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INDICE - IL SALE N.°31

* RIFLESSIONI

* GENTILE REDAZIONE DE IL "IL SALE",

* L'ANGOLO DELLA POST@

* PROVERBI E MODI DI DIRE

* MIO NONNO MI DICEVA...

*L'ANARCHIA E' PRIORITARIA, MA NON SI FA PER POSTA

*ELOGIO DELLA SOBRIETA'. BREVE STORIA DI ALTRE ECONOMIE E STILI DI VITA ALTERNATIVI

*LA VARIANTE DI UN RE NUDO (1a RACCOLTA

*LA LOTTA DEGLO AUTOFERROTRANVIERI

*QUANTO GUADAGNA UN AUTOFERROTRANVIERE?

*PAROLE CHE SCORRONO.......

*L'ANGOLO DELLA POESIA *************************************************************************************************

RIFLESSIONI

A Pescara, nel 1996, c'è stata un'esperienza chiamata "6 mesi di chiacchiere", portata avanti dal "Collettivo per l'unità d'azione anticapitalista", con la partecipazione di compagni di Pescara, Chieti e di vari paesi della provincia.

Ho pensato di riprodurre il volantino iniziale di presentazione dell'iniziativa e poi di fare un commento personale di questa esperienza a cui ho partecipato. Naturalmente questa è la mia opinione(passibile di errore) e mi farebbe piacere se altri partecipanti facessero lo stesso.

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6 MESI DI CHIACCHIERE

Pensiamo di dover fare questo breve schema per non doverlo ripetere ad ogni inizio di discussione. Nella prima riunione abbiamo parlato di come fare questi 6 mesi di chiacchiere discutendo più o meno in questo modo: il perché, che cosa discutere, come discutere.

IL PERCHE'?

I° - Riabilitazione delle 'chiacchiere'. Pensiamo che ci sia un grosso bisogno di discutere tra compagni e cittadini qualsiasi non mossi da interessi economici e da ambizioni di carriera, animati da buone intenzioni di altruismo, di solidarietà, per il miglioramento di questa società in cui certamente non mancano i problemi. Siamo mossi dal desiderio di costruire "mondi veri" e non "mondi falsi", come dicono gli zapatisti messicano che accusano il Governo del proprio Paese di costruire "mondi falsi", cioè basati sulle menzogne il tradimento sull'illudere i lavoratori che le loro condizioni di vita miglioreranno, parlano di democrazia e di libertà mentre poi reprimono con la polizia, ammazzano, affamano, licenziano e commettono altre mille ingiustizie grandi e piccole tutti i giorni. Noi siamo animati da moventi semplici e giusti, dal progresso e dalla difesa del nostro livello di vita economica e spirituale contro le varie finanziarie. Non abbiamo nessun interesse personale da perseguire, vogliamo solo cercare di costruire "mondi veri" dove almeno possiamo vivere con la nostra fantasia, in attesa di costruirli nella realtà. Male che vada le nostre chiacchiere ci serviranno a combattere l'alienazione e la solitudine schifosa di questa società.

II° - Il pluralismo e il rispetto. Un altro movente è che crediamo nella pluralità delle posizioni e delle idee, basandoci sul rispetto reciproco. Vogliamo chiacchierare per conoscerci, per imparare l'uno dall'altro, per trovare un minimo comune multiplo di pensiero e di azione. Può darsi che faremo sei mesi di discussione senza concludere niente , alla fine dei quali avremo l'amara sensazione di aver perso tempo, può essere anche questo; oppure potremo arrivare alla conclusione di fare altri sei mesi di chiacchiere; oppure decidere che possiamo fare questo e questo e farlo. Vogliamo essere il più aperti possibile, senza stabilire obiettivi in anticipo, questi li stabiliremo fra sei mesi. Non vogliamo "attaccare il carro davanti ai buoi", come dice il proverbio. Il "carro" lo attaccheremo fra sei mesi, se sarà possibile, altrimenti ci attaccheremo al tram! C'è anche la possibilità che nel giro di due o tre riunioni ci stanchiamo o ci sfiduciamo e finisca tutto. Anche questa eventualità è da mettere nel conto: non ci spareremo un colpo alla tempia! Pensiamo che se si comincia a dire: "Basta con le chiacchiere, adesso bisogna fare i fatti", vuol dire che siamo sulla cattiva strada, che siamo impazienti! Aspettiamo 6 mesi per parlare di fatti: conosciamoci bene perché a volte veramente "parliamo parliamo e non ci capiamo".

III° - Ciò che ci unisce è molto di più di ciò che ci divide. Siamo abituati purtroppo a litigare tra compagni e tra semplici cittadini. Perché? Pensiamo sia dovuto alla vecchia tattica del Potere che "divide et impera" e della "guerra tra poveri", sempre scatenata dal Potere. Invece vediamo che i potenti fanno finta di litigarsi e quando è il momento si uniscono tutti per difendere i loro interessi e per sfruttare noi lavoratori. Anche noi possiamo discutere, mantenere i nostri punti di vista, le nostre differenze, rispettarcele ed unirci per non farci sfruttare perché abbiamo tantissime cose in comune come, ad esempio, l'Antirazzismo, l'Antifascismo, contro il Governo Prodi, contro il carrierismo politico e sindacale, contro lo sfruttamento, per il diritto al lavoro, contro la disoccupazione, per l'aumento degli stipendi, delle pensioni, per il diritto alla casa, contro l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, contro la sofisticazione dei prodotti alimentari, per la riduzione delle bollette della luce, dell'acqua, gas, telefono, contro le dipendenze dalla droga, dall'alcool, contro il sesso mercificato, contro la concezione della donna oggetto, per l'unità dei popoli, contro l'imperialismo, per la dignità umana, la giustizia, la libertà per il diritto alla vita, contro la fame, la miseria, contro la morte per fame, per sete, per il riequilibrio della natura, per mettere al primo posto l'essere umano e non il profitto privato ecc. ecc. Sono solo alcuni pochissimi esempi.

CHE COSA DISCUTERE?

Abbiamo pensato a vari argomenti, che possono essere cambiati, oppure aggiungervi altri, da scegliere liberamente insieme. Per adesso abbiamo pensato a questi: 1)Gli anni '70, esperienza e bilancio politico; 2) La Globalizzazione; 3)Il crollo del "socialismo reale"; 4)L'Europa; 5)Lo Zapatismo; 6)Il Governo Prodi e la situazione in Italia; 7)Il ruolo del Partito Rivoluzionario in questa epoca storica in Italia; 8)"Lo Stato di transizione" è sempre valido?; 8)La dittatura del proletariato è sempre valida?; 9)Il discorso sul Partito dalla Prima Internazionale in poi; 10)La situazione a Pescara e in Abruzzo.

COME DISCUTERE? - Riunione ogni 15 giorni. - Un relatore a turno (chi vuole). - Preparare la discussione con materiale, nel possibile. - Ognuno ha diritto a parlare una volta sola. Un secondo giro di interventi, se farlo o meno, lo decidiamo assieme. Non è obbligatorio parlare. - Terminare senza conclusione: tutte le ipotesi restano in piedi. - Partecipazione libera a tutti, libertà per chi vuole entrare oppure uscire. - Massimo rispetto, massima libertà, massima democrazia. N.B. Fino ad ora abbiamo fatto due "chiacchierate". Non sono andate bene ma nemmeno male, diciamo così così. C'è di buono che abbiamo finito sempre con il mangiare arrosticini e vino, il che è molto positivo per la nostra salute e il nostro spirito. Abbiamo pensato di prendere i problemi alla larga, per questo abbiamo cominciato con il discutere "Il crollo del socialismo reale" e oggi discutiamo "La Globalizzazione". Un compagno ha proposto di mettere una pregiudiziale anticapitalista per i partecipanti, un altro non è d'accordo. Non sappiamo che fare. Le discussioni si sono svolte in modo un poco confuso, comunque, per adesso, siamo intenzionati ad andare avanti. Chi vivrà vedrà!

25-10-1996

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Questo programma è stato compiuto. L'anno successivo, un volantino simile dal titolo "6 mesi di chiacchiere n°2", con data 16/12/97 annunciava un altro ciclo di discussioni su 12 argomenti diversi. Però sulla metà, cioè nella primavera del 1998, il gruppo si è disgregato e le discussioni si sono interrotte.

Alle assemblee parteciparono da un minimo di 10 ad un massimo di 50 persone. La stragrande maggioranza erano compagni anticapitalisti e rivoluzionari.

Naturalmente la parola "chiacchiere" era una forma di auto-ironia e le discussioni non erano solo chiacchiere ma tendenti all'azione. Questo era lo spirito e l'obiettivo.

Il Collettivo organizzò una Assemblea-Dibattito "Sulle prospettive di lotta in Abruzzo", il 17 gennaio 1998, al Centro Sociale di Zanni. Parteciparono circa 50 persone. Fu un buon successo quantitativo però qualitativamente l'Assemblea non venne capita dai presenti; il gruppo promotore non si dimostrò molto deciso e l'Assemblea venne deviata verso un populismo protestatore fine a se stesso, in cui aveva ragione chi aveva la voce più alta.

Dopo questa Assemblea è iniziata la decadenza del Collettivo: evidentemente non eravamo ancora preparati ad affrontare l'esterno, dovevamo aspettare. L'impazienza ci ha fregati, divorati dal tarlo del "fare i fatti". Aggiungiamoci anche una certa volontà di imposizione autoritaria da parte di alcuni compagni ed il tutto ha portato alla disgregazione del gruppo nel giro di qualche mese. Ci siamo divisi malgrado politicamente fossimo quasi identici. Perché? Io credo perché non si è compreso il Pluralismo, il Rispetto e la Democrazia Diretta. Se lo avessimo capito avremmo potuto fare "Il Sale" qualche anno prima e rimanere aggregati, rispettandoci. Non ci saremmo dispersi. Invece volevamo fare le lotte in un periodo in cui queste non c'erano: non c'era nemmeno il movimento "No Global".

Comunque quella delle "chiacchiere" io credo che, nel complesso, sia stata una buona esperienza che ha contribuito alle successive come "Pippi calze lunghe", il C.P.A. Obelix e questo giornale.

Io vedo una certa continuità tra questi fatti. Bisogna evitare che le esperienze si interrompano bruscamente, senza capirne il perché, in cui ognuno se ne va per conto suo, quasi sempre incazzato, per poi ricominciare da capo in qualche altro posto, rifare gli stessi errori o quasi. Per questo motivo io mi preoccupo di riflettere e di imparare dalle esperienze, almeno ci provo. Le esperienze sopra menzionate sono state molto importanti a Pescara perché esprimono la necessità ancora vigente di costruire un Gruppo di Resistenza Rivoluzionaria. Nella guerra la resistenza svolge un ruolo importante: permette di guadagnare tempo, mantenersi uniti ed aspettare tempi migliori.

19/1/04 Antonio Mucci

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Gentile Redazione de "Il Sale",

L'attuale "democrazia" occidentale ultracapitalista e -anglobalizzata- non è una democrazia, bensì è una oligarchia di miliardari, avallata elettoralmente da plebisciti fatti da cittadini dimezzati perché privati della base informativa necessaria a giudicare. Il tutto condito da quello che gli "esperti" hanno definito -manipolazione per inondazione-, una nuova forma di censura che non vieta le notizie ma le costruisce; questo modo di "informare" è servito in passato e oggi all'imperialismo per legittimare genocidi e guerre (ora preventive…), dal Vietnam all'Iraq!

Convinti del vostro definirvi "foglio pluralista, democratico e quindi rivoluzionario" ci permettiamo di "lanciare" la proposta di discutere una "piattaforma" che si ispiri alle lotte di Liberazione…convinti che il futuro dell'umanità dipende dal crollo dell'imperialismo americano e dalla possibilità di fuoriuscire dal capitalismo, gettando le basi di una nuova Comunità fondata su principi universali di Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Mettiamo a conoscenza i compagni de "il Sale" ed i suoi lettori che stiamo cercando di formare in Abruzzo dei Comitati di appoggio alla Resistenza Irachena.

La piattaforma è la seguente.

La lotta di resistenza che il popolo iracheno conduce per liberare il proprio paese è fondamentale per il futuro dell'umanità. Il fatto che le armate di Bush non riescano a controllare l'Iraq, ad oltre 8 mesi dalla dichiarazione di conclusione della guerra, dà fiducia, coraggio e speranza a tutti i popoli oppressi del mondo. Il progetto di dominio planetario concepito a Washington può ancora essere fermato. E' in questo quadro che diventa essenziale, in Italia, in Europa, nel mondo, la costruzione di un ampio movimento a sostegno della Resistenza irachena. La mobilitazione per l'indipendenza e la libertà dell'Iraq è anche una battaglia di verità. Respingiamo l'accusa imperialista secondo cui la legittima resistenza irachena sarebbe "terrorismo criminale"; e respingiamo l'equiparazione tra "la guerra e il terrorismo", che serve per giustificare un'impossibile equidistanza tra le lotte di liberazione dei popoli oppressi e gli oppressori imperialisti.

Da oggi inizia un lavoro concreto che va dalla costruzione dei comitati locali alla realizzazione di alcune iniziative da prendere nel breve periodo:

1. Solo un grande movimento di lotta unitaria e popolare può costringere il governo a ritirare le truppe di occupazione dall'Iraq, come primo passo per liberare l'Italia dalla condizione di paese a sovranità limitata, simboleggiata dalla presenza sul territorio nazionale di una fitta rete di basi militari USA e NATO. Il Comitato nazionale Iraq Libero invita quindi alla più ampia mobilitazione per realizzare manifestazioni e sit in di protesta sotto il parlamento quando la decisione sulla proroga della presenza delle truppe di occupazione andrà in discussione.

2. Per far conoscere la reale situazione in Iraq e le ragioni della lotta contro gli occupanti, prevediamo di realizzare, nel mese di marzo, un tour nazionale nelle diverse città italiane con rappresentati della Resistenza irachena.

3. Il Comitato Iraq Libero aderisce alla giornata di mobilitazione internazionale del 20 marzo 2004, anniversario dell'aggressione, per il cui successo ci impegneremo con tutte le nostre forze. Noi ci saremo, ed invitiamo tutti coloro che sono dalla parte della Resistenza, senza se e senza ma, a sfilare tutti insieme per manifestare il sostegno alla lotta del popolo iracheno.

4. L'occupazione dell'Iraq si accompagna a soprusi, violenze ed ingiustizie di ogni tipo. In particolare denunciamo la scomparsa di circa 17.500 persone che si suppone siano prigioniere degli occupanti. In questo quadro la cattura di Saddam Hussein, capo di Stato di un paese aggredito (indipendentemente dal giudizio sul suo operato politico che non spetta certo alle potenze occupanti ma al popolo iracheno), costituisce un caso eclatante di violazione del diritto internazionale. Per denunciare questa situazione e chiedere la liberazione di tutti i prigionieri catturati dall'inizio dell'aggressione, promuoviamo la costituzione di un Comitato internazionale di giuristi ed esperti che si occupi di tutte le violazioni del diritto internazionale compiute in Iraq.

Più in generale il Comitato Iraq Libero lavorerà per affermare, nel quadro della "guerra infinita" proclamata da Bush, il diritto a resistere di tutti i popoli e di tutte le nazioni oppresse, come diritto generale ed inalienabile affinché ogni popolo possa esercitare appieno l'autodeterminazione e la democrazia.

Via gli occupanti dall'Iraq
Ritiro immediato delle truppe italiane
Libertà per l'Iraq, la Palestina, l'Afghanistan
VIVA LA RESISTENZA IRACHENA!

Firmato
Davide D'Amario
(Comitato Iraq Libero - Teramo)
Tel. 340 55 37 726

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L'angolo della post@

Il 31 gennaio 2004, per la chiusura del CPT di via Mattei, partecipiamo alla manifestazione di Bologna ritrovo alla ore 14 davanti allo Scalo Internazionale dei Migranti Autogestito di via Casarini 23.

Gli anarchici presenti a tutte le manifestazioni diffuse sul territorio, per la messa in mora delle leggi razziste e per l'immediata chiusura di tutti i CPT. Da Torino a Gorizia, da Bologna a Roma, da Crotone a Caltanisetta:

NESSUNA FRONTIERA, NESSUNA GALERA! La legge Bossi-Fini è - in termini di efficienza repressiva - la più naturale prosecuzione della Turco-Napolitano, che istituì i Centri di Permanenza Temporanea (CPT): oggi gli immigrati vengono trattenuti in questi lager per sessanta giorni per il solo fatto di non avere i documenti in regola. All´interno dei CPT di tutta Italia non si contano più gli episodi di autolesionismo, i tentati suicidi, le proteste disperate, i tentativi di fuga da parte degli immigrati reclusi. Gli immigrati vengono imbottiti di psicofarmaci per stare buoni (così come è stato appurato a Bologna qualche giorno fa); se provano a ribellarsi vengono malmenati, insultati, minacciati da poliziotti e carabinieri dal manganello facile. Sessanta lunghi giorni di non-vita e nessuna prospettiva se non quella del rimpatrio o della clandestinità. I Centri di Permanenza Temporanea rappresentano l´estrinsecazione della logica di esclusione sociale e umana che nega il diritto alla libertà di movimento annientandolo in una vera e propria carcerazione preventiva. Tutto questo è intollerabile! E´ inconcepibile che la libertà di donne e uomini venga distrutta in questo modo. La libertà di circolazione, la possibilità di costruire e progettare la propria vita a prescindere dal luogo in cui si è nati, l´opportunità di fuggire dalla precarietà economica e sociale, dalle guerre, dai contesti di miseria e arretratezza sono tutti diritti fondamentali che appartengono a tutti e che nessuno deve limitare. Il diritto all'autodeterminazione di donne e uomini va ben al di là dei confini degli stati o del timbro di una questura. Ci opponiamo radicalmente all'ideologia razzista e fascista che vede nell´immigrato un pericolo potenziale o, al massimo, una risorsa da sfruttare e poi buttare via. Non è il diritto di voto che risolve i bisogni degli immigrati, ma la possibilità di vivere liberamente e in piena autonomia secondo una prassi autogestionaria. Noi anarchici continueremo, come abbiamo sempre fatto, a lottare assieme a tutti coloro che sono schiacciati dall´arroganza del Potere, poiché nessuno può e deve essere considerato clandestino. CHIUDIAMO I CPT: LIBERI TUTTI!

Commissione antirazzista della Federazione Anarchica Italiana (FAI)
Circolo Anarchico "Berneri" - Bologna
Spazio Sociale Anarchico Libera - Modena

Gruppo anarchico "Cieri" - Parma

Proposto da Valerio

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PROVERBI E MODI DI DIRE

Lu male ve' a ccantare, e se ne va' a onze a onze

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MIO NONNO MI DICEVA...

Mio nonno mi diceva tante cose… Di non sposar le bionde che son tutte vagabonde, di non sposar le more che son tutte traditore (e l'avessi ascoltato!)… Mi raccontava anche delle sue peripezie di antifascista. Nel marzo del 1944 si trovava a Milano e mi raccontava l'entusiasmo suscitato in lui dagli scioperi dei tramvieri in aperta sfida contro i nazifascisti. Non era il solo ad entusiasmarsi, stando a questa testimonianza:

Gli scioperi del marzo '44 - I tranvieri di Milano

Lo sciopero del marzo 1944 vede una compatta partecipazione dei tranvieri milanesi. Per tre giorni su 800 vetture escono solo quelle guidate dai fascisti, che nel giro di poche ore fracassano per imperizia centosessantasei vetture. La lotta dei tranvieri è sostenuta dai gappisti, che fanno saltare la cabina elettrica che fornisce energia elettrica alla rete nord dei mezzi pubblici. Squadristi fascisti irrompono nei depositi dei tranvieri di via Brioschi, via Primaticcio e via Teodosio, per prelevare i conducenti e costringerli con la forza a riprendere il lavoro, sotto la vigilanza di scorte armate. Alcuni tranvieri riprendono il servizio, ma poi abbandonano le vetture per la strada dopo averle rese inutilizzabili. Allo sciopero seguono centinaia di arresti, 35 tranvieri vengono deportati nei campi di concentramento. Lo sciopero dei tranvieri di Milano ha un notevole risalto nei bollettini delle emittenti radio dei tre grandi Paesi alleati nella guerra contro la Germania nazista. Radio Londra: "Grande sciopero dei tranvieri milanesi, la parola d'ordine è: via i tedeschi! Abbasso la repubblica di Salò. I lavoratori dei tram hanno dimostrato una perfetta identità di sentimenti con la popolazione milanese. Da Radio Londra inviamo un caloroso e fraterno saluto ai tranvieri per la dimostrazione di fede delle forze democratiche contro il nazi-fascismo." La Voce dell'America: "Grande entusiasmo ha provocato la notizia che i tranvieri milanesi hanno proclamato uno sciopero generale, in piena occupazione militare nazi-fascista. Tutta la stampa americana esalta il coraggio e il patriottismo di questi lavoratori addetti al servizio pubblico cittadino, sfidando la prepotenza degli eserciti occupanti. Le astensioni dal lavoro sono al 100%. Si vedono per Milano tram condotti da giovinastri volontari delle forze armate nazi-fasciste, provocando gravi incidenti con morti e feriti. Viva i tranvieri milanesi!" Radio Mosca: "Viva i lavoratori addetti ai tram milanesi! Grande sciopero generale contro i tedeschi e i fascisti di Salò. Le autorità militari sorprese dalla perfetta organizzazione e riuscita dello sciopero. Fascisti e tedeschi si sono assunti la responsabilità di guidare i tram provocando incidenti nella popolazione. Si registrano morti e feriti. Viva i tranvieri milanesi, a morte i tedeschi. Avanti verso l'insurrezione generale per la fine della guerra.".

Il tempo passa, i figli crescono, le mamme imbiancano... Dopo 60 anni (a sentire televisioni, giornali, politici) lo sciopero degli autoferrotranvieri sarebbe uno sciopero selvaggio e pertanto ILLEGALE. Lo sciopero è sì un diritto, dicono, ma solo se non arreca alcun disturbo. Quindi gli unici danneggiati dovrebbero essere, secondo loro, i lavoratori, che si vedrebbero sottrarre dalla busta paga il salario dei giorni di sciopero senza che la loro azione sortisca alcun effetto. Infatti agli scioperi considerati legali non aveva fatto riscontro nessun passo delle controparte per risolvere la controversia. I lavoratori del settore sono quasi 120.000, le imprese circa 200 e fra il 2002 e il 2003 vi sono state 200 ore di sciopero per un contratto che vede i sindacati istituzionali richiedere 106 euro lordi d'aumento che dovrebbero recuperare il differenziale fra inflazione programmata ed inflazione reale per il biennio 2000-2001 e l'inflazione programmata per il biennio 2002-2003. Una piattaforma contrattuale non certo rivoluzionaria. Eppure l'ASSTRA, l'associazione che rappresenta le aziende del settore, non ha chiuso il contratto per il banale motivo che il governo nazionale non ha garantito le risorse necessarie. Quindi: le imprese contrattano ma non hanno risorse, il governo non contratta ma decide delle risorse, gli enti locali cercano di giocare un ruolo di mediazione. Tutto questo, per lor signori, è perfettamente LEGALE. E quale risposta LEGALE danno a chi reclama i propri diritti? Precettazioni, intimidazioni, sanzioni economiche, minacce di licenziamento. Non solo minacce. Trenitalia ha licenziato quattro ferrovieri per aver denunciato la grave situazione di insicurezza delle ferrovie italiane sia per i passeggeri che per i lavoratori. Attraverso la violazione sistematica delle norme di sicurezza a tutela di lavoratori e utenti è possibile massimalizzare i profitti a scapito di efficienza e sicurezza di macchinari e attrezzature.

Negli ultimi anni i ceti medi e bassi hanno subito bastonate continue. A monte c'è l'azione di un capitalismo internazionale che combatte lo stato sociale, le conquiste dei lavoratori, i loro diritti. A questo si è aggiunto l'ingresso dell'Euro che ha determinato un ulteriore decurtamento del potere di acquisto. La politica interna, poi, ha sistematicamente favorito i privilegi e le impunità dei potenti con riforme della scuola, dei trasporti, dell'urbanistica, dei pubblici servizi che sono risultate regolarmente un premio ai ricchi e un taglio ai poveri. Lo scandalo Parmalat, che si vorrebbe far passare per un'eccezione, è in realtà la normale prassi (anche se a livelli meno disastrosi) attraverso la quale le IMPRESE realizzano profitti esorbitanti a scapito dei cittadini. Gli INVESTIMENTI si fanno attraverso le banche con i soldi dei cittadini. Mentre da un lato venivano smantellate tutte le conquiste di un secolo da parte dei cittadini, dall'altro veniva istituito una sorta di STATO SOCIALE a favore delle IMPRESE. Sgravi fiscali, incentivi, prestiti a tassi agevolati, tariffe minime di tutti i servizi (luce, gas, telefono…) sono solo per gli imprenditori. Per i cittadini… è sotto gli occhi di tutti quanto ci costi questo sistema economico. Mio nonno era convinto che al centro dei meccanismi di produzione stesse la forza lavoro. Il resto, per lui, era un accessorio, quando non un ostacolo. Da anni televisioni, giornali, politici di destra e di sinistra ci vanno ripetendo che al centro della produzione c'è l'IMPRESA. I lavoratori sono un optional. Ma quando questi si fermano… mio nonno torna ad avere ragione. E di ragione ne ha molta se consideriamo che la lotta dei tranvieri di questi giorni dimostra come l'unico modo per ottenere risultati è quello dell'autogestione, delle lotte decise dal basso, condivise e non delegate. Ricompaiono anche forme di organizzazione importanti. Per dare appoggio agli scioperi sono state istituite delle CASSE DI RESISTENZA di ottocentesca memoria. A mio nonno avrebbe fatto piacere leggere quanto ha dichiarato Carla Fracci (ex prima ballerina della Scala e figlia di tranviere): … una volta c'era una parola di cui sono orgogliosa e che fa parte della mia infanzia: proletariato. Oggi purtroppo non la usa più nessuno… è il proletariato che ha sempre alimentato la nazione. Ci dovrebbe essere più rispetto. Se questa classe sociale si ferma la nazione cade. Oggi, invece, tutti se la sono presa con i tranvieri, ma si sono accorti di loro solo quando si sono fermati.

Giuseppe Bifolchi

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L'anarchia è prioritaria, ma non si fa per posta

Proposto da Simona Pelagatti

-------------------------------------------------- (Da "Umanità Nova" n. 1 del 18 gennaio 2004)

Se questo fosse un mondo accettabile, se l'informazione non fosse una pericolosa arma di guerra, di quelle destinate alla distruzione di massa, senza alcun riguardo verso l'inerme popolazione civile, la notizia che qualcuno aveva incendiato i soliti cassonetti e poi spedito per posta qualche libro infarcito di petardi, avrebbe avuto la propria degnacollocazione in cronaca. L'eco mediatica suscitata dei petardi inviati a Romano Prodi, al presidente della BCE, all'Eurojust e ad alcuni eurodeputati, qualche giorno dopo l'incendio di un paio di cassonetti nel centro di Bologna, è divenuta il pretesto per elevare al massimo "l'allarme terrorismo" che Berlusconi e Bush avevano pronosticato nelle settimane precedenti. Da una sponda all'altra dell'Atlantico erano rimbalzati gli annunci di attentati con relativa militarizzazione dei voli e del territorio. Con queste misure, la guerra duratura e preventiva intende raggiungere il duplice obiettivo, da un lato, di alimentare la paura per via dell'insicurezza evocata da un nemico esterno sempre in agguato, e dall'altro di tenere sotto scacco tutti i soggetti coinvolti nel collasso di un sistema di disciplinamento sociale, economico e politico che necessariamente implica la criminalizzazione, l'espulsione e l'eliminazione violenta di chiunque non si riconosca nelle regole del gioco. All'epoca della guerra totale al terrorismo occorre di tanto in tanto innalzare la tensione, altrimenti si corre il rischio che il lezzo dei cadaveri dei bambini morti in Afghanistan o la notizia dei prigionieri iracheni picchiati a morte, risulti alla fine intollerabile anche per i tolleranti sudditi di questo nostro nord capitalista e guerrafondaio. D'altro canto, nel nostro paese, da mesi il Ministero dell'Interno ed i media agitano lo spauracchio del terrorismo, indicando negli anarchici il pericolo maggiore. Alcune indecenti veline poliziesche erano giunte persino ad ipotizzare una mano anarchica dietro la triste moda di avvelenare le bottiglie di acqua minerale. In un'epoca in cui i governi promuovono la privatizzazione delle risorse idriche assetando decine di milioni di persone in tutto il pianeta, in un'epoca in cui le lordure prodotte dal capitalismo rendono l'acqua imbevibile, non si trova di meglio che gettare fango su chi si oppone a questo scempio. Ma, se gli anarchici sono stati il bersaglio preferito del governo e della stampa, le attenzioni di questi signori hanno avuto una ben più ampia portata. Retate e perquisizioni nelle case e nei quartieri abitati da migranti sono stati all'ordine del giorno per tutto il 2003. Gli immigrati sono stati trattati in blocco come potenziali criminali, sino a comminare espulsioni in base a meri sospetti di collusione con organizzazioni terroriste. Per non parlare dei tranvieri che sono entrati nel novero dei pericolosi delinquenti per aver tentato di ottenere un pugno di euro in più scioperando fuori dalle gabbie imposte da una legislazione che ha ridotto il diritto di sciopero ad una barzelletta. E, prima di loro, era toccato ai milioni di persone che avevano manifestato contro la guerra, contro il militarismo, contro la politica neocoloniale del governo italiano. Sul piano interno, pertanto, la guerra preventiva impone di neutralizzare sul nascere ogni tentativo di autorganizzazione sociale che sfugga ai balbettanti meccanismi di recupero e integrazione istituzionale, attivati dai partiti e dagli apparati sindacali di stato. In definitiva chiunque critichi l'azione dell'esecutivo finisce con l'essere in odore di terrorismo: al punto che la mera opposizione all'abolizione dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori o alla definitiva precarizzazione del lavoro sancita della legge 30 ha finito con l'essere collegata agli uccisori di Biagi. A fine anno, a degna conclusione di un periodo in cui ogni forma di dissenso è stata puntualmente criminalizzata, sono arrivati puntuali questi pacchetti. Innocui per i destinatari ma sapientemente utilizzati sulla via della realizzazione locale dello stato di polizia globale. Già si parla di leggi speciali che vanno ad aggiungersi alle tante leggi repressive di un trentennio in cui ogni nuova "emergenza" si è portata via un po' delle pur esili libertà conquistate. Contro i ceti subalterni è già allo studio l'ipotesi di estensione del reato associativo di derivazione fascista che si fa beffe, come sempre, dell'apparente assioma liberale sulla responsabilità individuale di fronte al giudice penale. L'allarme suscitato dalla posta natalizia ha finito con il dare una spinta probabilmente decisiva al lento e faticoso processo di costituzione di una polizia europea: a carabinieri, poliziotti, finanzieri, vigili si uniranno anche gli eurocop! Per non dire del polverone che ha finito per porre in secondo piano lo scontro istituzionale sull'informazione, le crescenti difficoltà all'interno della maggioranza o questioni quali le pensioni e le opposte libertà di licenziamento e di sciopero. E in questi stessi giorni la compagine guidata dal cavalier Berlusconi, dopo aver risolto con altre leggi "speciali" i problemi suoi e della sua classe di appartenenza, si accinge a spazzar via quello che resta del sistema previdenziale ed a rilanciare l'attacco contro le residuali garanzie stabilite dallo Statuto dei lavoratori. Se un'azione dovesse essere giudicata dai suoi risultati non potremmo avere dubbi sui mittenti di tale fumosa corrispondenza. E, diciamolo chiaro, per qual che ci riguarda poco importa se gli autori siano alle dirette dipendenze del Ministero dell'Interno o svolgano generosa opera di volontariato. Gratuito o retribuito il loro è uno sporco lavoro. Infatti con i pacchi sono arrivate anche lettere che li rivendicavano a nome di una neonata aggregazione informale il cui acronimo "FAI" è identico a quello della Federazione Anarchica Italiana. Evidente l'intento irrisorio, forse meno evidente ma ben più grave la volontà di mettere in difficoltà anarchiche ed anarchici impegnati in una dura lotta quotidiana per la costruzione di una società di libere ed eguali. Ma una tale società non si può imporre. Gli anarchici sanno che la libertà è una pratica collettiva che necessita di impegno costante perché si radichi nelle coscienze e nell'agire quotidiano di ciascuno, traducendosi in azione comune e lotta sociale. La rivolta contro l'oppressione diviene sterile fiammata se, insieme, non costruisce, non sa contaminare l'ambiente in cui vive e senza il quale si estinguerebbe. Bakunin sosteneva che la libertà di ciascuno è accresciuta dalla libertà di tutti: qui vive e si alimenta il nocciolo profondo dell'anarchismo sociale, che, costitutivamente, è progettualità rivoluzionaria, spinta alla trasformazione che vede protagonisti in prima persona gli oppressi e gli sfruttati. L'agire degli anarchici si sostanzia all'interno dei movimenti sociali, nei percorsi di autonomia da ogni istituzione, nella capacità di dar vita ad organizzazioni specifiche e di massa improntate ai principi dell'autogestione e del federalismo. Una Federazione Anarchica è un ambito di relazione e confronto vivo tra uomini e donne che condividono il metodo libertario ed hanno in comune un programma di mutamento sociale radicale. Una Federazione Anarchica preconizza in concreto l'ambito sociale nella quale vorremmo vivere, dove il rapporto diretto, faccia a faccia, il confronto ed anche lo scontro tra opzioni diverse mirano alla sintesi possibile nel rispetto delle scelte e dei percorsi individuali. La sua costituzione formale è garanzia di libertà, perché l'intesa associativa che la costituisce si fonda sull'autonomia dei gruppi e degli individui. Gli anarchici della Federazione Anarchica sono abituati, loro malgrado, ad affrontare la repressione. Il nostro impegno nelle piazze, nei posti di lavoro, contro il razzismo, il militarismo, la guerra, l'oppressione capitalista e statale solo nell'ultimo anno ci è costato numerose denunce. Per non parlare delle manganellate, delle perquisizioni, della costante opera di disinformazione operata dai media. Siamo stati alle manifestazioni contro la globalizzazione capitalista, di fronte ai lager per immigrati ed alle carceri, nelle lotte contro le fabbriche di morte, le discariche nucleari, gli inceneritori, abbiamo fatto scioperi e picchetti, siamo presenti nelle lotte per la casa e gli spazi sociali, ovunque si pratichi l'autorganizzazione, l'azione diretta, il rifiuto della delega e la partecipazione: dalla Lucania della rivolta contro la discarica nucleare ai tranvieri in lotta. Governo e stampa si ostinino pure nel binomio bombe ed anarchici, terrorismo ed anarchia: non ci lasceremo intimorire, oggi come nel 1969. Con buona pace di chi ha creduto di metterci in difficoltà, manipolando la nostra sigla e gettandola in pasto dei media. Sono tanti quelli che ci conoscono e sanno bene chi sono i terroristi che ogni giorno bombardano, avvelenano, opprimono, sfruttano, uccidono, incarcerano i senza potere e gli sfruttati. Essi siedono sui banchi dei governi, nelle gerarchie di tutte le chiese, nei consigli di amministrazione delle aziende e delle banche, tra le fila dei parlamenti, nei quartieri generali degli eserciti. Per sconfiggerli occorre l'impegno solidale degli oppressi e degli sfruttati: i soli capaci di mettere fine all'oppressione, alla gerarchia, allo stato.

Il convegno nazionale della F.A.I. - Milano, 10-11 gennaio 2004 Compagne e compagni di Torino, Alessandria, Vercelli, Cuneo, Milano, Novate,Varese, Bergamo, Venezia, Trieste, Savona, Chiavari, Genova, La Spezia, Carrara, Livorno, Pisa, Reggio Emilia, Parma, Correggio, Val D'Enza, Bologna, Imola, Chieti, Roma, Napoli, Palermo.

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Elogio della sobrietà
Breve storia di altre economie e stili di vita alternativi
( quinta parte )

di Michele Meomartino

E Gentiloni continua, chiedendosi: " Allora: era possibile per la sinistra e per i cattolici assumere un'etica che non fosse quella borghese del primato del denaro e dell'io, senza chiudersi in gruppi di fanatici minoritari destinati inevitabilmente alla sconfitta ? In tempi di democrazia i numeri hanno il loro peso determinante e non possono essere né sottovalutati né accantonati. Penso che si possa rispondere affermativamente, sulla base non tanto delle teorie da tavolino quanto di esperienze. Per quanto riguarda l'etica della sinistra, viene subito in mente il Berlinguer dell'austerità." I testi storici sono due discorsi del segretario del Pci al Teatro Eliseo di Roma, il 15 gennaio 1977, in occasione di un convegno sul tema significativo " L'intervento della cultura per un progetto di rinnovamento della società italiana ", tema ripreso a Milano al Teatro Lirico, pochi giorni dopo, Il 30 gennaio. Diceva Berlinguer: " Per noi l'austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l'esaltazione dei particolarismi e dell'individualismo più sfrenato, del consumismo più dissennato."

E ancora : " Il movimento operaio si fa portatore di un modo diverso del vivere sociale… Instaurare giustizia, efficienza, ordine e, aggiungo, una moralità nuova ". Il progetto, dunque, di una vera svolta storica che trovasse nell'etica il suo punto di forza. Al di sopra sia dell'economia che della politica. E, a Milano: " L'austerità è una scelta obbligata: facciamola divenire occasione per trasformare la società". Non una predica, dunque, ma una scelta politica annunciata al massimo livello da una scelta etica. Un annuncio che oggi, a distanza di quasi trentanni, possiamo dire che non fu seguito se non in piccola parte. Ci dobbiamo chiedere, continua Gentiloni, il motivo di tale oscuramento. La risposta, in questo caso, non è difficile. Un'etica dell'austerità appariva, allora come oggi, assolutamente impopolare. Forse anche elitaria. Una sinistra in cerca - logica - di aumentare i propri consensi non poteva permettere un'etica di quel genere. Non avrebbe acquistato nuovi aderenti. Ma i suoi stessi fautori, si pensi alle varie forme del movimento operaio, erano impegnati più ad accrescere i propri livelli economici e sociali che a forme di austerità. Macchine e case più belle, figli socialmente più elevati dei genitori. Sia nelle fabbriche che nelle campagne. Soldi in banca, anche a sinistra. E Gentiloni, conclude: " Il discorso di Berlinguer era destinato a cadere, più o meno, nel vuoto, sia politico che culturale. Peccato ". Questa preoccupazione per il consenso della sinistra italiana mi ricorda, ovviamente, con le dovute differenze, il discorso di Bush padre alla conferenza sul clima di Rio de Janeiro nel 1992, quando ebbe a dire agli altri capi di stato, che il tenore di vita degli americani non era negoziabile. Per questa e altre ragioni, la sinistra italiana sconta un grave ritardo nell'analisi e nella proposizione di modelli di economia alternativa e stili di vita. Questo oscuramento però, non ha impedito a molti simpatizzanti e/o militanti di sinistra di impegnarsi, con convinzione, nella ricerca di nuovi modelli di economia alternativa, sperimentando, anche con successo, nuovi stili di vita più naturali, sobri e conviviali. Il suo partito maggiore ormai è diventato un partito pienamente e legittimamente inserito nell'economia del libero mercato, tutt'al più ne condanna alcuni abusi ed eccessi. E l'altro della sinistra antagonista, è uno dei pochi interlocutori attento a certe tematiche, anche per il crescente interesse che queste stanno riscuotendo. Tuttavia, appare ancora legato, per alcuni aspetti, a schemi ideologici datati, che denotano un ritardo culturale, prima ancora che politico. D'altronde l'elogio della sobrietà, con tutto quello che ne consegue, come abbiamo visto, viene da molto lontano e non fa parte del codice genetico culturale dei partiti maggiori della sinistra italiana. Anche per questa ragione, ritengo apprezzabili gli attuali sforzi di una parte della sinistra di cominciare ad elaborare e a proporre, gradualmente, nuovi stili di vita, effettivamente, alternativi a quelli dominanti. La strada sul " come ", per fortuna, non è tutta da inventare e ne è una riprova l'attuale fase dei movimenti, che stanno uscendo dal periodo iniziale di sola denuncia, legata, essenzialmente, ad azioni simboliche dal forte impatto mediatico, e proprio da un lavoro di " rete lillipuziano " fortemente contaminante, stanno perfezionando ed elaborando una serie di proposte interessanti e realistiche. Ecco perché, quando in certi ambienti culturali di sinistra, si inizia ad affrontare temi legati alle economie alternative e ai nuovi stili di vita è un buon segno di vitalità e di rinnovato interesse, che va incorraggiato e seguito, proprio perché, queste riflessioni approdano in contesti, in buona parte, ancora vergini, con l'auspicio che, questi amici, come molti neofiti entusiasti, non cadano nell' antipatico vezzo di portare legno al bosco e vasi a Samo. Ho grande rispetto per i neofiti, ma, soprattutto, per i pionieri e, in genere, per tutte le avanguardie e spero che tutti non dimentichino mai la loro coraggiosa testimonianza.

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LA VARIANTE DI UN RE NUDO (1^raccolta)

(diario di un fasciocomunista alle prese con il suo partito di un altro)

(tratto da una confessione di Gianfranco Fini a BagetBozzo)

<<…nel mio caso, è sembrato che tutti gli sforzi fatti da Storace, compresi quelli a suo dire dettati dall "amore" nei miei confronti, non mirassero e non avessero sempre mirato che a combinare questo scontro, per certi aspetti e per certe inevitabili conseguenze, "catastrofico"…>>

storia di Gianfranco Fini

:<….Credo che ciascuno di noi abbia, in qualche parte del mondo, il proprio antagonista, l'alter ego negativo, l'avversario che non ci si augurerebbe mai di incontrare e nel quale, tuttavia, si finisce per imbattersi, essendo egli parte del nostro stesso essere……!!!!> (firmato: il figlio di Adriano Sofri)

Per iniziare il racconto di questa vicenda (preferisco usare la forma narrativa del romanzo, visto che la "banale storia che sto per raccontare sarebbe insignificante e a tratti pietosa se vista come uno stupido elenco di "ma" e di "se"!), dobbiamo tornare indietro negli anni, fino a quando mi misi con Berlusconi ). Quando, durante una chiacchierata piena di ottimistiche previsioni circa il nostro futuro, prese forma l'idea di un mio diretto coinvolgimento nella storica e quanto mai stimata proposta politica, che fu dapprima del nonno di Alessandra e in seguito di Almirante (ero fresco di laurea, perspicace lo ero anzicheno', ma di certo non abbastanza esperto da capire che dovevamo leccare il culo agli ex democristiani). Fu proprio in quel primo periodo che appresi la reale situazione storica , situazione che a dire il vero non mi appariva ancora in tutta la sua effettiva gravità, ergo con l'insostituibile aiuto di qualche comunista (a cui sono grato e che ringrazio e ringrazierò sempre per avermi permesso di tesserare migliaia di giovani), fondai il partito di Alleanza Nazionale. Ne divenni il segretario ed ebbi la targa fuori dall'ufficio : Segreteria Nazionale A.N. - si riceve per appuntamento, telefonare al…….e via dicendo - e….. ricordate?, in seguito alla chiacchierata di cui prima, iscrissi il mio partito alla casa delle libertà specializzata in revisionismo storico, manutenzione straordinaria e soprattutto in riconsolidamento. Nel frattempo avevo superato l'esame di "Stato" (per cambiare la Costituzione) potevo esercitare la mia libera professione (avevo ripudiato il duce) - possedevo quindi timbro e firma e avevo il mio bell'elettorato, avevo ormai tutto, ancor più che sistemai subito e diligentemente la mia posizione con la Lega e con gli ex Socialisti. Ero finalmente diventato, a tutti gli effetti e in un colpo solo (cosa che all'epoca mi riempì di un grande ma giustificato orgoglio!) ,un vero Burocrate , un Libero Professionista e naturalmente il vero antagonista di Berlusconi- per farla breve insomma! ero finalmente entrato nel tormentoso ma altrettanto affascinante mondo dei moderati!

Dalla ditta di Almirante (lui nel frattempo cessò l'attività), ebbi tutte le attrezzature di cantiere necessarie (tutto fatturato), dalle banche, come ho già detto, ebbi qualche fido (mi mancava l' Apparato Politico ma ci pensò Berlusconi- diciamo che lo ebbi in dote), così iniziai e così….. iniziarono i miei guai. In realtà avevo, per così dire, ereditato una attività totalmente fallimentare (soprattutto a livello ideologico) e in poche parole, anche se a me intestato il partito continuava ad essere gestito completamente da Berlusconi, che più volte mi urlò in faccia una avvilente frase <<..tu per me sei solo un prestanome e come te ne avrei trovati a centinaia!!!>>. Ma fu il 25 aprile di qualche anno fa, mentre ce ne stavamo rintanati nelle nostre case, che ebbi la certezza della situazione politica e culturale del mio partito. Qualcuno aveva trovato sulla parete d'ingresso della sede del Direttivo Nazionale di A.N. a Roma, il poster di MANUCHAO. L'aveva attaccato mio nipote per coprire la foto gigante di CHE GUEVARA dopo che l'avevo sgridato - non capì mai perché mi ero incazzato di nuovo! Quell'anno fu terribile:…..qualche giorno dopo, era il 1 maggio.... Bossi in persona mi chiamò - aveva visto mio figlio Adolpho, sottobraccio con un noto ricchione no-global di origine ebrea mentre sfilavano in testa ad un corteo contro il governo, cantando a squarciagola.....< ..FINI....FINI...tua moglie fa i bocch........!!!...tuo figlio da via il sedere.......!….tua madre si fa le pe......!!!> Ricordo ancora l'insostenibile gracchiare delle risate di quel coglione di leghista che continuava a ripetere senza sosta quel vergognoso slogan aggiungendo a caso anche qualche variante, tipo: <...FINI...FINI...tua moglie fa i bocch...ecc..tuo figlio..ecc..tua madre....ecc...e.... BERLUSCONI IN RIMA TI METTE ALLA PECORINA...!!!>...e così il suo riso aumentava a dismisura fino a divenire un rombo, un movimento tellurico, una invasione. Tutti i miei invitati, tra risolini più o meno compiaciuti, trasalirono cortesemente quella sera - avevo lasciato acceso il viva-voce e Bossi lo sapeva, era una serata ufficiale, zeppa di giornalisti. Mi mancava solo di andare in Israele e lo feci. Cocullo mi incenerì con lo sguardo la volta dopo - Alessandra non volle più che io riconoscessi i nostri due figli appena nati - nelle sedi di paese ci fu un incredibile travaso di ragazzi che si iscrissero per protesta a Radio Città - Edda Mussolini in Ciano venne eletta come donna più tradita nella e dalla storia, mentre tutti e dico tutti i parenti e discendenti del duce non sapendo più cosa fare, non fecero niente. Mi ritrovai nel caos più assoluto e per un fascista, trovarsi nel caos è come essere presi a schiaffi da un negro ebreo frocio e comunista nato nel Bronx. Adesso vi prometto, camerati, che tutto cambierà - (soprattutto se Prodi ci darà una mano, ma devo dire che non ce l'ha mai rifiutata) ..vi prometto che :….. a quel frocio di mio figlio lo schiaffo in collegio e non lo faccio uscire se non gli crescono i peli pure sulle unghie; ..vi prometto che :…..a mia moglie gli metto la museruola..(anche se ora sarà più difficile odiarla); ..vi prometto che : …mia madre verrà curata in una clinica specializzata dove praticano anche l'eutanasia ..vi prometto e vi giuro che Berlusconi non mi ha mai messo e mai mi metterà alla pecorina..(alla pecorina mai);

Saluti fascisti

Gianfranco Fini - tratto dal mio sogno - ITTE CAZZU MINN'IMPOLTADA

Hasta siempre
piero di camillo (LA VARIANTE DI UN RE NUDO - raccolta dei miei sogni degli altri)

prossimamente: Giuliano Ferrara

Proposto da Piero

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LA LOTTA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI

La situazione creatasi nel comparto dei trasporti ha veramente del grottesco:

I lavoratori autoferrotranvieri dopo ben 10 scioperi, esasperati da un accordo al ribasso siglato da CGIL, CISL, UIL, FAISA e UGL hanno cominciato una lotta di civiltà a difesa del proprio salario e dei servizi del trasporto pubblico, ormai in via di privatizzazione completa e in difesa del diritto di sciopero, gravemente menomato dagli accoordi sindacali sottoscritti precedentemente da tali sindacati.

Al rifiuto di accettare una impostazione del sindacalismo concertativo da parte dei lavoratori, si è risposto tentando in vari modi di screditare la loro battaglia. I media hanno prima detto che gli autoferrotranvieri violavano la legislazione sul diritto di sciopero, facendo capire che le agitazini erano non legali, poi si è detto che i lavoratori dei trasporti guadagnano cifre da capogiro (!!!) mentendo spudoratamente ( si vedano le tabelle riportate ). Ora si vuol far passare l'idea che sia giusto fdirmare contratti con aumenti salariali decisi azienda per azienda ,cancellando di fatto l'istituto del contratto nazionale e inaugurando così la pratica dei contratti differenziati, in piena assonanza con il tentativo di " golpe federalistico" chiamato "Devolution", che peraltro non riguarda solo il comparto trasporti ( con il relativo ritocco delle tariffe ), ma anche la scuola, la sanità ed altri servizi sociali, essenziali per mantenere e migliorare la qualità della vita dei cittadini tutti. Non si tratta dunque di una battaglia corporativa, è una lotta in difesa del servizio trasporti che riguarda tutti i cittadini. Infatti l'eventuale sconfitta della lotta dei lavoratori dei trasporti aprirebbe le porte alla totale deregolamentazione e privatizzazione del servizio pubblico di trasporto, con ricadute pesanti sui costi dei biglietti e sulla qualità del servizio a discapito delle aree meno appetibili da un punto di vista della resa economica per eventuali aziende di trasporto appetibili da un punto di vista della resa economica per le eventuali aziende di trasporto privatizzate ( periferie, zone rurali …)

I LAVORATORI DEI TRASPORTI, PUR COSCIENTI DI RECARE COMPRENSIBILI SCOMODITÀ, FANNO APPELLO ALLA CITTADINANZA A SOSTENERE IN MODO CONCRETO LA LOTTA CHE PROSEGUE E SI ESTENDE SEMPRE PIÚ.

SOTTOSCRIVETE A SOSTEGNO DELL'EROGAZIONE DI UNA CASSA DI SOLIDARIETÁ PER LA LOTTA DEGLI AUTOFERROTRANVIERI E PER AIUTARE I LAVORATORI COLPITI DA PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI.

Comitato di appoggio alla lotta degli autoferrotranvieri
Camera del lavoro precario
Confederazione COBAS - Trasporti

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QUANTO GUADAGNA UN AUTOFERROTRANVIERE?

NOTA BENE: DAL PRIMO STIPENDIO IN ALTO ( ASSUNZIONE 1979 )
ALL'ULTIMO ESEMPIO IN BASSO ( ASSUNZIONE ANNO 2000 )

Stipendio con massimo di anzianità - Lordo:1878 euri

-assunzione anno 1979, comprensivo di:
-premio di produzione
-quindicesima----->Netto:euri 1543

Stipendio con 15 anni di anzianità - Lordo:1658 euri

-assunzione1990, comprensivo di:
-premio di produzione
-la quindicesima è stata abolita----->Netto:euri 1228

Stipendio con 4 anni di anzianità - Lordo:1361 euri

-assunzione anno 2000

Proposto da Lino Sersante

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