TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE TORNA ALL'INDICE TEMATICO


INDICE - IL SALE N.°35

SCONTRO DI CIVILTA’? MA DOV’E’ LA CIVILTA’?

DISCUSSIONE DE “IL SALE”

L’angolo della post@

Proberbi e modo di dire

‘Viaggio ritorno d’un poeta vagabondo al passato’
(…seconda parte)

VI RIGIRO UNO STRALCIO DI UNA MAIL CHE MI E’ ARRIVATA STAMATTINA

IN/ KOERENZE

LA CHIESA E LA GUERRA
( seconda parte )

L’Aquila, Piazza Palazzo, mercoledì 2 giugno 2004PRESIDIO ANTIMILITARISTA

L’UOMO, IL “BABAU” E IL TERRORISMO

Parlare Scrivere secondo cosa?

Parole che scorrono: pensieri che appaiono! O pensieri che scorrono mentre appaiono parole!

L'angolo della poesia:

Bruzolo, un posto come un altro? (continua)

Ritorno alla fonte di Lama Bianca


*************************************************************************************************


SCONTRO DI CIVILTA’? MA DOV’E’ LA CIVILTA’?

In Iraq, secondo i mass media, sarebbe in atto uno scontro di civiltà: la Civiltà Occidentale e quella Araba Musulmana. Tale valutazione trova d’accordo tutti i partiti istituzionali ed è questo il motivo per cui nessuno di loro appoggia la Resistenza irachena.

Tenendo presente quello che sta avvenendo in Iraq (torture, massacri, bombardamento e invasione di una nazione) la prima domanda che mi pongo è: dov’è la Civiltà? Dalla parte dei Paesi Occidentali aggressori? Oppure dalla parte dei Paesi Occidentali che non hanno aggredito, ma che stanno a guardare? Impossibile! Le Civiltà non hanno mai fatto cose del genere: esse si sono integrate e sommate tra loro, per il bene reciproco dei propri popoli, il tutto in funzione del progresso umano. Il comportamento degli eserciti invasori dell’Iraq è da Barbari distruttori non da portatori di civiltà. La “Civiltà” che aggredisce non è più tale; un simile comportamento indica che il suo ruolo progressista nella Storia si è esaurito e che rimane in piedi solo per la sua forza bruta, cioè quella militare, altrimenti sarebbe travolto dalle masse.

Gli Stati Uniti si dicono un Paese democratico e Bush ha detto che esporterà la Democrazia anche in Iraq, senza che gli Iracheni glielo avessero mai richiesto. Come si può parlare di Democrazia in un Paese dove il 49% degli elettori non si reca nemmeno a votare ed il Presidente viene eletto soltanto dal 26% della popolazione? Gli Stati Uniti si autodefiniscono paese democratico ma non c’è più niente di democrazia , così come l’URSS si autodefiniva “Paese Socialista” e non c’era niente di Socialismo.

In Iraq è in atto una classica ribellione di popolo contro l’invasore e quindi va pienamente appoggiata. Da questo lato è la vera civiltà, in questo momento, in quel Paese. Ogni popolo ha il diritto alla propria libertà e quindi alla propria ribellione, “senza se e senza ma”. Se io stessi in Iraq sparerei contro gli Americani e gli altri invasori. Naturalmente non lo farei in nome di Allah e della Patria irachena, ma dell’Autogestione e del Socialismo, anche se facessi parte soltanto di una piccolissima organizzazione.

La ribellione all’ingiustizia ha sempre ragione ed ognuno è libero di farla in nome di chi vuole. Voltaire, l’illuminista, diceva: “Non condivido le tue opinioni, però lotterò con tutte le mie forze affinchè tu le possa esprimere liberamente!”(1). Secondo me così è da rapportarsi con la Rivoluzione Islamica che si sta svolgendo in Iraq.

Io penso che bisogna appoggiare il popolo iracheno nella lotta per la sua liberazione dagli eserciti invasori, così come è da augurarsi una lotta di liberazione del popolo italiano dai propri oppressori e dalle basi NATO, cominciando con il liberarsi dall’illusione di vivere nella “società del benessere”.

(1) La citazione non è esatta alla lettera però il contenuto è rispettato

Non si può seguitare a parlare di pace in Iraq quando già si spara e c’è una guerra in corso: diventa un parlare astratto, che non tiene conto della realtà. Il popolo iracheno, molto più concreto, con le armi alla mano, sta fermando la guerra e, sempre nello stesso modo, si sta prendendo il diritto all’Autodeterminazione. Se non ci fosse stata tale Resistenza, gli Americani ed i loro alleati sarebbero andati avanti ad attaccare e invadere la Siria, l’Iran e tutti gli altri “Stati Canaglia”. Per adesso si sono dovuti fermare.

In Iraq è in atto una classica violenza rivoluzionaria di popolo, già tante volte verificatasi nella Storia, contro l’invasore e non c’è niente di Terrorismo.

I Governi imperialisti vogliono definire tutto questo “Scontro di civiltà!” o “Guerra per la civiltà!” perché a loro conviene, mentre è una classica aggressione imperialista nei confronti di un Paese militarmente più debole, già tante volte verificatasi nella Storia.

Io penso che l’invasione dell’Iraq faccia parte di un piano preparato dall’imperialismo americano ed israeliano per il dominio totale del Medio Oriente e del mondo intero. Tale “guerra all’umanità”, come la definiscono gli zapatisti, si è mossa dai Balcani all’Afghanistan e all’Iraq, dove ha subito una “battuta di arresto”, grazie alla ribellione eroica del popolo.

Tale follia o “delirio lucido” provocherà la ribellione dei popoli del mondo intero che reagiranno a questo ulteriore massacro e sfruttamento. In questo processo io penso che i rivoluzionari, come sempre, debbano essere dalla parte degli sfruttati e degli oppressi di qualsiasi religione o nazionalità essi siano. Per questo motivo gli avvenimenti in Iraq si devono interpretare con il metodo della lotta di classe e con quello umanitario.

Personalmente non mi sento minimamente di lottare per difendere la “Civiltà occidentale” e le sue Istituzioni contro una qualsiasi altra civiltà perché non la considero più tale in quanto esprime un Sistema barbaro e decadente. La civiltà per cui si dovrebbe lottare, a mio avviso, è quella basata essenzialmente sui valori originari del Socialismo, non sulle sue deformazioni. Io penso che si dovrebbe riprendere il principio del Manifesto Comunista di K.Marx che dice: “Proletari di tutto il mondo unitevi!”, per poter costruire un mondo in cui tutti i credi religiosi e le etnie possano convivere liberamente. Credo che in questa epoca della Storia sia necessaria una nuova Civiltà che porti alla costruzione di una società senza Stato né eserciti né padroni, in cui vi sia Giustizia per tutti. Questo è l’unico progetto che può eliminare le guerre e portare la pace per sempre. Fino a che vi sarà lo Stato ed il Potere vi sarà la guerra! Fino a che vi sarà l’ingiustizia del ricco e del povero vi sarà la violenza. Una tale Civiltà si può costruire solo sulle ceri di quella attuale.
1/6/04 Antonio Mucci

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************

DISCUSSIONE DE “IL SALE”

(Il gruppo del giornale ha fatto una discussione molto interessante su “l’Essere Umano nella società di oggi”. La discussione si è protratta per due riunioni. Riportiamo la sintesi di alcuni interventi.)

Nel mio intervento ho raccontato la Storia di un immigrato romeno, ascoltata in un Bar. Costui era in compagnia di due miei amici italiani. Egli ha detto di avere moglie e due figlie in Romania; la moglie lavora nella città in cui vive; lui lavora con una impresa edile di Chieti e riesce a guadagnare sui 1000 euro al mese. Mentre spedisce una parte dei guadagni alla famiglia in Romania, accumula una certa quantità di soldi perché pensa di ritornare nel proprio Paese ed aprire un negozio. In questo modo vuole migliorare la propria posizione economica perché se rimaneva in Romania avrebbe fatto il manovale, quindi sarebbe rimasto un povero.
Il progetto di questo lavoratore serio ed onesto è rispettabilissimo, però io ho fatto presente che questa è una soluzione egoista. Ho detto che le cause del suo malessere sono sociali e non si possono risolvere in maniera individuale se non in piccola parte e momentaneamente, se gli riesce il piano di lavoro e di vita che si è fatto; il che non è facile per niente. Gli ho detto che secondo me avrebbe fatto meglio a rimanere con la famiglia in Romania, fare il manovale e dedicarsi alla lotta per il miglioramento di tutti e non solo di se stesso. Se c’è un miglioramento (per es. una casa) ci dev’essere per tutti, altrimenti non si accetta. Questa è la coscienza altruista nuova da acquisire. Con una tale coscienza lui e tutti gli immigrati farebbero la Rivoluzione nel proprio Paese piuttosto che soffrire la miseria e la tristezza di una emigrazione. Inoltre l’Italia va verso l’impoverimento, quindi la vita sarà più difficile per l’immigrato; logicamente anche per l’Italiano, quindi anche per lui vale il discorso della coscienza e della rivoluzione.
Gli amici ed il Romeno non erano d’accordo; ci siamo ascoltati e rispettati; ci siamo presi un buon caffè in armonia e siamo diventati più amici di prima.
Antonio Mucci

TORNA ALL'INDICE


************************************************************************************************

L’angolo della post@


ANCONA: 90° ANNIVERSARIO DELLA SETTIMANA ROSSA CONCLUSIONE DI UN TRAGITTO MAI COMPIUTO IERI COME OGGI CONTRO LA GUERRA, PER L'ANTIMILITARISMO E LE LOTTE SOCIALI Venerdì 4 Giugno ore 16.00 c/o il Circo Ad Alto di Ancona (Via Ad Alto 25) CONFERENZA SU "L'ATTUALITA' DELLA SETTIMANA ROSSA" interverranno Italino Rossi (su "I Moti della Settimana Rossa") e Massimo Varengo (su "La Settimana Rossa continua"). Altri contributi e dibattito. ore 19.00: CONCLUSIONE DI UN TRAGITTO MAI COMPIUTO Gli anarchici invitano cittadini, organismi sociali e di Base, a ripercorrere e terminare insieme il percorso del corteo del 1914, un tragitto che non fu mai concluso perchè le strade vennero sbarrate dalle forze di polizia che spararono contro i dimostranti compiendo l'eccidio da cui inizò il moto insurrezionale della Settimana Rossa. Oggi 4 giugno 2004, di nuovo contro la guerra, concentramento davanti alla lapide dei caduti della Villa Rossa (via Torrioni). ore 20,30 cena sociale al Circo ad Alto ore 21,30 c/o il Circo ad Alto CONCERTO DEL CANTAUTORE ANARCHICO ALESSIO LEGA autore della bellissima "Dall'ultima galleria" (sui fatti di Genova del 2001) e di altre stupende canzoni. "chi siamo noi? Ora siamo il fuoco che non avete mai domato..." Alessio Lega canta per far emozionare i suoi fratelli “cattivissimi” nei centri sociali, per scuotere gli spettatori delle feste di piazza, delle rassegne culturali, per rompere il silenzio televisivo con la musica della fantasia, ai bambini delle elementari... per portare la “poesia” soprattutto dove non ce la si aspetta! La sua lingua è la sua terra. Informazioni tecniche: il Circo ad Alto (sito nell'omonima via) è un locale vicinissimo al muro della Villa Rossa (quella della strage del 1914). Via Ad alto, come le altre vie attorno, furono sbarrate dalla sbirraglia per circondare i manifestanti e non farli avanzare. Per raggiungerla, se venite in auto, conviene parcheggiare in via Torrioni o nei pressi della vicina Cittadella sopra Capodimonte e poi fare due passi, altrimenti c'è un parcheggio sotterraneo a pagamento in Piazza Stamira. Chi viene con altri mezzi può arrivare a Via Alto (che è una lunga scalinata in salita) da corso Stamira o dalla centrale Piazza Roma passando per via Oberdan o dalla stessa via Torrioni. Gruppo Anarchico "Malatesta" di Ancona per adesioni e contatti careri@libero.it

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************

Proberbi e modo di dire


L’ amore se cumènze nghe ssòn’ e ccande, e sse fernisce nghe ‘nu mare de piande.

L'amore comincia con suoni e canti, e finisce in un mare di pianti.

TORNA ALL'INDICE

***********************************************************************************************


Viaggio ritorno d’un poeta vagabondo al passato’
(…seconda parte)

‘dimmi Francesco’ dedicata a Francesco Guccini
principe dei menestrelli
Dimmi Francesco
poeta della nebbia, rabbia
e della notte, dove sei
tu forse non ci conosci
o non ricordi
ma posso dirti
a cuore aperto che
le tue ballate
di polvere e sogni
hanno nutrito da tempo
i nostri desideri
di cambiare il mondo
coi suoi miti ed eroi
di cui ti confesso
non ha più bisogno
la nostra vita perchè quello stesso mondo
a cui avevamo affidato
speranze ed ideali
ci ha tristemente delusi
lasciandoci come consolazione
il sapore della disfatta.
Ma tu ci puoi aiutare
ed io sono sicuro
ci darai ancora la tua mano
lungo un cammino di vagabondi
vagabondi delle stelle
ed il tuo eskimo innocente
ci farà da guida.
Ci terrà buona compagnia
mentre aspettiamo impazienti
che arrivi l’ospite gradito
quell’Amerigo
coperto di nebbia
e luccicante d’antracite
che ci parli
o meglio ci canti
dell’America lontana
quell’America nostalgica
delle avventure di Paperino.
l’America degli emigranti
e delle brune miniere
di chi, lasciato il suo paese
solcava l’immenso Atlantico
per rifarsi una vita
e che spesso finiva invece
in notti di sonno e fumo
trascorse fra vino e caffè
con la speranza di andare fino in fondo
e risparmiare il necessario
per metter su un negozio alla buona
ed assaporare di nuovo la gioia
di respirare aria sana della sua terra.
La stessa aria che si respira
cantando le tue ballate
che ci fanno sentire ancora giovani
anche se non lo siamo più da tempo.
E noi continueremo a cantarle
passeggiando contenti
a piedi nudi sulla sabbia del mare
quel Mare Adriatico
che come noi tu ami tanto
quel mare non lontano
dalla tua adorata Bologna
città natale
di quel Guido capostipite
dei poeti d’amore
che le rigide convenzioni
dell’amor cortese
tradussero in liriche
di suprema grazia e beltà.
Eredità, che venne a sua volta
continuata a suo modo
da quel Giovanni Pascoli
figlio diletto della
sua Romagna calda di sole
dove con la criniera al vento
la cavallina storna
prosegue la sua corsa solitaria
verso la torre
dei Bentivoglio e Da Polenta
con la voce angosciata
dell’infelice Francesca
che racconta al pellegrin fuggiasco
la sua tragica storia.
Ma per tornare da te Francesco
cantiamo insieme
‘nel cuore dei cortili
i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro
a delle Silvie beffeggianti’
e col caro Giacomo
così vicino al nostro mondo
di sogni ed illusioni
salutiamoci da buoni amici
senza pretese
e dimentichiamo così
il tempo andato
che fermar non possiamo
e che più non tornerà,


Fernando Italo Schiappa, poeta ed amico.
(continua nel prossimo numero…)

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************

VI RIGIRO UNO STRALCIO DI UNA MAIL CHE MI E’ ARRIVATA STAMATTINA

Un vero profondo disgusto per la cultura di sinistra, la pratica di chi predica bene e razzola male. Lo shock di accorgersi che come nelle migliori famiglie, i panni sporchi si lavano in casa e si tollerano imbroglioni e lestofanti se ogni tanto fanno una donazione al partito…Orrori di sinistra, l’elenco non è breve: l’autoritarismo dei leader, il maschilismo dei capi militari, la disponibilità a sacrificare chiunque (se sei un vero comunista devi accettare con gioia che un membro del partito ti spari in testa se questo può dare un vantaggio tattico all’Internazionale Comunista). In una persona che dice di voler migliorare il mondo sono intollerabili il calcolo politico cinico, l’inciucio, il tradimento degli accordi, la falsità, l’arrivismo, la corruzione, la
violenza gratuita, la tortura.
Io credo che in ogni reazionario ci sia un ribelle deluso. Sono così incazzati e così ciechi perché hannoinfilato un giorno il naso in una riunione di ribelli e hanno sentito un tanfo terribile di imbroglio. Oggi non riesco più a trovare un progressista che non
dica “i politici della sinistra fanno schifo”. E’ un paradosso: sei di sinistra ma non ti vanno bene i capi della sinistra! E non è un fenomeno italiano, è un fenomeno planetario: dagli USA, all’India, alla Russia, la gente di sinistra è stomacata da tutti i leader della sinistra. Beh, non c’è da stupirsi se molti preferisconouna destra che comunque ha una qualche compattezza a una sinistra composta da elettori che per prima cosa ti dicono: “Sai che quelli che ho votato l’ultima volta sono proprio degli stronzi?” Abbiamo un modo di fare propaganda elettorale veramente straordinario.
D’altra parte non possiamo neanche far finta di niente. Continuiamo a votare gente tanto furba che se aprisse una salumeria fallirebbe in un mese. Il nodo da sciogliere è quello di reinventare la cultura e la politica. E qualche cosa si muove in questa direzione.
In tutta Italia, piccoli gruppi di 2-3 persone stanno dando vita a migliaia di piccole iniziative che coinvolgono la gente su problemi reali: dalla festa della scuola elementare, alla protesta per una discarica abusiva, all’organizzazione di forme di risparmio energetico e consociazione degli acquisti, creazione di nuovi spazi, attività commerciali diverse, gruppi di pressione sociale, di solidarietà, arte, ecc. ecc…
Non si tratta di gruppi “politici” ma di micro aggregazioni umane che hanno una visione globale del problema “vivere”. Una società nuova non si costruisce nelle cabine elettorali ma nella vita quotidiana. Le grosse aggregazioni politiche si spaccano e perdono presa sociale, non hanno più capacità di innovazione culturale e della comunità. I micro gruppi agiscono come colonie di batteri e unavolta che si impiantano scoprono di avere una straordinaria capacità di incidere a livello locale.
Siamo agli inizi…Vedremo.

Cià Lucio S.

TORNA ALL'INDICE


************************************************************************************************


IN/ KOERENZE

Precedenti dichiarazioni smentite.
Impegni presi e non mantenuti.
incazzature al limite della ( kl ) hysteria
se tal comportamento lor si contesta.
Rifiuto del dialogo, quando e esse troppo pesa.

Menzogne dalla massima dinsinvoltura.

Pianucolii pietistici e emerita ignoranza come difesa
e autogiustificazione
" non- so " , " ma...forse..." , " mi sembra ..." , " dicevo per scherzo..." , "...ma io intendevo un' altra cosa..."
" non ricordo..." , " può darsi...", " non capisco..." " non so cosa vuol dire questo..." ,
Giochi di idiote parole per finire sempre ad aver ragione
( far venire sensi di colpa a chi le strangolerebbe e le taglierebbe a pezzetti, nascondendole in un baule)
e possibilmente ottenere sempre ciò che egocentricamente si vuole .

Anime levantine, al di là del loco di origine, nascita e residenza
( Aosta o Bolzano non cambiano situazione ! )...lunari, tenebrose, telluriKe
( UCCIDIAMO IL KIAR DI LUNA!!! F.T.M. , 1910 ) . Ulteriormente stronze, allorché si sentino " liberate" dopo aver frequentato magari, qualche squallido corso del Kazzo, baraccone messo su da "bonzi" microcefali e truffaldinii quali le illudono di essere delle superdonne...
( Ah! Ah! Ah! Ah! )

( Ma$Kera & Volto dello $pirituali$mo Kontemporaneo)

Sono esse che rassomigliano i nostri uomini politici
o viceversa?
Psicopatologia egocentrica ormai generalizzata a livello di massa?
C' è da piangere o da ridere ?

Cèline 2000

"... la donna pura è proclive a mentire e a presentarsi come ciò che essa non è QUAND' ANCHE NON NE HA AFFATTO BISOGNO..."

J. E. ( ? N. d.R . )

OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

" E' a letto che si decidono le sorti dell c.d. " rivoluzione sessuale!" e non con migliaia di inconcludenti dibattiti, conferenze, testi pseudoscemtifici, masturbazioni mentali varie,( psicosentenze di microcefali improvvisatisi indebitamente conoscitori delle menti altrui, apprendisti stregoni dalle facili sentenze " Ma tu hai una sessualità repressa..." al solo egocentriKo manipolamento menti più deboli e mentecatte di loro stessi )che rischiano di azzerare l' istinto naturale , con motivazioni moralistico-picioanalitiche tendenti a far venire sensi di colpa per la...propria natura umana e a volte con risultati sbalorditivamente superiori a quelli conseguiti da duemila anni dalla Chiesa cattolica e dalla morale giudaico- cristiana in genere..."
IO

(Proposto da Gianni Donaudi)

TORNA ALL'INDICE

***********************************************************************************************

LA CHIESA E LA GUERRA
( seconda parte )

La violenza scatenata contro i Musulmani dilagherà agli inizi del 1200 anche nei confronti degli stessi cristiani, scismatici come gli Ortodossi o eretici come gli Albigesi. I teologi partiti al seguito della quarta crociata, infatti, giudicano una grande opera di zelo la conquista di Costantinopoli, se fatta per porre fine allo scisma e sottomettere i cristiani d'Oriente alla chiesa romana. Le conseguenze della vittoria dei crociati, come racconta un cronista bizantino, furono quelle prevedibili: "quando non trovarono più resistenza, fecero passare a fil di spada tutti gli abitanti, senza distinzioni di età o di sesso". E poco dopo la Francia meridionale viene devastata quando Innocenzo III, invocando paradossalmente il Dio dell'amore e della pace, impone al re Filippo Augusto di sterminare gli Albigesi: "Noi vi domandiamo incessantemente, vi incoraggiamo con fervore e, in una tale drammatica situazione, vi ingiungiamo... di non tardare a combattere tanta malvagità e di impegnarvi per portare la pace a queste popolazioni nel nome di colui che è il Dio della pace e dell'amore".
Quelli che resteranno vivi, poi, saranno costretti ad abbandonare i loro errori. Nei confronti degli eretici, infatti, il maggior teologo del tempo, Tommaso d'Aquino, sosterrà che è lecito combatterli per obbligarli a tornare alla vera fede, a cui si erano impegnati col battesimo, mentre la conversione non può essere imposta ai Musulmani, che sono da combattere solo perché ostacolano la diffusione del vangelo. Per cercare di limitare il ricorso alla guerra, Tommaso dedica tuttavia particolare attenzione alla determinazione dei criteri che permettono di considerarla moralmente giusta, ma insiste anche sul dovere di obbedire del soldato, che perciò non è colpevole se agisce in virtù di un ordine. Anche i nazisti processati dal Tribunale di Norimberga si sono appellati a un simile principio! Principio, invece, contestato nello stesso 1200 dagli Albigesi, per i quali non c'erano guerre giuste e che consideravano un assassino anche il soldato che uccide obbedendo a un ordine. E ancora alla fine del 1300 sarà condannato in Inghilterra, dai vescovi che sostenevano la teoria della guerra giusta, anche il pacifismo dei Lollardi, che giudicano la guerra di per sé contraria al messaggio evangelico.
Col Rinascimento e la riscoperta dei valori del mondo classico, le motivazioni religiose della guerra cedono il passo a quelle decisamente terrene, e invano un umanista cristiano come Erasmo da Rotterdam mette in guardia contro i pericoli dell'esaltazione dei condottieri dell'antichità: "quando ti si parla di Achille, di Serse, di Ciro, di Dario e di Cesare non lasciarti sedurre dal prestigio del nome: non si tratta che di grandi, pazze canaglie furiose". Così nel 1500 gli stati cristiani, più che a combattere gli infedeli, pensano a combattersi tra loro e non fa eccezione lo stato pontificio, tanto che il papa Giulio II si mette personalmente alla testa delle sue truppe nella guerra contro i Veneziani, suscitando evidentemente lo sgomento di Erasmo: "cosa c'è di comune tra la mitra e l'elmo, la tunica santa e la corazza da guerra, le benedizioni e i cannoni, il pastore mite e i banditi armati, il sacerdozio e la guerra?". Simili critiche non impediranno a Paolo IV di benedire i propri soldati, tra cui non pochi protestanti tedeschi, da inviare contro gli Spagnoli, sudditi di un sovrano cattolico che vengono però gratificati dal papa di simpatici epiteti quali “semenza di Giudei e di Mori” e “feccia del mondo”.
Ma la motivazione religiosa non scompare; negli stessi anni essa rientra in gioco anzitutto per giustificare la conquista dell'America: gli Europei, infatti, hanno il dovere di portare a quei selvaggi non solo i benefici della civiltà ma anche la vera fede, da cui dipende la salvezza eterna. Conseguenza di questa generosa operazione, legittimata da Alessandro VI, che assegna ai sovrani spagnoli "per l'autorità di Dio onnipotente,a noi concessa nella persona di san Pietro, tutte le terre trovate e da trovare, scoperte e da scoprire", saranno lo sterminio di milioni di indigeni e lo sfruttamento delle loro ricchezze, mentre inascoltata resterà la voce di chi, come il vescovo domenicano Bartolomé de Las Casas, considera ingiusti aggressori proprio i conquistatori spagnoli, paragonati a "lupi, tigri o crudelissimi leoni da lungo tempo affamati", e riconosce invece alle popolazioni indigene il diritto di resistere agli oppressori.
E la difesa della vera fede torna in primo piano anche nelle guerre che insanguinano l'Europa in seguito alle divisioni religiose provocate dalla riforma di Lutero. La convinzione che lo stermino degli eretici sia un dovere sacro è comune alla maggior parte delle confessioni cristiane: Calvino, per esempio, è sicuro che "Dio vuole che non si risparmino né le città né i popoli; bisogna radere al suolo le mura, distruggere la memoria degli abitanti e abbattere ogni cosa in segno del più grande odio, per timore che l'infezione si estenda oltre".
Quando, alla metà del 1600, diventa evidente che l'unità religiosa dell'Europa non si potrà ottenere con la guerra, i sovrani cercano altre giustificazioni per la loro politica espansionistica, servendosi tuttavia della religione per giustificare agli occhi dei sudditi il loro buon diritto ad aggredire i nemici: in effetti le lettere pastorali dei vescovi, le prediche dei parroci, i Te Deum che regolarmente accompagnano le vittorie militari sono gli strumenti di comunicazione di massa.
Luigi XIV, per esempio, viene rimproverato per le sue numerose amanti ma viene elogiato per le numerose guerre che intraprende: nel corso di quella contro l'Olanda un eminente ecclesiastico, che presto diventerà vescovo, sostiene che "la provvidenza divina permette che il re, giustamente irritato, vada a portar guerra nel cuore degli Stati di una repubblica ingiusta e ingrata, e faccia provare la forza delle sue armi a coloro che disprezzano i suoi benefici e che vogliono opporsi alla sua gloria". Le guerre di Luigi sono sempre giuste, anche quando le sconfitte si susseguono, perchè queste con ogni evidenza sono una punizione divina meritata dai peccati del popolo e un'occasione per mettere alla prova la costanza e il coraggio del re. Il servilismo di tanti ecclesiastici francesi, non diverso da quello di tanti giornalisti contemporanei, verrà alla luce ad opera dello stesso Luigi XIV, che alla fine della sua vita avrebbe riconosciuto, rivolgendosi al suo successore, che le sue guerre, spesso scatenate per futili motivi, erano state causa di enormi sofferenze: la guerra "è la rovina dei popoli. Non seguite il cattivo esempio che vi ho dato: spesso ho intrapreso la guerra con troppa leggerezza e l'ho sostenuta per vanità".

Proposto da Michele Meomartino

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************


L’Aquila, Piazza Palazzo, mercoledì 2 giugno 2004 - PRESIDIO ANTIMILITARISTA

Non avevamo di certo bisogno delle immagini sulle torture trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo per capire quali atrocità genera la guerra e quali perversioni partorisce il militarismo.
No, non ne avevamo di certo bisogno, perché non si tratta di una novità. Non riguarda solo questa guerra. Non sta accadendo solo ora. Non avviene solo in territori stranieri. Tutto ciò è sempre avvenuto ed anche in misura maggiore. Dai campi di prigionia alle prigioni militari, dai centri di accoglienza profughi alle caserme delle forze dell’ordine italiane.
Per la televisione è diverso; per sopravvivere ha bisogno di immagini calde, intense, capaci di sbalordire gli spettatori.
Ma per noi cittadini le cose dovrebbero funzionare diversamente. Vorrei tanto ricordarvi che le torture poliziesche ai danni dei manifestanti accorsi a Genova per protestare contro il vertice dei G8 risalgono a pochi anni fa.
E vorremmo sottolineare che gli autori di tali crimini sono stati praticamente tutti assolti.
Rimanere sorpresi dalle ultime notizie che arrivano dall’Iraq significa o avere la memoria corta o voler dimenticare facilmente ciò che potrebbe essere un’immagine della realtà troppo difficile da accettare.
Dimenticare significa tacere, significa acconsentire, significa accettare. Ma, peggio ancora, significa rinunciare alla facoltà di giudizio, alla capacità di critica e di analisi dei fatti; significa consegnarsi e piegarsi totalmente al volere dei signori della guerra e a quello dei padroni dell’informazione.
Ci rivolgiamo principalmente ai partiti, a chi ne subisce l’influenza, agli schieramenti di area democratica di sinistra e a chi passivamente continua a sostenerli. Bell’esempio che hanno dato durante quest’anno di guerra!
Spaccature, crisi, scelte di convenienza. Oscillare da una posizione all’altra per più di un anno ed ora riunirsi in vista delle elezioni politiche! E per giunta sotto la bandiera di un pacifismo anonimo, freddo, di nuovo di convenienza!
È stato vergognoso assistere a questa situazione così come è vergognoso continuare ancora a giustificare la cosiddetta “missione di pace” in corso in base al numero delle vittime militari, alle condizioni degli ostaggi paramilitari, alla guerra al terrorismo.
Si continua a discutere di questo senza prendere in considerazione il numero delle vittime civili (di gran lunga superiore. Non dimentichiamo Madrid). Si continua a sostenere la “missione di pace” senza accennare alla progressiva distruzione di una cultura, alla devastazione di un’intera area geografica.
Si continua ad affermare la necessità di questa “missione di pace” senza approfondire quelli che sono gli stretti legami tra guerra e terrorismo, tra guerra e potere, tra guerra e petrolio, tra guerra e confini, tra guerra e neocolonialismo.
Per questo oggi siamo di nuovo in piazza.
Abbiamo il compito di ricordare a chi ci ascolta che non tutti i cittadini italiani approvano e sostengono questi crimini e questi criminali.
Siamo di nuovo in piazza per dissociarci dai guerrafondai e da logiche di potere che sul militarismo fondano la propria esistenza.
Siamo di nuovo in piazza per urlare che la guerra non rappresenta né una soluzione né una risposta.
La guerra e la sua politica non riusciranno a nascondere a lungo problemi sociali quali i tagli ai salari, alle pensioni, ai finanziamenti del settore pubblico a vantaggio del privato, la disoccupazione, l’incriminazione di un movimento che cresce e che giorno dopo giorno alza la voce per rivendicare diritti sempre più negati.
Siamo di nuovo in piazza per contestare quelle che sono le insostenibili spese pubbliche (affrontate da governi che non ci rappresentano) per mantenere in piedi e sostenere:
all’estero questa guerra;
nei nostri territori una struttura assolutamente nociva e parassitaria.

A differenza di altri, le nostre posizioni nei confronti della guerra e del militarismo sono state, sono e saranno sempre le stesse: i fatti continuano quotidianamente a dimostrare la validità delle nostre idee.
La nostra bandiera della Pace non è mai accostata al tricolore; il nostro pacifismo è fondato su principi di Giustizia Sociale.
Piaccia o non piaccia le nostre battaglie e il nostro impegno avranno ragione di esistere finché l’attuale e legale sfruttamento dell’uomo sull’uomo dividerà il genere umano in due classi: dei privilegiati e degli oppressi.
Piaccia o non piaccia la nostra lotta scomparirà quando scompariranno il militarismo, la guerra, le classi sociali.


ANARCHICI AQUILANI - LABORATORIO POLITICO
GIOVANI COMUNISTE/i - ATTAC AQ - GRUPPO NO WTO
COLLETIVO STUDENTESCO INDIPENDENTE

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************



L’UOMO, IL “BABAU” E IL TERRORISMO

Le recenti riunioni de “Il sale” sono state dedicate, su proposta di Piero, ad una questione altisonante: l’Uomo. Tema difficile, se lo si affronta da tutte le prospettive possibili: filosofica, antropologica, sociologica, teologica, ecc. Tema ambiguo, se lo si riduce ad una serie di considerazioni relative al vivere - o al “malessere” - quotidiano. Tema “ozioso”, se ci si limita a sillabare i soliti luoghi comuni, del tipo che “la vita è sempre più difficile”, che “nono ci sono più certezze” e via discorrendo.
A me è sembrato che una discussione sull’Uomo dovesse limitarsi all’uomo “storico”, ovvero quello presente, il solo che possiamo conoscere realmente e nel quale identificarci. Allora la seconda premessa è stata quella di parlare, semmai, di “uomini”, tanto sfuggevole (ed ingannevole) ne risulterebbe la riduzione ad un’unica tipologia.
Uomini. Diversi tra loro ma sempre uomini. Quale umanità appartenesse poi a questo insieme di uomini è stato subito il primo problema conseguente: “umanesimo” o “civiltà”? Altro problema. Tanto più attuale in un momento in cui la politica “inventa” un fatidico “scontro di civiltà”: e allora la preoccupazione è quella di evitare di assegnare ad ogni tipologia sociale un proprio umanesimo o una propria civiltà.
Se infatti per civiltà è da intendersi, a mio avviso, il “luogo” in cui le culture e i pensieri si incontrano e si confrontano, non può esserci scontro tra civiltà, perché la “civiltà” sarebbe la sintesi di più di una cultura (e le culture a loro volta non possono essere solo due, ma sono molteplici).
Ma poi: civiltà? Cultura? Umanesimo? Vediamo.
Se ai “non pensanti” (più che ai benpensanti) può aver convinto la Balla della civiltà “esportata” a colpi di cannone (ed usiamo un eufemismo …), la recente scoperta delle torture nei lager americani non solo vanifica, bensì mette in un “tragico ridicolo”, ogni pretesa di umanesimo occidentale: se è accaduto che semplici soldati americani e inglesi (coi quali dovremmo sentirci se non altro affini per “cultura”) siano stati capaci di pisciare sui prigionieri, sodomizzarli, sottoporli a scariche elettriche, ammucchiarli come bestie, vuol dire che “non esiste” un modello culturale, “non esiste” un umanesimo occidentale, che nessuno ha il diritto di esportare un bel nulla.
Specie con la forza. Oggi Bush dice agli iracheni: io vi porto la democrazia, ma voi non siete liberi di accettarla o meno. Questa retorica americana assomiglia tragicamente a quella dei primi colonizzatori spagnoli nelle Americhe: il metodo della “imposizione della libertà” (che di per sé è un paradosso logico, oltre che un’aberrazione morale) è stato già infatti attuato da Pisarro mezzo millennio fa: come è noto, egli “offrì” ad Ataualpa, re degli Incas, la possibilità di convertirsi al cristianesimo, porgendogli una copia della Bibbia; quando il re, non comprendendone il significato, gettò via quella “cosa”, il condottiero poté dimostrare facilmente che egli così facendo rifiutava la redenzione nella fede, e lo fece imprigionare. Le affinità non finiscono qui: Ataualpa propose a Pisarro di riempire la sua stanza di prigionia di oro in cambio della libertà, e Pisarro finse di accettare ma poi, una volta preso l’oro, fece uccidere lo stesso il re.

In Iraq c’è stata un’invasione militare di Usa e Gran Bretagna, non autorizzata (ammesso che lo potesse essere) dall’ONU. La ragione di allora era di fare una guerra preventiva, prima cioè che Saddam Hussein scatenasse una guerra con armi chimiche non convenzionali. Contro questo “BaBau” gli USA hanno scatenato, loro stessi, una guerra “non convenzionale” (con bombe a frammentazione e a grappolo) e in parte “chimica” (con uranio impoverito e gas nervino)
Le armi chimiche in Iraq non c’erano, ma subito dopo il problema era già superato con una situazione di fatto, e il nuovo “BaBau” è diventato il terrorismo.
Il terrorismo non esisteva in Iraq, ma la seguente dinamica lo ha “inventato”: gli USA entrano in Iraq e decidono che la guerra è finita. Nessuna resa viene firmata dal governo iracheno, ma per gli Americani questo non è necessario: da quel momento chiunque continua a resistere con le armi non si chiama più, genericamente, “nemico” ma è promosso sul campo “terrorista”. Il fatto che le milizie di Saddam (la si pensi come si vuole, ma tecnicamente sono l’altra parte del conflitto) continuino la battaglia nelle nuove forme della “resistenza” non risulta agli Americani: loro sono terroristi e basta, e il “terrorismo” è il male del mondo.
Se accogliamo come paradigma questa situazione: “si chiamino “terroristi” un manipolo di persone armate che, resistendo per liberare la propria patria, combattono un paese invasore con atti occulti di sabotaggio”, è presto fatta l’equazione: i nostri carbonari nell’Ottocento erano terroristi perché, per liberare l’Italia dall’invasore austriaco, attuavano metodi occulti di sabotaggio.
Erano terroristi anche i partigiani della Seconda Guerra, rispetto all’ottica nazi-fascista: anche loro facevano attentati ai contingenti tedeschi, facevano saltare ponti, mettevano mine sotto gli autoblindi, sparavano come cecchini dai tetti, combattevano porta a porta.
Ma il “non pensante” avrebbe la “prima” risposta in tasca: sì, ma i patrioti combattevano per la civiltà….
La Vienna del Valzer incivile??! Bah..
E il “non pensante” avrebbe la “seconda” risposta in tasca: sì, ma i partigiani combattevano per la libertà…come ora fanno gli Americani….

No.
Dopo i fatti di Abu Ghraib e di Guantanamo, gli Americani non insegnano la libertà a nessuno.
Come Pisarro non poteva insegnarla ad Ataualpa.


Enrico Santangelo

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************


Parlare Scrivere secondo cosa?

Chi scrive ha una penna in mano. Egli decide di vivificare idee sbollenti nella sua testa secondo i crismi suoi e di altri.
Scrivere è più vicino al parlare che non all’agire: l’azione si vivifica secondo modalità certamente più concrete.
Vico scrive che le persone afflitte da alcun lutto, più che discorrere, sfociano in pianti, viceversa quanti hanno il piacere di alcun gusto tendono a risi e risa più o meno sfrenati.

Quanti han la ventura di accompagnarsi ad un dicitore di minacce o ad uno scrittore di minacce, immediatamente capiscono la differenza che intercorre tra essi e quanti invece immediatamente materializzano le minacce medesime. Diogene girando in um mercato fu inavvertitamente colpito da un palo che alcuno trasportava. Quando detto trasportatore si rese conto del colpo inferto al gran Cinico, dicono che abbia urlato: “Attento!”
Il buon Diogene, Dio-Gene, Genia Divina, Cane Egizio venerato quale Vero Dio anche da Socrate, .........avrebbe replicato: “ Perchè vuoi colpirmi di nuovo?”

Il Parlare é........., l’Azione è........., lo Scrivere è di quanti hanno penne alle mani più che alle spalle! Abati così scriveva ed evidenziava, mentre altrove riscopre poeti che adiscono al Parnaso e poi van presi o son presi per il naso.
Lo Scrivere, come ognialtra cosa, lapalissianamente si configura quindi secondo svariati criteri, criteri che divengono svariatissimi fino a giungere e sorpassare l’estremo loro: un foglio pieno zeppo di righe, alle quali vengono frapposte altre righe e richiami e note ed asterischi e cancellature onde il foglio bianco diviene sempre più scuro, scurito, annerito......nero del tutto.

Esistono scrittori i quali, con varia intelligenza, appongono note o si dilungano in esplicitazioni noiose, spesso fastidiosissime, rendendo servizi a nonsappiamo quale dio.
Esistono scrittori i quali vantano Correnti-Letteraturali-Accademico-Cattedratiche, salvo poi tacere le idiozie innumeri delle medesime, salvo cernire un materiale che immediatamente risulta lungo, lunghissimo e con Jacopone ribadiamo che “La longa materia suol generar fastidia”.
Questa categoria di frulloni-stamignatori come i bambini nascondono la manina come nascondono becerità di loro predecessori, quelli dai quali traggono ragione e signoraggio. Il fatto è pure che loro non crescono mai, nè crescono i loro calzoncini.......vivono eterna giovinezza.

Parlare a chi?…… Corifea: ed io parlo a chi sa .kai legw proV eidota..Anche Clitenn Eschilov Prodigare, Scire
Parlare molto…… La longa materia suol generar……………………………………… Fastidia Jacopone
Parlare poco…… Parlare poco del molto è una………………………………………… Follia Abati
Parlare Terribilm…. deinoV legein. ed io Edipo ti ritrovo malevolo, duro per me v App eureka se dusmenh
Parlare………… "E' stato prima l'uomo o la donna a p.?"……v Agorà………… Dante De vulgari eloq
Parlare………… Corifera (Suppl.) e Clitennestra: e parlo ..…………………… A chi sa Eschilo
Parlare…v Pirrone… Omo che vol P.-Emprima dei pensare/ Se quello che vol dire-è… Utile ad udire Jacop
Parnaso………. abitato da Muse e poeti ….asceso anche da quanti finiscono poi Per naso andare Abati
Parola detta…… ……….non si attacca all'uomo (che la dice)…………………….. Upanishad-Heine
Parola…………… ……………………………….non è…………….……(v Lao Tze, Sufi) Sicura Chuang-tze
Parola…………….. …………………...non smussa………………………………… Lama acuta Esch
Parola……………… ………………………..è l'ombra dell'………..…(v Azione--a, Amica) Azione Democrito
Parola……………… Come posso dirti ciò a……………(v Rosa)……………………… Parole Hofmannsthal
Parola…................. La P. è quasi il corpo dell'idea la più……………………………… Astratta Zib
Parola……………… Per il bambino la P. stessa è cosa: la variabile combinazione…… Fonetica Pestalozzi
Parole "volant……. eppure "sta scritto" ('scrisse') pare superiore a…….. "…..disse"… Dixit - legei
Parole …………….. A P. credono d'essere d'accordo e…………………………… Non lo sono Leopardi
Parole …………… Panta gar scopo logon - che tutte le parole sono (da Edipo) ……. Scrutate Sofocle
Parole …………… Derivano dai…………………………………………………. Fatti Sofocle
Parole……………… Dario: Molti fatti sono facili a parole ma difficili a realizzarsi e…… Viceversa Erodoto
Parole……………… Queste cose non sono una sequela di P., ma una realtà…… Tremenda Sofocle
Parole---digerite…… Male digerisci questo discorso se sei stato nutrito da arpie e da Sterco loro Goethe
Parole---intese…….. Lo udii parlare in franc e capii ogni P., benchè non ci fosse nulla Da capire Heine
Parole---intese…….. Per lo più ascoltando P. si crede di doverci trovare anche……… Pensieri Goethe
Parole---morte…… Molti-tanti diz-voc negando loro riporti le sacrificano…..senza… Croci commemorative
Parole---quante…. Aristotile diceva esser più le cose che le……(Polisemia?)………… Parole Zib


Il Parlare è.......... Lo Scrivere è..........l’azione è l’Ideal canta una canzone, riecheggia nell’aria e negli animi di quanti poi di conseguenza si rapportano con varie o tutte le cose.

Queste “proposte” evidenziazioni sulle parole sono parte dei nostri riferimenti: essi iniziano ancor prima. Invero ogni qualvolta capita di scrivere una parola che contenga la lettera “D”......... quasi ci scuote, percorre, un brivido: quello della D-greca, o detta Delta, quella impressa a fuoco sulla fronte dello schiavo fuggitivo. Già che i Greci dicevano Drapetes questi schiavi irridenti: D-rapetes.
Poi la sintesi civile accademica favorì sintesi acrostiche, sintesi cioè che permettevano sintetizzare una voce con la sua sola lettera iniziale: Potenza!
Già Zeus altro non era che un ZZZZZZZZZZZ ! il sibilo del fulmine che fulminava l’asebico o l’irriverente! Poi tante Zeta divennero fatte evolvere nel più armonico Zeus.

Altri, scrivendo, hanno a riferimento loro primario imprenscindibile l’autodefinite scritture sacre, o alcune di esse, non altre quali il Corano. Corano nò perchè musulmano........nonostante Corano e scrittura-sacra sia in arabo la stessa-medesima cosa-idea.
Un Clericale avrà a seguire la “sua” scrittura sacra, con essa saprà definirci “Demonici” e con essa seguirà tutte le cose, anche quelle che stan ferme.
Capita che un Clericale sopravanzi quanto un sacro testo permetteva. Basta a detto plenipotenziario variare-accrescere-aggregare quanto conviene........... noi si ricorda che Giovanni immerse nel fresco Giordano tutta la persona, matura di............. mentre oggigiorno quattro goccette per bambinetti............ fortuna vuole che di domenica ciò sia Boccaccescamente sconsigliato.

Alcuni nostri riferimenti, con preposizione e con posposizione di altre idee e parole tendenti a manifestare alcune dignità. Vico le chiamava Degnità e.......... quanto ci son care e quante!
Altre censure o giudizi di pedanti......... poco li gradiamo, anzi.......... rammento quel tale che scrisse e disse...........: Se io fossi clericale mi suiciderei.......... per non disturbare. Noi invece si sopportano i medesimi ma non amiamo seguitarli nè vogliamo esser accecati o assordati dai loro modelli.
Viva le monache ed i monaci di clausura: essi almeno poco riecheggiano e poco abbagliano forzosamente: mai vedemmo noi rose venirci a solleticare il naso per aggraziarci di profumi ............nè mai vedemmo rose clericali fiorire tra letami di peccatori......... onde testimoniare la potenza di alcun loro signore.
Stelio

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************


Parole che scorrono: pensieri che appaiono! O pensieri che scorrono mentre appaiono parole!


Scrivo ciò che alcuni altri forse leggeranno e......... .
Ciò che scrivo.......... è come se scrivessi a me stesso: incateno parole per racchiudere alcune idee che mi scorrono nel cuore o nel cervello e che quindi ritrovo “materializzate” e mi domando se valgano, se s’è realizzata una plausibile trasfusione.

Scrivo, come pure tant’altri, ciò che un tempo non si sarebbe mai scritto, mai perchè la vita era riempita di problemi, più che di pensieri, e ad essi problemi si provvedeva con velocità: scrive Vico che un padre bastonando un figlio...... questi subito intendeva se era da provvedere alla provvigione di acqua o della legna. Era il tempo dei Mutoli.
Oggigiorno siamo nel deserto dei prolissi, non per caso prolissi.

Oggigiorno scrive chiunque: vale sopportare quanti di essi han difficoltà grafico-comunicativa. Quanto siamo disposti a sopportare? C’è chi sopporta e chi deve sopportare?
Gli “Ignoranti” sopportano pochissimo e son relegati nel loro limbo.
I “Sapienti” vogliono esser sopportati e relegano e rilegano sempre nuovi limbi.

Quanti si ritrovano nel Limbo? Quanti stravolgono quest’oasi e la ornano sempre più di catene e ferri ed inferriate? I clericali cominciarono col sacralizzare il lembo di una veste femminile e recinsero un luogo omonimo il LIMBO.
Anche da un lembo di stoffa è stato loro possibile evincere contenitore funzionale a proficui profitti.

Sempre più, con facilità sempre più irrisoria, tantissime cose mi si configurano miasmatiche perchè impregnate di clericalismo: ogni evento strano, ogni stranezza inaudita eccola consimile ad un evento miracoloso............. e chi è o quali sono coloro che del miracolo han fatto ........... e che sui miracoli han costruito fortezze e potere?

Il potere occidentale, questo potere che i potenti della terra scatenano su ormai tanta parte del mondo quanto odora (odora!) di clericalismo? Ma ................
Bene suggerisce Bruno a non ergersi a giudice se con virtude e forza non sei potente a rompere le macchine dell’iniquitade........... (poi Marx: io affermo che la rivoluzione consiste non in cambiamenti di mano del potere ma nello spezzare le macchine del potere medesimo). Marx è rivoluzionario, Bruno invita a prudenze salvifiche, invita gli altri, mentre affronta il rogo nel Campo dei fiori.
Chi accese quel rogo, chi ci spalanca carceri per esaudire il suo senso di ospitalità?

Che vale dire “chi accese quel rogo?” Che vale dirlo se i giudici insegnano che alle loro sentenze seguono conseguenze prestabilite? Se alcuno “denunciasse” i piromani romani .......... in quella Roma ove la brezza è soavissima e musicale e c’invita a sdolcinate melodie armoniche...... avrebbe aggiunto vento a vento o sospiri al vento medesimo.
Forse è meglio non dire chi accese quel rogo .............. si evitano frustazioni, si evita di cadere in odi che son men onorati del vendicarsi, come l’Agricola di Tacito insegnava gia millenni or sono.

I libri, alfine, ci han descritto ed insegnato tutte le massime, le buone massime, ........ solo manca di applicarle scriveva Pascal, che di massime continuò a scriverne a iosa.
Tanto varrebbe allora ribadirle, citarle per meglio esprimere i nostri pensieri stessi, scrivere .......... “per dilettare” come intese Leopardi.

Ciò mentre i nostri canali televisivi ci moralizzano, pedantemente, in questi giorni, circa la taroccaggine di alcuni programmi concorrenti. Si sbandierano critiche di finzioni .........
mentre la televisione medesima è per definizione FICTION, la FICTION. E tanta critica vien ancora da accusatori che son religiosissimi, sono rispettosissimi di credi, Credi, e
Miracoli che....... oggi gli effetti speciali fan vedere cortei che passeggiano su acque e moltitudini che addirittura volano.

Pare che irridano prodigiosissimi eventi antichissimi. Quelli seppero stupire i creduloni del tempo, questi pare che straniscano i nostri stessi giovanissimi, ed i bambini medesimi. E tanti di noi continuano a scrivere-denunciare eventi appena diversi da altri appena vissuti tragicamente eppure sempre nuovi all’apparenza.

Un libro riposa ancora sulla mia scrivania, alcuno lo scrisse in editoria gianica nel 67 e riporta una rivisitazione di Marat. Un libro, mille pensieri da........ perchè non riportare quanto ivi pare già ben ricordato? “.............stroncano il mio libro per rallegrare gli sciocchi”.
Quando il D. De Landa Vescovo ordinò e confessò nel 1566 di bruciare tutti i manoscritti maia...... .

Marat “......... propose di escludere dal diritto di voto i prelati, i finanziari, gli ufficiali del re e una moltitudine di vigliacchi, membri dell’Assemblea”. Che se il nemico avesse invaso il paese della libertà, “ .........che al primo colpo di cannone, il popolo chiuda le porte di tutte le città, e che si disfaccia senza esitare dei preti sediziosi, dei funzionari pubblici contro-rivoluzionari, dei macchinatori noti e dei loro complici”.

Chi ha letto questo libro e quanti sanno alcunchè di storia sanno benissimo che Marat morì assassinato. Morì anche Antonietta, morì ghigliottinata, lei che rideva assai e la maggiordoma non potendo più rider con la testa............ scrive Heine che ormai ride col deretano.

Heine che i protestanti odiarono, Antonietta che i clericali, non solo francesi, amarono ed ancora piangono. Marat che i clericali non piangono assassinato, nè vale lor piangere i fumi di Campo dei Fiori. Dicono che il grande Erasmo iniziò col riscrivere ritraducendo la Bibbia, per le troppe divergenze presenti tra le sue versioni. Dicono che anche Lutero ritradusse, da se e per se, la Bibbia. Mentre alcuni storici confermano che i contadini tedeschi non tradussero alcunchè ma che troppo estensivamente si scatenarono contro sconvenienze e soprusi, contro vecchi e nuovi traduttori.

I contadini tedeschi con Munzer furono repressi.......... eppure la loro rivolta, da molti, vien vista come figlia di quell’anelito rinnovatore soffiato da Erasmo. Un nuovo linguaggio che confluisce in riforme e controriforme sanguinosissime. Un nuovo linguaggio è allora anche pericoloso, pericoloso!
Eppure Erasmo (nome Desiderius) non fu che un indesiderato figlio illegittimo, e figlio di prete: “.......ex illicito et ut item incesto damnatoque coitu genitus”.
Noi sappiamo che lui stesso divenne prete a sua volta, quando?
Nell’anno della scoperta dell’America, ad Utrecht, consacrato dal locale Vescovo.

Alfine l’America altro non pare che un enorme ricettacolo che fu offerto al mondo europeo, un luogo ove evadere e sottrarsi alle ristrettezze del tempo. Quanti diseredati trovarono il paradiso nel nuovo continente? Quanti furono mortalmente sorpresi da questa invasione?
Pressochè tutta la locale umanità! Oggigiorno pare che eserciti potentissimi siano esportati da quei luoghi medesimi: pare un ritorno funesto!

Ci bombardano con i loro OK, anche se tutto va male. Si presentano coni loro nomi di Mac Scimmie e Mac Porci e Mac Carthy e Mac Bombe, ricordati da Guillen quasi mentre Cesaire canta:
“voglio essere colui che rifiuta l’inaccettabile.” Je veux etre celui qui refuse l’inacceptable.

“Salve” a quanti di mattino leggono queste righe. “Vale” a quanti vi si avvicinano di sera! Akakon.

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************

Bruzolo, un posto come un altro? (continua)

Poesie di Piero Lanaro


L'acqua della fonte

L'acqua della fonte
assomiglia a te,
a te che cerchi nutrimento
e con le mani
porti l'ambrosia
alla tua bocca.

E l'eccelso motivo,
si risolve in te
e tu sei fonte,
qualcuno assaporerà in te
la tua dolcezza,
il tuo pane,
e il canto della fonte
sarà il tuo canto,
la tua squisita parola,
sarà frutto dell'albero,
avrà stabili radici,
crescita,
sublime scopo,
trasparenza e gaudio,
libertà.

Così il canto
dell'acqua alla fonte.

TORNA ALL'INDICE


***********************************************************************************************


I mille gatti di Bruzolo

Tra la luna e il casolare
quante stelle puoi contare?

Dalla vecchia finestra sbrecciata
fanno capolino
e ti guardano.

I mille gatti di Bruzolo
vegliano al tuo sonno,
intenti nelle loro notturne opre.

Gatti della notte.

Chi
immobile al sommo della via,
chi sul ciglio del muro,
quello che amoreggia alla sua gatta,
fugge via al passante,
ma si ferma al campo,
guarda il suo amore
e attende l'attimo
per ritornare.

Ma or è tardi,
il treno all'avvìo,
e allorché il sole
solleva il capo
fra i monti
altri gatti si destano.

Gatti del giorno.

Tra essenze e molteplici eventi
guidano il giorno.
Da natura ad animo.

Che siano validi costruttori,
come gli altri,
nel mondo
e che dalla moltitudine di semi
fuoriesca un incantevole
e profumato olio.

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************

Ritorno alla fonte di Lama Bianca


Erano trascorse già le otto di
quel mattino di Luglio
ed i minuti inesorabili
affilavano come scintille la lama del tempo
mi rammentavano
che a Porto Allegro mi attendeva la corriere
per la gita alla Majella.
Poi ci fu il bosco dei faggi
fino ai prati
bagnati di fresco
a Fonte della Chiesa
e più in alto si stagliava
l’immane cima di Monte Amaro.
Canti di montagna
canzoni popolari
echeggiavano per la valle
e mentre a piene mani
appagavo la mia sete
di quell’acqua chiara e fresca
che ancor sapeva
di neve fresca montana
il mio pensiero vagava
per i boschi della taiga
tra le betulle argentate
in quel silenzio glaciale
rotto solo a tratti
dal cigolio di una troika
o dalla fumata di una vaporiera
in rotta alle lande di Vladivostock
poi la corriera s’allontanava
dalla faggeta verdeggiante
ed io mi ritrovavo
sul piazzale di Porto Allegro
stanco ma felice
sapendo che la montagna madre
aspettava il nostro ritorno
anche se per bere
alla fonte della Lama Bianca
quell’acqua limpida
che la Majella offre in dono ed ebrezza
ai pellegrini che come tu ed io Mimi
girovagano fra gli alberi del bosco
che ne custodiscono gelosi
la sua edenica bellezza
alla biblioteca comunale di san giminiano ( città delle torri )
del sommo rimator cortese folgore da san giminiano

Nella ridente san giminiano
del vate folgore città pre clara
rinvenne il poeta di sua mano
l’ispirazione virtù sì rara

con essa s’accinse al suo progetto
pel ricordo dell’autor dei mesi
di vergar felice tal sonetto
con le sue torri e passi scoscesi
delle viole di santa fina adorna
le sue spezie e le sue bellezze
del rimator cortese altezze
della toscana terra e orgoglio e vanto
di fiori oli e vini fortunata
pittor e poeti in rima baciata


FERNANDO ITALO poeta et amico

sette gennaio 2004


TORNA ALL'INDICE