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INDICE - IL SALE N.° 48


Sommario
. QUALE MODELLO DI SVILUPPO PER PESCARA E L'AREA METROPOLITANA di Marco Tabellione ·
LA SCORCIATOIA di Piero Lanaro
·
Opinioni in discussione (seconda ed ultima parte) di Antonio Mucci
·
SCIACALLI Di Giuseppe Bifolchi
·
Continuano gli arresti, le espulsioni... di Fabrizio Legger
·
Legittima Difesa (seconda ed ultima parte) di Stefano Torello
·
ALICI MARIN (ELL) ATE di Gianni Donaudi
·
VICO-LO- AUTOSTRADALE di Stelio
·
Mitezza e nonviolenza di Michele Meomartino ·
Il partito della rifondazione comunista... Presentato da Valerio
.
Comunicato della Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

QUALE MODELLO DI SVILUPPO PER PESCARA E L'AREA METROPOLITANA?
di Marco Tabellione

Sulla civiltà contemporanea almeno un fatto resta indubitabile, e cioè che il futuro dell'abitare è quello delle megalopoli e comunque delle aree metropolitane. E da questo punto di vista in molte zone dell'Europa, fino a qualche tempo fa apparentemente arretrate nella corsa allo sviluppo, è un futuro già realizzato. L'Abruzzo stesso, nonostante le sue caratteristiche di natura selvaggia e in parte incontaminata, non è immune da queste parabole evolutive. E' così che, ad esempio, Pescara viene a trovarsi al centro di un'a grande area metropolitana, che comprende a sud Francavilla, a nord Montesilvano, e ad ovest l'area chietina. Certo siamo ancora molto lontani dalle grandi conurbazioni che ormai si vanno estendendo un po' in tutto il mondo, megalopoli che danno un'idea (spaventosa) di quello che sarà il nostro pianeta nel futuro. Tuttavia se questo è vero, è anche vero che gli indizi di quello che diventerà la fascia adriatica abruzzese fra qualche decina di anni ci sono tutti. Per farsene un'idea è facile immaginare lo scenario metropolitano che si verrà a creare quando saranno inglobate nella vasta area adriatica abruzzese le cittadine costiere, oggi ancora separate, da Città Sant'Angelo a Silvi, da Pineto a Roseto, fino al vasto centro di Giulianova. Oppure a sud dove, anche se i centri sono più diradati, si può prevedere un assembramento almeno fino a Vasto.
Ma tutto ciò cosa comporterà? Innanzitutto è facile prevedere un'amplificazione dei problemi e dei disagi che nel suo piccolo sta vivendo la città di Pescara, e che comunque ha finito per interessare i tessuti urbani aggiunti, come quello di Montesilvano e in piccolo di Francavilla e Chieti Scalo. Ci si riferisce in primo luogo all'inquinamento determinato dagli scarichi delle auto. Pescara e la sua area metropolitana, come molte città in Italia, periodicamente deve ricorrere al blocco del traffico per arginare l'aumento pericoloso dei gas tossici nell'atmosfera, questo soprattutto in particolari condizioni atmosferiche. Si tratta però di palliativi, a volte quasi irrisori di fronte al dramma dell'aria inquinata. Soluzioni occasionali che dimostrano quanto coloro che gestiscono il potere non si rendano forse conto che quello dell'aria non è un problema fra i tanti, non è un tema da affrontare magari con atteggiamenti demagogici che tentano di sfruttare la moda dell'ecologia (purtroppo solo una moda). Quello dell'aria credo sia il principale problema dell'uomo d'oggi. Non solo come problema ecologico, ma generale; credo davvero si tratti della priorità prima in fatto di salute dei cittadini.
Vivendo in un'area metropolitana, tutti noi ci siamo assuefatti all'aria inquinata, la sopportiamo e respiriamo come se fosse un male necessario. Ma non è un male necessario, da considerare come scotto da pagare per vantaggi più cospicui. No, lo ripeto, è il problema dei problemi, perché non esiste niente che possa essere barattato con l'aria pulita. Ed è un male che in futuro, purtroppo, mostrerà tutta la sua dimensione mostruosa. Ciò che spaventa, poi, è che al di là delle domeniche e dei giovedì con targhe alterne non vengono prospettate altre soluzioni, come se il problema non sussistesse o non avesse la gravità che purtroppo ha. Effettivamente si tratta di un dramma, quello dell'aria inquinata, che viene preso sotto gamba, utilizzato semmai per campagne pubblicitarie, ma mai considerato per quello che è: cioè l'emergenza principale di questi anni.
Come fare allora? Come spingere la società e l'opinione pubblica ad affrontare realmente la possibilità di architetture e urbanistiche diverse? Probabilmente l'unica maniera resta ancora quella della diffusione di nuove idee, capaci di stimolare sensibilità e interesse. In un certo senso bisogna costringere la gente ad accorgersi del male a cui si è assuefatta, accorgersi che non è naturale respirare aria con biossido di carbonio, restare mesi interi senza vedere un albero e guardare il cielo come una sottile striscia al di sopra dei palazzi e non conoscere, nemmeno immaginare, il valore e la purezza del silenzio. Vorrei a questo proposito concludere con un aneddoto abbastanza inquietante, e non solo per me che pure ne sono coinvolto in qualità di genitore. Avevo notato in mio figlio, che ha 5 anni, la tendenza a incorniciare i suoi disegni con una strana striscia celeste, che lui stesso mi ha confessato essere il cielo. Mi sono così chiesto come mai non colorasse il cielo, riempiendo la parte superiore del foglio, come ho sempre fatto io da bambino. Poi ho capito, purtroppo: mio figlio conosce il cielo appunto come una sottile striscia al di sopra dei palazzi, per lui esso è in pratica solo una linea, a differenza di me che ho trascorso la mi infanzia in un paese e in mezzo la natura. Tutto ciò è drammaticamente paradigmatico: con la nostra dannata tendenza alla vita metropolitana abbiamo tolto ai nostri figli la bellezza del cielo e, in fondo, della vita vera.

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La scorciatoia

Spesso nel mondo della politica si prendono scorciatoie e non si compie appieno un percorso chiaro, conseguente e costruito nell'ascolto dei cittadini, con il contributo che possono dare, e con le altre forze politiche, associazioni, movimenti, gruppi spontanei, et. in un rapporto limpido, che non sia legato alla propria appartenenza e rispettoso delle altrui differenze, senza preconcetti.

La politica

Capita spesso tra chi vive nei meandri della politica di percepire un forte senso d'appartenenza nelle varie forze politiche, associazioni et., su ciò non vi è nulla di male, ma succede che il nostro senso d'appartenenza non sappia farci vedere più i problemi che si possono avere all'interno di queste organizzazioni e che pur sapendo che altri possono dire cose sensate, ci troviamo a criticarle a priori. Mi capitò di sentire una proposta fatta dalla Lega che poteva essere condivisibile, con tutte le riflessioni possibili, ma che venne scartata, non a causa di una valutazione ponderata, ma perché secondo questi critici tutto ciò che usciva dalla Lega era sbagliato.
Succede che alcune entità lamentino una scarsa partecipazione al loro interno e la mancata adesione, d'altre persone, al loro percorso politico.

Bisognerebbe che, sempre, un'organizzazione si domandasse se quello che stanno creando e portando avanti sia cosa migliorabile e se le eventuali critiche non siano da ascoltare con un orecchio più disponibile.

¨ E' condivisibile il nome di quest'organizzazione o non crea difficoltà ad avvicinarsi? Il nome dovrebbe essere creato sulla base di un percorso politico e non sull'auto affermazione o catalogazione. Norberto Bobbio ricordava che i partiti della prima repubblica avevano dei nomi così altisonanti - democratici cristiani, socialisti, comunisti / democrazia sulla base della fede e nell'amore del prossimo, socialità, comunione…e rubavano tutti.
¨ Il modo proprio di fare politica dovrebbe essere sempre analizzato e occorrerebbe sapere ascoltare le altre voci, non tutte sono di persone e associazioni che intendono mantenere la propria parrocchietta, d'altra parte se tutte queste figure abbandonassero la difesa a priori del loro territorio ci si potrebbe trovare in altri campi e percorsi.
¨ Lasciare aperta la finestra anche alle voci dei cittadini, che non fanno parte di nessuna organizzazione

Vi sono tra noi persone che restano fuori da tutte questa organizzazioni, non scelgono di schierarsi con i partiti della Casa delle libertà, non si avvicinano all'ULIVO, non partecipano delle organizzazioni dell'estrema sinistra, autonomia operaia, anarchia…
Talvolta partecipano a qualche momento politico, ma non scelgono di aderirvi.
Tante di queste persone hanno alle spalle esperienze a partiti, movimenti, associazioni e da queste sono rimasti delusi, anche scottati, ciò che si portava avanti in queste organizzazioni non corrispondeva a ciò che si diceva, e la democrazia era molto poca, sia nei partiti, sia nell'autonomia operaia, sia nei vari gruppetti e anche nelle organizzazioni e partiti ecologisti.
Queste persone non parlano di rivoluzioni fumose, secondo alcuni necessariamente violente e spesso poco sentite dai popoli e che si trasformano in qualcos'altro, non accettano un percorso scorciatoia, sanno che per modificare realmente la società occorre un percorso chiaro e un lavoro
continuo. Conoscono chiaramente che ciò, che non trasforma radicalmente la società può essere solo momentaneo, accettano di muoversi per singoli passi in un modo che tanti chiamano sdegnosamente riformismo, senza analizzare se sia il riformismo sbandierato da differenti partiti o se sia veramente un percorso che sappia cogliere tutte le sfumature, le voci, che sappia valutarne i tentativi antidemocratici della falsa democrazia al governo, le violenze, il carcere, le morti, le chiusure dei mezzi d'informazione e che sappia trovare delle soluzioni perché il cambiamento non s'interrompa.
Sanno, che l'uso della violenza o la difesa come risposta alla violenza del potere, può alfine essere decisa soltanto dal cittadino che abbia piena coscienza di ciò che vuole, di questo mondo e che a quel punto la risposta sia d'obbligo, senza per questo evitare di trovare soluzioni pacifiche al superamento o almeno evitare maggiori violenze.

Tutte queste persone rimangono ai margini della politica e lasciano fare a quelli che non vogliono veramente risolvere le criticità della società, occorrerebbe che partecipassero, che portassero il loro contributo per una politica limpida, decisa e rivoluzionaria.
Venite avanti.

Rifondazione e i post-it

Niente da eccepire, come trovata pubblicitaria, ha il suo impatto, ma qui stiamo parlando di politica e non dell'erba voglio. Non che non siano condivisibili gli slogan scritti sui vari post-it ma il cammino per arrivarci, ammesso che sia possibile, non può essere semplice.
Rifondazione è una forza minoritaria in Italia, ha una prassi politica che non è chiara al cittadino, molti partecipanti al mondo della politica della "sinistra" se ne stanno lontani.
Bisognerebbe domandarsi se la prassi politica sia cosa ottimale in Rifondazione, o se fosse necessario un rapporto più costante col cittadino e con chi già partecipa.
Senza voler difendere a spada tratta appartenenze, senza annullare l'importanza e l'azione di una forza politica consolidata vorrei provare a dire alcune cose, come momento di riflessione sperando che siano momenti per un possibile incontrarsi.

Sarebbe necessaria (interno/esterno) una riflessione maggiore su differenti questioni in RC, il modo di fare politica, l'essere presenti fra i cittadini, il cogliere eventuali critiche poste, da parte di chi senza voler difendere appartenenze è conscio della politica.
Il domandarsi, anche personalmente, se abbiamo gli strumenti per agire politicamente in modo efficace, sarebbe anche necessaria una riflessione sul nome del partito, come riflessione su ciò che è stata l'esperienza delle varie rivoluzioni di stampo "comunista", se il nome può essere efficace a spiegare ciò che si sta portando avanti, se sia adatto ad avvicinare o se respinga perché non sia nome di partito che spieghi il percorso che si vuole fare.
Migliorare le partecipazioni esterne nei momenti elettorali, ma non soltanto per abbellire la propria lista di personaggi positivi, ma per un principio d'accoglienza e democrazia, perciò supportando pienamente il candidato indipendente presente nella lista elettorale.

Adesso mi fermo, il tempo stringe ed il giornale deve andare in stampa, le mie riflessioni potrebbero essere non efficacemente spiegate o approfondite, causa la mancanza di tempo dovuta anche agli impegni della vita, ma spero di poterci tornare su in modo più chiaro, certamente vorrei ascoltare le altre voci che certamente possono migliorare la mia, spero insieme, di sicuro per quanto riguarda la profondità nella riflessione. Grazie.

Piero Lanaro
pierolanarosorprendere.it

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OPINIONI IN DISCUSSIONE
(Seconda ed ultima parte)

Il pluralismo interpretato come generosità ed ingenuità. Il pluralismo, a volte, viene interpretato come una espressione di "buona intenzione", di "filantropismo-ingenuo", un "volere mettere d'accordo tutti" ad ogni costo. Rispetto pienamente queste qualità ma il pluralismo, secondo me, è principalmente un mezzo scientifico per cambiare la società. Esso permette l'opinione di tutti, e tutti sullo stesso piano di uguaglianza, senza gerarchia nè scala di importanza. Inoltre, insieme alla Democrazia Diretta, afferra anche il potere deci-sionale perchè la gente ha la facoltà di scegliere decidere ed attuare.
Se non c'è Democrazia diretta il pluralismo decade perchè la parte che subisce se ne va e si inizia a funzionare con la mono-idea, cioè con un pluralismo parziale.
Il Pluralismo totale, se praticato per lungo tempo in tutta la società, finirebbe per eliminare il Parla-mento ed il Potere. Pur rispettandoli, in base al principio della libertà, li renderebbe inutili. Ciò avverrebbe perchè il Pluralismo si preoccupa di fare agire l'Essere Umano sulla base delle proprie idee e della propria volontà sia nella "legalità" che nelll'"illegalità".
Mettendo l'essere umano al primo posto, al di sopra di ogni cosa, comprese le Istituzioni, il plurali-smo totale è di per sè un principio umanitario-rivoluzionario che scardina le fondamenta del Sistema.

Il pluralismo interpretato come qualunquismo. In base a quanto detto sopra credo che il Plurali-smo totale non possa essere considerato come una posizione qualunquista, anche se è stato criticato come tale. Esso non dice che qualunque posizione sociale o politica vada bene o che vada male, in forma indiffe-rente. Dice in forma precisa che la Sinistra e la Destra Politica sono uguali in quanto agiscono all'interno delle Istituzioni. Questo è il loro credo ideale e come tali vanno rispettati. Se il pluralismo si fermasse al-l'ambito dei partiti e delle istituzioni si potrebbe definire qualunquista. In questo caso la definizione sarebbe giusta! Poichè esso si allarga al di fuori delle Istituzioni includendo tutte le posizioni ed idee, anche quelle contrarie, per arrivare, attraverso una libera scelta e decisione dal basso, ad un cambiamento della società, effettua delle scelte politiche e sociali molto precise.
Il pluralismo non è una scelta scettica e dìsfattìsta verso l'esìstente che porta a dire "Sono tutti ugua-li!" "Non si può fare niente!". Questi sono luoghi comuni qualunquisti che finiscono sempre nella conclusio-ne: "E' meglio farsi i fatti propri' oppure "Pensa a te", cioè nel pieno egoismo e conservatorismo.
Il pluralismo invece è un concetto dinamico che sviluppa 1'interazione tra diversi. Quindi quei luo-ghi comuni sopra citati subiscono un rovesciamento nel seguente modo: "Non è vero che sono tutti uguali! I politicanti sono tutti uguali ma la gente comune è tutta diversa e si può fare l'unione tra i diversi' - "Non è ve-ro che non si può fare niente! Da soli si, è vero! Ma se ci si unisce agli altri e si pratica l'Autogestione si può fare tutto!". Per questo, come si vede, non invita a chiudersi in se stessi, "farsi i fatti propri!" e "Pensare a sé". Al contrario: incita all'altruismo, ad aprirsi ed interessarsi ai problemi della società per agire.

Il livello qualitativo del giornale. Ci è stato detto che "il giornale ha un livello qualitativo basso". A questo punto c'è da discutere: cos'è la qualità? Inoltre: cosa si intende per qualità nel nostro tipo di giornale?
Quando c'è stata questa discussione all'interno del nostro gruppo, uno dei partecipanti ha risposto di-cendo: "Nel mio articolo ho parlato del dolore delle mamme americane che vedono partire i propri figli per andare a combattere in Iraq". Condivido: la qualità, nel nostro tipo di giornale, è rappresentata dai sentimenti umaní e dall'applicazíone di alcuni principi. Questi due fattori sono la vera forza del giornale e sono legati tra loro. Poi viene la cultura, cosi come è intesa comunemente cioè conoscenza e nozionismo.
Gli articoli e le poesie pubblicati fino ad oggi sono pieni di buoni sentimenti. Questa è la caratteristi-ca umana principale, anche se non difettano minimamente della cosiddetta cultura.

Il Sale è un centro di aggregazione di "cani sciolti" e liberi pensatori. Il suo motto principale è: "Dare una penna a tutti!". Quindi il livello qualitativo più grande del giornale non può essere rappresentato dal sin-golo articolo, ma dalla pluralità degli articoli di tutte le varie tendenze ideologiche, che convivono alla pari. Questo ne fa la sua unicità e valore. Per cui il vero livello qualitativo del giornale, oltre che dai senti-menti umani, è rappresentato dal Pluralismo e dalla Democrazia Diretta, che sono i due principi su cui si regge.
Nessun articolo individuale, elevato che sia, sarà mai più importante di questi principi. Se lo dovesse essere, sarebbe un brutto segno: vorrebbe dire che il giornale starebbe perdendo la sua caratteristica e che non sarebbe stato capito.
L'articolo individuale, anche il più interessante, può avere un'importanza relativa, cioè per i settori inte-ressati a quell'argomento. I principi invece, anche se non condivisi, hanno importanza per tutti indistin-tamente, cioè in assoluto. Per questo sono superiori.

I filo-borghesi hanno i Mass-Media, quindi già parlano tanto….perché farli parlare anche in mezzo a noi? - L'osservazione qui citata veniva fatta ed usata come argomento in contrapposizione al plu-ralismo totale e come invito a restringerlo al campo anticapitalista. Indubbiamente è una giusta osservazio-ne! La realtà purtroppo è così! Ma a noi la realtà così com'è non piace e la vogliamo cambiare.
Allora, per raggiungere questo scopo, abbiamo bisogno anche dei filo-borghesi. Il modo per farlo è un libero dialogo tra la gente, al di fuori delle partitocrazie, con la partecipazione e l'autogestione dal basso.
Bisogna tenere presente che le posizioni di minoranza, ancor di più quelle rivoluzionarie, i mass-media le ignorano e le sabotano. Per cui noi abbiamo bisogno di dialogare con i "filo-borghesi" per far-gliele conoscere.
La società borghese- liberale indubbiamente diffonde una pluralità di posizioni, che però rientrano nel suo concetto di legalità e nei principi della Costituzione Italiana. Per cui c'è da tenere presente quanto se-gue: 1) Le posizioni e le idee che sono al di fuori della Costituzione non le diffonde, anche se sono giuste; 2) Pone tutte le posizioni in modo contrapposto e non come semplici differenze perchè, dietro ogni posizione, c'è uno scontro di interesse e di potere; 3) Non le lascia risolvere liberamente alla gente, ma le impone con i raggiri e la forza. Quando chiede l'opinione del popolo lo fa perchè non può farne a meno, inoltre lo fa in modo formale e su problemi molto secondari (Vedi Referendum sulla Procreazione Assistita e tanti altri); 4) Questa è la democrazia borghese; 5) La democrazia diretta o di base, a differenza di quella borghese, le af-fronta liberamente, come una semplice differenza, senza contrapposizione, nè lotte, nè scontri, nè guerre, ma come un semplice problema, uguale a tutti gli altri che, come tutti gli altri, si risolve con una semplice di-scussione e votazione dal basso. Per cui una volta si è con la maggioranza, un'altra con la minoranza. Che succede? Niente, semplicemente che la società e la vita scorrono in forma regolare, semplice ed armonica.
Naturalmente il problema si complica quando c'è di mezzo lo Stato con le sue leggi, come nella so-cietà odierna.
Ma nelle nostre riunioni ed assemblee lo Stato non c'è, quindi possiamo discutere liberamente tra di-versi e rispettarci.
Io inviterei a riflettere su questi interrogativi: Perchè "scandalizzarsi" ed arrabbiarsi se l'altro dà una posizione opposta alla propria? Sulla stampa, alla TV, per strada, succede come minimo 10 volte al giorno, perchè non può succedere in una riunione? E' un fatto normale! Inoltre noi non siamo un partito, per nostra fortuna!

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La proiezione in avanti de Il Sale, per come la vedo io, potrebbe essere l'autogestione delle scuole- quartieri-posti di lavoro. Lì non avremmo problemi di pluralismo. Sarebbe il giornale logico su cui scrive-rebbero i cittadini, di qualunque idea.

Le opinioni in discussione logicamente non si possono considerare risolte nè esaurite. Esse conti-nueranno sicuramente con altre opinioni ed altre discussioni, con il contributo di tutti.

Antonio Mucci

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SCIACALLI

di Giuseppe Bifolchi


Nei primi giorni dopo il disastro di New Orleans tutti i giornali hanno usato questo titolo per raccontare quanto stava succedendo in quella città devastata dall'uragano. "Repubblica", come più volte in passato, si è distinta per il titolo più squallido: "New Orleans in preda all'anarchia".
Che cosa è successo in realtà?
Pur sapendo benissimo che ci si aspettava un'estate di uragani devastanti, le cosiddette AUTORITA' hanno scelto di dirottare verso il pantano irakeno i 79 milioni di dollari destinati alle riparazioni dell'antiquato sistema dei livelli di protezione dalle inondazioni; e sebbene fossero a conoscenza da tempo che l'uragano sarebbe stato di categoria 4 e che il sistema di protezione poteva reggere solo agli effetti di un uragano di categoria 3, non hanno fatto alcun serio investimento destinato alla evacuazione della città di New Orleans e dell'area circostante (ed i ricchi politicanti hanno avuto pure la sfrontatezza di accusare i lavoratori di voler restare incoscientemente in città )!
Qual è stata la prima priorità messa in atto? Quella di portare aiuto immediato alle migliaia e migliaia di cittadini in difficoltà? Nossignore, la prima priorità è stata quella di mobilitare le unità super-armate della Guardia Nazionale con l'ordine di sparare sulla gente che stava solo cercando di procurarsi del cibo. Con le provviste coperte dall'acqua, dopo giorni senza aver ricevuto alcun aiuto, diventava vitale procurarsi l'indispensabile là dove si trovava, nei grossi supermercati che avevano resistito alla furia delle acque. La Guardia Nazionale, armata di tutto punto, ha impedito alla gente di prendere il cibo necessario dai luoghi dove altrimenti sarebbe andato a male e hanno chiamato tutto ciò "guerra urbana".
SCIACALLI, hanno titolato i giornali.
Hanno invece taciuto sulle migliaia di persone che hanno aperto le loro case ai sopravvissuti con un toccante gesto di solidarietà e compassione.
Ma torniamo a quel titolo: SCIACALLI.
Alla prima notizia del disastro, il prezzo del petrolio è immediatamente schizzato a vertici mai toccati. Come definire chi guadagna e specula sulle disgrazie di tanta gente?
Ma a ben vedere ogni volta che succede qualche guaio in giro per il mondo i nostri commentatori della carta stampata e dell'etere ci aggiornano sulle ripercussioni di tali avvenimenti sulle varie BORSE, trovando NORMALE che qualcuno guadagni sulla disperazione altrui.
E allora lo diciamo noi: SCIACALLI, SCIACALLI, SCIACALLI.

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Continuano gli arresti, le espulsioni e le uccisioni di chi scrive ciò che è "proibito"
Il Potere contro la libera parola di scrittori e giornalisti
Dal Mynamar alla Turchia a Santo Domingo chi scrive rischia la vita

Alcune tra le maggiori associazioni umanitarie mondiali, come Amnesty International o Reporters sans frontières, denunciano da decenni vere e proprie persecuzioni contro quei giornalisti e quegli scrittori che, in vari paesi del mondo, osano indagare o criticare l'operato di certi governi. Le segnalazioni di queste persecuzioni, però, si sono ulteriormente aggravate in questi ultimi tre anni, in seguito agli attacchi all'America dell'11 settembre 2001 e allo spaventoso "giro di vite" dato dai governi di tutto il mondo per combattere il terrorismo. La drastica diminuzione della libertà di espressione è ormai una tragica realtà tanto qui in Occidente quanto nel resto del mondo, anche se, nelle province dell'Impero a stelle e strisce, assume forme ben più feroci e brutali. In certi paesi, scrivere contro i propri governi, equivale ad una condanna a morte. In Turchia, per esempio, Feyzullah Ozer, redattore del periodico di sinistra "Kitle", è stato rilasciato qualche mese fa dopo aver scontato diciassette anni di carcere (e torture) inflittigli da un tribunal militare. Il suo reato? Quello di aver scritto e fatto pubblicare articoli di "propaganda comunista e di attentato alla sicurezza nazionale" (in realtà, Ozer, aveva scritto articoli, certo con un taglio di estrema sinistra, ma di condanna nell'asservimento della Turchia alla politica estera degli USA). Nel Myanmar (ex-Birmania), nazione legata mani e piedi alla politica del colosso cinese, di cui è la più fedele alleata nel Sud-Est asiatico, è da poco stato liberato Ma Theingi, pittore e romanziere, arrestato nel 1989 e condannato a 25 anni di carcere. La sua colpa? Quella di aver scritto novelle satiriche contro la dittatura militare birmana e aver aderito alla Lega per la Democrazia fondata dalla celebre Aung San Suu Kyi. Dalla Russia, invece, è stato espulso il giornalista tedesco Gunter Wallraf, autore del romanzo "Faccia da turco". Wallraf aveva raggiunto la piccola repubblica russa dell'Inguscezia e da lì intendeva entrare in Cecenia per realizzare interviste e reportages sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia da parte delle truppe russe. Intercettato dagli uomini dei servizi segreti di Mosca, il giornalista, che aveva già scritto molti articoli contro gl'interventi militari russi in Cecenia, è stato arrestato, malmenato ed espulso dalla Russia. Infine, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, nel corso di una sommossa scoppiata nel super-affollato carcere di Higuey, è stato ucciso a coltellate il giornalista free lance B.G., il quale era stato incarcerato con l'accusa di "propaganda sovversiva e comunista". In realtà, il giornalista, pur appartenendo ad un movimento politico di estrema sinistra illegale nella Repubblica Dominicana, più che esaltare la lotta rivoluzionaria comunista aveva condannato, nei suoi scritti, l'asservimento dei governi di Santo Domingo alle politiche neocolonialiste degli Usa nei Carabi e in America Latina. Era una voce scomoda, e con tutta probabilità è stata sfruttata l'occasione di una violenta sommossa nel carcere dove era detenuto, per farlo assassinare e mettere così a tacere una penna che denunciava la situazione sociale esplosiva dell'isola caraibica. Queste sono soltanto alcuni dei molti tragici esempi che vedono coinvolti scrittori e giornalisti in casi di persecuzione da parte dei loro governi. Oggi, scrivere liberamente, è diventato davvero rischioso, tanto ai Caraibi come nel Caucaso, ma anche qui in Occidente, dove basta un frase male interpretata per beccarsi una denuncia o per finire nel mirino della magistratura spesso asservita al Potere. E anche questo, in molti casi, è frutto delle restrizioni della libertà individuale adottate dopo i fatti dell'11 settembre, tanto nel cuore dell'Impero quanto nelle sue province più estreme!

Fabrizio Legger

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(Continua dal numero 46 del Giugno 2005)

LEGITTIMA DIFESA

Domenica 30 gennaio, Ore 10,00
Centro Congressi di Via Cavour, Roma
Assise fondativa


DICHIARAZIONE COSTITUTIVA

IMPERO E IMPERIALISMO

La furia imperialista con cui i Neocon stanno ingegnando il loro disegno ha prodotto due effetti immediati, uno primario e un altro collaterale. L'effetto principale è l'aver polarizzato l'umanità in due campi contrapposti: quello filoamericano e quello antiamericano, capeggiato quest'ultimo da quei popoli e quelle nazioni che la geopolitica USA ha scelto come agnelli sacrificali. Quello collaterale è l'aver diviso lo stesso capitalismo internazionale in due fronti, quello di chi ritiene necessaria e incontrovertibile la trasformazione della supremazia americana in impero, e quello di chi, pur non contestando questa supremazia respinge il passaggio imperiale illudendosi di convincere gli Stati Uniti ad un equilibristico regime di condominio imperialistico multipolare. Questi fattori sono collegati tra loro, ma se non sono della stessa importanza non possiedono nemmeno la stessa natura. Nella gerarchia dei fattori quello principale non è la renitenza degli imperialismi minori o subimperialismi, ma la Resistenza antimperialista dei popoli e delle nazioni oppressi che si trovano sulla linea di fuoco americana. L'Iraq è il banco di prova dell'impero in fieri, il campo minato dove gli USA debbono compiere il salto mortale, il passaggio oltre il quale avremmo un vero superimperialismo a stelle e striscie. A chi concentra tutta l'attenzione sulla scissione del fronte imperialista (che in linea teorica potrebbe causare, come già avvenuto per ben due volte nel secolo scorso, un nuovo immane conflitto tra potenze imperialistiche) diciamo che è inammissibile nascondersi all'ombra dello spettro del possibile conflitto tra grandi potenze e non vedere la guerra già in atto, quella che gli USA hanno dichiarato a tutti i popoli e le nazioni ostili. E' questa Resistenza l'ostacolo antagonista realmente esistente alle ambizioni imperiali americane, ed è essa che va non solo sostenuta ma attivamente fomentata affinchè si consolidi e si estenda, giungendo al di qua della nuova cortina di ferro che gli USA si stanno cingendo attorno, affinchè essa diventi prota-gonista della stessa scena occidentale.

ANTI AMERICANISMO

Anche in Europa e nel nostro paese l'opposizione alla globalizzazione, ovvero all'assimilazione strutturale che viene dagli USA, tradizionalmente confinata a minoranze antimperialiste, si va lentamente estendendo, anzitutto nei sempre più numerosi strati esclusi dall'opulenza capitalistica. Non siamo in Palestina o in Iraq. In paesi ricchi, dove la coesione sociale è forte, questa Opposizione è a bassa intensità o passiva. Essa è però destinata a consolidarsi e a radicalizzarsi davanti all'inarrestabile tracotanza americana e alla complementare sudditanza delle classi dominanti europee, le quali mentre giurano fedeltà eterna all'atlantismo, lanciano contro il crescente disprezzo popolare verso la politica e la cultura americane l'anatema dell'antiamericanismo, un'anatamena che rimbomba da destra a sinistra, da Lisbona a Mosca, da Roma a Berlino. Non ci nascondiamo dietro ad un dito, non neghiamo l'accusa rivoltaci di essere antiamericanisti, concordiamo anzi coi nostri accusatori, solo che, appunto, puntiamo in direzione opposta. Il tempo gioca a nostro favore: più esso scorre più le speranze di contrastare la prepotenza americana con i pannucci caldi della diplomazia si riveleranno illusorie, mentre il Rifiuto della politica americana e ciò che gli USA rappresentano di allargherà tendendo a diventare un vero e proprio movimento di popolo. Alcuni ambienti delle classi dominanti percepiscono questa tendenza e sono già all'opera per contrastarla e soffocarla. Come? Giocando la carta della paura:del terrorismo, dell'Isiam, dell'immigrato, della guerra. In altre parole evocando i sentimenti più retrivi e torbidi che covano nelle masse, allo scopo, sia di giustificare l'americanizzazione delle istituzioni (ovvero il finale passaggio dal sistema democratico a quello oligarchico) che di preparare il terreno per una mobilitazione reazionaria delle masse.E' in questo contesto che si spiega la comparsa di forze populiste conservatrici e xenofobe, alle quali è stata data la facoltà di usare una demagogia antisistema per incatenare in realtà i popoli al sistema medesimo. Questi populismi sono stati autorizzati dalle classi dominanti a raccogliere la confusa protesta popolare, domani potrebbero essere utilizzati come salvagente e testa d'ariete per fermare un opposizione popolare antiamericanista che considerano a ragione una nuova incipiente resistenza anticapitalista.

DECLINO EUROPEO

La crisi dei capitalismi europei non è passeggera ma strutturale, risultato di una "globalizzazione" che li ha indeboliti e resi ancor più subordinati a quello nordamericano e che è percepita dai popoli non come sinoni-mo di prosperità ma come crisi. Questa impone una competizione selvaggia a scala mondiale e richiede la sostanziale abolizione di quello "Stato sociale" che nell'immaginario collettivo equivale a benessere, equità, sicurezza e tolleranza. L'Unione Europea, nata come appendice della NATO in fun-zione antisovietica, non è affatto, per le classi dominanti, una i barriera contro l'invasione americana (vedi la fitta rete di basi militari americane che sono la Spada di Damocle con cui l'Unione accetta la propria sovranità limitata), essa è piuttosto la leva per spingere gli USA ad accettare l'Europa come suo primo socio in affari. E' infine la modalità con cui le classi dominanti vogliono ame-ricanizzare il continente, adottando non solo i suoi meccanismi istituzionali e giuridici ma pure la sua paccottiglia culturale. I gruppi strategici che tirano i fili della poltica sanno che l'Europa ha già imboccato la via del tramonto, sanno che per tentare di invertire la rotta occorrerebbe una cura da cavallo, obbligando le masse lavoratrici ad un lungo periodo di sacrifici sociali. E sanno che incontreranno una tenace opposizione e per questo si preparano blindando il sistema, trasferendo la sovranità politica e quella giuridica dai parlamenti nazionali alla cosca tecnocratica di Bruxelles, sempre avendo nella manica l'asso del populismo reazionario, da tirar fuori come estrema ratio.Questi gruppi strategici sannoche nessuna terapia potrà esse-re imposta di punto in bianco, senza prima aver dissodato il terreno. Quando diciamo che essi per primi vogliono americanizzare l'Europa intendiamo che debbono portare a compimento l'opera intrapresa a suo tempo in Gran Bretagna: liberalizzare e privatizzare a tutto spiano, stroncare la forza contrattuale dei lavoratori, imporre la massima mobilità del mercato del lavoro, obbligare i popoli dell'ineluttabilità del liberismo. Noi siamo certi che la resistenza delle classi lavoratrici, che avverrà nel contesto di una incessante guerra imperialista di civiltà, sfalderà l'attuale blocco sociale dominante per determinarne un'altro, rimetterà all'ordine del giorno la questione delle sovranità nazionali perdute, tenderà a sposarsi con il vituperato antiamericanismo e quindi ad incontrarsi con i popoli. Non è solo questione di politica estera, è questione di concezioni del mondo, di modelli culturali e di vita, che chiamano in causa le radici storiche europee, la nostra memoria, il nostro futuro. Come apprendisti stregoni gli USA hanno evocato gli spiriti della guerra di civiltà pensando di ciroscrivere la spinta espansiva di quella islamica, ma questa sta già trascinando nel gorgo quella europea, che viene dunque obbligata a lottare per la propria esistenza.

CRISI MORALE

La furia fondamentalista americana mette a nudo la crisi delle classi dominanti europee, che è anche una crisi di egemonia e di prospettiva storica. Vincendo la minaccia del socialismo esse hanno si privato il proletariato della speranza, ma in tal modo hanno modificato il corredo genetico europeo. Rimuovendo l'universalismo egualitario hanno strappa-to via la parte più sana e vitale delle proprie radici. Nel tentativo di seppellire il novecento si è andato affermando in seno alle classi dominanti uno brutale relativismo morale, un nichilismo valoriale, un minimalismo individualista che hanno consegnato inerme la società intera all'invasiva penetrazione della religione americana e del l'american way of life.Dopo avere importato questa roba come antidoto alle pulsioni rivoluzionarie degli anni '70, ora l'Europa si sente dire, proprio dal popolo d'oltre oceano, che si tratta di merce avariata, di una moneta fuori corso. Legate inestricabilmente agli USA le nostre classi dominanti, ostentano un ibrido euroamericanismo, un americanismo depotenziato: accolgono l'americanismo di prima generazione, il culto inferiore del razionalismo scientifico (refrattario a qualsiasi considerazione sui fini, ostile ad ogni posizione critica riguardo alla macchina sociale capitalistica); ma vorrebbero fare a meno del culto superiore, del suo messianismo religioso sciovinista. Questo spiega lo sbandamento dei dominanti e lo stato di fribrillazione europeo.I cervelli pensanti, sapendo che questo americanismo di seconda generazione in salsa fondamentalista sarà rigettato dai popoli europei, temono la sua penetrazione come destabilizzante. Sono in un cul de sac, perché non sanno come fermarlo, quale rimedio porvi. Navigano a vista e sentendosi mancare il terreno sotto i piedi si aggrappano alla sottana dei "liberatori", insistono a comando con l'asfissiante propaganda tesa a presentare l'Islam come il nemico esterno comune dell'Occidente cristiano, il terrorismo come male assoluto, ma così facendo non solo lasciano il campo libero all'incessante iniziativa americana, si separano inesorabilmente dalla parte più viva della società reale, in seno alla quale invece avanza, dietro alle istanze antiamericane, un bisogno di senso, di riappropriazione della propria memoria storica, di ristabilimento della verità. Questo è il luogo dove verrà fecondato un nuovo blocco storico europeo. La tendenza di lungo periodo è infatti quella alla polarizzazione non più tra i due tradizionali fronti, quello socialdemocratico e quello conservatore,ma tra americanismo e antiamericanismo.

Legittima difesa

In base a queste considerazioni, dopo due anni di discussioni accompagnate dall'ostracismo dichiarateci dal PATPC (Partito Americanista Trasversale Politicamente Corretto), noi dichiariamo di voler invece procedere innanzi, aprendo ufficialmente un processo costituente il cui punto d'arrivo deve essere la fondazione di un nuovo movimento politico indipendente e antagonista rispetto all'attuale sistema bipolare o del PATPC. Scopo del movimento, vista la latenza dello scontro di civiltà tra America ed Europa è quello di contribuire alla rinascita della civiltà europea, ovvero del suo universalismo democratico e popolare basato sugli imperituri principi di libertà, fratellanza ed uguaglianza. Questa rinascita sarà possibile a due condizioni: rompere ogni rapporto di sudditanza con gli Stati Uniti innescare la radicale decostruzione dell'attuale Unione Europea. Una nuova, federativa e libera Unione dei popoli europei implica infatti la cacciata delle attuali oligarchie economiche e politiche dominanti, che sono il cavallo di Troia americano, e ciò sarà possibile solo facendo un passo indietro, riconsegnando la piena sovranità alle diverse comunità nazionali.
Contrastare il processo di americanizzazione prima che sia troppo tardi, prima che il cancro americanista divori gli ultimi anticorpi, è quindi il primo compito nostro. Siamo consapevoli che una battaglia puramente contrastiva, di opposizione, non è da sola sufficiente per vincere, ma è solo grazie ad essa che avvicineremo la vittoria, che sarà ottenuta anzitutto con il consenso e la mobilitazione popolare. Il Tallone d'Achille dell'americanismo è che esso, pur non essendo un messaggio universalistico, vorrebbe imporsi ai popoli come risposta globale totalizzante, come pensiero unico. Questo unicalismo americanista, come Giano, ha due faccie. Esso è un bastardo che sposa il diavolo con l'acqua santa: una concezione mondana fondata sul becero razionalismo individualista liberale (ostile ad ogni etica sociale egualitaria); ed un irrazionalismo extramondano escatoligico e neo-oscurantista. La medesima sentinella di un capitalismo che priva di senso l'esistenza e fa dell'uomo un demone antisociale, presume poi di essere il demiurgo che riscatta e santifica la sua anima. Questo americanismo di seconda generazione, che in effetti chiude l'epoca della modernità borghese, non si presenta dunque come una mera politica, ma come una autentica concezione del mondo che pretende di penetrare in ogni poro della società. Tra la nostra gioventù anzitutto, che prima viene gettata nel vortice di un consumismo servile o intruppata come carne dal macello nella guerra infinita contro "il male", poi la si consola con la chimera di una Provvidenza che premierà chi abbia seguito la linea di condotta del consumatore-soldato. Il peggio del materialismo e il peggio dell'idealismo. La nostra opposizione, per quanto politica, sarà quindi anzitutto culturale, ideale, etica e morale. Il nostro universalismo è al tempo stesso rivoluzionario e conservatore. Rivoluzionario perché anela ad una società nuova fondata sulla fratellanza e la giustizia e in cui siano quindi debellati lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e quello dissennato della natura. Conservatore perché rifiutiamo il feticcio del progresso ad ogni costo e il mito nichilista della tecnica, perché vogliamo salvare le nostre radici e la parte più nobile e umanistica delle nostre tradizioni. Il futuro spetta a chi, pur senza amarlo, saprà creare disordine, poiché è da esso che sorgerà un ordine nuovo

Presentato da Stefano Torello

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ALICI MARIN( ELL) ATE- In/ conclusioni s /conclusionate & deliranti/// di Kriminal


Marinelle e rosacee labbra provocano reazioni di $otto$viluppo mentale, provinciale & piccolo- borghese tra la fine dei '50 e l' inizio dei '70.
L' antica via celeberrima, un tempo campestre e, in seguito adibita a ghetto, la conosco di persona : ha la fisionomia di una minuta & simpatica biondina partenopea, di nome Italia ( classe 1942- XX ) , tenera, delicata molto diversa insomma da altre sue colleghe. Chissà che fine avra fatto?

I ' 70 sono gli anni delle Alici. Non fritte nella vecchia rosticceria di un carruggio della Città VeKKia o marinate nella casalinga trattoria di un qualsiasi lungomare della Costa e, tuttavia sono an/ cora ritenute b/ anali : perdono il tempo a distillare piante floreali onde fabbricare liquori di denominazione albyonide, permettendo in tal modo alle Camere parlamentari di $opravvivere e rafforzar$i, inKulando il popolino italiota ( e non solo), tra le sarcastiche risate e inferocite di un " fantozziano"( ma non tanto! ) Impiegato, che stanco di contare i denti ai francobolli e di dire " Buon Natale" o " quanto è buono, Lei..." , diventa agguerrito e non solo a " pensieri&parole" .
-...Ah!Ah!Ah! - ridaKKia costui dinnanzi all' Eliseo e( perché no?) davanti a Montecitorio- Parlamento!...durerai ancora per poco!!!!!!!!!!!!!!!-

Inversione di tendenza : ora le Alici contemplano felini domestici, giranti nel Sole, quasi come tante Guardie Rosse Nazional/ Bolsceviche, fino a diventare, in alcuni casi, "micioline" esse stesse. Varie fig/ ure femminili, tra le quali ben due valchirie : Lillì ( bella più che mai, ma ke a quanto pare preferis ce un soldato a 1 cantautore ) & Hilde che suona la Cetra nella quale nasconde i diamanti di contrabbando ( " queste son situazioni di contrabbando" , ma il Chiapas è ancora addavenire...) .
E' il 1940. Così canta Er Francesco. I soldati corteggiano donne francesi( attento a fare certe citazioni, chissà di cosa ti potrebbero accusare...e te ne accorgerai 25 anni dopo... con i " quindicenni sbranati dalla primavera"...). Tutte " facili prede, infatti, di" facili entusiasmi o ideologie alla moda" . ( Quando è moda/ è moda...ci insegna il grande Giorgione da Milano! )Ma a chi si riferisce Er Francesco? .
Già...mi sembra...reminescenze... :
" Un fiore in bocca può servire sai, più allegro tutto sembra..." questo "fiore in bocca" l' ho già sentito altrove...
- Mademoiselle, volez-Vous fair l' Amour aveç moi?- . Maccheronico gallo- gallicismo, più tardi esteso da Maritzai a Rostov s/ Don :
" Mi son fatto la Francese, la Greca, la Russa e ora...mi faccio anche la Bolognese...al Casino, purtroppo, poiché al Nord le ragazze non ci vogliono più bene.." pensavano e dicevano questi moschiniani personaggi in quel di Vercelli o di Borgo Sesia, in avvenimenti sui quali, anni dopo si scriveranno diversi romanzi autobiografici( lotta all' ultimo sangue tra due diverse concezioni del mondo, tra opposti hegelismi idealistici , se vogliamo).

Le stelle sono tante/ milioni di milioni. Anche quella di Negroni che arriva a influenzare le tarde scelte di Ugo Tognazzi : 34 anni prima brigatista nero e ora ammanettato e incarcerato come brigatista rosso : alienazione dovuta al $imbolo del $alumificio della città della ben nota Tigre?*** .
Cantano e si citano addosso le " Ecce Bombe" travestite da zingare x l' occasione, mentre i masKietti si mettono tutti la Tuta Blu, anche se in fabbrica non ci hanno mai messo piede( e pensare che chi è in fabbrica non vede l' ora di togliersela!...) . Cantano, si diceva, con paranoiKa tristezza ( istintivamente ci viene voglia di giustiziare con un colpo alla nuca certi cani/ autori, quali istigatori alla rinuncia alla lotta di classe. Già : la politica è una cosa masKile, come se i cani/ autori della paranoia fossero signore o signorine.
Quanti anni ci vorranno per comprendere che la rivoluzione non la si poteva certo fare con certi elementi e che i cani/ autori( che non sempre sono sgradevoli e che badano ai loro intere$$i) non hanno colpa alcuna delle conseguenze che le loro canzoni possono provocare su certi cotta/ continuisti, avanguardisti parolai o demo/ proprietari , oggi divisi tra l' Ulivo e il Polo. Cazzaretti, si dice in quel di Roma, costituenti le attuali " Cretinetti' S Family" stringenti, a mò di Bigolo il cartoncino di Chips o l' im/ pestata lattina di Koka Kola, acquistati, esibendo deficiente sorriso al Mc Donald' S ( e magari con la maglietta recante l' effige di Ernesto Che Guevara!)

E' in crisi la copia. No, anzi...la crisi è obbligatoria. Guai a non essere in " Krisis". Sopratutto le donne passano per arcaiche e limitate.
- Come ti permetti di trovarti bene col tuo tipo? -
- Tu credi di essere felice con lui...in realtà ti dico...NON LO SEI!!! -
-Tu hai 1 sessualità repressa...-
-TU credi di volere questo! Ma dà retta a me, tu vuoi altro...- E le " Ecce Bombe" eccole an/ dare in clysi( cioè in crisi) e cedere alle fregnacce dei certi " bonzi" .
Les Nouvelles Pretes, non molto diversi( o forse peggio? ) dei vecchi, coniano le sentenze picio/ esistenziali( cioè psico/ esistenziali) verso le " Ecce Bombe" onde appropiarsene( e per non fare la figura della fregnona qualcuna dice che " la Donna non può essere condizionata o plagiata"...che alle persone in oggetto " an/ dava bene così" ) . Siamo al peggior Reich, non quello in cui " nel sesso agisce qualcosa di " trascendente" , ma al biologismo fisiologico più puro o, al peggior Nietzesche( non quello dell' Uomo Differenziato, epperò capace di donazione, generosità e superamento della propria individualità, ma all' Ultimo Uomo o Ultima Donna, al Nichilismo più deteriore, infarcito di individualismo deteriore e di egoismo, anzi di EGOTISMO( visto che un pò egoisti lo siamo tutti) . Gesuiti dal perfido volto fari$aiko, masKerati in e$kimo o in tuta -jeans o in poncho ( ma il vero Guevara che farebbe a loro? Ci avevano mai pensato? ) , convenzio nale barba e $ciarpa rossa( certi momenti preferisco i vecchi socialisti, i vecchi anarchici, i m.l. o i bordighisti di Lotta Comunista in giacca& cravatta), col loro nasaccio da prete fallito. Reduci da $aKre$tie, oratori, s( c) eminari o sindacati" liberi" già DC. Merdosa crema del pacifinti$mo a $en$o unicvm, radicalume liberal-azionista-" cristiano" ( quì neppure il giovane idealista hegeliano Karl Mardochai detto Marx, c' entra molto...) , dell' obiezione, del fucile spezzato ( sulla loro kapoccia? ) diffusi per il settentrione...

Gianni Donaudi

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VICO-LO-

 
  -AUTOSTRADA-LE

Uno è mediorientale, il loro Giova-mbattista: alcuni mediorientali lo decollarono onde poi altri lo videro volare e raggiungere eterei Recinti, quelli degni dei Testimoni santificati.
Un altro è Vico Gia-mbattista.
Giam-battista è anche nostro, è napoletano ed ebbe alla testa solo gravi problemi: cade da piccolo riportando un grande trauma cranico.
Però supera la crisi e s'incammina e persegue-traccia piste larghissime, rimanendo miracolosamente arroccato al suo tavolo di lavoro.
Ecco una luminosa conferma del proverbio Ciò che non ti vince ti fortifica.
Ecco pure confermato che molte vie possono essere realizzate senza muovere piede.

Giambattista gode di una scelta pregevole: quella di non tergiversare, impelagarsi, e magari "affogare", in lietiziose Ontologie, letali come quelle perseguite dal Giovanbattista.
Vico rimane ad indagare la Storia quale effetto prodotto dall'umanità.
Come dire: Se la storia l'han fatta gli uomini, noi, facendo un'attenta lettura-comprensione-indagine della storia medesima, possiamo intendere alquanto uomini e storia.

Daltronde egli sa bene, e scrive, che ogni Verità, essendo ritrovata da esseri-imperfetti..., non può che essere Imperfetta! Quindi evita sconvenienti sacralismi e mira a favorirci analisi e metodi-analitici, per i quali ultimi noi gli saremo riconoscenti per gran lungo tempo.

Con Vico noi possiamo intendere la storia creata dagli uomini, ma non possiamo intendere un Ontologico-Creatore, perchè non l'abbiamo creato; anzi è Lui ad aver creato noi.
Vico però è religiosissimo e perdipiù vive stipendiato da enti-cattolici e ......... ben intese di essere-risultare, nonostante tutto, "Polemico", conflittuale-irrecuperabile all'Ortodossia.
Cosa fa quindi Giam-battista per saponare la sua anima di povero-clericale?
Appiccica alla sua Scienza Nuova alcuni paniaci capitoli-paragrafi propositivi-esaltativi di una Provvidenza-Clericale: che ci riconducesse Lei a Dio.
Mai aggregati furono, per noi, più sconvenienti e ossimorici, quasi nausee alpine.

Ed allora - dissero, dicono e diranno quanti s'intendono molto di posticce aggregazioni - avreste voluto un Vico Non-Clericale, lui che lo fu ognidì ?
Noi non sappiamo rispondere loro, nè ad insolenti ........ ma vediamo che quei che lavano porcelli li lavano, allegri, perchè non giova a far maravigliose salsicce lucano-norcine la lorduria, nè vale inginocchiarsi-alla-greca....."lordos" !

Vico-nostro è un vero "clericale", eppure per spiegarsi e spiegarci il Diritto "Jus" non lo ricava da Teous o da Moseus, ma da quel Jous-Jovis-Giove-Zeus che lancia pagani fulmini monitori.

Vico non vede neanche i "Mostri" quali figli di corpi, le anime dei quali han fatto peccato.
Vico vede i Mostri-Latini quali figli di genitori appartenenti a due-diverse-nature: Plebei-Patrizi e............ non vale tale connubio.......... che i frutti siano precipitati dalla rupe Tarpea.

Daltronde.............. le favole Tutte siano nate e state veritiere-tutte..........

Come conciliare questa Pretesa-Verità con la Banalizzazione-ortodossa-clericale precipitata su miti-favole-ainos e quant'altro!
Banalizzazione esasperata realizzata e condotta da ex-agein-esegeti clericali?
Essi assordano dindondando con le loro campane: Vere sono solo le lanciate-paraballein-parabolanti-parabole che van raccolte e lette ed ascoltate nei loro significati allegorein-allegorici, che portano altrove anche chi vuol restar fermo-saldo, inamovibile dalla rocca del suo tavolo di lavoro e studio.

E vantano la loro ieraticità assoluta, divina, teorica .......come, nella pratica-sociale i Nobili vantano la loro superiorità sui Non-nobili o Ignobili... spregevoli al solo sentirli nominare.

Nobiltà che non pretende conoscenza alcuna: è per nascita che si determina detta sacralità.
Come pure non esiste collegamento-propedeutico tra vescovalismi e conoscenza.
Tiraboschi, gran gesuita-bibliotecario, ci scrive, "minimizzando", in quei tempi adiacenti:
"Onorio III ha deposto vescovi solo perchè rozzi nella grammatica."
Vico, storiografo regio, non minimizza: "si leggono scritture sottoscritte da vescovi col segno di croce (firma). ....lettere più informi che scrivono gli più indotti idioti oggidì."

Eppure la curiosità è figlia dell'ignoranza......... come stupire di gente-acarpica che nella Curia non trova denominalizzazioni Curiose......... salvo quelle eretiche?
Vico, ricercando SCIENZA, pare inficiare la massima che l'Ignoranza piuttosto che la Scienza ne conduce a Dio.......... inficiando-scappellando lo stesso Agostino-africano.

Come non calare altra-ulteriore-infinita e ribadita Provvidenza (da parte di Vico)?
Provvedesse lei a redimerlo da tanto suo operato desacralizzante.
Perchè mai Erode procreò una sola Salomè?
Vico, da piccolo, cercò invano, da solo, di sfracellarsi il capo.......... non vi riuscì!
Dubitiamo quindi che sarà mai decollato per ascendere in cielo, o per scendervi....... come suggerivano Seneca e Giovenale e l'Abati.

Noi dubitiamo stante le considerazioni accennate............... molto meno dubitiamo ascoltando l'acredine di quanti sviliscono il Giambattista, tacciandolo di approssimazioni, di velleitarismi e di idiozie varie.
Stanno, forse, derubando Vico di meriti pur minimalmente inconfutabili?
Dice, scrive, Vico che i Romani volevano peccare con l'autorità degli dei, onde ad essi sacrificavano parte dei loro bottini.

Noi si sente, oggigiorno di benestanti che per meglio stare elargiscono, donano, devolvono, elemosinano, volontarizzano, misericordiano, danno, danno, danno ed invitano tutti a dare. Date-date-date e date di calendario e le calende greche in Roma poco valgono e quanti danni ci vorrebbero poi per evitare o meritare una dannazione.
Nè mai noi vorremmo ridare la vista a quel Pluto che già fu privo degli occhi.

Oggi noi non vediamo sacrifici di varia natura, nè li vedono altri.
Molti vedono e plaudono a volontarismi a devozionismi e ne godono-godono............ più danno e più godono del danno prodotto.
Noi curiosi ci chiediamo, spisciandoci per le risate ed asserendo di esser sudati, donde mai avran attinto, dove attingono, dove han pescato garanzie di cotante attinzioni.
Poi ci distraggono, siamo distratti da scampananti campane dindondanti sordità bronzea.

Stelio

(Il Giovanbattista era acridofago, cioè-mangiava-cavallette, anche se Battaglia crede che acridofagi sono gli animali che mangiano cavallette.
L'Olimpico, epperciò pagano Eracle era Cornopio Distruttore-di-Cavallette........ toglieva il "pane" al mediorientale e......... Varrone, in Vico, contò ben Quaranta-Eracli o Ercoli!)

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Mitezza e nonviolenza
Michele Meomartino


Alcune forse non inopportune premesse. Cio' su cui di seguito si approssimano alcune interrogative riflessioni richiede altresi' alcuni chiarimenti preliminari. Mitezza e nonviolenza naturalmente non coincidono, si puo' essere persone amiche della nonviolenza senza essere affatto persone miti (anche tra le piu' note e fin celebrate, pochissime persone amiche della nonviolenza ed impegnate in lotte nonviolente sono state anche miti, sebbene qui si cerchera' di argomentare che solo scegliendo la mitezza si possa essere buoni ed efficaci militanti nonviolenti), e si puo' naturalmente essere persone miti senza per questo aver nulla a che fare con la nonviolenza. Non solo: vorremmo mettere in guardia anche rispetto all'espressione "personalita' nonviolenta", che e' una formula utile per intendersi e nei suoi limiti felice, ma che a rigore, cioe' se interpretata rigidamente, designa qualcosa che semplicemente non esiste. Inoltre: chi scrive queste righe non crede che esistano persone nonviolente, ma solo persone amiche della nonviolenza: il termine "nonviolento/a" puo' ben essere - a precise condizioni - un adeguato aggettivo, ma mai un pronome. Crede anche che la mitezza sia una qualita' morale che si apprende e si affina (o si logora) nell'esercizio, e non un essenza metafisica. Infine: ritiene che il concetto stesso di nonviolenza sia complesso e pluridimensionale e di assai ardua definizione (la riflessione consapevole sulla nonviolenza, quantunque essa sia "antica come le montagne", e' ancora agli inizi ed in impetuoso creativo svolgimento tale per cui ogni persona che ad essa si accosta ed ogni esperienza che ad essa si richiama apporta nuovi originali preziosi contributi teoretici ed empirici, euristici ed applicativi); qui di seguito lo si utilizzera' nel senso specifico proposto da Aldo Capitini, come equivalente sintetico dei due concetti gandhiani di ahimsa e satyagraha, ovvero - per dirla assai rozzamente - come scelta di non nuocere e come legame con il permanentemente vero che fonda e promuove l'azione buona, cioe' l'azione che si oppone alla violenza, l'azione che salva, l'azione che libera, l'azione che guarisce, l'azione che accomuna. Ma ancora una cosa va detta, ed e' questa: la nonviolenza e' gestione del conflitto: senza lotta non si da' nonviolenza; senza incontro con l'altro non si da' nonviolenza, senza riconoscimento dell'altro non si da' nonviolenza, senza conflitto con l'altro non si da' nonviolenza, senza comunicazione con l'altro non si da' nonviolenza: la nonviolenza e' sempre relazionale, contestuale e dialogica a un tempo. Parlare di nonviolenza al di fuori della lotta nonviolenta (che beninteso puo' anche essere solo - e sempre e' comunque anche - lotta interiore) e' mera retorica. Una minima definizione. Proporremmo la seguente definizione, provvisoria e parziale, complessa e dialettica, di mitezza: una qualita' morale, ovvero un modo di condursi nelle relazioni con le altre persone e con il mondo, che tiene insieme fermezza nel buono e nel vero e umilta' personale, benevolenza non sorda ma anche non cieca, comprensione e carita' ma insieme limpida e intransigente difesa della dignita' altrui e propria, amore per la giustizia ed insieme coscienza del limite e della propria ed altrui fallibilita', un onesto ascoltare e ascoltarsi che si traduca in un operare giusto e misericordioso. Ovvero la mitezza come contrario sia dell'iracondia che dell'accidia, come opposto della presunzione, del pregiudizio e della prepotenza. Dieci tesi sul rapporto tra mitezza e nonviolenza. Nell'articolare il rapporto tra mitezza e nonviolenza proporremmo quindi le seguenti tesi.
I. Per resistere al male senza lasciarsene contaminare e' bene esercitare la virtu' della mitezza. Senza mitezza la resistenza e' fragile, la violenza invade la persona.
II. Per agire il conflitto senza esserne travolti e' bene esercitare la virtu' della mitezza. Senza mitezza il conflitto e' lacerante, la violenza disgrega la persona.
III. Solo la mitezza sa essere misericordiosa. E un'azione buona e giusta ma senza misericordia e' gia' meno buona e meno giusta.
IV. Solo nella mitezza si puo' istituire una convivenza tra persone libere ed eguali in dignita' e diritti; una societa' non oppressiva, non autoritaria, non alienante; una comunita' che non omologhi o peggio annienti le preziose diversita' di cui ogni persona consiste ed e' portatrice.
V. La mitezza si fonda sulla coscienza della dimensione tragica della vita. Chi e' frivolo, cosi' come chi e' cinico, non e' adeguato ai compiti dell'ora, non sa essere responsabile, non sa essere solidale.
VI. Non si puo' essere persone amiche della nonviolenza se non ci si esercita nella virtu' della mitezza. Proprio perche' la nonviolenza e' conflitto, a maggior ragione le persone che nella lotta nonviolenta si impegnano hanno il dovere di scegliere la mitezza. Promuovere il conflitto, resistere all'ingiustizia, contrastare il male, e' inane senza mitezza. La mitezza e' la virtù principe del combattente satyagrahi.
VII. Virtu' relazionale per eccellenza, la mitezza e' terapeutica, socializzante, giuriscostituente. La persona mite mitiga le altre persone, disinquina le relazioni, da' sollievo agli attori coinvolti nel conflitto. Ma non solo: la mitezza e' altresi' virtu' politica e puo' essere finanche principio di organizzazione giuridica.
VIII. La mitezza s'impara, e s'impara passando attraverso le prove del dolore e dello smarrimento. Non si nasce miti, lo si diventa scegliendolo.
IX. "Beati i miti, poiche' erediteranno la terra" (Matteo, V, 4): interpreto cosi': solo la scelta della mitezza puo' salvare un mondo che va insieme trasformato e conservato, difeso e rovesciato, restituito e redento. Solo la nonviolenza nella sua pienezza (non solo insieme di scelte logiche, epistemologiche, assiologiche, esistenziali; non solo insieme di tecniche ermeneutiche, metodologiche, deliberative, operative; non solo azione e progetto politico e sociale: ma insieme di insiemi) puo' salvare l'umanita'.
X. E' nel momento della lotta che si prefigura e quindi si decide l'esito di essa. Una lotta contro l'ingiustizia condotta senza mitezza non e' una lotta contro l'ingiustizia, poiche' ingiustizia riproduce; una lotta per la pace senza mitezza non e' una lotta per la pace, poiche' pace non costruisce. La mitezza e' liberazione dall'oppressione. La nonviolenza e' solo in cammino. Due amici. Quando penso alla mitezza subito mi vengono in mente Primo Levi ed Alexander Langer.
Due persone che resistevano, due persone che non opprimevano. Due persone gentili e magnanime.
Due persone che conoscevano la tragedia, ma che la tragedia non aveva reso feroci bensi' ancor più benevole, limpide, rigorose, essenziali. Quando penso all'umanita' come dovrebbe essere subito mi vengono in mente Primo Levi ed Alexander Langer. La fragilita' delle persone e del mondo: e tu abbine cura. La resistenza che e' da opporre al male: e tu resisti. Per approfondire. Innanzitutto il dialogo sulla mitezza tra Norberto Bobbio e Giuliano Pontara, dialogo che si puo' leggere in Norberto Bobbio, Elogio della mitezza e altri scritti morali, Linea d'ombra, Milano 1994, alle pp. 11-51; e naturalmente cfr. anche Giuliano Pontara, La personalita' nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996, particolarmente alle pp. 61-63. Di Primo Levi occorrerebbe leggere tutto (nell'edizione delle Opere, Einaudi, Torino 1997, in due volumi), ma almeno Se questo e' un uomo e I sommersi e i salvati. Di Alexander Langer l'antologia degli scritti piu' ampia e rappresentativa e' Il viaggiatore leggero, Sellerio, Palermo 1996. Come e' noto, nelle grandi tradizioni culturali indiane e cinesi, ma anche nelle grandi tradizioni culturali occidentali - sia quelle religiose in senso stretto: l'ebraismo, il cristianesimo, l'islam; sia quelle piu' late: la grecita', l'umanesimo, la laicita', il pensiero delle donne - vi sono molti fulgidi esempi sia di figure e di condotte miti, sia di riflessioni
sulla mitezza dense e complesse. Volendo proporre qualche testo e figura esemplare: il discorso della montagna in Luca e Matteo, le figure di Averroe', Francesco d'Assisi, Thomas More, Etty Hillesum. E volendo ricordare qualche persona che vi ha riflettuto con lucidita' e pieta' grandi: Simone Weil e Hannah Arendt, Aldo Capitini ed Emmanuel Levinas. Somme figure di resistenti miti sono emerse nella lotta contro il totalitarismo e nella resistenza contro il sistema concentrazionario. Ricordano donne e uomini che seppero difendere l'umanita' di fronte all'estremo due fondamentali libri di Tzvetan Todorov: Face a' l'extreme, Seuil, Paris 1991, 1994 (seconda edizione rivista), e Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001. Sul versante giuridico cfr. almeno Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene (da leggere nell'edizione curata da Franco Venturi, Einaudi, Torino 1965, 1994), e Gustavo Zagrebelsky, Il diritto mite, Einaudi, Torino 1992; ma soprattutto l'esperienza della Commissione per la verita' e la riconciliazione sudafricana. Sulle lacerazioni, i drammi e gli scacchi della mitezza hanno scritto pagine terribili e magnifiche Dostoevskij e Tolstoj.

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Il Partito della Rifondazione Comunista

si sfrega le mani in attesa di racimolare qualche punto all'interno dell'Unione e, tra uno sfregamento e l'altro, i suoi rappresentanti colgono ghiotte occasioni per sistemare gli equilibri, rimodulare le posizioni e prepararsi a governare.
Grazie a una visita guidata dall'on. Deiana al CPT di Trapani veniamo a sapere che lì dentro stanno tutti bene, la situazione generale è buona, e l'assistenza medica è garantita.
Tiriamo un sospiro di sollievo nel sapere che al "Vulpitta" non ci sono i morti ammazzati, ma non ci basta.
Non ci basta perché sappiamo che fino a poco tempo fa al "Vulpitta" si sono consumati gli ennesimi atti di autolesionismo e non ci dimentichiamo del pesantissimo clima di annientamento e segregazione che si respira non solo al "Vulpitta" ma in qualunque altro Centro di Permanenza Temporanea.
La patente di vivibilità che Deiana conferisce al CPT di Trapani è un prezioso regalo elargito al Ministero dell'Interno, alla Prefettura di Trapani, alla locale Questura, ai carabinieri che negli anni non hanno risparmiato ai reclusi le loro vessazioni, e a tutti quelli che - come la Cooperativa "Insieme" - dall'esistenza del "Vulpitta" ricavano visibilità e/o sostentamento economico.
Dopo la doppia assoluzione dell'ex prefetto Cerenzìa per il tragico rogo del 28 dicembre '99 da parte del Tribunale di Trapani, anche il Centrosinistra si prepara ad assolvere politicamente l'esistenza dei CPT voluti e inaugurati proprio da loro, quando il ministro dell'Interno era Enzo Bianco.
Non sappiamo che farcene dell'antirazzismo dei professionisti della politica, buono solo per il procacciamento di voti e il controllo dei movimenti finalizzato alla pace sociale.
Quello che vogliamo è la libertà per tutti, e la chiusura definitiva di tutti i CPT senza condizioni e senza impossibili "umanizzazioni" degli stessi.


Federazione Anarchica Siciliana
Federazione Anarchica Italiana - Palermo
Federazione dei Comunisti Anarchici - Sezione di Palermo


Presentato da Valerio

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11/09/2005

Si muore e si fugge sulle spiagge della Sicilia.
Ancora una volta i migranti rimangono vittime dell'ordine criminale
globalizzato.
Le agghiaccianti parole di Pisanu che in sede europea ha auspicato un
criterio repressivo unico e condiviso da tutti gli stati europei in chiave
anti-immigrazione, trovano la loro pesantissima conferma nella realtà
delle cose.
Gli immigrati, sfruttati e schiacciati nelle loro terre, ricevono il colpo
di grazia nel momento in cui provano a concedersi una possibilità di vita.
In questa guerra all'umanità il ruolo dei poteri criminali è assolutamente
congruente alle strategie di segregazione, repressione ed eliminazione
sociale portate avanti dagli apparati istituzionali.
La Sicilia, terra soffocata dal dominio mafioso, è frontiera privilegiata
e funzionale all'economia che si basa sulla cancellazione della libertà di
movimento.
Se tutte e tutti potessero liberamente muoversi e migrare per vivere non
accadrebbero tragedie, naufragi e massacri di immigrati.
Se a chiunque fosse riconosciuto il fondamentale diritto alla libertà di
circolazione non ci sarebbero le mafie che gestiscono il business degli
sbarchi sotto la lucida copertura degli stati: è ormai chiaro che i poteri
criminali organizzano e controllano gli sbarchi, mentre i governi pensano
e creano i luoghi della moderna soluzione finale.
Ci auguriamo, oggi, che gli immigrati che mancano all'appello dell'ultimo
sbarco di Gela siano sopravvissuti e fuggiti ai loro aguzzini.
La nostra lotta contro questo orrore non avrà mai fine.

Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

Presentato da Valerio


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