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INDICE - IL SALE N.° 45


Sommario

· Pagine 3 Rete Nonviolenta Abruzzo - Rete Lilliput nodo Pe -Ch

· Pagine 4 e 5 Il brutto esordio del centrosinistra di Giacomo D'Angelo

· Pagina 6 Cari amici e compagni... di Gianni Donaudi

· Pagina 7
Conoscere l'Abruzzo... itinerari e percorsi di PIPPO

· Pagine 8 e 9 La violenza ed il pacifismo di Antonio Mucci

· Pagine 10 e 11 Chiamare alla partecipazione...politica di Piero Lanaro

· Pagine 12 e 13
Nuova serie della rivista comunitarismo di Costanza Preve

(presentato da Stefano Torello)

· Pagine 14 e 15 Alassameni Ascoltate di Stelio

· Pagine 16 e 17 Non se ne può più di Valerio


· Pagine 18 e 19 Dal sogno al progetto di Antonio D'orazio


Rete Nonviolenta Abruzzo
Rete Lilliput nodo Pe - Ch



Venerdì 6 Maggio, alle ore 12.00, presso la sala giunta del Comune di Pescara, i rappresentanti delle Amministrazioni comunali di Pescara, Montesilvano e Spoltore hanno comunicato alla stampa presente di accogliere la proposta della Rete Nonviolenta Abruzzo - Rete Lilliput nodo Pescara / Chieti di convertire o integrare le mense scolastiche con prodotti biologici ed equo - solidali certificati.
I promotori della RNA, alcuni presenti all'incontro, non possono che salutare, con grande soddisfazione, questa decisione frutto di un paziente lavoro sul territorio. E' per ora solo un avvio, ma è uno di quegli atti che, pur circoscritti, ampliano gli spazi di eticità e futuro sostenibile nelle nostre società locali.

A vantaggio innanzitutto

della salute dei bambini ,
a cui garantire una qualità naturale dei cibi e i prodotti che aiutano i coetanei del mondo più povero;

della salute della nostra economia solidale e sostenibile ;
il "mercato" delle mense scolastiche consentirà un futuro all'espandersi delle nostre produzioni biologiche e del commercio etico;

della salute della nostra terra ,
per il risanamento conseguente del suolo e dei cicli naturali coinvolti, data la diminuzione delle sostanze di sintesi e del petrolio ;

della salute del pianeta ,
sottraendo il contributo di CO2 che l'agricoltura chimicizzata non può fare e diminuendo la diffusione di sostanze biocide.

Ci auguriamo che l'esempio delle nostre amministrazioni possa dare una spinta anche alla Regione Abruzzo affinché operi per lo stesso fine e lavori sulla proposta.

" La pace e la nonviolenza si realizzano giorno dopo giorno.
Un altro mondo è possibile e, limitatamente, già esiste ".

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IL BRUTTO ESORDIO DEL CENTROSINISTRA


L'unico vero responsabile della travolgente vittoria del centrosinistra alle elezioni regionali è il Cavaliere di Arcore. Se non avesse governato così male, anteponendo i suoi straripanti interessi a quelli degli italiani, se non avesse raccontato ai suoi connazionali balle tanto grosse su miracoli cambiamenti e altre sesquipedali promesse, probabilmente avrebbe conservato i suoi governatori e ne avrebbe sottratto al poco fascinoso fronte prodian-fassin-rutelliano. Sarà semplicistico formulare questo giudizio, ma se non fosse così non si spiegherebbe la vittoria in alcune regioni dove il governatore centrodestrorso aveva governato bene (leggi: Piemonte) o dove era raccomandato dalla Chiesa cattolica e dal suo vicario in abiti civili (leggi: Andreotti). Perciò, Puglia a parte, dove la vittoria di Vendola è davvero valore aggiunto, a dispetto di tutti i bigotti d'Italia, l'ineffabile D'Alema in testa, attribuire al Berluscaz (l'affettuoso nomignolo glielo dava Bossi quando era pappa e ciccia con il sempre più ineffabile D'Alema) la disfatta della sua armata brancaleonesca è l'unica ragione sostenibile per spiegare il trionfo degli uomini del farfugliante Prodi, del neodoroteo Rutelli, del neocredente Fassino, cioè di un centrosinistra che non ha fatto nulla per meritarsi tanta fortuna di suffragi.
In Abruzzo il distacco tra destra e sinistra è stato più clamoroso, se si pensa che non era il mago D'Alfonso a guidare il sabba, ma un Ottaviano Del Turco, che non è mai stato popolare, che ha stentato ad essere eletto senatore, che si ricorda per aver fatto dilettantescamente il segretario del PSI postcraxiano in rotta, che non perde occasione per vantarsi di aver fatto (male) il presidente dell'antimafia. D'accordo, il centrodestra ha fatto di tutto, cioè non ha fatto nulla, per votarsi alla sconfitta con quel buonuomo di Pace, vaso di coccio tra sprovveduti in assetto di guerra fratricida, ma nessuno avrebbe mai scommesso un solo euro su un distacco così profondo tra gli uni e gli altri, del tutto simili in quanto a mediocrità della classe dirigente, privi di un solo nome che li riscattasse per qualche ombra di merito, con raccapriccianti nullità, alcune delle quali inamovibili come lo erano i grigi capataz della DC gaspariana, quando gli abruzzesi votavano per rassegnazione, per pigrizia o per mancanza d'alternative. Chi poteva pensare che un Del Turco, che deve ancora dimostrare di essere un politico ( non parliamo di statista, per carità…), così stentoreo nelle sue concioni desolatamente meste come le flautate svenevolezze di Bondi per il suo Dio-Padrone, pateticamente impegnato a dimostrare studi che non ha fatto o a usare un italiano che s'attorciglia in spirali di subordinate sui trampoli, chi poteva avere tanta fantasia da vederlo beneficiato di tanti consensi come un capopopolo masaniellesco che infiamma le piazze? Invece è andata come non si pensava, il che ha rallegrato anche chi ha votato a sinistra turandosi il naso, chiudendo gli occhi e mandando il cervello in vacanza (come chi scrive, che talvolta s'illude ancora…). Ha vinto Ottaviano, viva Ottaviano. Già, ma adesso? Riuscirà il nostro eroe a far dimenticare il poco colpevole Pace, compito moderatamente arduo, e a non cancellare l'effetto di un risultato inaspettato, senza che il pentimento di averlo elevato al soglio si faccia strada immediatamente? Bisognerà certo attendere, ma qualche riflessione i suoi esordi la impongono. Facciamola liberamente e a voce alta, prima dei mugugni, delle prese di distanza, del "ma che vi credevate?", considerando che sulla stampa locale non appariranno disamine oneste o tentativi di analisi non cortigiani (la libertà di stampa secondo una classifica internazionale vede l'Italia all'87° posto, con la Mongolia e la Bulgaria) e che la cosiddetta opinione pubblica sembra non avere voce in questa plaga di convitati di pietra, dove la critica è considerata un esercizio bislacco da mentecatti, un passatempo per pensionati incalzati dal tempo che passa, un'abitudine esotica e climaticamente estenuante.
Le prime mosse dimentichiamole. Quel patto di ferro (a parole…) con Pace sulla necessità di respingere i voltagabbana, proprio nel momento in cui la transumanza in Abruzzo conosce fasti mai conosciuti e il San Domenico di Manoppello, l'incantatore di crotali e di altri ofidoidi D'Alfonso, il sindaco con l'aureola che dispensa pane pesci miracoli e conversioni come nemmeno il La Pira d'antan, il San Paolo che sulla sua strabiliante Damasco è inseguito da torme di famelici folgorati dall'ansia di servire il popolo (di Dio), è alla sua acme: ci vorrebbero il pennello di un Bruegel il Vecchio e l'occhio magico di Bunuel per dare una pallida immagine delle prodigiose vie francigene di questo mago sincretista del sacro e del profano (quando i suoi agiografi alimentano la leggenda del Luciano che a notte fonda, spento ormai il microfono incorporato nella sua gola, si tuffa nei tomi ermetici di Massimo Cacciari, non sanno di fargli torto, tra i due il maestro è lui, Cacciari è solo un pupo nelle mani di don Verzè e del seminarista Cicciobello Rutelli, non stupirebbe se sapessimo che telefona ogni sera al suo maestro-santone di Pescara). Chi può credere all'uzzolo antigirella di Del Turco, proprio mentre il leader della Margherita, l'ex radicale-verde-anticlericale e salottiero Rutelli, che di trasformazioni ne ha fatte da quando pennelleggiava, apre ufficialmente le iscrizioni della sua parrocchia, invitando oves et boves ad accorrere in frotte nella sua maison, già spalancata dal neo sindaco di Venezia, eletto dai voti della destra? Inoltre, tornando a Del Turco, quella proposta pacchiana, provinciale, piccolo piccolo piccolo borghese, di pagare Sgarbi, Fuksas e Mogol per "ricostruire l'immagine dell'Abruzzo" e altre aeree commissioni, è davvero la parodistica metafora dell'ex sindacalista vissuto in mezzo agli odiati egemoni trinariciuti della CGIL che si vuol vendicare mostrando di quale spessore cultural-culturista siano i suoi voli pirlarici. L'ex sindacalista sembra dire a noi, ottusi corregionali: vedete quanta gente illustre conosco, che relazioni intrattengo, che regali vi faccio, poveri miei paesani rimasti al campanile, io ho fatto il militare a Cuneo…

Ma della giunta che dire? Dire che non siamo alla decenza non rende l'idea. Alcuni nomi da rottamazione fanno venire i brividi, come quelli di Vermicelli e di Paolini. Ben quattro assessori non eletti dai cittadini, di cui due responsabili regionali dei rispettivi partiti: si poteva dire di no a Fassino e a Marini. Impossibile, sono i cittadini che devono abbozzare: ma queste scelte scandalose, consentite dalle leggi (fatte da chi?), sono democratiche? Perché gli abruzzesi dovrebbero essere governati (si fa per dire…) da un Paolini che i pescaresi non elessero consigliere comunale? È come dire: non lo volete? Chi se ne frega, "tiè", noi ve lo imponiamo egualmente. Una visione d'insieme, una fotografia di gruppo davvero eloquente ce l'ha fornita un'emittente privata, che ha invitato quasi tutti gli assessori, comprese le due donne, vanto e fiore all'occhiello del neogovernatore. Che dire di Valentina Bianchi e di Elisabetta Mura? Un volto (inespressivo) di destra e uno (inespressivo) di sinistra, un bla bla di destra e un bla bla di sinistra, una cifra comune di incondito e di prefasico: a sentire le sbobbette indigeribili che hanno faticosamente rifilato non c'era un'idea, un concetto, un'indicazione, un coriandolo di argomentazione, un segno che testimoniasse una qualche competenza o la vaghezza di una conoscenza qualsiasi. Nebbia fitta, vaniloquio scorante, lo zero virgola zero, l'apoteosi del nulla. Il loro lessico povero, generico, induce a chiedersi: che libri leggono? chi i loro autori? ma soprattutto leggono? Trasparenza vorrebbe che i Rifondatori Comunisti abruzzesi, forse in attesa di un invito alla Casina Valadier dove alla festa di Cecchi Gori-Marini (Valeria, beninteso…) le canzoni del Banana (per dirla con Altan) venivano avidamente gustate da Fausto Bertinotti nei suoi paludamenti operai (un altro ex sindacalista, chi ci salverà?), spiegassero il senso, i motivi, il perché di un ingresso in giunta come quello della Betti Mura (Lenin): bisognava proprio rimarcare l'umorismo involontario (e leninista?) che con una cuoca all'agape finalmente era ora della pappa? Che manicaretti allestirà la signora, pardon, la compagna Bebi? gli spaghetti aglio e olio dopo le riunioni di giunta? o, date le sue origini sarde, un bel porceddu a Collelongo? Trasparenza inoltre vorrebbe che Del Turco spiegasse agli elettori e ai cittadini tutti la scelta della Valentina Bianchi, nuda come Eva nell'Eden in quanto a politica. Sui giornali si legge che il neo assessore alle Attività produttive è "mamma e imprenditrice, responsabile in aziende di famiglia. Con una formazione classica si è specializzata, con seminari e master, nel management per Pmi" (Il Centro, 28 aprile 2005), ma si sa anche di sue nostalgie (così giovane…) per il nonno di Alessandra la Ducia e di sue viscerali antipatie per gli operai (vox populi…), di un curriculum insomma che rende misteriosa la sua nomina ad amministratrice pubblica, nemmeno Sospiri aveva pensato a lei. Poiché è Del Turco l'unico sponsor della signora (o ce ne sono altri?), ci dica almeno se si tratta di un'amica di famiglia, di una sodale di burraco, di un'ammiratrice di Mogol, di una pittrice della domenica, di una raccomandata dell'Opus Dei di un qualche motivo che sveli l'arcano di una "discesa in campo" così immotivatamente fantasmatica. È possibile che nessun giornale abbia sollevato un interrogativo, un dubbio, una considerazione su una scelta così cervellotica e offensiva? E il fronte femminilfemminista è pago di tanto risultato? Di increscioso oltremisura, nella esibizione televisiva suddetta, lo show scompisciante del neo vicepresidente -mai, ripetiamo, eletto dal popolo, anzi bocciato nettamente alle Comunali di Pescara (e poi, come nelle peggiori tradizioni del malcostume politico trasversale, premiato con un assessorato alla provincia)- che magnifica a distanza di anni, come un disco che gira su se stesso, il favoloso concerto di Sting, a sentir lui un affarone, con ricadute incredibilmente vantaggiose: sembra che i danni nei bilanci pubblici furono enormi e ancora oggi si avanzano dubbi sui lati positivi di quell'evento. Se per questo fantasioso esponente della Quercia amministrare la cosa pubblica, che di questo si parla, vuol dire organizzare megaconcerti, faccia l'impresario, si dedichi all'ARCI-spettacoli, corteggi Federico Confalonieri che un posticino glielo scoverà alla Mediaset (bisognerà però inoltrarsi in quel continente misterioso del lavoro…). Ma l'Abruzzo ha bisogno di eventi? di happening tardonicoliniani? dell'aria fritta delle piazze oceanicamente piene? di circenses in tempi in cui manca il panem (non di certo alla corte dei miracolati in regione)? A giudicare dalle proposte di Del Turco e dall'unica idea fissa del Paolini, ci attendono chiasso di serate musicali e consulenze di miliardari ultrasatolli pagati profumatamente dalla ricchissima regione che, lo sanno tutti, non ha realtà di sottosviluppo, depressioni industriali, disoccupati, poveri e impoveriti, fabbriche che chiudono.
Gli altri presenti nel minizoo televisivo, Bernardo Mazzocca (che eleva il suo peana ruffianello alla grandezza di Del Turco…ma chi glielo aveva chiesto?), Fernando Fabbiani (ha un aspetto di buonuomo…ma poi?), Tommaso Ginoble (che facies badiale di monsignore marcinkusiano!), Giovanni D'Amico, Franco Caramanico, soltanto gli ultimi due sono andati oltre un balbettio goffo e vacuo. Di Mahmoud Srour detto Mimmo e di Marco Verticelli assenti poco da dire, anche se dell'ultimo dopo i rapporti fraterni con Falconio (che fine ha fatto questo campione di un centrosinistra che calò a picco nella marrana dell'incapacità?) si conosce la sua opposizione al governo di centrodestra, o meglio non si conosce perché nessuno l'ha vista. Di tutti non sono le loro idee che spaventano, ma le facce. Non sono i loro fumi verbali ad allarmare, ma le mascelle. Li contraddistingue infine un'aria di capitati per caso, ma decisi all'hic manebimus optime. Danno l'impressione non di prepararsi ad un impegno severo in un momento difficile, ma di vivere la vigilia di una festa. Dietro l'angolo per questi signori garruli e goliardici (vedi l'aria da gaudeamus igitur di Paolini) non c'è l'incertezza di un governo difficile e pieno di insidie, ma la spensieratezza di una scampagnata, di una scorreria da "allegri filibustieri" (absit iniuria verbis…), che attendono il loro Tom Antongini per passare (il più tardi possibile!) ai posteri.
Speriamo che sia un infelice debutto e che la realtà riporti al buon senso questi neo-uscocchi al potere, altrimenti il vento favorevole dell'eruzione antiberlusconiana si arresterà di colpo e le elezioni politiche sanzioneranno l'indispensabilità del partito unico di Bellachioma. Non c'è che la sinistra a sciupare le speranze di quei tanti che l'hanno votata. Ci auguriamo sinceramente di sbagliare, ma il rumore dei commensali a tavola è troppo alto perché si possa capire qualcosa. E il luccichio dei loro occhi sembra il pendant dei gorgoglii del ventre.

GIACOMO D'ANGELO

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Cari amici e compagni,

devo dire che tutta questa polemica sul papa" nazista" mi ha rotto le palle.
L' idea è venuta da ambienti radical-chics residenti in quel di Londra ( pardon! di London) . Gente che blatera tanto di anticlericalismo, di diritti civili, di tante libertà e di tante belle parole, ma che magari se non tutti, almeno una buona parte di essi, di problemi sociali non gliene frega un accidente. Anzi...non pochi sono i neo-liberisti, i quali finchè si tratta di rivendicare le " libertà borghesi" ( Pasolini) fanno il diavolo a quattro, ma molto spesso storcono il naso quando si parla di rivendicazioni socio-economiche e di giustizia sociale.
In fondo la storia del partito radicale ( pardon! Radical Party!!!) dovrebbe far riflettere.
Il sig. Ratzinger aveva 18 anni nel 1945, è chiaro che come tutti i giovanissimi tedeschi venne inquadrato nella c.d." hitlerjungend" , ma pare che egli non provasse un gran entusiasmo, a differenza di molti suoi coetanei, visto che egli apparteneva a quell' area germanica cattolico- conservatrice che vedeva nel nazismo un raffiorare del paganesimo. Tanto ? vero che venne arrestato e alla fine dovette indossare l' uniforme per forza.
Oppure si vuole fare una colpa a tutti i tedeschi nati prima del 1945?
Si critichi pure l' attuale Benedetto XVI, MA PER CIO' CHE FA OGGI, per la sua politica restauratrice( che sembra superare lo stesso Woithila) , per la sua inclinazione neoconservatrice all' ameriKana, per il suo autoritarismo in campo etico e sessuale . Ma per favore lasciamo perdere il suo passato giovanile.
L' avversario va valutato per ciò che è e non per polemiche inutili, altrimenti si rischia di fare la figura dei coglioni. Ed è ciò che si fece in quei, per alcuni versi, maledetti e fottuti anni '70, con slogans irrazionali, con epiteti di " fascista " a destra e a manca che hano coperto la Sinistra solo di ridicolo.
E ne vediamo i risultati oggi con il governo che da alcuni anni ci ritroviamo!
La storia insegna che personaggi come Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Enrico Mattei, Giorgio La Pira e perfino Luigi Longo e Giancarlo Pajetta, guardavano sempre il presente e il futuro della gente . E MAI IL PASSATO.
Come d' altronde fece il nuovo stato della Repubblica Democratica Tedesca nel 1949
Con questo non sono assolutamente un esaltatore dei vecchi politici italiani, anch' essi con tutti idifetti possibili e immaginabili, o del "socialismo reale" ( anche se socioeconomicamente mi trovavo meglio sotto Fanfani, Moro, Nenni e persino Andreotti e Craxi ( scala mobile a parte! ), di quanto non me ne sia trovato e non me ne trovi sotto Amato, BerlusKoni, Prodi, D' Alema e, di nuovo BerlusKoni ).


Mi piace dire solo la verità . E , diceva Gramsci, " la verità è rivoluzionaria" .
Cordiali saluti


Gianni DONAUDI

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Conoscere l' Abruzzo... itinerari e percorsi
Atri


La storia

Atri è uno dei centri artistici più importanti dell'Abruzzo. Venne fondata dai Piceni divenendo successivamente la prima fortezza romana sul Mar Adriatico.
Il duomo di Atri venne costruito intorno al XIII - XIV secolo, all'interno si trova un coro quadrato decorato da un ciclo gli affreschi rinascimentali e vi sono conservati i resti di un pavimento in mosaico che appartenevano alle terme romane sulle quali fu eretta la chiesa. Vi si trovano inoltre alcuni affreschi del XIII - XIV secolo appartenenti ad un battistero. Alle spalle della cattedra vi è la Conserva dell'acqua, si tratta di una cripta medioevale che venne ricavata dalle terme romane qui presenti, gli affreschi all'interno di essa risalgono agli inizi del quattrocento.
Ad Atri abbiamo inoltre la chiesa di Sant'Agostino, la chiesa di San Francesco, il palazzo Acquaviva, la chiesa di San Nicola di Bari del 1256 e la chiesa di Santa Andrea del 1300.

Da vedere

Presso la grandiosa Cattedrale romanico-gotica, ricca di opere d'arte, e' ospitata una notevole collezione d'arte sacra: statue lignee, oreficerie, una terracotta di Luca della Robbia, ceramiche dei Gentili e dei Grue della manifattura di Castelli, codici miniati, incunaboli. Nel chiostro e' l'ingresso alla cripta romanica, ricavata da ambienti romani.

Orario del museo: 10-12/16-20(ESTATE);
1O-12/15-17(INVERNO).
CHIUSO IL LUNEDI'.


Il percorso del visitatore "alternativo"

Un itinerario tutto teramano fuori dai circuiti turistici usuali.
Si parte da Campli, città dalle origini preromane, che tra i numerosi tesori d'arte (vi lavorarono artisti delle scuole di Giotto e Raffaello) vanta la Scala Santa. Dal 1776 per volere di papa Clemente XIV essa garantisce l'assoluzione dai peccati e in speciali periodi dell'anno (dalla terza domenica dopo Pasqua al lunedì di Pentecoste) l'Indulgenza plenaria, con lo stesso valore di quella che si ottiene a Roma. I fedeli salgono in ginocchio i ventotto gradini in legno d'ulivo, tra dipinti ricchi di simbologie che raccontano la Passione di Cristo, giungono fino all'altare in cui sono custodite due schegge della Croce Santa, e ridiscendono attraverso un'altra scala tra gli affreschi che illustrano la Resurrezione.
Il viaggio prosegue poi per Civitella del Tronto, splendido esempio di città fortezza del '500 perfettamente conservata, con la roccaforte famosa per essere stata l'ultimo baluardo del regno di Napoli a resistere, nel 1861, all'esercito piemontese. "Après quatre jours d'un feu très vif la place de Civitella del Tronto s'est rendue au général Mezzacapo": così il conte di Cavour dava agli ambasciatori di Parigi e Londra la notizia dell'annientamento della cittadina abruzzese e, con essa, delle ultime resistenze al disegno dell'Unificazione d'Italia. Oggi la roccaforte, tra le più imponenti opere di ingegneria militare in Italia, ospita il Museo storico delle armi, e con i suoi 25000 mq di camminamenti, bastioni, piazze d'armi, passaggi segreti è il luogo ideale per rievocazioni storiche, ma anche per spettacoli ed eventi mondani, come le sfilate di moda che vi si tengono in estate, sulle aeree passerelle sospese tra il gran Sasso e l'Adriatico.
E in direzione del mare punta l'ultima tappa del tour, attraverso le Valli del Vomano e del Fino e le bellissime chiese romaniche (Santa Maria di Propezzano, S. Clemente a Vomano, Santa Maria di Ronzano e S. Giovanni ad Insulam,) lungo un percorso che è un concentrato di arte, tradizioni e sorprese naturalistiche; tra queste, i Calanchi di Atri (Riserva naturale e Oasi WWF) che annunciano la conclusione del viaggio nell'antica Hatria romana, immersa in uno spettacolare anfiteatro di avvallamenti detti "Le Bolge", dove specie botaniche tipiche dei climi desertici convivono con piante di capperi, assenzio e liquirizia, materia prima per le industrie dolciarie del luogo. Oltre ai tesori d'arte, si devono sottolineare la gastronomia della cittadina (famoso il pecorino che ne porta il nome) e di tutto il territorio teramano; un'arte culinaria tra le più raffinate d'Italia, di cui si citano alcuni tra i piatti più noti, come le mazzarelle e le scrippelle nella duplice versione in brodo e asciutte, che la tradizione vuole importate a Teramo da un marinaio bretone disertore dell'esercito napoleonico e sposo di una fanciulla del luogo.

Presentato da PIPPO


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LA VIOLENZA ED IL PACIFISMO

Prima parte: Dal punto di vista dell'individuo!



Io penso che sia una differenziazione inesistente perchè ogni individuo è violento e pacifico nello stesso tempo. Non esiste la persona totalmente violenta nè quella totalmente pacifica. Tutti siamo un misto dell'uno e dell'altro.

Non è violenta soltanto la persona che impugna un'arma oppure che usa la forza materiale. Questo comportamento è soltanto un aspetto; ce ne sono tanti altri, istituzionali legali psicologici morali ricattatori- affettivi, che sono anche peggiori di quello materiale.

I messaggi dei Mass Media "pacifici" ammazzano come le bombe se si tiene presente soltanto che in Italia muoiono 18 persone al giorno a causa degli incidenti stradali (16 con le auto e 2 con le moto). Nella maggior parte dei casi ciò avviene per eccesso di velocità. I Mass Media sono i principali propagandisti del mito della velocità e della macchina potente. C'è il culto del mito della Ferrari e delle corse automobilistiche. Le cause della droga e dell'alcool non sono forse da ricercarsi nel modello mediatico, del super-uomo o super-donna, sempre brillanti, efficienti, intelligenti, belli, ricchi e dal senso di fallimento provocato dal fatto di non poter raggiungere queste "vette".

I Mass Media "pacifici" sono i principali diffusori di questi "valori sociali", per cui sono i responsabili delle loro morti e delle loro sofferenze, anche se in modo indiretto. Dico indiretto perchè c'è sempre il ruolo dell'individuo che, volendo, può respingere tali "valori".

Esiste la non violenza? Esiste la violenza? Colui che si difende dall'aggressione si può considerare violento? Perchè si ha tanta paura della violenza quando, purtroppo, si subisce tutti i giorni? Perchè non ci si abitua e non la si considera normale, come parte della vita?

La violenza ed il pacifismo, a mio avviso, sono fenomeni normali della vita, della natura e della società che si integrano e si compenetrano tra di loro. Esistono la morte e la nascita, l'uragano e la brezza marina che rinfresca, il maremoto ed il mare tranquillo-bello!

E' assurdo meravigliarsi della violenza quando ci sono le guerre, le tasse, la mafia, il bambino che deve andare a scuola per 5-8 ore al giorno, le Stragi di Stato, i soprusi del padrone contro il lavoratore, colui che sorpassa gli altri nelle code alla Posta, la pedofilia, lo sciopero, l'occupazione, gli stipendi da nababbi dei politici particolarmente dei parlamentari.

Io credo che il fatto di considerare questi due fattori come coesistenti debba portare ad un principio pedagogico conseguente: il bambino, secondo me, deve essere educato a considerare l'esistenza della violenza e la necessità di difendersi da essa, insegnandogli le sue tantissime espressioni. Io credo che sia sbagliato nascondergliela, anche perchè la vede da sè. Tale insegnamento con gli anni risulta astratto e parziale.

All'insegnamento cristiano che dice "A chi ti dà uno schiaffo su una guancia porgi l'altra guancia!" (cosa che la Chiesa non ha mai fatto), secondo me bisogna contrapporre due comportamenti: 1) Insegnargli che c'è sempre in giro qualcuno che ti vorrebbe "dare uno schiaffo... Il perchè la violenza esiste ed ha tantissime forme non sempre di facile comprensione, per cui cerca di evitarlo prima che avvenga; 2) Una volta preso lo schiaffo non ha senso "porgere l'altra guancia"; nè insegnargli a darne un altro più forte o due, come insegna il principio opposto "Occhio per occhio, dente per dente"; bisogna fargli capire che deve girare alla larga dallo schiaffeggiatore. Bisogna stare attenti che non diventi violento anche lui per reazione, come generalmente avviene.

Però deve imparare a riconoscere i violenti e le situazioni violente per girarne alla larga e rapportarsi con i pacifici e le situazioni pacifiche. Gli si deve insegnare che la violenza individuale non fa parte della natura dell'uomo e che non è vero che ci si nasce. Violenti ci si diventa perchè esiste quella dello Stato e della società ingiusta e che questo problema si potrà risolvere con una società giusta e senza Stato.

Penso che si dovrebbe insegnare gradualmente al bambino, negli anni, mentre lo si educa, ad interessarsi dei problemi della società, ad essere altruista, affettuoso, a pensare agli altri e non soltanto a se stesso, come se fosse il centro del mondo, separato da quello degli altri. Comunque l'errore più grande che si possa commettere, come purtroppo generalmente avviene, è quello di educarlo alla fiducia cieca verso le Istituzioni ed i Mass Media, che vengono presentati come inamovibili, indiscutibili, "il Vangelo moderno", trapiantati sulla Terra da un potere divino occulto e destinati a durare fino all'eternità.

Molte sono le persone che, di fronte alle ingiustizie subite (e sono tante) o in uno stato di nervosimo, si arrabbiano ed aggrediscono l'altro con offese o ingiurie. Spesso arrivano alle mani e, qualche volta, addirittura arrivano ad ammazzare. Penso che tale violenza individuale non serve a niente, se non a rovinarsi i rapporti interpersonali ed a danneggiarsi l'esistenza. La maggior parte dei problemi è di origine e di soluzione sociale per cui è necessaria l'aggregazione e la violenza sociale. Queste sì che sono utili!

La società è piena di violenza, per cui è normale che una persona o un gruppo o una moltitudine di persone si ribellino ed imbraccino un fucile. La violenza non è una scelta di vita ma una necessità imposta!

Io sono favorevole alla violenza rivoluzionaria di popolo in quanto penso che "La violenza sia la levatrice della Storia!"(K.Marx) perchè nessun regime è stato mai cambiato in modo pacifico. Il popolo prima di arrivare all'insurrezione, sperimenta tutte le altre forme pacifiche e compromissorie di pressione sul Governo affinchè effettui dei cambiamenti in senso migliorativo. Quando ha perso tutte le speranze, si fa coraggio ed intraprende il grosso passo. Affrontare le privazioni il dolore la sofferenza la morte non sono cose facili nè piacevoli.

Il rivoluzionario fa parte di questo processo, per cui non può essere un irresponsabile, nè un incosciente, nè un essere di cui avere paura. Al contrario: è uno che ha fatto già tante altre esperienze, ha osservato riflettuto e ponderato molto. Colui che abbraccia queste idee generalmente è già passato per tutte le altre, anche se per poco tempo. Nessuno è mai nato rivoluzionario ma lo è diventato attraverso tante esperienze personali sociali e politiche. Una educazione di questo tipo non si riceve nella scuola nè nella famiglia. In esse vengono inculcate idee ed insegnamenti consoni al potere, cioè conservatori e reazionari.

Nell'epoca di oggi, che è tra le più caotiche confuse instabili e violente della Storia, fare una distinzione e separazione con i violenti da una parte ed i non violenti dall'altra per me è impossibile ed astratto. Sarebbe come voler separare la testa dal corpo. Non può portare ad altro risultato che la morte della persona. La stessa cosa succede nella società: la separazione di questi due fattori porta alla morte del pensiero obiettivo. Essi convivono ed interagiscono tra di loro, per cui non si può agire sempre in forma violenta oppure sempre pacifica. Questo comportamento non esiste. E' necessario valutare di volta in volta, a seconda delle situazioni. A me sembra che in questo modo si svolge la vita normale di un qualsiasi cittadino nell'arco di tutta la sua esistenza.

(continua)

Antonio Mucci

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Ulteriori riflessioni dopo la riunione de "Il Sale" tenutasi il 4 maggio sul:

Chiamare alla partecipazione…politica


Sulla base della discussione tenutasi ad "Il Sale" ho estrapolato alcuni punti che mi hanno spinto ad analizzare un po' più a fondo la tematica, sarà per certi versi una riflessione a ruota libera, convinto che insieme si può perfezionare qualsiasi riflessione, che il pensiero collettivo, anche critico e l'esperienza possono donarci migliori frutti:

Dicendo "Chiamare alla partecipazione" non intendo riferirmi soltanto al livello locale, ma alla gestione di problematiche via via regionali, statali, europee e mondiali. Ritengo che le politiche mondiali abbiano delle pesanti ricadute su quello che succede a livello locale e portare avanti piccole battaglie è fortemente riduttivo, controproducente, tenendo conto che problemi mondiali agiscono poi sul piccolo territorio e non volerli affrontare significa poi andare a perdere ciò che si era conquistato.
Attuare il percorso dell'autogestione non sarebbe sempre un punto d'arrivo di una maggiore profondità culturale, di una più grande autoriflessione e di una scelta alla partecipazione?
Come potremo fare l'autogestione qualora i cittadini cercassero soluzioni alle molteplici problematiche, quanti comitati dovremo fare, non ci troveremo forse a riproporre dei coordinamenti più grandi e se in tutta Italia nascessero questi comitati, in Europa, nel mondo (voglio ricordare che c'è chi prova ad affrontare dei problemi a livello mondiale in forma di movimento, magari sbagliando, i Forum Sociali), come dovremo chiamare questi mega coordinamenti, andremo tutti a questi coordinamenti o dovremo ancora scegliere dei delegati, potranno scegliere per noi, come potremo controllare il loro operato, quali regole ci daremo, come potremo sconfessare questi delegati?
Non stiamo forse parlando di qualcosa che assomiglia ai partiti, un delegato non è forse una figura politica, i politici non fanno o almeno dovrebbero fare delle scelte parlamentari sulla base di una delega, esistono o dovrebbero esistere nella politica delle forme di controllo, e dovrebbero esserci modalità per allontanare chi non rispetti il mandato.

Forse qui occorre scegliere, intimamente, se s'intenda (anche come ultima spiaggia) affrontare i problemi del pianeta e se in modo globale?

L'analisi della politica dei vari partiti deve essere fatta in modo realistico per capire esattamente quali siano le criticità e per affrontarle in maniera alternativa, ma se qualcosa funziona non possiamo prenderla e gettarla via solo perché è proposta da un'altra forza politica.

Non credo all'idea del partito e del politico "buono" a priori, dell'uomo e del partito deve essere chiaro il percorso, il nome e la politica realizzata, vi devono essere valori di fondo e devono essere perseguiti, la politica di questo partito deve essere a favore della maggioranza, il delegato deve essere riconosciuto come persona corretta, ma in ogni caso deve esserci (da parte dei cittadini e per legge) un controllo sull'operato, verifiche, e conferme o cessazioni della delega con allontanamento dagli ambiti politici. E in ultima analisi queste modalità andrebbero applicate a qualsiasi formazione politica, movimenti, coordinamenti, qualora vi sia qualcuno che funge da portavoce.

Sull'essere o meno partito minoritario dipende da vari fattori: dall'analisi corretta o meno della situazione politica generale e particolare, nel sapere utilizzare strategia e regole chiare, nel saper agire tra la gente considerando attentamente anche le tematiche personali, nel dare continuità d'azione, informativa, di crescita coinvolgente.

Attualmente la costituzione italiana, le leggi europee e dell'ONU non sono completamente applicate, possiamo affermare che sono applicate principalmente per quella parte che interessa al potere, e queste leggi andrebbero di sicuro migliorate per la parte che riguarda la realizzazione del dettato della legge, il controllo e le pene per chi non la rispetti, pene che oggi son scontate soprattutto da parte della gente povera.
Pensando alla situazione italiana, viviamo in una democrazia non compiuta, la costituzione può essere certamente migliorata a favore dei cittadini, bisogna considerare che, anche la destra, considera la costituzione uno strumento utile, in questo caso per fini contrari al cittadino, è intende modificarla a suo uso e consumo, si dovrebbe trattare di migliorarla, nel dettato, nel controllo e nelle forme penali per chi non la rispetti, ciò vale soprattutto per i politici potenti o meno, in quanto persone che possono accedere alla modifica della legge e ne possono ottenere i benefici. Sulle pene cui sono condannati i singoli cittadini, rei o meno, non mi è possibile in questa sede trattare il tema con maggiore chiarezza, certamente esistono, drammi, distorsioni che devono essere completamente risolti.

Esistono valori di fondo nei partiti che non sono perseguiti o servono soltanto come specchio per le allodole, il problema è la limitazione del potere, inteso come capacità nel fare, nel gestire, tramite il potere legislativo e giudiziario.

A livello d'U.E., la costituzione e i suoi parametri sono legati a valori economici e non sociali, se sono trattati articoli del sociale sono più difficilmente realizzati, e spesso dimenticati.

Il potere nefasto può attuarsi anche nel piccolo e nelle forze politiche minoritarie; talvolta è un potere culturale dovuto alla mancata istruzione, alla non condivisione delle conoscenze, al non ascolto e presa in carico di tematiche differenti, talvolta diventa potere fisico che usa la violenza per allontanare quelli che non si trovano in accordo. Se non si attivano strategie, metodi, condivisione delle informazioni e capacità il potere può sempre essere usato da chi ha altri scopi, conviene guardarsi da chi non sollecita l'istruzione.

L'EDUCAZIONE, LE ESPERIENZE, LA CRESCITA PERSONALE CON GLI ALTRI, LA CONDIVIDISIONE DELLE SITUAZIONI, L'ASCOLTO, IL DIALOGO, L'INSEGNARE IMPARANDO allo scopo di raggiungere una politica limpida, tutto ciò si può realizzare al meglio avendo come mete prioritarie l'istruzione e la riduzione dell'orario di lavoro.
Una scuola che non insegni solo le tecniche, ma sappia educare all'etica, alla storia come strumento per capire l'oggi, alla politica fornendo istruzione non edulcorata da questa o quell'altra filosofia politica, un'istruzione chiara per saper agire nel contesto quotidiano.
Una scuola che sappia educare ai sentimenti come bene profondo dell'animo delle persone.

La riduzione dell'orario di lavoro come riappropriazione di tempo di vita ma, anche, come momento di crescita e riflessione per sapere agire come soggetti politici, ciò vale soprattutto per le donne che svolgono anche due lavori, il lavoro esterno e il lavoro di cura e che devono poter dare il contributo, legato alla loro essenza, alla gestione del bene comune.

Ritengo anch'io le manifestazioni un grande spreco di forze, le bandiere. Si concentra una gran popolazione con un gran dispendio di forze e risorse per portare avanti temi particolari e riduttivi, il tale articolo, la tale legge, sarebbe meglio utilizzare queste forze per tematiche più complesse.
Ritengo che i valori importanti nella vita, tra cui quelli personali: l'amicizia, la famiglia, i sentimenti e i valori esterni, una politica onesta ed efficace richiedano maggiori sforzi che prendere un biglietto del treno, caricarsi una bandiera sulle spalle. Richiedono un impegno costante, l'informarsi, il condividere le conoscenze, strutturare una politica limpida e agire per farla diventare strumento nel territorio.

Cosa succederà a questo mondo chi può dirlo, sull'illusione di cambiarlo e la speranza. La gestione del pianeta è cosa complicata e non sembra che i suoi abitanti, per la maggior parte, ci sappiano fare granché. Che dobbiamo fare? Rimane una scelta personale mettersi ancora in gioco, provarci ancora, penso sia legato al nostro essere persone, a realizzare le nostre finalità e perché non possiamo far finta di non esserci. Come si diceva?

La speranza è l'ultima a morire.

Piero Lanaro

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NUOVA SERIE DELLA RIVISTA COMUNITARISMO

di Costanza Preve

(SECONDA ED ULTIMA PARTE)

6. Per critica a 360 gradi intendo quella critica al capitalismo ed all'americanismo che non si preclude l'analisi e la presa in esame di stimoli culturali e politici da qualsiasi parte provengano, sinistra, centro o destra che sia. In questa prospettiva Alain de Benoist e Samir Amin (ho scelto di proposito due "guru" ritenuti di destra e di sinistra) meritano di essere presi in esame nello stesso modo, senza preclusioni aprioristiche, anche se, ovviamente, il bilancio a posteriori può essere critico e differenziato. Questa è la critica a 360 gradi, che non accetta tabù imposti dal pensiero magico e dalle nuove inquisizioni del politicamente corretto e dell'ideologicamente compatibile.


7. La critica a 360 gradi può ovviamente essere accusata di "eclettismo", ma non bisogna farsi spaventare da questa paroletta. Eclettismo deriva dal verbo greco ek-lego, che significa scegliere. Nei tempi antichi, valeva dire scegliere il "meglio" dell'epicureismo, dallo stoicismo, dal platonismo, eccetera. Come si vede, non è una parolaccia, ma un metodo del tutto razionale e di cui non avere paura. Quando la credibilità "Integrale di un "ismo" comincia ad oscillare, una parentesi eclettica può essere necessaria. Essa prende atto di un fatto che è inutile rimuovere, e cioè che l'ismo precedente è entrato in una crisi strutturale.

8. La critica al capitalismo oggi può assumere due forme principali, e cioè culturale e politica.
La critica culturale al capitalismo è facilitata dal fatto che oggi il capitalismo, superata la fase "borghese" precedente (più esattamente protoborghese, medioborghese e tardoborghese), tende ad assumere una forma "Pura" di tipo post-borghese e post-proletario, con il dominio quasi assoluto della mercificazione e della privatizzazione globalizzata. Quelle che un tempo erano le "tendenze" studiate da un Adorno e da un Debord sono oggi realtà in atto. Oggi Bertold Brecht ed Ezra Pound possono essere utilmente letti insieme.
La critica politica al capitalismo è invece resa difficile da almeno due fattori per ora non facilmente superabili. In primo luogo, la logica della politica rappresentativa falsamente detta "democratica" tende ad assumere un profilo bipolare maggioritario, in cui i due poli sono largamente intercambiabili in quanto unificanti da una comune sottomissione all'impero americano, le rispettiva ali "estremistiche" sono neutralizzate dalla disciplina sistemica di "maggioranza", ed il clero inquisitorio mediatico è sempre pronto ad accusare di "populismo" chiunque sgarri. In secondo luogo, la continua ripresentazione della forma politica del partitino militante estremistico a rivendicazione esclusiva "marxista! e "comunista" è ormai divenuta una coazione a ripetere manifestamente sterile. Da decenni viene riproposta, e da decenni sistematicamente ripiega nella marginalità.

9. La resistenza all'americanismo può oggi assumere tre forme principali e cioè culturale, politica e geopolitica.
La resistenza culturale all'americanismo non deve essere limitata in modo suicida alla sola tradizione (a mio avviso comunque da tempo storicamente esaurita) del movimento operaio e comunista, a deve essere estesa ad altre tradizioni mondiali (cultura della borghesia progressista europea, cultura islamica, cultura indiana, cultura cinese, eccetera). L'americanismo è cannibalico di tutte le culture del mondo, e non solo di quella progressista e di sinistra europea.
La resistenza politica all'americanismo è resa difficile dalla resa unilaterale dei gruppi dirigenti europei, sia di destra che i sinistra, alla logica militare dell'impero americano. Essi non sono oggi neppure in grado di portare avanti al richiesta elementare e preliminare di sgombero delle basi militari americane in un territorio europeo a 60 anni dal 1945. In proposito i legittimi "cultori della memoria" non si rendono conto che la teoria dell' "attualità" dell'occupazione militare americana dell'Europa, in quanto gli americani si presentano come i "liberatori" dell'Europa dal fascismo. Questo non comporta asoslutamente una "revisione" del giudizio storico e strategico sul fascismo europeo 1919-1945. Questo comporta invece una riclassificazione delle componenti ideologiche non nostalgiche ma attualizzate del profilo di una cultura della liberazione oggi. In ogni caso, la riproposizione autistica di partitini ideologizzati di tipo identitario "Marxista" e "comunista" non aiuta e non sblocca la situazione. La resistenza geopolitca all'americanismo assume oggi la forma primaria di un rilancio di un mantenimento dell'antimperialismo. in questo senso la critica di Lenin all'imperialismo deve essere posta allo stesso livello di eccellenza della critica all'economia capitalistica di Marx. In un certo senso, la prima è ancora più "attuale" della seconda. Chi oggi vuole veramente colpire Marx deve passare attraverso la demolizione della teoria dell'imperialismo di Lenin. A fianco della solidarietà antimperialista c'è però anche a mio avviso la necessità di una piena rilegittimazione della problematica geopolitica. In proposito io mi sono già esposto da tempo, e mi propongo di continuare a farlo in futuro, per una interpretazione democratica e federalistica di una visione geopolitica euroasiatica. Il solo livello "europeo" o euroafricano, o euroarabo, eccetera, mi sembra infatti insufficiente per opporsi globalmente all'euroatlantismo, la carta strategica scelta dalle oligarchie dominanti europee, che nasconde una sottomissione strategica totale ed assoluta alle scelte unilaterali americane.

10. E così concludo queste considerazioni generali introduttive alla pubblicazione di una nuova serie numerata di COMUNITARISMO. E' necessario un salto di qualità ed un forte segno di discontinuità della rivista, senza nulla rinnegare del suo recente passato. Ritengo di aver chiarito in modo relativamente soddisfacente il possibile valore di posizione "differenziale" della rivista. Per il momento, questo possibile valore di posizione non è per ora "coperto" in Italia da nessuna altra rivista di cui io sia a conoscenza. Se poi in futuro avessimo dei "concorrenti" sul nostro stesso terreno, non potremmo che rallegrarcene e vedere in questa "concorrenza" un segno di maturità della situazione storica e culturale. Per ora ne siamo, ahimè, ancora lontani

Presentato da Stefano Torello

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Alessameni
  ascoltate


Molti sanno delle peripezie, anche tragiche, che Fedro sopportò in vita.
I più conoscono le sue fabulae che oggigiorno son favole-favolette stralunate da Cartoni-Animati, i quali ultimi son così detti anche per l'animalesca anima di quanti amano stravolgere i non-battezzati, amano canalizzare acque non benedette, canonizzare cannoni miranti a pacificazioni e......... e le clericalizzazioni pervadono all'intorno.

Fedro visse nel Cinquecento di tanta poca fama che tal G Faerno seppe vantare storielle molto-molto consimili onde pretendere Originalità e Fama-riflessa.
I lupi divennero asarchici in quaresima e salmeggiavano decimi salmì al giorno.
Poi una chiesa, grande, francese, fu arsa dal fuoco e perse la sua altezza riumiliarizzandosi al contempo: sfortuna per ieraticità-loro e fortuna-per-Fedro che, pur oscurato dalle locali ceneri varie, riemerse alla luce del sole.

Faerno fu così sputtanato e la paternità delle favole fu ristabilita.
Già Seiano aveva inferto un amarissimo e deleterio colpo al poeta latino ancor vivo ...........l'aveva costretto in un processo che provocò la liberazione dell'Italia del poeta. Seiano potè tanto perchè riuscì a trinitarsi in quel processo: fu Accusatore e Testimone e Giudice.

Seiano inveì sulla viva vita, Faerno sulla vita morta.
Quanto caso e quanta intenzione ............... invece gli amanuensi babbuinavano antichi testi, e li miniavano e li aplografavano e di "un sì" ne facevano "un non", e viceversa, sempre secondo superiori dettami e plausi.

E, in queste righe, noi si riferisce di favolettista, un barzellettiere, poco osceno, guidato da mire teliche pervase di moralismo: il moralismo delle storielle, storielle pressochè tutte animalesche, di bestie prive di anima, di animo ......... di quell'entità che il povero Byron misconosceva al punto di: "Cos'è l'anima?...e lo spirito? Di dove vengono? Come son fatti? E' quello che non so! Per cui il diavolo se li porti." Don Giovanni, 6, 22.

Meno peggio dizionariò Voltaire quando "Cos'è l'anima delle bestie? Io non capisco la domanda". Noi ci limitiamo a dire che l'anima anima l'anima, dove la prima parola è nome, la seconda è verbo e la terza è complement'oggetto, pazienza per la cacofonia tautologica.

E forse Fedro non fu un favolettiere. Ancor forse sarà stato un più che degno rappresen-tante, un vivificatore di un certo linguaggio, un ripropositore di antica sapienzalità. Fu scrittore di favole, come altri scrivono drammi, altriancora scrivono romanzi o quanto vien loro nella penna........ ironizza Leopardi.

A noi vien caro ribadire che la Favola nella storia del linguaggio fu proprio un linguaggio di alcun tempo. Oggigiorno si scrive un articolo di legge secondo terminologie giuridiche, e si redigono encicliche secondo ieraticità loro.
La Favola, come il Mito come l'Ainos corrispondono al "parlare"........ parlare-serio del tempo in cui vennero usati. Già Vico riconosceva ed invitava a riconoscere il fondamento veritiero delle favole....... le quali subirono solo nel tempo un processo di banalizzazione, di utilizzo esclusivo per infanti microcefalici ......... solo Essi-Loro avevan ormai la ragione-logica-verbale.

Vero è che questo discorso porta lontano, onde per riavvicinare alcun tesoro ormai disperso riproponiamo un Ainos di Archiloco:
.....una volpe ed un'aquila fecero società riunendo i lor figli. Lasciate impiccare quanti dicono che quest'ainos-greco vale "favola" o quanti durano fatiche erculee per intendere il lauto pasto degli aquilotti.
Viva la brachia-brevità-concisione di Archiloco e la sua preposizione e viva il suo invito a riconoscerci progenie di Eracle e ad aver quindi coraggio.

Quanto brucerebbe un simile verso la calamostrefante penna d'aquila di un amanuense? Quanto la monderebbe o stravolgerebbe?
Noi vivamente crediamo che se oggigiorno capitasse tra le loro unghie (Leop) il seguente binomio aquila-volpe............ chissà se avrebbe a far la fine dei Maia-scritti, quelli che Domenico De Landa Vescovo nel 1566 ordinmò e confessò di bruciare.

Son fatti grazie ai quali.....Infatti molti malvagi si arricchiscono, gli onesti invece sono in miseria ............, Solone tradotto da un piano-Bignami.
Come dire di quanti-molti vantano "l'essersi fatti da soli"........... non sono Solonici?

Non avrà certa genia che convive al nostro intorno la forza d'esser vittoriosi contro i Mostri, come seppe Ercole che vien quindi detto Callinico, quello dalle belle vittorie; o vien anche detto Anicetos, l'Invincibile.

Oggi si venera, loro venerano, tal Aniceto, già papa, ed ancor poi fatto santo. Non sappiamo della data della di lui santificazione, sappiamo che fu tenuto per papa verso la metà del secondo secolo dell'era cristiana.
Aniceto-Papa, leggiamo, avrebbe prescritto il taglio dei capelli a........... Forse che Sansone lo .......... . Leggiamo altresì di altra sua limitazione, limitazione ironica anticlericale........... cioè alcuni-molti avrebbero plaudito anche ad ulteriore taglio, magari al taglio delle unghie. Detta allusione anticlericale è viva in un libercolo anch'esso anticlericale, degli anni Cinquanta e, forse, forse, alludeva all'accaparramento di sterminati-beni-materiali, a quelle ricchezze che si vedono o si sentono..................

Noi nè le vediamo nè mai le sentimmo siamo stati sempre allontanati .................................. per il nostro "puzzo" perdurante di Alcolico-Spirito-Bacchico di quel Bacco che dicono fu il nostro primo vero Dio-Triunfans, detto e ricosciuto tale.

Triunfans come trionfa l'ancora irrisolta sfida tra buon-religiosi quali il Devoto ed il Garzanti: dice l'uno: Pinco da Pinca.
dice l'altro-uno: Pinca da Pinco.
E non è una diallele!
Ed ebbe le sue ragioni l'Antonini quando, stretto dal suo abito di Abate, stretto dalle sue feminalia (S.Gerolamo) dizionarizza che:
"CONCLAVE. Luogo ove si racchiudono i Cardinali a creare il Pontefice. (Lat. Conclave)."
"CONCLAVIO. Gabinetto. Parte intima della casa. (Lat. conclave)"

Questo gran bersaglio anche dai ciechi è colto: la stessa-derivanza-maternità-latina. Agostino avrà inutilmente ammonito l'Antonini quando: "la scienza ne mette in perdizione".
Sarà, forse, il settimo-girone-infernale la dantesca-residenza ove detto vocabolarista settecentesco sconta oggi la sua scienza, quella spregiata dal dotto Agostino.

Basta, Basta polemizzar sull'etica ........ basta, basta che non si polemizzi sull'edule Cornuta-Cardinalizia che il granbattaglion strombettaci: è il portavivande fatto di legno per recar cibo ai conclavisti. Se portan carne sarà Carnuta ........... e carnuta-cornuta e e e e basta----Stelio.

Soprattutto i ricchi odiano Fedro che e chè favoleggia anche le democrazie:
Quando cambia colui che occupa il primo posto tra i cittadini, per i poveri non cambia nulla ad eccezione del nome del padrone (1-15.)

(continua nel prossimo numero)

stelio

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FIRENZE - dal 2 al 4 SETTEMBRE 2005
Teatro Tenda - LungArno "Moro"


1a Vetrina internazionale delle culture anarchiche e libertarie


al suo interno

2a Vetrina dell'Editoria Anarchica e Libertaria

3a Biennale Arte & Anarchia.

Prende forma la confluenza di due riuscite manifestazioni della cultura libertaria, per dare vita alla 1a Vetrina internazionale delle culture anarchiche e libertarie che conterrà, al suo interno, la 2a Vetrina dell'Editoria Anarchica e Libertaria e la 3a Biennale Arte & Anarchia.


Un gioco di serializzazione dei numeri ma anche una estensione dei confini e delle somme, per quanto "atorie".

Si amplia la prospettiva internazionale ed internazionalista tanto da divenire elemento costituente e programmatico, si includono i diversi approcci comunicativi in uno specifico culturale che estende la dimensione della produzione editoriale e quella dell'evento artistico.

I riferimenti di organizzazione e coordinamento sono delle "commissioni di corrispondenza":

1. La commissione accoglienza (che fa capo al Collettivo Libertario Fiorentino - collibfi@hotmail.com) per esempio, è incaricata di mettere in relazione tutte le attività che servono al soggiorno dei convenuti (soggiorno, logistica, cucina, attrezzature) ma si è anche data delle attività di "intervento" (produzione di spille, magliette, installazioni artistiche).

2. La commissione arte&anarchia (che fa capo alla rivista ApARTe° in Venice - aparte@virgilio.it) metterà in relazione le attività che danno continuità alla 3a edizione di Arte & Anarchia (con la consueta biennale che prende forma negli eventi autoprodotti in giro per il globo e che si autoetichettano secondo le modalità concordate) e, contemporaneamente, coordinerà le attività di "spettacolo" della manifestazione fiorentina.

3. La commissione editoria (che fa capo all'Archivio Berneri-Chessa di Reggio Emilia - archivioberneri@hotmail.com ) coordinerà la parte espositiva (editoria e produzioni comunicative in genere) della vetrina internazionale delle culture anarchiche e libertarie.

Ancora una volta fuori e contro i canoni mercantili delle produzioni e della manifestazioni culturali di cui si ornano i poteri pubblici e privati. Anarchico è lo stile, anarchici i contenuti, anarchica la modalità di relazioni.

Presentato da Valerio

*

FESTA ANTICLERICALE

NON SE NE PUO' PIU'

UNA SERATA DA SBATTEZZO
PROIEZIONE DI:
LA VIA LATTEA
DI LUIS BUNUEL (FRANCIA,1972)
RAZZBERSAGLIO:

TORNEO DI FRECCETTE

PRESENTAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE PER LO SBATTEZZO

PAPA BOYA'S
CIRCOLO ANARCHICO CAMILLO BERNERI

Presentato da Valerio


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Dal sogno al progetto
Manifesto dei Comuni virtuosi

Il presente Manifesto rappresenta i Comuni e i cittadini che aspirano a convertire in

progetti concreti i sogni e le utopie realizzabili.

Il Comune virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il Comune virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della

sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale.

Lo sviluppo può definirsi sostenibile se soddisfa i bisogni di oggi senza compromettere

le possibilità delle future generazioni di soddisfare i loro.

Intervenire a difesa dell'ambiente e migliorare la qualità della vita è possibile. Questa possibilità la vogliamo vivere non più come uno slogan ma come possibilità concreta, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla pur importante enunciazione di principi alla prassi quotidiana.

I Comuni virtuosi hanno dimostrato che:

È possibile (ed economicamente conveniente) ridurre il consumo di acqua potabile

utilizzando i riduttori di flusso;
E possibile (ed economicamente conveniente) ridurre il consumo energetico utilizzando la bio-architettura e i pannelli solari;
E' possibile (ed economicamente conveniente) ridurre l'inquinamento atmosferico

utilizzando il biodiesel;
E' possibile (ed economicamente conveniente) raggiungere il 60 % di raccolta differenziata

dei rifiuti.

Chi è il comune virtuoso
Il Comune virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il Comune virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della

sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale.

Che cosa vogliamo dimostrare?
Che intervenire a difesa dell'ambiente e migliorare la qualità della vita è possibile. Che

questo non è semplicemente uno slogan ma una possibilità concreta.
La sfida di oggi è rappresentata dal passaggio della pur importante enunciazione di principi alla prassi quotidiana. Vogliamo dimostrare che è possibile, partendo dalle piccole cose, dalle piccole realtà avviare grandi processi di trasformazione e di innovazione. Il pensare

globale e l'agire locale.
Una concezione dello sviluppo sostenibile e di un modello di partecipazione intorno alla quale ci potremmo ritrovare in molti, pur partendo da esperienze e con percorsi diversi.
Un modello che vede centrale il rapporto equilibrato tra:
Ambiente e consumi energetici;
Uso delle risorse idriche e cambiamenti climatici;
Rifiuti e consumi;
Modi di produzione e modi di acquisto;
Nord e Sud del mondo.

Con quali strumenti?

Siamo partiti dalla consociazione degli acquisti (computer, pannelli solari, riduttori di

flusso, prodotti biologici, lampade a basso consumo energetico) e vorremmo arrivare alla consociazione delle esperienze e al loro coordinamento.

Siamo anche consapevoli che in Italia esistono esperienze importanti, positive, innovative ma praticamente sconosciute. Esperienze da mettere in rete. Una rete di amministrazioni e di amministratori disposti a cedere il proprio sapere a chi volesse intraprendere percorsi

analoghi, a sviluppare analoghe iniziative politiche.
Una rete di amministrazioni e amministratori disposti a sottoscrivere un impegno in questo senso. Un manifesto dei sogni reali, delle utopie possibili lo abbiamo rivolto in primo luogo

ai Comuni ma i cui destinatari sono i cittadini, le associazioni, i movimenti.
Una rete di amministrazioni e amministratori che si ponga degli obiettivi, verificabili e

verificati.
Se avviamo questo percorso ci accorgeremo di quanto sia breve il cammino verso:

Il Bilancio sociale,
Il Bilancio ambientale,
Il Bilancio partecipato,
La certificazione ambientale.

Questa è la nostra scommessa: dalla teoria alla prassi quotidiana.
La proposta è di creare una Associazione nazionale dei Comuni che metta a disposizione di quanti lo volessero le conoscenze e le esperienze in materia di sostenibilità ambientale, di

partecipazione.
Gli scopi e le finalità dell'Associazione sono quelli indicati nel manifesto "Dal Sogno al

progetto".
I Comuni che aderiscono all'Associazione ritengono innanzi tutto che intervenire a difesa dell'ambiente e migliorare la qualità della vita sia possibile.

Le finalità statutarie riguardano in particolare l'impegno a:

- ridurre i consumi energetici incentivando l'utilizzo della bioarchitettura, delle tecnologie

dolci e del risparmio energetico.
- ridurre gli sprechi nel consumo di acqua potabile;
- ridurre l'immissione in atmosfera dei gas-serra e ridurre l'inquinamento atmosferico;
- aumentare la raccolta differenziata di rifiuti

L'Associazione intende raggiungere le proprie finalità statutarie attraverso:

- il coinvolgimento dei cittadini;
- lo scambio di informazioni, di esperienze e di procedure tra gli Enti soci;
- l'organizzazione di progetti e campagne nazionali, corsi di formazione, convegni,

congressi;
- la realizzazione di un archivio nazionale delle esperienze dei singoli comuni.

Con chi?
Fanno parte dell'Associazione, in qualità di soci ordinari, tutti i Comuni d'Italia che, condividendo le finalità dello Statuto, deliberano la dichiarazione di "Comune virtuoso" e di adesione all'Associazione (secondo le modalità stabilite dal Comitato Direttivo) e versano

la quota associativa
Possono inoltre partecipare all'Associazione, in qualità di soci sostenitori, tutti gli Enti

pubblici che condividano formalmente le finalità del presente Statuto.

Il libro Comuni Virtuosi è in vendita su
http://www.commercioetico.it

Presentato da Antonio D'orazio



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