ANNO 3 - N.°28 SETTEMBRE 2003

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LETTERA DI EDU DAL CARCERE

5 GIORNI DI LEGGE ANTITERRORISTICA

Saranno 0.state le 6 del pomeriggio del lunedì e stavo passeggiando da solo nel mio quartiere,mi si avvicina un giovane per chiedermi una sigaretta e subito da dietro sento un colpo in testa e che mi prendono per il collo. Qui comincia la storia. Mi fecero cadere e tra spinte e colpi mi fecero salire su una macchina che era arrivata nel frattempo. Un poliziotto mi prende la testa e mi spinge verso il suolo,gli dissi che mi stava facendo male,mi minacciò dicendo che o tacevo o me le dava di santa ragione. Gli chiesi il motivo della mia detenzione e mi dissero che lo avrei saputo nei prossimi 5 giorni. Arrivati al commissariato mi fecero uscire dalla macchina tirandomi e mi fecero salire in un piano del commissariato. Non la smettevano di torcermi le braccia e di tirarmi con forza. Gli incappucciati mi misero in una stanza e mi spinsero contro una parete e mi dissero di guardare verso il basso, intanto abbassavano le serrande mentro io mi innervosivo per la situazione. In quel momento arrivò un ispettore, mi fece voltare e cominciò a prendermi a pugni in faccia, mentre diceva che sia per me che per Amanda era arrivata l'ora. Incominciò a minacciarmi dicendo che dovevo parlare altrimenti nei prossimi 5 giorni me la sarei passata molto male, mi spinse verso la finestra e mi minacciò di buttarmi di sotto se avessi continuato a rompere i coglioni, io decisi di stare in silenzio e cominciarono a stringermi le braccia e a darmi pugni, c'è uno che mi solleva spingendomi verso l'alto , questo mi provoca un dolore intenso alle braccia, mi mostrano una carta dicendomi che mi possono tenere lì 5 giorni in isolamento. Cominciano a portarmi da una stanza all'altra torcendomi il collo e le braccia, in ogni stanza c'è un ispettore di polizia che mi interroga e ognuno ripete lo stesso "non ci rompere i coglioni perchè va a finire molto male", non smettevano di dirmi che sarei rimasto molto tempo in carcere e che mi avrebbero ucciso, ripetendomi "questo è solo l'inizio" e "quando arriverà l'Audiencia Nacional non rimarrà niente di te". Gli dico che sono asmatico e che ho bisogno di cure mediche, mi insultano e mi dicono che non gli importa nulla se muoio, mi innervosisco e comincia a mancarmi l'aria e faccio fatica a respirare. Continuano a picchiarmi, una signora che si trova in ospedale protesta per il comportamento degli incappucciati, i polizziotti la insultano dicendo che torni al suo posto, arriva il medico e gli dico che sono asmatico che ho bisogno del mio aereosol, alla fine torno in commissariato senza cure. Mi fanno risalire in una delle stanze e continua l'interrogatorio, gli insulti e mi mettono in piedi con la faccia al muro,sono stanco e mi appoggio, mi dicono che se torno a toccare il muro me le danno di nuovo. Non so quante ore sono rimasto in piedi, credo 4 o5,mi cedevano le gambe, non potevo nè sedermi nè andare al bagno. Non ho mangiato nè bevuto dal momento dell'arresto, sono nauseato, mi fa male la testa e ho la bocca secca. Continuano a dirmi che Amanda ha cantato e che mi dà la colpa, dopo cambiano gli incappucciati, ne vengono altri e mi dicono tutto il contrario. Sono quasi le 3 del mattino, mi esplode la testa, adesso cominciano a mettere in mezzo la mia famiglia, minacciano di arrestare mia madre poichè secondo loro può avere a che fare con le cose di cui sono accusato. Se mi si chiudono gli occhi mi manganellano, mi danno un paio di pugni e mi urlano nelle orecchie, dopo le 4 del mattino mi fanno scendere nelle celle di sicurezza. Riesco un pò a dormire, però verso le 7 e mezzo gli incappucciati alla porta della cella mi fanno salire in un'altra stanza e continuano gli interrogatori. Mi ripetono che questo è il secondo giorno e che quindi c'è ancora molto tempo per fare in modo che io canti. Entra l'ispettore del giorno precedente , si accende una sigaretta e mi avvicina la fiamma dell'accendino alla faccia mentre con l'altra mano mi tiene la testa, mi insulta e insiste dicendo che marcirò in carcere. Intorno a mezzogiorno mi portano a casa per perquisirla, dico loro che aspettino mia madre che in quel momento non c'è, mi ignorano e entrano con le mie chiavi. Subito arriva mia madre, non me la lasciano vedere e l'allontanano da me a spintoni, casa mia è sottosopra. Dopo 3 ore di perquisizione se ne vanno con due casse piene di volantini, pubblicazioni, cd, video, foto eccetera. Mi riportano un'altra volta al commissariato e mifanno scendere nelle celle, mi lasciano lì senza mangiare nè bere. Sono quasi due giorni che non mangio niente. La sera mi fanno risalire in una delle stanze, continua l'interrogatorio, continuano a dirmi che siccome non canto passeranno molti amici di qua. Mi minacciano dicendo che ad Amanda l'ispettore le sta dando molte botte e che quando tornerà sarà molto duro con me. Mi tengono in piedi con la testa verso il basso, ho le spalle molto indolenzite mi si addormentano le mani e quasi non le sento, il braccio destro non lo posso muovere dal dolore, mi fanno scendere in cella e mi accorgo che c'è un compagno detenuto, mi dice che vanno a perquisire casa sua e così è. Il giorno dopo mi fanno risalire e continuano gli interrogatori, non smettono di insultarmi e di minacciarmi. Mi fanno fare una prova calligrafica e mi lasciano le spalle, però non posso muovere le mani e le braccia, ho il braccio tutto contratto. Mi dicono che devo rilasciare una dichiarazione e che anche se nego devo rispondere ad alcune domande. Arriva un avvocato d'ufficio che non ha aperto bocca per tutto il tempo in cui sono rimasto nella stanza. Dopo la dichiarazione mi hanno fatto scendere di nuovo nelle celle sotterranee. Perdo sangue e mi sento male, comincio ad avere una crisi asmatica, chiedo gli aerosol e mi dicono che morirò lì, sono solo nella cella e faccio fatica a respirare. Il giovedì comincia con più incappucciati, mi fanno uscire dalla cella e mi mettono in una macchina. Riesco a vedere la mia compagna mentre la mettono in un'altra macchina, le grido e un incappucciato mi mette la mano sulla bocca e prendendomi dalla testa mi spinge in fondo alla macchina. Prendono un panno e mi bendano gli occhi, la macchina va a tutta forza con le sirene accese, comincio ad avere nausea e gli dico che sto per vomitare, uno dei un poliziotti mi dice che se vomito mi dà una botta che mi tira fuori dalla macchina. Immagino che andiamo verso Madrid, però non vedo niente Dopo 2 ore di viaggio mi tolgono il panno dagli occhi e vedo che siamo a Madrid, mi volto e vedo che ci sono più macchine. Ci fanno scendere uno a uno dalle macchine e ci mettono nelle celle di sicurezza dell'Audiencia. Ci minacciano dicendoci che se parliamo tra noi ci picchiano. Riesco a scambiare qualche parola con Amanda e mi tranquillizza poter sentire la sua voce, subito arriva un poliziotto e ci dice "se parlate ancora, botte", chiude la porta e se ne va. Ci comunicano che il giudice ha prolungato di un altro giorno l'isolamento. Ci trasferiscono ad Alcala Meco e ci lasciano in isolamento. Il giorno dopo ci portano di fronte al giudice che decreta l'ingresso in carecere mio e di Amanda. Attualmente questa è la nostra situazione.

Potete scriverci a questi indirizzi :

Amanda Cerezo Garcia C.P.Madrid I Prison de mujeres Carretera de Meco km.5 Alcala de henares-Madrid-

Proposto da Lorenza Pelagatti

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Elogio della sobrietà

Breve storia di altre economie e stili di vita alternativi. ( seconda parte ) di Michele Meomartino

Questo breve escursus potrebbe, apparentemente, non avere nessuna relazione con l’oggetto della nostra riflessione, ma non è così, perché queste esperienze di vita alternativa che incontriamo, qua e là, nella storia sono il filo rosso che collega le diverse esperienze e hanno tutte un forte connotato solidaristico.

Queste esperienze, seppur minoritarie, hanno rappresentato l’unica testimonianza che è sopravvisuta alla barbaria degli egoismi e dei sistemi oppressivi e che molti sfruttati e umili, ma non umiliati, pur nella costrizione e nella totale spoliazione, hanno sognato un mondo diverso e più giusto, senza più sfruttati e sfruttatori, elaborando forme elementari di sopravvivenza e, la dove è stato possibile, esperienze di vita comunitaria equa e solidale.

Questo esercito dei muti della storia, che sono vissuti nell’anonimato più completo, sono quelli che hanno portato il fardello più pesante. Prima di affrontare le dinamiche sociali del secolo appena trascorso, sottolinierei l’esperienza del conte Leone Tolstoi, non tanto per l’ampiezza che la sua conversione ha prodotto, quanto perché, da questa svolta, rinasce la moderna nonviolenza, la più grande riscoperta, insieme all’atomo, del secolo scorso.

A questo punto, vorrei parlare di una persona, di cui un grande genio, come Albert Einstein, diceva testualmente : “ Un giorno, le generazioni future stenteranno a credere che sia mai esistito un uomo del genere “. Quell’uomo si chiamava Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma, la grande anima. Dopo la sua vita, la storia non sarà più la stessa.

Tutti, o quasi, conosciamo l’impegno di Gandhi contro le discriminazioni razziali e di casta e, soprattutto, la lotta di liberazione dell’India dal dominio coloniale inglese. Meno conosciuto è, invece, l’apporto del mahatma nell’elaborazione e nella realizzazione di un “ economia nonviolenta “, detta, appunto, gandhiana. Essa si fonda su sette punti : l’assenza di dipendenza, lavoro minimo manuale per la produzione di valori d’uso, non possesso e non attaccamento, amministrazione fiduciaria, non sfruttamento, eguaglianza, satyagraha. Tutti questi punti ci siamo limitati ad enumerarli, ben consapevoli che andrebbero adeguatamente approfonditi.

Le parole di Gandhi stesso esemplificano questi meccanismi nella costruzione di una società nonviolenta: “ Lo stato, nel passaggio alla società senza stato, sarà una federazione di comunità democratiche, rurali, nonviolente e decentralizzate. Queste comunità si baseranno sulla “ semplicità, povertà e lentezza volontaria “, cioè su un tempo di vita coscientemente rallentato, nel quale l’accento sarà posto sull’autoespressione, attraverso un più ampio ritmo di vita, piuttosto che attraverso più veloci pulsazioni nell’avidità e di lucro. “

E qui, Gandhi si inserisce nel grande alveo degli insegnamenti delle principali religioni, ispirandosi a Gesù, a Benedetto, a Francesco d’Assisi, a Pietro Valdo, a Buddha, ai maestri Zen, dove troviamo degli espliciti riferimenti e richiami alla scelta della “ povertà volontaria “ ; intesa non nella sua accezione negativa di indigenza, ma nei suoi diversi significati positivi di : semplicità e frugalità . E poi, come non vedere nelle parole di Gandhi, su un tempo coscientemente rallentato, l’ispiratrice del pensiero di Alexander Langer, uno dei padri dell’ecologia moderna, che coniò, invertendo il triplice motto olimpico “ più veloci, più forti, più in alto “ in “ più lenti, più dolci, più profondi.”

Gandhi, inoltre, estende il concetto di alienazione, cioè del distacco e della dipendenza, che separano gli esseri umani dai prodotti del loro lavoro, già usato da Marx nella sua critica all’economia capitalistica, prendendo in considerazione altre forme di alienazione come quelle prodotte dal consumismo e dalla perdita di solidarietà, e infine l’alienazione nei confronti della natura e del sé interiore, anticipando, in questo modo, alcuni temi cari all’ecologia moderna.

La vera novità di un’ economia nonviolenta è che, mentre le economie tradizionali non dicono nulla, o quasi, sul sistema relazionale che si istaura tra gli esseri umani e più in generale tra tutti gli esseri viventi, la misura del valore di un’economia nonviolenta, invece, è data proprio dalla capacità di creare rapporti e relazioni più ricchi, più pieni e più soddisfacenti, tra tutti quanti gli esseri viventi. L’economia nonviolenta non è affatto un’economia ingenua, basata sulle buone intenzioni. In essa si è consapevoli che si può sbagliare e per questa evidente e fondamentale ragione si procede con cautela, rispettando alcuni “ principi minimi “ che consentono la reversibilità, la correggibilità e la flessibilità delle scelte. ( N. Salio, in Elementi di Economia nonviolenta).

Dopo l’ assassinio del mahatma, nel 1948, la sua opera fu proseguita da Vinoba Bhave, suo erede spirituale, il quale promosse una straordinaria iniziativa e, per molti aspetti, “ miracolosa “, che prese il nome di Boodhan, ovvero dono della terra. Vinoba percorse a piedi l’ India per migliaia di chilometri, chiedendo e ottenendo dai latifondisti una quota delle loro terre in favore dei poveri contadini senza terra.

In Europa, gli insegnamenti gandhiani furono diffusi per primi da Aldo Capitini e da Giuseppe Giovanni Lanza Del Vasto, che meritò da Gandhi il nome di Shantidas, servitore della pace. Enorme è il debito che hanno i nonviolenti, e non solo, nei confronti di questi due servi della pace. Un contributo notevole, sul piano delle economie alternative e stili di vita lo ha dato Lanza Del Vasto, fondando le comunità dell’Arca, sparse in tutto il mondo.

Anche il pensiero e l’opera, piu in generale, di Lanza Del Vasto meriterebbero un’adeguato approfondimento, ma mi preme, qui, sottolineare come questi autentici pionieri dell’evidenza abbiano messo in guardia l’umanità dai rischi della modernità, individuando, in tempi non sospetti, quando i soliti corifei inneggiavano ai “ prodigi della scienza e del progresso “, i pericoli e la crisi della civiltà industriale, indicando e attuando delle forme di economia alternativa, improntate all’uso di una tecnologia artigianale, al lavoro manuale, con l’uso di semplici utensili, all’assenza del profitto e dell’ accumulazione, alla redistribuzione della ricchezza prodotta a seconda del bisogno di ciascuno.

La scelta comunitaria dell’Arca è una scelta impegnativa, che invita ad una svolta radicale della propria vita, e che , tuttora, è appannaggio, purtroppo, di piccoli gruppi, per molti aspetti, elitari, ma che non si lascia attrarre facilmente dalle sirene delle moderne comodità; una vita comunitaria nonviolenta che non si limita solo al lavoro, ma si estende a tutti gli ambiti della quotidianità.

Lanza Del Vasto, rimane, a mio avviso, un punto di riferimento, un ponte, una mirabile sintesi tra la tradizione cristiana occidentale e quella induista orientale. Dello stesso filone, di critica alla civiltà industriale è l’opera di Ivan Illich.

L’idea forza che Ivan Illich sviluppa mi è particolarmente cara. Essa si sostanzia nella proposta di una società più conviviale, ritenuta più ricca, varia e complessa rispetto alle società dominate dal mercato, ridotte forzatamente a linearità, ad univocità, a fungibilità, a semplice risorsa mercificata. Lo stesso discorso vale per i rapporti tra uomo e natura, infatti egli afferma : “ Finchè gli uomini si trovano inseriti in un contesto ambientale di dimensioni conviviali, non esiste la “ scarsità “, se non in occasioni di particolari eventi clamorosi; ma per il resto i bisogni umani sono commisurati a ciò che la terra può offrire, quantitativamente e qualitativamente, con una grande ed irripetibile varietà da luogo a luogo “.

Fin qui, la necessità di praticare economie alternative e stili di vita nascevano, come abbiamo visto, da esigenze di giustizia sociale, da una maggiore solidarietà tra gli individui, dalla riappropriazione della propria indipendenza e libertà, dal depauperamento delle risorse, della mercificazione delle relazioni umane e non solo; insomma, appariva e appare chiaro, a chi ha occhi e orecchie da intendere, che questi enormi squilibri, forieri di sofferenze indicibili per intere popolazioni, sono il frutto della gestione di questo modello di sviluppo, imposto dai più forti ai danni dei più deboli.

Ma nessuno, tranne pochi, metteva in dubbio il “ mito dello sviluppo “ e le sue implicazioni, che stanno danneggiando, irrimediabilmente, l’intera biosfera, poiché esso non è giusto solo per l’ iniqua redistribuzione della ricchezza e per l’approvigionamento selvaggio delle risorse naturali, ma, soprattutto, poiché è insostenibile; cioè, il tenore di vita del 20 % degli occidentali non è praticamente esportabile al restante 80 % della popolazione mondiale; ci vorrebbe un pianeta molto più grande.

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CIPOLLA REVOLUTION

Sono stato a Bologna e ho incontrato ISA. Intanto mi sembrava non ci fosse più bisogno, almeno per me, di andare in un posto così lontano. Bastava andare trenta, quaranta chilometri da qua, e ti trovavi già come se fossi in un battesimo di fuoco. A quei tempi, andando in giro, ti accorgevi di una enorme crescita di gente che ti parla di normalizzazione, di ristrutturazione, e di interminabili discussioni. ISA, vedeva attorno a se delle api o vespe che a suo dire avrebbero punto solo le persone cattive. ISA, a quei tempi era una bambina avendo solo 35 anni ed io la comprendevo.

Sono stato a Trento e ho incontrato Angelo. Angelo, vive rifugiato in una ditta di marmi e non esce mai. Però, lui è un pezzo di storia inedito, visto che ha fatto il seminario con i gesuiti e beve solo vino. E’ nato in Calabria ed è armato di tutte quelle curiosità che trascinerebbero chiunque ad andare a Bologna!!!

ISA ed Angelo, ma anche Stefano di cui ancora non vi parlo, così come Roberto e Anna che credo di amare tanto quanto amo Cipolla, non si incontravano da tempo. Sono tutti Pescaresi ma vivono altrove e: questo me lo ricordo, andavano tutti a scuola insieme nel 1982 (anno del diploma). Stefano, vive a Recanati, ha perso due dita di una mano e fa il grafico. Roberto e Anna sono architetti. Cipolla ha deciso di vivere con me. ISA ed Angelo,non hanno votato alle ultime amministrative - MASCI/D’ALFONSO.

Sono stato a Nocciano e ho incontrato Tiziana. Tiziana vive rifugiata in un bellissimo appartamento sul mare e non esce mai, però ha votato D’Alfonso. Anche lei come Cipolla è un pezzo di storia. E’ nata Picciano ed è armata di tutte quelle curiosità che trascinerebbero chiunque a farsi la casa a Spoltore. Però, non vive con me al contrario di Cipolla.

Stefano vive con Orazia a Recanati ed è comunista, ma per amore non è tornato a Pescara per votare. Vivrebbero tranquillamente tra le colline loretesi. Alcune volte, di sera, si incontrano dalle parti di Corso Manthonè a Pescara, tutti insieme come se fosse vero. A volte si aggiunge Lalla e si mettono tutti insieme a spiare la posta elettronica di qualcuno. Non devono, non fumano, spesso si accoppiano e si mischiano tra loro, e si ritrovano così come quando si mischia un mazzo di carte napoletane e sono tutti armati di tutte quelle curiosità che trascinerebbero chiunque ad andare a Miami. M vivrebbero comunque tra le colline loretesi.

Isa spesso riporta i funghetti da Bologna mentre Roberto lo vorrei rivedere. Cipolla, ha la rogna e forse Leshmaniosi, mentre altri sono i miei migliori amici. Dino soffre nella maniera più dignitosa che abbia mai visto. Tutto ciò che ho scritto è dedicato alla rivoluzione ed è dedicato a Dino.

piero

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EUTANASIA X JOLANDA

A Jolanda (che vive come un vegetale) … e a voi cristiani.

Brillavano i suoi occhi e la vita se la teneva stretta. Occhi intensi, profondi come quelli di un bambino, occhi intelligenti, rapidi e sapidi. Io me la ricordo piantata in terra, forte come una radice ma delicata come il fiore giallo della cicoria. lenta come solo le persone salate sanno fare, lenta nel cogliere rapidamente il solo ed unico momento utile per seminare perché lei radice lo era e sapeva quando era il momento di accarezzare le foglie del suo mondo. La sua mano era di terra come le sue scarse parole ed i suoi rari sorrisi. Jolanda, per me, rappresentava la rozza vita che sudata e appiccicosa, bestemmiava per amore e si chinava lei stessa, l’esistenza di tutte le cose. La sua mano, poi, te la porgeva con il dorso, come se la rugosità del suo interno, potesse darti fastidio, come se quella scultura non fosse che la pioggia, non fosse che il vento, non fosse che la vera stronza vita. E poi, c’era sempre il suo riposo, fiero, con il suo Andrea, e vi assicuro che il mondo non poteva fare altro che fermarsi con loro, per fargli sentire la sua immensa gratitudine, …il mondo stesso era stanco, più di lei che brillava di vita… di vita, sempre più amara. Adesso ridate la vita a Jolanda, uccidetela con l’amore che lei stessa avrebbe per voi, uccidetela, cristiani bigotti senza cuore. Cristiani prepotenti e arroganti, fate che le loro mani di terra si ricongiungano e fate che il mondo stesso si fermi ancora e fate che chiunque abbia ancora il tempo di darle un bacio e un fiore giallo di cicoria.

Piero, maggio2003

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La tormenta

Le braccia accorte
ricercano il seno,
il cuore,
il calore,
le gambe
d'affrettarsi chiedono,
ma ogni passo cede al freddo
e divien quasi certezza
al gelo,
che colga tutte le membra
con la ghiaccial forza.

Dov'è la luce?
Dov'è il tepore?

Dove il volto.....?

La mente e la carne
spezzate,
dell'uomo che ricerca il cammino,
cui il nostro pensiero
non sovvien più.

E combattere
con quest’opera
ancor si deve.
Ad ogni passo,
l'andare.

E' soltanto questo.

E' concedersi la possibilità.

Esorta la mente, cerca nel corpo
la forza per tornare,
di ritrovar la gioia
o di riconoscere,
talvolta,
la tormenta nel cuore.

Piero Lanaro

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Il riposo della neve

Fra la coltre candida,
terra e neve
dormono avvinte,
il calore e gelo
s'incontrano.
La calda terra
si raffredda
e la neve
è un manto.

La casa fra il bianco riposa,
soltanto,
leggero,
sbuffa il camino
e col respiro
tenta invano
d'offuscare questo splendore.

Soffice s'abbandona,
scende tra i rami,
delicatamente
china il capo.

Si distende
sul terreno
che si farà estate,
diverrà
lucciole e fiori;
ma ora
vien la sera,
e nemmen la notte
potrà domar la luce
e in questa terra
giace colei,
che vorrà
dissetar piante,
col suo lavoro
ed al pensier
rallegra,
pensa alla nascita
ed ancor più si adagia
nel dolce riposo.

Piero Lanaro

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