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INDICE - IL SALE N.°30

* IL TERRORISMO

* COMUNICATO STAMPA CIRC. ANARCHICO "C. BERNERI" - ALLARGARE IL FRONTE

* PROVERBI E MODI DI DIRE

* L'ANGOLO DELLA POST@

* SRAGIONI

* ELOGIO DELLA SOBRIETA'..... (quarta parte )

* L'ANGOLO DELLA POESIA - BRUZOLO, UN POSTO COME UN ALTRO? (continua)

* CAUSE MEZZI FINI EFFETTI

* BOLOGNA:COMUNICATO STAMPA CIRCOLO ANARCHICO "C. BERNERI"

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IL TERRORISMO

L e origini del Terrorismo di oggi, secondo me, si possono far risalire all’attentato contro le Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre 2001 a New York. Personalmente ho sempre sostenuto, fin dal primo giorno, che si è trattato di una Strage di Stato e non di attentato terroristico. E’ stato un auto-attentato per crearsi un movente. Sulla base di questo avvenimento, il Governo americano ha preso la scusa per scatenare una campagna mondiale contro un fantomatico pericolo terrorista che minaccerebbe il mondo intero, in quanto sarebbero dei veri gruppi di assassini senza pietà che ammazzano donne e bambini. Lo stesso linciaggio morale ha fatto nei confronti della Russia dopo la Seconda Guerra Mondiale dicendo che « i comunisti si mangiavano i bambini ! ». Il movimento terrorista indubbiamente esiste, ma ha tutt’altre cause e finalità da quelle descritte dai governanti americani che, quando possono, se ne servono per i propri fini tramite le spie, cioè i cosidetti infiltrati. Questo è ciò che è avvenuto , a mio avviso, anche con il rapimento ed uccisione di Moro da parte delle Brigate Rosse nel 1978 : ancora oggi, nei dibattiti televisivi, nei films e nei libri su questo avvenimento, si parla di «eminenze grige » e di personaggi poco chiari presenti al momento del rapimento in Via Fani a Roma. E’ sufficiente l’infiltrato giusto al punto giusto per suggerire un’azione e spianarne la strada in modo da renderla realizzabile. Essendo falsa l’origine ufficiale attribuita al Terrorismo e pretestuoso il comportamento del Governo americano, ovviamente anche le derivazioni sono tali. Infatti le famose armi chimiche di distruzione di massa, che sono state il pretesto per l’invasione ed il massacro spietato degli Iracheni, sono risultate una invenzione in quanto non sono state mai trovate. Dello stesso clima di tensione e di pericolo, creato volutamente, fanno parte le espulsioni dall’Italia di persone musulmane avvenute negli ultimi due mesi. Sono state accusate di Terrorismo e di far parte della rete di Bin Laden, ma alcuni giornali hanno protestato per la mancanza di prove concrete e di attacco al diritto di opinione. Anche io penso che queste persone non avevano niente a che fare con il Terrorismo e che tali misure sono prese per mantenere alta la psicosi terroristica tra la gente e per essere usate come pretesti , che poi saranno alla base per successivi altri pretesti. Ma allora cosa c’è veramente dietro tutto questo falso scenario del Terrorismo, delle armi di distruzione di massa, degli « Stati canaglia », della necessità per gli americani di scatenare la guerra preventiva ? Secondo me il dominio del Pianeta, l’eliminazione degli imperi rivali e la Terza Guerra Mondiale. Questa è la vera finalità di tutta questa montatura.

Sulla base di questa breve analisi io « rimetterei le cose al loro posto ».

Il cosidetto Terrorismo-kamikaze non è un gruppo di « bombaroli-assassini », ma una espressione della giusta ribellione del popolo iracheno ed arabo in genere; che ci piaccia o meno questa è la realtà, secondo me: come coagulante del popolo funziona molto più Allah che l’ONU. Senza tale ribellione non ci potrebbe essere un simile movimento. Nè tantomeno questo finirà con la scoperta del nascondiglio di Saddam Hussein e della sua incarcerazione. Indubbiamente è un colpo alla guerriglia irachena che si ripercuoterà sul suo morale però sarà di breve durata perchè le cause profonde della ribellione non sono state risolte, quindi questa continuerà, anzi con più rabbia ancora : è proprio vero che la violenza genera altra violenza. Questa si risolve definitivamente solo tagliandole la radice. Il popolo iracheno si ribella perchè ha subito una invasione imperialista. Quindi per finire con il « Terrorismo » bisogna rimuoverne le cause, cioè si devono ritirare tutte le truppe di occupazione, comprese quelle italiane. Cosa impossibile se non sono cacciate via perchè spontaneamente non se ne andranno mai. Tale obiettivo è impossibile ottenerlo all’interno del Sistema istituzionale internazionale, cioè con l’ONU; al di fuori e contro sì, con un forte movimento di popolo, come è stato in Vietnam. I cosidetti terroristi-kamikaze sono portatori di una ideologia religiosa integralista-islamica e, se si dovessero affermare in Irak cacciando gli invasori, formerebbero uno Stato in cui il potere temporale e quello spirituale sarebbero uniti e la vita civile si svolgerebbe sulla base delle leggi del Corano. In pratica sarebe un ritorno al Medio Evo. Storicamente sarebbe un passo indietro ma sicuramente un passo avanti momentaneo rispetto all’attuale barbarie rappresentata dall’occupazione delle truppe anglo-americane. Io non condivido minimamente l’ideologia integralista-islamica ma ciò che penso io ha valore solo per me. E’ il popolo iracheno che deve scegliere liberamente come amministrare il proprio Paese e la sua volontà deve essere rispettata da tutti gli altri popoli e governi. Chiunque impedisca tale libera espressione e tale processo effettua un’azione aggressiva e prepotente nei loro confronti. Da questo punto di vista io penso che vada criticata politicamente l’azione dei terroristi-kamikaze, anche se hanno tutte le ragioni per ribellarsi, mentre gli invasori non ne hanno mezza per fare quello che hanno fatto e per seguitarlo a fare. La critica nei confronti dei terroristi va fatta dal punto di vista delle masse, in quanto essi non si preoccupano di organizzarle per prendere nelle proprie mani la vita sociale-economica-politica e militare del proprio Paese. Con gli attentati si sostituiscono alle masse e non le lasciano intervenire. Essi sono spinti dalla rabbia e dalla vendetta, non dalla coscienza e dall’amore. Non bisogna dimenticare che gli integralisti-islamici, se dovessero vincere, instaurerebbero un nuovo governo dittatoriale in Irak, non certamente una società di liberi ed eguali, senza padroni. Ad ogni modo, io mi auguro che il popolo iracheno riesca a buttare fuori dal proprio territorio gli invasori perchè sarebbe un colpo decisivo al mito dell’impero americano ed un incoraggiamento alla ribellione per le masse occidental.i. e del mondo. In conclusione io penso che in Irak si debba dire No alla permanenza degli eserciti invasori, No all’intervento dell’ONU, No al Terrorismo, No a tutto e tutti, Sì a se stessi, alla propria libera espressione ed all’autogestione collettiva del Paese.

22/12/03

Antonio Mucci

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Bologna: Comunicato stampa Circolo Anarchico "C. Berneri"

Piero Sansonetti “I lavoratori fantasma” da L'Unità del 27 dicembre 2003.

Allargare il fronte

La vertenza degli auto-ferro-tranvieri, che prosegue con forme di boicottaggio diffuse, dimostra che solo quando la lotta è direttamente gestita dai lavoratori è incisiva e capace di porre all’ordine del giorno le questioni essenziali. In questa vicenda c’è molto di più della semplice richiesta dell'aumento dei miseri 106 euro, previsti dal contratto e negate dalle controparti. Vi è, infatti, anche la rivolta dei lavoratori precarizzati del trasporto urbano, di donne ed uomini privi di certezze e ridotti ad una retribuzione miserevole. Con leggi, accordi contrattuali, regolamentazioni varie vengono, infatti, cancellate, una dopo l’altra, le principali conquiste dei lavoratori, determinandone il progressivo impoverimento. La lotta per un salario adeguato e per un’adeguata pensione deve diventare una risposta generalizzata di tutti i lavoratori uniti contro l’attacco quotidiano del caro-vita. Ma non basta. Occorre che la lotta contro il caro-vita si allarghi anche nel terreno sociale, estendendo, ad esempio, le autoriduzioni nei supermercati. I lavoratori auto-ferro-tranvieri e aeroportuali hanno anche dimostrato che delle leggi sulla regolamentazione dello sciopero possono essere abbattute solo dalla lotta stessa. Occorre ora organizzare un cordone di solidarietà attorno ai lavoratori delle lotte irregolari, respingendo gli attacchi repressivi degli apparati statali e aziendali. Come è sempre stato, la miglior difesa è l’attacco e lo sviluppo in tutte le aziende ed in tutte le categorie di lotte autorganizzate e su piattaforme chiare e radicali. Il prossimo importante appuntamento che ci deve vedere tutti uniti è quello dello sciopero nazionale del 9 gennaio dei lavoratori auto-ferro-tranvieri contro il famigerato accordo sottoscritto da CGIL-CISL-UIL. Per l’autorganizzazione delle lotte e per spazzare via la legge antisciopero

Per una società autogestita dai lavoratori stessi.

9 gennaio: sciopero nazionale

Commissione “La Questione Sociale” della Federazione Anarchica Italiana laquestionesociale@libero.it www.federazioneanarchica.org

Presentato da Pero Solitario

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L’angolo della post@

GLOAFTERVia Confalonieri 10

Presenta

Identità e Relazioni

- Nuove Drammaturgie -
Sabato 10 Gennaio 2004
Vertigine

Scritto, diretto e interpretato da Massimiliano Loizzi.
Musiche e arrangiamenti di Abramo Maiorani.
Organizzazione: Patrizia Gandin.
Ogni spettacolo avrà due repliche: 1° ore 19.30 / 2° ore 21.45
ORGANIZZAZIONE E INFO:
GLO Gruppo di Liberazione Omosessuale.
C/O Circolo PRC V. Confalonieri 10 20121 Milano Telf: 026684834 www.ecn.org/glomilano
a seguire e fino a tardi?.. *DJ Mr. Mingus*
[Ska - reggae ? rock antagonista]

(GLO Gruppo di Liberazione Omosessuale - PRC)
glomilano@ecn.org

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PROVERBI E MODI DI DIRE

Ama chi t'ama, respunni a chi te chiama: amare chi non t'ama è tempo perzo.

Ama chi ti ama, rispondi a chi ti chiama: amare chi non ti ama è tempo perso.

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SRAGIONI

Al benpensante, per non dire al “reazionario”, due provvedimenti recentemente presi in Italia e in Francia suoneranno graditi allo stesso modo: la crociata del Crocifisso di Ofena qui da noi, e quella contro il velo islamico in Francia. Eppure lo spirito che li ha prodotti è - nelle intenzioni dei governanti - diametralmente opposto. Cerchiamo allora di capirci di più.

Primo fatto: su denuncia di un cittadino italiano di religione islamica il Crocifisso di una scuola media di Ofena (AQ) è stato fatto rimuovere da un giudice, in ottemperanza al cosiddetto nuovo concordato stipulato nel 1984 tra l’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e la Santa Sede (del resto la Costituzione Italiana, non ammettendo una “Religione di Stato”, già sanciva la libertà di culto per ogni cittadino). Questo provvedimento in realtà giungeva tardivo, poiché dal 1984 in quasi tutte le scuole tale “simbolo” che privilegiava la religione cristiana era di fatto stato rimosso senza destare troppo clamore. Eppure: apriti cielo! Le frange più integraliste del cattolicesimo italiano sono insorte fino ad ottenere la rimozione del “simbolo” cristiano per eccellenza. (Come corollari, si osservino da un lato la citazione di Croce da parte di Ciampi per cui “non possiamo non dirci cristiani”, e dall’altra i richiami all’identità nazionale: in pratica Cristo - che per chi ci crede è “salvatore del mondo” - veniva ridotto alla stregua della pizza, di Totti e del mandolino…; per tacere poi degli slogan dei più intolleranti: “L’Itaglia agli Itagliani”, sì, era scritto proprio così). Risultato: felici i leghisti, i fascisti e i figli della provvidenza.

Secondo fatto: in Francia il presidente Chirac, in nome della laicità dello Stato francese (che, non lo dimentichiamo, si fonda sui valori della Rivoluzione del 1789), ha decretato la proibizione dei “simboli religiosi” nelle scuole pubbliche. Benissimo! Detta così sembrerebbe la giusta risposta al bigottismo italiano: niente simboli a scuola e quindi - penseremmo - niente Crocifissi … Eppure, è strano, le cose non stanno proprio così. Perché se i piccoli oggetti come appunto il crocifisso dei cristiani o i copricapo degli ebrei saranno tollerati, al bando andrà soltanto il velo dei mussulmani. Con un risultato identico: felici i leghisti, i fascisti e i figli della provvidenza. Eppure la vicenda, al di là delle limitazioni alla libertà di espressione (che è poi di fatto anche alla libertà di pensiero) in nome di un’astratta ed asettica “laicità” che premierà forse solo gli agnostici e gli ottusi, la vicenda francese, dicevo, ha un paradosso. Il paradosso è questo: se c’è una religione che non ha simboli è proprio l’Islamismo. Immaginiamo un rito cattolico: vediamo altari, croci, rosari, statue di decine di santi, aureole, portantine, rappresentazioni sacre, raffigurazioni dettagliate di episodi biblici ed evangelici; insomma, l’immaginario del cristianesimo è tanto articolato da invadere ogni aspetto della vita quotidiana. Immaginiamo invece un rito islamico: una moschea spoglia invasa soltanto dalla luce (i musulmani non hanno santi, e di conseguenza non hanno statue e altari), dei tappeti per terra e una folla di fedeli inginocchiata. Questo è tutto. Dio da noi è uno e trino, cioè raffigurato almeno in tre forme, cioè come vecchio padre barbuto, come figlio crocifisso, e nella colomba simbolo dello Spirito Santo (ma poi si moltiplica in altre simbologie, col triangolo, l’occhio, il pesce, l’agnello ecc. ecc.). Per i mussulmani Dio non è rappresentabile, e solo la sfera potrebbe raffigurarlo in quanto simbolo di perfezione. Nient’altro. E il velo che c’entra? Per un arabo è come la giacca e la cravatta per noi, nient’altro che un abito, un aspetto cioè legato al costume, alle tradizioni e alla sua cultura in generale (del resto anche i cristiani, in Palestina, girano col velo). Conclusione: i bambini musulmani italiani, durante l’interrogazione, dovranno guardarsi il Crocifisso dietro la cattedra, e pensarlo una cosa “italiana” a cui abituarsi, così come hanno imparato ad usare la forchetta per girare gli spaghetti, mentre i bambini musulmani francesi dovranno vestire come i paninari, magari facendosi il piercing sulla lingua.

Felici solo i leghisti, i fascisti e i figli della provvidenza, gli stessi che - rassicurati per la riaffermazione del proprio simbolo - mal avrebbero tollerato anche i costumi altrui. Se non è anche tutto ciò un effetto - blasfemo - della globalizzazione …

Questo accade in Europa, mentre ci si affanna a costruire un’identità europea su fatidici valori “cristiano-giudaici” (ignorando come nella storia dell’Europa i cristiani abbiano costruito per due millenni l’apartheid degli ebrei nei “ghetti”, fino all’epilogo tragico dell’olocausto); in questo clima, il nostro vice presidente del Consiglio (ma anche segretario di Alleanza nazionale, e già militante del Movimento Sociale Destra Nazionale nato sulle ceneri del partito nazionale fascista), folgorato sulla via di Damasco, si accorge, a 60 anni dalla fine del nazi-fascismo e a 65 dalla promulgazione delle leggi antisemite, che il fascismo è il male assoluto, e lo dichiara col tono trionfante di chi ha fatto una scoperta epocale. Eppure non lo sapeva solo lui, per quanto Costituzione della Repubblica di cui egli è servitore si fondi già sui valori dell’antifascismo, e condanni l’apologia e la ricostruzione del partito fascista. Se questa solenne dichiarazione ha addirittura turbato alcuni dei suoi adepti, sicuramente avrà indignato quanti quei valori hanno difeso eroicamente, o semplicemente li ritengono oggi un’acquisizione del vivere civile. Ma oggi, forse, la destra europea trova un’intesa con una nuova destra, quella israeliana, che la parola “ghetto” e “apartheid” ha dimenticato, e costruisce essa stessa un muro di alienazione in una terra non sua, che inutilmente la comunità e il diritto internazionali tentano di impedire. A quanti già hanno la replica in tasca: “sì, ma ….ecc.”, ricorderei che anche Hitler aveva i suoi alibi.

Enrico Santangelo

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Elogio della sobrietà
Breve storia di altre economie e stili di vita alternativi ( quarta parte )

di Michele Meomartino

Ed ora, affrontiamo il poderoso apporto che ha dato l’ agricoltura biologica e, in parte, anche quella biodinamica, alle economie alternative e stili di vita.

L’agricoltura italiana è ancora vittima dell’inquinamento di origine industriale e, a sua volta, è origine di inquinamenti: principalmente l’eutrofizzazione e gli inquinamenti da insetticidi, funghicidi, antigrittogamici, diserbanti. L’assenza di agricoltura dalle montagne e dalle colline è poi la causa di dissesto idrogeologico.

Mentre i miracoli nell’utilizzo della chimica in agricoltura si sono rivelati, a lungo andare, controproducenti, soprattutto, per la salute dei consumatori, non certo per i profitti delle multinazionali, e quindi, parve, ai più, saggio invocare un ritorno ai metodi dell’agricoltura tradizionale, un’altra catastrofe ( ? ) sta per abbattersi sull’intero mondo agricolo e questa potrebbe essere rappresentata dall’avvento dei prodotti transgenici, che stanno preparandosi ad invadere i nostri mercati europei.

Le potenti lobbies agricole statunitense stanno facendo forti pressioni sull’organizzazione del commercio mondiale ( Wto ) per abbattere ogni barriera protezionistica, ogni legge, compresa quella elementare, ispirata a semplici norme di prudenza, che è la legge sul principio di precauzione, che prevede, per taluni prodotti, un lasso di tempo opportuno, in cui le autorità competenti li analizzano, affinchè possano disporre di una quantità di informazione sufficienti alla certificazione di non nocività per la salute dei consumatori.

Ma le coltivazioni transgeniche non pongono solamente dei dubbi sulla nocività dei suoi prodotti, ma rischiano anche, quando la coltivazione avviene in campo aperto, di contaminare gli altri campi adiacenti. Saggezza quindi, e non prevenzione ideologica. Ma il Wto vorrebbe “ rendere docili “, sotto la minaccia di pesanti ritorsione commerciali e multe salatissime, le legislazioni dei paesi, soprattutto, europei e questo non è, né tollerabile, né ammissibile per dei paesi democratici.

Questo quadro, tutt’altro che rassicurante, non adombra i successi, innegabili, soprattutto in Europa, dell’agricoltura biologica, ma ci indica che la strada da percorrere è ancora in salita e irta di difficoltà. Alcune cifre su cui riflettere : in Italia ci sono quasi un milione di ettari nei quali si pratica l’agricoltura biologica e le aziende biologiche sono circa cinquantamila, di cui tremila trasformano ciò che producono. Per avere un’idea di questo mondo in espansione, mi sono recato, più volte, alla fiera del Sana a Bologna. Sono rimasto letteralmente impressionato.

Una fiera, in cui trovano posto, accanto alla straordinaria diversità dei prodotti biologici, anche proposte sulla bioedilizia, sul modo di abitare, sulle fonti di energia alternativa e rinnovabile, sul risparmio energetico, sull’artigianato rispettoso dell’ambiente, sull’ abbigliamento, la cosmesi e i prodotti di bellezza, sul tempo libero, sul turismo responsabile e in generale, nell’arredamento di interni e di esterni: il tutto all’insegna dell’ecologia.

Anche nel settore biologico è stato importante l’opera meritoria di alcuni pionieri, come Gino Gerolomoni, fondatore della cooperativa Alce Nero, a Isola Del Piano, in provincia di Pesaro-Urbino. Dobbiamo a gente che provenie da una cultura pacifista, nonviolenta ed ecologista, come Gino, che hanno saputo resistere, fin dagli anni settanta, contro il progressivo abbandono delle campagne, il disprezzo per la cultura contadina, l’incomprensione dei contemporanei e l’ostilità e l’inadeguatezza delle legislazioni, all’epoca vigenti, se oggi, l’agricoltura biologica, insieme al consumo critico e responsabile e al commercio equo e solidale, sono le realtà più promettenti e incoraggianti, nei settori della produzione e del consumo. Non siamo così ingenui però, e sappiamo che non è tutto oro quello che luccica. Siamo consapevoli che questa crescita del biologico in Italia è frutto, in parte, anche dell’opportunismo di alcuni agricoltori, che hanno approfittato degli allettanti contributi economici pubblici e che il problema degli enti certificatori pongono ancora dei problemi deontologici.

Un altro settore che sta imponendo nuovi stili di vita alla società è la raccolta differenziata dei rifiuti. Gli scarti delle lavorazioni industriali, i rifiuti tossici e nocivi, il pattume delle famiglie e quant’altro, in una società consumistica come la nostra, che fa parte di quel famoso 20 % , rappresentano un problema di non poco conto.

Lo smaltimento di questa massa imponente di rifiuti trova non pochi ostacoli, specie quando si tratta di individuare i siti per le discariche. Il problema, in parte, si può risolvere, ricorrendo alla raccolta differenziata, ma questa trova non pochi ostacoli, soprattutto, di natura culturale, legati a certe abitudini dei cittadini, prima ancora che nella sua fattibilità e volontà politica, da parte delle amministrazioni cittadine.

Alcune città del nord Italia, come Bolzano e del nord Europa, come Francoforte hanno dimostrato che i rifiuti non solo non rappresentano un problema ambientale, ma possono costituire, se gestiti con intelligenza, una fonte di reddito e un’ opportunità di lavoro per molti cittadini.

Ed ora, analizziamo il contributo che hanno dato alle economie alternative, i movimenti storici legati alla classe operaia e i partiti che ne hanno avuto storicamente la rappresentanza istituzionale. Ho già accennato in questa mia riflessione alla nascita della lega delle cooperative e delle varie forme di solidarietà che si sono attuate tra i lavoratori.

Ma, oggi, le attuali Coop non hanno più nulla dello spirito solidaristico originario: stanno nel mercato globale, fanno i loro profitti, come tutti gli altri, e accettano le regole della concorrenza; così quasi più nessuno si scandalizza, se all’interno dei supermercati Coop, si trovano i ristoranti della Mac Donald. Pur tuttavia, pur continuandola a criticare per alcune sue discutibili scelte, i supermercati della Coop vanno incontro a certe esigenze del consumo critico e per questa ragione sono da preferire agli altri.

Ma torniamo ai partiti della sinistra italiana e, in particolare, al partito comunista, il più importante. Dopo la brevissima parentesi rivoluzionaria iniziale, a cui ha fatto seguito il ventennio fascista, il Pci ha raccolto, soprattutto, i voti della classe operaia, nelle città del triangolo industriale, oltre a quelli delle roccaforti storiche dell’Emilia Romagna e della Toscana rossa.

Siamo negli anni 60 e iniziava l’epoca del boom economico e la sua preoccupazione maggiore è stata quella di aumentare il tenore di vita delle famiglie di milioni di operai.

Per molta gente poi, emigrata dal mezzogiorno d’Italia, avere un posto fisso in fabbrica, una casa, un’automobile, i soldi in banca, l’accesso all’istruzione era il coronamento di un sogno a lungo desiderato e in parte invogliato anche dai caroselli della pubblicità televisiva.

Quest’ultima importata dagli Stati Uniti, si rivelerà in seguito il più potente strumento per la vendita e il consumo delle famiglie tradizionali, creando autentici miti e bisogni fittizi e aleatori.

Quindi, i partiti della sinistra, per molti anni partiti d’opposizione, e i sindacati hanno saputo e dovuto mediare, scendendo a patti con le varie categorie imprenditoriali per ottenere e strappare le migliori condizioni possibili per i loro elettori e iscritti.

Hanno, certamente, ottenuto migliori condizioni di vita per tanti cittadini, ma sempre muovendosi all’interno delle leggi di mercato capitalistico, accettando i vari modelli di sviluppo di una crescita illimitata, diffidando di chi sollevava l’obiezione della sostenibilità ambientale e di chi, accortosi delle ingiustizie di questo sistema, invocava una drastica diminuzione del tenore di vita. Molto illuminanti sono stati per me alcuni passaggi, di un libricino, “ Il cieco e lo zoppo “, scritto dal giornalista del manifesto, Filippo Gentiloni, che mi hanno confermato la bontà di alcune analisi, per altro ampiamente conosciute.

Questo libro è interessante anche perché l’autore evidenzia molte convergenze tra il comunismo italiano e il cattolicesimo. A proposito del primato dell’etica, egli scrive, testualmente: “ Un’etica da monaci o da minoranza fanatica non può essere accettata né dagli uni né dagli altri. La via dei piccoli gruppi entusiasti e fanatici è una via che la storia ha dimostrato fallimentare nonché pericolosa; per lo meno alla lunga, anche se potrebbe avere qualche vittoria parziale e di breve durata, ottenuta sempre a caro prezzo.”

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L'ANGOLO DELLA POESIA

Bruzolo, un posto come un altro? (continua)

Poesie di Piero Lanaro

IL SOLE

Ma della mattina,
in quella,
tenue chiarore,
ma più intenso
fende la neve.

Ah che luce!
E di essa ne gusto già il tepore.
Come di cristalli, gemme
mi par la neve.

E i miei occhi
della decisa mano bisognano,
per schermarsi timidi
al primo sole.

Che sentir, che gioia!
So che s'appresta incauta,
la primavera.
Ci ringrazia.

Scorgo lontan le cime,
il tetto degli alberi,
da dove copiosa la neve cade,
riscopro il blu del segreto cielo,
odo il richiamo del selvaggio animale,
e la mia eco raggiunge il distante.

I miei occhi abbagliati,
dalla fervida vibrante ardente luce,
come grotta si celano
e mirano socchiusi
le distese lontane,
distinguono fra il bianco
i foschi tronchi.
Che letizia, che incantevole
il rimirare,
il sorriso giunge al mio viso,
osservo
e non mi par vero
d'aver questo splendore
attorno a me,
agli occhi,
e di queste immensità
mi colmo il cuore,
di questa luce,
del silenzio,
inebriarmi vorrei
e non cesso di mirar
finché non odo la sua voce
ch'entra in me
e mi riscalda.

Grazie mio sole,
grazie che sicuro vai
per il cielo
e porti ancor
a questa fredda e nascosta valle
il tuo canto d'estate.

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Le gocce

Un attimo il cuore.........
al ritmo dell'acqua
si perde, confonde il senso.

Un cuore aspro
alle tranquille gocce,
al cristallino suono
si raddolcisce.

Dove andranno
a condurre il loro canto
e con qual gioia s'incontrano
per plasmare una nuova acqua?

Le gocce.
Le gocce.

Cantano al giorno,
chi sulla foglia,
altre sul tronco ombroso,
su nodi e rami,
sulla terra già rorida
e questo canto,
insieme,
acquieta il mio animo,
quest’armonia
lo ristora.

Si ricercano e si trovano,
l'animo mio che desidera
e queste acque;
sollevo il capo
per inebriarmi
e mi domando!
Se posso ricever in me
questa forza,
che cosa posson, esse,
donare agli uomini,
con impeto, con gioia?
S'eleva in me la voce
e in quest’armonia
ha sostegno.

Le gocce, mentre un tempo leggere,
si mutano in coro,
scendono a valle,
per lor destino
e per la nostra vita.

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CAUSE MEZZI FINI EFFETTI

Attorno al problema del terrorismo, tanto quello internazionale quanto quello (meschinello) di casa nostra, l’attenzione è posta, quasi sempre, su due aspetti: le cause e gli effetti immediati (sempre immondi). Lasciando da parte questi due aspetti (non perché secondari, ma perché appunto ampiamente dibattuti) vale la pena, forse, interrogarsi sugli altri due: quello dei mezzi e dei fini. Sono due aspetti che, in teoria, dovrebbero essere strettamente legati. (Per la verità l’aspetto degli effetti andrebbe distinto tra effetti immediati e effetti a lunga distanza). Un fine, quale che sia, dovrebbe trovare i mezzi adeguati alla propria realizzazione. In questo senso non mancano, nella storia, esempi positivi o negativi nei quali i due termini si trovano strettamente legati. Due esempi su tutti: In negativo: lo sterminio degli ebrei da parte del nazismo si è concretizzato attraverso il mezzo più efficace: i lager (lo stesso vale per i lager sovietici) In positivo: l’esperienza gandhiana è certamente riuscita a legare strettamente mezzi e fini (anche se gli effetti non sempre sono stati quelli auspicati). Non mancano nemmeno (e sono forse la maggioranza) esempi nei quali, invece, non c’è stata coerenza tra mezzi e fini (e gli effetti sono stati diametralmente opposti ai fini): Un esempio fra tutti: La rivoluzione sovietica (che si proponeva libertà ed eguaglianza) attraverso l’uso di mezzi inadeguati ha portato all’esatto opposto.

Tornando al terrorismo. Qual è il fine di un atto terroristico? La libertà? La giustizia sociale? È concepibile che questi fini passino attraverso un mezzo che è quanto di più contrario alla giustizia e alla libertà ci possa essere: colpire degli innocenti e colpirli nel bene supremo, la vita? Esposta in questi termini la questione non dà luogo a fraintendimenti: non c’è alcuna possibilità di giustificazione di atti che vanno contro l’essenza stessa del vivere. Allora? In quale categoria rientra un atto terroristico? Se quanto detto sopra ha un senso le possibilità sono due: Incoerenza tra mezzi e fini (se i fini fossero libertà, giustizia, ecc.) Coerenza tra mezzi e fini (se i fini fossero l’illibertà, l’ingiustizia, ecc.) Se consideriamo valida la prima ipotesi ci troveremmo di fronte alla totale incapacità di una visione politica del proprio agire, incapacità che può ben essere letta come follia. Se consideriamo valida la seconda ipotesi si aprono scenari totalmente diversi. Se esistessero degli interessi che vanno verso l’ingiustizia e la restrizione della libertà troveremmo che questi atti hanno una loro coerenza. Esistono interessi del genere? La realtà è lì a dirci che sì, questi interessi esistono. Sono gli interessi di chi, per realizzare profitti enormi, si oppone a che vengano prodotte medicine che potrebbero salvare migliaia e migliaia di bambini in Africa. Sono gli interessi di chi si oppone agli accordi internazionali che porterebbero ad una restrizione della emissione di agenti inquinanti. Sono gli interessi di chi vorrebbe costringere i contadini del terzo mondo ad acquistare sementi brevettate nei loro laboratori. Sono gli interessi di chi produce armi che (per una osannata legge di mercato) devono essere consumate, sono gli interessi… l’elenco sarebbe lunghissimo. Ma c’è un legame evidente tra potentati economici e terrorismo? Ogni tanto qualche episodio affiora, ma tendenzialmente questo legame è nascosto. Altrimenti a che servirebbero tutti gli apparati cosiddetti segreti degli stati. Li chiamiamo servizi segreti. Ma di chi sono al servizio? Dei cittadini? Non so chi potrebbe crederlo. Quella che viene proposta è una lettura certamente semplicistica, perché poi intervengono una serie di altri fattori (nazionalismo, ideologia, religione, ecc) ma la logica è sempre la stessa. Quali gruppi di potere ci sono dietro alle ideologie, i nazionalismi, le religioni?

Per quanto riguarda il terrorismo nostrano il ragionamento non sembra molto diverso. Abbiamo assistito in questo paese, nei decenni passati, ad una sequela di attentati terroristici, di stragi, che la storia ci ha consegnato come STRAGI DI STATO. La coerenza tra mezzi e fini in questo caso è evidente, gli effetti sono stati quelli di frenare e chiudere una stagione che metteva in discussione l’essenza dei meccanismi di potere di una società fondata sull’ingiustizia. In questo senso il nostro paese è stato una palestra mondiale dove un po’ tutti i poteri forti si sono allenati (CIA, servizi segreti, generali, potentati economici, ecc.). Se i terroristi nostrani siano consapevoli o meno del fatto di essere strumenti del potere non sposta di molto i termini del problema. Può anche darsi che si tratti di persone incapaci di considerare il rapporto tra mezzi e fini, possono anche essere convinti di “fare la rivoluzione”, potrebbero quindi anche non essere dei prezzolati. Il risultato non cambia. Sono lo strumento più semplice di cui il potere dispone quando intende reprimere i movimenti che lo mettono in discussione, non con i petardi, le bombette, o la pratica ripugnante dei “pacchi bomba” ma con gli strumenti di lotta dispiegati nelle piazze, nel sociale, nel sindacalismo autogestionario e di base, nei movimenti. L’opposizione alle logiche del dominio e dei terrorismi di Stato, per la costruzione di una società di liberi ed eguali, passa attraverso la pratica quotidiana sul posto di lavoro, la conquista e la gestione di spazi culturali, le lotte per la casa, l’esercizio dei diritti fondamentali del cittadino (non ultimo il diritto di sciopero) e non certo attraverso azioni che paiono più che altro funzionali alle logiche della provocazione e della criminalizzazione mediatica del dissenso.

C’è un altro aspetto del terrorismo internazionale che va considerato. La sua funzione “terroristica”. Può sembrare un gioco di parole, ma il terrorismo, oltre ad essere viene anche usato. Agitando lo spettro del terrorismo si mettono in discussione tutte le forme di opposizione alle politiche criminali dei governi. La stessa opposizione alla guerra (che anche il fantomatico ed utopico STATO DI DIRITTO dovrebbe riconoscere) è stata proposta dal potere nei termini: o con gli USA o con Bin Laden. Si ripropone dunque il problema: il mezzo terrorismo che fini si propone? Quali sono gli effetti a lungo termine? Sembra evidente il tentativo, attraverso una catena che va dal grande al piccolo, di dire: chi è contro la guerra, chi è contro la politica degli USA, chi è contro il libero mercato, chi non accetta supinamente che il proprio paese venga considerato campo di “ricostruzione”, chi sciopera, chi pensa, chi esprime le proprie opinioni… è un potenziale terrorista. D’accordo, sono considerazioni semplicistiche e anche ben confuse… ma… varrebbe forse la pena ricordare che la parola più usata da Stalin contro le vittime delle grandi purghe era… terroristi.

Giuseppe Bifolchi

30/12/2003

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Bologna: Comunicato stampa Circolo Anarchico "C. Berneri"

In risposta alla campagna mediatica e repressiva intentata contro il movimento anarchico. È una costante della storia d’Italia e del mondo che, ogni qual volta si sono accentuate le lotte sociali e le crisi ricorrenti di un sistema economico ingiusto e oppressivo, siano apparsi a riportare coercitivamente l’ordine i cannoni e le bombe, da Bava Beccaris a Piazza Fontana. Oggi, a contenere l’estendersi di lotte di massa e a sviare l’attenzione dal degrado inarrestabile del liberismo economico di cui il caso Parmalat non è che l’esempio più vicino e lampante, sembrerebbe prendere avvio una nuova e torbida strategia della tensione, da sempre strumento di un rinnovato autoritarismo statale di fronte alle crisi di rappresentatività politica. È cosa nota: gli anarchici sono contro il potere in qualsiasi forma si presenti e si rappresenti. Le forme del potere, quindi, attaccano il movimento anarchico per impedire la sua azione rivoluzionaria tesa a demistificare le logiche e le politiche che il potere esercita per perpetuare i privilegi e la dominazione che sono le cause dello sfruttamento e dell’oppressione. Le istituzioni principali del potere sono, nell’era contemporanea, lo stato e l’organizzazione capitalistica del lavoro. Accanto a queste, come articolazioni della necessità di controllo sociale, si danno innumerevoli forme di organizzazione gerarchica dell’azione di dominazione: le chiese (insieme delle organizzazioni religiose); i partiti (tutte le forme associative che vogliono concorrere al governo dello stato); le associazioni padronali; forme di sindacato del tutto asservite alle compatibilità capitalistiche e alle logiche politiche dei partiti statalisti. Accanto a queste, che qualcuno osa chiamare società, si danno le articolazioni proprie dello stato: l’esercito, le polizie, le carceri, la burocrazia. Il compito specifico che assumono queste articolazioni dello stato è quello della repressione delle insorgenze sociali. Dall’attacco ai picchetti e agli scioperi operai ai rastrellamenti nei confronti dei migranti e di ogni “disadattato” sociale, dalle cariche contro i cortei di protesta alle infiltrazioni nei gruppi sociali sovversivi, l’opera repressiva dello stato si esercita sul “fronte interno” con metodi, pratiche, obiettivi del tutto speculari al “fronte esterno” che vede impiegati oltre 10 mila soldati nelle guerre del terzo millennio. Di fronte all’insorgenza sociale manifestatasi via via con maggiore consistenza negli ultimi anni, lo stato ha risposto con la repressione di piazza (Napoli, Genova, Milano, Roma e tanti altri episodi), con la promulgazione di ulteriori leggi “d’emergenza” (tutte segnate dalla logica di ridurre ogni problema sociale a questione di ordine pubblico) e con campagne politico-ideologiche-poliziesche atte a porre sulla difensiva i partigiani della libertà e della giustizia sociale: coloro che lottano per il salario e le libertà collettive, per una convivenza civile più libera, più equa e più solidale a partire dall’autorganizzazione che nasce dalle lotte immediate come capacità di autogestione e di autonomia dei lavoratori. Da mesi infatti non passa giorno che un governo erede della P2 non caldeggi per bocca del ministro Pisanu il pericolo anarchico additando una presunta “area anarcoinsurrezionalista” che nascerebbe “dalla radicalizzazione di una parte del movimento anarchico, caratterizzatosi per l’abbandono del vecchio modello organizzativo di tipo verticistico e la costituzione, invece, di unità autonome di base, autogestite, definite anche gruppi di affinità che nascono in relazione a precipue situazioni e si mobilitano per la conflittualità permanente, l’autogestione e l’attacco” (“Il Resto del Carlino”, 28 dicembre 2003, p. 5, da un documento dell’11 novembre). Ma dal momento che il movimento anarchico fin dalle sue origini ha sempre rifiutato il “modello organizzativo di tipo verticistico” e ha teorizzato l’autogestione sociale come pratica libertaria e orizzontale, ciò che si cerca di criminalizzare è l’intera esperienza sociale e rivoluzionaria degli anarchici, con una strumentalizzazione parallela e concorde all’uso di una sigla affine a quella storica della F.A.I. (Federazione Anarchica Italiana) nel testo che rivendica i recenti episodi “bombaroli” a Bologna. Abbiamo letto all’indirizzo http://italy.indymedia.org/news/2003/12/452983.php uno scritto di una sedicente federazione anarchica informale che gli organi di stampa, riportando indicazioni poliziesche, collegano con l’incendio di alcuni cassonetti dell’immondizia nei pressi della casa di Romano Prodi e, da pochi giorni, con il pacco bomba che lo stesso Prodi si è trovato tra le mani il 27 dicembre 2003. Se non fosse per il fatto che gli autori di questo scritto alludono specificatamente alla Federazione Anarchica di cui alcuni di noi fanno parte, avremmo evitato, come in altre numerose occasioni, di entrare nel merito.La nostra posizione nei confronti di ogni ipotesi di lotta “armata” (anche se di bassa intensità) è nota. Non abbiamo bisogno di ribadirla: la storia ci ha insegnato come il delirio rivoluzionario partorisca i tiranni e i gulag; la nostra critica alle derive autoritarie prodottesi nella repressione centralistica delle rivoluzioni data dal 1920 e ci ha visto fieri avversari dei regimi russi, cinesi, cubani e di ogni regime che voglia imporre il proprio dominio in nome del popolo, come avviene in tutti gli stati e in tutti i regimi siano essi fascisti, democratici o comunisti. Lo scritto che abbiamo letto ripropone quelle stesse logiche che abbiamo più volte rifiutato e combattuto. Questo non significa, per noi, individuare negli autori dello scritto dei “compagni che sbagliano”. Non abbiamo sufficienti elementi per riconoscere con chiarezza questi soggetti. Ci rimane il dubbio che dietro questa operazione vi possa essere tanto la mano dell’ipersoggetivista come quella di zelanti funzionari statali. Anche perché alla nostra analisi non sfugge l’analogia, anzi l’oggettiva complicità tra simili testi e le più ignobili veline della questura.L’anarchismo trae forza invece dai movimenti sociali di massa. L’attacco rivoluzionario ai privilegi e allo sfruttamento si realizza nelle lotte quotidiane contro le ingiustizie sociali, contro le leggi tutte liberticide, mettendo a nudo le complicità che sostengono il sistema del potere e dell’oppressione. È noto come il ministero degli interni abbia a disposizione oltre 100 mila collaboratori dediti al così detto servizio di “intelligence”. Lo scopo di questa forza di interdizione è quello di tenere informato l’apparato su ciò che si muove nella società affinché il governo possa adottare le misure necessarie a garantire la continuità del sistema. Fra le misure adottate dal governo vi sono anche delle operazioni “coperte” indirizzate a screditare le forze di opposizione e a creare scompiglio nei movimenti di contestazione. Le recenti azioni e, soprattutto, la logica rivendicazionista che abbiamo letto si innestano con coerenza esemplare sulla propaganda ideologica e sugli indirizzi repressivi del ministro degli interni Pisanu. Ma l’operazione questa volta è andata oltre: si è voluto colpire direttamente la Federazione Anarchica dando il destro alla polizia per reprimere le attività della Federazione e del movimento anarchico e ai mass-media per infangare la sigla FAI. Già in questi giorni sono ricorrenti i titoli e gli occhielli che richiamano la sigla FAI a copertura di passati atti di lottarmatismo. Al ministero degli interni non chiediamo nulla. Siamo consapevoli che continuerà a svolgere il suo sporco lavoro. Al sistema dei mass-media intimiamo di non usare la sigla FAI con maliziosa provocazione. A viso aperto, di giorno, come siamo abituati a muoverci, chiederemo conto della loro subalternità in questa provocazione.Al movimento anarchico, al movimento dei lavoratori con cui lottiamo ogni giorno chiediamo di continuare, vigili e determinati, l’instancabile lotta per la libertà e la giustizia sociale. 29 dicembre 2003

Circolo anarchico “Camillo Berneri”

Presentato da Valerio

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