TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE TORNA ALL'INDICE TEMATICO


INDICE - IL SALE N.°3

* Chi ricorda "Terra e libertà"?

* L'UOMO IMPAZZITO CREA LA MUCCA PAZZA

* IL POTERE E IL MALE

* INTERCLASSISMO E PLURALISMO

* FAVOLA PER BAMBINI D'OGGI

TAVOLA SINOTTICA DEI PIU'IMPORTANTI AVVENIMENTI SPAGNOLI NEL PERIODO DELLA RIVOLUZIONE E DELLA GUERRA CIVILE

* TAVOLA SINOTTICA DEI PIU' IMPORTANTI AVVENIMENTI SPAGNOLI NEL PERIODO DELLA RIVOLUZIONE E DELLA GUERRA CIVILE

* GUERNICA

* L'angolo della posia MANIFESTO POETICO( DELLA "LOST-GENERATION") ANTIMILITARISTA


Chi ricorda Terra e libertà?

di Enrico Santangelo

Chi ricorda ancora - ad appena cinque anni dalla sua uscita - il film del regista Ken Loach, “Terra e libertà”, che raccontava della guerra civile di Spagna che portò nel ’36 all’avvento del regime fascista di Franco? Eppure quella stagione fu importante e cruciale per più motivi, ma soprattutto perché in difesa della libertà della Spagna accorsero volontari da tutto il mondo a combattere contro i fascisti: dall’Italia (mentre Mussolini mandava i nostri legionari a difendere Franco), dalla Francia, dall’Inghilterra, dall’America. Fu quello della Spagna il più alto momento di solidarismo internazionale e rivoluzionario: comunisti, anarchici, socialisti e semplici amanti della libertà andarono spontaneamente a morire in Spagna per impedire che anche lì nascesse una dittatura, come già era successo in Italia e in Germania. Non ci sono riusciti. Ma il film di Ken Loach non è stato un film su - o contro - il fascismo perché di fatto le falangi franchiste non si vedevano mai: il regista poneva l’attenzione nei rapporti che intercorsero tra le diverse componenti del fronte antifascista. Tra i comunisti in particolare c’erano le Brigate Internazionali, organizzate dall’Unione Sovietica, e a cui aderivano i vari partiti comunisti (tra cui quello italiano), e poi c’era il POUM (Partido Obrero Marxista Unificato) che era l’ala più estrema, fondamentalmente trozkista con delle componenti anarchiche (ricordo che Leone Trozkj era stato già espulso dall’Urss e sarà ucciso dai sicari di Stalin a Città del Messico nel ’40). Se le Brigate Internazionali erano preoccupate piuttosto degli equilibri internazionali, e temevano comunque che una degenerazione della rivoluzione potesse creare pericoli nella generale strategia europea (con analoga logica l’Urss fece lo scellerato patto del ’39 con Hitler), il POUM - che appare il vero protagonista del film - voleva risultati più concreti ed immediati come la gestione diretta delle terre (allora a regime latifondistico) e l’istituzione di una forma di democrazia diretta dove decidessero sulla terra i contadini stessi, riuniti in assemblea. Film provocatorio, ha di fatto diviso - nel dibatto che qualche anno fa seguì - la sinistra che ha dovuto confrontarsi col proprio passato. La grande questione posta dal film - e che va sempre verificata, anche ai giorni nostri - è il rapporto tra spinta libertaria ed organizzazione, tra i movimenti rivoluzionari e gli apparati burocratici dentro i sistemi comunisti. Inoltre rilanciava un’idea di Internazionale Comunista che la politica recente sembra aver dimenticato. Il POUM rappresentava infondo la parte più spontanea e vera degli ideali comunisti, le Brigate Internazionali dirette dall’Urss senz’altro la degenerazione autoritaria e coercitiva di regime. Nel film alla fine si assiste alla delegittimazione del POUM da parte degli accordi internazionali: un vero e proprio tradimento degli ideali, i combattenti comunisti si vedono così ‘arrestati’ da altri comunisti. Un esito drammatico, la fine di un sogno. Ma come fu preso - per poi rinunciare subito agli approfondimenti - questo film negli ambienti della sinistra italiana? Stranamente - ma poi non tanto - le forze ‘democratiche’ e ‘riformiste’ come l’allora PDS condannarono il film: l’Unità difese il ruolo delle Brigate Internazionali pilotate da Stalin e bollò come sovversivi i compagni del POUM (del resto dovevano assolvere Togliatti e Longo che nelle Brigate avevano militato). Va detto che anche dentro Rifondazione Comunista le voci furono discordi, da Rossana Rossanda che (pur riconoscendo al film il coraggio di aver riaperto una “piaga”) ha sostanzialmente difeso la posizione ufficiale del PCI; a Franco Grisolia che invece ha condannato esplicitamente lo stalinismo delle Brigate Internazionali e riabilitato i movimenti che avevano lottato per le cose più importanti per un popolo: la terra e la libertà, appunto. Forse oggi, per quanto accade in Kurdistan, nel Chapas, in Israele, dovremmo riparlarne.

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

L’UOMO IMPAZZITO CREA LA MUCCA PAZZA

di Lorenza Pelagatti

Le vicende della mucca pazza che tutti stiamo seguendo attraverso tv. e giornali potrebbero farci venire in mente una domanda è la mucca pazza a far impazzire l’uomo o l’uomo impazzito che produce queste atrocità? Ogni qualvolta si presenta un fatto, un avvenimento un episodio che crea allarmismo e paura tra la gente ( aids, buco dell’ozono, uranio impoverito ) si prendono provvedimenti per evitare il peggio ma non vengono mai ricercate le cause e comunque non si va mai fino in fondo, perché ciò significherebbe mettere in discussione un intero sistema, i poteri forti politici ed economici che lo costituiscono. In questo caso ci si limita a non mangiare la carne di vitello e a fare un uso limitato di latte e derivati di cui non si sa ancora con certezza la nocività. Purtroppo però l’astenersi dalla carne non è sufficiente a salvaguardare la nostra salute basti pensare ai pesticidi che avvelenano le verdure, ai cibi modificati geneticamente, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria. La complessità di questi problemi non si risolve certamente optando per una alimentazione biologica oppure andando in bicicletta la domenica mattina, farsa organizzata dai sindaci delle grandi città per mostrarsi sensibili alle tematiche ecologiste. Si aggiunga anche il fatto che l’ambiente naturale che abbiamo sfruttato e depredato di tanto in tanto si ribella, anzi direi sempre più spesso come è avvenuto con il terribile terremoto che il 26 Gennaio 2001 ha devastato la parte occidentale dell’ India e che è stato definito la più grande tragedia per l’India degli ultimi 50 anni ( il Centro 3/2/2001 ). In realtà l’essere umano sta attraversando una crisi di portata storica che coinvolge tutte le classi sociali e che riguarda la sua identità e il suo futuro. Io credo che l’uomo si trovi di fronte ad un bivio può scegliere tra l’autodistruzione e la rivoluzione. La prima strada è purtroppo quella più semplice in quanto il capitalismo ha reso l’uomo egoista, avido, cieco di fronte alle ingiustizie a tal punto da arrivare a distruggere la natura di cui è parte mettendo a rischio la propria sopravvivenza. La seconda è sicuramente la più difficile, ma è l’unica percorribile per l’uomo se intende riconquistare la propria dignità e soprattutto costruire una vita significativa. Si potrebbe obiettare che parlare di Rivoluzione oggi sia semplicemente un’utopia. Io risponderei con un’altra domanda è utopia il tentativo dell’uomo di vivere in armonia con gli altri uomini e con la natura ? In quest’epoca in cui il pensiero rivoluzionario è fortemente minoritario e in cui gli sfruttati e oppressi fanno fatica ad organizzarsi sembrerebbe proprio di si, eppure questo progetto di un mondo migliore è l unico che valga la pena di realizzare. Esempi di organizzazioni sociali che si fondano sulla democrazia diretta e praticano il comunismo, ovvero perseguono il bene del singolo ma anche della collettività vivendo serenamente e in armonia, li troviamo in molti villaggi indios dei paesi dell’America latina. Tornando al discorso della mucca pazza gli allevatori di bovini hanno commesso degli errori. Innanzitutto non avrebbero dovuto adottare il sistema degli allevamenti intensivi che ha creato uno sfruttamento delle mucche senza precedenti. Infatti non possono pascolare liberamente e spesso si ammalano di mastite a causa dei macchinari che le mungono in continuazione. Le farine animali rappresentano la ciliegina sulla torta ed hanno provocato l’encefalopatia spongiforme bovina, terribile malattia che si trasmette all’uomo e di cui si sono verificati già alcuni casi in Inghilterra . Gli allevatori ora lottano per non fare abbattere i capi e per un risarcimento commisurato ai danni ricevuti in seguito alla riduzione del consumo di carne. Eppure non si fanno scrupoli a costringere le mucche a vivere in condizioni terribili ( i polli non se la passano meglio ) e a mangiare delle porcherie, che hanno la funzione di accellerarne l’accrescimento. Allevamenti intensivi, inseminazione artificiale, farine animali hanno completamente stravolto il ciclo naturale ed hanno ridotto i bovini a merce nelle mani degli imprenditori. Questa vicenda e tante altre dimostrano che produrre per il profitto per essere competitivi sul mercato e vincere la concorrenza significa creare danni irreparabili. Occorre che la produzione, in qualsiasi campo si svolga, venga realizzata in armonia con la natura e per il benessere dell’uomo. Tutto questo non può di certo avvenire nel sistema dello sfruttamento, dell’arroganza e del dio Denaro. E’ necessario che l’uomo rinsavisca in fretta per evitare altre atrocità e misfatti e soprattutto che acquisisca la consapevolezza di non essere al disopra della natura ma una piccola parte di essa ed anche la più imperfetta.

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

IL POTERE E IL MALE

di Marco Tabellione

La lotta tra il bene e il male è stata probabilmente la più diffusa chiave di lettura del mondo, la più utilizzata dalle civiltà umane, nel tentativo di definire e catalogare la natura e la realtà che le circondavano. Per la sua arcaicità e onnicomprensività, questa chiave di lettura, quest'antinomia fra un positivo ed un negativo, caratterizza da sempre il nucleo di ogni religione o metafisica dell'uomo. L'ambivalenza tra i due binari del male e del bene, l'endiadi profonda che ciò scatena è forse l'origine di ogni forma di morale, se è vero, come è vero, che il vero significato dell'etica altro non è se non l'opposizione di un principio del bene a tutto ciò che va o viene considerato cattivo, malefico appunto. La nostra stessa civiltà, che è sempre abbarbicata ai capisaldi del cristianesimo, e si vanta per giunta di essere ancora cristiana (si pensi al tormentone Giubileo che dimostra quanto siano tuttora forti le radici cristiane della civiltà tecnettronica occidentale) ha da sempre opposto un seme del bene ad un seme negativo, originandoli alla primordiale divaricazione tra Dio e il diavolo. Ogni civiltà ha naturalmente interpretato i due poli, quello benefico e quello malefico, con uno schema di valori di volta in volta diverso. Basti riflettere su alcuni aspetti della dottrina orientale, quella legata al buddismo oppure all'induismo, dottrina per la quale il bene supremo coinciderebbe con il nirvana, sorta di annullamento esistenziale e di definitiva liberazione dalle catene della vita. Tutto ciò sta a dimostrare che l'opposizione duale fra bene e male è connaturata con l'uomo, gli è propria, come il sangue. Il nostro obiettivo dunque non è quello di contestare e prospettare la rimozione di queste due categorie che per secoli hanno aiutato l'uomo ad orientarsi nel mondo; sarebbe un'assurdità, sarebbe come voler negare una parte essenziale dell'umano. Ciò che ci proponiamo è far riflettere su cosa siano effettivamente il bene e il male, e chi debba stabilirlo, stabilire cioè la loro consistenza e i loro limiti. Quello che bisognerebbe indagare e approfondire è la dinamica per cui istituzioni o individualità, a turno nel corso della storia, si sono arrogate il diritto di definire i confini di ciò che è bene e ciò che è male, imponendo tale definizione, e le regole politiche e sociali che ne derivano, alle genti di ogni tempo e luogo. Da una prospettiva anarchica e libertaria il bene non può che essere l'istanza di libertà, intesa nel senso della possibilità data ad ogni individuo di esprimere e formare liberamente la propria personalità, essere se stesso, insomma, e rivelarlo nelle sue azioni senza impedimenti, senza frustrazioni o violenze inibitorie. Essere liberi, dunque, da qualsiasi potere sovrastante. Sempre da una prospettiva anarchica, allora, il male giunge dunque a coincidere e a concretizzarsi nel concetto di potere, e nel suo realizzarsi al mondo, anche come semplice necessità; potere, naturalmente, considerato tout court, in un'accezione generale, il potere, cioè, concepito come l'autorità che istituzioni ed individui hanno di decidere per gli altri, di decidere per altre individualità, frenando la libera espansione della loro soggettività. Da questo punto di vista, perciò, il potere è male, un male a volte necessario, ma comunque un male; anzi il potere è il male, anche quando si arroga il diritto di stabilire ciò che è bene. Da sempre l'uomo non ha potuto fare a meno di autorità che imponessero delle regole, che disciplinassero le esistenze ingabbiandole in schemi e direzioni, tali da consentire il consorzio sociale, evitare le esplosioni di violenze, gli arbitri e i sorprusi; come a voler fermare i sorprusi eventuali con sorprusi legalizzati, la violenza dell'individuo con la violenza dello Stato. Tale consorzio, l'ammasso sociale considerato civile e foriero di civiltà, ha finito per avere la meglio sulle individualità, piccole e nulle singolarità che sono state schiacciate dal peso di regole e leggi non stabilite, né ideate con il consenso universale, ma imposte da alcune individualità impadronitesi del potere. E' per tali motivi che la storia umana non può non caratterizzarsi e registrare le continue lotte impegnate nel corso dei secoli da ribelli e rivoluzionari contro i poteri vigenti. Ad ogni rivoluzione, però, è sempre seguita la restaurazione di un nuovo potere, a dimostrazione dell'esistenza di una costante storica la cui ripetitività è addirittura ossessionante. Per illustrare tale costante è sufficiente fare riferimento all'arroganza con cui la Chiesa cattolica ha trasformato un messaggio rivoluzionario, quello cristiano, in uno strumento di legittimazione e giustificazione della propria autorità temporale. Insomma un messaggio di ribellione, anche se solo spirituale, si è trasformato in un messaggio di potere. Oppure, per avvicinarci di più ai giorni nostri, si pensi alla rivoluzione francese e come essa veicolò politicamente la conquista del potere della nuova classe egemone, quella borghese che da dominata si fece dominatrice. O ancora, l'ultimo esempio eclatante e scandaloso, basta notare i tanti reduci dalla contestazione del '68 e vederli figli del rampantismo e della corsa alla carriera, e ciò anche fra intellettuali della nuova era che oggi si crogiolano in posti d'oro nelle televisioni o nei giornali più "in" del paese. E così quelli che una volta giocavano a fare la rivoluzione, oggi ce li ritroviamo dall'altra parte della barricata, a gestire ruoli manageriali e quant'altro, sbandierando all'uopo gli emblemi del liberalismo. Ciò che dunque in ultima analisi si vuole affermare è l'esigenza di cominciare ad individuare nel potere, e in tutti i campi in cui esso si esercita, dal politico al sociale, dal culturale all'economico, la vera forma di male esistente fra gli uomini, il male di voler decidere per gli altri e non riconoscere la libera capacità di responsabilizzazione che ogni individuo, in quanto unico e irripetibile, si porta dentro. C'è una continua ingiustizia contro il singolo che viene perpetrata nella nostra società occidentale, un'ingiustizia che quasi sempre si camuffa nel legalizzato: è l'ingiustizia di chi pretende di decidere per gli altri, sfruttando a suo vantaggio l'inevitabile posizione privilegiata in cui si viene a trovare. Fosse anche il più saggio, il più accorto e lungimirante, non vogliamo più seguire e subire alcun potere, consci che la libertà, dopo l'amore, è ancora, dopotutto, il valore più grande per cui vale la pena battersi.

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

INTERCLASSISMO E PLURALISMO

di Antonio Mucci

“Il Sale” può essere interpretato facilmente come un giornale interclassista, aperto alle varie correnti ideologiche. . Però è un’altra cosa: pluralista, cioè al di sotto delle classi.

COS’E’ L’INTERCLASSISMO?

E’ una concezione politico filosofica che cerca di mettere assieme l’interesse delle varie classi e sottoclassi economico-sociali (industriali, proletari, finanzieri, impiegati, allevatori, agricoltori, disoccupati, immigrati ecc.) in funzione del mantenimento dello “status quo” nella società. Questa teoria prevede piccoli cambiamenti ed accomodamenti all’interno del tipo di società esistente, cerca di attutire gli attriti tra le classi con il fine di evitarne lo scontro. Teorizza la possibilità di effettuare delle concessioni alle classi sfruttate quando queste si ribellano, facendole passare per un atto di generosità e di bontà da parte dei “potenti”, mentre è un atto totalmente interessato. La sua vera essenza è il mantenimento e la difesa del sistema esistente. L’istituzione religiosa, tra cui la Chiesa Cattolica, è il campione per eccellenza di questa corrente etico-filosofica, oggi partecipe della gestione del potere capitalista. Naturalmente il credente non può essere accomunato con l’istituzione e merita rispetto in quanto tale.

COS’E’ IL PLURALISMO?

Nel campo socio-politico esso è un libero rapporto tra persone ed organizzazioni di idee diverse che si uniscono per costruire una nuova società. E’ come se il meccanico, l’elettricista, il carrozziere, l’ingegnere ecc. si unissero per progettare una nuova auto. Nel campo politico ciò si ottiene attraverso l’espressione della totalità delle idee, ognuna in piena libertà, il tutto indipendentemente dalla quantità numerica delle persone che le esprimono. Le idee sono il frutto di un’aspirazione secolare e millenaria dell’essere umano e sono in funzione del progresso e della giustizia per tutti. Per questo non sono proprietà privata di nessuno, ma un bene pubblico, come l’aria e la luce solare. Una volta a questo esempio si poteva aggiungere anche l’acqua, ma adesso purtroppo comincia a scarseggiare sempre di più a causa dello squilibrio ecologico sul pianeta, per cui viene fatta proprietà privata dai “nuovi barbari” al potere, in nome del “progresso”. Il ruolo obiettivo delle idee (riformiste, liberali, rivoluzionarie ecc.) porta alla loro integrazione e al loro sviluppo, se applicate da persone ed organizzazioni che non hanno un interesse particolare da difendere.

Per cui, se l’interclassismo agisce al di sopra delle classi, il pluralismo ideologico vero può esistere soltanto al di sotto di esse, cioè al livello di semplici esseri umani, in cui siamo tutti uguali e rispettabili, indipendentemente dal fatto di essere ricchi o poveri, dalla religione, dalla razza e dalle idee in cui si crede.

Purtroppo oggi vediamo che gli Stati sono retti da una sola idea. Quella predominante su scala mondiale è la neo-liberista. Gli Stati che non vi aderiscono come l’Irak, la Libia, la Cina ecc. sono emarginati, boicottati o bombardati, cioè non rispettati minimamente. Questi Stati si basano anche loro su una sola idea, diversa dalla prima, ma nemmeno loro sono pluralisti. Lo stesso discorso si può fare con le organizzazioni politiche e sindacali, perché fanno riferimento ad una sola idea e agiscono in forma centralizzata. Nelle organizzazioni, a volte, come nel caso di Rifondazione Comunista, dove esistono varie mozioni, il pluralismo esiste perché si è obbligati dai rapporti di forza. In questo caso è subìto non voluto, né fatto forza motrice cosciente: appena uno può prevalere sull’altro, lo fa, lo esclude e rimane padrone del campo. Il pluralismo ideologico non esiste nemmeno all’interno delle cosiddette organizzazioni estremiste, né dei Centri Sociali. Basta vedere nelle grandi città, come Roma e Milano, dove esistono il Centro Sociale che fa riferimento all’Anarchia, l’altro all’Autonomia, l’altro ai Verdi, a Rifondazione, ai DS ecc. Se non si accetta il pluralismo all’interno della propria organizzazione, fra le persone che, più o meno, hanno la stessa idea, come ci può essere rispetto per la altre? Secondo è impossibile: c’è sopportazione quando i rapporti di forza lo impongono, diversamente c’è la guerra ideologica e prevale la legge della giungla in cui vince il più forte, non il più giusto, cioè nessuno e tutti. Nel campo della giustizia non ci sono né vincitori né vinti! C’è un concetto veramente globale in cui i beneficianti siamo tutti. Oggi questo si può ottenere soltanto buttando giù il mito della tecnica, della scienza e del profitto. Io penso di poter concludere dicendo che il pluralismo vero non esiste. Per cui attuarlo, anche in forma ridottissima, come su questo giornale, è di per sé un atto rivoluzionario. Forse dico una stupidaggine... Ne ho dette tante... Una in più o una in meno non cambia niente!

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

FAVOLA PER BAMBINI D’OGGI

di Antonio Cilli

C’era una volta un re chiamato Fagiolo perché era basso e grasso. La regina era chiamata Zucchina, perché era alta, grassa e sciocca. Il figlio, il principino, era chiamato Fagiolino, perché era alto, magro e furbino.

Il paese stava lontano lontano, oltre il mare, su di un’isola chiamata l’isola della Zucca, perché aveva una forma rotonda e schiacciata dal lato nord e dal lato sud con due grandi golfi.

Era un paese di uomini piccolini con grandi orecchie; si chiamavano Patatini e portavano gli orecchini. Le donne erano rotondette, si chiamavano Rapette e portavano solo camicette. Nel paese i bambini non c’erano e tutti vivevano con molta tristezza per colpa dei cavolfiori che non fiorivano mai.

Tutte le mattine ogni abitante piccolino andava nel proprio orto a vedere se era spuntato un cavolo-piccino. Ma questi non nascevano mai, solo erbacce di tutti i tipi con tante insalate, compreso un’erba speciale chiamata Rametta di color giallo che diventava molto tagliente più di una lametta, crescendo fino a pochi centimetri. La stranezza era che diventava metallo, per cui le donne Rapette erano addette al taglio di questa strana erbetta rigogliosa. Erano loro che fondevano nei crogiuoli l’erba Rametta per ottenere mattoni d’oro con cui costruivano le case.

Il paese brillava da lontano, anche perché i Patatini si tuffavano nel mare per cercare le conchiglie speciali ripiene di pietre colorate, rubini, zaffiri, smeraldi di piccole dimensioni.

Gli uomini erano grandi soffiatori, avevano molto fiato e, sulla montagna Vulcano al centro dell’isola, c’erano dei piccoli fori, nei quali soffiando e mettendo acqua del mare, tiravano fuori forme colorate di cristalli. Allora, seguendo il volo degli uccellini i Patatini si tuffavano nel mare delle meraviglie e tornavano alla superficie con le Perle, queste si fermavano al sole dove le Zie le raccoglievano, poi passavano in cucina e dopo poco tempo restavano per essere seccate dalle Galline, queste le covavano e riuscivano bolle di sapone che andavano per aria dove gli insetti facevano le finestrelle, entravano dentro e si lasciavano trasportare nel vento senza essere visti.

Tutto questo regno era fondato sul niente, ossia su qualcosa visto in televisione, dove si poteva anche registrare e ritrasmettere, ma chi era mai il Regista? Ma certo, sciocchini, lo sapete anche voi chi era. Papà vostro!

TORNA ALL'INDICE


TAVOLA SINOTTICA DEI PIU'IMPORTANTI AVVENIMENTI SPAGNOLI NEL
PERIODO DELLA RIVOLUZIONE E DELLA GUERRA CIVILE

Da: "La Rivoluzione e la guerra di Spagna", di P. Brouè, E. Témime, 1980

1936

Febbraio: Elezioni delle Corti - Governo di Azana,
Maggio: Azana è eletto presidente - Governo di Casares Quiroga - gli italiani occupano Addis
Abbeba - elezione del Fronte popolare in Francia;
Giugno: Sciopero dei lavoratori dell'edilizia a Madrid;
Luglio: Assassinio del luogotenente Castillo - Assassino di Calvo Sotelo - Rivolta nazionalista in Marocco - Rivolta nazionalista in Spagna - Governo di Giral - Morte del generale Sanjurjo - Comitato centrale delle Milizie di Catalagna - Attacchi di Mola bloccati sulla Sierra - Giunta di Cabanellas a Burgos - Abrogazione delle sanzioni contro l'Italia - Aerei tedeschi e italiani giungono nel Marocco.
Agosto: Prime leggi franchiste in vista della vittoria - I nazionalisti occupano Badajoz - Appello per il non-intervento dei governo francese - Dichiarazione italiana favorevole al principio di non-intervento - Esecuzione di Zinoviev e di Kamenev in U.R.S.S.
Settembre: Governo di Largo Caballero - Caduta di Irun - Caduta di San Sebastiano - Formazione delle Milizie di vigilanza nella zona repubblicana - Formazione dei Consiglio della Generalità catalana e fine del Comitato centrale delle Milizie - Caduta di Toledo - Aerei italiani giungono a Majorca - Prima riunione del Comitato di non-intervento;
Ottobre: Franco diventa Generalissimo - Decreto di espropriazione delle terre di coloro che hanno aderito alla rivoluzione nazionalista - Decreto di creazione dell'armata popolare di militarizzazione delle milizie - Caduta della prima linea di difesa di Madrid - Statuto delle J.O.N.S. - Creazione del commissariato generale - Il Governo approva la creazione delle brigate internazionali - Decreto di collettivizzazione in Catalogna - Nelle zone controllate dai nazionalisti vengono soppresse tutte le attività politiche e sindacali - Largo Caballero annuncia l'appoggio e i rinforzi sovietici - Armi e tecnici sovietici giungono nella zona repubblicana;
Novembre: I rappresentanti della C.N.T, entrano nel governo di Largo Caballero - Il governo repubblicano si sposta a Valenza - L'armata di Franco nella città universitaria - Le brigate internazionali sul fronte di Madrid - Aerei russi giungono a Cartagena - Germania e Italia riconoscono la Giunta di Burgos - Formazione della Giunta di Difesa di Madrid;
Dicembre: I repubblicani riorganizzano i servizi di sicurezza - Il governo promulga il decreto sui consigli municipali - Proclamazione della costituzione "staliniana" in U.R.S.S. - Lettera di Stalin a Largo Caballero - Patto anticomintern tra Germania e Giappone;

1937


Gennaio: Il V° reggimento si integra nell'armata popolare - Condanna di Radek in U.R.S.S.
Febbraio. Caduta di Maiaga - Manifestazioni a Valenza (zona repubblicana) - Manifestazioni a San Sebastiano - Dissoluzione del partito d'Azione popolare di Gil Robles - Fine della battaglia di Jarama;
Marzo: Sconfitta dei fascisti a Guadalajara - Patto italo-iugoslavo;
Aprile: In zona nazionalista viene decretato il partito unico - Dissoluzione della Giunta di Madrid - Bombardamento di Guernica - Entrata in vigore dei controllo navale;
Maggio: Giornate di scontri e tumulti a Barcellona - daduta del Governo di Largo Caballero -Governo di Negrin - Bombardamento del "Deutschland" - Bombardamento di Almeria da parte dei Nazisti - Chamberlain succede a Baldwin;
Giugno: Arresto dei dirigenti del P.O.U.M. - I nazionalisti occupano Bilbao - La Germania e l'Italia abbandonano il controllo navale - Esecuzione di Tukacevskj in U.R.S.S.;
Luglio: Lettera collettiva dei vescovi spagnoli - Battaglia di Brunete - Entrano in funzione i consigli di guerra, complotto e processo Hedilla (zona nazionalista) - La Francia blocca il controllo navale;
Agosto: Pubblicazione degli statuti della Falange - Inizio di azioni di "pirateria" nel Mediterraneo - Dissoluzione del consiglio di Aragona - Decreto di creazione dei S.I.M. - Battaglia di Belchite - I nazionalisti occupano Santander - I giapponesi occupano Pechino;
Ottobre: Organizzazione dei servizio sociale (zona nazionalista) - Arrivo del nunzio apostolico a Burgos - I nazionalisti occupano Gijon - Caballero controllato a vista - Il governo viene trasferito a Barcellona,
Novembre: Italia aderisce al patto Anticomintern
Dicembre: Inizio della battaglia di Teruel;

1938


Gennaio: Legge che conferma i pieni poteri a Franco
Febbraio: Formazione dei primo governo nazionalista - I nazionalisti occupano Teruel;
Marzo: Offensiva nazionalista in Aragona
Aprile: Prieto si stacca dal governo Negrin - I nazionalisti tagliano in due la Spagna repubblicana
Giugno: Offensiva nazionalista nel Levante
Luglio: Franco diventa "Capitano Generale" dell'armata e della marina - I repubblicani attraversano l'Ebro - Progetto per il ritiro dei volontari adottato dal Comitato di non-intervento;
Agosto: Dimissione dei ministri Ayguade e Irujo
Novembre: Fine del processo contro il P.O.U.M. - Le truppe repubblicane ripiegano al di là dell'Ebro
Dicembre: L'Italia denuncia gli accordi franco-italiani;

1939


Gennaio: Legge sulle "responsabilità politiche" (zona nazionalista) - Capitolazione di Barcellona;
Febbraio: Azana si ritira in Francia - Fine della resistenza in Catalogna - Dimissione di Azana;
Marzo: Negrin attribuisce posti di comando a capi militari comunisti - La Giunta Casado - I nazionalisti entrano in Madrid - La Spagna nazionalista aderisce al patto Anticomintern - La legione Condor lascia la Spagna - Alleanza militare italo-germanica.

...Del Genere: "Beato, chi ne ha capito qualcosa"

S.L.

Per gli altri: J.O.N.S. = Giunte d'offensiva nazionale sindacalista, che confluirono nella Falange nel 1934; C.N.T. = Confederazione generale del lavoro, centrale anarco-sindacalista; P.O.U.M. = Partito operaio di unificazione marxista; S.I.M. = Polizia segreta repubblicana.

TORNA ALL'INDICE


GUERNICA

di Giuseppe Bifolchi

La mattina del 1° maggio, cinque giorni dopo la distruzione di Guernica, nel suo atelier parigino al numero 7 di rue des Grands-Augustin, sulla riva sinistra della Senna, Pablo Picasso mise mano, attraverso un’attività complessa, fatta di un centinaio di bozzetti e di studi, a quello che sarà il suo capolavoro e che diventerà un simbolo del pacifismo mondiale. Un grande dipinto, alto 3 metri e 49 centimetri e lungo 7 metri e 76 centimetri, esposto per la prima volta come pannello decorativo per il padiglione spagnolo dell’Esposizione internazionale delle Arti e Tecniche di Parigi. Un dipinto gremito di figure austere, sconvolte, enigmatiche. “II toro - spiegò un giorno Picasso - non è il fascismo. È la brutalità e la tenebra. Il cavallo rappresenta il popolo”. L’opera fu acquistata dalla Repubblica spagnola per 150.000 franchi. Ma la guerra civile fu vinta dai franchisti e per questa ragione “Guernica” fu inviata negli Stati Uniti ed affidata al Museum of Modern Art di New York. Si trattò di un prestito, sino a che in Spagna - era questa la volontà di Picasso - non fosse tornata la democrazia. “Guernica” fu esposto in Spagna - dopo una lunga battaglia legale con gli eredi Picasso e con il Museo americano - solo nel 1981. Ospite inizialmente del Cason del Buen Ritiro, un modesto distaccamento del Prado, dal settembre del 1992 è al Centro “Reina Sofia” in una sala blindata in grado di reggere colpi di bazooka. Il 4 novembre scorso il presidente della repubblica ha insignito un ufficiale della squadra di aviatori fascisti che bombardò Guernica della Gran Croce dell’Ordine militare d’Italia (si tratta della massima onorificenza militare in tempo di pace, ripristinata da Ciampi dopo 58 anni).

L’allora tenente comandante di squadriglia aerea di tre Savoia S-79 prese parte ai terribili bombardamenti che il 26 aprile 1937 distrussero la città basca di Guernica facendo centinaia di vittime civili. Partecipò inoltre, affiancando la famigerata Legione Condor dei nazisti, a numerose altre operazioni belliche sganciando bombe sui centri abitati di Girona, Guadalajara, Madrid, Santander, i Paesi Baschi, Saragozza, Belchite, Valencia, Huesca, Brunte, Villanueva de la Canada, Teruel, Lérida, Tarragona e Barcellona.

Intervistato l’8 agosto 1999 dal giornalista spagnolo Xavier Juncosa per il quotidiano di Madrid “El Pais Domingo”, il generale Moci ha rivendicato orgogliosamente il suo contributo alla vittoria della causa franchista che impedì - a suo dire - il dilagare del comunismo in Spagna e quindi in tutta l’Europa.

Durante l’intervista al giornalista spagnolo il generale Moci ha mostrato la sua vecchia agendina - con impresso sulla pelle della copertina l’inconfondibile giogo con le frecce - su cui aveva annotato: “26 aprile 1937. Sgancio bombe sopra Guernica. Durata: 100 minuti (dalle 15,30 alle 17,10). Altitudine 4.000 metri".

Commentando questi appunti il generale Moci ha dichiarato a Xavier Juncosa: “Credo, se mi è concesso di dirlo in questa sede, che nella storia quello sia stato il primo bombardamento eseguito su di una città con il preciso scopo di spingere, come reazione, la popolazione a ribellarsi alla guerra. Una pratica che i tedeschi hanno poi ripetuto e sviluppato più avanti sulla città inglese di Coventry. E su molte altre...”. E ha concluso: “E, se posso dirglielo apertamente, io ho visto Guernica distrutta... Ho anche visto più tardi il quadro di Picasso, ma in tutta franchezza e con tutto il rispetto per Picasso, non l’ho mica troppo capito”.

Con altrettanta franchezza diremo: che il signor generale non capisca il quadro non ci sembra poi così strano, e non ci sembra poi neanche così strano che il presidente della repubblica faccia quello che fa. Ci sembra semmai strano che mentre si fanno di queste cose nessuno se ne accorga. SVEGLIA!!!

TORNA ALL'INDICE


MANIFESTO POETICO (DELLA "LOST-GENERATION") ANTIMILITARISTA

INIZIO - Per chi vomita sulle armi

Fuggi Soldato
Getta la divisa
Non giurare nella bandiera (mai amata)
grondante di sangue
Mai dimenticare (Mai!)
d'essere un dolce uomo
venuto al mondo per assaporare
il sole nel risveglio


CONCLUSIONE - Per chi del lutto ne fece della gioia

Denigratori danzanti
alla festa mascherata
Qualcuno versa lacrime
sulle croci di guerra
La televisione elogia
lo scempio armato
Nella polvere delle macerie
c'è tabula rasa
Reduci in fila
per attimi di tranquillità
La violenza (sempre puntuale)
passa calpestando
la pace
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _


Sono l'ombra furtiva
(che ruba incubi)
Sono la goccia che cade
Sono il riflesso dell'eterna follia

Sono la conoscenza
Sono il respiro nel silenzio
Sono l'imperfetto nella vita
Sono un bevitore molesto
Sono (sicuro) sono cioè ora vivo
In questo momento
Sono nato nella luce sintetica (ospedaliera)
Sono cresciuto in queste rime

Donato Di Domizio


Cavalcando il tramonto
vedo le prime stelle che escono
mostrandosi solo a metà
Credo nel Krisnà e nel Budda
Le giornate incominciano presto
per terminare nel buio del silenzio
Credo nel Cristo e nel Maometto
Amo i Thatagata e i loro messaggi
La prosa è una sinfonia senza note
Angelo Candore
Eterno
Mansueti guerrieri bivaccano
con i calici alzati
Nel tempio dell'attesa
credo nel primitivo
credo nell'odio che diventa amore


Donato Di Domizio

TORNA ALL'INDICE