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IL SALE - N.°54


Sommario

 


Uscire e orientarsi

 Uscire

Esci di casa e cammini sull’asfalto, ma non dimentichi che sopra di te ci sono le stelle, ed il sole per prima, ad orientare il tuo cammino. La spina nel fianco l’abbiamo tutti, ad impedirci di vagare su questa terra, come carte o foglie disperse dal vento.

A volte sembri non toccare il terreno con i piedi, ma con tutto il peso del tuo corpo: è la mia sensazione, al di là della soglia di questa casa. I primi passi da fare sono sulle scale: all’andata si scende, al ritorno si sale.

Perché proprio ad una via di uscita bisogna assegnare la simbologia di un rito che ci ricorda la violenza quotidiana del superamento di ogni ostacolo, alla ricerca di un poco di armonia? Inserirsi con il dialogo nell’essere di un altro ha una sua via di ingresso che non sempre è fatta a scale ; quando per uscire dal tuo domicilio sei costretto a guadare una via in discesa, non ti prepari adeguatamente ad affrontare il mondo che troverai al di fuori di un portone. E’ soprattutto per questo motivo che io preferisco scendere le mie scale saltellando, non perché il mio essere anche bambina debba ricordarmi che il gioco può aiutarmi nella vita di ogni giorno. La voglia di rotolare per affrontare questi primi passi fuori casa mi ricorda il primo calcio dato ad una palla, o forse quel pugnetto che mostrano i bimbi insieme al primo pianto.

 Orientarsi

La finestra era ancora chiusa, ed il cielo coperto opprimeva il nostro animo; abbiamo bisogno di ritrovare ogni giorno il nostro orientamento, ma quando l’orizzonte resta velato dalle colline, i tetti ci coprono il cielo e questo stesso sembra oscurato da una nebbia impenetrabile,la nostra serenità si riempie delle solite mille ombre.

Orientarsi vuol dire cercare la luce; se esci, ed intorno a te ci sono barriere di ogni tipo anche gli alberi, con tutte le loro fronde, vogliono coprirti, proteggerti dall’improvviso rischiararsi del cielo.

Abbiamo bisogno di una distesa di prati azzurri, che si riempiano di luce nelle ore della giornata che scorrono con il nostro tempo. Quando esci da una dimora nei Colli di Pescara, incontri il semi-giorno: forse per il carattere un po’ ombroso dei suoi abitanti? Non credo che il vero motivo sia questo, ma piuttosto quel vedersi intorno strade in salita, come traverse di una via anch’essa "in dolce salita" e per lo più costeggiata da case a ridosso del marciapiede.

Quando percorri una di queste strade ti senti un fuggitivo, sempre attento all’abbaiare di un cane, all’improvvisa comparsa di un’automobile che sta uscendo da un cancello. Dove sono finiti i percorsi tranquilli per i pedoni?

Da noi non ci sono mai stati; neppure da ragazza ricordo di aver camminato tranquilla su questi marciapiedi.

Spesso incontri qualcuno che ti conosce, come figlia di o sorella del talaltro, ma in prima persona sembri non esistere mai: sarà forse per il mio genere femminile? E’ difficile essere donna e volerlo affermare sulle strade ombrose di questo quartiere.

Vilma Cecamore

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Punto e Virgola

ALLA MACCHINA DEL CAFFE’

In una industriosa e industriale cittadina del Nord, alle dieci di un lunedì, in una azienda come tante …..

Il dottor Maglietta entra di corsa in sala ristoro, vede la file alla macchina del caffé e si mette a fissare con disprezzo la bacheca del Cral.

Il ragioniere Vignetta, che intanto gira lo zucchero nel caffé, gli si avvicina con circospezione – Buon giorno, dottore; ha visto che tempo stamani?

- Perché? – gli risponde Maglietta senza degnarlo di uno sguardo e andando di scatto vicino alla macchina del caffé.

Entra nella stanza la signora Burletta, segretaria del direttore, e subito esclama – Ma insomma, chiudete la finestra no?

- Perché? – le risponde Vignetta mentre osserva tristemente la bacheca del Cral.

Il dottor Maglietta lancia uno sguardo di sfida alla finestra e corre via gridando: - Ma quale rigore, non era rigore!

Giorgio Cerasoli

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Paul Avrich (1931-2006)

 Paul Avrich è morto a New York la mattina del 17 febbraio 2006. Da qualche anno soffriva di quella brutta malattia che si prende la coscienza e l'intelletto dei nostri anziani.

Di famiglia ebrea originaria di Odessa, poté studiare nell'URSS grazie alla visita negli Stati Uniti di Nikita Krushcev nel 1959, quando non solo batté la scarpa sui banchi dell'ONU, ma autorizzò pure degli scambi studenteschi. Fu così che Paul, lavorando sulla tesi (The Russian Revolution and the Factory Committees, 1961), scoprì l'insurrezione di Kronstadt ed il ruolo delgi anarchici nella rivoluzione. Ne uscirono diverse opere, controverse ma pionieristiche. Ne scaturì anche l'affetto e la solidarietà da parte sua nei confronti degli anarchici: per le persone, più che per il loro impegno militante.

E' quello che lui cerca poi di insegnare ai suoi studenti del Queens College di New York durante tutta la sua vita attiva e nonostante l'opposizione iniziale delle autorità universitarie; la crescita negli Stati Uniti della ricerca storica sull'anarchismo è senza dubbio parzialmente dovuta alle "belle storie dello zio Paul". Non gli piaceva niente di più che raccontare, e far parlare i suoi interlocutori: egli non faceva parte della generazione che ha appreso a combinare la storia, la sociologia e l'antropologia. Inoltre, leggeva senza difficoltà la maggior parte delle lingue europee, tra cui il russo e lo jiddisch, fatto questo che dà un ampiezza particolare alle sue opere.

Dopo gli anarchici russi, si lanciò in una grande storia del movimento anarchico negli Stati Uniti, per capitoli tematici: Voltairine de Cleyre per prima, poi le Scuole moderne ispirate da Francisco Ferrer, la tragedia di Chicago del 1886, Sacco e Vanzetti, gli anarchici ebrei, gli immigrati e i rifiugiati. Il suo ultimo lavoro importante riunisce duecento interviste fatte nei precedenti trent'anni, "fonti di un valore incomparabile per i futuri ricercatori... Ma la storia orale non prende il posto della storia convenzionale, che deve essere attestata dai documenti scritti... La memoria è spesso soggetta a lacune e gli errori fanno capolino", scrisse nella prefazione a queste "voci anarchiche" ricche di centinaia di note e di un indice gigantesco. Grazie a lui, questi militanti, per la maggior parte "anonimi", non sono caduti nell'oblio e si è aperta la strada a innumerevoli ricerche e riflessioni.

Paul Avrich era anche un fedele amico del CIRA, contribuendo generosamente alle sue finanze e alle sue collezioni (dopo uno degli ultimi contatti, sostenne la pubblicazione in russo di Volin, offrendo anche una sua prefazione). Era anche fedele amico dei vecchi del movimento, mettendoli in contatto tra di loro, seguendo le loro riunioni, facendo visite regolari... e vedendoli scomparire, uno dopo un altro. Senza di lui la memoria del movimento si sarebbe in gran parte perduta.


Marianne Enckell

Principali opere di Paul Avrich:

The Russian anarchists. Princeton University Press, 1967; reed. 1978 (Les Anarchistes russes; trad. Bernard Mocquot. Paris: Maspero, 1979; altre trad. in giapponese, spagnolo, italiano).

Kronstadt, 1921. Princetown: Princetown University Press, 1970 (La Tragédie de Cronstadt, 1921; trad. Hervé Denès. Paris: Seuil, 1975; altre trad. in spagnolo e in ceco).

Russian rebels, 1600-1800. New York: Schocken Books, 1972.

The Anarchists in the Russian Revolution. New York: Cornell University Press, 1973 (Gli anarchici nella rivoluzione russa; trad. Michele Buzzi. Milano: La Salamandra, 1976).

La storia del movimento anarchico negli Stati Uniti, pubblicata dalla Princetown University Press:

Grazie a Federico Arcos per avermi dato la triste notizia e per l'aiuto con la bibliografia.


Traduzione a cura di FdCA Ufficio relazioni internazionali

http://www.anarca-bolo.ch/cira/

Presentato da Marina Di Santo

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UNA PORCATA TIRA L’ALTRA.

di Giacomo D’Angelo

Si vota. Ma per chi? Più precisamente, per chi dovrebbe votare uno come il sottoscritto, che per una vita ha votato a sinistra (PCI prevalentemente, poi, a narici otturate, PDS, DS) e che conserva la speranzella che il voto possa essere ancora utile. Beh, i DS ci sono, votali. L’istinto, il richiamo della foresta è quello, ma il Cavaliere Tricorifiorente ha fatto approvare, con la sua maggioranza bulgara, una legge elettorale che consentirà agli elettori di votare solo per il simbolo, in quanto le liste sono state scodellate belle e pronte dai partiti (ma non erano morti?). Sarà eletto chi è stato inserito tra i sicuramente eletti. Il voto, insomma, conta di meno, diciamo meno della metà, anzi metà della metà, perché si riduce ad avallo di scelte imperscrutabili. Se la legge è una "porcata", come l’ha definita il suo estensore, l’ex ministro Calderoni, altre porcate le hanno fatte i partiti nell’applicarla. A cominciare dai DS, che l’hanno interpretata con brutalità da gerarchi stalinisti. Nemmeno quando il centralismo democratico dettava legge in tutta la piramide del PCI, c’era meno democrazia, meno autoritarismo, un dispotismo tanto arrogante, l’esercizio del potere in mani gaglioffe e briccone. Grazie, "Amor nostro" per dirla con Andrea Marcenaro e Giuliano Ferrara, che così si rivolgono al loro nume pandemico. Dunque, votando DS, ritroverei eletti anche contro la mia volontà Pina Fasciani e Massimo Sfamurri. Quest’ultimo è lo chef preparatore del piatto che dovrei ingoiare anche se contenesse merda. Non voterò DS, perché la lista con quel simbolo è cosa loro, di un ceto politico dirigente cerebroleso, deserto di qualsiasi credibilità, aggavignato al proprio "particulare", spogliato di tutta la sua storia. Aver designato i due nomi suddetti a rappresentare il popolo diessino (o il popolo, comunque), mi appare una sfida al buon senso, una forma di disprezzo degli elettori che si immagina passivamente portati a subire qualsiasi bestialità, una prova incontrovertibile del declino politico (o dell’involuzione) di un partito condotto senza un barlume di intelligenza, a testa vuota, a ventre ingozzato, con galoppini carrieristicamente sbocciati in manutengoli. Dopo le primarie, per scegliere i candidati, si sarebbe dovuto adottare un criterio vicino alla volontà degli elettori: mica siamo fessi, hanno detto gli sfamurridi e le fascianidi e i lotharlucianidi delle nostrane bottegucce oscurissime, avete Prodi, che volete di più? Non ho nulla di personale contro la Fasciani e lo Sfamurri, ma li ho conosciuti alla CGIL, dove per anni hanno recitato anonimamente la loro particina gregaria, accettabile quella di Sfamurri che un lavoro di infermiere ce l’aveva, meno quella dell’altra, dipendente di un sindacato che forse non avrà mai arricchito di un solo iscritto: un ruolo dimezzato, condiviso con tanti militanti PCI e PSI, arruolati d’ufficio come "dirigenti" (risum teneatis) della CGIL. Dopo "l’impegno" travettistico-sindacale, la suffragetta marsicana ha stazionato all’Agenzia per il lavoro, un ente inutile, una sorta di camposanto di parcheggiatori in attesa di nuove collocazioni (ben retribuite), dove il lavoro sta per la sua antitesi o parodia: l’ozio. Ma- si può obiettare- la brava signora rientra nelle "quote rosa". Non c’era una compagna più rappresentativa? Possibile che il variegatissimo mondo delle pasionarie iperfemministe che scalpitava anche in Abruzzo non molti anni fa per distruggere la fallocrazia, non riesca ad esprimere che figlie di maria da parrocchia rossa e assessore regionali o di provenienza aennina (leggi: postfascista) o inventate dalla cencellica fantasia rifondarola? A volte mi rode il tarlo del nichilismo, ma non amo il nulla. Dopo più di quarant’anni prendo le DS (leggi: distanze) da questo organismo dalla pancia dilatata, dallo stomaco ipertrofico, dal politicantismo "forchettone"(una volta i forchettoni erano altri, targati Libertas, per quanto detestabili, meno osceni dei loro eredi diessini), che assomiglia più ad una borsa nera di collocamento dei propri famuli che a un partito che voglia governare il Paese. Un partito che tiene fuori un Bassanini, un Passigli, una Laura Pennacchi, ossia tre teste pensanti, e "premia" (ma per cosa?) pulzelle in disarmo, espressioni di semplice genere (ossia di corpo femminile e null’altro), non merita il mio voto. Mi dispiace per l’amico Nicola Crisci, cui auguro comunque alti divertimenti intellettuali in parlamento con la neoeletta della cosca esclusiva di via Lungaterno Sud.

Sarei tentato di votare SDI-Rosa nel pugno, per sintonia di tematiche laiche, per evitare il rutellismo cascamorto verso il cardinal Ruini, per riscattarmi da questo cafarnao di papismo e di paolottismo confessionale (in Abruzzo- ironia delle cronache- i più laici sono mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara, e don Aldo Antonelli, che ha sbeffeggiato don Sandro Bondi, il confessore del Premier), ma il cuoco social-radicale in Abruzzo ha fatto peggio di Sfamurri, compito già arduo, ha messo in lista tra gli eletti nientemeno che Cesaretto Camillone, già catapultato sciaguratamente in consiglio regionale, bandiera garrente dei socialisti abruzzesi che in quest’arnese sincretisticamente rivoltante ripongono fiducia e sole dell’avvenire. Mi si può obiettare: non è tra i sicuri, il suo nome è solo di richiamo. Peggio ancora, se non hanno nemmeno una "civetta" meno turpe che dia appeal alla lista, devono annaspare nel gurgite più melmosamente innavigabile. Ci vuol molto a capire che il nuovo, l’ossigeno dei radicali, il tentativo parazapaterista di non affogare nella palude rutelviolantiana, vengono di colpo azzerati, involgariti, ammorbati da quel campioncino di sindacalista (anche lui!) prima CGIL e poi dei padroni perinde ac cadaver, batrace zompante tra discariche e marrane, libero da impegni morali o da vincoli di coscienza? I socialisti abruzzesi hanno fatto un po’ di confusione (non solo semantica): hanno scambiato il laico per il laido.I Verdi? Da quando Attila Pecoraro ha "scaniozzato" anche l’Abruzzo, ripulendolo etnicamente dei Damiani, delle Ricci, ecc., hanno smesso di esistere. Sciaguattano innocui.

Restano i rifondaroli. Che fatica coniugare la parola comunista, per logora che sia, con il Comandante Faustino Bertinotti, svolazzante nei salotti romani, vestito come un caddie da suburbio londinese, ospite gradito delle agapi gastro-intellettuali di Vittorio Cecchi Gori, intrattenitore ricercato dall’insetto di Porta a porta con Barbara Palombelli ( a quando una rubrica rosa di questi due cicisbei?), che presenta un Caruso e liquida con perfidia putiniana il povero Ferrando. Se cerchi qualcosa di buono nella sua leadership di barricadiero allo champagne, non ti rimane che Vladimir Luxuria, la vera novità di queste elezioni, una rarità di stile e di eleganza, applaudita persino da Maurizio Gasparri e da Giampaolo Pansa, a corto ormai di modelli, dopo le sue rivisitazioni storiografiche all’arancia meccanica.

La tentazione di non andare a votare è forte. Poi leggi che Enrico Mentana, pagato a miliardi, sfrugulia chi va a votare, lui non ci va da una vita, o senti il supernarciso Giampiero Mughini, afflitto dal dover pagare le tasse (otto pezzi su dieci del suo Uffa! quotidiano sul "Foglio" di Ferrara sono pieni di tali geremiadi, come se fosse l’unico a pagare il fisco), che a Piero Chiambretti compita con enfasi da guitto:"Io non voto", e allora ti cascano le braccia. Se per questi beneficiati dal successo, menefreghisti di un regime che li ha circonfusi di onori e di occasioni per vivere da convitati satolli, il voto è nulla, per un pensionato arrancante come chi scrive (solo sul "Sale", da quando "Il Centro" se ne è sbarazzato senza dirgli perché) votare ha ancora un senso, una continuità con passioni non ancora spente.

Ma per chi? Nonostante il suo dandy post-vittoriano, rimarrebbe Rifondazione Comunista, che è l’ultimo legame con un mondo di illusioni, di attese, di comportamenti coerenti, di una concezione della politica, conservati a dispetto delle dure repliche della storia. Mi (ci) restano come appigli da naufraghi solo i manifesti goliardico-dada di Maurizio Acerbo? Ma che sofferenza…

I DUE COMPARI.

Al tempo in cui Antonio Falconio guidava la giunta regionale e il suo vice era quel diessino rimpannucciato di Marco Verticelli (o Zoccolelli?), sembra che tra i due non corressero rapporti di stima reciproca o di amicizia. Falconio, di carne debole, ma di spirito non disadorno di curiosità culturali, tollerava con spasimo quel giovanotto muscolare dalla sintassi ardua, non interessato a nulla che non fosse il suo potere personale, torvamente ansioso di riscattare il grigiore di anni spesi nel colportage dell’"Unità" e di volantini elettorali, dai modi spicci e spicciativi. Falconio amava i libri, Zoccolelli li evitava come peste bubbonica. La coppia peggio assortita per condividere responsabilità di governo, ma il debole Falconio, un don Abbondio intimidito, subiva il trinariciuto Verticelli, un Griso sempre più aggressivo, per Realpolitik dorotea. Recitavano quindi la parte di governanti ben affiatati, avendo l’uno in uggia l’altro, chiudendo gli occhi il primo dinanzi alle volgarità del secondo, fingendo di dialogare tra mutismi e sordità: la baracca pubblica andava avanti per forza d’inerzia. Poi, con la vittoria del centro-destra, il fragile Falconio, non si sa se per necessità familiari o per debiti di gioco, cede alle lusinghe (o alle profferte)del seduttore Giampiero Catone (mai nome meno rispondente all’eponimo, quello uticense almeno) e passa con i democristiani buttiglioneschi. Che scandalo, strillano e sbavano d’indignazione i bacchettoni e le beghine di centrosinistra, persino il sindaco santo, Luciano D’Alfonso, il La Pira di Manoppello, si scalmana sui giornali con intemerate savonarolesche, non parliamo dei diessini, attoniti e col dito puntato verso Marco Zoccolelli: te lo sei lasciato scappare, che vi raccontavate nelle poltrone di Palazzo Centi, accovacciati come due salami di Jacovitti, non potevi soccorrerlo tu che di soldi ne hai accumulato come un emiro. Antonio Falconio starnazza in patetiche difese, ma la (finta) bufera si placa e la vita continua. Adesso lo Zoccolelli, finito sulla scranna di assessore alle politiche agricole per chiara fama di assoluta incompetenza, ha deliberato di assumere il suo ex-Principale come ambasciatore dell’ARSSA a Bruxelles con un congruo emolumento per alcuni mesi. Un incarico simbolico per una mansione inesistente, una complice elemosina, una "sconcia" da passatella: appena 6.500 euro al mese, una o due passate alla roulette. Che cosa possa combinare in sei mesi un "ambasciatore" è difficile da capire, ma Zoccolelli vuole entrare nel Gossip degli scialacquoni di danaro pubblico per usi ectoplasmatici. Dopo Franco Evangelisti c’è lui, che si sarà rivolto a Falconio con la fatidica frase:"A frà, che te serve?". Lo scandalo è ancora maggiore della conversione a destra di Falconio, perché sta a significare che non esistono leggi, morali, comportamenti lineari, ma solo inciuci, irrisioni delle regole elementari, comparaggi, patti mafiosi. Lo Zoccolelli, che non pensava di tornare sulla cadrega, ma che, grazie a Silviolo di Arcore, ha vissuto un altro miracolo della sua vita, ha fatto un bel gesto di fascioclerico loiolismo: caro elettore, puoi meravigliarti quanto ti pare, io me ne frego dei tuoi scrupoli e scialo un po’ di quattrini pubblici per il mio "amico" Antonio (ancora "incasinato" per perdite al gioco?). Come il re del Belli, lo Zoccolelli sembra dire: io so’ io e voi nun zete un cazzo. Fin qui i fatti e le finzioni. Ma una domanda s’impone: con politici così impresentabili i DS quanto pensano di durare? Caro Nevio Felicetti, ultimo stimabile aggancio con la storia del PCI, non provi un po’ di vergogna dinanzi allo scempio che maneggioni del genere fanno della tradizione, delle lotte, del sudore e del sangue, dell’utopia e dell’idealismo di un partito che nella Resistenza si era impegnato ad invertire il corso italiota del "franza o spagna, purché se magna"? Se c’è qualcuno che prova schifo per queste soperchierie da capobastone provi a dirlo, smetta di tacere, mostri dissenso e fastidio, s’indigni. Batta un colpo.

Giacomo1939@aliceposta.it

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LA DEVOLUZIONE: RISCHI E PERICOLI!

(Seconda parte)

Sono quindici anni che la Lega Nord insiste su questo progetto della Secessione e della Padania. Essa parla con nostalgia del Ducato di Milano e del Granducato di Parma e Piacenza. Sono espressioni di volere un ritorno al Medio Evo dal punto di vista politico, con la variante del grosso progresso tecnico e scientifico di oggi che a quell'epoca non c'era. Questo cocktail di Medio Evo-Tecnica e Scienza moderna forma la Barbarie odierna: un processo già in atto.

La sinistra, a mio avviso, ha sottovalutato molto il comportamento ed il programma della Lega che va avanti da 15 anni e che oggi è sfociato nell' approvazione della legge sulla Devoluzione. La sinistra sta ripetendo lo stesso errore commesso nella Val di Susa con il progetto TAV, iniziato già 15 anni fa' , affrontato con superficialità incoscienza opportunismo, fino a quando è scoppiata la ribellione di tutta la popolazione della valle. Poi la crisi è scoppiata anche al loro interno.

Si dovrà arrivare allo scoppio di un'intera regione a causa della Devoluzione per capire che si va verso la frantumazione dell'Italia? Può essere pure, ma allora sarà troppo tardi per porvi rimedio perchè vuol dire che si sarà arrivati alla guerra civile, e che l'Italia si prepara a fare la fine della ex-Jugoslavia. Per cercare di evitare questa fine, per prima cosa si dovrebbero denunciare subito questi piani e comportamenti, più o meno nascosti, della Lega e di tutta la destra. Portarli allo scoperto in modo da allertare le masse.

L'atmosfera di scontro tra Destra e Sinistra è talmente forte da far pensare alla guerra civile. Nei dibattiti e nelle dichiarazioni dei dirigenti politici italiani c' è un clima incandescente, però la sinistra si comporta come lo struzzo: mette la testa sottoterra per non vedere il pericolo che arriva. Sottovaluta e minimizza tutto perchè si sente sicura dei sondaggi che la danno vincente alle prossime elezioni politiche di aprile. Con il loro fanatismo elettorale, non riescono a preoccuparsi e vedere altro. Probabilmente vinceranno le elezioni di aprile ed anche il Referendum di giugno contro la Devoluzione perchè il popolo italiano è molto scontento del livello di vita che conduce e di ciò dà tutta la colpa al Governo Berlusconi. Siccome i problemi non si risolveranno nemmeno con le sinistre al Governo perchè sono problemi derivanti dal Sistema e non dai Governi, per lo stesso motivo ritorneranno a votare a destra. Questa ne approfitterà per scagliarsi con più rabbia di prima contro lo Stato nazionale e per realizzare lo Stato-Federale, cioè lo spezzettamento del Paese.

Ultimissime notizie: il TG1 delle ore 13,30 del 4/2/06 ha detto che si è concluso l'accordo tra la Casa delle libertà ed il Presidente del Movimento per le Autonomie Raffaele Lombardo. Ciò significa che il programma sopra esposto sarà attuato e che si va verso il rafforzamento dei poteri locali e regionali, aumentando tutti i presupposti per passare allo scontro con il potere centrale dello Stato, cioè con "Roma ladrona", come dicono i leghisti.

La sinistra non parla mai della fine che ha fatto la Jugoslavia. Perchè? Sarebbe la cosa più logica da farsi visto che è qui vicina, "la porta accanto", e visto che anch'essa era uno Stato-Federale, come vuol diventare l'Italia.

Si esclude a priori questa eventualità. Indubbiamente non c'è certezza che avvenga però io penso che questa ipotesi non si possa escludere minimamente. Il comportamento della Lega Nord, appoggiato o tollerato da tutta la destra, rende più che possibile un simile fatto.

La Lega Nord ha detto che porterà avanti la lotta per introdurre il Federalismo Fiscale. Questo significa che le entrate derivanti dal pagamento delle tasse regionali rimarranno nelle casse della regione e non andranno più in quelle nazionali. Si può immaginare facilmente quello che succederebbe: alcune regioni avrebbero tantissimo ed altre "nemmeno gli occhi per piangere".--Bossi parla di stimolare le "autonomie comunali": è una frase molto ambigua in quanto, di fatto, stimola l'interesse locale contro quello generale. Io sono per 1' autonomia dei cittadini dai Comuni e dallo Stato, per una autorganizzazione dal basso, senza Comune e senza Stato.--Maroni rilancia la Secessione e dice: "Il progetto strategico dell'indipendenza della Padania non è mai stato accantonato!"—La leghista Manuela Dal Lago, presidente della provincia di Vicenza, ha detto: "Si deve demandare ai comuni e alle provincie il compito di lotta alla microcriminalità con la creazione di una polizia regionale forte". Già si parla di poteri militari forti a livello regionale ed io torno a pensare a quello che è successo in Jugoslavia.--

Tutte queste dichiarazioni e comportamenti della Lega dimostrano chiaramente la sua volontà di rompere l'unità della Nazione Italiana per arrivare a tanti piccoli stati. Può darsi che non ci riusciranno perchè il popolo non li seguirà. Speriamo! Però le loro intenzioni sono indiscutibili.

Inoltre c'è da chiedersi: chi c'è dietro di loro? Chi appoggia questo progetto? Chi li finanzia? Io credo che oltre ai capitali di Berlusconi ci sono anche quelli di Bush e degli Stati Uniti. Il potere americano vede di "cattivo occhio" questa sinistra italiana con la sua tradizione comunista, le sue lotte, con tutta questa opposizione all'invio delle truppe italiane in Iraq. Esso ha bisogno di governi e di popoli servi, al proprio servizio ciecamente. I Governi li può ottenere comprandoli, ma i popoli no. Questo elemento, con il tempo, lo porterà alla rovina, così come è avvenuto con tutti gli imperi che lo hanno preceduto. Per questi motivi, nel tentativo di evitare la propria fine, cerca di applicare la tattica del "divide et impera"

Su questa base, io credo che il potere americano possa avere interesse a spezzettare 1'Italia, a farle fare la fine della Jugoslavia e ad appoggiare il progetto Bossi-Berlusconi. Naturalmente tale progetto può riuscire così come può fallire ed accelerare il processo rivoluzionario. In questo caso la tradizione socialista comunista anarchica del movimento operaio potrebbe riaffiorare e venire in aiuto del popolo italiano.

04/02/06 Antonio Mucci

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Pera ed il razzismo di Stato

Solo ai più disinformati sfugge la pericolosità del clima che si respira in questi ultimi mesi, perché  in Italia si stanno per svolgere le elezioni politiche :  non solo uno spartiacque fra due politiche contrapposte che accendono gli animi di una volgare campagna elettorale, ma anche un probabile punto di non ritorno del berlusconismo, la fine politica del Principe che rischia di crollare  come un castello di carte da gioco, una rovinosa caduta verticale che lo porterebbe alla resa dei conti con la giustizia per le sue immense fortune accumulate in maniera fin troppo disinvolta in questi ultimi decenni.

La posta in gioco è alta e giocano molti fattori destabilizzanti che possono tornar utili al Principe: stiamo vivendo un momento storico importante e delicatissimo: gli equilibri internazionali si sorreggono a fatica sopra una lama di rasoio. Da una parte abbiamo il terrorismo islamico che sconquassa l’occidente, dall’altra il terrorismo occidentale che sconquassa il medioriente.

E,  in un momento come questo, poteva  non spuntare fuori un nuovo filmato su violenze contro un musulmano?
No, non poteva, e infatti, la CNN del caso è un semplicissimo videofonino che ha ripreso il pestaggio di un marocchino ubriaco da parte delle forze dell’ordine dei carabinieri.

Questo accadimento, sul quale mi auguro gli organi inquirenti faranno il loro compito, è avvenuto domenica 19 febbraio 2006 a Sassuolo, verso le ore 10 di mattina. Le riprese effettuate dal telefonino di un marocchino che ha assistito alla scena, vengono consegnate all’associazione Giovani musulmani d’Italia con sede a Sassuolo, e dopo averlo pubblicato nel sito si decidono di portarlo alla Digos della Questura di Reggio Emilia. Per una settimana la notizia rimane nascosta nei meandri regionali ( La Gazzetta di Modena & C.), per poi finire nei canali mediatici nazionali: Kataweb, Repubblica on-line e i vari tiggì nazionali, tra cui il Tg5 di Rossella.

Stabiliamo come punto di partenza la pubblicazione il 30 settembre 2005 delle dodici vignette da parte di un quotidiano neocon danese (collegato con i personaggi di estrema destra statunitensi), e rilanciate dai media (compiacenti al Sistema) dopo oltre tre mesi, proprio quando - guarda caso - l’Iran viene deferito al Consiglio di Sicurezza per l’idiozia delle armi nucleari, e Hamas stravince le elezioni in Palestina…
Qui da noi l’ex ministro Calderoli scatena un putiferio, trascinatosi pure in Libia, andando in giro per mamma-Rai con una maglietta in cui erano stampate le vignette su Maometto. Mentre la seconda carica dello stato, Marcello Pera, sottoscrive un manifesto che porta - secondo Bertinotti - "al conflitto tra civiltà".

In una siffatta situazione invece di calmare gli animi, invece di proporre tolleranza, unione e fratellanza il Presidente del Senato Marcello Pera esce anche con affermazioni della migliore "propaganda" xenofoba nazista di Joseph Goebbels :
"In Europa – ha dichiarato Pera al recentissimo convegno di Comunione e liberazione - si diffonde l'idea relativistica che tutte le culture hanno la stessa dignità etica; si pratica il multiculturalismo come diritto di tutte le comunità, e non importa se genera apartheid, risentimenti e terroristi di seconda generazione".

Traduzione: il multiculturalismo "genera apartheid, risentimenti e terroristi di seconda generazione". Non male come uscita, vero?
Conseguenza: se la convivenza con culture diverse genera terrorismo e odio, potrebbe essere utile riaprire i lager (o adattare i Cpt) per tutte quelle culture aliene alla nostra!

"In Europa – continua il filosofo - la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata, e si diventa "meticci". Ora, se il termine "meticcio" lo avesse usato il Carroccio o qualcuno della congrega padanxenofoba, sarebbe stato anche accettabile, ma che esca dalla bocca della seconda carica dello Stato, nonché autore con papa Ratzinger del libro "Senza Radici", è grave e imperdonabile!
Traduzione: siccome la popolazione europea sta calando, l’immigrazione extracomunitaria sta aumentando.
Soluzione: eugenetica! Per evitare i "meticci" non ci si deve sposare e tanto meno avere figli tra persone di culture differenti.

Capisco che cinquant’anni di politica da Banda Bassotti (i fantocci che si sono alternati al Parlamento, al Senato o al Quirinale) sono riusciti a disintegrare tutto quello che forse di buono ci poteva anche essere, ma che in un momento come questo, una carica pubblica inneggi alla superiorità della razza, qualsiasi essa sia, è tremendamente stupido e pericoloso. Tralasciamo il discorso sull’omosessualità, perché saremo costretti a ricordare le sparare del nuovo Papa (ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cioè l’ex Sant’Uffizio meglio conosciuto come Santa Inquisizione), che ha messo alla stessa stregua la masturbazione con lo stupro!
Non sappiamo se tra gli autori preferiti da Marcello Pera ci siano la Fallaci , Magdi Allam o Samuel Huntington. Tutti scrittori che continuano a ricordare non a caso lo scontro di civiltà: Islam contro Occidente. Male contro Bene.
E casualmente il presidente del Senato, dopo le recenti stragi di Sharm el Sheikh, aveva detto che "è uno scontro di civiltà", e che era "stata dichiarata una guerra all'Occidente".

Identificare l’Islam con il terrorismo è un atto gravissimo!
Un atto che ha due possibili interpretazioni: la prima è che il morbo di Creutzfeldt-Jacob (chiamato comunemente "morbo della mucca pazza") ha fatto il suo decorso e il cervello spugnoso è stato imbevuto dalla peggiore propaganda razzista contro le altre culture, considerate inferiori o pericolose per l’occidente (vedi l’anti-islamismo firmato Fallaci). La seconda, più grave della prima, implica la consapevolezza di quello che si sta dicendo e portando avanti: e identificare volutamente l’Islam al terrorismo significa far parte di un programma che fomenta volutamente lo scontro di civiltà o tra "gruppi appartenenti ad entità culturali diverse"   per usare le parole di Samuel Huntington. Il tutto per accendere la miccia di odio sia in medioriente che in occidente, secondo il motto romano: "Divide et impera".
Non so a quale categoria Marcello Pera appartenga (anche se un sospettino mi è venuto sentendolo definire Berlusconi "uno dei più grandi statisti del nostro secolo"), ma indipendentemente dalla categoria la sua posizione di Presidente del Senato andrebbe rivista, magari in una posizione più consona al suo livello di coscienza. Penso che San Vittore o Regina Coeli possano andare benone…

Luciano Martocchia

lucianomartocchia@virgilio.it

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PARALLELISMI… forse troppo avventati

In questi giorni sto leggendo il libro di Aldo Grandi Insurrezione armata. Per la prima volta parlano i protagonisti di Potere operaio. La storia di uno dei momenti più difficili della nostra repubblica (Rizzoli BUR 2005). Nel 2003 Grandi aveva già pubblicato La generazione degli anni perduti. Storia di Potere Operaio (Einaudi). Il senso di disagio di fronte all'inconsistenza delle posizioni politiche espresse dai protagonisti di quella epopea della stupidità marxista-leninista viene in quest'ultimo libro attenuato dalla scelta di riportare i ricordi personali dei personaggi in questione. Tra i "fatti politici" filtrano così storie personali e situazioni che restituiscono un po' di umanità ad un racconto altrimenti pesantissimo per la povertà intellettuale che stava dietro alle scelte dei capi del "partito". Colpisce comunque la leggerezza con cui si parla di fatti di una violenza inaudita nel più totale disprezzo della vita umana (il punto più basso toccato da Potop fu la strage di Primavalle). La deriva della "lotta armata", imposta a mio parere dalla violenza dello stato (attraverso la strategia della tensione e le stragi di stato) e subita da un movimento incapace di reagire sul piano politico, non viene sottoposta ad una critica seria. Sembra, ad ascoltare i protagonisti, che tale scelta fosse ineluttabile. In realtà ciò non corrisponde alla realtà dei fatti.

Per correttezza "storica" riporto le analisi fatte allora dal movimento anarchico organizzato su un episodio che segna, forse, l’inizio di quella deriva.

La causa prossima fu la manifestazione che gli extraparlamentari indissero per l’11 marzo del 1972 a Milano, con le tematiche: "Contro la repressione; Valpreda libero; fuori i fascisti dalla città".

I compagni di Milano, dopo aver discusso tra di loro, decisero di non aderire alla manifestazione. Le ragioni di tale scelta erano molteplici, ma le più importanti erano due: non convincevano, intanto, le modalità organizzative imposte da Lotta Continua, Potere Operaio, Avanguardia Operaia e Gruppo Gramsci, finalizzate allo scontro fisico con la polizia ed i fascisti; c’era poi la questione di Valpreda, candidato dal Manifesto alle elezioni del maggio successivo, candidatura alla quale gli anarchici erano decisamente contrari, pur comprendendo che la scelta personale di Valpreda di aderire all’invito poteva essere motivata dall’esigenza di lasciare le patrie galere.

La manifestazione si tenne, come previsto e, come previsto, ci furono molti feriti ed un centinaio di arresti.

In un articolo apparso su "Umanità Nova" del 18 marzo 1972, la redazione scriveva:

"Per circa 4 ore gli scontri si sono susseguiti violentissimi, ma nulla hanno avuto a che spartire con la violenza rivoluzionaria. Il discorso che dobbiamo fare sembrerà forse impolitico dato il clima di "lotta dura senza paura" che aleggia nell’aria; sembrerà impolitico per i 99 militanti arrestati, per i numerosi feriti dalla furia poliziesca che non ha risparmiato nessuno e che è stata indiscriminata e pericolosa. Dobbiamo però farlo, lo riteniamo compito imprescindibile della nostra volontà di chiarezza e di correttezza. Oggi l’avventurismo, la violenza fine a se stessa e, quindi, inutile e controproducente, è ormai la pratica generalizzata dei vari gruppi della sinistra extraparlamentare. Il tentativo di superare con lo scontro violento la crisi ormai generale di questa sinistra cosiddetta rivoluzionaria, è un dato ormai acquisito. L’incapacità di trovare sbocchi operativi concreti, si sta risolvendo, giorno dopo giorno, nella ricerca della notizia spettacolare, nel fatto eclatante, per poter far credere di essere una forza inserita nella realtà, mentre è riconferma di impotenza. Il vicolo cieco in cui si sono cacciati i gruppi della sinistra extraparlamentare non fa che favorire il PCI, i sindacati e con loro tutto l’apparato di potere. La leggerezza con cui i dirigenti di questi gruppi hanno lanciato i propri militanti allo sbaraglio pone seri interrogativi sulla correttezza rivoluzionaria di cui questi gruppi pretendono di essere i portavoce... L’obiettivo reale e l’unico per cui valga la pena di lottare e rischiare non può essere altro che l’inserimento nelle lotte che i proletari, gli sfruttati stanno conducendo in questi giorni in tutta Italia (per il tetto, per l’occupazione, ecc.) per riuscire a generalizzare la partita e gli obiettivi, per collegarli fra loro e far capire che questo deve essere il nostro modo, il modo rivoluzionario di condizionare le strutture di potere e non il voto che non fa che rafforzare e per di più in senso legalitario e non libertario, riformista e non rivoluzionario...".


E questo giudizio era abbastanza condiviso anche da anarchici non aderenti alla FAI. Scriveva infatti "A" nel numero di aprile-maggio 1972:

"La sinistra extraparlamentare sta attraversando una crisi che non è paradossalmente legata ad un riflusso delle lotte operaie, che anzi si mantiene ad un buon livello; né ad un arresto o arretramento della crescita politica degli sfruttati, che anzi, seppur lentamente, si mantiene (soprattutto in forma negativa: allontanamento da partiti e sindacati); né ad uno stabilizzarsi della situazione economica e politica, che anzi la crisi economica accenna appena ad attenuarsi e la strategia delle riforme non ha ancora trovato una base politica coerente. Neppure è in crisi la sinistra extraparlamentare per la repressione statale e padronale che è, tutto sommato, ben più blanda di quanto un movimento rivoluzionario debba aspettarsi dal "nemico di classe" nei momenti cruciali e comunque è spesso abbastanza incerta e contraddittoria. La crisi della sinistra extraparlamentare è crisi interna, crisi di chi con troppa impazienza ha pensato di arrivare alla rivoluzione, di chi ha modellato i suoi piani su questa impazienza, di chi ha voluto interpretare in base a schemi nati da situazioni lontane nel tempo e nello spazio. Schemi che non scioglievano (o solo illusoriamente) i nodi di una strategia rivoluzionaria oggi in Italia... Non si può pensare di aver dato un colpo allo sfruttamento portando (come è capitato a Milano l’11 marzo) qualche migliaio di studenti e qualche decina di operai nel centro della città a scontrarsi con la polizia, né ad infrangere le vetrine del "Corriere della sera" o un negozio della Renault, perché queste azioni non spostano (e non hanno spostato) di un millimetro in avanti la coscienza degli sfruttati, né hanno fatto avanzare lo scontro sociale. Queste sono azioni da minoranze velleitarie, che non vogliono sobbarcarsi il lavoro più umile, ma più fruttuoso, della crescita politica degli sfruttati..."

Mi sembra di poter cogliere qualche parallelismo con la situazione attuale. Di fronte al crescere di una qualunque opposizione sociale il potere risponde con il dualismo della scelta: o con me o con il terrorismo. In questo modo la vera legittimazione del terrorismo viene proprio dal potere che sancisce l’equazione: se sei contro di me sei dalla parte dei terroristi. Sappiamo bene, invece, che l’unica risposta valida è quella che riconosce nel potere e nel terrorismo i due aspetti di una stessa medaglia e dunque: "contro il potere e contro il terrorismo" così come ieri la risposta giusta non era "né con lo stato né con le BR", ma semmai "contro lo stato e contro le BR".

In piccolo l’equazione suddetta viene riproposta attraverso il tentativo di far passare come l’unica possibilità quella della scelta tra un polo e l’altro, tra Berlusconi e Prodi. Si dice in sostanza: se sei contro Berlusconi non puoi che essere dalla parte di Prodi. No grazie. Non è delegando la responsabilità, all’uno piuttosto che all’altro, che il cittadino può sperare di vedere un cambiamento, ma semmai assumendosi maggiori responsabilità. Contrapponendo all’utopia del buon governo il realismo del proprio sapersi amministrare, all’incapacità di chi sa parlare la capacità del saper fare, alla disonestà di chi si candida l’onestà di chi lavora.

Difficile? Certamente. Ma, francamente, farsi prender per i fondelli ora dall’uno ora dall’altro mi sembra fin troppo facile.

Giuseppe Bifolchi

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Percorsi di Laicità

di Michele Meomartino

 Socializzare i nostri contributi animati da uno spirito assertivo che cerca non tanto di contrapporli quanto di integrarli con gradualità e ponderazione, come la nonviolenza ci insegna, è il cuore stesso del metodo del consenso.Il tema della laicità è vastissimo, ma prima di tutto, che cosa intendiamo, oggi, per laicità in un mondo dove si afferma di tutto e il contrario di tutto ?

Urge da parte nostra un contributo alla chiarezza, consapevoli che addentrarci nei suoi tanti significati corriamo il rischio di perderci. Tuttavia è un rischio che dobbiamo correre.A me pare evidente che la laicità non va tanto ricercata in una definizione, più o meno efficace o politicamente corretta, quanto, partendo da situazioni reali, dalle storie, dai disagi e dalle testimonianze che la negano, nella consapevolezza di una dimensione che abbraccia tutta la vita e che sfugge ad ogni rigida catalogazione.Da un punto di vista storico, la laicità è l’affermazione e la ricerca dell’autonomia dell’umano rispetto a qualsiasi e indebita ingerenza che la trascende e che la vorrebbe limitare. Ed è il riconoscimento di tutte le parzialità e delle tante identità relative e dinamiche che trovano nei processi storici una possibile e auspicabile "convivialità delle differenze". Spesso ci interessiamo della laicità solo in relazione e in rapporto alle religioni che l’hanno vista nascere fuori dalla loro sfera e quindi spesso la temono quando non la combattono.Certo, è molto difficile che le religioni che pretendono di possedere la verità assoluta accettino come paradigma i presupposti teorici della laicità, che si fonda sulla relatività e la parzialità di ogni pensiero e di ogni ordine morale, e che, a loro volta, sono il fondamento delle moderne democrazie.E qui si apre uno spazio enorme di discussione che ci interroga sul rapporto tra le religioni e le varie forme di democrazia. La morale molto "kantianamente" è un imperativo categorico che nasce nel seno della coscienza storica dell’umanità e non un comandamento avulso e imposto alle coscienze perchè lederebbe un principio di libertà, violentandole. Ma è altrettanto vero che ogni libertà trova in un’etica responsabile e condivisa la sua ragione d’essere e la sua piena maturità.A mio avviso, le religioni o si pongono come oppio dei popoli e quindi sono alienanti o testimoniano esperienze di liberazione che contribuiscono a creare e fondare la laicità.Ma fintanto che l’umanità non si riappropria degli strumenti per liberare le coscienze da ogni dogmatismo e da ogni ideologismo diventa difficile costruire una società autenticamente laica.Strumenti che la debbono aiutare in ambito religioso a decostruire e ricostruire i tanti immaginari a cui l’uomo è ricorso e ricorre per definire e rappresentare il sacro e il suo rapporto con il divino.Quest’ultimo, com’è noto, è sancito da vincoli che vedono quasi esclusivamente le caste clericali come uniche depositarie e gestori dei segni e dei simboli con cui si ammanta la sacralità. Questi vincoli vanno evidenziati, indicati e restituiti a tutto il popolo delle comunità religiose. Invece sono diventati strumenti nelle mani di un potere che ha poco dello spirito di servizio, il solo che potrebbe liberare l’uomo dalle sue tante schiavitù interiori ed esteriori.Ma la laicità, essendo una dimensione autonoma, non solo deve affrancarsi dalle ingerenze di un pensiero unico, teologico o ideologico che sia, ma deve porsi e non imporsi all’umanità, rispettando i tempi della storia e i diversi contesti socioculturali, come l’unica dimensione a garanzia di tutti perchè la libertà è un diritto e non una concessione di un "dominus illuminato".

La riflessione sulla laicità, oggi, deve partire dalle testimonianze che ci rivelano situazioni di disagio e di ingiustizia presenti nella società per interrogarci sulle nostre responsabilità di cittadini e sul ruolo che svolgiamo anche all’interno del più ampio contesto della società civile e individuare possibili percorsi condivisi.Il tema della laicità va affrontato in relazione a molteplici dimensioni. Rispetto al pensiero unico liberista evidenziando gli aspetti sociali ed economici locali e globali. Rispetto all’intercultura e al dialogo tra le religioni contro chi favoleggia di uno scontro di civiltà. E ancora, affrontare i rapporti con la società, con la scuola, con le istituzioni, con le leggi e non ultimo il delicato rapporto con le scienze.Quindi, occorre un’analisi a tutto campo, soprattutto per far emergere le connessioni tra i diversi ambiti e cogliere i vari nessi che li legano.Le risposte come le domande in un orizzonte di parzialità sono sempre aperte. Esse dovrebbero rifuggire dalle scorciatoie rappresentate dagli integralismi e da una visione unica e totalizzante della vita che ci viene calata dall’alto dalle elites del potere dominante e invece dovrebbero essere il frutto di un percorso fatto di ricerca e di continua armonizzazione fra tutte le differenze, portatrici di ricchezze e di valori, ma anche di interessi e di conflittualità.Se vogliamo fare un salto di qualità, il nostro sforzo dovrebbe non tanto evidenziare ed incentrarsi sulle singole dimensioni della laicità, cosa buona e giusta, quanto sul loro carattere unitario.Sono consapevole che ogni momento di riflessione non sarà mai esaustivo, ma semplicemente rappresenta un ulteriore tappa verso una maggiore consapevolezza.Tuttavia, se desideriamo che la laicità permei la nostra vita e tutti i suoi ambiti, anche se affrontati parzialmente, devono essere indivisibili, così come avviene per i diritti umani.Altrimenti ci perderemmo nella frammentazione e in tanti particolarismi facendoci dimendicare la sua dimensione globale.


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PREMIATO A PALERMO UN RACCONTO DI GIANNI DONAUDI

AMBIENTATO A LA SPEZIA IN TEMPO DI GUERRA

Ha ottenuto il 3° premio, nei giorni scorsi a Palermo, un racconto di Gianni Donaudi, nell'ambito del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa "Giuseppe Tommasi di Lampedusa" sezione Narrativa, organizzato da Filippo Solito Margani, direttore della  rivista "Archivio della Memoria". Il racconto "Eretici", di Gianni Donaudi (nato a Imperia ma da molti anni residente a Torino), è ambientato a La Spezia nel periodo 1943-1945.

Il 2° premio per la  sezione Poesia è andato a Fabrizio Legger, mentre  di una "menzione della Giuria" ha usufruito, sempre per la poesia,  Nadia Sussetto, entrambi di Pinerolo (TO), assidui collaboratori di "Rinascita" e del settimanale piemontese "Monviso" .

Gli "Eretici" del ra cconto sono un gruppo di giovani spezzini anticonformisti e ribelli, insofferenti dell'ambiente chiuso che li circonda; ma la Storia sta avanzando (sono infatti gli anni della cosiddetta guerra civile)  e, sullo sfondo della città ligure bombardata, per questi ragazzi, insicuri da che parte stare, verrà presto l'ora delle decisioni: alcuni entreranno nella Resistenza mentre altri sceglieranno la strada opposta arruolandosi in una formazione della  fanteria di marina della Repubblica Sociale Italiana, non  per combattere i partigiani quanto per difendere l'Italia dagli angloamericani.
Le vite dei protagonisti del racconto in realtà rispecchiano quelle di alcuni giovani artisti e poeti della Spezia e dintorni che vivono ai nostri giorni: l'autore ha voluto calarli alla fine del secondo conflitto mondiale immaginando quali passi avrebbero potuto compiere se  costoro fossero vissuti in quei tempi cosí difficili.< /div>

Dopo la guerra, i giovani "Eretici" resteranno amici pur avendo combattuto su fronti opposti. Infine uno di loro partirà per l'India attratto dai primi libri sulle filosofie orientali editi allora dai Fratelli Bocca, altri due si trasferiranno in Sud America dove uno di essi, pur essendo stato un  marò della X Mas, morirà come guerrigliero castrista in un'isola delle Antille, nel tentativo di contrastare l'invasione dei marines di Johnson.

È il 1965.

Alberto Sordi

Presentato da Gianni Donaudi

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Sono Atea. Censurare il proprio ateismo a scuola

Esprimo tutta la mia solidarietà alla collega denunciata

di Marcella Boccia

Testimonianza:

"Maestra, io sono ateo" – esclamò un giorno un mio alunno di 11 anni.
"Non voglio fare l’ora di religione!" - aggiunse.
"Come mai non hai deciso per l’ora alternativa, all’inizio dell’anno?" – chiesi io, curiosa.
"Mia nonna si sarebbe arrabbiata!" – fu la risposta.
Quello fu il primo episodio in cui, nella mia classe, una quinta elementare si usò il termine "ateismo". Più volte, da allora, i miei alunni, con i quali discutiamo di qualunque soggetto, mi chiesero se fossi atea, o buddista. Mai ho espresso la mia personale opinione sull’argomento, limitandomi ad insegnar loro la tolleranza e la ricchezza delle diversità.
Il nostro corso di convivenza civile più volte è stato messo in discussione da colleghi e genitori, a causa del comportamento degli alunni, che si sono "erroneamente" convinti, a causa delle mie lezioni, della loro libertà di opinione e di espressione, ed usano scrivere lettere di protesta contro insegnanti "un tantino rigidi".
Lo scorso novembre, mio primo mese d’insegnamento nella scuola in questione, fui richiamata dal preside, urlante, perché ero stata denunciata da una coppia di genitori.
"Non si fa politica a scuola!".
L’eresia era aver "costretto" dei poveri bambini indifesi a disegnare, come copertina del quaderno di convivenza civile, una bandiera arcobaleno…
Per tutta risposta, i genitori della bambina le avevano strappato la pagina (i genitori non possono intervenire materialmente sui quaderni, semmai segnalare all’insegnante la loro opinione) e l’avevano costretta a disegnare una bandiera tedesca.
Dov’è, dunque, la collaborazione tra insegnanti e genitori nell’educazione dei fanciulli?
Siamo sul piede di guerra…
Sono testimone dell’atmosfera che si vive ogni giorno a scuola: i colleghi sono preoccupati di ricevere una denuncia da un momento all’altro, perché la legge sulla privacy stabilisce che non si può riportare nei lavori scolastici argomenti che riguardino la famiglia.
I classici temi su "i tuoi genitori, i nonni, gli amici", ecc. sono "illegali", si rischia la denuncia.
I miei alunni, pertanto, sanno perfettamente cosa sia l’Unione Europea, l’Onu, gli organismi sopranazionali, ma mai si è toccato l‘argomento "famiglia". Solo una volta, spiegando cosa fosse un referendum, espressi la mia personale opinione su quanto fosse stato importante che nel 1974 si decise di dar la possibilità ai loro genitori di divorziare, visto che il 99% dei miei alunni vivono tra casa di mamma e casa di papà.
Che io sia favorevole al divorzio non ha infastidito, perciò, i loro genitori, ma che sia pacifista sì.
Allora mi domando: e se sapessero che sono atea?
Ho vissuto giorni di tensione dopo aver raccontato in classe l’episodio, a tratti divertente, del mio matrimonio indù celebrato in India. Erano curiosi di saperne di più di questo ex marito indiano, di carnagione scura, che faceva il docente universitario. Loro credevano che in India vi fossero solo capanne di terra battuta…
Mi aspettavo polemiche da parte dei genitori. Per fortuna non sono ancora arrivate, ma… diamo tempo al tempo…
Lo stesso alunno, il poeta della classe, ha espresso, in un’altra occasione, il desiderio di non avere il crocifisso in classe.
"Non lo voglio!" – esclamò, con decisione.
Un forte desiderio di prendere quel crocifisso e riporlo in archivio, coi vecchi libri di religione che nessuno legge, invase tutto il mio corpo.
Mi sono sentita una codarda a dover rispondere: "Purtroppo non posso decidere se tenere o non tenere il crocifisso in questa classe".
Cosa avrei dovuto rispondere? Forse che il crocifisso deve star lì perché è obbligatorio essere cattolici altrimenti si viene accusati di eresia? Certo, non si rischia il rogo, ma un processo in tribunale è anche peggio. Perché quando c’è una denuncia e si prosegue con contro-denunce per diffamazione, si scatena un meccanismo che non ha fine… E chi ne ha voglia?
Sono stata costretta a confidare nell’orecchio del mio alunno: "Anch’io sono atea, ma non dirlo a nessuno!".
Perché?
Perché mai un giorno insegno che la nostra Costituzione sancisce l’uguaglianza tra individui di differente sesso, razza, opinione, credo religioso, ed il giorno dopo devo censurare il mio ateismo?

Marcella Boccia
www.marcellaboccia.it
posta@marcellaboccia.it

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Ed accadono fatti di cronaca-magari-politica che vengono aspirati-da-similari-ispirazioni. Spulciano, illuminano e cuociono. Sono essi-loro Campane, già sorde, e dindondeggiano, atoni, una....: "......la violenza-integralista-musulmana vilmente ha colpito ancora.... anche un vignettista reo di aver satireggiato volterrianamente Macometto..........".

Quanto questa enunciazione sia idiota, cioè Personale, di Persona che Solo-Sa-Suonar-Continua-mente ...........vale appena ribadirlo confortandola con consimili considerazioni.

Noi, pochi chilometri camminando intorno la nostra casa, ci capita di vedere elemosinanti arabi e neri ed estracomunitari i quali ci paiono umanoidi-paria, "suonatori-di-tamburo"....... questo noi vediamo poco camminando intorno le nostre case.

Nelle scatole-televisive invece vediamo cinematografiche armature-cristiano-israeliane le quali paiono controllare-occupare paesi-non-loro, vantare pretenzioni e riempire le loro bisacce-bancarie, sempre-e-comunque tacitando domandanti-bocche-locali.

Musulmanoidi urbanizzati nelle "nostre-città" elemosinanti .......e........ cristianoidi-ebrenoidi che "paiono", PAIONO, padroni in territori ove non sono autoctoni nè gasteropodi-lumache.

Su ambo questi DUE--INSIEMI aleggiano stellari-sceicchi-paraventi-prestanomi-fantocci-maschere-MEDIANI-commedianti: sono SCEICCHI che invecchiano e non muoiono mai.

Sceicchi-ricchi-ricchissimi: sono arricchiti dai soldi-petrol-dollari loro dati onde realizzino l’alienante svendita dei beni-dei-loro-popoli e ne godano in esclusiva.

L’Occidente, specularmente il capitale suo, sfrutta a suo virile-civile-virtuoso-modo un’Asia-limitrofa. Con elicotteri-e-carri-armati-e-truppe-d’assalto governano questo sfruttamento: mirano a renderlo pacifico, sedano ogni protesta, calmano-letalmente ogni dissenso.

I servi-sceicchi poco valgono però a gestire questa situazione, situazione compressa, tanto compressa da renderla insicura, insicura per la stessa fisica dei liquidi...... i liquidi odiano ed ancor meno sopportano compressione alcuna.

Ed arrivano, "esplodono", si epifanizzano poche VIGNETTE ......... e le vestono di stagliati vestiti di taglia inconmensurabile.

Il meno imbecille dei conoscitori di satira sa, sa che la satira..... la satira nasce all’interno di una istituzione.......... è antistituzionale.

Vive, la satira contro il potente "LOCALE POTENTE".

Contro altra religione, viva per lo più in altro continente, non si realizza satira, si realizza uno scontro interreligioso-intercontinentale!

Chiamassero con suo nome ciò che ha sue-altre-caratteristiche........... un abbraccio-mortifero-strozzante-letale.......... noi non lo classifichiamo tra le dimostrazioni d’affetto!

Miserevole è l’antimaomettano ed è ridicolo se non è già uno sfegatato anticlericale, lui che è primariamente un-occidentale. Vignette-antimaomettane le facessero i musulmani.

Già alcuna viltà è vista viva in coloro i quali inveiscono contro Percussus-Achilles (Juv), mentre Non est tutum scribere in eum qui potest proscribere (Pollio).

Io potrei, forse, irridere Maometto se avessi già...... se già fossi scoppiato di rise per Cristo.

Damocle temè molto più la sua spada che non il dardo-freccia dell’echebolo Febo-Apollo. Una spada sul capo, appesa ad un filo incerto, o una vagante freccia psalmatizzata da una cetra che era sempre muta da viva e non-la-smise-più da morta di spingerci al ballo? Ridicolo è Serse perchè teme che..... in un centinaio d’anni si corre di morte un gran pericolo!

Come poi-mai alcuno riesca a prescindere da.........

L’elemosinante semincompiutourbanizzato arabo o l’arabo immiserito nella sua terra, mentre è "scrutato" da sorvolanti elicotteri-missilizzanti-missili-missionarii, come pare se non un anche religioso, confidente in una sua religione, ancorato ad uno scoglio religioso che forse è la sua sola ISOLA di reclusione-salvifica.

E "altri" ricercano sfoghi, creano ferite-buchi che facciano sfiatare decomprimere tanto caso onde reprimere ancor meglio e di più, per perpetuare-garantirsi i propri interessi.

E quando allora-poi quando anche l’ISOLA viene baciata da onde infedeli, più alte del solito, magari provocate ad arte da motoscafi o da transatlantici battenti bandiere crociate alla santandrea, alla sangiorgio, alla crocerossa o bianca o variopinta o a tau o stellate........ ecco che non si sta, non stanno realizzando una loro-porcifera-crociera-pacifica, una veleggiata di crociera, a bordo di una galea con galeotti-ai-remi.......... avventurosi per vie-salate.

Cacciatori e cani che inseguono ......... armati di fucili mitragliatori, di cannocchiali e di sofisticherie tutte-solo-letali .............. ed irridono quanti non vogliono far da lepre, non vogliono correre dove i loro computer han predetto-previsto-indovinato-statisticheggiato che avessero a............. giocare insieme quest’orrido gioco.

Sviliti nella lor vita umana questi "musulmani" si ritrovano irrisi in ataviche loro santità e ......... ed alcuni di loro si ritrovano a riscoprirsi derubati anche di quanto non è alienabile. Cosa serve ad un erbivoro la carne e viceversa cosa ne fa un leone dell’insalata?

Pagano ad uno sceicco l’oro di un "popolo" e scherniscono le preghiere del "popolo" che .......... che .......... ma cosa mai si sta mercificando........ globalizzatori?

E’ "araba" l’energia che fa ruotare stamperie olandesi!

E la stamperia olandese non benedice la sacra-terra-arabica?

Non la benedice, nè paga il dovuto........ e velletariamente viene a cantarci sberleffi ....... e.....

Noi non si è musulmani nè filomusulmani......... nè pedissequi fiancheggiatori.

Noi non si è cristiani nè clericali che sono già Ottimi di per se, ma non rispetto al loro dio.

Non siamo atei: quei deficienti cui manca un dio.

Nè siamo laici: popolaccio ad-arte-confuso con pietre: subspecie rispetto a superiorità altrui.

Nè ignoriamo assurdità quali quelle calate in questa gran-cosa-polemica!

Vignettisti clericali ammantati di robba che già vestì l’anticlericale Voltaire-ateo-laico.........

Volterre che volterriani pecorini dicono spirito-forte.

Voltaire che Leopardi riscopre e scrive-quindi che di notte, al buio, tremava come un bambino. Se Bambino è Voltaire........ son feti-satirici, se non amebe, quanti vantano Libertà, libertà come quella che adornò fortissima quel Francesco............ andò ad inginocchiarsi in quel di Pietro con vestiti disadorni-distanti dai costumi localmente pretesi ed usati.

Noi non amiamo inginocchiarci, mai, al caso scegliamo di ricurvarci bene onde per saltare ed alzarci da terra più gagliardamente.......... satiricamente ammoniti dal monito petronioso........... "callipigia che ossequi l’ara-a-te-antistante......... non curvarti troppo ch’è ovunque il gran Giove".

Che irridano arabi ed il "loro" Maometto è cosa constatabile, è un evento ............ non ci suggeriscano poi-insieme che stan satireggiando volterriane libertà occidentali............ come dar loro ascolto? BIBLICA-VIGNA con artefatta bestemmia fu ESTORTA. La RICORDI.. tu?

Stelio


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