciale e i monaci di Lanuvio

 

Sabato 3 Giugno, dalle ore 10.00 – Penne

“Seminario sul metodo del consenso”

conduce: Floriana Colombo, Rete Lilliput - nodo di Milano

 

Giovedì 8 Giugno ore 18.30 – Chiesa Metodista di Pescara

“Introduzione alla Qabbalah: teoria e pratica”

intervengono: Oscar Ciferni, studioso di esoterismo

Marianna La Cava, gruppo biblico ecumenico

 

 

Sabato 10 Giugno, ore 18.30 – Mate InfoShop

“La rete e i distretti di economia solidale nelle Marche”

interviene: Loris Asoli, rete di economia solidale marchigiana

 

Venerdì 16 Giugno ore 18.30 – Emporio Primo Vere

“Il ruolo delle cooperative nella costruzione delle reti di economia solidale”

interviene: Gabriele Darpetti, confcooperative Marche

 

Luglio – Area E-spò Spoltore

Presentazione del libro:

Comportamenti solidali”

interviene: Michele Altomeni, rete di economia solidale marchigiana

 

seconda decade di Luglio – sede Agesci regionale

“Seminario sul Metodo del consenso”

Corso di 1° livello rivolto ai quadri regionali dell’Agesci

 

Luglio / Settembre - Montesilvano

“Far trade: Il commercio equo e solidale tra botteghe e la grande distribuzione organizzata”

Intervengono: Paolo Chiavaroli, Responsabile di Mondo solidale

Valentina Tenaglia, della bottega “Semi della Terra”

 

Seconda decade di Settembre , Chiesa Metodista di Pescara

“Islam: Ascolto, dialogo e confronto”

Interviene: Adnane Mokrani, teologo islamico

 

Settembre/Ottobre – sede Agesci regionale

“Seminario sul Metodo del consenso”

Corso di 2° livello rivolto ai quadri regionali dell’Agesci

 

     

 

Elenco dei promotori della Rete Nonviolenta Abruzzo – nodo Pescara/ Chieti della Rete Lilliput:

Abruzzo Crocevia – Abruzzo Friendly – Abruzzo Live – ASF Forum Acqua - Agesci Prov. di Pescara – Aisos Pacris - Aiutiamoli a vivere – Animalisti Italiani sez. Abruzzo – ARCI prov. di Pescara - Baobab - Banca Etica circ. soci Abruzzo – Biopolis – CVM – Benito Merenda – Emergency Gr. Pescara – EVA - Gramigna – Gruppo Biblico Ecumenico - I colori del territorio – Il Canto della terra - Il Mandorlo – Il mondo è di casa - LAV – Laici Comboniani - Legambiente Abruzzo –  Maggiociondolo - Mate - Mila Donnambiente – PAZ - Pax Christi Abruzzo – Primo Vere – Progetto Continente - Qualevita – Rete Radié Resch – Semi della Terra – Sinistra Giovanile Pescara - Tenda dei popoli - WWF Abruzzo

 

Dove si svolgono gli incontri:

Mate InfoShop Via Nenni, 129 - Sambuceto (Ch)

Emporio Primo Vere Via San Donato, 1 – Pescara

Chiesa Metodista Via Latina, 32 – Pescara

Agesci sede regionale Via Polacchi, 19 – Pescara (S. Silvestro)

Area E-spò Via Dietro Le Mura, 16/1 – Spoltore (Pe)

 

Patrocini:

Comune di Pescara – Provincia di Pescara

 

Per informazioni:

www.retenonviolenta.altervista.org 

339.6710189 – 339.2918586 – 333.8940428 - 085.4311217

Presentato da Michele Meomartino

 

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Chi legge quel ch’è scritto ?

                 e / o

          Dovè scritto quel ch’è scritto ?

 

 

Nel Primo Maggio del sesto anno del terzo millennio si celebrano............ molti celebrano le loro celebrità. E le celebrità sono riconnesse ad alcuna forma di moltitudine. Celebre ricorrenza è quella che, per importanza, vede coinvolti molti. Molti sono tante persone le quali possono essere variamente caratterizzate, cioè fornite di alcuni segni: da ciò conseguirebbe che se i segni sono qualificati o degni, anche quelli che li portano .......... risultano degni e qualificati........ e viceversa.

 

Noi non si sa, nè si riesce a trovare seguiti tali da poter vantare celebrità propositive, non riusciamo perciòquindi a vantare sèguiti come le processioni o quei cortei che i lombrichi invidiano nelle loro minuscola dimensione. Epperò il lobrico vale solo a mangiar terra e ad ingrassare l’humus di ogni agrario, anche quelli di Vettidio latifondista cui una lancia-ferrum si conficcò nell’inguine così che il suo corpo occupò il solo terreno occupato dal suo cadavere.    

(E rinverdiamo Ovidio per puro corregionalismo-campanilistico, non per condivione d’intenti-poetici)

 

Il Primo maggio è giorno di festa, oggigiorno, pur se la sua origine è luttuosa: è questo il creato MIRACOLO-PRIMO di quanti negano il potere ai clericali onninvadenti più che onnipotenti.

Eppure vive alcuna sagacia........... esemplare quella romana ove il-un presentatore-strimpellatore brevizza la micrologia sull’esenzione dall’I-C-I da parte del clero nostrano, “nostrano”.

Deride, detto strimpellatore, aggiungendo una considerazione giustificativa... tanto Gesù ha già pagato tanto.... . Quanti applausi ha provocato questa irrisione è cosa che aggiungerà celebrità al propositore!

 

Anche noi s’è provata alcuna “invidia” nella considerazione sul privilegio “berlusconiano” concesso a religiosi italiani affatto xenofobi del Vaticano. Invidia e ripensamento. Ripernsamento della “Battuta” sarcastica, anticlericale e capace di generar frustazione in quanti vedono privilegi aggiunti a privilegi e............ mentre a lor stessi debiti vengono aggiunti-invcrementati da altre elargizioni versa casse statali, vinte da debiti straripanti.             Hai Argentina!

 

Poi s’è ripensato ancora. Noi che vediamo alcuna sinistra non proprio sinistra: più che dalla parte della milza noi la si riscopre dalla “banda del fegato”.

Eppure lo strampellatore-strimpellatore-strombellatore ha irriso l’I-C-I non pagata dai clerici.

Eppure quella moltitudine sangiovannea ha applaudito, con fragore pari ai decibel degli altopalanti assordanti.

Frattanto ......... RIDE UN MITRATO SACERDOTE NELLE SUE FEMMINALIA.......... .

 

Poteva mai ridere?

Come fa un deriso a ridere?

Come fa quella moltitudine deridente a ridere anch’essa?

Troppi che ridono.............. ridono insieme.................. di che ridono allora?

Noi non si ha che alcun foglietto per.......... mentre non basterrero due piccoli volumi per ............. .

 

E ci sovvien, anzi ci sovvengono, i pianti per le leggi-ad personam create da alcun governo per.......

E ci sovvengono le irrisioni della “personam” che mentre legifera accusa la Rossa-FORCA sbandierata da ........ da altri che mai amano più nè Marat nè la Comune di Parigi.............. troppo Gallicismo!

Eppoi si è tutti nel terzo millennio, invecchiato di sei lunghi anni, ammorbati da ben cinque ove il Polo-Contrario ha vinto tutte le sue Mini-Votazioni-Parlamentari, forte dei suoi numeri.

 

Ci hanno costretti a scelte e decisioni antinazionali! Ci han svalutato i salari ed i risparmi!

Si sono arricchiti evitandosi tasse ed anche le elemosine al Fisco!

A noi resta la sola irrisione su dei NOBILI-MISERABILI, miserabili che per cenare han bisogno di tanti soldi quanti son necessari per pagare uno stipendio annuale di un “PRIMITIVO”...........che il Buon-Dio non voglia farci cadere tutti insieme in qualche carestia............ chi mai piscerebbe per dar loro da bere?

 

Ecco che quel mitrato non ride più nelle sue femminalia!

Avrem centrato alcun bersaglio? E’ tanto grande il bersaglio che è più facile colpirlo che evitarlo! 

 

Ecco che quanto non ci coinvolgeva nel plauso-irrisorio sull’ICI............... ci torna più chiaro sotto una nuova prospettiva!

Nuova?

Di Quinet!

Chi fu, fù, mai Quinet?

 

 

Certo fu omogeneo a Michelet!

Ma mentre Michelet andava contando quante femmine ebbero a tacere nelle ecclesie e quant’altre furono fatte ardere-bruciare dai tribunali dell’inquisizione................ Quinet da vero filolito amava le pietre, anche quelle monumentali! Quelle antiche erano monumentali e pagane - scrive - e molto preoccupavano la non ancora affermata religione novella e novellata o eunovellata.

Libanio difensore della causa dell’ellenismo e del paganesimo: domanda grazia almeno per le pietre. Ma le sue suppliche son vane. Le più magnifiche opere dell’uomo, gli edifici più celebri, in Grecia, in Italia, in Africa, in Asia son distrutti, dal momento che sono di ostacolo al potere ecclesiastico. Per tutto l’impero risuona il rumore del martello, del piccone. Legione intere son mandate contro le pietre

 

Tanta misolitia, o odio per le pietre (pagane), infervorò gli animi dei detentori della nuova religione cattolica. Quinet vede cristiani far mercato nei templi sopravvissuti e valuta due generazioni il tempo necessario affinchè il POPOLO si abitui al nuovo uso-funzione di quegli spazi.

Valendosi di tanta esperienza clericale, l’anticlericale Quinet teorizza che uguale metodologia, imparata, sia necessaria per addivenire alla liberazione da soggezioni della nuova religione.

 

Facciamo dei bordelli nelle chiese --- pare dire-suggerire-invitare questo francese --- e vedrete che nel tempo di due generazioni tutto il popolo identificherà queste tipiche strutture ai bordelli medesimi.

Noi non si è quinetiani nè ............... solo che l’evidenziazione proposta pare, ci pare, lineare.

Come dire: Se loro l’han fatto............... potremmo farlo anche noi!

Se il loro odio li ha portati a tanto “antilitismo” ........... a noi non mancano certo i martelli!

 

EEEEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeee caro strimpellatore parairrisorio e loro plauditori paraconsenzienti ...... avete mai letto Quinet? O lo avete mai sentito ancora-urlarci quanto vagamente accennato da noi? Quinet non era un pidocchioso che voleva TASSARE le chiese antipatiche, nè i possedimenti sacrali. Forse li avrebbe voluti franceschizzare, disperderli tra le masse dei diseredati.

Nè Francesco ebbe mai mire di contestazione alcuna contro il potere centrale clericale.......... fece la sua eccezione pauperizzante all’INTERNO dell’accentramento politico-economico del clero suo contemporaneo. Fu funzionale? Dipende dai punti di vista!

 

Ora le pietre che son maestre mute, secondo Goethe, e non andrebbero rimosse se le nostre forze non lo consentono.......... le pietre son pietre.

Quinet non le piange............. nè ci piange sopra!

Se Quinet avesse avuto sentore che alcuna legge-ad-personam fosse mai stata promulgata con la forza dei soli voti-parlamentari.............. forse avrebbe convenuto che piangerci sopra ........ poco avrebbe ammollato !

 

Cambiano i rapporti parlamentari.................. cambiano le disponibilità dei contendenti....... cambiassero anche le determinazioni, le decisioni, le legislazioni.......... da leggi-ad-personam passassero a leggi-anti-personam. Se l’ICI vien tolta ad alcuno la tornino ............. anche con interessi!

Non irridano col Figlio di Dio che ha pagato già tanto!

E’ una battuta irreligiosa di gente senza religione e..................... la tralascino.

Se volevano far ridere........... forse han fatto ridere.............. e già abbiam constatato che anche alcun clericale avrà......... poco-poco, sotto-sotto......... sottana-sottana-femminalia.......... .

 

Vero è che Quinet fa una sua analisi e considerazione (con-sider-stelle), ma non ebbe mai il potere di... Cosa manca allora ad alcuni “nostri” cavalcatori di questa tigre anti-ici-clericale?

Subimmo perchè i nostri-parlamentari non avevano i numeri-votanti!

Ora che “gli abbiamo”, cioè si son meritati numeri a sufficienza.............. chi impedisce loro di rivotare? Se queste argomentazioni fan acqua............ che vadano a portarla nei deserti: lì troveranno gente che li ringrazierà in eterno. Se non fa acqua non vadano nel deserto a portar vasche da bagno vuote. Poichè il deserto è severo e rende strani ritorni.

 

V’era nel deserto un porcello. Un bate lo aveva lì portato per sue predilezioni e, volendone preservare la proprietà, lo aveva “signato” su ambo i fianchi, quasi un genitivo notarile dantesco. Detto bate, nottetempo ebbe a fuggire da alcuni dèmoni che lui intese demòni o cacodèmoni.......... e non poteva portarsi ancora appresso tanto ingombro.

Così il porcello divenne grande da solo, senza scordare mai di richiamare il suo padrone: ogni mattina!

Il legame, anche nel deserto che è il principe degli sciolti, rimase imprenscindibile: Era stato posto un segno. Anche una pazza si carezzava il seno segnato da altro granscrittore serpentiforme, la di lui scrittura era serpentiforme................ molto serpentiforme perch’ella era bella e formosissima, mentre lui era poco dedito al solo parlare con femminilità ................. cose da deserto e da abbandonare!

 

                                                                                                                                                                    Stelio.

 

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