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INDICE - IL SALE N.°33

* ALTRUISMO SCIENTIFICO

*C.S.O.A.

*LA GUERRA DI PIPPO

* MADRID:LA SCINTILLA CHE INCENDIA LA PRATERIA

Parole che scorrono: pensieri che appaiono!

O pensieri che scorrono mentre appaiono parole

*E RIECCOCI!!!

*SULLA NUOVA DESTRA

*L'angolo della poesiaCONOSCERSI

* ANIMALISMO, UNA PICCOLA RIFLESSIONE

* PER DOVERE DI CRONACA

* LIBERARE LA MENTE

* L'angolo della poesiaBruzolo, un posto come un altro (continua…)

* PROVERBI E MODI DI DIRE

*L'ANGOLO DELLA POST@

* INVOCAZIONE A MARIA

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Altruismo scientifico

L'Italia sta vivendo un periodo di lotte molto intenso: scioperi generali, grandi manifestazioni e cortei di protesta, ribellioni contro i Sindacati con crescita dei Cobas; proteste e ribellioni all'interno della Scuola e della Sanità; i lavoratori dell'Alitalia sono in continua mobilitazione; gli autoferrotramvieri si preparano a riprendere la lotta; tantissime lotte di fabbriche in crisi arrivano a trascinare tutta la città come è successo a Terni e Rieti; avvengono mobilitazioni di interi paesi e dei territori circostanti per respingere le ingiustizie del Governo come è avvenuto a Scanzano Jonico e sta avvenendo a Rapolla, entrambe nella Basilicata: sono vere ribellioni di popolo, al di sopra della distinzione tra Destra e Sinistra, direttamente contro il Padrone e le sue Istituzioni. Tale tipo di lotte è destinato a diventare sempre più frequente in Italia perché questa ormai è una società che scoppia, in un mondo intero che scoppia come dimostrano l'orribile attentato di Madrid con 200 morti e la guerra in Irak con i suoi 15.000 morti.
Nella misura in cui i problemi non si risolvono, e sono tantissimi, questi si ingrandiscono fino a scoppiare: escono dal campo prettamente economico per diventare vitali: Di fronte al pericolo della morte siamo tutti uguali, cioè Esseri umani e finisce la distinzione tra il ricco ed il povero.
La crisi dell'Italia avanza ma la coscienza dei cittadini è ferma, per ora. Essi non ancora prendono coscienza che è un'intera società che non va più, per cui ognuno seguita a pensare di poter risolvere i propri problemi da sé, oppure lottando con la propria categoria di lavoro insieme al Sindacato contro il Governo. Tutte le lotte sono basate sulla richiesta di "forti aumenti salariali". Indubbiamente sono giustissime per fare fronte alla forte crescita del carovita ma il problema, secondo me, è questo: a che servono se poi il padronato si riprende tali conquiste con le tasse, l'aumento delle bollette, della benzina e del prezzo dei prodotti? Io credo che sia una lotta inutile e stancante. Non sarebbe meglio lottare per aumentare la capacità di acquisto del salario? Io credo proprio di sì in quanto si tutelerebbe molto meglio l'interesse del lavoratore ed il proprio "egoismo". Come si potrebbe lottare per aumentare la capacità di acquisto del salario? Io credo facendo in modo tale che ogni categoria si preoccupi e lotti per abbassare il prezzo del proprio prodotto e migliorarne la qualità; mi riferisco alla luce, gas, acqua, benzina, prodotti alimentari, ospedale, medicine, scuola, vestiti ecc. Io penso che questa lotta altruista sarebbe la forma più elevata e scientifica di fare i propri interessi. In questo modo si interviene direttamente sulla produzione, prendendola nelle proprie mani. come classe.
Faccio un esempio concreto.
Alcuni mesi fa c'è stata la lotta formidabile degli autoferrotramvieri che hanno paralizzato intere città come Milano, con "scioperi selvaggi", cioè decisi direttamente dai lavoratori contro la volontà delle Confederazioni sindacali e con l'appoggio della CUB e dell'USI. La causa apparente di questa protesta è stata una richiesta di aumento salariale da parte delle Confederazioni giudicata troppo bassa dalla massa dei lavoratori. Da qui è scaturita la "protesta selvaggia". Indubbiamente questo episodio rappresenta la classica "goccia che fa traboccare il bicchiere" e che rivela uno scontento enorme dell'autoferrotramviere per la qualità della propria vita, il comportamento conciliatore del Sindacato, la politica ingiusta del Governo. Però tutti questi problemi, purtroppo, non si risolvono con una semplice spallata o con un gesto di rabbia, giustificatissimo e che ha tutta la mia simpatia e solidarietà, ma è necessario che tutti loro si facciano carico di questi problemi, non possono limitarsi a pensare soltanto all'aumento dello stipendio, non risolveranno nulla, il loro scontento ha radici molto profonde. Non sono soltanto loro a stare male in Italia: ci sono tantissimi lavoratori che vivono come loro ed anche peggio. È una intera società che non va per cui l'unico modo di fare il proprio interesse egoista è quello di lottare per cambiarla. Però in questo caso la lotta acquista un'altra dimensione. I lavoratori non possono più delegare nessuno ma si devono fare carico, come categoria, dei propri problemi nella società. Quindi si devono preoccupare e lottare per offrire al cittadino un servizio di trasporto al meglio possibile, cioè a pochissimo prezzo; molto più frequente, in modo che il cittadino ci possa contare in qualsiasi momento, anche di notte; triplicare la quantità dei mezzi pubblici, cioè fare in modo che in Italia il cittadino li possa usare a bassissimo prezzo, in modo agevole e comodo. In questo modo si combatte e si riduce l'uso del mezzo privato, quindi del traffico, degli ingorghi stradali, degli incidenti, dello stress e, cosa di vitale importanza, dell'inquinamento dell'aria.
Questa dovrebbe essere, secondo me, la "piattaforma rivendicativa" altruista degli autoferrotramvieri in Italia per potere dare un servizio al massimo livello per il bene del cittadino. Naturalmente lo stesso discorso e principio è valido per tutte le altre categorie: questo è L'ALTRUISMO SCIENTIFICO.
Lottare soltanto per i propri interessi egoisti, di categoria, non ha senso. Non l'ha mai avuto ed oggi più che mai. Oggi è indispensabile comprendere che l'altruismo è la massima espressione dell'egoismo. Non a caso in Italia ci sono 4.000.000 di persone che praticano il volontariato. Indipendentemente dai risultati concreti, secondo me discutibili, però c'è un aspetto positivo che è quello di salvare la propria psiche. La prima forma di altruismo è quella di salvare se stessi e non essere un problema per gli altri. Anche io pratico una specie di volontariato, lo chiamerei volontariato politico perché faccio una serie di attività, dono una parte del mio tempo e del mio denaro senza ricevere nessuna remunerazione. Come me tantissimi altri attivisti politici.
Si diventa altruisti non per merito dello Spirito Santo che ti fa diventare buono (naturalmente rispetto la religione cattolica che afferma il contrario), ma per necessità individuale e sociale: quando una società va "a carte 48", da soli come persona o come categoria non si può fare niente o pochissimo. Ci si deve unire per costruire insieme un'altra società. Da qui scatta la prima molla altruista de "l'unione fa la forza", principio basilare-quantitativo che sta riempiendo di gente le piazze d'Italia. Una volta uniti viene spontanea la domanda: per fare che? Per fare una società nuova basata soprattutto sulla protezione e valorizzazione della persona. A questo punto, per realizzare tale obiettivo, bisogna ricorrere al principio altruista che mette gli esseri umani tutti sullo stesso piano di importanza e di uguaglianza, che dice: "tutti per uno ed uno per tutti". Una volta assimilato questo principio di fraternità solidarietà uguaglianza, come ci si arriva? Qui ci vuole l'altruismo scientifico, cioè i sentimenti altruisti più la scienza rivoluzionaria (idee, principi, programma, obiettivi, cultura).
Secondo me, non esiste altra strada per costruire la società nuova, altrimenti si rifanno società vecchie.


16/3/04 Antonio Mucci

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C.S.O.A.

Negli anni novanta è sorto a Pescara un movimento per la costituzione di un Centro Sociale Occupato Autogestito. Tale movimento comprendeva anime diverse (P.R.C., verdi, anarchici, associazioni, cani sciolti), che si confrontavano settimanalmente sulla mancanza nella città di spazi di aggregazione fuori dal circuito del profitto. L'esigenza comune era la creazione di uno spazio dove si potesse produrre una cultura critica e diversa da quella dominante, liberare il tempo libero dalla mercificazione del divertimentificio e fare politica in forma collettiva e autogestionaria. Per un anno circa sono state messe in cantiere diverse iniziative. Fu realizzata una ricerca sugli spazi di proprietà pubblica lasciati al degrado e all'abbandono che condusse alla realizzazione di una mostra fotografica. Inoltre attraverso banchetti, volantinaggi, manifestazioni e feste si era cerato di curare sia l'aspetto dell'autofinanziamento che quello della sensibilizzazione dei cittadini.
Dopo un anno di attività alcuni compagni proposero di occupare una scuola elementare abbandonata, situata nella zona dell'ospedale. Tale proposta generò un'accesa discussione che evidenziò posizioni diverse rispetto al concetto di illegalità come strumento politico. Le tendenze fondamentali erano tre: 1) occupare e cercare di mantenere il posto senza mediazione con le istituzioni; 2) occupare per arrivare ad una trattativa con il comune; 3) evitare l'occupazione e fare il tentativo di richiedere un posto al Comune di Pescara con la presentazione di un progetto.
Prevalse la 1ª tendenza e si decise che dopo lo sciopero generale del 14 ottobre 1994 si sarebbe occupato la scuola materna di via Anelli. Si ritrovarono in un centinaio nel giardino della scuola, moltissimi studenti delle scuole superiori pescaresi si erano uniti al movimento. Ci fu un'ultima discussione sull'opportunità di occupare o meno e si verificò una spaccatura nell'ambito del movimento e gli studenti delusi dal risultato dell'assemblea presero l'iniziativa di occupare la scuola abbandonata.
Solo alcuni compagni del movimento decisero di aderire all'occupazione. L'assemblea di gestione del C.S.O.A. era composta da: anarchici, giovani di Socialismo Rivoluzionario, studenti, cani sciolti; ed anche al suo interno le idee erano diverse rispetto al rapporto con le istituzioni, con i giornalisti e con la gente del quartiere. Questa varietà di posizioni provocava di frequente forti polemiche a cui seguivano tensioni e malumori. Dall'altra parte la giunta comunale di centro-destra con sindaco Carlo Pace non aveva alcuna intenzione di mediare con gli occupanti e decretò lo sgombero dell'Asilo Occupato. Quando i vigili urbani sgomberarono l'asilo trovarono un solo occupante al suo interno. Infatti la maggior parte degli occupanti per la loro giovane età non poteva trascorrere la notte nel C.S.O.A., per cui si stabilirono dei turni tra coloro che avevano dato la loro disponibilità. L'Asilo venne sgomberato e sigillato, ma ciò non scoraggiò una buona parte del movimento che continuandosi a veder nel Parco Florida, decise di occupare l'ex Conservatorio. Il secondo giorno di occupazione arrivarono le forze dell'ordine che costrinsero parte del movimento a lasciare l'edificio. Ciò nonostante alcuni compagni più determinati rioccuparono l'Asilo di via Anelli, occupazione quest'ultima, che riuscì a resistere all'incirca un mese e fu per lo più interessante, perché riuscì a coinvolgere persone nuove, desiderose di dare il proprio contributo politico-artistico-sociale. L'Asilo Occupato divenne così anche se per poche settimane uno spazio liberato, autogestito, un laboratorio politico, artistico e culturale. Nonostante l'impegno degli occupanti, la giunta si mostrò intransigente e fece sgomberare la scuola. Allo sgombero effettuato dai vigili urbani si rispose con la resistenza passiva degli occupanti che con i loro corpi cercarono di impedire che venisse portata a termine tale operazione di forza.
Credo che sia utile riflettere su questa esperienza per capirne i limiti e gli aspetti positivi. Il fallimento dell'esperienza è da attribuire a vari fattori. Innanzitutto l'autogestione non ha funzionato, perché le assemblee di gestione erano spesso caotiche e non erano organizzate con regole condivise e rispettate da tutti (fissare un coordinatore, la durata degli interventi per far parlare tutti). Inoltre l'autogestione non ha funzionato nemmeno per gli aspetti pratici ed organizzativi, nel senso che erano pochi i compagni impegnati nella gestione del C.S.O.A. (pulizie, mensa, organizzazione eventi politici e culturali). Un altro limite è stato l'incapacità degli occupanti di aprirsi all'esterno, tentare collaborazioni con gli abitanti del quartiere per l'unione delle lotte e coadiuvare le istanze di altre categorie di cittadini (disoccupati, senza casa, ecc.). Lo scopo principale era il bisogno di aggregazione e culturale-artistico, che non è stato sufficiente per la riuscita dell'iniziativa di lotta. In secondo luogo non dobbiamo dimenticare la repressione della giunta comunale Pace che per ragioni politico-ideologiche era decisa a stroncare quell'esperienza, che si era presentata come la prima spina nel fianco della nuova amministrazione. L'aspetto positivo delle occupazioni è stato l'impegno profuso da parte di tanti giovani in un progetto comune che ha rappresentato un contributo a quel processo latente, ma sempre presente, del riapparire sulla scena politico-sociale di un soggetto rivoluzionario alternativo all'esistente, alle politiche istituzionali, un soggetto politico radicale ed alternativo alla cultura dominante. L'idea di migliorare la vivibilità della città ed in particolare di creare una rete di relazioni antitetiche ed al di fuori della mercificazione e dei profitto aveva comunque fatto la ricomparsa nella nostra città.
Le valutazioni di queste occupazioni sono state e tuttora rimangono diverse, è mancato un bilancio collettivo da parte di tutti coloro che vi hanno partecipato. Bilancio che sarebbe servito agli occupanti per non considerare quell'esperienza come una sconfitta, ma come un percorso con luci ed ombre che poteva forse andare diversamente.
Infine un bilancio politico di qualsiasi iniziativa rappresenta sempre un piccolo contributo, utile per la costruzione di altre iniziative e patrimonio storico per il processo di miglioramento e trasformazione della realtà.

Lorenza Pelagatti

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La guerra di Pippo

di Michele Meomartino

La guerra si può descrivere in tanti modi e quello scelto da Pippo Del Bono è sicuramente molto originale. A cominciare dal luogo per raccontarla, Gerusalemme, estremo simbolo di questa follia.
Ma, a differenza di molti altri film, "Guerra" non è un film d'azione, non ci sono scene al cardiopalma e sanguinolente, eroi - rambo e squadre speciali, che inoculano spirito di corpo e patriottismo becero.
Invece, il regista ricorre al linguaggio della poesia, estremo baluardo contro ogni disumanizzazione, che le guerre inevitabilmente generano e il suo è lo sguardo delle vittime. La trama narrativa predilige i ritmi lenti della quotidianità e si sofferma drammaticamente sugli effetti della guerra: case sventrate, cornicioni penzolanti, fili spinati, carcasse d'auto bruciate, periferie caotiche, militari israeliani armati fino ai denti che presidiano i posti di blocco, lunghi torpedoni di macchine in attesa del loro turno.
In questo formicaio umano, dove la paura e la disperazione sono i tratti dominanti per l'assurdità di questo conflitto, il regista ci invita a guardare la realtà attraverso gli occhi di "due alieni": un ragazzo down e un ex ospite di un manicomio, entrambi attori di una compagnia teatrale.
Questi, inconsapevoli protagonisti, si muovono liberi e ignari da tutto il contesto delle vicende mediorientali.
Le loro smorfie, i loro sguardi, il loro incedere ci comunicano una disarmante innocenza e una profonda tenerezza, uno squarcio di purezza che attenua la disperazione circostante, di corpi ricurvi che si trascinano stancamente da troppo lungo tempo.
Nel film non mancano i momenti della quotidianità: l'abilità del pizzaiolo, i bagnanti alle cure di fango, i bambini che giocano a pallone, un cliente insaponato dal barbiere, le focacce pronte per la cottura, assaggiatori di te e fumatori incalliti.
Esilarante, poi, la scena di un mercato chiuso, quando in una atmosfera spettrale notturna, in cui regna una specie di coprifuoco, si aggirano, solitari, paffuti gatti randagi e perfino topi che transitano indisturbati tra felini sbadigli.
Lunghi silenzi si alternano a musiche struggenti.
Impressionante l'urlo di disperazione del vecchio arabo: "Oh figli di Gerusalemme, dov'è la pace!"
Con un sentimento di pietà e di malinconia, mano nella mano, i nostri alieni depositano un mazzo di fiori sul muretto, che domina i freddi marmi di un cimitero, da lì si scorge la città santa e lacerata, la sua cupola dorata, il suo muro del pianto.
Una voce narrante, calma e greve, come in una litania, parafrasa il mesto lamento del Qoelet, c'è un tempo.... e questo è quello di un'avventura senza ritorno, ma, tra un cielo luminoso e spazi senza fine, sono ancora i nostri due alieni, che ci invitano alla vita e la corsa dei bimbi festosi chiude l'ultima scena.
Un messaggio di speranza, uno squarcio nel cielo di carta della disperazione, della fatalità nìchilista, dove si intravede l'aurora di un'umanità che mette al centro ciò che è minimo, che è povero, che non ha neanche le parole, che è pronto ad essere scartato perché gli altri si affermino. Sì, proprio questo scarto va "conosciuto" perché tutti si salvino.
In un mondo incrudelito dalla spirale della violenza, il regista ci propone di riscoprire la dimensione della tenerezza e della compassione per sciogliere i grumi dell'odio e ricostituire il tessuto della solidarietà e della convivenza pacifica.
Ogni rivoluzione ha bisogno d'amore, ma attenti a non farsi risucchiare dalla logica della violenza, non ne usciremo.
L'amore vince ogni cosa, ma bisogna fare presto.
Le vittime, gli ultimi non possono aspettare oltre il loro riscatto. Tutta la creazione attende questo parto, come ci ricordano i profeti.
Prima che l'amore finisca o sarà la fine, … ma non finirà.

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Madrid: La scintilla che incendia la prateria

Il risultato elettorale di oggi era impensabile una settimana fa, e anche soli pochi giorni fa, quando il golpe di stato mediatico del governo ha tentato di fondere la società civile con lo stato, di vietare la politica e di vuotare di ogni contenuto sostanziale la parola democrazia, di annullare la critica, affogare i dubbi, strangolare il dibattito pubblico, paralizzarci di paura. Senza dubbio, questa è stata una fiammella che incendiò la presenza della gente che non si fida ed ha cortocircuitato il partito popolare. In ogni caso le cacerolas sono riuscite a rovesciare un governo. Questo è ciò che adesso si cercherà di nascondere: la gente non ha votato per il PSOE, ma ha votato contro il Partito popolare.
È un voto puramente negativo, anche se alcuni credono che adesso si debba vigilare perché il
PSOE conservi la sua essenza socialista e operaia (!)
Il PSOE ha beneficiato dell'enorme codardia dì Izquierda Unida (soprattutto) durante questi ultimi giorni. Llamazares (coordinatore generale di Izquierda unida) sfila insieme a Aznar e Berlusconi per la unità di tutti i democratici, invece di unirsi alla società civile che chiedeva verità e informazione, non manipolazione. Tra l'originale e la copia, la gente ha preferito l'originale. La apparizione di Llamazares dopo le elezioni è stata penosa: niente autocritica. Isquierda Unida ha fatto poco o niente per sabotare i meccanismi che si erano messi in moto con lo scopo di trasformare la molteplicità sociale in una massa timorosa e obbediente che delega la sua parola e la sua espressione ai sovrani. Di conseguenza la gente che rifiutava di interiorizzare questa identificazione con il governo se n'è fottuta olimpicamente di Izquierda Unida.
La vittoria del PSOE significa un ritorno alla normalità, un abbandono della tensione critica degli ultimi giorni, il ripiegamento della gente dalle strade a semplici funzioni di vigilanza democratica?
Dipende da noi che non sia così e molti indizi mostrano che la resistenza e la plasticità del grido non è da poco. In ogni caso un primo momento per dirlo alto e chiaro sarà la manifestazione globale del 20 marzo. I movimenti non sono in nessun modo gruppi di pressione al servizio della sinistra né una specie di elettrostimolatore cardiaco per burocrazie e funzionari senza immaginazione. La loro qualità più importante è la mescola di egemonia culturale e autonomia. La egemonia degli immaginari sta in quel che ha deciso la moltiplicazione repentina e insolita del gesto di sfida della gente nelle strade. La autonomia è la crisi della vecchia politica fondata sulla rappresentazione di soggetti muti, obbedienti e uguali fra loro, la centralità della presa di parola delle masse, la espressione e la iniziativa.
Occorre analizzare pazientemente quel che è accaduto in questi giorni memorabili, però alcune idee ci vengono in mente: le moderne forme del colpo di stato fondate sulla produzione e gestione della comunicazione e della paura, diviene debole grazie alla riappropriazione collettiva dei flussi di comunicazione (internet sms, bocca-orecchio in tempo reale), la esistenza di una radicalità latente tra le persone comuni che le strutture organizzate non sanno interpretare e meno che mai esprimere, la infinita povertà delle vecchie forme di politica, il ridicolo dei significanti classici della sinistra tradizionale, il potere dissolvente di una società civile che sta prendendo gusto alle manifestazioni spontanee e all'espressione senza rappresentazione, la persistenza diffusa dello spirito del 15 febbraio, che tutti davano per sepolto quando la verità è che viaggiava nei sotterranei della materia sociale.
A partire di qui si possono pensare le sfide di una azione politica istituente che sia all'altezza dei tempi che corrono …e il resto è

pianto e digrignar di denti… Maurizio Acerbo

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Parole che scorrono: pensieri che appaiono!
O pensieri che scorrono mentre appaiono parole


Le parole o i pensieri che scaturiscono, ci scaturiscono con varia intensità, spesso ci appaiono preceduti o sospinti già da odori, sensazioni, impressioni.
Ancor prima di intendere o riuscire a comprendere quasi ci sforziamo di indovinarlo.
"Indovinare ancor prima" è quasi un gioco irridente. per quanti, malati di scientificità varie, usano loro retoriche-oratorie o oratorie-retoriche per abbindolare minuzie ittiche e vantare internettizzazioni di cetacei, mentre non altro ci appaiono che "poveri trovatori di plancton variopinti"!
Un riconosciuto padre della Russia, Puskin, mirabilmente ci ricorda che a Pugaciòv apparve un giorno un ambasciatore del suo belligerante nemico. Appena incontratolo ordinò la di lui morte, poi affermò di aver già capito il senso del messaggio recatogli.
Passi l'analfabetismo di Pugaciov, ancor più chiara risulta la sua "lettura" del messaggio: Cosa mai avrebbe potuto proporgli l'odiatissimo nemico, se non una vile resa fedifraga?
L'odore. Noi-umani abbiamo sensori-recettori debolissimi rispetto a quelli che hanno gli animali, noi si ama sublimare l'odore in profumo. Sentendo profumi inebrianti di maliarde ben ci conviene però scrutare la quantità dei trucco .... .... per evitare di infatuarci di moribonde varie.
Scrive l'Abati che una .... "questa donna è si fiera che a dispetto della morte hà buona cíera".
Meglio un profumo leggero quindi. Come ancora quindi subito non rammentarci di quei tali pellegrini che sudatissimi, con stomaci rivoltati, accedevano, dopo faticatissimi cammini, nei sacrali templi e sventura ancor maggiore causavano i nobili che pretendevano di entrare, ed entravano, in sella dei loro cavalli, fin oltre la prima porta e parcheggiavansi magari nelle navate laterali.
Andrea Sacchi e Jan Miel, Visita di Urbano VIII alla chiesa di Gesù, XVII sec, Roma Gall Naz d'arte antica: una dozzina di cavalli, alcuni attaccati a due carrozze, parcheggiati all'inizio della navata centrale… Ai cavalli nessuno sapeva spiegare che quel luogo era ieratico e che quindi resistessero!
Si optò solo per la proverbialità: Cavallo di vettura è bravo se la dura… la continenza!
Tutta questa serie di problemi sollecitò ed impose a moltitudini di chierichetti di non astenersi dal far fumare torce immani d'incensi in ogni dove.
"Il tempio profanar teme col peto, E dà sul naso poi tanto à la gente, Che non bastano incensi à trarne fieto". Così l'Abati rima in una satira del seicento. Ancor più ammonisce circa l'entrata in chiese di cricca corteggiana, ad essa appartiene gente che dan di naso alla gente e son merdosi.
Ma mentre… a noi l'odore serve per altro, più ricollegato al sentore di Pugaciòv, quello ben
storicizzato da Puskin. Quello riscopribile allorquando vediamo servili servi mostrarsi come gli Schiavi e Remi al''altrui navi… ovvero… Chà se medesmo è rematore e nave… caratterizzazioni ulteriori dell'Abati-satirico.
La nostra società ha reso "l'odore" sinonimo di "cattivo odore" e di ciò si vale per condizionarci nell'acquisto di miracolose boccettine inebrianti. Alcune volte, commercialmente, prelevai pacchi di cosmetici in una ditta milanese ove lavoravano molte donne.
Ero io giovane e guardarle lavorare, girare, e a volte arrivarmi vicino…
Quanta primaria gaudiosa attenzione per i miei occhi!…
Quanta malinconia fulminante sopraggiungeva poi immediata!…
Quanti sfoghi-piaghe-arrossamenti-violacelature varie in quei volti di certo già dolcissimi.
I liquidi profumi, le oleose creme e le aride ciprie venivano prodotte con forte dispersione, forte, di componenti acidi, acidi che deturpavano quei volti di certo già dolcissimi.
Sapevo già che nella vicina Arese, al tempo, fabbricavano Alfa-Romeo; come sapevo che, con poco incremento di prezzo, queste macchine avevano una luminosità maggiore: era stata scoperta la "vernice metallizzata". La fabbrica di Arese era molto vicina, molto, al borgo Arese.
Risultato "era" che i fumi della verniciatura-metallizzata venivano sparsi da comignoli idioti-incapaci-economicissimi e.... la popolazione ne sopportava la ricaduta e dispersione intensissima.
Lo stesso Rembrant, vedendo alcuni curiosi scrutare i suoi quadri troppo da vicino, li ammonisce: "non dovete odorarli, i colori sono nocivi!"
Dicono che le bestie poco s'intendono di profumi o di colori… godono di quel che madre natura rende loro meravigliosamente. Dicono pure che più i civili son tali… più scimuniscono per macchine dalla vernice metallizzata.
Già Byron spiegò che le bestie-gravide affatto gradiscono vicinanze di bestie-maschi maschilizzan-ti, mentre le donne sogliono appetere al coito quanto più son pregne.
Le dame inglesi difesero quindi la loro onorabilità ed il loro costume evidenziando il loro status umanitario, mentre "… quelle son bestie".
Come bestie odiatissime sono i cani, cani innumerevoli di Afanas'ev che costringono Gric'ko a rinculare in chiesa per evitare il loro inseguimento ed i loro morsi. Appena Gric'ko si sentì al sicuro può guardarsi intorno e vede la chiesa gremitissima, ed esclama: Guarda questi diavoli di cani, quanta gente han cacciato qui. Era domenica. Vede questa gente bisbigliare, inchinarsi e pensa che cerchino qualcuno che li riporti a casa. Poi vede il Pope Che roba è mai questa? …porta una specie di borsa, e getta fuoco sulla gente… allora Gric'ko gli dà una botta sulla testa, quello cade. Al che la gente lo agguanta… Gric'ko fugge tirandoseli dietro: …Bah gente indemoniata, invece di ringraziarmi, che se non c'ero io sarebbero rimasti lì fino a notte…
Afanas'ev unisce questa favola ad altre Fiabe Proibite, noi la rammentiamo per i suoi odori d'incenso.
L'odore del Parlante a noi già si comunica per i suoi usi di verbi e declinazioni. Quando un conferenziere riferisce di morti ed uccisi quanta confusione!
Ma dov'è l'odore della confusione? Quanti regimi dominanti o superati da innovazioni democratiche, quanti d'essi piangono l'efferata morte di alcun loro gendarme ad opera di rivoltosi. Mentre se è il rivoltoso a morire… essi riferiscono magari ch'è morto per diagnosticata autopsia di… "arresto cardiocircolatorio".
Se ad alcuno sfugge la definizione-qualificazione del morto, basta prestare attenzione al verbo: … "è morto" staran riferendo magari di un palestinese, di un brigante.
… "è stato assassinato"… staran commemorando magari un israeliano, un brigadiere, un legio-nario, un gendarme, un marine.
Esiste in effetti il brigante ed esiste il brigadiere, entrambi si prendono "Briga" di alcunché, entrambi sono denominati di Briga, ma van visti secondo la "meglio odorosa" Briga che avran scelto.
Esistono parimenti i mercenari cattivi ed i soldati buoni, in ogni dove.
Persiste salva la specifica che mentre il primo prende "mercé", il secondo accetta solo "soldi".
Rabelais ricorda di quella santa donna che negava di aver commercio cogli uomini… epperò non si sentiva di negare che vi eran uomini che avevan commercio con lei!
Pure le meretrici son dette tali per il loro prendere "mercé", ma è che, al dunque, vogliono solo soldi, quelli liquidi, anzi cartacei.
Il gran re-inglese cerca invece una "briglia", un cavallo sul quale salire e fuggire la sua putrida morte ormai imminente. Avrebbe accettato, allo stesso prezzo, anche una biga, date le ferite. Offrì, quel fedifrago, tutto il suo regno per un solo cavallo. Che scambio vantaggioso, unico!
Jo de Alemagna, mercante più realista, lascia invece un solo cavallo, del valore di undici ducati, in pegno: lui vuole solo assicurarsi la stampa, nel 1476 a Vicenza il dì 17-febbraio, di Bibiis Octo.

Stelio

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E rieccoci!!! Il nostro obiettivo resta quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, di lottare contro il malcostume dilagante: Ma non solo (speriamo che i partiti per i quali votiamo, svolgano questo compito senza delegare tutto a noi "Don Chisciotti" contro i mulini a vento) ciò che a noi sta più a cuore è la lotta sul terreno della cultura. Non importano le opinioni filosofiche e/ o letterarie (ognuno è libero di avere le proprie), ma importa essenzialmente che si faccia cultura e si pensi un po' meno all'utilitarismo.
E in tale lotta vogliamo superare i nostri limiti di provinciale rancore (lasciamo questo ai local-emuli di Fantozzi e di Fracchia, che non sanno andare oltre all'invidia per chi, magari, è stato assunto a pulire le latrine a qualche Palazzo Civico).
Bisogna andare oltre. Dobbiamo avere il coraggio di esprimere la nostra creatività e di accettare il confronto con tutti senza prefabbricate prevenzioni contro chicchessia. E speriamo essere presi in considerazione, anche criticamente. Coloro che ci conoscono debbono esporre le loro critiche, i loro punti di vista.
Accetteremo con ringraziamento gli scritti, i disegni, gli articoli, le poesia, i racconti, le foto che i nostri amici ci vorranno inviare.
Forse qualcuno ci rimprovera di firmarci con pseudonimi tralasciando il vero nome. "Non avete il coraggio- - ci fischiano già le orecchie - delle vostre azioni!-"
E NOSSIGNORI!!!, non sempre l'anonimato è sinonimo di codardia! Esso può anche voler dire umiltà che è cosa ben diversa dalla falsa modestia) o anche odio per l'esibizionismo.
La cultura medioevale è piena di opere anonime, come anonimo è un numero rilevante di opere d'arte (anche un bassorilievo del XIV secolo alla Pinacoteca di Imperia è "attribuito" al Guarino) i cui studiosi ancora oggi faticano a individuarne l'A.
La nostra lotta quindi è anche a livello artigianale (in un periodo di disumanità tecnologica) e lotta priva di odio e di moralismi verso chicchessia. Anzi, dobbiamo avere il coraggio di stimare l'avversario degno di stima. Non meschinità ma buon senso, non invidia ma creatività, non vittimismo ma ricerca di confronto con altri. Nessun avversario deve essere considerato da noi "buono" o "cattivo", categorie a cui purtroppo ci hanno abituato al catechismo e che il cantautore Bennato ha messo ben in evidenza nel suo omonimo long-play ( "Arrivano i buoni/ arrivano ma chi avrebbe detto che fossero cosi tanti/ i cattivi da eliminar/
ah! ah! ah! HU! ah! ah! ah! UH!!!! ) dieci anni dopo Guccini ("…45 finì la guerra/ ma in questa terra/ pace non c'è/ i parabellum fanno cantare/ per festeggiare la libertà/ mia madre allora che fiutò l'aria/ fu proletaria…)
La nostra cultura può comunque convivere con altre.
Certo nella società attuale è molto difficile essere accettati restando sé stessi . E spesso la diversità la si paga con la solitudine. E ciò che P.P. Pasolini scriveva già molti anni fa e sul "versante opposto" (?) fa tuttora capire il cantautore Lucio Battisti nelle sue malinconiche note. SI! Proprio il Battisti piccolo- borghese, il maschilista, il conservatore, il reazionario o che altro appellativo infamante gli si voglia dare, da parte dei "bonzi" della critica musicale sinistrara. Ma il Battisti non ha revisionato la formula matematica esatta 2+2 = 4, che corrispondendo a verità non ha importanza alcuna chi la dica. "La verità è rivoluzionaria" ci insegna Antonio Gramsci.
Ma noi non amiamo la solitudine, salvoché non sia scelta da noi stessi, laddove essa possa servire per meglio riflettere, meditare ma essa deve essere sempre un mezzo, mai un fine…
E non accetteremo mai il dilemma di certo cattolicesimo (compreso quello di certi cristiani di
sinistra) della solitudine intesa come "benedizione o condanna"… È la stessa Bibbia che dice "guai all'uomo che è solo" (Ecclesiaste) .
Il dio di cui si parla non può mandare una cosa simile, né in un senso, né nell'altro…
Perciò è molto difficile per noi comprendere quelli (o quelle) che "rivendicano la solitudine".
Con ciò speriamo di non essere fraintesi: il nostro "collettivismo" non deve naturalmente significare "amore a ogni costo" di ciellina o focolarina memoria o appiattimento di ogni differenza. Potremmo affermare di essere per una collettività formata da persone con caratteristiche individuali differenti e con esigenze intellettuali diverse. Ma ciò che unisce deve essere l'obiettivo di una società migliore. L'unità nella diversità (Mao-Tse Tung), o l'intellettuale organico (Gramsci) anche se la nostra diversità non accettata ci porta a essere le persone più dis/ organiche possibili e immaginabili. Ma in tal caso la nostra non è una libera scelta…

Febbraio 1984 Gianni Donaudi

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SULLA NUOVA DESTRA

Sul numero 37 di "Com Nuovi Tempi", Marco Tarchi "spiega la nuova destra".
D'accordo con lui su non confondere la sua exploit con l'omonimo fenomeno nordamericano. È vero infatti che mentre quella americana si basa sul più rozzo fondamentalismo e puritanesimo (che in nome della Bibbia ha sterminato praticamente l'intera popolazione pellerossa ) quella di Tarchi affonda invece le sue radici culturali in Europa e in Asia…
D'accordo che l'origine di provenienza non sempre pregiudica il presente alla gente è giusto chiedere "dove vai?" e mai "da dove vieni?" e questo vale tanto per le singole persone come (almeno in teoria si può fare a livello di gruppi ), si pensi al movimento dei "Montoneros" argentini che come è noto derivano dall'ala sinistra del peronismo o per restare in Europa ai "requetes" carlisti, i quali, dopo avere combattuto nella guerra di Spagna contro la Repubblica, presero, a partire dagli anni '50, progressivamente le distanze dal regime franchista, sino a evolversi su posizioni "socialiste-cristiane" e a fare partecipare la principessa Maria Sofia di Borbone-Parma al Convegno per la Pace a Mosca, dove si incontrò con la Pasionaria, Dolores Ibarruri.
Partecipazione, comunque, che nel 1968 le costò l'espulsione dalla Spagna
La c.d. "Nuova Destra" comunque ha suscitato curiosità anche in molti intellettuali di sinistra (e bene ha fatto Massimo Cacciari a partecipare a un suo convegno culturale, come bene ha fatto a partecipare al "meeting" di Rimini con Comunione e Liberazione, dimostrando così di superare certo settarismo culturale che ancora non abbiamo superato).
È ancora vero che "nell'uomo agisce qualcosa di irrazionale" (Cacciari) giusto o sbagliato, piaccia o non piaccia e che il Movimento operaio per troppi anni si è limitato alla riduttiva analisi dei movimenti totalitari di destra quali "strumenti della borghesia", mentre non ha voluto individuarne la psicologia di massa (W.Reich)...
È vero ciò che dicono costoro quando dicono che in una società come questa, appiattatrice e consumista, chi resta sé stesso paga la sua diversità con la solitudine (ma a questo c'era già arrivato Pasolini)... Ma al di là di tutto ciò è veramente "nuova" questa destra? Ho acquistato una "guida bibliografica" edita da "Diorama Letterario" e debbo dire che il mio stupore non è stato quello di leggere i titoli dei testi di Julius Evola o dei romanzi di Jurgens, Cèline, Hamsum o Drieu la Rochelle, dei testi poetici di Ezra Pound, visto che tali opere sono alla radice della loro esistenza ... È vero che oggi loro parlano di "gramscismo di destra", ma che "brivido" quando ho letto tra i titoli indicati le opere di mons. Lefebvre o i documenti di Mastai-Ferretti alias Pio IX…
Per concludere mi auguro che la Sinistra, pur confrontandosi anche con il diavolo, non cada mai nel "negativismo" e mai rinunci alla sua tradizione umanistica, che l'individualismo di tutti i colori cerca di seppellire…
E se proprio fossi costretto a scegliere una destra preferirei ancora l'idealismo genti1iano, che
almeno a parole parla di "comunità" con tutta la sua etica e i principi che ne derivano… In fondo è ancora Cacciari che scrive che "I Quaderni del carcere" di Antonio Gramsci sono in parte ispirati da Giovanni Gentile, che come è risaputo, al pari di Marx e di Croce, era di matrice hege1iana)...

Gianni Donaudi

su "Com Nuovi tempi" - 14/2/1984

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CONOSCERSI
Conoscersi, / nelle manifestazioni dell'io
nei sentieri di astio/ silenzioso
quando gli angeli della/ coscienza perdono
la luce ed i contorni.
Impenetrabile radura, l'anima, / forse brilla di luce propria
soffoca l'esaltazione/ del chiarore e si spegne. Gianni Donaudi

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ANIMALISMO, una piccola riflessione


Quale può essere, per le associazioni animaliste, il percorso da fare in Italia e perché no a livello internazionale?


È importante precisare due cose; primo: che gli scopi propri delle associazioni animaliste dovrebbero trovare il modo più propizio per realizzarsi cercando di superare tutte le divisioni; secondo: che, in una situazione mondiale che può vedere nei prossimi trent'anni peggiorare drammaticamente le condizioni di vita del pianeta a causa della sovrappopolazione, della diminuzione delle risorse, dell'inquinamento. etc., l'impegno (che dovrebbe essere mondiale) delle assoc. animaliste dovrebbe trovare la situazione più mirata ed importante (urgente) per esprimersi, proprio per l'attenzione che le assoc. animaliste hanno su diverse tematiche; il vegetarianesimo, essere contro la sperimentazione animale etc. ma sopratutto per quello che riguarda l'utilizzo delle risorse del pianeta: diminuzione (o cessazione) degli allevamenti intensivi, con la cessazione dei disboscamenti selvaggi di vaste zone di foresta; aumento dell'utilizzo dei terreni per coltivazioni e non per allevamenti. Sarebbe importante che questo percorso venga fatto con assoc.ni, organ.ni vicine nella filosofia di rispetto dell'uomo e dell'animale, perciò organ.ni pacifiste, terzomondiste, ecologiste, contro la pena di morte, per una istruzione differente, etc.

Quali possono essere i problemi e quale può essere il percorso da compiere per creare un percorso comune fra associazioni animaliste?

Una cosa da puntualizzare potrebbe essere che, se ci fosse una intenzione reale a trovare un percorso comune, si sarebbero già fatti dei passi importanti.
Probabilmente ci sono diverse ass.ni disponibili da subito, ma ce ne sono forse di più disponibili solo a parole, o addirittura contrarie.
Quali possono essere i motivi:
- sia per le associazioni che si dicono favorevoli e che in realtà non sono per nulla interessate a cercare un percorso comune, sia per la ass. ni nettamente contrarie i motivi penso che siano da ricercarsi nella composizione / struttura di queste ass.ni. Vi è un livello culturale comune o ci sono delle differenze fra i diversi soci? Vi è la presenza di leader e questi leader sono disposti a dividere la conoscenza o vivono l'ass.ne come una propria creatura? Ci sono dei problemi personali per cui si è aderito a queste ass.ni, l'ass.ne ha una funzione di protezione psicologica per alcuni soci?
È chiaro che, se ci sono dei leader interessati a mantenere il loro potere (causa un livello culturale differente) o ci sono soci che vedono l'ass.ne come una nuova famiglia dove tessere differenti relazioni interpersonali, l'associazione non accetterà, o accetterà con difficoltà di collegarsi o addirittura di sciogliersi in altre.

Cosa si potrebbe fare?

È importante partire con un creare comunque un percorso comune con le associazioni che si trovano d'accordo e farlo diventare un polo d'attrazione per altre ass. ni o per singoli aderenti.
Si dovrebbe in seguito affrontare il problema della cultura, che riguarda tutti e qui diventa importante il rapporto con le ass.ni che si battono per una istruzione migliore; con le ass.ni animaliste, con collegamenti con le forze politiche (pressione) si dovrebbe modificare sia il livello generale e le modalità dell'istruzione scolastica, sia far si che la cultura animalista entri a pieno titolo nel percorso educativo.
Penso che ci dovrebbe essere una maggiore attenzione (anche nella scuola) sull'educazione ai sentimenti, la famiglia, l'amicizia, i rapporti affettivi.
In questo modo (con una educazione differente) ci sarebbe una maggiore attenzione per le finalità animaliste-ecologiste da parte di tutti, ma si creerebbero degli strumenti per cui il cammino associativo avviene con una presa di coscienza culturale e umana, si è capaci di scegliere perché si possiedono gli strumenti, e non si aderisce ad una org.ne perché si hanno difficoltà personali.
Diciamo che in realtà il problema della cultura (e dell'informazione) è un punto nodale e che affrontandolo avremo dei cambiamenti anche in altri settori della società.
Da qui, che il modo più proficuo per raggiungere gli scopi delle ass.ni animaliste è quello di una modifica della società intera; bisognerebbe che le ass.ni animaliste non facciano solo pressione ma che distacchino propri aderenti in una forza politica che intenda mettere in discussione la totalità della società, al meglio l'animalismo dovrebbe far parte di un programma politico generale e non essere perseguito da differenti org.ni politiche.
Una ulteriore riflessione è importante, troviamo la maggiore attenzione verso le problematiche animaliste-ecologiste proprio in quella parte di società "la cosiddetta sinistra" dove c'è una discussione e una critica maggiore verso tutte le distorsioni di questa "società civile".
Perciò l'animalismo dovrebbe essere, con altri settori della società, creatore di un altro modo di vivere dove i suoi valori vengano perseguiti.
Comunque se si vuole fare, per il momento, un percorso ancora interno al movimento, dopo aver coagulato la maggior parte di ass.ni in un percorso comune, bisognerebbe capire meglio come muoversi (è chiaro che le modalità di intervento possono essere discusse anche al momento di avvicinamento).
Bisogna trovare delle forme per essere visibili:
- si deve presentare il movimento e le proprie scelte alla società, alla gente, con manifestazioni, volantinaggi, affissioni, con la stampa. È importante che le manifestazioni siano molto partecipate e che avvengano allo steso tempo in diverse città in Italia, questo è un parametro che il governo usa per capire la forza reale di queste ass.ni e se sono da considerarsi come interlocutori qualificati.
- si deve diventare un interlocutore politico, collegandosi a forze politiche vicine, chiedendo incontri a chi si trova attualmente al governo.
- si deve fare una grande campagna informativa, che arrivi anche nelle scuole.
- occorre parallelamente collegarsi ad altre ass.ni in altri paesi per diventare interlocutori a livello mondiale
Sulla scelta di usare forme di lotta "violente" si può usare un principio generale: le scelte importanti e risolutive nella vita non vengono fatte prendendo la via più facile, ma ci si deve impegnare, bisogna essere profondi, conoscere, studiare, domandarsi, cambiare le cose.
È troppo facile andare ad una manifestazione, pur se violenta (anche se poi le conseguenze possono essere gravissime), è troppo facile premere un grilletto (basta un attimo) e poi, abbiamo già avuto in Italia questo tipo di esperienze e dove ci hanno portato? Hanno risolto qualcuno dei grossi problemi che volevano risolvere?
Invece lavorare per cambiare le cose dove si operano le scelte, nel nostro caso in Parlamento, è un tantino più difficile e occorre lavorarci tutti i giorni, con costanza e precisione.
Certo bisogna essere coscienti che le false democrazie, quando vedono altri adoperare gli strumenti democratici (che adoperano esse in modo antidemocratico) per cambiare veramente la società, scoprono la loro vera faccia, in questo caso (ma deve essere sempre l'ultima scelta) occorre difendere la democrazia reale ed i più deboli.

Piero Lanaro

Presentato da Pippo

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Per dovere di cronaca

Ricostruzione fatta da "Carta" dei fatti del 20 marzo:

a) Fassino si presenta, circondato da un numeroso (e nervoso) servizio d'ordine, mentre su via Cavour sta transitando lo spezzone dei Disobbedienti (il loro camion, per la precisione, è in quel momento fermo all'imbocco di via Amendola, la via da cui Fassino proviene);
b) Fassino viene variamente insultato e fischiato, mentre è fermo in via Amendola, da persone sparse (io non condivido affatto l'epiteto di "assassino" ma fischiare e gridare "Kosovo" non mi pare qualificabile come "violenza", a meno di non sancire la fine del diritto di critica);
c) i Disobbedienti schierano un po' di gente, "incordonata" ma del tutto "disarmata", per impedire il passo al servizio d'ordine di Fassino, cioè per evitare che piombi in mezzo ai loro e, soprattutto, agli "antagonisti" che gli stanno davanti e al "Campo antimperialista" che gli sta dietro, eventualità le cui conseguenze potevano essere molto gravi, anche perché nel frattempo, come fa notare l'Unità, il cordone della Cgil non c'è più;
d) appena arriva all'altezza di via Amendola lo spezzone dei Ds, che era in coda (come da accordi con gli organizzatori), i Disobbedienti sciolgono il blocco, e Fassino, dicono tutti i giornali, può entrare in via Cavour, mentre dai marciapiede (dice la Repubblica) gente sparsa continua a gridargli cose come "vai a casa";
e) tra questi contestatori, vi è un gruppo di ricercatori precari in camice bianco e cappio al collo (protestano contro Letizia Moratti, e vogliono dire che la ministra "sta strangolando noi e l'università" e non "vogliamo impiccare Fassino" come fa intendere l'Unità), uno dei quali si avvicina troppo e il servizio d'ordine di Fassino lo allontana "con forza" (l'Unità), così che altri suoi compagni accorrono a difenderlo e, dicono in questo caso diversi testimoni, vengono presi a pugni e calci;
f) a quel punto, Disobbedienti e altri sparsi risalgono il corteo per affrontare le guardie del corpo di Fassino, le quali, valutata la situazione, decidono di andarsene in tutta fretta per una strada laterale, non senza aver invitato i carabinieri a caricare;
g) a fare le spese di tutto restano i diessini inermi, che vengono bersagliati per qualche istante con arance, aste di bandiera di plastica, bottigliette di plastica, lattine accartocciate e (pare) anche qualche bottiglia di vetro: sono i Disobbedienti, una volta compreso che il servizio d'ordine di Fassino se n'è andato, a far cessare il lancio, mentre il segretario romano dei Ds, Zingaretti, invita con grande responsabilità i carabinieri a stare tranquilli.

A paragonarla con i titoli dei giornali e gli articoli televisivi il sospetto della provocazione verrebbe anche al più mortadellone dei DS.

Giuseppe Bifolchi

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LIBERARE LA MENTE
di Marco Tabellione

Fra le tante tragedie che colpiscono l'umanità, la schiavitù in cui vegetano le nostre menti è forse la più grande, certamente la meno appariscente. Naturalmente esistono tragedie ben più gravi, che ledono la dignità dell'uomo perché offendono innanzitutto il corpo, tragedie come la fame, la miseria, le persecuzioni, la guerra. Purtuttavia tali violenze non escludono la possibilità di altre violenze meno vistose e gravi, ma non per questo meno incidenti sulla nostra vita, altre schiavitù meno palesi, ma altrettanto devianti e paralizzanti. Fino a che punto la nostra mente è nostra? Una domanda inquietante che però oggi dobbiamo avere il coraggio di continuare, o meglio di tornare a porci. Chissà perché, infatti, queste argomentazioni sembravano appannaggio degli anni Settanta, quando andavano di moda le ideologie e certe pesantezze oggi dimenticate, passate di moda, ormai quasi senza più significato. Eppure il problema continua a sussistere ed è un problema che nasce non tanto dalla quantità di libertà che ci viene sottratta, quanto dal fatto di ignorare la sua mancanza, di non avvertirne l'assenza.
Non si può mettere in dubbio che la condizione della schiavitù come la conoscevano gli antichi era avvilente per l'essere umano, comportava sofferenze inenarrabili, ma aveva se non altro dalla sua la prerogativa di tenere viva l'attenzione dello schiavo sulla sua condizione, una condizione di cui la vittima, ahimé, non perdeva mai coscienza, a costo di rimetterci al vita. Oggi invece la condizione agiata, l'aumento dei tenore di vita, e tutti i presunti confort della vita tecno-moderna ci dà l'illusione dì una situazione di estrema libertà, anche se poi in realtà non si tratta di libertà, perché non si tratta di libertà mentale, quanto piuttosto di libertà di movimento, libertà di esistenza potremo dire, o meglio ancora di libertà fisica, una libertà materiale alla quale non corrisponde una libertà psicologica e spirituale. Anzi più la cosiddetta libertà fisica e il benessere materiale vengono concessi in misura crescente, più sembra diminuire la libertà psicologica dell'individuo, ormai incapace di resistere agli stimoli che la macchina consumistica gli propina. Si pensi alla schiavitù nei confronti dei desideri che dall'inizio dei Novecento la società dei consumi non smette di solleticarci, "defraudandoci continuamente di ciò che ci promette" tanto per parafrasare dal celebre libro di Adorno e Hockheimer, Dialettica dell'illuminismo, e dando vita a quelli che Herbert Marcuse ha chiamato falsi bisogni. Bisogni cioè indotti dalla logica dei consumismo che ci costringe a inseguire continuamente i nostri desideri insaziabili e a proiettarli nei feticci tecnologici dei capitalismo. Nasce così l'illusione di una felicità legata al consumismo, alla possibilità di avere intorno a sé oggetti tecnologici, computer, telefonini, antenne paraboliche e satellitari, e quant'altro, per sentirsi arrivati e felici.
D'altra parte il problema della felicità è strettamente connesso con quello della coscienza della felicità, perché non sempre è possibile accorgersi della propria felicità o infelicità. C'è infatti una tendenza diffusa a sopportare le terribili condizioni in cui ci fa versare la contemporaneità, quasi una nuova fatica di Sisifo. Si pensi solo alle città in cui accettiamo di vivere, dove gli agi della vita consumistica non ci ripagano certo dei veleni che respiriamo insieme alla poca aria rimasta. Del resto l'inquinamento che ci sorbiamo senza minimamente opporci, quasi esaltati di vivere in città superaffollate e sature di gas e veleni, dimostra non solo la scarsa cura che abbiamo della nostra salute, ma anche lo stato di anestesia mentale nel quale viviamo. È come se la civiltà occidentale fosse riuscita a praticare un'anestesia locale (sul cervello evidentemente) a tutti i suoi individui, incapaci di riconoscere lo stato di disagio e alienazione in cui versano.
Certo l'alto tenore di vita che la nostra civiltà ci ha regalato è un piatto su cui poi non vale la pena sputare. Però bisogna cominciare a chiedersi fino a che punto il nostro tenore di vita sia sinonimo di benessere. E soprattutto fino a che punto il benessere per restare tale possa davvero rinunciare alla coscienza e alla consapevolezza della libertà intellettuale e spirituale, che probabilmente è e resta la libertà fondamentale. Dobbiamo abituarci a liberare la mente, a scioglierla, magari, perché no?, seguendo le tante pratiche orientali, proprie di una filosofia del vivere che da sempre ha cercato di liberare la mente attraverso la meditazione e la contemplazione, oppure ricorrere a rimedi olistici come l'ascolto della musica, il vivere e sentire la natura, e altre pratiche di vita autentica, purtroppo dimenticate oppure frequentate solo come moda. Riscoprire il sapore del camminare, dell'ascolto dei mare, del carpire i segreti di un bosco, o sentire il battito degli alberi. Sensazioni che l'uomo moderno ha dimenticato, ma che fanno parte comunque della sua vera natura. Tornare a sentire la vita, davvero, a percepirla con il corpo e con una mente finalmente nostra, finalmente pienamente cosciente di sé e del vero benessere. È questa, credo, la strada per una vita che valga la pena definire tale.

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L'angolo della poesia

Bruzolo,

un posto come un altro

(continua…)


Poesie di Piero Lanaro


L'acqua e la roccia

L'acqua e la roccia.
L'eterno moto, la fermezza.

Sovente, s'incontrano!
Più volte, sulla Terra.
È un incanto!
Insieme formano.
Insieme,
s'abbracciano, s'avvolgono,
con l'umide piante si coinvolgono,
danno origine all'ansa,
creano il luogo
dove con forza
l'una ricade
verso il mare.

E sulle possenti rocce
s'abbandona l'armonia dell'essere
avvinto al sole
e che nella pelle assorbe,
conduce via
il pensier di quel luogo,
il tepor dei corpo,
il fiorir dell'alma
e moto, fermezza,
doni offerti,
son nella sporta,
da scegliere e conservare.

La cascata

Giammai chinai il capo
all'impeto
che dalle alture mi sovrasta
e discende con forza di titano
e qual vibrazione, fragore,
in sulla terra e nel cuore,
e cotanta forza
si dissolve nelle miriadi di gocce
che sul mio corpo ricadono.

Incessante dalle rocce,
eternamente sulla Terra,
ricadi per l'energia serbata;
e fra il sole,
l'intenso caldo dell'estate,
il vento che generi
offre sollievo alla mia pelle riarsa,
sottometto la mia carne
alla tua forza
e con il mio fragile corpo,
mi unisco a te,
al tuo vento,
al tuo fragore,
non per sfidarti,
ma unicamente per prender con le mani
il tuo vigore
e porlo in me
allorché mi allontano
verso quel prato,
mi conduco
a quell'anima distesa,
e di questi tesori
fortifico l'alma mia,
ricerco ognor il donare
e in questo prato
serbar l'importanza,
dar valore al nostro viaggio,
che conduce al piano
ed alla ricerca della pienezza.

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Proverbi e modi di dire

Vaste tre fammene a ffà nu mercate (Bastano tre donne a fare un mercato)

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L'angolo della post@


SALUTI SOCIALISTI! Vi invio il seguente comunicato della nostra associazione, se vi è possibile pubblicatelo sul numero di aprile. Scusate il ritardo.


ONORE AD AHMED YASSIN, combattente palestinese, capo spirituale e morale dell'eroico movimento di liberazione nazionale, Hamas. Noi operai, studenti, proletari saremo sempre con te e con la tua determinazione nella lotta rivoluzionaria per l'affrancamento e la liberazione della terra di Palestina dal giogo imperialista e razzista di Israele.

Davide D'Amario

Socialismo e liberazione. Teramo

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Invocazione a Maria

O Madre Regina dei Cieli, dalla testa coronata dallo splendore

dell'aureola, investita della passione della crocifissione e della

sofferenza della morte del Tuo adorato Figlio sulla croce, io

umilmente Ti invoco con tutto il cuore per chiederTi di prendere

con Te tutte le anime colpite dalla cattiveria dell'uomo e portarle

davanti a Dio nella Sua Santissima Trinità Divina per chiederne

il perdono dai peccati affinché possano nutrirsi del Sacro Cuore

del Divino Gesù presente nei tabernacoli di tutto il mondo.


(Questa preghiera è stata scritta in circostanze disastrose per i nostri militari caduti a Nasseriyia)

Luigi Dezio in arte Popò

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