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INDICE - IL SALE N.°16

PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI E' GIUSTO! MA PER FARE CHE ? IN DIFESA DI CHI ?

QUESTA TERRA E' LA NOSTRA TERRA: FERMIAMO IL 3° TRAFORO

L'ANGOLO DELLA POST@

IL GRANDE RIFIUTO

GLI EREDI DI MUSSOLINI ED ALMIRANTE A.N.: IL FASCISMO DISCRETO DELLA BORGHESIA

STORIE DI ORDINARIA SOPRAFFAZIONE: AGIP - OIL E LA NAZIONE HUAORAMI

L'ANGOLO DEI PROVERBI

GABBIANI ALCIONI

AKAKON O AKAKON

ARGENTINA: NON E' CHE L'INIZIO

COMUNICATO STAMPA


PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI E' GIUSTO! MA
PER FARE CHE? IN DIFESA DI CHI?
di Antonio Mucci

La CGIL ha convocato una manifestazione nazionale a Roma per il 23 marzo in difesa dell'Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Per lo stesso motivo ha proclamato uno sciopero generale nazionale, per ora stabilito in data 5 Aprile, anche se la data definitiva deve essere concordata con la CISL e la
UIL, che però condividono con la CGIL la necessità di
indire lo sciopero generale .
Oggi c'è stato un attentato contro l'economista Marco Biagi, che è stato ammazzato a Bologna.
Indipendentemente dalla connotazione politica degli
attentatori, io credo che oggettivamente tale attentato sia diretto contro la Manifestazione del 23 marzo e lo sciopero del 5 aprile, ed in difesa del Governo Berlusconi. Bisognerà vedere come si svilupperà questo "braccio di ferro".
Le manifestazioni di protesta indette dai Sindacati di fatto sono indirizzate contro il Governo Berlusconi che vuole cambiared l'art. 18 introducendo la piena libertà di licenziamento da parte del padronato.
Berlusconi sta cercando di smantellare lo Statuto dei
Lavoratori con quietato con le lotte degli anni '70, così come hanno fatto i Governi precedenti con le altre conquiste tipo la "Scuola aperta a tutti", la "Sanità di massa", ecc. Praticamente il Potere in Italia sta effettuando un Colpo di Stato a tappe.
Protestare contro il Governo Berlusconi è giusto, anzi
giustissimo, non solo per le nefandezze che fa ma anche perf quello che non fa, lasciando il Paese pieno di problemi di tutti i generi, che aumentano costantemente. Però il problema si pone quando alla protesta si da di fatto l'obiettivo di buttare giù il Governo attuale per sostituirlo con uno di
Centro-sinistra. In questo modo io penso che si corra il rischio di ripetere una esperienza inutile e dannosa come è stata quella avvenuta nel 1994, quando si è fatto cadere il Governo Berlusconi con una manifestazione a Roma di 1.500.000 persone sul problema delle pensioni. Tale Governo è stato poi sostituito da uno dell'Ulivo che ha
apportato delle modifiche all'Istituto delle Pensioni
peggiori di quelle proposte dallo stesso Berlusconi.
Quindi a che cosa è servita quella lotta? Io penso a niente, è stata una delusione in più , anzi il popolo ci ha rimesso, mentre gli unici che ci hanno guadagnato sono stati i dirigenti dei partiti dell'Ulivo, quindi alla fine è servita soltanto per
tutelare i loro interessi.
Vogliamo ripetere la stessa esperienza negativa?
Ognuno è libero di fare ciò che vuole ed è responsabile di ciò che fa, visto che siamo tutti maggiorenni e persone in grado di intendere e di volere. Anche se io credo che avremmo
l'obbligo di imparare dalle esperienze fatte.
Se si segue il copione del 1994, ed a me sembra proprio di sì, anche se spero di sbagliarmi, una forte mobilitazione di piazza dovrebbe far cadere anche questa volta il Governo
Berlusconi, il che non sarà facile anche se possibile, e ripotare al Governo i rappresentanti del Centro-sinistra, i quali faranno loro stessi le modifiche all'art. 18, come hanno fatto con le
pensioni, e introdurranno la libertà di licenziare da parte del padronato. Le leggi del mercato del lavoro e del sistema capitalista esigono, in questo momento storico, tali provvedimenti e chiunque vada al Governo non può fare
diversamente. Per questo motivo io non sono un sostenitore delloa sinistra e credo che

SINISTRA E DESTRA SIANO
SOSTANZIALMENTE UGUALI..

Credoche non abbia senso ripetere ancora una volta una maxi-manifestazione nazionale con centinaia di migliaia di persone che sfilano. In Italia se ne sono fatte tante e mi danno
l'impressione di grandi "processioni", cioè di un rito che si ripete sempre uguale nello spazio e nel tempo.
Probabilmente mi sbaglio ma io penso che ci sia bisogno di un salto di qualità nelle lotte. Non si può continuare a DELEGARE gli altri per risolvere i propri problemi. Questo principio vale sia a livello di organizza/ione che individuale. Non si possono seguitare a fare proteste e pressioni sulle
Istituzioni affinchè esse facciano ciò che è necessario per noi.. Bisogna comprendere, viste le tante esperienze fatte, che il Potere è una macchina sorda muta e cieca alle necessità della gente. Io penso che si dovrebbe acquisire questa realtà come un dato di fatto immutabile, cioè smettere di sperare nei
"miracoli politici".
Se vogliamo la stabilità di impiego, cioè l'impossibilità di essere licenziati a "capriccio" dal padrone, di qualsiasi colore esso sia e sotto qualsiasi forma si presenti, sarebbe
necessaria l'autogestione nei posti di lavoro in modo che a stabilire se un lavoratore debba essere licenziato o meno dovrebbe essere l'Assemblea dei lavoratori e non il dirigente o il padrone. In questo modo si tutelerebbe realmente e si
estenderebbe l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori a tutte le realtà lavorative. Questo è impossibile? Questo è utopia? Che sia impossibile nel presente ne sono convinto anch'io, date le
condizioni sociali e politiche di oggi, però è possibilissimo
discuterne e cominciare a dare dei piccoli esempi. Che sia un'utopia, cioè impossibile anche nel futuro, questo però non lo credo. Mentre sono pienamente convinto che l'attuale società capitalista non risolverà mai i problemi dei lavoratori né nel presente né nel futuro. Sperare in essa vuoi dire
credere in un'utopia. Effettuare uno sciopero generale contro il Governo Berlusconi, lo ripeto, va più che bene, se lo merita senz'alerò, però la giornata di sciopero deve essere usata all'interno del posto di lavoro, come una giornata di autogestione, discutendo tra lavoratori come deve funzionare il posto di lavoro in funzione dei propri interessi e per il bene della popolazione, non a beneficio del profitto dei padroni.
In questo modo

LA GIORNATA DI PROTESTA SI POTREBBE TRASFORMARE IN UNA GIORNATA DELL'AUTOGESTIONE,

cioè nell'attuazione di questo punto programmatico, di cui
tutti parlano ma che nessuno applica.
Così i lavoratori difenderebbero i loro reali
interessi, diversamente tale protesta servirà a
difendere gli interessi dei gruppi dirigenti dei
sindacati confederali e dei partiti di
centro-sinistra. A questo punto non so nemmeno se-vaie
la pena di fare sciopero. 19 marzo 2002.


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QUESTA TERRA E' LA NOSTRA TERRA: FERMIAMO IL 3° TRAFORO

II Partito del Sud, Associazione Duesicilie, sottoscrive in pieno l'appello che denuncia le catastrofiche conseguenze ambientali del terzo traforo: da sole sono già sufficienti per sollevare l'indignazione di qualsiasi persona di buon senso.
Tuttavia, ci sono ancora altre ragioni per opporsi a questo progetto, che non tutti hanno il coraggio di denunciare.
Il traforo è fratello gemello del ponte sullo stretto e di innumerevoli altre grandi opere realizzate dai vari governi che si sono succeduti: fingono di costruire opere di prim'ordine per il SUD, in realtà arricchiscono le ditte del nord. Vi siete chiesti chi costruirà il traforo? La parte del Icone la farà la
ditta Rocksoil del ministro Lunari, di Parma. Gli Abruzzesi saranno chiamati solo come operai al nero delle piccole ditte subappaltatrici impiegate per i lavori peggiori. A traforo ultimato, poi, la ricerca applicata, finanziata
dalle grandi multinazionali, potrà sfruttare i laboratori realizzati.Gli Abruzzesi saranno impiegati
proficuamente nelle ditte di pulizia, servizio mensa
(mensa della Camst, Lega Coop, probabilmente). Sapete
quanto si prevede che costerà il traforo? La stima minima per i primi lavori è di 110 miliardi, l'equivalente di 20 medie industrie con annessi servizi, insomma, costa quanto una zona industriale e quanto rende per la nostra gente? A noi basterebbe la metà di quanto vogliono spendere per il traforo,
potremmo costruire la zona industriale e poi restituire quanto ci hanno dato, anche con gli interessi. Ma non illudetevi, non ci daranno niente del genere, neanche a queste condizioni.Per cambiare le cose dobbiamo iniziare a fare da soli, a non
chiedere niente, ad autorganizzarci per un futuro diverso.

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APPELLO PER LA
MANIFESTAZIONE CITTADINA CONTRO IL TERZO TRAFORO DEL
GRAN SASSO L'AQUILA - SABATO 2 MARZO 2002

Esiste un movimento che oltre a porsi l'obiettivo della tutela di un ambiente e di una montagna vitale per l'acqua di tutti, vuole trasmettere un segnale inequivocabile per una società fatta di cultura, storia e tradizioni, che non può più consentire
progetti devastanti come l'ampliamento dei laboratori
dell'Istituto di Fisica nucleare e la conseguente realizzazione della terza galleria sotto il Gran Sasso.Al movimento contro il terzo traforo non appartengono le ipocrisie che caratterizzano le forze politiche aquilane, come testimonia il voto favorevole
di tutti i consiglieri comunali, anche di quelli del centro sinistra, che si sono posti in controtendenza con le posizioni assunte a livello regionale. Siamo cittadini che si oppongono radicalmente alla realizzazione del terzo traforo, perché funzionale al potere economico e politico ncoliberista. La nostra lotta è sincera e rimane fuori dagli opportunismi eli
gestione del potere.
La volontà di chi spinge per il terzo traforo non è di
aumentare la sicurezza dei laboratori sotterranei, ma di arrivare ad un loro ampliamento. Sono previste, infatti, due nuove sale che si aggiungono alle tre già esistenti. Secondo noi non ha molto senso parlare di sicurezza finché continuano esperimenti che utilizzano sostanze chimiche, in quantità massicce e altamente pericolose (cloruro di gallio, pseudocumene, germanio arricchito, gas e liquidi criogenici). Crediamo che la ricerca scientifica possa essere uno strumento utile per migliorare le condizioni materiali e sociali
dell'intera umanità, ma la condanniamo se è utilizzata
per gli interessi di pochi e se si ritorce contro la natura e contro la dignità dei popoli. L'Acqua da bere e l'aria da respirare non sono inesauribili,dovrebbero essere beni liberi e accessibili a tutti e valgono molto di più dei neutrini studiati nei laboratori e dell'asfalto.
Il terzo traforo non porterà occupazione e sviluppo nel nostro territorio: servirà solo ad arricchire le imprese appaltatnci, ad aumentare i profitti delle multinazionali che sfruttano la ricerca, a far guadagnare qualche voto ai politici locali grazie ad
un facile consenso. Noi crediamo che non sia così scontato il consenso degli aquilani a questo nuovo scempio. Abbiamo iniziato un percorso di lotta territoriale che vedrà il 2 marzo come un momento di occasione per allargare il movimento di opposizione contro la realizzazione del terzo traforo e
l'ampliamento elei laboratori.
La manifestazione è indetta da: COMITATO NO WTO -
COLLETTIVO AUTONOMO CAVALLO PAZZO COLLETTIVO STUDENTESCO - RIFONDAZIONE COMUNISTA
Prime adesioni: Abruzzo Social Forum - Attac AQ - WWF AQ - Ass. Le Due Sicilie - Calaggi Artegianata - Ass. E. Co. Febio

Questo Appello è stato posto all'attenzione da Ezio del Comitato No WTO

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L'angolo della post@

ZERO IN CONDOTTA on line

Sono finalmente usciti:

AFRICA RIBELLE - società sen/a slalo, le prospettive libertarie di Sani Mbah ed I.E.Igarìwey, pag. 96, Euro 7,00 ...sono molti gli argomenti trattali in questo libro: dagli elementi libertarì presenti nelle società tradizionali africane al comunalismo, dallo sviluppo economico e politico agli effetti del colonialismo, dall'istaurarsi del socialismo di slato al suo generale fallimento, dalli lotte di liberazione nazionale ai conflitti tribali, dal permanere di condizioni negative per lo sviluppo di un socialismo
autenticamente umanitario ed egualitario alle prospettive odierne dell'anarchismo. Un libro fondamentale per la conoscenza del giovane movimento africano scritto da due esponenti della nigeriana Awaraness League, aderente all'Associazione Internazionale dei Lavoratori e partecipe alle lolle di resistenza alla dittatura militare che per anni ha dominato il paese...

LA MEMORIA TRADITA - l'estrema destra da Salò a Forza Nuova di Mario Coglitore e Claudia Cemigoi, pag 186,
Euro 12,00 ...nelle vicende cinquantennali della Repubblica italiana i cosiddetti neofascisti sono stati molto più che una linea di semplice continuità rispetto all'esperienza del ventennio mussoliniano e degli ultimi fuochi rapidamente spenti di Salò...il
lavoro degli autori indaga su rotture e discontinuità nel tentativo di fornire una visione d'insieme di gruppi e organizzazioni che hanno rappresentato e continuano a rappresentare una parte consistente della cultura politica e sociale del nostro paese documentandone fatti e misfatti, tracciando percorsi e sollevando omertà...

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Già molte aggressioni ad individui e simboli antirazzisti ed antifascisti indicano come si stia apparecchiando il congresso di AN a Bologna.
Gli anarchici del circolo Bcrneri invitano a partecipare all'assemblea antifascista del 23 marzo, alle ore 14,30 presso i
locali del centro civico di via Faenza 4 per ribadire la cultura e la pratica antifascista, antirazzista ed antiautoritaria nei movimenti di emancipazione sociale.
Respingiamo la prova dei muscoli che gli amanti del manganello stanno esibendo nella nostra città e facciamo sì che
Bologna rimanga conosciuta come una città aperta ai migranti ed agli oppressi del mondo e chiusa a fascisti, razzisti e a
tulli gli oppressori.

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IL GRANDE RIFIUTO
di Marco Tabellione

Solo con un "NO" bello e potente potremmo davvero
liberarci dalle pastoie di questa civiltà. E' una convinzione che molti di noi forse recano dentro dall'adolescenza, una convinzione che col tempo si è offuscata, appesantita dai compromessi e dalle necessità della vita di società a cui quasi tutti sono costretti a soggiacere. Una convinzione, del resto,
quasi resa scopertamente ingenua e infantile da una maturazione che molti pretendono essere la vera evoluzione dell'individuo, un crescere che con l'acquisizione eli quello che chiamiamo "buon senso" dovrebbe a ragione costringere quella convinzione ad assopirsi, rientrare nei ranghi e azzittirsi. Eppure può accadere che, nel pieno della maturità, quando
finalmente si è riusciti a metabolizzare la fatidica frase "questa è la vita", ci si trovi a ripensarla quella convinzione, come un cruccio che rigurgita ogni volta dall'anima, come un rimpianto mai sopito.
Il fatto è che, all'improvviso, si comprende che la vita è una e che forse non ci verranno date altre possibilità, che questa comunque è l'unica occasione che avremo per essere liberi e per vivere pienamente, e che di colpo diventa impossibile, oltre che profondamente ingiusto, vivere facendo finta di
niente. In questi momenti di riflessione profonda si giunge a scoprire che gran parte del benessere che la nostra civiltà ci offre non è affatto un benessere, e che comunque qualcuno, che spesso risulta anonimo perché effetto sommativo di tutti i poteri in gioco, sta prendendoci in giro, ci sta rubando la parte migliore della nostra vita. Considerazioni ed
esasperazioni quest'ultime che finiscono per creare in
noi il desiderio di un rifiuto totale, una utopica negazione delle opportunità consumistiche della nostra società occidentale.
Non è da escludere che la nascita elei nuovi movimenti
di opinione e protesta, sia i gruppi spontanei dei NoGlobal, sia gli affiliati ai cosi detti girotondi sia tutte le altre espressioni tli dissenso che formicolano in giro per l'Italia e per il monelo,
nasca da sentimenti molti simili a questa rediviva
insofferenza aelolescenziale. Il senso di una felicità
che sembra perduta, l'innocenza delle vite primitive e infantili, lo spreco e la complicazione radicale che caratterizzano le nostre esistenze all'interno delle logiche consumistiche, tutto questo sembra aver raggiunto il limite della sopportabilità. Quand'è che la nostra organizzazione sociale smetterà di pretendersi razionale ed efficiente e si accorgerà delle
contraddizioni radicali che la dilacerano, e del
fondamento incredibilmente irrazionale che la ispira?
La razionalità che da sempre ha preteso di dominare e
caratterizzare i sistemi occidentali, si rivela essere un inganno e mostra invece il capo grottesco del suo contrario: l'irrazionalità. E' questa, purtroppo, una verità che avremmo voluto non dimostrare. Ma basta soffermarsi ad analizzare la vita di una città per accorgersi di quanto sia disseminata di prove inconfutabili a riguardo. Si pensi al traffico, per
esempio. L'automobile è stata inventata per rendere più veloci gli spostamenti degli uomini, eppure in una città la condizione del traffico è tale che il movimento per mezzo delle auto risulta più impacciato e lento di quello di una bicicletta. Così ciò che avrebbe dovuto migliorare la condizione umana, l'automobile, finisce per peggiorarla, creando per giunta degli stress di non poco conto.
Una ricerca che sembrava più che razionale, quella della velocizzazione dello spostamento, si trasforma invece in una serie di esperienze irrazionali e disastrose.
Ciò che poi maggiormente sorprende, è che uno degli
strumenti principi dell'era industriale e meccanica,
l'automobile, da annoverarsi sicuramente fra i simboli
del nostro progresso, si rivela essere uno strumento foriero di forme di inciviltà. Non è difficile notare l'aggressività che gli automobilisti di solito dimostrano fra di essi, quasi che l'essere al volante, e dunque separati da un contatto fisico con gli altri,
autorizzi a forme verbali violente in nome di una pretesa infrazione al codice stradale.
Un esempio, se vogliamo banale, con il quale però si vuole ribadire l'incongruenza di fondo dei nostri tempi, del fatto, cioè, che la civiltà non è civile, non è civiltà, in quanto comporta una regressione nell'inciviltà; ed è questa civiltà-incivile, questa inciviltà subdola che finisce per legittimare le infantili forme del rifiuto totale. Dire, poi, in che
cosa consiste il rifiuto globale non è cosa semplice.
Diciamo inanzitutto che questa forma di indolenza nei
confronti della società come è andata evolvendosi nei paesi occidentali, non può e non deve costituirsi come un concreto rifiuto totale. Una simile ortodossia o purezza sarebbe possibile solo in certe forme di eremitismo o vagabondaggio. E1 sicuramente vero che un certo tipo di emarginato, ad esempio il barbone cosciente e consapevole della propria scelta di vita, si configura come il solo e autentico libero, ma è
anche vero che non è pensabile l'estensione a tutta la società di simili atteggiamenti esistenziali. All'uomo integrato, infatti, magari gravato di responsabilità familiari, non si da la possibilità eli rinunciare in foto ai benefici e agli schiavismi della società, sarebbe davvero troppo chiedergli tanto. Però gli resta ugualmente la possibilità di vestire il rifiuto totale come abito mentale, come garanzia contro gli idiotismi dilaganti, come difesa di una libertà individuale che può essere salvata dal compromesso generale dominante.
Il vero rifiuto lo dobbiamo dunque portare dentro di noi, nella nostra mente e nel nostro cuore, perché è lì, purtroppo, nel nostre; cuore e nella nostra anima che il sistema post-industriale ha ipotecato il suo dominio, l'ino a quando avremo il coraggio di rifiutare il paese dei balocchi e i suoi falsi bisogni, anche se saremo comunque costretti a farne uso, fino ad allora potremo dirci salvi e definirci uomini autenticamente liberi, perché in fondo l'aspetto più fondante della libertà è quello che si radica nel profondo delle personalità e della loro originalità, della loro irripetibile individualità.
Esiste un compromesso più deleterio di quello che ci costringe ogni giorno a fare i conti con la società del mercato, con la sua aridità e con la sua inumanità; è il compromesso che deriva dall'accondiscendenza ideologica e mentale, propria di chi ha smesso di essere libero nel cuore e nella
mente. Non c'è dubbio, infatti, che la mancanza di libertà spirituale è la forma più peggiore di schiavitù a cui un uomo possa essere condannato. Per questi motivi, per quanto ci riguarda, cercheremo di mantenere vivo in noi, nel nostro pensiero più profondo, l'idea utopica del rifiuto totale.

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GLI EREDI DI MUSSOLINI ED ALMIRANTE A.N: IL FASCISMO
DISCRETO DELLA BORGHESIA

di Valerio

"L'apologià della guerra di tutti contro tutti nel mercato ha concorso a rendere accettabile la diseguaglianza e l'odio dell'altro, due fondamentali ingredienti della concezione del mondo veicolata dall'estrema destra. Insomma, tanto nei portati istituzionali quanto in quelli ideologici, il
neoliberismo ha preparato il terreno all'estrema destra. Né la crisi economica, né la sua gestione neoliberista avrebbero generato una deriva estremista di destra , se le popolazioni vittime potenziali dell'una e dell'altra avessero trovato, in loro stesse o lì accanto, i mezzi politici per difendersi e imporre un'altra dinamica sociale." (Alain Bihr, "L'avvenire di un passato", BFS/Jaca Book) II fatto che ultimamente a Rovigo Alleanza Nazionale abbia organizzato un convegno sui caduti della Repubblica di Salò proprio nel "Giorno della Memoria" istituito per ricordare le vittime dei lager nazisti, già basterebbe a fotografare l'identità "post-fascista" del partito
di Fini, così come non va considerato mero folclore la
partecipazione dei giovanotti di Alleanza Nazionale alla neonata "Guardia d'onore Benito Mussolini" in servizio davanti alla tomba del duce a Predappio, a fianco di militanti di Forza Nuova e di altri gruppi dell'estrema destra; tutto questo mentre è in discussione il disegno di legge sull'immigrazione - con evidenti caratteri discriminatori di tipo razzista - firmato in coppia da Fini e Bossi.
Infatti, aldilà delle ricorrenti dichiarazioni di Fini tese a legittimare Alleanza Nazionale come un "normale" e moderno partito d'ispirazione liberale legato alla destra democratica europea di Josè Maria Aznar e Giscard-d'Estaing, Alleanza Nazionale rimane a tutti gli effetti l'erede politico del Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, ossia del
partito fascista ricostituito già nel dicembre '46 con
evidenti richiami alla RSI a cui avevano appartenuto sino alla fine i suoi fondatori e dirigenti. Questa continuità non è confermata soltanto dal fatto che Fini è l'uomo designato dallo stesso Almirante per la sua successione, ma dalla
constatazione che il programma politico di AN risulta
del tutto conseguente rispetto a quello portato avanti per decenni dal MSI, in nome di una "pacificazione tra italiani" volta ad equiparare partigiani e fascisti collaboratori dei nazisti, attraverso una sorta di un antistorico quanto ambiguo
abbraccio nazionale. Per tutti gli anni "50, '60 e "70 questo disegno trovò fortissime resistenze da parte delle organizzazioni antifasciste e resistenziali, ma anche dalla base
della sinistra social-comunista e dai gruppi della sinistra rivoluzionaria affermatisi dopo il '68 che dell'antifascismo militante fecero la loro bandiera; in seguito però alla legittimazione fornita prima dal PSI di Craxi negli anni '80 verso il MSI e dalle successive aperture "revisioniste"
operate dai vertici del PdS-DS, per bocca soprattutto di Luciano Violante, nei confronti di AN i "postfascisti" sono entrati nella politica che conta tanto da aver già fatto parte del
primo governo Berlusconi sino ad essere oggi, con una rilevanza elettorale del 12%, parte essenziale e con forte peso politico del governo della Casa delle Libertà. Seppure divisi in diverse correnti, all'interno di AN si ritrovano esponenti e personaggi attraverso cui è praticamente possibile ricostruire l'intero percorso del fascismo italiano; vi è Alessandra
Mussolini, nipote del duce, vi è il ministro Mirko Tremaglia, ex-repubblichino non pentito, vi è uno della vecchia guardia
come Franco Servello, vi sono reduci delle imprese squadristiche degli anni '70 quali Ignazio La Russa, Teodoro Buontempo e il triestino Roberto Menia, vi sono ex-aderenti di Ordine Nuovo quali Guido Maceratini e il ministro Altero
Matteoli, vi sono esponenti della "destra sociale" quali Francesco Storace e Gianni Alemanno, genero di Pino Rauti, ma vi è anche l'eurodeputata Roberta Angelilli, in gioventù simpatizzante di Terza Posizione.
A sottolineare la continuità eli AN, nelle idee e nelle persone, col passato missino ultimamente è stata la stessa componente, reazionaria e anticomunista ma non missina, entrata in AN dopo la "svolta" di Fiuggi, ossia dei vari Gustavo Selva, Domenico Fisichella, Publio Fiori, Gian Paolo Landi di Chiavenna e Gaetano Rebecchini che hanno denunciato pubblicamente "una ri-missinizzazione del partito" (Corriere della Sera, 27 novembre 2001).
Evidentemente, dopo l'ingresso nel centro-destra al governo, alcune opportunistiche prudenze sono state accantonate Publio Fiori, Gian Paolo Landi di Chiavenna e Gaetano
Rebecchini che hanno denunciato pubblicamente "una
ri-missinizzazione del partito" (Corriere della Sera,
27 novembre 2001).
Evidentemente, dopo l'ingresso nel centro-destra al
governo, alcune opportunistiche prudenze sono state
accantonatee molti dentro il partito che non hanno mai rinnegato la propria identità fascista, avvertono il clima favorevole per affermarla, tanto da farsi promotori da Trieste a Ragusa di iniziative di connotazione fortemente nostalgica, quali intitolare vie a Mussolini o ad Almirante, oppure erigere
monumenti a Balbo o a qualche gerarca locale, come
documentato sul numero del 25 gennaio 2002 della
rivista "Diario". Genova: la politica del manganello
Ben più preoccupanti però delle manie "statuarie", nell'ultimo anno si sono dimostrate le consolidate relazioni che AN ha dimostrato di avere con i corpi separati dello Stato, incaricati della repressione sociale, ed in particolare con l'arma dei Carabinieri,nonché con l'inossidabile "picconatore" Francesco
Cossiga, amico di pidduisti e "gladiatori". Infatti, se prima del vertice G8 Fini aveva sibillinamente dichiarato alla stampa che la responsabilità di eventuali scontri in occasione del G8 di Genova andava attribuita ai titolari dell'ordine pubblico e non al potere politico (Corriere della Sera, 1 giugno 2001), nelle fatidiche giornate di luglio proprio mentre celere, finanza e carabinieri caricavano e sparavano contro i manifestanti, nella centrale operativa in prefettura vi era lo stesso Fini e l'onorevole (ed ex-carabiniere) Filippo Ascierto, assieme ad altri deputati di Alleanza Nazionale era presente quel
maledetto venerdì 20 luglio all'interno della sala operativa dei carabinieri di Genova.
Tale personaggio oltre che deputato, ricopre una importante carica all'interno del partito, quale dirigente dei Circoli Sicurezza e Difesa di Alleanza Nazionale.
Vedendo, sul sito di questi Circoli, il loro programma è inevitabile porsi molte domande, dato che vi si può leggere quanto segue: "... alle iniziative del Circolo possono collaborare tanto esponenti delle Forze Armate e delle Forze dell'Ordine con responsabilità di comando quanto semplici militari o poliziotti appassionati della loro professione, tanto rappresentanti delle Associazioni d'Arma quanto esperti e studiosi della materia, tanto titolari di Istituti di Vigilanza quanto rappresentanti delle guardie giurate. Tutti uniti dall'unico spirito di garantire alla nostra comunità nazionale una più ordinata e sicura convivenza civile. (...) Ogni Circolo inoltre intende incoraggiare Alleanza Nazionale a costituire altri Circoli aventi il medesimo scopo in ogni realtà territoriale e quindi realizzare un coordinamento tra tutte queste entità al
fine di offrire al movimento nel suo complesso il più alto grado di competenze professionali nel campo della sicurezza e della difesa. Solo operando così, ciascuno nel proprio ambito, riteniamo che Alleanza Nazionale potrà conseguire l'ambizioso obiettivo che si è posta, e cioè di divenire il vero e grande Partito di tutti gli italiani."
Ma, i motivi di allarme crescono ulteriormente quando,
nell'unico link esterno collegato a tale sito si ritrova l'intero armamentario propagandistico nazi-fascista: dal cannibalismo praticato dai comunisti, ai sacrifici umani praticati dagli ebrei,
alla "verità" sull'Olocausto (che naturalmente è un'invenzione!) ai tristemente noti "Protocolli dei savi anziani di Sion" in comoda versione "zippata" .
Ma tornando a Genova, agli osservatori più attenti, quale certo è Piero Ignazi, non è sfuggito che "L'improvvisa radicalizzazione del conflitto politico ha colto impreparata Forza Italia (...) Il partito di Fini ha così trovato nel 'law and order', cioè in una politica di impiego disinvolto e debordante degli apparati repressivi dello Stato, ben al di là della difesa rigorosa delle istituzioni e dello Stato di diritto, un terreno congeniale (...) Quasi tutti i dirigenti di AN, infatti, sono di provenienza missina e i tre ministri più giovani (Alemanno, Gasparri e io stesso Fini) sono stati dirigenti giovanili ilei MSI
negli anni Settanta. Di esperienza politici, anche e soprattutto di piazza, ne hanno da vendere" (II Sole-24 Ore del 10 agosto 2001)-.

Archivio anti-fascista

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STORIE DI ORDINARIA SOPRAFFAZIONE: AGIP OIL
E LA NAZIONE HUAORANI

di Germana

II termine boicottaggio deriva dal nome del capitano
Charles Boycott, un latifondista inglese famoso nell'Irlanda del 1800 per la sua prepotenza.
Nell'estate del 1880 Boycott mandò i suoi affittuari a
mietere l'orzo, ma invece della paga regolare diede loro molto meno: i contadini si rifiutarono di lavorare e la famiglia Boycott tentò di mietere il raccolto da sola. Dopo poco però si trovarono costretti ad implorare gli affittuari a riprendere il
lavoro e quando la richiesta fu accolta arrivò per tutti loro il foglio di sfratto. La reazione dei contadini fu immediata: decisero di interrompere qualsiasi rapporto con Boycott e la sua famiglia, resistendo agli assalti dei regimenti chiamati dal
capitano; i contadini l'ebbero vinta ed in quest'occasione fu coniato il termine "boicottare" .Il boicottaggio consiste nell'interruzione organizzata e temporanea del'acquisto di uno o più prodotti.
Congiuntamente a campagne di pressione quali invio di
cartoline di protesta all'impresa, articoli su giornali e riviste, diffusione delle informazioni attraverso altri media, il boicottaggio può diventare uno strumento potente capace di costringere le imprese ad abbandonare determinate politiche commerciali e produttive. Il movimento che appoggiò, ad esempio, le vittime dell'incendio all'interno di una fabbrica di
Hong Kong, nel quale 87 operaie trovarono la morte ed
altre e 42 subirono danni permanenti, fu in grado di
mobilitare migliaia di persone in tutto il mondo contro la Chicco-Artsana, obbligando la multinazionale ad accogliere le richieste dei familiaridelle vittime.
La Burger King negli anni Ottanta fu costretta ad
abbondanare i suoi pascoli in Centro America, fermando
temporaneamente il disboscamento selvaggio della regione. Sono in corso importanti battaglie contro la Nestlè, colpevole di esportare massicciamnte nell'Africa sub-sahariana latte in polvere, che facilita l'insorgere della dissenteria, fra i primi
fattori di mortalità infantile; contro la Nike e la Reebok che violano i diritti dei lavoratori (anche bambini) nelle fabbriche del Sud Est asiatico; contro la Mitsubishi, fra le prinicpali responbabili della distruzione della foresta tropicale in Asia
meridionale ed in Sudamerica. Oggi, nella zona amazzonica dell'Ecuador, si sta perpetrando una nuova sopraffazione dei diritti dei popoli indigeni: il consorzio Qleoducto de Crudos Pesados intende realizzare un oleodotto progettato per trasportare il greggio dalle aree dell'amazzonia ecuadoriana a Puerto Esmeralda, sulla costa pacifica, attraversando tutto il Paese. La Banca tedesca Westlandesbank intende concedere un prestito di 900 milioni di doDari al consorzio, mentre la
Banca Nazionale del Lavoro si occuperà della fase di intermediazione, ovvero di piazzare sul mercato i titoli della banca tedesca. Il petrolio arriva dal Parco nazionale Yasuni, foresta vergine amazzonica abitata da popolazioni indigene:
l'oleodotto attravreserà 500 km incontrando decine di faglie sismiche, ben sei vulcani attivi e cinque parchi naturali. Ma non basta. L'estrazione del greggio comporta danni immediati alle economie di sussistenza delle comunità composte da
6000 persone: a sud della zona in questione, dove lavora l'italiana AGIP, fiumi e torrenti sono già inquinati da reflui chimici e greggio, rifiuti tossici e plastica, a cui va sommato l'impoverimento sociale e culturale conseguente ad uno "sviluppo", promesso attraverso posti di lavoro e reddito, che non c'è. La comunità Huaorani ha autorizzato attraverso un contratto firmato nel marzo 2001 la compagnia italiana AGIP alla costruzione di una piattaforma petrolifera, di un oleodotto e all'estrazione del
greggio nella zona nord-orientale di Pastaza: l'azienda dovrà in cambio fornire ad ognuna delle sei comunità, in un'unica consegna, un "bottino" cositutito, tra l'altro, da 50 chili di riso, 50 di zucchero, due cubi di grasso, un sacco di sale, un
fischietto da arbitro, due palloni da calcio, 15 piatti, 15 tazze e un armadio con 200 dollari in medicinali. L'AGIP,inoltre, avrà l'onere di organizzare per la popolazione autoctona un
corso per operatori sanitari e di consegnare una radio, una batteria, un pannello solare e 3.500 dollari per costruire un'aula di una scuola.
All'inizio delle trattative, l'AGIP aveva già in tasca la concessione per lo sfruttamento dell'area da parte del governo nazionale, nonostante che la costituzione ecuadoriana preveda consultazioni preventive riguardo lo sfruttamento delle risorse dei territori alle comunità autoctone: i 2700 indios huaorani non possono più considerarsi padroni ( se mai
lo sono stati) dei 670 mila ettari tra i fiumi Napo e Curaray, dove l'abbondanza della natura permetteva loro di vivere di agricoltura itinerante, caccia e pesca su lotti di terra familiare. Saranno loro i futuri operai degli stabilimenti che nasceranno nella zona? Li vedremo sfilare anche loro, un giorno, come
quelli eli Gela che difendono l'esistenza di fabbriche che, attraverso scelte scellerate, rischiano di mettere a rischio la salute pubblica? E' questo il modello che regaliamo alle future generazioni?
Siamo tutti compiici di questo ingranaggio:
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PUNTA IL DITO CONTRO LA BNL E L'AGIP
SIAMO TUTTI COMPLICI DEI MASSACRI DI OGGI E DI DOMANI!
NESSUNO HA IL DIRUTO DI TINGERSI LE MANI DI BIANCO
MA NON E' MAI TROPPO TARDI PER FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE PERCHE' PRIMA O POI SI INCONTRERÀ CON IL GRIDO DI ALTRI CENTO ED IL RUMORE NELLE LORO TESTE
DIVENTERÀ ASSORDANTE! EL BICHO

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L'ANGOLO DEI PROVERBI


Chi pècure se fa lupe le magne
(Chi pecora si fa, finisce mangiato dal lupo)

A'rlava' la coccie all'àsene se perde lu tempe,
l'acque e lu sapóne
(A lavare la testa all'asino si perdono tempo, acqua e
sapone)

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GABBIANI ALCIONI
di Stelio
Un gabbiano fissato da un D'Annunzio si verbalizza in alcione.
Quando Alceo canta gli alcioni-alkyonos, alz 'in mare', knw'concepisce', egli stesso concepiva mari di vino oinos-oinoz vino specchio dell'uomo . Non vogliamo svilire D'Annunzio, perché poeta minore, molto minore di Alceo ! D'Annunzio è purtroppo anche considerato, da alcuni, poeta-autore avente minore potenza di Omero, di Dante di
Shakespeare e quant* altri . Non potrà risultare il minimo né l'ultimo dei poeti, perché tale posto è stato rivendicato ed occupato e completamente riempito dal grande Catullo anticiceroniano. La vena poetica del D'Annunzio pare celebrare, allora, quasi l'estremo elogio dei nostri alcioni. Non riscopriamo oggigiorno altre poeticizzazioni di questi uccelli: essi sono ormai calati in ambiti diversi. Progresso, dirà alcuno
coinvolto . Progresso confermano altri sconvolti dalle nuove interconnessioni. Diceva uno sconvolto : Io son sconvolto perché volgo il capo altrove, non certo perché stupisco. Non stupisco io del fastidio mostrato da quei che, quando scorgono Alcioni, subito intendono Cosa sussista sotto le loro ali, sotto i loro volteggi: ivi non v'è altro se non discariche e rifiuti maleodoranti. ....................................
(Un'alcione = una alcione. Perciò è apostrofabile con pace dei cattedratici cacasentenze!) Questi alati uccelli, dei nostri ameni lidi civilizzati, sono gli alati presagi ( angelos - angelo - ambasciatore), gli alati angeli di nauseabonde discariche: oggi i gabbiani e gli alcioni sono perciò cacangeli o coproangeli.
Per Alceo i gabbiani sono angeli ( angelos-annunciatore ) nell'etere etilico del buon vino. ................................... Alceo legando vino ed alcioni è un poeta. D'Annunzio è quasi l'ultimo cantore la cui vena poetica lo induce fissare gli alcioni.

Il progresso ci interconnette, anche su internet, con evidenze del tipo: Vedi un alcione? Stai per trovare una cloaca! Vuoi sapere dove buttare la tua spazzatura? Segui il volo di un alcione! (Un'alcione = una alcione. Perciò è apostrofabile con pace dei cattedratici cacasentenze!)

Questi alati uccelli, dei nostri ameni lidi civilizzazti, sono gli alati presagi (angelos-angelo-ambasciatore), gli alati angeli di nauseabonde discariche:oggi i gabbiani e gli alcioni sono perciò cacangeli o coprangeli. Per Alceo i gabbiani sono angeli (angelos-annunciatore) nell'etere etilico del buon vino. D'Annunzio pare esser stato l'ultimo a disturbare il volo degli estremi muti angeli. Il progresso ci ha reso e continua a renderci nuove cacangelate. ......................................
Auguri, buon auspicio, bonis avibus scrive il nostro Ovidio nei suoi Fasti e mai credo avrebbe delegato annunciazione
dannunziane di alcioni strani.
Bonis avibus ..... dicevano gli antichi non sapendo che detti rettili sono oggi cacangeli presagi di miasmatiche
coopresenze o coopresenze miasmatiche :
CIVILIZZATI. Sono rettili alati, dalle ali ormai acarpiche di industriali forniture di obsolete penne ! Sono animali civilizzati che i vigili cittadini ed i Vigili Urbani han reso bestie protette: e ciò vuoi dire che sono da non offendere tìsicamente ( spero ! ) . ........................................
Alcione anche da Alki-onos 'forte asino' , magari asino selvatico : selvatico-naturale . Alcioneo è anche il gigante che aveva il potere di resuscitare, Eracle glielo tolse . Gabriele-'angelo', Annunzio-'angelo' .......
tra antico annunciatore e moderno missionato.

AKAKON

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AKAKON O

AKAKON

Perché questo nome, perché rivivificare una voce greca
eppure antica e disueta ? Forse anche perché Leopardi
intendeva che le parole...... :

Nelle PAROLE si schiudono e quasi si
legano le IDEE,
come negli anelli le gemme,
anzi s'incarnano come l'anima nel corpo,
facendo seco loro come una persona, in modo che le
IDEE sono inseparabili
dalle PAROLE, sfuggono all'intelletto ed alla
concezione,
e non si ravvivano,
come accadrebbe all'animo nostro
disgiunto dal corpo.

Non è un sonetto, né un canto leopardiano. E' parte di una prosaica pagina dello Zibaldone. E' bastato variare i rimandi, è bastato solo proporre i rimandi in coincidenza delle virgole, per scoprire quanto proposto .
Akakon è dunque voce greca, antica, Esiodo la usa nella sua Cosmogonia. Esiodo ci narra di Prometeo e, con affetto, presenta l'apologo di questo grande eroe.
Qual'è l'aggettivo che accompagna e qualifica chi osò
sfidare gli dei, rubare loro il fuoco per renderlo agli umani ? Quale epiteto fu inteso da Esiodo il migliore onde affiancarlo a tanto personaggio ? Il poeta greco sceglie "Colui che ha i torti pensieri " o anchilometes, poi ancora Acacheta 'che non fa male' .
Dalla negazione di una negatività, non cattivo, ecco
fuoriuscire tutta la potenza caratterizzante di Prometeo. Oggigiorno la mentalità omogeneizzata alla nostra società clericale è solita esprimersi diversamente . Dal presupposto tutto ieratico di un Sommo-Bene ecco sciorinarsi vina sequela di scalini, Bene-grande, Bene-medio, Bene-mediocre: una linearità di voci degradanti, degradanti fino al Male-Peggiore

al Pessimo-sprofondato nel Maligno .
Ma Sommo-Bene è pure un concetto, un presupposto privo di riferimenti e/o gius tifiaz ioni antecedenti.
In questa nuova scala gerarchica ecco che i linguisti clericali traslano un pagano Acacheta nel clericale "Benevolo"
Benevolo, buono, ottimo ............. positività Acacheta è ed esprime invece una negazione di pericolosità-cattiveria . Giordano Bruno, che per alcuni suoi scritti e proposizioni venne arso dai clericali del suo tempo, usa anche lui una locuzione del tipo : "porgi orecchio al mio dir non fallace "
.Bruno non sostiene la positività del suo dire, nel quale crede fermissimamente, egli si propone quale propulsore di teorie e di forme di vita l'ascolto delle quali non è ingannevole. "Non esser falso" è consimile a "Non essere cattivo" ; mentre "Veritiero" e "Benevolo" sono in alcuna armonia con altri contesti qualificativi. ...........................................................................................
I nostri Alcioni, di cui sopra, sono perciò rivisitati ed intuiti secondo sensazioni nostre, direttamente sentite . Che un colle di Francavilla sia "oscurato" dal volo di volatili marini è cosa
riscopribile da molti, basta attendere alcune ore della sera e constatare. Che uccelli marini volteggiano su di un colle perché sulle di lui falde viene scaricato il rifiuto della cittadina adiacente è cosa altrettanto riscopribile. Cosi ancora quando gli Alcioni, moltissimi, scelgono poi di oziare alla foce dell'Alento, molti altri pianamente ammettono che
l'inquinamento fluviale è pari all'oscurità delle acque di questo fiumiciattolo.
La stessa legalità non è offesa da noi se il "nostro" Vate non ha la potenza di suscitare in noi entusiasmi di alcuna natura allorquando decanta-1 ( o decanta-2 ) i suoi alcioni ...... . Anzi rammentiamo V. Monti che a proposito dell'Iliade del Ceniti ( del figlio di Pelea le smanie .... ) ebbe a scrivere:
e he Dio perdoni a chi se le gusta .


AKAKON .

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ARGENTINA: NON E' CHE L'INIZIO
Questo scritto, presentato da I/aria Del Biondo, è parte dell'articolo di Tifano Bagaro/o pubblicato sulla rivista "Proposta - per la rifondanone comunista" - n. 32 del gennaio 2002- Nel Paese latino americano si è aperto un processo rivoluzionario che va approfondendosi, anche se, in queste prime settimane di gennaio, in modi meno spettacolari e concentrati e più diffusi e molecolari rispetto agli avvenimenti straordinari degli ultimi giorni di dicembre. Non sono affatto cessate le manifestazioni di piazza (casomai la copertura
giornalistica da parte dei media italiani), che anzi si ripetono quotidianamente in ogni quartiere della capitale e in ogni centro grande e piccolo del Paese, davanti alle banche, alla
Corte Suprema, alle fabbriche chiuse, ai palazzi dei governatori provinciali ecc.
Lo sviluppo più interessante e promettente sembra essere il movimento delle "assemblee popolari" che stanno formandosi nei barrios di Buenos Aires (dove questi organismi già si
contano a decine) e nel resto del Paese, sia per iniziativa spontanea sia, più spesso, per impulso delle organizzazioni della sinistra politica e sindacale, con una partecipazione di
massa incredibile (migliaia e migliaia di persone che si riuniscono spesso all'aperto: in questo momento nell'emisfero sud c'è la stagione estiva), che discutono - e votano democraticamente, a differenza di quel che avviene in molti social forum qui da noi - le rivendicazioni e i modi di portarle avanti, il coordinamento delle azioni di lotta, come affrontare i
problemi della sopravvivenza quotidiana di migliaia di
persone che si ritrovano senza lavoro, senza un reddito, senza prospettive. Stanno nascendo, in altre parole, degli organismi che sono potenziali soviet; sta cioè muovendo i primi passi un embrione di dualismo di potere, che comincia ad essere percepito come tale dai settori più politicizzati e consapevoli
delle masse. Per lo sviluppo futuro del movimento delle assemblee popolari, e in ultima analisi della rivoluzione argentina, sarà molto importante che queste strutture riescano da un lato a integrare i più vasti settori sfruttati e dall'altro a coordinarsi e unificarsi su scala locale, provinciale e nazionale.
E' una dinamica che è già in atto nella capitale, dove si annuncia la costituzione di una "asamblea interbarrial" di tutti i quartieri.

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COMUNICATO STAMPA

IL WWF: E' ALLARME ROSSO PER IL PROGETTO DI DEVASTAZIONE DEL PARCO
NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE


II WWF Abruzzo lancia l'allarme per la natura delle montagne del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e per la conservazione delle vette della sua area di protezione esterna. I progetti infrastnitturali che il governo regionale e alcuni comuni vogliono presentare costituiscono una delle più gravi minacce portate negli ultimi decenni alla Natura abruzzese. Un progetto devastante che letteralmente sventrerebbe le più belle montagne del Parco.

Dietro al cosiddetto progetto di "integrazione gomma-fune-ferrovia" contenuto nel DOCUP, documento che destina le risorse ottenute dall'Unione Europea, si cela in realtà un intervento a senso unico, a solo vantaggio degli imprenditori della neve che per
l'ennesima volta sarebbero premiati con sostanziose elargizioni di denaro pubblico. E anche questa volta a rimetterci sarà un bene di tutti, la Natura abruzzese ed europea. Il progetto prevede la realizzazione di un vero carosello di piloni per collegare le stazioni sciistiche di Pescasseroli, Scanno, Passo Godi, Roccaraso e Rivisondoli. Purtroppo vi è un piccolo particolare che conferma la gravita del progetto: tra queste stazioni si estende la natura selvaggia del Parco che ci invidia tutto il mondo. Chi sostiene che si tratta di un progetto ambientalmente sostenibile perché devierebbe alcune decine di auto al giorno dalle strade, dovrebbe spiegare come possono essere compatibili con la natura, per fare un solo esempio, gli scavi di tracciati di decine di chilometri con il taglio di boschi secolari. Decine di studi riconoscono l'elevatissimo valore ambientale dell'area. Infatti
sono interessati dal progetto: diversi Siti di Interesse Comunitario, il cuore dell'areale dell'Orso bruno, aree di riproduzione del Lupo e del rarissimo Picchio dorsobianco, siti di presenza di decine di specie vegetali rarissime. Inoltre verrebbe completamente interrotto il Corridoio Ecologico tra Parco d'Abruzzo e Parco Nazionale della Majella con gravissime ripercussioni sulla possibilità per la fauna di espandersi liberamente tra i due parchi.
Ricordiamo che proprio la regione Abruzzo ha ottenuto fondi eruopei per studiare come salvaguardare i corridoi ecologici.

Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo: "Si tratta di un progetto da decine di milioni di euro che ruoterebbe intorno ad un nuovo bacino sciistico con 7 impianti e parcheggi che sancirebbe la completa distruzione del selvaggio e intatto Monte Greco. Solo questo progetto vale la mobilitazione di tutti gli amanti della natura europea, campagna che stiamo
organizzando e che partirà a breve. Intanto mesi fa abbiamo presentato con Pro Natura un esposto all'Unione Europea. Ora vogliono costruirci intorno un vero e proprio scempio alla natura più bella d'Italia.
Chi propone tali devastazioni deve sapere che non può disporre come vuole di un patrimonio naturale unico.
La nostra associazione responsabilmente ha sempre proposto la razionalizzazione dei bacini sciistici esistenti. In cambio abbiamo ottenuto interventi che hanno addirittura stravolto con le ruspe la geografia dei luoghi oppure, come è accaduto nel 2001 a Pescasseroli, hanno determinato il taglio di migliaia di faggi secolari."

INFO: ufficio stampa del WWF Abruzzo

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