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IL SALE - N.° 55


Sommario

· L’AURORA    di Luigi Dezio in arte Popò

. Le Strade di Ieri - A mia Madre    di Francesco Manes (presentato da Lorenza Pelagatti)

· In mezzo scorre il fiume     di Marco Polo

· La felicità dei pirla      di Giacomo D’Angelo

· Notizie dalla Rete Nonviolenta Abruzzo     di Michele Meomartino

· Vi ringrazio per la pubblicazione...     Di Alberto Sordi

· L      di Antonio Mucci

· Questa mattina (8 Aprile 2006) in via Zanardi 30...       di Valerio

· Le guerre incredibili... e altro...       di Nadia Sussetto   (presentato da Fabrizio Legger)

· Chi si rivede! Chi si rivede!      di Stelio


 


L’AURORA

Finalmente un nuovo giorno. Sono già sveglio ed è da poco iniziata l’alba e dalla mia camera noto che il mare già risplende dei riflessi lucenti dei vermigli rossi dei raggi solari nascosti tra le nuvole. Sono preso e conquistato delle meraviglie del Creato e di questo nuovo giorno che il Signore anche oggi mi consente di vedere. Nel mio piccolo sono un uomo veramente fortunato e ringrazio Iddio per questo nuovo giorno che mi mette a disposizione. Scorgo nell’aurora le sembianze della mia compagna di vita: ecco perché amo la mia donna così bella e così generosa. Sono combattuto da questa figura bianca e immacolata che mi rende tranquillo e ansioso al tempo stesso, facendomi sentire un punto interrogativo. Lei mi ama, io la amo, eppure di quei suoi riflessi lucenti che mi avvolgono non riesco a capire se siano sinceri o ingannevoli.

Luigi Dezio in arte Popò

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LE  STRADE  DI  IERI

 

Le strade di ieri

con gli amici più veri,

ragazzi degli anni sessanta,

cinema, politica, felicità tanta.

Figli mediterranei

caldi e sinceri,

nelle notti stellate

per le strade di ieri.

Le corse al mare,

le ragazze al sole,

i battiti del cuore

i giochi d’amore.

Le strade di ieri,

cavalli e motori,

feste paesane

con giostre e colori.

Due calci al pallone,

le carte, il ballo del mattone,

“guancia a guancia cuore a cuore”,

si è spenta la luce,

non si sente un rumore.

Che brivido che emozione

per una semplice canzone.

La corriera ci aspetta,

il panino, una sola sigaretta.

Oggi che si fa

a scuola o per la città.

tra sogni e pensieri,

miti, passioni,

fascino ed emozioni.

Le strade di ieri,

con le amiche del cuore,

tra stelle cadenti

aspettando le aurore.

Bellezze e misteri,

incanti e desideri

nelle strade di ieri.

 

                    Francesco  Manes                              

 

A MIA  MADRE

Molti anni sono passati,

ti rivedo sempre come allora,

risuona nei silenzi la tua voce,

la luce dei tuoi occhi rischiara il mio viso,

le carezze delle tue mani e quel dolce sorriso.

Ritorno per un attimo bambino

e riscopro le cose polverose  del passato.

Come incontrarti vorrei in un angolo del mondo,

parlarti dei sogni miei,

stringerti in un abbraccio profondo,

perdermi con te nello spazio e nel tempo.

Tutto è cambiato da allora,

e tutto torna come prima.

Lassù, in alto, tu mi aspetterai,

come facevi nelle caldi notti d’estate

palpitanti di stelle

che precedevano albe radiose.

 

                 Francesco  Manes

 

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In mezzo scorre il fiume

In mezzo scorre, in mezzo alla valle, in mezzo alla Regione, una Regione situata proprio in mezzo alla penisola, ma al di là di queste singolari ed importanti localizzazioni geografiche il fiume scorre in mezzo alla nostra vita.

È l’arteria principale di quell’organismo vivente che è il territorio nel quale viviamo, come non cogliere l’impressionante analogia esistente fra il reticolo idrografico del bacino di un fiume con il sistema emolinfatico di un organismo vivente: le piccole vene rappresentate dai rigagnoli che dalle montagne si raccolgono in affluenti sempre maggiori fino al costituirsi nel fondo valle di un fiume, l’arteria principale .

Ma mentre controlliamo periodicamente la salute del nostro sangue, principale spia del buon funzionamento del nostro organismo, pochi sono coloro che realmente rivolgono attenzione allo stato di salute del fiume, e, quando lo si fa, è solo per lamentarsi di un disastro al quale di volta in volta qualche eroe di turno ci promette di rimediare.

 Ci sfiora quando andiamo in autostrada  da Pescara verso Roma o viceversa, lo attraversiamo su alcuni ponti disseminati fra Popoli e Pescara, e se raramente lo sguardo ne è attratto, ciò accade solo superficialmente.

Ma il fiume è malato, lo è come malata è la nostra collettività, l’acqua è come un manto che scioglie e raccoglie tutto ciò che abbandoniamo sul territorio, il fiume è la manifestazione in sintesi dello spirito che contraddistingue il rapporto sussistente fra gli individui della società con il contesto ambientale nel quale agiamo.

 Troppi si chiudono in personali ambizioni, troppi si aggrediscono addossando torti agl’altri e lodi per se e non siamo proprio un bell’esempio di organismo in equilibrio, direi che molte cellule ormai si divorano vicendevolmente distruggendo il tessuto-ambiente, che invece di rappresentare un substrato fertile e vitale per le nostre attività attuali e future sta diventando solo lo sfondo dove occultare ( ed anche goffamente, stile “Pescara rifà il salotto ma nel frattempo mettiamo tutto sotto il tappeto,” ) tutti gli scarti delle nostre ingorde mire di crescita e falso sviluppo.

Troppi individualismi, troppe deleghe nella cosa pubblica, ma il fiume è lì che non mente, raccoglie tutte le nostre menzogne e con grande operosità ed efficienza le trasporta inesorabilmente al mare o quel che ne resta.

Parlo così perché è da un po’ che osservo il fiume e cerco di capire da dove deriva tanto degrado.

Sarà che me lo trovo davanti agl’occhi da sempre, vivendo su un suo antico terrazzo fluviale sulla sponda sinistra nel comune di Cepagatti, saranno state le frequentazioni già dall’infanzia quando mi ci recavo per andare a pesca o in cerca di avventure, sarà stato il rancore che si è aggiunto più tardi a seguito dei racconti dei miei nonni che mi narravano storie di un fiume blu , dove l’acqua si poteva bere e dove vivevano tante specie di animali che alimentavano le mie fantasie, ma questa passione per il fiume Pescara mi accompagna da sempre.

Per anni è stata lì ,sopita, ma al momento della conclusione dei miei studi in geologia ho sentito il bisogno di affrontare una tesi che per me significasse qualcosa e così da Padova ho deciso di trasferirmi alla facoltà di Chieti per lavorare con calma ad uno studio sull’inquinamento del fiume Pescara.

Bene  ne è emerso che seppur  la legge esiste e prevede l’applicazione di un regime di monitoraggio e di controlli abbastanza ferrei, poco in realtà si fa .

La Regione non provvede a munirsi conformamente a quanto previsto dalla normativa delle periodiche analisi (che dovrebbe anzi sollecitare coerentemente con i tanto celebrati Piani di tutela delle acque), la Provincia che pure molte responsabilità avrebbe in materia di autorizzazioni agli scarichi in realtà si adopera molto poco( è un eufemismo) ad effettuare i dovuti controlli, l’ARTA che materialmente dovrebbe eseguire questi controlli nella pratica li svolge con animo alquanto stitico e anche se  rischio di sembrare il solito ambientalista di turno che spara su tutti , vi dirò che ho riscontrato molti e preoccupanti paradossi sulla gestione del fiume e delle acque in generale.

Dovrei citarvi anche ACA , ATO CSI, Capitaneria di porto,Genio civile, Protezione civile, vari Consorzi di Bonifica a capitale privato e pubblico e varie società di gestione, ma mi viene già il mal di testa.

Se avete dubbi su quanto affermo chiedete semplicemente di prendere visione delle analisi svolte sui fanghi presenti nel porto canale, e verrete a conoscenza di una situazione  a dir poco drammatica che nessun potrà smentire; anche se vi sfido a poter visionare questi documenti che in barba a tutte le leggi sulla trasparenza, sono in realtà celate dietro un cortina di omertà degna dei più scottanti segreti di Stato.

Esiste un parcellizzazione delle responsabilità sulla gestione dell’acqua che fa pensare all’ipotesi verosimile di una pianificazione studiata ad hoc proprio allo scopo di demarcare gli ambiti di competenza.

Come se tutto ciò non bastasse, beffa delle beffe, quando qualche organo di polizia effettua denunce queste cadono immancabilmente in prescrizione, considerando che i principali imputati spesso sono i sindaci dei comuni attraversati dal fiume, i quali sono sovente responsabili dei depuratori, che altro non sono se non monumenti allo spreco e all’inefficenza .

Ma non pensiate che vi siano organi di polizia che svolgono indagini, infatti solo il Corpo forestale per chiari intenti di sopravvivenza si muove saltuariamente e con ampia risonanza esclusivamente nel tratto di propria competenza , cioè da Popoli ad Alanno, mentre latitante è la Finanza che dovrebbe occuparsi del settore più “caldo “  da Alanno a Pescara.

Insomma i controlli e le responsabilità sul fiume sono veramente “terra di nessuno”, eppure da anni non si fa che parlare di disinquinamento del fiume Pescara ma se vi dicessi, giusto per rincarare un po’ la dose, che tutte le industrie presenti sulla “Val Pescara” non posseggono depuratori specifici per le proprie attività, voi come la prendereste?

E se vi dicessi che i controlli su dette aziende non esistono eccetto quando per minima prassi d’ufficio, viene richiesta qualche analisi e ci si affida ad autocertificazioni?

Ma non temete, un  Grande Parco Fluviale ci aspetta, grande rispetto del paesaggio ci viene testimoniato dall’ultima colossale opera commerciale di “Megalò”.

E non pensiate che le associazioni ambientaliste facciano qualcosa , perché ho militato anche con loro e mai ci si è voluti schierare contro le pessime scelte amministrative.

Quello che temo è che gli stessi che fino ad oggi hanno gestito indisturbati e così poco coscienziosamente l’acqua ed il fiume, sono di nuovo lì con le mani in pasta per investire 70 milioni di euro stanziati dalla protezione civile previsti per il disinquinamento del fiume. E’ proprio di questi giorni infatti l’annuncio da parte della provincia di realizzare le tre piattaforme d’approdo che consentiranno al romantico battello ecologico di traghettarci dal molo fino al centro commerciale di Villanova.( Ma vi sembra l’intervento di maggiore priorità in un progetto di disinquinamento?).

Per chiudere questa testimonianza vi racconto che quest’estate per diverse volte ,con un amico, ho percorso in canoa il fiume da Alanno fino a Pescara e vi assicuro che, inghiottendo il rospo qua e là alla vista di scarichi puzzolenti (  ne abbiamo contati circa 30) mi è però capitato  in alcuni momenti di aver vissuto la sensazione di essere in un fiume della foresta pluviale, una vegetazione lussureggiante ed un fauna da non credere, ed è stato quasi commovente l’aver constato come la natura reagisca con tanta vitalità alle offese che le arrechiamo quotidianamente.

 Ma è urgente intervenire e certamente non con opere a grande impatto demagogico come quelle che si continuano a promuovere, ma solo avendo il coraggio di puntare alla salvaguardia , alla valorizzazione e alla promozione del nostro territorio .

Il fiume e soprattutto il mare possono essere una risorsa per la nostra economia, ma non possiamo più sacrificare l’ambiente ai capricci e alla mercede di qualche megalomane di turno, siano essi politici o imprenditori o addirittura entrambe le cose .

L’acqua è la radice sacra della vita, ma oggi pare che le abbiamo disconosciuta questa valenza e ciò che emerge dal rapporto che attualmente abbiamo instaurato con essa è solo quello dettato da logiche di mercato…. Ma mi chiedo:  vendereste vostra madre ?… E se la domanda vi sembrasse troppo retorica vi ricordo che siamo fatti per oltre il 65 % di acqua e nasciamo da questo elemento.

  Marco Polo

 

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LA FELICITA’ DEI PIRLA.

 

Il 10 aprile sera, mentre rimbalzavano i numeri elettorali, mi sono appisolato e ho sognato una scena analoga (ma rovesciata) a quella finale del film di Moretti, Il Caimano: una folla di elettori di sinistra che in piazza SS.Apostoli fischia e tumultua contro Prodi, Rutelli, Fassino e compagnia festeggiante (che cosa?), per aver infilato la sequela più suicida di errori psicologici e politici, a beneficio del Cavaliere di Arcore. Non c’è stato il voto spazza-Berlusconi, ma una metà degli italiani lo ha seguito visceralmente e taumaturgicamente, soprattutto il Nord produttivo, industriale ed operaio, delle partite IVA e della tassofobia, lo ha acclamato. Bellachioma ha sparato balle, ha elargito promesse sull’Ici e sulla tassa rifiuti, ha colpito nelle paure dei ricchi e dei ceti medi impoveriti, ma ha risvegliato gli «spiriti animali» dei suoi, li ha stanati dalla loro indifferenza, li ha riportati alla loro natura materiale (e non di plastica) e classista, vincendo alla grande il referendum sul suo nome. Berlusconi, ci piaccia o no, è il rappresentante ammirato di mezza Italia (che non comprende i poteri forti). Quel povero diavolo di Prodi non ne ha azzeccato una, dimostrando di non conoscere il suo Paese (come non lo conoscono i grandi giornali «indipendenti»), inciampando paurosamente sulla tassa di successione e sul «cuneo fiscale», fornendo a Lucia Annunziata risposte imbarazzate e confuse, giaculorieggiando patetico e con effetti comici il refrain parrocchiale della felicità. Dietro il Berlusca aleggiava il fantasma di Marx, dietro Prodi il santino di Susanna Tamaro.

Ma un’impressione prevalente si ricavava dai dibattiti dei politici  (e giornalisti, politologi, opinionisti) che occupavano il video dopo i risultati. Berlusconi e il berlusconismo più vivi e dominanti (egemonici anzi…)che mai, Prodi che ripete come un disco rotto «deve andare a casa» (ma chi?), non si capisce chi ha vinto, il Caimano di certo non ha perso: ma cosa cambia? In questo momento, a pochi giorni dalle elezioni, sembra che gli unici che temano cambiamenti siano i giornalisti RAI e quella parte di media legati ai due blocchi, cioè poche centinaia di gazzettieri che comunque conserveranno stipendi faraonici. E’ possibile che tutto sia accaduto perché torni in RAI il miliardario Michele Santoro, già berlusconiano, già risarcito con l’elezione alle europee, già osannato fino alla demenza? O perché sia dato più spazio a Fabio Fazio, liquidato da TV 7 con 25 miliardi di vecchie lire? O perché divengano ancor più casta intoccabile questi beneficiati di regime? Scommettiamo che il primo problema con cui Prodi si misurerà sarà quello non del conflitto di interessi, ma delle quote RAI, della sistemazione dei vari trombettieri, antichi o neofiti?

IL NIPOTINO DEL MIGLIORE.

Nel pomeriggio di lunedì 10 aprile, mentre si accavallavano i sondaggi trionfalistici d’ogni parte, Massimo D’Alema dichiarava ad una emittente radiofonica:«Si profila una vittoria storica del centrosinistra». Berlusconi ha commentato (leggi Verderami sul Corriere):«Che professionista della politica…».

OTTAVIANO AUGUSTOLO E UNO…

Sull’Espresso si legge che lo statista di Collelongo, pictor optimus per amici e cortigiani, Ottaviano Augustolo Del Turco, ha aggiunto nel suo codazzo-entourage di consulenti Maurizio Costanzo, ex piduista (come Berlusconi, Cicchitto, Manca, ecc.). L’estroso governatore non finisce di stupirci. Dopo aver annunciato l’arruolamento di Sgarbi, Fuksas e Mogol, per fortuna rimasti un’aerea espettorazione senza seguito, finora almeno, e dopo aver assoldato, anzi multieurizzato, un professore italo-statunitense per l’assessore alle Attività Produttive, l’ineffabile Valentina Bianchi, digiuna di economia e bisognosa di badante, ha spremuto la tracimante materia grigia del suo strombolico cervello e, come Zeus sull’Olimpo, ha partorito l’ennesima alzata d’ingegno. Maurizio Costanzo è di sinistra (sedicente…), si è detto, è stato il «consigliori» ( e socio d’affari) del Cavaliere e poi di D’Alema, è stato l’istruttore dei giannizzeri di Rutelli, lo ingaggiammo anche noi per la CGIL, doveva erudirci sulle tecniche fabulative e sui trucchi imbonitori della dialettica da mozzorecchi, nel suo talk-show ha accolto l’Italia della cultura e dello spettacolo (e della spazzatura), è un mito, un guru della comunicazione, un genio dell’intrattenimento, inoltre è quasi paesano (anche se lui ci tiene a ripetere di essere romano), perché non cogliere questo bel garofano per il giardino abruzzese, infestato di erbacce? Costerà troppo? E chi se ne frega? I bravi abruzzesi dovranno farmi un monumento quando vedranno circolare nel Palazzo, in ciccia franante e in camicia coi baffi, questo Orson Welles di Trastevere, con Maria La Camionista (così chiamavano la De Filippi quando era studentessa universitaria). Ma è «un campione dell’Italia che non si vergogna? Un predicatore laico un tanto al chilo, deferente con i potenti e impietoso con i deboli, intoccabile, permaloso e vendicativo» come lo definì il settimanale cattolico «Famiglia Cristiana»? Lasciali dire i cattolici, io sono socialista, laico e odio le chiese.

Ma c’è un problema: l’eroe è stanco, in disarmo, ha dovuto porre fine alle sue serate e rifugiarsi nei programmi mattutini dove si scaccola senza ritegno, rifila il suo fondino-pappetta al Messaggero, semolineggiante di banalità, il più fiacco e incolore che si trovi in giro (paragonabile per vuotaggine agli «aforismi» che un altro amico di Del Turco, Mogol, spetezzava sul «Riformista» di Polito), non ha più un grammo di audience, vive della luce riflessa della sua Maria, la De Filippi-Dietrich, dalla voce cavernosa e tabarinesca, allusiva di umori bovaristici. Mi è capitato di vederlo, durante un breve soggiorno in una clinica, costretto allo spettacolo dal videomane della stanza in cui mi trovavo. Una pena, le dita perennemente indaffarate a  ripulire le froge, quel gilet che a stento contiene il lardo centrifugo, un biascichio incomprensibile alla Prodi, si alza con fatica per abbracciare una cantante in un senile raptus di infoiatura, scambia dialoghi ioneschiani con tal Morelli, è la caricatura di se stesso. Che se ne fa Del Turco di tale rudere? Di questo fiore da due novembre? La tabe e il tarlo che minano viscere e frattaglie del Collelonghese allignano nel suo provincialismo, che è un impasto di informazione abborracciata e di presunzione paesana, di velleitarismo e di inclinazione alla fanfaronata. Il Del Turco è come il miles gloriosus plautino, che torna a casa dopo mesti trionfi, riceve inaspettati onori dai cittadini votanti a dispetto, tira dalla bisaccia reliquie e cimeli posticci per farsi dire: ma com’è bravo, quanti vip conosce, basta un fischio e subito Costanzo arriva. Eh sì, becchiamoci il teleciambellano berlusconiano, che fa affari con tutti, che riesce a spillare quattrini a tutti. Ma perché no? Del Turco non sa che farsene del danaro pubblico. Chi sarà il prossimo beneficiato?

 

…E DUE.

 

Il governatore è insonne. Se qualcuno pensava che l’ex sindacalista, da politico avrebbe agito senza ricorrere ai vizi e al malcostume della prima Repubblica, ha sbagliato di grosso. Tra gli altri suoi acquisti clientelari infatti, oltre a molti fidi compaesani, al fotografo, al vignettista e alle cambiali cencelliano-mistereleusiniane (Paol-inetto, Mazzocca, Tordella Mura, Valentina Bianchi, ecc.), ha aggiunto all’organico in esubero della Regione, la diessina Tiziana Arista, inquadrata in un livello retributivo-gerarchico  di dirigente. L’Arista (l’accento è sulla i, non sulla prima a) non è una comune mortale, ma un misirizzi, un’araba fenice, una evergreen. Se le alterne vicende della politica l’atterrano, lei risorge miracolosamente. Se il cavallo su cui appoggia i suoi rotondi glutei s’azzoppa, lei cattura un altro stallone. Dopo anni di anonimo funzionariato, tra l’Abruzzo e le romane Botteghe Oscure, finì assessore al Lavoro (o alle Politiche Sociali o non ricordo cosa)nella giunta Falconio di centrosinistra, non per particolari meriti professionali, ma per verticellismo («Dicesi verticellismo, o zoccolellismo, o paolinettismo, o mazzocchismo, quello stato di «grazia agostiniana» per cui si può essere nominati assessori, direttori generali, direttori di enti anche se si è totalmente nudi di saperi, di esperienze specifiche, di competenze: anzi, la radicale verginità di know-how e di professionalità costituisce titolo fondamentale»). Quando il centro-sinistra perse le elezioni, la signora Arista si presentò il giorno dopo nel suo ufficio e lo distrusse, in una scena di follia isterica, in un clima di sabba, con mobili carte cartelle faldoni ammulinellati qua e là dallo tsunami aristesco. Se ne discute ancora oggi, quando tira scirocco, negli ambulacri e nei corridoi dei palazzi regionali. Rimasta disoccupata (si fa per dire), messo in allarme il Pronto Intervento dei Compagni Ripartitori di Torte Istituzionali, viene riciclata dal governatore della Campania, Antonio Bassolino, che, come Caracalla col suo cavallo, la issa graduata di dirigente nella sua corte dei miracoli pagata dai contribuenti. Bassolino commette due errori, uno legale e l’altro politico: 1)per assumerla dirigente commette una violazione delle leggi, perché la signora è sprovvista dei requisiti richiesti; 2) dare un cospicuo emolumento ad una non residente a Napoli in una regione afflitta dai senza lavoro  e dai morti di fame, vuol dire sfidare il senso del pudore, il senso del ridicolo, il senso della giustizia, il buon senso dell’amministrazione ordinaria, in una parola fregarsene. Se nessuno nella patria di Masaniello ha chiesto spiegazioni, né avversario politico né magistrato, vuol dire che la società civile non esiste e il potere dei governatori è omertosamente assoluto. Del Turco quindi, sulla scia dell’illegalità bassoliniana, ha conferito arbitrariamente la qualifica di dirigente alla rivoluzionaria in carriera e l’ha sistemata nel libro paga pubblico fino alla pensione. Lui i comunisti non li ama, non li ha mai amati, ma se si tratta di agire da soccorso rosso, non si tira indietro. Se c’è un assessorato per Valentina Bianchi, ci potrà essere un posto da dirigente per una Tiziana Arista. In barba alle leggi? E quando mai mi hanno fatto impressione? Non sono mica Di Pietro io! Poi enfaticamente dichiara al Centro (15 aprile 2006):«L’Abruzzo è terra di legalità e di giustizia». Che faccia di bronzo…

LA QUERELA DEL PRINCIPE.

I lettori de «Il Centro» non sapranno mai che, per aver scritto alcuni anni fa su quel giornale un pezzo su Vittorio Emanuele di Savoia, sono stato querelato. Forse non è la classica notizia del padrone che morde il cane, ma che un principe di casa reale, mancato re d’Italia, si sia scomodato per portare in tribunale un oscuro articolista di un quotidiano di provincia, non mi sembra una quisquilia da nascondere. Cosa c’era nell’articolo incriminato? Poiché il sindaco di Roccaraso proponeva una medaglia in memoria del re Umberto, padre di Vittorio Emanuele, avevo ricordato che non mi pareva un gesto opportuno premiare un signore, su cui pesava l’ombra di un delitto all’isola di Cavallo. Un fatto che fece il giro del mondo, pubblicizzato dall’intero globo massmediatico, recentemente riesumato da Corrado Augias, ma il principe- che ha scritto una semplice lettera ad Augias per dire di essere stato assolto dal tribunale di Parigi-, mentre resta ignoto l’assassino del giovane tedesco colpito da una fucilata mortale, ha dato incarico ad un prestigioso studio forense di Milano per fare giustizia del mio pezzullo. Vale la pena raccontare l’udienza, almeno ai venticinque lettori de «Il Sale», dal momento che i 23.000 del «Centro» non la sapranno mai.

In una mattina del febbraio 2005, al nuovo tribunale di Pescara, dinanzi ad un giudice donna e a un PM donna anch’essa- due magistrati giovani e di bell’aspetto (per usare una formula da mattinale di polizia)-, ben tre avvocati dello studio milanese, due uomini e una donna, elegantissimi come per un ballo a corte, onusti di borse-valige cariche di documenti. Il capo della delegazione dei giureconsulti meneghini chiede che si proceda in quanto l’altra parte in causa, cioè il principe, non sarà presente, né oggi né mai, come «è prassi nel tribunale di Milano». Il mio avvocato non è d’accordo e ne richiede ufficialmente la presenza. Diffidente verso i riti processuali, schiacciato psicologicamente da quei tre avvocati arcisicuri della loro richiesta, attendevo rassegnato la decisione della giudicessa rimasta in silenzio. Non c’è da aspettare molto. Le parole del magistrato in gonnella suonano nette e chiare nell’aula. «Rimando al 24 giugno l’udienza, cui dovranno essere presenti il signor Giacomo D’Angelo e il signor Vittorio Emanuele di Savoia. Il PM ha qualcosa da obiettare?». «Mi associo alla sua decisione», è l’immediata risposta dell’altra donna. Una musica per le mie orecchie. Sarò ormai debole di nervi per il peso degli anni, ma, da vecchio anarchico che non ha mai amato i tribunali, confesso che mi sono commosso. Come il Renzo di Don Lisander ho sussurrato a me stesso: a questo mondo c’è giustizia finalmente. E non ero ubriaco come l’operaio manzoniano. Avrei abbracciato quelle due signore, con lo stesso slancio di Giuseppe Giusti in Sant’Ambrogio verso il sergente crucco, odoroso di birra e di crauti. Quelle due fate invece olezzavano come gigli in quell’atmosfera divenuta zavattiniana, quasi un miracolo trasferito da Milano a Pescara. Per la cronaca il principe ha ritirato la querela penale verso me, lasciando quella civile di risarcimento verso il giornale, da cui pretende 250.000 euro. Una vittoria però l’ha registrata: la causa è stata trasferita dal tribunale pescarese a quello romano per «incompetenza». Chi vivrà, vedrà. O leggerà. Anche se non sul «Centro».

 

giacomo1939@aliceposta.it                                            Giacomo D’Angelo

 


 

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Notizie dalla Rete Nonviolenta Abruzzo

nodo Pescara/Chieti della Rete Lilliput

di Michele Meomartino

 

La Rete Nonviolenta Abruzzo – nodo Pescara/Chieti della Rete Lilliput, negli ultimi due mesi “ha allargato le sue maglie” con 5 nuove realtà che hanno aderito, portando il numero dei suoi promotori a 40.

Le 5 nuove associazioni sono: Il negozio biologico “Il Canto della terra”, l’associazione culturale “Abruzzo friendly”, l’Associazione “Animalisti Italiani - sez. Abruzzo”, la bottega del commercio equo e solidale “Il mondo è di casa” e l’associazione turistico – culturale “Abruzzo Live”.

In questo periodo i vari luoghi della Rete stanno calendarizzano le iniziative per il 2006.

Le principali riguardano l’importante manifestazione denominata “Altracittà” che è il vero fiore all’occhiello della programmazione della Rete e che ha assunto un importanza che va ben oltre i confini regionali.

Essa si svolge in più città della regione e i principali temi che verranno affrontati saranno le ecomomie solidali e la sostenibilità ambientale.

Verranno organizzate visite guidate, workshop, seminari, conferenze, spettacoli in piazza, degustazioni, sportelli informativi.

A Chieti,  tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno,  “Altracittà” assumerà una dimensione europea con la presenza nel capoluogo teatino di oltre 20 cittadini provenienti da dieci paesi della comunità europea.

I luoghi dove si svolgerà “Altracittà” sono le piazze perchè questi temi devono essere proposti ad un vasto pubblico affinchè diventino pratiche diffuse e non rimangono lodevoli testimonianze.

L’altro grande contenitore della programmazione si chiama “I cantieri del dialogo. Viaggio nei luoghi della Rete”.

In essi verranno affrontati tutti gli altri temi che compongono le molteplici sensibilità della Rete, che vanno dall’intercultura al dialogo interreligioso, dall’educazione alla pace alla gestione nonviolenta dei conflitti, dalla cooperazione internazionale al turismo responsabile, dalla legalità alla laicità, dalla differenza di genere alla bellezza, dai tempi di cura alle banche del tempo..............

La Rete sta diventanto sempre più un soggetto proponente e sempre meno una realtà che si limita a segnalare le cose che non vanno perchè è convinta che solo trasformando le legittime proteste nei confronti di sistemi ingiusti che generano povertà e miseria in proposte serie, credibili e fattibili, si possa davvero costruire un altro mondo possibile.

Queste sono le principali attività che la Rete si appresta ad organizzare per il 2006, oltre alle iniziative che i singoli promotori organizzano con le rispettive associazioni.

 

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Vi ringrazio per la pubblicazione dell'articolo sulla premiazione di Donaudi.

Vi invio il comunicato di una mostra di mail - art:

Prosegue a La Spezia al New Copy Center di Via XXIV Maggio, la mostra di mail-art "Knights" (Cavalieri).
Più di 70 artisti internazionali hanno inviato le loro opere in busta e cartolina affrancate, nel vero spirito dell'Arte Postale,e via e-mail.
Tra i molti partecipanti segnaliamo : Christo & Jeanne Claude (USA), Shozo Shimamoto, Riosuke Cohen, Keiichi Nakamura(Giappone),Clemente Padin(Uruguay), Ettore Le Donne, Gianni Donaudi, Fabrizio Legger,Roberto Scala, Alberto Sordi, Stefano Carloni,Fernando Andolcetti,Vittore Baroni,Armando Ilacqua, Prof. Bad Trip (Italia), Sinasi Gunes (Turchia), Erika Wain (Canada), Beatriz Albuquerque (Portogallo).
L'Arte postale o Mail Art fu fondata ufficialmente dall'americano Ray Johnson nel 1962, ma già da prima partendo da Van Gogh e arrivando ai futuristi e ai dadaisti molti artisti comunicavano con questo mezzo.
Cartoline, buste e francobolli sono prodotti dai mailartisti di tutto il mondo. Un importante convegno , nel corso del quale è stato stilato il manifesto della Mail Art per il III Millennio "Peace Island Accord" , si è svolto nell'ottobre 2001 nell' isola di Jeju in Corea del Sud.

 

Alberto Sordi

 


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Questa mattina (8 aprile 2006) in via Zanardi 30 e' stato liberato uno stabile abbandonato da anni.

Questo posto risponde a delle esigenze avvertite da compagne e compagni che le percepiscono tutte o una parte o una sola di esse:

- Un luogo che possa servire da laboratorio di lotta, dalle potenzialità culturali e controinformative che diano la possibilità ad ogni individualità di esprimere la propria creatività nella messa in condivisione delle proprie inclinazioni - abilità - conoscenze: cineforum, seminari autogestiti, concerti, sala prove, libreria, infoshop e sala studio autogestiti, palestra strappati alla loro usuale mercificazione in luoghi di profitto, come veicoli per elevare il livello di conoscenza, socialità e lotte di coloro che si sentono soffocati e repressi dal sistema capitalistico e dalle sue logiche commerciali, corporative, associative, partitiche e sindacali e per tutti coloro che non hanno mai creduto alla delega o che hanno smesso di crederci.

Per la libertà, contro lo stato, il capitale, il fascismo, il razzismo, il sessismo, i giochi e i compromessi della politica, per far soffiare un po' di vento libertario nel grigio autoritarismo bolognese. Contro ogni forma di concessione delle autorità, per perpetuare e inserire reali terreni di conflitto all'interno del tessuto sociale bolognese e non.

Una città (in un mondo) ogni giorno più militarizzata, una umanità disciplinata e ingrigita, con troppa paura per affermare se stessa. L’unica forma d’espressione che i più vedono è il voto, la crocetta. Ma allo stesso tempo l'insoddisfazione cresce, come cresce l'impoverimento.

La risposta a tutto ciò non può essere né il voto né il qualunquismo, capaci solo di ridare vita a comportamenti fascisti, razzisti e sessisti, ma l'autogestione della lotta, l'azione diretta contro la guerra, lo sfruttamento e l'oppressione.

- Uno spazio dove ci sia la possibilità di autogestire una mensa popolare, di buona qualità, nella quale le relazione umane siano alla base del suo funzionamento, restituendo parte di quei sapori che la produzione meccanizzata ha privato, senza logica di guadagno e quindi a prezzi accessibili, valorizzando la produzione di beni necessari e l'aggregazione di uomini e donne, contro la povertà e lo sfruttamento economico, ambientale e umano che il principio di profitto impone sempre più ferocemente.

Contro il menù del potere che vogliamo fare? La mensa popolare vuole rispondere ad una esigenza fondamentale in maniera autogestita. Rifiuta la logica secondo la quale non vi sia scelta tra un ristorante buono e sempre più costoso e una mensa con cibo cattivo o pessimo, spesso cara a sua volta o guidata da una logica assistenzialista. Quello che vorrebbe essere è un posto dove si mangia, si beve, ci si conosce e si discute. Un momento di aggregazione, di instaurazione di rapporti umani, al di là del meccanismo: vado, mangio, pago, ringrazio, mi alzo e me ne vado. La mensa risponde ad un’esigenza, quella di sfamarsi, ma non è solo un fine così come non è solo un bisogno primario. E' un mezzo per mettere in comune noi, le nostre abilità e debolezze, i saperi, per condividere pensieri e azioni, progettare un mondo, avanzare un'utopia.

- Un luogo fisico che possa ospitare una Camera Internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori autogestita, dove si possano incontrare i lavoratori e le lavoratrici, precari e non, per intraprendere un percorso di emancipazione autorganizzata sulla base di un metodo assembleare, dell' orizzontalità delle decisioni e della solidarietà al di là delle divisioni "di mestiere". In questi anni le nostre esperienze (assemblee, presidi davanti alle agenzie di lavoro, volantinaggi) e altre cui abbiamo assistito o partecipato (creazioni di coordinamenti, momenti di controinformazione e lotta) si sono via via scontrate con la frammentarietà, l'isolamento, la mancanza di comunicazione e confronto tra precari. Un luogo fisico che riesca a mettere in

contatto precari che lavorano in situazioni diverse è forse il primo passo per riflettere dei precari e cominciare (o ricominciare) pratiche di lotta e di emancipazione.

- Un tetto per chi non può o non vuole continuare a mettere tutto il suo stipendio in un affitto.

Ma cos'è un'autogestione: anche questo. Riteniamo che il metodo sia la riappropriazione diretta e dal basso delle nostre esigenze, l'organizzazione autogestita che si concretizzi nel continuo confronto tra individui, in maniera orizzontale, senza alcuna gerarchia di metodo o di forma, che non conceda spazio a logiche di rappresentanza o delega: quindi decisione collettive ed unanimi (assemblea), rotazione dei compiti, lotta contro ogni tendenza verticistica.

Nessuno scampo per burocrati o tecno-burocrati e soprattutto una propensione ad ascoltare tutti e a mettere tutto in comune non escludendo le opinioni di nessuno.

Un luogo dove la divisione capitalistica del lavoro e dei compiti determinati da fattori esterni quali il potere, il profitto e la povertà, viene sostituita da principi volontaristici, dallo spirito di collaborazione e affinità.

L’autogestione di Via Zanardi 30

Presentato da Valerio

 

Penso che la Poesia e la cultura, trascendino gli schieramenti colitici, pardon! politici. I Poeti d' Azione sono una forza culturale alternativa in mezzo alla c.d. cultura ufficiale. vi sono parecchi giovani . si sta insieme per la poesia e l' arte. poi ciascuno la pensa come gli pare, ciascuno fa le sue scelte politico-ideologiche a livello individuale. Non ha assolutamente senso etichettare un circolo culturale.

Mi trovo sostanzialmente d' accordo con Alex anche se non condivido certi suoi errori di analisi. Fascisti di sinistra furono quegli esponenti della corrente sindacale del ventennio e qualcuno della RSI, che andavano ben al dilà del corporativismo di regime( a Verona si arrivò a CHIEDERE L' ABOLIZIONE DELLA PROPRIETA' PRIVATA!) e dello stesso Mussolini, e che alcuni di essi, nel dopoguerra passeranno a PCI, PSI, sinistre repubblicana e democristiana, qualcuno adirittura ( come Germinal Concordia) anarchico!Non ha senso quindi paragonarli a certi settari della SX ufficiale.

Quanto a Lotta Comunista, è errore d' analisi definirla " stalinista" . Se nei gruppi della Sinistra extraparlamentare c' e n' è uno antistalinista per eccellenza, ebbene questo è proprio Lotta Comunista, che piuttosto si rifà , almeno in parte, ad Amadeo Bordiga, che come sappiamo fu spesso perseguitato dagli stalinisti e accusato di "troskysmo " e di...criptofascismo.

Non c' è da stupirsi del loro rifiuto della poesia. Unicamente perché loro mettono tutto in termini economici e salariali. Tutto il resto, secondo il loro punto di vista sono " sovrastrutture borghesi" . Nella cultura, invece, occorre riconoscerlo purtroppo, lo stalinismo è piu' possibilista. beninteso si tratti di cultura che porti acqua al suo mulino.

un abbraccio

Gianni Donaudi

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Le guerre incredibili

di

Di Nadia Sussetto (presentato da Fabrizio Legger)

I 10 racconti di cui è composto il libro, si snodano attraverso il tempo e lo spazio.

Dalla preistoria si passa agli Assiri, popolo battagliero molto amato dall’autore,

agli Ittiti dell’Anatolia,

per passare alla Palestina,

ai Celti e al dominio bizantino del 559 d.c. nella bassa Val Chisone,

si arriva poi nel Kazakistan, in Asia Centrale, al tempo degli zar,

si passa quindi al Sudamerica, al tempo della guerra del Chaco in Paraguay,

per approdare in Dalmazia durante la guerra serbo-croata de4l 1991

e finire in India dove è ambientata l’Apocalisse per opera degli alieni.

È forte nell’autore la convinzione di una fine imminente del pianeta, intossicato sia a livello ecologico, sia da conflitti che pullulano ovunque, sempre in nome dell’egoismo umano.

Nonostante ciò la presenza degli esseri fantastici e del soprannaturale che, come cita nel libro “ sono sempre presenti in mezzo a noi, ma noi il più delle volte li ignoriamo, non ci accorgiamo della loro presenza, finchè essi non irrompono violentemente nelle nostre esistenze, sconvolgendo con brutalità la mediocre quotidianità della vita umana” svolgono una parte salvifica.

Spesso aiutano l’umanità come nel folletto della Dalmazia che porrà fine ai massacri della guerra, nel guerriero caduto dalle stelle che era approdato sul nostro paineta in lIbano, credendo fosse un luogo idilliaco in cui potersi riposare e non dover perpetuare il suo destino di guerriero, ma scoperta l’atroce verità, preferirà lasciarsi inghiottire dalle onde del mare.

I personaggi di questi racconti sono più vicino a noi, in quanto non sono spinti nelle loro imprese da forti convinzioni ideologiche o religiose, ma sono mossi da impulsi più legati alla quotidianità: un folle amore porta a diventare addirittura uno sterminatore per non aver potuto riavere la donna amata, o addirittura a rivolgere l’ira contro se stesso, fino a divorarsi.

Nei vari episodi si evince l’interesse dell’autore verso le popolazioni sopraffatte dalle atrocità dei conflitti, argomento che approfondisce come giornalista attento ai fatti di politica internazionale.

L’autore è molto affascinato dall’Oriente, che con la sua filosofia, si contrappone al modello massificante occidentale, che tende a riempire la vita di impegni ed a tralasciare il tempo per noi stessi, per ascoltarci, per meditare, per ascoltare musica.

Sterminatore per amore

Il sovrano assiro vuole la testa del faraone egizio che ha sedotto e rapito la bella Zaania, sua moglie. Le suppliche del faraone e l’appoggio chiesto al suocero ittita sono inutili, per cui decide di scatenare una guerra degli Assiri contro gli Ittiti e gli Egizi. La popolazione viene sterminata, il suocero catturato e torturato, il re egizio si suicida come Cleopatra, facendosi mordere da un’aspide, ma nel frattempo Zaania muore per un’improvvisa malattia ed il re assiro si rende conto di aver scatenato un pandemonio, senza aver potuto ottenere niente e allora............

La palude del demone stellare

Siamo nel Sudamerica nel 1933, durante la guerra del Chaco tra Bolivia e Paraguay.

Le truppe boliviane sono impantanate nelle paludi.

L’esercito paraguaiano cerca mercenari disposti a compiere missioni rischiose.

Rosario Sanchez è in cerca di fortuna: ha sentito parlare di un tesoro nascosto in una navicella spaziale sepolta in una palude.

Si arruola e guida una banda di guerriglieri con l’incarico di conquistare il Forte di Boqueron.

La gente del posto tramandava la leggenda indio di un divoratore di uomini caduto dalle stelle che ogni giorno pretendeva una vittima fin quando uno sciamano era riuscito a rinchiuderlo nella navicella spaziale con il suo tesoro.

Viene trovata la navicella e fatta saltare la porta con una carica di dinamite, si sveglia il mostro, un uomo-lumaca e...........

Spunti di discussione

I mostri possono essere considerati come:

le nostre paure

il nostro lato oscuro

possibili profezie?

Uso della suspence
Aiuti delle divinità perchè umanità debole, crollo dei valori, che non sa più a cosa far riferimento pere sopravvivere.
Ricerca di valori
Eccessi usati nei racconti per far meditare sul nostro inconscio.
Uso della bugia nella finzione letteraria.
Uso e abuso di una fine apocalittica dell’umanità
Esclusione della poesia da vicende e personaggi orrorifici?
Possibile influenza delle conflittualità odierne, ma anche delle vicende del passato lette sui libri di storia.
Libro ricco di romanticismo tedesco: storie d’amore, forti passioni (Sturm und Drang)
Come scrivi i tuoi racconti? ( a mano: il sacro furore!)
L’autore stesso non conosce il finale del racconto che si dipana sotto i suoi occhi
Racconti di conflitti realmente accaduti o inventati?
Ambientazione precisa, ma all’interno si sviluppa la vicenda con l’irruzione del fantastico in una cornice storica
Questo libro vuole essere una condanna al condizionamento tecnologico: alieno dotato di armi prodigiose perché il dominio della macchina portato alle estreme conseguenze è dannoso > ecologia > mondo distrutto dalla tecnologia….
E’ presente l’urlo umano (Munch) della distruzione del pianeta > visione apocalittica della Terra
Visione cosmica della realtà: l’uomo deve fare una scelta, o il Bene o il Male.

 


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Chi si rivede! Chi ci rivede!

Mentre uno ride della vittoria elettorale dei suoi.

Mentre piange un altro della sconfitta elettorale dei suoi.

Uno ride ed un altro piange: epperò son entrambi meritevoli di alcunchè.

L’asino di Fedro non volle farsi arruolare nella lotta contro il padrone straniero: portare una soma per l’uno o per l’altro è sempre portar some. Epperò il padrone suo lo intese ancor e solo Asino.

L’asino abatiano invece non sceglie di andar in guerra solo per il suo esser nato asino: esso lui pensa che se si arruolasse volontario (cioè se andasse a morire) sarebbe giusto che altri lo annoverino tra gli Arcasini o Arciasini.

Gli accesi toni della campagna elettorale del 2006 paiono arroventare gli animi, secondo sperimentato copione. Noi ricordiamo abbastanza numerose campagne elettorali, loro campagne elettorali, e ricordiamo con sforzo i vari esiti conseguiti.

Quasi ci ravvediamo per il non sentirci coinvolti in tanto agone, nè amiamo alcuna agonia.

E’ la strada che vien perseguita-calpestata-marciata da peninsulari gli occhi dei quali sono rivolti a loro mete. Queste saranno pur capaci di soddisfare la metà di quanto li coinvolge, li frena o li sospinge.

Eppure dicono VOTARE cìòè usano una parola la cui idea non è affatto immediatamente esplicitante. Cosa mai sarà VOTARE? Svuotare? Voltare? Volgere? Già Eleggere-Elezione ha proprietà e pregnanza autonoma. “Votare” necessita, nè-cèssì-tà, di sottintesi intrinsecati. Almeno per quel che riguarda il Suo-Senso-Non-Clericale. Faticano i linguisti-periti nello scindere il Voto-Clericale da quello Poco-Clericale. Antonini nel 1770 non conosce il “Votante”, conosce il “Votatore” che sarebbe dal lat obstrictus e documenta insieme l’Evacuare dal lat evacuator.

Noi non condividiamo per non risultare denigratori-calunniatori-offensivi. Rimaniamo silenziosi, in cesso dantesco, e solo ci pare doveroso ribadire la commistura-connessione tra il Voto-Clericale ed il Voto-Legislativo-Politico. Antonini non conosce il famosissimo Vot’Antonio di decurtesiana (Totò) memoria. Antonini ci “conforta solo di Votaborse e di Votacesso, Votezza e consimili.

Noi che siamo poco propensi ad eleggere altri........... ci capita anche la buona sorte di trovare allegre conferme alla nostra propensione.

Per non esser tacciati, nè fatti tacere, di-per apoliticità noi si ricercano confutazioni a quanto, anche qui, andiamo sostenendo. Se poi l’automatismo classificatorio “Apolitico”, “Qualunquista” o altra denigrazione ci vien scagliata contro................... chi è che scaglia? Ha saputo prima confutare la ASTORICITA’ delle votazioni? Ha saputo sollevarci da questi dubbi che, contingentemente son nostri, ma che sopravvivono anche di per se stessi?

Ma la fretta delle corse pei comizi di piazza o televisivi assorbe tutta l’ansia degli agonisti: meglio è per loro convincere, con-VINCERE, e VINCERE da soli.

Noi vorremmo solo indovinare chi sarà il prossimo eletto-votato, anzi solo eletto, meglio non alludere! Ciò perchè indovinando magari ci confortiamo di alcuna aureola, il nostro solo ORO arioso che ci è possibile acquisire. E poi, va da se che chi-quanti indovinano, in-divinari, divinari-divi.......... si è un pò come un dio, pazienza se piccolo........ noi si è modesti-misurati. Non vogliamo esser grandi-dei: lasciamo a quanti già occupano questi spazi le loro pretenzioni, pretese ed i loro preti ed i voti: lasciamogli tutto.

Non abbiamo bisogno di ridere con Hugò sul Buonaparte che ricerca mille consensi con mille votazioni che non sa più neanche dove mettersele tutte le sue votazioni, ne fa collezione e basta.

Le grandi questioni sono un vero labirinto. Dal condominio al rione all’urbe al confinato ed all’orbe-intero. Noi non sappiamo cosa stia succedendo nella camera attigua a quella ove siamo, figuriamoci se possiamo votare con un catanese-droghiere ed un trentino-drogato? Rimanendo qui in Italia, perchè se andiamo-andassimo a votare in Usa......... quale Usa? L’Usa dell’Antonini è voc.ant. Verbale da Usare, per congiungersi: l’Usare. ( L. copula, coitus, us . ) Copulation.

Ma gli Americani, patrioti della Democrazia, sovrapproduttori di Democrazia......... onde devono venderla-imporla anche dove non sanno cosa sia........... un pò come i medici che ci affogano di pillole

onde presentarci poi il conto grande come una pagnotta o lungo quanto un filone........... . Certo gli Americani non avran letto Antonini......... avrebbero scelto altro nome, anche per la loro California così simile a quella Califronia-patria di tutti gli “sciocchi di mente” ........ secondo l’omerica-reminescenza

Volendo, come accennato, tentarci in una divinazione circa le votazioni attuali, noi si ipotizza che vincerà quel che sarà poi detto vincitore. Tautologismo, banalità urlerà il dommatico che sà di dogmi, sa che lui avrà vinto o perso coinvolgendoci nelle sue allegre disgrazie.

SCEGLIETE finchè siete in tempo o saranno poi gli altri a SCEGLIERE per voi!

E’ questa l’esortazione drammatica di Kierkegaard.

Nè questa scelta è confondibile con quella delle votazioni, menchemmai greche........ in esse il porco ed il coccio calato nel vaso e poi contato.......... ed il coiros ed il coirine e le conchiglie....... facevano una gran confusione onde poi in Roma si finì per votare al Senatus un tale che vantava nome Catone ........ mentre nascondeva male l’altro Marcus e soprattutto il terzo Porcius, alias porco-porcaio e censore eqquindi imbecille per Heine. La prima basilica romana fu costruita da un certo omonimo........ e ciò aumenta ancor sempre la confusione.

Solo Giovenale ci invitava a non scegliere per non meritare conseguenti bastonate.

Solo........... ma oggigiorno tutte queste complicazioni sono state mondate, superate.......... oggi è possibile OPTARE per una sx o una dx........... e............. che dio ci aiuti o li aiuti.

A noi pare, pare, che una strada-maestra è stata costruita. Pare che essa sia solida, affidabile e garantita. Pare che detta VIA sia eraclitea, valga cioè l’identità sua che percorrerla all’insù o all’ingiù, ciò non determini poi la necessità di altra strada. La strada è la stessa: siamo noi a percorrerla in un senso o nell’altro.

Il terzo millennio ha, sempre a nostro avviso, ulteriormente facilitato le cose, cioè la scelta. Noi vediamo una strada, chiamata progresso, detta civile, vantata democratica, esasperante le esasperanti contraddizioni-distorsioni già oggi bombardevoli............. ed è questa la strada-autostrada da percorrere. La scelta? La scelta sarebbe allora quella di .............

NOi stiamo andando altrove......... ora siam fermi.......... anzi andiamo a dietrovia come la mula d’Alcionio che percorreva al giorno cento miglia......... .

La scelta?

LA S C E L T A è allora forse quella di percorrerla tenendo la mano destra o quella sinistra o per aspide........ i greci intendevano aspide, con pelli arrotolate facevan scudi da portare col braccio sx, ........ e sx si intendeva l’aspide, quel serpe maledetto poi dai clericali perchè anche in paradiso andava a passeggiare e a spingere Eva alla fornicazione.

POtranno alcuni religiosi votare grecamente sottintese lateralità?

I miracoli sanno esser tali proprio perchè sono stupefacenti, ci stupiscono pur non drogandoci, nè dandoci ashish che ci rende assassini, noi siamo misericordiosi e la misericordia è pur essa polisemica............... si trovi chi vuole quale eutanasia sia la misericordia del cavaliere che ha sconfitto ma non ucciso il suo rivale. Veda come chiamavano quel pugnaletto di scorta che portavano per l’uso suesposto. Dar la Grazia, o il colpo di grazia al morente.

Se invece non si voglia andare a ricercare come chiamavan quel pugnaletto.......... leggano ancora il rigo successivo, lo saltino.

Il pugnaletto lo chiamavano “MISERICORDIA”.

Chi dobbiamo, o avremmo dovuto, votare? Chi?

Frazer, detto etnologo, stupisce e stupì che sia esistito un popolo, nè sappiamo se ancora sopravviva, e questo popolo eleggeva OGNI TANTO un suo re. Donne a volontà, cibo a volontà, capricci a volontà erano garantiti a questo fortunato re di “quei” primitivi.

L’incombenza?

L’unica incombenza del Re era imprenscindibile: al tempo opportuno............. avrebbe dovuto aver la forza di convincere il cielo a ............ doveva piovere!

Doveva far piovere!

In caso contrario quel popolo primitivo avrebbe eletto un nuovo re..... dopo aver giustiziato l’inefficace. Alcuna siccità, malefica siccità, dicono che indusse quasi nessuno ad ambire ad una carica tanto alta.

Noi si sorride a tanta semplicità: non è che ci sia alcun risvolto poco chiaro o truffaldino.

Non vediamo mai esempi perseguiti con solerzia nelle nostre avanzate democrazie le quali non fanno piovere neanche dopo averci soverchiati soffocandoci di nuvole e di smog.

Stelio.

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