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IL SALE - N.°50


Sommario

. LA 'NDRANGHETA, LO STATO E L'AUTODIFESA! di Antonio Mucci


· Il materialismo è l'idolatria del nostro tempo di Giuseppe Bifolchi II parte

· Micro Macro - Il personale è politico! di Piero Lanaro

· Un saggio dedicato al paese africano... di Fabrizio Leger

· L'Euro e il carovita di Antonio Mucci

· Frammenti di Pace di Michele Meomartino

· Lo scontro titanico tra Amicone e Camillone di Giacomo D'Angelo


· Care Lettrici & Lettori di Gianni Donaudi

· L'impossibile Partito Democratico Presentato da Antonio D'orazio


· Grano 1 kg 0.2 Eu... Pane 1 Kg 0.2 Eu di Stelio



LA 'NDRANGHETA, LO STATO E L'AUTODIFESA!


L'Italia va proprio male e non accenna minimamente a migliorare. C'è l'uccisione di Fortugno, il vice presidente della regione Calabria, da parte della 'Ndrangheta; Berlusconi che parla di guerra civile; La Camera dei deputati che approva le leggi sulla "Devolution", cioè la frantumazione della nazione e l'apertura alla secessione di Bossi e della Lega Nord; ci si aggiungano il dilagare del carovita, la chiusura delle fabbriche, l'arrivo dell'Aviaria (l'influenza dei polli) e ne viene fuori un quadro tutt'altro che roseo.

A questa situazione nazionale va aggiunta la crisi mondiale che tende e tenderà sempre più ad aggravare quella nazionale, per cui io credo che in Italia, prima o poi, si andrà a finire a fucilate. Non c'è altra soluzione! Oramai credo che gli avvenimenti debbano essere analizzati ed inquadrati tenendo presente questa eventualità.

Il killer della 'ndrangheta che ha ammazzato Fortugno davanti ad un seggio elettorale, in mezzo a tanta gente, con tutta calma gli ha scaricato l'intero caricatore addosso e, con altrettanta calma, se ne è andato camminando fino alla macchina del complice, ha agito con questo spirito, cioè da "lotta armata".

Non solo lui, soprattutto i mandanti, hanno voluto dire che i problemi economici sociali e politici si risolvono con le armi e con la legge del più forte, non con la Democrazia. Nemmeno con quella parlamentare borghese!

Soltanto il popolo, cominciando dalle persone più coscienti, può risolvere questo problema, a mio avviso. Per questo motivo io penso che si dovrebbero organizzare "Gruppi di Autodifesa" o "Milizie Operaie", riprendendo la tradizione del Movimento operaio e rivoluzionario, che ha già fatto queste esperienze. Con la 'ndrangheta non si ragiona. L'uso della violenza in questo caso sarebbe progressista. Queste forme di autodifesa le può fare chiunque ne sia convinto. Non è indispensabile che siano partiti o sindacati.

Da più parti è stato chiesto a gran voce "l'aiuto dello Stato", "una maggiore presenza dello Stato" . . . . . . le "suppliche" sono state talmente forti che lo Stato si è "commosso" ed ha deciso di nominare un superprefetto per la Calabria, un certo De Sena. E' tutta una farsa! A Napoli direbbero "una sceneggiata". Naturalmente la sceneggiata prevede anche attori in buona fede: la sostanza non cambia e rimane una sceneggiata.

Possibile che non si è ancora capito che la Mafia fa parte dello Stato dopo tutti gli avvenimenti degli ultimi 50 anni? Come può lo Stato eliminare la 'ndrangheta quando sono la stessa cosa, un tutt'uno? Lo Stato dovrebbe eliminare se stesso? Impossibile! La Mafia si può eliminare totalmente soltanto eliminando lo Stato.


Allora basta con le illusioni e con l'illudere la gente: io credo che sarebbe meglio pensare a come autorganizzarsi di fronte ai problemi sociali economici e politici ed a come autodifendersi per far valere i propri diritti. Non stiamo parlando di rivoluzione ma di una semplice regola di sopravvivenza!

30/10/05 Antonio Mucci

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Il materialismo è l'idolatria del nostro tempo…
Potere, ricchezza e successo sono false religioni

(...continua dal numero precedente)


Così il Vaticano ha potuto conservare e moltiplicare in Italia immense ricchezze. Gli innumerevoli immobili situati in tutto il territorio italiano e soprattutto a Roma, sono anch'essi favoriti da un regime fiscale che ha del ridicolo.
Le chiese sono semivuote ma le casse sono piene. Un fiume inesauribile di denaro affluisce in Vaticano dall'Italia e da tutte le nazioni e comunità dove vi sia una maggioranza cattolica: offerte, donazioni, eredità, quote di imposte.
Soltanto una piccola parte di tali ricchezze finisce direttamente in progetti umanitari.
Il resto va alla catechesi nelle parrocchie, all'edilizia di culto, al sostentamento del clero (circa 40.000 preti in Italia), ma anche alle banche amiche e da qui la liquidità si ricicla e si moltiplica in investimenti, in titoli, in immobili, in businnes disinvolti, in azioni di industrie e quant'altro.
Non per niente spesso il Vaticano, sempre per quanto concerne lo Stato Italiano, è rimasto implicato in vicende strane mai completamente chiarite, come il caso Calvi, il banchiere di Dio, impiccato sotto un ponte di Londra, la vicenda del Banco Ambrosiano e dell'assassino di Marco Ambrosoli, il sinistro ruolo dello IOR attraverso il misterioso Marcinkus ed altri faccendieri di alto bordo tra i quali Michele Sindona.

Il killer in Paradiso
Consulente finanziario del Vaticano e della mafia italo-americana, il finanziere siciliano Sindona negli anni '60 brucia le tappe e diviene un protagonista del mercato finanziario americano. Sospettato negli Usa di essere coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti e legato ad ambienti mafiosi, in Italia può continuare a gestire i suoi sporchi affari grazie ai suoi ottimi rapporti con la Democrazia Cristiana ed alle credenziali che gli derivano dal suo legame personale con Paolo VI. Quest'ultimo lo incarica di eludere la legislazione fiscale italiana sottraendo alla tassazione l'ingente patrimonio azionario vaticano (che esulava dai privilegi fiscali fissati dal Concordato). Sindona non tradisce le aspettative del Pontefice trasferendo gli investimenti nel mercato esentasse degli eurodollari tramite una rete di banche off-shore domiciliate nei paradisi fiscali. Non si sa se la Chiesa abbia poi beneficiato del condono sul rientro di capitali dall'estero ideato da Tremonti.
Il Vaticano ebbe rapporti anche con la banda della Magliana. A questo riguardo assai strana e curiosa appare la vicenda di Enrico De Pedis, appunto un boss della famigerata banda.
Dopo una vita costellata da un serie di gravi reati - dall'associazione per delinquere al traffico di stupefacenti, dalle rapine a mano armata agli omicidi -, il 2 febbraio 1990, nella romana via del Pellegrino, viene ucciso da bande rivali.
Il 9 luglio 1997 un'interrogazione parlamentare del leghista Borghezio invita il Ministro degli Interni ad accertare i motivi per i quali "il noto gangster Enrico De Pedis riposi nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare", un privilegio che, secondo il diritto canonico, spetta soltanto al Sommo Pontefice, ai cardinali ed ai vescovi.
Si accerta che il nulla osta per la sepoltura era stato richiesto al Vaticano da monsignor Pier Vergari, rettore della Basilica, cioè lo stesso prelato che al funerali aveva impartito l'estrema benedizione al boss di Testaccio. Secondo il quotidiano "l'Unità" questo enigma imbarazzante ha una soluzione politica-religiosa. "In particolare per quanto riguarda l'omicidio di Pecorelli del 1979, la Procura di Perugia ha ipotizzato l'esistenza di contatti organici tra la Banda della Magliana, Cosa Nostra, e ambienti politici romani che facevano capo a Giulio Andreotti e a Claudio Vitalone (poi usciti indenni dai processi a loro carico)
Comunque Pecorelli, secondo le testimonianze di un pentito sarebbe stato ucciso da un commando composto da sicari della Banda della Magliana e Cosa nostra.

L'imbroglio dell'otto per mille
Il finanziamento dello Stato Italiano alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984 fu sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano. E con l'imbroglio dell'otto per mille nella formulazione italiana, tale finanziamento non può che essere definito una colossale truffa. Infatti la percentuale dei contribuenti italiani che firmano in calce alla denuncia dei redditi l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45% che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa come d'incanto il 90%.
Come può avvenire questo gioco di prestigio???
Il nuovo sistema di finanziamento è regolato da una legge di attuazione della revisione concordataria, e cioè dalla legge 222 del 20.05.1985.
L'entità dell'otto per mille dell'IRPEF (cioè del reddito denunciato come tassabile d'imposta) è attualmente di circa un miliardo di euro (2000 miliardi di lire) ma per un effetto dell'inflazione(e nei periodi di boom economico anche dell'aumento del reddito imponibile) è ovvio che la percentuale attribuibile alla Chiesa cattolica continuerà a lievitare. E continua a lievitare anche grazie a martellanti spot pubblicitari che invadono le televisioni alla vigilia di ogni pagamento di tasse.
Analizzandole cifre si scopre cosi che gli introiti, dal 1990 al 2003, si sono praticamente quintuplicati. Questo versamento effettuato da tutti i contribuenti può essere suddiviso mediante una scelta espressa fra lo Stato, la Chiesa cattolica e le altre piccole cinque confessioni religiose che hanno accettato di partecipare alla spartizione (i testimoni di Geova i più pericolosi concorrenti del Vaticano, sono da dieci anni in attesa di essere inseriti, ma inutilmente).
Il meccanismo perverso che favorisce la Chiesa Cattolica è il seguente: la quota dell'otto per mille di quei contribuenti (circa 22 milioni su 36 milioni) che, intendendo sottrarsi a tale invito, non firmano nessuna preferenza , loro malgrado sono quasi totalmente aggiunti alla quota riservata alla Chiesa cattolica. Ciò in virtù di uno stratagemma ideato per aggirare l'ostacolo dei non credenti e mantenere il più alto possibile l'introito per la Chiesa Cattolica. Il comme 3 dell'art. 21 della legge citata infatti prevede che in caso di scelta non espressa dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. Quale che sia, cioè, la percentuale delle scelte espresse, anche la quota su cui non è stata effettuata nessuna scelta viene distribuita alla Chiesa Cattolica o allo Stato, in percentuale alle scelte in loro favore. A questa ulteriore spartizione le altre confessioni dignitosamente non hanno accettato di partecipare.
Insomma su cento cittadini 90 non si esprimono (per disinteresse) e solo 8 firmano per la Chiesa cattolica, l'80% della quota Irpef stabilita andrà alla Chiesa cattolica. Ma anche le somme accumulate nella scelta a favore dello Stato (circa il 10%) sono convogliate per lo più ad opere assistenziali, in Italia quasi interamente in mano alla Chiesa cattolica. Questo meccanismo non rispetta in alcun modo la volontà di chi, non scegliendo o scegliendo lo Stato, ha ritenuto di sottrarsi all'obbligo di partecipare a questo tipo di referendum. Peraltro il sistema viola il diritto alla privacy, il che si aggrava ulteriormente da quando la legge consente ai lavoratori dipendenti di affidare al datore di lavoro la compilazione della denuncia dei redditi, con possibili rischi di rappresaglie sul posto di lavoro.
Ma anche sul 10% che affluisce allo Stato vi sono polemiche. Come denunciato dall'ADUC, che contro il sistema dell'8 per mille ha promosso una campagna che va avanti da anni, nel 2001 i tre quarti dei cento milioni di sua competenza sono stati distolti, con un semplice decreto legge, dagli scopi prefissati e sono andati a finanziare la missione in Albania (con i risvolti militari che ne conseguono). Sempre nel 2001 solo 500 euro sono andati a progetti per combattere la fame nel mondo. Come spiega il presidente dell'ADUC Vincenzo Dovuto: se si va a vedere il dettaglio delle spese dello Stato si scopre che per esempio, nel 2002 un terzo dei cento milioni di euro che i cittadini hanno dato allo Stato sono serviti per ristrutturare beni di proprietà guarda caso della Chiesa cattolica.

(continua nel prossimo numero...)

Giuseppe Bifolchi

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MICRO - MACRO

Il personale è politico!


Riflettendo sulle cose del mondo ho pensato che il mondo non è governato dalla politica, ma dai sentimenti.

Quante volte siamo situati politicamente in modo dipendente da come concepiamo i sentimenti, da quello che sentiamo in noi.

Quando viviamo in noi sentimenti differenti, rispetto alla famiglia, all'amicizia, all'amore, positivi, ci poniamo in modo diverso rispetto al mondo, d'altra parte quante volte mostrando certe idee poli-tiche ci comportiamo nella vita privata in modo disarmonico.

Diogene ricercava, con la sua lanterna, l'uomo, forse se avesse cercato di più e non a piedi l'avrebbe trovato; se il mondo va come sta andando è perché l'essere positivo è minoritario su questa terra, bisognerebbe domandarsi di più su di noi, l'istruzione, l'informazione, l'autoeducazione dovrebbero essere beni primari, il lavoro e il tempo di vita dovrebbero concederci la possibilità di ripensare a noi stessi.

Sappiamo dalla scienza che ci aspettano tempi difficili, per la sovrappopolazione e le risorse del pianeta saranno un problema nell'avvenire, necessiterebbe una politica sociale (perciò economica-mente differente) per il mondo.

Non possiamo cercare la soluzione in incontri, riunioni, manifestazioni, carta e carta, la soluzione possibile è la rivoluzione della persona e di tutti gli strumenti per accrescere la sua profondità.

Tutto ciò che ci coinvolge profondamente nei sentimenti, nel pensiero dovrebbe essere messo in lu-ce.

L'istruzione e l'educazione ai sentimenti, dovrebbero essere momenti importanti nella scuola, nella famiglia, nella società, il bene comune dovrebbe essere attento a come il cittadino vive nella sua in-teriorità.

Quante volte noi modificatori di mondi non siamo capaci di risolvere le nostre contraddizioni, le nostre solitudini, con coerenza, però vorremmo che il mondo si allineasse alle nostre concezioni che non viviamo nella nostra vita privata.

Il personale è politico!

Il politico è personale!



LA SCORCIATOIA 2


Sciopero del 25 novembre contro la finanziaria, abbiamo già visto questi grandi scioperi, queste grandi manifestazioni, per cambiare la politica finanziaria del governo, per il lavoro, alla fine otte-niamo ben poco, con i cambiamenti di governo le batoste per i cittadini - lavoratori sono sempre tante.

Si lotta per avere un futuro differente, ma ci troviamo sempre a lottare sulle emergenze, la politica vera non viene fatta in questo teatrino italiano.

Sempre in ritardo con i tempi.


La cittadina/o e/o lavoratrice/tore dovrebbero avere la possibilità materiale e culturale di pensare ai modi della propria vita prima che vengano gestiti da altri, da strutture lontane dalla sua vita, che hanno altri scopi e interessi.

Le modalità e i tempi di lavoro dovrebbero essere profondamente modificati, altre regole dovrebbe-ro gestire il bene comune, non è possibile modificare situazioni che vengono gestite sulla base di differenti interessi e valori, sulla base del denaro, senza cambiare, a priori, queste modalità di deci-sione. Ci troveremmo sempre a combattere contro gli effetti di ciò.

ABBIAMO BISOGNO


Di una politica concepita come gestione del bene comune e non come fonte di lavoro ed interesse, profondamente differente nella sua essenza.

Di sollecitazioni per l'istruzione, l'istruzione dovrebbe essere considerata come nutrimento per la persona e dovrebbe essere accessibile a tutti.

D'un orario di lavoro molto ridotto, di modalità di lavoro che non degradino l'essere nella carne e nello spirito.

Di un mondo dove l'essere possa, alfine, donare al mondo ciò che ha ricevuto dal mondo, ed accre-scerne la sua vivibilità.

Di un mondo dove quelli che scelgono di annullarsi e di fingere d'essere vivi siano sempre di meno e che siano concesse maggiori possibilità a chi intenda vivere in modo armonico, qualunque siano i tempi e i modi di vita del pianeta, anche in un mondo fortemente degradato.

Il politico è personale!

PIERO LANARO

pierolanarosorprendere.it

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Un saggio dedicato al paese africano e ai suoi stretti rapporti con l'Italia
Somalia, crocevia di guerre e di traffici internazionali



La nostra ex-colonia resta una delle "patate bollenti" del Corno d'Africa

Purtroppo della Somalia, nostra ex-colonia, si parla poco, oppure si parla male, limitandosi a denunciarne gli orrori fatti di violenze e carestie, oppure, il fatto che è rimasta per ben quattordici anni sottomessa alle volontà dei Signori della Guerra del clan tribali. Questo bel saggio pubblicato dagli Editori Riuniti, scritto da Germana Leoni von Dohnanyi e Franco Oliva, intitolato: "Somalia. Crocevia di traffici internazionali" (pagine 287, Euro 13,00), ci aiuta a comprendere a fondo che cosa è diventata la Somalia in questi ultimi decenni. Paese del Corno d'Africa situato lungo la rotta della mirra e dell'incenso, è stato per oltre vent'anni sottomesso alla dittatura militare di Siyad Barre (con il quale molti politici italiani del defunto Pentapartito fecero affari d'oro!), e poi, dal 1991, con la cacciata del despota dovuta agli insorti del Nord e del Sud del Paese, è diventato "territorio di caccia" dei Signori della Guerra del Benadir, dell'Oltregiuba e della Migiurtina. Un paese senza più Stato e senza più Leggi, che in breve tempo è diventato un crocevia di traffici internazionali di armi, stupefacenti e militanti del radicalismo islamico più oltranzista, nonché una delle più appetibili discariche di rifiuti tossici del Terzo Mondo. Questo saggio, ben scritto e assai documentato, parte da un'analisi della presenza italiana in Somalia a partire dagli anni in cui il paese fu nostra colonia, dal 1880 al 1941, sino a giungere a quelli più recenti della cooperazione e del sostegno allo sviluppo degli Anni Settanta e Ottanta, con un dettagliato esame delle scelte operate dalla nostra politica estera in questo paese e, soprattutto su quella cooperazione militare che vide i vari governi italiani del Pentapartito collaborare e fare lucrosi affari con il corrotto ed impopolare regime di Siyad Barre. Particolarmente interessanti i capitoli sui "molteplici aspetti della cooperazione militare italo-somala" e sugli "aspetti meno noti della politica estera italiana in Somalia", una politica che ha originato scandali, aspri dibattiti, interrogazioni parlamentari. Infine, con la recrudescenza della guerra inter-clanica e inter-tribale dei primi Anni Novanta, ecco il pomposo e sciagurato intervento militare dell'Unosom, guidato dagli USA ma con la partecipazione anche di truppe italiane, malesi e pachistane. Un'operazione voluta dall'allora presidente statunitense Clinton soltanto per quietare le ipocrite coscienze dell'Occidente di fronte alle immagini strazianti della guerra civile somala e della carestia abbattutasi sul Paese, operazione, in realtà, volta a riprendere il controllo geostrategico della Somalia e ad evitare che i giornalisti troppo curiosi di mezzo mondo facessero luce sulle porcate e sugli scandali di cui l'Occidente (non si dimentichi che Barre, nel 1977, aveva abbandonato il campo sovietico per passare in quello statunitense!) era responsabile in Somalia. Da ricordare, inoltre, che nell'ottobre del 1993 i guerriglieri islamici somali inflissero una dura sconfitta alle truppe USA, uccidendo ben diciannove marines e abbattendo due elicotteri, il che indusse Clinton a fare retromarcia sulla Somalia e, l'anno seguente, a ritirare le truppe americane. E qui si innesta il capitolo sulla nostra giornalista del TG 3 Ilaria Alpi, uccisa nel 1994 a Mogadiscio insieme al collega Miran Hrovatin, mentre indagava sui traffici illeciti di rifiuti tossici tra Italia e Somalia, un caso tuttora aperto, pieno di ombre, e tutto ancora da chiarire, in quanto la verità su questo duplice assassinio non è ancora saltata fuori. Insomma, un libro davvero avvincente, che si legge d'un fiato, che aiuta ad aprire gli occhi sulla realtà di un paese africano molto vicino a noi. Da leggere assolutamente. Lo potete richiedere nelle migliori librerie.

Fabrizio Legger

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L'EURO ED IL CAROVITA!
(Perchè non si raddoppiano gli stipendi e le pensioni?)


Oramai è "voce di popolo" che l'introduzione dell'Euro al posto della Lira, il 1° gennaio 2002, è stata una calamità per il popolo italiano. Quello che prima costava mille lire adesso costa un euro. Di conseguenza c'è stata una lievitazione dei prezzi pari al raddoppio del costo della vita.

Nel mio piccolo posso dire che io prendevo una pensione minima di 880.000 lire, che mi è stata convertita in una di 440 euro(tralasciamo gli spiccioli per semplificare). Però la mia capacità di acquisto non è più di 880.000 lire ma, a causa dell'aumento del costo della vita, di 440.000 lire. Che bella fregatura che ho ricevuto!

Se moltiplichiamo la mia fregatura per i circa 32 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati italiani ne viene fuori una montagna immensa di fregature, cioè un furto colossale operato dalla classe al potere ai danni del popolo.

La Lega Nord propone di ritornare alla Lira, anche se Ciampi ha più volte detto che "indietro non si torna". Dello stesso parere del Presidente della Repubblica sarebbe un sondaggio apparso su Il Messaggero del 29/10/05.

Ritornare alla Lira che significa? Come dovrebbe avvenire questo ritorno? Non è chiaro! Secondo me dovrebbero ridare il doppio della quotazione precedente che stabiliva? 1 Euro pari a Lire 1936,27, cioè dare per 1 Euro Lire 3872,54. Se ci ridanno le lire di prima, con i prezzi di oggi, non sono nessuna soluzione. Sarebbe soltanto un ennesimo imbroglio!

Per cui il ritorno alla Lira non risolverebbe niente. Secondo me, é meglio rimanere nell'Euro e raddoppiare gli stipendi e le pensioni in quanto queste due categorie sociali sono state quelle più colpite dalla introduzione dalla introduzione della moneta unica e che più ci hanno rimesso. I commercianti ed i lavoratori autonomi ne hanno sofferto meno perchè, con l'aumento dei prezzi, hanno potuto fare fronte all'aumento del costo della vita. Però, indirettamente, ne sono stati danneggiati anche loro perchè in generale le loro entrate sono diminuite in quanto il popolo ha meno soldi e quindi meno capacità di acquisto spesa in generale.

Comunque non bisogna cadere nella trappola della "guerra tra poveri" e capire che qui stiamo male tutti, compresi quelli che credono di stare bene, come si vede con Lapo Elkan, "giovane promettente" della famiglia Agnelli, che per poco non si è ammazzato con una overdose di droga. Per arrivare a questo livello di malessere vuol dire che soffre più di un povero che ha pochi soldi.

Io propongo il raddoppio delle pensioni e degli stipendi pur sapendo che una proposta del genere non sarà mai accettata dall'attuale classe politica, sia di destra che di sinistra. La faccio ugualmente perchè penso che sia il modo più semplice e logico di ridare a questi esseri umani il "maltolto". C'è una considerazione umanitaria alla base della mia proposta economica, che però si scontra con tutto l'impianto delle leggi economiche e degli interessi della classe padronale.

Ciò vuol dire che la mia proposta è sbagliata? Io credo proprio di no! Però il fatto che una proposta del genere non sarà mai presa nemmeno in considerazione dall'attuale classe al potere sta ad indicare tutta la disumanità di tale classe. Io mi auguro che il popolo prenda coscienza prima possibile di questa realtà e che sviluppi un pensiero di rottura verso l'attuale società che oramai non è più in grado di risolvere nessuno dei principali problemi dei lavoratori. Viviamo in una società in piena decadenza!

31/10/2005 Antonio Mucci

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Frammenti di pace
di Michele Meomartino
prefazione di
Giovanni Franzoni

Edizioni Qualevita

pag. 128 - costo 11 euro


Questi frammenti di pace, apparentemente sconnessi e dispersi nella mente, hanno accompagnato la mia vita negli ultimi tre anni.

Sono una piccola testimonianza di un' aspirante della pace e amico della nonviolenza, come io amo definirmi per quanto non ami in genere le etichette, che si intreccia volutamente con alcuni momenti legati alla memoria del passato e alla mia storia personale perché non ho mai inteso l'impegno per la pace come qualcosa di avulso dal resto della vita.

Anzi, sono convinto che debba esserci un filo rosso unitario che lega i diversi aspetti della vita perché il valore della coerenza rafforza e da credibilità alla propria testimonianza, oltre a darle più persuasività.

In questi mesi ho riflettuto non poco prima di decidere che forse valeva la pena pubblicare queste pagine e devo confessare che mi hanno accompagnato alcuni scrupoli perché quando il racconto incrocia le proprie vicende personali è difficile non scivolare nell' autoreferenzialità, un piccolo vizio di cui nemmeno noi pacifisti riusciamo ad esserne completamente immuni.

Nonostante ciò, ritengo che queste pagine appartengono alla storia di molti e spero tanto che dalla loro lettura possa scaturire un nuovo stimolo a riflettere insieme.

Molte di queste pagine sono legate alle vicende e alle iniziative della Rete Nonviolenta Abruzzo e alla guerra in Medio Oriente, ma ho voluto riservare le prime al racconto di una storia, " Il processo di Capestrano ", avvenuta quasi 20 anni or sono, che ha segnato fortemente il mio impegno di aspirante pacifista.

Infine, è mia intenzione " reinvestire " l'eventuale incasso della vendita di questo libro, tolte le semplici spese per realizzarlo, unicamente ad attività legate ai temi della pace e della nonviolenza.


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LO SCONTRO TITANICO TRA AMICONE E CAMILLONE.

I quotidiani abruzzesi sono piuttosto reticenti o del tutto avari di notizie sulla vita del Palazzo. Embedded i loro inviati? Forse no, ma certamente distratti, ancora deferenti verso i politici, occupati a raccontare il nullismo e l'aria fritta dell'ufficialità, ma stitici di notizie e di gossip su ciò che accade nel Palazzo. Più soddisfacenti per conoscere l'aria che tira o soltanto per farsi un'idea più precisa dell'antropologia dei governanti sono le tribune delle varie emittenti televisive private (sull'informazione della RAI, più filistea che abbottonata, meglio tacere per ora). Recentemente su Antenna 10, in una rubrica dal titolo "Zoom", condotta con placidità di badante ucraina da una "saraghina" fellinianamente opulenta, si son visti discutere quattro di costoro: Amicone dell'Udc e Tagliente di FI della minoranza, Gianni Melilla dei Ds e l'impresentabile Cesaretto Camillone dello Sdi della maggioranza casuale, miracolata non per suo merito dal rigurgito antiberlusconiano degli abruzzesi. Uno spettacolo deprimente e divertente, imbarazzante e farsesco, da non perdere. Con Amicone e Tagliente che hanno letteralmente fatto a fette (metaforicamente, s'intende)il sempre più curiale Melilla, predicatorio, sermocinante, quaresimalista, celentaneggiante, che ha tentato senza riuscirci di arginare la piena delle obiezioni, dei rilievi, delle confutazioni, degli assalti di Mario Amicone. Quest'ultimo, nonostante la dialettalità inscalfibile e lo scempio delle concordanze (ma anche il dott. Melilla non scherza), è stato incalzante, ferratissimo, puntuale nelle contestazioni, schietto nel non glissare sulle cazzate passate della sua parte, pronto ad ammettere errori ma implacabile nel giudicare quelli della falange brancaleonica di Ottaviano Augustolo Del Turco. A proposito del quale si è appreso che l'inaspettato neogovernatore (non ancora consapevole dell'incredibile vittoria che gli ha regalato Silvio Berlusconi)è così corazzato di alterigia da non salutare i consiglieri di opposizione: "da sei mesi lo incontro e non ricevo un cenno di saluto", ha detto il ruspante Mario Amicone nella sua sgangherata koiné. E l'ayatollah Melilla pronto a difendere il suo ex collega di sindacato, dimenticando che in CGIL la freddezza, la puzza sotto il naso, il birignao arrogantello di Del Turco erano noti lippis et tonsoribus, per usare un latinuccio che anche lo statista di Collelongo forse può capire. Ma Tagliente, sulla stessa onda di trasparenza di Amicone, ha snocciolato altri spiccioli di spensieratezza amministrativa di Ottaviano Del Lurco. Avrebbe somministrato impieghi (al figlio del vicesindaco di Collelongo ad es.), prebende, sinecure, mance, elemosine varie agli amici del quartierino o compagnucci della parrocchietta del paesello natio. E fin qui nulla di nuovo, così fan tutti per dirla con Mozart, democristiani, comunisti, forzitalioti, diennini, tutti "liberali" nel sistemare i propri cari (a spese di tutti). Ma il tocco del virtuoso, il colpo di teatro da artista innato lo ha espresso con l'assunzione di un fotografo, che per pochi euro (3.500 mensili, ossia sette milioni di vecchie lire al mese, Tagliente dixit), ha il compito sacro di eternare atteggiamenti, espressioni, pose, posture, gesti, sguardi, smorfie, ghigni, pigli, cipigli, moine, vezzi, boccacce, tic, languori, rapimenti: insomma il reality visivo dell'intensa giornata del Capataz marsicano. Roba da Kim Il Sung, da mattana di Eliogabalo, da follia hollywoodiana.
Riduce le indennità dei manager di enti e società partecipate, ma si concede praticuzze gaspariane e un lusso arcoriano! E le indennità degli assessori regionali, le macchine blu, le sinecure, i commoda, i tirapiedi, i viaggi? Quanti viaggi ha fatto finora il Paol (inetto) Enrichini, che va in Polonia, a New York e altrove per pubblicizzare l'Abruzzo? Chi autorizza il suo turismo godereccio e senza utilità? Quanto costerà al contribuente abruzzese la goliardia globe-trotter di questo faniguttun (per usare il meneghino di Bellachioma) che non ha mai lavorato, non ha un'unghia di competenze (come Verticelli, la Bianchi, ecc.) e che il popolo non ha mai eletto? Se proprio si voleva compensare il Paol (inetto) degli anni passati a oziare nella federazione DS (ma già lo avevano retribuito con il guiderdone di un assessorato provinciale, della direzione di un ente parco e altre robette a carico del danaro pubblico), si poteva trovargli un posticino di usciere in un'agenzia di viaggi, anche se lì qualche qualificazione bisognerebbe averla.
Nella trasmissione succitata il Camillone apriva bocca solo per dire "esatto" a ciò che predicava Melilla e, quando questi ha detto che ogni consigliere regionale non ha vincoli di mandato ma risponde soltanto alla sua coscienza, lo ha subito avallato con uno squillante "esatto!". Ma Melilla parlava di coscienza: e Camillone? La sua coscienza esiste? Anche quando passava dalla mensa dei lavoratori al banchetto degli industriali, dagli slogan di estrema sinistra ai libri paga della destra accatta-animulae, conservando la tessera di un partito che si chiama ancora socialista? Se la coscienza ha un colore, quella del transumante Camillone ne ha tanti, è arlecchinesca. Arlecchino però era servitore di due padroni, Camillone di quanti è giullare? Chi paga le sue "marchette"? L'altra sera parlava poco, ma quando espettorava, allineava una serie di parole come "responsabilità", "morale", "correttezza", a tal punto scompiscianti in bocca a lui che Amicone se la rideva sornione, pensando forse: ma come fanno a presentare un tal figuro? Anche noi ne abbiamo, forse non così miserevoli, ma li facciamo uscire nei giorni festivi ben mimetizzati nel gruppo, non li ostentiamo come simboli di poveraccismo. Povero centro-sinistra abruzzese, ridotto così malinconicamente da subire l'irrisione, lo scherno, la compassione di Mario Amicone.

PASOLINI, LA CGIL E L'ORIGINALITA' DELLE SCIMMIE.


La CGIL celebra il presunto centenario della sua nascita. Non fu infatti il sindacato di Giuseppe Di Vittorio a nascere cento anni fa, ma le camere del lavoro. Se si falsifica la storia, figurarsi il resto. Ma la CGIL pescarese ha voluto fare di più. Per autofesteggiarsi ha pensato di dedicare una giornata di convegno a Pier Paolo Pasolini, a trent'anni dal suo assassinio, ancora oggetto di dubbi, inchieste giudiziarie, aspetti ambigui.
Due sole considerazioni. La prima. Pasolini viene ricordato in tutta Italia. In Abruzzo l'Assessorato alla Cultura della Regione ha programmato 11 giornate di manifestazioni con retrospettive di film, documentari di sconosciuti, spettacoli teatrali, mostre fotografiche, presentazioni di libri, immancabili dibattiti, Don Vitaliano della Sala (ma non è tornato nella cuccia di Ruini?), Girolamo De Michele (un amico della cuoca?) e altre munificenze (e patacche) della Cineteca di Bologna: un'iniziativa seriale che sembra fatta per amici e per amici di amici ( e clienti vari), piuttosto che per il poeta ammazzato. La CGIL pescarese, inadatta a pensare alcunché, è stata scimmiescamente così originale da percorrere la stessa strada delle istituzioni: quando Del Lurco farà venire Mogol in Abruzzo, la CGIL organizzerà un omaggio a Lucio Battisti? Tra i tanti nomi, fatti, fenomeni, problemi, non c'era altro che Pasolini? La sinistra, quella sindacale in maniera patetica, quando c'è odore di conformismo, si butta a pesce, non sa distinguere un argomento serio e degno di discussione dalla moda, dall'onda in corso o dall'imitazione lemuresca. Non ha idee e le ruba maldestramente ( o…malsinistramente, come in questo caso).
La seconda considerazione. Ma cosa c'entra Pasolini con la CGIL? Chi scrive, anche quando era rappresentante della CGIL bancari (lo è stato per 25 anni), era un lettore delle Ceneri di Gramsci (di quelle poesie ne conosce qualcuna a memoria), amava rivedere Accattone, ha acquistato l'opera omnia di Pasolini curata da Walter Siti, ha cartelle di articoli dello scrittore che il Corriere di Piero Ottone pubblicava in prima pagina, prova da tempo a leggere l'incompiuto Petrolio, ha scritto su di lui qualche noterella, ma pensa che per un sindacato, la CGIL in particolare, parlare di Pasolini è tempo prezioso sottratto ad usi migliori. Ripeto, che c'entra Pasolini con la CGIL? Era di sinistra, nonostante il tentativo di reclutamento che ne ha fatto la destra missina o, con qualche motivo, il partito radicale: e allora? Non era più opportuno parlare di Volponi, Ottieri, Mastronardi, che sul lavoro in fabbrica hanno scritto libri memorabili? Pasolini, in uno dei più famosi articoli succitati, inventò la metafora del Palazzo, ma disse che la sua era "una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica", sindacati inclusi: lo si ricorda per questo? Perché, invece di Pasolini, la CGIL non dedica un convegno alle stragi impunite di cui lui disse:"io so, so i nomi"? O ritiene che sia stata fatta giustizia con lo scagionamento di Andreotti, non assolto, ma beneficiato dalla prescrizione? Se il valore poetico dei suoi libri e quello politico delle sue denunce di corsaro riguardano tutti gli uomini, perché non restare nel proprio campo e ricordare ad esempio un Guido Rossa, la cui morte è anch'essa universalmente da ricordare, ma esprimeva la virtù civica, il coraggio, la forza morale, il sacrificio estremo della vita di un lavoratore di fabbrica? O Marcinelle? Aiguës-Mortes? Avola? Reggio Emilia? Giuseppe Di Vittorio?
Non comprendo come il mio amico Adelchi De Collibus, che ha militato con me nel sindacato, e uno studioso serio come Barcellona, abbiano avallato un convegno del genere, che testimonia l'incapacità culturale e politica di un sindacato come la CGIL di riflettere sulla sua storia, di ricordare uomini e momenti storici che hanno contrassegnato le sue lotte. Ma, lo vedremo sicuramente, ci penserà Ottaviano Augustolo di Collelongo con un convegno di parolieri, di cantanti lirici (non spalancò la porta della composizione bonaria al miliardario evasore, Luciano Pavarotti?) e di bottegai (non abolì lo scontrino fiscale quando era sciaguratamente Ministro delle Finanze?)e una sua relazione: "La mia resistenza in un covo di comunisti ovvero una vita d'eroe nella CGIL". Postfato da uno scritto di Cesaretto Camillone, "Come guadagnai la libertà vendendo l'anima ed evadendo dal carcere comunista della CGIL", stampato in un libretto rosso, dal Carsa o altra editrice assistita o perché no? dalla Mondadori (non è l'editrice di D'Alema, di Veltroni, di Occhetto?), verrà portato in tutte le scuole della regione da un corteo di bandiere gialle, di poster giganti con Fabrizio Cicchitto, di mezzi uomini, di ominicchi, di (con rispetto parlando)pigliainculo e di quaquaraquà. Che, per dirla con il Racalmutese, "dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…".

GLI INVENTORI DELLA STORIA.

In un manifesto affisso dai DS per rendere omaggio agli 80 anni di Nevio Felicetti si legge:"Sei la storia della nostra storia!". Che vuol dire? Che tutta la storia dei comunisti e dei postcomunisti pescaresi (o abruzzesi? o italiani?) si identifica con quella di un uomo, per edificante che sia stata? E gli altri? Un simile peso non si è attribuito nemmeno a Togliatti, a Berlinguer, a Lenin. Il cretinismo megalomane a Pescara non conosce limiti.
Perché non vengono rivelati i nomi di questi strabilianti inventori, l'ideatore del convegno su Pasolini e il creatore dello slogan su Felicetti? Li potremmo iscrivere nella storia (sempre lei, la maledetta) dell'umorismo involontario. Forse anche Ottaviano Augustolo Del Lurco potrebbe ricorrere alla loro inventiva per arricchire di idee il suo alalico governicchio di comici.

GIACOMO D'ANGELO


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Gianni Donaudi

Care Lettrici & Lettori,
ci dispiace vivamente dover per forza dare ragione alla penna di un giornalista di " Avvenire" e facente parte della destra cattolica più retriva & oscurantista, oltre a soffrire di manìe complottistiche a volte sfioranti l' antisemitismo( e noi restiamo sempre grandi ammiratori di Spinoza, del Marx idealistico più che di quello troppo economici$tiko, del comunista Arthur Rosenberg( da non confondere con Alfred!!!) studioso della lotta di classe nel mondo greco-romano , dei mazziniani Fratelli Rosselli animatori di un "azionismo" ben diverso da quello che prenderà piede e partire dal tempo di guerra e a$$ervito alle potenti lobbye$ banKarie, sopratutto nel c.d. Triangolo Indu$triale fino a render$i komplice dei bombardamenti su Genova, Torino e sopratutto Milano & GORLA( + DI 200 BAMBINI MORTI!!!) , di Lev Troskyj con la sua RIVOLUZIONE PERMANENTE, di un certo di Willhem Reich( anche se un pò meno di Freud con la sua paranoia del " complesso edipico" ) , dell' antiglobalista totale NOAM CHOMSKY e... ci piacciono i dipinti di Modigliani e ci divertiamo ancora a vedere le pellicole di Woody Allen ) .

Ma purtroppio la diagnosi è confermata dalle centinaia di messaggi di " $olidarietà" che il BELLIMBU$TO in di$ku$$ione ha ricevuto di recente da una ma$$a di nanette & nanetti metropolitani ( anzi, metropoli/ NANI) , altroché gli Indiani Metropolitani del 1977 che almeno, al di là dei loro limiti folckloristici, rifiutavano globalmente il $i$tema con$umistiKo & liberalkapitali$tiKo .

$te$$a fa$scia di microcefali, di impiegatuKoli/ le che an/ni or $ono si precipitarono im ma$$a al Tribunale per testimoniare in favore dell' altro bonzo indu$triale, tal Cesare Romiti.

La Sinistra ( e parlo di qul 5% di autentica) deve fiKKarsi in testa che nella $ubalpina, democraticissima e azioni$ti$$ima città I POTERI FORTI ESISTONO ( e non smentirli, come adirittura anni fa, fece un compagno sul settimanale anarchico " Umanità Nova") , e smetterla di delegare la loro denuncia alla c.d. " Forza Nuova" . Idiota appare poi scandalizzarsi per i convegni dello sparuto gruppetto della destra radicale sul tema. PERCHE' NON E' LA SINISTRA LA PRIMA A DENUNCIARE I POTERI FORTI????????????????????????????????????????????
FORSE XCHé GLI AGNELLI/ DE BENEDETTI BROTTER$ O ORMAI CHI AL POSTO DEI PRIMI LA FINANZIANO?????????

E pensare che un tempo si cantava :

" La Borghesia cancerosa e immonda/ mai più ritornerà, ritornerà.
Passa la Guardia Rossa/ che marcia alla riscossa/ che scava dalla fossa/ la schiava Umanità. "


Ma l' analisi dell ' OPERAI$MO $ABAUDO( oggi leggi AGNELLE$KO!!!) , senza scomodare il Blondet, venne fatta dal filosofo marxista Costanzo Preve nel 1995 sul N. 3 della rivista " LA LENTE DI MARX" :


"...TORINO NN E' NE' PARIGI, NE' ROMA O ATENE. A PARIGI ESISTE 1 COSMOPOLITISMO INTELETTUALE METROPOLITANO, X CUI OGNUNO TROVA FACILMENTE I SUOI SIMILI. A ROMA O ATENE NN C'E' QUESTO COSMOPOLITISMO...MA C'E' ALMENO L' AMICALITA' E LA PROSSIMITA' MEDITERRANEE, XCUI NN TI LASCIANO SOLO CON LA DIFFAMAZIONE E IL FANGO. MA TORINO E' IL FONDO DELLA PROVINCIA MONDIALE, LA CITTA' KE AKKUMULA LA MISERIA DEI SAVOIA E DELLA F.I.A.T. MESSE INSIEME. L' UNICA CULTURA DOMENANTE E' 1 FORMA DI PERBENISMO AZIONISTA GOBETTIANO( 1 ) ALL' OMBRA DELLA MONOCULTURA INDUSTRIALE, 1 LIBERALDEMOCRAZIA RI$PETTO$AMENTE $ERVILE VER$O IL FEUDALE$IMO AGNELLE$KO. A FIANCO DI QUESTA CULTURA DOMINANTE, IN POSIZIONE AD UN TEMPO SUBALTERNA & COMPLEMENTARE, VI E' UNA $ORTA DI CULTO RELIGIOSO DELLA CLASSE OPERAIA, UNA SPECIE DI IDOLATRIA SOCIOLOGICA, FILOSOFICAMENTE SUPERIORE ALLA DEMONOLOGIA MEDIOEVALE, MA SPIRITUALMENTE INFERIORE AI TESTONI DI PIETRA DELL' ISOLA DI PASQUA. CHI E' ESTRANE O ( COME CHI SCRIVE) A QUESTE 2 FORME DI CULTURA NN RICEVE PIETA', E NEPPURE LA CHIEDE..."

Non vi è infatti manifestazione di " sinistra", di solidarietà o di volontariato che non vi siano le $acre Pre$enze della F.I.A.T, dell' Istituto Bancario San Paolo, dell' ex C.R.T., della S.A.I. A$$iKurazione e, naturalmente de " La $tampa" .


La collaborazione a " La Lente di Marx" ( che nel precedente fascicolo aveva messo in evidenza ANCHE le contraddizioni dell' ebraismo ufficiale ) costò al prof. Preve quasi la fama di " criptonazista" ( ah! ah! ah!ah!) ricevendosi persino uno schiaffo su un tram da parte di un' anziana signora appartenente alla Comunità Israelitica torinese. Come se il m.l. Claudio Moffa( di cui, teniamo a precisare, non ne condividiamo lo stalinismo) , direttore della rivista, e collaboratore di " Nuova Unità" e de " Il Calendario del Popolo" girasse con la svastica al braccio...

I risultati psicopatologici dell' Imperivm Agnelle$Ko si notano quotidianamente con il TRAFFIKO e con la modificazione genetiKa in senso psiKopatiko ( o PICIO/ PATIKO) delle grandi ma$$e( che schiantano se stanno 1 solo giorno senza legger " La Stampa" , senza an/ dare al $upermerKato, snza guidare l' idolatrata automobile ), pariopportuni$tiKamente EUGUALI nell' affAN(N)O QUOTIDI/ ANO, nella $kontro$ità e nella cor$a da FORMIKAIO( il cui ritmo patologiKamente frenetiKo ha di gran lunga superato sia quello dell' Italia fascista che quello dei paesi dell' Est europeo durante il c.d. " socialismo reale" ) .
E non è un caso se in poche citta italiane vanno tutti dallo psicologo o si iscrivono a cor$i tenuti da ciarlatani miKrocefali come a Torino, nella vana illusione di riuscire a convivere con il ritmo di vita di quella che Paolo Villaggio chiama a ragione LA CITTA' PIU' INGLESE D' ITALIA.

NHèèèèèèèèèèèèèèèèè??????????????????????????????(1)


( 1 ) Naturalmente con tutto il rispetto per Piero Gobetti!!!

( 2 ) V. nostro articolo " TraffiKo" pubblicato su " Il Sale " di Pescara e su " Progetto SiderurgiKo" di Rionero Volture ( PZ)-


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L'impossibile partito democratico

SINISTRA

Politicismo Nell'Unione convivono posizioni e culture troppo diverse per diventare "partito unico"

MICHELE PROSPERO
C'è una maledizione che affligge il maggior partito della sinistra. Ogni volta che un suo consolidamento sembra a portata di mano interviene qualcosa che manda tutto in aria: nome, identità, struttura. I sondaggi davano i Ds vicini al 24 per cento. Una buona dote per incoraggiare un lavoro, mai intrapreso sul serio, di autonomia politica e culturale. E invece la prospettiva di crescere ha creato imbarazzi e ridato fiato ai soliti dubbi esistenziali. Sono dieci anni che questa fobia del 24% si presenta. L'insana volontà di oblio stavolta si è scatenata dopo le primarie che hanno rilanciato il desiderio di inebriarsi per dare vita a qualcosa d'altro rispetto alle tradizioni del `900. Le primarie sono state un imprevisto (nelle sue dimensioni) momento di mobilitazione che ha prodotto un po' di caos creativo nei sonnolenti registi del centro sinistra. Più che una americanata, le code nei seggi hanno reso tangibile una volontà di partecipazione fisica che è molto europea. Al di là dell'insensatezza di primarie di coalizione dall'esito precostituito, le consultazioni sono state una prosecuzione della piazza in altre sedi. L'elemento plebiscitario, che nelle intenzione di qualcunoavrebbe dovuto dominare la scena, in realtà è apparso, alla fine, un elemento del tutto secondario. La prima preoccupazione di chi ha votato è stata infatti quella di gridare il suo no alla destra. Questo carattere eccezionale della prova di forza di ottobre dovrebbe sconsigliare ogni ubriacatura che induce molti a straparlare di un fantomatico "primariato" da estendere ovunque.

Le primarie di per sé evocano una politica irrimediabilmente affidata al denaro e al leader elettronico che si muove in simbiosi con oscuri centri di interesse. L'essenza delle primarie è la delega assoluta al leader. Con le primarie si porta alle estreme conseguenze la metamorfosi dei vecchi partiti in cartelli elettorali che si alleggeriscono di ogni ideologia per lasciare libertà di manovra ai professionisti del potere molto abili nella raccolta dei fondi e nella tessitura di rapporti organici con i gruppi di interesse più forti. Le primarie sui generis del 16 ottobre per fortuna sono state un'altra cosa. Non una competizione dentro la coalizione ma una esibizione di potenza contro la destra e il suo disegno di integrale de-costituzionalizzazione. Le regole della separazione dei poteri sono saltate da quando il Quirinale ha deciso di partecipare al processo legislativo con osservazioni preventive e accorti suggerimenti che sviliscono il delicato potere di promulgazione. Nei piani alti nessuno sembra tenere alla metaregola della democrazia, quella che vieta di imporre regole del gioco non condivise che nascono dall'esatta fotografia delle convenienze di una parte in campo: quella che è al governo e vuole restarci con ogni mezzo. Le primarie sono state una mobilitazione intensa della cittadinanza attiva contro questa degenerazione autoritaria della democrazia.

L'inferenza, azzardata, che i Ds hanno ricavato dalle lunghe file per votare è invece di tutt'altro segno. Si dice che dalle cabine improvvisate è maturata la irresistibile metamorfosi di Prodi da leader di mediazione a leader decisionista ormai forte di una investitura diretta. Se presa sul serio, questa lettura maldestra, avrebbe conseguenze politiche nefaste. La forza reale di Prodi sta nel suo essere un delicato punto di equilibrio. Ogni altra velleità di dotarlo di muscoli d'acciaio è solo una deleteria accentuazione di un dato populistico. Quello per cui un leader senza partito va alla ricerca di un sostegno diretto dell'elettorato saltando ogni mediazione e poi detta i contenuti dell'agenda politica. Il fallimento del maggioritario come ideologia contagiosa non sembra essere stata ancora registrata nel centro sinistra.

La nuova legge elettorale, che non è un ritorno alla proporzionale ma uno sconclusionato maggioritario di lista con giungle di soglie e premi, impone altre logiche di competizione. Essa non sembra un incentivo a siglare megaliste. La contrazione dell'offerta politica con la scomparsa dei simboli della margherita e dei Ds potrebbe anzi penalizzare la coalizione. Compie un azzardo chi rilancia l'idea di un partito democratico come accattivante alternativa alle macerie del '900. Certo, se i Ds si autocollocano nello spazio politico come una forza di centro, è del tutto lecito trarre le conseguenze in termini organizzativi: il clintonismo mondiale è il naturale approdo di una forza senza memoria e identità. Ma se questo esito moderato è largamente predominante nel ceto politico dei Ds, non altrettanto agevole è trasferirlo negli umori dell'elettorato.

La lezione dei testardi fatti è che malgrado le liste unitarie, le sceneggiate sulle regole e le cessioni di sovranità, i partiti che le promuovono vanno a sedere in opposti schieramenti in Europa. Non è agevole fare un partito mettendo insieme chi sceglie di schierarsi con Chirac e chi invece sta con la gauche, chi sostiene i liberali e chi i laburisti, chi sta con i socialdemocratici e chi con la Merkel. Il fatto è che nel nuovo partito dovrebbero confluire opzioni ideali troppo diverse. Anche le culture politiche appaiono troppo distanti in troppi punti dirimenti per fare partito unico. In materia di laicità, di diritti soggettivi, di libertà, di guerra e diritto internazionale, la distanza tra la margherita e i Ds resta abissale. Variegato è anche il concreto mondo del radicamento sociale cui riferirsi. La sicurezza di avere il successo in tasca sta già provocando scelte inefficaci come appunto la spensierata trovata di costruire il "partito di Prodi" come articolazione italiana del partito democratico mondiale.

Dinanzi alla prospettiva di sciogliersi in una formazione con un asse spostato verso il centro e con un distinto tocco clericale, un partito serio si interrogherebbe a fondo. Nei Ds non accade quasi nulla. Un po' perché la prospettiva di cacciare Berlusconi paralizza ogni dibattito sull'identità. Ma soprattutto perché i Ds non sono più un partito di iscritti. I congressi, il poco di vita politica che ancora si svolge, è dominata dagli eletti. Chi controlla le fonti del finanziamento governa il partito e vince puntualmente i congressi ridotti a uno stanco rituale.

Gli eserciti di deputati, presidenti e assessori, consiglieri regionali, provinciali, comunali e di circoscrizione, sindaci, presidenti delle municipalizzate e enti pubblici, dirigenti di ospedali, collaboratori e membri di staff, professionisti che vivono con le parcelle degli enti costituiscono il nerbo di un partito cartello che non ha iscritti o militanti al di fuori dell'esercito di eletti che distribuiscono le risorse pubbliche. Sono loro che partecipano ai congressi, amministrano e tirano le fila delle candidature alle elezioni. Il simbolo di partito è solo un certificato di garanzia offerto agli elettori distratti ma ancora fedeli, la copertura per i movimenti talvolta cinici di persone che vivono di politica e che solo se qualcosa mette a repentaglio la lucrosa rielezione si mettono in allarme. Eppure un partito come i Ds che precipita per intero nel già affollatissimo mondo del moderatismo italiano sarebbe una sconfitta. La battaglia che la minoranza interna ai Ds sta conducendo per conservare un autonomo soggetto politico legato al lavoro riguarda il futuro di tutta la sinistra

Presentato da Antonio D'orazio

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GRANO 1 kg. 0,2 eu...............................PANE 1 kg. 0,2 eu.
Teucro (Sofocle): A chi quest'opinione non piace, tenga la sua, che io mi tengo la mia.

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Siamo in Ottobre.
Sono le cinque: seduti attendiamo l'ora di cena, poi televisione e divano, poi letto.
Domani sarà ancora Ottobre.....lo sarà fino al 31.

Domani, 31......... futurista............
L'altro giorno, come spesso, dicevi "sei retrogrado".
Retrogrado e futurista......... vivono entrambi fuori dal presente!
Io vivo, tu capisci come io vivo!

Tu vivi momenti seguiti da altri momenti, ora quì ora là................. sei un canguro?
Tu invece resisti, stai, rimani, sembri piantato............. sei arboreo, sei vegetale?
Sembra quasi che cominci a seguirmi sebbene io non muova alcun passo.
Ora mi sembri lapidario............... ti stai pietrificando.

Sto qui fermo, perchè non ho motivo di spostarmi.
Fammi posto, scostati che possa sedermi e sentenziare, vederti e criticarti e consigliarti.
E dovrei girarti intorno onde favorire la tua alternanza?
Prova!

Germanizziamoci invece. Facciamo come Merkèr e Scroedèr........coesistono-coesiedono.
Sì: una in braccio dell'altro ..............o è lei che sottosiede?
La Merkèr siede sulla cattedra, Scroedèr le è in braccio!
E lui non ha nessun altro capogruppo in seno?

Sant'Anna tiene in braccio Maria che tiene in braccio il Bambino che.........un passerotto.
Pitture definenti sedute un pò sconvenienti già storicamente-sacralmente.
Quale sconvenienza?
Hall le definisce tali e quasi ne ride, lui.

Bella la pittura, ma Merkèr-Scroedèr sono sostanzialità e.....................
E vorresti farli sussistere sus-sopra, chi sopra e chi sotto......
Sotto-sopra destrorsi e sinistrorsi che si sussiedono l'un su l'altro...................
Forse si smascherano questi tedeschi.......... insieme sulla stessa sedia.......... senza attendere scadenza alcuna: non uno la volta ...... ma finalmente insieme per sempre ......... Dio unisce, il Diavolo divide e calunnia e critica e condanna e pretende sempre ancora.....

Fortuna che da noi, che non siamo teutonici nè sassonici, ma siamo latini-jus-periti..........
Periti ed esperti e sappiamo attendere che un seggio si freddi ............ si liberi.........
Per sederci su freschi scanni. Noi mai ............ speriamo mai ci germanizzeremo.
Eppure qualche semplificazione potrebbe pur ..........

Dopotutto la sedia del primo ministro potrebbe tranquillamente sostenere due anime........
Due anime sì, ma mai due Spadolini o paripesici...............
Aristofane mise le donne in parlamento.......
Ma non soprassedenti o soprassedute agli uomini.
Nò di certo le mise ognuna su di seggio, comodo seggio, onde potessero votare non alzando la mano.............. ma le gambe...... come sputtanato lor costume.

La sinistra vorrebbe più donne in parlamento, la destra forse ha sufficienti soldi per trovarsele dove vuole e quando vuole........
Ma non è problema Aristofanesco, no.
Nè è un caso Aristo-(cratico)-fanesco-mostra-tivo.


Ricordo poi-subito arrostite ariste e di quell'Aristotile che sconsigliava di pensare tanto ALTO, ritenendolo vana immaginazione.
Passati trascorsi due millenni il monaco Campanella ribattè ch'è, con Trimegisto, è bestialità pensar tanto basso!


Alto-Basso è comunque una valutazione sempre relativa, molto relativa.

Ricordo il piacere-incazzatura di un estivo viaggio-sardo aorgico (a-privativo, erga-lavoro: quindi ozioso, solo spendaccione),

aorgico eppur redento e sublimato da due beati piedi ammollati dalle fresche schiume talassiche (marine) nelle quali frotte di

pesciolini solleticavano, stuzzicando e gratificando, più che non so qual'altra cosa avrebbe saputo far meglio.

Grano-destro-sinistro e pesci che solleticano piedi........??????????
Non vedi il Nesso?
Nè il Nesso-centauro nè il nesso logico!
Eppure i piedi son sostanzialità: sentirseli stimolati da pesci....... è come esser stimolati dal mare rivierasco!

O profondo mare / Altura del tuo abisso ...........poeteggia altro monaco, Jacopone.
Ancora tutto è connesso!
E questo nostro pane che troppo ci costa............
Costa troppo ad alcuni onde altri possano spendersi i guadagni in vaccini estratti da vacche-pazze per difendersi da uccelli pestiferi.
Usano vacche per sconfiggere gli uccelli!

E si raccomandano ai preti per salvarsi l'anime.
Pagano anche per l'anime?
No vi provvedono con indulgenze.
Pagano ugualmente?
Evolvono!

Essi evolvono largamente ed altri pagano salatamente.
Ti lamenti? Che vale, cosa valgono tanti sospiri? Ad accrescer vento?
Nè mi lamento nè compiango.......... non voglio esser frustato come quel tale, nero-vestito, che piangeva a dirotto nella nuova Orleans.. quasi che quel diluvio non l'avesse soddisfatto.
Il buondio non può neanche liberare il cielo da turgide nuvole ....... che tutti si lamentano.

Eppure da qui a cent'anni qualche crisi ci seppellirà, bisogna rassegnarsi.
Mi rassegnerei volentieri a morire fra cent'anni.
La morte non fa parte del nostro patrimonio, nè vale spender patrimoni per vincerla.
Dunque un povero è vivo per caso?
Un povero, un disallineato, un incapace a condividere il progresso............ son tutte entità già esterne, avversate controllate............ manca solo quell'Amen sacrosantissimo che le liberi e le inebri nell'aria, nel sereno quel sereno focoso, arido che .......... anche i serafini da che eran serpi divennero serafici.......... sta scritto ............... e chi non conosce le scritture non conosce iddio e ..............

Ma questo pane a 0,2 euri al chilo...............evviva chiunque sappia regalarcelo..................... noi siamo affamati e poco ci confortano analisi e sinistrosità e destrezze o mediane mediazioni mediatiche che vendono poco pane per molti euri...........
Viva il panettiere che vende pane a 0,2 euri al chilo, ed e viva ancor più se lo vende a 0,1.

Stelio



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