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IL SALE - N.°52


Sommario


BILANCIO PERSONALE PER L'USCITA DEL 500 NUMERO DE "IL SALE°

Insieme ad un gruppo di amici abbiamo festeggiato la pubblicazione del N°50 de Il Sale: è stata una serata molto piacevole, basata sul rispetto reciproco e la fraternità, con discussioni molto interessanti.

Io credo che la pubblicazione di questi 50 numeri de Il Sale sia importante per due motivi: La fedeltà ai principi iniziali (il pluralismo - la Democrazia diretta) ed il funzionamento collettivo.

Adesso non vorrei parlare del primo punto, cioè dell'aspetto politico, perchè l'ho fatto già tante altre volte. Invece cercherò di descrivere il secondo punto, cioè la parte pratica-organizzativa.

Questo aspetto è molto importante per la dinamica in cui si è svolto, evidenziato dai seguenti fatti:

1) Piero ha dato il nome al giornale.

2) Ezio ha impostato 1' e-mail.

 3) Antonella l'idea del sito ed ha cominciato.

 4 ) Piero L. l'ha realizzato.

5) Tantissimi hanno scritto e scrivono sul giornale: circa 80.

6) Tantissimi hanno la pazienza di leggerci e di sopportare tutte le "stupidaggini" che scriviamo (parlo per me!).

7 ) Senza i tanti lettori non esisteremmo più perchè sono loro che ci incoraggiano in tante forme: sono molto di più gli elogi che le critiche, altrimenti ci saremmo scoraggiati già da molto tempo.

8) Alcune persone si occupano della diffusione pubblica del giornale, il che non è facile perchè è un periodico controcorrente, "marziano", quindi richiede una certa sicurezza e capacità di argomentazione per difenderlo e diffonderlo.

9 ) Tutte le riunioni(141) che abbiamo effettuato in 5 anni, cui hanno partecipato tantissime persone, ci hanno permesso di sentirci ed agire come un collettivo.

10) L'impaginazione del giornale è stata iniziata da Ezio, continuata da Carlo. Enzo, Lino e Simone.

11) Il contributo finanziario viene in tante forme: sia da chi acquista il giornale che costa 50 centesimi, sia da chi dona di più, sia da alcuni che mettono delle quote. Si può dire veramente che è un giornale autofinanziato.

Io penso che tutti questi fatti citati stanno a dimostrare che la pubblicazione dei 50 numeri del giornale è veramente il risultato di un grandissimo sforzo collettivo, che fa "i salti mortali" per mantenerlo in piedi. Il tutto si basa sul lavoro volontario, senza nessuna retribuzione. Non ci sono direttori "irresponsabili", nè capi! Chi fa più e chi fa meno non ha importanza: ognuno fa quello che può. Però siamo tutti uguali lo stesso!.

Per il suo contenuto politico e per il funzionamento collettivo ed autogestito, Il Sale rappresenta l'unico vero giornale di opposizione a Pescara, anche se le sue dimensioni sono minime:

 

RAFFORZIAMOLO!

 

Antonio Mucci

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Introduzione

 

"Lasciatevi stringere da un forte abbraccio ... dinamitardo!”

 

"Tu, che per consolare il debole nel rischio,
ci insegni come zolfo e salnitro si mischiano. "
C. Baudelaire
Litanie di Satana - I fiori del Male

E così, scopro che anche un caro amico non ha vissuto, come me, un'infanzia felice...

E come me, anche lui è corroso da quel sottile dolore difficilmente descrivibile a qualsiasi dottore... "Amici miei, ci è toccata da giovani una dura sorte. Abbiamo sofferto della nostra gioventù come di una grave malattia. Questo deriva dal tempo in cui siamo stati scagliati: tempo di grande decadenza interiore, di decomposizione, che con tutte le sue debolezze ed anche con le sue forze migliori reagisce contro lo spirito della gioventù. Lo sgretolamento e l'incertezza sono propri di questo tempo: niente poggia su solide basi e su di una robusta fede in noi stessi. Si vive per il domani perché il post domani è dubbio. Tutto è liscio e pericoloso sulla nostra via e, inoltre, il ghiaccio che ci sostiene è diventato così sottile; sentiamo lo spiacevole e caldo vento che sta per scioglierlo; là dove andiamo nessun altro, tra poco, potrà più andare... " Friedrich Nietzsche espresse magistralmente in questa frase la nostra condizione esistenziale. Spesso accade di dover tornare a sfogliar quel maledetto album dei nostri ricordi. Una foto si può distruggere, bruciare; ma un ricordo che dorme nella nostra mente è impossibile da cancellare. Soprattutto quando esso è ben forte e nitido e radicato saldamente nella nostra mente. E così capita che torni a galla, si svegli e torni a far male: quasi come quei leggendari mostri mitologici che si destavano dal sonno millenario e tornavano a riveder la luce ed a cibarsi della vita al di fuori di quella buia e fredda spelonca nella quale. per lunghissimo tempo, avevano dimorato. E tornando indietro ci accorgiamo di come la fragilità di un bimbo possa essere violentata dall'animalesca esuberanza di un coetaneo. Cos'è più orribile dell'accanirsi con la forza o con le espressioni di derisione e scherno, rivolte ad una persona più debole? Ditelo! E perché tutto ciò continui ad esistere anche tra gli adulti? Me lo si spieghi!

Ma ricordiamo con più amarezza quanto l'autorità di turno, il genitore, il maestro, il preside, o semplicemente la legge vada a favore sempre del preferito, dell'apparente "bravo" figlio di papà o di mammà, del ricco e del potente.

Domandatevi a cosa servono gli avvocati. Forse serve ricordarvelo... Servono al " più forte" per raggirar il più debole. Ed ecco che al riempirsi delle tasche di pesanti monete, vengono snocciolati articoli e codici che, mirabilmente manipolati, fanno dell'innocente un infame colpevole.

Ed ancora osino venirmi a parlare di leggi! Strumenti del potere che impediscono il giusto verdetto e la giusta ricompensa: la vendetta!

Così che chi è incapace di reagire, per educazione impartita, per indole, per incapacità o più semplicemente per paura è destinato ad incassare per tutta la vita, senza speranza di giustizia alcuna.

"Ci aspetta una guerra di fame e macerie, la vita che sputa le nostre miserie " cantava anni fa Marco Masini.

E così i problemi a relazionar con gli altri aumentano ed ingigantiscono. Ma, seppur chiusi sempre più nel nostro secco ed assoluto dolore, continuiamo a custodir il puro sentimento dell'amore, magari da poter,un giorno, donare come fresca rosa di maggio ad una donna, che ci dia la possibilità di riversar su di essa tutte

le nostre cure ed attenzioni. Ma troppo presto veniamo a scoprir di che pasta siano esse fatte ... Qualcuno, addirittura, le vorrebbe concepite da una costola stessa del maschio.

Schiacciati dall'ennesimo. ma stavolta femminil dolore, trasportati dal vento del nichilismo, siamo portati per forza a scegliere tra anomia o pazzia.

Ma ora voglio dirvi una cosa: non crediate che tutto finisca tranquillamente, per voi.

"Non fate che la nostra disperazione esploda: non potreste resistere a quella che sarebbe la nostra ultima risorsa. Non è l'assassinio, né il suicidio; è qualcosa più terribile di queste cose, qualcosa che si può vedere ma di cui n on si può parlare... "(Pierre Josef Proudhon)

Noi "piccole stelle senza cielo" non ci spegneremo lentamente bruciate dal nostro dolore ...no, non lo permetteremo!

Al lento consumar delle stelle morte, preferiamo l'immensa e fragorosa esplosione delle supenovae, con la loro distruzione tutt'intorno ad essa disseminata.

Ricordate, volgo infame, che semmai vivesse tra voi un pazzo assassino. questo è stato concepito dal vostro perverso grembo.

Sappiate, volgo infame, che verrà il giorno in cui dovrete ricordare che il sangue è rosso. Quel giorno, ognuno di voi rabbrividirà per ciò che ci ha fatto. Ognuno di voi dovrà pentirsi di esser nato...

Non addormentatevi, perché il vostro incubo potrebbe iniziare!

Forza amico mio: un futuro comune ci attende!

L'Uomo della Foresta

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DOCUMENTO

"Una nuova condanna: Testamento morale di un sopravvissuto.”

 

Questa è una storia non conosciuta, complicata, sbagliata, diversa, un po' speciale e forse, proprio per questo da dimenticare...

E' la storia di un piccolo uomo che ormai porta sulla sua pelle un marchio infamante, indelebile e disonorante. Lo sconforto, la vergogna, 1'umiliazione, le offese subite ed accusate da una persona incapace di rispondere a tono avrebbero dovuto già condurmi al SUICIDIO  forzato, proprio a causa di questa società ipocrita e beffarda, perfida e crudele, che mi ha rovinato per sempre reputazione e credibilità, togliendo alla mia persona perfino la dignità, il diritto naturale, quel minimo di DIGNITA’ UMANA  E SOCIALE  che spetterebbe a qualunque essere vivente; un diritto naturale che sin dalla nascita non dovrebbe mai abbandonare nessuno, specie quando si è più deboli.

                               

 

(continua nel prossimo numero...)

L’ incompreso persuasore

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Intervista a Giorgio Baltera di “Giù le man da la Valsusa” (Caselette – TO)

Intervista a cura di Piero Lanaro e di Laura Gaudenzi (gennaio ’06)

 

Mi puoi fare il punto della situazione ad oggi e dire quali sono i progetti e i prossimi appuntamenti del movimento NO TAV?

 

Premetto che l’opposizione al progetto del TAV è cominciata circa 14 anni fa quando avevo poco più di 14 anni e non ero cosciente di ciò che stava accadendo. In quel periodo poche persone della valle avevano percepito da subito la pericolosità del progetto. E non era una semplice contestazione o un no a priori espresso da sprovveduti o ignoranti, come spesso sembra essere messo in risalto dalla maggior parte dei media. Sono persone istruite e competenti, fra cui anche stimatissimi docenti universitari del Politecnico di Torino, che si sono preoccupate di capire e di informare gli abitanti riguardo ai possibili danni che tale opera avrebbe inferto alla valle.

I progetti del movimento sono e rimangono quelli di salvaguardare il territorio e l’economia di tutto il paese per evitare sprechi e soprattutto i soprusi che i poteri con troppa facilità adoperano  sulla gente.

Per quanto riguarda gli appuntamenti, essi sono sempre fitti, benché ve ne siano alcuni di più grande risonanza. Per essere informati consiglio la consultazione del sito www.notav.it

Quali sono, in sintesi, le motivazioni del NO alla TAV?
 

Il progetto della TAV Torino-Lione prevede 253 km di tratta di cui 131 km in galleria. Esso è diviso nella tratta italiana da Settimo Torinese a Borgone (gronda merci) di 47 km, tratta internazionale da Borgone a St Jean de Maurienne di 72 km (di cui soli 25 in territorio italiano),  tratta francese di 135 km da St Jean de Maurienne a Lione. La galleria prevista nella tratta internazione è la più lunga misurando addirittura 52 km.

Ciò premesso, le motivazioni dell’opposizione sono molteplici. Innanzitutto la salute di centinaia di migliaia di abitanti, poiché l’amianto presente nelle montagne valsusine, se liberato nell’aria, perverrebbe alla città di Torino e agli abitati della cintura, trasportato dai venti che spirano dalla valle verso il capoluogo. Anche una sola fibra di amianto respirata può risultare letale anche dopo numerosi anni dall’inalazione. Dal momento di riscontro del tipo di tumore causato da queste particelle, ovvero il mesotelioma pleurico, al decesso il tempo è breve e non vi sono cure che possano evitare la morte. Vale lo stesso discorso per l’uranio presente nel massiccio d’Ambin, più in alto nella valle. I danni causati dall’uranio sono oramai noti in tutta Italia a causa delle “missioni di pace” dei nostri soldati nell’ex Jugoslavia, ovvero la cosiddetta “sindrome dei Balcani”.

Inoltre non è da trascurare l’impatto delle lunghe gallerie sulle falde acquifere, che corrono il fortissimo rischio di essere danneggiate come è successo al Mugello in Toscana, dove interi paesi hanno visto il loro acquedotto prosciugato senza la possibilità di essere ripristinato.

Gli scavi che sarebbero effettuati in caso della realizzazione dell’opera, creerebbero un volume di materiale di risulta (smarino) di 7,5 milioni di metri cubi,  grande almeno quanto 3 piramidi di Cheope. Tale smarino dovrebbe essere stoccato in cave, modificando pesantemente l’ambiente e il paesaggio della Valsusa. Ma non solo, le cave presenti in zona non sono sufficienti a ospitare una mole così notevole di materiali, perciò molte cave della provincia di Torino sarebbero interessate dall’intervento, con il risultato di movimentare ininterrottamente per anni, inquinanti e polverosi camion in un’ampia area.

Ricordo brevemente che nella valle sorgerebbero problemi portati della cantierizzazione dell’intero territorio per una ventina di anni e il passaggio dei treni creerebbe inquinamento acustico.

Se finora ho descritto solo motivazioni che coinvolgono principalmente gli abitanti delle zone interessate dagli interventi, mi soffermo ora sulla questione economica. Essa creerebbe debiti a carico di tutti gli Italiani. Le sole opere per la Torino-Lione avrebbero un costo altissimo per lo Stato Italiano (almeno 15 miliardi di euro, ovvero intorno a 3-4 volte quello previsto per il ponte sullo stretto di Messina). Senza contare gli imprevedibili e grandi incrementi di costo che le opere di questo genere subiscono durante i lavori. Tale indebitamento dello stato sarà difficilmente recuperato dalla linea, che ha tempi di pareggio dei costi stimati intorno ai 20 anni di esercizio, sempre che l’economia, gli scambi e i trasporti continuino a crescere linearmente. Se calassero o crescessero poco, come in parte succede in questo periodo e non era stato previsto negli studi svolti, difficilmente andrebbero in pareggio, giungendo a un immenso errore economico, come è stato per l’Eurotunnel sotto la Manica.

Inoltre i costi energetici per la collettività non sono sostenibili. È dimostrato che il trasporto delle merci su gomma è energeticamente conveniente rispetto al trasporto sulle rotaie del TAV. Ciò significa che si consumerebbe più petrolio per le centrali termoelettriche, obbligando l’Italia a scelte di produzione energetica forzate.

 

Sulla questione dell’amianto, dell’uranio e dello smaltimento dello smarino quali sono le soluzioni previste dagli addetti ai lavori?

 

Quando un’opera è decisa a tavolino senza conoscere il territorio ogni soluzione possibile viene adottata senza pensare alla sua applicabilità. Ad esempio le previsioni di nastri trasportatori o di teleferiche lunghe numerosi chilometri credo che facciano sorridere chiunque. E allo stesso modo la previsione di impacchettare i materiali di risulta delle perforazioni direttamente all’interno dei fori in corso di realizzazione. Da non dimenticare che si prevede una lieve depressurizzazione degli scavi in modo che nulla possa uscire all’esterno. Credo che sia esplicativo il pensare al risultato di un’esplosione causata da un candelotto di dinamite normalmente usato in cava. E per quanto riguarda lo smarino, al costo che comporterebbe impacchettare ogni blocco della piramide di Cheope 3 volte.

L’opera, a mio avviso, non appare dunque solo faraonica, ma addirittura ridicola e fallimentare in partenza. Uno specialista potrebbe forse pensare che è stata progettata da incompetenti. Se così non fosse, vorrebbe dire che vi sono delle manovre oscure dietro ai disegni.

 

Sono in atto dei contatti ed un confronto con Paesi o movimenti oltre frontiera su questo problema?
 

I contatti sono attivi da anni. I movimenti contro il TAV sono diffusi in molte parti dell’Europa. Mi riferisco in particolare a movimenti baschi, catalani e francesi. I media naturalmente hanno sempre nascosto e minimizzato. Inoltre su ogni “focolaio” vi sono forti tentativi di confinamento e di controllo ad ogni livello, sia locale, sia statale, sia sovrastatale.

In Valsusa il caso è potuto esplodere per vari fattori. In primis è un luogo dove si addensa una notevole quantità di abitanti. E poi, essendo una valle, la morfologia conferisce uno stimolo alla creazione di una comunità omogenea. Inoltre è stata recentemente colpita da mali comuni quali un’autostrada, un elettrodotto e l’inquinamento delle acciaierie di Bruzolo, paragonabile a ciò che è successo in Val Bormida. Quindi le persone sono sensibilizzate e pronte a difendere la propria terra e la propria gente.

I 14 anni di informazione e di accrescimento del movimento NO TAV lo hanno reso compatto e difficile da scalfire.

 

Quali sono le tesi a sostegno dei progetti alternativi al tunnel?
 

Credo che lo studio condotto per conto della Comunità Montana Bassa Valsusa dalla società Polinomia di Milano, reperibile sui siti della Comunità Montana Bassa Valsusa (www.cmbvalsusa.it) e di Legambiente Valsusa (www.legambientevalsusa.it) risponda esaurientemente a qualsiasi domanda.

In particolare sarebbe possibile adeguare la linea storica a costi ridotti e accessibili, ottenendo un risultato compatibile alle prospettive del mercato futuro. Ma questa soluzione è anche interessante per la sostenibilità ambientale e soprattutto l’importante difesa della vita (che per le persone meno umane si traduce in costi economici notevoli per cure e sostentamenti).

In alternativa alla Torino-Lione si potrebbero migliorare i servizi per i pendolari (che sono numericamente molto superiori ai potenziali utenti del TAV, il cui biglietto avrebbe un costo spropositato) e evitare i tagli delle linee ferroviarie.

Inoltre si potrebbero evitare numerosi tagli ai servizi pubblici quali gli ospedali e i pronto soccorso e impedire lo smisurato incremento di peso delle tasse.

 

Qual è la posizione dei principali partiti, dei sindacati e della Chiesa sulla TAV?
 

Per quanto riguarda le posizioni ufficiali, in valle nessun partito si dichiara favorevole alla TAV, salvo i gruppi politici di destra che sono attualmente al governo quali AN e FI. Tuttavia è impossibile per loro essere dichiaratamente pro TAV in Valsusa per il pericolo di ritorsioni da parte degli abitanti. I grandi partiti devono come e comunque appoggiare il TAV. Emblematica è la posizione dei DS che in Valsusa, capitanati da Ferrentino, si oppongono all’opera, anche se spesso usano toni moderati, mentre a livello provinciale, regionale e nazionale sono pienamente favorevoli e premono anche a Bruxelles per agevolare l’inizio delle operazioni. Vi sono formazioni partitiche come gli Umanisti che sono indipendenti e si oppongono realmente al TAV.

Vorrei far notare come il mondo politico sia stato spaventato dal terremoto creato dalla Lista NO TAV alle elezioni provinciali 2004. Oramai è tutto nascosto nel dimenticatoio ma parlando con ogni politico delle formazioni tradizionali si scopre che in qualche modo ha temuto quel movimento di persone indipendenti, che purtroppo sembra essersi spento.

La lista e i 9000 voti ottenuti non solo nella valle hanno smosso e incrementato l’informazione al di fuori della Valsusa.

 

Nella lotta di opposizione fin qui sostenuta qual è stato il peso ed il ruolo delle donne, degli anziani, delle famiglie?

 

Direi che essa è fondamentale, poiché ognuno di noi è conscio del pericolo. Il livello di consapevolezza raggiunta dagli abitanti è la vera potenza del movimento NO TAV. Non esiste un capo che ha sempre ragione o che muove le masse. Sono le masse che spontaneamente ragionano, si muovono e agiscono con un’armonia eccezionale. Si è invertita la gerarchia piramidale e la Valsusa sta dimostrando di avere recepito cos’è realmente la democrazia, seppur continuino a permanere le propaggini delle forme di governo impositive e centrali.

Ciascuno di noi è capace autonomamente di informare e far capire la minaccia rappresentata dal TAV per la Valsusa e per l’Italia intera. Proprio per questo alle manifestazioni partecipano sempre più persone da ogni parte della penisola e addirittura il movimento si propaga anche al di là delle Alpi, mostrando che la gente ovunque è sensibilizzata contro le imposizioni.

Sostanzialmente noto che ogni manifestante quando può partecipare a degli eventi capisce di star scrivendo in prima persona un capitolo della storia, non solo italiana ma europea. Ma soprattutto capisce che le sue azioni sono espressioni di libertà. Proprio per questo spirito di sicurezza di essere nel giusto e di appagamento della naturale tendenza alla libertà appare quello che è impossibile nella società moderna: l’aiuto reciproco, il dialogo e la creazione di una comunità.

 

Mi sembra che gli studi fatti sulla validità o meno della TAV non siano dovutamente pubblicizzati dagli organi di stampa. Cosa mi può dire su questo?
 

Non voglio essere scortese verso gli organi di stampa tradizionale e dire che i soliti “interessi” decidono cosa deve essere scritto e cosa non può apparire. Mi limito a osservare che il costo di un quotidiano è troppo basso per coprire le spese sostenute e che gli organi di stampa più “potenti” sono controllati da gruppi che possono mobilitare capitali ingenti. Il TAV accresce le ricchezze di alcuni gruppi che possono mobilitare enormi capitali. A questi gruppi non importa il colore delle bandiere dei burattini che lo realizzano. L’importante per loro è il risultato. La morte di migliaia di persone forse per loro è solo un sollievo, visto che la disoccupazione e l’aumento dei pensionati sono problemi gravi soprattutto per loro. Le malattie e le conseguenti spese per le cure invece sono fonti di guadagno per le multinazionali farmaceutiche.

 

Mi è capitato di passare nell’atrio di Porta Nuova a Torino dove è presente uno stand informativo chiaramente pro TAV. Non pensate che sia necessaria una contro informazione a questa iniziativa dove manca il contradditorio?

 

Il problema è conosciuto. Nel 2004 in piena campagna elettorale era per legge impossibile distribuire volantini   elettorali nella struttura di proprietà della Grandi Stazioni. Ottenere l’autorizzazione per il posizionamento di un banchetto informativo NO TAV a Porta Nuova è praticamente impossibile. Farlo senza autorizzazione crea il rischio di denunce, dato che l’area è completamente monitorata (come mai in furti e scippi nella stazione tale monitoraggio molto spesso non riesce a rintracciare i colpevoli mentre se si facesse controinformazione si sarebbe subito riconosciuti?)

 

Intervista a cura di Piero Lanaro e di Laura Gaudenzi (gennaio ’06)

 

Presentato unitamente da Piero Lanaro e Simone Paolini

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IL GIORNALE DI TUTTI E PER TUTTI


Siamo arrivati a stampare il cinquantunesimo numero del giornale ed è sicuramente un buon risultato, considerando il fatto che  la nostra è una piccola realtà autogestita. Tale esperienza è stata realizzata in quattro anni di attività grazie all'impegno di un gruppo di amici, che si sono incontrati regolarmente e autofinanziati per pagare la sede dove avvengono gli incontri creare un sito e produrre il materiale cartaceo.

Il sito rappresenta, sicuramente, un piccolo passo in avanti in quanto ci ha messo in contatto con altre realtà della rete e ci ha dato maggiore visibilità, oltre a rappresentare un archivio di tutto il lavoro svolto fino ad ora.

Il motivo per cui il giornale si è consolidato in questi anni è da ricercare nel fatto che i suoi principi ispiratori sono stati perseguiti realmente e non sono rimasti semplici parole stampate sulla copertina. Il pluralismo, che ha costituito uno dei principali oggetti di discussione e di diversità di opinione, si è concretizzato dando una penna a tutti senza fare distinzioni di appartenenza politica o religiosa. Il giornale si è quindi caratterizzato per essere uno spazio aperto ad ospitare idee diverse, non a caso vi hanno scritto anarchici,mussulmani, marxisti, cattolici,liberali, ecologisti, liberi pensatori, poeti e artisti. Questo è il punto di forza del giornale, che rappresenta un polo d'attrazione per persone diverse, ma animate dallo stesso intento, ovvero comprendere la realtà e cercare di trasformarla.

Il principio della democrazia diretta si realizza nel metodo utilizzato per lo svolgimento delle riunioni, infatti durante gli incontri viene scelto a rotazione un coordinatore, che funge da segretario ed ha il compito di scrivere l'ordine del giorno stabilito collettivamente e di far rispettare i tempi degli interventi, che sono uguali per tutti. In questo modo ognuno può esprimere la propria  opinione nel rispetto e la considerazione della opinione degli altri.

Tra i principi è scritto anche rivoluzionario e io credo che questo giornale lo sia, proprio per le  considerazioni esposte fino ad ora. I giornali e le riviste realizzati da partiti, sindacati o associazioni esprimono la linea politica o culturale di quelle organizzazioni e  non lasciano spazio ad idee che se discostano. La loro funzione è importante, poichè danno informazioni ma portano avanti idee circoscritte in un ambito ristretto e non promuovono lo scambio e confronto tra idee diverse.

Il Sale è uno spazio aperto a tutti coloro che vogliono esprimere opinioni e considerazioni personali, oppure riportare riflessioni scaturite da gruppi e associazioni. Ognuno ha a disposizione due pagine per scrivere ed è importante che gli articoli vengano firmati.

Il pluralismo si realizza con queste semplici regole e determina come conseguenza il fatto che ogni idea ha uguale dignità è importanza rispetto alle altre, così come gli articoli. Credo che per questi motivi il giornale riesce ad andare avanti e conquistarsi simpatia e rispetto,  perchè è appunto libero e aperto. Può anche accadere che non venga capito, alcuni non amano leggere opinioni che non condividono e non gradiscono un giornale con al suo interno  una tale diversità di idee. In genere viene accolto bene e incuriosisce chi lo compra per la prima volta.

Il motivo principale che mi spinge a continuare a portare avanti il giornale è che lo ritengo l' unica esperienza che garantisce la libertà d'opinione e la democrazia e che ritiene il fattore umano come il principio più importante per qualsiasi tipo di attività e di iniziativa. Il risultato più importane è il rapporto d'amicizia che si è consolidato tra noi promotori, questo è il vero collante del giornale e di tutto ciò che ruota intorno a lui.


                                                                                                     Lorenza Pelagatti                                               

                                                                                                      

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LA PAURA ED IL CORAGGIO

 

 

Una volta, in una assemblea, sono stato accusato direttamente di avere paura; un'altra volta, in un'altra occasione, ho dovuto subire la stessa critica, anche se in modo indiretto. Questo è successo negli ultimi 2-3 anni. Ciò che per me era semplice ponderazione e valutazione politica è stata scambiata per paura.

C'è da premettere che la paura è una sensazione normale dell'individuo, cioè di ogni individuo equilibrato. Soltanto l'incosciente non ha mai paura. L'importante è punto primo riconoscere il proprio sentimento di paura, senza vergognarsi, e, punto secondo, affrontarlo cercando di risolvere il problema, senza tirarsi indietro per paura. Molte volte le soluzioni sono rischiose, specie quando si tratta di scelte rivoluzionarie. Però, nella misura in cui si cerca la soluzione, il sentimento di paura si diluisce lungo questo processo e, alla fine, prevale la ragione. Per cui anche se si fa un'azione pericolosa, si fa con consapevolezza e, quindi, ha molte più probabilità di riuscita.

Personalmente, nella mia vita, ho avuto molti incontri con la paura: durante la perquisizione di una casa da parte della polizia, io ed altri compagni siamo stati sbattuti contro un muro con le pistole puntate; ho avuto varie volte scontri di piazza con i fascisti e la polizia; all'epoca della "P.38" ero a Roma ..…… erano gli anni intorno al 1977  ………… partecipavo a tutte le manifestazioni della sinistra extraparlamentare ed ho visto il processo degenerativo di questo bel movimento che è entrato gradualmente nella clandestinità per poi trasformarsi, un settore, nelle Brigate Rosse. Personalmente non ho aderito alle BR, certamente non per paura, ma per disaccordo con gli obiettivi politici e programmatici di questa organizzazione. Ed ancora oggi non me ne pento!

Seguitando a parlare dei miei incontri con la paura posso dire che ho fatto 4 mesi e mezzo di carcere per motivi politici nel 1968; a quell'epoca ed anche negli anni precedenti facevo scioperi da solo sul posto di lavoro.... vi assicuro che non era facile! Insomma vi sono tante altre cose coraggiose che ho fatto nella mia vita e che non voglio seguitare ad elencare perchè mi sembra di starmi a lodare, il che mi "scoccia".

Invece voglio parlare di una volta che ho avuto paura:  la casa dove abitavo a Roma, insieme alla mia compagna, nel 1984, era  sotto sfratto esecutivo. Avevamo un lavoro da poco, senza una lira, ed avevamo paura di finire barboni sotto un ponte. Nel cercare la nuova casa, mi comportai. male nei confronti di un'amica. Quella volta la paura prevalse sulla ragione e sull'altruismo. E' l'unico episodio che io ricordo. Si può veramente parlare, io credo, di "eccezione che conferma la regola".

          Per cui se uno mi dice che sono pauroso, che ho paura, come è successo, mi lascia indifferente, mi sento superiore e non rispondo nemmeno: mi sento sicuro sotto questo aspetto. Nel mio modo di pensare ed agire prescindo sia dal coraggio che dalla paura. Adesso, con l'età, sono diventato un valutatore ed un razion alizzatore.

Se non sono convinto di una cosa, non la faccio, anche se la fanno 126.000 pescaresi e solo io no. Così mi sono comportato nei confronti della manifestazione di Genova del luglio 2001, dove andarono tutti, ed io no. Lo stesso rapporto ebbi con Il Social Forum e con 1' Obelix di Pescara, con alcuni Centri Sociali di Roma. Ancora oggi penso che avevo ragione e che ho fatto bene a comportarmi in quel modo.

Per me ciò che è importante non è quello che pensano l'uno o l'altro o l'altro ancora di me, ma ciò che io stesso penso di me stesso. Con me stesso sono chiaro, non posso giocare "a nascondino". Ho paura di non essere sincero con me stesso. Di questo sì che ho paura perchè se mi si crea una contraddizione tra il pensare e l'agire, sono fregato.

Per questo mi chiedo sempre il perchè di quello che faccio e dico. Sono spietato e lucido con me stesso. Però cerco di avere anche molta pazienza con il mio io esteriore perchè so che la vita è difficile e che l'individuo è un "povero cristo”, quindi tendo a capire le mie debolezze ed i miei errori. Poi con la pazienza tendo a correggerli ed a cambiarmi.

Non è facile ma molte volte ci sono riuscito. Con il tempo ci si fa l'abitudine, si impara il metodo e lo si fa senza accorgersene e senza fatica.

Morire ammazzato da un poliziotto o in un carcere, mi farebbe quasi piacere. Dico quasi perché mi piace vivere, ma sarebbe una giusta fine, per me. La mia vita oramai l’ho fatta e la morte non  mi fa paura. Ciò di cui ho veramente “paura” è il fare le cazzate, oppure le cose inutili, oppure il fare tanto per "fare qualcosa".

Per questo prima di fare una cosa voglio sapere tutto, conoscere bene, valutare bene. Se si fa una cosa, poi va male, questa ha un effetto scoraggiante sui promotori. Per cui sarebbe stato meglio non farla. Per questo motivo sono dell'idea di fare poche cose ma bene.

Antonio Mucci

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per un 2006 laico, anticapitalista e libertario. Di lotte e, possibilmente, di vittorie sulle  ingiustizie  grandi e piccole che combattiamo giorno per giorno.

i compagni e le compagne della Federazione dei Comunisti Anarchici

 

 

Auguri, molto semplici, austeri e etici di serenità.

Caro saluto.

Tonino

 

 

 

 

 

africa non importa che tu sia leone o gazzella, l'importante è che...

http://www.goodmoviesmile.com/video4.html

a presto, auguri di buone fe ste e buon anno!
Antonio Pollutri

 

 

 

 

Bologna, dal 27 al 30 gennaio 2006

 

Un bacio da Bologna...

 

 

 

...per imprimere un'emozione

Gabriele Di Labio 

                                                                                                             Sogno di una notte - 2005

                                                                                                             impronte digitali a inchiostro su tela

 

*A kiss from Bologna....to impress an emotion

 

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PROFONDO ABRUZZO

di Giacomo D’Angelo

 

                             La leggina dei ladri.

Chi potrebbe negare che Berlusconi, in cinque anni di governo autocratico (quasi una dittatura, se si pensa all’avallo pecoronesco di AN e dell’UDC), abbia battuto il record delle leggi a suo favore e  per la sua impunità? Ma che dire della leggina regionale che i «nostri» del centrosinistra si sono scodellati, tomo tomo cacchio cacchio, per dirla alla Totò, furtivi come i ladri di Pisa, a pochi mesi dalla loro elezione? Parlo della leggina per cui anche chi non è stato eletto dal popolo, ma è entrato nel governo quale «esterno», usufruirà del vitalizio usque ad mortem. In soldoni, il Paol(inetto) Enrichini, la signora Valentina (lentina? velocissima nell’incettare sinecure, «destra» di pratica e di fede)Bianchi, la cuoca «leninista», il Mazzocca, ritrovatisi assisi sulla cadrega per meriti di «amicizia» (è un eufemismo), avranno la loro pensioncina vita natural durante. La collettività non li ha mai votati? Tié, paghi la loro pensione. Ma nel programma elettorale era indicato questo obiettivo di rilevanza sociale e morale? questo altruismo da morti di fame? No. L’avevamo scritto quando la giunta si era acquartierata. I delturchidi sembravano convitati ad un banchetto, l’espressione bovina di chi si mette dinanzi alla grande bouffe, l’allegria conviviale dell’ hic manebimus optime. E così è stato: adesso sono in piena gozzoviglia. Ma è la democrazia, bellezza. No, questa non è democrazia, è una rapina legalizzata, un’estorsione di fiducia e di danaro pubblico, un uso immorale del mandato dei cittadini inconsapevoli e impotenti, un calcione in culo a quelli della Merkel e delle altre fabbriche in crisi. Quando Ottaviano Augustolo Del Lurco è andato in piazza Duomo all’Aquila, nella sera prenatalizia, per riversare dal suo ventre esopiano la solidarietà aerofagica agli operai, sembrava dire: vedete, ai miei amici una bella strenna, a voi operai ho già dato da sindacalista in tanti anni, cioè nulla. Io non sono un peronista, come insinuano i comunisti del Manifesto, so cosa è stato il peronismo, me lo ha scritto una cognata di un prozio, Valentino Parlato  mi ha telefonato (davvero?)per dirmi che peronologi come me non se ne trovano. Perché lui, il Capitan Fracassa di Collelongo, è stato grande sindacalista, grande segretario di partito, grande presidente dell’Antimafia, è impagabile governatore, è strabiliante pittore, ma per ora i soli beneficiari dei suoi meriti sono gli amici (e compari) di Collelongo, le amiche (e comari) della giunta regionale, il Paol(inetto) turista perfetto, il fotografo-immortalatore a 6.000 euro mensili (chi sarà mai? Cartier-Bresson? Capa? Mapplethorpe? Dondero?), Lamberto Quarta (il suo Dell’Utri) e compagneria bivaccante. Gli operai, i precari, i disoccupati,  possono aspettare. Ma, avverte il Filantropo Marsicano, attenti. Lui non si ricandiderà, perciò bisogna affrettarsi. Finissimo, con levità da plantigrado, i toni curatescamente minacciosi, ammonisce in ogni occasione: questa è un’occasione storica per l’Abruzzo, ma durerà ancora quattro anni, dopo di me il diluvio, il buio, una regione orba di tanto spiro. Che fortuna, verrebbe da sospirare. No, che iella, farà guasti per altri quattro anni, logorroicamente trullesco, egolatrico, babbonatale per cortigiani e seguito, «lacrime e sangue» per gli altri.

 

                                         La sagra dell’ipocrisia.

De mortuis nihil nisi bonum, diceva Diogene Laerzio. Ma per Nino Sospiri altro che bonum. Uno tsunami di strazio e di gemiti di tutta la classe politica, della comunità regionale, della polis pescarese: destra, sinistra, centro, ex-extraparlamentari, Palazzi, club, salotti, sezioni, sacrestie, botteghe, associazioni culturali, bocciofile, sindacati, circoli sportivi, industriali, corali religiose e laiche. Una tracimazione di pianti, di elogi sul mascheretto del Bruto di Shakespeare, di magnificazioni dell’estinto. Un isterico psicodramma di apologeti, di panegiristi, di prèfiche in gara per il singhiozzo più deflagrante. Una mucillagine di lutto trasversale, una trenodia unanime di necrofori, la regione trasformata in una cappella mortuaria. Un’atmosfera da boekliniana isola dei morti. Una nuvola nera da Bruges la morta di Rodenbach. Nessuno si è sottratto alla recita di una commozione smisurata, abnorme, dilagante. Né il neoarcivescovo di Pescara, che ha spedito in soffitta Agostino nell’equiparare la memoria Petri al templum Romuli, la gloria celeste dei santi a quella terrena dei politici. Né le autorità militari e combattentistiche, in scrosci di lacrime per l’indimenticabile bersagliere. Né Gianni Melilla, obituarista ispirato che ha dettato l’epitaffio per un obelisco. Né, inaspettatamente, Maurizio Acerbo, «tramortito e incredulo» per tale sciagura (coraggio!), che ha distillato lucciconi cheguevaristi per il «vecchio combattente». In Abruzzo non ci sono suore di clausura né trappisti, altrimenti anche loro avrebbero infranto il voto del silenzio pur di unirsi al coro delle vedove e degli orfani. Sui giornali locali un «coccodrillo» interminabile di pagine e pagine, di toni e aggettivazioni da evento storico, di commemorazioni da perdita collettiva. Cateratte fastidiosamente adulatorie delle emittenti televisive private di cui è meglio tacere. Anche la RAI  vespillone in cotta e stola, ma più furba ha affidato l’ufficio ad un chierico (o ex?) di AN, che ha raccolto intorno al catafalco camerati e sodali del defunto, paradossalmente più composti, o più legittimati nell’enfasi dannunziana.

La morte di ogni essere umano addolora. Specie se prematura, per un male inguaribile. Induce al raccoglimento, alla pietà intima, al silenzio. Fa riflettere sulla vanità dell’esistenza umana. Perché allora questa fiera della vanità? L’emulazione negli encomi?  L’esibizione dietro un feretro per affermare di essere fortunatamente vivi? Una retorica così sfrenata nei commenti? La morte di Nino Sospiri fa parte della morte a credito per tutti, addolora familiari e amici, amareggia chi lo stimava, ma rimane un infinitesimale dolore che non riguarda l’intera collettività: è la morte che  coinvolge tutti, chi muore coinvolge relativamente. Non tutti i morti sono uguali per tutti. Ma l’iperbolite e l’incensamento, signacula ricorrenti negli effati commemorativi, suonano più falsi che mai. Un torneo di sepolcri imbiancati che gareggiano a chi le sbava più umide. Sospiri- pace alla sua anima e condoglianze ai suoi cari- era una

 

persona modesta, culturalmente, politicamente, forse aveva qualità umane spiccate ma le conoscevano i suoi intimi, quella fetta di persone che hanno avuto relazioni con lui. Era un politico anonimo, grigio, un berseziano monsù Travet che tirava la carretta. Un peone premiato oltre ogni limite da una parte degli abruzzesi. Un parlatore che si esprimeva stentatamente, con tortuosità concettuali: che sofferenza ascoltare il suo mucido politichese. Non si ricorda di lui un’idea, un’azione politica, un’iniziativa parlamentare, se non l’allineamento alla routine più piatta della sua parte politica. Non era un trasformista, questo sì, in un partito che in Abruzzo ha avuto sempre uno zoccolo duro di «nostalgici» ma non immune da transumanze e fughe, per cui la sua milizia era inattaccabile, ma inerte. Aveva avuto la soddisfazione di veder rientrare nella «vecchia casa» l’on.Raffaele Delfino che era stato suo maestro, ma erano tanti quelli che lo avevano lasciato, forte l’erosione del suo elettorato alle ultime regionali, crescente il numero dei suoi critici. Era un sottosegretario meno disutile di Viserta, ma non ci voleva molto. Farne ora uno statista, un grande uomo politico, un benefattore di Pescara e dell’Abruzzo, un servitore dei cittadini (che generosamente lo hanno rieletto per sette volte)è una pietosa bugia, un commento che fa a pugni con la realtà, un autoschediasma da turibolanti. Quando, fra cinquant’anni, passerà a miglior vita, lo zio Remo, cosa diranno di lui, quali ampollosità tireranno dai calepini, per quali erte immaginifiche si inerpicheranno i magniloquenti esaltatori di Sospiri? Forse saranno più misurati, perché  Gaspari non è più il Potere, parlarne bene o male non creerà simpatie o dissensi. In questa levata di osanna per un politico modesto, c’è forse il riflesso corporativo di una classe politica dirigente che sa di essere mediocre e che quindi si aggrappa alle farse di grandeur e ai cori da stadio per sembrare un pochino meno piccina. Celebrando l’aurea mediocritas crederanno di mascherare il loro dna di nani. Ma perché l’uso strumentale della morte di un uomo?

 

                                         Una seduta spiritica.

A metà dicembre scorso, per tre giorni, si è svolto il convegno “La cultura in Abruzzo dal secondo dopoguerra ad oggi”, organizzato dall’Istituto Nazionale di Studi Crociati e dal Centro Nazionale di Studi Dannunziani. Più precisamente dal sudocrate Edoardo Tiboni, giovanilmente alacre e convegnomane da leggenda: dei convegni raccoglie sempre gli atti (Peppino Rosato lo ha definito «l’apostolo degli atti»), che su d’Annunzio Flaiano Croce, rappresentano testi imprescindibili di studio e di approfondimento. Molti i temi analizzati: musica, teatro, letteratura, università, arti figurative, riviste culturali, giornalismo, radio, televisione, cinema, editoria, restauro, archeologia, ambiente, patrimonio culturale. Relatori: docenti universitari, studiosi, giornalisti, un editore (Roberto Di Vincenzo del Carsa, unica nota stonata, che ha grandeggiato pro domo sua). Uno sforzo considerevole di esperti per disegnare un quadro, il più possibile completo, degli itinerari culturali nella nostra regione. Un’occasione unica, senza precedenti, di narrazione storiografica di quanto culturalmente rilevante, o degno di memoria, è stato fatto in Abruzzo nei diversi campi della cultura. Un’impresa di respiro universitario, da istituzione pubblica, che, a differenza dei tanti convegni e tavole rotonde e presentazioni editoriali, non ha gravato sulla spesa culturale pubblica: nessuno dei relatori è stato retribuito. Si provi ad immaginare il salasso di quattrini, se l’avesse organizzato la Regione o altro Ente. Edoardo Tiboni però, negli inviti, aveva omesso la raccomandazione che Tristan Bernard, commediografo di Monsieur Godomat, rivolgeva agli amici in occasione delle “prime”: «Venite armati, il luogo è deserto!».

Bernard non c’era, ma circolava lo spirito di un suo collega, Eugène Ionesco, con la sua commedia Le sedie. C’erano soltanto loro nell’auditorium dell’Archivio di Stato, i relatori, pochi e noti intimi: una seduta spiritica in un austero beghinaggio fiammingo. Per tre giorni non si è visto un rappresentante dei colti, un esponente della cosiddetta società civile, un grafomane, un editore (ah no, sabato c’erano Caroccia della Textus e Tinari di Villamagna), un libraio, uno studente, un cronista, un curioso, un flaneur, un missionario, un venditore di accendini, una fioraia, un pizzaiolo, un vigile urbano, un nano, una ballerina. In sovrappiù degli amministratori pubblici e dei tanti assessori alla cultura, solitamente presenzialisti, nemmeno l’ombra: solo nel pomeriggio di sabato, nella sala del Comune (dove si era trasferito il convegno), il mantegnano Adelchi De Collibus, poverocristo pellegrino, che suppliva con fatica sisifea la Cuoca della Regione, l’Architetto della Provincia, il Sindaco Santo. L’imbarazzato Tiboni li ha scusati, si fa per dire, adducendo gli impegni immani di cui sarebbero oberati questi stacanovisti della fuga. Non ha potuto farlo per il professor Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Caripe, elencato tra i relatori, ma assente non giustificato come lo è stato per più di quattro anni al Banco di Napoli, da cui dipendeva. Peccato. Avrebbe dovuto erudirci sugli studi economici nelle logiche dello sviluppo e del progresso culturale abruzzese. Forse un moto di orgoglio glielo ha impedito, eclissando il bon ton. Il Professore (al lettore paziente diremo in altro numero del Sale come lo è diventato) è abituato alle folle oceaniche, cui disquisisce di etica e di capitalismo, con mirabilie verbali in cui la parola cultura ricorre ogni due. Poteva perdere il suo prezioso tempo di scienziato e banchiere in una cripta, con quattro gatti, lontano dalla Frau Dorata in cui affonda i glutei? E per di più «a gratis»?

                                             C’è moglie e moglie.

Fabrizio Del Noce, figlio di un grande filosofo e berlusconide biologico, direttore generale dei programmi ha bloccato la partecipazione della signora Prodi alla trasmissione domenicale di Mara Venier. Motivo: è moglie di un candidato alle prossime politiche, per cui incappa nella par condicio, che Berlusconi avrebbe voluto abrogare, ma poi ha desistito (infatti ora è presente dalle sette del mattino alla mezzanotte, compresi i siti di servizio). Ma come mai Barbara Palombelli, moglie del Sor Cicoria, è presente sul video pubblico? Anche Rutelli è candidato, ma la sua signora ha licenza di accesso. Forse perché belloccia come il marito? O inoffensiva, civettuola, frivolmente ciarliera, senza pericolo di insidie per l’insetto di Porta a porta o per Mimun che tarocca le assemblee deserte quando parla il Cavaliere? Pinzellacchere, direbbe il Principe, ma è l’aria che tira, la schizofrenia di una RAI che, soprattutto sotto elezioni, è un cafarnao di censure, di allineamenti servili, di leccaculismo velinaro, di cortigianeria da poveracci, di azzeramento della funzione dell’informazione. L’aspetto triste, dati i precedenti, è che se il centro-sinistra vincesse le elezioni, non cambierebbe nulla. Solo un mutamento di livree. Vespa avrebbe sei serate invece di quattro (con gioia di Bertinotti, ospite fisso, e di D’Alema in coppia con Antonella Clerici per i suoi risotti) e un semestre all’anno per fare pubblicità gratuita ai suoi libri editi da Berlusconi e la RAI. Mimun dirigerebbe i tre canali (non fu il centro-sinistra a conservargli la direzione del Tg2?), Santoro riotterrebbe il suo spazio (ma perché la presa per il culo dell’elezione ad europarlamentare?), il rag. Marcello Pera non più presidente del senato curerebbe una rubrica «meticcia» laico-religiosa, Barbara Palombelli alla guida del Tg1 (con una rubrica per Del Noce). Infine le benedizioni del papa tedesco precederebbero i telegiornali e verrebbero ripetute ad ogni ora del giorno e della notte, come in una regola circestense. In Abruzzo poi assumerebbero l’autista di Paol (inetto), il cugino di Cesaretto Camillone, la colf di Marino Roselli. Quando si dice la libertà di stampa. Amen.

                                            E mail : giacomo1939@aliceposta.it

 

                                                                                          di Giacomo D’Angelo

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Consigli per consumi... sostenibili

proposto da Michele Meomartino

 

 

1) Compra di meno

Non esistono prodotti ecologici, ma solo meno dannosi di altri. Ogni prodotto (anche un bicchier d’acqua) comporta un invisibile "zaino ecologico" fatto di consumo di natura , di energia e di tempo di lavoro.

 

2) Compra leggero

Spesso conviene scegliere i prodotti a minore intensità di materiali e con meno imballaggi, tenendo conto del loro peso diretto, ma anche di quello indiretto, cioè dello "zaino ecologico".

 

3) Compra durevole

Buona parte dei cosiddetti beni durevoli si cambia troppo spesso. Cambiando auto ogni 15 anni, invece che ogni 7, ad esempio, si dimezza il suo zaino ecologico (25 tonnellate di natura consumate per ogni tonnellata di auto). Lo stesso vale per mobili e vestiti.

 

4) Compra semplice

Evita l’eccesso di complicazione, le pile e l’elettricità quando non siano indispensabili. In genere oggetti più sofisticati sono più fragili, meno riparabili, meno duraturi. Sobrietà e semplicità sono qualità di bellezza

5) Compra vicino

Spesso l’ingrediente più nocivo di un prodotto sono i chilometri che contiene. Comprare prodotti della propria regione riduce i danni ambientali dovuti ai trasporti e rafforza l’economia locale.

 

6) Compra sano

Compra alimenti freschi, di stagione, nostrani, prodotti con metodi biologici, senza conservanti né coloranti. In Italia non è sempre facile trovarli e spesso costano di più. Ricorda però che è difficile dare un prezzo alla salute delle persone e dell’ambiente.

 

7) Compra più giusto

Molte merci di altri continenti vengono prodotte in condizioni sociali, sindacali, sanitarie e ambientali inaccettabili. In Europa sta però crescendo la quota di mercato del

commercio equo e solidale (Transfair). Preferire questi prodotti vuol dire per noi pagare poco di più, ma per i piccoli produttori dei paesi poveri significa spesso raddoppiare il reddito.

 

8) Compra prudente

In certi casi conviene evitare alcuni tipi di prodotti o materiali sintetici fabbricati da grandi complessi industriali. Diversi casi hanno dimostrato che spesso la legislazione è stata modellata sui desideri delle lobby economiche, nascondendo i danni alla salute e all’ambiente.

 

9) Compra sincero

Evita i prodotti troppo reclamizzati. La pubblicità la paghi tu: quasi mezzo milione all’anno per famiglia. La pubblicità potrebbe dare un contributo a consumi più responsabili, invece spinge spesso nella direzione opposta.

 

 

10) Investi in giustizia

Ecco due esempi: finanza etica e impianti che consumano meno energia. In Italia puoi investire nelle MAG (Mutua Auto Gestione) e nella Banca Etica. Investendo poi nell’efficienza energetica puoi dimezzare i consumi e i danni delle energie fossili come carbone e petrolio.

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Il materialismo è l’idolatria del nostro tempo…

Potere, ricchezza e successo sono false religioni

(...continua dal numero precedente)

Roma: un censimento sacrilego

Nel gennaio 1977 a fare un primo censimento dei beni vaticani e beni ecclesiastici a Roma provvede il periodico l’Europeo della Rizzoli su iniziativa dell’allora direttore Gian Luigi Melega. Il 7 gennaio 1977 viene pubblicata la prima puntata intitolata “Vaticano S.p.A” firmata dal giornalista Paolo Ojetti. Di questa inchiesta-censimento ecco alcuni significativi stralci che rimangono una vera perla di giornalismo.

Un quarto di Roma è in mano alle società ombra panamensi del Liechtestein lussemburghesi, svizzere. Un altro quarto è di enti pubblici dello stato. Un altro ancora è di privati grandi e piccoli. Ma l’ultimo quarto, forse il migliore è nelle mani del Vaticano. Alla vigilia della revisione del Concordato del 1929 vale forse la pena occuparsene .

Soprattutto quando, a proposito del nuovo patto tra Stato e Chiesa si fa un gran parlare di educazione religiosa nelle scuole, di regimi matrimoniali, ma solo di sfuggita si è accennato al futuro fiscale e tributario dell’immenso patrimonio della Santa Sede. Ufficialmente il patrimonio immobiliare della Chiesa al di fuori delle mura vaticane e considerato extraterritoriale è contemplato negli art. dal 13 al 16 dei Patti Lateranensi. Si tratta delle basiliche di san Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e San Paolo (con edifici annessi), del palazzo pontificio di Castel Gandolfo, di alcuni edifici sul colle Gianicolense.... essi godono del privilegio di non poter essere espropriati e di essere completamente esenti da tributi. Sono esenti da tributi anche l’Università Gregoriana, gli istituti Biblico Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo i due palazzi Sant’Apollinare e la casa per gli esercizi per il Clero di san Giovanni e Paolo.

Oltre a questi immobili privilegiati il Concordato prevedeva speciali esenzioni fiscali e tributarie per le proprietà della Santa Sede e degli “enti ecclesiastici e religiosi”.

Il tutto fu condito da una sanatoria degli strascichi della “questione romana” che costò allo Stato 750 milioni del 1929. A quasi cinquanta anni di distanza le cose sono rimaste immutate. Un quarto della città è ancora saldamente in mano ad aspirantati, titoli cardinalizi, parrocchie, caritas, apostolica santa sede, province, commissariati, conventi, istituti, monasteri, congregazioni, collegi e collegiate, case sante, generalizie, provinciali, religiose e di procura, oratori, seminari. studentati, basiliche ed arcibasiliche, compagnie, società, opus, domus, pie società, pie case, atenei, università, istituti e seminari pontifici, pellegrinaggi, curie vescovile, vescovati, episcopati, diocesi, arcidiocesi, asili, capitoli, comitati, conferenze episcopali, curati, comunità, ordini, chiese, curie generalizie, stabilimenti, sodalizi, apostolati, conservatori, confraternite e arciconfraternite, postulazioni generali, procure generali, rettorie, manziature e segnature apostoliche, suore (adoratrici, amanti, ancelle, apostole, ausiliatrici, bigie, bianche, canonichesse, catechiste, crocefisse, clarisse, dame apostoliche, donne, diaconesse, insegnati, infermiere, figlie, mantellate, maestre, mercenarie, minime, ministre, misericordie, missionarie, monache, oblate, nobili oblate, ospitaliere, passioniste, piccole apostole, piccole suore, piccole sorelle, piccole ancelle, piccole figlie, piccole discepole, piccole serve operaie, povere, predilette, rosarie, riparatrici, sacramentine, serve, stimatine, terziarie, trinitarie, visitatrice, signorine operaie e vocazioniste), frati (che in tutti gli ordini religiosi compaiono come servi, padri, sacerdoti, missionari, terziari, fratelli, figli, legionari, abati, arcipreti, minimi, scalzi, bigi, regolari, chierici, diaconi, reverendi, priori, minori, canonici, ospitalieri, regolari, trinitari, riformati).

Insomma i soli ordini femminili che compaiono come proprietari di immobili nella città di Roma sono 325, i maschili sono di meno 87.
La Santa Sede ha in Roma alcune zone preferenziali. Il centro storico in mano al Vaticano va da campo dei Fiori fino a Trastevere di fronte Castel Sant’Angelo passando per piazza Navona e adiacenze. Passato il fiume le proprietà ecclesiastiche si ramificano: da una parte vanno a lambire la Città del Vaticano su fine al colle Gianicolo e giù verso il quartiere Trastevere, per risalire poi verso la via Aurelia dove attorno ai più antichi collegi e alle case generalizie, sono stati acquistati o ricevuti in donazione rustici e terreni. Dall’altra entrano di prepotenza nel quartiere Prati, quel quartiere che fu costruito dai "piemontesi" dopo la presa di Roma con un orientamento tale che da nessuna strada si potesse vedere la cupola di San Pietro. Le grandi enclavi di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni hanno calamitato le altre grandi proprietà immobiliari della Chiesa. tutta la zona che parte dal fondo di via Nazionale e si estende verso il Colosseo è patrimonio della Santa Sede. Stesso discorso vale per il cuore del centro storico e commerciale: vaste proprietà immobiliari della Santa Sede punteggiano via Condotti piazza della Pigna, San Sebastianello, p.za di Spagna, via sant’Andrea della Fratte. Le terrazze dei frati maroniti dominano poi il colle Fagutale e tutta l’oasi di verde che dalla Chiesa di san Pietro in Vicoli scende verso il Colosseo. Dove finisce il quartiere della stazione centrale comincia un’altra grossa fetta di proprietà della Chiesa da via Merulana a via Manzoni, da piazza Dante a via Emanuele Filiberto da santa Croce in Gerusalemme fino alla p.za di San Giovanni in Laterano. Proprietà sparse si trovano ancora lungo le strade consolari verso le periferie e, qua e là nel cuore dell’ex quartiere della Roma bene, i Parioli. Dare un valore commerciale a questo impero è impossibile. ci si può trovare indipendentemente di fronte a ettari di terreno edificabile o al palazzotto storico pronto per la ristrutturazione. Si inciampa in collegi o conventi, abitati ora da pochi religiosi potrebbero (ed è stato già fatto) essere trasformati agevolmente in residence di lusso, in alberghi, in centri commerciali. Il valore attuale di queste proprietà immobiliari dovrebbe essere moltiplicato per mille diecimila volte. Il tutto esentasse.

L’inchiesta di Ojetti prosegue elencando in dettaglio tutte le proprietà immobiliari di Roma. Occupano ben sette pagine del giornale. L’Osservatore Romano reagisce con accuse infondate (ad esempio non aver distinto i beni del vaticano da quelli ecclesiastici). Il direttore dell’Europeo risponde a tono, ma si arriva solo alla seconda puntata.
L’editore Rizzoli licenza in tronco Gianluigi Melega.


Giuseppe Bifolchi

L’articolo è frutto di un’assemblaggio di articoli tratti da Internet

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Un  OVO-DI-DIO,

ed

una non-pronipote pulcina-piccola-pulce, magari maschia........

Annunziata.

Una dindondante campanaccia ...battaglio-sordo -non-ha-capito.....- ma come potrebbe-mai? Un “antro”, una caverna o una spelonca gareggia con alcune valli nelle quali aleggia Eco, la dolcissima Eco ........ che non è capace di resistere al replicare........ quando è forzata ad ascoltare-sentire alcuna proposizione.

La sua gentilezza, ovidiana, è tale che premurosamente e riguardosamente mai si avventura in primarie dizioni: questa natura le manca proprio........ anche se per il resto è di una naturalità generalizzata.

 

Dopo i tamburi e le trombette militari e paramilitari, eccoci riscoprire la Creazione-della- Campana: epperch’è creata, la campana è artificiale e scimmiottata da presenze occasionali. Contro la gentile Eco, la Campana parla di per se, parla solo dindondeggiando-distendendo le sue rintoccate melodie per vastità e per intorni che vengono richiamati alla sua centralità.

 

Battaglia-gran-dizion-dell’italica-lingua-repubblichina ci conforta col primo D’Annunzio IV-I987: Madre al compagno morto. D’annunzio usa, ha usato, la lettera “A”.

Quanto ammaestramento! Quasi un’annunzio sprecato, s-pregato cioè maldetto.

 

Ma noi vedendoci allo specchio non vediamo la natura, invece della nostra immagine speculare, come Dioniso-Bacco-Libero-Nictelio. Nè vediamo cocozze infatti cucurbita caput non abemus graficizza Apuleio contro i pedanti del suo tempo.

Non abbiamo zucche sulla sommità del collo, nè una gran-foglia per cappello nè un picciolo-picciuolo collegante.............. come farà un così inteso piccolo-piede a star in testa ............... è cosa che altri han determinato-definito-sancito-confusionato.

 

Madre al compagno morto............. che bella citazione, che affermazione.........., quanta condivisione è mai possibile. Per essi-loro esiste varia condivisione, per noi alcuna-mai!

“AL” non è una “A” ed è successiva alla A.A. che è poi l’Arte-Amatoria di Ovidio ove è grato leggere il tacitare di Icaro da parte del mare: Verde mare chiuse la bocca che parlava ancora.

 

La potenza del Linguaggio si cala, impregnando di significazioni primarie, in eventi e fatti di vita: quelli primari, quelli fondamentali......... che cioè stan sotto e sanno sostenere, possono sostenere ulteriori sovrapposizioni.

Quella madre, anonima, al compagno, di chi?, morto eccioè forse da gran tempo, e quindi letale-puzzolente-ozonico. E Gesù dice di spostare la pietra dal sepolcro di Lazzaro ma Maria replica: “ormai puzza - hdh ozei”.

 

E’ giusto questo pensiero? Quanta giustizia v’è in esso? Magari 1/4 o 3/73 o quant’altro.

Per noi nessuna, per noi v’è altro.

Ancora ringraziamo il caro Carlo, Carlo Marx quando riscopre ed indica il sottoproletariato, quando definisce il proletariato rivoluzionario e quando smaschera-sputtanandola la borghesia e le sue armi capitalistiche.

Marx ci comunica quindi-anche che POPOLO è voce ambigua, composita, puttanesca, equivoca, imprevedibile po--po--lo quasi un tripode sghembo-traballante.

 

Così quando i benparlanti-benpensanti-bensanti o santi del tutto.......... quando detta congrega critica la Giustizia-ingiusta, quando accusa la Giustizia di interessi privati, di sbandamenti di compromissioni ecc ecc.......... scorda che, scordano che la Giustizia altro non è che la FIGLIA di quel JUS diritto-forza del patrizio romano il quale lo usa verso-contro i plebei o servi.

Servi............. i servi asserviti che furono e son stati certo un aggregato sociale riscopribile quale “somma” di servi-consenzienti e servi-obbligati. L’intervallo sociale del “popolo” romano fu quello di O-Servo O-Morto: cioè non se ne usciva. Poi l’illusionista si libra in libertà, LIBERTA’, che altro non era se non l’affrancazione elargita dal padrone per meriti spionistici o di manifestato-riconosciuto-servilismo-eccelso.

 

Liberti affrancati dal padrone.............. libertati che vengono spacciati per non-si sa-quale-gratificante-azzurra-qualità-sublimità.......... quasi un solido che si aerifica sublimandosi.

Ma grattando, GRATTANDO, si riscopre si riconosce il parto e la genia e la speciosità del libero-LIBERO.

 

Libero fu Bacco, Liber è Baccus-Triunfans, quello cioè che scatenando-danze-orgiastiche-declamatorie coinvolge chiunque........... invita chiunque a coinvolgersi........... co--involgersi: cioè avvolversi INSIEME in movimenti iniziative propositive.

La Libertà di un popolano o è totale............... o è da Liberto il quale si ripropone sott’altra vesta, nel cerchio della polis, della città costruita dai Nobili per se stessi e contro i propri indomiti sottomessi e sottomissibili.

 

Ed Ovidio vienci tradotto da un dannunziano che volpescamente traduce la prima parola delle Metamorfosi ANIMUS con Estro........... una vera estrosità!

Il di certo apprezzatore del D’Annunzio, con sue soggiacenze alle Anima-Animo-Anime-Spirito-Spiritualità-para-egemonizzate dai clericali............., trova sconveniente rammentarci che l’ANIMUS greco-latino non è affatto consimile nè consono con quello clonato solo successivamente.

 

Nella soggiacenza induce anche ignoranti, nonostante tutto ignoranti, a Credere, credere, che Ovidio inizi col dire che L’ESTRO............... l’estro ce l’hanno i cavalli e le vacche come fu per la-tramutata-in vacca, quando fu punta per sfizio giunonico.

E una menzogna tira l’altra, ed una errata-dictio segue la precedente, e ciò mentre la propaganda ci informa che tal-bene-di-consumo COSTANDO 100 ci vien elargito a 19 e che sarem scemi se non cogliessimo tale OPPORTUNITA’.

 

Non è relegabile nell’ambito antitetico questa proposizione-commerciale.

Non han mai fatto voto di anticlericalismo detti offerenti.

E son inseriti maravigliosamente nei meandri della società che ci affianca e costringe.

E simili propositori, 19 invece di 100, son poi quanti ammirano e CONCEDONO a Prof-eminenti che Estro val bene un Animus.

 

E pervadono e martellano a campane sciolte a battagli pericolanti sempre pronti a precipitarsi per troppo uso............ logorio.

Son simili ad esche, son mascherati da ami che non amano, ma ci amano-adescando.

E Marx ci spiegò che popolo e proletario sono entità diverse, anche antagoniste, non amalgamabili. Lo stesso Cristo amava i Peggiori-Individui-Sociali purchè credesso-fidassero-servissero e.......... Cristo non amava i miserabili nella loro miseria......... offriva loro una sua alternativa-scelta.

 

Noi non si è mai scelto di servire Cesare, perch’era Cesare, nè Dio perchè è Dio.

Noi non ritroviamo più un Proletariato-marxista nella ricomposita organizzazione sociale.

Epperò lo Spirito-ovidiano non è l’Estro-paradannunziano, nè una-errata-erronea-sentenza ci pare strana, nè ricordiamo precisamente............. quando il potere-Potere sentenzia che alcun caso è chiuso........... se invece alcuno si ostina.................... .

 

Se chiedete a noi cosa pensiamo di alcun fatto............ lo sconcerto ci assale e sconquassa .......... possiamo mai replicare a quanto ci vien richiesto? ......... Noi che abbiamo ancora la sensibiltà-ovidiana il ricordo di tant’altri tesori-d’esperienza................ Noi vediamo riempire le cape-cocuzze di vino prima che le stesse si riempiano di terra, nè sappiamo dove loro trovino mai i soldi pel vino, noi che non ne abbiamo neanche per il pane.                      

 

 Stelio


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