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INDICE - IL SALE N.°13-14


SVILUPPO QUANTITATIVO O QUALITATIVO ? di Antonio Mucci

L'angolo della posta

INTERVISTA A LUIGI SANDRI di Max

APPELLO PER ILMOVIMENTO LIBERTARIO ARGENTINO

LA RIVOLUZIONE SUL TERRENO DELLE PAROLE di Marco Tabellione


IL GRILLO PARLANTE di Lino 74

SUBCOMANDANTE MARCOS (presentato da Lorenza Pelagatti)




SVILUPPO QUANTITATIVO O QUALITATIVO?
di Antonio Mucci

Siamo arrivati al 13° numero de "II Sale" ed io vorrei
fare una ipotesi di lavoro futuro.
Penso che il giornale si dovrebbe sviluppare
soprattutto in senso qualitativo, cioè diffondendo i
principi del pluralismo e della democrazia, che sono
alla sua base. Dovremmo fare in modo che questi
principi siano acquisiti da più persone, gruppi ed
organizzazioni possibili. Un auspicio che io mi faccio
è che sorgano vari "H Sale" all'interno delle scuole,
Università, luoghi di lavoro, quartieri ecc. Un altro
elemento importante dello sviluppo qualitativo del
giornale sarebbe il fatto che, noi stessi che lo
facciamo, assimiliamo e sviluppiamo maggiormente
questi principi che hanno una potenza tale che nemmeno
immaginiamo.
Il nostro sviluppo non si può misurare, secondo me, in
forma quantitativa, cioè passando dall'attuale
diffusione di 200 copie a 300 - 500 - 1000 - 10000
-100000 .....Vittoria! Questo sarebbe il progresso di
un giornale di opinione legato ad un gruppo editoriale
con degli interessi economici e politici ben precisi.
Noi non abbiamo nessun interesse né personale né di
gruppo in quanto non ci guadagnarne" niente; piuttosto
ci rimettiamo. Facciamo questo per dare "una penna a
tutti!", cioè per permettere di scrivere ciò che si
pensa a tutti coloro che lo vogliono. Siamo mossi da un sentimento altruista-scientifico, non
caritatevole-religioso. Nel pieno rispetto di coloro che praticano la carità, io penso che anche il nostro
possa essere considerato altruismo anche se operiamo prevalentemente sul piano socio-politico ed il nostro
piccolissimo contributo è rivolto soprattutto a combattere le ingiustizie di questa società. Il giornale io lo vedo come parte ed al servizio della
lotta degli sfruttati, non come un pezzo a sé. Cioè il giornale più che pubblicare articoli e diffonderli non può fare. La lotta di classe o ribellione degli
sfruttati si esprime in tante forme

come le manifestazioni, gli scioperi, le occupazioni,
le assemblee, le sommosse di popolo come è avvenuto il
mese scorso in Argentina,.ecc. Il giornale, come mezzo
di diffusione delle idee, è solo un aspetto di questa
lotta e non può fare miracoli.

Assemblee pluraliste e democratiche


Nella realtà pescarese c'è bisogno di una maggiore
comunicazione tra tutti i settori dell'antagonismo e
tra i cittadini in genere, compresi gli immigrati. Ci
sono tante frontiere visibili ed invisibili che ci
separano. Io penso che H Sale possa contribuire a
sviluppare il pluralismo e la democrazia all'interno
di tale realtà. Per questo motivo credo che 1
obiettivo prossimo del giornale potrebbe essere quello
di farsi promotore di Assemblee-dibattito pluraliste e
democratiche in cui parlano tutti, con parità di
spazio e di tempo, in pieno rispetto e libertà, in cui
gli oratori ufficiali non esistono. Cosi si sarebbe
tutti uguali e le decisioni o non decisioni verrebbero
prese dall'Assemblea, nel caso lo si volesse,
altrimenti l'Assemblea funzionerebbe come un semplice
scambio di opinioni, oppure anche come uno sfogo
personale visto che nella vita, particolannente quella
di oggi, c'è bisogno anche di questo per non
impazzire. Questo è il futuro immediato che io vedo
del giornale: cioè mentre seguitiamo a scrivere
pubblicare e diffondere, dovremmo cercare di
organizzare anche delle Assemblee pubbliche su
argomenti economici-sodali-politici.
Nel caso dovessimo raggiungere
questo obiettivo il cerchio di
diffusione del giornale si
allargherebbe e quindi
aumenterebbe anche la quantità di
diffusione delle copie. Ma
l'importante non sarebbe
l'aumento quantitativo ma la

crescita qualitativa dei principi
pluralisti e democratici, che si
sarebbero estesi anche alle
Assemblee. Magari!

Per raggiungere questi obiettivi ci
vorrebbe un giornale organizzatore
e non di opinione, oppure che
faccia opinione organizzando e
non soltanto con la polemica ed il
nozionismo culturale.
oPer questo motivo non dovremmo
cercare lo sviluppo quantitativo ad
ogni costo, come fine, ma
soprattutto quello qualitativo
cominciando con il far rimanere il
giornale fedele ai propri principi.
Questo è l'elemento più
importante in assoluto per noi Poi
viene la sua continuità nella
pubblicazione. Gli altri problemi
formali ..come la grafica, pur
essendo importanti, sono
secondari rispetto ai primi.
Noi non abbiamo bisogno di soldi
attualmente. Se viene uno e ci
regala 10 milioni di lire ci fa un
danno più che un bene. Ci mette
dei problemi perché non
sapremmo che fame (a parte quello
di andarceli a mangiare.... )
Noi abbiamo bisogno di estendere
ad altri questi principi e di
approfondirli noi. Vorremmo che
altre persone ancora scrivessero e
collaborassero con noi Questo è il
vero aiuto di cui abbiamo bisogno.
Come ho detto all'inizio, quella che
ho esposto è la mia visione
personale di un eventuale sviluppo
futuro del giornale. Però tutte le
opinioni degli altri sono valide e
rispettabili, anche se divergenti e
possono coesistere benissimo tra
di loro. La diversità non crea
nessun problema quando c'è un
funzionamento basato sulk
democrazia diretta. Anzi k
diversità, cioè il pluralismo, quando
si esprime liberamente permette di
capire ed affrontare meglio le
situazioni. L'Assemblea del
giornale, che è sovrana, decide a
maggioranza tutti i problemi
tecnici, economici ed organizzativi.
Quelli ideologici, i principi ed i
programmi politici non sono
nemmeno sottoposti a votazione in
quanto ognuno è libero di
esprimersi come vuole e di scrivere
ciò che pensa. Credo che sia il
massimo della libertà e della
democrazia che ci possa essere in
un giornale.
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L'angolo della post@


E' Stato aggiornato il sito del "Settimana Rossa" con le pagine "guida" per coloro che volessero partire insieme a noi, venerdì 1 febbraio, ore 22:00 a Bologna Centrale (FS).Per coloro che provengono dalla costa adriatica (sud Ancona, o entroterra) un'altro mini appuntamento è alla stazione di Ancona Centrale, (piazza Rossetti) ore 18:00, per arrivare o Bologna insieme.
A Bologna, si renderà necessaria di certo una assemblea dei partecipanti per decidere alcune cose riguardanti al viaggio (potremmo essere dalle 10 persone in su, non si sanno ' ancora i numeri).Sito del "Settimana Rossa": http://spazioweb.inwind.it/scttimanarossa/ Pagine riguardanti "tecniche" per Monaco: htrp://spazioweb.inwind.it/settimanaro8sa/Monaco2002/info_monaco2002Jitm Da ora fino alla partenza, saranno molto importanti le vostre e-mail, con suggerimenti e segnalazioni. Tutti gli appuntamenti scritti, potranno Gambate, a
seconda delle necessità dei partecipanti che ci segnaleranno i loro problemi per la loro presenza agli appuntamenti previsti!
Oltre al solito aggiornamento del sito, comunichiamo che, domenica 20àHe ore 17,30, presso locali del Centro Studi, in Via Posterma 2 C ajesi, ci sarà la proiezione del film: "Ormale fatta", in ricordo diHorstFantazzini.PREPARIAMO LO SCIOPERO GENERALE DEL 15 FEBBRAIO

Finalmente 1!! Proclamato dai Sindacati di Base lo sciopero generale unitario, nel pubblico e nel privato, per tutta la giornata di
venerdì 15 febbraio.Lo sciopero, innanzitutto è CONTRO LA GUERRA e ha come obiettivo la richiesta dell'immediata
uscita dell'Italia dal conflitto che gli USA stanno scatenando in mezzo mondo.Gli altri obiettivi dello sciopero sono: un salario europeo, l'estenzione dell'alt. 18 alle piccole imprese, la difesa del TFR e altri punti che veranno indicati con precisione nel
telegramma di convocazione (che sari inviato a tutte le realtà alla fine del tentativo di conciliazione previsto per legge).

1' USI-AIT insieme a CUB, RdB, SLAI, Confederazione Cobas, Sincobas, LAB e Unicobas hanno avviato le procedure di raffreddamento relative allo sciopero generale nazionale e la data prevista è il 15 febbraio.Saranno probabilmente previste, oltre a una manifestazione nazionale a Roma, anche mobilitazioni e manifestazioni locali.Per l'USI-AIT, che da quattro mesi ha
lavorato con una costante opera di mediazione tra i sindacati di base, è un importante risultato aver raggiunto l'obiettivo di uno SCIOPERO UNITARIO che pone con forza al centro delle rivendicazioni il problema della guerra.
Tutto questo nel momento in cui il conflitto tende ad allargarsi dall'Afghanistan (ancora duramente colpito e bombardato) ad altre aree della terra (i marines stanno in questi giorni già combattendo nelle foreste delle Filippine e molte altre truppe USA stanno arrivando in quel paese) come la Somalia, l'Iraq, il Sudan, lo Yemen......-......Per preparare anche nelle MARCHE una grossa giornata di sciopero e di mobilitazione, in ogni settore e perì/ i l'intera giornata, per il 15 Febbraio, 1' USI-AIT
invita i sindacati di base, le realtà di base ed autogestite che operano nel territorio e nel sociale, i lavoratori, gli immigrati, i precarii |i disoccupati, gli studenti tutti a mobilitarsi e coordinarsi per questa occasione per dare una risposta forte e decisa o
contro la cultura dello sfruttamento, della guerra e della morte in cui il governo fascista di Berlusconi e l'Ulivo guerrafondaio stanno trascinando il nostro paese.U.S.I.-A.I.T.
Federazione Regionale Marche

Per contatti: U.S.I.-A.I.T. (Unione Sindacale Italiana), Via dalmazia 30. 60126 Ancona ftel-fam 071-32047. email:
careri<g>.libero.irt

Sul sito del "Settimana Rossa" ora si trova la pagina con la pubblicazione dell'ora del "mini" appuntamento per i/le compagni/e marchigiani/e (o costa adriatica). http://3pazioweb.inwind.it/senimanarossa/Monaco2002/da_an.htm

Sul sito ufficiale (wnrnr.buko24.de), invece, ora si possono trovare alcuni consigli (tradotti,; in italiano), a livello legale validi per lo Stato tedesco.Sito web: http://www.buko24.de/nato_ìtalLhtm.
SEMPRE PER REGOLARCI MEGLIO TRA NOI, MANDATE E-MAIL AL NOSTRO
INDIRIZZO (konettivo@inwind.it) PER FARCI SAPERE SE E
IN QUANTI VENITE]
COI I 1
MEZZI PROPOSTI ATTUALMENTE DA NOI (pubblicati sul nostro sito web), !
OPPURE DATECI SUGGERIMENTI, QUESTO PER EVITARE DI PARTIRE !
SENZA SAPERE
DI ESSERE EVENTUALMENTE IN 5 O 1000 PERSONE A presto!


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INTERVISTA a Luigi Sandri
di Max

Giovedì 13 Dicembre 2001 nella sala del lavoro della
CGIL è intervenuto Luigi Sandri, giornalista e
scrittore, per presentare il suo ultimo lavoro "CITTÀ
SANTA E LACERATA. Gerusalemme per Ebrei, Cristiani,
Musulmani", ed. Monti. Sandri ha lavorato all'ufficio
ANSA di Mosca ed è stato corrispondente della stessa
agenzia per Tei Aviv. Il giorno successivo mi sono
recato a casa del mio amico Michele che lo ha ospitato
per fargli questa intervista.
Il sottotitolo del suo libro è: "Gerusalemme per
Ebrei, Cristiani, Musulmani". Ma guardare il conflitto
Àrabo-Israeliano da tre punti di vista diversi non
rischia di far assumere una equidistanza che a sua
volta finisce di far le ragioni del più forte? Questo
è un problema, ma io spero di non essere caduto in
questa trappola. Cercare di dire la situazione da tre
punti di vista non, significa rimanere sull'Olimpo e
non prendere parte. Io credo che bisogna prendere
parte in questo conflitto, prendere parte significa
che bisogna pensare un futuro scioglimento possibile
di questo nodo con un compromesso, perché la pace è un
compromesso. Compromesso significa: primo che deve
essere garantito assolutamente lo stato di Israele
nella sua sicurezza; secondo che si deve creare uno
stato palestinese, non uno stato fantoccio, ma uno
stato vero che abbia una sua possibilità concreta di
sviluppo; terzo che i coloni che abitano negli
insediamenti che lo stato di Israele dal 1967 ha fatto
costruire nella Cisgiordania e a Gaza , devono essere
assolutamente ritirati, perché sono una violazione
della legalità internazionale e sono una sfida
continua ai palestinesi e quarto che Gerusalemme deve
essere una città condivisa cioè capitale dello stato
di Israele e della costituenda Palestina. Questo non
vuoi dire star sopra le parti e dire a ciascuno cosa
deve fare se si vuole la pace. Lo stato di Israele non
può pensare di annettersi la Palestina, questa sarebbe
una ingiustizia storica, ma i gruppi radicali
palestinesi che pensano di cancellare lo stato di
Israele dalla faccia della terra, devono essere domati
perché lo stato di Israele ha il diritto di esistere.
Questa coesistenza fra due stati, uno che c'è e uno
che deve esser creato e con Gerusalemme capitale di
due stati può apparire strana, ma, a mio avviso
necessaria perché altrimenti non ci sarà la pace.
Questo sarebbe certo doloroso per gli uni e per gli
altri per certi aspetti ma porterebbe la pace e la
pace significherebbe benessere per gli uni e per gli
altri, possibilità di vita e di sviluppo. Malgrado le
difficoltà attuali, spero che la saggezza prevalga.
Riguardo alla crisi di questi giorni, non le sembra
che ci sia da parte di Sharon un salto di qualità
rispetto alle precedenti?
La differenza è che si cerca da parte Israeliana, di
minare l'autorità, la credibilità e direi la vita di
Arafat, cioè diventerebbe probabile, a quel che appare
in queste ultimissime ore, l'ipotesi che Arafat venga
esiliato in Tunisia o da qualche altra parte, ma
questo non risolverebbe nessun problema perché i
Palestinesi dovranno pur avere un capo, lui o un
altro, e i problemi da risolvere rimarrebbero gli
stessi. Il precipitare della crisi è da una parte lo
sbocco inevitabile di una situazione di lacerazione
che si è accresciuta di giorno in giorno
soprattutto dal settembre del duemila quando è
cominciata la seconda intifada, cioè la seconda
rivolta palestinese contro l'occupazione israeliana,
ma dall'altra, questo esito potrebbe diventare nella
mente di qualcuno una felice condizione per risolvere
alla radice il problema, cioè i palestinesi sono allo
sbando e quindi lo stato di Israele potrebbe avere,
con questo governo, la tentazione di altre annessioni
o di creare un piccolo statarello tipo San Marino che
sarebbe la futura Palestina. Naturalmente ciò sarebbe
solo apparentemente una soluzione, sarebbe solamente
un palliativo e una cancrena che infine scoppierebbe
rendendo ancora più doloroso e più drammatico questo
problema. Credo che il salto di qualità che si sta
facendo, sia un salto pericolosissimo perché un popolo
come quello palestinese allo sbando, non serve a
nessuno e tanto meno serve allo stato di Israele
questa insicurezza perché al momento da dei vantaggi,
ma alla lunga darebbe dei gravissimi svantaggi.Rispetto alla linea della destra di Sharon, come si
pongono le varie forze politiche e soprattutto il
resto della società?
Bisogna sapere che il governo attuale in Israele è
sostenuto da quello che in italiano si potrebbe
chiamare "Governo di Unità Nazionale". Il partito
della destra guidato da Sharon sta al potere con i
laburisti che fino al febbraio scorso erano al potere
loro con il primo ministro Barak, quindi in questa
situazione le maggiori forze israeliane sono al
governo. Questo semplifica alcune questioni ma ne
complica altre perché ad esempio il partito laburista
è spaccato al suo interno: la maggiorparte del partito
ha accettato questo condominio con la destra ma una
parte, specialmente in questi ultimi giorni, sta
contestando la presenza del partito in questa
coalizione perché dice che in questo modo si tagliano
le radici della loro identità e come partito laburista
stanno facendo un errore storico a partecipare a
questo governo che con mano di ferro domina i
Palestinesi con le incursioni .
Queste incursioni sono
fatte, è vero, per rispondere agli attentati
terroristici, ma è anche vero che, in questi anni e
soprattutto in questi mesi, è continuata la espansione
degli insediamenti che è una continua sfida da
parte israeliana contro i Palestinesi. Molti
Palestinesi dicono, e non senza qualche ragione, che
la causa di tutte le battaglie e di tutta la tensione
che c'è adesso, è l'occupazione israeliana del
territorio. Anche altri partiti minori contestano il
governo da due punti di vista, da una parte
definendolo reazionario, e sono i partiti di sinistra,
dall'alta i partiti che contestano questo governo come
non abbastanza forte con i Palestinesi, quindi al di
là dell'estrema destra. La situazione è molto
complessa, ma, essendoci un governo di unità
nazionale, Sharon non ha problemi, perché in Israele
esiste un parlamento monocamerale di 120 membri e i
due partiti maggiori, con un altro paio, hanno la
maggioranza e non ci sono timori di imboscate, per
questo Sharon è così tranquillo al potere, ma non è
detto che gli eventi che accadono e che sono sempre
più drammatici non pongano problemi alla stabilità di
questo governo.
Quali sono, a suo avviso, le ragioni dell'emersione
del fondamentalismo islamico in Palestina, un paese
che originariamente ha avuto un forte movimento di
liberazione nazionale partito proprio dal basso? Il
fondamentalismo islamico è un problema complesso. Per
parlare della situazione dei tenitori palestinesi
possiamo dire che l'OLP è controllata dalla sua
maggior componente chiamata ai-Fatali la quale, a sua
volta, è controllata da Arafat. Schematizzando un po'
possiamo dire che al-Fatah è un movimento laico che si
basa soprattutto sulla rivendicazione della terra e
della indipendenza dei tenitori Palestinesi per creare
uno stato, ma l'OLP di Arafat fin dal 1993 e stato
contestato da alcuni movimenti Palestinesi, in
particolare da Hamas e Jihad perché l'OLP aveva
accettato gli accordi di Washington. Questa
opposizione derivava da due ragioni, una politica e
una religiosa, quella politica diceva che in questo
modo si accettava l'esistenza dello stato di Israele
mentre questi gruppi radicali negano ad Israele il
diritto di esistere. Quindi essi contestano tutta la
linea OLP che già dal 1988 ma ancor più dal 1991 e poi
dal 1993 ha accettato l'esistenza dello stato di
Israele cambiando la posizione di partenza che nel
1964-65 prevedeva la distruzione dello stato di
Israele II motivo religioso invece affermava che
ammettendo l'esistenza di Israele si è inferto un
colpo anche all'Isiam. Questi movimenti hanno
contestato Arafat soprattutto negli ultimi tempi
perché dicono che la sua politica non ha portato a
nulla e hanno lanciato la parola d'ordine dell'Isiam
per contrastare da una parte l'autorità Palestinese e
dall'altra lo stato Israeliano. Questo fondamentalismo
è cresciuto perché il processo di pace avviato nel
1993, non ha dato i frutti sperati e questa situazione
spinge molta gente ad ascoltare le sirene del
fondamentalismo anche se questo è un grande errore
strategico e politico. Attualmente è ragionevole
sperare nel coinvolgimento della comunità
internazionale per la risoluzione del conflitto?
È possibile sperare, anche se è arduo, perché la
comunità intemazionale deve assumersi le sue
responsabilità. Pochi stati sono stati fondati
daU'ONU, uno di questi è Israele e quindi l'ONU non
può abbandonare questa situazione a se stessa, in
questa spirale che sembra precipitare verso l'abisso.
L'ONU deve assumersi delle responsabilità storiche per
portare i protagonisti alla trattativa. Insieme
all'ONU devono muoversi gli USA che finora sono stati
più attenti alle sollecitudini dello stato di Israele
e molto
meno a quelle palestinesi. Gli USA hanno il dovere morale di essere imparziali perché una pace del piùforte che prendesse i palestinesi per la gola e
lasciasse a loro poche briciole di questo territorio
per il quale essi hanno tanto lottato, sarebbe una
ingiustizia storica inaccettabile, non solo per i
palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e forse per
il mondo intero. Poi c'è l'Unione Europea che deve
interessarsi, c'è la Russia, ci sono gli stati arabi
che confinano con Israele, c'è Israele e l'Autorità
Palestinese, tutti devono fare un passo in più in
questa situazione, chi pensa che il tanto peggio tanto
meglio serva, secondo me fa un errore di valutazione
drammatico. Ma se guardiamo ad un'altra situazione
analoga, cioè al Kuwait occupato dall'Iraq nel 1990,
non le sembra che si siano usati due pesi e due
misure? Questo è quello che dicono sempre i
Palestinesi, cioè il regime irakeno che nel 1990 aveva
occupato l'emirato del Kuwait e non si voleva ritirare
malgrado le varie risoluzioni delle Nazioni Unite, ha
portato alla guerra, cioè l'ONU ha permesso agli Stati
Uniti di attaccare l'Iraq per punirli di questa
invasione. Israele, invece, nonostante la sua
occupazione che dura dal 1967 con tanti insediamenti
che sono adesso circa 170 con 210.000 abitanti nei
tenitori sparsi a pelle di leopardo, viene premiato
per questa violazione della legalità internazionale.
Quindi sono stati usati due pesi e due misure. In
parte questa obiezione è vera.

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APPELLO PER IL MOVIMENTO LIBERTARIO ARGENTINO

Le feroci condizioni di vita imposte ai lavoratori
argentini dalle rapaci politiche delle classi
dirigenti e propnetane e dai loro organismi nazionali
e sovranazionali hanno aperto un nuovo fronte di lotta
dalla caratteristiche insurrezionali in un'area
contrassegnata da sempre da violenze anaproletane, da
dittature militari, da sfruttamento selvaggio.
La nsposta di ampi settori popolari all'ennesima
operazione di saccheggio della ricchezza sociale,
condotta da una classe politica che, al di là delle
differenze di facciata, è profondamente unita nelle
pratiche di corruzione e di espropnazione, non si è
limitata ad una generica protesta, ma si è espressa in
forme radicali di azione diretta spontanea contro i
luoghi del potere politico ed economico, costringendo
le classi dirigenti ad un'affannosa ricerca di una via
d'uscita che non metta in discussione i propri
privilegi e nel contempo divida il movimento di lotta,
ristabilendo il controllo sociale sul territorio.
La violenza della repressione, la discesa in campo dei
gruppi peronisti e fascisti, la ripresa della
propaganda populista, alcuni aggiustamenti a carattere
economico, sono state le prime risposte. Risposte che
difficilmente riusciranno ad arginare la crisi
profonda in cui si dibatte la massa dei lavoratori e
dei disoccupati argentini. In questo contesto
importante e significativo è stato il contributo dei
gruppi anarchici che - raccogliendo l'eredità di
quanti diedero forza ed orientamento al movimento
operaio, sviluppando un movimento anarchico
storicamente tra i più incisivi - da anni lavorano,
tra innumerevoli difficoltà per uno sbocco libertario
alla crisi del paese.
Reduci della lotta alla dittatura militare, giovani
studenti e lavoratori, vecchi militanti
anarcosindacalisti, tutti sono scesi nelle piazze ad
animare e a partecipare al movimento di lotta
spontaneo contro il potere.
Le delegazioni dell'IFA presenti all'incontro di
Parigi del 19 gennaio 2002 (Federazioni Anarchiche di
Bulgaria, Gran Bretagna, penisola iberica -Spagna e
Portogallo -, Italia, di lingua Francese - Belgio e
Francia e dilingua Tedesca) considerano indispensabile
dare un sostegno ali'attività dei compagni e delle
compagne argentine e si impegnano per:
- la solidarietà nei confronti delle vittime
della repressione;
- la diffusione delle informazioni sullo sviluppo del
movimento di lotta e dell'attività dei gruppi
anarchici tramite manifestazioni, pubblicazioni, ecc;
- la raccolta di fondi.
Il processo di impoverimento che ha colpito i settori
popolari del paese ha contemporaneamente colpito il
movimento anarchico, prevalentemente costituito da
salariati, disoccupati, studenti. La carenza di fondi
sta mettendo in discussione l'esistenza di importanti
strutture come librerie,archivi, giornali, case
editrici e la stessa possibilità d'azione dei nostri
compagni.
E se le forze degli anarchici argentini si
indeboliscono,è la stessa lotta al sistema di potere
mondiale che si indebolisce. Non dobbiamo permetterlo.
Le somme raccolte verranno inviate alla
Federazione
Libertana Argentina che aderisce all'Internazionale e
che provvederà alla loro distribuzione.
Il recapito a cui fare riferimento è:
IFA, Casella Postale 1712", 2017° Milano
II conto corrente postale su cui fare il versamento
-
specificando lacausale - è il numero 36529253
intestato a :
Massimo Varengo, Milano.
p.il segretariato dell'IFA (Massimo Yarengo)

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LA RIVOLUZIONE SUL TERRENO DELLE PAROLE
di Marco Tabellìone
Edoardo Sanguineti, a suo tempo fra i protagonisti
della stagione avanguardisrica della poesia italiana
negli anni sessanta, aveva coniato l'accezione con cui
abbiamo voluto intitolare il nostro artìcolo, per
rappresentare le possibilità offerte ad un dibattito
intellettuale che non volesse restare stenle.
L'avanguardia letteraria rappresentava allora la
concretizzazione di una velleità rivoluzionaria che
non potendo attecchire a livello politico e sociale si
accontentava del livello letterario, si accontentava
cioè di essere una rivoluzione affidata esclusivamente
al terreno delle parole. Eppure, volendo ribaltare
l'ipotesi marxista di una sovrastruttura culturale
determinata da una infrastnittura economica, quella
affidata alle parole, e quindi alla divulgazione delle
idee, ci appare, soprattutto oggi, l'unica vera
rivoluzione perseguibile. L'epoca post-modema è stata
purtroppo caratterizzata da un rifiuto netto
dell'ideale e della dimensione intellettuale. Paul
Valery, il celebre poeta post-simbolista francese, si
chiede in un suo libro, Sguardi sul mondo attuale, che
fine ha fatto la spiritualità nella nostra civiltà
post-industriale. La negazione delle velleità
romantiche, la bocciatura dell'idealismo e
dell'utopismo quali disposizioni esistenziali oltreché
intellettuali, sono oggi globali e complete. Il
Romanticismo, quella splendida stagione della civiltà
europea, caratterizzata dal ritorno alla natura e alla
spiritualità, viene oggi liquidato come
sentimentalismo e banalità, dimenticando che le radici
delle avanguardie novecentesche, dagli anni trenta
agli anni sessanta, affondano proprio nell'epoca del
primo Ottocento. Un'epoca in cui i poeti tedeschi e.
inglesi ci parlavano di soggettività, interiorità,
viaggi, sogno, libertà e altri temi che purtroppo sono
oggi affondati nella inutilità della retorica. Certo,
furono proprio i romantici a coniare l'identificazione
di vita e arte, e quindi a rifiutare il distacco tra
cultura e realtà; però furono sempre essi a riservare
al momento idealistico un posto privilegiato tra le
facoltà umane. Ma oggi, oggi che le urgenze economiche
ci fanno dimenticare chi siamo o ci impediscono di
verificarlo, di appurarlo, oggi che la tecnologia da
strumento si è fatta scopo dell'esistenza, oggi che si
può parlare di spiritualità solo alla luce di un
atteggiamento religioso, magari ancora cristiano,
oppure mutuato, come accade sempre più spesso, dalle
osannate religioni orientali, oggi che la libertà di
parola non fa più paura perché tutte le parole sono
asservite all'esigenza mercantilistica che sembra
fagocitare tutto, ebbene oggi parlare di una
rivoluzione che debba muovere il passo da un versante
puramente intellettuale e culturale, vuoi dire senza
dubbio esporre il fianco all'accusa di utopia.
Eppure come potrebbe essere incisiva una simile
rivoluzione, incisiva e duratura, nel momento in cui
si troverebbe ad essere radicata sul versante del
linguaggio e del pensiero. Le parole durano più dei
fatti, è questa la scommessa dell'intellettuale, ma
probabilmente anche la scommessa dell'umanità. La
parola è memoria, riflessione, comunicazione,
progetto, in breve è evoluzione. Attraverso le parole
ci riscattiamo, ci individualizziamo. Cos'è che rende
l'uomo uomo se non il linguaggio, qual è l'incredibile
facoltà che distingue l'uomo, se non il pensiero e il
linguaggio? Certo, anche la natura parla, tutte lecose hanno il proprio linguaggio,
persino le cose mute ricordate da Charles Baudelaire
in una celebre poesia, "Elevazione". Però il
linguaggio umano è un linguaggio dinamico, un
linguaggio che ci proietta in avanti. E' anche vero
che questo continuo proiettarsi dell'uomo, questa
perenne necessità di un progresso nasce dalla
condizione di caduta che caratterizza il genere umano,
una condizione che ci ha visti progressivamente
liberarci dallo stato di natura, dando vita ad una
sorta di dannazione e perdizione. Ma è proprio per
questo motivo, proprio perché ci occorre ancora tanta
strada e tanto progresso per recuperare l'antica
innocenza e l'antica sapienza, proprio per questo
dobbiamo ben scegliere gli strumenti della nostra
evoluzione, e fra questi strumenti le parole, intese
come dimensione culturale, sono insostituibili. Se si
scegliesse finalmente la via delle parole potremmo
giungere a conoscere la prima vera rivoluzione e una
evoluzione che non debba più procedere per strappi e
fratture, ma farsi continua e inarrestabile,
finalmente capace di dare vita ad armonie stabili non
solo fra gli uomini, ma anche fra gli uomini e la
natura, fra gli uomini e alla spiritualità, fra gli
uomini e le cose del mondo. Di due fatti sono
particolarmente convinto: inanzitutto che l'uomo,
volenti o nolenti, sta conoscendo un effettivo
sviluppo. Nonostante le violenze e i soprusi che
ancora caratterizzano le nostre società, si può
affermare con certezza che la nostra civiltà
occidentale merita questo appellativo, è in fondo
autentica, la nostra cioè continua ad essere dopotutto
civiltà. Ma affermo ciò non perché oggi possiamo
organizzare il nostro lavoro su uno schermo e agire su
di lui mediante una tastiera, non. perché abbiamoa
disposizione cellulari che ci consentono di comunicare
a distanza dovunque ci troviamo; non è certo per le
automobili che sfrecciano a duecento all'ora, oppure
per le sofisticate armi che si vedono all'opera nei
teatri di guerra, oppure ancora perché il sistema
economico informatizzato ci consente di spostare
capitali nel giro di pochi secondi, oppure di avere
informazioni da tutto il pianeta. No, non credo che
sia per questo che l'uomo globalizzato del duemila può
considerarsi civilizzato. La civiltà che ci
caratterizza è qualcosa di più sotterraneo; è nei
sistemi democratici che almeno in teoria hanno
soppiantato gli assolutismi del passato; è nella
morale laica che, finalmente liberata dal giogo
cattolico, ha iniziato a fare i conti con la
liberazione sessuale, l'affrancamento della donna, la
libertà di espressione; è infine nella grande verità,
ormai avvertita un po' da tutti, che la fantomatica
uguaglianza tra gli uomini non è altro che
accettazione e rispetto delle diversità. Fermo
restando che per la conquista delle altre due speranze
della rivoluzione francese, la libertà e la
fraternità, c'è ancora molta strada da fare.
Infine il secondo fatto di cui sono altrettanto
convinto è che queste conquiste non sono il frutto né
di guerre, né di azioni politiche, né di scoperte
scientifiche, né di non so che cosa ancora: sono
invece il frutto del dialogo, della circolazione delle
idee, della comunicazione autentica,
quella che sa rispettare l'opinione contraria; sono il
frutto del pluralismo, e, in fin dei conti, il frutto
delle parole, quelle parole a cui il nostro giornale e
i suoi affiliati non smetteranno mai di credere.

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IL GRILLO PARLANTE

di Lino74

REALTA' CAPOVOLTA Discorso di Capodanno di Beppe
Grillo
Auguri anche a lei presidente, auguri di cuore.
L'unico vero presidente è lei, il Presidente della
Repubblica, perché qui siamo pieni di presidenti che
non ce la facciamo più. Cara umanità, esuberi,
flessibilità, risorse umane ogni fine anno ci vediamo
qua e quest'anno mi vedete in una posizione un po'
strana. La posizione è strana perché il mondo è
strano. Io ho una crisi di personalità perché per anni
sono andato avanti a fare monologhi sulla realtà e non
mi ci identificavo mai e pensavo di essere io fuori di
testa, di essere un disadattato. Ma adesso sta
succedendo qualcosa a tutti. Abbiamo un destino che
sarà messo in crisi da tre ometti: le tre B Bush-Bin
Laden e questo ometto che si agita e che si fa
chiamare "il presidente". E' da tutte le parti e in
nessun luogo. Va a Bruxelles e parla ad aforismi. Va
in Belgio e dice "io dare soldi, tu dare cammello". Si
è occupato di tutto, lavora 18 ore al giorno. Questo
povero Dorian Gray che non ce la fa più. Io ho dei
seri problemi. A capire questo mondo, un mondo che sta
andando veramente alla rovescia. Allora non sono io.
Allora può darsi che è la realtà al rovescio e l'unica
cosa diritta sono io. Allora forse ha ragione la Torre
di Pisa! E allora noi che siamo la Patria del Diritto
siamo diventati la patria del rovescio, il diritto si
è rovesciato. Oggi i fuori legge scrivono le leggi, i
malfattori giudicano i giudici e il destino dei
magistrati è nelle mani delle sentenze degli avvocati.
Ci abitueremo a scene incredibili dove il mafioso esce
a faccia in su guardando i fotografi e uscire dal
tribunale e andare via in limusine con la scorta della
polizia e nella via dietro, invece, il giudice esce
con il cappotto tirato su come un mafioso, per non
farsi riconoscere, e infilarsi nella sua tipo che è la
sua, con l'unica scorta possibile che si può
permettere: sua moglie o la sua vecchia zia.... Forse
sono io l'unica cosa diritta (lo studio si capovolge e
Grillo è diritto) Pensate l'Argentina: dieci anni fa
si sentivano gli stessi discorsi che sentiamo noi dal
nostro governo: il libero mercato, il benessere andate
nei supermercati, il futuro è nei supermercati.....
Guardate cosa fanno le culture occidentali, guardate
cosa fanno a Gerusalemme dove vivono 3 culture
differenti: si ammazzano da decenni. Guardate la
pacificata, la tolleranza di un supermercato dove il
massimo che ti può succedere di violenza è scontrare
con il tuo carrellino.
BERLUSCONI
E poi c'è Dorian Gray, che io chiamo così
affettuosamente come nel libro II ritratto di Dorian
Gray di Oscar Wilde dove chi invecchiava era il quadro
e invece lui rimaneva giovane, invece qui abbiamo un
Berlusconi cheè alla rovescia, invecchia lui e
ringiovanisce la sua immagine. Bene, Dorian Gray ha
riformato tutto. Ha fatto la riforma del falso in
bilancio che da oggi in poi si chiamerà "contabilità
creativa", la legge sulle rogatorie. Abbiamo detto ai
giudici svizzeri che sono imprecisi. Se un giudice
svizzero per fare un'indagine ci manda dei documenti
firmati solo in fondo e non timbrati pagina per
pagina, noi glieli rimandiamo indietro perché possono
essere artefatti. Il grande governo che doveva
sburocratizzare il mondo, è diventato il partito di
timbri!

Poi la riforma fiscale:da 200milioni in su pagano 33%,
da 200milionl in giù pagaono il 23%. Faremo la
privatizzazione della sanità. Ai ricchi diremo dica
33, ai poveri dica 23: Robin Hood alla rovescia.
Quindi uno che guadagna 200 milioni pagherà tante
tasse come Dorian Gray che guadagna 300 miliardi
E' strepitoso questo nanetto Dorian Gray fa quello che
può e dice quello che può. "Siamo tutti americani"
come ha detto John Kennedy a Berlino. Dorian Gray è
l'unico che riesce a dire due balle in tre parole. Ma
Kennedy non si è mai sognato di dire quella cosa a
Berlino! Kennedy ha detto "Io sono berlinese" che ha
un altro significato. Ma per Dorian è lo stesso, per
lui le parole hanno un altro significato, lui è
creativo....
SOLIDARIETÀ'
Questa democrazia che arriva da un paese come gli
Stati Uniti, questo paese che ha avuto un dramma
tremendo, per l'amore di Dio, ma se non c'erano le due
torri bisognava inventarsi qualcosa di simile.......
vogliono farci
credere che si tratta di una guerra di religione, la
Guerra Santa, ma si può parlare di Guerra Santa,
Guerra Solidale? La parola solidarietà che senso ha se
sul giornale vediamo delle pubblicità assurde. C'è una
pubblicità della Wella che dice "donna europea e
occidentale vieni da parrucchiere, fatti una messa in
piega per solidarietà, fatti la ceretta per
solidarietà". E' bellissimo il gesto dei parrucchieri,
per l'amor di Dio. Ma che cosa significa? Adesso le
nostre donne penseranno di fare beneficenza quando
vanno a farsi la manicure!
INFORMAZIONE
E allora i media che dovrebbero controllare la
democrazia e il governo e invece è esattamente
l'opposto: è il governo che controlla i media. La
nostra cultura è per contatti televisivi e la poca
cultura che leggiamo sui ' giornali è manipolata. E si
può manipolare con lo spazio: per esempio a proposito
di una manifestazione di 20.000 persone c'è una foto
più grande del testo e nel testo si dice "20.000" in
manifestazione ma nella foto si fanno vedere tre tipi
che rompono delle vetrine. Questa è manipolazione, non
è cambiare i fatti e proporli come si vuole. Si può
manipolare anche con il colore, un testo lo puoi
smentire una immagine no. Il bene viene dipinto a
colori...
GLOBALIZZAZIONE
Parole che non significano
più niente.
Globalizzazione....... Ma la globalizzazione c'è
sempre
stata è stato Cristoforo Colombo il primo
globalizzatore quando ha portato i pomodori di qua. La
globalizzazione è intesa come un fatto naturale, ma
non è di questa globalizzazione di cui stiamo
parlando. La globalizzazione è quella transitiva: chi
globalizza cosa? Un mondo globalizzato che parla
l'inglese, che parla l'americano, è un mondo
americano. Io non so se peggio l'Europa o gli Stati
Uniti, ma quando sento Bossi, che è ministro!!!!!
Bossi è diventato ministro che dice Europa porcaiolo,
uno che si puliva il culo con il Tricolore, l'ho
visto con la bandiera americana che diceva "Europa
forcaiola". Ma quale forcaiola? Sono gli Stati Uniti
che hanno fatto fuori sulla sedia elettrica 120
persone quest'anno! Noi non abbiamo la pena di morte,
Bush è il più grande serial killer della storia. Noi
vogliamo una democrazia dove di 6 milioni 2 sono in
galera e 4 sono agli arresti domiciliari come negli
Stati Uniti?! Dicono che hanno pochi disoccupati: per
forza li arrestano tutti!
GUERRA
E allora le parole è tutto alla rovescia e allora io
credo che ci voglia un segnale di qualcosa. G hanno
fatto credere che questa è una guerra santa: questa è
la guerra del bene contro il male....... Questa è la
guerra dei grassi contro i
magri. Quale terzo mondo? 2 Mondi: i grassi e i magri
Stiamo male tutti e due: noi perché mangiamo troppo,
loro perché non mangiano nulla. La guerra dei grassi:
i grassi bombardano da Smila metri e tirano giù sui
magri delle molotov da 7 tonnellate, che solo menti
malate potevano concepire ma neanche il ministro
alemanno che li tirava da piccolo poteva
concepire una molotov così....... Bombe uccidono i
magri ma nelle tv dei grassi le
morti dei magri non fanno notizia perché sarebbero
notizie anti patnotdche e dicono che i grassi sono
coraggiosi se sganciano da 5mila metri molotov da 7
tonnellate mentre i magri, quelli che si fanno
esplodere, sono dei codardi... Ci vogliono far credere
che questa sia una guerra di religione....... Questa è
un guerra di petrolio:
Nel governo di Bush sono tutti petrolieri. Dovete
sapere che gli Stati Uniti hanno l'l% del petrolio e
consumano il 30% di tutte le riserve del petrolio del
mondo: da qualche parte dovranno andare a prenderlo.
Il Caspio è il regno del petrolio: il 65% di petrolio
è lì e i caspidi consumano solo l'l% di petrolio.....
I grandi americani dovevano
andarselo a prendere. Già a marzo si parlava di guerra
in Afghanistan. H vicedirettore dell'FBI che si
chiamava O' Neill faceva le indagini in Arabia perché
pensava che il terrorismo fosse lì e infatti i fatti
poi gli hanno dato ragione perché su 19 terroristi 15
erano arabi e 4 egiziani e noi cosa facciamo?
Bombardiamo l'Afghanistan. Le indagini di O'Neill
venivano insabbiate dai petrolieri americani Allora
lui si è dimesso e per premio Bush gli ha dato un
bell'ufficio all'82mo piano delle due torri!
"I terroristi vanno combattuti in tutto il
mondo, ovunque siano e i paesi dove vivono devono
essere bombardati" Benissimo, il paese che
deve essere bombardato per primo sono gli Stati
Uniti, perché hanno la scuola di guerra in Geòrgia che
ha creato i più grandi dittatori e torturatori
della storia degli ultimi 50 anni: bande della morte
in Brasile, quelli che hanno ucciso il cardinale
Romero......
come lo hanno chiamato? Non scuola di tortura ma
"Istituto per la cooperazione e sicurezza
dell'emisfero occidentale" come un Cepu, col tutor,
per uccidere e torturare! L'emisfero occidentale è
un'altra parola che si sono inventati gli americani
perché l'occidente è solo un punto di vista politico,
non c'è niente di geografico. Io vedo solo un polo
nord e un polo sud, ma non vedo un polo est e un polo
ovest! Quindi l'occidente dov'è? Dove tramonta il
sole. Sì, ma dove tramonta precisamente? Allora siamo
sempre a occidente di qualcosa che è
occidente. E' una parola che non vuole dire nulla la
cultura occidentale! Un californiano per essere
occidentale va in Giappone, il giapponese va in Cina,
un cinese va in india, l'indiano va in Arabia, l'arabo
va in Africa, e l'Africano? Non va da nessuna parte
perché non sa più dove andare.....
ITALIA IN GUERRA
E la guerra: siamo entrati in guerra attraverso una
manifestazione televisiva di piazza, sembrava il
festival di Sanremo: Andrea Boccili che canta, e poi
arrivano Sofia Loren e Alberto Sordi... Ma come fa a
essere una cosa seria, mancava solo il telegatto.
Ma allora sono io capovolto o sono le cose
capovolte? Allora noi siamo entrati in guerra e il
ministro Ruggero ha detto noi non possiamo fare la
guerra se non abbiamo delle garanzie....
Ha detto cosi' ma vi rendete conto: le garanzie si
hanno in tempo di pace non quando c'è la guerra!!!
Siamo andati in guerra con le nostre tecnologie.
Abbiamo visto il battaglione Tuscania, che è lo stesso
che è andato al G8 per sedare una rivolta. Ma lo
sapete che il battaglione Tuscania si è perso a
Genova?? Hanno dovuto chiedere a un taxista dove
dovevano andare a sedare i rivoltosil E noi li
abbiamo mandati in Afghanistan. Non li
troveranno più....... E cosa ha detto Dorian Gray:
cosa
faremo in Afghanistan dopo avere fatto la pace?
Faremo k televisione!! Daremo Biscardi che parlerà in
afgano tanto è lo stesso, non si capisce niente, gli
daremo il grande Fratello, loro penseranno che è Bin
Laden e invece è Marina e diranno questa è la grande
civiltà.
EURO
L'Euro: è due anni che c'è l'Euro, l'Europa sita
commerciando da due anni in Euro. l'Euro è una moneta
virtuale, non c'è il popolo europeo però abbiamo già
la moneta che ci accomunerà! Perché valori come la
cultura, il Diritto, sono superflui, non ci servono
più.... Ci serve consumare le stesse cose.... Forse
hanno ragione loro. I commercianti hanno già
arrotondato in euro per farci sentire a nostro
agio......
GINO STRADA
Allora queste bandiere (in studio c'è una bandiera
italiana, una europea e una americana) senza
.significato... allora approvo quello che ha detto
Gino Strada che pensa di avere le idee confuse: ma è
l'unico che ha le idee chiare. Il Governo gli ha
offerto dei soldi, ma lui li ha rifiutati, ha detto
non voglio soldi da chi butta le bombe e io devo
ricucire i civili frantumati...... Piuttosto, prendete
uno
straccio di bandiera bianca e sventolatela (Grillo
prende una bandiera bianca). Allora Gino Strada voglio
manifestarti il mio e l'affetto di tanta gente e
sventolo la bandiera bianca, senza ideologie dietro.
APPELLO A DIO
E, mi sono montato la testa, voglio fare un appello a
Dio: Dio vieni giù ma non mandare più tuo figlio.
Vieni tu di persona, per favore. Queste non sono più
cose da ragazzi. Grazie a tutti e Buon Anno (Grillo
sventola la bandiera bianca)

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SUBCOMANDANTE MARCOS
di Lorenza Pelagatti

Questa intervista è stata da me tratta dal libro di
Ignacio Ramonet "Marcos. La dignità ribelle.
Conversazioni con il subcomandante Marcos". Asterìos
Editore, Trieste.
Nel Chiapas, la ribellione è cominciata u1°gennaio
1994. Che legame vede tra la sollevazione indigena nel
Chiapas, così peculiare, e le proteste contro la
globalizzazione che negli ultimi tempi si sono
moltiplicate in tutto il mondo- Seattle, Praga,
Okinawa, Nizza- e che nel gennaio 2001 hanno tentato
di organizzarsi in maniera costruttiva nel quadro del
Forum sociale mondiale di Porto Allegre?
Di fronte all'offensiva della globalizzazione, vediamo
delinearsi un processo contrapposto di resistenza che
presenta aspetti molteplici. Da un lato vi sono le
resistenze che tutti possono vedere, sorta di lampi
di storia che colpiscono l'immaginazione perché sono
massicciamente riflessi dai media. Per esempio, la
sollevazione zapatista del 1° gennaio 1994, o le
agitazioni sociali in Francia del novembre dicembre
1995, o la protesta contro l'OMC a Seattle o le
manifestazioni ano Davos. Dall'altro lato vi sono
molti altri fenomeni paralleli di resistenza, più
discreti, meno spettacolari, che non attirano per
forza l'attenzione dei media ma che rappresentano una
forma di resistenza più originale, una ricerca di
soluzioni di ricambio, la costruzione di
un'alternativa basata sulla convinzione che la
globalizzazione si può evitare. Tra gli esempi di
questo tipo di resistenza si può in effetti citare
Porto Allegre. E non mi riferisco soltanto al forum
sociale mondiale , ma anche al bilancio partedpativo
(1) , cioè a una iniziativa che prevede un meccanismo
molto singolare e profondamente democratico di
amministrare una comunità. Nella sua essenza, il
bilancio partedpativo è un modo per contrastare la
globalizzazione che non ha sicuramente il medesimi
impatto mediatico dell'insurrezione zapatista o delle
proteste di Seattle, ma che comunque costituisce una
proposta più completa e più ragionata per combattere
la globalizzazione. La vostra marcia su Città del
Méssico del 24 febbraio 2001 era una marcia alla
ricerca del potere"?
Il nostro obiettivo, lo diciamo spesso non è quello di
conquistare il potere. Sappiamo che lo spazio del
potere è ormai vuoto e che la lotta per il potere è
lotta per la menzogna. Quello che occorre, all'epoca
della globalizzazione, è costruire una nuova relazione
tra il potere e i cittadini. Se la pace viene firmata
l'EZLN cesserà di fare la politica che ha fatto fino
ad oggi. Faremo politica in modo diverso, senza
passamontagna, senza armi, ma al servizio delle
medesime idee. Perché abbiamo imparato che siamo una
specie di specchio e che siamo, a nostro modo , il
riflesso di altri movimenti di resistenza di in tutto
il mondo. Per questo ci sentiamo solidali con altre
lotte. Con quelle, per esempio, degli omosessuali e
delle lesbiche, oggetto di tutte le persecuzioni e
discriminazioni possibili. O con quelle degli
emigranti, contro i quali, un po' dovunque, si mettono
in atto delle disposizioni razziste. Si vuole che la
gente rinneghi le proprie peculiarità, il colore della
pelle, l'origine o il paese in cui è nata. Si vuole
far capire
alla gente che essere nati così con quel dato colore o
in quel dato posto è una colpa. E che per questo si
deve essere puniti.
In uno dei suoi scritti, qualche anno fa aveva
annunciato di marciare su Città del Méssico dove lo
zapatismo, così come lo conosciamo oggi, avrebbe
potuto scomparire per trasformarsi in un partito
normale. Esiste ancora quel progettò. Si. Ma per
trasformarci in organizzazione politica . Noi facciamo
differenza tra partito e organizzazione. Perché il
nostro progetto politico, lo ripeto, non è quello di
prendere il potere con le armi , ma nemmeno tramite
elezioni, e neppure per qualsiasi altra strada,
"golpista" o meno che sia. Nel nostro progetto
politico c'è scritto quello che è necessario fare ,
che è poi sovvertire le relazioni del potere, anche
perché il centro il centro del potere non è più negli
stati nazionali. Non serve quindi a niente conquistare
il potere. Un governo può essere di sinistra, di
destra o di centro ma, alla fin fine non potrà
prendere le decisioni fondamentali Si tratta quindi di
costruire dei rapporti politici diversi, di andare
verso una "cittadinizzazione" della politica. Del
resto, quello che da un senso a questa nazione sono i
cittadini e non lo Stato. Faremo una politica senza
passamontagna ma con le stesse idee.
Dopo che sarà firmata la pace e che saranno
riconosciuti i diritti degli indios, Marcos scomparirà
?
Dopo che sarà firmata la pace, quello che cambierà è
che un'organizzazione politico militare come lo è
l'EZLN cesserà di esserlo. Questa organizzazione
cesserà di avere i rapporti gerarchici che esistono in
seno a una struttura politico militare. Essenzialmente
la figura di Marcos si è costruita attorno a questo
movimento . Quando Marcos paria, è un movimento, un
collettivo che parla. Ed è questo che da forza e
attira l'attenzione su quello che dice Marcos. Quando
il movimento si trasformerà e, cessando di essere un
esercito, diventerà, una forza politica, niente sarà
più lo stesso-Probabilmente si scoprirà che la qualità
letteraria dei testi del subcomandante non era poi
così eccelsa come si pensava. Che le sue analisi
critiche non erano così corrette. Nel momento in cui
sparirà , la figura di Marcos risulterà demistificata
assieme a tutto quella che la circonda. Ma questo non
vuole dire che Marcos cesserà di lottare , che Marcos
si dedicherà a coltivare il suo giardino o al
fai-da-te. Ma tutto quello che ha reso possibile
Marcos e l'EZLN risulterà radicalmente modificato.
Anche se, in sostanza, l'arma principale dell' EZLN
non era il fucile ma la parola. Dicono che parliamo
troppo, ed è per questo che vorrebbero farci tacere.

(1) Si veda Bernard Cassen , "Démocratie partedpativ a
Porto Alegre", Le
monde Diplomotique, Parigi, agosto 1998 ; trad. it
"Dmocazia parteàpativa a Porto Alegre", Corta, Roma,
dicembre 1998.

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