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INDICE - IL SALE ANNO 3 - N.°29 - DIC. 2003

* LE PENSIONI ED IL SISTEMA

* A TUTTE LE MADRI DEL MONDO.........

* PROVERBI E MODI DI DIRE

* L'ANGOLO DELLA POST@

* C'E' UN PULLMAN....

* PERCHE' UNO SCIOPERO GENERALE PER LE PENSIONI?

* MEMORIA E PROGETTO - CONDIVISIONE EUCARISTICA E PARTECIPAZIONE POLITICA FUORI DAI RECINTI

* CRITICAL MASS

* APPELLO CONTRO LA PRECARIETA'REDDITO PER TUTTI/E

* REVISIONISMI VECCHI E NUOVI

* L'ANGOLO DELLA POESIA - BRUZOLO, UN POSTO COME UN ALTRO? (continua)

* AMBIENTE O NON AMBIENTE

* PARLARE DI SCUOLA, PARLARE DEL NOSTRO FUTURO

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LE PENSIONI ED IL SISTEMA

Il 24 ottobre c’è stato lo sciopero generale contro il provvedimento governativo sulle pensioni. L’adesione è stata buona, tanto che i Sindacati parlano di intensificare la lotta e di volere effettuare un nuovo sciopero a dicembre. Mi sembra che ci sia una alleanza obiettiva tra le Confederazioni Sindacali ed i Partiti della sinistra con la finalità di far cadere il Governo Berlusconi, approfittando anche delle divergenze esistenti all’interno della coalizione governativa e dell’opinione pubblica favorevole alla Sinistra, in questo momento.

Essi cercano di ripetere il « colpo » del 1994 quando ci fu uno sciopero e una grandissima manifestazione a Roma, sempre in difesa delle Pensioni, che fece cadere il Governo Berlusconi. Le modifiche peggiorative, ed anche di più, della legge proposte dal Governo precedente vennero attuate dal successivo di Sinistra, per cui io mi chiedo : che senso ha questa lotta e l’alternanza tra Destra e Sinistra? Quali sono i giovamenti per il popolo? La crisi economica e sociale dell’Italia dimostra che non ce ne sono, a mio avviso.

La lotta per la difesa delle Pensioni indubbiamente è giustissima ma il problema, io credo, non si risolverà nemmeno con un eventuale cambiamento dell’attuale Governo di Destra con uno di Sinistra perchè il taglio e la eliminazione delle Pensioni rientra nella attuale logica del sistema capitalista mondiale e qualsiasi Governo si faccia non può fare altro che applicare le dierettive della Banca Mondiale e del F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale). Per questo motivo la lotta per la difesa delle Pensioi non può essere indirizzata soltanto all’abbattimento del Governo Berlusconi ma sopratutto del Sistema. In questo caso, la lotta acquisterebbe un’altra dimensione e quindi si dovrebbe impostare diversamente.

Cioè bisogna tenere presente che dire un semplice No alla proposta del Governo sulle Pensioni è la cosa più logica e naturale che si possa fare. Non si può reagire diversamente ad uno che ti sta togliendo i soldi dal portafoglio! Per questo motivo lo sciopero generale ha ricevuto l’adesione anche di lavoratori che hanno votato per i partiti al Governo.

Ma dicendo soltanto No che si risolve? Bene che vada, si respinge la proposta del Governo e le pensioni rimangono così come sono. E allora? Così come sono vanno bene? Secondo me No, e allora cosa stiamo difendendo? Una ingiustizia?

Forse si pensa di lottare oggi contro questo provvedimento ingiusto e, se si vince, domani si lotterà per un miglioramento e poi ancora, fino ad arrivare alla Pensione ideale. Ma quale è questa pensione ideale per i sindacati e le sinistre? Forse si pensa ad una somma di 5.000 euro per ogni pensionato? Nemmeno questa sarebbe la soluzione perchè non ci può essere pensione ideale per tutti all’interno di una società dominata dall’ingiustizia e dallo sfruttamento. Per questo motivo la lotta per le pensioni non può essere vista a se stante ma dovrebbe essere inquadrata nel contesto della lotta al Sistema, in quanto non è l’unico settore in crisi. Come affrontare la situazione attuale?

Io penso che si dovrebbe fare una discussione di bilancio dello sciopero del 24 ottobre nei Quartieri, Posti di lavoro, Scuole, a tutti i livelli , indicendo Assembleee pubbliche aperte a tutti in cui si discute il perchè, il come e le finalità delle prosime lotte, lasciando decidere alla gente il « Che Fare? » con le pensioni, il Governo e la società tutta. Le proposte degli apparati politici e sindacali dovrebbero essere discusse, accettate o rifiutate liberamente. Non possono essere prese come « oro colato » dai lavoratori, come purtroppo avviene, in quanto queste organizzazioni, grandi o piccole che siano, agiscono per giustificare il proprio ruolo nella società attuale e per difendere il proprio interesse di casta e non quelli delle masse.

Non si può indire uno sciopero ed invitare i cittadini a partecipare ad un corteo come pecore per formare un grande gregge! I cittadini sono esseri pensanti e quindi bisogna farli partecipare e lasciarli decidere. Questo è quello che gli zapatisti messicani chiamano «comandare obbedendo!». La Democrazia di Base e tutte le iniziative dal basso (come il nostro giornaletto) sono un antidoto indispensabile per combattere gli apparati, prendere coscienza della propria forza e per arrivare a sovvertire un Sistema dal basso.

Personalmente rispetto pienamente la decisione di alcuni sindacati di base, come l’USI e la CUB, di avere indetto, sempre sul problema delle Pensioni, uno Scioopero Generale per il 7 novembre prossimo; condivido le critiche che rivolgono alle Confederazioni Sindacali però non sono d’accordo con la decisione di indire lo sciopero per una data diversa da quella dei Confederati perchè in questo modo non ci si separa soltanto dagli apparati ma anche dai lavoratori. Senza di loro non ci può essere nessun cambiamento importante dell’Italia. Per cui bisogna avere la pazienza storica di aspettare la loro evoluzione. La separazione con gli apparati sindacali non va fatta sulla base del tempo e del luogo ma del programma.

La risoluzione della CUB (Confederazione Unitaria di Base), pubblicata da Liberazione il 7 ottobre, in cui annuncia il « perchè scioperiamo il 7 novembre e non con CGIL, CISL e UIL » parla de « L’obiettivo della cacciata di Berlusconi... ». Io penso che l’obiettivo dello sciopero generale non dovrebbe essere la cacciata di Berlusconi, visto che poi ci andrebbe un Governo uguale al precedente, ma lavorare per la costituzione di Governi dal basso e che rimangono nel basso, cioè realtà autogestite. Sempre nella risoluzione si parla di « ...un futuro in cui il lavoro torni al centro dello sviluppo... ». Io porrei queste diomande : « Perchè c’è stato uno sviluppo? Che cosa si è sviluppato? Che cosa è andato indietro? Si dice che il lavoro deve tornare al centro dello sviluppo, per fare che? Per seguitare a produrre macchine che inquinano, prodotti alimentari cancerogeni, armi che ammazzano? Il lavoratore si deve preoccupare soltanto del proprio stipendio a fine mese oppure deve acquisire una coscienza altruista per produrre ciò che è benefico e non dannoso agli altri? Questi e tutti gli altri problemi si potevano discutere e propagandarli assieme il giorno dello Sciopero generale, cioè il 24 ottobre, visto che siamo tutti contro il provvedimento del Governo Berlusconi sulle pensioni.

La storica aspirazione ad una pensione dignitosa per tutti i cittadini diventa veramente una utopia nel momento attuale in quanto, con la politica neo-liberista, i governi devono seguire l’esempio del modello pensionistico americano che è tutto nelle mani delle Assicurazioni private. Anche in Italia si va verso una graduale privatizzazione delle Pensioni, per cui queste sono destinate a diventare sempre più un privilegio dei ricchi ed un « ricordo » per la massa dei cittadini.

Come invertire questa tendenza? Secondo me, all’interno dell’attuale Sistema e delle sue Leggi è impossibile, però si può cominciare con il tirarsi fuori mentalmente e sviluppare un pensiero di rottura con la società attuale, senza delegare ed aspettare che essa ti risolva i propri problemi: cosa che non ha nè la volontà nè la capacità di fare. Secondo me, il Potere gradualmente eliminerà le pensioni per cui - insieme alla lotta per difendere le conquiste ottenute, tenendo presente che è una battaglia persa in partenza e che si può solo rallentare questo processo - noi anziani (io ho 63 anni) dobbiamo basarci sulla Fraternità e la Solidarietà reciproca per formare Comunità Autogestite e, nello stesso tempo, unirci ai giovani per cambiare tutta la società e sovvertire il Sistema. Questa, a mio parere, è l’unica strada per risolvere il problema di una pensione e di una vita dignitosa per tutti.

30/10/03

Antonio Mucci

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A tutte le madri del mondo i cui figli partono per morire sotto i cieli spietati della guerra

Madri, i vostri figli diletti
che un tempo non molto lontano
giocavano nel campetto del rione
al gioco amico del pallone
o sui verdi prati al nostalgico aquilone
ora sono aspirati dai fumi
dei funesti rancori ed odii
che li spingono vittime sventurate
al macello della fogna-topaia texana
di G. Bush e dei suoi squallidi compari
Blair il villano ed Asnar
l’ispanico burattinaio
d’un mefitico carosello
che il mondo ridurre vuol
in un putrido carnaio
(poiché missili e bombe)
col beneplacito di silvio l’italiano
poiché missili e bombe
come canta bob dylan
il disperato menestrello
beckettiano per sua sorte
costruiscono per l’uomo
nient’altro che la satanica valle della morte

Irta di pericoli ferini e subdoli
più dei mulini tentatori
degli eccentrici hippies
zingari sognatori d’una
splendida utopia che
alla guerra senza senso
preferisce sostituire
l’ “io penso” del magnifico cartesio
rinomato filosofo parigino
che nella forza del pensiero
scopriva le fonti mirabili
per un mondo retto
dalle leggi eterne
del dialogo e del reciproco rispetto
contrapposti alle cieche volontà
dei falchi - generali - baionette moschetti

Bazuka e carri armati senza tetti
che diffondono ovunque
morte e distruzione.
per la gloria dei novelli tiranni
spregiatori d’ogni legge umana
di gente che muore per pane e panni

E la speranza della pace
che lo stesso dio
fatto uomo sulla terra
rinverdiva
col sacrificio della croce
che i finti cristiani calpestano invece
in tutti gli angoli del globo terrestre
col livido magone delle loro voci
portatori pestiferi del credo
della truce violenza
che contagia ed infetta
d’ogni creatura l’innocenza
ed a me poeta
come a tanti miei fratelli d’arte
non resta che invocare l’eterno
per il ritorno dei tempi belli della fede
che a ciascuno di noi assegnavano
la sua giusta ed onesta mercede.

Madri pietose
per voi sento un sincero dolore
per voi, che chiuse nell’angolo aspettate

In lacrime e sospiri
con ansia e speranza giorno e notte
che cessata l’immane apocalisse
degli eccidi e lugubri esecuzioni
sia sigillato per i vostri cari
l’anello desiato del ritorno
per non udire ancora
da politici mercenari
sussurrarvi con secche e stridule parole
affibiando sulla nera blusa una patacca
“ vostro figlio è morto
sul campo di battaglia
per la patria con onore ”
eroe di cui parleranno
a lungo i testi scolastici di storia
immortalandone così la memoria
mentre a voi
sarebbe bastato, invece,
il carpentiere, elettricista,
muratore, tamburino
ch’era uscito dal portone di casa vostra
con la nivea rugiada
al sol del primo mattino
di primavera, stagion dei canti e fiori
per voi, ohimè, causa di lagrime amare
di gemiti, sospiri ed assordanti fanfare.

Fernando Italo

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L’angolo della post@

Pino Cacucci a Jesi:

Venerdì 12 dicembre, ore 17 Palazzo dei Convegni

presentazione del libro "Oltretorrente"

nell'ambito della 5^ edizione di Liberi Libri, l'editoria libertaria ed alternativa in mostra dal 12 al 14 dicembre 2003
sabato 14, ore 18: video "Bowling for Colombine"; domenica 15, ore 18: "Donne e Bioetica", incontro con Chiara Gazzola co-autrice del libro: “Il desiderio, il controllo e l’eresia”.
Altre iniziative di Dicembre:

Serata dedicata a Frank Zappa

Venerdì 5 dicembre 2003 ore 21,30 presso la Zona ex-carcere in Via Posterma 8 Jesi

Zona ex-carcere aperta tutti i venerdì, dalle ore 21,30 programma di dicembre:

12 dicembre: musiche e rabbia contro la repressione; 20 dicembre (sabato): musiche selezionate da Lilan Gran Ritmico; 26 dicembre: Slam poetry, arena di libera poesia e jazz hot

Presentato da C.S.L. Fabbri

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PROVERBI E MODI DI DIRE

Ddije te libbre da óme tapine, e dda fémmene che pparle latine

Dio ti liberi da uomo tapino, e da donna che parla latino.

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C’è un pullman che da Pescara porta a Foggia in poco più di due ore.
Così decido di partire per andare a conoscere Loiacono.
Loiacono è uno psichiatra che ha deciso di affrontare tutte le dipendenze con un trattamento che liberi dalla dipendenza.
Almeno così dice e scrive…
Accoglie tossici, alcoolisti, anoressici/bulimici e farmacodipendenti.
Propone una permanenza presso il suo centro, il Centro di Medicina Sociale, di alcune settimane consecutive e poi una terapia di gruppo due volte a settimana per i successivi due o tre anni e sempre tende a coinvolgere anche i familiari.
Insomma, a ben vedere, quasi un discorso da comunità.
Al mio arrivo al Centro, devo attendere per un colloquio con Loiacono, che da tutti si fa chiamare Mariano.
La prassi è quella di un normale CIM, ci sono delle infermiere che mi invitano ad attendere e mi indicano la strada per andare a pagare il Tiket. Lui, Mariano, è senza camice, mi fa entrare in ambulatorio e dopo una breve chiacchierata mi accompagna nel gruppo.
La prima impressione è di calore.
Stranamente non c’è disagio fra tante persone estranee e provenienti da luoghi differenti. Tutti insieme si parla, seguendo le regole del “metodo” e si sta insieme in 30 o 40 per intere giornate, tutti lì, tutti in una sola stanza ad ascoltare gli altri.
Ci sono anche dei letti in una parte della stanza. E’ un “lavoro” complesso e stressante, così, spesso,c’è chi sente l’esigenza di stendersi per riposare.
Nella struttura c’è anche una cucina e la possibilità per chi vuole di pranzare insieme con un contributo di 5 euri.
Pranzo con gli altri e ci si conosce meglio.
E’ strano come la comunicazione sia buona nonostante i continui ricambi.
Il Centro ha l’affluenza di un normale CIM, per cui molto spesso c’è chi arriva mentre qualcun altro riparte deluso dopo solo due tre giorni di permanenza, il gruppo varia di giorno in giorno, ma c’è chi resta ed affronta “l’astinenza” condividendo il dolore ed il malessere con tutti gli altri.
E questo, credo, sia il discorso base: la condivisione del dolore come mezzo per superare la dipendenza e, finalmente, affrontare il disagio.
Mariano ripete spesso che se il disagio si manifesta è per dirci qualcosa.
Quindi non va soffocato con farmaci, ma letto, compreso, affrontato.
La proposta è interessante, liberarsi finalmente dalla dipendenza dalle sostanze.
A volte, però, si ha l’impressione netta che il lavoro proposto sia veramente troppo totalizzante.
Ci sono molte cose difficili da condividere compreso l'uso di techniche di psicologia comportamentistica.
A tratti sembrerebbe di essere in una specie di "neocatecumenale del disagio" ... …le dinamiche sono molto simili a quelle di un gruppo neocatecumenale. Oppure può capitare di ricordarsi di certi film su AlcoolistiAnonimi. E poi c’è la forma, il linguaggio.
A parte la pratica burocratica del tiket,
le infermiere potrebbero evitare di portare camici, si potrebbe evitare di chiamare il “percorso” trattamento ecc, ecc, ecc.
Certo c’è da dire che esperienze come questa foggiana dovrebbero essere obbligatorie in tutte le ASL d’Italia.
Chiunque faccia uso di sostanze, legali o illegali, deve poter avere l’opportunità di liberarsene se per lui sono un peso, se gli limitano l’esistenza.
E invece possiamo notare come le ASL che hanno veramente applicato la legge Basaglia si possano contare sulle dita di una sola mano. Il sito del Centro è http://www.sansevero.it/cms.htm

Simona Pelagatti

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PERCHÈ UNO SCIOPERO GENERALE PER LE PENSIONI ?

Il nostro vuole essere un volantino riflessivo e non programmatico, impostato sulla situazione storica che stiamo vivendo. Vogliamo riflettere e far riflettere sul momento difficile e delicato che il Movimento operaio Italiano sta attraversando. Per questo poniamo più domande che risposte

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Le pensioni sono forse l’unico problema del popolo italiano?

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È forse il più importante? Chi lo ha deciso?

@@@@@@@@@@@@@ Perché non fare uno sciopero generale per l’aumento degli Stipendi, oppure per il Carovita, o per la Disoccupazione, per il Lavoro Precario, per la “strage degli innocenti” degli immigrati che muoiono nel Mediterraneo? Oppure uno sciopero generale per la siccità e la mancanza di acqua, oppure per l’inquinamento dell’aria, per i Blackout e la mancanza di energia elettrica, per il ritiro di 11.000 soldati italiani sparsi per il mondo, per il caos negli Ospedali, nelle Scuole?

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Forse vogliono risolvere i problemi uno alla volta? È possibile?

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Che fine ha fatto la lotta per l’estensione dell’art. 18? Non è cambiato niente!

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Che fine ha fatto tutta la mobilitazione per “fermare la guerra” in IraK? Non si è ottenuto niente! Gli Americani hanno bombardato ed invaso l’IraK!

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Noi non diamo proposte perché possono sembrare utopiste, in quanto se non si fa un salto di qualità nel modo di pensare diveventano irrealizzabili!

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Lasciamo il campo ai pragmatici della politica però, per favore, riflettete, pensate, non continuate a fare sempre le stesse cose anche se non risolvono nulla.

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Noi invitiamo non solo i politici di professione ma tutti i cittadini a riflettere su questo momento storico: volete rimanere nella Barbarie, oppure no? Volete pensare ed agire per costruire un mondo migliore, oppure no?

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Proposto da Manto Rosso

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MEMORIA E PROGETTO

Condivisione eucaristica e partecipazione politica fuori dei recinti

Leggendo i titoli dei 27 incontri, tra seminari e convegni, organizzati in un trentennio, dalle Comunità Cristiane di Base italiane si rimane sbalorditi per l’ampiezza e la profondità dei temi che si sono affrontati, a dimostrazione di un movimento estremamente vitale, che ha dato un notevole contributo nel difficile e spesso incerto cammino di rinnovamento della Chiesa Cattolica post-conciliare. “ Le comunità sono gruppi autonomi in continua ricerca e per vie diverse di essere chiesa altra : donne e uomini alla scuola di Gesù, senza padri, né maestri in una dinamica di riappropriazione e reinterpretazione del messaggio cristiano nel nostro tempo, mantenendo nei confronti delle istituzioni civili ed ecclesiastiche un’ autonoma capacità di giudizio, senza rinunciare a interloquire con esse “. Il 28° incontro nazionale, che si svolge per la prima volta in Abruzzo, a Montesilvano, presso il Grand Hotel Adriatico, dal 6 all’ 8 Dicembre 2003, è ormai alle porte e questa mia vuole essere semplicemente un ulteriore contributo alla riflessione. In Abruzzo, non c’è una Comunità Cristiana di base, nella realtà ecclesiale locale, spopolano le Comunità Carismatiche e Neocatecumenali. C’è una piccolo numero di Evangelici e Protestanti, una buona presenza di Testimoni di Geova e pochissimi Cristiani che si impegnano in campo ecumenico. Quest’ ultima componente però, partecipa ed è parte attiva nella Rete Nonviolenta Abruzzo. La rete abruzzese è un coordinamento di associazioni e di cittadine/e, che si impegnano nella diffusione, nella promozione e nella costruzione della pace, attraverso la pratica di una metodologia nonviolenta. L’ incontro nazionale delle Cdb, ha anche lo scopo dichiarato di tentare di intrecciare e di contaminarsi reciprocamente con le realtà locali, e, non è un caso, se nel programma è previsto “ Il confronto “ , proprio sulla “ Convivialità delle differenze “, con la partecipazione di esponenti del movimento locale. Nella rete, da più di due mesi, circa 40 persone, in rappresentanza di 25 associazioni regionali, hanno costituito 5 gruppi di lavoro tematici, e sono impegnate nella preparazione del programma di iniziative e progetti per il 2004. Ritornando alle Comunità Cristiane di base, esse, come molti di voi sanno, sono all’avanguardia nel saper coniugare fede religiosa e impegno politico e nel saper distinguere i rispettivi ambiti, ma, ad uno osservatore non abbastanza informato, il titolo scelto : “ Memoria e progetto. Condivisione eucaristica e partecipazione politica fuori dei recinti “ potrebbe apparire poco chiaro. L’eucarestia, al di là del significato che ognuno gli attribuisce, non è la memoria mummificata di un gesto bimillenario, ma è il cuore del progetto di Gesù , che si rinnova ed è offerto continuamente all’umanità. La partecipazione politica è, invece, sempre più avvertita dai nuovi movimenti, contro le derive autoritarie di tantissimi governi, compresi quelli che si definiscono democratici, che sono più attenti agli interessi delle potenti corporation economiche e finanziarie, che agli interessi generali delle popolazioni che governano. Quasi tutte le democrazie attraversano una profonda crisi di legittimità e di rappresentanza e i cittadini sono sempre più sfiduciati e lontani dalla partecipazione politica, un crescente fatalismo li spinge a disertare i luoghi della politica. Anche nelle consultazioni elettorali importanti, come l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America, le urne sono disertate da oltre la metà degli aventi diritto. A questo quadro tutt’altro che edificante si oppongono e per fortuna sempre più larghi strati della popolazione civile mondiale, dando vita, negli ultimi anni, ad uno dei più grandi movimenti di massa, che la storia ricordi. Donne e uomini di tutte le età, che si oppongono allo strapotere di una minoranza, che vorrebbe dominare il mondo attraverso le leggi di mercato e la brutalità di una “ guerra preventiva “, ipocritamente definita umanitaria, imposta per depredare le risorse altrui. Gli strumenti che favoriscono la partecipazione alla vita politica possono essere tanti e l’esperienza del bilancio partecipativo della città brasiliana di Porto Alegre ne rappresenta uno dei più innovativi. Oggi, non c’è all’orizzonte nessun palazzo d’inverno da conquistare e si intravede una nuova consapevolezza, dove la nonviolenza potrebbe essere il varco della storia. Essa non sarà tanto il frutto acerbo di un calcolo politico, ma la conseguenza di un ribaltamento del cuore dell’uomo, questo si davvero rivoluzionario. A mio avviso, però, la perdurante, anche se minoritaria presenza, nei movimenti di leader, di capi e di capetti, come la mancanza di rotazione degli incarichi e di collegialità, potrebbero rappresentare, obiettivamente, degli ostacoli che vanno rimossi verso la piena e convinta partecipazione alla vita sociale e politica. La vecchia logica egemonica della coptazione e dell’intruppamento va smascherata perché allontana quanti vorrebbero impegnarsi, e sono tanti, ma senza volerlo fare sotto il vessillo di nessuno, unicamente perché ci credono. Assistiamo ancora ad iniziative in cui pochi, convocano e fanno progetti per poi, chiedere l’adesione degli altri, un’adesione, spesso, puramente strumentale, nominalistica e formale. Le nuove forme di partecipazione politica dovrebbero essere coinvolgenti e inclusive, tutti sono corresponsabili di preparare “ in cucina “ il menù di tutti, attraverso una metodologia consensuale, imparando la lezione della “ bellezza del compromesso “ di gandhiana memoria e dove ognuno e tutti assieme imparano ad ascoltare e a confrontarsi. Ritorniamo al significato dell’Eucarestia, nella speranza di rendere più chiaro anche le ragioni dell’impegno politico. Qualche anno fà, ho trovato molto illuminante una pagina del libro “ Il posto della fede “ di Giovanni Franzoni, che è coincisa anche con la mia conoscenza delle Comunità Cristiane di base. A proposito dell’Eucarestia, l’ex abate benedettino di San Paolo dice : “ Quando Gesù spezza il pane nell’ ultima cena, fa un gesto consueto. Per tre anni ha condiviso con i suoi discepoli la vita, perciò, quando si esprime con quel gesto, egli riassume semplicemente qualcosa legata indissolubilmente alla realtà vissuta. Una comunità che si limitasse a fare il gesto rituale, senza mai interrogarsi sulla realtà della condivisione fra gli uomini, di ogni tipo di pane, anche quello del potere, della cultura, dei saperi, ecc.., sarebbe una comunità chiusa dentro il ritualismo. Anche nella comunità primitiva, quando Paolo di Tarso polemizza con quella di Corinto, poiché in essa si compiva il gesto rituale della cena, ma poi, ognuno in privato mangiava la propria senza condividerla con gli altri, polemizza esattamente con questa separazione fra rito e realtà “. Cosa significa, allora, spezzare il pane ? Per Gesù esprimeva la condivisione totale fino al dono della propria vita per gli altri. E, oggi, per chi si professa cristiano, che cosa rappresenta ? Cosa significa in questo mondo profondamente ingiusto e iniquo ? Quali sono le nostre responsabilità e qual ‘ è la direzione del nostro impegno ? Allora, questo “ gesto provocatorio “, che Gesù ci ha voluto consegnare dovrebbe farci assumere un impegno inderogabile per costruire, insieme a tanti uomini di buona volontà, delle relazioni più eque, solidali e condivise, partecipando attivamente in quei progetti di emancipazione e per l’affrancamento dalle miserie sociali e di tutela della natura. Una capacità di porsi veramente dentro questi processi assumendosi la propria porzione di responsabilità. Spesso, mi chiedo qual’ è il senso di un ‘ indistinta ammucchiata, che vede paradossalmente seduti sullo stesso banco delle nostre chiese, ricchi e poveri, re e sudditi, sfruttati e sfruttatori, usurai e malversati, tartassati e privilegiati : Separati nella realtà, tutti uniti però, nel rito della messa domenicale. Un momento, quello della messa, che vorrebbe essere di fraternità, dopo il quale ciascuno ritorna nei suoi egoismi, dimenticandosi di quella esperienza comunitaria, che si esaurisce così, nella gioia di essersi sentiti, per un momento, tutti fratelli. Gesù compie il gesto di spezzare il pane, evitando di entrare nel dettaglio, ma alla fine di una vita di condivisione, per cui noi cristiani dobbiamo seriamente interrogarci, se la nostra testimonianza è autenticamente al servizio degli altri o perchè non ci siamo ancora incamminati lungo i sentieri della condivisione, affinché quel gesto memoriale, che il maestro ci ha consegnato, la dove si vorrebbe rinnovare, non diventi o resti un rito vuoto e formale. Quindi, in conclusione, sono interessato a riflettere a partire dal segno della condivisione eucaristica, ai tanti percorsi di condivisione fraterna e alla convergenza con altre esperienze di partecipazione politica e sociale dal basso ; tutti in una prospettiva di costruzione della pace e della giustizia.

Verso il convegno : Contributo di Michele Meomartino ( coord. della Rete Nonviolenta Abruzzo )

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CRITICAL MASS

è un incontro casuale di ciclisti in un luogo concordato, non esiste un percorso stabilito, non esistono leader, non esistono regole. Nato come movimento spontaneo a San Francisco con l'intento da parte dei ciclisti, ed altri, di sensibilizzare le masse all'utilizzo di mezzi di trasporto non inquinanti e rivendicare maggiori spazi, a piste ciclabili e isole pedonali, per rendere le nostre città più vivibili e meno oppresse dal traffico e dall'inquinamento. Più di una manifestazione è la dimostrazione pratica e reale di come sia possibile muoversi, prestando attenzione a ciò che ci circonda, in modo più scorrevole, ecologico e divertente. Col tempo la CM si è diffusa a livello internazionale, causando ingorghi e intasamenti in diverse capitali del continente, sempre in maniera pacifica e dimostrativa fornendo motivo di riflessione sull'uso eccessivo delle autovetture, senza penalizzare la viabilità dei mezzi pubblici
( autobus e taxi ).
La CM è aperta a tutti: non solo ciclisti.
Sono i benvenuti pattinatori, sKaters, monopattini, camminatori….

Per INFO su CM Pescara:
rullopedali@libero.it

www.inventati.org/criticalmass

Proposto da Piero Di Camillo

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APPELLO CONTRO LA PRECARIETA' REDDITO PER TUTTI/E

E' coscienza collettiva che ormai alla stragrande maggioranza dei cittadini si prospetta un futuro fatto di precarietà in ogni aspetto della vita. È il modello che il capitalismo sta imponendo in tutto il mondo. Questo processo già in atto, colpisce tutti dai giovani ai pensionati: chi ha già il posto di lavoro, chi non lo trova, chi viene licenziato, chi ha lottato per "farsi" una pensione, chi la pensione ce l'ha da fame e chi non ce l'avrà mai !.

L'attacco ai diritti è globale, come globale è lo sviluppo di un capitalismo sempre più disumano, dissipatore e distruttore. Il massimo sviluppo di questa civiltà del danaro avviene ancora attraverso lo sfruttamento del lavoro ed attraverso la mercificazione dell'esistenza. La crescente precarizzazione del lavoro, la iniqua distribuzione delle ricchezze sono un fatto di immane ingiustizia sociale. Occorre combattere questo stato di cose.

I dati sulla miseria delle "moderne"retribuzioni dei giovani e del reddito dei pensionati al minimo è sotto gli occhi di tutti/e. Il Governo Berlusconi inoltre sbeffeggia questa condizione generale introducendo il miserabile e malagurante "reddito di ultima istanza" nella Finanziaria 2004. Il "caro vita" è qualcosa più di un fatto congiunturale è un dato strutturale proprio del sistema vessatorio del capitale. Sul taglieggiamento dei redditi da lavoro e da pensione si realizza gran parte del Bilancio e della Finanziaria.

La battaglia per il REDDITO PER TUTTI/E è una delle risposte a questa situazione degenerata. La sua agitazione che rivendica la riappropriazione della ricchezza sociale prodotta è uno degli antidoti in grado di contrastare il disegno della precarietà e di sostenere un alternativo modello di società.

Per questo partecipiamo ed invitiamo tutti/e alle mobilitazioni nazionali a sostegno della lotta per ottenere il reddito per tutti/e.

* SABATO 25 OTTOBRE iniziative di lotta a: Milano, Roma, Napoli ,Bari, Palermo

* SABATO 22 NOVEMBRE Manifestazione nazionale a Roma

Adesioni: RETE PER IL REDDITO SOCIALE E I DIRITTI,

PER LE ADESIONI FARE RIFERIMENTO A: comitatopromreddito@libero.it

Proposto da Simona

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REVISIONISMI VECCHI E NUOVI

Il libro di Giampaolo Pansa Il sangue dei vinti, da poco uscito in libreria e già alla seconda edizione, affronta il racconto dei giorni immediatamente successivi al 25 aprile 1945 enumerando la serie di episodi in cui i partigiani hanno giustiziato i fascisti catturati. Dal punto di vista storico il libro non aggiunge niente di nuovo a quanto già acquisito dalla storiografia, ma rappresenta un degno esempio del modo strumentale di distorcere la realtà raccontando cose vere. Innanzitutto cerca di rimanere in bilico tra il romanzo e il saggio storico, ma non è né l’uno né l’altro. Non si può definire romanzo un elenco di fatti accaduti, così come non si può scrivere un saggio di storia senza “pezze d’appoggio”. La ricerca storica, indipendentemente dalle tesi esposte, necessita di dare la possibilità al lettore di ripercorrere, tappa per tappa, il percorso che ha portato il ricercatore ad esporre la sua versione dei fatti raccontati. Ma il buon Pansa, da giornalista emerito, si guarda bene dal fare ciò. L’elencazione di Pansa, estrapolata dal contesto, fa apparire come cieca ferocia contro degli innocenti la reazione di quegli uomini e quelle donne che hanno subito sulla propria pelle anni di violenze, sevizie, uccisioni, stupri perpetrati da nazisti e fascisti della repubblica di Salò. Ciò non toglie che ci siano stati sicuramente eccessi e che comunque, per quanto giustificata dal fatto di essere una reazione alle violenze subite, la violenza che ha più il sapore della vendetta che della giustizia è sempre esecrabile. Come sempre quelli che hanno subito sulla propria pelle la “giustizia” dei vincitori sono in realtà i meno responsabili. I responsabili veri sono passati tranquillamente tra le maglie della “giustizia partigiana”, il più delle volte rimanendo al loro posto di fedeli servitori dello STATO, realizzando di fatto la continuità sostanziale dell’apparato statale pre-fascista, fascista e post-fascista. Un esempio per tutti: Marcello Guida da carceriere degli antifascisti nell’isola di Ventotene passa a vicecapo di gabinetto della questura di Bologna e poi a questore di Milano all’epoca della strage di Piazza Fontana. Nel dopoguerra forze dell’ordine e magistratura sono state potenziate rispetto al periodo fascista ma non si sono rinnovate negli uomini e nelle mentalità. I servizi segreti sono stati usati senza scrupoli per stabilizzare la conservazione, è stato ricostituito il Casellario politico centrale e da parte di padronato e polizia sono state usate massicciamente schedature, si è ricorsi a strumentalizzare le forze neofasciste considerate, in taluni momenti di pressione dal basso, come preziosi alleati politici o come braccio armato contro i lavoratori e le loro organizzazioni. La “repubblica nata dalla resistenza” non è diventato che un modo di dire buono per le ricorrenze. Il revisionismo storico sulla resistenza, anche se negli ultimi anni ha trovato terreno fertile sia a destra che a sinistra (si pensi alle battute di Violante sui “ragazzi di Salò), è presente da subito in Italia. L’affannarsi del PCI di Togliatti nel far passare la vulgata della resistenza solo come “guerra di liberazione” ne è un esempio. Rispondeva strumentalmente all’esigenza di legittimazione del partito comunista all’interno dello Stato liberal-democratico. La resistenza, secondo Claudio Pavone, va vista nei suoi tre aspetti, tutti presenti nessuno esclusivo, di: guerra di liberazione nazionale (dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945) guerra civile (dal momento in cui si ricostituì il Pfr dopo l’8 settembre 1943 con degli strascichi ben oltre il 25 aprile 1945) guerra o lotta di classe (ci fu già prima dell’8 settembre e continuò anch’essa dopo la Liberazione. Di questi aspetti si è preferito sottolineare solo il primo, che permetteva di interpretare la resistenza come un “nuovo Risorgimento”. La realtà è che, con buona pace di Pansa, in Italia non c’è stata una vera e propria epurazione. L’amnistia Togliatti del giugno 1946 che avrebbe dovuto “pacificare” il paese, in realtà, grazie all’interpretazione datane dalla magistratura, prese un indirizzo a senso unico. Dal libro di Cesare Bermani Il nemico interno, Odradek, 1997, (che tra l’altro riporta gran parte degli episodi citati da Pansa inquadrandoli però nel loro contesto) riprendo due passaggi che chiariranno quanto unico fosse il senso:

…sentenza del Tribunale Supremo Militare del 26 aprile 1954, secondo cui: 1) I combattenti della Rsi hanno diritto ad essere riconosciuti come belligeranti; 2) gli appartenenti alle formazioni partigiane non hanno diritto alla qualifica di belligeranti perché non portavano segni distintivi riconoscibili a distanza, né erano assoggettati alla legge penale militare; 3) La Rsi era soltanto un governo di fatto, ma poteva anche essere considerata, per errore, un governo legittimo; 4) I combattenti della Repubblica di Salò, quali appartenenti a formazioni belligeranti, dovevano obbedienza ai loro superiori legittimi, e ai fini della loro responsabilità penale hanno diritto alla discriminazione dell’adempimento di un dovere. Pertanto la fucilazione di persone non belligeranti, quali erano i partigiani, per ordine di un comandante al quale doveva riconoscersi autorità legittima, non è punibile; 5) non essendo punibile a titolo di omicidio la uccisione di partigiani, deve essere applicata l’amnistia del 22 giugno 1946…

Rimanevano escluse dall’amnistia le “sevizie particolarmente efferate”, ma il giudizio sul grado di efferatezza era di competenza della magistratura che amnistiò, a titolo di esempio, i seguenti casi:

“applicazioni elettriche fatte con un comune telefono da campo con voltaggio che variava a seconda dei giri di manovella e della rapidità dei giri stessi”… “dopo aver interrogato una partigiana, l’abbandona, in segno di sfregio morale al ludibrio dei brigatisti che la possedettero bendata e con le mani legate, uno dopo l’altro”… “il torcimento dei genitali e l’applicazione alla testa di un partigiano di un cerchio di ferro che veniva gradatamente ristretto”… “la tortura di un partigiano che fu sospeso al soffitto con le mani e i piedi legati, facendogli fare da pendolo, e che fu colpito a ogni oscillazione con pugni e calci per costringerlo ad accusare i propri compagni”…

Sull’altro versante, invece, la magistratura riteneva gli atti di sabotaggio, le requisizioni e le altre operazioni compiute dai partigiani dei reati comuni e considerati come furti, rapine, lesioni, omicidi, pertanto non amnistiabili, ma anzi “ne derivò una sequela di arresti di massa con detenzioni preventive spesso lunghe, seguiti da una sequela di processi per fatti accaduti durante la guerra civile”. La continuità dello Stato è testimoniata anche dai seguenti dati: dal gennaio 1948 al settembre 1954 la repressione poliziesca causò 70 morti, 5.104 feriti, 148.269 fermati o arrestati, 61.243 condannati per un totale di 20.426 anni di carcere dal 1955 alla fine del 1963: 25 morti sulle piazze dalla fine del 1963 all’agosto 1968, per la prima volta nella storia d’Italia, non ci furono per un lungo periodo eccidi polizieschi dal settembre 1968 al maggio 1975 vennero uccisi 21 dimostranti

Giuseppe Bifolchi

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L'ANGOLO DELLA POESIA

Bruzolo, un posto come un altro? (continua)

Il ghiacciaio

Solingo,
te ne stai,
nel plumbeo cielo
o nella splendida luce.

Intenso.
Raccolto.

L'intrepido
scopre il tuo perenne viaggio,
i tuoi anfratti
che catturano l'incauto.

Durezza l'accoglie.

Attento e stabile,
come vegliardo,
lento cammini.

Il tuo candore
racchiude l'estrema potenza,
il tuo incedere quieto
è un miraggio agli occhi.

E della sera,
quando l'uomo non vede,
t'appressi dove son le case.

Stridi, sibila
e con immane forza
lento rimani,
ma ancor più, l'uomo,
ti deve far temere
per le tue acque in seno,
l'uomo che brama d'annientarti
e occultar la terra
con l'eterno mare.

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L'inverno

Sì dei passi non odo canto,
nevischio dall'albero cade
e l'esser non è.

Chi osa avvicinar a quell'inverno?
Chi osa condurre l'ardente cuore
accanto al gelo che dorme?

Luogo dalla pace
racchiuso,
forme non visibili da occhi
ancor si dedicano
per il lontan risveglio.
Preparano.

Il tutto risuona
di profonda quiete,
e il ferino animale,
più giù in valle
ricerca il nutrimento
e s'appressa all'uomo.

Ma qui non è tempo,
non è luogo,
da colmare dei propi passi.

Lascialo dormire,
canterà di più all'estate
e delle tue orme
allegramente s'empirà.

Riposa quieto,
s'appresta fievole,
sussurra tenero,
candido rimane,
dove il tutto
dorme.

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AMBIENTE O NON AMBIENTE

di Marco Tabellione

Vent’anni fa coloro che parlavano di difesa dell’ambiente venivano ancora additati come strambi, romantici, sognatori, perdigiorno. Nel giro di pochi decenni, tuttavia, la cultura dell’ambiente ha fatto passi da gigante, almeno nell’accettazione del senso comune. L’elemento naturale e il ritorno a ritmi di vita più consoni alla natura umana vengono oggi sbandierati per supportare strategie pubblicitarie, per lanciare artisti, e soprattutto per sostenere le campagne elettorali dei politici. Insomma la natura ha avuto il suo riconoscimento, almeno sulla carta, e questo dopo che i danni all’ambiente, dovuti all’accelerazione dello sviluppo industriale, hanno cominciato a pesare sulle nostre tasche e soprattutto sulla nostra salute. Il fatto è che, però, questo riconoscimento è appunto rimasto sulla carta, ed ha più a che fare con l’ipocrisia, che con una reale presa di coscienza del problema ambiente. Ciò emerge evidente se diamo uno sguardo alle nostre città, dove la speculazione edilizia pare non essersi arrestata. A fronte di una popolazione che non sembra conoscere grandissime crescite, si assiste oggi nell’area metropolitana Chieti-Pescara ad un proliferare incredibile di cantieri. Ciò che poi davvero spaventa è che lo scopo di questi cantieri e di questi mega-progetti non riguarda affatto la realizzazione di palazzine magari più confacenti ad uno scenario urbanistico a misura d’uomo, ma grandi palazzoni, casermoni immensi in cui l’abitare delle persone si riduce ad una specie di imbottigliamento stile api negli alveari. D’altra parte il problema ambientale e della qualità della vita non investe solo l’ambito locale, ma offre esempi di dissesto in ogni angolo del pianeta. E’ sorta così a livello mondiale la necessità di far accordare i governi per spingerli a prendere misure minime di prevenzione, o almeno per iniziare a formulare una politica di difesa dell’ambiente. Si pensi agli incontri internazionali decisi per limitare l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, incontri i quali, tuttavia, non hanno sortito degli effetti di lunga portata, per colpa delle scelte, o meglio delle non scelte, di alcuni governi. Molti di questi governi, infatti, si sono rifiutati di acconsentire alle limitazioni che si andavano a programmare, a causa dei costi e degli svantaggi momentanei che tali limitazioni hanno per l’economia di ciascun paese. Ma si tratta, appunto, di svantaggi solo momentanei, dietro i quali, in realtà, emerge la visione di un modo nuovo di rapportarsi al mondo, un modo più saggio, più in equilibrio con la natura e, dunque, più a misura d’uomo. E’ evidente che presto le nostre società saranno inevitabilmente costrette a scegliere fra due percorsi evolutivi alternativi: o continuare a mirare al profitto momentaneo, in una logica mercantilistica e capitalistica che è responsabile di molti danni perpetrati contro l’ambiente, oppure abbandonare questa ottica, riflettere su distanze temporali lontane, magari su scenari futuri nei quali noi non ci saremo più, e sostituire al profitto una logica che punti tutto sulla salvezza e sulla difesa ambientale. Il problema nasce dal fatto che a causa del dominio diffuso che Stati e governi hanno sulle società attuali, le scelte fondamentali per la salvezza del pianeta sono ora demandate a singoli poteri istituiti, se non a singoli individui. Accade così che i governi, e le società di cui essi sono purtroppo espressione spesso fedele, oggi riflettono ed agiscono innanzitutto in termini di profitto. Ciò vuol dire che lo scopo delle scelte che vengono effettuate non è, al contrario di quanto si dica, la qualità della vita, quanto appunto il profitto, il ritorno in termini economici. In realtà la difesa dell’ambiente è solo apparentemente un fatto non conveniente o antieconomico. Rinunciare al profitto immediato vuol dire investire per un profitto futuro immensamente più cospicuo, poiché si tratta di un guadagno in termini di vita. Vuol dire, inoltre, aprirsi all’unico reale e possibile sviluppo, quello che si pone in armonia con la natura, lo sviluppo definito appunto “sostenibile”. Del resto questo è davvero l’unico possibile e sostenibile sviluppo, dal momento che in un mondo dove gli ambienti naturali saranno stati distrutti o modificati radicalmente, in realtà non potrà esistere più alcun profitto per nessuno, semplicemente perché non ci sarà più nessuno che potrà goderne, e questa è una verità, magari apocalittica, ma comunque con cui, volenti o nolenti, dobbiamo cominciare a confrontarci. Naturalmente perché si possa cominciare ad avere una simile rivoluzione nelle scelte politiche ed economiche, occorre che dapprima loro, politici e imprenditori, comincino a scegliere partendo da ottiche che non siano più il proprio tornaconto personale. Il che vuol dire, in soldoni, che le società contemporanee hanno bisogno di politici e imprenditori diversi da quelli che purtroppo continuano a dominare la scena economica e politica del nostro paese, e non solo.

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Parlare di scuola, parlare del nostro futuro

I provvedimenti legislativi degli ultimi mesi (dai decreti alla finanziaria) continuano la distruzione delle scuola come spazio di socializzazione e di crescita. La privatizzazione della scuola si accompagna ed è funzionale alla più generale privatizzazione dei servizi sociali. Una privatizzazione guidata dai governi (tecnici, ulivisti e polisti) che modella i servizi sociali sul modo di produzione capitalista. Tale modo di produzione realizza l’esatto contrario di ciò che promette, infatti peggiora i servizi, ne aumenta i costi e sfrutta i lavoratori addetti. E’ evidente che l’affermazione di uno spazio pubblico, egualitario e libertario, di socializzazione e di crescita, come tutti affermano dovrebbe essere la scuola, non può avvenire attraverso la difesa dell’esistente o il rimpianto dei contesti presenti negli anni passati. Occorre prendere il nostro destino nelle nostre mani e costruire, attraverso le lotte, il progetto e la sperimentazione, la scuola che tutti vogliamo: gratuita, pluralista, antiautoritaria, stimolante di una crescita e di un senso critico consapevoli. Le lotte, anche le più generose, per difendere le conquiste del passato non sono riuscite ad arginare la restaurazione liberale, capitalista e clericale. Ma non bisogna rassegnarsi. Cambiare si può! La forza popolare è capace di far ritirare i provvedimenti al governo come dimostra la lotta di Scansano Ionico.

Ognuno di noi ha la responsabilità di decidere cosa fare. Noi anarchici proponiamo a tutte e tutti, la rivoluzione sociale contro la politica ed il potere. E’ questo il contesto nel quale potremo ricominciare a parlare del nostro futuro e, quindi, anche della scuola. E’ su questi contenuti che noi partecipiamo alla manifestazione contro le controriforme della Moratti (e di Berlinguer, e di Zecchino, e… della Falcucci … e …..).

Circolo Anarchico “Camillo Berberi Bologna

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Presentato da Valerio

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