INDICE - IL SALE N.°4

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L'angolo della poesia: ODE (Per te Elena che in questa realtà sei desta)

INTERZONA

FUGGI UOMO FUGGI

I GIOVANI COSIDDETTI NORMALI E LA SOCIETA' IN DECADENZA

ESTREMO

IL NUOVO LEVIATANO

QUALE POPOLO ABITA A SEATTLE

...e poi dicono che diamo i numeri

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Ode

(per te Elena che in questa realtà sei desta)

di Donato Di Domizio

I - Psicanalisti rovistano nei tormenti dei ripudiati/
Bambini introdotti nel pensiero forzato del sociale/
Vortice immaginabile / Ogni accusatore si dilegua/
Ragione travestita in morfina di comprensione
II -Pulsa il sangue soffiando sulla adrenalina / Idee abortite
in questa landa di storia/ Tessitori avidi sorridono nella
clandestinità/ In teatro il futuro prossimo con echi vaginali
III - Frasi beate ululate/ Giocondi barboni compiaciuti
ci rotoliamo nel ciclico che non termina/ Qualcuno si immerge
nel rosso tramonto/ Ed ecco la frescura che ci porge
la nostra insanità
IV -Preghiere verso ogni Dio che non comunica / Tremano le
gambe / Nelle ceneri tracce di bivacco / Sapendo di sapere
l'ignoranza/ Una mania indiavolata / Incompreso infinito/
Vita in un chicco di riso/ Ubriachi bussano per l'ultíma goccia/
La donna impuntuale che si farà perdonare
V - Ardo/Gemendo/ Brandendo il fardello/ Regalo amore
senza ritorno
VI - Riflessi/ Nella farfalla che volteggia negli stridi/
Il piacere nell'eco combattivo/ I boschi in elemosina/
Dissolvenza di un Mahatma taciturno
VII - Denudarsi della sciocchezza/ Amare un angelo senza veli/
Confidargli l'eterno
VIII - Ingordi di esperienze/ Rocce secolari compagne di binari morti/
Rapaci volano sopra l'oceanico deserto
IX - Universo celestiale nei sospiri sotto le lenzuola/ Mani libere
toccano le guance/ Lussuria gioviale nel discorso del dopo
X - Rantolii percorrono i poli del cervello/ Una risata buffa al
chiarore/ Scoccano le labbra/ Fedeltà nei giuramenti / Improvviso
ammutinamento / La porta in faccia ad ogni umano amico
XI - Il saggio barcollante colmo di nettare cade per terra
addormentandosi ingenuamente/ Il folle con la spavalderia
recita vecchi salmi confrontandosi con la stantia minestra/
Lei - con i suoi occhi cerca di aiutarmi nel mio orgasmo
masturbativo/ Mi rigiro - sudato - con la fame di elevazione.

Interzona

di Donato Di Domizio

Lineari / Confusionali / Colori
Impavidi
Transitano Rimarginando le Crepe
Le Erbacce non coprono
In questa follia la mano terminò
Il Maestro Omaggiato
L'allievo andò via
Con la Spuma del Mare

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Fuggi uomo fuggi

proposto da Stefano Fosco

XOSE' TARRIO GONZALEZ è l'autore del libro "FUGGI UOMO FUGGI". Diario di un prigioniero F.I.E.S. (Ficheros de Internos de Especial Seguimiento, cioè Casellari dei Reclusi di Trattamento Speciale), Edizioni "La Caffettiera". La sua biografia, pubblicata nel retro della copertina, è la seguente:
Nato nel 1968 a la Coruña, in Spagna. A 11 anni entra in collegio per motivi familiari, ma riesce a fuggire per diverse volte. A 14 anni attua piccoli furti che lo condurranno in riformatorio, da cui fugge in varie occasioni.
Fino a 16 anni verrà rinchiuso in un riformatorio speciale per ordine del giudice. A 17 anni entra nel tunnel della droga ed a 19 anni viene arrestato per scontare una piccola condanna.
Da allora è costretto a subire le più inaudite vessazioni nelle sezioni speciali delle carceri spagnole, le cui condizioni bestiali che genera per i reclusi, condurranno Tarrio ad ulteriori condanne fino agli attuali 71 anni e richieste di condanna fino a 100 anni di carcere.
Infine è sottoposto alle torture fisiche e psicologiche decretate nei F.I.E.S., cioè nelle sezioni speciali dei carceri speciali, istituite dal Partito Socialista Spagnolo al governo. Il regime di carcerazione FIES è simile a quello in vigore nei braccetti altrettanto speciali voluti, in Italia, dal generale C.A. Dalla Chiesa, all'epoca della cosiddetta lotta al terrorismo, e tuttora prorogati sotto il nome di art. 41 bis e 14 bis del regolamento penitenziario italiano.
Xosé Tarrío, in questo Diario redatto nella galera, espone le ragioni della rivolta individuale e collettiva contro un sistema disumanizzante che, col pretesto della punizione e redenzione dei delinquenti, in realtà li depersonalizza riducendoli a belve sanguinarie.
Il suo Diario è la precisa trascrizione di un inferno imposto dal potere ed accettato dalla società civile, inferno di cui tutti si è responsabili e che richiede pertanto l'impegno di gran parte degli individui liberi per distruggerlo definitivamente.
La sua è una sfida al potere costituito, ma anche a tutti coloro che ritengono il carcere, il sistema penitenziario, la soluzione delle contraddizioni sociali generate da un sistema iniquo.
La sua è la sfida di un uomo libero che tale vuole restare.

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I giovani cosiddetti normali e la società in decadenza

di Antonio Mucci

Il 21 febbraio 2001, a Novi Ligure, Susy Cassini e il figlio Gianluca di 12 anni sono uccisi con 97 coltellate nella loro villetta dalla figlia e sorella Erika e dal suo fidanzato Omar. Lei ha 16 anni e lui 17. Sul movente del delitto si dice che la ragazza chiedeva più libertà alla madre, anche nel frequentare Omar, il quale non era ben visto da lei.
Il 13 novembre 1975, a Vercelli, Doretta Graneris, 18 anni, insieme al fidanzato Guido Badini, ammazzò i genitori, i due nonni e i due fratelli. "Dopo Doretta Graneris… sono venuti i Pietro Maso, i Giovanni Rozzi, e tanti altri: oltre cento casi, tutti più o meno simili (Il Tempo del 26/2/01). Come si vede, il fatto di Novi Ligure purtroppo non è un caso isolato.

La gioventù normale


L'omicidio di Novi ha lasciato tutta la città esterrefatta. Per televisione sono state intervistate tante persone e quasi tutte dicevano che i fidanzati assassini erano giovani normali. Così hanno detto gli amici e le amiche di Erika e di Omar nonché l'istruttore della palestra dove lei andava, anche un senatore che è andato a trovarla nel carcere ha detto che è una ragazza normale e che, addirittura, la trova simile a sua figlia. Lo stesso la professoressa d'Italiano di Erika ha detto di non avere nulla di particolare di cui lagnarsi, anzi è talmente educata che "se le scappava una parolaccia, subito chiedeva scusa" (Corriere della Sera-1/3/01). Alcuni hanno detto che era una ragazza gentile e compita, di una famiglia normale con il padre molto impegnato nel lavoro e molto condiscendente verso di lei. Insomma è stato tutto un coro che definiva normali i due giovani visti tali fino all'attimo prima di ammazzare. Dopo di che nessuno ha più parole. Non si può dare la colpa alla "follia omicida" in quanto questi due avevano preparato per bene il fatto. A questo punto il concetto di normale va in crisi perché, se è veramente così, ogni giovane con questo requisito è un potenziale assassino.
C'è da chiedersi: cos'è un giovane normale? Chi è veramente tale? Perché il cosiddetto giovane normale arriva, in alcuni casi, ad ammazzare i propri genitori? E' un fatto isolato, che comincia e finisce con i due giovani, oppure da circoscrivere all'interno di quelle particolari famiglie, oppure le radici vanno cercate nella società, oppure anche nel potere politico che impone a tutti la propria volontà? Io penso che si possa definire una tragedia umana e sociale.
Cos'è un giovane normale, almeno ritenuto tale dalla maggior parte del popolo italiano e dai mass media? Provo a definirlo: le persone intervistate, su Erika, davano tale qualifica perché andava in discoteca insieme al suo ragazzo, studiava, frequentava la palestra, andava in chiesa; più o meno le stesse cose hanno detto a proposito di Omar. Sulla base del concetto di normalità attribuito a questi due giovani si può dedurre, secondo me, che su scala nazionale si può valutare normale un giovane che ha, oltre ai requisiti precedentemente menzionati, quelli della bellezza, dell'eleganza con abiti firmati ecc. Inoltre è sempre accontentato dai genitori, attaccato alla TV, ha il telefonino, il computer, è tifoso di una squadra di calcio, cioè un giovane "per bene" che pensa solo a divertirsi e, quando va bene, a studiare. Se poi riporta ottimi voti è al di sopra del normale e diventa un ragazzo modello. Questo identikit, se corrisponde al vero come io credo, è quello di un giovane, educato dalla famiglia e dalla società a pensare solo a sé: disinteressato, insensibile e menefreghista verso tutto quello che avviene intorno a lui. Ciò è tutt'altro che normale, nel senso storico di tale concetto, ma è un concentrato di egoismo e di iper-individualismo.
Se tale concetto deformato di normale è vero e, purtroppo, lo è perché la maggioranza dei giovani italiani oggi è così, però non si può dire lo stesso di quelli dei secoli passati per i quali la qualifica di normale aveva un altro significato e pretendeva un altro comportamento. Motivo per cui penso che il comportamento attuale dei giovani di oggi sia transitorio in quanto esprime un regresso, all'interno di una società in decadenza.

Opinioni sul fatto


Di opinioni su questo fatto, stampa e TV ci hanno bombardati massicciamente per circa 10 giorni. Si è detto di tutto! Ognuno ha analizzato un aspetto diverso. L'avvenimento è stato vivisezionato in tutti i minimi particolari, ma quando si trattava di concludere sulle colpe quasi tutti convergevano su due punti: 1) comprensivi verso i giovani che hanno ammazzato; 2) spietati con i genitori accusandoli di non averli saputi educare. Secondo me ciò è vero solo in parte perché tale "processo" e soprattutto la condanna emessa dai mass media, senza mettere in discussione il proprio ruolo e le proprie colpe, serve solo a salvare se stessi ed a stimolare la guerra, già in atto, tra genitori e figli.
Indubbiamente i genitori sono corresponsabili della diseducazione dei figli ma nessun genitore ha mai insegnato al proprio figlio ad ammazzarlo, né a drogarsi ecc. Essi lo hanno imparato dai film e dalle trasmissioni televisive in genere. Quindi la critica va fatta non solo ai genitori ma anche ai mass media ed al potere politico che li gestisce.
C'è da precisare un aspetto: esiste una massa di giovani normali perché c'è una altrettanta massa di anziani normali, cioè tutta "casa e bottega" che se ne frega degli altri e pensa solo ad accumulare soldi. Solo così si può spiegare un simile fenomeno che, diversamente, sembrerebbe proveniente dal pianeta Marte, invece è tutto terrestre.
I giovani, essendo tali, non hanno colpa di come trovano il mondo e la società in cui nascono e crescono. Però c'è da considerare anche un altro aspetto: dal momento che diventano maggiorenni ed hanno la capacità di intendere e di volere, come sono in grado di votare (o di non votare), di studiare, imparare e… prendersi un diploma e una laurea, ugualmente possono studiare e imparare come cambiare una società e indirizzare la propria giusta insoddisfazione rabbia e ribellione contro il governo e il potere, non dedicarsi a fare una sterile guerra ai propri genitori che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono anche loro vittime di questa società, in un modo o in un altro. Il conflitto generazionale è stato inventato dal potere. Esistono le differenze fisiologiche con delle ripercussioni pratiche, ma la cosa principale sono le idee ed i sentimenti affettivi, che non hanno età e che sono tanto combattuti dai materialisti volgari e dall'attuale società consumista.

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Estremo

A. correva verso la fermata dell'autobus 38 per andare in periferia nord. L'autobus stava passando e lui fece cenno all'autista che gentilmente si fermò per farlo salire. L'autobus era semivuoto. Vide i soliti "vu cumprà" che parlavano tra di loro con l'idioma del proprio paese, pensò "Questi devono essere tutti del Senegall".


Si mise a riflettere. Gli tornò in mente quello che gli diceva la sera prima un senegalese in economia e commercio sul lungo fiume dopo aver ascoltato un concerto hip hop quando aveva affermato "Noi abbiamo tutti i diritti a stare qui perché il mondo ormai è uguale per tutti in tutte le latitudini di questo globo".

Lui l'aveva sempre pensato di essere fratello di altri fratelli. Però al mare aveva parlato a lungo con G. "Gli immigrati devono stare a casa loro!".

G. Pensava che soprattutto gli slavi erano tutti ladri e criminali. A. non era d'accordo, ma sapeva della realtà interculturale della città e sicuramente Senza Frontiere era da considerare qualcosa di valido universalmente come una concezione di fratellanza laica e libertaria. Per questo da posizioni anarchiche e comuniste non aveva più parlato con nessun prete dei suoi problemi spirituali. Aveva rivolto verso l'illuminazione della natura dove vive ancora libero. Per questo aveva progettato un viaggio al polo nord con P. ma la promessa di partire in viaggio ai primi d'agosto per vivere la notte di giorno da San Pietroburgo in su verso nord nel paese dei laghi finlandesi, non era andato a finire con la partenza. Eppure la chiave d'interpretare la vita lo portava ad essere nel territorio metropolitano una specie di nomade senza fissa dimora.

Viveva in modo transitorio e precario. Non riusciva a dare un senso all'esistenza. Aveva anche pensato di andare a vivere a Parigi come vagabondo ma il richiamo al legame del sangue con i figli piccoli, ancora bambini di sette anni e mezzo e gemelli l'aveva fatto desistere. Per questo suo stare lontano con la separazione della moglie aveva pensato fortemente il gesto estremo del suicidio volando dal balcone. Solo si era sentito impotente per effetto di una condizione materiale di bisogno liberante le pulsioni aggressive con l'esercizio fisico. Aveva vissuto stati d'incoscienza ed irreali, effetto d'energie incontrollabili.

Era un professore di ginnastica che non insegnava. Era ormai stanco e stufo di compromessi quotidiani con la realtà, voleva evadere da questo sistema. Aveva deciso di farla finita così semplicemente con la forte convinzione di cercare un altro possibile mondo nello spazio cosmico. Aveva la percezione d'esseri alieni presenti tra le persone del luogo.

Scese alla fermata della stazione a nord. Era il tramonto d'autunno nel mese di ottobre. Si avviò in direzione del mare, attraversando lentamente le vie arrivò dopo mezzanotte, dopo aver bevuto diversi cocktail nel centro commerciale con annesso il bar.

Si spogliò sulla spiaggia ed entrò nudo in acqua, aveva lasciato i vestiti nascosti dietro una barca sull'arenile. Cominciò a nuotare allontanandosi dalla costa fino a quando le luci diventarono così lontane che sfinito si lasciò andare alla corrente d'un mare notturno diventato calmo e tranquillo per sempre.

Antonio Cilli

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Il nuovo leviatano
di Marco Tabellione

La tecnologia, questa meravigliosa signora che pretendiamo al nostro servizio, è oggi la vera protagonista, l'assoluta dominatrice dei fatti contemporanei. Non è possibile individuare ramo dell'agire umano che non sia in qualche modo in relazione con l'evoluzione tecnologica e tecnettronica. Mangiare, comunicare, lavorare, persino dormire e forse sognare, niente è ormai più possibile senza la complicità del mostro tecnologico, che dunque, presso le ricche società dell'occidente è il benvenuto, accolto sempre a braccia aperte da miliardi di uomini che si lasciano ogni giorno carpire istanti di vita, da colei, madame la tecnologia appunto, dalla quale speriamo invece di ottenere guadagni esistenziali: guadagni in fatto di tempo, di spazio, di fatica, e via dicendo.
Ma andiamo per ordine. Dominatrice e non serva. Quante prove abbiamo dell'asservimento a cui la tecnologia ha costretto ormai tre o quattro generazioni di esseri umani, lungi, essa, la tecnologia, da restarsene buona buona nel suo cantuccio ad eseguire gli ordini umani. Si pensi al mostro in scatola, la Tv; il disastro che programmi televisivi idioti e assolutamente privi di pensiero hanno provocato in appena quarant'anni è impressionante. La Tv, e il fatto che tali argomenti siano diventati ovvi la dice lunga sulla macerazione culturale compiuta dal mezzo televisivo, si diceva la Tv riduce lo spettatore ad una passività ipnotica i cui effetti negativi sono sulla bocca tutti. Si pensi al livellamento del linguaggio e dunque del pensiero e dunque della personalità.
E' vero che, almeno in Italia, la Tv ha contribuito a quella unità linguistica che cinquant'anni fa sembrava un'utopia, ma è anche vero che quest'allargamento linguistico ha coinciso anche con un suo livellamento, una sorta di appiattimento, che è sempre stato caratteristico delle sottoculture veicolate dai mezzi dì comunicazione di massa. Si parla un linguaggio standard, un linguaggio "gergalizzato", se ci si passa il termine, da giornali e telegiornali; un conformismo linguistico che coincide con un conformismo del pensiero, se è vero che dopo tutto noi pensiamo attraverso il linguaggio. Sono le parole, infatti, per certi versi a darci i pensieri, a fornircene la forma esatta e a fare in modo che essi possano essere formulati, almeno per ciò che concerne il pensiero carico di consapevolezza e riflessione. Non è un caso ad esempio quello che succede con le persone bilingue, ad esempio con coloro che parlano, insieme alla lingua madre, anche il dialetto. Pur utilizzando il dialetto per comunicare, molte persone pensano in italiano, in quanto l'italiano è la loro lingua culturale. E' chiaro, perciò, che più sofisticato e profondo è il linguaggio da noi padroneggiato, più sofisticato e profondo è il nostro pensiero, e dunque la nostra personalità (senza nulla togliere alle altre sfere, emotive, sensitive, che pur costituiscono parti integranti dell'essere umano). Tutto ciò per dimostrare, in un campo particolare come è quello linguistico, i danni irrimediabili che la sottocultura televisiva ha provocato sugli uomini del nostro tempo.
Del resto la tecnologia non si era presentata sotto questi aspetti. Almeno nelle positive e avveniristiche utopie della fine dell'Ottocento, quando la società occidentale cominciava a lasciare trasparire le sue potenzialità in fatto di tecnica ed evoluzione, la tecnologia venne spesso considerata come uno strumento di liberazione dell'uomo, liberazione anzitutto del tempo, in passato impiegato prevalentemente nel lavoro. La tecnologia come liberazione del tempo e dal tempo. In realtà è questo uno dei massimi inganni perpetrati dallo strapotere tecnologico ai danni del povero illuso uomo della contemporaneità. Sì perché se la tecnologia ci permette di guadagnare del tempo, come nel caso di professioni che oggi utilizzano lo strumento telematico, è anche vero che essa giunge poi a manovrare e a, per così dire, "condurre" financo lo stesso tempo guadagnato. E infatti nel caso della telematica accade che quest'ultima intervenga a dettare legge anche nell'ambito dei passatempi (videogiochi, internet e ciattamenti vari). Tutto ciò porta l'individuo non solo ad essere asservito alla tecnologia del computer durante le ore di lavoro, ma anche nel tempo libero; e così, utilizzando il mezzo informatico come strumento di gioco, ci togliamo anche la possibilità di vivere in piena libertà le sacrosante pause e il tempo liberato.
Se il bisogno di socializzare e comunicare, bisogno ineludibile dell'uomo, viene oggigiorno soddisfatto esclusivamente (e insistiamo sullo scandalo di questa esclusività) da internet, per non parlare dell'abusato cellulare, allora forse non vi è neanche bisogno di addurre ulteriori prove sull'asservimento odierno al leviatano tecnologico. Dunque l'uomo contemporaneo nonostante tutti i suoi sforzi non riesce a godere del tempo liberato, e, quasi disperato per questo, preferisce impiegarlo e ingabbiarlo nuovamente. Così trascorriamo la vita in due dimensioni assurde: da una parte il lavoro a cui ci costringiamo per necessità basilari (esigenze quest'ultime che tra l'altro vengono spesso gonfiate, in quanto si potrebbe vivere dignitosamente con molto meno rispetto a certi parametri che oggi vanno per la maggiore e che determinano come conseguenza diretta e indiretta ingiustizie sociali che andrebbero denunciate più spesso), da una parte dunque il lavoro, dall'altro il tempo libero, che non è libero per niente, perché asservito agli stimoli dell'industria che ci impediscono di godere autenticamente dei nostri momenti e istanti esistenziali.
Se giungiamo infatti ad affidare il nostro tempo libero agli stessi organizzatori dispotici del nostro tempo lavorativo, allora è chiaro che la qualità delle due condizioni, relax e lavoro, non cambia. Del resto l'accumulo di stress che la società avanzata occidentale si porta sulle spalle è un indice eloquente di questo assurdo meccanismo. Ed ecco che assistiamo all'affannarsi di persone che fatigano tantissimo per giungere ad esempio ad acquistare un'automobile, per scoprire poi che si tratta di un feticcio stupido e accorgersi di aver proiettato su uno strumento e un mezzo aspirazioni di appagamento che spettano soltanto ai fini e agli scopi della nostra esistenza. Piccoli esempi che mostrano lo spaventoso asservimento della civiltà occidentale al nuovo leviatano, la tecnologia, una macchina globale che se non tornerà a farsi strumento nelle mani dell'uomo, finirà per crearci non pochi altri problemi.

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Quale popolo abita a Seattle?



I recenti scontri di Napoli tra quello che è noto ormai come "popolo di Seattle" e le forze dell'ordine avrebbero dovuto generare all'interno della sinistra italiana (anzi mondiale) una serie di interrogativi e di questioni, ma ciò non è stato. Evidentemente lo scontro televisivo che sostituisce la campagna elettorale di casa nostra, a suon di spot confezionati e di tenzoni pseudo-satiriche, riesce ad allarmare più delle botte vere.
Eppure quella che sembrerebbe la prima rivoluzione trasversale dell'occidente capitalistico - e per una volta non si dice solo in senso metaforico - dovrebbe se non altro far parlare un bel po' di sé. A quanti per decenni si sono nutriti di parole come "popolo, "liberazione", "contestazione", "anticapitalismo" e quant'altro, un movimento che in un modo o nell'altro - e sotto casa - li usa tutti in una volta dovrebbe come minimo far rizzare l'orecchio. Invece no. I rivoluzionari, quasi ormai per definizione, sono lontani da noi: erano a Cuba, erano in Nicaragua; ora sono in Messico.
Eppure il popolo di Seattle non li limita a liberare piccole regioni di foreste come il Chapas, attenzione: qui si parla di mercato globale, il movimento è mondiale. Non sarà finalmente che la coscienza di classe e i popoli della terra si stiano sollevando tutti insieme, facendo la felicità del vecchio Marx?
No, calma. La confusione è evidente. Sono sicuro che non ci sarebbe avventore di centro sociale che già non se la stia ridendo: giusto, che c'entrano le rivoluzioni, i popoli, i movimenti internazionalisti? Soprattutto, quello che non sta bene al popolo di Seattle è proprio la politicizzazione del loro movimento. Niente disegno rivoluzionario, allora, niente ideologia e men che meno di tipo marxista.
Di che si tratta, allora? Perché nel corso di un Forum internazionale il cui tema era tra l'altro proprio la disparità tra nord e sud del mondo, l'arretratezza tecnologica dei paesi del terzo mondo (120 ne erano invitati), si sono precipitate decine di migliaia di persone pronte a spaccare tutto?
Lo ammetto, io ho le idee confuse, ma probabilmente qualche "cittadino" di Seattle stenta anche lui a capire.
Contraddizione per contraddizione, qualcuno vorrebbe sapere ancora una volta chi è il popolo, o meglio in nome di quale popolo si fanno le rivolte. Così come se lo chiedeva Pasolini quando vedeva i giovani intellettuali borghesi tirare le molotov contro i giovani carabinieri del sud accusandoli di essere i servi dello Stato borghese, o come si ribellò Adorno, il filosofo che era stato il padre della contestazione studentesca, quando a Francoforte nel '68 gli studenti occuparono anche il suo istituto e lo fecero scendere dalla cattedra.
Adorno andò alla lavagna e scrisse: "siete un branco di lupi".

Enrico Santangelo

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e poi dicono che diamo i numeri

di Giuseppe Bifolchi

È sorprendente come pochi sappiano che in Europa, negli anni della seconda Guerra Mondiale, non c'erano solamente i campi di concentramento nazisti.
In Croazia, negli 1942-43, v'erano numerosi campi di sterminio, organizzati dai cattolici ustascia agli ordini del dittatore Ante Pavelic, un cattolico praticante ricevuto regolarmente dall'allora papa Pio XII. Vi erano persino campi di concentramento speciali per bambini! Nei campi croati venivano soppressi soprattutto serbi cristiano-ortodossi, ma anche un cospicuo numero di ebrei. Il più famigerato era il lager di Jasenovac; il suo comandante fu per un certo tempo un certo Miroslav Filipovic, un frate francescano temuto con l'appellativo di "Bruder Tod" (sorella morte). Qui, al pari dei nazisti, gli ustascia cattolici bruciavano le loro vittime nei forni, ma vivi, diversamente dai nazisti che prima avevano almeno ucciso le prede col gas. In Croazia, però, la maggior parte delle vittime veniva semplicemente soppressa, impiccata o fucilata. I loro numero complessivo è stimato fra i trecentomila e i 600.000; e questo in un paese relativamente piccolo. - Molti uccisori erano monaci francescani, armati allora con mitragliatrici. Queste nefandezze perpetrate dai Croati era talmente spaventose, che persino alcuni ufficiali della sicurezza delle SS tedesche, in qualità di osservatori degli avvenimenti croati, protestarono direttamente con Hitler (il che lasciò peraltro indifferente il dittatore). Il papa però fu ben informato di queste atrocità, e non fece nulla per impedirle.

Anno 1994: nel giro di pochi mesi, nel piccolo Stato africano del Ruanda, vengono massacrate diverse centinaia di migliaia di civili. In apparenza, si trattava d'un conflitto tra i gruppi etnici degli Hutu e dei Tutsi (Watussi). Per parecchio tempo, si udirono soltanto delle voci su un coinvolgimento del clero cattolico. Negli organi di stampa cattolici furono pubblicate strane smentite; e questo prima che qualcuno avesse accusato ufficialmente di complicità dei componenti della chiesa cattolica. Senonché, il 10 ottobre 1996, l'emittente radio S2 - tutt'altro che critica nei riguardi del cristianesimo - reca nel notiziario S2 Aktuell delle ore 12 la seguente notizia:
"Sacerdoti e suore anglicani, ma soprattutto cattolici, sono gravemente accusati di aver preso parte attiva all'assassinio di indigeni. In particolare, il comportamento d'un religioso cattolico ha tenuto desto per mesi l'interesse della pubblica opinione , non solo nella capitale ruandese Kigali. Era parroco nella chiesa della Sacra Famiglia, ed è accusato di aver ucciso dei tutsi nei modi più atroci. Sono rimaste incontestate deposizione di testimoni secondo cui il religioso, col revolver alla cintola, fiancheggiava bande saccheggiatrici di Hutu. Nella sua parrocchia, in effetti, era avvenuto una sanguinosa strage di Tutsi che avevano cercato scampo in quel tempio. Perfino oggi, due anni dopo, vi sono molti cattolici a Kigali che, per la complicità a loro avviso dimostrata d'una parte dei sacerdoti, non mettono più piede nelle chiese della città. Quasi non v'è chiesa nel Ruanda in cui fuggitivi e profughi - donne, bambini, vecchi - non siano stati brutalmente picchiati e massacrati al cospetto della croce. Vi sono testimonianze in base alle quali i religiosi hanno rivelato i nascondigli dei Tutsi, lasciandoli in balìa delle milizie Hutu armate di machete.
Nel frattempo, si son date prove schiaccianti del fatto che, durante il genocidio in Ruanda, anche monache cattoliche si sono macchiate di gravi colpe. In questo contesto, si fa costante menzione di due benedettine, rifugiatesi intanto in un monastero belga per sottrarsi al corso della giustizia ruandese. Secondo testimonianze concordi di superstiti, una aveva chiamato i sicari hutu, introducendoli da migliaia di tutsi che avevano cercato rifugio nel suo convento. Con la forza, i morituri erano stati cacciati dal chiostro e tosto soppressi in presenza della suora. Anche la seconda benedettina aveva collaborato direttamente con le bande assassine delle milizie hutu; anche di questa suora testimoni oculari affermano che avesse assistito freddamente, senza reagire in alcun modo, a come i nemici venivano macellati. Alle due donne si contesta addirittura (in base a precise testimonianze) di aver fornito ai killer il petrolio con cui le vittime vennero bruciate vive."
Come si vede, per il cristianesimo il medioevo non è mai veramente concluso. La cosa che spaventa più che mai è, in tutti i casi, che ogni nuova generazione di cristiani nega e contesta i delitti e le nefandezze che la precedente generazione dei suoi correligionari ha commesso in nome della fede cristiana! Oppure, qualora non sia più possibile negare, si limita ad affermare di sfuggita: oh, ma quelli non erano buoni cattolici, non erano veri cristiani! Cristiani belli e buoni sono solamente quelli che amano il prossimo loro, che fanno il bene e vogliono la pace ... eccetera, eccetera. Come se, parlando di se stessi, queste cose non le affermassero i fedeli di qualsivoglia religione del mondo!

Ce n'è di che dare i numeri? Ebbene, qualche numero lo diamo:

* 1.463 = i miliardi versati dallo Stato alla Chiesa cattolica nel 1999 relativi all'8 per mille, secondo l'Annuario statistico della Chiesa.
* 93,9 = percentuale dei contribuenti pugliesi che destinano l'8 per mille alla Chiesa cattolica.
* 1.328 = sono i miliardi incamerati nel 1998 dalla Chiesa cattolica con l'8 per mille IRPEF. (lo dichiara il segretario generale della CEI Ennio Antonelli per la SIR, agenzia dei vescovi)
* 22.190 = sono le "denominazioni" cristiane, in stragrande maggioranza di estrazione protestante (19.534 per la precisione) e concentrate soprattutto nelle Americhe, impegnate a disputarsi le coscienze di circa due miliardi (1,8 mlr) di credenti cristianeggianti nel mondo.
* 40.000 = sono i maghi e i santoni in Italia, con un fatturato annuo di 5.000 miliardi. Sono 9 milioni gli italiani che si rivolgono a loro. Liberarsi da una fattura costa da 300.000 lire a 10 milioni, dal malocchio da 200.000 a 8 milioni, un talismano da 100.000 a 6 milioni, un esorcismo da 200.000 a 6 milioni, un'interpretazione di sogni da 300.000 a 1 milione.
* 23. 840.000 = sono i pellegrini attesi a Roma dal 1 gennaio 2000 a Pasqua 2001. Di questi 14 milioni sono italiani, 9.840.000 stranieri.
* 880.651 = sono le suore cattoliche nel mondo, di cui 51.990 monache di clausura. In Italia sono 115.738 le suore, 7.245 quelle di clausura.
* 44.000 sono i processati dalla santa Inquisizione spagnola tra il 1540 e il 1700, di cui 920 condannati alla pena capitale.
* 12.000 i processati dai tribunali dell'Inquisizione di Venezia, Aquileia e Napoli in 250 anni.
2000 i processati dal tribunale dell'Inquisizione di Sicilia tra il 1537 e il 1618. Di questi, 29 condannati a morte. A Roma il sacro tribunale condanna a morte 97 rei tra il 1542 e il 1761.
* 3607 le persone uccise dal 1969 durante la guerra civile in Irlanda. Il 59% uccise dai repubblicani cattolici, il 28% dai lealisti protestanti, l'11 % dalle forze di sicurezza.
* 1.758.640.176 sarebbero i diavoli che popolano l'inferno cattolico. "A contare i demoni ci ha pensato un demonologo vaticano, monsignor Corrado Balducci, secondo il quale l'armata di Belzebù, sulla scorta di calcoli complicatissimi, sarebbe di …tot elementi."

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