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INDICE - IL SALE N.°39

*BELLEZZA:REALTA' O MITO SESSISTA?

* Arafat, o Abu Ammar sta male, anzi malissimo...

*L'angolo della post@

* proverbi e modi di dire

* PERCHÉ QUEL LUGLIO TORNI AD ESSERE UNA MINACCIA ( II PARTE ) Sul processo ai ribelli di Genova

* L'ITALIA SCOPPIA! PERCHE'? CHE FARE?

*L'ANGOLO DELLA POESIA

*Un altro Novembre....................

*LA CITTA' DI UTOPIA

*L'italia avvelenata (mappa della salvezza)

*PROFESSIONE POETICA

*I LIMITI DELLA CIVILTA'

D'ALFONSO, LA RISPOSTA C'É! PURTROPPO È QUELLA SBAGLIATA

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BELLEZZA: REALTÀ O MITO SESSISTA?



novembre 1999 tratto da un articolo di Zanny Begg da Green Left Review


Nella nostra società le donne sono giudicate da come appaiono. Nell'industria pubblicitaria, la "bellezza" delle donne è usata per dire qualsiasi cosa, dalle assicurazioni sulla vita ai tamponi.
Nel 1990 Naomi Wolf ha pubblicato "Il mito della bellezza", che è diventato un classico del femminismo anni '90. Il libro è diventato popolare perché ha spiegato come il concetto di "bellezza" sia stato usato per opprimere le donne.
Cercando di apparire come le immagini di Cosmopolitan, Cleo e Vogue, le donne hanno affamato, tirato, incerato, rasato, abbronzato, sbiancato, tagliato i loro corpi. Secondo Wolf, ciò non è accaduto perché le donne sono stupide o vanitose, ma perché chi non si è conformata, malgrado i propri talenti o intelligenza, veniva punita dalla società.
Quest'anno Nancy Etcoff ha pubblicato una risposta al "Mito della bellezza", intitolata "Sopravvivenza del più bello: la scienza della bellezza". Etcoff sostiene: "L'idea che la bellezza sia non importante o costruita socialmente, è il vero mito della bellezza."
Il libro di Etcoff non ha ricevuto la pubblicità o la vasta accoglienza da parte dei lettori come "Il mito della bellezza", ma i suoi argomenti hanno meritato considerazione da parte delle femministe perché si tratta di una giustificazione ideologica della teoria sessista intorno alla "bellezza" che è ancora dominante.
Biologicamente o ideologicamente?
Etcoff sostiene che ogni persona possegga un "radar della bellezza" che esamina ogni faccia che incontriamo e può giudicare le sue attrattive in 150 millesimi di secondo. Secondo Etcoff, questo radar di bellezza non viene creato dalle teorie sociali ma è innato ed oggettivo. Per giustificare questo, Etcoff presenta una quantità di studi di atteggiamenti di adulti, bambini e animali verso la "bellezza".
I suoi metodi di analisi però sono tutt'altro che scientifici. Studi che provano che la femmina del pavone si accoppia con i pavoni che hanno le penne più smaglianti non rivelano molto della complessità dell'amore e dell'attrazione umana. Diversamente dagli animali, gli esseri umani sono coscienti, cioè il nostro intelletto, la personalità e l'immaginazione sono parte di come noi ci relazioniamo gli uni con gli altri.
L'attrazione fisica è reale, ma il tentativo di Etcoff di ridurla semplicemente al desiderio di produrre una discendenza sana è oltremodo semplicistico. Solo al terzo capitolo Etcoff finalmente riconosce l'esistenza delle relazioni gay e lesbiche e che l'attrazione non ha come unico fine la procreazione.
Gli studi di Etcoff sugli adulti sono persino meno rivelatori. Dal momento in cui nasciamo siamo socializzati a giudicare le donne dalle apparenze. In una società razzista e sessista, la bambola Barbie ideale ­ magra, gambe lunghe, seno ampio, capelli biondi, occhi blu ­ è universale. Miliardi di dollari vengono spesi nel mondo per convincere tutti noi che è così che le donne dovrebbero apparire.
Invece di ridimensionare il mito della bellezza, gli studi sugli esseri umani provano il suo potere.
La "bellezza" è un mito sessista. Le donne sono state giudicate dalla loro apparenza attraverso tempi e culture, perché esse sono oppresse.
Oggi, secondo l'Humphrey Institute of Public Affairs, le donne sono il 50% della popolazione mondiale, fanno quasi i due terzi delle ore di lavoro, ricevono un decimo del reddito e posseggono meno di un centesimo della proprietà mondiale. Le donne vengono costrette a dipendere economicamente dagli uomini, relegate nell'unità familiare con la responsabilità di allevare bambini e prendersi cura di malati e anziani. La bellezza delle

donne è oggetto di molta più attenzione di quella degli uomini, perché le donne sono ridotte a "beni" valutabili in termini della loro salute e abilità nel procreare.
Ciò che "Il mito della bellezza" mette in evidenza è che la bellezza è anche un grande business.Il fatto che le donne siano giudicate dalla loro apparenza, aiuta a mantenere le donne "al loro posto". C'è anche un gigantesco giro d'affari che fa guadagnare alle compagnie farmaceutiche e cosmetiche miliardi di dollari.
L'unica vera scienza associata alla bellezza è la ricerca scientifica volta a trovare nuove tecniche di bellezza destinate alle donne.
Sotto il coltello
Ironicamente, Etcoff ci procura un'interessante ricerca sui danni che l'inseguimento della bellezza procura alla salute della gente. Nel 1996, almeno 696.904 persone negli Stati Uniti si sono sottomesse a interventi di chirurgia plastica che comportavano lacerazione della pelle, liposuzione o l'inserimento di materiali estranei nel loro corpo; il 74% di questi pazienti erano donne e il 20% erano persone di colore.
La chirurgia plastica è generalmente un fenomeno del Primo Mondo; oltre metà degli interventi hanno luogo negli USA e due terzi di questi in California. Ma entro i Paesi del Primo mondo la chirurgia plastica sta diventando in modo crescente la moda dominante; il 70% dei pazienti di chirurgia cosmetica guadagnano meno di 50.000 dollari all'anno, il 30% meno di 20.000.
Anche gli uomini sono condizionati a dover sembrare "attraenti" (sebbene molto meno che le donne). Un numero crescente di uomini, si rivolgono alla chirurgia plastica per sembrare più giovani e migliorare le proprie prospettive di lavoro, come rivela uno studio della Griffith University dell'Australia.
Molti lavoratori stanno pagando perché la chirurgia alteri il loro aspetto.
Razzismo
L'assunto culturale dominante è che la bellezza è bianca. Uno studio degli Stati Uniti del 1991 ha mostrato che il 96% delle modelle delle riviste di moda erano bianche.
Tra le donne nere avere la pelle chiara è considerato più attraente che essere scure. Etcoff riferisce che in Sud Africa nel 1970 ci fu un'epidemia di un disturbo della pelle chiamato ochronosis, causato dallo sbiancamento della pelle per apparire più bianchi.
L'ideale della bellezza bianca è imposto alle altre culture come uno standard internazionale. Le donne di colore sono considerate meno belle, a meno che non siano una eccezione "esotica".
Nel 1994, la NSW Lands Council lanciò una campagna antirazzista che mostrava una donna aborigena con l'infelice slogan "Dicono che sono troppo carina per essere un'aborigena". Questo tentativo male indirizzato di opporsi al razzismo, ha solo rafforzato le idee razziste e sessiste. La donna ritratta nella fotografia, Waita Tefler, ha protestato con me, "Questa non è un'immagine che conferisce potere alle donne".
Il movimento di liberazione delle donne ha chiesto che le donne siano considerate esseri umani e non oggetti sessuali. Il movimento di liberazione delle donne ha bisogno di diventare più forte, e di esercitare un maggiore potere di definire come le donne sono percepite dalla società. Le immagini stereotipate di donna vanno consciamente rifiutate.
Le donne saranno liberate dalla tirannia della "bellezza" solo attraverso le lotte per l'indipendenza economica e sociale.

Pierre Sorprendre

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Arafat, o Abu Ammar sta male, anzi malissimo...

Arafat, o Abu Ammar sta male, anzi malissimo: io gli auguro lunga vita, anche i palestinesi gli fanno lo stesso augurio.
Errori e delitti che ha compiuto e che tutti i grandi finiscono per commettere gli sono perdonati: i meriti e le sofferenze condivise col suo popolo, infatti, bastano ed avanzano a compensarli.
Conosco la sua figura da sempre, da quando ero bambino, da quando mi capitava di vedere i primi TG della mia vita in un antica TV Dumont delle prime generazioni
La prima volta che l' ho visto, quando rimasi colpito dalla sua kefia, dal suo sguardo, dall' orrore delle immagini dell' infame "Settembre nero" era il mio compleanno.
Abu Ammar e' stato un compagno di studi: lui c'era sempre nelle storie, nei discorsi, nelle speranze degli studenti palestinesi che frequentavano la nostra stessa facolta': lui era Shukri', lui era Jusuf, lui era Hamid, lui era ognuno di loro.
Abu Ammar e' stato anche presente anche alla discussione della mia tesi di laurea: la sua figura era in un grande manifesto che era stato affisso, apposta per me, dai cari e indimenticabili compagni del collettivo, proprio nella saletta dove discutevamo la tesi.
Per noi gente delle Duesicilie, che da anni attendiamo il nostro Arafat, l' uomo della patria negata, del popolo disperso e' un amico che ammiriamo, l' esempio che non sempre patria e nazione significano oppressione, inganno, nazionalismo.
Arafat e' un brigante, come i nostri, come Crocco, come Crocitto: quando vivi e combatti da brigante, hai bisogno anche dei soldi del riscatto, della rapina.
Quando ti costringono a diventare brigante, si puo' anche sbagliare di grosso, rimanere accecato dall' ira e commettere delitti.
Noi, pero', siamo con i briganti perche hanno ragione, perche' sono dalla parte dei piu' deboli, degli oppressi, perche' sono dentro di noi, perche' sono una parte di noi stessi.
Percio', Abu Ammar, lunga vita a te, amico mio: c'e' bisogno di una Palestina piu' libera per avere un mondo piu' libero e piu' giusto!

Giulio Larosa
ass. Duesicilie Abruzzo

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L'angolo della post@


15 Novembre 2004
Una giornata particolare

Questa mattina il gruppo di Rifondazione Comunista ha espresso il proprio voto contrario sulla delibera proposta dall'assessore Balducci della Margherita.
Abbiamo espresso dissenso e perplessità sul RINNOVO DELLA CONVENZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO CON LE SCUOLE NON STATALI.
Il motivo è semplice: da anni il Comune di Pescara aggiunge una somma propria a quelle stanziate dalla Regione Abruzzo in base alle leggi n.78/78 e 82/84 per il finanziamento di servizi e prestazioni.
Ci sembra paradossale che una coalizione di centrosinistra voti uno stanziamento di 101.599 euro a favore degli utenti delle scuole private in concomitanza con lo sciopero nazionale della scuola.
Mentre a Roma in questo momento il popolo del centrosinistra manifesta per la difesa della scuola pubblica nel consiglio conunale di Pescara si presenta una delibera che prevede lo stanziamento complessivo di 928.245 euro per i prossimi 4 anni per le private.
Registriamo con piacere che, dopo il nostro intervento critico, la portata negativa della delibera è stata mitigata da un emendamento proposto dal consigliere Imbastaro dei Ds che ha limitato l'erogazione ai 101,599 euro di quest'anno.
Facciamo presente che i nostri due voti sono stati ampiamente sostituiti da quelli di Sospiri, Masci e del resto della centrodestra che si sono sommati a quelli di DS, Margheriata, Italia dei Valori ecc.
Segno che c'è una grave discrasia tra i sentimenti e le opinioni di gran parte del popolo del centrosinistra e i partiti che li rappresentano.
La maggioranza della coalizione ha scelto di proseguire con l'impostazione che fu dell'assessore Carlo Masci, ma la cosa non ci sorprende.
Noi continuiamo a pensare che una somma di tale portata debba essere destinata ad altre emergenze sociali ed educative, soprattutto in un periodo di tagli alla finanza locale come quello che viviamo.
Ovviamente respingiamo ogni polemica che faccia riferimento a temi religiosi.
Saremo gli ultimi "liberali" in circolazione, ma continuiamo a pensare che la separazione tra Chiesa e Stato sia una conquista di civiltà che non può essere messa in discussione.

Maurizio Acerbo
Capogruppo PRC al Comune di Pescara

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proverbi e modi di dire


Pe' la fémmene, la bbellezz' é mmèzza dót'; e lla bbundà é ttutte.

Per la donna, la bellezza è mezza dote; la bonta' è dote completa.

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PERCHÉ QUEL LUGLIO TORNI AD ESSERE UNA MINACCIA

( II PARTE )

Sul processo ai ribelli di Genova

Si può amare una città, si possono riconoscere le sue case e le sue strade nelle proprie più remote o più care memorie; ma solo nell'ora della rivolta la città è sentita veramente come la propria città: […] propria, poiché spazio circoscritto in cui il tempo storico è sospeso e in cui ogni atto vale di per se stesso, nelle sue conseguenze assolutamente immediate. Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell'alternarsi delle cariche, molto più che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una ragazza. Nell'ora della rivolta non si è più soli nella città.
Furio Jesi


Dopo il passaggio dei rivoltosi, a cui non di rado si unirono ragazzi dei quartieri e curiosi, nulla era più come prima. Le auto, da scatole mobili che trasportano i lavoratori alla loro condanna quotidiana, diventarono giocattoli con cui divertirsi e barricate con cui fermare la polizia. Le sirene pubblicitarie che avviliscono lo spirito e mercificano i corpi furono messe a tacere. Gli occhi elettronici vennero accecati. I giornalisti vennero allontanati. I saccheggi trasformarono le merci da pagare in beni gratuiti da condividere. Attraverso scritte colorate le mura si liberarono del loro sconfortante grigiore. Le strade, i cantieri, i palazzi furono usati come arsenali. L'urbanistica, modellata sulle esigenze dell'economia e perfezionata dagli imperativi del controllo, si sciolse sotto il fuoco della sommossa. Ben presto l'impossibile diventò possibile: il carcere di Marassi, in buona parte svuotato per lasciare spazio ad eventuali arrestati, venne attaccato. Stessa sorte toccò ad una caserma dei carabinieri. Da parte loro, gli uomini in divisa dispiegarono tutta la violenza di cui erano capaci. Chi ha accusato i rivoltosi nerovestiti di aver provocato la repressione farebbe meglio a prender atto che l'operato di polizia e carabinieri era già stato previsto ed organizzato, come forma preventiva di dissuasione nei confronti di tutti. Non fu affatto il risultato di un eccesso di zelo, di troppo nervosismo o di inesperienza, ma fu il vero volto del terrorismo di Stato che si scatenò senza freni, lanciando a folle velocità i suoi veicoli blindati contro i manifestanti inermi. Fu proprio questo a determinare il dilagare generalizzato della rivolta. Proprio ciò che avrebbe dovuto fermarla, l'intervento poliziesco, finì per alimentarla. Nel giro di poco tempo, migliaia di manifestanti fino a quel momento pacifici si unirono ai rivoltosi e iniziarono a battersi contro la sbirraglia, lanciandosi in una guerriglia disperata. Fra gli stessi militanti dei racket politici i cui capi invitavano alla calma, alla moderazione e alla non-violenza, ci furono molte insubordinazioni.

La stessa ideologia della disobbedienza conobbe i suoi primi disobbedienti. Dopo poco più di un'ora dalla partenza del loro corteo, i buoni propositi delle Tute Bianche s'infrangevano. Se nell'incrociare la prima carcassa d'auto bruciata, i leader delle tutine esortavano ancora i giornalisti al loro seguito a non confonderli con i "violenti", se i fumi che si alzavano in lontananza erano ancora abbastanza distanti da poter essere ignorati, la carica dei carabinieri in via Tolemaide mise fine alla simulazione. Nonostante le contrattazioni precedenti, questa volta niente spettacolo: gli sbirri caricavano sul serio! Sordi agli appelli dei loro capetti che li invitavano a desistere, a non reagire, molti Disobbedienti iniziarono a battersi contro gli uomini in divisa, con l'aiuto di altri manifestanti accorsi per fronteggiare chi li stava attaccando. Per alcune ore non ci furono più violenti o non-violenti, uomini o donne, socialdemocratici o anarchici, militanti o gente comune, geometri o disoccupati, ma solo individui in rivolta contro i cani da guardia dell'esistente e la vita che viene imposta. Fu durante questi scontri che venne abbattuto Carlo Giuliani. Non era un "black bloc". Non era un anarchico. Non era un provocatore. Non era un infiltrato. Era solo un giovane che aveva reagito alla violenza dello Stato. Non uno dei pochi, ma uno dei tanti.

Chiariamo questo punto. Nei giorni successivi, tutti i politici in carriera che infestano il movimento presero inizialmente le distanze da quanto accaduto, accusando i rivoltosi di essere un pugno di "provocatori" e "infiltrati" che con le loro azioni avevano sabotato intenzionalmente un grande appuntamento pacifico, facendo perdere un'occasione storica per essere ascoltati. Tutta la canea socialdemocratica - la stessa che fino ad allora aveva sollevato tanta polvere e rumore e che per questo credeva d'essere il carro della storia - riversò loro addosso un mare di calunnie, rinverdendo la vecchia tradizione stalinista della "caccia agli untorelli". Fu questo un modo di sfogare il proprio rancore contro chi aveva deciso di sfuggire al loro controllo, rivelando a tutti la falsità della loro pretesa autorevolezza. E fu un modo di chiudere gli occhi di fronte alla fine del loro progetto politico, la cui vanagloriosa inconsistenza è apparsa alla fine di quelle giornate in tutta la sua miseria, cercando pateticamente di rilanciarlo. Chi tanto si è indignato che centinaia di compagni si fossero recati a Genova con l'intenzione di scatenare una sommossa, dandosi un minimo di preparazione in tal senso e cercando di evitare la trappola dello scontro diretto con la polizia, dovrebbe riflettere maggiormente su chi ha eccitato gli animi per mesi promettendo assalti e invasioni senza avere l'intenzione di realizzarli, senza curarsi minimamente delle possibili conseguenze, su chi ha alzato al cielo le bianche mani della non-violenza, in segno di resa e non di dignità, contribuendo a mandare allo sbaraglio migliaia di manifestanti inermi. E magari porsi alcune domande: si può essere davvero "non-violenti" e collaborare con lo Stato, massima espressione della violenza? Chi può scagliare l'anatema contro coloro che a Genova hanno fatto strage di vetrine? Forse chi ha fatto strage di ossa, di teste e di denti? Forse chi si indigna per le aiuole calpestate e poi considera normali i morti sul lavoro? Oppure chi vuole invadere la "zona rossa" del privilegio partendo dalla "zona grigia" del collaborazionismo? Se chi attacca una banca è un provocatore infiltrato, come si può definire chi consiglia un ministro, discute con un parlamentare, contratta con un questore? Quel venerdì ha fornito qualche risposta.


Sabato 21 luglio, i calcoli politici e la paura presero il sopravvento sulla rabbia. I vari racket politici militanti si organizzarono per allontanare ed esorcizzare il loro vero nemico: tutti gli incontrollabili che avevano fatto fallire miseramente i loro piani. A sera, come è noto, scatterà da parte di una polizia scatenata nella sua assoluta certezza di impunità l'attacco alla scuola Diaz, sede momentanea del Social Forum, dove tutti i presenti verranno massacrati dagli agenti inferociti. Un'azione apparentemente incomprensibile, perché fra gli altri ha colpito anche alcuni dei migliori alleati della polizia che per tutto il giorno si erano distinti nella loro opera di delazione. In realtà, anche questo episodio si inserisce perfettamente nella logica militare che aveva governato l'operato delle forze dell'ordine. La prova di forza del governo italiano doveva essere data fino in fondo.

Un assordante brusio

Chiunque abbia qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia.
Karl Kraus

Finita la rivolta, è iniziato il suo commentario da parte di giornalisti, specialisti, periti. E più aumentavano le testimonianze e le interpretazioni di quanto avvenuto, più diminuiva la sua cristallina chiarezza. La rivolta di Genova, nella sua viva totalità, è stata sezionata e smembrata in tante piccole particelle. Tutto è stato sbriciolato e ridotto in polvere affinché nulla si potesse più vedere. Naturalmente questa poderosa opera di mistificazione è stata condotta nel nome della verità. La stessa verità che molti aspettano e pretendono si faccia largo nelle aule dei tribunali.


Eppure, tutti sanno cosa è veramente accaduto. È inciso in maniera indelebile nella memoria e nella carne di migliaia di manifestanti presenti. E proprio Genova ha dimostrato l'assoluta inutilità pratica, sovente la pericolosità, di macchine fotografiche e videocamere. A parte la polizia, che ne ha tratto profitto identificando e denunciando molti rivoltosi, compito che le è stato facilitato dall'onnipresenza di portatori di teleobiettivi, e a parte i giornalisti, che hanno incassato lo stipendio per il lavoro svolto, a cosa sono servite tutte quelle riprese? A che pro mostrare a tutto il mondo che il vicecapo della Digos di Genova, Alessandro Perugini, ha sferrato un calcio in pieno volto ad un ragazzo steso a terra immobilizzato dai suoi colleghi? Forse che costui, colto sul fatto, è stato poi messo in condizione di non ripetere più la sua impresa? Un tribunale lo ha condannato, è stato espulso dalla polizia e sostituito con un poliziotto beneducato e rispettoso della Costituzione? Niente affatto, anzi, con umorismo piuttosto macabro lo Stato ha nominato il signor Perugini rappresentante per l'Italia di una campagna internazionale contro la tortura nel mondo.


La convinzione che basti mostrare i soprusi del potere per metterlo in ginocchio è un'illusione ideologica, meritevole di sparire come tutte le ideologie. Chissà come sono rimasti male, quegli idealisti che credono nella luce che sconfigge le tenebre, alla notizia che osservando i filmati il perito della magistratura ha stabilito nientemeno che sarebbe stato un sasso lanciato da un manifestante a deviare il proiettile che ha ucciso Carlo Giuliani. Lo dimostrerebbe uno sbuffo biancastro comparso repentinamente sopra la sua testa, un attimo prima della sua morte. È proprio vero che, in una immagine, ognuno può far vedere ciò che vuole. E in una competizione di immagini e chiacchiere, fra i media alternativi e quelli istituzionali, è inutile nascondere che a vincere saranno sempre i secondi.


Così come non c'è da attendersi nessuna verità da una immagine, allo stesso modo non possiamo aspettarci nessuna giustizia da un verdetto. Anche perché i tribunali sono istituzioni di quello stesso Stato che ha ordinato il massacro avvenuto a Genova. Perché mai i magistrati dovrebbero condannare uomini che sono abitualmente al loro servizio? Sbarazziamoci del pio luogo comune propiziatore di garanzie che pretende esista una differenza fra Stato di diritto e Stato di fatto, come fossero due entità che è necessario far coincidere per avere la giustizia. Lo Stato inventa il suo diritto e lo applica e modifica come meglio crede, ben sapendo che si tratta solo di carta straccia. I torturatori che a Bolzaneto hanno strappato le carte di identità degli arrestati gridando "qui non avete diritti, siete nessuno", hanno espresso senza maschere la natura dello Stato, quello di cui sono i servi obbedienti e leali.


Le illusioni di una fine

Il coraggio dell'impossibile è la luce che rompe la nebbia,
davanti a cui cadono i terrori della morte e il presente divien vita.

Carlo Michelstaedter

Delle giornate genovesi si è ricordata soltanto la brutalità della sbirraglia. L'aspetto gioioso di una sovversione della vita quotidiana è quasi stato seppellito. Ma la sommossa di tre anni fa è ancora lì, minacciosa nella sua incompiutezza. Talmente minacciosa che nel frattempo il suo significato non è stato solo eroso dalla ragione di Stato che ha imposto una guerra infinita, ma anche dalla calunnia, dalla mistificazione, dalla rimozione messe in atto da tutti coloro - in uniforme o in tuta - che dovevano garantire l'ordine e la sicurezza nelle strade genovesi, con i risultati che ben conosciamo. Talmente minacciosa che centinaia di azioni dirette contro il dominio (dai bancomat sabotati ai treni bloccati, dai commissariati attaccati agli istituti di scienze della morte danneggiati, dalle auto diplomatiche incendiate alle agenzie e alle concessionarie italiane sfasciate) sono state compiute in tutto il mondo nelle settimane e nei mesi dopo Genova. Talmente minacciosa, infine, che dopo la nebbia della rappresentazione il dominio sta preparando il cemento della carcerazione.


Contro la vendetta di Stato, e a dispetto di chi serve davanti ai giudici l'odiosa divisione in buoni e cattivi già realizzata in piazza (giustificando magari gli scontri con la sbirraglia come legittima risposta alle cariche, ma condannando le azioni contro le strutture dello Stato e del capitale avvenute prima…), è il senso di quella sommossa che va affermato, contro pacificatori ed inquisitori. Perché la rivolta esploda, ben oltre gli appuntamenti stabiliti dal potere, là dove si gioca davvero la partita: nella totalità delle nostre vite. È quello il luogo in cui si incontreranno, insieme ai conflitti sociali a venire, i desideri di tutti coloro che a Genova si sono battuti con coraggio. Il luogo di un crimine chiamato libertà in cui non esistono innocenti né colpevoli..


Allora nessun tribunale, isolando e colpendo gli accusati, metterà i sigilli a quelle giornate.


[TESTO PROPOSTO da ALT255]

C'era da concordare un

segnale simbolico perle Tute

Bianche, bastavano cinque

centimetri di zona rossa...ma

non è stato possibile

contrattare nulla.

Luana Zanella, dep. dei Verdi, Il Manifesto, 22/7/2001

Casarini ha confermato i contatti. E ha confermato anche un dettaglio ulteriore: già la sera del 19 luglio c'era la consapevolezza che alcuni elementi del network (che comprendeva anche i Cobas) volevano compiere gesti di violenza. Fu proprio in previsione di questa emergenza, come confermato anche da fonti del Viminale, che il quartiere della Foce dalla sera alla mattina fu disseminato di container. [...] Proprio dall'area dei disobbedienti sarebbe partita, in una fitta rete di contatti e telefonate con alcuni referenti della Digos locali, l'emergenza per le violenze che una parte dei contestatori stava preparando.

"Digos e disobbedienti uniti contro il black bloc", Il Secolo XIX, 30/1/2003






Lo conoscevamo poco [Carlo Giuliani], qualche volta lo incontravamo al bar Asinelli. Era un punkabbestia, uno di quelli che non hanno lavoro ma portano tanti orecchini, uno che vuole entrare senza pagare, uno che la gente perbene chiama parassita. Gli faceva schifo il mondo e non aveva nulla a che fare con noi dei centri sociali, diceva che eravamo troppo disciplinati.

Matteo Jade, portavoce tute bianche genovesi, 20/7/2001



Continuerete dunque a manifestare con accanto i black bloc?
"Stiamo discutendo nel movimento di come prottegerci. Ma mi interesserebbe che ci fose una reale indagine su questi black bloc".

Intervista a Luca Casarini, La Repubblica, 31/7/2001



Una "internazionale nera" dei "servizi" sembra essere stata messa in piazza contro i contestatori della globalizzazione.

Attac France, comunicato del 27/7/2001



Il Capo della Polizia ci ha detto che avrebbero trattato bene i buoni e male i cattivi, affermando che il livello di repressione sarebbe stato correlato alle misure adottate: quindi, se uno avesse tentato di passare la linea rossa senza strumenti di offesa, ci sarebbe stato un certo livello di risposta. Il problema è che è successo altro!

Vittorio Agnoletto alla commissione parlamentare, 6/9/2001



RIVOLGIAMO UNO SPECIALE PENSIERO A CHI AIZZA LA REPRESSIONE PRETENDENDO DANARI DAGLI ACCUSATI E VENDETTA DAI MAGISTRATI: LE BANCHE CARIGE E SAN PAOLO IMI, IL CARABINIERE FILIPPO CAVATAIO, LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, I MINISTERI DELL'INTERNO, DELLA DIFESA E DELLA GIUSTIZIA.
















E' stato realizzato anche un manifesto sul processo di Genova - misure 50x70, due colori - visibile sul sito www.norep.net dove si possono trovare anche diversi altri testi e documenti sulla sommossa genovese, nonché gli aggiornamenti del processo in corso.
E' possibile richiedere sia il manifesto che questo volantone al seguente indirizzo:
Comitato anarchico di difesa e solidarietà c/o Biblioteca F. Ferrer, piazza Embriaci 5/13, 16123 Genova
tel. 010/255797

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L’ITALIA SCOPPIA! PERCHE? CHE FARE?

L’Italia sta scoppiando come si può vedere dai seguenti avvenimenti:
1) La Costituzione italiana del dopoguerra se ne va in frantumi! Ha ricevuto già un duro colpo con l'introduzione del Sistema Elettorale Maggioritario in sostituzione del Proporzionale. Attualmente si vuole introdurre il Senato Federale, il Premierato e la Devoluzione di poteri molto importanti dallo Stato alle Regioni. Queste leggi sono state approvate dalla Camera dei Deputati e, se passeranno anche al Senato, diventeranno effettive ed applicate. Se ciò dovesse avvenire, io credo che per l'Italia si aprirebbe un processo pericolosissimo che potrebbe portare allo spezzettamento della Nazione in tante regioni e ad una situazione di scontro tra i vari poteri regionali, simile a ciò che è avvenuto nella ex Jugoslavia. Questo progetto della “Devolution” viene portato avanti con tutte le forze dalla Lega Nord e da Bossi che, a sua volta, è il grande protetto di Berlusconi. Se si tiene presente che dietro Berlusconi c'è Bush ed il Governo americano non c'è forse da preoccuparsi per questo progetto? Secondo me moltissimo!

2) Nell'industria la situazione è agli estremi: ci sono duecentomila posti di lavoro a rischio, 2.778 fabbriche in piena crisi (“1’Unità” del 13/10/04). L'apparato industriale italiano non regge la concorrenza mondiale, particolarmente della Cina, per cui il problema occupazionale si farà sempre più grande. Se alla disoccupazione crescente ed al lavoro precario dilagante si aggiungono alcuni fattori come la povertà, che è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni, la riduzione delle pensioni, gli stipendi bloccati ed il carovita in aumento, viene fuori un quadro della situazione economica nazionale talmente critico che permette di affermare con certezza che l'intero Paese va verso la povertà di massa e che l'Italia del consumismo e del "benessere" si è avviata verso la fine. Finalmente! Era ora! Si può cominciare a sperare in un rinsavimento del popolo italiano!

3)Gli immigrati continuano a sbarcare nel Meridione ed il Governo non ha più posto dove metterli: nell'agosto scorso ha dovuto lasciarne 100 in libertà perchè non c'era più spazio nei "posti di accoglienza". Successivamente il problema è stato risolto, però solo in forma momentanea, perchè gli immigrati continuano a sbarcare tutti i giorni ed io credo che aumenteranno a causa della fame, della disoccupazione e delle guerre nel mondo. "Gli stranieri legalmente registrati in Italia sono 2.600.000, mentre si stima che gli extracomunitari clandestini siano circa 800.000” (Corriere della Sera del 23/9/04). Io penso che i "clandestini" siano più o meno pari ai “legali". Ad ogni modo questi milioni di esseri umani chiedono una cosa molto semplice ed elementare: il lavoro. Se si tiene presente che il 40% delle persone in età lavorativa sul pianeta risulta disoccupata ci si rende conto della gravità ed importanza di questo fenomeno. Il lavoro per tutti si può ottenere soltanto con un regime economico in cui la proprietà sia di tutti, cioè collettiva e socializzata. La situazione attuale dimostra, a mio avviso, che i presupposti oggettivi affinchè avvenga un tale passaggio, già esistono. 4) Il Blocco dei radar all'aereoporto di Milano Linate, avvenuto 4 volte in 24 ore, tra il 6 ed il 7 ottobre, causando uno stato di emergenza per gli aereoporti di tutto il nord Italia, indicano che il settore dell'energia elettrica sta scoppiando; se a questi avvenimenti si aggiunge il blocco colossale dell'estate del 2003 che paralizzò quasi tutta l'Italia, ci si rende conto che questo Paese oramai consuma più energia di quella che produce e che è in grado di comprare, per cui basta un minimo problema che fa saltare tutti gli equilibri.

5) Nessuno sa dove mettere le scorie nucleari, come dimostra la protesta di Scansano Jonico, avvenuta nel 2003. A tutt'oggi è un mistero dove vanno a finire. Naturalmente c'è da temere il peggio del peggio tenendo presente l'irresponsabilità e l'avidità dei governanti. E' da prevedere qualche "scoppio" futuro di questo problema, con dimensioni spaventose.

6) Nessuno sa come smaltire i rifiuti urbani. La lotta di Acerra contro l'inceneritore lo dimostra. La popolazione ha messo in evidenza che l'inceneritore non è nessuna soluzione in quanto, pur distruggendo i rifiuti, inquina i prodotti del territorio e causa la morte alle persone che vi abitano. Addirittura il Governo, preso dalla disperazione, non sapendo dove metterli, decise per un periodo di “impacchettare" questi rifiuti, caricarli sui treni e spedirli in Germania. Situazione incredibile: il costo umano ed economico della distruzione dei rifiuti è maggiore della produzione dei prodotti! Mi chiedo: che senso ha seguitare a mantenere in piedi un simile sistema produttivo?

7) La guerra invece di diminuire aumenta e l'Italia è sempre più coinvolta nello sterminio in Iraq. L'imperialismo americano, con la scusa di combattere il Terrorismo, sta creando una situazione di scontro mondiale che può portare facilmente ad una Terza Guerra mondiale.

8) Nella prima decade di novembre l'acqua alta a Venezia è arrivata a m. 1,37 ed a Chioggia a mt. 1,44: sono stati entrambi dei limiti storici negativi. Che fine farà Venezia e l'intera laguna? Tutto peggiora! A Roma il 2 novembre c'è stato un caldo record con 27,1 gradi, temperatura che non si registrava da 142 anni; le alluvioni, le frane e le mareggiate stanno causando danni in tutta l'Italia. L'autunno e la primavera, come stagioni intermedie, sono scomparsi da tempo in quanto si passa direttamente dal freddo al caldo e viceversa ma, questo è l'elemento nuovo, si prepara a scomparire anche l'inverno perchè le temperature si stanno alzando anche nei mesi freddi. Tutto ciò dimostra che l'Italia va verso la desertificazione con conseguente sconvolgimento del clima e del territorio da un punto di vista naturale, economico e sociale. Questi cambiamenti influiscono ed influiranno sempre di più sulle persone, aumentando non solo la povertà e la miseria, ma compromettendo l'equilibrio interiore e causando problemi psichici ad un livello sempre maggiore. Il clima ci farà impazzire! Non si può andare contro natura! Gli attuali 11.000.000 di persone che prendono psico farmaci, purtroppo, sono destinati ad aumentare. Se ai problemi ambientali aggiungiamo quelli dell’inquinamento dell'aria e dell'acqua ne viene fuori una vera "bomba” che ammazza e genera malattie alle persone tutti i giorni.

Questa è la realtà tragica catastrofica dell'Italia di oggi, in cui si vive e su cui tutti i cittadini dovrebbero riflettere.

Tale realtà, a mio avviso, mette in discussione la validità dell'intero Sistema capitalista, evidenzia l'impossibilità di riformarlo e pone all'ordine del giorno la necessità e l'urgenza di rovesciarlo. Io dico urgenza perchè questa situazione più dura, più peggiora e più danni provoca agli Esseri Umani ed alla Natura.

I problemi, nella misura in cui non si risolvono, aumentano, si gonfiano e scoppiano.

(continua)

Antonio Mucci

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LA NOVA STAZIONE


PRUGITTATE PARECCHIE ANNE FA,

ERE NU SOGNE, NU MIRAGGE,

TROPPE PI NA PICQUELA CITTA'

CHE TINEVE SOLE NA SPIAGGE

E TANTA VOJE DE LAVURA'.

E MO TINEME NA STAZIONE

CHE E' L'UTTAVA MARAVIJE!

TE' DDIRITTURE LU SALONE

PI LI CIRIMONIE, LI CUNSIJE.

TE' LA CAPPELLE E LU SPEDALE,

PUTECHE DI CIUCCULARIJE,

TABACCHE E CHIOSCHE DI GIURNALE'

LI BAR NCHI LI RUSTICCIARIJE.

E COSA STRANE, SRAVAGANTE

LU TRENE TE N COCCE, SI SAJE SU

NCHI LU TAPPETE VULANTE.

MENTE E CORE CI SI SQUINZAJE.

CI VULESSE NU PARCHE DAVANTE

NCHI BELLE FIURE, ARIA PULITE.

CHIU' DI TUTTE LA BONA CRIANZE.

L'EME ASPITTATE PI NA VITE.

CE L'HANNE FATTE PROPIE BELLE,

GNE NU MESEE, NA MARAVIJE!

E' PI NNU, NU FIORE A L'UCCHIELLE,

DA CUNZERVA' A NIPUTE E FIJE


Pescara, 25 febbraio 1988 Elena Sprecacenere

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Un altro Novembre
affollato da Morti, da Santi, da Armati e
da quel Martino che fu Armato, Santo e morto,
ed ancora vorrebbe coeforarci col suo vino vaticano.
Stretto ed Alzato : "Homo de l'altura và pone mente alla tua sepoltura." Jac.

Caso stretto


Questo nostro Mondo-tempo di servi e di sceptranti-bastonatori, un mondo millenariamente fetido per letali letizie che ci alletamano mentre clericali-rose s'ergono da letamai più per convincerci dell'azzurro-buono che per mostrarci la loro manifestazione meravigliosa..........

In Esso alcuni Radio-interlocutori-echedemici-fi-si-ci detestano le decapitazioni irakene ma, essendo fi-si-ci, affermano di temere ancor più la Sedia-Elettrica-Americana o statunitense.
Parlavano alla radio detti fi-si-ci-progressisti.
Parlavano, senza confessare quanto abbiano mai contribuito i fi-si-ci-bestie, o bestie-fi-si-ci, alla realizzazione di questa estrema sedia-edra-cattedra. Forse temevan, i poverini, che qualche anatema colpisse il loro encefali racchiusi in teste di pesce, forse pesci-palle.
Tacciano mentre continuano a scindere i loro neutrini e neutroni: che mai noi calpesteremo l'erba che nasce e cresce dinanzi le loro porte.

Cos'altro ci dicono, si sforzano di comunicarci tutti-quanti-quelli-che variamente amano governare, eletti e benedetti?
Qualunque cosa essi dicono è poca cosa. Perchè porgere-loro le nostre-orecchie?
Perchè offrire, offrire loro, una qualsiasi risposta che li soddisfa sommamente?

Quando noi li ascoltiamo ci paiono timorosi ancor quando tuonano: rinculano!

Mentre già una bara accoglie un servo barellato: è fuoriuscito male da una baracca posta al di lì di un baratro.
----Quale baratro? Quale Bar-a-ella-atro-acca?
Ma di certo quella voragine che divide il servo-sottomesso-all'ordine.......... dal servo-ribelle che questo ordine combatte mentre cerca di fuggirlo.
Con Foucault diciamo che il primo servo è cristiano il secondo nò!
Il baratro divide come divide la catena montuosa: sul versante ascendente arrancano curvati e lordosi i cristianucci, mentre l'opposto versante provoca rovinose, eppur gioiose, cadute di ribelli nell'abissale orco.

Lampeggiano--tuonano, televisioni-radio-esperti-giornalisti-politici-poliglotti-politologhi, che Falluja sta per esser democratizzata, de-integralizzata........miracolosamente ribattezzata: proiettili veri esplodono lì come quà esplodono presaghi i verosimili fuochi che tuonano in-un-carnevale, in-un-fine-d'anno o in una-festa-patronale-parrocchiale-paesana.
Qui si-gode-si-ride-si-brinda mentre ettolitri di Spirito-Alcolico scendono da botti in bottiglie, in bicchieri e quindi in gole assetate, arse da jubilanti declamazioni ........................ lì sangue ed ancora sangue che la polvere assetata beve insoddisfatta da divine piogge.

Oggi Falluja, ieri Guadalajara domani ......... domani non esiste il domani!
Non basta quanto accuduto ed accade? A qualcuno pare.......... appare......... sembra ......: son confusi! Mentre l'Escluso, l'Escluso, è il "nostro" Buttiglione!
Non si lamenta detto parlamentare della sua esclusione europea, ci aiuta sforzandosi nel comunicarci che l'"IN-CREDU-LITA'" è nostra cosa miope!

Parlano di streghe e di demoni come parlano di terroristi e di integralisti semilunatici. L'Occidente-clericale non vuol esser cavia nè vittima di tanta genia: quindi prevengono.
Quanti li aiutano variamente a prevenire............. arrossiscono appena, son ormai smorti.
Noi non riuscimmo, pur sforzandoci assai, a credere a streghe e stregonerie e per pura inerzia non crediamo a terroristi o integralisti: non crediamo mai ........ sorridiamo a tanta fantasia, come già sorridevamo alle nostre nonne ed ai lupi voraci di pecorelle idiote.

"Credete........, Fidate..........." insegnano, e noi si comincia a rivestirci di tali manti.
Eppure ci vogliono due Euro per un volgare tubetto di cromatina per scarpe!
Vogliono quasi sconsigliarci a rendere nette e pulite le nostre Substantialità!
Come proseguire il nostro percorso con scarpe lorde-lordate da fanghi e polveri intrise di sangue, quel sangue democratizzante e anti-integralista visto dai politologi esperti e non periti: essi che son immortali come le lor leggi, le loro analisi, la loro scientificità che nessuna fantasia sarà mai capace di eguagliare.

E dovremmo noi ascoltare, ed ancor peggio replicare a politologie trasportate da armati carri democratizzanti?
Dovremmo plaudire a papali esortazioni a pacificanti paci?
Dovremmo inorridire per proiettili all'uranio, uranici epperciò celestiali, cioè azzurri o celestiali o celesti ........... ed il celeste, come insegna un'etimologo il Gran Devoto-Italiano-Linguasticoso-ACADEMICO : "...Per la dolcezza del timbro che realizza".

Devoto è oggi Devoto, forse domani sarà Santo e forse dopodomani sarà espunto .......... espunto come lo fu, ed è espunta, Santa Margherita d'Antiochia; il nostro novembre comunque gode-e-consola ancora di altra Margherita, la santa di "di S.".
Il nostro calendario non ci comunica bene di dove, non amiamo andar a ricercare.
Ci consola rammentarci dei SS. Martiri Innocenti celebrati il 27 dicembre.
"Perchè solo quelli innocenti?" Mi chiese incredulo un astioso polemico: cioè un accidioso che si prendeva cura di tanto fatto.
Non sapemmo dar lui risposta, solo nascondemmo un riso sfuggevole da labbra troppo aduse a blaterazioni varie: tutte lalalaiche!

Noi non vediamo in alcun dove quanto ci dicono, non amiamo loro rispondere alcunchè!
Noi si cerca di dare a noi stessi risposta alcuna. I nostri interlocutori siamo noi-stessi.
C a s o s c h i a c c i a t o e d a l l u n g a t o "La longa materia suol
generar fastidia"
Jacopone

Bonifacio, lo trova in prigione: "quando ne uscirai tu ?" . Jacopone: Quando tu v'entrerai !
La storia-Tiraboschi: il tubertino fu liberato, ed i Colonnesi imprigionarono detto papa!
Ciò-non-di-meno nessuno dei due vien ricordato quale Galeotto, con Dante dicono che Galeotto sia il libro e chi lo scrisse.

Stelio

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LA CITTA' DI UTOPIA

Il sindaco di Altinopolis, nello stato di Sao Paulo, ha educato per quattro anni i suoi cittadini

alla pace e alla
nonviolenza. Con risultati sorprendentemente positivi.


Per oggi la distribuzione del latte caldo é finita. L'addet-ta alla mensa ripone il mestolo e la pentola fumante. Sono quasi le otto, e il corso quoti-diano di tai chi sta per cominciare: sotto il portico della scuola Joaquim da Cunha di Altinopolis, il baccano si spegne man mano che gli alunni si mettono in fila. L'istruttore è assente e sarà sostituito da un allievo. Il ragazzo sale su una pedana, di fronte a quasi 500 studenti, e comin-cia la sequenza di movimenti antichi. Gli altri devono imitarlo. In un silenzio or-mai perfetto, gli adolescenti si concen-trano e cercano di trovare la calma inte-riore prima di cominciare la giornata. " Insieme alla colazione gratuita, i dieci minuti di tai chi sono un modo per acco-glierli al mattino. E anche per creare un equilibrio tra il corpo e la mente. Prima gli insegnanti si lamentavano perché all'inizio delle lezioni i ragazzi erano troppo irrequieti. Ma ora e cambiato tutto ", spiega sorridendo Marco Ernani, del Partito dei lavoratori (Pt). Ernani e il sindaco di Altinopolis, una piccola città di 15 mila abitanti che si trova a nordest del-lo stato di Sao Paulo.
Le Nazioni Unite hanno proposto di introdurre 1'educazione alla pace nei programmi scolastici entro il 2010. Marco Ernani, 46 anni, pediatra di profes-sione, e probabilmente il solo ad aver se-guito alla lettera le raccomandazioni dell'Onu. Ha lanciato quest'originale ini-ziativa in tutte le scuole pubbliche della sua municipalità, comprese le materne. " Per molte persone la pace e la fine della guerra. Sono in pochi a credere che la pace comincia innanzitutto dentro se stessi ", spiega quest'uomo bassino e un po' grassoccio. Gli abitanti di Altinopolis lo conoscono tutti di persona e lo chiama-no affettuosamente " dottor Nano ". Fino a poco tempo fa curava ancora i loro figli. " Come si fa con la geografia e la mate-matica, si dovrebbero insegnare ai bam-bini 1'amore e la solidarietà ". Ed è quello che Ernani cerca di fare.
Nel 2003 il sindaco ha creato dei corsi di religione e di educazione alla pace, dato che in Brasile la legge permette a un sin-daco di decidere gli orientamenti peda-gogici delle scuole pubbliche. I semeadores - seminatori, così vengono chiamati gli insegnanti della nuova disciplina - la-vorano innanzitutto sui valori di convi-venza, armonia e fraternità, e usano la Bibbia come riferimento. Più esatta-mente, i passaggi su cui le differenti con-fessioni presenti ad Altinopolis (cattolica, pentecostale, evangelica, presbiteria-na; in breve, i 14 culti di obbedienza cri-stiana che si praticano qui) hanno trova-to un accordo. Un'impresa non da poco. " Prima dell'unione c'e stata la guerra" ri-corda padre Cardoso, rappresentante della chiesa cattolica, " ma in fondo usia-mo tutti la stessa Bibbia ! Abbiamo im-parato a concentrarci su quello che ci av-vicina ". D'altronde, ogni fede religiosa in Brasile e plurale e sincretica. L'assenza di ebrei, musulmani o buddisti ad Altino-polis ha facilitato il progetto dandogli contorni più ristretti.
Ma la concorrenza tra le varie chiese cristiane del paese e co-si grande che il successo e comunque eccezionale. E deriva da una convinzione profonda: " Quest'insegnamento e nato da una necessita, far fronte al dilagare della violenza nelle scuole del paese. La sola via d'uscita era la spiritualità " spie-ga l'infaticabile dottor Nano. Cos'ha dunque questa piccola città di così magico? A prima vista niente. Cal-ma e pulita, Altinopolis vive del suo caffè (uno dei più aromatici del paese, e se ne vanta). Dispiega le sue strade tracciate in modo netto e regolare sulle pendici di una montagna modesta che arriva appe-na a mille metri d'altezza. Il cielo e di un azzurro incredibilmente puro, la terra di un rosso straordinariamente sanguigno. Rispetto alle città vicine, la fortuna di Al-tinopolis sta forse nel non aver mai avu-to favelas o gravi problemi sociali, anche se il tenore di vita e molto basso.
Ma, osservando con attenzione, si scoprono alcuni dettagli curiosi. Sul pa-rabrezza degli autobus che percorrono la città facendo crepitare il motore, a fian-co alle parole escolar ( per il trasporto degli alunni ) o rurais ( per i lavoratori sta-gionali che vanno alle piantagioni di caffè o di canna da zucchero ) c'e scritto Paz en 2004 ( Pace nel 2004 ). La stessa scritta si ritrova sulle magliette bianche e blu che portano quasi tutti i bambini. E poi ci sono le sculture all'aperto che si trovano nelle quattro piazze di Altino-polis. Tutte firmate da Bassano Vaccari-ni, un artista italiano la cui opera parla quasi esclusivamente d'amore e rappor-ti umani. Vaccarini e venuto a vivere qui molto prima che il sindaco lanciasse il suo programma, come se il luogo fosse predestinato.
Marco Ernani e convinto e appassionato dal lavoro che sta facendo: " I risultati di questa politica di non violenza sono molto positivi per i ragazzi. Lo si vede dallo sguardo, dal sorriso, dai gesti. Stanno a testimoniare una fiducia perduta e poi recuperata." Il medico, entrato in politica per " cu-rare e aiutare la collettivita', usa spesso la metafora dal giardiniere per illustrare i suoi ideali: " La pianta va curata con l'ac-qua e con la luce, i ragazzi con molti pro-getti e con attenzione. E così che ne fare-mo degli esseri migliori e costruiremo una pace sociale più forte ". Candore ? Utopia ? Forse, ma il sindaco non e il so-lo a constatare il benessere dei suoi cit-tadini. Le cifre della polizia lo dimostra-no senza ambiguità.
" Da quando e stato eletto sindaco Marco Ernani, quattro an-ni fa, la microcriminalità e diminuita dal 90 per canto "; dichiara il commissario di Altinopolis, Cesar Augusto Franca. " Or-mai gli unici problemi che affrontiamo sono i case di violenza tra coniugi o di eb-brezza molesta ".
Perciò i poliziotti proveranno a ri-nunciare alla pistola e a usare solo il manganello. " La non violenza funziona a due sensi. Se non vogliamo adolescen-ti violenti, non dobbiamo usare le armi contro di loro ", afferma il tenente di gen-darmeria Macedo.
Questo cambiamento così radicale si spiega in modo molto semplice: sul pun-to più alto della città, in un luogo chia-mato Santa Cruz, i giovani di Altinopolis s'incontrano tutti i pomeriggi dopo le lezioni ( che in Brasile si svolgono tra le 8 e le 13 ). Li, invece di perdere tempo da-vanti alla televisione o per strada, gli adolescenti si dedicano ad attività arti-stiche come pittura, samba, capoeira, chitarra e ricami. Ma non allo sport, con-siderato troppo competitivo.
Siamo lontani dalla realtà che cono-scono molti ragazzi di Sao Paulo, a cin-que ore di strada da qui. Sui due ettari di terra di Santa Cruz i giovani sono a casa loro, come in autogestione: si prendono cura dei giardini e delle aiuole, dei viali d'alberi corallo e di palme che mettono in comunicazione le baracche. I più grandi si occupano dei più piccoli, gli ex allievi insegnano ai principianti. Ma gli adulti quasi non si vedono. Visto che a Santa Cruz non ci sono imposizioni, non c'e nemmeno ribellione e non ci sono li-tigi. Perciò la presenza degli adulti non e necessaria.
" La qualità della vita, l'edu-cazione, la salute sono molto migliori qui che nei dintorni ", spiega il tenente Ma-cedo. L'ospedale di Altinopolis presenta cifre stupefacenti come quelle della po-lizia : dall'elezione dal dottor Ernani il numero di bambini morti alla nascita e sceso a 3 su ogni mille abitanti ( mentre e di 30 per mille in Brasile e di 5 per mille in Europa, secondo 1'Istituto brasiliano di geografia e di statistica e secondo 1'Or-ganizzazione mondiale della sanità ). Le donne incinte beneficiano di un'assi-stenza personalizzata fino,al termine della gravidanza. In seguito, le madri che lo desiderano ricevono due volte al mese un assortimento di prodotti alimentari di base - fagioli neri, riso, olio, zucchero -, a patto di partecipare regolarmente al programma Reddito cittadino. Dei labo-ratori socio-educativi insegnano a gesti-re meglio 1'aiuto finanziario governativo di 60 real al mese (circa 20 euro).
" Sono corsi pensati per il benessere della madre. Mentre i bambini sono all'asilo nido noi impariamo qualcosa che poi potremo insegnargli ", dice con fie-rezza Andrea, 37 anni. Il programma Sa-lute nella famiglia ha portato con se an-che una piccola rivoluzione. Fondato su una logica preventiva rigorosa, si basa sul ricorso sistematico e gratuito, oltre che alla medicina occidentale, anche al-le medicine orientali o alternative come agopuntura, reiki, auricoloterapia e massoterapia. E tutto il personale medi-co della città ha ricevuto una formazione idonea. Non stupisce che in queste con-dizioni il numero di bambini malati che devono passare la notte in ospedale sia nettamente diminuito. Quest'approccio globale alla salute comincia a essere imi-tato anche nelle città vicine, come Ituve-raba e Sao Joaquim da Barra.
E il resto dal Brasile? Il presidente Lu-la ha mandato telegrammi di sostegno personale a Marco Ernani, che e stato ri-cevuto due volte e vivamente incorag-giato dal ministro dell'educazione di Brasilia. Ma il paese sembra ignorare 1'e-sperienza dal dottor Nano.
" Cosi non si aiutano le persona. E co-me imboccarle. Si finirà per creare una generazione dipendente dall'assisten-zialismo ! ", osserva infastidito il dottor Wadis, un altro medico, candidato dal Partito verde al comune, che denuncia il " lato cubano " di Marco Ernani.
Molto sereno, il dottor Nano non sembra scalfito da questa critica. Il mon-do ha un grande bisogno di essere " rein-cantato ", risponde. E, "se esiste tanto de-naro per la guerra, perché non dovrebbe essere possibile stanziare anche dei fon-di per la pace? L'utopia non e fatta di co-se irrealizzabili, ma di cose che ancora non sono state realizzate "

proposto all'attenzione da Michele Meomartino

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L'italia avvelenata (mappa della salvezza)

……………………………………….poesie, drammi e tutto quanto va oltre l'immaginazione.

posti e opposti…..


posto n° 1 (uno) - LORETO
Loreto è uno di quei luoghi magici dove ci si propone di risolvere il problema della pace e dove ognuno ha la sua risorsa.
"Loreto un giorno sarà come l'America, diventerà piena di luci e le persone non avranno mai più nessun incubo."
Sui loro comodini le persone avranno sempre: a) FOTO DI INDIANI; B) FOTO DI FESTE VARIE; c) FOTO DI CASETTE AL MARE; d) FOTO DELL'ULTIMO GIORNO DI FESTA.

posto n° 2 (due)
- PESCARA
Pescara è uno di quei luoghi magici dove tra una espressione e l'altra ci si propone di risolvere il vero problema delle macchine ed è comunque un POSTO dove ognuno ha la sua propria risorsa:
"Pescara un giorno sarà come l'America, diventerà piena di luci al neon e le persone si concederanno pensando di essere tutte necessarie alla risoluzione del problema delle macchine"
I pescaresi avranno sui loro comodini solo FOTO DELL'ULTIMO GIORNO DI FESTA.

posto n°3 (tre) - ROCCAMORICE
Roccamorice è uno di quei luoghi magici dove uno propone e tutti accettano di risolvere il problema delle macchine concedendo loro qualche ora di relax al giorno.
L'unica associazione al mondo in difesa dei liberi sentimenti e della schizofrenia.


Solo FOTO DI INDIANI

opposto n° 4 (quattro) - LORETO
"Loreto "se ti chiedessi il tuo nome non avrei risposte, così preferisco odiarti anonimamente". (anonimo, scritta su muro senza data);
:"Loreto, un giorno, sarai come l'America ed io che ho 103 anni non ho bisogno di occhiali per vedere che non abbai, non pisci e non cachi!!!!".(anonimo, 8 marzo 2050);


opposto n° 5 (cinque) - PESCARA
"Pescara se tu fossi Atlantide o l'Eldorado, tutti gli inventori dell'arte e soprattutto quelli della città, penserebbero che esistono e sono esistiti popoli che non scrissero e che ci furono e ci sono ancora messaggi mai interpretati e direbbero di te che sei piena di fanciulli, pieni di istintivo piacere."
Invece sei già come l'America.

… … …..(maggio, 2003)

piero, maggio 2003

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PROFESSIONE POETICA

L'Architetto percosse a passo veloce e sicuro il lungo corridoio che lo avrebbe portato nella stanza del sindaco e tutti lo avrebbero visto mentre cercava di trattenere il fiato tirandosi su i calzoni che gli finivano per un malcelato errore di calcolo sotto le scarpe seminuove e strambe anzichennò rispetto a quelle di un avocato o di un commercialista senza offesa.


L'architetto sputò poi per terra un accipicchia rimembrando di aver lasciato in macchina la relazione tecnica e suo malgrado venne sentito da tutti gli abitanti del comune.
Era fresco di municipi e assessorati ma perspicace lo era a tal punto da essersi presentato a quell'appuntamento con l'unità sottobraccio e il manifesto in borsa non si sa mai pensò.


Recuperato il documento mise piede nella stanza senza non rabbrividire di fronte all'ipotesi di trovarsi di fronte una persona a cui avrebbe invidiato tutto quello che non sapeva.
Anche il sindaco aveva dei problemi soffrendo di quel tipo di asocialità che deriva dalla troppo tolleranza e comprensione e anche lui avrebbe visto l'architetto tirare un sospiro di sollievo mentre concludeva il suo discorso ed esponeva i suoi disegni.

L'architetto aveva sempre diffidato "dell'anatomia odiosa delle masse" e il suo gusto sopraffino insieme alla sua innata curiosità lo "bandivano dai soliti gruppi che si aggregano sui disgusti" e a questo andava pensando mentre ripercorreva il corridoio scendeva la breve scalinata salutava ettore e lasciava l'edificio.

La nostra professione pensò specchiandosi in una vetrina deve proprio apparire alla gente come una specie di spaventosa macchina un po' in ordine e un po' in disordine - pensò.
Lesse l'elenco di nomi e numeri telefonici che il sindaco gli aveva consegnato e cominciò così per settimane a prendere lunghi e fastidiosi appunti fino a quando finito il lavoro si chiese come mai non era ancora riuscito a mantenere intatta la propria estrema sensibilità lui che aveva sempre ragionevolmente creduto in se stesso e aveva sempre avuto difficoltà a partecipare alla vita.

Contava davvero di aver fatto un buon lavoro e così fu visto che tutti quelli dell'elenco furono contenti e soddisfatti giudicando il piano veramente pieno di buon senso e di attenzione verso la realtà.
Ecco il mio primo tentativo ed ecco i risultati pensò - pensò.
L'architetto percorse così quel corridoio tante altre volte portando con se la sua professione poetica persuaso di essere intelligente perché malvestito e timbrò e ritimbrò e ogni cosa divenne poesia e arte - arte e letteratura - letteratura e spazio - spazio e tutto quello che voleva.

E' quello che voglio è il mio stato naturale è la mia professione poetica, pensarono!

Hasta siempre
28 agosto 2003
piero

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I LIMITI DELLA CIVILTA'
di Marco Tabellione


Tra i diritti che l'Occidente si arroga quello di essere l'alfiere della civiltà mondiale è probabilmente il più grave. Questa pretesa, che trova purtroppo alimento nel processo di occidentalizzazione del nostro pianeta, ha sicuramente la sua causa nello strapotere tecnologico ed economico che la civiltà occidentale detiene a livello mondiale. Il tanto sbandierato fenomeno di globalizzazione non è altro se non la diffusione a livello planetario dei sistemi e stilemi di vita dell'Occidente, e per questo motivo coloro che si definiscono no-global hanno tutti i motivi per farlo, non tanto perché si oppongono ad un fenomeno di comunicazione globale, ma quanto perché questo fenomeno è solo la maschera che l'occidentalizzazione è riuscita ad assumere.
E' evidente che coloro che si oppongono al processo di globalizzazione, non contestano tanto la realtà del villaggio globale, quanto il fatto che questa realtà venga strumentalizzata dalla cultura occidentale, intenzionata più che altro a dominare la scena mondiale imponendo globalmente le proprie regole. Questa imposizione, questo strenuo tentativo di dominio mondiale viene spacciato per civiltà, per progresso. Sappiamo cosa ha combinato l'Occidente con la scusa della sua superiore civiltà. Si pensi agli effetti del colonialismo. La storia da questo punto di vista porta i segni di prove inconfutabili. Per decenni e secoli l'uomo europeo ha dilapidato le terre del pianeta con la scusa della civiltà. Gli Indiani d'America, le popolazioni dell'Africa Nera, gli Indios dell'Amazzonia, l'India. Sono solo alcuni degli esempi di scempi che restano ormai scritti indelebili tra le pagine più vergognose della storia occidentale.
Come se ciò non bastasse al colonialismo ha fatto seguito l'instaurazione di rapporti commerciali con le ex colonie, che di fatto sarebbe meglio qualificare come una continuazione del colonialismo stesso, visto che i traffici con gli ex paesi coloniali finiscono per avvantaggiare i paesi occidentali, più forti economicamente e dunque in grado di imporre le proprie condizioni, e svantaggiare, o meglio, danneggiare i paesi ex coloniali. Sono ormai molti i casi noti di un commercio poco leale con i paesi ex coloniali, costretti a svendere i propri prodotti e ad acquistare a prezzi elevati quelli occidentali. Ma ciò che è più grave è che in nome del progresso e della civiltà un immenso patrimonio culturale è andato perduto.
Stiamo parlando della cultura tribale di queste popolazioni. Una delle grandi differenze tra la civiltà occidentale e le altre, è la diversa organizzazione sociale e politica. Il concetto di nazione e dunque di stato, va detto, è un concetto totalmente occidentale, che non è possibile riscontrare nelle altre civiltà, almeno nel loro stadio precedente al contatto con la nostra civiltà. Soprattutto le popolazioni africane o dell'America meridionale, ma anche le popolazioni arabe, hanno da sempre avuto una organizzazione tribale delle loro società. Nessun raggruppamento, dunque, che facesse capo ad uno stato, cioè alla distribuzione della popolazione su di un determinato territorio. In pratica mancava a tali genti il senso della proprietà della terra; "non la terra appartiene all'uomo, ma l'uomo appartiene alla terra" è il motto di tante culture considerate primitive, legate alla venerazione della madre terra e al suo rispetto. Non conosciamo approfonditamente la storia di questi popoli prima dell'incontro con l'uomo occidentale, ma è facile immaginare che abbiano vissuto in totale equilibrio con la natura, la quale provvedeva ai semplici e pochi bisogni tipici delle civiltà cosiddette primitive. Ed è anche facile immaginare che le disgrazie di cui questi popoli sono oggi vittime, siano venute, almeno in misura così massiccia, successivamente al colonialismo; e stiamo ovviamente parlando di guerre, carestie, e morti per fame e malattie.
Molto probabilmente è stata l'imposizione di un'organizzazione sociale e politica basata sul concetto di nazione a sconvolgere e distruggere il delicato equilibrio delle organizzazioni tribali, che pure per millenni aveva garantito a quelle popolazioni di prosperare. Certo la storia e il suo procedere ineluttabile non può essere negata, vale a dire che non si può impedire all'evoluzione umana di procedere per trasformazioni e dominazioni; non lo si può impedire, però lo si può criticare. Perché non tutto ciò che è progresso tecnologico o evoluzione scientifica corrisponde ad un autentico progresso o un'autentica evoluzione, e soprattutto perché il grado di civiltà di una cultura, di un popolo, di una nazione, di un'etnia, non si misura sulla base della potenza tecnologica o scientifica. La civiltà e i progressi di una civiltà si misurano sul grado di avanzamento culturale e spirituale; ecco perché una tribù sperduta dell'Amazzonia può in realtà risultare più civilizzata della tanto blasonata civiltà occidentale. Ed ecco perché noi occidentali faremmo bene a considerare il nostro grado di inciviltà, prima di considerare incivili culture che, a differenza della nostra, non hanno mai perso di vista il valore dell'umanità.

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D'ALFONSO, LA RISPOSTA C'É!
PURTROPPO È QUELLA SBAGLIATA


In questi giorni dopo mesi di illazioni e smentite sembra profilarsi la sorte definitiva del sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso; sarà infatti, lui il candidato a governatore della Regione Abruzzo per il centro-sinistra. Già nella campagna elettorale per il comune vari commentatori avevano denunciato la volontà di D'Alfonso di usare il Pescara come sgabello per salire alla regione. L'accusa era perfettamente compatibile con il rampantismo e la spregiudicatezza politica di D'Alfonso. Degno erede del gasparismo egli è, infatti, predestinato da anni e nonostante la giovane età, ad essere l'uomo forte della politica abruzzese, nonostante questo, l'intera sinistra pescarese lo ha proposto all'elettorato indicandolo come il salvatore della patria, l'uomo in grado di ridare al centro-sinistra il municipio.

All'indomani della vittoria questo campione del progresso si è impegnato nell'unica cosa che davvero gli riesce: la campagna elettorale. Senza soluzione di continuità, facendo lavorare a pieno regime la sua macchina elettorale, sta usando il suo ruolo di sindaco per dare la scalata alla regione. Presenzialismo sfrenato, clientelismo democristiano, uso berlusconiano dei mezzi di comunicazione, campagna acquisti nelle fila del polo, favori in quantità industriale ai poteri forti della città, queste le caratteristiche fondamentali espresse nei 16 mesi di governo della città.

Per tanti cittadini che attendevano il rinnovamento, il bilancio è assai meno entusiasmante, aumento delle tariffe comunali (i tanti cantieri aperti in città qualcuno li deve pure pagare), soldi alle scuole private e nessun segno di un reale cambiamento ma anzi la sensazione di una perfetta continuità con le precedenti amministrazioni. Per altro, negli ultimi mesi, il sindaco ha cominciato la vera campagna elettorale organizzando una serie di convegni ovviamente promossi dal comune rivolti a coltivare le simpatie degli ambienti religiosi, militari e padronali che sono in fine dei conti i suoi referenti.

In particolare, nell'ultimo incontro con il Direttore confederale di Confindustria, Maurizio Beretta, D'Alfonso ha illustrato il suo programma per le regionali e senza farla troppo lunga, ha indicato in Formigoni il suo modello di riferimento. Credo che non siano necessari altri commenti. Il PRC è in maggioranza al comune con due assessori in giunta; al già deficitario bilancio di questa partecipazione ora si aggiunge la "slealtà" di D'Alfonso con gli elettori. Proprio così, dell'intera vicenda che vi abbiamo sommariamente raccontato la cosa che più ha indignato i dirigenti di questo partito è l'atto di slealtà del sindaco. Infatti, per ora il PRC ha scelto una linea di basso profilo tesa a fare pressione perché D'Alfonso ci ripensi, ma non si arriva, nonostante il bilancio politico negativo, a ritirare il nostro appoggio al comune, né tanto meno a chiarire se appoggeremo o no il candidato del centro-sinistra alla regione. Poi, siccome non ci facciamo mancare nulla si vocifera, sembrerebbe con qualche fondamento, che se a Pescara si rivoltasse per le comunali il candidato del centro-sinistra potrebbe essere il candidato del polo alle ultime elezioni, passato nel frattempo nelle fila dei "buoni".

Per concludere, da Pescara arriva l'ennesimo esempio del fatto che nell'esperienza concreta gli accordi con il centro-sinistra si risolvono sempre in un disastro per il nostro partito e, cosa ancora più grave, per la classe operaia in generale. Non sarebbe ora di aprire gli occhi e di chiamare le cose con il proprio nome? Non sarebbe ora di pensare ad "unire l'unibile" su delle discriminati reali (aumento dei salari, abolizione delle forme flessibile di lavoro, sanità e scuola pubblica, pensioni) e costruire quella alternativa ai due poli espressa durante la campagna a favore dell'estensione dell'articolo 18?

PROGETTO COMUNISTA
sinistra del PRC- Collettivo di Pescara


proposto da Ilaria Del Biondo

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