INDICE - IL SALE N.°2

TORNA A LEGGI IL GIORNALE TORNA ALL'INDICE GENERALE TORNA ALL'INDICE TEMATICO


* A sud di che?

* C'è il sole...ma fuori piove

* Al di là delle sbarre

* Pensiero n° (0) ore 3:00

* LINEA DI CONDOTTA ( BERTOLD BRECHT)

* VARIAZIONI SUL TEMA

* ALCUNI PROBLEMI DI QUESTA EPOCA

*L'angolo della poesia - UOMO DEL MIO TEMPO (SALVATORE QUASIMODO)

* BERLINO, 21 LUGLIO 1990

* IL COMUNISMO DA RIFONDARE

* L'angolo della poesia

*************************************************************************************************

A sud di che?
di Larosa

La chiamano mondializzazione significa imperialismo

Non è niente di nuovo, è un ulteriore passo in avanti del sistema capitale: la trasformazione in gigantesca fabbrica di tutto il pianeta.

Non è niente di nuovo, è vecchio e marcio come il sistema: perciò tornano attuali certi termini antichi, certe "storie vecchie".


Quando si parla di lotta contro questa nuova forma di imperialismo, certe anime belle pensano solo al Pakistan, all'Africa, a posti esotici lontani.

E' la versione buonista e a basso tasso di antagonismo inventata dai falsi sinistri: come una volta "la rivoluzione in Cile, il governo in Italia".
Ma non è cosi: questa lotta riguarda in prima persona chiunque in Europa viva al di sotto di certi confini non tracciati sulle cartine ufficiali.

Le colonie non si sono mai limitate alle terre remote: ogni stato al suo interno ha sempre avuto delle colonia, non classificate come le altre, poste un gradino più sopra, ma pur sempre subordinate e sfruttate.

Erano terre di popoli affini, un tempo autonome soggiogate col sangue e ridotte ad appendici senza storia e senza futuro.

Questi SUD interni, da una certa latitudine diventano nord.

In Gran Bretagna si chiamano Irlanda del Nord, Scozia, Galles.
In Francia Corsica o Bretagna.
In Spagna Euskadi.
In Italia gli hanno tolto anche il nome, per cancellare in tutti i modi la memoria di una conquista sanguinosa a cui un popolo da solo, senza aiuti di nessuno, spontaneamente e dal basso ha cercato di opporsi.

In Italia lo chiamano "Sud" il suo vero nome è Due Sicilie.

Sud di che? Ve lo siete mai chiesti?

Perché una zona che è stata il primo stato moderno d'Europa, un regno che risale all'anno 1000 e che in un modo o nell'altro si è sempre mantenuto libero e indipendente non esiste come denominazione ufficiale da nessuno parte?

Hanno cancellato 1000 anni di storia per lasciarci con 140 anni di mafia e voltagabbana.

Hanno cancellato la memoria dei massacri, di paesi bruciati, con donne, vecchi e bambini fucilati per lasciarci il presente delle guerre per banda dei malavitosi.

Hanno cancellato il furto di fiumi di denaro pubblico, di impianti produttivi moderni, di università e scuole tecniche per lasciarci un presente di ignoranza relativa.

Se vuoi un lavoro decente, oggi, ti dicono vai, passa il Tronto, molla gli altri al loro destino di coloni e mettiti al servizio della mondializzazione.

Sì compagni, per lottare contro la mondializzazione non c'è bisogno di andare a Praga o di fare volontariato in Chiapas: basta restare qui, lottare dove siamo, al nostro SUD relativo.

TORNA ALL'INDICE

*********************************************************************************************

C'è il sole… ma fuori piove
di Giuseppe Bifolchi (Fabio Palombo)

I mezzi di disinformazione si sono accorti in questi giorni della questione delle armi all'uranio impoverito. Eppure il problema non nasce oggi. Tutta la stampa alternativa ne sta parlando da anni. Ora lo si può vedere in televisione.

Da questo momento in poi tutto ciò che verrà detto sarà falso.

Verremo inondati da un quantità di parole ed immagini che tutto faranno meno che andare alla sostanza dei problema e, dopo qualche giorno, tutto sarà dimenticato. Perché? Perché la televisione deve essere talmente asservita al potere da non contemplare la possibilità di dire una sola parola che non sia falsa?

E' davvero così smisurato il potere del Grande Fratello?

Probabilmente no. Esiste sicuramente la necessità di utilizzare la disinformazione come mezzo di gestione di un potere che non è stato mai così pervasivo come oggi, ma non si tratta solo di questo. Il vero problema è che, comunque, non è possibile utilizzare un mezzo falso per dire ciò che è vero. Tutto il dibattito sull'uso del mezzo televisivo non considera che cos'è, in effetti, la televisione.
La televisione usa i mezzi del cinema, una forma espressiva che, attraverso un proprio linguaggio (che non è solo la parola o ciò che "accade" sulla scena, ma è fatto di luci, movimenti di macchina, ecc.) propone una realtà molto soggettiva (quella del regista) e proprio per questo è una forma di arte e quindi di comunicazione. Lo spettatore è libero di aderire, criticare, partecipare, opporsi, a ciò che gli viene proposto. La televisione pretende di usare gli stessi mezzi per proporre una realtà oggettiva che di oggettivo non può avere, anche al di là della volontà di chi la propone, assolutamente nulla. Una telecamera fissa che riprenda un concerto o una rappresentazione teatrale potrebbe avvicinarsi all'oggettività, ma basta un primo piano su uno strumento musicale piuttosto che su un altro o su un attore invece che su tutta la scena del palcoscenico perché il tutto cambi. E' già un'interpretazione che viene data di ciò che sta succedendo. Ed è assolutamente normale che sia così. Tutto ciò che diciamo è una nostra interpretazione della realtà, ma proprio il confronto tra diverse posizioni permette una adesione critica all'una o l'altra delle possibili interpretazioni.
Se ci spostiamo nel campo dell'informazione ci rendiamo conto di quanto essa sia tecnicamente impossibile in televisione. L'impossibilità di informare della televisione deriva più dal suo voler porsi come mezzo oggettivo che dalla effettiva volontà dì disinformare. Se a questo aggiungiamo il fatto che la necessità di disinformare è uno dei presupposti del potere...

Perciò, quando le previsioni del tempo in televisione annunciano che splende il sole, conviene sempre aprire la finestra e dare un'occhiata fuori. Il più delle volte ci accorgeremmo che, invece, sta piovendo a dirotto… o viceversa.

Qualche notizia a proposito dell'uranio impoverito o Du (Depleted uranium - Uranio esaurito)
* I dati del Ministero dell'ambiente italiano sui siti inquinati dai proiettili all'uranio sparati dall'aviazione americana in Kosovo sono stati resi noti alla fine di ottobre. La notizia non è stata ripresa dai media.

* Gli americani parlano malvolentieri delle armi all'uranio impoverito, un progetto che nasce alla metà degli anni '70 anche se il memorandum con il quale il Pentagono autorizzò l'utilizzazione di questo "scarto" è del 1979. Fin da allora i militari americani cercarono di tenere nascosto il carattere radioattivo e altamente tossico di queste armi. Utilizzate probabilmente in via sperimentale durante la breve guerra di Panama dei 1989, le armi all'uranio hanno avuto il loro primo grande battesimo nella guerra del Golfo del 1991.

* Il Pentagono non ha mai rivelato quanti proiettili, bombe e missili all'uranio siano stati sparati in lraq e nel Kuwait. Le cifre che circolano sono solo delle stime più o meno ufficiose. Secondo l'U.S. Army Environmental Policy Institute gli aerei e i carri americani spararono oltre 940.000 proiettili all'uranio di piccolo calibro e più di 14.000 di calibro maggiore. Fonti americane legate agli ambienti pacifisti calcolano che almeno 300 tonnellate di uranio impoverito sarebbero ancora in Iraq (soprattutto nella regione di Bassora) e Kuwait sotto forma di polvere finissima.

* Negli anni seguenti un numero sempre crescente di reduci della guerra del Golfo ha accusato sintomatologie più o meno gravi. Secondo una stima del 1997 su 700.000 soldati americani impegnati nella guerra del Golfo almeno 50.000 sono affetti dalla "sindrome del Golfo". I morti sarebbero valutati fra i 5 e i 10.000, mentre il 76% dei familiari sarebbe stato contagiato.

* L'Atomic Energy Authority, l'agenzia britannica per l'energia atomica, in un rapporto realizzato nel novembre 1991 e rivelato nel 1995, aveva sostenuto che l'uranio impoverito sparato dogli eserciti "alleati" nel Kuwait e in Iraq era sufficiente a causare "500.000 morti potenziali".

* Poco dopo la fine della guerra nel Golfo il Pentagono presentava un piano per acquistare 130.000 tonnellate di Du nel giro di dieci anni. Si trattava di un ottimo affare per il Pentagono, per le industrie belliche e per il Dipartimento per l'energia. Quest'ultimo infatti possiede, e non sa come smaltire, una massa enorme di uranio impoverito proveniente dalle centrali nucleari: forse 700/800.000 tonnellate, che si accrescono al ritmo di 30/40.000 tonnellate ogni anno. "Riciclare" questa massa di scorie in armi è dunque un modo comodo per risolvere almeno in parte l'annoso problema dello smaltimento dei residui nucleari. Comodo e conveniente per gli acquirenti (Pentagono e industrie belliche) visto che nel 1995 il valore dell'uranio impoverito era di appena mezzo dollaro al chilo! Praticamente niente. Così dopo la guerra del Golfo altri paesi si interessarono alle nuove armi: alcuni, Russia e Germania, con l'intenzione di fabbricarle, altri, Israele, Arabia Saudita, Egitto, Kuwait e Pakistan, interessati ad acquistarli dagli Stati Uniti ma anche da Gran Bretagna e Francia.

* I proiettili all'uranio furono sparati dai cacciabombardieri A-10 anche nella breve operazione dello NATO contro i serbi di Bosnia dell'agosto-settembre 1995. Anche in questo caso la NATO pur ammettendo di aver usato proiettili all'uranio non ha mai voluto specificarne la quantità e gli obiettivi.

* Durante la guerra del Kosovo, notevole è stato l'impiego degli A-10 partiti dalla base di Aviano. Solo dopo parecchi giorni i portavoce militari dell'Alleanza ammisero a denti stretti l'utilizzo di proiettili all'uranio, ma sempre minimizzando.

* Il 14 ottobre 1999 il segretario dell'ONU, Kofi Annan, scrive al segretario generale dell'ONU, l'inglese Robertson, chiedendo notizie certe. Il 7 febbraio 2000, dopo quasi quattro mesi, Robertson risponde: la NATO ha sparato 31.000 proiettili, contenenti circa 10 tonnellate di uranio, in circa 100 missioni che avevano per obiettivo le zone di Pec, Klina, Przren.

* Nell'aprile 2000 - i militari italiani si trovano già da 10 mesi nella zona di Pec, fra le più colpite dagli A-10, e nessuno li ha informati dei rischi che corrono e delle precauzioni da prendere - il Comando delle forze operative terrestri dell'Esercito trasmette ai vari comandi competenti, fra cui quelli di Pec, Durazzo e Sarajevo, una informativa di sei pagine. Dopo aver minimizzato il rischio il documento prescrive norme tutt'altro che rassicuranti per i militari che si trovano ad operare in zone dove è presente uranio impoverito: essi devono essere provvisti di mascherine e particolari tute monopezzo che una volta usate devono essere consegnate al personale specializzato che le deve sigillare in particolari sacchetti.

Il resto è cronaca di questi giorni. Ci pare particolarmente importante sottolineare il vergognoso atteggiamento dei politici e giornalisti italiani "impegnati" nella denuncia dei pericoli del Du, preoccupati delle conseguenze sui soldati italiani ma silenziosi sulla sorte delle popolazioni kosovare che sono tornate nelle loro città e paesi inquinati dall'uranio sparato durante la guerra "umanitaria". Saranno soprattutto loro, kosovari di tutte le etnie, a pagare: secondo uno studio del biologo gallese, Roger Coghill, nella regione balcanica si potrebbero verificare nel giro di pochi anni oltre 10.000 morti per cancro causati dai proiettili all'uranio. Ormai è chiaro che l'uso di armi all'uranio è un crimine contro l'umanità alla stregua dell'uso di mine antiuomo, delle armi batteriologiche e chimiche, della bomba atomica.
Quanti uomini. donne e bambini dovranno ancora morire prima di arrivare al loro bando?
Nell'agosto 1996 la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato l'uso delle armi Du e ha chiesto al segretario generale dell'ONU un'inchiesta che riconosca che i proiettili all'uranio impoverito sono armi di distruzione di massa con effetto indiscriminato, vietate dalle convenzioni internazionali, in particolare da quella dell'Aja del 1899. Finora però gli sforzi per vietare l'uso di queste armi hanno cozzato contro gli interessi dei militari, degli industriali e dei responsabili dei depositi di uranio impoverito.

TORNA ALL'INDICE


**********************************************************************************************

Al di là delle sbarre
di Sabina Paolini

Primo novembre 1999. Brescia. Un ragazzino muore di crepacuore, dopo aver passato la notte a mixare ecstasy e alcool. Sui giornali e alla tele nascono le nuove droghe, quelle che fanno morire, se mischiate con l'alcool.


Che fine hanno fatto i polli alla diossina?

Nessuno se lo chiede. Tra qualche mese i giornali non parleranno più di mucca pazza, né - tantomeno - di uranio impoverito e noi dimenticheremo ogni cosa. Sottilmente ci sarà imposto di trangugiare nuove informazioni eclatanti. Nuovi allarmismi ci renderanno come pietrificati, le indagini statistiche ci diranno come dobbiamo diventare, quanto dobbiamo spendere, cosa ci deve piacere.


"Il drogato è un debole, perché non ha íl coraggio dí affrontare la realtà".

A chi interessa la realtà?

"Io non calo la mia vita, mi calo solo le paste e va benissimo fino a quando seguo una strada. Giusta o sbagliata. Una strada. Ma ho il sacrosanto diritto di avere una strada mia, perché tutte quelle che mi hanno mostrato finora facevano schifo! E voglio essere libero di fare sbagli miei o, al più, sbagli che appartengono alla mia generazione, piuttosto che ricalcare gli errori fatti da quelli che mi hanno preceduto! Voglio scegliermi la droga che voglio! So che non sarò mai padrone del mio cervello. Lasciatemi, almeno, essere padrone del mio sballo!".

Questo i ragazzi di san Patrignano, ospiti al "Maurizio Costanzo Show" non lo dicevano.

Italia. 26 ottobre 2000. Dopo circa un anno dall'incidente di Brescia, Maurizio, ancora una volta, vende la sua trasmissione alla campagna nazionale antidroga. I ragazzi di san Patrignano parlano delle loro esperienze tossiche. Dicono che ora vogliono una "vita normale". Parlano per frasi standard, perché hanno appena cominciato a "ricostruirsi una personalità" e per il momento sono ancora a pezzetti. All'interno della comunità gli hanno fatto trovare fantastici valori in cui credere e delle idee gigantesche in offerta speciale ed ora distinguono il bene dal male. Sono convinti che quando usciranno saranno strafelici di reintegrarsi in questa fantastica società! Fantasiosi paradisi artificiali, assolutamente legali, vengono costruiti nella mente di questi ragazzi che, quando torneranno dall'ennesimo "viaggio", si troveranno ancora nello stesso posto. E chissà se, lì dentro, imbottiti di sogni e paste legali, si ricordano, ogni tanto, di quanto gli faceva schifo quella "vita normale" alla quale tanto tempo prima rinunciarono per abbracciare la strada sbagliata.

Chissà se se la ricordano la rabbia che avevano in corpo. Chissà se si ricordano com'era quella vita da gente perbene fatta di arrivismo, ambizione, sete di ricchezza, predominio del più forte, del più carismatico, del più testardo e del più bello. E poi ancora shopping sfrenato, lavoro sfrenato e divertimento sfrenato. Stare al passo coi tempi e non perdere colpi. Chi si ferma è perduto. Se non ce la fai soccombi. Devi trovare un modo per primeggiare, brillare, sfavillare, essere al top. Sempre. Vincente. Non necessariamente in tutti i campi, ma almeno in qualcosa! Altrimenti sei un fallito. Che campi a fare? La vita della gente perbene è piena di droghe legali, favole di carta pesta, eleganti torri di sabbia dentro le quali ci si arrocca per sentirsi al sicuro. La vita legale è una prigione dorata.
"Per me la politica non ha senso. Preferisco manifestare illegalmente, per esempio con un rave o una roba del genere. Preferisco ritagliarmi la vita che voglio". Dolcissimo viso rotondo, sopracciglia tatuate, testa rasata, piercing sulla lingua, piercing sulla guancia sinistra, piercing sul labbro inferiore: ha capito che non c'è nessuno disposto ad ascoltare quello che ha da dire una persona qualunque. E allora manifesta con tutto il suo essere e con il suo corpo: "La mia persona è tutta illegale! - sembrano dire i suoi occhi- E allora? Volete mettermi in galera per questo?". Ma nell'illegalità ci sono dei monopoli più tassativi di quelli legali. La tipa dolcissima dalle sopracciglia tatuate lo sa e non vuole vederlo.

Vuole credere che nell'illegalità esista davvero quel mondo in cui chiunque ha diritto di dire la sua e di valere qualcosa anche se non corre per essere il primo. Quando parla delle sue cose con la sua gente, nessuno la sta a sentire. "Forse è fatta di chetamina - pensano - farnetica!". L'illegalità è la sua prigione.
Prima o poi anche lei diventerà come gli altri. Dimenticherà tutto e la smetterà di guardare fuori dalle sbarre. Diventerà come tutti gli altri, come quelli che non hanno un posto dove dormire. ma hanno i soldi per calarsi tutti i giorni, come quelli che si calano di materialistici sogni legali, come quelli che pippano per andare in ufficio dopo una notte di baldoria, come quelli che si calano di bramosia di fama, di successo e di menzogna.

Tanto a chi interessa la realtà?

TORNA ALL'INDICE

*********************************************************************************************

Pensiero n° (0) ore 3:00
di Nuvola Rossa

L'approfondimento scientifico, in particolar modo delle scienze pure, risulta essere molto interessante se il soggetto, o meglio l'essere umano dotato di normali capacità intellettive, nel cimentarsi con tale materia, viene incuriosito e nello stesso momento affascinato dal mondo della scienza.
Se poi successivamente ci si accorge che la sete di sapere è talmente intrigante a tal punto da far diventare passione il grande sforzo richiesto dall'apprendimento, si è proiettati al livello mentale, in un'altra dimensione spazio temporale.
A questo punto capire, approfondire, sviscerare non risulta più un immane sforzo ma quasi un bisogno, un piacevole bisogno che ha come fine ultimo la scoperta della verità di ogni cosa, della logica che appartiene al tutto.
L'intero universo dove noi, piccoli stupidi e a volte arroganti esseri umani, crediamo di dominare, invece credo sia armoniosamente regolato da leggi di equilibrio sottilissime la cui conoscenza avvicina l'essere umano, che si cimenta in tale fantastico viaggio, al pensiero di Dio, al pensiero che ha partorito ed ha reso in "essere" il tutto.
Albert Einstein ha detto che "lo spazio e il tempo non sono condizioni in cui viviamo, ma modi in cui pensiamo". Personalmente non credo di essere capace di modificare le entità fondamentali, i vari spazio e tempo. Non mi azzardo ad interpretare tale viaggio di pensiero, lo dico con sincera umiltà, ma altresì non escluderei a priori la suddetta analisi di Einstein che, a livello di pensiero, di strada ne ha fatta davvero tanta.
Credo che dovrebbe essere compito di ogni essere umano contribuire, a seconda delle proprie possibilità, al mantenimento di fatto del suddetto stato d'armonioso equilibrio del "tutto", perché istintivamente sento che noi esseri umani dipendiamo strettamente da questo equilibrio e senza di esso verremmo travolti dal caos della disarmonia.

TORNA ALL'INDICE

**********************************************************************************************

Linea di condotta


Sdegno e tenacia
Scienza e ribellione
Fredda pazienza e perseveranza
Infinite
Rapido intuito e meditato consiglio
Intelligenza del particolare
Intelligenza del tutto
Solo amministrati da questa realtà
Potremo cambiare la realtà

Bertolt Brecht

TORNA ALL'INDICE

***********************************************************************************************

Variazioni sul tema
di Piero Di Camillo

il
S.A.L.E.

siamo anarchici libertari eversivi


S.A.L.E.

sottosistema antisociale libero eversivo


S.A.L.E.

soluzione antisistema libertaria eversiva
il

S.A.L.E.

soluzione antisistema libera eversiva
soluzione antisistema libera eversiva
essenziale
struttura antiborghese e…
strada evoluta
scrittura eventuale
extraparlamentare


Se vogliamo imbarcarci in una azione di questo tipo, su rotte nuove e sconosciute, lo dobbiamo fare per bene, dobbiamo dire chi è stato.

TORNA ALL'INDICE


**********************************************************************************************


Alcuni problemi di questa epoca


di Antonio Mucci


Oggi, io credo, non si può pensare né ragionare più in forma classista, pur esistendo ancora tutte le classi storiche. C'è una situazione di disastro ambientale, nonché un grado di cecità e follia tale, da parte dei gruppi di potere che comandano il pianeta, che ormai il problema non si pone più al livello di poveri contro ricchi e viceversa, ma di esseri umani:
o ci salviamo tutti o nessuno.
Di fronte all'allargarsi del buco dell'ozono, alle distruzioni ed i morti provocati dalle alluvioni, l'inquinamento dell'aria, la "mucca pazza", "l'uranio impoverito", i cibi pieni di prodotti cancerogeni, l'Aids ecc. non c'è più salvezza individuale. Il ricco è colpito da questi mali come il povero anche se ha il vantaggio di potersi curare meglio, però muore lo stesso ed ha lo svantaggio di vivere ad un grado di alienazione tale che gli provoca tantissimi problemi mentali. Alla fine sono anch'essi vittime di se stessi, cioè di un tipo di società in cui figurano come "privilegiati".
Se ai problemi dei paesi a capitalismo avanzato aggiungiamo quelli dei paesi arretrati e quelli ecologici ne viene fuori un quadro planetario talmente catastrofico da mettere in dubbio la possibilità della sopravvivenza della specie umana. C'è chi risponderebbe:
"Ormai non si può più tornare indietro! Non si può fare a meno delle macchine! Questo tipo di sviluppo non si può cambiare! Ci siamo talmente abituati a queste comodità che non possiamo più farne a meno".
Le leggi della natura non dipendono dalle abitudini e comodità degli esseri umani. Secondo me è la natura che ha creato l'essere umano e non viceversa. Essa può fare benissimo a meno di noi, ma non noi di lei. Naturalmente i cambiamenti sociali nella storia sono stati sempre molto dolorosi e tragici. Non penso che si dovrebbe tornare al Medio-Evo però oggi il progresso è come una macchina che va verso un precipizio: sarà obbligata a fermarsi e tornare indietro per non precipitare. Ciò significa ritrovare l'armonia tra persona-società-natura, cioè avviare un processo

di riavvicinamento dell'essere umano alla natura.
La previsione di K. Marx "Socialismo o barbarie" era corretta perché il socialismo non si è fatto e viviamo in piena barbarie, cioè un'epoca oscurantista, decadente e di stermini di massa. Sono consapevole di esprimere l'opinione di una ristretta minoranza, ma credo che gli avvenimenti ci daranno sempre più ragione e che nel futuro diventeremo maggioranza.
La previsione di Marx, secondo me, deve essere aggiornata in
"Socialismo o autodistruzione".
Questa purtroppo è la realtà! Io penso che essa sia la vera "posta in gioco" e che il Socialismo rimane l'unica alternativa progressista al capitalismo. Naturalmente non parlo del Socialismo "reale", ma di quello "irreale"... (tanto avversato dai "realisti"), cioè basato sulle idee, i principi ed i programmi che prevedevano una società mondiale di pieno rispetto reciproco di razza, religione, idee, in piena libertà, democrazia, giustizia in cui non una persona morisse di fame, in cui sarebbe scomparso sia il ricco che il povero e si sarebbe creato uno stato di giustizia e dì eguaglianza per tutti, in cui sarebbe finito il problema della lotta per la sopravvivenza che ha tanto ossessionato l'essere umano nella storia. Oggi l'uso umanitario e non speculativo della tecnica e della scienza potrebbe risolvere questi problemi.
Le previsioni dei teorici del socialismo non volevano essere un codice preciso con tanto di leggi e di comma da applicare, ma dei principi e delle idee generali che facevano perno sulla necessità di abbattere il sistema capitalista basato sulla legge economica del profitto privato per costruire un sistema basato essenzialmente sull'essere umano come massimo protagonista e beneficiario di tale tipo di società. Il principio rimane attualissimo.
Il fatto che nel mondo otto persone su dieci soffrono la fame, cinque su dieci la sete, un bambino muore di fame ogni tre secondi, nonché il rapporto distruttivo che ha tale sistema con la natura, rende sempre più "facile" il fatto che ogni essere umano "capace di intendere e di volere" possa prendere coscienza dell'ingiustizia e assurdità di tale società. Per cui il problema oggi non è più di classe contro classe, ma di umanità intera contro la barbarie dilagante. Se due persone stanno litigando mentre precipita una valanga, devono smettere e salvarsi. E' insensato continuare. La valanga è la barbarie in tutte le sue forme e questa è il reale nemico. Solo così ci si può salvare dal declino sociale. I valori umani essenziali della persona acquisiti nel corso dei millenni sono la vera diga che fermerà tale declino. L'intelligenza, la ragione, l'amore, la fraternità, la solidarietà, la dignità, il desiderio di giustizia, di uguaglianza e di libertà, la commozione per il sofferente, il rifiuto della prepotenza e dell'imposizione scuoteranno ogni essere umano e lo obbligheranno a ribellarsi alla clonazione mentale e al robottismo voluto dagli uomini al potere. Questo processo, io penso, darà luogo ad un
NEO-UMANESIMO, L'UNICA FORZA REALMENTE CAPACE DI SCONFIGGERE IL NEO-LIBERISMO.

TORNA ALL'INDICE


**********************************************************************************************

Uomo del mio tempo


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"andiamo per i campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

TORNA ALL'INDICE

************************************************************************************************


Berlino, 21 luglio 1990
di Selina Levasegk

Le 400.000 persone che si ritrovarono quel sabato alla Potsdamerplatz di Berlino si resero tutti conto di essere partecipi di un momento storico. Il concerto "The Wall" aveva richiamato la più grande accumulazione di persone conosciuta finora, sul palcoscenico era costruito un muro di polistirolo di dimensioni impressionanti. La gente era venuta da tutte le parti del mondo per ritrovarsi in quel piazzale, che una volta era stato il centro di Berlino e che per quasi quarant'anni era rimasto inaccessibile, vuoto; un vacuum che delimitava l'est dall'ovest.
La polvere nell'area era finissima, si attaccava sulla pelle e sui denti, il sole, la musica, il miscuglio di lingue e droghe avevano formato una nuvola d'energia che galleggiava sulla città. Erano buffe le macchine puzzolenti di cartone pressato di "quelli dell'est", la loro fame sfrenata di banane, Coca-Cola e calze di seta. Ma era il momento in cui il mondo poteva cominciare ad esistere senza frontiere incavalcabile. Adesso eravamo liberi di andare ovunque, eravamo tutti d'accordo - d'accordo su che cosa: non mi ricordo; ci sentivamo uniti, eravamo scombussolati dalla velocità degli avvenimenti; non sapevamo che cosa esattamente c'è al di là del muro ormai inesistente. Che cosa sta accadendo? Quelli dell'est parlano un dialetto così strano, erano facilmente individuabili con i loro vestiti degli anni 70. Ma loro vengono da un mondo appartenente al passato o da un mondo arretrato?
Oh sì, conoscevamo la DDR, pensavamo di sapere benissimo che quelle file schiaccianti di palazzottí prefabbricati e l'uniformità di una grigia povertà aveva soffocato le energie umane insite in quei quartieri che una volta facevano parte della metropoli. Molti di noi erano stati nella DDR, avevano fatto una visita guidata e sorvegliata. Come un giro in un museo di oggetti sconosciuti, così, noi stupidi Teen-ager dell'Ovest, eravamo andati a visitare il palazzo della Repubblica, e lì nel locale più costoso avevamo speso 3.00 DDR-Mark dei 25.00 marchi che gli ufficiali di frontiera con il loro atteggiamento minaccioso ci fecero cambiare. Questi soldi li dovevamo spendere tutti in un pomeriggio. Non era permesso di riportare all'ovest la valuta cambiata. Ma ormai quel ricordo si era annebbiato, si era ridotto a sensazioni di freddo, di una grigia uniforme, all'odore di patate bollite, vodka e al fumo di carbone.
Tutto questo adesso era passato, noi avevamo partecipato ad un pezzo di storia.


Adesso la libertà era arrivata come una tempesta nei cortili e nei capannoni abbandonati di Berlino-Est, Zona franca per qualsiasi attività artistica e musicale. L'energia creativa si era liberata tutta di colpo, era bellissimo, c'era di tutto di più e dappertutto. Non esistevano limiti, un'esplosione di attività differenti avevano invase le zone vicino al muro come se dovesse recuperare 40 anni persi.

Poco tempo durò questa tempesta iniziale e l'entusiasmo trovò il suo limite nella realtà. Piano, piano quei posti saranno commercializzati, e comincia la "Riunificazione" delle due parti tedesche. Per affrontare le enormi spese necessarie a ricostruire strade, infrastrutture, ecc., il sistema sociale dell'ovest ci rimette, viene impostata la "tassa di solidarietà" (prevista per due anni, ma in vigore tuttora), e il mondo comincia a guardare con sospetto alla nuova Germania, temendo che l'esigenza interiore alla perfezione dei tedeschi potrebbe creare un colosso, capace di squilibrare la delicata economia europea.
Comincia il lavoro, tanto lavoro da programmare, da realizzare, e emergono i dubbi sulla propria identità nazionale, patata bollente eterna. Da quarant'anni l'educazione scolastica dell'Ovest aveva cercato di formare generazioni sprovviste di sentimenti nazionali. Il programma educativo del dopoguerra prevedeva uno studio metodico e approfondito della storia tedesca, trattata in maniera obiettiva. Non si parlava di "noi, che abbiamo fatto, siamo stati…", ma di "i tedeschi hanno fatto, sono stati…", finalizzato a creare un distacco dal sentimento nazionalistico, necessario, per acquistare un metodo di analisi critico in confronto con la propria storia e con il proprio stato. Di conseguenza lo stato tedesco tendeva a diventare una struttura burocratica, che serviva a creare le condizioni necessarie per una vita regolare. Adesso questa struttura burocratica, cioè lo stato della Germania dell'ovest metteva a livello ideologico in crisi la gente. Perché adesso bisogna sentirsi felici, che:


"noi tedeschi facciamo una riunificazione con un'altra Germania".

noi chi?, con chi?, e perché?

Finora la riunificazione tedesca non ha funzionato. E' stata ricostruita una buona parte del paese, ma per il resto emergono sempre di più le diversità. I pregiudizi iniziali si sono assestati e le delusioni accumulate. Le due parti della Germania sono diverse e per diverse generazioni rimarranno tali, ed è proprio questa diversità che una volta per tutte bisogna accettare. Europa è l'unico posto al mondo dove su una superficie, relativamente piccola, esiste un numero così grande di tradizioni e culture diverse.


Oggi ho capito che in quei bellissimi momenti a Berlino, nel 1990, soltanto 11 anni fa!, c'era stata la voglia di costruire un mondo più libero, capace di accogliere una vasta gamma di diversità. Non serve piangere su com'è andata la storia degli ultimi anni, l'unica cosa che serve è ricordare e conservare un po' di quello spirito iniziale.

TORNA ALL'INDICE

***********************************************************************************************


Il comunismo da rifondare
di Enrico Santangelo

Quando nell'89 col crollo del muro di Berlino ebbero fine i regimi dell'est, i dirigenti del Partito Comunista Italiano si sentirono tanto sconfitti da pronunciare sommessamente il proprio "mea culpa", e provvidero immediatamente a cambiare nome al Partito, che non fu più Comunista.


La loro coscienza evidentemente aveva avuto una provvida catarsi, e quell'onta - pure professata a spada tratta per generazioni - andava senz'altro lavata. Così la deriva della dimenticanza fu rapida: non più comunisti né marxisti (D'Alema finalmente purificato ha dichiarato qualche anno fa - o forse lo ha semplicemente ammesso... - di non essere mai stato marxista), niente più falce e martello, l'Unità da "giornale comunista" diventava appena "giornale fondato da Antonio Gramsci" ma poi si sono dimenticati pure di lui. Ma ciò non bastava, ci voleva dell'altro a cancellare definitivamente ogni macchia, ogni vergogna, e allora dai con le privatizzazioni, le flessibilità del lavoro, l'apologia della globalizzazione, le alleanze Nato, sempre in nome di valori perversamente "socialisti & liberali" (sic).
Eppure la maggior parte del popolo comunista che ha seguito passivamente questa triste deriva dell'apparato non s'è fatta la domanda più semplice: come... dopo almeno vent'anni di distanze prese dalle degenerazioni staliniste e totalitariste del regime sovietico, nel momento in cui si sarebbero potuti finalmente riaffermare i valori più autentici del comunismo senza più soffrire dell'ombra ambigua dell'Unione Sovietica… noi che facciamo? Ci dichiariamo complici di quella disfatta e di conseguenza ne facciamo una colpa tanto grave da abiurare il nostro credo?
A nessuno è venuto in mente che allora crollava positivamente un grave fraintendimento del comunismo e che semmai i valori più autentici di esso potevano essere riaffermati. Un paradosso, evidentemente.
Un anno dopo, chi voleva non soltanto continuare a sentirsi comunista ma anche a farcisi chiamare, pensò ad una "rifondazione". E qui a mio avviso, alla luce di dieci anni di esperienza politica, si è verificato il secondo paradosso: in effetti ciò che si tese a "rifondare" non fu il comunismo tout court sgombrato il campo dalle degenerazioni assolutiste, ma il vecchio partito comunista italiano che era stato sciolto. A molti non stette bene in sostanza che un partito glorioso, storico, che aveva fatto la resistenza ecc. venisse così miseramente smembrato solo perché restasse sulla piazza di un agone politico appiattito e - questo sì - davvero degenerato. Fu su queste premesse che nacque Rifondazione Comunista, e subito si diventò agli occhi di tutti dei "nostalgici", dei "vetero" ecc.
In realtà la scommessa - imposta dalla reale necessità sociale - doveva essere più ambiziosa: era davvero necessario, dopo le nebbie degli anni di piombo e la deriva di un neocapitalismo sempre più arrogante e multiforme, riprendere a ragionare sulle cose, riavviare un'analisi interrotta da tempo sui temi fondanti del pensiero comunista; la stessa teoria marxiana andava riattualizzata alla luce delle mutate dinamiche sociali proprio nello spirito di quel materialismo dialettico che si confronta continuamente col dato reale: il capitalismo mondiale non era più quello ottocentesco analizzato da Marx, e forse una teoria rivoluzionaria (che non si giustificava tanto nella Russia zarista e feudale del 1917) acquistava ora più legittimità perché rivolta a una fase di capitalismo avanzato anzi nel momento della sua stessa crisi interna, come aveva predetto Marx. A conti fatti solo una frangia del partito - i trotzskisti della cosiddetta mozione 2 - ha sentito l'esigenza di ripensare categorie stancamente invocate ma a cui non molti credevano più: questioni come lo Stato, la proprietà privata, le classi sociali, il ruolo del partito.
Ma i vertici del partito si sono costantemente sottratti a questi tipo di richiesta, che diveniva invece essenziale nel momento in cui ci si professava provocatoriamente "comunisti". Nessuno della Segreteria Nazionale (e men che meno Bertinotti) ci ha mai spiegato quale fosse la propria "via al comunismo": i Congressi rinunciavano ad essere momenti di vera analisi politica allargata alla base, ma presentavano delle mozioni precostituite nella Segreteria Nazionale, che i compagni dovevano limitarsi a votare: il trionfo del peggiore dirigismo contro la speranza di una nuova democrazia interna.

Arroccata su posizioni di resistenza e nella migliore delle ipotesi di moderato riformismo, Rifondazione Comunista rischia oggi più che mai di omologarsi in un partito della tradizione socialdemocratica.

Se in un aspetto il vecchio apparato doveva davvero "riformarsi" e "rifondarsi", era a cominciare proprio dal significato stesso di "partito", che in questo clima di partiti-aziende, di partiti-associazioni, di partiti-club (quando il PDS rinunciava anche alla P di partito) doveva innanzitutto riaffermare a mio avviso la valenza di partito-rivoluzionario. Oppure spiegare perché no, ai compagni.
Non si è avuto nemmeno questo scrupolo. Così in un partito sicuramente importante, al di là di discorsi programmatici e di strategia di lotta, continua a latitare completamente una razza di comunisti: gli intellettuali.

TORNA ALL'INDICE

**********************************************************************************************

Da bambino su questi alberi
di pini
a cogliere le pigne
ancora verdi
poi accendere un fuoco
e lasciarle aprire
tirare fuori i pinoli
con le pietre rompere i gusci
e gustare il dolce sapore
oppure togliere la corteccia
dal tronco e scavare nel centro
per avere una piccola barchetta
e giocare nella vasca
vicino al pozzo del nonno
o rompere rami di pino
con la biforcazione
da temprare sul fuoco
tagliare camere d'aria
delle ruote di bicicletta
e pezzi di vecchie scarpe
e costruire una fionda
ed il tiro a bersaglio
con i sassolini
era un'altra vita
un mondo perso con la fretta
di andare lontano
oggi ancora tra questi alberi
i ricordi ed il ritorno
forse per altri desideri
diverso sempre nel divenire

Antonio Cilli

TORNA ALL'INDICE

La psiche ruggisce
Nei rammenti
La sveglia non suona
Scrivo dell'apocalisse
Portata dal prete ingordo
E' di quell'angelo
Venuto tra noi
Perdendosi
Nell'eccesso

---

Porpureo - Sublime
Clown che chiudi
Queste righe
Con i tuoi trucchi circensi
La luna in alto
Lascia il posto al risveglio
Che ci porge l'effimero
In un sorriso

Donato Di Domizio

TORNA ALL'INDICE