INDICE - IL SALE - ANNO 3 - N.°23 FEBBRAIO 2003
TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE TORNA ALL'INDICE TEMATICO

*LA CONFERENZA E L'AUTOGESTIONE DEL TRAFFICO

* SIGNOR DIRETTORE

* PROVERBI E MODI DI DIRE

* L'ANGOLO DELLA POST@

* LA GUERRA DEI BUSHETTA

* IL GRANDE MISTERO - CAPITOLO II: "L'ALTARE DOMESTICO"

* LA GUERRA DEI TRENTA ANNI

* LA VERA STORIA DELLE TERRE "RUBATE AI PALESTINESI"

* QUISQUIGLIE ECCENTRICHE.............

* LETTERA A "IL SALE" DI ANTONIO CILLI

* POESIA

*************************************************************************************************

Attualmente la guerra è inevitabile e la pace un’utopia. Sono contro la guerra ed il sistema capitalista. A favore di un movimento di base, libero, partecipato ed Autogestito che dichiari guerra alla guerra e che butti le fondamenta per una futura società egualitaria, pacifica, senza Stato e senza padroni! (Antonio)

Chi crede di essere Bush da poter decidere sul destino di milioni di esseri umani, e chi sono i milioni di persone che lasciano che Bush decida per loro? (Angelika)

Hey Yankee! Do you remember Vietnam? (Lino)

Come sempre di fronte all’orrore della guerra i potenti dichiarano la guerra pace, la ferocia giustizia … Aprono le loro parate con “Dio, Patria, Famiglia”. Noi, senza dio, senza patria, senza famiglia, abbiamo per patria il mondo intero. Siamo uomini e donne di parte. La parte delle vittime. Sempre. -Maria Matteo- (Lorenza)

“il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, i loro diritti, uguali ed inalienabili, costituiscono il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo…” (Dal Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) (Simone)

TORNA ALL'INDICE

***********************************************************************************************

LA CONFERENZA E L’AUTOGESTIONE DEL TRAFFICO

Il 31 gennaio a Pescara, nella sala Conferenze della CARIPE (Cassa di Risparmio - Pescara), organizzato dal Forum per l’aria pulita, c’è stato un incontro pubblico con Giulio Viale, autore di “Tutti in taxi”, edito da Feltrinelli:

Dalla relazione e dal dibattito sono venute fuori analisi e dati interessanti: a Pescara transitano oltre 250.000 automobili ogni giorno; i dati di rilevamento delle centraline che misurano l’inquinamento dell’aria sono tutti al di sopra della norma; si è parlato anche dell’esistenza di un progetto comunale di costruire un parcheggio sotterraneo, nell’area di risulta della vecchia stazione, che dovrebbe contenere 2100 posti macchina; sono stati denunciati i progetti di fare passare un mezzo pubblico attraverso la strada parco e quello di volere cementificare Villa Basile; si è detto anche che Flaiano era contrario all’abbattimento degli alberi in Viale G. D’Annunzio per fare passare il tram. Insomma, le cose dette sono state tante e tutte apprezzabili, compresa la relazione di Viale, particolarmente valida da un punto di vista sociologico.

Secondo me, ogni Conferenza dovrebbe essere seguita dalla comunicazione orizzontale tra lepersone presenti. Forse mi sbaglio, ma io penso che ciò sia molto importante perchè alla fine quelli che devono migliorare le cose qui a Pescara siamo noi, per cui se uno fa un’analisi o un proposta deve potere sentire le analisi e le proposte degli altri per poi potere rispondere e dialogare. Questo principio riguarda tutte le 70-80 persone presenti alla Conferenza. In questo modo si può interagire tra di noi.

Per poter raggiungere questo obiettivo io credo che si sarebbe dovuto continuare la discussione riconvocando l’Assemblea per il giorno dopo, oppure la settimana dopo.....oppure il mese dopo, dando la possibilità a tutti (quelli che vogliono!) di parlare almeno 5 minuti, facendo 2-3 giri di interventi, se necessario, senza relatori, lasciando decidere ai presenti ciò che vogliono o non vogliono fare.

Le 70-80 persone presenti alla Conferenza, secondo me, rappresentavamo una avanguardia, cioè un gruppo di persone che ha preso coscienza della gravità della situazione del traffico a Pescara con tutti i danni che ne derivano per le persone e l’ambiente. Se teniamo presente che gli abitanti siamo circa 120.000, ci rendiamo conto della piccolezza del nostro numero e, quindi, della nostra piccola capacità di azione ma, nello stesso tempo, dell’importanza nostra per avere acquisito coscienza della gravità di questo problema. Per cui il nostro dovere, secondo me, è quello di automobilitarci per trasmettere tale coscienza agli altri.

Come si può fare questo? Io credo ripetendo la Conferenza-Assemblea nei Quartieri, Posti di lavoro, Scuole, nei Paesi della Provincia. La soluzione, sempre secondo me, può venire soltanto dal basso, dalla gente, attraverso l’Autotrasporto, cioè favorendo tutte le forme di aggregazione e di uso collettivo della macchina e dei mezzi di trasporto liberamente autogestiti. Tanto per fare un esempio e per cercare di essere chiaro: si può istituire un servizio suppletivo di autobus o pulmino da Pescara a Montesilvano e viceversa, a nero, autogestito, ad un prezzo pari al 30% del biglietoo, esentasse, ogni ora, per incominciare.

Non è mia intenzione nè il momento di entrare nei particolari di un progetto del genere e mi rendo conto benissimo che non è una cosa facile però, come dice il proverbio popolare, “l’unione fa la forza”.

Comunque io penso che, per quanto riguarda l’autotrasporto collettivo, bisogna pensare in piccolo, cioè a micro-soluzioni per l’immediato perchè la cosa più importante è avviare un movimento dal basso di trasporto autogestito dalla gente, che dia l’esempio e che dimostri che si può fare.

Alle macro-soluzioni, per ora, io non ci credo perchè queste le potrebbero dare soltanto le ditte costruttrici di auto (FIAT-General Motors, ecc.) e le Istituzioni dello Stato che le hanno sempre difese e hanno permesso loro di fare 35.000.000 di autoveicoli in Italia. Come possono rinunciare ai loro profitti ed al loro potere per avviare un processo di inversione di tendenza, cioè passare da un Sistema di trasporti basato sulla macchina personale ad uno sociale-autogestito e statale-pubblico? Io credo che questo sia impossibile, per cui la cosa più probabile che avverrà a Pescara nell’immediato futuro è che le attuali 250.000 macchine giornaliere circolanti diventeranno 300.000 nel giro di pochi anni, che le imprese costruttrici di Pescara, vere padrone della città, faranno altre strade, rotatorie e varianti, tunnel sotto il fiume e non è escluso che saranno talmente pazzi da costruire l’Aereoporto sul mare, come diceva la Signora che è intervenuta nel dibattito della Conferenza.

Questa situazione “pazzesca” della città di Pescara, secondo me, richiede l’unione delle persone di buon senso, che mettono al primo punto l’essere umano con i suoi valori sostanziali e storici, che sono al di sopra dei programmi della Sinistra e della Destra, nonchè delle stesse leggi che permettono un tale disastro umano ed ecologico. Il concetto di Legalità viene dopo quello di Umanità.

La mia opinione è che è necessaria l’aggregazione delle persone che n on delegano e che si fanno carico per altruismo dei problemi sociali, in modo da avviare un processo che porti all’Autogestione del Traffico e della città intera da parte dei cittadini.

Antonio Mucci

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

Signor direttore,

mentre i detenuti della casa circondariale di Marino del Tronto erano in procinto d’organizzare lo sciopero del vitto per denunciare le condizioni di sovraffollamento e invivibilità in cui versa la sezione giudiziaria, oltre che la situazione d’intollerabile isolamento riservato ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis e per chiedere l’approvazione di un provvedimento di amnistia/indulto, un sedicente microrganismo di polizia penitenziaria, denominatosi Ugl, diffondeva un farneticante comunicato ripreso da alcuni organi della stampa locale nelle edizioni dell’11 gen. ’03. In questo testo venivano riportati una serie di episodi e circostanze prive di fondamento ed in modo del tutto ingiustificato veniva tirato in ballo il nome di un nostro compagno di detenzione, Paolo Persichetti. Presentato come un sobillatore di rivolte. Vorremmo in proposito precisare quanto segue: - i detenuti della sezione giudiziaria esprimono piena solidarietà nei confronti di Paolo Persichetti; - i detenuti di questo carcere non hanno alcun bisogno di “suggeritori”, tanto meno di inesistenti sobillatori per esercitare un loro diritto costituzionale; - chi insinua la presenza di un marionettista occulto rivela in realtà la sua totale pusillanimità, questa insinuazione svela soltanto la natura di chi l’esprime e rivela il dilettantismo sindacale dell’Ugl, composta evidentemente da individui senza qualità, assolutamente incapaci di concepire la possibilità che delle persone possano organizzarsi e agire in modo autonomo, senza il bisogno di PADRONI o PADRINI; - l’ugl evidentemente è un organismo monocellulare capace solo d’agire per conto terzi. Ovvero in nome di chi vorrebbe creare un clima artificiale di tensione per invocare giri di vite repressivi ulteriori che stronchino il movimento di lotta e le rivendicazioni dei detenuti; - linguaggio ed argomenti di cui si foggia questo fatiscente gruppuscolo sindacale mostrano la sua irrecuperabile deficienza di cultura democratica, circostanza che dovrebbe suscitare attenzione e allarme di fronte ad una situazione che vede dei funzionari preposti alla tutela della legalità mostrarsi insofferenti di fronte all’esercizio delle libertà costituzionali; - a questi intolleranti in divisa, allergici ad ogni trasparenza e controllo sulle istituzioni totali, consegnamo un unico pensiero: “quando non siete in grado di comprendere i vostri codici, venite da noi che sapremo spiegarveli”.

-------------------------------------------------------------------------------------------------

I detenuti della sezione giudiziaria della casa circondariale di Marino del Tronto, hanno deciso all’unanimità di proseguire lo sciopero del vitto e la battitura dei ferri per tutta la prossima settimana. La piattaforma rivendicativa, oltre alla già citata condizione di sovraffollamento e di particolare durezza che caratterizzano questo istituto, riprende i contenuti della protesta che ha mobilizzato le carceri italiane nello scorso settembre 2002. - approvazione di un indulto generalizzato e senza esclusioni; - depenalizzazione ed estensione delle misure alternative alla detenzione; - estensione da tre a quattro mesi l’anno della liberazione anticipata e applicazione automatica dei benefici; - miglioramento della situazione sanitaria nelle carceri; - abolizione della “doppia pena” imposta ai detenuti extracomunitari con l’espulsione dal territorio nazionale; - abolizione dell’ergastolo; - abolizione del regime di 41 bis. I detenuti della sezione giudiziaria invitano anche i detenuti sottoposti al regime di 41 bis ad unirsi alla protesta, modo migliore per rispondere alle insinuazioni riportate da alcuni quotidiani locali riguardo a presunte responsabilità di alcuni detenuti della casa circondariale di Marino del Tronto, in recenti vicende (plichi esplosivi pervenuti alla questura di Ascoli). I detenuti stigmatizzano duramente l’atteggiamento di alcuni quotidiani locali responsabili di diffondere o riprendere voci prive di fondamento che hanno come unico fine quello di suscitare un clima di tensione e porre sotto una luce ambigua la mobilizzazione dei detenuti di questa prigione. I detenuti diffidano gli organi di stampa dal proseguire su questa china ed invitano gli operatori dell’informazione a svolgere correttamente il proprio lavoro senza prestarsi a strumentalizzazioni. I detenuti invitano gli organi di stampa a visitare l’istituto penitenziario per raccogliere direttamente la loro voce.

I DETENUTI DELLA CASA CIRCONDARIALE DI MARINO DEL TRONTO - ASCOLI PICENO

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

PROVERBI E MODI DI DIRE a cura di Simone Paolini

La famiglia ubbidiente

Se li chime nin ci sent

Se ci sent n’arsponn

Se le cumminn nin ci va

Se ci va, n’arvè !

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

L’angolo della post@

NON RIESCO A CAPIRE...

L'adesione alla manifestazione del 15 febbraio dice:"Contro la Guerra senza se e senza ma, con o senza l'Onu", più altre cose che tutti condividono. Come tutti sapete i DS e Margherita a livello nazionale non hanno aderito. Sono andato sul sito dove c'è appello e adesioni: www.fermiamolaguerra.it e l'ho potuto constatare:

ADESIONI PARTITI POLITICI E MOVIMENTI: "Ds e Margherita con una piattaforma propria" così c'è scritto.. Ma quale è sta piattaforma????? In rete ho controllato ma non c'è niente (compreso il sito dei Ds, Margherita e SG ) Pensandoci però è questa la piattaforma dei DS "Contro la guerra, ma se l'ONU è d'accordo la Guerra si può fare". Che robba....!!! E poi ci sono pure i Girotondini che pensano di salvare L'Ulivo. Quello che più non capisco e mi fa pure incazzare è che la Sinistra Giovanile Nazionale ha aderito....e varie Margherite e Circoli Sg locali... Ma come se fa???!!!!!!! P....D.. Uno di Scafa diceva: "Aprito l'occhio ignorante sctupidarello" --------------------------------------------

HASTA SIEMPRE EZIO

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

LA GUERRA DEI BUSHETTA di Michele Meomartino

La guerra che gli anglo - americani, con l’appoggio di fedeli vassali nostrani, si apprestano a fare all’Iraq, con o senza mandato Onu, è: Eticamente ingiusta e immorale Perché uccide, quasi esclusivamente, le popolazioni civili inermi, come hanno dimostrato le guerre in Serbia, Kossovo e Afghanistan, nonostante le miracolose bombe intelligenti, cioè stupide. Illegale Perché introduce il concetto di “ guerra preventiva “ che è una minaccia alla sovranità degli stati e stravolge quello, pur discutibile, di “guerra giusta”, cioè del legittimo diritto dei popoli all’ autodifesa. La guerra preventiva è una mostruosità da un punto di vista giuridico ed è in palese contraddizione con la carta dei diritti dell’Onu del 1948, delle Costituzioni dei paesi democratici e infine della Costituzione Italiana, che all’art. 11 recita : “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; …” Inutile Perché non sconfiggerà il terrorismo che pretende di combattere, anzi incrementerà l’odio nei confronti dell’occidente e inaugurerà una nuova fase di tensioni internazionali dagli esiti imprevedibili. Allora, perché questa guerra ? Il modello di sviluppo imposto dal neoliberismo, come hanno ampiamente dimostrato i Summit sull’ambiente di Rio de Janeiro, Kioto e Johannesburg, è insostenibile. Questo modello di sviluppo imposto dall’occidente al mondo intero, non è solo inaccettabile per i continui disastri ambientali che provoca, ma, soprattutto, perché è ingiusto e affama miliardi di individui. Le ferree leggi che governano l’economia mondiale trovano la loro applicazione in alcuni organismi internazionali, come il WTO, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, che non hanno mai ricevuto un investitura democratica : rappresentano, solamente, gli interessi dei più forti. La prova evidente che questi meccanismi sono ingiusti , sta nella crescente divaricazione dei redditi tra i paesi più ricchi e quelli dei paesi più poveri; una forbice che si riscontra anche all’interno dei paesi più ricchi, dove, soprattutto, negli ultimi anni, i governi locali stanno legiferando contro i diritti dei cittadini e dei lavoratori in particolare, creando uno stato permanente di precarizzazione, che favorisce il ricatto contrattuale e sociale e condanna milioni di famiglie a vivere sotto la soglia della povertà. Da questo quadro, tutt’altro che edificante, non usciremmo se confidassimo nello spirito di giustizia del sistema dominante, poiché quest’ultimo mira, esclusivamente, a massimizzare i profitti e basa il proprio dominio proprio sullo sfruttamento intensivo delle risorse, compresa quella umana, e non a cuore, come è evidente, il benessere di tutti. Quindi ci troviamo di fronte ad un sistema che si fonda, vive e prospera nell’ingiustizia. Nessun capo di governo, né tantomeno Bush hanno l’interesse e il coraggio di dire la verità sulle mostruose e inconfessabili conseguenze del neoliberismo, poiché sarebbe, tra l’altro, anche impopolare sostenere e promuovere delle politiche improntate ad una maggiore sobrietà negli stili di vita, anzi la nostra civiltà è fondata sui valori completamente opposti, cioè quelli del consumismo. Allora, il petrolio dell’Iraq, secondo produttore al mondo, che ha costi di estrazione bassissimi, circa 2 dollari al barile contro i 15 della media, fa gola a chiunque e dal suo controllo dipenderà tutto il mercato del greggio. In questa prospettiva, il controllo totale di quell’area assumerebbe un significato strategico geopolitico; un segnale chiarissimo degli americani alle ambizioni europee, alla convalescente Federazione russa e infine alla temuta Repubblica cinese. La politica dell’amministrazione degli Stati Uniti d’America, unica superpotenza mondiale, è tesa a contrastare con tutti i potenti mezzi a sua disposizione qualunque velleità concorrenziale. Le recenti prese di posizione di Francia, Russia, Cina e Germania contro la guerra , non sono tanto mosse da un improvviso spirito di pace, quanto dalla consapevolezza che dal conflitto in Iraq scaturirà un loro drastico ridimensionamento e sono sicuro che muterebbero radicalmente atteggiamento, nonostante la contrarietà alla guerra dei loro cittadini, se solo potessero partecipare al banchetto iracheno. Questo è il punto: Le nazioni che hanno il diritto di veto all’Onu stanno cercando di “imbrigliare“ gli Stati Uniti e alzano il prezzo della loro astensione o del loro favore, ma gli americani hanno già dichiarato che la guerra la faranno anche senza il mandato dell’Onu e, quindi non hanno nessuna intenzione di contrattare il controllo delle risorse mediorientali, né di scenderi a patti, almeno apparentemente. Ovviamente, questa non è l’unica ragione della volontà di guerra dell’amministrazione americana; c’è ne sono altre che dobbiamo considerare: La prima è che il presidente Bush deve la sua elezione anche, alle potenti multinazionali che producono armi e la seconda è che l’economia americana è in recessione già da alcuni anni ed è coinvolta in colossali truffe finanziarie e in bolle speculative. Tra le ragioni non meno importanti, va segnalato che il presidente statunitense, in crisi di legittimità, dopo la sua farsesca elezione, ha tutto l’interesse ad agitare lo spauracchio dell’insicurezza interna, di presentarsi come l’unico difensore degli interessi americani e di mostrarsi implacabile nel perseguire il terrorismo, vero o presunto che sia, dichiarandogli una guerra senza quartiere, poiché si traduce, come hanno dimostrato i fatti dopo l’ 11 settembre, in una crescita, quasi plebiscitaria, del suo consenso interno e cerca di dirottare l’opinione pubblica americana, come avviene spesso in questi casi, dai gravi problemi interni a quelli esterni. E’ qui tocchiamo un altro nodo strategico: L’informazione. Per fortuna, in questi ultimi mesi è cresciuto anche il movimento di coloro che si oppongono alla guerra e Bush lo sa. Forse, vincerà la guerra sul campo, ma non è sicuro di vincere quella mediatica; ecco perché da mesi stiamo subendo un martellamento da parte dei media che tentano di convincerci dell’ineluttabilità della guerra all’Iraq, della pericolosità di Saddam Hussein e della minaccia alla nostra sicurezza che avrebbero le armi di distruzione di massa in possesso del regime iracheno. Come è evidente, si tratta di una menzogna spudorata, perché le armi nucleari sono in possesso di altri regimi dittatoriali, non meno sanguinari di Saddam, ma hanno un pregio : sono “ amici degli americani “, come un tempo lo fu il Rais di Baghdad, e nessuno si sognerebbe di bombardarli. Ma se è giusto opporsi a questa guerra con tutti i mezzi democratici di cui disponiamo fino al boicottaggio e alla disobbedienza civile, dobbiamo pure interrogarci: Dopo queste manifestazioni contro la guerra, che forse non la fermeranno, e allargheranno invece il fronte pacifista, e che, con molta probabilità, almeno si spera, penalizzeranno in termini di consenso i governi, compreso il nostro, che hanno promesso di appoggiarla, che faremo ? Il miglior modo di combattere la guerra è quello di prevenirla. La pace si fonda sulla giustizia ed è questa la strada maestra che dobbiamo percorrere; il resto sono solo delle scorciatoie illusorie. Ognuno di noi deve portare il suo sassolino per costruirla a cominciare da se, dalle proprie responsabilità di uomo, che a cuore le sorti di tutti. Costruirla in tutti gli ambiti della vita : dall’educazione, al modo di produrre e di consumare, all’ affidamento del nostro risparmio, alla gestione dei beni e dei mali comuni, alla partecipazione democratica, al nostro tempo libero, al rapporto in armonia con la natura e con tutti i viventi. Questa mi sembra l’abbozzo di una via d’uscita, incominciando dalla non collaborazione con il sistema dominante e iniziando a sperimentare, là dove è possibile, nuovi modelli alternativi. Oggi il nostro nemico non risiede nel palazzo d’inverno, perché il potere è immateriale e ha i suoi tentacoli ovunque. Il suo punto di forza maggiore sta nelle nostre divisioni, nei nostri particolarismi. Il compito del movimento dei movimenti, nei prossimi anni, sarà quello di trasformare la domanda crescente di partecipazione dal basso in un progetto politico unitario,coerente ed efficace, che sappia coniugare il locale con il globale, oppure saremmo travolti dall’onda lunga degli egoismi che spazzerà via ogni nostra residua speranza di giustizia.

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

IL GRANDE MISTERO

Capitolo II: "L'ALTARE DOMESTICO

influssi prenatali. primi insegnamenti religiosi. Funzioni religiosi. funzioni degli anziani. donna, matrimonio e famiglia. lealtà, ospitalità, amicizia.

In religione come in guerra, l'indiano d'america era un individualista. Non aveva n un esercito nazionale n una chiesa organizzata. Non c'erano sacerdoti che potessero assumersi la responsabilità dell'anima di un altro. Noi ritenevamo che ciò fosse il dovere supremo del genitore, l,unica persona che potesse in certo grado rivendicare l'ufficio e la funzione sacerdotale, poiché il suo potere di creare e di proteggere è il solo che si avvicini alla solenne funzione della Divinità. L'indiano era un uomo religioso fin dal ventre di sua madre. Dal momento in cui ella si accorgeva del concepimento sino alla fine del secondo anno di vita, ossia la normale durata dell'allattamento, noi eravamo persuasi che l'influsso spirituale della madre contasse più di ogni altra cosa. Il suo comportamento e le sue meditazioni segrete dovevano essere tali da infondere nell'anima ricettivo del bambino non ancora nato l'amore per il "grande Mistero" e un senso di fratellanza con tutta la creazione. Silenzio e isolamento sono regole di vita della donna incinta. Ella vaga in preghiera nella pace delle foreste, o nel seno nelle praterie solitarie, e nella sua mente poetica la nascita imminente del suo bambino prefigura l'avvento di un grande uomo - un eroe, o una madre di eroi -, un pensiero concepito nel vergine grembo della natura primigenia, e sognato in una quiete spezzata solo dal sospiro del pino o dalla musica emozionante di una cascata lontana. E quando sorge per lei il giorno dei giorni, quello in cui apparirà una nuova vita, la cui miracolosa fattura le è stata affidata, ella non cerca aiuto umano. Da sempre, fin dove giungono i suoi ricordi, nel corpo e nella mente è stata educata e preparata a questo, il suo compito più sacro. E' meglio affrontare l'aspra prova in solitudine, dove non ci sia a imbarazzarla nessun occhio curioso o impietosito; dove la natura tutta possa annunciare al suo spirito: "E' lamore! E' lamore! Il compimento della vita!" Quando dal silenzio le giunge una voce sacra, e quando due occhi si dischiudono a guardarla nella vastità della natura, ella apprende con gioia di aver assolto al suo compito nel canto sublime della creazione. Subito dopo fa ritorno all'accampamento, reggendo il sacro, misterioso, amatissimo fardello. Sente il tenero calore, ode il dolce respiro. esso è ancora parte di lei, poiché entrambi si nutrono del medesimo boccone, e nessuno sguardo di amante potrebbe essere più dolce del suo, profondo e pieno di fiducia. Ella prosegue il suo insegnamento spirituale, dapprima in silenzio - un semplice puntare l' indice alla natura; poi, il mattino e la sera, con canti sussurrati che ricordano quelli degli uccelli. Per lei e per il suo bambino gli uccelli sono persone vere e proprie, che vivono molto vicine al "Grande Mistero"; il fruscio degli alberi mormora la Sua presenza; le acque ruscellanti cantano le Sue lodi. Se il bimbo fa i capricci, la madre leva la mano. " Zitto! Zitto!" lo ammonisce teneramente. "Poi disturbare gli spiriti!" Lo invita al silenzio e all' ascolto della voce argentina del pioppo, dei fragorosi cembali della betulla; e quando si fa notte indica la celeste scia punteggiata di bianco che attraversa la fulgida galassia della natura. Silenzio, amore, reverenza - questa è la trinità dei primi insegnamenti; e più tardi ella vi aggiunge generosità, coraggio e castità. Nei tempi passati le nostre madri si dedicavano anima e corpo al compito loro affidato; e come un famoso capo della nostra gente soleva dire: "Gli uomini possono ammazzarsi l'uno l'altro, ma non potranno mai sopraffare la donna, poiché nella pace del suo grembo giace il bambino! Lo puoi uccidere e uccidere di nuovo, ma ogni volta egli rinascerà dal medesimo grembo gentile - un dono del Grande Bene alla razza, cui l'uomo partecipa solo come subalterno!" Questa madre primitiva non ha per guida solo l'esperienza di sua madre e di sua nonna, e le regole accettate dal suo popolo, ma cerca umilmente di imparare dalle formiche, dalle api, dai ragni, dai castori, dai tassi. Studia la vita familiare degli uccelli, così squisita nella sua intensità emotiva e nella sua paziente dedizione, finché non le pare di sentire il cuore materno universale battere nel suo stesso petto. A suo tempo il bambino si accosta spontaneamente alla preghiera, e parla con reverenza delle Potenze. Egli è convinto di essere fratello di sangue di tutte le creature viventi, e lil vento di tempesta per lui un araldo del "Grande Mistero". Se il bambino è maschio, quando arriva all'età di circa otto anni ella lo consegna al padre perché riceva un'educazione più spartana. Se è una bambina, da questo momento sarà affidata soprattutto alla custodia della nonna, che considerata la più degna tutrice di una fanciulla. In verità il compito specifico di entrambi i nonni è quello di far conoscere al giovane le tradizioni e le credenze del nostro popolo. A loro spetta recitare con dignità e autorevolezza le leggende consacrate dal tempo, così da far entrare il bambino in dimestichezza col retraggio che la saggezza e l'esperienza della sua razza hanno messo in serbo. I vecchi sono votati al servizio dei giovani, dal loro canto, li guardano con amore e reverenza.... Da: Charles A. Eastmann, L'anima dell'indiano, adelphi edizioni, Milano, 1983

Testo posto all'attenzione dei lettori da MANTOROSSO

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

LA GUERRA DEI TRENTA ANNI

Il Pentagono ha varato un documento di 150 pagine chiamato “Piano strategico nazionale contro il terrorismo”( notizia riportata su Liberazione del 18/172003) in cui viene formalizzata la volontà di Bush di un piano antiterrorismo strategico militare a lungo termine che prevede il confronto con i i cosiddetti “Stati canaglia”(Iraq,Iran ,Siria), considerati sponsor del terrorismo internazionale. Tempo previsto per la sua realizzazione almeno 30 anni. Dopo l’attacco e la sconfitta dell’Iraq, effettuato per colpire Alqaeda si prevede l’allargamento della guerra all’Iran e alla Siria affinché interrompono il loro sostegno agli Hezbollah. Tale progetto e le intenzioni di Bush di utilizzare il nucleare in azioni preventive con lo scopo di distruggere le istallazioni sotterranee in Iraq sono veramente preoccupanti. Con il precedente conflitto in Afghanistan siamo entrati in una fase di guerra permanente , che non si può prevedere quando terminerà. L’attentato alle due torri gemelle del 11 Settembre sulle cui cause aleggiano forti dubbi, anche perché come rivela la stessa stampa americana (New York Time), sembra che i servizi segreti ne fossero a conoscenza, è stato un valido pretesto utile agli Stati Uniti per imporre sulla scena mondiale una politica guerrafondaia, di dominio e sfruttamento. Infatti dopo la caduta del muro di Berlino era necessaria l’individuazione di un nuovo nemico da combattere., che potesse giustificare l’imperialismo americano. La scelta dell’integralismo islamico si è rivelata vincente in quanto si tratta di un nemico senza confini precisi a cui contrapporre una guerra infinita e illimitata. Tale guerra , come nel caso della guerra in Afghanistan, viene propagandata sia come l’unico rimedio contro il terrorismo e sia come l’unico mezzo attraverso il quale paesi con regimi totalitari possono essere liberati dalle dittature. Di conseguenza sorgono spontanee alcune domande. La guerra come emanazione della politica è eticamente accettabile? Non dovrebbero scegliere le popolazioni autonomamente quale sistema politico adottare? Le democrazie occidentali garantiscono, effettivamente, giustizia, libertà e uguaglianza?. Secondo me le popolazioni dovrebbero scegliere liberamente la loro forma di organizzazione politica e non si può imporre con la guerra ad un paese un sistema politico, che come nel caso delle democrazie occidentali si è rivelato pieno di contraddizioni. La guerra contro l’Iraq assume i caratteri di uno scontro tra due civiltà e svela il progetto nascosto di Bush di imporre un regime politico, militare ed economico a stelle e strisce. Oltre alla sete di petrolio e allo smaltimento di armi di cui gli Stati Uniti sono maggiori produttori, le ragioni del conflitto sono legate alla volontà di Bush di occidentalizzare il terzo mondo sottomettendo il mondo arabo. Tuttavia questo progetto troverà a medio termine degli ostacoli. Se infatti la guerra in Afghanistan aveva ricevuto consensi da parte di tutti i paesi alleati, in questo caso un eventuale attacco all’Iraq non trova d’accordo Francia, Belgio e Germania. La prima minaccia di esercitare il diritto di veto presso il Consiglio di sicurezza. Entrambe premono per una seconda risoluzione dell’ONU. La Russia si dichiara contraria ad un’azione unilaterale dell’asse anglo americano. Anche l’Unione Europea ha bocciato l’ipotesi di una guerra sollecitando il Consiglio a lasciare più tempo agli ispettori Onu per svolgere il loro lavoro. Tutto questo lascia prevedere la possibilità in futuro della formazione di blocchi che si contrapporranno agli USA, per contendersi il controllo del mondo (Europa, blocco asiatico). Lasciando perdere ministri, Onu e superpotenze è evidente che la maggior parte della popolazione mondiale non è d’accordo con questa guerra. Il movimento pacifista internazionale cresce sempre di più, mentre si susseguono manifestazioni in Europa, come negli U.S.A. Le ragioni di queste proteste sono molteplici. Innanzitutto il rifiuto della guerra è di carattere etico, si nega uno strumento di morte incapace di risolvere conflitti e problemi. In secondo luogo ci si rende conto delle conseguenze che una politica guerrafondaia impone su di noi. Si pensi al restringimento degli spazi di democrazia e alla repressione. Gli arresti effettuati nell’ambito del movimento new global e non solo dimostrano la volontà di soffocare ogni orma di dissenzo con la criminalizzazione delle lotte, anche se pacifiche. Si pensi anche al peggioramento delle nostre condizioni di vita (aumento del costo della vita, precarizzazione del mondo del lavoro).Tutte queste motivazioni sono più che legittime , ma ci si deve chiedere che cosa possiamo fare? Continuare a manifestare è l’unica strada? Io credo di no, manifestare è importante ma non basta. Soprattutto non penso che le istituzioni accoglieranno le nostre istanza. La guerra è infatti uno degli strumenti privilegiati del sistema capitalistico, che quando entra nei periodi di crisi cerca di superarli in questo modo. E’ evidente che l’ONU e i governi nazionali non hanno interesse ad evitare le guerre, perché essendo l’espressione politica del sistema capitalistico ne assecondano la natura conflittuale competitiva. Senza fare affidamento sulle forze politiche , dovremmo ritrovare fiducia in noi stessi e passare dalla contestazione all’autogestione creando nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri dei comitati contro la guerra, per discutere e riflettere su queste problematiche. Si apre davanti a noi una nuova epoca storica e non è da escludere l’eventualità di una 3° guerra mondiale. Per questi motivi nella consapevolezza che la guerra diventerà una costante della nostra vita, occorre costruire una coscienza nuova nella speranza di poter costruire un mondo migliore, senza guerre, ingiustizie ed ineguaglianze.

Lorenza

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

La vera storia delle terre "rubate" ai Palestinesi

(Tratto da un articolo pubblicato in Internet)

Presentato da Simone Paolini

L'Israele Day si e' tenuto a Torino sabato scorso. Anche se pioveva,davanti ai banchetti dell'associazione Italia - Israele sono passate alcune migliaia di persone che tra lo sventolio di bandiere con la stella di Davide, hanno dimostrato la loro solidarietà verso la stato ebraico.

Il 29 novembre 1947 con la risoluzione 181 l'ONU raccomanda la spartizione dell'ex Mandato Britannico in due stati, uno arabo e uno ebraico. E' la risoluzione su cui si fonda la dichiarazione di indipendenza dello Stato d'Israele (14 maggio 1948). Gli stati della Lega Araba si oppongono alla 181 e scatenano la prima guerra arabo-israeliana. Israele riesce a difendere la propria esistenza. I territori arabi palestinesi e parte della città di Gerusalemme cadono, invece, sottooccupazione giordana ed egiziana.

Ma hanno anche posto molte domande, tra le quali quella più insistente, riguardante la terra, quella palestinese e quella israeliana. Dato che la propaganda palestinese, con quasi tutti i media nazionali (italiani n.d.r.), ha sempre sostenuto che Israele la terra l' ha rubata, non c'e da stupirsi se l'informazione diffusa sull'argomento abbia prodotto il pregiudizio più grande. Poiché la stragrande maggioranza delle persone che chiedeva si essere informata sull'argomento era in buona fede, cercherò di raccontare com'e andata. Cominciamo col dire che Israele non ha mai rubato la terra a nessuno. Con l'inizio delle immigrazioni a metà '800, quasi tutta la regione apparteneva all'impero ottomano, che la amministrava con il distacco e il disinteresse che meritava una terra poco popolata, spoglia e malarica, e quindi di nessuna rendita per i ricchi possidenti turchi e libanesi. Ma agli ebrei che arrivavano dalla Russia dei pogrom o dall'Europa antisemitica dell'est, non importavano le condizioni climatiche. Erano pronti anche a morire pur di essere liberi in una terra che sarebbe potuta diventare il loro futuro Stato. Se escludiamo la popolazione ebraica, che in Palestina ci e' sempre vissuta da 5000 anni i nuovi arrivati, almeno fino a 1917 quando l'impero ottomano scomparve, la terra se la sono comperata dai proprietari che la possedevano. Ai quali non pareva vero poter vendere delle terre che fino ad allora erano giudicate meno di niente, a prezzi paragonabili allora a quelli di Miami, Usa. Fecero ottimi affari e vendettero.Gli ebrei pagarono cifre assurde ma, comperarono. Esistono ovviamente tutti gli atti registrati di quegli acquisti e chiunque può verificarlo. L'unico caso di annessione senza vendita avvenne quando gli stati arabi,rifiutando la spartizione dell' ONU, attaccarono il neonato stato ebraico nel 1948. Dissero ai Palestinesi di abbandonare le loro case e fuggire, tanto Israele sarebbe stato sconfitto e tutti i beni degli ebrei sarebbero passati in mano araba. In più di mezzo milione lasciarono la loro casa convinti che gli ebrei sarebbero stati buttati a mare, come era stato loro promesso. Per fortuna la storia andò diversamente,ma da quel momento nacque il problema dei "profughi", quei palestinesi che scelsero di loro iniziativa la via dell'esilio.

Il quadro cambia con la guerra dei sei giorni (giugno 1967), al termine della quale i territori palestinesi che erano occupati dagli stati arabi passano sotto occupazione israeliana. Il 22 novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza affronta il problema e approva la risoluzione 242. Essa in sostanza si rivolge a Israele e paesi arabi e dice: nessuno di voi ha diritto di "acquisire territori con la guerra", quindi ciò che dovete fare e' sedervi a un tavolo e negoziare per arrivare a una pace "giusta e duratura". Il negoziato dovrà ispirarsi ad alcuni punti fermi, tra cui: un "ritiro delle forze israeliane entro confini sicuri e riconosciuti", la "fine di ogni pretesa o stato di belligeranza", il "rispetto e il riconoscimento della sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica di ogni stato della regione".

Ovviamente tutte le proprietà abbandonate furono requisite dal governo israeliano, come sarebbe successo in qualunque altra parte del mondo. Così chi fuggì, perse la casa e il diritto al ritorno. Ma anche tra il 1918 ed il 1948 lo scambio di terre e case avvenne sempre regolarmente . I palestinesi vendevano e gli ebrei comperavano. Questa e' la semplice verità che oggi si vuol nascondere. (Fine) Con gli Accordi-quadro di Camp David del 1978 Israele fa qualcosa di più: accetta il principio che la 242 venga in qualche modo applicata anche al caso dei palestinesi, come se fossero uno degli "stati della regione" citati dalla risoluzione. In altre parole: lo stato arabo-palestinese nel 1967 non c'era (gli stati arabi ne avevano impedito la nascita) ma in futuro ci sarà, e dunque può trattare con Israele come se fosse l'Egitto o la Giordania. Si tratta di una interpretazione che potrebbe aprire la strada a negoziati diretti fra israeliani e palestinesi. Ma nel 1978 il mondo arabo (a parte l'Egitto) non ha alcuna intenzione di scendere a patti con Israele e rifiuta in blocco gli Accordi di Camp David. Sul piano del diritto internazionale il rifiuto arabo congela la situazione per altri quindici anni. Si dovrà attendere il "riconoscimento" di Israele da parte palestinese (9 settembre 1993) perché possa nuovamente mettersi in moto il processo di pace sulla base della 242.

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

Quisquiglie eccentriche e bizzarre di

personaggi storici presi alla rovescia

So sicuro, che se Letizia Bonaparte

la madre dell'indomito generale

divenuto poi imperatore a germinale

der popolo francese senza ormai rivale

ar posto d'esse d'armi contrabbandiera

Napoleone suo figlio prediletto

invece de porta' in alto de Corsica la bandiera

se sarebbe occupato der lesso da servisse

con olive verdi e giardiniera

dei bagni alla turca di vapore

e il cappuccino fumante con panna e brioche

da portar su al mattino nelle prime ore

alle dame incipriate in camera da letto.

Pero credo io che non sarebbe stato mica male

cosi tanti giovani legionari

non sarebbero finiti in un tetro letto d'ospedale

o peggio ancora lasciati sulla taiga innevata

dai compagni d'arme in tragica ritirata

e forse lo czar di Russia non sfidato

non si sarebbe col cugino imperatore

d'Austria ferocemente azzannato

per colpa di quel padrone della Francia

che alla guerra avrebbe preferito lo stufato

i cavalli, le belle donne ed il ponce all'arancia.

E che sarebbe accaduto al vampiro Conte Dracula

se invece che fra gli oscuri e secolari

olmi della Transilvania

avesse visto i suoi natali

nella ridente italica Campania

o se per beffa d'un rio destino

fosse addirittura venuto alla luce

in una spelonca del Monte Titano

nella turrita repubblica di San Marino

o meglio ancora nella ciociara Arpino

patria der sommo Cicerone e di Capiria

dove non più affetto dall' avita porfiria

invece del sangue giugulare fresco e fino

si sarebbe accontentato con latte munto da poco

e del pane fumante accanto al foco

servito a bruschetta con basilico e cacio pecorino.

Fernando Italo

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

Lettera a “Il Sale” di Antonio Cilli

Quando l’emergenza del Pianeta è resistere allo stato delle cose, divengono fondamentali capisaldi le linee di condotta che sembrano cozzare, ma è ovvio che l’affermazione degli uomini-primati in senso di prestazione o di supremazia su tutti gli altri esseri, predomina.

Sia la pagina bianca sia quella nera, non bastano per gli orrori quotidiani.

Ora il punto può essere solo l’asse della Storia.

Non può variare, se non effettivamente.

Voglio citare un problema trans-nazionale: organismi geneticamente modificati.

Un altro attuale Sistema noi non siamo più in grado di concepire ma solo di uccidere o per sopravvivere poco, visto che i figli mangiano i padri e le madri assistono alle loro partite insieme al tifo colorato o variopinto delle scommesse. Possibile che tutti pensino alla disfatta di Roma oggi nel 2003 quando tra qualche anno potrebbe riesplodere il Vesuvio? E la nostra protezione sarà civile o affidata ai vituperati extracomunitari che bonificheranno le aree invivibili di degrado urbano. Cosa importa le nostre cittadinanze se in compenso e per mercede salviamo il mondo attraverso il cellulare. Tutti bravi, peccato che c’è ancora il muro del pianto, dove dentro ognuno di noi si ritrova.

TORNA ALL'INDICE

*************************************************************************************************

Se è vero

Se è vero

che in ogni uomo

c’è sempre un bambino,

guarda un vecchio negli occhi:

vi scorgi lo stesso stupore,

l’attesa di un sorriso,

la gioia di un saluto,

o il pianto improvviso

per tutto ciò che ha perduto

giocando alla vita.

Stringi con calore la sua mano

per fargli sentire che non è solo.

Regalagli frammenti del tuo tempo

e briciole d’amore.

Quando sarà nel regno senza fine,

si ricorderà di te presso il Signore.

Elena Sprecacenere

TORNA ALL'INDICE