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INDICE - IL SALE N.°37

* PRIMA INTERNAZIONALE Seconda parte:Polemica tra marxisti ed anarchici

* ELOGIO DELLA POESIA

* PROVERBI E MODI DI DIRE

* L'ANGOLO DELLA POST@

* A BERTINOTTI CON AMMORE!!!

* I PASTORI QUASI UMANI DELLA MAIELLA

*L'ANGOLO DELLA POESIA

* CUI PRODEST? QUIS FECIT?

* IL LINGUAGGIO DEL CAPITALE

* PAROLE--PENSIERI

* SORPRENDERE - PICCOLI APPUNTI

* CHI FA LA SPIA NON E' FIGLIO DI MARIA...

* NO WAR

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PRIMA INTERNAZIONALE
Seconda parte: Polemica tra
marxisti ed anarchici



I marxisti e gli anarchici hanno interpretato, secondo me, due verità storiche che si complementano e si compenetrano, non si negano né si escludono reciprocamente. Questo lo dico con “il senno del poi”, cioè la bellezza di circa 130 anni dopo, quindi è facile dirlo, comunque non vuole essere un’affermazione categorica da “professore” ma una semplice opinione.

Marx e Bakunin, con i loro rispettivi sostenitori, erano entrambi d’accordo a lottare per la costruzione della società comunista; per questo motivo venivano chiamati : ‘comunisti autoritari’ i primi, ‘comunisti libertari’ i secondi. La loro finalità era identica; divergevano su come raggiungerla.

I marxisti prevedevano una serie di tappe di transizione mentre gli anarchici erano per un passaggio immediato e diretto dal capitalismo al comunismo. I marxisti erano favorevoli ad una centralizzazione nello Stato, come forma di transizione attraverso cui passare per sopprimerlo definitivamente nel futuro, mentre gli anarchici erano contro ogni forma di Stato e contro il concetto stesso di autorità sia divina che umana e per questo erano per una “Libera Federazione dei Comuni”; all’interno della Prima Internazionale i marxisti erano per una concezione organizzativa di tipo unitario e centralizzato, mentre gli anarchici erano per la Federazione delle varie sezioni e per la loro autonomia.


Se questo concetto libertario esasperato ha portato gli anarchici molte volte nella Storia a commettere errori di spontaneismo, però ha impedito loro di macchiarsi di crimini orrendi come hanno fatto i marxisti e, soprattutto, i pseudo marxisti; secondo me, bisogna riconoscere che gli anarchici hanno mantenuto il più alto possibile la bandiera della libertà e della democrazia.

Un altro documento di discussione tra marxisti ed anarchici è stasato il principio del potere politico. Mentre i primi erano favorevoli a tale principio con tutto ciò che ne consegue cioè la creazione di un partito politico del proletariato, la presa del potere e la creazione di uno Stato Operaio di transizione fino alla sua soppressione ed alla instaurazione del comunismo, gli anarchici erano contrari alla partecipazione politica legale, al partito centralizzato e a qualsiasi tipo di Stato anche se operaio e di transizione; essi erano per una Libera Federazione di tutti i Gruppi Produttori; il problema del potere capitalista pensavano di affrontarlo nel seguente modo, secondo quanto dice l’anarchico Cafiero nella lettera inviata a Engels, in cui rompeva con la Prima Internazionale, nel giugno del 1872, riportata ne “La Corrispondenza di Marx ed Engels” alle pagine 219-229. Essa dice”…gli altri (cioè gli anarchici) avvisano di abbattere tutti insieme ogni ostacolo e d’impossessarsi collettivamente di fatto di quel Capitale che si vuole assicurare per sempre proprietà collettiva”.

In questo concetto si prevede una maturazione simultanea della massa che, secondo me, è impossibile. C’è la diversità degli individui. Ci sono le diversità di ambiente socio-economico, nonché quelle territoriali e culturali. Inoltre il capitalismo lo impedisce applicando il principio del ‘divide et impera’. E’ una norma elementare e qualsiasi Potere la conosce.

Per risolvere questo problema è necessaria l’avanguardia, con il suo ruolo particolare di emancipatore della massa che, in m omenti storici particolari di crisi del capitalismo, insieme ad essa prende il potere.


Su questo principio della presa del potere politico io penso che avevano ragione i marxisti: questo meccanismo rivoluzionario ha funzionato su metà del pianeta, come ha dimostrato il trionfo della rivoluzione in Russia Cina Cambogia Vietnam Cuba ecc. Il processo di eliminazione del potere capitalista ha funzionato ed è stato dimostrato che si può fare, il che non è poco; ciò che non ha funzionato è il dare il potere alle masse. L’organizzazione che ha preso il potere se l’è tenuto ed ha detto alla massa “attaccati al tram”…forse è uno scherzo “fuori posto” perché questi fatti sono stati accompagnati da tragedie di massa però, purtroppo, le cose sono andate così.

Io sono d’accordo con Trotsky quando dice, a conclusione de “La rivoluzione tradita”, che il Partito Bolscevico si è dimostrato una organizzazione perfetta per prendere il potere ai capitalisti ma incapace di consegnarlo alle masse. Questo è il problema che la Storia deve risolvere!

In un processo rivoluzionario in cui le masse agiscono al di fuori e contro le Istituzioni, servendosi dei propri organismi di base della democrazia diretta e dell’autogestione, esse tendono ad agire in prima persona ed a decidere loro stesse le sorti del Paese; in una situazione del genere il Potere si sposta dalle mani di poche persone in quelle di migliaia e milioni di cittadini; in questo processo si diluisce e perde la sua forza coercitiva di pochi su tutti per diventare una forza di tutti contro i pochi che tenderanno ad organizzarsi in forma privilegiata ed autoritaria.

Io credo che delle forme di potere rivoluzionario, in via transitoria e momentanea, si seguiteranno a creare e saranno necessarie per difendersi dalla Reazione. Penso che così come il progresso storico è stato capace di creare una organizzazione in grado di prendere il potere sarà ugualmente capace di creare una nuova forma organizzativa che sappia non solo prenderlo ma devolverlo alle masse, per eliminare ogni forma di Potere e di Stato. Per raggiungere questo scopo è necessaria una compenetrazione dei principi anarchici e marxisti.

Io credo che la massa vada stimolata e coinvolta. Non ci devono essere liti tra organizzazioni oppure tra individui per avere l’egemonia su di essa, ma accordo e armonia per rendere essa stessa egemone, per portare democraticamente le proprie opinioni al suo interno, facendo in modo che essa le possa scegliere liberamente. Le organizzazioni e gli individui devono accettare le sue scelte e decisioni: non c’è bisogno che litighino tra di loro. Il ruolo dell’avanguardia consiste nell’elaborare idee, proposte e forme di lotta affinché si possa attuare questo processo, tanto avversato ed odiato dal Potere il cui primo interesse è quello di mantenere il popolo nell’ignoranza e senza capacità di decisione politica. Il ruolo dei marxisti, degli anarchici e di tutte le avanguardie rivoluzionarie di oggi, secondo me, consiste nell’unirsi per mettersi al servizio di questo processo storico.

Antonio Mucci

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ELOGIO DELLA POESIA
di Marco Tabellione

A che serve la poesia? Dubbio antico, che rischia la retorica ad ogni passo. Eppure non c’è domanda fondamentale per l’uomo che non valga la pena porsi, se non altro per procastinare dubbi e incertezze che sono comunque il sale della vita e della cultura. Vorrei provare dunque a rispondere a questa domanda, pur sapendo che si tratta di un quesito fritto e rifritto.
Nella nostra vita vi è un’inveterata abitudine a distinguere ciò che è utile da ciò che è inutile, ciò che ha un interesse immediatamente pratico, da ciò che invece riguarda gli aspetti meno concreti e contingenti. Nella scala dei valori della nostra cultura materialistica, ciò che è inutile viene considerato alla stessa stregua di ciò che non può avere un immediato riscontro sul mercato, essendo privo di valore di merce. Prigioniera di una vita che ci chiede sempre più concretezza e savoir faire, la nostra mente ha disimparato l’importanza del vagare, del seguire le sue evoluzioni e impressioni, a sua volta legate alle sollecitazioni della realtà, autentica o immaginaria. Una concretezza, quella che impera in questi anni, che però spesso dimentica che i sentimenti e le emozioni sono il sale della vita, la sua anima. Se è necessario provvedere al corpo, alle urgenze materiali senza le quali, beninteso, sarebbe impossibile esserci, è anche vero che le urgenze spirituali, affettive, emotive, sentimentali, immaginative non sono non meno importanti.
Resta da chiedersi come mai nella nostra civiltà contemporanea queste facoltà dell’essere umano vengano messe in secondo piano. Certo, apparentemente l’importanza dei sentimenti non è trascurata dalla morale perbenista borghese, che si affretta ipocritamente a riconoscere formalmente ciò che invece in sostanza giunge a tradire. Questa ipocrisia è tipica della cultura del nostro tempo, che mira a neutralizzare le forze rivoluzionarie non tanto opponendosi e censurandole direttamente, quanto assorbendole nel proprio muro di gomma, se così si può dire, in pratica facendo proprie le forze contrarie. E’ uno stratagemma diabolico, in parte non intenzionale, per cui le correnti culturali di opposizione vengono annullate proprio nel momento in cui la cultura dominante sembra volerle realizzare. E’, in definitiva, il sistema consumistico e capitalistico che evidentemente è teso ed interessato a portare tutto dalla sua parte, persino la poesia, che pur si presta così poco al ruolo di merce.
E’ probabilmente questa sua incapacità ad adattarsi alla mercificazione che rende la poesia oggi apparentemente così estranea alla realtà sociale ed economica contemporanea. Eppure niente come la poesia, cioè l’arte di esprimere a parole e con intensità brevissime, emozioni, sentimenti e pensieri, niente come la poesia può salvarci dal marasma consumistico. L’arte poetica, dunque, così svampita e irreale, diviene per paradosso oggi uno dei pochi appigli che ci rimangono sulle realtà autentiche. Certo, un’accezione del genere: “realtà vera”, è quanto di più generico ci possa essere, ma l’interiorità non è la nostra vera realtà? Spesso il patrimonio individuale e spirituale delle persone viene sacrificato alle esigenze della materialità e della contingenza, e ciò avviene nel nome di un atteggiamento che viene preteso realistico. Ma perché mai la realtà esteriore dovrebbe essere più reale della realtà interiore? Forse perché, rispondono alcuni, la realtà esteriore è condivisibile. Ma la poesia, nella sua vocazione a cristallizzare in parole la dimensione interiore, non si offre, dalla sua, come un formidabile strumento di condivisione?
In fondo è proprio così. La poesia, apparentemente difficile, complicata ed elitaria, nasce invece da un profondo bisogno di condivisione, di espressione e comunione. La sua apparente vocazione anacoretica, sorge in realtà dall’esigenza di una comunicazione profonda, che vada oltre la superficialità dei rapporti quotidiani, quelli che Heidegger riservava alla cosiddetta chiacchiera. E’ perché vuole comunicare in un senso vero e autentico, è per questo che la poesia sembra di primo acchito voler disattendere proprio questa tipica vocazione testuale e linguistica. Stabilire rapporti che vadano oltre la chiacchiera e la superficialità, questo l’obiettivo della poesia, tanto che, più che comunicazione, potremmo parlare di comunione.
La poesia e in generale l’arte, infatti, non si limitano a stabilire ponti comunicativi tra gli esseri, ma intendono quei ponti superarli, condividerli, percorrerli. Da questo punto di vista la poesia oggi è e resta rivoluzionaria, perché si oppone alla superficialità a cui la società dei consumi ci ha condannati. Il cosiddetto mondo dei mass media, cioè dei media della comunicazione, è tutto fuorché comunicazione, se per comunicazione si intende l’effettiva comprensione tra emittenti e riceventi. Il filosofo tedesco Habermas in un suo libro sulla comunicazione nella società occidentale, distingueva tra comunicazione volta all’intesa e comunicazione strumentale, ed è evidente che nella nostra civiltà è la seconda a prevalere. La poesia invece sembra avere come obiettivo appunto quella comunicazione all’intesa così deficitaria nella società dei consumi. Per tali motivi l’arte poetica, da reliquia, si fa strumento prezioso di vita e cultura, un tesoro che, al di là di ogni retorica, vale la pena salvare, non foss’altro perché collegata con la salvezza spirituale e non solo della nostra civiltà.

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proverbi e modi di dire

Vune fióre é dd'amóre; 'nu mazz'é dda pazze.

Un solo fiore è fiore d'amore; un mazzo è da pazzi

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L'angolo della post@

UNA MACCHINA DI PACE

Ieri notte abbiamo proposto ad Al Arabiya e a Al Jazeera un video, il cui testo e senso sono spiegati nel nostro sito: www.unponteper.it.

Le prime reazioni che abbiamo raccolto da giornalisti arabi, da amici iracheni e del mondo arabo, sono di grande commozione. È la prima volta che delle persone rapite compaiono per raccontarsi; la prima volta in arabo. "Dicono quello che diciamo tutti", ci hanno riferito.

Ci sentiamo più sollevati. Pensare, produrre e proporre questo video non è stata una decisione facile. Ogni parola, ogni immagine porta il suo peso.

Nel video vengono raccontati alcuni frammenti dei progetti che in questo ultimo anno stiamo svolgendo in Iraq. In particolare all'inizio di settembre Un Ponte per . stava lavorando alla distribuzione di medicinali a cento bambini affetti da malattie croniche, alla riabilitazione completa di 12 scuole, a un programma di educazione sanitaria, di formazione professionale e di riabilitazione in 30 scuole di Baghdad. Un Ponte per... stava avviando, inoltre, un programma di sostegno socio-sanitario alle donne di Baghdad con un'associazione di donne islamiche e un sostegno alla riabilitazione del patrimonio artistico e culturale dell'Iraq. Ai primi di settembre era, inoltre, appena terminata la scuola di animazione estiva "Saif Hulu - Estate felice" per i bambini di queste scuole e avevamo appena finito di portare acqua a Najaf, di riabilitare 3 impianti idrici nel sud dell'Iraq. Nei mesi precedenti erano stati riabilitati altri 9 impianti idrici e distribuita acqua e medicinali a Falluja e a Kerbala. Subito dopo la guerra erano state riabilitate 2 scuole e fornito ossigeno a 30 ospedali di Bagdad. In questo momento la nostra attività è sospesa. I nostri collaboratori e collaboratrici iracheni sono a casa. Il Ponte non è più attivo in Iraq.

Inviato a “IL SALE” da Maurizio Acerbo

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A Bertinotti con AMMORE!!!

Quando ci conoscemmo, …qualcosa si sciolse e colò lungo il pavimento…………………

Più tardi, potrebbe sembrare un particolare trascurabile ma non lo fu, l’indicibile fluido, dal pavimento esondò ai piani bassi e raggiunse il mare; la tua verginità politica (allora un mito) divenne qualcosa di essenzialmente metalinguistico, (nel senso che si salvò almeno dal rapporto orale e tutti sanno che eri bravissimo!!!).
Risulta chiaro ad oggi che, se ti avessi affrontato con una visione paradigmatica, assolutamente non teologica, votata ad una considerazione equilibrata e paziente, nonché infinita, tanto quanto è infinito l’uomo e i suoi pertugi, sarebbe stato qualcosa di sicuramente più profondo, ovvero ti avrei amato così come è facile che ti ami adesso.
…….in pratica adesso dovrei amarti!
Comunque, rimane il fatto che qualcosa si sciolse ed ebbi l’esatta sensazione di avere incontrato qualcosa di molto simile a me stesso.
L’ultima considerazione, me la porto dentro, gelosamente custodita.
Al momento della scoperta, rimasi sul concetto in forzosa meditazione, per la durata di diversi anni.
Quando ci conoscemmo, mi voltai, mi rivoltai e mi rivoltai e mi rivolto ancora, caro FAUSTO!

……….mi piace scriverti queste ed altre parole, so che ti piace scoprirne il senso e nonostante l’apparenza tua feroce, ti immagino con gli occhi socchiusi, sdraiato sul letto, con la tua pipa, sotto diversi strati di lenzuola, dolce e pulito, quando di colpo “RRRRIIINNG!!!!”, urla il citofono!!!.
Ti affacci dalla terrazza, è sera tardi, c’è un coniglio che ti aspetta in strada.
Così passarono i primi anni, ma poi evidentemente si cominciò a sentire l’impazienza di portare a compimento i nostri piani e le proprie vecchie idee.
Tu mi sei sempre piaciuto.
Se fossi stato un saggio avrei evitato di pronunciare il tuo nome.
Credo che tu sia il mio antagonista, l’alter ego, un’avversario che non ci si augurerebbe mai di incontrare e nel quale tuttavia si finisce per imbattersi, essendo parte del proprio stesso essere.
Diventa spesso uno scontro mortale!
Ho sempre pensato di non avere né teoria né metodo per le cose in genere e ciò mi ha sempre riempito di orgoglio, tanto nessuno è capace di riconoscere la differenza tra un’idea e la persona che la esprime, ma ora mi sto accorgendo di avere sviluppato la stessa scorza di malanimo astioso che prima temevo negli altri.
E poi non riesco a smettere di agire male, solo che adesso non perdo più il tempo a battermi il petto per essermi comportato così.
………mi piace scriverti queste ed altre parole, so che ti piace scoprirne il non-senso e nonostante l’apparenza tua dolce, ti immagino con gli occhi infuriati, nel mezzo della stanza in preda alla nausea più profonda, quando di colpo “RRRRIIINNG!!!!”, urla il citofono!!!!
Ti affacci dalla terrazza, è sera tardi….c’è tanta gente che ti aspetta…..e tu cominci a stare meglio.
Io invece aprirò un negozio.

piero


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I PASTORI QUASI UMANI DELLA MAIELLA

Forse per loro non andare a votare per il referendum sull’art. 18, non è stato solamente, non intravedere………..una copia mimetica della realtà.
Questi uomini, con i loro occhi acciaccati delineano uno spazio diverso e vi disegnano dentro, come se fossero dei venditori:… opere d’arte, spazi freak, violenze sugli animali.
Forse i pastori quasi umani della maiella, hanno pensato di non essere frutto di servitù, ma di immaginazione.
C’è forse qualcuno di loro che non sia comunista?
C’è forse qualcuno di loro che si crede un grande artista?
C’è forse qualcuno di loro che ignora il fatto che senza IL VOTO DEI PASTORI DELLA MAIELLA, saremmo tornati tutti bambini.
Fausto, perché non dipingi una grande tela, come i bambini pittori della maiella.
Varruccio è un caso unico (pastore), così come Salone, (pastore), Pipparello, (bracconiere), Tutti ben piazzati sui binari di una carriera da sottoproletari.
Ma tutti non votanti.
Ma anche Giuseppe Pignataro, muratore, dipendente, sfruttato non votò e anzi ebbe a che ridirne.
Quindi, pastori, pipparelli, muratori e soprattutto Jack, operaio al cementificio di SCAFA, non votarono per Fausto.
Jack, andava a PIEDI tutte le mattine dalla Rocca fino a Scafa e ritorno ed è pure Padre.
Jack è l’uomo che ha inventato l’arte - l’arte impossibile della non-comunicazione.
A lui e nessun altro bisogna far risalire la pratica della sfida impossibile.
Nessuno riuscì a eguagliarlo.
Pose una bandiera di stracci nel posto più inaccessibile del mondo.
Neppure Andy Wharol, ci riuscì.
Jack senza volerlo diventò il più grande artista della Pop Art del secolo.
La sua bandiera di stracci però non è servita all’art. 18.
Jack non ha votato perché nessuno gli ha detto di andare a votare
Le facce di queste persone voi non le avete mai viste, perché vi farebbero tornare da dove siete venuti, visto che loro stessi assomigliano a dei cortometraggi.
Cortometraggi di rinoceronti, di razze da salvare dall’estinzione.
Nemmeno Pignataro ha votato.
Giuseppe tutti lo conoscono, lui vive in un posto dove l’unica attrice è Maria con cui ha due figli.: Enrichetto e Pierpalla.
Tutto si svolge in un paio di stanze, mentre lui sale e scende lungo una scalinata di pietra. (..lì sotto è pieno di ciammariche..)
Pierpalla, maggiorenne, non ha votato.
Enrichetto, forse sarà l’unico capace in futuro di sradicare la bandiera di stracci da dove la piantò Jack.
Gli esseri quasi umani, i pastori, Enrichetto e Cafè, saranno forse gli unici ad augurarti buona giornata senza conoscerti,…….come Francesco.
VARRUCCIO, ama Tiziana che è una donna carina e gentile. Varruccio, invece è brutto come la fame, ma è anch’egli gentile e premuroso.
Varruccio fa il pastore ed è comunista ma non ha votato per il referendum.
Tiziana teme che prima o poi, Varruccio la violenti.
L’unione tra Varruccio e Tiziana, porterebbe ad una creatura gentile, non molto alta, ma comunque con una grossa propensione alla rivoluzione.
E’ chiaro che neanche tale creatura voterebbe per l’art. 18.
Tiziana, che è la mia fidanzata, ha votato, così come ho fatto io, per i due SI ai referendum.
Mi sconvolge il fatto che nemmeno Salone ci ha imitati………………………………………..

Hasta sempre Piero

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Elegia dell’Iride, o Canto dei colori”

Bianco-
neve che ammanta
le scure rupi della Presolana

Rosso-
sabbie di vento che
offuscano le solitarie dune
del mitico Nirvana

Verde-
languido canto d’un pastorello
che oltre l’Orizzonte
lento si perde

Azzurro-
volo di gabbiani
che fra le onde oscilla
come nostalgico sussurro

Arancione-
cromatica composizione
cangiante e fragile
come al soffio della brezza
ondeggia la coda
d’un romantico aquilone

Nero-
Mistico canto dei miei sogni
in cui ravviso il vero

Giallo-
il cappello roso dal vento
del vecchio spaventapasseri
sorpreso dal nitrito
d’un indomito cavallo

Rosa-
il sorriso innamorato
d’un adolescente
ritratto nei desideri
che di svelar non osa

Celeste
chiare nubi del ciel sereno
che vagano alle prime luci
dell’alba lente e meste

Grigio-
il furtivo girovagare pei tetti
d’un esperto gatto bigio

Avana-
la blusa d’una fanciulla
che felice
gioca con le amiche
alla campana

Viola-
la solitudine d’una madre
che il tempo dei ricordi
vive da sola

Spero non si molesti l’arcobaleno
se il poeta gli rubò
anche se per poco i suoi colori
coi quali completò le incognite equazioni
di questo strano gioco di luci ed ombre
che si perde nel silenzio della notte poco a poco.

Fernando Italo Schiappa

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Cui prodest ? Quis fecit ?

di Michele Meomartino

Non c’è bisogno di andare in pellegrinaggio dalla sibilla cumana, consultare gli astri o sfere di cristallo per capire che, con i rapimenti prima dei due giornalisti francesi, dopo l’omicidio di Enzo Baldoni, ed ora delle due volontarie italiane Simona Pari e Simona Torretta e le due guide irachene, avvenuti ultimamente in Iraq, si sta perseguendo un disegno diverso che mira al raggiungimento di altri obiettivi. Qualche giorno fa in un articolo apparso sul “ Il Manifesto “ la nota giornalista R. Rossanda concludeva il suo pezzo sull’attuale situazione internazione con queste parole : “ Siamo minoranze fin troppo lucide……ma affilare la ragione invece che le spade resta il nostro mestiere “. Proviamo a ragionare. Da circa 3 anni, dalla fatidica data dell’11 Settembre 2001, l’ideologia dell’estrema destra americana è la principale, se non l’unica, fonte di ispirazione delle scelte dell’attuale amministrazione Usa. Un’ ideologia pervasa da una visione del mondo apocalittica che non contempla le complessità del mondo moderno, in cui si relativizzano alcuni valori e si promuove il dialogo tra le culture, e al contrario, al suo posto, vengono promossi valori forti e assoluti, all’interno dei quali è possibile demarcare nettamente stravolgendo la realtà i confini tra il bene e il male. Una visione manichea, dove il male viene sempre da fuori e la ricerca costante di un capro espiatorio, a volte inventandolo di sana pianta, è funzionale all’occultamento delle reali ragioni che ispirano talune scelte. Illuminante è poi l’espressione che è stata usata in alcuni documenti ufficiali dall’amministrazione Bush per definire i nemici dell’America, il famigerato “ Asse del male “, gli “ Stati canaglia “( Siria, Iran e Corea ) che minaccerebbero la nazione a stelle e strisce e cioè : “ Rog States “. L’espressione inglese Rog significa in italiano erba cattiva, zizzania, che naturalmente va estirpata. Ma, mentre nei vangeli il Nazareno invita ad avere pazienza e lasciar crescere grano e zizzania per non rovinare anche il grano e rinvia questa cernita alla fine, ai tempi del giudizio, l’imperatore americano si sostituisce al sommo giudice, decide chi è il male e cerca maldestramente di estirpare la “ zizzania “ dal mondo ottenendo risultati opposti, cioè moltiplicando le ingiustizie, le violenze, e gli odi……altro che giustizia infinita ! Al fallimento dell’invasione in Iraq, divenuto ormai un ginepraio ingovernabile, e per ragioni ampiamente note, l’amministrazione della principale potenza che ha voluto e sostenuto la guerra non può permettersi di perdere la partita più importante, quella della sua rielezione alla Casa bianca che, come tutti sanno, è prevista tra meno di tre mesi. E’ questa, secondo il mio avviso, forse, una, non l’unica, delle chiavi di lettura per tentare di capire gli ultimi episodi iracheni. Gli incerti sondaggi che ci giungono dall’America ci dicono che la partita tra i due sfidanti è aperta e che questa si sta giocando prevalentemente sui temi della sicurezza e della guerra al terrorismo, anziché sui temi di politica interna. Il terrorismo è diventato il male, il nemico, satana personificato, ma la terapia che è stata approntata, dopo l’11 Settembre, anziché basarsi sulle ragioni che lo generano nel tentativo di estirparlo o quantomeno di ridimensionarlo, invece mira all’eliminazione fisica di chi lo pratica. Ben due Stati sono stati invasi, prima l’Afghanistan e poi l’Iraq, decine di migliaia di civili, donne vecchi, bambini, sono morti sotto le macerie e il terrorismo è ancora lì più forte di prima. Bel risultato, vero ! Con la scusa della lotta al terrorismo gli Usa hanno destabilizzato l’area mediorientale, controllano il secondo giacimento al mondo di petrolio e in futuro gli oleodotti delle ex repubbliche sovietiche che passeranno dall’Afghanistan. Inoltre, come si dice in questi casi, hanno dirottato l’attenzione dai gravi problemi interni scaricandoli all’esterno condizionando fortemente le economie di mezzo mondo. Basta considerare che il terrorismo generando fobie e paure incontrollate se, da una parte, nel breve periodo, penalizza alcuni settori come il turismo e il suo indotto, dall’altra premia tutte le attività legate alla sicurezza a cominciare dalle industrie degli armamenti. Allora per giustificare l’occupazione militare, dopo le menzogne sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam e la propaganda di liberare gli iracheni dalla dittatura ed esportare la “ democrazia “, i grandi strateghi, complice un servile sistema mediatico, versano altra benzina sul fuoco favoleggiando uno scontro di civiltà. E’ un tentativo disastroso perché rischia di trascinare dentro il conflitto il mondo delle religioni, che finora era riuscito saggiamente a non lasciarsi strumentalizzare più di tanto, e non è un caso che i massimi rappresentanti delle religioni monoteiste, dopo gli ultimi rapimenti e gli attentati alle chiese cristiane irachene si siano pronunciati cosi massicciamente a favore della pace con continui appelli alla liberazione degli ostaggi. La loro preoccupazione è evidente, non riguarda solo la vita degli ostaggi, sanno che se divampa lo scontro di civiltà gli esiti sono imprevedibili e quindi cercano in tutti i modi di non far degenerare il conflitto. Uccidendo il giornalista pacifista Enzo Baldoni, rapendo i due cittadini francesi, di una nazione tra i principali oppositori della guerra e subito dopo le due volontarie della Ong italiana “ Un ponte per “, che da oltre 10 anni aiuta la popolazione irachena in difficoltà, si cerca di accreditare la tesi che il terrorismo islamico è disumano, irragionevole, non dipendono, come sostengono i pacifisti, dalle ingiustizie sociali e da una politica guerrafondaia, ma è cieco, non fa distinzioni, tanto vale unirsi alla causa dei crociati Bush, Blair e Berlusconi. E’ una tesi “ fallaciana “, e cioè quella che sostiene che l’occidente si trova di fronte ad un nemico che lo odia; odia i suoi valori, la sua cultura ed è invidiosa delle sue ricchezze. Una tesi, quindi, che ha bisogno per prevalere di demonizzare l’islam e gli islamici, di criminalizzare tutta la resistenza irachena e di mettere in difficoltà il vasto fronte pacifista mondiale che è contro la guerra. Una tesi che non ammette mezze misure, ma obbliga a schierarsi : o con Bush e l’occidente oppure con i terroristi islamici e i nemici dell’occidente. Ritornando alle due ragazze italiane, alcuni testimoni che hanno assistito al loro rapimento parlano di un commando molto organizzato composto da molti uomini e lascia supporre che è stato un bliz a lungo meditato e preparato. Quindi, noi non ci troviamo di fronte ad un rapimento frutto di qualche banda di predoni locali, magari a scopo estorsivo, anche se un congruo riscatto non sarebbe disprezzabile per chiunque, e nemmeno ad un gruppo di guerriglieri, più o meno bene armati, che assaltano una caserma di polizia, ma piuttosto davanti ad un commando di professionisti che ricorda molto gli squadroni della morte sudamericani e che hanno il compito di fare terra bruciata e delegittimare ogni forma di resistenza. La resistenza armata irachena ha finora colpito prevalentemente obiettivi militari, gli iracheni da loro considerati collaborazionisti e vari civili di nazionalità straniera che lavoravano in Iraq per la ricostruzione alle dipendenze di ditte occidentali. Personalmente da aspirante nonviolento non giustifico i mezzi della resistenza armata irachena, ma queste persone, che la propaganda occidentale definisce terroristi, difendono la loro terra da un invasione militare, un po’ come durante il secondo conflitto mondiale la nostra resistenza, anch’essa definita terrorista dai nazi – fascisti, cercava di liberare l’Italia dall’occupazione tedesca. La resistenza di un popolo, compresa quella armata, che si difende da un occupazione militare straniera è legittima, poiché è sancita dal diritto internazionale e dalla carta dell’Onu, mentre l’occupazione militare dell’Iraq, da un punto di vista giuridico del diritto internazionale, è illegittima. Certo, la resistenza armata irachena non è univoca, presenta molte facce, ci sono molti interessi in gioco in quella area e molti sono gli infiltrati stranieri che trovano terreno fertile per giocare altre partite e che nulla hanno a che fare con gli interessi di una popolazione che soffre da molti anni pene indicibili. Poi c’è una resistenza irachena non armata che non ha voce e pochi conoscono, erano perseguitati sotto il regime del rais ed ora non viene aiutata adeguatamente. Nessuna ragione può giustificare le stragi di civili innocenti, né quelle addotte dalla resistenza armata, né quella degli invasori. Non sono tollerabili le ipocrite scuse di quest’ultimi, dopo gli ennesimi danni collaterali delle loro bombe intelligenti, cioè stupide. Ritornando alle ragioni degli ultimi tragici eventi, mi pare evidente che i mandanti non si prefiggono di far desistere le truppe di occupazione dai loro compiti, sanno fin troppo bene che altri morti innocenti non li sposteranno di un millimetro dalle loro posizioni. Invece una delle conseguenze è sotto gli occhi di tutti a cominciare dall’omicidio di Baldoni e cioè il tentativo di scoraggiare la presenza di giornalisti freelance e di Ong non allineate con l’unico scopo di eliminare le fonti di informazione indipendenti. Ora chi ci informerà sulla situazione irachena ? La “ Rainvest “ ? E’ davvero singolare, direi paradossale, la tesi di chi sostiene che la morte del giornalista pacifista Baldoni e gli ultimi rapimenti rappresentano un ulteriore ultimatum al governo Berlusconi affinché ritiri il contingente italiano dall’ Iraq perché non si nuoce uno dei vassalli dell’imperatore portandogli in dono la testa dei suoi avversari, anzi i governi delle forze di occupazione hanno tutto da guadagnare da queste vicende. Allora, se le ragioni sono quelle che mi sono sforzato di individuare con questa mia riflessione, temo che non si preannunci nulla di buono per le ultime ostaggie italiane. Uno degli epiloghi della loro vicenda potrebbe essere una morte cruenta, magari dopo aver subito violenze di ogni tipo. Un esito che si prefigge lo scopo di suscitare un’ondata di sdegno e di rabbia nel mondo occidentale e che verrebbe utilizzato cinicamente dai sostenitori dello scontro di civiltà. Un altro esito potrebbe essere quella di innescare una liberazione a tempo, ad opera di una squadra speciale di marines eterodiretti personalmente dal duo Bush – Berlusconi, come è già accaduto nel Giugno scorso, a pochi giorni da un importante tornata elettorale, per la liberazione delle tre guardie del corpo italiane. I corifei poi, sapranno fare bene il loro lavoro………………. Entrambi gli esiti porterebbero acqua al mulino del governo fantoccio di Allawi e dei governi che continuano ad occupare militarmente l’Iraq. Ma spero vivamente di sbagliarmi ! Spero, invece, che sia la popolazione irachena, che conosce la dedizione e il coraggio delle due Simona, a liberarle. Concludo citando un vecchio della politica italiana, che se ne intende di potere e di politica, Giulio Andreotti, che diceva : “ A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina “. Chissà ? Ma forse senza scomodare una tesi complottistica si potrebbe ipotizzare che il fondamentalismo arabo di matrice islamica guidato da Bin Laden e i soci di Al Queda è funzionale e speculare all’altro fondamentalismo dell’estrema destra americana guidato da trio Bush – Cheney – Rumsfeld con tutto il seguito e il codazzo dei vassalli nostrani. Una convergenza di interessi che legittima entrambi i fronti, una volta, non a caso, uniti. C’è solo un “ piccolo problema “, il mondo è meno sicuro rispetto ad ieri, il conflitto si sta propagando anche oltre i confini mediorientali e la popolazione irachena è ormai allo stremo.

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S’ Io fossi Don Chisciotte

S’ Io fossi Don Chisciotte
l’avito Sire della Mancha
non contro i mulini a vento
indirei la mia santa crociata
ma i centauri mozzafiato
che sfrecciando sull’asfalto
a più di 150 all’ora
son causa a tutti di svenimento
dalle Dulcinee dalle gote smorte
ai Sancho Panza colle poene sporte
di cipolle cavolfiori ed agli
che dei somari stimolano i canori ragli
tenendo a bada il truce Conte Dracula
e la sua mefitica torma
d’assetati vampiri coi battagli.


C- Ai medici e Speziali azzecca cartella
prescriverei la ben nota limonella
portatrice d’infallibile iella
ed ai cari Banchieri usurai
la rinomata erba lupinella
il cui abuso provoca
per fatal conseguenza
non la già scocciante influenza
ma l’imprevista ed assai temuta cacarella.

D- A tutti vecchi giovani; belli e brutti
obbligherei l’uso del cappello
berretto, basco, coppola, caianella
o l’antiquato tricorno con mantello
al fido mio scudiero Sancio
lo terrei in cantina senza rancio
perché amici miei stanco ormai sono
dei suoi strambi ed arguti consigli
dell’egemonia dei tacchini sui conigli
per cui alla fine del trattato
senz’aver la verità provato
traballante d’aceto fermentato
come somaro bastonato
corre da me per esser condonato.

E- Aristotile fu smentito da Plotino
che la realtà non è
che un sogno breve
che si disfa nell’ aria
come bianca neve del mattino.
Godiamoci perciò
il mondo com’ è nato
e Don Miguel de Cervantes
sia da tutti ringraziato.

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IL LINGUAGGIO DEL CAPITALE


“Bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo”
Gaber (“La strada”)

In questi anni stiamo vivendo delle profonde trasformazioni economiche e sociali.
L’aspetto più evidente di questi cambiamenti è la creazione di un mercato mondiale regolato da rigide leggi per consentire uno sfruttamento più libero e capillare delle risorse umane e naturali.
Ma qual è il motore propulsore che si cela dietro questi cambiamenti? Quale nuovo mezzo può consentire una tale trasformazione su così vasta scala?

Sicuramente tutto ciò è reso possibile grazie all’informatizzazione dell’economia.
Le informazioni oggi possono viaggiare in tempo reale da un capo all’altro del mondo il che è sicuramente un grosso vantaggio per i padroni di tutto il globo terrestre, ed il legame con la globalizzazione economica è evidente. Ma non è tutto.
Le conseguenze sono ben altre…
L’informatizzazione delle imprese sta favorendo la decentralizzazione delle fabbriche. La possibilità di comunicare con qualsiasi luogo del pianeta spostando enormi quantità di informazioni fa sì che non sia più necessaria la grande fabbrica centralizzata dove lavorano migliaia di operai.

E’ anche in quest’ottica che si deve leggere il fenomeno della precarizzazione del lavoro, ed è in quest’ottica che si deve comprendere l’inadeguatezza (e la crisi) delle grandi strutture di lotta centralizzate come “Il Partito” o “Il Sindacato” (che in ogni caso rappresentano una forma di organizzazione autoritaria).

Bisognerebbe quindi riflettere su nuovi modi di organizzarsi per intraprendere lotte specifiche o generiche. Metodi che permetterebbero l’azione diretta e coordinata tra piccoli gruppi di attivisti o anche individualità, ma questo è un altro discorso.

Il fatto più inquietante su cui dovremmo riflettere tutti è che l’informatizzazione delle comunicazioni non riguarda solo il campo economico, ma riguarda (e riguarderà sempre più) tutta la società. La comunicazione tra persone avviene sempre più in modo informatizzato, e non è che l’inizio. In molti si chiederanno: cosa c’è di male? Non è forse un vantaggio per tutti noi? Non avremmo più modalità di comunicazione? I movimenti di lotta non hanno avuto anche loro un grande vantaggio, comunicando e intrecciando più facilmente relazioni in tutto il mondo?
Sono tutte giuste osservazioni, ma il problema è un altro ed è ancora poco visibile e comprensibile.

Quando noi utilizziamo un qualsiasi mezzo di comunicazione informatizzato, non facciamo altro che utilizzare un software, un programma scritto da altre persone, che non siamo in grado di leggere e di comprendere. E’ questo programma che consente di trasformare i nostri pensieri in lettere, immagini o suoni. Le modalità di comunicazione sono decise a priori da altre persone che conoscono quel determinato linguaggio e che quindi sono in grado di comunicare liberamente.
Noi altri utilizziamo solo l’interfaccia, utilizziamo solo le funzioni già assegnate dai programmatori.
In sintesi, potremmo comunicare solo nei modi e nei tempi prefissati.
In un futuro prossimo, per una gran parte di persone, il linguaggio si ridurrà drasticamente e ciò coinciderà, non essendo più in grado di esprimere le nostre più intime sensazioni, con una riduzione dei desideri.
E si badi bene che questa non è fantascienza, è un processo già in atto.
Così poche e potenti persone avranno il “dono” del linguaggio. Tutti gli altri saranno tagliati fuori:
non comprendendo il linguaggio dei potenti non potranno capire l’essenza del potere e non potranno combatterlo.

Un ruolo fondamentale per la riuscita di tale processo, spetta alla casa. Il rinchiudersi tra le mura domestiche comporterà un utilizzo sempre più diffuso e necessario di tali mezzi di comunicazione con una notevole riduzione di fisicità e socialità tra le persone. Se pensiamo poi che tutte le paure indotte dai media (criminalità, extracomunitari, terrorismo, guerre…) non fanno altro che spingerci dentro casa… il gioco è fatto!

Anche se ha avuto una esistenza più o meno indipendente dall’informatizzazione, la televisione non è altro che l’esempio più eclatante di questo tipo di comunicazione.
La televisione rappresenta la realtà in modo formalmente democratico e partecipativo, e nonostante su di essa non abbiamo nessun tipo di controllo, ci convinciamo (anche grazie alla trasmissione di sondaggi fasulli) di aver partecipato ad esempio ad un dibattito televisivo o ci può sembrare addirittura di vivere all’interno di una fiction (nonostante gli attori siano veramente scadenti!) appassionandoci a vicende o a personaggi che non esistono.
Ciò che è più terrificante, è che assorbiamo come spugne tutto ciò che passa sullo schermo. Ma ancor più terrificante è il fatto che ci sentiamo protagonisti, siamo convinti che c’è anche del nostro nella realizzazione di un programma o in una frase pronunciata da un presentatore. In definitiva siamo convinti di poter comunicare con la televisione. Ma non è così.
Questi sono i nuovi metodi di controllo.

Ora non rimane altro che fare un quadro generale della situazione e tirare le conseguenze:
1)Gli sfruttatori di questo mondo utilizzano le nuove tecnologie per aumentare i loro profitti;
2)Gli sfruttatori di questo mondo utilizzano le nuove tecnologie per “migliorare” lo sfruttamento (dal quale ottengono i loro profitti);
3)Gli sfruttatori di questo mondo e i loro guardiani (gli apparati statali) utilizzano le nuove tecnologie per controllare le coscienze degli esclusi e vorrebbero farlo una volta per tutte.

In generale lo sviluppo economico va di pari passo con lo sviluppo tecnologico.
Le innovazioni tecnologiche dall’antichità fino ai giorni nostri, hanno sempre permesso un miglior sfruttamento delle risorse umane e naturali. L’economia non è un fenomeno statico. I padroni devono creare sempre maggiori profitti per mantenere o aumentare i loro privilegi. Non è possibile tornare indietro.

Non è possibile, da un punto di vista economico, rinunciare ad una qualsiasi tecnologia acquisita.
Non sarà possibile rinunciare alle nuove tecnologie. Il sistema si accartoccerebbe come un castello di carte.

Anche per i “controllori” di questo pianeta le innovazioni tecnologiche sono sempre più importanti, ma non indispensabili. L’uso del manganello o della pistola, come testimoniano i fatti quotidiani, non viene sicuramente disprezzato, ma circoscritto il più possibile agli “irrecuperabili” o alle non-persone (immigrati, vagabondi, emarginati…).

Ora non si tratta di buttare il computer o di rifiutare la tecnologia.
E’ necessario interrompere i flussi di informazioni che attraversano tutto il globo. E’ necessario abbattere i mezzi di sfruttamento e repressione.

Le contraddizioni e i gravi problemi di questa società li troviamo tutti i giorni nei vicoli e nelle strade, nei campi di pomodoro e tra le impalcature dei palazzi. Le tecnologie, le costituzioni e i governi possono pure cambiare, ma il risultato non cambia: millenni di fame, sfruttamento e repressione.

Gli obbiettivi ce li abbiamo davanti agli occhi. A volte non ci facciamo neanche caso.

Probabilmente la strada della liberazione è più facile di quello che pensiamo, forse no o ancor più semplicemente non avverrà e basta. Ma sicuramente, se non facciamo qualche cosa e se non agiamo, non potremo mai saperlo.

ALT255

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Parole--Pensieri!

Perchè facilmente rimangono delusi, neanche vogliono ascoltare!
“Non ascoltare” sarìa pure ammesso!
Epperò .......... tacciano a lor volta......... non abbiamo certo nè sete nè fame di sorde campane che suonano e risuonano e personano (per-sonano: suonano di continuo) e personalizzano persone le quali accampano poi pretese civili-legalitarie e diritti e profitti e libertà variopinte e fetide.

Esiste gente che vuole la Libertà (sogno degli schiavi-liberti), che vuole Giustizia (emerita figlia meretrice del romano comando JUS) o che sorridenti urlano armonicamente rivendicazioni di Pace: perciò marciano, soldatini disarmati, per chiedere cortesemente la pace, Agnelloni giugulenti!

Più che la giustizia del giudice, il quale ci è offerto troppo solerte dalla legge, noi ameremmo sceglierci un arbitro..........me capere arbitrum........scrive Terenzio nel Punitore di se stesso.
E nacquero, gli arbitri, ab iis qui litigant electi.
Eletti e super-riveriti come i Re di quel popolo bisognoso di pioggia, il quale demandava al medesimo la Caduta-Della-Pioggia. Ogni sfizio veniva compreso e permesso all’eletto.............. ma al non-sopraggiungere delle piogge......... al povero Re cadeva la testa......... veniva decapitato.
Nessuno, dicono, volle più fare il Re in quello strano paese.
Frazer non si compromette con questo aneddoto da lui riscoperto in una semplice società: riesce a presentarcelo con distacco e quel minimo di humour, che non guasta.
Altrove il grande etologo saprà ben scivolare in idiotismi degnissimi del suo civile mondo ipocrita.

Un Arbitro “nostro” ascolta le nostre parole, ed ascolta quanto contraddettoci.
Egli avverte nostri disappunti su “dicerie” circa due donne volontarie in un paese arabo.......
Quanta pubblica opinione è schierata a difesa delle due Volontarie?
Quanta ideologia passa su questo ponte: il loro stato di Sequestrate!

Anche una torta in piena faccia.......... perde il suo appetitosissimo aspetto e riverenza.
Cos’è mai un TG che “spende” l’80-90% del suo tempo in “servizi” chiarificanti l’oscura trama e le realtà nelle quali le due “Italiane” sono costrette.

Orrida è la COSTRIZIONE, orrida è qualunque costrizione, tutte le costrizioni, le catene l’andropodizzazione........... come appare noi orrida la concordia, la convergenza anche politica, di quanti all’unisono scatenano il loro disaccordo con questa cronaca nostra odierna.
Il sincretismo dei parlamentari e politici italiani contro questo Sequestro è sincretismo!
Noi non siamo cretesi, nè ci sentiamo più Italiani di quanto non lo fossimo prima!
La nostra storicamente avversata Costrizione è diamantina e generalizzata!

Anche il nostro arbitro “cornuto” pare storcere il naso, pare soffrire queste prospettive.
Storce il naso ma non piega tali argomentazioni, nè spiega come contravvenirle........ pare che abbia un volgare principio di sternuto sacro-pagano o deminico-clericale.
Arbitro! Si soffi il naso!

La costrizione dopotutto non esiste di per sè! La costrizione è effetto dell’operato di alcuno!
Questa costrizione è ricollegabile al terrorismo islamico, dicono.
Ciò detto eccoci franare addosso pretese di condanne, di coocondanne, contro il terrorismo.
E’ dall’inizio dell’Umanità, dai primordi, che le fiere feroci delle selve boscose-oscure vengono avversate e temute e combattute.
Ed i greci dicevano ther (qhr) la fiera-feroce ed i vari eroi, od Ercoli, le combatterono e ci liberarono da paure e pericoli asfissianti.
Ed è quindi nel nostro “dna” l’avversione contro il chiuso bosco tana e dominio delle fiere.
Perchè pretendere nostre posticcie dichiarazioni contro il Selvaggio?
Perchè dicono “terroristi” gli sconosciuti sequestratori delle due Simone?

Volontari-Terroristi sono presentati quali Amici-Nemici da amare-avversare......... ciò mentre il “problema” iniziale era circoscritto, era ed è la Costrizione, anche quella delle “due italiane”!

Anche il Santo Padre, in una delle sue innumerevoli dichiarazioni settimanali, avversò la guerra, condannò la violenza........... le quali son pur figlie di qualche padre, attivo, di qualche madre orrida! No alla guerra, declamò il nostro Santo Padre, nè disse NO agli eserciti che tale guerra perpetuano sotto la guida di caracallati o tunicati generali.

(Vediamo il “nostro” arbitro crucisegnarsi velocemente).

Noi che odiamo la Costrizione vogliamo libere “ANCHE” le due Simone!
Vogliamo.......... vorremmo........... saremmo lieti di sapere............ ma non muoviamo dito, anzi ne muoviamo tre, per scrivere. Altri fiaccolano strade già lampionate, altri declamano teo-rizzazioni degne delle grandi occasioni, altri rinascono in necessità di dir la loro e dicono-dicono-dicono-dicono, immemori che la lunga materia suol generar fastidia iacoponica, immemori che chi sa rapido agisce, agisce, di sofoclea memoria.

Dicono che ALCUNI giornalisti, della carta stampata o degli innumeri TG, abbiano abbaiando aumentato le loro prebende.......... noi non vogliamo credere che tra essi si asconda alcun avaro, sapendo che essi-loro-avari sol fra conti e contanti han cuore contento ed allegro.

Ed allora, signor arbiter, a noi pare che dal Clamore sopraggiunto a tanto orrido Sequestro-Costrizione, a noi pare di veder loquacità, sentire loquacità che echeggeranno poi in armi, in risonanti armi letali, le quali continueranno ad esplodere per opera di quanti trovano consenso, o si accaparrano legalitarismi al loro operato.
Ma non è stata quaesta stessa guerra a generare questo triste caso, ulteriore?

Ilaria Alpi fu rapita, caro arbitro nostro. A lei son seguiti altri sequestri, “benevoluti” o cadaverica-mente evoluti: nulla induce a non doverne prevedere altri. Noi ancora non ci si fa capaci di intendere quanto variamente suggerito, quanto dai guerrafondai supposto e proposto: il buon-dio-volterriano ci impedisce di creder loro, non ci ha fornito d’idiotismi tali da digerire tante proposizioni.

Noi non si crede che esista la Mafia, nè la Pazzia, nè il Furto nè tant’altro.
Arbitro ascolta questo mio dire non-fallace:
Noi si crede che esista la situazione onde si sviluppi la Mafia, la Pazzia, il Furto e tant’altro.
Non esistono buoni sequestratori e cattivi sequestranti! Buoni rispetto a chi? Cattivi rispetto a chi?

Noi siamo sfastidiati dallo stesso cartello che reca scritto e corniciato le lettere che insieme insegnano diciture e comandi quali ALT, STOP; sfastidiamo per gli stessi vestiti-abiti, non importa se marcati o rattoppati.
Dalle nostre ALTure, con semplici STOPpini accesi, sappiamo già, già, vedere se sia il caso di rallentare o accelerare il nostro proseguo............... e potremmo insegnarlo ad altri, senza che legione alcuna insegua le nostre dicerie, nè materializzi il nostro dire.

Lasciamo che i nostri maestri ortopedici, ma non osteosi, vadino a defraudare scheletri come già i loro predecessori confuciani............ i quali ultimi non sapevano che Chuang Tze li avrebbe poi sputtanati in eterno.
A noi non piace neanche la dizione Maestro-Scolaro ........................................................... figuratevi quanto possiamo innatamente aborrire la situazione di Costrizione da parte di Costrittori, agenti in ambiti che tali Costrizioni permettono o favoriscono.

Antichissimi nostri avi uccidevano i nemici vinti non sapevano cosa farne: li ammazzavano o mangiavano; poi la civilizzazione-progresso (sagacemente intesa da Engels) vide nascere nella mente dei vincitori la schiavitù-loro e nella vita dei vinti la schiavitù-propria.

Nè amiamo dilungarci in analisi polemicissime verso-riguardo a “Volontari” che........... solo che non amiamo missionari nè i Missionari in genere, tantomeno quelli che Lumumba seppe spogliare prima che la vendetta lo condusse a fucilazione pacificante.

Stelio

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SORPRENDERE - PICCOLI APPUNTI

1 - La politica -

Rivalutare il lavoro politico e non far confusione tra chi utilizza lo strumento e lo strumento in se stesso (l’uomo politico, la politica)

Riconoscersi come cittadino e come persona politica.

Analizzare le risorse e le criticità del territorio dove si vive dal livello più basso (il quartiere) al livello più alto, le strategie politico-sociali-economiche mondiali e come agiscono sul territorio dove viviamo.

Informarsi, confrontarsi e scegliere le proprie volontà politiche tenendo conto delle strategie superiori e dei valori di fondo dell’uomo nella società.

Tra i cittadini scegliere, tra chi si è reso disponibile, quelli più adatti a svolgere la funzione di delegato.

Il delegato deve sottoscrivere un mandato politico per riportare e sostenere le proposte dei cittadini

I delegati dei cittadini devono incontrarsi per coordinare le varie proposte dei cittadini da riportare al livello parlamentare.

Vi devono essere dei momenti di verifica dell’operato del delegato, se conforme al mandato ed eventualmente dei momenti di riflessione differenti soprattutto qualora intervenissero dei fatti che modificano le situazioni date.

Chi non rispetta il mandato dei cittadini deve essere sconfessato come delegato e perdere qualsiasi incarico che ne sia conseguito, anche a livello parlamentare, deve essere sostituito con il secondo delegato disponibile, perciò dovrebbe essere modificata la legge.

Questo processo deve essere continuo, con circolarità e con apporto di nuove potenzialità, di coinvolgimento del cittadino, analisi, dialogo e riproposta delega - verifica, in un movimento che dovrebbe essere di crescita del cittadino e sociale per una maggiore vivibilità sul pianeta e la crescita delle persone.


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2 - Il futuro del pianeta e le sciagure (morti) provocate dall'uomo all'uomo


Un famoso chimico, premio Nobel per la chimica, sostiene che abbiamo fino al 2015 per cambiare rotta, decisamente, nel vivere il pianeta Terra se no dopo il 2020 non si potrà più recuperare una situazione sostenibile di vivibilità (lo scioglimento dei ghiacci antartici è sempre in continua espansione, abbiamo un aumento generale della temperatura, nell'astigiano si coltivano gli olivi, vi sono state diverse trombe marine sui litorali italiani, fra cui Pescara etc. etc. solo in Italia).

Abbiamo in Italia e nel mondo diverse associazioni che s’interessano a diverse problematiche animaliste ed ecologiste: il randagismo, la vivisezione, la caccia alle foche, la distruzione delle foreste etc. etc. etc.; mi chiedo, se nel mondo sarà più difficile vivere causa l'inquinamento, la distruzione o mancanza delle risorse, la sovrappopolazione, in questo processo saranno coinvolti fortemente gli animali, le piante, le opere culturali dell'uomo, la natura tutta; perciò non sarebbe ora che, oltre ad affrontare il problema particolare, ci si muova in modo univoco, distaccando, eventualmente, delle persone da ogni associazione per portare avanti insieme linee comuni.
E' inutile preoccuparsi di particolari problemi se poi saranno risolti, ma solo con l'eliminazione del problema, in pratica con la morte di quegli animali, piante che si volevano proteggere.

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Ultimamente nello scorrere le prime pagine dei giornali vi troviamo sempre la morte, giornalisti, operai, cittadini inermi, soldati, carabinieri, bambini, ragazze, donne, mogli in IRAQ, SPAGNA, RUSSIA, ISRAELE, ITALIA etc. etc. etc. etc..
Ci siamo dimenticati o ci stiamo dimenticando d’altri morti, soprattutto se non italiane: Giorgiana Masi, la studentessa di ROMA uccisa all'università,
le ragazze del Circeo, Mara Cagol (chi era?) anche se ha fatto una scelta che non ci trova d'accordo, giornalisti inglesi in IRAQ (chi li ricorda), palestinesi e israeliani innocenti, tutti quelli che muoiono di fame ogni giorno nei paesi poveri, sterminati in guerre, violenze, le donne e i bambini iracheni morti durante il blocco attuato dai paesi occidentali, Carlo Giuliani sarà dimenticato, Baldoni pure, Ilaria Alpi sarà dimenticata dopo le varie indagini, il caso Ustica a che punto è, dov'è.
I calciatori iracheni si sono rifiutati di mettere il lutto al braccio per la morte del giornalista italiano spiegando che in IRAQ muoiono ogni giorno centinaia d’Iracheni, quello che si può obiettare e che avrebbero dovuto portare lo stesso il lutto per Baldoni, ricordando i morti Iracheni e non toglierlo più per ricordare tutti i morti.
Il nocciolo della questione: è inutile continuare a piangere ogni morto, quello, questo d’oggi, quello italiano e non quello inglese o americano, africano, indiano, groenlandese e non fare o non poter o saper fare nulla contro queste morti.
La soluzione è solo nel cambiamento dell'uomo, vogliamo farlo, sappiamo farlo, possiamo farlo???
Penso che non sia possibile (nella pratica), quello che ci resta è comunque muoversi nel mondo della politica, cercare di cambiare situazioni al livello più globale possibile, testimoniare, testimoniare il lutto per tutti quelli che muoiono e chiederci quanto abbiamo collaborato a quelle morti facendo o non facendo!!??

Pierre Sorprendre


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CHI FA LA
SPIA NON E’ FIGLIO DI MARIA…


Nel 2000 uscì il libro di Dario Biocca e Mauro Canali L’informatore: Silone, i comunisti e la polizia, nel quale i due sostenevano la tesi che Silone fosse stato, per molti anni, un informatore della polizia fascista. Il libro riscosse un notevole successo internazionale e diede adito ad un acceso dibattito sul “caso Silone”. L’anno seguente uscì, per i tipi dell’editore Lacaita, il libro di Giuseppe Tamburrano, Gianna Granati e Alfonso Isinelli Processo a Silone. La disavventura di un povero cristiano nel quale si smontavano, punto per punto, le tesi del libro di Biocca e Canali. Questo libro non ebbe lo stesso successo, anzi passò (per il grande pubblico) del tutto inosservato. A fare la differenza è stato, come sempre, il comportamento della stampa e dei mezzi di disinformazione di massa. Un Silone spia del regime era un boccone appetitoso. Come scrive Tamburrano: “Un grande scrittore, un militante politico che è stato inviso a tutte le dittature, di destra e di sinistra, a tutte le chiese, a tutti gli apparati di potere, viene smascherato, scoperto professionista del più squallido mestiere, quello di spia, traditore del suo partito: è un colpo grosso, è uno scandalo estremamente piccante, eccitante”.
La costruzione della storia del Silone-spia “prende lo spunto da un fatto realmente accaduto e poi lo trasforma e lo snatura in una vicenda fantastica”.
Continua Tamburrano: “Il fatto: Silone nell’aprile del 1928 è colpito da una tragedia familiare. In quei momenti, mentre attraversa un drammatico travaglio politico, il fratello Romolo è accusato e processato [riconosciuto innocente] per aver provocato la strage della Fiera campionaria di Milano causando la morte di 18 persone. Nel carcere l’imputato viene sottoposto a torture e scrive al fratello implorandolo di aiutarlo. Silone ha conosciuto in passato un funzionario della polizia politica: lo cerca, gli scrive e gli chiede di fare qualcosa per il fratello. Il poliziotto, che è ai vertici dell’OVRA, invita Silone a metterlo in condizione di aiutare Romolo, fornendo all’OVRA notizie riservate sui comunisti. Silone manda informazioni generiche, prive di rivelazioni. La cosa non marcia, il ricatto a Silone non funziona. E il rapporto si interrompe. Silone non è diventato una spia. Ma quella vicenda è lo spunto, il fatto realmente accaduto, da cui parte la costruzione letteraria. Questo povero cristiano meritevole forse di un rimprovero ma degno soprattutto di umana pietà diventa, nell’invenzione letteraria, un mostro”.
Per avere un’idea chiara dei fatti converrebbe leggere tutt’e due i libri citati. Qualche considerazione, però, va fatta.
Innanzitutto il “caso Silone” è incominciato molto prima. Quella che non è stata digerita a suo tempo (ma ciò che non si digerisce rimane sullo stomaco anche quando la storia ha dato ragione al “boccone amaro”) è stata la netta presa di posizione di Silone contro lo stalinismo che causò la sua espulsione dal PCI nel 1931.
La ricerca dei due storici è stata fatta solo ed esclusivamente sulle carte di polizia del Casellario Politico Centrale dell’Archivio Centrale dello Stato. Non c’è nessuno che si occupi di storia che non sappia che le carte di polizia (strumento importantissimo per la ricerca storica) hanno valore se collocate nel contesto politico e sottoposte al giudizio critico-comparativo con altre fonte documentali. Altrimenti si rischiano cantonate madornali. Chi fosse interessato all’argomento può leggersi il libro pubblicato da Elèuthera nei “Quaderni del Centro Studi Libertari Archivio Pinelli” Voci di compagni schede di questura che raccoglie gli interventi di Bermani, Berti, Brunello, Franzinelli, Giannuli, Pezzica e Venza sul tema dell’uso delle fonti orali e delle fonti di polizia nella ricerca storica.

Giuseppe Bifolchi


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Tutti i governi, con una sfacciataggine sorprendente, hanno sempre affermato ed affermano che i preparativi militari e le guerre stesse sono necessarie per mantenere la pace. Ogni governo, lungi dal lavorare al mantenimento della pace, si sforza di meritare l’odio delle nazioni straniere. E quando ha ben eccitato contro di se l’odio degli altri popoli, ed esaltato il patriottismo dei suoi sudditi, persuade questi che sono minacciati e devono preparare la difesa.

L. Tolstoj

NO WAR!

L’imperialismo assassino del nostro governo ci sta portando ad una escalation di terrore e di guerra troppo pericolosa per il mondo intero. I contingenti militari italiani, al cappio dell’U.S. Army, dovevano essere presenti per proteggere i civili ma a quanto pare non sono assolutamente in grado di farlo, lasciando così drammaticamente soli anche chi lavora sul versante umanitario. In uno stato di schizofrenica confusione tutti si scagliano contro tutti mentre chi sta in alto continua a giocare a scacchi sulla carta geografica del mondo. Il tricolore bagnato di sangue è diventato ormai troppo stretto per coprire altre ingiustizie, inumanità, menzogne, oltraggi e delitti!

NO AL MILITARISMO

FUORI LE TRUPPE

DALL’IRAK

LIBERTÀ PER SIMONA TORRETTA E SIMONA PARI


LABORATORIO POLITICO

Presentato da Eddie Zombie

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