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INDICE - IL SALE - ANNO 3 - N.°26 GIUGNO 2003

* DIRITTI E DOVERI: IL CITTADINO E L'ESSERE UMANO

* APRILE

* L'ANGOLO DELLA POST@

* PROVERBI E MODI DI DIRE

* BUONCRISTIANO

* COOPERATIVA "L'ASSEMBLEARIA":UNO SPAZIO PER PARTECIPARE ALLA COSTRUZIONE DI UN'ECONOMIA SOLIDALE IN ARGENTINA

* PROGETTO COMUNISTA

* ORIGINI E FINE DEL COMPAGNO MILITANTE

* ANTIPSICHIATRIA INFORMA

* DEMOCRAZIA SPAZZATURA

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DIRITTI E DOVERI: IL CITTADINO E L’ESSERE UMANO

Oramai in Italia si porta avanti da anni una campagna ed una lotta per la difesa dei diritti dei cittadini. C’è stata tutta una battaglia intorno ai due Referendum votati il 15 ed il 16 giugno, presentati giustamente come una grossa violazione dei diritti del cittadino. Ma sono forse gli unici due diritti a non essere rispettati? Magari! Ce ne sono altri centinaia o migliaia nella stessa situazione come il diritto alla casa, allo studio, alla sanità, al lavoro, alla pensione, alla libertà di stampa, di opinione, i diritti degli emigranti, con i loro sotto-diritti (cittadinanza, soggiorno, asilo politico ecc. ecc.), i diritti del bambino, della donna, dell’anziano, degli invalidi, il diritto al riequilibrio dell’eco-sistema con il ritorno della primavera e dell’autunno, stagioni praticamente scomparse, il diritto ad avere l’aria pulita, i fiumi non inquinati, un mare decente in cui potersi fare un bagno, il diritto di non mangiare cibi sofisticati e cancerogeni (polli, maiali, “mucca pazza”, uova, verdure e frutta piene di pesticidi ecc. ecc.) , il diritto di bere acqua pulita naturale, i diritti dei malati, dei carcerati, dei Nomadi, il diritto alla Privacy, dei Gay, dei transessuali, delle prostitute, dei cosiddetti “Barboni”……………..non so quando potrebbe finire questo elenco infinito di diritti violati.

CONCLUSIONE: quando ci sono tantissimi diritti non rispettati, né soddisfatti, vuol dire che la società non va più e che i problemi non si possono risolvere cambiando un Governo oppure una Giunta, ma tutto il Sistema su cui si regge questa società.

Non si può chiedere a una formica di correre come una lepre. Si sta chiedendo una cosa impossibile. Così come non si può seguitare a fare pressione sul Governo e le Istituzioni affinchè soddisfino tutti questi diritti. Si sta chiedendo una cosa impossibile. Nemmeno se i richiedenti dovessero andare al Governo tali diritti potrebbero essere soddisfatti. Per cui è un battaglia persa in partenza. Ci vuole un altro Sistema.

A QUESTO PUNTO I DIRITTI DEL CITTADINO SI TRASFORMANO IN DOVERI

Se un regime è superato dalla Storia, cioè dallo sviluppo tecnico-scientifico economico e sociale, i diritti diventano doveri per il cittadino.

Il cittadino ha il dovere di ergersi al di sopra del regime e dello Stato in cui vive ed ha l’obbligo morale, come Essere Umano, non più come cittadino, verso se stesso, i propri figli ed i propri avi, di continuare il progresso umano spazzando via il Regime che glie lo impedisce.

Il cittadino italiano vive in una Repubblica, venuta fuori dalla lotta contro il Fascismo basata sulle leggi della Costituzione stipulata nel 1948, ed assiste in continuazione alle violazioni dei principi costituzionali come il cosiddetto passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, l’invio dei soldati in missioni di guerra, la Devolution di Bossi ovvero lo spezzettamento dell’unità nazionale, il non rispetto da parte del capo del Governo(Berlusconi) delle sentenze della Magistratura, una vera e propria guerra, in cui mancano solo le armi, tra potere esecutivo e giudiziario. Quando avvengono tutte queste violazioni ai principi e allo spirito della Costituzione e alle sue leggi da parte dei governanti del Paese, perché il semplice cittadino dovrebbe essere obbligato a credere ancora nei valori di questa Repubblica?-

Per questi motivi ed altri ancora si parla di crisi di valori, di morale, di etica, come per esempio fa in continuazione il Papa e la Chiesa. Ciò che non si comprende, non perchè si è stupidi ma perché si ragiona in base al proprio interesse, è che la situazione ha compiuto un salto di qualità in negativo, all’indietro nella Storia, diventando decadenza. Cioè viviamo in una “società decadente” altro che progresso e benessere, da cui non ci si risolleva più in quanto questa non è una crisi momentanea o di congiuntura, ma di struttura perché è tutto l’impianto economico-sociale che “fa acqua”. Per cui la “decadenza” aumentarà ed andrà sempre peggio fino a quando il cittadino acquisirà la coscienza che è tutta la “baracca da buttare all’aria”.

Oggi il bravo cittadino non è più quello che rispetta ciecamente le leggi, le ap- plica meccanicamente e crede di stare facendo “il proprio dovere”. Questo è semplicemente un essere non pensante, un robot.

Oggi il bravo cittadino non è nemmeno colui che si rende semplicemente conto delle ingiustizie della società in cui vive. Costui indubbiamente è più cosciente del precedente però crede ancora che i problemi si possono risolvere uno alla volta, lottando per un diritto alla volta, una categoria alla volta, e tutti separati l’uno dall’altro. Costui ha una coscienza riformista. Egli ha compreso che questa società è piena di problemi e quindi opera con la finalità di poterli risolvere, gradualmente, rimanendo al suo interno. Ciò purtroppo è pura utopia, secondo me, perché questi tentativi sono stati fatti già tante volte nel passato, particolarmente dai Governi Socialdemocratici, ed hanno sistematicamente fallito.

Oggi il bravo cittadino è colui che si rende conto non solo delle ingiustizie della società ma anche delle sue radici profonde provenienti dall’intero Sistema economico-sociale-politico. Costui capisce che è questo Sistema capitalista la causa dei mali della società e che, per migliorarla, lo si deve rocesciare. A questo punto tale persona emette dentro di sé una specie di sentenza di morte nei confronti del sistema vigente, acquisisce una coscienza rivoluzionaria e sviluppa un pensiero di rottura con l’esistente come, tanto per fare un esempio, il non andare a votare. Tutto ciò non ha niente a che vedere con il terrorismo né con la violenza individuale in quanto sono processi di metamorfosi che riguardano decine e centinaia di milioni di esseri umani, che si sono sempre prodotti nella Storia, nei momenti decisivi di trapasso da una epoca all’altra come è stato, per esempio, nel passaggio dallo Schiavismo al Medio Evo e da questo al Capitalismo.

Il bravo cittadino è, e lo sarà sempre di più, costretto ad acquisire una coscienza rivoluzionaria non perché qualcuno gli punta un fucile dietro la schiena ma per una necessità umana e storica, cioè per seguitare a vivere, per non morire di fame, di guerra, di epidemia, per non impazzire e per continuare lo sviluppo della propria civiltà a cui è molto attaccato ed interessato.

Oggi il bravo cittadino, di fronte a tanti diritti offesi, non può mantenere inal- terato il rapporto Cittadino-Legge-Stato. Visto che le Leggi non vengono rispettate e lo Stato non lo tutela, il cittadino deve avere “l’arroganza e la presunzione”, cioè il senso di responsabilità, di porsi al di sopra di tutto ciò e

RAGIONARE NON PIU’ COME CITTADINO MA COME ESSERE UMANO

Ciò significa riallacciarsi ai valori universali e storici che lo hanno tirato fuori dalla caverna e gli hanno permesso di arrivare sulla Luna. Questi valori o ideali o principi (ognuno li chiami come vuole!) non sono proprietà privata di nessuno ma sono un bene pubblico, cioè a disposizione di tutti coloro che li vogliono acquisire, e questi sono: la fraternità, la solidarietà, il diritto alla vita, il rispetto dell’Essere Umano prima di ogni cosa, il rispetto per la natura, l'amicizia, l'amore, l'uguaglianza, la giustizia, la libertà. Soltanto su questi principi si può costruire una società nuova, veramente degna di questo nome.

Io penso che il compito di qualsiasi persona od organizzazione, grande o piccola che sia, oggi possa essere quello di contribuire, aiutandosi reciprocamente, a passare dalla lotta per i diritti a quella per i doveri ed a trasformarsi da cittadini in Esseri Umani. Prima lo si fà e meglio è, per il bene di tutti.

Antonio Mucci

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Circoli di Chieti, Guardiagrele, Lanciano, Ortona e Vasto

Elezioni. Problema di fondo: uniti si vince. Ma…

10.06.03 Unità. Ecco il valore aggiunto capace di trasformare le sconfitte in vittorie. D’Alema però insiste. In quasi tutti i comuni e le province dove il centrosinistra ha vinto o si era piazzato bene per il ballottaggio l’intesa con Rifondazione è stata determinante. Sarà decisiva anche per le elezioni politiche, ma tutti sanno i rischi che comporta. E di mezzo c’è il referendum...«E’ la logica stessa del maggioritario a rendere necessario un accordo con Rifondazione Comunista: un accordo, però, che non snaturi l’impianto riformista del centrosinistra. Quindi, il problema non è di allargare l’Ulivo a Rifondazione, per dare vita a un grande centrosinistra confuso e senza identità riformista, ma di ricostituire l’Ulivo sulla base di un chiaro programma di governo e di portare una coalizione coesa a trattare con Rifondazione le condizioni politiche e programmatiche dell’intesa. Certo, di mezzo c’è un passaggio difficile come il referendum. Tutti dobbiamo impegnarci a renderlo il meno traumatico possibile». Rutelli : «Ripeto: una maggioranza numerica è a portata di mano». Ma per una maggioranza politica serve un accordo solido con Rifondazione...«Vengo indicato fra i promotori della ricucitura dei rapporti con Bertinotti. Alla luce dei fatti, una scelta giusta. Con il Prc occorre un accordo chiaro, politico e di governo, non certo una riedizione della desistenza elettorale. Intendiamo partecipare con questo progetto: un Ulivo ancorato ad un saldo asse riformista e con un´intesa politica trasparente con Rifondazione. «Siamo il terzo partito italiano, dopo Forza Italia e Ds, con la Quercia che riscuote consensi che fanno bene a tutto il centrosinistra. Per la Margherita che, come forza politica, ha appena un anno di vita, non c´è male. Siamo in fase di consolidamento. Ora dobbiamo aprire la strada ad altre innovazioni, con l´Ulivo, e un robusto radicamento e una linea riformista coraggiosa con la Margherita». Fausto Bertinotti, il leader di Rifondazione, approfitta per dare un segnale sui referendum: «Le forze di centrosinistra colgano la domanda di cambiamento che viene dai movimenti e dalla società». «Torna la voglia di partecipare e premia di più il centrosinistra» Merito di Fassino, di Rutelli, di Cofferati e degli altri leader dell’Ulivo. Ma anche di Fausto Bertinotti. Non è che le differenze politiche dentro il centrosinistra, e tra l’Ulivo e Rifondazione, siano improvvisamente scomparse. È cambiata, piuttosto, l’immagine elettorale che la coalizione riesce a dare di sé. Molto meno litigiosa. Molto più compatta nel contrastare l’avversario comune. Le ragioni che hanno restituito a numerosi elettori del centrosinistra la voglia di tornare a votare, sembrano evidenti. La lotta appassionata contro l’illegalità e l’impunità. La mobilitazione contro le leggi ad personam dell’imputato-padrone, sostenuta dalla generosità dei movimenti, che molto hanno dato senza nulla chiedere. Le battaglie contro le leggi vergogna sull’immigrazione. Contro la distruzione sistematica dello Stato sociale: dalla sanità alle tutele per i più deboli. Contro la falsa modernizzazione che chiama flessibilità la precarietà degli operai ridotti a «operai squillo». Contro l’occupazione militare delle televisioni e dei giornali da parte di chi vuole trasformare l’informazione nel quinto paese industrializzato, in un’unica, servile, ripugnante velina. Sì, l’opposizione nel Parlamento e nelle piazze, è una chimica che comincia a funzionare. E poi c´è Berlusconi. I risultati elettorali - pessimi per la sua maggioranza - lo hanno raggiunto mentre era a Gerusalemme da Sharon. Ma fino a venerdì, tra un vertice del G8 e un attacco ai magistrati, il presidente del Consiglio aveva fatto una pirotecnica campagna elettorale: due volte a Udine, due volte a Brescia, due volte a Pescara. In tutti e tre i casi i suoi candidati sono stati trombati. Nemmeno l´ormai celebre incitamento del Cavaliere: «Viviana fagliela vedere», è bastato all´eterna giovane promessa Beccalossi per battere Corsini. E il richiamo al mare di Pescara «azzurro come Forza Italia» non ha funzionato. Così come hanno fatto cilecca le due apparizioni a Udine con l´anatema contro i soliti «comunisti» e l´invito a «soffiare» le fidanzate dei magistrati. Nella destra ciascuno cerca di salvare se stesso. An, in piena emorragia di consensi, accusa l’asse Bossi-Tremonti e l’assistenzialismo a uso e consumo esclusivo del Nord. La Lega ha preso malissimo la sconfitta della candidata Guerra nel Friuli, e accusa apertamente la fronda di Forza Italia. L’Udc è stufa di spendere la propria credibilità per salvare l’imputato-padrone dai tribunali, e si sente abbastanza forte per decidere da sola il proprio destino. La liquefazione di Forza Italia è sotto gli occhi di tutti. Nella sua abissale presunzione lui, il capo, si sentiva così forte da dire: potrò fare a meno delle campagne elettorali. Governeremo vent’anni, avevano confermato i laudatores. Purtroppo per loro, gli italiani hanno capito il trucco. Un po’ di pazienza ancora, e ce ne liberiamo. Del circo. E dell’illusionista.

Tonino

Sostieni “Aprile”, l’associazione per l’unificazione della sinistra.

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L’angolo della post@

CON PANDAVELA E TANTE ALTRE VACANZE-NATURA PER SCOPRIRE L’ABRUZZO E IL MARE ADRIATICO

E’ stato illustrato oggi al Porto Turistico di Pescara il ricco programma ecoturistico 2003 del WWF che prevede decine di opportunità per scoprire l’Abruzzo e il mare Adriatico. Campi avventura per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni e dai 15 ai 17 anni, campi famiglia, trekking in montagna, campi stage di formazione ambientale, campi ornitologici: quest’anno è amplia e variegata l’offerta ecoturistica del WWF in Abruzzo. La novità principale è senz’altro “Pandavela”, la nuova barca a vela presentata oggi che ospiterà le vacanze-natura del WWF dedicate alla scoperta del mare Adriatico e della costa croata. E’ un 14 metri da 10 posti che dal 15 Giugno al 15 Settembre solcherà il mare Adriatico lungo la costa croata partendo da Spalato. In turni di una settimana i partecipanti, accompagnati dallo skipper e da biologi e naturalisti del WWF, potranno scoprire i segreti dell’Adriatico e approfondire la conoscenza della natura delle centinaia di isole croate. Si tratta di un’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’Associazione e la Coop. PachaMama, società nata appositamente per gestire il settore dell’ecoturismo del WWF in Abruzzo. Più tradizionale il ricco programma di vacanze-natura in Abruzzo con i campi svolti nei parchi e nelle Riserve abruzzesi. Per i bambini e i ragazzi dai 7 ai 10 anni e dagli 11 ai 14 anni è possibile scegliere campi avventura della durata di 10 giorni nel Parco Nazionale del Gran Sasso, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel Parco della Majella, a Pineto e nell’Oasi WWF del Lago di Penne. Le attività che verranno svolte variano a seconda del campo: si va dall’orienteering e dalla mountain bike nel Parco del Gran Sasso alla canoa nel Parco della Majella all’attività a cavallo nell’Oasi WWF del Lago di Penne e alla vela a Pineto. Gli adulti possono scegliere i trekking, un modo faticoso ma affascinante di conoscere un territorio, nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nel Parco del Gran Sasso (titoli, rispettivamente, “Sulle tracce dell’Orso” e “Zaino in spalla e tanta montagna”). Poi il campo ornitologico nell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario, dove si svolgeranno attività di studio e ricerca con specialisti del settore. Il campo-stage al Parco Nazionale del Gran Sasso sarà il momento dedicato alla formazione di neolaureati e giovani interessati alla gestione del patrimonio ambientale italiano. Più particolare il campo Yoga nel Parco del Gran Sasso. Infine, chi vuole conoscere la natura insieme alla propria famiglia può scegliere i campi-famiglia nel Parco Nazionale d’Abruzzo, in quello del Gran Sasso e all’Oasi WWF del Lago di Penne. A chi non può partecipare a vacanze della durata di 7-10 giorni è dedicato il programma escursionistico, con diverse uscite di un giorno e fine settimana di 2-4 giorni non solo in Abruzzo ma anche nelle altre regioni italiane. Dichiara Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo “Il settore dell’ecoturismo è in forte crescita anche in Abruzzo. Riteniamo però necessario qualificarsi continuamente per migliorare l’offerta. L’iniziativa “Pandavela” è nata per questa ragione e siamo sicuri che avrà molto successo. Oltre ai programmi, un aspetto importante che cureremo attentamente è lo stile di vita che adotteremo durante questi campi, con cibo biologico e del commercio equo e solidale e materiali a basso impatto ambientale.” Dichiara Augusto De Sanctis, coordinatore regionale delle Oasi “Le Oasi attiva della Natura devono essere divulgate abruzzesi del WWF sono al centro del programma di campi in Abruzzo. Riteniamo che le tante esperienze naturalistiche e di gestione il più possibile. I campi rappresentano un’occasione unica perché i partecipanti rimangono più giorni ed è possibile svolgere quegli approfondimenti necessari per comprendere i complessi fenomeni biologici che è possibile osservare dove la natura è particolarmente protetta”.

Inviato da Augusto De Sanctis”

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PROVERBI E MODI DI DIRE

Chi 'arfrèche
armàne frecàte

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Buoncristiano

“Buoncristiano, sm. Bot. Nome di alcune varietà di pero che producono frutti a forma di campana irregolare, detti buoncristiane o campane”. Il Trinci scrive e Batt documenta. Volgarizzando appena.......... avremo che il Buoncristiano (albero) fa (produce, si fa) Pere. Rammentando appena, ricordiamo quanto l’Abate Manuzio scrive in elogio-premessa ad una grammaticatura dell’Abate Antonio Cesari: “Aveva le spalle ricurve ed era assillato da una continua tosse, per l’uso grandissimo che faceva di oppio.............” . E stiamo solo riferendo quanto loro stessi riferiscono di se stessi medesimi. Noi sorridiamo al “caso” del Cesari, che fu un gran Purista: purista per voci barbaro-straniere ma al contempo non disdegnava affatto l’importazione di Oppio, a lui necessaria.

E l’Oppio veniva dalla Cina e chi è esperto di fatti cinesi è detto “Cinologo”: voce dall’impatto acustico affatto convenzionale, certo è voce un pò strana. Nella Cina dei Boxer si combattè una lotta furiosissima contro gli stranieri: Americani, Russi, Francesi, Tedeschi e Spagnoli, Olandesi senza trascurare i Nipponici. Tutti in Cina per colonizzare un popolo-nazione troppo poco corrotta, colonizzarla alla nostra civiltà-mercato-progresso-celestiale.

Allorquando una popolazione, una contrada o altro, rifiutava la coltivazione di oppiacei eccoli subito tacciati di oziosità atavica, di miserabilità congenita di buddismo apatico. La violenza occidentale si è abbattuta sulla Cina secondo due direttrici primarie: quella cattolica e quella protestante, la seconda seppe essere più dinamica e capace di adeguamenti, adattamenti e flessibilità............ miravano a salvaguardare i loro avamposti religiosi che preludevano radicamento tramite il carico-scarico dalle loro navi commerciali. Si andava determinando cioè un sempre maggior assoggettamento coloniale. La rivoluzione di Mao seppe però ristabilire alcuni riferimenti.

Ciang Kai Sceck, fuggendo fuggendo, passò per Pechino, Capitale del nord, e volle cambiarle subito nome: la ribattezzò Peiping (Piana del Nord). Pensava che cambiando il nome cambiasse anche la cosa stessa. Sbagliò. Come sbagliò in tant’altro onde si avventurò su vie marine. Oggigiorno un gran commercio oppiaceo è stato radicato nell’America meridionale, con altre caratteristiche, altre formalità e contingenze; forse le sostanzialità sono consimili.

Cambiamenti di nome, ribattezzamenti: Cardona ammette dalla sua cattedra che trattasi di fagocitazioni linguistiche o di glossofagia. Per far cabiare il cervello a tanti è pur necessario inculcarvi nuove novità, innovazioni, tutte però ricollegabili ad un solito presupposto, un presupposto martellante, campanaro, di campane che assordano essendo esse stesse sorde per natura. Anche le persone, personare per-sonare, sonare di continuo, suonate di continuo divengono sorde a tant’altri suoni, rumori, magari piacevolissimi: noi non amiamo essere nè divenire simili a dette Persone.

Abbiamo i nostri riferimenti semplici e siamo disposti ad approfondirli, poco ci aggradano invece morali e moralismi, eticità e buonismi ............... com’è pur quello Bushiano scivolato in una guerra di conquista, sospinto dal suo infinito “amor di pace”. E’ sempre per il nostro bene che ci curano, si preoccupano per noi, soffrono per noi medesimi. Anche un pecoraio si danna per le sue pecore, pecore da lana, da carne e da latte, latte da cui ricava il cacio che i greci già dissero tyr, e forse da ciò derivò loro tanto potere da renderli Tyr-Tiranni. E siano beati quanti maledirono la guerra, la maledirono senza sosta, consumarono le lor stesse laringi tanto da renderle poi inservibili per...... per maledire quanti questa guerra vivificarono e vivificano.

Eraclito invece irrise Omero che e chè voleva la pace, lo irrise perchè intendeva che questo desiderio è pur un desiderio di quieta pace mortale. Noi dovremmo irridere quanti vollero la pace? No! Non vogliamo esser detti emuli di Omero! Nè vogliamo sentire tante favolette originalissime eppur lagrimevoli: essì chè le favole nacquero contro i potenti, erano gergali erano esopiche e di Fedro che durante il Medio Evo vide il suo lupo lottare contro gli eretici, lupi osservare la quaresima, vide le sue pecore adire i Paradisi e vide Faerno negare Fedro: disse che quelle favole eran uscite dalla sua penna!

Poi una Abbazia francese fu incendiata, e molti ne piansero........ venne recuperato tra i pochi residui, lui salvo, un testo di Fedro.......... addio lupi quaresimali ed addio Faerno. Il nostro Medioevo è una pera? E Faerno quale nome s’è imposto o battezzato oggigiorno, onde meglio assuefarci a sue personalissime, cioè idiote, manumissioni emancipanti?

Piace, a chi piace, vedere oggi realizzato un anelito. Piace loro che oggi un odio bimillenario sia possibile allocarlo in candito letto e quindi in un sarcofago ultimo. L’odio per Babilonia, porta di Dio, e/o clericalmente confusione nel lusso e nella lussuria, tanto odio si è materializzato con lo scatenamento di un esercito che forse non fu mai visto scendere in campo. Oggi Babilonia può rinascere sotto una nuova stella o sotto quell’antica cometa che tanto illuminò il “nostro” mondo.

Noi non siamo babilonesi, nè li odiamo nè stupiamo che gli eventi siano evoluti come abbiamo imparato. Ci sentiamo solo di dire che un contrasto è stato risolto e che la lingua ci aiuta! Esisteva ed esiste in Bagdad un albergo, Hotel, cui angloamericani avevano già dato nome Palestine, Palestyne e lo dicono Palestain e mostrusizzano ciò che loro disdice. Noi crediamo che quanti, pedanti, seguono a declamare Palestain ........... quanto sotto sotto non sono anche d’accordo nella conquista di sì ricca terra, ricca di .................. Montesquieu ci rammenta che Ammiano Marcellino citasse un Imperatore Romano, del quale non vale neppur ricordarne il nome, il quale rispose alla richiesta di soldi e stipendi da parte dei suoi: “Ecco là il paese dei Persi, andiamo a cercare!” Quali problemi economico-monetari sta soffrendo oggi l’America insieme all’Occidente tutto, nonostante siano suffragati da illuminazioni religiose loro, potentissime e millenarie?

akakon

Salato appena o a penna.

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COOPERATIVA “L’ASSEMBLEARIA”: UNO SPAZIO PER PARTECIPARE ALLA COSTRUZIONE DI UN’ECONOMIA SOLIDALE IN ARGENTINA

Gli abitanti della zona nord della città di Buenos Aires, dell’assemblea del quartiere Nunez e dell’assemblea popolare Nunez-Saavedra hanno costituito legalmente la cooperativa “La Asamblearia”. Coerentemente con i principi della cooperazione “La Asamblearia” è aperta a tutti coloro che desiderano associarsi e che concordano con il principio fondamentale che la ispira: promuovere un’ampia rete di economia solidale , che renda possibile la costruzione di relazioni sociali alternative a quelle che ci impone il capitalismo neoliberale. Approfittando delle esperienze di autoorganizzazione sociale realizzate dalle assembleee di quartiere -che includono pratiche limitative ma valide sul terreno economico- la cooperativa “La Asamblearia“ si propone di distribuire e commercializzare prodotti e servizi autogestiti di distinti componenti dell’economia solidale, favorendo il loro incontro con consumatori responsabili . Il punto di incontro è un prezzo giusto nel quale si cristallizza una relazione che trascende la compravendita e presuppone uno scambio sociale dove determinante è il valore incorporato. A differenza della eterogestione, dove il capitalista ordina e il lavoratore obbedisce e si sottomette, nelle diverse di autogestione sono sempre il lavoro e i lavoratori a determinare le forme e gli obiettivi dell’attività economica. La cooperativa “La Asamblearia” si occuperà di distribuire, commercializzare e promuovere il consumo di beni e servizi autogestiti . Per questo ha stabilito alcuni patti - e ha bisogno di stabilirne molti altri- con le diverse forme che adotta oggi in Argentina l’autogestione. Imprese fallite, recuperate e messe in funzione dai dipendenti; movimenti contadini autonomi dell’interno del paese che producono con metodi tradizionali di conservazione organica; cooperative di piccoli produttori agricoli della periferia di Buenos Aires che producono con criteri agroecologici, e aziende comunitarie, associative, sorte nell’ambito del movimento sociale, delle organizzazioni di disoccupati e delle assembleee di quartiere. Mediante un’ampia rete orizzontale di certificazione dei processi si garantirà che questi prodotti siano in accordo col criterio di qualità che sta alla base del concetto di economia solidale: non si tratta solo del fatto che siano prodotti sani, ma anche che non siano il risultato dello sfruttamento del lavoro umano.Questi prodotti autogestiti devono trovare consumatori responsabili, che esercitano la loro autonomia politica nello scegliere articoli con questi valore aggiunto. E’ necessario e possibile rompere con l’attitudine passiva al consumismo, la cui espressione negli ultimi anni è stata la corsa ai centri commerciali e agli ipermercati, monopolizzatori della commercializzazione, distorsori dei prezzi e cattedrali del culto del dio mercato. Dalle proprie e dalle altrui esperienze finalizzate fino ad ora, la cooperativa “La Asamblearia” è giunta alla conclusione che esiste un ampio settore di consumatori disposti ad optare per prodotti elaborati in forma alternativa e a pagare per essi un prezzo giusto che non riflette il desiderio di lucro e aumento del capitale, ma che garantisce ai produttori la possibilità di vivere.La cooperativa “La Assemblearia” va a promuovere la produzione, la distribuzione, la commercializzazione e il consumo di questi prodotti , integrandoli alla propria attività e stimolando la cooperazione. Lo farà per tre vie: dal suo locale, in forma minore al pubblico in generale; per mezzo di una squadra di venditori, al mercato formale dei piccoli commerci, e in forma maggiore a consumatori sociali tanto i già costituiti-mense popolari, associazioni di quartiere, cooperative- come a nuovi gruppi di consumatori associati la cui creaazione sarà promossa nei quartieri nei luoghi di lavoro e di studio.

Essendo solo un nodo nella rete dell’economia solidale il lavoro che abbiamo davanti è grande, poiché implica portare avanti una gestione popolare delle risorse economiche nel quadro della predominanza della gestione capitalistica basata sul lucro, e di farlo ora, non in un futuro che non arriverà mai. A partire da iniziative di emergenza, frutto del fallimento della società salariale in Argentina, dalla propria necessità di sopravvivere, sorge la possibilità di stabilire relazioni sociali alternative. Si tratta di generare tutto un settore, un sottosistema economico che si dia consensualmente le proprie norme; le difficoltà sono enormi, poiché tutto il sistema imperante e le regole statali sono pensate per favorire l’attività economica del capitale. Si tratta di portare avanti un’attività economica basata sul lavoro, sul beneficio solidale dei lavoratori manuali e intellettuali attivi, disoccupati o passivi. La cooperativa “la Asamblearia” invita a far parte di questa vasta lotta controculturale: l’economia solidale si basa sul meglio di noi stessi, sul credere che la dignità e l’uguaglianza siano realizzabili, sul sapere che l’egoismo dell’individualismo consumista fu un illusione che ci portò all’ incubo dell’Argentina di oggi. Ci servono saperi, attitudini, volontà conoscenze, immaginazione e iniziativa poichè aspiriamo a costruire anche una Matriz de Socioemprendimientos e formare una scuola popolare di economia solidale. Ci occorrono interlocutori, ci occorrono soci; uniti possiamo

( Articolo pubblicato su Cenerentola , Quindicinale libertario,19 Maggio 2003, anno 2- n.16 presentato da Lorenza).

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Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, in attesa del fatidico ballottaggio è uno spettacolo poco edificante, e che mette in luce un modo di “far politica” che poco ha a che fare con il concetto stesso di politica che Rifondazione Comunista dovrebbe avere. Non sono tanto gli sparuti voti di Teodoro o quelli ancora più Sparuti di un Valloreia, a preoccuparci, quanto il segnale chiaro che il candidato a sindaco D’Alfonso da. Da buon democristiano si occupa della ricostruzione del centro e se si può governare senza maggioranza, come ha più volte dichiarato, allora si può anche “battere le destre con le destre”, e inglobare nella propria maggioranza ex assessori del polo delle libertà e stringere la mano di chi ha, tra i suoi obiettivi, la costruzione di un monumento ai caduti di Salò. Un sistema elettorale come quello maggioritario permette simili cose, svilendo il ruolo dei partiti a favore della “intraprendenza” del candidato a sindaco. Rifondazione ha firmato un accordo elettorale con D’Alfonso, che rispetterà avendo nuovamente illuso i propri elettori che una unità, anche in queste condizioni, era possibile. Noi crediamo che non sia più così, che l’unica unità possibile sia quella di coloro che vedremo il 15 giugno andare a votare per il si all’estensione dell’art. 18. L’unità di coloro che si battono per i diritti, per la salvaguardia e l’approfondimento delle conquiste sociali che l’inversione nei rapporti tra capitale e lavoro, a partire dagli anni ’80, hanno messo in crisi e sotto attacco. E il 15 e 16 giugno non vedremo esponenti della Margherita e neanche alti dirigenti dei DS, tanto meno di altre forze dello schieramento composito che arriva fino a Semper Fidelis Lucis. In coscienza

Progetto Comunista Sinistra del PRC

Presentato da Massimiliano Di Donato

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Origini e fine del COMPAGNO MILITANTE

Il cosidetto “compagno militante”, trae origine da un glorioso antenato ormai estinto alla fine degli anni ’70 : l’irriducibile “operaio massa”, che dal Nord al Sud basava la sua lotta e le sue rivendicazioni sociali sul principio della SOLIDARIETA’. A volte egli veniva appoggiato da un’altra irriducibile figura legata alla resistenza, ovvero, “LO STUDENTE POLITICIZZATO”. Negli anni ’60 - ’70, le due avanguardie lottarono spesso insieme per poi mestamente dividersi tra i vari meandri dei partiti e dei movimenti extraparlamentari. Alcuni di loro divennero sindacalisti altri opinionisti e altri ancora appunto “compagni militanti” e lo sono tuttoggi. Secondo alcuni studiosi, il vero progenitore del “compagno militante”, sarebbe MARIO CAPANNA che ai tempi di D.P. fece molti proseliti grazie al suo “ridanciano” modo di solleticare la curiosità politica dei compagni. C’e’ da dire che tutto questo ben di dio, formato da comunisti, extraparlamentari e via dicendo fu letteralmente spazzato via ai tempi del cosidetto GOVERNO DI SOLIDARIETA’ NAZIONALE, anno 1976 (credo), attraverso il,quale Berlinguer mise sotto il culo della oramai sconfitta Democrazia Cristiana (Elezioni Europee), la stampella che risollevò i democristi con il COMPROMESSO STORICO e la famigerata via ITALIANA al Socialismo (di Togliattiana memoria), permettendo ad Andreotti e C. di regnare per decenni alla faccia di chi pur turandosi il naso votò e rivotò P.C.I. pensando alla Rivoluzione. Sembra complicato, ma tanti si sentirono traditi e di lì a poco si ando’ alla Bolognina, tra le lacrime di Occhetto e i risolini di D’Alema. Il COMPAGNO MILITANTE, rinaque con Rifondazione Comunista. Ad essa aderirono tantissimi di quei compagni che furono inculati ai tempi del compromesso storico e che riscoprirono improvvisamente la voglia e l’anelito mai sopito della partecipazione in prima linea, della militanza appunto. Molti di essi erano ultracinquantenni che nei circoli di paese tirarono fuori dai cassetti della memoria idee e proposte che all’interno delle vecchie sezioni del P.C.I. non venivano nemmeno messe ai voti. E così si ricominciò a parlare di DEMOCRAZIA DIRETTA, REVOCA DEI MANDATI, ROTAZIONE DEGLI INCARICHI, ASSEMBLEE CITTADINE. E il militante 50enne si ritrovò ad attaccare i manifesti elettorali come 30 anni prima e si ritrovò nelle stanzette a combattere durante i congressi e si ritrovò di nuovo inculato. Si ritrovò così, perché ben presto si rese conto che doveva fare le campagne elettorali per gente tipo ANTONIO SAIA, FRANCESCO D’ANGELOSANTE, DI ROSA e C., ovvero gli stessi personaggi che avevano distrutto il vecchio P.C.I. e che adesso avrebbero distrutto molti “MILITANTI”.Con Saia, D’Angelosante, Di Rosa, Di Zenobio ecc…, tantissimi abbandonarono R.C. e smisero addirittura di votare. A Pescara, quartieri come ZANNI, RANCITELLI e S’DONATO votarono ALLEANZA NAZIONALE. RIFONDAZIONE non accettava nessuno alla propria sinistra, così come aveva sempre fatto il vecchio P.C.I. Bertinotti nel frattempo si teneva a galla grazie anche alla sinistra di Marco Ferrando e Franco Grisolia che dopo la scissione di Cossutta lo costrinsero a non parare il culo al ricatto inutile dell’unità della sinistra.E tornarono i militanti, i gruppi di giovani le nuove idee, i movimenti antagonisti antiglobalizzazione, la guerra!!!! Con ogni probabilità, Bertinotti non resisterà alla chiamata di Prodi.

Hasta Sempre Piero

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ANTIPSICHIATRIA INFORMA

La situazione ...

...Legge 180, il manicomio torna a far capolino... Il pubblico conta 612 Centri Diurni, 707 Centri di Salute Mentale, 4 mila posti negli ospedali. Ma nelle strutture residenziali la permanenza media è di tre anni. Il 13 maggio la "legge Basaglia" ha compiuto gli anni e la Cgil funzione pubblica anticipa di qualche giorno i festeggiamenti a Roma con una manifestazione dal titolo emblematico: "mai più manicomi e camicie di forza". Questi i dati:nel 1978 l'assistenza psichiatrica pubblica si riduceva unicamente nell'internamento di circa centomila pazienti nei vecchi manicomi. Oggi la Sanità pubblica, per mezzo dei Centri di Salute Mentale, dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura e delle diverse tipologie di strutture assistenziali del territorio, offre assistenza a circa 600mila persone, delle quali 400mila affette da disturbi psichici gravi. Inoltre ci sono circa duecentomila pazienti con problemi seri di salute mentale che ancora oggi restano senza alcuna assistenza pubblica. Il che significa che sono nelle mani del privato.I Centri di salute mentale sono 707. Negli ospedali pubblici sono stati rilevati quasi quattromila posti letto, 1789 in meno di quelli indicati dai livelli essenziali di assistenza, i Lea, fissati dal dicastero della Salute ai quali sono da aggiungere i letti dei day hospital e quelli delle cliniche universitarie psichiatriche. Sono stati istituiti 612 Centri Diurni e quasi tutte le regioni - con le eccezioni di Abruzzo, Molise, Calabria e Sardegna - hanno raggiunto gli standard nazionali. IL PERSONALE: in tutto lavorano per offrire “assistenza psichiatrica” 30.711 "professionisti", circa la metà infermieri e circa un quinto medici. Un dato carente di 7.860 unità rispetto agli standard dei Lea, nei quali rientrano solo Liguria, Toscana e, con qualche difficoltà, Emilia Romagna. I posti letto delle case di cura private non rientrano negli standard dei Lea ma sono quasi quattromila, concentrati soprattutto nel Lazio e, in ordine decrescente, Campania, Piemonte, Calabria e Veneto. Un discorso a parte meritano i posti letto delle strutture residenziali. Quelli censiti sono oltre 17mila, ben 11.315 in più dello standard fissato dai Lea tra le quali ci sono anche strutture come quella di San Gregorio Magno, dove poco più di un anno fa morirono bruciati 19 pazienti. "Al di la degli orrori della cronaca il vero problema - spiega Massimo Cozza, coordinatore della Consulta nazionale per la salute mentale - è che ancora in troppi casi le strutture residenziali hanno finito per trasformare la loro funzione di luoghi per il reinserimento sociale in quella di parcheggio". I dati preliminari di uno studio dell'Istituto superiore di sanità sembrano confermare questa analisi. Circa il 35% dei pazienti è ospite della struttura residenziale per più di tre anni, quando la permanenza dovrebbe essere al massimo di uno o due anni. Nell'ultimo anno circa un terzo delle strutture prese a campione non aveva dimesso nemmeno un paziente e un altro terzo ne aveva dimessi solo uno o due. Gli stessi responsabili delle strutture avevano previsto che l'80% dei pazienti sarebbe rimasti ricoverati solo sei mesi, mentre solo il 6% sarebbe verosimilmente tornato a vivere in casa propria, da solo o con la famiglia. Insomma, dietro i "successi della legge Basaglia" fa capolino anche il ritorno al trattamento sanitario obbligatorio prolungato. Alla Camera c'è una proposta di legge, firmata dalla Burani Procaccini che ha già fatto discutere e che prevede di reintrodurre in nuove strutture residenziali il trattamento sanitario obbligatorio, per due mesi rinnovabili, mentre oggi sostanzialmente gli ospedali non trattengono i pazienti per più di una/due settimane. E' un ritorno all'internamento.

Liberamente tratto da un articolo di Paolo Russo de "Il Nuovo"del 10 MAGGIO 2003

La proposta...

Il trattamento sanitario obbligatorio per malattia mentale è un crimine contro l'umanità I firmatari in questo momento in cui è in atto il dibattito sulla riforma della legge 180, riforma che prevede l'allargamento a dismisura della possibilità di diagnosticare e rinchiudere le persone contro la loro volontà e il loro consenso rivendicano

il diritto di ogni cittadino di rifiutare diagnosi e cure che ritiene lesive della propria dignità ricordano

· che la psichiatria non ha a tutt'oggi dimostrato alcun fondamento scientifico della sua azione · che la psichiatria ha operato nei decenni terapie altamente lesive della integrità psico-fisica · che le stesse terapie non sono mai state abolite dalla legge · che la diagnosi di "malattia mentale" ancorché indimostrata come diagnosi medica, produce la morte sociale e civile di chi ne viene etichettato · che è stato (ed è) praticamente impossibile per i cittadini tutelarsi dagli abusi psichiatrici in quanto invalidati dalla diagnosi di "malattia mentale" · che è stato ampiamente dimostrato in decenni di pratica psichiatrica che risultato ultimo della stessa è l'invalidazione e la perdita irreversibile della propria autonomia e libertà di scelta ritenendo

· diritto inalienabile degli individui scegliere se, come e da chi eventualmente farsi curare adeguatamente informati e liberi di scegliere · dovere di ogni operatore sanitario operare a partire da un mandato esplicito e con il consenso informato del proprio assistito ritenendo

arbitrario e insensato continuare a perpetrare il ragionamento secondo cui i pazienti psichiatrici non siano "coscienti della loro malattia" e, quindi, obbligabili ad ogni sorta di cura (ragionamento sconfessato ampiamente dalla storia che ha dimostrato che sono stati gli psichiatri gli unici veri esseri incoscienti del dramma manicomiale che hanno creato)

chiedono l'approvazione di una norma che abolisca dal nostro ordinamento ogni ipotesi di trattamento o internamento psichiatrico non volontario Chiediamo a tutti le persone libere, le associazioni, i gruppi, i partiti politici di sottoscrivere questo appello. Ci riferiamo soprattutto alle migliaia di utenti involontari dei servizi psichiatrici in nome e per il bene dei quali si propongono trattamenti coatti e internamento.

Inviate le vostre adesioni a:

Comitato d'Iniziativa Antipsichiatrica Via dell'agro 3 98028 S.Teresa di Riva (Me)

http://www.ecn.org/antipsichiatria/newshome.html

http://www.antipsichiatria.it/petizione-tso

email: petizioneTso@antipsichiatria.it forum:

http://www.antipsichiatria.it/petizione-tso/forum

Presentato da Simona Pelagatti

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Democrazia spazzatura

Quando nell'89 inizia la crisi finale del Sistema comunista mondiale, il regime cubano di Fidel Castro si trovò inchiodato in una posizione di grandissima difficoltà che sembrava allora insormontabile. Gli avvenimenti del biennio successivo, con i loro effetti ancora più travolgenti, provocheranno alla fine il crollo dell'impero comunista, la dissoluzione dell'URSS e la caduta dello stesso Gorbaciov, l'uomo della " perestroika ", considerato da Fidel Castro alla stregua di un traditore del comunismo. Il leader cubano aveva respinto sin dall'inizio il nuovo corso avviato dall'ala gorbacioviana del PCUS. Trasparenza, revisionismo, avvio della liberalizzazione, pluralismo politico, rappresentavano un miscuglio di fattori che affermandosi rischiavano di investire e di travolgere il regime cubano, sempre circondato dalle soffocanti pressioni americane, isolato, e sotto la costante minaccia di una parte massiccia di popolazione cubana, quale era ed è quella degli emigrati ed esiliati in Florida, negli USA e altrove.Di fronte all'Assemblea nazionale cubana, il 26 dicembre 1989, Castro non usa perciò mezzi termini quando dichiara: " L'isola sprofonderà nel mare prima che siano ammainate le bandiere della rivoluzione e della giustizia ". Cuba deve restare, costi quel che costi, l'ultimo bastione del Comunismo nel mondo. La "rivoluzione" è in crisi da tempo e la "giustizia" è quella della rivoluzione, ma Castro conferma in modo intransigente e radicale tutti i fondamentali orientamenti ideologici e politici del regime che, con la nuova situazione, è però destinato ad entrare in una disastrosa parabola di una grave ed ulteriore recessione economica.La dissidenza interna, anche tra i quadri dirigenti viene brutalmente soffocata con la forza. Nell'89, uno dei sei eroi storici della "Rivoluzione cubana", il generale Arnaldo Ochoa, ed altri tre ufficiali superiori, vengono accusati di traffico di droga, condannati e passati per le armi.. Contro i tentativi di opposizione che si muovono sull'onda di ciò che sta avvenendo nel comunismo soprattutto europeo, il regime cubano organizza una energica repressione. I dissidenti vengono arrestati. Si formano delle "brigate di repressione rapida". Sono milizie volontarie che debbono impedire qualsiasi iniziativa popolare di protesta. Riprendono anche le esecuzioni capitali.. Quando il ritorno alla democrazia era già una realtà nei paesi ex-comunisti, chiudendo il Congresso del Partito nell'ottobre del '91, Castro dichiara che " Il multipartitismo è una multicoglioneria" e che "la democrazia occidentale è una spazzatura" mentre "il sistema cubano è il più democratico del mondo". Parole singolarmente simili a quelle di coloro che hanno criminalizzato il sistema democratico italiano, illustrato e giudicato come un sistema criminale, con la morte civile in luogo della esecuzione capitale. Seguono per Cuba anni terribili, con una economia ormai ridotta allo stremo. Molte industrie chiudono, mancano le materie prime, i tradizionali alleati non ci sono più ed hanno, con la loro assenza, determinato un grande vuoto.La parola d'ordine è ormai non più "Vinceremo" ma "Resisteremo".Di fronte ad una situazione diventata impossibile, è solo allora che il "lider maximo" comincia a modificare la linea di intransigenza e di chiusura, lasciando il passo a nuove misure. Si può usare a Cuba il dollaro dell'imperialismo americano. Si liberalizza nel mercato agricolo e nelle attività minori. Si cerca di incoraggiare l'investimento estero secondo la formula "Socialismo e joint-ventures". Questa nuova linea di apertura da un lato favorisce innanzitutto un flusso turistico importante, anche se questo trascina con se lo sviluppo della prostituzione e del contrabbando, e dall'altro non frena né l'esodo dei cubani che continuano a cercare rifugio negli Stati Uniti, né riduce l'opposizione politica organizzata che ha le sue principali centrali a Miami e a Madrid, e che diffondono la loro propaganda tra le masse degli esiliati cubani, mentre anche all'interno si manifestano nuove opposizioni. Proprio per dar voce alle opposizioni, lasciamo il commento sui più recenti episodi di repressione voluti da a Carlos Alberto Montaner (Presidente del Partito liberale cubano in esilio) uno dei più conosciuti oppositori cubani: “È successo di nuovo. Pochi giorni fa la polizia politica cubana ha aggredito i democratici dell’opposizione e ha arrestato quasi 80 persone «per ordine personale di Castro», come turpemente si è scusato il tenente colonnello Pichardo, un uffi-ciale che alterna la professione di psicologo con lo sporco lavoro di carceriere. Poco dopo sono stati  fucilati tre giovani che, in modo incruento, tentavano senza successo di appropriarsi di una barca per andare negli Stati Uniti. Tra i condannati a lunghe detenzioni in carcere, gli agenti si sono accaniti contro i giornalisti, i bibliotecari indipendenti, gli attivisti per i diritti umani e i leader politici che cercano una pacifica transizione verso la democrazia, alcuni di essi vicini al “Progetto Varela”. Nella retata è caduto anche il più famoso poeta di Cuba, Raúl Rivero. Così come l’economista Marta Beatriz Roque Cabello e i dirigenti liberali Osvaldo Alfonso Valdés e Héctor Palacios. Faranno compagnia a varie centinaia di prigionieri politici già arrestati. Uno di loro è un giovane avvocato cieco, Juan Carlos González Leiva, che prima di essere definitivamente incarcerato fornì ai comunisti un motivo di divertimento tutto particolare. Fu sequestrato per strada, venne portato in un posto appartato, poi picchiato, privato del bastone di non vedente e lasciato su una montagna. Il “gioco” consisteva nell’accertare il numero di ore che il dissidente avrebbe impiegato per fare ritorno dalla moglie terrorizzata.Perché questo nuovo impulso repressivo? In realtà, si tratta di una routine è qualcosa di usuale. È il modo con cui Fidel    Castro esercita e detiene il potere. A metà degli anni Novanta, decine di cubani furono improvvisamente incarcerati. In testa, vi erano Vladimiro Roca e altri suoi tre compagni auto- ri di un coraggioso documento intitolato La Patria è di tutti. Poco prima nel 1991, l’anno in cui si disgregò l’Unione Sovietica,  successe qualcosa di simile e decine di famosi dissidenti, liberati dagli scrittori Maria Elena Cruz Valera e Fernano Velasquez, finirono incarcerati per molti anni in celle infette. Nel 1989, spaventato dalla perestroijka, Castro fucilò il generale Arnaldo Hochoa e il colonnello Tony De La Guardia, e fece incarcerare decine di ufficiali sospettati di “riformismo”. Gl’insegnamenti del vecchio Lenin Non siamo tuttavia di fronte a un fenomeno eccezionale, ma piuttosto a una strategia metodicamente impiegata che non lascia passare mai più di cinque anni tra questi episodi di furia e di persecuzione rabbiosa. Ma cosa serve tutto ciò a Castro? Semplice: si scatenano i saccheggi quando il líder maximo capisce di stare perdendo il controllo completo della società. Per lui è uguale che le vittime siano democratici, comunisti revisionisti o persone comuni. Quando li individua, quando intuisce la loro esistenza o quando percepisce che si allentano le briglie con le quali controlla il popolo, scioglie i cani da caccia perché seminino terrore e distribuiscano le giuste punizioni. Inoltre è possibile che ritenga, come credeva Lenin, uno dei suoi personaggi favoriti, che il terrore, specialmente quello esercitato contro gl’innocenti, sia la maniera più efficace per indurre all’obbedienza collettiva, affinché nessuno possa sentirsi al riparo di punizioni che hanno perso ogni relazione con atti precedentemente vietati. Quando una diffusa e imprecisa paura s’insinua nella coscienza della gente, chi la percepisce si trasforma in tremolante animaletto ossequioso: esattamente quello che Castro si aspetta. È bene essere chiari: a Cuba la forte repressione non è la conseguenza dello scontro con gli Stati Uniti, né della violazione della legge da parte dei cubani. Tutto questo è aneddotica. Non bisogna cercare razionalità né rapporti di causa ed effetto. La repressione castrista è il metodo di controllo fondamentale per mantenere la piena auto- rità nelle mani del tiranno. Così è stato per 44 anni e Castro non vi rinuncerà in virtù di alcuna sanzione economica o morale che gli s’imponga, perché è convinto che su ciò si fondi la propria capacità di mantenersi al potere. Da qui, una triste conclusione: è inutile sperare o chiedere a Castro un cambiamento dei suoi metodi di governo. Sarebbe assurdo come cercare di convincere una tigre a diventare vegetariana.”

Proposto da Pippo

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