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INDICE - IL SALE N.°18

LA VIOLENZA RIVOLUZIONARIA NON PUO' ESSERE UNA DISCRIMINANTE
LETTERE

ITALIA, FORZA!

L'ANGOLO DELLA POST@

FIAT:LO STATO NELLO STATO

L'angolo della poesia: DELYRICA

MARTINO

IL PENSIERO UNICO ANTILIBERISTA

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La violenza rivoluzionaria non può essere una discriminante

Nella Sinistra Politica e nel Movimento Operaio c'è sempre stata una discriminante, come una specie di barriera divisoria, tra il Movimento Liberale e Riformista da un lato e il Movimento Rivoluzionario dall'altro.
Piuttosto c'è stata un'alleanza tra Liberali e Riformisti, come nel momento attuale, ma mai si è verificata una alleanza tra Riformisti e Rivoluzionari, né tanto meno tra quest'ultimi ed i Liberali.
Secondo me, ciò non è stato dovuto al fatto che le idee sono inconciliabili tra di loro, il che è vero, ma perché, parlando in base al fatti storici, ogni ideologia ha cercato di create un proprio sistema di potere, che ha escluso o emarginato le altre.
Per questo motivo esiste la discriminante nel confronti "delle organizzazioni che praticano la lotta armata", come è avvenuto nella riunione del Forum Sociale Mondiale che si è conclusa a Porto Alegre il 5 febbraio di questo anno, dove non è stata accettata la presenza delle F.A.R.C. (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) cioè un movimento guerrigliero di questo Paese.
Tale comportamento, a mio avviso, è comprensibile per come si è sviluppata la storia del Movimento Operaio ma non è giustificabile perché non si può seguitare a vedere la violenza rivoluzionaria come uno "spauracchio" dopo i tantissimi crimini commessi dai Governi di tutto il pianeta ai danni dei popoli del mondo.
La violenza rivoluzionaria è una logica e naturale reazione della gente a tale ingiustizia. Se dovesse morire tale sentimento sarebbe la fine dell'Homo Sapiens. Per questo la ribellione del popolo argentino, che c'è stata a fine dicembre ed inizio gennaio del 2002 e che continua ancora adesso in forma organizzata ed autogestita, va salutata con allegria e speranza per un futuro di giustizia. La stessa cosa si può dire del Venezuela dove il Presidente nazionalista-antimperialista Chavez,eliminato con un Colpo di Stato diretto dagli Americani, nel giro di 24 ore è stato rimesso su a "furor di popolo", anche se purtroppo questo è costato 41 morti e 300 feriti. Chi sono i violenti? Il Potere che ha effettuato il Colpo di Stato ed ammazzato oppure il Popolo che ha reagito all'ingiustizia? Si può mettere sullo stesso piano la violenza che aggredisce e quella che si difende? Io credo di no! --->>>
Il pensiero rivoluzionario, in cui io credo, è uno dei tantissimi esistenti tra i popoli del pianeta per cui non può essere considerato né il migliore né il peggiore, ma uguale a tutti gli altri sul piano oggettivo. Di fatto esiste e convive, così come è sempre avvenuto nella Storia.Quindi si può dialogare tranquillamente e liberamente tra chi la pensa in forma pacifica e chi in forma rivoluzionaria se ci si rispetta e se si lascia decidere alle Assemblee e alle masse ciò che si deve fare o non fare, attraverso la Democrazia Diretta. Se le decisioni venissero lasciate prendere alle masse invece che alle Istituzioni, cioè ad una piccolissima minoranza, si potrebbero risolvere tantissimi problemi. Tanto per fare un esempio: la costruzione del 3° Traforo nel Gran Sasso, decisa dal Governo attuale, bocciata da tante Istituzioni locali abruzzesi e da numerose manifestazioni di decine di migliaia di cittadini, non è forse il volere e l'interesse di una piccola minoranza che si impone a quello della Collettività? Perché non si fa un Referendum Regionale Autogestito per permettere una espressione libera e totale della volontà popolare? La volontà popolare, qualunque essa sia, va sempre rispettata; se si vuole non si condivide e ci si tira da parte, ma mai avversata né tanto meno ostacolata.
La violenza rivoluzionaria esiste ed esisterà finché ci sarà l'ingiustizia. Di essa deve avere paura il Potere e coloro che difendono i propri privilegi ed il proprio comando. Sono loro che hanno sempre posto la "discriminante" nel confronti del pensiero rivoluzionario e di coloro che lo praticano. Ma il sempliceIl potere ha sempre dipinto il rivoluzionario come uno "spauracchio", basta ricordare l'accusa ai "comunisti russi che mangiavano i bambini". Nella realtà, invece, tra la gente c'è sempre stata accettazione, rispetto e convivenza tra Rivoluzionari Riformisti Liberali Fascisti Cattolici Musulmani ecc., cioè tra tutti i Credo politici e religiosi. Infatti nei luoghi di lavoro, di studio, nella vita quotidiana, nelle famiglie, nelle amicizie, i rapporti sono stabiliti al di là del proprio Credo o della propria Organizzazion, per quelli che la hanno. Sono rapporti basati sui sentimenti ed anche sull'interesse, purtroppo, però il diverso modo di pensare non costituisce nessuna discriminante.

La vera discriminante!

Il vero problema della società e dell'essere umano di oggi, che invade anche il campo politico, naturalmente, è il possesso ed il suo desiderio, che genera, a sua volta, i sentimenti individualisti.
Io lascerei al Potere la discriminante nel confronti della violenza rivoluzionaria, e porrei tra semplici cittadini e compagni altre discriminanti come l'altruismo, la libertà, il pluralismo, il rispetto, l'uguaglianza, la Democrazia Diretta, l'Umanesimo, cioè colui che è capace o meno di anteporre l'Essere all'Avere. Questi principi sono trasversali a tutte le persone ed organizzazioni di oggi. In riferimento ai Partiti o qualsiasi altra organizzazione si può dire che il carrierista è uguale dappertutto, in qualsiasi partito militi.
Per questo io credo che sia necessaria una ristrutturazione di tutte le Organizzazioni e del concetto stesso di Organizzazione. ------->>>>
Bisogna assimilare dagli Zapatisti il principio "Per tutti tutto per noi niente", cioè ci vuole una organizzazione che metta al primo posto lo sviluppo della società, qualunque esso sia, purché deciso liberamente dal popolo. Dopo avere svolto questo "Servizio Pubblico" in forma politica, cioè una specie di "volontariato politico", si può pensare ad un proprio sviluppo come organizzazione. Ma a questo punto diventa più un problema tecnico che politico, oppure di un nuovo tipo di politica da sviluppare. Posto in queste condizioni, il proprio sviluppo quantitativo diventa totalmente secondario, forse nemmeno esiste più.

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Francavilla Maggio 2002

Spett. Presidente FulcroPratesi

Mi piacerebbe fare delle riflessioni sul tema delle Alpi, prendendo spunto da una sua lettera dell'Aprile 2002. Premetto che ho viaggiato per circa venti anni sulle Alpin alla guida di T.I.R. e che attualmente lavoro nel settore scuola.
L'obiettivo principale credo che sia, per entrambi, il rispetto per l'ambiente. Per quanto riguarda il problema del trasporto, sono convinto che l'adozione di sistemi ferroviari sia oltre che inutile anche dannoso. Perché, oltre a togliere lavoro a molte persone, si spenderebbero molti miliardi di Euro, e infine, quello che è più importante è che verrebbero distrutti moltissimi ettari di verde. Secondo il mio modesto parere, basterebbe un ritocco al codice della strada e un efficiente corpo di polizia. Ecco alcuni suggerimenti per quanto riguarda il transito alpino con mezzi pesanti :

1) 11 ore di Pausa prima dei transito alpino.
2) Camion e Tir con max tre anni di vita (sanzione: divieto di transito con multa di 1.500 euro).
3) Divieto di circolazione nelle ore notturne (dalle 21 alle 8)
4) Aumento delle sanzioni dal 200 al 500 per cento per le ore di guida in più, per il rumore, il fumo in eccesso, i motori lasciati accesi durante le brevi soste, pneumatici difettosi, perdita di sostanze inquinanti (gasolio, olio ecc).
5) Parcheggi riservati ai T.I.R con molto verde e con efficienti servizi.
6) Attrezzare ogni autoarticolato in modo che possa trainare un altro semirimorchio di 12 m. riducendo così un trattore:esempio 13,60 m + 12 m uguale 25,60 m.

Saluti da Iezzi Roberto -- Francavilla al Mare (CH) -- Piazza Serao 30.

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Pontida, 23 giugno 2002: On. m. Borghezio:

"La Lega non cambierà mai linea. Vogliono l'otto per mille? Noi ai clandestiní bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo. Questa mattina ho sentito il nostro inno nazionale, è bello e coinvolgente, niente a che vedere con l'inno di Mameli che porta sfiga. L'inno di Mameli lo hanno cantato una volta e la loro nazionale è affondata. Dicono che siamo razzisti, noi tifiamo per tutte le squadre del Sud a cominciare dalla Corea: forza Corea del Sud!"

Amici, solo una perplessità: ma i 15.000 curo netti mensili che il nostro (ossia italiano) Parlamento elargisce a questo signore sono ben spesi? Se non gli piace tanto questa nazione perché quanto meno non si astiene dal percepirne gli emolumenti che noi lavoratori gli garantiamo? Bah.

LINO 74

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Italia, forza!

Il 30 giugno scorso si sono conclusi a Yokohama in Giappone i Campionati Mondiali di Calcio-FIFA 2002, uno degli eventi più spettacolari al mondo, sicuramente quello che attira la curiosità e l'interesse di gran parte delle persone del pianeta. Alcune voci parlano addirittura di oltre 2 miliardi di telespettatori in tutto il mondo.
La nazionale vincitrice è stata quella brasiliana. Il grande Brasile, oramai penta-campione, che in realtà quest'anno nessuno dava come principale favorito.
Mai come in questa edizione, il torneo è stato caratterizzato da veleni e polemiche di ogni tipo, e le nazioni più penalizzate, la Spagna e naturalmente la nostra Italia, hanno gridato al complotto asiatico contro lo strapotere calcistico europeo.
Non sapremo mai la verità. L'unico dato di fatto è che i mondiali sono stati organizzati con grande sfarzo, ma con sorprendente incompetenza.
Probabilmente non c'è nessun complotto, ma il fatto che una nazionale mediocre come la Corea del Sud sia arrivata al 4° posto la dice lunga sulla qualità del mondiale stesso.
Anche nel calcio comunque si è fatta ormai strada la logica del potere e della ricchezza. Anche nel calcio le nazioni più ricche ed influenti politicamente sull'organizzazione della FIFA hanno potuto dettare legge sui più deboli.
Proprio per questo, nel primo mondiale "globalizzato" della storia, fa piacere che a vincere sia stata la nazionale di un paese povero. Una piccola rivincita, anche se qualcuno potrebbe sindacare che coi soldi che guadagna il bomber Ronaldo o il suo collega Rivaldo, tutto il Brasile trarrebbe molto più giovamento che in semplice stappar di champagne.
Complimenti a loro comunque, ma nel calcio, miei cari amici, un po' di sano "campanile" non guasta mai:
W ITALIA e FORZA EUROPA

Lino 74

L'angolo della post@
Cari Amici,
è urgente mobilitarsi per scongiurare l'approvazione della nuova legge sulla caccia proposta dalla Giunta Regionale abruzzese che, tra l'altro, apre la caccia al cervo e al capriolo, oltre ad abolire le zone cuscinetto intorno alle riserve. Abbiamo quindi bisogno del tuo aiuto!

Il 24giugno la legge verrà discussa presso una commissione ristretta formata da 4 consiglieri regionali. Facciamo sentire la nostra voce di dissenso!
Puoi copiare il messaggio riportato qui sotto e inviarlo ai seguenti indirizzi con l'oggetto "No alla nuova legge sulla caccia in Abruzzo!"
gruppofi@regione.abruzzo.it
alfredo.castiglione@regione.abruzzo.it
pdciregioneabruzzo@katamail.com
gruppods@regione.abruzzo.it
wwfabruzzo@tin.it


Egregio Consigliere Regionale,


voglio esprimere la mia più viva preoccupazione per le sorti della splendida fauna abruzzese che correrà gravi rischi nel caso venga approvata la nuova proposta di legge sulla Caccia. I Parchi, le Riserve Naturali con le loro aree di protezione esterna, le Oasi di Protezione della Fauna costituiscono non solo un patrimonio naturale da proteggere ma aree indispensabili per migliorare la qualità della nostra vita. In questi territori tutti, dalle scuole alle famiglie, dagli anziani ai più giovani, devono poter osservare la Natura in tranquillità. I cervi e i caprioli devono poter tornare e vivere in pace sulle montagne abruzzesi anche per l'emozione che può suscitare un incontro ravvicinato con queste due specie. Condivido pienamente l'allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste in merito a questa proposta di legge che farebbe tornare indietro l'Abruzzo di 30 anni per quanto riguarda la salvaguardia del suo patrimonio naturale. Certamente troverò in Lei una persona sensibile al mio appello. Chiedo quindi un Suo intervento per evitare che questa legge venga approvata.


Cordiali saluti

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FIAT: lo stato nello stato


Nei giorni scorsi, giornali e televisioni hanno riferito con grande clamore la notizia della ristrutturazione decisa dai vertici FIAT per fare fronte alla crisi della più grande azienda italiana. Abbiamo appreso, che per ridurre i costi di gestione e per rendere l'azienda più competitiva sul mercato dell'auto saranno necessari più di 3.000 licenziamenti a brevissimo termine ed altri non precisamente quantificati qualora ce ne fosse bisogno. Fonti aziendali hanno tuttavia ammesso che è ragionevole pensare ad una ristrutturazione che consterà non meno di 15.000 posti di lavoro.
LE RAGIONI DELLA CRISI IN CASA FIAT sono da ricercare nel calo significativo della domando ovvia e prevedibile conseguenza della politica di incentivazione alla rottamazione, cosa che ha reso possibile nei quattro anni precedenti utili straordinari per la FIAT e zero investimenti in ricerca nel settore. Questi utili, infatti, sono stati utilizzati per rafforzare la FIAT negli altri settori (banche, telecomunicazioni, editoria, chimica, grande distribuzione) e per investimenti finanziari spericolati (caso argentino), il tutto a discapito dei settore auto, che anche in considerazione dell'accordo con la General Motors, è a grave rischio se si considera che esperienze recenti (Daimier-Chrysler, Renoult-Nissan) parlano di bagni di sangue naturalmente a spese degli acquisiti.


Che gli operai siano i soli a pagare alla fine della festa non è una novità per nessuno, che gli aiuti statali alle imprese sotto forma di incentivi siano solo un regalo ai padroni senza alcun beneficio per la collettività è cosa anch'essa nota, che ad uscire dall'azienda saranno quelli con più di 20 anni di fabbrica e 50 anni di età è normale in un sistema malato e amorale, che alcuni sindacati su ristrutturazioni come sull'art. 18 facciano confusioni su quali siano gli interessi da difendere è noto ai più, che Polo ed Ulivo quando si parla di lavoro dicano sostanzialmente le stesso cose è un fatto, ma allora perché questa ristrutturazione fa tanto clamore? PERCHE' LA FIAT HA DA SEMPRE COSTITUITO UN CASO DI ECCEZIONE NEL PANORAMA INDUSTRIALE ITALIANO, PER USARE UNA SINTESI FAMOSA E AZZECCATA "UNO STATO NELLO STATO". ALLA FIAT LE COSE SUCCEDONO PRIMA E IL MODO CON IL QUALE DECIDE DI AFFRONTARE I PROBLEMI FA SCUOLA PER TUTTO IL SISTEMA DELLE IMPRESE. DUNQUE IL MESSAGGIO INEQUIVOCABILE LANCIATO DALLA FIAT PARLA NUOVAMENTE DI UNA DEREGOLAMENTAZIONE TOTALE DEL MERCATO DEL LAVORO.


FORUM LAVORO

Forum Sociale Area Metropolitana Pescara

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DELYRICA

Ho paura di guardare solo voglia di giocare
Masturbandomi il cervello in confuse operazioni
Come in cerca di qualcosa che mi faccia compagnia
Una scarica indecente come una chitarra urlante
Strane forme strane luci sogni incubi visioni
Son passati tanti anni e sto ancora qui a pensarci
Ma sei tu la vera guida che reincarna nel mio ego
Che felice pur sarei di strafarmi i cazzi miei
Perché quello che io voglio non è l'erba ma il midollo
Che ti sale nella gola nel momento dello shock
Spegni spegni questo fuoco che nel cuore ancor divampa
Che le viscere dilania piene di malinconia
Un qualcosa che riemerge dal profondo nero inconscio
Che ti prende che ti aspira si contorce e si dimena
Nei meandri cavernosi della mente ormai sconvolta
Cerca un fine al suo percorso quasi fosse una venuta
Dell'arcangelo mattino che prelude alla ragione
Questa logica funzione che vuol sempre giudicare
Indagare e rovistare dentro tutte le sue storie
Che pur sempre rimarranno sottoposte ad illusione
Travolgente prepotenza concubina Beatrice
Sono qui esterrefatto nella sfolgorante luce
Un gran mare di parole dove andare ad affogare
L'alimento del tormento nel giocketto esistenziale
Il distacco la scissione il rifiuto totale
Contro ogni repressione fare la rivoluzione
Ed allora approderai nella terra di nessuno
Altri lidi altri mondi frutto dell'alienazione
Questo viaggio sciamannato nella quinta dimensione
La corrente ispirazione nell'attesa del risveglio
Mai mollare tutto questo degradare verso il basso
Dove impera la brama la fremente tua emozione
Ventre della madre terra che ti smuove la paura
La sensuale perdizione come in una selva oscura
Cosa cerchi nella notte cosa guardano i tuoi occhi
Dove vai tutto da solo dove sei in questo frattempo
Nel progetto di un domani di una vita senza senso
Col fluttuare di un abbraccio l'ansimare del respiro
Eterno martirio strisciante follia
Lìberati se puoi cerca la via
Museo 2000 remix
I versi si possono interscambiare
Creando nuove soluzioni poetiche

Sandro D'Agostino

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Martino ( akanon )

Un pino deve essere abbattuto per una convinzione cattolico-religiosa.

Martino fa ribaltare il tronco e salva se stesso.
Il tronco precipita quindi sugl'infedeli.

Pianti di Dolore tra gl'infedeli ed i loro Morti Schiacciati.
Pianti di Gioia dal "nostro" e dai suoi per lo scampato pericolo
per l'Aiuto Elargitogli.

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Se Martino fosso morto sotto l'albero noi lo avremmo commiserato, non avremmo goduto ipoteticizzati godimenti da parte degli infedeli.
Cosiccome commiseriamo gl'infedeli morti e non riusciamo ad accomunarci nei goduti e verificati godimenti cristianologici.

Né avremmo goduto nell'assistere ad una sfida impari: un manipolo di cristiani suffragati da divinità maggiori sopprimere una folla di scommettitori colpevoli di aver scelto il cavallo sbagliato.
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Agnese, vergine, il cui nome tradisce assonanze indirette con agnelli e più dirette con la castità, fu invece invano corteggiata fino al martirio: il corteggiatore era frattanto stato fatto passare a peggior vita. Agnese fu condotta al rogo per essere bruciata ma le fiamme la lasciarono indenne ed arsero invece i suoi persecutori. Alcuni dei suoi persecutori, perché poi altri la decapitarono.

L'accostamento dei due santi è offerto in seguito alla riscoperta che entrambi videro alcuni-molti dei loro persecutori morire prima del loro ultimo e fatal cammino.
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S'accresce l'aureola di santità sulla capa di Martino.
Sembra pur persistere l'atavico legame: Martino < Marte < Mars < Ares.
Ares che già i vivi scambiava con i morti.
Ares meritò un intero mese per ricordarlo, a Santo Martino è bastante un giorno novembrino.

Ancor oggi le foreste vengono abbattute, ancor oggi gioia e capitali per i loro distruttori. Continuano a scomparire in muti dolori altri Infedeli, grati ai loro dei per la goduta loro plurimillenaria estraneità a questo nostro mondo, al nostro commercio ed ai nostri valori.
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Nell'oratorio del palazzo dei re franchi si conserva la CAPPA, di S.M., dalla stessa vien derivato il nome della camera che la ospita: "CAPPELLA".
La cappella è in origine una voce della latinità franca, poi per influenza cancelleresca…
Questa seconda parte è documentata in un "asettico" testo linguistico. (Migliorini, p 73)
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Cappella da cappa, la cappa di Martino.
Il quale Martino indossava invece la CLAMIDE (clamys-ydos 'mantello (senza cappuccio)', in uso nel mondo greco-romano).
Se un maggior rispetto temporale dei costumi fosse stato rispettato, se la terminologia vestiaria non fosse stata sforzata retroattivamente, avremmo potuto avere che il nome della camera francese non sarebbe Cappella (da cappa) bensì CLAMIDELLA (da clamide).
Clamide era il vestito del guerriero greco, mentre Tribon era il vestito dell'uomo in pace, logoro come tribolazioni pretendono.
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Cappa-cappella, clamide-clamidella; anche se lo storico-linguista saprebbe riscoprire che PALUDAMENTUM è la voce che rendeva paludati i militari, contrapposti a tunicati, i borghesi. Da paludamenta avremmo allora potuto avere PALUDAMENTELLA o forse Paludatella.
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Cappella richiama fortemente, alla nostra mente, il cappuccio-cappello (cappam 'cappuccio' forse da caput 'testa').
Il berretto militare del cappellano-militare, Martino fu arruolato per un quarto di secolo.
Forse però queste connessioni polisemiche altro non sono che Cappellate, non Cappellone le quali son suore dell'ordine delle figlie della carità.
Cappellate non Cappellanate "femminile" di cappellinati 'uffici dei cappellani'.
Cappellate 'errore marchiano' esiste per Garz, non esisiste in Batt. né in Zing: la cappa del camino non incammina sempre tutto il fumo, soprattutto quando fuori il vento è turbinoso.
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I Domenicani (Domini-canes: cani del Pastore che difendono le pecorelle dai lupi // pastori del Signore che difendono i fedeli dagli eretici) vestivano la cappa.
Dante scrive di cappe e cappucci di fuor dorate ma dentro tutte piombo: oh in etterno faticoso manto!
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Martino IV papa, 1280, fu invece molto vizioso della gola, facea annegare nel vino della vernaccia le anguille, poi le mangiava arrostite, quando era ben incerato diceva: O Sanctus Deus, quanta mala patimur pro Ecclesia sancta. Lana (Siebzehner).
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Heine, che crediamo conoscesse sia la cappa-cappella, sia l'abbattimento fitologico, propone la seguente riflessione:
"La finezza di Erasmo e la mitezza di Melantone non ci avrebbero mai portati così lontano come qualche volta la divina brutalità di fra Martino".
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I calendari perentoriamente c'invitano a bere il mosto, ormai miracolosamente trasmutato in vino, proprio nelle calende consacrate a vivificare un ricordo di San-Martino.
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Bacco e Dioniso e Liber, demonizzati per le "loro orgiastiche ubriacature", continuano ad offrirci ugualmente il loro vino, quello già offerto al lungisaettante Apollo sminteo. (Sminteo è epiteto di Apollo 'Sterminatore di topi'). Certo non offrì vino Vaticano! (vino famoso per la sua limitata qualità: già nei tempi di Marziale, Vatícana bibere era bere vino di qualità decisamente scadente).

Febo ancora non è riuscito a trovare un dono equipollente, per ricambiare, o sdebitarsi.
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Premoli annovera San Martino tra i santi protettori: Patrono dei Soldati.
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Triste fine di M.
Severo, narrandoci la vita di Martino, narra di miracolose guarigioni e ferite per ruzzoloni giù dalle scale dai gradini disegualì.
Narra Severo che Martino fuggisse nell'isola Gallinara e che in quel periodo prese come cibo l'elleboro fino ad avvelenarsi.
Naviga Anticyrarn… financo Orazio o Plinio riferirono di questa città famosa per l'elleboro, si credeva che essa giovasse contro la demenza e la malinconia.
L'elleboro era una qual specie di droga, e tale era già fermamente intesa nell'antichità.
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Martino tagliò-sacrificò la paludella, la clamidella o la cappella; cosa avrebbe mai fatto se invece si fosse riscoperto avvolto in un Mantello? Il Mantello è stato visto quale addobbo-strumento che ha permesso autoprotezioni da divine manifestazioni "devastanti", od anche quale strumento capace di avvolgere alcuno per meglio concentrare la propria potenza.

Dioniso offrì una coppa di vino ad Apollo. Apollo bevve quel vino nella coppa e rimane fortemente indeciso su cosa mai poter offrire in cambio …
AKAKON

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Il pensiero unico antiliberista

Nel tentativo di analizzare e riflettere sulla sinistra italiana oggi, intendendo per sinistra quel panorama complesso che comprende la sinistra extraparlamentare, quella istituzionale e la sinistra del mondo cattolico, occorre sottolineare uno dei limiti più preoccupanti di tale realtà ovvero la mancanza di un confronto tra idee, pensieri e culture diverse. Tale limite è riscontrabile sia all'interno delle singole organizzazioni e sia nel rapporto che stabiliscono tra loro.
Nelle singole organizzazioni prevale un'idea che conferisce identità all'organizzazione stessa ed è generalmente espressione della maggioranza dei componenti del gruppo. Tuttavia il problema non sta nel fatto che esista una maggioranza e una minoranza ma nella non accettazione che possano sussistere idee e opinioni differenti. Invece accade che le idee diverse non vengono accolte e le persone che le esprimono talvolta allontanate. Questa assoluta mancanza di libertà di pensiero è dovuta in parte all'assenza di democrazia diretta e in parte a causa della mancanza di rispetto. Nel senso che in questi gruppi si affermano dei leader che decidono il da farsi e fanno finta di condividere con gli altri le decisioni. I "capetti" sono presenti ovunque e diventano leader in parte per la loro abilità, ma soprattutto per la prepotenza e la delega degli altri militanti. Incapaci di autocritica e appagati dal prestigio conferitogli dal ruolo non rispettano gli altri, ma li utilizzano strumentalmente per i loro fini.
Relativamente al rapporto tra le organizzazioni bisogna mettere in luce alcuni aspetti importanti. Esso non è basato sull'uguaglianza e sulla giustizia, infatti le organizzazioni più forti numericamente ( partiti e sindacati ) tendono a prevalere. In secondo luogo le singole organizzazioni pur unendosi per una finalità comune non riescono a interagire costruttivamente. Voglio dire che prevale lo spirito di parrocchia, ogni organizzazione partecipa a percorsi politici con altre strutture per rafforzarsi e crescere numericamente e non per mettere in atto processi collettivi di trasformazione della realtà. Il Social Forum può essere un esempio valido per concretizzare tale discorso.
L'espressione "Movimento dei movimenti" che viene utilizzata per identificare quella realtà non mi sembra appropriata. Si può definire movimento un processo politico che si sviluppa dal basso (scuole, luoghi di lavoro, quartieri ) e mette in discussione l'organizzazione politica, sociale, economica esistente cercando di discutere un'alternativa ad essa e di come realizzarla. Non si può dire che il Genova Social Forum e le sue diramazioni locali siano nate così, si sono costituiti come coordinamento di sigle ovvero di realtà già esistenti che hanno cercato di programmare obiettivi comuni. La possibilità che questo coordinamento divenisse movimento si è verificata con la contestazione del G8 di Genova e le mobilitazioni organizzate in quelle giornate. Ma anche quella occasione è sfumata perché i forum locali dopo Genova nonostante fosse aumentata notevolmente l'adesione di singole persone hanno commesso notevoli errori. Invece di garantire la partecipazione di tutti con la democrazia diretta si sono chiusi alla loro destra e sinistra impedendo così un'apertura verso la realtà circostante. Il risultato di questa chiusura è stato la crisi del "Movimento dei movimenti" e l'isolamento dei forum in cui sono rimasti pochi militanti. Voglio dire che il Social Forum sembrerebbe aver al suo interno anime diverse, ma in realtà si è appiattito su una piattaforma riformista che esclude la possibilità di una discussione e collaborazione con la sinistra extraparlamentare e con quella più moderata (D.S. e realtà cattoliche ). Il rischio di questa chiusura è l'elaborazione di un pensiero unico antiliberista, che non ríspecchia minimamente la pluralità di idee e differenze presenti all'interno della sinistra. Per esempio la Tobin Tax che è una delle battaglie del "Movimento dei movimenti" viene criticata da destra perché considerata rivoluzionaria e dall'estrema sinistra perché considerata riformista. ------->>>>

Al di là delle diverse opinioni questa proposta non è stata discussa, intorno ad essa non si è creato dibattito nei forum e fuori di essi. In questo modo i Forum diventano meri esecutori delle campagne stabilite dall'alto ed hanno una funzione esclusivamente organizzativa. A questo punto mi chiedo che differenza c'è tra il Social Forum e un partito? Come si realizza l'autonomia dei Forum locali? Come si manifesta il pluralismo? Mi si risponderà che la differenza con un partito è che il Social Forum è costituito da una pluralità di organizzazioni. Tuttavia la presenza di un pensiero unico antiliberista impedisce il pluralismo e l'autonomia dei Forum. Il Pluralismo del "Movimento dei Movimenti" non riguarda le idee, ma semplicemente i mezzi, gli strumenti e le modalità di lotta. Si tratta di un pluralismo esclusivamente formale e non sostanziale. Quindi il Social Forum è solo una parte del Movimento che si contrappone al neoliberismo e alle sue strutture economiche e politiche. La crisi del Social Forum è avvenuta per la mancanza di democrazia diretta, per la sua burocratizzazione e l'incapacità dei militanti di conquistare spazi di dibattito e agibilità politica. L'unico rimedio possibile per superare questa stagnazione della sinistra italiana oggi, che sembrerebbe avere un volto nuovo, ma si ripropone con vecchie modalità, è conoscere e capire l'Argentina di questi ultimi mesi. In seguito al deterioramento della situazione economica gli argentini hanno cominciato ad incontrarsi agli angoli delle strade per discutere forme efficaci di protesta. In questo modo sono nate assemblee di quartiere che oggi a Buenos Aires sono più di 50 e si coordinano in un'assemblea di Interquartiere. Diversi gli aspetti importanti di tale movimento. Innanzitutto esso è sorto per opera dei ceti medi e del loro rifiuto del Corallito (espropriazione da parte delle banche dei capitali dei piccoli e medi risparmiatori). Dopo breve tempo le discussioni delle assemblee hanno fatto un salto di qualità perché si sono spostate dal Corallito ad una messa in discussione del modello economico e del sistema politico. Contemporaneamente ha cominciato a svilupparsi una collaborazione tra il Movimento delle assemblee e quello dei Piqueteros.
L'aspetto più interessante è il funzionamento delle assemblee che si autogestiscono con la democrazia diretta. Nelle assemblee che funzionano orizzontalmente si stabiliscono i coordinatori, secondo il principio della rotazione si fissano i tempi prestabiliti per parlare. Tutti possono parlare, è possibile sentire il cittadino di quartiere senza esperienza di partecipazione politica, il militante di sinistra che ripete i discorsi di partito, l'egregio fascista che esprime tutto il suo orgoglio nazionalista, e a volte qualche discorso libertario. Ogni assemblea è autonoma e si coordina con le altre nell'assemblea d'Interquartiere secondo un'organizzazione federalista e non centralizzata. Nell'assemblea d'Interquartiere ogni proposta ha uguale valore rispetto alle altre. In questo modo si realizza un reale confronto di idee, pensieri diversi, un dibattito politico interessante in cui nulla viene dato per scontato. Soprattutto gli argentini sono consapevoli di poter contare solo su se stessi e di dover agire fuori e contro le istituzioni. La sfiducia si manifesta anche contro i partiti di sinistra, che si sono interessati più alle beghe di potere che non ai bisogni della gente. La sinistra italiana dovrebbe prendere esempio dall'Argentina e costruire una rete pluralista che con un funzionamento democratico e orizzontale renda possibile uno scambio politico e un dibattito a più voci, coinvolgendo la gente comune (studenti, lavoratori, disoccupati). La democrazia diretta e l'autogestione sono gli unici strumenti che ci possono permettere di cominciare a riflettere su un altro tipo società e di economia , nella consapevolezza che un altro mondo è possibile solo se costruiamo un altro sistema sociale ed economico.

Lorenza

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