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IL SALE - N.°53


Sommario


DOCUMENTO

De l’Incompreso Persuasore

(...continua dal numero precedente)

"Una nuova condanna: Testamento morale di un sopravvissuto."

Questa è una storia non conosciuta, complicata, sbagliata, diversa, un po' speciale e forse, proprio per questo da dimenticare...

E' la storia di un piccolo uomo che ormai porta sulla sua pelle un marchio infamante, indelebile e disonorante. Lo sconforto, la vergogna, 1'umiliazione, le offese subite ed accusate da una persona incapace di rispondere a tono avrebbero dovuto già condurmi al SUICIDIO forzato, proprio a causa di questa società ipocrita e beffarda, perfida e crudele, che mi ha rovinato per sempre reputazione e credibilità, togliendo alla mia persona perfino la dignità, il diritto naturale, quel minimo di DIGNITA’ UMANA E SOCIALE che spetterebbe a qualunque essere vivente; un diritto naturale che sin dalla nascita non dovrebbe mai abbandonare nessuno, specie quando si è più deboli. (1)

Lo scoramento, l'isolamento, la depressione e l'esaurimento nervoso avrebbero dovuto, anche solo per semplice pietà, allontanarmi da quei "riflettori-che hanno depredato definitivamente la mia vita attraverso lo sbandierarsi della mia condizione esistenziale, operato dal semplice "passaparola" della stupida gentaglia che affolla le già piccole città di provincia. Avevo 25 anni allora. A quell'età non si dovrebbe "morire" di scherno e di sevizie morali e fisiche, mentali e corporali, specie se si accusano passivamente e remissivamente delle condanne ingiuste, inferte solo a chi non può e non sa difendersi, proprio quando inizia a fiorire il desiderio di cominciare a lottare per sopravvivere, contro questo marcio e corrotto sistema politico, diabolicamente retto dal potere mondiale mirato ad annientare i POPOLI LIBERI e le Persone giuste con sani principi etici e morali.

Chi mi ha condotto a questo punto di non ritorno, a questa meschina condizione, a questo punto

morto, chi mi ha ridotto a questo stato incosciente, a `'vuoto a perdere", disperato ed esasperato, chi ha sceneggiato la mia esistenza deve essere un campione mondiale di sadismo, malvagità e crudeltà poiché mi hanno usato come fossi cavia umana per i loro perversi esperimenti di puro egoismo.

Devo ammettere però, senza presunzione alcuna, che ero un ragazzo speciale, "INTELLIGENTE", profondo, EMOTIVO, sensibile e, vi prego gentilmente di non confondere la verità di questi aggettivi con la magnanimità un po’ sfacciata, mirabolante perchè a buon mercato, che si è soliti tributare a chi tanto adesso è morto dentro, perchè deriso, schernito, ininterrottamente offeso, INSULTATO e screditato agli occhi di tutti quelli che, non conoscendomi, mi guardano in modo strano, costringendomi ad essere sempre più isolato, maltrattato, umiliato e veicolato, ovvero traghettato obbligatoriamente verso un vicolo cieco, senza possibilità di riscatto alcuno; in breve mi hanno impedito di risorgere a nuova vita, degna di tale nome (la cattiveria della gente non ha limiti!).

Imbottito ormai di psicofarmaci, devastanti per la mente e per il corpo (queste schifezze "legali" sono DROGHE che cambiano la personalità, modificano l’umore, comportano inesorabilmente un aumento spropositato di peso, addossano una stanchezza spaventosa e allentano, riducono le capacità motorie e intellettive come la memoria, la capacità di attenzione, di concentrazione ecc.) sono costretto a veder tutto in negativo ovunque ed a giusta ragione.

Da piccolo mi picchiavano ed ero oggetto di burle da parte dei soliti piccoli bulli e canaglie figli della "buona" famiglia borghese; trattato come una specie di HANDICAPPATO, tontolone perché incapace di difendermi; trattato come uno stupido ed incapace proprio a causa della mia ipersensibilità emotiva e della mia predisposizione a non reagire, a farmi rispettare, seppur minimamente, ad ogni sopruso, ad ogni angheria. Passività dovuta ad un certo grado di IMPOTENZA che mi circondava quando ero vittima delle sevizie e per via del mio aspetto estetico grassoccio e goffo. Tante furono le risate e gli sberleffi…

Non ho mai saputo qual sangue scorresse nelle mie vene…

Col tempo, comunque, a scuola diventai un piccolo "GENIO" e riacquistai in parte il rispetto che mai nessuno mi aveva dato, tant’è che più avanti, per le mie doti "geniali" mi si accusò anche di autismo. Dalla natura avevo ricevuto una croce ed una delizia. Un radar a doppia valenza che decifra e contorce il tortuoso mio cammino. Un’eccessiva sensibilità ed una predisposizione quasi genetica a soffrire. Una persona solare che viveva sotto un sole rovesciato!

Capitò anche che, dopo aver svolto l’obbligatorio servizio militare subii uno spaesamento: mi "sbandai" per un paio d'anni con qualche eccessivo divertimento; subii inoltre un trauma forse proveniente dal lontano eppur vicino passato, quasi fosse cosa ancestrale, che mi segnò nel profondo, tant' è che non lo volli mai dichiarare apertamente, così da uccidermi dentro, così che quel CANCRO psicologico che cresceva sempre più in me, arrivò allo stadio di metastasi e finì per devastare la mia preziosa personalità fragile, la mente ora offuscata e provata, il carattere emotivo ed instabile. Dopo un lungo e singolare viaggio (anche interiore) tornai a casa tormentato, cupo e silenzioso, fiore sepolto da una montagna di sofferenza inespulsa, atavica. Poi, inevitabile, il drammatico fatto di cronaca che mi vide ancora una volta vittima del TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO (strumento "altamente" democratico), del MANICOMIO (già previsto), della repressione psichiatrica (ovvero del carcere più INFAMANTE che c'è), della lenta e sottile tortura terapeutica e della galera d'anime da salvare a cui sono precluse le vie della riabilitazione: insomma etichettato, marchiato e malfamato. Per parecchia gente un problema. Questione di rispettabilità condominiale, di quartiere, di città borghese e provinciale, di corretta integrazione in una società dispensatrice di dolore e di sofferenza. La "brava gente" emise la propria sentenza inappellabile e definitiva: non è un criminale, ma è meglio evitarlo!!! Ed ecco arrivare la solitudine più nera, vera ed autentica. In questi ultimi e pesanti anni della mia inadeguata esistenza di agonia e martirio, sono morto una prima ma anche una seconda volta, nell’incapacità a vivere e di lavorare. L'onestà, la dolcezza, la bontà erano comunque particolarità che non mancavano nel mio carattere, e cercavo, per quanto possibile, di non far pesare a nessuno la mia storia sbagliata. malata. Il mio sorriso era buono per qualsiasi occasione, nonostante mi avessero appioppato solo doveri e proibito ogni elementare diritto, persino quello di autodifesa con tanto di processo legale. Anche alla fine, in questa lacerante, martoriata ed inaspettata agonia. dopo il pugno inferto anche dagli "amici" che mi avevano comunque abbandonato al momento del bisogno, dello sconforto e del mio non più sotterraneo e diffuso malessere, ho continuato a dispensare sorrisi di rassicurazione e di inguaribile speranza. Di tacite e pudiche richieste d’aiuto, ne inoltrai a valanghe, comunque rimaste disattese ed inascoltate. Nessuno si sdebitò con me. In fondo, quello che io chiedevo, era di essere compreso, accettato e forse un segnale d'amore da parte di qualche ragazza le quali comunque mi hanno continuamente rifiutato ed emarginato, senza nessuna possibilità di riuscita, proprio perché incapace di dare qualcosa di materiale in cambio, a parte	affetto e sentimento. E cosa se ne fanno le donne del semplice amore? Proprio nulla, credetemi. Tutto ha un prezzo! Tranne la mia condanna a vivere in una solitudine monastica e il votarsi al martirio cosciente e consapevole. Insomma, chiedevo solo un po' d'amore che sempre mi era stato negato e a malapena "assaggiato". Oltretutto l'espressione "felicità familiare" equivaleva per me ad un concetto estraneo, ignoto al mio vocabolario. Le ristrettezze economiche, la nostra onesta e sobria profonda povertà, surrogava mia zia. Surrogava quelle gite in montagna o al mare dove andavo col pretesto di svagarmi, di spensierarmi, per colmare l'ormai oceanica solitudine interiore e l'incomprensione che tutti avevano nei miei confronti. Inarrestabile è il mio declino! Mio padre malato esisteva a tratti; mia sorella aveva la sua vita e mia madre, piccola tiranna autorevole ed autoritaria, mi vietava perfino di occuparmi dell'unica mia grande passione struggente: l'interesse e l'impegno per il Politico! Ma continuavo lo stesso a voler bene ai miei familiari, mio unico perno e puntello di questa esistenza vana e vacua. Esistono morti di serie A, di serie B, C, ed altri di serie D. E' proprio vero ...ci sono morti che fanno notizia e morti invece di cui è meglio non parlare. Io, che penso sempre alla morte, mia unica sposa e grande compagna, come ultima spiaggia rimasta, prima di dedicarmi completamente a lei avrei voluto progettare un futuro diverso che i VIGLIACCHI PSICHIATRI (forti del fatto che la legge è dalla loro parte) mi hanno impedito, giudicandomi irrimediabilmente ed irreversibilmente un malato di mente inguaribile ad a tratti pericoloso sia per la mia persona, sia per gli altri. Progettavo, costruivo, avevo LIBERTA’, la GIUSTIZIA. Ed invece sono già morto d’inedia, d'indifferenza e di infami calunnie, di offese in mente un futuro di lotta per la giusta CAUSA IDEALE, per la VERITA’, la gratuite ed estremamente umilianti come quei sorrisini fatti davanti e dietro le spalle. Attorno a me un "oceano di silenzio" fatto d'indifferenza ed altro, di chi avevo aiutato senza minimamente esitare, quando per loro ero ancora sano o comunque quando ancora il mio stato di HANDICAP MENTALE non era ancora ufficializzato. Oggi, la mia reputazione è andata a farsi fottere ed io sono spacciato.. .Gli ipocriti psicologi, addirittura. vorrebbero darmi anche una miserevole ed indignitosa pensione d'invalidità civile, "aiuto" utile soltanto a rovinarmi definitivamente il mio già incerto futuro. Odio adesso, almeno ora che il mio sorriso triste d'un tempo si è spento per sempre! Grazie umanità crudele!

Tale introspezione vorrei che fosse letta disincantatamene come soprattutto un giudizio critico rivolto all'insensibilità dei feroci carcerieri di regime e della falsa "remissione dei peccati" che accompagna tale sistema vigente. Non mi rimane che RABBIA, DOLORE, RANCORE e SETE di una GIUSTIZIA che mai per me verrà. Gli psichiatri tutelano la "buona società" dai personaggi scomodi come me: questo è il loro sporco compito, cani da guardia della borghesia. Ma tolta la maschera, si rivelano per quello che sono: rapaci aguzzini e approfittatori che possono prenderti per il collo perché protetti dalle autorità di turno. Ho subito VIOLENZA morale e psicologica, MENTALE e FISICA. Mi hanno rovinato la vita e non ho nessuna prospettiva per il futuro. Durante il ricovero coatto mi hanno anche allacciato al letto con la forza per sedarmi. sottomettermi ed avere perciò il più totale controllo su di me. Io non ho difesa alcuna mentre loro possiedono tutte le protezioni. oltre ad un cospicuo stipendio.

Sono altresì convinto che 1'amore cieco e 1'amicizia disinteressata non esistano. Ora dovrei trovarmi un lavoretto senza alcuna responsabilità e costretto a non pensare; dovrei sopravvivere come un automa. Invece io voglio alzare la voce, quella poca che mi rimane per denunciare e proporre una cura psichiatrica alla storia dell'umanità ed una psicoanalisi all'attuale società sclerotizzata e realmente schizofrenica. Gli infami psichiatri mi hanno giudicato e condannato senza appello!

La diffamazione compiuta nei miei confronti è eccessiva ed ingiusta. La mortificazione che mi è stata appiccicata addosso dagli infami psichiatri è ad alto livello. Contro l’ingiustizia di questa marcia e complessa società, tutrice del privilegio borghese, io levo in alto il mio GRIDO DI RIVOLTA! Non so che farmene adesso della vostra squallida pietà e compassione. Chiedo ora solo che tutto passi…Questa è unicamente la testimonianza di un uomo ingiustamente definito "senza qualità", di un subnormale che non ha più paura. Questa è la voce di un ERETICO, il dissenso di un RIBELLE, l’urlo di un DISTRUTTORE, la volontà di un DIVERSO; o forse semplicemente la sete di vendetta d’un innocente carcerato, covata in una notte di immenso dolore. Addio per sempre! VAFFANCULO! DA UN INETTO! 

L’incompreso Persuasore

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N.d.r. La prima parte (Pg 2), già pubblicata nel numero precedente insieme alla Introduzione, è stata ripubblicata per rendere più comprensivo l’insieme del Documento.

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Ricordo di Paola


 

Paola è ritornata all’universo da dove tutti veniamo e la sua sostanza ora potrà far parte, chissà, di nuove stelle o dei più minuscoli fiori.

Come diceva un filosofo "persone molto simili a noi, nelle nostre scelte e ideali, son già passate su questa terra, ma ognuno di noi possiede una propria individualità alla nascita, nei luoghi della vita, nelle scelte.

Paola viveva la sua vita con attenzione per l’educazione dei giovani nella scuola, con l’impegno della politica nei valori e come superamento delle criticità nel mondo.

Presente nei luoghi e momenti di riflessione e azione per un mondo più equo e solidale, con la sua parola, il suo essere donna, con il suo agire, con i suoi dolci e i suoi nettari per rendere da subito più dolce il mondo.

Col vento e la notte era ancora lì a prestar la sua opera.

Oggi non è più tra noi, ma è ancor presente se sappiamo pensare al suo agire positivo e viverlo in noi; il miglior modo per averla quì e cercare di essere nei momenti della politica, coerenti, attenti, critici. Positivi. Completi.

Ciao Paola e che tu possa essere per tutti noi, insegnamento.

Piero

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Spoltore, 11 febbraio 2005 presentazione del libro

"srebrenica i giorni della vergogna" infinito Edizioni

Oggi a Spoltore l’autore del libro, Luca Leone, ha presentato il libro "srebrenica i giorni della vergogna" l’intervento dell’autore, attuato con l’ausilio di diapositive, è servito a far conoscere ai presenti i gravi fatti successi nel luglio 1995 a Srebrenica dove 10.701 uomini, donne, bambini vennero trucidati dalle forze serbo-bosniache, dopo la presentazione vi è stato un momento di discussione e di chiarimenti con domande poste all’autore a riguardo dei gravi fatti, grande attenzione vi è stata da parte dei presenti, attenzione che potrebbe portare ad un approfondimento nella conoscenza di questo periodo oscuro nella guerra in Bosnia e ad iniziative legate al non dimenticare, di sostegno per la riappacificazione, per la crescita di solidarietà fra chi vive in quei territori e di aiuto nella ricostruzione dopo la guerra.

Vi saranno altri due incontri di presentazione dello stesso testo:

Sabato 25 febbraio alle ore 18.00 presso il negozio equo-solidale MATE SHOP in via Tiburtina – Sambuceto (CH) dopo il negozio "La città della Musica"

Domenica 26 febbraio alle ore 16.00 presso il Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna

Lungomare Matteotti 131, Pescara

Per approfondimenti su queste tematiche si possono, anche, consultare i seguenti siti web:

www.infinitoedizioni.it www.misna.org www.macondo3.org www.osservatoriobalcani.org

Piero

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SINTESI 53

MACRO

Ripensando a fatti storici dove l’uomo ha barbaramente ucciso altri uomini, donne, bambini per la conquista di territori e risorse, per motivi pseudoreligiosi, per motivazioni pseudo politiche, per appartenenza etnica e per scelte personali di vita, ricordo lo sterminio degli indiani, i campi di sterminio, i desaparecidos, i curdi, i diidenti in Russia, gli aborigeni australiani; insomma in ogni continente vi sono stati massacri di esseri umani, per motivi in ultimo istanza strettamente economici e di ricchezza personale.

Ancora ai giorni nostri vi sono stati massacri di gente inerme in Bosnia e nel Darfour (RUANDA) e mentre scrivo altri fatti succedono che non sono sotto l’attenzione del cittadino e ne sapremo forse qualcosa fra qualche anno, anche per la costituzione di tribunali per la condanna di crimini contro l’umanità.

Naturalmente dopo che i crimini sono stati perpetuati.

Fondamentalmente l’uomo non è cambiato, i suoi atti di barbarie ancora persistono oppure possono essere ancora lì a far finta di non vedere.

Chi sceglie di agire anche in questo campo dovrebbe saper mettere in collegamento coloro che hanno vissuto questi drammatici atti fra diversi paesi, per riconoscersi, per avere più forza nel superare, ricordando, per porre in atto iniziative d’informazione, di denuncia politica e legale con più forza.

Questa istanza dovrebbe essere punto essenziale in un programma di politica internazionale di modifica sociale, economico, di superamento delle condizioni di miseria, di povertà, di intolleranza sulla base di motivi apparentemente religiosi, percio si deve arrivare ad una gestione politica di uguaglianza, di gestione della ricchezza dei territori in maniera equa.

MICRO

Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti (F. De Andrè)



Agire perchè questi fatti non accadano e per non dover poi andare a recuperare delle situazioni drammatiche di barbarie, di intolleranza tra i popoli, di lacerazioni difficilmente sanabili.

Quali possono essere le priorità?

V’è un profondo rapporto fra ciò che viviamo, nelle nostre difficoltà o risorse della nostra vita e ciò che accade nel mondo tra il nostro impegnarci o nel nostro disinteresse di fronte alle problematiche di quest’ultimo.

Affrontare le difficoltà personali ci pone in modo diverso di fronte al mondo, la nostra capacità di attenzione può accrescersi, anche in modo qualitativo, perciò possono esserci due motivazioni di modifica del nostro agire, per vivere meglio la nostra vita e per condurci sulla terra in modo più armonico e disponibile all’ascolto.

In un mondo differente, dove le criticità tendono a sciogliersi e le risorse delle genti vengono vissute al meglio, ritornano a noi maggiori capacità culturali, di sintesi, per affrontare ulteriormente le altre nostre difficoltà in un ciclo continuo che vede oggi circa 6 miliardi di persone che possono donare maggiormente.

Prestiamo attenzione al nostro vivere, nell’amicizia, negli affetti, nella famiglia, nella società tutta, ciò che conquisteremo potrà servire per un agire più mirato anche per ciò che riguarda l’attenzione ai popoli in una maggiore fratellanza.

 Piero Lanaro

www.pierolanarosorprendere.it

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LA DEVOLUZIONE: RISCHI E PERICOLI!

 La sinistra italiana, nei confronti della Devoluzione, si comporta come lo struzzo: mette la testa sotto terra per non vedere il pericolo che arriva. Il Parlamento ha approvato questa legge che prevede una devoluzione dei poteri dello Stato alle regioni, particolarmente nel campo della Sanità, la Scuola e la Polizia. Per l'entrata in vigore di questa legge sarà necessario effettuare un Referendum nazionale. Il suo esito favorevole o contrario deciderà definitivamente sulla sua validità o meno. Le sinistre stanno raccogliendo le firme per presentare la richiesta di questo Referendum, che si dovrebbe effettuare nel mese di giugno.

Con la legge della Devoluzione si rafforzano i poteri delle regioni. Esse nomineranno dei propri senatori che andranno a far parte del Senato Federale. Nello stesso tempo, sempre con questa legge, si ingigantisce il potere del Presidente del Consiglio o Capo del Governo che potrà da solo nominare e revocare tutti i ministri e chiedere lo scioglimento della Camera in qualsiasi momento, tanto che Mastella già parla di dittatura del Premier. Questa volta sono d'accordo con Mastella.

Tale rafforzamento contemporaneo dei poteri regionali e del potere esecutivo dello Stato (Premier), a scapito di quello legislativo e giudiziario, io lo vedo come una contraddizione ed una base per "conflitti di competenze" (parole di Mastella ), cioè di scontro tra i vari poteri che può portare allo spezzettamento del Paese perchè si rompe il concetto nazionale di Patria e se ne formano tante, inevitabilmente in concorrenza e rivalità tra di loro. Con la Devoluzione, se approvata nel Referendum, si apre un processo in Italia che non si sa dove va a finire: comunque molto pericoloso!

Tale pericolosità veniva intuita anche da Bruno Vespa nella trasmissione di "Porta a Porta" del 22/11/05 intitolata così: "Italia Federale, sfascio o progresso?". Però il tema veniva trattato superficialmente e dopo 5 minuti dimenticato. Questo avveniva non perchè Vespa e gli altri invitati fossero superficiali e stupidi, ma semplicemente perchè hanno una fiducia cieca nelle istituzioni e nelle leggi che le governano. Loro sono pronti a capire condannare e combattere qualsiasi movimento od organizzazione rivoluzionaria che attacchi dall'esterno le istituzioni della repubblica. Per questo motivo si accaniscono contro gli Anarchici Insurrezionalisti e le Brigate Rosse ingigantendo il pericolo e non si rendono conto che la Lega Nord di Bossi è molto più pericolosa e sovversiva. Ciò avviene perchè in questo caso l'attacco alle istituzioni proviene dall'interno. Per loro è impensabile che possa accadere una cosa del genere: hanno una mentalità da "servitori dello Stato e delle sue leggi".

Ciò li rende ingenui ed impotenti, per cui non riescono a vedere fino in fondo la reale portata di ciò che sta avvenendo davanti ai loro occhi: Berlusconi Fini Bossi e la Lega nord stanno sconquassando la Costituzione e l'Italia e loro prendono alla leggera, sottovalutano. La maggior parte della classe politica italiana, sia di destra che di sinistra, ha una mentalità da servitori delle Istituzioni, mentre Berlusconi Fini Bossi ed altri come loro se ne fregano: agiscono contro le istituzioni sia dal di fuori che dal di dentro, secondo come loro conviene. Essi modificano rompono e creano nuove istituzioni e se ne servono per raggiungere i propri interessi e le proprie finalità. A differenza della casta politica-burocratica che si preoccupa di servire le istituzioni, Berlusconi Fini Bossi e compagnia se ne servono. Da qui deriva il comportamento passivo e statico dei primi, dinamico e intraprendente dei secondi. Se i capi della destra hanno un comportamento aggressivo e sprezzante, gli altri politici di questo schieramento hanno un atteggiamento incosciente ed irresponsabile: approvano, anche se non ne sono convinti, tutto ciò che viene portato avanti dai loro capi per spirito di parrocchia, per la poltrona e, probabilmente, per i soldi che elargisce Berlusconi. Tutta la destra, con alla testa Berlusconi, mi dà l'impressione di una banda lanciata a capofitto per raggiungere i propri scopi, costi quel che costi. C'è un clima di guerra civile, anche se solo a parole, però c'è una violenza nell'aria che fa prevedere il peggio, con Berlusconi che impone al Presidente della Repubblica la proroga dello scioglimento delle Camere per potere approvare le proprie leggi; è sempre Berlusconi a minacciare i lavoratori dell' Alitalia in sciopero di intervenire "manu militari" contro di loro, anche se poi si è rimangiato le parole, il che non ha valore perchè conosciamo molto bene il cinismo di quest'uomo ed io credo che sia capace di questo ed altro, anche se ha la madre che parla tanto bene di lui…….

Alla violenza della destra fa riscontro la crisi economica e sociale dell'Italia che si allarga e che non può avere nessuna soluzione all'interno di questo Sistema economico se non con governi autoritari e dittature. Da qui deriva il comportamento di Berlusconi Bossi Fini che si candidano per questo sbocco. La sinistra crede di impedire un tale sbocco difendendo lo status quo, lo Stato assistenziale, la Costituzione, senza capire che non c'è più niente da difendere perchè questa "Repubblica venuta fuori dalla Resistenza" non si è mai realizzata ed ha fallito nei suoi intenti.

Non si può difendere una Costituzione che non è mai stata applicata, se non in minimissima parte; semmai bisogna chiedersi il perchè, senza chiudere la discussione dando tutta la colpa agli avversari, anche perchè questi avversari erano da loro considerati amici! La crisi dell'Italia si sviluppa a tutti i livelli: istituzionale, sociale, economica. In questa situazione la Devoluzione, cioè il passaggio dallo Stato nazionale centralizzato a quello Federato basato sul rafforzamento dei poteri regionali, certamente non è nessuna soluzione, anzi sicuramente un passo indietro per le condizioni di vita del popolo, accompagnato sicuramente da tragedie di massa.

L'Italia, per uscire dalla crisi catastrofica in cui si trova, ha bisogno non di Devoluzione ma di Partecipazione della gente alla gestione della società, di Democrazia Diretta ed Autogestione, cioè di misure politiche che spingono il Paese verso una democrazia di massa ed un uso della ricchezza a vantaggio di tutti e non di pochi. In poche parole ha bisogno di programmi e di cambiamenti che vanno verso il socialismo.

Il vero progresso dell'Italia in senso storico si può fare soltanto passando dalla Patria Borghese a quella Socialista, naturalmente da non confondere con 1' esperienza del "socialismo reale" de11' URSS, ma rifacendosi ai principi ed alle idee originali del socialismo del 1800 che parlavano di eliminazione di frontiere, di uguaglianza tra i popoli, di proprietà collettiva, di società senza padroni e di "nostra patria è il mondo intero", come dice una canzone anarchica.

Indubbiamente attualmente non ci sono proprio le condizioni per passare dalla Patria Borghese a quella Socialista. La coscienza del popolo italiano è a terra dal punto di vista altruista e collettivista, quindi manca anche un'avanguardia in grado di guidare questo passaggio storico. Però ciò non elimina il fatto che l'unica società in grado di risolvere i problemi attuali sia quella socialista: non ce ne sono altre. Per cui la discussione sulla Devoluzione va fatta non soltanto sul piano legale-costituzionale ma soprattutto su quello politico-storico.

Bisogna tenere presente che l'Italia, come il mondo intero, si trova davanti ad un bivio storico: o va avanti verso il Socialismo o torna indietro verso il Medio Evo. E' un bivio molto importante!

4/2/06 Antonio Mucci

(Continua nel prossimo numero)

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ABRUZZO A FONDO

di Giacomo D’Angelo

COMPAGNI E CORTIGIANI.

Quando Ottaviano Augustolo Del Turco venne eletto segretario del PSI, fu sommerso affettuosamente da una grandinata di complimenti, di attestati di stima, di voti beneauguranti dei suoi compagni di partito, come si legge in una sapida cronachetta di Guido Quaranta ("L’Espresso, 26 settembre 1993). La tenerezza più zuccherosa la salmodiò Paris Dell’Unto, deputato romano, che con tacitiana finezza commentò: "Di politica non capisce un cazzo". Sulla sua scia, con puntiglio delicatamente ligure, il genovese Mauro Sanguineti ricordò la dicotomia vellutata di Bettino Craxi, secondo il quale i sindacalisti in servizio sono dei rompicoglioni, quelli a riposo solo dei coglioni. Aggiungendo: "Del resto, leader si nasce. Lui, parliamoci chiaro, non ci è nato". Un altro garofanino volle esprimere il sollievo del passaggio dalla malmostosità ruvida e autoritaria di Craxi alla paciosità dell’orso marsicano e lo benedisse: "Con quegli occhioni luccicosi, la barba sale e pepe e il torace da tenore, fa pensare a Luciano Pavarotti quando canta "Non piangere Liù", l’aria-chiave dalla Turandot di Puccini. Quel che gli manca è solo un fazzolettone di lino tra le mani". Il deputato napoletano Felice Iossa lo accarezzò soavemente: "Nessuno nega che sia una brava persona. Il guaio è che, come segretario, non esiste". Persino l’amabile Tognolino, ossia Carlo Tognoli, ex sindaco di Milano, quando seppe che Ottaviano si era lamentato della scarsa attenzione dei mass media, lo rincuorò: "Hanno assodato che Ottaviano non ha assolutamente nulla da dire". Il foggiano Domenico Romano ammise di conoscerlo, ma sospirò: "Si è circondato di scalzacani". Mettendo lucidamente il dito non sul vizio, ma sull’autentica vocazione di Del Turco che, per non smentire il Romano e la sua natura, anche in Regione ha curato generosamente la lista degli scalzacagnolini e delle scalzacagnette, scelti personalmente o accettati a occhioni chiusi.

Eletto governatore, grazie ai moti antiberlusconiani straripati anche (e inaspettatamente) in Abruzzo, la musica cambia: dopo "insulti irripetibili, sonore pernacchie e lanci di coriandoli come in Carnevale" (questa l’accoglienza in un cinema romano, dopo l’elezione a segretario PSI, come annota Quaranta) e i tripudi di amicizia avvelenata dei suoi compagni, il coro del cortigianume corregionale, gli evviva, i linguainbocca, i giudizi al miele, il fiume di bava degli insaponatori plaudenti, la gara forsennata all’adulazione, la corsa al come ti lecco meglio dei beneficiati, degli unti, dei panegiristi a prescindere, dei lustracalli, degli sgomitanti sul carro del vincitore. La rivista "Vario" (luglio 2005) li ha raggruppati nella "gente di Del Turco" e li ha fatti espettorare (senza torture, pare). Ecco un’antologia di perle, a futura memoria. Paol(inetto) Enrichini stura la damigiana delle iperboli e spara il petardo più fragoroso: "Se i leader della politica nazionale sono le Alpi, lui è il Gran Sasso". Ma si può? E, rintontito dal botto, vieppiù insanisce: "Dopo Gaspari non c’è mai stata una personalità così forte che sia stata al tempo stesso così abruzzese e così uomo d’Italia, nazionale e internazionale". Con Gaspari, lui, globe trotter a spese dei cittadini, simbolo della frana del ridicolo in cui sono finiti i nipotini di Togliatti, non avrebbe fatto nemmeno il vice-autista di quella macchina blu su cui rilegge l’agenda di viaggi, "nazionali e internazionali", cadutagli come manna delturcoide dal destino per nulla cinico e ragguardevolmente baro (per quei tapini degli elettori che non l’hanno votato) . Gaspari e Del Turco. Non ho mai avuto simpatia né per la Dc né per lo zio Remo, ma il gulliveriano paragone tra il politico di Gissi e la sua parodia di Collelongo mi ha fatto ridere (amaramente) più delle topiche berlusconiane o delle battute verduraie di Ortolano Rutelli. Valentina Bianchi, misteriosamente sottratta alle faccende domestiche nella natia Avezzano, catapultata dalle rigovernature casalinghe alla responsabilità di governo (si fa per dire), paolineggia ispirata come una madonna di Filippino Lippi e prorompe estatica dinanzi al suo nume: "È un artista, che traccia una linea d’orizzonte e costruisce intorno un nuovo progetto, un nuovo Abruzzo". Del Turco, nell’atto d’amore della sua Pimplea, assurge al Valhalla come un Eroe che donerà all’Abruzzo "soprattutto credibilità, referenzialità, affidabilità, progettualità, eticità". Ecco perché quelli di AN hanno rifilato questa fumettistica signorina Felicita, eccitata di fantasmi lirici, alla sinistra: vacante la testa, il suo cuore era a destra ma Ottaviano, Eros spavaldo, omnia vincit. Gran Sasso, Pictor Optimus, macchè, sbuffa seccato il già famiglio di Falconio, l’assessore Marco Verticelli, scippato al lavoro dei campi per disoccuparsi delle politiche agricole. A tale guru del niente, burbanzoso e incompetente come nessuno, Ottaviano "dà l’idea di un grande pescatore…di cui apprezzo la pazienza, la concretezza ma anche il sogno, la dimensione atemporale". Dimensione atemporale? Di che blableggia l’ecolalico assessore? Atemporale perché non si ricordano tempi storici in cui è stato nominato (e rinominato) assessore una nullità come lui? Ma il rosario di giaculatorie sviolinanti è da non credere. Per Franco Caramanico, Del Turco è un "bulldozer". Aiuto! Per Tommaso Ginoble, "un treno, una moderna locomotiva che deve percorrere un vecchio tragitto". Anche per Marino Roselli, il più votato dagli abruzzesi, "un treno che è sempre in movimento, che vuole arrivare ad una stazione finale mettendo su ad ogni fermata tutto quello che incontra". Ma intanto di treni ne circolano sempre meno in Abruzzo e Del Turco non salirà mai sul treno per Roma, non dissimile da quello asmatico di Flaiano nel ‘22, o sul treno Lecce-Milano, rigurgitante di pidocchi e di pendolari, sovraccarico di quella umanità che né Ginoble né Roselli né il loro Supercapoconvoglio dimostrano di conoscere. Per Bettina Tordella Mura, assessore alla Kultur, e per Mahmoud Srour, assessore ai lavori pubblici, è "un’aquila", che per la prima "non deve farsi degli amici, è libero" (amici no, ma clienti sì? Libero di assumere frotte di paesani, fotografi e vignettisti?), per il secondo "ha delle intuizioni che possono essere una risorsa per questa regione" (quali, assessore? le elenchi o le intuisce solo lei?). Per Liberato Aceto è "un padre di famiglia" (paternalista o padrino?). Quando essere orfani diventa una felice condizione. Per Walter Caporale è "una rosa sbocciata in primavera". Pensare a Del Turco come a una rosa richiede una fantasia a prova di sanità mentale: Caporale non ricorda che per Geltrude Stein una rosa è (solo) una rosa una rosa una rosa. Per Antonella Bosco "un mare in tempesta", "gli appartiene una idea di forza, irruenza, pienezza, estensione ed ampiezza di contenuti". Se non è pura (e scadente) piaggeria è cotta da adolescente. Per Anna Maria Fracassi Bozzi "un leone, il re della foresta, che sa guidare il suo branco, la sua comunità", "uno che può accedere dovunque (sindacati, parlamento europeo)": per ruggire che? Spaventare Angeletti? Narrare favole marsicane a Strasburgo? Anche la mia amica, Maria Rosaria La Morgia, si fa ghermire dai voli pindarici e paragona Del Turco a una "figura a metà tra Rossellini e Spielberg": più ibrido di così, ma forse non vuol essere un complimento (scherzavi, vero?, Maria Rosaria, il tuo vizio lancianese di stroncare qualcuno fingendo di dirne bene?). Un’altra mia amica, Rita Del Campo, è più ambigua che mai: "mi evoca un personaggio di un quadro fiammingo" (quale? che personaggio? di Memling? Peter Bruegel il Vecchio? Pourbus? Mor? Hugo van der Goes? Bruegel "dei velluti"? Patinier? La pittura fiamminga è sterminata, ha dipinto nobiluomini e briganti…), "un uomo a tinte scure" (tenebrose, si direbbe…), "molto evocativo" (di che, Rita? Perché un linguaggio tanto elusivo? Hai voluto dissimulare l’insofferenza per il personaggio, che avevi già in CGIL?). Anche Franco Leone ricorre alla pittura e pensa a Del Turco come a "quel personaggio del "Quarto Stato" di Volpedo" (perché offendere Peppino Pellizza? Il suo quarto stato è aspirazione utopica, di chi lotta in piedi e in cammino, per Del Turco la marcia, se mai è iniziata, si è fermata in una poltrona, acquartierata nella topìa comoda del calduccio di potere), "una persona estremamente complessa, ad esempio nell’articolare i discorsi". Che significa? Tortuoso, vago, fumoso, anfibologico, oscuro, ermetico, ecolalico come Verticelli, parlante perché dotato di bocca, che non nulla da dire ma lo dice egualmente e fino in fondo?.

(continua nel prossimo numero...)

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Mercoledì 1 marzo ore 20:30 – Via Aterno 209 (ponte di capacchietti) Pescara

Proiezione del film:

DETOUR

La canaglia a Genova

ovvero come accadde che a Genova,

venerdì 20 luglio 2001, un’imprevedibile deriva abbia

trasformato una farsa annunciata in sommossa reale

La trappola dell’organizzazione militante di contro-vertici internazionali che paralizzano lo spirito di rivolta in momenti di impasse politica e di scontro militare (pensiamo a quanto successo a Salonicco), non è ancora stata elusa, nonostante le buone intenzioni.

Parlare di Genova, di quella deriva di rivoltosi che ha aperto una falla non solo nel sistema, ma anche nel sistema della militanza, non smette allora di essere attuale.

Quanto successo venerdì 20 luglio 2001 continua, per noi, ad essere un buon tavolo di discussione per un dibattito che va oltre, che non vuole opporsi ad eventi eclatanti, ma distruggere la miseria della nostra vita quotidiana.

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Genova è stato poco più che una scintilla nel buio assoluto di molti anni, ma ha prodotto due risultati concreti. Ha spazzato via l’esistenza dell’organizzazione-repressione del dissenso portata avanti dalle tute bianche e ha dato un esempio concreto della liberazione dello spazio e del tempo della vita quotidiana, ovvero delle strade, dall’oppressione totalitaria del capitalismo.

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La determinazione con cui gli insorti di Genova hanno affrontato le forze di polizia, travalicando gli angusti limiti della disobbedienza civile e della protesta democratica, smaschera nei fatti l’illusione concertativi, con cui i racket politici avevano cercato di disinnescare ogni radicalità e autonomia possibile. Ridicolo e schifoso appare ora il tentativo di far passare quello che è stato un momento di resistenza di massa per una degenerazione provocata da pochi "professionisti" del disordine, arrivati da chissà dove e infiltrati o addirittura manovrati dalla polizia. La sommossa di Genova ha ridicolizzato le manovre politiche di tutti coloro che hanno provato a strumentalizzarla; per questo motivo costoro fanno a gara con le guardie per calunniarla e nel chiamare alla repressione.

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Aver condiviso con migliaia di persone l’esperienza fisica e mentale di una nuova dimensione dello spazio urbano; aver respirato, sia pure per poche ore, l’atmosfera di un potenziale mondo alla rovescia, le cui strade non sono più i binari che portano sempre agli stessi posti, ma i terreni di avventure e di sorprese: tutto ciò è benzina sul fuoco che brucia coloro che non si rassegnano alla sopravvivenza. L’aver esperito la libertà nelle strade diventa automaticamente la base di una rivendicazione politica senza compromessi: la rivoluzione della vita quotidiana.

[Testi tratti dalla versione scritta di DETOUR – La canaglia a Genova ]

V I D E O P R O I E Z I O N E

Organizzato da "Il Sale"

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CRESCITA E/O COERENZA?

di Francuccio Gesualdi

 Leggo di Unipol penso al commercio equo, alla finanza etica e a tutte le altre iniziative di economia alternativa. Un’idea mi tormenta: "Ecco cosa può succedere alle migliori iniziative se perdono l’anima e si lasciano vincere dalla tentazione del potere". Davanti agli occhi non ho solo la fine miserabile di gran parte del movimento cooperativistico, ma di esperienze ben più gloriose che hanno rappresentato la speranza per milioni di persone. Penso al socialismo morto di nome e di fatto. Penso alla Chiesa, salda nella struttura, ma svilita nei contenuti.


L’affare Unipol presenta due aspetti che vanno tenuti distinti. Il primo di carattere penale, a carico di Consorte, che secondo l’accusa cercava di arricchirsi attraverso torbide operazioni di Borsa e ruberie, in combutta con Fiorani, Ricucci e altri degni compari. Il secondo di carattere politico, a carico di D’Alema, Fassino e molti altri dirigenti della sinistra, convinti che le cooperative devono appendere al chiodo la giacca della solidarietà per indossare quella del business più spinto. La disonestà di Consorte non mi scandalizza perché nelle migliori famiglie possono capitare dirigenti farabutti che prima o poi sono scoperti. Invece mi preoccupa la disinvoltura con la quale i Ds e il mondo delle cooperative hanno abbracciato il mercato. Una svolta che avrà ripercussioni sociali e ambientali, locali e mondiali, per decenni a venire. La trasformazione dei Ds è un fenomeno complesso riconducibile alla caduta del socialismo reale, all’imborghesimento della classe dirigente, ai calcoli elettorali. Ma la metamorfosi può coinvolgere anche noi dell’economia solidale, addirittura per troppo attaccamento alle nostre iniziative. La voglia di crescere è la ragione più frequente che ci spinge ad abbandonare l’inflessibilità dei nostri principi.


Ogni realtà conosce i propri compromessi. Le associazioni di solidarietà accettano i soldi delle imprese pensando ai bisogni dei loro assistiti. Le riviste alternative accettano la pubblicità per fare quadrate i bilanci. Le botteghe del mondo si inseriscono nella corrente del consumismo natalizio per vendere. Le cooperative di importazione si alleano con i supermercati, non sempre virtuosi, per ampliare gli sbocchi di mercato. La finanza etica istituisce fondi di investimento, comprendenti anche titoli di multinazionali, per attrarre qualche risparmiatore in più. Per la voglia di crescere Unipol ha messo gli occhi su bnl, banca di pessima reputazione, e si è infilata in un letamaio fatto di intrighi, opacità, connivenze. Forse per la stessa ragione, il commercio equo inglese ha commesso un atto stupido e suicida, annoverando Nestlé fra le imprese che praticano fair trade.


Non sono contro la crescita delle nostre iniziative. Al contrario voglio che conquistino il mondo. Ma non mi interessano come tali. Mi interessano solo come strumenti di cambiamento. Non mi interessa che il palazzo di Banca Etica diventi più alto o che il fatturato del commercio equo si moltiplichi. Mi interessa che si affermi un altro modo di fare economia ispirato a diritti, equità, solidarietà, sostenibilità. Per questo la nostra stella polare non può essere la crescita, ma la coerenza. In questa prospettiva qualsiasi strategia può essere presa in considerazione, ma deve essere valutata non in base ai numeri, ma ai risvolti educativi, sociali, politici. Perseguendo la coerenza può anche arrivare la crescita, ma guai se per la crescita svendessimo i nostri valori. In tal caso saremmo solo dei grandi sconfitti.


(Tratto dal mensile Altreconomia di Febbraio 2006) - Proposto da Michele Meomartino

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A proposito di privatizzazioni 

SE DICIAMO IDIOZIA (ANTROPOZOICA) ISTITUZIONALE

                                                                                                     di Carmelo R. Viola

 La privatizzazione di un servizio pubblico è un ritorno alla giungla, perché, come dice un proverbio siciliano, è come "affidare la pecora al lupo". Questa espressione non è una battuta né una forzatura e nemmeno un’opinione campata per aria: è la valutazione oggettiva del filo conduttore di quel nuovo corso del capitalismo, che va sotto il nome di neoliberismo e che ha tutta l’aria di essere un’innovazione, avveniristica più che liberale, per il solo fatto di richiamarsi alla libertà. (La famosa "libertà economica" sta per "libertà bellica"!) Non ci troviamo davanti ad un’espressione retorica o che so io bensì davanti ad una logica dinamica estremamente  rigorosa e semplice, evidente ed accessibile a chiunque non abbia già indossato i paraocchi.

Un servizio pubblico, proprio perché tale, non può essere gestito da un privato per "la contradizione che nol consente" (come diceva Dante) : infatti, i fini dell’uno e dell’altro sono in diretta contrapposizione e quindi incompatibili.  Vero è che il pubblico e il privato sono destinati a conciliarsi ma a condizione che seguano comportamenti complementari ovvero che si integrino a vicenda dando luogo alla socialità funzionale, al socialismo nel senso biologicamente reale della parola.  Ma ciò non può avvenire se si scambiano le competenze: un’azienda privata persegue necessariamente profitti privati, non il bene pubblico e comune.  E non per volontà del privato ma per il meccanismo stesso della produzione aziendale.

< div class=MsoNormal> C’è da fare una netta distinzione di fondo. Uno Stato può gestire tutti i servizi pubblici in due modi diametralmente opposti: a) può farlo come azienda di tipo capitalistico che compra il lavoro al minor costo possibile consentito dal mercato e vende i prodotti al maggior prezzo possibile (sempre secondo le leggi del mercato e della pubblicità).  Il pubblico – cioè la società – sarebbe amministrato-governato da uno Stato-azienda capitalista. Secondo alcuni tale Stato sarebbe addirittura comunista! Ovvero, il comunismo altro non sarebbe che un capitalismo di Stato! Se così fosse, Marx ed Engels avrebbero potuto fare a meno di eseguire lunghi studi: sarebbe bastato suggerire di passare allo Stato ogni azienda privata produttrice di beni e servizi. L’affermazione "capitalismo di Stato uguale a comunismo" ha del puerile ma anche del furbesco: essa viene fatta circolare da privati capitalisti tesi a moltiplicare il proprio capitale a proprio piacimento. Per questi il vero capitalismo è quello privato. B) Altro modo di gestire l’economia è quello di produrre in maniera appunto socialistica, cioè senza sfruttamento parassitario del lavoro.

Perciò, per stare ai tempi, che con la caduta dell’Urss avrebbero dimostrato la irrealizzabilità del comunismo, bisognerebbe realizzare il vero capitalismo, l’economia naturale ovvero presuntivamente cònsona alla natura dell’uomo. E ci sono riusciti. Oggi per capitalismo s’intende solo il neoliberismo (cioè il ritorno della gestione dell’economia nelle mani dei privati). Ogni intervento dello Stato nel processo lavoro-retribuzione a favore dei lavoratori è bollato come assistenzialismo filo comunista! Tutto dev’essere guadagnato in una competizione fra due forze dispari, "padroni-lavoratori", sia pure con l’assistenza sempre meno tollerata del sindacato. Tuttavia, bisogna ammettere che i fautori del capitalismo puro o fondamentalista hanno ragione (ogni intervento sarebbe come impacciare la forza del predatore a favore della preda) ma solo limitatamente all’essere il neoliberismo il vero capitalismo integrale e radicale (proprio "alla Pannella", fautore della cancellazione dell’art. 8 contro la facile causa di licenziamento) ma non nel senso che questo risponda alla natura dell’uomo.

L’uomo è quello che diventa – recita la biologia sociale. Il che significa che risponde sì alla natura dell’uomo primitivo, che non è ancora l’uomo, ma solo il bambino-adolescente dell’uomo evoluzionalmente adulto o dell’uomo propriamente detto: dell’uomo che può-deve "divenire". Si tratta dell’antropozoo o uomo-animale, che si arricchisce di tecnologia – soprattutto militare – e si camuffa, scambiando il progresso tecnologico, che è neutrale come qualunque strumento, con lo sviluppo civile, che è tale solo se significa maggiore possibilità di rispondere ai diritti naturali. Esso antropozoo gioca sulla psicologia infantile che tende all’accentramento, all’egocentrismo, alla gara, alla sfida, al piacere della provocazione, alla trasgressione  e al possesso senza limiti. L’uomo dei capitalisti è tutto focalizzato sulla psicologia del bambino e sull’analogia con il mondo animale. Con la giungla (sic!). Infatti, l’animale, il bambino, l’adolescente e l’uomo comune (medio) tendono al superamento dell’altro, alla prevalenza fine a se è stessa non foss’altro per rispondere – con modi e mezzi pri mitivi – al bisogno di esistere e sussistere.  Dunque, il capitalismo sarebbe naturale!

Ma se prendiamo come parametri esistenziali i comportamenti dei bassi livelli biologici e biosociali, dovremmo trovare naturale (e finiamo per trovare naturale) anche ogni forma di violenza e di crimine per prevalere: per valere di più, per possedere di più, per avere più potere! A dire il vero è quanto si osserva nel comportamento degli Usa, che, al momento rappresentano la superpotenza antropozoica più pericolosa per la specie umana. Ora, l’affermazione che sia "quella" la natura dell’uomo non è soltanto un errore ma una menzogna e l’espressione di una deficienza mentale. Il "compimento" dell’uomo è una conquista: l’uomo "vero" sta nell’alto dell’ideale scala evoluzionale d ella specie. E’ un  possibile punto di arrivo: è la possibile futura società di uomini "compiuti" cioè evoluzionalmente adulti. E perché tale fine, non metafisico ma soltanto biosociale, venga raggiunto, è necessario non solo l’impegno – la volontà/filo conduttore dell’evoluzione come crescita progressiva di consapevolezza e di responsabilità morale (di sintonia ed empatia  biosocioaffettiva) ma anche evitare che l’amministrazione dell’economia, insomma della produzione dei beni e dei servizi attraverso il lavoro, della gestione degli stessi e della loro fruizione, avvengano con mezzi e modi che riproducono il formarsi di privilegi e di condizioni di esclusione e di sacrificio gratuito che caratterizzano la società immatura.

L’ondata di privatizzazioni, seguita al fallimento dell’esperimento sovietico (esperimento osteggiato e sabotato in tutti i modi possibili e inimmaginabili dal circostante mondo capitalista) – il Muro di Berlino ne era soltanto un erroneo drammatico baluardo di autodifesa – è la rivincita barbarica del capitalismo ma soprattutto una sconfitta della specie umana, che si avvia, con il ritorno alla giungla, alla propria progressiva fatale estinzione. Non che la "dittatura del proletariato" fosse la soluzione: essa era soltanto un esperimento (come già detto), non privo di errori e di crimini, che fungeva da contrappeso al resto del mondo ed era tutto da emendare nel senso sanamente socialista.

Con quale faccia (tosta) si possa parlare di progresso in atto dell’umanità, è difficile dirlo quand o perfino la natura mostra sempre più i limiti della propria sopportazione e incompatibilità con la logica pandistruttiva del profitto privato. E se pertanto diciamo che l’idiozia neoliberista è istituzionale non aggiungiamo nulla alla realtà se è vero che su tale idiozia – o follia – si basa la piattaforma del nostro sistema parlamentare ad alternanza bipolare, additato come neo avamposto europeo della dittatura nordamericana, legittimata dal giochetto elettorale. La disputa Berlusconi sì-Berlusconi no non esce da una comune adesione al neoliberismo: la differenza tra i due schieramenti sta nella maggiore o minore lucrazione del potere non nella possibile soluzione di benessere equo ed universale, che è totalmente estraneo al sistema. Berlusconi – secondo alcuni - avrebbe raddoppiato il suo "predimonio" (detto impropriamente patrimonio) da 5,9 miliardi di dollari a 12 miliardi di dollari. Gli avversari non sanno zittirlo, ma promettono di abusare meno del potere parl amentare quando l’avranno nelle loro mani.

Se diciamo dunque "idiozia (antropozoica) istituzionale" non diciamo niente di straordinario se è anche vero che alla trasmissione di Ballarò di Rai Tre della sera del 7 febbraio scorso, Massimo D’Alema, ex comunista (sentite! sentite!) ha gridato che durante il suo governo vennero realizzate il maggior numero di privatizzazioni! Non è soltanto un traditore del socialismo ma di sé stesso come uomo. Il fatto – filosoficamente claunesco – si commenta da sé. Forse avrebbe voluto anche ricordare di avere servito militarmente la Nato - ovverosia i padroni Usa -  nella guerra dei Balcani e, in specie, del Kosovo.  Assieme al complice Clinto n puntualmente sfuggì ad un meritato processo e questo è certamente un altro merito. Fassino deve essere orgoglioso di avere accompagnato i volontari italiani per i Balcani fino ai confini d’Italia. Sono personaggi della fattispecie quelli che tentano di sbarrare la strada a colui che dispone di una villa per ogni occasione, tutte comprate con il sudore della propria fronte.

Per confutare la "erroneità bestiale" del neoliberismo basta un semplice ragionamento. Una società neoliberista può avere – ed ha – tutti i requisiti per somigliare ad un aggregato naturale, insomma ad una giungla antropomorfa, dove sono due categorie contrapposte: i "padroni del capitale" e i "venditori di lavoro". I primi hanno il potere finanziario,  i secondi anzitutto le braccia e la mente (ma talvolta anche dei beni di costume, come una casa propria ed una o più auto).Da non dimenticare che ci sono i poveri-poveri, gli indigenti totali e i barboni, tutti "margini ufficialmente insignificanti" dell1accozzaglia neoliberista. Ma non ne ha alcuno di requisiti – il soggetto è sempre l’agglomerato neoliberista  - per somigliare ad una comunità umana propriamente detta.  Il cui requisito essenziale è indiscutibilmente la parità – diciamo meglio la "parità di opportunità" (di cui si parla a vanvera). Con certezza assoluta affermiamo che non c’è parità dove non c’è parità alla nascita. Questa circostanza è fondamentale. E’ la prova del nove. E dove non c’è parità c’è conflittualità anche e soprattutto in termini di crimini, come ci dimostra la delinquenza intralegale (tipo "tangentopoli" sempre affiorante) e  paralegale del tipo "mafioso" (che con l’eventuale mafia storica ha in comune solo delle modalità).

Si possono varare tutte le leggi sulla parità che si vogliono, ma se manca quella della "nascita", non si può produrre alcuna parità. Chi nasce ricco è già un vincitore, un predatore per destinazione genetica o biosociale, un privilegiato di nascita, insomma. Chi nasce povero è una "preda istituzionale". Avrà magari una casa ed un’auto (con mutui e sacrifici ben noti) ma sarà sempre un concorrente di piccola taglia, una preda che si sforzerà di atteggiarsi a predatore. Non sarà nenessariamente un cittadino esemplare amico dei suoi simili (pur potendo avere amici fraterni): egli vedrà sempre negli altri dei concorrenti anche se si dirà cristiano o c he so io. La condizione economica non ne farà necessariamente un proletario rivoluzionario, come vorrebbero i maestri del Centro Comunista "Marx-Engels" di Napoli (magari !) ma sempre un padrone mancato con quanto ciò significa sul piano psicologico e morale soprattutto oggi che, attraverso il "preda-ludismo" (vedi possibili vincite miliardarie!) si fa sognare e talora assaggiare l’ebbrezza dell’essere ricchi oltre ogni bisogno e  misura.

Per chi votare alle prossime elezioni politiche? Potremmo dire per il meno peggio se questo non fosse la stessa piattaforma del peggio. Infatti, non pensiamo neppure per ipotesi al miracolo che un figlio di Berlusconi nasca povero!

Non meno esilarante e conturbante è la promessa di un Prodi che dovrebbe ridurre il costo del lavoro, cioè il prezzo di chi ha il solo lavoro da vendere per campare!

La storia sta dimostrando la totale erroneità, vacuità e talora criminosità della "monetocrazia", la difesa della moneta attiva e il gioco delle "azioni" aperto alla "plebe" dietro cui si nasconde la difesa delle differenze abissali fra ricchi e poveri, fra predatori e prede. La legge finanziaria di fine anno è diventata un concentrato di bestialità burocratiche ad usum delphini.

Il momento in cui la moneta cesserà di essere valore per sé e merce, cesseranno la povertà , il bisogno e la ricchezza parassitaria con tutte le loro istanze e dimensioni. Finirà, insomma, la predonomia spacciata per economia. Ma siamo già nel territorio di un tema che merita una trattazione a sé.

Carmelo R. Viola -Centro Studi Biologia Sociale-

Presentato da Gianni Donaudi

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Ma la pazzia va alla ...... ?

 Quattro "A" , scrive Monti del Ridolfi, affogano la frase che quindi suona male all’oreccchio; quindi male al cuore. Noi ne abbiamo preposte sette di "A" per dar contrasto consimile a quanto segue.

Una locuzione-musicale-da-Intonare-desiderare........... desiderare un Dies Irae.

Cosa spacciano quei clericali per ammonire, cosa musicalmente intonano per condannare aspramente? L’estremo giorno verrà e sarà un Giudizio Universale, un dies-irae dies-illa.

Omero dà consolazione ai suoi greci dubbiosi mettendo in bocca al prode-Troiano-Ettore il presagio: tempo verrà presago il cor mel dice che Priamo e Troia e tutta la sua gente cada.

Ovidio intende primariamente e latinamente "arriverà giorno" Namque dies aderit (Met III-520).

Arriverà, in esso giorno, un Nuovo Dio Liber ....... Bacco. Primo-triumfans che saprà coinvolgerci e liberarci con danze-vino-canti...... tutti-insieme con orge.... CON-ORGE, lui che è Lieo-scioglitore.

Bacco ed orge-volgari, o Dioniso ed orge-greche.

Orge Tou Theon ....... scrive Giovanni (3-36) ma Quasimodo e Diodati ci traducono con l’ IRA DI DIO.

Questa "Ira" è di origine medioevale: è ricollegata a canti-sacri-clericali-funerei che tal Tommaso da Celano avrebbe inventato nel XIII secolo, forse pedissequando-copiando da tal’altro abate Guerrino Amelli vissuto nel XII secolo. Guerrino-guerra abbatava dies letali!

Nel XVI secolo Palestrina compone Dies-Irae memorabili insieme ad altre-circa 200 composizioni: Requiem, Messe per defunti, Gloria, Benedictus Agnus Dei, Kyrie.... similibusque-sacralia.

Il grande Achille impregna l’Iliade della sua ira che renderà agli Achei, oltre alla vittoria, infiniti lutti...

Il grande Orlando con la sua furia sarà artefice di sanguinosissima crociata........

L’IRA è ...........

Cos’è anche l’IRA?

Noi rileggendo il Monti ritrovammo la Protasi dell’Iliade ove esalta "il Tasso, il quale sapeva la lingua del sentimento un pò meglio dei gelati pedanti che lo straziavano."

Monti evidenzia che "l’ira al contrario perde affatto di vista i confini della ragione e sta su quelli della forsennatezza. Quam bene Ennius iram initium esse dixit insaniae scriveva Cicerone nel IV delle Tuscolane; e quando noi diciamo ira di Dio, noi facciamo a rigor di termini un matto oltraggio alla Divinità, prendendola in senso di un affetto che perturba."

A noi preme evidenziare che l’esaltazuione del Tasso e la condanna, preposta, ai pedanti vale anche per la traduzione "impropria" di quell’orge-orge con "ira".

Dal greco al volgare, passando per il latino "ira" che già Ennio e Cicerone e Monti vedono initium, in eo, entrare sfociare-accedere-coinvolgersi con l’insania latina che è poi uguale all’insania volgare.

Forse, solo per documentazione, vale ricordare che, per altro caso Leopardi disse "bestia" un traduttore che aveva tradotto a Suo-Modo.

Daltronde quando alcuno riferisce di altri............ sempre reca-provoca variazioni........ grave se esse sono tali da stravolgere........... meglio far dire al dicitore quel che vuol dire........ senza mediazioni.

Noi compatiamo la grossolanità del gran traduttore Salvini, emerito elogiato cruscoso, che scrisse tradusse l’intera letteratura greca.............. chi mai pensa che quel poveretto abbia mai potuto spendere più di un qualche attimo per volgere l’Ira di Achille nello sgraziato-sdegno-lungo, mentre l’ira è, con Orazio-latino furor brevis........ anche Petrarca condivide poi ed ampierà questa sentenzia.

Orge tou theou --è-- l’ira di Dio............... o forse noi si preferisce: Orge tou theou--e--l’ira di Dio.

Noi poi non si amano nè si gradiscono ire di alcun tipo: non è certo essa che ci tiene lontani da comportamenti asociali o "peccaminosi". Anzi siamo sorpresi che alcuni possano esser indotti ad evitare "peccati" solo perchè poi l’Ira.......... dies-illa........ .

Nè l’ira di novelli traduttori nè l’orge di primari dicitori ci ammonisce, solo vediamo che la greca Orge evolve in latina-volgare Ira......... e ciò non ci rende certi dell’evento.

Gli eventi, soprattutto se esemplari, forse andrebbero salvaguardati in INTEGRITA’, genuinità e magari solo aggiunta-suggerita-dimostrata una nuova-diversa manifestazione o epifania.

D’altronde Ovidio, sulmonese, ebbe a scrivere le sue metamorfosi ove aderit-dies........... e dove venne anche il giorno in cui la portentosa maga Circe andò in missione per......... .

Se Ovidio ebbe a poeticizzare le sue Metamorfosi nella prima decina d’anni della nuova era cristiana, di ciò certo non si può-potrebbe fargli torto alcuno. Resta, per noi, il primo ritrovo-scritto circa una corsa sull’acque marine.

Circe super summa aequora decurrit pedibus siccis! Ovidio Metam 14°-50.

Giovanni, 6-19, i discepoli videro Gesù camminare sul mare......... ed impaurirono..........

Nè condividiamo il Gazali quando: se Ihsouv peripatounta avesse goduto di una fede maggiore questa gli avrebbe permesso addirittura di volare.

Anche Celso avrebbe evidenziato la primarietà circea dell’evento, avrebbe vantato la maggior pericolosità della corsa sostenuta dalla maga: corsa effettuata in un periglioso Stretto-di-Mare.

Solo che Origene non amò calarsi in questo scomodo scoglion...... dettaglio, ed altri con lui.

Oggigiorno con un furbo-ingannevole strumento non è affatto difficoltoso tenersi ben asciutti i piedi... siccis pedibus ......... basta farsi veicolare da un volgare aircraft.

Questo sì che è Progresso! Tutti possono volare sull’acqua, basta aver i soldi per il biglietto .............. e nonostante il primato-primario della Circe ovidiana .......... non avremmo più a stupire, da invidiare o temere di finire come il garrulo Icaro che troppo si distaccò dall’orbita sicura.

Stelio


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