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INDICE - IL SALE N.° 46


Sommario
QUE$TA TELEVI$IONE UCCIDE di Maurizio Blondet Presentato da Gianni Donaudi

Sorprendere - Piccoli Appunti La religione come strumento per il cambiamento sociale, nell'ambito di una "sinistra" che sappia accogliere la fede come valore della persona. di Piero Lanaro

Occhi di cielo di AmeliaValentini

La Morale Anarchica di Vincenzo Cialini

Legittima Difesa (prima parte) di Stefano Torello

Violenza e Pacifismo (seconda e ultima parte) di Antonio Mucci

Diario dal palazzo. Andranno avanti così? di Giacomo D'Angelo

Alessameno Adora Dio di Stelio


QUE$TA TELEVI$IONE UCCIDE
di Maurizio Blondet

La mamma assassina di Lecco dice tutta la tragedia italiana: tragedia della stupidità.
Lei, Mery, voleva "entrare nel mondo dello spettacolo", mandava le sue foto a Mediaset, faceva comparsate come figurante negli show.
Panettiera part-time,. non parlava che di telenovelas.
Mery ha sposato Kristian: nomi che denunciano insieme ad una scarsissima conoscenza dell'inglese (naturalmente la grafia esatta è "Mary" e "Christian") anche una destinazione al più dozzinale spettacolo TV: i due avevano già al battesimo (battesimo?) due "nomi d'arte" di basso rango.
Copiati non, come una volta, dai santi del calendario, ma da Eva Express. Mery e Kristian, in quanto nomi, dicono altro: che per loro il mondo dello spettacolo non richiede nessuno sforzo, per vincere l'ignoranza.
Che anche per "aver successo in TV" si debba in qualche modo studiare, migliorarsi, era a Mery completamente ignoto.

Mery dopo il parto s'era vista brutta, ingrassata.
Il suo sogno dozzinale di diventare velina era naufragato.
Così ha ucciso suo figlio, in stato di semicoscienza, sperando che tutto tornasse "come prima", quando mandava le sue foto a Mediaset.

E' una tragedia della stupidità più ridicola e triste.
Ma il fatto grave è che questa stupidità non è naturale.
E' stata coltivata, nutrita, educata dalla TV, che per questa piccola gente è tutto il mondo.
Questa TV uccide.
Educa personalità informi, non adatte alla vita: un involuzionismo darwiniano al contrario, dalla civiltà alla barbarie più inetta e stupida.
Uno Stato serio avrebbe il dovere di vietare la TV "d'intrattenimento", lo stolto malvagio mostruoso contenitore dei consigli per gli acquisti.
Lo dovrebbe per preservare la specie.
Per salvaguardare i semplici e i deboli (mentali, morali, culturali).
Questa TV uccide nei semplici, anzitutto, la loro dignità.
L'allevamento di milioni di giovani e ragazze per cui "non andare in TV" è come non essere, segnala future, imminenti rovine.
Fa paura pensare che viviamo accanto a milioni di Mery; una infanticida; ma quante assassine potenziali?

Presentato da Gianni Donaudi


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SORPRENDERE - PICCOLI APPUNTI


La religione come strumento per il cambiamento sociale, nell'ambito di una "sinistra" che sappia accogliere la fede come valore della persona.

La "sinistra" ha, da sempre, avuto una grande disattenzione, sempre si è detta attenta alla persona ma si è spesso dimenticata della persona credente.
Confondendo la chiesa cattolica romana, la dottrina, i dogmi di fede, l'inquisizione, il non rispetto del dettato evangelico, tutte le atrocità commesse da essa con il semplice credente che professa una fede, che sente in se, indimostrabile, ma su cui non si può agire per decreto, non è possibile vietare per legge a qualcuno di non aver fede.

Ritengo che sia qualificante, per chi voglia agire per il cambiamento della società, l'impegno e l'attenzione verso il credente.

Una tesi che può essere ascoltata nel vasto dibattito sulla fede (anche in modo banalizzante) è che
Gesù sia stato il primo socialista. Questo perché il suo dire, nei possibili risultati, sarebbe straordinariamente prossimo ai valori di una società attenta all'uomo.

· Ama il prossimo tuo come te stesso
· Il tuo dire sia sì sì, no no
· Scegliere e vivere una vita sobria, senza privilegi


Tre momenti altamente qualificanti e solo tre, senza tutte quelle aggiunte dottrinali dovute al periodo storico e alle idee sociali in cui nacque il cristianesimo.

Se riusciamo a raffigurarci come potrebbe essere la vita amando il nostro prossimo, nella chiarezza del pensiero e delle nostre risposte e in una vita più sobria, possiamo comprendere che nella società potrebbe esserci più amore, rispetto e l'assicurazione dei bisogni primari della persona.

Nella società in divenire deve essere assicurata e difesa la libertà religiosa senza tralasciare il sostegno al dettato del vangelo e se non vi sia coerenza fra i cittadini e/o la chiesa, in quanto istituzione, superare con la cultura queste incoerenze.

Sempre, nel dialogo con tutti, con la chiesa e i semplici fedeli arrivare alla cancellazione nella dottrina cattolica di quelle scelte non dettate dai Vangeli,
ma che sono aggiunte che provengono dal modello di società presente al tempo dei primi cristiani, dai Concili ecumenici e dai dottori della chiesa (Ireneo, Origene, S. Agostino et.) e che persistono tutt'oggi - temi che riguardano la donna, l'omosessualità, la sessualità in generale, l'aborto, la proprietà, la ricchezza, et., su cui vi è molta conflittualità d'idee e che andrebbero approfonditi e regolati ma soltanto in ambito civile, in ambito religioso per quanto riguarda il rispetto del dettato evangelico.

Per ciò che riguarda i beni materiali della chiesa si dovrebbe arrivare ad un'intesa d'opinioni per cui i fedeli e la chiesa stessa donino questi beni alla società civile, e insieme vivano la fede sobriamente secondo la parola del vangelo (1), naturalmente potendo utilizzare i luoghi classici della fede (chiese et.) in tutta la libertà, per poter attendere ai riti liberamente scelti e propri di qualsiasi religione.

Rendere il dettato evangelico dei primordi come strumento di cambiamento sociale a favore della maggioranza dei cittadini, ricordando che la struttura della chiesa e stata creata dall'uomo e non è contemplata nelle sacre scritture, che la spiritualità dell'uomo è sempre stata parte della cultura in quanto antica fonte.

La partecipazione di facciata nella vita della chiesa, nella messa, pellegrinaggi, anche da parte dei giovani (nella partecipazione ai funerali del papa), dovrebbe essere cosa su cui riflettere.

Il dialogo nella religione deve essere libero, inteso come contributo dei singoli al miglioramento sociale, perciò anche le voci dissidenti devono essere ascoltate e contemplate
(preti operai, teoria della liberazione (Boff), i teologi critici verso la CEI, filosofi, preti e cristiani di base, altre religioni - protestanti, valdesi - l'Islam et.).

La pretesa di copyright sulla fede da parte della chiesa cattolica romana
è servita da traino al suo potere temporale, alla sua ricchezza, ha creato storture, l'inquisizione, antisemitismo ma non ha consentito una vera crescita nel sentire delle persone ed ha nuociuto a se stessa.

D'altre parte il credente deve avvicinarsi al non credente, nel vivere la vita reale con valore e coerenza.

Michael Lerner (rabbino liberal americano) afferma: quel bisogno che Marx chiamava "bisogno radicale", di un mondo basato sullo Spirito - non su pochi rituali in una chiesa, intendo, ma basato sull'Unità di tutto l'Essere".

In ultimo, per capire oggi la dottrina della chiesa non dovremo perdere tempo nella lettura di libri che portano avanti teorie sulla figura di Gesù, della Maddalena come sua sposa et., cose difficilmente dimostrabili, ma andare a leggersi le varie encicliche
(Veritatis Splendor et.) e i Concili Vaticani così potremo comprendere esattamente quanto il dire della chiesa cattolica romana sia distante dal dettato semplice e chiaro dei vangeli.

Su questi temi e sulle sfide della fede, potendo, vorrei intervenire in seguito con riflessioni di Paolo Flores D'Arcais (direttore di Micromega) e Michael Lerner.

Bibliografia:

(1) L'Espresso N.16 28 aprile 2005 - pag. 15 - Il poverello di Bari - Don Franco Ratti, Movimento Concilio Vaticano II (Mocova)

J. Ratzinger, Paolo Flore D'Arcais - Dio esiste? Un confronto su verità, fede, ateismo moderato da Gad Lerner
il fondaco diMicromega

Michael Lerner - Sinistra, perché lasci la fede alla destra? - intervista al Sole 24 ore

Piero Lanaro

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La poesia è ispirata da una tragedia reale : Adriana figlia di una cara amica , morì a 17 anni per le conseguenze di un incidente stradale il 13/7/94 e veramente arrivò la dichiarazione d'amore alla fine del coma.

OCCHI DI CIELO


Adriana, occhi di cielo
nell'onda fulva dei capelli,
dell'amore hai conosciuto
solo una rosa rossa sulla tua bara bianca
e una lettera arrivata troppo tardi
nel mattino della tua morte.
Sorella nel mio cuore,
cui fu sempre negato
il sereno splendore della gioia,
ti furono concessi sette giorni
per camminare al mio fianco
con tenera sollecitudine
su questa terra solcata dal dolore.
Solo il tuo sorriso ora eterno,
luce di timida dolcezza,
consola il mio passo stanco
di amara solitudine.

Amelia Valentini


2° Premio,sezione poesia,concorso internazionale"Omaggio a Verga" ,Roma 2001
1° Premio,sezione poesia a tema libero,concorso nazionale "Il ceppo d'oro",Sulmona 2002
3° Premio ex-equo,sezione poesia,concorso internazionale "D'Annunzio & Michetti",Pescara 2002

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Petr Kropotkin
La Morale Anarchica
Il testo fondamentale per avvicinarsi alle radici dell'Anarchia.
Si tratta di un saggio che apparve a puntate su "La Rivoltè", il giornale anarchico parigino fondato dallo stesso Kropotkin, nel 1890. L'ultima edizione italiana (la terza) fu pubblicata nel 1921 dalla Casa Editrice Sociale dell' Anarchica Leda Rafanelli. In questo libro, egli intende sottrarre la morale alle pastoie metafisiche per ricondurla ad un'immanente ricerca della felicità e contrastare le teorie di Darwin che mettevano al centro dell'evoluzione la lotta per l'esistenza. Per il principe russo la base di ogni principio morale è la ricerca del piacere e non l'applicazione di un dovere trascendente (Dio o la legge). La lotta per l'esistenza ha un peso infinitamente trascurabile rispetto all'altro fattore dell'evoluzione: il mutuo appoggio all'interno della stessa specie. Partendo dalle proprie conoscenze del mondo animale, egli concilia i due aspetti cioè la ricerca del piacere e il mutuo appoggio - definendo la morale come la tendenza a considerare bene ciò che è utile alla società nella quale si vive, tendenza che dovrebbe favorire, in assenza dello Stato, la libertà e l'uguaglianza. L'etica di cui parla Kropotkin non è un'etica del limite, bensì dell'eccesso. Sebbene debba esprimere un ideale comune, gli uomini devono continuare a decidere autonomamente l'impostazione da dare alla propria vita, senza l'imposizione di linee di condotta prestabilite. L'indipendenza individuale è la condizione necessaria per la creazione di una migliore organizzazione sociale dove l'uomo sarà libero di esprimere le proprie energie, di amare e odiare senza alcuna limitazione, di lottare per il proprio ideale. E' questo il principio della realizzazione di un nuovo ordine sociale, dove il benessere di tutti diventerà il punto di partenza per l'espansione dell'individuo. "Io penso che l'Individualismo, che diventerà l'Ideale della filosofia in un prossimo futuro, non spingerà nessuno ad appropriarsi di più della parte che gli spetta dal patrimonio comune di produzione (l'unica cosa che ha capito il borghese). L'Individualismo non contempla la creazione di una massa di schiavi al servizio dello stato. Nemmeno implica l'aggressione al proprio simile. Consisterà invece in una specie di individualismus o personalismus o pro sibi communisticum: individualità che raggiunge il maggiore sviluppo individuale

mediante la pratica della più elevata socialità comunista, soddisfacendo sia i bisogni immediati dell'uomo che le relazioni impersonali". La concezione della libertà che cominciava ad affermarsi al tempo de "La Morale Anarchica", e che oggi domina incontrastata, è quella utilitaria, cioè una concezione da caserma. I rapporti tra gli individui in essa sono visti come un compromesso, sia pure in nome della personale felicità, tra i propri desideri e i propri bisogni. Un uomo che per ogni azione finisce col chiedere il conto, è un uomo rinsecchito che si apre al mondo con la vigoria di un bottegaio. La concezione kropotkiniana della libertà e della solidarietà, manifesta invece una visione della vita basata sulla pienezza. L'uomo di Kropotkin vive i propri rapporti come un universo di possibilità; la sua forza non è qualcosa da amministrare o preservare per il futuro, bensì un'esuberanza che vuole essere donata, senza calcoli e senza paura dei rischi. La vita chiede di espandersi continuamente. Un'etica che ne favorisce e ne esalta la ricca e gioiosa manifestazione è vera, una morale che ne predica la gregaria conservazione è falsa. La stessa solidarietà non è che la dimensione relazionale dell'eccesso nell'amore di sé, il piacere di circondarsi di individualità uniche e libere. Ed è questo il Kropotkin che, nell'oblio del suo rigido determinismo, afferma: "L'uomo convinto non vuole che gli si prometta di dormire tranquillo in attesa che tutto cambi da sé". Il suo appello alla pienezza della rivolta contro tutto ciò che umilia e soffoca gli individui è quanto di meglio il suo pensiero ci può suggerire. Un testo, questo, di straordinaria attualità ed importanza, sia per la concezione formulata di una morale anarchica e societaria, sia per l'influenza che questo opuscolo ebbe ed ha ancora sulla formazione intellettuale e sentimentale di innumerevoli giovani militanti anarchici. Bakunin e gli altri hanno dato all'anarchismo il fervore di una fede rivoluzionaria, la forza immaginativa di una visione sociale. Kropotkin ha dato a quella fede ed a quella visione la dignità di una scienza e l'ampiezza di una filosofia della vita…

Vincenzo Cialini

Ottobre.1917@libero.it

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LEGITTIMA DIFESA

Domenica 30 gennaio, Ore 10,00
Centro Congressi di Via Cavour, Roma
Assise fondativa

DICHIARAZIONE COSTITUTIVA

"LA TERRA INTERAMENTE ILLUMINATA DALLA CIVILTÀ AMERICANA SPLENDE ALL'INSEGNA DELLA PIÙ TRIONFALE SVENTURA"


La netta vittoria elettorale di G.W. Bush, mentre smentisce la tesi che l'ascesa al potere dei Neocon era solo un evento accidentale e conferma che il nuovo corso politico americano ha solide radici e uno slancio di lungo periodo, simboleggia e sancisce che l'Umanità è entrata in una fase nuova, diversa da quelle precedenti e con caratte-ristiche sue proprie.

LA TERZA
GUERRA
MONDIALE

Nel mondo diviso in due blocchi contrapposti emerso dalla seconda guerra mondiale gli USA avevano conquistato la piena egemonia di quello imperialistico. Dopo la triplice dissoluzione(dell'URSS, del movimento comunista e dei regimi sorti dalle lotte di liberazione nazionale), gliStati Uniti, lungi dal contrattare coi loro alleati un equilibrio multipolare, hanno cercato di occupare unilateralmente e con l'uso spregiudicato della forza armata tutti gli spazi lasciati liberi da quel triplice crollo.
Hanno insomma agito per trasformare l'egemonia di blocco in una vera e propria supremazia globale. Per essere più precisi: dalla tradizionale politica di espansionismo aggressivo, presa al balzo la palla dell'11 settembre, la Casa Bianca è passata ad una vera e propria politica di costituzione imperiale. Essa non ha esitato a sbandierare la sua nuova dottrina geostrategica, la "guerra preventiva e asimmetrica", di cui gli USA si fanno portatori sbarazzandosi dell'ONU, servendosi di alleanze a geometria variabile, senza nascondere che la lotta "contro il terrorismo" è solo uno dei motivi per significare il sogno del "nuovo secolo americano", ovvero l'obbiettivo strategico di fondare il proprio impero unico mondiale. L'aggressione all' Afganistan prima e quella all'Iraq poi indicano che l'u-manità ha già varcato la porta d'ingresso della terza guerra mondiale, una guerra di lunga durata, una vera e propria guerra imperialistica di civiltà. Dichiarando solennemente: "O con noi o contro di noi", Bush ha messo in chiaro che non ci sono né zone franche né vie di mezzo cosiddette multi-polari: o gli USA riusciranno a mettersi il mondo sotto i piedi o il mondo metterà gli Stati Uniti sotto i suoi.


STORIA E CIVILTÀ

E' falso il dogma principale degli americanisti, quello per cui gli Stati Uniti sarebbero il punto più alto della civiltà occidentale e l'unico erede di quella europea. In realtà gli USA hanno sviluppato e portato alle estreme conseguenze solo il suo lato maligno, dato che non hanno mai digerito quello rivoluzionario e infatti mai generato un partito antagonista di massa. La titanica bat-taglia tra capitalismo e socialismo che ha segnato il secolo scorso è stata solo l'ultima tappa del conflitto incessante tra oppressi e oppressori che ha contraddistinto un intero millennio. Questa battaglia ha forgiato la civiltà europea, impregnando di sé ogni aspetto della vita sociale e politica. Mentre l'Europa, in nome della libertà fondata sui principi universalistici di fratellanza e uguaglianza entrava nel periodo delle grandi rivoluzioni, esiliò oltre l'Atlantico, come spazzatura,quelle comunità fondamentaliste protestanti per le quali l'uomo non ha alcun libero arbitrio, la giustizia apparterrebbe solo all'al di là, la libertà dono di una Provvidenza mosaica che premia i forti e punisce i deboli, mentre la fratellanza è legame esclusivo dei credenti che in virtù della fede sono diritto di sterminare o schiavizzare gli "infedeli senz'anima", siano essi nativi indiani o neri africani. Il sistema americano, sulla base di uno spirito messianico per cui gli Stati Uniti erano la nuova Terra Promessa e aveva-no una salvifica missione mondiale, si consolidava dunque come ideocratico e oligarchico. Nella Costituzione del 1828 si scolpiva una democrazia asso-lutistica, aristocratico-censitaria o patrimoniale. Liberalismo yankee e fondamentalismo sudista erano le due maschere di questa medesima sostanza. Che quest'ultimo abbia preso il sopravvento e che il primo sia ferito a morte, significa che dopo secoli di incubazione il Moloch americano taglia il suo cordone ombelicale con la storia europea e tende a rappresentarsi come civiltà a se stante. Questo è il sostrato su cui poggia il fervore imperiale dei neo-con, che consente a Bush di atteggiarsi a vicario di Dio, che alimenta la spinta bellicista che scandisce il ritmo degli eventi mondiali.

Presentato da Stefano Torello

(continua nel prossimo numero)

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VIOLENZA E PACIFISMO

Seconda ed ultima parte: Dal punto di vista socio-politico


Se il comportamento violento e quello pacifico convivono normalmente durante la vita della persona, come ho tentato di dimostrare nella prima parte dell'articolo, non capisco perchè 'debba diventare anormale nella vita sociale e politica. Essa dovrebbe essere l'espressione e la rappresentazione della vita di tutti i cittadini. Poichè ciò non avviene, evidentemente c'è una differenza di comportamento tra la vita del cittadino e quella delle Istituzioni. La differenza è questa: il cittadino subisce e pratica la violenza, mentre il potere con le sue istituzioni la pratica soltanto e non ne vuole sapere di subirla. Per questo motivo reprime coloro che si ribellano al suo volere.

Le decisioni delle Istituzioni, giuste o ingiuste che siano, devono poter essere accettate o rifiutate liberamente dai cittadini. Se ciò non avviene i cittadini hanno il "sacrosanto" diritto-dovere (non solo il diritto), di protestare e ribellarsi. Le rivoluzioni rispondono alla violenza esistente, non sono loro che la generano!

Noi sappiamo che, anche di fronte a manifestazioni di massa dei cittadini, il Potere rimane sordo alle loro richieste e reprime senza esitare. E' un'Istituzione che pratica la violenza a senso unico in funzione della difesa dei propri privilegi e del proprio "scettro" di comando. Essa è disposta a tutto pur di mantenerlo. Da qui è scaturita la divisione tra cittadini violenti e pacifici.

Sul piano politico la definizione di persona od organizzazione violenta o pacifica viene fatta passare attraverso le "Forche Caudine" dell' accettazione o meno delle Istituzioni esistenti. Per cui viene ritenuta violenta l'organizzazione che si pone al di fuori delle Istituzioni mentre è pacifica quella che opera al loro interno. Alla faccia della libertà! Questo principio pacifista-non violento si basa sostanzialmente su due presupposti:

1) Il Potere è non violento, per cui è possibile dialogarci;

2) Le organizzazioni violente devono essere emarginate e respinte.

I Movimenti e le organizzazioni pacifiste e non violente si sono assunti l'esclusiva di queste idee e principi, cioè se ne sono impossessati, ergendosi ad esclusiva rappresentanza. Ne hanno fatto una proprietà privata! Mentre prima erano un bene di tutti e di qualsiasi. Adesso, se si vuole essere o sentirsi pacifisti, si deve aderire ad una di queste organizzazioni. Essa darà il proprio beneplacito soltanto se l'interpretazione di tali principi sarà conforme alla propria. In questo modo si è creato un gruppo dirigente che ha stabilito in assoluto cos'è il pacifismo e cos'è la non violenza. Coloro che non sono dalla loro parte non sono nè pacifisti nè non violenti, secondo loro.

Queste persone, moltissime in buona fede e senza nemmeno accorgersene, hanno creato un gruppo di potere che, in quanto tale, non ha più l'interesse principale in tali principi ma nella preservazione e crescita della propria organizzazione.

Tale fenomeno purtroppo è già successo tantissime altre volte nella Storia. Vorrei ricordare due grandi avvenimenti di questo tipo: l'atteggiamento della classe dirigente dell'URSS nei confronti delle idee originali del socialimo e l'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle idee di Cristo e dei fondatori del Cristianesimo. Tali organizzazioni non avevano e non hanno più nulla a che vedere con le loro idee originali. Tra il Papa attuale e Gesù Cristo c'è di mezzo un oceano!

Il Potere e lo Stato sono la fabbrica della violenza in quanto difensori dell'ingiustizia sociale ed economica, cioè dell'esistenza del ricco e del povero, dello sfruttato e dello sfruttatore. Finchè ci saranno tali categorie sociali avverranno le ribellioni e non ci saranno mai forze di polizia ed eserciti sufficienti per impedirle.

Inoltre è da considerare che nella Storia c'è sempre stata la violenza degli oppressi contro gli oppressori perchè adesso non ci dovrebbe essere più? Forse non ci sono più gli oppressori? Se qualcuno dovesse affermare una cosa del genere credo che sarebbe davvero fuori dal mondo. Io penso che oggi sia l'epoca più oppressiva e tirannica della Storia, con un impero che vuole dominare l'intero pianeta.

1I governo italiano, compresa l'intera partitocrazia, si scandalizza della violenza dei brigatisti e dei terroristi. Anche se io non condivido i programmi ed il comportamento di queste organizzazioni, mi chiedo: come mai? L'attuale classe dirigente forse non ha usato la forza per abbattere il fascismo? Perché adesso queste organizzazioni non dovrebbero usarla ugualmente nei suoi confronti? Essa risponde che non è più necessaria perchè attualmente la società è amministrata sulla base della democrazia, la giustizia e la libertà. Anche se ci sono delle cose che non vanno bene, però sono secondarie e, con la pazienza, si risolverà tutto! A questo punto entriamo nel campo delle valutazioni soggettive perchè per gli altri evidentemente non è cosi. Il ragionamento non è più obiettivo, nè di principio ed il discorso finisce muro contro muro, a testate ed anche molto peggio.

La classe borghese, che oggi detiene con la forza il potere nel mondo, si è completamente dimenticata che ha dovuto fare delle grandi rivoluzioni per abbattere la classe dei nobili feudali con i loro regimi monarchici -assolutisti. Basti ricordare la rivoluzione inglese del 1642 guidata da Oliver Cromwell e quella francese del 1789. Solo cosi la classe borghese ha potuto cambiare il corso della Storia.

Oggi perchè si meravigliano se tanti popoli si ribellano alle loro prepotenze? Purtroppo l'attaccamento interessato al potere gli impedisce di capire, di ragionare obiettivamente e di vedere che la rivoluzione del popolo è l'unica forza che può salvare il mondo dalla barbarie dilagante.

Tale ragionamento si riferisce al comportamento della borghesia come classe di potere, il che non esclude minimamente che tantissimi borghesi, come singole persone, si schiereranno contro di esso e dalla parte della Giustizia.

L'uso della violenza rivoluzionaria è soltanto l'ultimo atto della tragedia per difendersi dalla forza schiacciante del potere. Non è nemmeno il più importante! E' soltanto un mezzo transitorio, imposto ed inevitabile. Ciò che è veramente importante duraturo e decisivo è la formazione della nuova coscienza della gente.

Per questo motivo io sono favorevole alla rivoluzione e contrario alla guerra. Pur essendo entrambe un fenomeno violento, svolgono due funzioni molto diverse. La prima assume un ruolo di emancipazione per il popolo che si libera dei propri oppressori e prende nelle proprie mani la gestione della società; la seconda è uno scontro tra Governi rivali, che si risolverà con la vittoria dell'uno o dell'altro campo e con la sconfitta e la strage degli oppressi di entrambi i campi.

In conclusione io penso che debba essere eliminata la divisione tra "violenti" e "pacifisti", in modo che vi sia il pieno rispetto reciproco, affinchè si possa dialogare, collaborare ed agire tranquillamente insieme in funzione del progresso. C'è tutto da guadagnare niente da perdere!

Antonio Mucci


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DIARIO DAL PALAZZO. ANDRANNO AVANTI COSI'?

Lunedì.
Sui muri cittadini compare un enorme e colorato manifesto dei Ds con una scritta che l'attraversa per intero: CON I DS FUTURO SICURO. Sembra una pubblicità di un'agenzia di impieghi o di un istituto di formazione professionale, un misto di scuola Elettra e di inviti a investire i propri risparmi in qualche paradiso finanziario senza brache fiscali. Diciamo la verità. Non si poteva fare di peggio. Chi l'avrà ideato? Il prezzemolico Klaus Davi, marzullesco e prono a chiunque odori di successo? O un vendicativo Pietro Folena prima di trasmigrare a Rifondazione Comunista? O Maurizio Costanzo che ormai batte la fiacca dell'ascolto e vede una carriera politica all'orizzonte, accanto a Fassino o di fianco a Baget Bozzo e con Flavia Vento accucciata? Insomma, il manifesto succitato era appena affisso sui muri di Pescara, quando un'anonima mano sacrilega ha osato sfregiarlo con un seguito: PER ENRICO PAOLINI. Ma l'ordine è stato subito ristabilito. La Croce Rossa della Vigilanza è igienicamente intervenuta. Dopo poche ore quasi tutti i manifesti deturpati dall'ignobile attacco all'eminente uomo politico abruzzese, vanto e orgoglio delle nostre genti, di fresco assestatosi sulla cadrega di vicepresidente della Giunta Regionale, sono stati rimossi. O strappati per intero o strappati nella parte che infangava l'onore di cotanto personaggio. Chi si sarà mosso con tanta solerzia? Lo squadrone unno-lanzichenecco di Di Matteo, che dove passa non cresce un filo di mugugno? La squadra mobile del servizio antipasquino allestita d'urgenza dai DS per spegnere tutte le critiche che ormai si riversano sulle loro cazzate, più arroganti di quelle craxiane d'antan? Ma che importa? Il signor Paolini è tornato a ghignare, nella sua macchina blu con autista, il taccuino fitto dei prossimi viaggi che farà in tutto il mondo a spese di tutti noi, il cellulare che squilla ripetutamente perché i cittadini-elettori vogliono almeno assicurarsi che all'altra parte ci sia un essere umano che si esprime per effati umani e non un'invenzione della fortuna, un Gabibbo artificiale, un monstrum della natura, una protesi di alieno.


Martedì.
Presentato come mago della pioggia, dispensatore di miracoli, "befano" di delizie per tutti gli abruzzesi, è stato accolto con raffiche di sorrisi e di dentiere scintillanti il prof. Alberto Sangiovanni Vincentelli, docente di ingegneria elettronica a Berkeley in California, che avrà l'incarico di consigliere della Regione per l'innovazione e la competitività. Lo hanno fermamente voluto il neogovernatore e l'assessore alle attività produttive, signora Valentina Bianchi, che per l'occasione ha spinto la sua afasia fino a dire che quest'arrivo coincide con "l'avvio di una fase di rinnovamento della regione". Va bene. Possiamo fare alcune domande?
Se il taumaturgico professore in pratica svolgerà i compiti della rispettabilissima signora Bianchi, perché quest'ultima non si dimette e va ad altra incompetenza? Siamo sicuri che il professore, oriundo di Vasto, pur di esaltare il genio di Del Turco, non accetterà un euro per la sua missione, ma se dovesse pretendere,che diamine, almeno un rimborsino spese, venga decurtato dall'emolumento mensile della sensibile signora Bianchi.
Anzi suggeriamo al neogovernatore dell'Abruzzo e del Mondo di instaurare questa regola. Poiché la sua intenzione è quella di rivolgersi a tanti illustri tecnici (Sgarbi, Fuksas, Mogol, Cerulli Irelli, Trapattoni, il mago Otelma,ecc.) che governeranno al posto degli assessori, perché pagare questi ultimi se sono solo burattini di stoffa? Ci sarà il problema di trovare il tecnico anche per Paolini e sarà un busillis: dove pescare un esperto del nulla? Ma per tutti gli altri la soluzione potrebbe comportare un minore aggravio del bilancio della Regione. Ai Verticelli, Fabbiani, Ginoble, D'Amico, ecc. si potrebbero dare due divise ( una invernale e una estiva), un badge ( perché qualsiasi usciere li riconosca e li saluti rispettosamente), buoni pasto, una fiaschetta di grappa gialla, la tessera per circhi e dopolavori, un pulmino con accompagnatore polivernacoli per gite nelle Sette o Settemila Chiese ( i loro luoghi di ringraziamento), un libro di Bruno Vespa con dedica del Più Indipendente dei Giornalisti, una settimana di vacanza all'Eremo di Celestino con Lamberto Quarta che li erudisce sull'uso dei Protettori Giusti, un week-end spiritualgastronomico al Volto Santo di Manoppello con D'Alfonso in cotta e stola e altri conforti. Alla "compagna" Elisabetta Mura l'opera omnia di Lenin con un libro di preghiere per post-marxisti morituri salutanti e una batteria da cucina con portaborse pulitore. A tutti una foto ricordo con l'Archimandrita di Collelongo.


Mercoledì.
I DS alle ultime elezioni regionali hanno perso voti sia rispetto alle regionali precedenti che alle provinciali del 2003, tranne un aumento di 2293 voti in provincia di Pescara, di origine inequivocabilmente clientelare. Come interpretare questo dato? Se mai hanno posseduto la mitica "diversità" che Pasolini e Berlinguer attribuivano al PCI, questi eredi della vecchia falce e martello la diversità hanno fatto di tutto per rendersi uguali agli altri, "normali", come direbbe l'ineffabile D'Alema. Se un tempo riuscivano ad attrarre voti d'opinione di chi, pur ideologicamente distante, tuttavia votava PCI nella speranza del "cambiamento", oggi intercettano soltanto voti "vecchi", clientelari, conservatori, di elettori che non sperano più in nulla ma pavlonianamente imboccano la strada usata, come somari che nonostante le legnate sul groppone si dirigono rassegnati verso la loro stalla. Si dirà che la classe dirigente non è più quella dei D'Angelosante, Felicetti, Ciafardini, Beniamino De Pamphilis, Massarotti, ecc., e che quella attuale è il trionfo della mediocrità, del volgare rampantismo e del craxismo di ritorno, ma resta il declino catastrofico dell'appeal che un tempo calamitava consensi reali e crescenti. I compagni succitati avevano naturalmente difetti e limiti, residui di guerra fredda, ma erano puliti, credibili, rappresentativi di un elettorato che non ingannavano. Perché oggi, se non si è nel giro greppiaceo di un Di Matteo, un normale cittadino abruzzese dovrebbe votare questa formazione politica senz'anima, grigia, da voltastomaco, che è quella dei DS? Un tempo si votava PCI contro Remo Gaspari o, più tardi, contro Piero D'Andreamatteo. Eppure il potente di Gissi aveva senso dello Stato, il suo spirito di servizio gratificava nepotismi e familismi e cortigianeria varia ma anche la collettività nel suo insieme, la sua vocazione del potere aveva certamente aspetti sgradevoli e cannibaleschi ma anche socialmente utili (l'eterogenesi dei fini!) e talvolta per avversari partitici. L'altro, lo "Smilzo", si è lasciato sedurre dalle sirene del craxismo deteriore, ha dimenticato la questione
morale, ma aveva cultura e intelligenza e sentimento della politica, che soltanto un tralignamento figlio del tempo ha potuto mortificare. Ma questi roditori diessini? Questa frantumaglia di capibastone, di boss delle clientele, di vitelloni nullafacenti e nihilocompetenti, di travetti del proprio particulare, di galoppini annaspanti nei corridoi di Palazzo, di estranei alla società che lavora e che soffre, chi dovrebbe attrarre e perché? Solo il rigetto popolare del berlusconismo li ha immeritatamente premiati e il guscio vuoto del loro partito ha roboticamente premiato i simboli che lo rispecchiavano. Mentre tutti vincono e la Margherita esplode, i DS perdono e chi installano ai vertici del governo regionale? Risum teneatis, il pierinetto che, avendo guidato il partito-fantasma, qualche responsabilità nell'arretramento dello stesso, ce l'ha. E viene persino l'onesto Fassino da Roma a raccomandarlo. E' giusto che venisse rimosso da segretario regionale dei DS, ma non a spese dei cittadini. Ma è dappertutto così. Storace è sconfitto seccamente nel Lazio e diventa ministro, il Paol-inetto favorisce l'emorragia di consensi dei suoi e i "suoi" lo innalzano a vicepresidente della Regione. Alla faccia del rigore, del ridicolo, del buon senso, della morale, della competenza e del rispetto di quei pochi che continuano a votare DS turandosi il naso, magari per l'ultima volta.



Giovedì.
"Ho mangiato pane e cicoria", sbotta incazzato Cicciobello Rutelli tra gli applausi di Marini (non "orso marsicano" come scrivono i quotidiani nazionali, ma di S.Pio delle Camere)e di Ciriaco De Mita. Una battuta che più idiota ce ne vuole. Incredibile innanzitutto. Il suo faccione levigato di pupone ipernutrito, tirato su plasmonianamente, la sua espressione di chi pasti non ne salta e a tavola ci rimane a lungo perché non s'invecchia, la sazietà da benessere di fanciullone che con la rotonda e carnosa mogliettina è ospite secondo le cronache mondane di casa Previti (dove nell'atrio è in mostra francescana una vasca di aragoste), rendono irreale la sua rivendicazione di frugalità. Oltretutto, una volta sconfitto alle elezioni politiche, perché non si è dimesso, come pure ha fatto persino l'ineffabile D'Alema, che di intelligenza ne ha di più ma la usa per nefasti più squillanti?
Ma l'ostracismo rutelliano (nemmeno tanto chiaro, ipocritello e sagrestanesco) verso Prodi lo condividiamo. La sue saranno anche ragioni di chi vorrebbe raccogliere i frutti di una lunga carriera di voltagabbana: radicale, anticlericale, laico, presentatore di una legge pro-fecondazione eterologa, verde, filoPCI da sindaco di Roma (beh, i voti dei trinariciuti erano essenziali), sposato in municipio, poi asinellino, margheritino, neocentristino, sposato in chiesa (ma con la stessa signora, almeno in questo non ha cambiato), clericale devoto, sostenitore della legge n.40, parademocristiano e paracattolico (e, ça va sans dire, paraculo). Che diventerà in futuro? Ma su Prodi non sbaglia. Se c'è un politico consumato dall'uso, logoro come immagine, impresentabile, questi è proprio il farfugliante Prodi. Perché a far cadere il suo governo contribuirono forse il vespian-cecchigorista Bertinotti e l'ineffabile D'Alema ( il politico più negativo della sinistra), ma fu soprattutto lui, l'insaccato di Reggio Emilia. Ma quale democristiano della Prima Repubblica, anche il più coglione, avrebbe perso lo scettro per pochi voti? Data questa sua rara capacità di farsi del male, perché dovrebbe essere lui l'antiberlusconi? Allegri, popolo di destra e moderati d'ogni tribù, i fantasiosi centrosinistrorsi stanno facendo di tutto per far vincere ancora il Cavaliere. E ci riusciranno…Indecisi a nulla, ma capaci di tutto.


Venerdì.
La signora Bianchi, che zappettava nel giardino di destra fino a pochi mesi fa, può stare tranquilla. Con Del Turco, Roselli, Paolini, Verticelli, Mazzocca, Quarta, non avrà malintesi né ideologici né culturali, il suo legame con questi brancaleonici del potere sarà senz'altro idilliaco, consonante, monolinguistico, mimeticamente mimico. Problemi di comunicazione potrebbe averne col professore venuto da lontano, ma è chiaro che i due, se s'incontreranno, parleranno di uncinetto, di vacanze, di shopping e, nei momenti di intimità, dei quadri del "pictor optimus" di Collelongo. Da inesplicabile assessore alle Attività Produttive, ora che il suo incarico è appeso nella simbologia delturchesca, potrebbe coerentemente chiedere altra incombenza. Per conflitto d'interessi. Se è dirigente di azienda, come si concilia il suo assessorato sia pur aleatorio con i suoi interessi privati?
Il risvolto più curioso della irresistibile carriera di questa signora riguarda le donne di sinistra, femministe o cattoliche inquiete, beavioriste o discepole di Carla Lonzi, lottatrici continue o "né puttane né madonne ma soltanto donne", sputatrici su Hegel e su Rocco Buttiglione. Valeva la pena far tanto casino per ritrovarsi rappresentate, in un governo regionale di centrosinistra, da una elettrice di AN e da una misteriosa "cuoca", forse tardoleninista?


Sabato.
Marino Roselli, il più votato dagli abruzzesi, ha avuto i suoi primi incerti del mestiere con capigruppo ingordi e regolamenti criptici. E' la nemesi del dalfonsismo, che richiama il berlusconismo. Se manca lui, arrivano i guai. Il Roselli, dalfonsista catafratto, avvinto come un paguro bernardo al suo Conchiglione, se non c'è l'ombra o l'odore o il fiato caldo del suo creatore, impazzisce come la maionese.
Se Roselli è lo specchio non ustorio (ustolante semmai…) dell' abnorme, soverchiante, esopico Luciano, il supergregario degli yes-men, altrettanto non si può dire di Lamberto Quarta, il Tigellino dei pretoriani del ducator. Fino a quando sarà il depositario incontrastato del verbo ottavianesco, non si muoverà foglia che lui non voglia. E Paolini o Mazzocca non conteranno nulla, come del resto è giusto. Hoc erat in votis. Saranno soddisfatti i Fassino e i Marini, patrocinatori di uomini di paglia?

Domenica.
Oggi è domenica. Finalmente domenica. Il giorno dell'Artista. Che nel suo buen retiro di Collelongo riempie la tela di ragno del suo incommensurabile estro. Almeno oggi gli abruzzesi possono respirare.

Giacomo D'Angelo

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ALEXAMENOS SEBETE QEON

ALESSAMENO ADORA DIO


Origene odiò un Celso tanto stoltamente da salvarlo. Origene volle demolire-demonizzare-svilire un araldo del paganesimo per meglio esaltare e servire la sua VERA religione. Esistono avvocati-difensori i quali riescono meravigliosamente a risultare i principali avversari dei loro clienti.
Origene, in particolare, per poter criticare Celso, fu costretto a testimoniarlo-documentarlo: così che oggigiorno la fama di Celso ha trovato un'incubatore soterico.

Bello è poter calare il proverbio sapienzale che.........: Il rimedio fu peggiore del male.
Nè vogliamo, "proverbialmente", alludere a carneficine medico-
SOTERICHE-demenziali.
Origene voleva demolire l'Opera contra i cristiani di un pagano e, ma, poco prima o poco dopo, per meglio resistere a sfoghi carnali, si accoltellò per evirarsi. Un'erudito come lui non rammenta coranità secondo la quale esseri "menomati" non possono adire sacri luoghi

Sarà stata una sua, di Origene, distrazione. Distrazione sulla quale s'inculturerà la derisione comparativa con la cauterizzazione già praticata da forse più risoluti
ASTENENTI.

Ma ben altra era la motivazione per la quale ci si era connessi con questo foglio............. noi si voleva riferire di una "scoperta" fatta o capitataci nel nostro particolare ozio.
Noi si leggeva-scrutava alcunchè quando leggemmo di alcuna ontologia che ci parve subito una vera
ONTOLOGIA.

" Ontologico da OntoV (einai) 'essere'. Ontologico da OnqoV 'sterco di anim, escremento'"
I vocabolari paiono come i Tomi-Giuridici zeppi-rimpinzati di leggi e commi che solo esperti sanno decifrare e funzionalizzare. Un buon-vocabolario evita riporti-complicamentosi, evita ma alcuno gli scappa, gli sfugge.........così che a noi è capitato........... è capitato..........ma forse alcune "verità" se non si ricercano è difficile che si trovino.

Ecco allora che un "T" italiano deriva da un T-greco che è duplice: Tau e Teta.
Perchè scrivendo Ontologico .......... non specificano se il "T" è da Tau o da Teta?
E' sottinteso dirà l'esperto che nuota nella pozzanghera isieme a Talete!
E' un comodo che chi si prende.......... lo prende perchè altri lo consentono.
Noi poco amiamo concedere, soprattutto a quanti poco ci confortano, o non ci confortano affatto!

Ontologia sarebbe ricollegabile all'anselmiana ricerca divina, sarebbe ricollegabile a tant'altra gloriosissima letteratura alla quale soggiacciono pecoroni antagonisti che non han saputo inficiare quanto dicono di avversare.
Quanti "antagonisti" son soggetti-vittime di ONTOLOGIE versate loro addosso, e non sanno neanche scrollarsi le spalle, per non sopportare?

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Vero è che, per tornare al titolo, anche un certo Bagget Bozzo ha redatto una introduzione al testo contro Celso........ che ebbe a scrivere un testo Contro i Cristiani.
Ed in questo testo abbiamo rinvenuto comodi riporti documentali circa il nostro Alessamano. Alessameno che amò il suo dio e l'amò con specioso volto cavallino-asinino.
E Bozzo "indirettamente" avrà cointeso quanto detta pubblicazione andava offrendo.

Diversamente fa Baltrusaidis allorquando ci fornisce fotografica rappresentazione del papato fatta dal Melantone. In questo caso abbiamo un "mostro" femmina-policefala, bipede, con testa asinina e..........


Melantone avrà seguito sue eresie-scelte, Baltrusaidis invece pare documentarista asettico.

Noi si è solo curiosi: non si ama facilmente quanto proposto imposto magari con trucchetti che dir malevoli è dir poco: essi son connessi-incatenati in una serie lunghissima che sfocia nel mare delle violenze virtuali-virtuose-virili di quei vir Viri-romani che altro non erano che patrizi degni della nostra poca bontà.

Buoni, siamo buoni, siate buoni.......... la bontà.......... chi la fa si rende buono e tale appare.
Essere virtuosi e/o buoni!
Buono è però-pure-anche biblicamente avverso a............
BUONO?
Gesù stesso replica tosto, replica ad un tale che gli era corso incontro inginocchiandosi: Perchè mi chiami buono, niuno è buono, se non uno solo, cioè Iddio. eppercio!
Tanto ci conforta Marco evangelicamente.
Noi scegliamo perciò di non essere buoni, pazienza per l'emulazione, non buoni (nè pacifici, nè solidali, nè equini, nè giusti, nè altruisti) per scelta basata su ben altre, altre convinzioni.

Quanta jente, pazienza se pre-auto-dichiarata-si cattolica o cristiana o credente o clericale o gesuitica o domenicana o papalizia o monacale o eremitica o vergini-immacolate o sororali o ieratica o gerarchica o manuense di Capitoli della Compagnia della Madonna Dell'Imbruneta, quanta di questa gente ama candidamente dichiararsi "Buona", quasi appartenente agli ottimi-ottimati, quasi candidamente Ottimi-Incandescenti.
Dato che son detentori della verità e delle verità........... noi non amiamo contraddirli, anzi continuiamo a valerci della convinzione nostra, quella che vedendo ovunque esseri imperfetti non possiamo che intendere imperfetta qualsivoglia emanazione-proposizione.

Sarà mai stato questo pretestuoso ricollegamento ad Alessameno un Buon argomento Ontologico? Certo non apparirà affatto Ortodosso nè Ortopedico nè Ortocentrico perchè non siamo Ortolani, uno di quei ortolani che spendono in piantar / per guadagnar troncando.

Stelio
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